lunedì, marzo 31, 2008

Napoli: IL PARTITO DEMOCRATICO INCONTRA E ASCOLTA IL MONDO DELLA SOLIDARIETA’

IL PARTITO DEMOCRATICO INCONTRA E ASCOLTA IL MONDO DELLA SOLIDARIETA’

Napoli sembrava più bella sabato mattina 29 marzo, la lunghe piogge di questi giorni hanno spazzato via nubi nere e freddo, ma soprattutto la città era pulita come non mai, che sia di buon augurio per lasciarci alle spalle il vortice negativo che in questi ultimi mesi ha attraversato il nostro territorio?

Certamente in buona salute mi è sembrato il terzo settore campano ACLI, ARCI, GESCO,CNCA, MOVI CONFCOOPERATIVE, AUSER alcune delle sigle regionali più rappresentative che hanno partecipato al forum di ascolto con il Segretario regionale Tino IANNUZZI e con Teresa Armato.

L’ Incontro è stato promosso dalla componente dell’esecutivo regionale che si occupa dei rapporti con il terzo settore, la famiglia e politiche sociali, la sottoscritta, con Mimma Virtuoso e Anna Torre.

Il Bilancio dell’incontro è stato sostanzialmente positivo, Il PD regionale ha inteso organizzare un incontro soprattutto di ascolto del mondo della solidarietà in tutte le sue componenti, volontariato , associazionismo, e cooperazione sociale, per raccogliere criticità è proposte al fine di costruire insieme il Welfare Regionale, ma anche per contribuire alle priorità da indicare sul livello nazionale.

“Non intende firmare alcuna cambiale in bianco il terzo settore campano, rispetto alle prossime elezioni politiche.”

Se il Partito Democratico dimostrerà di inserire al 1 posto della sua agenda politica, le istanze, le progettualità e le proposte che provengono dal variegato mondo della solidarietà, allora avrà centrato il suo obiettivo di rappresentanza e rappresentatività, perché se è vero come è vero che lo “spessore di una amministrazione pubblica si misura dalla propria capacità di farsi carico dei più deboli” allora ancor di più è vero per il partito democratico in relazione alla classe dirigente che sceglierà per raggiungere tali obiettivi.

Non intende abdicare alla propria funzione il terzo settore campano, anche se la mina dell’autoreferenzialità spesso ne ha spento il suo slancio rappresentativo ed è pronto a fare autocritica, ma anche il sistema pubblico deve essere pronto a fare altrettanto, un’amministrazione che non si mette in discussione, non è in grado di imparare dai propri errori, ma soprattutto con ha capacità di ascolto e quindi perde la sua rappresentatività , questa è una considerazione su cui ogni compagine politica deve riflettere.

Il volontariato è uno strumento che genera rappresentanza e partecipazione, bisogna pensare in grande ed agire in piccolo, ma soprattutto crea comunità , e se in una famigli a comandare spesso sono i più piccoli, perché sono anche i più deboli, perché non potrebbe essere così anche nella politica?

Si è posta l’attenzione sui ritardi nelle nomine dei rappresentanti del volontariato da parte del Consiglio regionale nel comitato di gestione per i centri di servizio, la mancata stabilizzazione del 5 per mille, la modifica della legge 266 sul volontariato, enormi ritardi nelle spettanze e nei pagamenti per gli operatori del sociale che proprio per le caratteristiche della loro azione dovrebbero avere una corsia preferenziale, è possibile non dare da mangiare ai minori accolti nelle case famiglia? O ai tossicodipendenti nelle comunità di recupero?.

Si parla quindi di livelli essenziali di assistenza e non minimi.

Sono stati approfonditi i temi più vicini al mondo della cooperazione sociale come il taglio progressivo sui fondi delle politiche sociali , lo scarso finanziamento alla legge sulle dignità sociale, la mancanza di una legge sulla cooperazione, la rivisitazione dei criteri dei contratti di appalto che, per le persone e i servizi oggi vengono ancora assimilati ai lavori pubblici oltre all’atavico ritardo nei pagamenti, che mette in ginocchio i servizi alla persona.

Ed ancora la necessità di una verifica e maggiore controllo sull’operato dei comuni circa l’applicazione della legge 328 che in alcuni casi è stata utilizzata in sostituzione dei fondi e non in in integrazione con i fondi comunali per le politiche sociali, determinando una riduzione degli investimenti, ma soprattutto una scarsa qualità nell’offerta dei servizi alle persone.

La necessità quindi di uno spazio permanente di confronto e non di semplice consultazione a cose già decise come spesso avviene, il potenziamento del servizio civile ma soprattutto misure di sostegno alla famiglia in maniera trasversale ad ogni campo, casa, lavoro, servizi sociali e sanitari etc..

Davvero una lunga lista di proposte concrete, ma soprattutto verificabili nella loro attuazione, perché questo è stato l’impegno con il quale ci siamo lasciati, per incontrarci nuovamente dopo la campagna elettorale:

* portare a regime i servizi sociali e sociosanitari anche con l’aiuto dei fondi europei
* misurare gli obiettivi e valutare gli interventi in particolare nella loro efficacia
* lavorare sulla crisi della rappresentanza e soprattutto recuperare il rapporto di fiducia tra politica e cittadini.

Ci vorrebbe una vera e propria “autority per la solidarietà” per garantire l’applicazione dei livelli essenziali di assistenza nel rispetto dei ruoli delle istituzioni all’uopo deputate ed in piena armonia ed integrazione con le stesse, ma soprattutto con la presenza del mondo associativo e degli utenti, perché come dice mons Giovanni Nervo “dai poveri si impara” e tutti noi abbiamo tanto da imparare.

Rosanna Romano
Referente esecutivo regionale per i rapporti
con il terzo settore e volontariato

alle elezioni con chi vai? Controlla con il Politometro



Il tuo posto sulla mappa

Il Politometro è un gioco per scoprire il proprio orientamento rispetto ad alcuni temi chiave della campagna elettorale per le Politiche 2008. Esprimendo il grado di consenso rispetto a 15 affermazioni si ottiene la propria collocazione rispetto a due assi: conservatori-progressisti, confessionali-laici. Il test è liberamente ispirato a esperienze analoghe, quali Political compass e The compass, realizzata dal Washington Post per Facebook.
Terminato il percorso, è possibile inserire il risultato con il proprio orientamento in una pagina web o nel proprio blog.
L'orientamento dei principali candidati premier è stato ottenuto mappando con il maggior rigore possibile le affermazioni rispetto ai rispettivi programmi elettorali. In diversi casi, dove nel programma non era prevista una risposta esplicita sull'argomento, si è proceduto sulla base di approssimazioni. Siamo tuttavia più che aperti a rettifiche da parte degli interessati, qualora non si riconoscessero nella posizione loro assegnata. I commenti sono benvenuti e premoderati. Buon divertimento!

Le Olimpiadi della libertà. Senza diritti umani non ci può essere una “Cina Nuova”

Le Olimpiadi della libertà
Senza diritti umani non ci può essere una “Cina Nuova”


Le poche immagini che arrivano da Lhasa, la capitale del Tibet in fiamme, raccontano almeno due storie diverse.

La prima naturalmente è quella di una provincia contesa, il Tibet che per i cinesi è parte integrante della Repubblica popolare cinese e che per gli attivisti tibetani, e i loro amici nel mondo, è territorio occupato militarmente.

La seconda storia è nella mancanza stessa di immagini, nella precarietà di quello che si è visto, nelle fonti (o la televisione cinese che mostra solo quello che vuole il governo di Pechino, o nei siti internet dove qualcuno ha caricato immagini incerte girate con mezzi di fortuna).

La seconda storia, cioè, parla della mancanza di libertà di stampa, del controllo ferreo sull’informazione in Cina. E questo naturalmente è uno degli aspetti più gravi di un problema più generale, la mancanza di diritti umani in questo Paese.

Nel campionario delle violazioni dei diritti in Cina non manca niente. C’è la mancanza assoluta di liberta di stampa, il cui controllo con l’avvicinarsi delle Olimpiadi diventa sempre più stretto; la polizia continua a usare tortura e abusi per estorcere confessioni; il sistema giudiziario è troppo legato ai poteri di tutti i tipi e raramente può essere considerato indipendente; i diritti dei lavoratori vengono regolarmente calpestati e si arriva, come racconta la cronaca, a forme estreme di schiavitù nei posti di lavoro.

Le organizzazioni per i diritti umani chiedono di boicottare per questo le Olimpiadi, ma il loro sforzo ha subito un duro colpo nelle scorse settimane quando il governo americano ha tolto la Cina dalla lista dei Paesi più repressivi, pur continuando ad accusare Pechino di privare i suoi cittadini dei diritti elementari.

Per ragioni politiche, accusano le organizzazioni internazionali, Washington ha ceduto ai cinesi

E per scoprire quanto sia vera questa accusa andiamo in un complesso residenziale alla periferia di Pechino chiamato senza ironia “città della liberta”. Qui vive, o meglio viveva, Hu Jia, uno dei più famosi attivisti cinesi per i diritti umani. Non facciamo a tempo ad avvicinarsi che siamo circondati da poliziotti cinesi che ci chiedono i documenti, vogliono sapere dove andiamo e perchè. Loro sanno bene che vogliamo incontrare la moglie di Hu Jia che qui è confinata agli arresti domiciliari con il suo bambino di pochi mesi (il più giovane prigioniero politico del mondo!). Non riusciamo a superare la barriera, in questi giorni nessuno può avvicinarsi a questa casa perchè Hu Jia è sotto processo, per tradimento. La sua colpa, aver parlato con i giornalisti stranieri e aver pubblicato su un sito straniero i suoi articoli. L’accusa di tradimento per i dissidenti è molto usata dai tribunali che hanno anche l’abitudine di condannarli per reati come il blocco stradale, la violazione del codice della strada o altri reati simili, quando non riescono a costruire vere accuse.

Per i cinesi le olimpiadi devono essere la grande vetrina della nuova Cina. Per qualcuno rischiano, però, di essere un’altra occasione perduta: senza diritti umani non ci può essere una Cina Nuova ma solo una vecchia Cina rivestita a nuovo.


Paolo Longo

domenica, marzo 30, 2008

Scontro sulla ricostruzione ma quanta ipocrisia ....

LA CRONACA Nella stessa giornata della morte di Sandri, altra tragedia: in un autogrill vicino Asti un pullman di tifosi bianconeri investe e uccide un tifoso emiliano, Matteo Bagnaresi. Due versioni sull'accaduto. Il questore: «Niente scontri, fatalità». Alcuni testimoni: «Tifosi Juve aggrediti». Solidarietà da Abete. Juve-Parma rinviata: recupero il 16 aprile?
ROMA, 30 marzo - Un giovane tifoso del Parma è stato travolto e ucciso nell'area di servizio «Crocetta», vicino Torino, da un pullman di tifosi della Juventus. L'incidente è avvenuto attorno alle 12.45. La vittima si chiamava Matteo Bagnaresi, viveva a Parma e avrebbe compiuto 28 anni a settembre. Era figlio unico e faceva parte dei «Boys», storico gruppo della tifoseria gialloblù. È morto sul colpo ed il suo corpo è ancora sul luogo dell'incidente, coperto da un telo. Nell'area di servizio sono arrivati i genitori del tifoso morto, mentre l'autista è sotto interrogatorio: l'uomo ha raccontato agli agenti della Polizia stradale di non essersi accorto di avere investito una persona. Sul posto è arrivato il questore di Asti, Antonio Nanni, poichè l'area di servizio si trova in territorio astigiano, al confine con l'alessandrino.

