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mercoledì, novembre 03, 2010

“Turismo sociale e beni culturali: nuove linee per la Campania.”

Turismo sociale e beni culturali: mercoledì incontro con Giuseppe De Mita presso le Acli di Napoli

Napoli, 1 novembre 2010 - Mercoledì 3 novembre alle 11 il vicepresidente della Regione Campania Giuseppe De Mita farà visita alla sede provinciale delle Acli in via del Fiumicello 7, in occasione del seminario “Turismo sociale e beni culturali: nuove linee per la Campania.”

Presiederà l'incontro Pasquale Orlando, presidente delle Acli napoletane. Interverrà Pino Vitale, presidente nazionale del CTA, e parteciperanno Paolo Pantani e Bruno Esposito di Acli Beni Culturali insieme ai dirigenti delle ACLI e del CTA dell'area metropolitana. I lavori saranno conclusi dall’onorevole De Mita.

“Vogliamo proporre il turismo sociale nell'agenda della Regione Campania - afferma il presidente Pasquale Orlando - a partire dalla legislazione quadro sul turismo individuando percorsi di partecipazione degli enti turistici e culturali a forte carattere associativo. La nostra capacità di organizzare la domanda turistica anche nella strategia di destagionalizzazione può essere una chiave di rilancio del settore, nel contempo da tempo abbiamo proposte nel campo dei beni culturali in una fase in cui la discussione sulla gestione dei grandi siti non può oscillare solo tra pubblico e privato ma tener conto del sociale organizzato.”

domenica, maggio 16, 2010

La nuova Giunta Regionale della Campania. News e commenti dalla stampa di oggi


Il presidente della Campania, Stefano Caldoro, ha composto la nuova giunta regionale. La vicepresidenza e’ andata a Giuseppe De Mita, nipote di Ciriaco, vicepresidente della Provincia di Avellino, a cui va anche la delega a Turismo e Beni culturali. Tra gli assessori, due consiglieri regionali, un parlamentare, molti docenti universitari e due sindaci. In particolare, Ernesto Sica, sindaco di Pontecagnano Faiano, ha la delega all’Avvocatura; Pasquale Sommese, consigliere regionale, al Personale; Ermanno Russo, consigliere regionale, all’Assistenza sociale e al Demanio; Marcello Taglialatela, parlamentare, all’Urbanistica e territorio; Edoardo Cosenza, preside della facolta’ di Ingegneria dell’ateneo ‘Federico II’, ai Lavori pubblici; Sergio Vetrella, docente nello stesso ateneo, Trasporti e Attivita’ produttive; Guido Trombetti, rettore sempre della ‘Federico II’, ha la delega all’Universita’ e ricerca; Anna Caterina Miraglia, docente a Salerno, all’Istruzione; Severino Natti, docente in Calabria e gia’ assessore alla Provincia di Napoli, al Lavoro; Giovanni Romano, docente universitario e assessore alla Provincia di Salerno, nonche’ sindaco di Mercato San Severino, all’Ambiente; il generale della Guardia di Finanza Gaetano Giancane, comandante regionale del Corpo in Calabria, al Bilancio. Caldoro mantiene ad interim la delega all’Agricoltura ed e’ commissario ad acta della sanita’ campana. (AGI)

di Gimmo Cuomo da il Corriere del Mezzogiorno)

Una giornata sotto assedio. Stefano Caldoro ha lavorato per l’intero sabato alla definizione della squadra che lo affiancherà nel governo della Regione Campania. E solo a tarda sera, quando ormai sembrava tramontata ogni speranza, il colpo di scena. Alle 23,10 Caldoro ha diffuso una nota col nuovo esecutivo, composto da dodici assessori. Il governatore ha, però mantenuto ad interim la delega pesante all’Agricoltura. Una sola donna, un superassessore, le competenze dell’urbanistica sdoppiate.

Vicepresidente della giunta, con delega al Turismo e ai Beni culturali, Giuseppe De Mita, il nipote del leader Udc Ciriaco. E quindi il consigliere regionale, sempre dell’Udc, Pasquale Sommese (Personale), il suo collega del Pdl Ermanno Russo (Assistenza sociale, demanio e patrimonio), il sindaco di Pontecagnano Ernesto Sica (Avvocatura), il deputato Marcello Taglialatela (Urbanistica e territorio), il preside della facoltà di Ingegneria della Federico II Edoardo Cosenza (Urbanistica e Lavori pubblici). Ed ecco il superassessore, il senatore Sergio Vetrella (Trasporti e Attività produttive). Ancora: la giurista Anna Caterina Miraglia (Istruzione), l’avvocato Severino Nappi (Lavoro) in quota Udeur, il rettore dell’Università di Napoli Guido Trombetti (Università e ricerca), il sindaco di Mercato San Severino Giovanni Romano (Ambiente), il generale della Guardia di finanza Gaetano Giancane (Bilancio), gradito al ministro dell’Economia Giulio Tremonti.