RINVIATA JUVE-PARMA, PROBABILE RECUPERO IL 16 APRILE - Ufficializzata la decisione delle due società, con il benestare delle autorità competenti, di rinviare il match in segno di lutto.La data che tutti danno per probabile è quella di mercoledì 16 aprile, ma ovviamente sarà la Lega a doversi pronunciare ufficialmente. La morte del tifoso del Parma è avvenuta nella stessa giornata di campionato in cui, nel girone di andata, fu ucciso nell'area di servizio Badia al Pino il tifoso della Lazio Gabriele Sandri.

UNA PRIMA RICOSTRUZIONE - Secondo quanto si è appreso a Parma, all'area di servizio Crocetta Nord (sull'A21 che unisce Piacenza a Torino) ci sarebbe stato il contatto quando il mezzo è arrivato nella zona dove sostavano altri 4 pullman di tifosi gialloblu. L'autista del mezzo - partito da Crema da uno Juventus Club - forse impaurito dalla situazione, avrebbe fatto manovra accelerando e travolgendo con gli pneumatici il ventottenne parmigiano. La vittima sarebbe stata investita vicino alle colonnine di rifornimento di carburanti. A dare l'allarme è stato il personale della stazione di servizio. Sempre secondo informazioni apprese nella città emiliana, l' autista dopo l'incidente avrebbe percorso un tratto di autostrada, chiamando poi la polizia dopo un paio di chilometri. Subito dopo aver appreso la notizia dell'investimento, il sindaco di Parma Pietro Vignali aveva rivolto un appello per chiedere l'annullamento della partita con la Juventus, esprimendo «Cordoglio e vicinanza alla famiglia del giovane e a tutta la tifoseria crociata, in attesa di conoscere l' esatta dinamica dell'incidente».

LA TESTIMONIANZA DI UN AMICO DI MATTEO - Secondo l'ANSA un tifoso del Parma ha confermato telefonicamente la versione riferita dall'autista del pullman dei tifosi juventini alla Polizia stradale: «Matteo era vicino alle ruote del bus e il mezzo lo ha travolto, poi è ripartito. L'autista non lo ha visto e non si è accorto di quello che era successo. Qualcuno di noi si è invece accorto subito dell'investimento e ha urlato all'autista di fermarsi, ma lui, forse impaurito e pensando che fossero minacce, ha proseguito».

MINUTO DI SILENZIO OGGI IN A - Sui campi di calcio di Serie A oggi è stato osservato prima delle partite un minuto di raccoglimento in memoria del tifoso morto. La decisione è stata presa dalla federcalcio d'intesa con la Lega professionisti. A Livorno applausi da parte dei tifosi di ogni settore dello stadio hanno accompagnato il minuto di silenzio deciso dalla Lega, ad Empoli I tifosi, gemellati con quelli del Parma, hanno reso omaggio alla vittima, togliendo tutti gli striscioni dallo stadio. I sostenitori azzurri hanno esposto solo un grande lenzuolo bianco con la scritta «Ciao Matteo». Gli ultras della squadra toscana hanno deciso di non tifare. Durante il minuto di raccoglimento nello stadio c'è stato il silenzio assoluto, solo al termine il pubblico ha applaudito.

COBOLLI GIGLI: «GIUSTO FERMARCI» - «Credo che sia il caso di aspettare la ricostruzione degli eventi. Mi auguro che il lutto sia causa di una fatalità e non di incontri aggressivi tra le tifoserie. La faccenda è di una gravità enorme». Il presidente della Juventus, Giovanni Cobolli Gigli, spiega in conferenza stampa con il presidente del Parma, Tommaso Ghirardi, la decisione di rinviare Juventus-Parma dopo la morte del tifoso gialloblù in un incidente sull'autostrada A21. «Penso che ogni giorno succedano decine di incidenti in Italia, ma quando vedono coinvolti dei tifosi mi sembra naturale di prendere la decisione di non giocare. Noi siamo stati informati alle 13. Non tutti hanno la stessa idea. Noi come responsabili delle società siamo convinti di aver preso la decisione giusta. Condivisa dalla Lega e dalla Figc. Non abbiamo ancora deciso la data per il recupero».

GHIRARDI: «POCO PIÙ GIOVANE DI ME, UNA TRAGICA FATALITÀ» - Il tifoso del Parma investito e ucciso in una stazione di servizio dell'autostrada A21 si chiamava Matteo Pagnaresi, 28 anni, appertenente al gruppo dei «Boys». Lo ha reso noto il presidente del Parma, Tommaso Ghirardi: «È una disgrazia e non aggiungo altro. Ed era giusto nel rispetto del lutto per la famiglia di questo ragazzo che non si giocasse. Ringraziamo la Juventus, per aver rispettato il nostro dolore. Alle 13 abbiamo appreso la notizia. Pare sia stata una tragica fatalità».

OLIMPICO DI TORINO VUOTO - Lo stadio di Torino si è svuotato, in silenzio, appena il pubblico ha avuto, dallo speaker, la notizia del rinvio. Al di fuori dello stadio il deflusso dei tifosi è stato regolare, i pullman di sostenitori del Parma non sono arrivati a Torino. Secondo quanto si è appreso ne erano in viaggio due verso Torino, entrambi fermi alla stazione di servizio Crocetta nord quando è avvenuto l'investimento, alle 12:45.

IL QUESTORE: «SOLO FATALITA', IL TIFO NON C'ENTRA» - «Il tifo stavolta non c'entra». Secondo il questore di Asti, Antonio Nanni, la morte di Matteo Bagnaresi, il tifoso del Parma travolto e ucciso da un pullman di tifosi juventini nell'area di sosta di Crocetta Nord sulla A21, è «una tragica fatalità». «Stavano andando via - dice Nanni intervistato da Mediaset - l'autista dice che non l'ha visto. Non ci sono stati scontri. Non ci sono bottiglie e oggetti a terra. Non ci sono testimoni esterni. Il benzinaio era rivolto di spalle. È stata una terribile disgrazia». La versione ufficiale però non collima con la testimonianza di un tifoso della Juve a bordo del pullman, che, ai microfoni di Controcampo, parla invece di fuga dall'aggressione dei tifosi del Parma armati di cinghie: «Il ragazzo si è piazzato davanti al pullman, e l'autista non poteva far niente per evitarlo».

SOLIDARIETA' DA ABETE - «Il presidente della Figc, Giancarlo Abete - ha comunicato la Federcalcio - esprime dolore per il tragico incidente avvenuto poco prima della partita Juventus-Parma e rivolge un pensiero di vicinanza e di solidarietà alla famiglia di Matteo Bagnaresi, alla società Parma e al suo presidente Ghirardi».

Famiglia Cristiana: «Il capo del Pdl vuole ammaliarci ma è di cattivo gusto»

L’intervista \ Il direttore di «Famiglia cristiana»
Don Sciortino: non si usa il cardinale Ruini
«Il capo del Pdl vuole ammaliarci ma è di cattivo gusto»

ROMA — «E’ una strumentalizzazione. Un espediente per ammaliare i cattolici e portarli dalla propria parte ». E’ duro don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, nei confronti delle parole di Silvio Berlusconi sul cardinal Ruini (sa «che i voti dati a partiti diversi dal pdl sono persi»).

Perché?
«E’ stata un’uscita fuori luogo e fuori posto»

Non crede che Berlusconi abbia davvero riferito le parole di Ruini?
«Per quel che ne so io il cardinal Ruini non ha mai detto cose del genere. Quindi quando Berlusconi riporta il suo pensiero ne fa un uso indebito ai fini della campagna politica».

Un equivoco in buona fede?
«La buona fede in politica è tutta da dimostrare. Non si dice nulla se non c’è un interesse a riguardo. Questo però in generale».

E in questo caso specifico?
«Credo sia stato fatto un uso improprio della figura del cardinale. Nessuno ha autorizzato Berlusconi a farsene portavoce».

Nel bene o nel male Ruini è molto presente nelle dichiarazioni dei politici in questa campagna elettorale.
«In alcuni casi ci si lamenta che la Chiesa fa ingerenze. Quando fa comodo però la si tira in ballo».

E stavolta?
«E’ stata proprio tirata per i capelli».

Sorpreso?
«No. In campagna elettorale tutti usano tutti i mezzi a propria disposizione per avere consenso. Quanto questo serva al bene comune è tutto da dimostrare».

Ma la Chiesa appoggia o no Casini?
«Come ha detto monsignor Betori, segretario generale della Cei: la Chiesa non si schiera».

Però che Ruini sia lo sponsor di Casini è stato scritto.
«E’ una forzatura».

Ma è meglio Berlusconi o Veltroni?
«Questo lo decideranno gli elettori liberamente sulla base dei programmi presentati. Ben sapendo che a promettere sono tutti bravi, ma raramente le promesse vengono mantenute».

Questa è antipolitica?
«No. Ai miei lettori io ho dato il consiglio di esercitare comunque, al di là delle delusioni, il diritto di voto. Ma pensiamo alle promesse di tutela della famiglia: le hanno fatte tutti e abbiamo tasse scandinave e servizi da sud del mondo ».

Ma, sotto sotto, la Chiesa per chi tifa?
«Monsignor Betori l’ha detto: un po’ in tutti i partiti ci sono esponenti cattolici. Quello che sta a cuore alla Chiesa è che i politici cattolici dovranno tenere conto dopo le elezioni, della difesa della vita, della famiglia e della dottrina sociale».

Pensa che davvero ne terranno conto?
«La coerenza è un lusso per una politica ottusa e avida che continua ad aumentare i propri privilegi senza rendersi conto che le famiglie sono diventate davvero molto più povere e se non si farà qualcosa ci sarà una reazione molto forte».

Lei ha già deciso per chi voterà?
«Un’idea ce l’ho. C’è sempre il principio del minor male possibile».

Casini?
«Il voto è segreto. Doppiamente per me che oltre agli elettori devo pensare ai miei lettori».
Virginia Piccolillo

IL CANDIDATO: LUIGI BOBBA (PD), NOI CLERICALI? MA SE GUARDIAMO AD OBAMA..."

IL CANDIDATO: LUIGI BOBBA (PD), NOI CLERICALI? MA SE GUARDIAMO AD OBAMA..."


(ASCA) - Roma, 29 mar - Piemontese, originario di Cigliano in provincia di Vercelli, 53 anni, sposato e padre di due figlie, Luigi Bobba candidato capolista per il Partito Democratico nel collegio Piemonte 2, una carriera tutta interna alle Acli, sino a diventarne presidente nazionale, ha guadagnato notorieta’ come attivo esponente del Terzo settore. Tra i promotori di Retinopera, coordinamento del laicato cattolico impegnato nella vita sociale e politica, e’ stato vicepresidente della Banca Popolare Etica.
Entrato in politica nel 2006, e’ stato eletto al Senato nella Margherita in Puglia, dando vita al gruppo di parlamentari divenuti noti come ’teodem’. Attualmente e’ segretario del Pd di Vercelli.
Le politiche di sostegno alla famiglia vorrebbero essere il cuore delle proposte del gruppo ’Teodem’.
In concreto, quali misure proponete?
BOBBA - ’L’attenzione alla famiglia e alle politiche di sostegno alla natalita’, all’occupazione delle donne e alla cura degli anziani, non e’ un tema squisitamente cattolico.
E’ una questione di straordinario interesse generale; e’ un’emergenza non riconosciuta con la quale il nostro Paese non puo’ non misurarsi. Purtroppo la mancanza di una vera strategia di politiche familiari, risale indietro nel tempo.
Semmai con il Governo Prodi si sono colmate alcune lacune, grazie anche all’istituzione di un Ministero della Famiglia.
Resta pero’ un gap molto consistente con i grandi paesi europei, in particolare con la Francia dove si spende per la famiglia un valore corrispondente a tre punti di PIL (circa 40/45 miliardi di euro), mentre l’Italia e’ inchiodata ad un punto di PIL (14 miliardi circa).
Dunque serve una svolta, un cambio di marcia. Un Paese con uno squilibrio demografico troppo marcato avra’ difficolta’ sia ad affrontare i costi crescenti della spesa assistenziale, sanitaria e previdenziale; sia a restare competitivo sul mercato globale, dato che le schiere dei lavoratori giovani tenderanno ad assottigliarsi negli anni a venire.
E’ dunque sbagliato recintare questo tema come se fosse caro solo ai cattolici. Se i credenti che fanno politica hanno sollevato la questione, non e’ per un interesse confessionale, bensi’ perche’ hanno a cuore il futuro del Paese e delle famiglie italiane.
Attraverso le politiche familiari sono in gioco due grandi valori: la liberta’ e l’eguaglianza. La liberta’ di poter mettere al mondo, allevare ed educare i figli che si desiderano; l’eguaglianza tra le famiglie che hanno figli e quelle che scelgono di non volerne. La liberta’ di fare figli e’ seriamente messa in discussione dall’assenza di sostegni (assegni, fisco, servizi) adeguati.
Assenza che si scarica in particolare sulle donne costrette spesso a scegliere tra lavoro e vita familiare.
Equita’ perche’ la nostra Carta Costituzionale all’art. 31 tutela proprio quella proiezione di futuro che sono i figli.
Dunque l’attenzione del legislatore per la famiglia e’ motivata dal garantire un futuro a tutta la comunita’. E solo politiche amichevoli per la natalita’ la possono assicurare.
Dunque occorre ristabilire la soglia naturale di riproduzione della popolazione, passando da 1,29 figli per donna ai due figli che le donne italiane effettivamente desiderano. Come fare? Nel programma del PD si individuano quattro strumenti principali: una misura unica di 2500 Euro per ogni figlio che sommi detrazioni fiscali e assegni familiari; incremento della durata dei congedi parentali da 6 a 12 mesi con una copertura completa dal mancato salario, anziche’ l’attuale 30%; un incremento piu’ che significativo del numero degli asili nido, passando dall’attuale 6% di copertura della domanda effettiva al 25%; e infine un complesso di misure che favoriscano effettivamente (part-time, defiscalizzazione dei contributi) l’occupazione delle donne che oggi e’ di quasi 10 punti inferiore alla media europea.
Insomma per un Paese piu’ competitivo ma anche piu’ equo e piu’ aperto al futuro non si puo’ che ripartire dalla famiglia’.
Perche’ vi siete chiamati Teodem? Non c’e’ il rischio di clericalizzare la politica? I critici vi accusano di essere la lunga mano del cardinal Ruini. Cosa risponde?
BOBBA - ’Questa critica si presenta come un insulto, quasi fossimo delle persone incapaci di decidere con la propria ragione in modo laico senza per questo dimenticare i valori in cui si crede. Questa favoletta di essere i portaordini del Card. Ruini e’ veramente stantia e ridicola.
Come legislatore seguo innanzitutto la Carta Costituzionale (la nostra Bibbia civile la defini’ il Presidente Ciampi) e poi cerco di tradurre in leggi cio’ che mi appare come il bene comune per il nostro Paese.
Non si capisce perche’ un credente dovrebbe mettere fuori dalla porta del Parlamento e della politica i valori in cui si riconosce. Quasi che questi valori che sono la sorgente di un agire per il bene comune non avessero piena cittadinanza nel dialogo pubblico, nella politica.
Mi appello a Barack Obama che ha giustamente osservato che e’ un assurdo pratico pensare che i valori che guidano la vita personale non debbano avere un riflesso anche nell’azione politica. Chi li vuole confinare nella sfera privata, confonde la laicita’ con il laicismo, l’autonomia delle scelte politiche con l’assenza di riferimenti di valore. Quasi che la democrazia e le istituzioni potessero essere indifferenti a cio’ che si esprime nella societa’ civile. La politica riguadagnera’ forza, credibilita’ tanto piu’ sara’ capace di interpretare questi valori. La Chiesa, i credenti, le molte presenze, opere e istituzioni che sono nati dalla fede cristiana non sono un ostacolo, un ingombro, ma una risorsa per una comunita’ piu’ responsabile, libera e giusta. Altro che clericalizzazione della politica! I veri clericali sono coloro che non accettano di tradurre questi valori in linguaggio universale, cioe’ accettabile anche da chi non crede; o quanti pensano che le istituzioni debbano essere indifferenti, estranee a questo universo valoriale.
Infine perche’ teodem? La sigla nata, quasi per scherzo, ha avuto fortuna fino a entrare nel nuovo dizionario Zanichelli.
Dunque forse, al di la della caricatura, segnala un problema.
Quale? La rappresentanza dei valori (teo) non puo’ essere lasciata in esclusiva al centro destra. Deve essere una prerogativa e una preoccupazione anche di chi appartiene allo schieramento riformatore, al Partito Democratico. Questa la funzione che abbiamo cercato, pur tra tante ostilita’, di assolvere in questi due anni di legislatura. Forse oggi la criticita’ di questa scelta e’ piu’ chiara e anche lo stesso segretario del PD Veltroni l’ha esplicitata in piu’ occasioni.
La nascita del PD puo’ essere una straordinaria occasione per intessere dialoghi, approfondimenti in vista di nuove sintesi. Nel rispetto della pluralita’ delle culture presenti nel PD, ma anche con l’intento di creare positive contaminazioni. Non chiedendo a nessuno abiure, ma neppure favorendo arroccamenti e chiusure. Forse la legislatura che si apre, ormai lontana dal confronto muscolare di due schieramenti omnicomprensivi, puo’ essere un’occasione straordinaria per evitare che il bipolarismo politico diventi bipolarismo etico e che i temi della biopolitica siano affrontati con la prudenza, l’attenzione che questioni cosi’ delicate meritano.

sabato, marzo 29, 2008

Benevento, il progetto ‘Zona Cesarini’ dell’US Acli finisce a ‘Sabato Sprint’. Detenuti nel pallone.

Oggi alle 23.05 la trasmissione di Rai2 si occuperà dell’iniziativa rivolta all’integrazione dei detenuti nella Casa circondariale del capoluogo
Sabato 29 marzo ore 23:05 su Raidue all’interno del programma sportivo ‘Sabato Sprint’, condotto dal giornalista Enrico Varriale (nella foto), verrà teletrasmesso un servizio sul progetto US ACLI ‘Zona Cesarini’, mirato allo svolgimento di attività ludico-sociali rivolte all’integrazione dei detenuti nella Casa circondariale di Benevento. Al termine della trasmissione interverranno gli stessi detenuti frequentanti il corso e il presidente regionale US ACLI Campania Antonio Meola.

venerdì, marzo 28, 2008

Colf e badanti. Dal primo marzo è in vigore il nuovo contratto collettivo

Ecco le novità principali. Ma 500mila persone lavorano in nero.

ROMA - Nuovi livelli di inquadramento, aumenti in busta paga e variazioni dell'orario settimanale sono solo alcune delle novità previste dal contratto collettivo del lavoro domestico,in vigore da domani, primo marzo.

Colf, baby sitter, cuochi, assistenti (badanti) e tutte le altre figure professionali impegnate ogni giorno nelle case degli italiani verranno ora inserite, a seconda delle mansioni che svolgono, in una scala a 8 gradini (tra livelli "normali" e "super"). Si parte dai collaboratori domestici alle prime armi (livello A) per arrivare a chi assiste persone non autosufficienti e può vantare un'adeguata formazione professionale (livello Ds), con un crescendo che ha naturalmente effetto anche in busta paga.

I minimi retributivi sono stati ritoccati e i lavoratori già assunti con stipendi inferiori avranno diritto a un aumento, che arriverà in busta paga in due tranche: per metà a partire da marzo, per il resto da gennaio prossimo. Qui trovate le tabelle con i nuovi minimi, qui quelle con i contributi Inps 2007.

Normalmente per i conviventi sono previste 54 ore di lavoro a settimana, ma per alcune categorie (come colf esperte, chi assiste persone autosufficienti o i lavoratori studenti) è stato introdotto un part-time da 30 ore. Scendono invece a 40 le ore settimanali dei non conviventi. Il contratto collettivo disciplina anche il job sharing, una delle novità introdotte dalla riforma Biagi, grazie alla quale due persone potranno inoltre dividersi lo stesso posto, naturalmente accordandosi su giorni e orari.

"Il nuovo contratto sollecita la formazione professionale, che è importantissima per le famiglie e per le lavoratrici, e definisce paghe che corrispondono a quelle reali. Inoltre prevede finalmente l'istituzione di una cassa per corrispondere l'indennità malattia, che oggi è invece a carico dei datori di lavoro" spiega a Stranieriinitalia.it Pina Brustolin, responsabile nazionale delle Acli Colf. Ma quanti potranno davvero godere di queste tutele? "In Italia ci sono oltre un milione di lavoratori domestici, la metà dei quali non sono iscritti all'Inps. Bisogna impegnarsi per la regolarizzazione, dare informazioni e fare in modo che questo diventi un lavoro come tanti altri".

A scuola di jazz

Sarà Vietri sul Mare (Salerno), la città della ceramica della divina Costiera Amalfitana, ad ospitare dal 30 luglio al 2 agosto 2008 la prima edizione di “Villa Guariglia Jazz Clinics”, i seminari di musica jazz nati sotto l’egida del festival organizzato da Antonia Willburger. I corsi saranno realizzati da docenti-musicisti italiani e stranieri di rilevanza internazionale e riguarderanno le classi di pianoforte, chitarra, basso, batteria, voce, tecnica dell’improvvisazione e musica d’insieme. Teoria ma anche pratica: gli allievi a fine corso saranno selezionati dai propri docenti per accedere poi al grande concerto in programma il 3 agosto nell’ambito del festival “Concerti d’estate a Villa Guariglia” che quest’anno taglia l’importante traguardo dell’undicesima edizione. A salire in cattedra saranno docenti che hanno all’attivo anche una importante carriere artistica come Dedè Ceccarelli (batteria), Alfonso Deidda (saxes), Dario Deidda (basso e contrabbasso); Stefano Giuliano (musica d’insieme – Teoria e tecnica dell’improvvisazione); Julian Mazzariello (piano) e Cinzia Spata (voce).

“Questo progetto si pone come un’evoluzione del festival che dalla decima edizione in poi punta ad aprirsi sempre di più – spiega Antonia Willburger – In questi anni Villa Guariglia è riuscita ad imporsi come uno dei palcoscenici estivi riservati alla musica jazz e classica dove si fondono le diverse arti tra loro (dalla letteratura, al teatro, alla ceramica). Ma senza dimenticare la finalità con la quale il progetto è nato, dare ai giovani una possibilità di crescita e confronto. Ecco perché Villa Guariglia Jazz Clinics”.

La partecipazione è aperta agli studenti di musica di qualsiasi nazionalità. Gli interessati dovranno compilare il modulo di iscrizione indicando nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, e-mail e lo strumento scelto ed inviarlo entro e non oltre il 30 giugno 2008 (farà fede il timbro postale) nelle seguenti modalità: via fax al numero telefonico (+39) 089 211 285; per e-mail a: cta@xcom.it o per posta al seguente a CTA di Vietri sul Mare CENTRO TURISTICO ACLI VIETRI SUL MARE Piazza Matteotti - 84019 Vietri Sul Mare ( SA ), Italia - Oggetto: VILLA GUARIGLIA JAZZ CLINICS.

L'iscrizione ai corsi può anche essere effettuata usando la scheda informativa presente sul sito http://www.eventsandmusic.it dove è possibile avere ulteriori informazioni.

A tutti i partecipanti sarà rilasciato un attestato di frequenza.

Il PD incontra e ascolta il mondo del Volontariato e del Terzo Settore Campano

POLITICA E SOLIDARIETÀ
Il PD incontra e ascolta il mondo del Volontariato e del Terzo Settore Campano
“Per costruire insieme le Politiche del Welfare “
Ore 10.30-1300
INTRODUZIONE
Rosanna Romano - Resp. Volontariato III sett.
Esecutivo regionale PD
INTERVENTI
• Sergio D’Angelo - Forum Regionale Terzo Settore
• Mariano Anniciello- ARCI Napoli
• Nando Flagiello – Confcooperative Provinciale
• Mario Melluso- AUSER regionale
• Paolo Romano - MOVI regionale
• Pasquale Orlando-ACLI Provinciale
Modera Anna Torre – Resp. Politiche sociali Esecutivo regionale PD

DIBATTITO “Criticità e proposte dal mondo della solidarietà”
Sono invitati gruppi, associazioni e coordinamenti.
Intervengono e Concludono
Mariagrazia Guida - Resp. Politiche sociali
Esecutivo nazionale PD
Tino Iannuzzi Segretario regionale PD Campania
29 marzo 2008
Via Nazario Sauro- Comitato Elettorale PD

Follini: «Aiuti alle famiglie e riduzione del peso fiscale»

Sostegno alla famiglia attraverso una politica fiscale che faccia leva soprattutto sulla riduzione e la detrazione. È la ricetta presentata ieri da Marco Follini e Andrea Sarubbi in un incontro del Pd con le associazioni presieduto dal presidente delle Acli Pasquale Orlando. Follini, capolista al Senato, ribadisce la centralità della famiglia e lo fa da chi, nel Pd, vuol tenere viva la presenza cattolico-democratica che, dice, «secondo me e Sarubbi ha un’ampia cittadinanza». «Naturalmente - avverte Follini - avendo cura di non ideologizzare l’argomento. Non mi convince l’uso strumentale che il Pdl fa di un tema così delicato». Follini mette in guardia dal rischio di trascinare un argomento come la famiglia nel tritacarne della polemica elettorale. «Il tema non è il bipolarismo etico. Bisogna evitare - sostiene - di contrapporre, come il Pdl tenta di fare, il polo delle virtù al polo delle licenze. Per un partito come il nostro che ha a cuore i corpi intermedi della società la famiglia è uno dei luoghi cruciali. Le famiglie sono state il grande ammortizzatore sociale degli anni della crisi economica, oggi la domanda da porsi è come lo Stato può andare incontro a queste comunità». Quanto al merito delle cose da fare a favore della famiglia, Follini insiste sulla leva fiscale. «Non basta - dice - una riduzione generalizzata dell’Irpef se non è accompagnata da azioni mirate a sostegno della maternità, della natalità. In quest’ambito rientra il tema dell’occupazione femminile: le donne devono essere messe in condizioni di non dover scegliere tra il lavoro e la maternità. Molte cose, su questi temi, il governo Prodi ha già fatto, ora bisogna incrementare l’azione». Su questo fronte è impegnato in prima linea anche Sarubbi. «Ogni famiglia deve essere messa in condizione di poter avere i figli che desidera, aiutando in particolare le donne a non dover scegliere una volta per tutte tra famiglia e lavoro», dice il giornalista, candidato alla Camera in Campania 1. Sarubbi, pur non essendo napoletano (è romano), si è calato nella realtà cittadina, sta girando le periferia, sta incontrando i giovani, sta conoscendo la dura realtà. «Ho conosciuto - racconta sarubbi - due giovani che vogliono sposarsi. Sono fidanzati da nove anni. Lui guadagna 400 euro, lei 1.100 ma deve darne 500 indietro all’azienda. A Fuorigrotta il fitto di una casa costa 750 euro al mese. Con cinque euro al giorno come farebbero a vivere? È difficile dire a due giovani di sposarsi se poi non li si aiuta». Sarubbi pone anche il tema delle deducibilità delle spese per i figli. «Non è possibile - dice - che se compro un computer posso detrarre le spese e se compro i pannolini nonn posso detrarre nulla». p.mai.

Mozzarella: Acliterra, allarmismo esagerato danni gravi

Rassicuranti i dati del Ministero. Zannini: «Il sistema di controllo ha funzionato»

Roma, 27 marzo 2008 - «L'allarmismo esagerato per il pericolo di diossina nelle mozzarelle campane, che si è sviluppato anche per eccesso di iniziative mediatiche, ha prodotto e continua a produrre danni gravissimi e incalcolabili alla produzione casearia della Campania e, indirettamente, all'economia complessiva della Regione». Lo afferma il presidente nazionale di Acliterra Michele Zannini, che dopo l'intervento del Ministero delle Politiche agricole invita a valorizzare «l'efficacia del sistema di controllo italiano che ha funzionato in maniera eccellente, dimostrando la capacità di individuare ed isolare i comportamenti scorretti denunciandone pubblicamente l'entità e la dimensione».

Per Acliterra, l'organizzazione professionale agricola che fa riferimento alle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, i dati resi noti dal ministero «possono indurre elementi di tranquillità che si spera la stessa Comunità Europea ed internazionale assumerà come rassicuranti». Secondo Zannini, «è fondamentale in ogni caso aumentare le iniziative di controllo e di vigilanza per dimostrare che in Campania ed in Italia, il comparto lattiero-caseario, risorsa essenziale del sistema agroalimentare, è in grado di isolare i comportamenti scorretti e di certificare la capacità di stare sul mercato con il massimo rispetto dei consumatori».

giovedì, marzo 27, 2008

COLDIRETTI: DUE MILIONI DI TONNELLATE DI FALSE MOZZARELLE


(AGI) - Roma - Sono circa due milioni le tonnellate di 'falsa' mozzarella Made in Italy prodotta nel mondo che rischiano di sostituire sugli scaffali di vendita il prodotto originale danneggiato dalle restrizioni commerciali e dalla psicosi che si sta diffondendo a livello internazionale. E' quanto afferma la Coldiretti nel sottolineare che l'allarmismo sulla produzione italiana favorisce le imitazioni straniere ottenute senza il rigoroso sistema di controllo delle produzioni a denominazioni di origine che ha consentito di individuare e togliere dal mercato in Italia le irregolarita'. Tra i Paesi che realizzano le maggiori quantita' di mozzarelle taroccate ci sono - sottolinea la Coldiretti - l'Australia e gli Stati Uniti dove negli ultimi venti anni e' triplicata la produzione di 'falsa' mozzarella Made in Italy per un quantitativo di 1,3 milioni di tonnellate realizzata soprattutto nel Wisconsin, in California e nello stato di New York. Si tratta di produzioni - precisa la Coldiretti - destinate al consumo interno ma anche all'esportazione su mercati internazionali dove nonostante il minore livello qualitativo rischiano di togliere ora spazio, sull'onda dell'emotivita', al prodotto nazionale a denominazione di origine. Se infatti in Italia - continua la Coldiretti - la mozzarella di bufala e' consumata da quasi un italiano su due (48,8 per cento) ed e' quindi un formaggio di cui sono ben note le caratteristiche, in molti paesi soprattutto asiatici, e' piu' facile per i consumatori cadere nell'inganno con il rischio che si radichi nelle abitudini alimentari un falso Made in Italy che non ha nulla a che fare con la qualita' di quello autentico. La produzione nazionale di mozzarella di bufala campana dop in Italia offre opportunita' di occupazione a 20mila persone per un fatturato di 300 milioni di Euro con la produzione di 33.000 tonnellate destinate per il 16 per cento all'esportazione soprattutto nei Paesi Europei, ma si sta estendendo anche al Giappone e ad altri Paesi extra europei a cominciare dalla Russia. Dal 12 giugno 1996, la Mozzarella di Bufala Campana - conclude la Coldiretti - ha ottenuto il riconoscimento del marchio a Denominazione di Origine Protetta che delimita i territori di riferimento (si ottiene circa il 90 per cento del prodotto trasformato, mentre il basso Lazio e la provincia di Foggia trasformano il 10 per cento), definisce le regole di produzione ed individua un rigoroso sistema di controllo. (AGI)

Sondaggio Swg: Campania al Pdl (+8 sul Pd) E De Mita non sarà rieletto in Parlamento

Sondaggio Swg: Campania al Pdl (+8 sul Pd)
E De Mita non sarà rieletto in Parlamento
«Un errore quello di De Mita di candidarsi nell'Udc. Mentre il governatore Bassolino avrebbe dovuto lasciare»: così gli intervistati
dal Corriere del Mezzogiorno
NAPOLI — Ciriaco De Mita ha sbagliato a candidarsi nell'Udc (e non verrà eletto visto che il suo partito non supererà lo sbarramento dell'8 per cento al Senato) non tanto perché «è da troppi anni in politica ed è ora che si ritiri», ma, soprattutto, perché «non si passa da un partito all'altro solo perché non si viene candidati». Questo pensa la maggioranza dei cittadini campani intervistati dalla Swg per conto del Corriere del Mezzogiorno. Il sondaggio (guarda tutte le schede) effettuato con i metodi Cati e Cawi dal 20 al 25 marzo scorsi su un campione di 800 persone maggiorenni residenti nelle cinque province della regione, fotografa gli umori e le intenzioni della platea elettorale a circa venti giorni dall'appuntamento elettorale del 13 e 14 aprile.
Otto punti - Il test principale ha riguardato naturalmente le intenzioni di voto. Secondo la società di sondaggi, alla Camera (il dato accorpa le due circoscrizioni di Campania 1 e Campania 2) si registra il vantaggio di 8 punti percentuali (45,5 a 37,5) del Pdl (con il Movimento per l'autonomia di Lombardo) sul Pd (con l'Italia dei Valori di Di Pietro). La sinistra l'Arcobaleno arriverebbe al 7 per cento, mentre l'Udc al 5,5. La Destra di Storace si fermerebbe al 2,5 per cento. Meno netto il divario al Senato tra i due contendenti principali. Nella corsa per Palazzo Madama il Pdl (sempre con il Mpa) sarebbe avanti al Pd (con l'Idv) di 6,5 punti. Secondo le intenzioni di voto raccolte dai sondaggisti in Campania non supererebbero lo sbarramento né la Sinistra l'Arcobaleno (6,5 per cento), né, come già ricordato a proposito di De Mita, l'Udc (5,5 per cento). Per raffrontare i «pronostici» della Swg con i dati delle politiche del 2006, si devono tenere presenti alcuni distinguo. Due anni fa, innanzitutto, non esistevano nè il Partito democratico, nè il Popolo delle libertà. Alla Camera l'Ulivo, creato attraverso la convergenza in un'unica lista di Margherita e Ds, prese nella circoscrizione napoletana il 29,35 per cento dei consensi. A questa percentuale va aggiunta quella dell'Idv (2,96) per un totale del 32,31 per cento. Un dato, comunque inferiore allo score medio attribuito dal sondaggio alla coalizione Pd-Idv guidata da Walter Veltroni. In realtà, per rendere i dati ancora più omogenei andrebbe anche considerata l'attuale presenza nelle liste del Pd di esponenti del Partito radicale che nel 2006 era invece alleato dello Sdi nel progetto della Rosa nel pugno. Passando all'altro versante, anche in questo caso il Pdl nato dalla fusione dei di Foza Italia e di Alleanza nazionale raccoglierebbe più voti di quanti ne conquistarono separatamente nel 2006 i due azionisti principali. Sempre alla Camera il cartello Pdl-Mpa è accreditato del 45 per cento, mentre nel 2006 a Napoli e provincia FI ottenne il 27,23 dei voti, An il 12,32. Anche sommando a queste percentuali anche quelle del Nuovo Psi (1,48 per cento) e della lista di Alessandra Mussolini (0,49) si arriva ad un dato complessivo del 41,52 per cento. Difficile, invece, calcolare l'attuale apporto dei candidati diniani, passati dal centrosinistra al Pdl. Da sottolineare anche l'alto numero di indecisi (la percentuale media è intorno al 25 per cento) che i sondaggisti interpretano sia come indecisione vera e propria sia come effetto della disinformazione. Molto alta anche la quota di astensionismo «ad oggi dichiaratamente superiore al 30 per cento. Secondo gli esperti sarà proprio l'entità del non voto ad influire in maniera determinante sull'esito della competizione in Campania.
Le capoliste - Tra gli altri quesiti posti agli intervistati, quello sulle capolista di Campania 2, cioè Pina Picierno per il Pd e Mara Carfagna per il Pdl. Ebbene, entrambe vengono percepite da una significativa maggioranza degli intervistati come il frutto di «una scelta demagogica» e, comunque, non vengono percepite come «novità». E i voti dell'Udeur, che tanto per rendere l'idea, due anni fa al Senato prese il 5,2 per cento? Il sondaggio evidenzia che si disperderanno «fra i vari partiti». Come era prevedibile, molti cittadini interpellati sono convinti che la crisi dei rifiuti finirà inevitabilemte per danneggiare il centrosinistra. Forse è proprio per questo che il 57 per cento degli interpellati ha considerato la scelta di Bassolino di non dimettersi prima delle elezioni «sbagliata perché il governatore avrebbe dovuto assumersi la responsabilità dell'emergenza rifiuti».
Gimmo Cuomo

Guarda il sondaggio

mercoledì, marzo 26, 2008

Darfur: Spesso non sono sufficienti le parole per denunciare un crimine. Occorre metterci la faccia.


Italian Blogs for Darfur, campagna on-line del movimento italiano per i diritti umani in Darfur, dopo "Una vignetta per il Darfur - diamo colore all'informazione", ha chiesto anche ai fotografi on-line di dedicare una loro creazione al Darfur, interpretando il motto dei bloggers di Italian Blogs for Darfur: "Io bloggo per il Darfur". Gli scrittori della rete cercano in questo modo di colmare il vuoto di informazione lasciato dai media tradizionali italiani, con la speranza che il nostro appello alle maggiori emittenti televisive venga accolto al più presto. Alessandro Branca, fotografo a Milano dal 1992, è il generoso artefice del primo contributo pervenutoci, pioniere di quella che speriamo diventi una ricca galleria: la foto ritrae la pittrice Jole Noemi Marischi, che ha dipinto per l'occasione la tela inquadrata, che blogga per il Darfur! Invito tutti i nostri amici e lettori a dare massima distribuzione a questa prima foto, sperando che altri fotografi e artisti, ma soprattutto tanti bloggers italiani aderiscano e ci "mettano la faccia".
Scatta e inviaci la tua foto per "Io bloggo per il Darfur"!

martedì, marzo 25, 2008

Campania, con lo slogan del Cavaliere il supermarket vende di più


Roma, 25 mar. - (Adnkronos) - Quando lo slogan è buono, evidentemente, supera i ristretti confini della politica. Del resto, si sa, la pubblicità è l'anima del commercio. Così può capitare di vedere, come è accaduto in Campania (e la prova è in una foto pubblicata da un quotidiano locale), un cartellone pubblicitario di una catena si supermercati utilizzare il 'Rialzati Italia' della campagna elettorale del Pdl.

Stesso sfondo azzurro, stessa matita che traccia la classica 'X' dell'elettore sulla scheda. Solo che il simbolo scelto, in questo caso, non è quello del Popolo della libertà, bensì il nome di una catena di supermercati.

Chiaro il messaggio, rivolto ai consumatori: 'il caro vita ha messo il Paese in ginocchio. Rialzati Italia'. Né si può parlare di propaganda 'occulta' a favore del Cavaliere e dei suoi alleati in questa competizione elettorale.

La catena di supermercati e discount, infatti, è di proprieta' della famiglia di Angelo Villani, ex consigliere regionale della Margherita e oggi presidente, di centrosinistra, della Provincia di Salerno.

Il quotidiano che ha pubblicato la foto scrive che la proprietà della catena di supermarket ha usato nelle scorse settimane anche il veltronianissimo 'Si puo' fare' per la sua pubblicità. Ora, però, sembra che la sfida tra i due slogan l'abbia vinta quello coniato per la campagna elettorale del Pdl. Come direbbe Romano Prodi, 'competition is competition'.

"Si può fare...FAMIGLIA"con Sarubbi e Follini.

Napoli. Giovedì 27 alle ore 19.30 c/o il comitato elettorale del Partito Democratico di via Nazario Sauro, 21 dibattito sul tema:

"Si può fare...FAMIGLIA"

introduce Pasquale Orlando (presidente provinciale ACLI)
interviene Andrea Sarubbi (candidato alla Camera dei Deputati)
conclude Marco Follini (capolista al Senato della Repubblica)

lunedì, marzo 24, 2008

«Monnezza a chi?»


Parte la campagna dei poster: «Monnezza a chi?»

«Monnezza a chi?» è uno degli slogan della nuova, aggressiva campagna di comunicazione studiata da Am Newton 21, per l’assessore al turismo della Regione Campania, Claudio Velardi. Un milione e mezzo sono stati investiti per i manifesti che copriranno i muri del Nord e sopratutto del Nord est e per quelli che appariranno negli aeroporti francesi, tedeschi, spagnoli, americani e giapponesi, e delle città, in tutto dodici, che hanno un buon flusso turistico diretto verso l’Italia. I mega poster, 6 metri per 3, stampati per l’estero, ha spiegato Velardi «Riporteranno titoli originali di giornali stranieri su sfondi tipici da cartolina. Ma da quelle immagini scomparirà la parola rifiuti, che sarà sostituita da espressioni che esaltano le eccellenze napoletane». In un manifesto, ad esempio, si vede in una foto di piazza del Plebiscito con su la scritta «Napoli nella morsa… dell’arte». Diversa la campagna per l’Italia, che Velardi definisce «provocatoria ma con leggerezza». Ancora immagini dei tesori di Napoli e poi le scritte: «Monnezza a chi?». Oppure: «guarda cosa perdi se non vieni a Napoli». «Con queste campagne non vogliamo rimuovere il problema che abbiamo di fronte, - ha detto Velardi - ma contrastiamo chi si ostina a descrivere Napoli come una città piegata dai rifiuti». I manifesti saranno affissi nelle prossime settimane e serviranno a preparare la stagione estiva e il lungo ponte del 25 aprile e del primo maggio giudicato «deciso» dagli operatori del settore che hanno giudicato positivamente le iniziative della Regione, come hanno spiegato ieri nel corso di una conferenza stampa il presidente della Confcommercio Campania, Maurizio Maddaloni a quello degli albergatori, Pasquale Gentile. Enterambi hanno sottolineato «il coraggio» dell’amministrazione nel decidere di affrontare frontalmente la crisi aiutando anche gli imprenditori ad affontarla. E dal direttore dell’ente provinciale per il turismo un dato incoraggiante: «Sono stati oltre mille i pacchetti di Easy Napoli distribuiti agli albergatori», ha spiegato Scalabrini che ha respinto al mittente le critiche di alcuni proprietari di strutture ricettive. «Chi ci ha accusato di aver messo su un meccanismo farraginoso - ha sostenuto - non sa che basta mettere una firma per ritirare i pacchetti contenenti le facilitazioni per i turisti che arrivano a Napoli». d.d.c.

domenica, marzo 23, 2008

Province inutili e costose? ma la foto è significativa e bella



Un risparmio di spesa per lo Stato di 10,6 miliardi di euro l’anno. Le Province, la cui utilità effettiva è messa in dubbio ormai da anni, sono anche dispendiose. Secondo una ricerca dell’Eurispes, nel 2006 la Province italiane sono costate 13 miliardi, contro gli 11 e i 2 miliardi di euro, rispettivamente, di flussi finanziari in entrata e di indebitamento. Di questi 13 miliardi il 18,3% è rappresentato da spese per i redditi da lavoro dipendente, il 28,4% da consumi intermedi, il 22,3% da investimenti fissi lordi ed il 31% da tutte le altre voci di spesa. Nell’ipotesi in cui il personale delle Province (pari a 62.778 tra dirigenti e impiegati), venisse reimpiegato in altre amministrazioni o istituzioni locali, ci sarebbe un risparmio complessivo pari a 10,6 miliardi di euro, dal momento che verrebbero meno tutte le altre voci di spesa attuali.

Il crescente indebitamento della pubblica amministrazione negli ultimi anni deriva, in massima parte, dal peggioramento dei conti economici delle amministrazioni centrali. A partire dal 2001 le entrate e le spese sono aumentate, rispettivamente, da 315 a 367 miliardi di euro (+16,5%) e da 354 a 425 miliardi di euro (+20,6%), con effetti immediati sul livello di indebitamento.

Un peggioramento dei conti che ha interessato anche gli enti locali (dalle Regioni, alle Province, ai Comuni). In particolare, dal 1986 al 2006, le entrate delle Province sono aumentate a un tasso di crescita medio annuo del 13,9%, ovvero il 5,3% in più rispetto a quello di tutte le amministrazioni pubbliche e lo 0,6% in più rispetto a quello delle amministrazioni centrali. A causa del tasso di crescita così elevato, le entrate provinciali sono quasi quadruplicate nel corso di un ventennio, raggiungendo, nel corso del 2006, gli 11 miliardi di euro, contro i 2,9 del 1986. Nello stesso arco temporale, tuttavia, oltre alle entrate sono aumentate anche le spese, tanto che solo in alcuni anni le Province italiane sono state in grado di soddisfare pienamente il proprio fabbisogno finanziario. Con tasso di crescita medio annuo del 16,6% (+2,7% rispetto alle entrate), le spese delle Province hanno toccato, nel corso del 2006, i 13 miliardi di euro.
Negli ultimi anni l’indebitamento ha iniziato una preoccupante fase di crescita: dai 500 milioni di euro del 2001 ai 2 miliardi di euro del 2006. E per la prima volta dopo quasi un ventennio, una percentuale rilevante del debito delle amministrazioni pubbliche è legato al cattivo andamento dei conti delle Province: dei 15 miliardi di euro in più fatto registrare tra il 2001 ed il 2006 dalle amministrazioni pubbliche, il 5,5% è imputabile ai costi di gestione delle amministrazioni provinciali.

Ma le Province in realtà stanno già sopravvivendo a se stesse. La riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 infatti prevede l’istituzione della “Città Metropolitana“, che dovrebbe sostituire la Provincia. Almeno per quanto riguarda Bari, Bologna, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Torino e Venezia. Il governo ha dato avvio al processo nel gennaio 2007, ma per ora nessuna città, o gruppo di città, ha preso l’iniziativa.

Pasqua è la festa dei macigni rotolati.Gli auguri del Maestro Gamba.




Pasqua è la festa dei macigni rotolati. È la festa del terremoto.

La mattina di Pasqua le donne, giunte nell’orto, videro il macigno rimosso dal sepolcro.

Ognuno di noi ha il suo macigno.

Una pietra enorme messa all'imboccatura dell'anima,

che non lascia filtrare l’ossigeno, che opprime in una morsa di gelo;

che blocca ogni lama di luce, che impedisce la comunicazione con l’altro.

È il macigno della solitudine, della miseria, della malattia,

dell’odio, della disperazione, del peccato.

Siamo tombe alienate. Ognuna col suo sigillo di morte.

Pasqua, allora, sia per tutti il rotolare del macigno,

la fine degli incubi, l'inizio della luce, la primavera di rapporti nuovi.

E se ognuno di noi, uscito dal suo sepolcro,

si adopererà per rimuovere il macigno del sepolcro accanto,

si ripeterà finalmente il miracolo che contrassegnò la risurrezione di Cristo.

(Don Tonino Bello)
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Auguri da
GAMBA UMBERTO e famiglia
Via Prealpina Inferiore, 10
24020 GORNO (Bergamo) Italia

sabato, marzo 22, 2008

Don Mazzi: «I giovani? Per loro c'è solo la politica dei cerotti»

Don Mazzi: «I giovani? Per loro c'è solo la politica dei cerotti»

di Daniele Biella (d.biella@vita.it)

20/03/2008
Giovani
«Occorre cambiare passo». Le proposte del fondatore di Exodus e di
altre sette associazioni



Lettera aperta ai Candidati Premier alle elezioni politiche del 13-14 aprile 2008: scarica il pdf




Inoltre su Vita.it:

Verso il 13 aprile: la politica incontra il non profit, segui le elezioni passo passo!

Una lettera aperta per denunciare la scomparsa dei temi legati ai giovani dai programmi dei gruppi candidati alle prossime elezioni del 13 aprile. Questa la scelta di don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus, Andrea Olivero, presidente delle Acli, e altri operatori del non profit italiano, tra cui Agesci, Csi (centro sportivo italiano), Fict (Federazione italiana comunità terapeutiche).




Una lettera in cui i mittenti elencano le priorità per una politica che guardi al mondo giovanile come una risorsa e non un problema, nei vari campi d'azione: in famiglia, a scuola, sul lavoro, nel tempo libero. “Questo il messaggio: signori politici, non ci siamo proprio”, dice a Vita don Antonio Mazzi nello spiegare il significato della missiva, “in entrambe le ultime due legislature non abbiamo visto nessun grosso sforzo per cambiare le cose. Per questo ora prendiamo carta e penna”.



Vita: Quali sono gli obiettivi della lettera?

Don Antonio Mazzi: Partiamo da una considerazione di estrema attualità. Si fa tanto parlare di problemi strutturali come la benzina, le beghe di Alitalia, e ci si dimentica di dare alle persone l'importanza che meritano. Ancor più se sono giovani, alle loro speranze non si accenna in nessuno dei programmi elettorali! Noi non siamo d'accordo che essi ricevano sempre le briciole, che siano quasi sempre rappresentati come disagiati e come un problema dalla difficile risoluzione. Vogliamo politiche giovanili a 360 gradi, sulla famiglia, sulla scuola e su tutti gli ambiti in cui vi siano presenti i giovani. Finora, però, non c'è stato alcuno sforzo culturale o finanziario in tal senso, se non per situazioni puntuali, in corrispondenza di fatti di cronaca. E' ora di smetterla con questa che io chiamo “la politica del cerotto”.




Vita: Che passi dovrà fare il nuovo Governo?

Don Mazzi: Una cosa molto concreta: creare un Dipartimento delle politiche giovanili, direttamente sotto la Presidenza del Consiglio, come già avvenuto da tempo in molti altri paesi. Solo con uno strumento del genere i politici potranno dimostrare una vera attenzione verso il mondo dei giovani. Oggi invece sono miopi, lontani da loro. Basta vedere quanto la classe politica si perda in battibecchi, non lasciando spazio a più concreti e utili dibattiti.



Vita: Come si propongono le associazioni del non profit?

Don Mazzi: Come un gruppo compatto che sia un autorevole interlocutore per il Governo che verrà. Per fare questo siamo coscienti che dobbiamo lavorare meglio, evitando i campanilismi degli ultimi tempi e, di conseguenza, recuperando il tempo perso. Dobbiamo riuscire a passare dalle azioni riparatorie a una efficace prevenzione. Questa lettera aperta è un buon esempio di collaborazione per una giusta causa educativa, che tutti sentiamo come prioritaria per il nostro paese.


settimana santa a sessa aurunca

www.settimanasanta.com

venerdì, marzo 21, 2008

Napoli. Cardinale Sepe: i nostri politici sanno solo litigare



Scritto da Carlo Franco da il Corriere del Mezzogiorno, 21-03-2008 09:14

Con Palazzo San Giacomo a fari spenti e Santa Lucia in fiamme, a Napoli l'unica luce accesa è quella di Donnaregina. E del palazzo dal quale il Cardinale Crescenzio Sepe distribuisce pillole di saggezza ecumenica ma anche scudisciate che lasciano il segno in chi le subisce.
Eccone subito un assaggio, i politici di casa nostra, tutti nessuno escluso, non gradiranno l'anatema che il pastore ha scagliato sulla consultazione elettorale: «Non ne ricordo un'altra più scialba e inconcludente e sì che ne ho vissute più di una. Un dialogo tra sordi, neanche lo straccio di una proposta capace di alimentare la speranza, i partiti si azzuffano e fanno a gara a chi dice peggio dell'altro; nel momento più drammatico della città era lecito attendersi di meglio, anche per arginare l'antipolitica dilagante».
Il cardinale ci ha ricevuto ieri mattina per lo scambio di auguri pasquali, ma i convenevoli non sono andati oltre il saluto. Troppa brutta aria in giro e Sepe è seriamente preoccupato. Il discorso, quindi, prende un'altra strada e parte dalla via Crucis che si svolgerà stasera in piazza Mercato e sarà dedicata alle vittime della camorra. La scelta ha un chiaro intento provocatorio, ma il cardinale fa capire che non si limiterà al canovaccio della Settimana Santa.
Farà qualche annuncio stasera?
«Il cardinale qualcosa deve sempre dirla, ma in questo caso più che un discorso farò una proposta».
Possiamo anticiparla?
«Beh, prima della Via Crucis inviterò i parroci a spogliarsi degli ex voto. E a destinarli a chi ne ha davvero bisogno e si sente abbandonato. Io darò l'esempio, offrirò gli ex voto della Curia e perfino l'anello cardinalizio e la Croce d'oro che mi fu regalata da Giovanni Paolo II e che ha per me ha un valore affettivo inimmaginabile. Me ne privo volentieri, però, perchè la causa è giusta».
Preparate un'altra asta di beneficenza?
«No, il ricavato sarà devoluto alla Casa di Tonia, la struttura di accoglienza che la Curia ha realizzato per ricordare l'eroico sacrificio della giovane mamma di Torre del Greco affetta da un carcinoma che rifiutò la chemioterapia per non danneggiare la vita che portava in grembo. La Chiesa, come fece Cristo, si spoglia per dare a chi non ha ma non rinuncia alla sua dignità: nella no
stra diocesi tutti dovrebbero fare allo stesso modo».
Anche le istituzioni?
«Perchè no?»
Stasera il sindaco lervolino parteciperà alla Via Crucis?
«Non ho avuto una risposta ufficiale, ma quando l'incontrai all'assise delle Acli mi disse che non sarebbe venuta perchè trascorre Pasqua con la figlia a Strasburgo».
Verrà il governatore Bassolino?
«Non ho avuto contatti, ma so per certo che in testa al corteo con me ci saranno il ministro della Giustizia Luigi Scotti e quello della Pubblica amministrazione, Nico-lais».
Roma c'è, Napoli no.
«Queste sono suggestioni giornalistiche, per il cardinale la città è sempre presente alle iniziative della Curia».
II problema, però, è che solo la Curia fa seguire i fatti alle parole.
«Più che di fatti parlerei di gesti che, senza avere la pretesa di risolvere problemi fondamentali, lasciano sul terreno segni di speranza capaci di scuotere le coscienze».
Vuole fare un augurio a Napoli?
«Il Pastore prega perchè la città riprenda coscienza della propria dignità».
Lo dice a chi governa?
«No, a tutti. Non esistono valori fini a se stessi, ad ogni azione deve seguire un miglioramento della qualità della vita. Siamo giunti a livelli mortificanti, se non si ripristina un giusto equilibrio occorreranno decenni per rialzare la testa».
C'è qualcosa che la preoccupa più delle altre?
«Il dilagare della corruzione. Mi sento di lanciare un appello a non lasciarsi prendere dal demonio della corruzione, non fatevi rubare il diritto ad essere cittadini di un mondo migliore». Un'altra proposta?
«Voglio chiamare tutte le nostre eccellenze professionali. Devono uscire dai bunker nei quali si rifugiano e devono aiutare Napoli ad avviare una ricostruzione morale economica e sociale. Tutti devono capire che il bene comune è la cosa più importante e urgente, soprattutto quando tutt'intorno sono rimaste solo macerie».
Ce la farà a convincerli?
«Ci metto tutte le mie forze e prego San Gennaro perchè ci aiuti. Buona Pasqua a tutti».

ELEZIONI 2008: "IMPEGNATI PER L'ITALIA". Le proposte del Forum del Terzo Settore

IMPEGNATI PER L’ITALIA

Un titolo dal forte duplice significato per il Documento per le Elezioni Politiche presentato dal Forum del Terzo Settore.

Noi siamo impegnati; noi vi vogliamo impegnati: questa l’indicazione che emerge.


Vogliamo rilanciare il dialogo con le forze politiche hanno affermato le portavoce Maria Guidotti e Vilma Mazzocco - per mettere al centro del loro impegno quei temi per noi basilari, inseriti nel nostro documento, e iniziare così a riparare lo scollamento tra l’agire politico e le azioni concrete proposte e attuate dai cittadini auto-organizzati”.

Vediamohanno ribadito le portavoce - una generale responsabilità della politica che sembra non voler riconoscere il ruolo dei soggetti che contribuiscono alle politiche del Paese e le rappresentanze sociali che essi si sono autonomamente dati

Il Terzo Settore è un agente dinamico di trasformazione effettiva del Paese, una dorsale strategica dell’infrastrutturazione sociale: riteniamo si debba avviare un percorso di partecipazione organizzata dei cittadini, con il fine di condividere le prospettive di sviluppo del Paese, per giungere a una nuova fase costituente in cui le realtà del Terzo Settore devono avere un ruolo attivo per innescare nuove energie storiche e di riforma”.

Le forze politiche devono rinsaldare il dialogo con i cittadini, ed il Terzo Settore deve essere parte costitutiva di questa nuova progettualità: nei programmi politici che sono stati presentati è invece in larga parte assente o quantomeno confusa e in secondo piano”.

Noi siamo impegnati: rivendichiamo il nostro ruolo e la nostra responsabilità. Chiediamo alle forze politiche altrettanto impegno a favore di nuovi percorsi di coesione sociale agita anche attraverso una nuova fase costituente”.

Tra i punti sottolineati del documento l’implementazione del principio di sussidiarietà, anche attraverso la stabilizzazione con legge del 5 per mille, e l’armonizzazione delle leggi nazionali e regionali sul Terzo Settore; l’inserimento nei programmi scolastici di una nuova Educazione Civica fondata sulla responsabilità civile e sull’educazione alla legalità, intesa come diritto - dovere. E, ancora, l’impegno sulle tematiche fiscali.

Bisogna riqualificare e moralizzare la spesa pubblica, proseguire la lotta alla evasione e dare efficienza ed equità al sistema fiscale: siamo per un fisco responsabile hanno sottolineato le portavoce - chi non paga le tasse ruba ai poveri, ruba servizi alla collettività”.

Sono proposte concreteconcludono Mazzocco e Guidotti - tutte con l’obiettivo di rinnovare l’agire politico. Per discuterne nello specifico abbiamo richiesto ai 12 candidati premier un incontro: ad oggi nessuna risposta”.


IL MANIFESTO DEL FORUM DEL TERZO SETTORE PER LE POLITICHE 2008

giovedì, marzo 20, 2008

Viaggio alla scoperta delle processioni pasquali tra la costiera sorrentina, l’isola di Procida, Somma Vesuviana ed Acerra


I RITI DELLA SETTIMANA SANTA ALL’OMBRA DEL VESUVIO

Viaggio alla scoperta delle processioni pasquali tra la costiera sorrentina, l’isola di Procida, Somma Vesuviana ed Acerra


In Campania la Pasqua è ricca di spunti interessanti per i visitatori, con le caratteristiche processioni della Settimana Santa che risalgono alle antiche usanze penitenziali della tradizione cristiana in epoca medioevale. Sorrento e gli altri centri della costiera sorrentina, l’isola di Procida, Somma Vesuviana ed Acerra sono le località dove le processioni conservano il pathos più intenso e, nello stesso tempo, diventano eventi significativi anche dal punto socio-culturale, con lo spettacolo di lunghi cortei degli incappucciati, attorniati da una folla che appare ancora coinvolta in maniera genuina nella tensione simbolica delle rappresentazioni sceniche sulla Morte di Cristo.

In costiera la città di Sorrento brilla per la perfetta organizzazione di due processioni nel giorno del Venerdì Santo, la “Bianca” e la “Nera”. Quella degli incappucciati vestiti con il saio bianco, organizzata dall’Arciconfraternita di Santa Monica, si svolge nel cuore della notte tra giovedì e venerdì della Settimana Santa: il corteo dei confratelli sfila dietro la statua della Madonna che va alla ricerca di Gesù. Essa è il suggestivo preludio all’altra processione, organizzata nella serata del venerdì dall’Arciconfraternita Morte ed Orazione, in cui sia il saio degli incappucciati sia il vestito della Madonna è nero, il colore che per il popolo rappresenta ancora il doloroso ritrovamento da parte di Maria dell’adorato Figlio morto. Le due processioni suscitano negli stessi visitatori una forte emozione. Ma sorge spontanea una domanda: che senso ha, per una città che oggi è una delle capitali del turismo internazionale, tanta voglia di rivivere coralmente il dramma di Cristo sul Calvario? La risposta arriva quando si ha l’occasione di partecipare come spettatori alle processioni, perché ci si accorge di essere di fronte ad una manifestazione di sincera fede e di profondo attaccamento alle proprie radici. “Signore, ricordami che sono un peccatore”, è ancora lo spirito con cui gli incappucciati si preparano a coprire il volto con il cappuccio, prima di intraprendere il cammino in corteo. Il simbolismo delle processioni è capace di coinvolgere, oggi come ieri, in maniera eccezionale.

La leggenda di questi riti tramanda che, al rientro nelle sedi delle confraternite, i cappucci sono sovente bagnati dalla lacrime di chi li ha indossati durante il tragitto. Le voci del Miserere cominciano le loro esercitazioni due mesi prima delle processioni. I confratelli sono desiderosi di arrivare preparati al momento in cui accompagnano con struggenti canti liturgici gli incappucciati che, a loro volta, portano i lampioni e gli altri simboli della Passione di Gesù: il bacile e la brocca con l’asciugatoio in cui Pilato vilmente si lavò le mani, la borsa con il prezzo infame del tradimento, il coltello di Pietro con l’orecchio staccato a Malco, il gallo che con il suo canto ricordò a Pietro la sua triplice negazione, la colonna con le funi con cui Cristo fu legato. Ancora gli scudisci, la corona di spine, la tunica e la canna con cui Cristo fu deriso e acclamato Re dei Giudei, l’iscrizione della sua condanna, i chiodi e le tenaglie per la crocifissione, la lancia che gli squarciò il costato e, infine, la grande croce da cui pende il sudario. In tutti questi particolari, curati con maniacale attenzione, c’è il poetico significato attribuito dai sorrentini alle processioni a partire dal 1586, quando la confraternita di San Catello, sorta in città verso la fine del ‘300, chiese l’aggregazione all’Arciconfraternita romana “Morte ed Orazione”. Sull’esempio di questa, “i confratelli assaccati di nero e con i lumi in mano” cominciarono ad uscire in processioni non più il Giovedì (per la medioevale visita ai “Sepolcri” nelle chiese), ma il Venerdì Santo, recando per i vari monasteri della città il simulacro del Cristo Morto al canto del Miserere. Nel ‘600 furono introdotti i “Misteri”, i simboli della Passione innanzi ricordati, per l’influenza esercitata dalla Spagna nel dominio del regno di Napoli: il nuovo genere di processioni, in cui si accentuava il simbolismo, fu imposto dai viceré su sollecitazione dei Padri Gesuiti.

Il rito delle processioni è radicato in tutta la costiera: tre a Sant’Agnello, sette a Piano di Sorrento, altre nei comuni di Massa Lubrense e a Meta. E’ interessante notare che a Piano di Sorrento si svolgono anche due processioni con il saio rosso, mentre a Vico Equense c’è quella “viola”.
Sull’isola di Procida duemila persone, tutte vestite con un camicione bianco e una mantellina turchina, partecipano alla processione del Venerdì Santo, insieme ai confratelli della Congrega dei Turchini, dietro la statua del Cristo Morto. Anche qui è notevole l’effetto spettacolare che rinnova un’antica tradizione di cui la prima testimonianza risale al 1693. Il coinvolgimento popolare è palpabile nei giovani che, durante le settimane precedenti, sono impegnati a lavorare, fino a notte fonda, per completare la costruzione dei simboli della Passione, nei portoni e nei cortili dei palazzi più antichi dell’isola. Il Giovedì Santo, inoltre, c’è la processione degli Apostoli incappucciati, organizzata dalla Congrega dei Bianchi. Migliaia di turisti stranieri fanno da cornice ai cortei nelle caratteristiche vie dell’isola.

Quattro secoli di storia può vantare la Via Crucis di Somma Vesuviana, organizzata nella serata del Venerdì Santo con il lungo corteo di oltre duemila confratelli, tutti al seguito della Madonna e del Cristo Morto. Nella cittadina, la tradizione della processione risale al 1630: qui, sicuramente, furono gli spagnoli ad introdurre questo rito cerimoniale.
Ad Acerra la processione del Venerdì Santo è resa spettacolare dalle luci di tremila fiaccole accese sugli spalti del castello baronale, dove vengono portate dalle donne vestite di nero. Sulle note dell’Inno a Maria Santissima Addolorata, cantato dalle voci di trecento fanciulle, sfilano per le strade della città più di duemila figuranti. Il corteo parte nel primo pomeriggio dalla Piazza Castello, dove avviene l’incontro tra le statue dell’Addolorata e del Cristo Morto. I figuranti sfilano vestiti con costumi d’epoca, ripartendosi in otto scene della Passione. Alla testa del corteo, la rappresentazione dell’ingresso di Cristo a Gerusalemme, poi l’Ultima Cena, il tradimento, la condanna a morte, l’annuncio della crocifissione.

La processione di Acerra, che richiama molti fedeli dei comuni limitrofi, si conclude attorno alle ore 21 in piazza Castello: qui viene rappresentata la scena della crocifissione di Gesù e dei due ladroni, illuminata dalle fiaccole. La rappresentazione, arricchita di nuove scene a partire dagli anni Settanta, si svolse per la prima volta alla fine dell’800 ad opera della Confraternita del Suffragio. Il testo dell’Inno a Maria è tratto dalla XII e IV stazione della Via Crucis composta da San Leonardo di Porto Maurizio, mentre è ignoto l’autore della musica. Il canto fu sempre tramandato oralmente fino al 1986, quando fu trascritto da Florindo Damiano, direttore della banda musicale di Acerra.

Fede, tradizione, attaccamento alle proprie radici. La Campania conserva la speciale inclinazione della sua gente a drammatizzare e a teatralizzare in maniera genuina i sentimenti legati alla penitenza e alla morte, quest’ultima tuttora intesa come norma di vita sociale. Le processioni, il canto e la preghiera rinnovano antiche manifestazioni popolari di culto per le divinità che, in fondo, si possono ritrovare nella storia di tutte le religioni. Nei giorni della Settimana Santa, i lunghi cortei hanno ancora il significato dell’umano peregrinare sulla terra e dell’aspirazione ad un’elevazione spirituale che possa portare ogni credente fuori dal peccato. Durante i secoli, molte tradizioni sono andate affievolendosi o mutandosi, mentre altre sono scomparse perché è cambiato il modo di vivere dei cristiani. Sorrento e gli altri centri della costiera sorrentina, l’isola di Procida, Somma Vesuviana ed Acerra hanno saputo conservare buona parte del più sincero coinvolgimento ai riti della Settimana Santa. In questi luoghi la Pasqua non sarebbe “vera” se non ci fossero le processioni come momento di aggregazione e di riflessione sul significato della vita. Manifestazioni popolari che, oggi, hanno assunto anche il ruolo di eccezionale attrattiva per migliaia di visitatori italiani e stranieri.

Gianni Siniscalchi

Campania: Entro l’anno saranno attivi 30 impianti di compostaggio


Impianti di compostaggio: dei numerosi progetti presentati negli scorsi mesi dalle amministrazioni comunali, ne sono stati selezionati 30, che saranno realizzati grazie allo stanziamento di 100 milioni di euro già messo a disposizione dalla Regione per il potenziamento della raccolta differenziata.
Gli impianti si affiancheranno alle altre strutture esistenti, ai 7 CDR e alle linee di compostaggio che non erano state ancora impiantate.
“Siamo sulla via giusta per avviare la soluzione del problema dei rifiuti organici campani. Si tratta – dichiara Ganapini – di un risultato importante che testimonia come in questo territorio esistano fior di Comuni che chiamano a sé gli impianti. Realtà che stridono con il quadro che si è dato di questi enti locali. Per la scelta dei siti – ha proseguito l’assessore – abbiamo tenuto conto dei costi e delle superfici necessarie. Gli impianti avranno, in media, una capacità annua di 20mila tonnellate e occuperanno 2 ettari di terreno”.

La mappa:

Caserta:
1. Caserta – digestione anaerobica (biogas) da 20mila tonnellate
2. Unione dei Comuni Appia – impianto di compostaggio
3. Acsa CE3 – impianto di digestione anaerobica (biogas) da 10mila tonnellate
4. Gricignano – impianto di compostaggio

Avellino:
1. Gesualdo – trattamento Raee
2. Teora – raddoppio impianto di compostaggio
3. Serino – impianto di compostaggio
4. Alto Calore Servizi – digestione anaerobica (biogas) da 65mila tonnellate


Benevento
1. Molinara - impianto di compostaggio
2. Asia Bn – selezione multimateriale secco

Salerno
1. Nocera Inferiore – digestione anaerobica (biogas) da 20mila tonnellate
2. Mercato S. Severino – impianto di compostaggio
3. Giffoni Vallepiana - 6 linee di compostaggio in completamento
4. Vallo della Lucania - selezione multimateriale secco in completamento
5. Comune di Salerno - digestione anaerobica (biogas) da 30mila tonnellate
6. Eboli – impianto di compostaggio
7. Sala Consilina – impianto di compostaggio

Napoli
1. Marano – impianto di compostaggio
2. Colline Camaldoli – impianto di compostaggio
3. Striano – impianto di compostaggio
4. Casandrino – impianto di compostaggio
5. Ottaviano - selezione multimateriale secco
6. Grumo Nevano - impianto di compostaggio
7. Marigliano – impianto di compostaggio
8. Casamarciano – impianto di compostaggio
9. Villaricca – Giugliano – Qualiano – impianto di compostaggio
10. Pozzuoli – impianto di compostaggio
11. Torre Annunziata – impianto di compostaggio
12. Sant’Antimo – impianto di compostaggio
13. San Giuseppe Vesuviano – impianto di compostaggio

mercoledì, marzo 19, 2008

Edizione 2008 di “Danzinfesta”dell’Unione Sportiva Acli di Napoli

Edizione 2008 di “Danzinfesta”
E’ la manifestazione principale dell’anno associativo dell’Unione Sportiva Acli di Napoli


Napoli – Domani e dopodomani (18 e 19 marzo) si terrà al Teatro Bellini a Napoli l’edizione 2008 di «Danzinfesta», organizzata dall’Unione Sportiva Acli, che nella sola provincia di Napoli conta oltre 12000 iscritti.

Alla tre giorni prenderanno parte i ballerini di oltre 40 delle più prestigiose scuole campane, che si sono esibiranno in prove di danza classica e moderna. Per il gran finale sono attese esibizioni di altissima qualità di danza, come espressione artistica corporea. Oltre mille i ballerini impegnati sul palco che appartengono a tutte le fasce di età: dai bambini agli adulti. A coordinarli, il responsabile del settore danza dell’Unione Sportiva Acli, i maestre Ettore Squillace ed Enzo Conte.

«Ancora una volta l’U.S. Acli arriva dritta al cuore sociale dello sport e del linguaggio artistico. – afferma il presidente provinciale ed ideatore della manifestazione, Umberto Cristadoro – La nostra associazione crede moltissimo nel ruolo della danza per lo sviluppo psicofisico dei giovani e come momento di socializzazione, di maggior conoscenza di sé, delle proprie potenzialità e dei propri limiti. Una manifestazione come «Danzinfesta» è inserita nel panorama delle grandi manifestazioni di questo settore in tutto in tutto il sud Italia, proponendo ciò che di meglio possono offrire oggi le scuole di danza campane.»

Napoli, via crucis in ricordo delle vittime della camorra

Napoli, via crucis in ricordo delle vittime della camorra Promossa dal cardinale Sepe per venerdì santo nelle vie del centro. Alla tredicesima stazione, in cui si commemora la morte di Cristo, verranno letti i nomi dei morti ''per sbaglio''

Pellegrinaggio a Madonna dell’Arco dell' UCO

Ai Soci delle Unioni Cattoliche Operaie

S. Pasqua 2008

“Tutto è “esodo”, cioè cammino, crescita, sia a livello personale sia comunitario”, ha detto il nostro Cardinale Crescenzio Sepe nella sua lettera per la Quaresima 2008.
Proprio perché la Quaresima, per noi, non è stata soltanto “stagione liturgica, ma un metodo di vita, segno di quella conversione permanente per affrontare con le armi della penitenza – il digiuno, l’elemosina e la preghiera – il combattimento contro lo spirito del male”, trova nel nostro annuale pellegrinaggio al Santuario di Madonna dell’Arco, sintesi e concretezza di atteggiamenti e comportamenti.


Rivestire gli abiti del pellegrino caratterizza e connota tutte le grandi religioni, dal momento che riporta immediatamente alla precarietà dell’esistenza ed al desiderio di stabilità e definizione ultima attraverso l’inserimento in quel Dio che è tutto ciò che si può desiderare: l’Eterno che promette eternità.

Il lunedì di Pasqua, per i Soci delle Unioni Cattoliche Operaie, devoti della Madonna dell’arco, ha sempre rappresentato e rappresenta ancora, una grande espressione di fede e di efficace testimonianza, segno di attrazione e di invito.

Tutto questo è garantito ed affermato dal sempre crescente numero di partecipanti, dal perdurare e passare dell’evento attraverso varie e diverse generazioni, e dall’emozione sempre nuova, nonostante il suo ripetersi annuale, che potrebbero farlo scadere in quella monotonia capace di far perdere entusiasmo ed emotività.


Le motivazioni della freschezza e della attiva partecipazione, che fanno del grande pellegrinaggio a Madonna del’Arco, uno dei momenti più conosciuti e ricercati in tanta parte del mondo, vanno ricercate in quella religiosità popolare che tanta parte di intellettualità cattolica rifiuta, rigetta o, peggio, ritiene responsabile dello scadimento della fede. Questa manifestazione di popolo dimostra come la gente semplice non ha bisogno di grandi teologie o trattati di Mariologia, ma piuttosto di coscienza ed esperienza di vicinanza di quel Dio nel quale può sperare al di là di ogni speranza e nel quale vede la chiave della risoluzione di situazioni impossibilitate ad essere risolte. Lo testimonia l’infinità di ex-voto che si può ammirare nel Santuario: oggetti, immagini, dipinti, che dimostrano, oltre alla fede nel miracolo, anche la positività di affidarsi ad un Dio che non è morto, perché ascolta ancora le suppliche della Madre sua.

Il pellegrinaggio, pur appartenendo, nella sua fase iniziale, che si rinnova di anno in anno attraverso il sentimento dei fedeli, a secoli remoti, risponde pienamente alle motivazioni della Chiesa del Concilio Vaticano II che, guardando alla sua dottrina, si rende conto che il Dio dei teologi e dei filosofi, non dice la verità di quel Padre che, in Gesù Cristo, figlio di Maria, cammina con il suo popolo, parla il suo linguaggio, prova gli stessi sentimenti, condivide le stesse sofferenze, partecipa la sua gioia.

La grande ricchezza della tradizione che i nostri padri hanno dato a questo pellegrinaggio è diventata ormai indelebile ed attrae non solo i residenti, ma anche la moltitudine di coloro che, guardando il nostro procedere sicuro, sereno, determinato - fatto anche di eccessive manifestazioni esteriori che, al profano, potrebbero sembrare ostentazione priva di significato, si sente santamente costretta verso quel luogo nel quale c’è Colei che ci attende, pur camminando insieme con noi.
Il pellegrinaggio mariano ormai si riveste di un significato mondiale, perché la Regina della Pace, viene invocata, non più soltanto per una pace delimitata nell’ambito di se stessi, della propria famiglia o del proprio paese, ma per tutto il mondo.

E noi a Lei, che veneriamo come la “Mamma dell’Arco” - destinazione del nostro pellegrinaggio -, chiederemo di riarmonizzare questo mondo tanto amato da Colui che lo ha creato. Da Lei ripartiamo, pieni di speranza e fiducia, accogliendo il suo invito ad andare al Figlio e fare quello che Lui ci dirà.


Pasquale Oliviero Delegato Arcivescovile Unioni Cattoliche Operaie

la Festa della Divina Misericordia




Giovanni Paolo II ci ha lasciato la Festa della Divina Misericordia prima di tornare alla casa del Padre proprio il giorno dei vespri alla Divina Misericordia bella coincidenza vero? E tu la conosci con tutte le promesse di Gesù? Scoprila ora..


E' la più importante di tutte le forme di devozione alla Divina Misericordia. Gesù parlò per la prima volta del desiderio di istituire questa festa a suor Faustina a Płock nel 1931, quando le trasmetteva la sua volontà per quanto riguardava il quadro: "Io desidero che vi sia una festa della Misericordia. Voglio che l'immagine, che dipingerai con il pennello, venga solennemente benedetta nella prima domenica dopo Pasqua; questa domenica deve essere la festa della Misericordia" (Q. I, p. 27). Negli anni successivi - secondo gli studi di don I. Rozycki - Gesù è ritornato a fare questa richiesta addirittura in 14 apparizioni definendo con precisione il giorno della festa nel calendario liturgico della Chiesa, la causa e lo scopo della sua istituzione, il modo di prepararla e di celebrarla come pure le grazie ad essa legate.

La scelta della prima domenica dopo Pasqua ha un suo profondo senso teologico: indica lo stretto legame tra il mistero pasquale della Redenzione e la festa della Misericordia, cosa che ha notato anche suor Faustina: "Ora vedo che l'opera della Redenzione è collegata con l'opera della Misericordia richiesta dal Signore" (Q. I, p. 46). Questo legame è sottolineato ulteriormente dalla novena che precede la festa e che inizia il Venerdì Santo.

Gesù ha spiegato la ragione per cui ha chiesto l'istituzione della festa: "Le anime periscono, nonostante la Mia dolorosa Passione (...). Se non adoreranno la Mia misericordia, periranno per sempre" (Q. II, p. 345).

La preparazione alla festa deve essere una novena, che consiste nella recita, cominciando dal Venerdì Santo, della coroncina alla Divina Misericordia. Questa novena è stata desiderata da Gesù ed Egli ha detto a proposito di essa che "elargirà grazie di ogni genere" (Q. II, p. 294).

Per quanto riguarda il modo di celebrare la festa Gesù ha espresso due desideri:

- che il quadro della Misericordia sia quel giorno solennemente benedetto e pubblicamente, cioè liturgicamente, venerato;

- che i sacerdoti parlino alle anime di questa grande e insondabile misericordia Divina (Q. II, p. 227) e in tal modo risveglino nei fedeli la fiducia.

"Sì, - ha detto Gesù - la prima domenica dopo Pasqua è la festa della Misericordia, ma deve esserci anche l'azione ed esigo il culto della Mia misericordia con la solenne celebrazione di questa festa e col culto all'immagine che è stata dipinta" (Q. II, p. 278).

- "In quel giorno, chi si accosterà alla sorgente della vita questi conseguirà la remissione totale delle colpe e delle pene" (Q. I, p. 132) - ha detto Gesù. Una particolare grazia è legata alla Comunione ricevuta quel giorno in modo degno: "la remissione totale delle colpe e castighi". Questa grazia - spiega don I. Rozycki - "è qualcosa di decisamente più grande che la indulgenza plenaria. Quest'ultima consiste infatti solo nel rimettere le pene temporali, meritate per i peccati commessi (...). E' essenzialmente più grande anche delle grazie dei sei sacramenti, tranne il sacramento del battesimo, poiché‚ la remissione delle colpe e dei castighi è solo una grazia sacramentale del santo battesimo. Invece nelle promesse riportate Cristo ha legato la remissione dei peccati e dei castighi con la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia, ossia da questo punto di vista l'ha innalzata al rango di "secondo battesimo". E' chiaro che la Comunione ricevuta nella festa della Misericordia deve essere non solo degna, ma anche adempiere alle fondamentali esigenze della devozione alla Divina Misericordia" (R., p. 25). La comunione deve essere ricevuta il giorno della festa della Misericordia, invece la confessione - come dice don I. Rozycki - può essere fatta prima (anche qualche giorno). L'importante è non avere alcun peccato.
La grandezza di questa festa è dimostrata dalle promesse:

Gesù non ha limitato la sua generosità solo a questa, anche se eccezionale, grazia. Infatti ha detto che "riverserà tutto un mare di grazie sulle anime che si avvicinano alla sorgente della Mia misericordia", poiché‚ "in quel giorno sono aperti tutti i canali attraverso i quali scorrono le grazie divine. Nessuna anima abbia paura di accostarsi a Me anche se i suoi peccati fossero come lo scarlatto" (Q. II, p. 267). Don I. Rozycki scrive che una incomparabile grandezza delle grazie legate a questa festa si manifesta in tre modi:

- tutte le persone, anche quelle che prima non nutrivano devozione alla Divina Misericordia e persino i peccatori che solo quel giorno si convertissero, possono partecipare alle grazie che Gesù ha preparato per la festa;

- Gesù vuole in quel giorno regalare agli uomini non solo le grazie salvificanti, ma anche benefici terreni - sia alle singole persone sia ad intere comunità;- tutte le grazie e benefici sono in quel giorno accessibili per tutti, a patto che siano chieste con grande fiducia (R., p. 25-26).Questa grande ricchezza di grazie e benefici non è stata da Cristo legata ad alcuna altra forma di devozione alla Divina Misericordia.


Numerosi sono stati gli sforzi di don M. Sopocko affinché‚ questa festa fosse istituita nella Chiesa. Egli non ne ha vissuto però l'introduzione. Dieci anni dopo la sua morte, il card. Franciszek Macharski con la Lettera Pastorale per la Quaresima (1985) ha introdotto la festa nella diocesi di Cracovia e seguendo il suo esempio, negli anni successivi, lo hanno fatto i vescovi di altre diocesi in Polonia.

Il culto della Divina Misericordia nella prima domenica dopo Pasqua nel santuario di Cracovia - Lagiewniki era già presente nel 1944. La partecipazione alle funzioni era così numerosa che la Congregazione ha ottenuto l'indulgenza plenaria, concessa nel 1951 per sette anni dal card. Adam Sapieha. Dalle pagine del Diario sappiamo che suor Faustina fu la prima a celebrare individualmente questa festa, con il permesso del confessore.