La giornata è stata lunghissima. Ore e ore trascorse a cercare una quadratura del cerchio accettabile, mentre l’insofferenza e i maldipancia prendevano la forma di lanci d’agenzia: precisi ammonimenti per il governatore del Pdl, ai quali si aggiungevano voci incontrollabili. Come quella sul veto espresso da Silvio Berlusconi in persona su Giuseppe De Mita, il nipote dell’ex segretario della Dc Ciriaco, destinato, come confermato anche dal suo partito, l’Udc, ad accomodarsi alla vicepresidenza e, comunque, nella giunta. Un paletto in grado di mettere in crisi il rapporto del governatore col partito di Pier Ferdinando Casini e di rendere l’esecutivo in costruzione fragile non meno di un castello di carte. Ancora boatos. La ministra Mara Carfagna, recordwoman delle preferenze in Campania che il centrodestra considera il valore aggiunto in Consiglio regionale, avrebbe minacciato di lasciare l’assemblea molto prima di essere costretta a farlo a causa dell’incompatibilità dei ruoli. Il motivo? Sempre il caso De Mita, aggravato dalla ormai quasi certa concessione di un assessorato all’Udeur. Secondo il ragionamento attribuito alla ministra, la nuova giunta, a causa dello spazio concesso a DeMita e a Mastella, rischierebbe di apparire già vecchia, soprattutto, troppo simile a quella di centrosinistra di bassoliniana memoria. Alla prova dei fatti solo voci, diffuse magari per tenere sotto pressione Caldoro. I maldipancia del Pdl di Benevento, Avellino e Caserta ha invece assunto la forma compiuta dei comunicati stampa affidati alle agenzie. Sfumata nei toni, ma inequivocabile nella sostanza, la dichiarazione della deputata e coordinatirice provinciale del Pdl di Benevento Nunzia De Girolamo che ha rivendicato spazio per la sua provincia. Al coordinatore regionale Nicola Cosentino e a Caldoro ha chiesto «di non varare una giunta che risponda soltanto alle esigenze dell’area metropolitana, ma di considerare le zone interne e, in particolare, il Sannio che non ha un assessore dai tempi del presidente Rastrelli». De Girolamo ha aggiunto: «Con Bassolino siamo stati sempre mortificati, spero soltanto che Caldoro cambi musica ed il Sannio torni ad essere protagonista di una regione che spesso sentiamo sempre più matrigna». Alle parole della coordinatrice del Sannio hanno fatto eco quelle dei consiglieri provinciali del Pdl di Avellino, legati al presidente Cosimo Sibilia, che hanno minacciato addirittura di uscire dal partito. «È essenziale ed irrinunciabile per il Pdl irpino — hanno scritto in una nota — essere rappresentato in giunta regionale, soprattutto, per consolidare, all’insegna del buon governo, l’esperienza del centrodestra alla Provincia di Avellino e in tanti comuni irpini». E per dare maggior forza alla propria richiesta i firmatari della nota hanno anche annunciato di aver «presentato le dimissioni dal partito nelle mani del presidente della Provincia invitandolo a rappresentare ai vertici la determinata posizione politica espressa». E anche da Caserta si sono levate proteste ufficiali contro una bozza di giunta che non prevedeva la presenza di un rappresentante di Terra di Lavoro. «Il Pdl casertano — ha ammonito il coordinatore provinciale vicario Gennaro Coronella— rivendica una presenza nella giunta regionale che sia espressione chiara di un territorio penalizzato in tanti anni dalle scellerate scelte del governo di centrosinistra. Non va inoltre trascurata la circostanza che la nostra provincia ha già pagato un prezzo altissimo per favorire l’alleanza con l’Udc e favorire l’elezione di Caldoro». I problemi non sono stati posti soltanto dal Pdl. Ma anche dal dirigente nazionale del Mpa Salvatore Ronghi. «Non vorrei ritrovarmi — ha ironizzato quest’ultimo — all’opposizione per i troppi ex bassoliniani e tecnici presenti nella giunta Caldoro. Spero che il presidente, pur essendo un ex socialista, si renda conto di aver vinto col centrodestra».

http://www.notiziarioitaliano.it/italia/politica/41276/campania-nuova-giunta-linea-politica-tecnica-rappresentate-solo-napoli-e-salerno.html

Campania nuova giunta. Linea politica tecnica. Rappresentate solo Napoli e Salerno
Campania nuova giunta. Linea politica tecnica. Rappresentate solo Napoli e Salerno
La Regione Campania ha il suo nuovo esecutivo. Il presidente Caldoro ha firmato in tarda serata i decreti con i quali ha assegnato le deleghe. Accordo raggiunto. Sono due i consiglieri che entrano a far parte della nuova squadra che dovrà guidare la Regione seguendo la "politica del fare" alla quale auspica lo stesso neopresidente. E' stata annunciata attraverso una nota stampa, alle 23:40 di un sabato sera, tre giorni dopo il primo Consiglio. Una settimana prima della scadenza naturale per poterla costituire. Un governo che sembra essere targato Cosentino-Alemanno.
Due i nomi per l'UDC, innanzitutto il vicepresidente, l’avv. Giuseppe De Mita, nipote del ex presidente Ciriaco, vicepresidente anche della Provincia di Avellino.A lui vanno Turismo e Beni Culturali. E' nato a Nusco (AV) il 26/10/1959, Laureato in Giurisprudenza all’Università Cattolica di Milano
Gli Assessori, si legge nel comunicato, sono:
on. Pasquale Sommese, con delega al Personale, nato a Cimitile (NA) il 4/7/1956, Consigliere Regionale;
dott. Ernesto Sica, Avvocatura, nato a Salerno il 27/8/1971, Laureato in Scienze Politiche, Assessore ai Trasporti della Provincia di Salerno, Sindaco di Pontecagnano Faiano (SA);
on. Ermanno Russo, Assistenza Sociale - Demanio e Patrimonio,nato a Marigliano (NA) il 4/10/1956, Consigliere Regionale;
on. Marcello Tagliatela, Urbanistica e Territorio, nato a Napoli il 29/11/1955, Laureato in giurisprudenza, Parlamentare;
prof. Ing. Edoardo Cosenza, Lavori Pubblici – Protezione Civile, nato a Napoli il 3/5/1958, Preside della Facoltà di Ingegneria dell’Università Federico II di Napoli;
sen. prof. ing.Sergio Vetrella, Trasporti e Attività produttive, nato a Napoli il 6/9/1947, Professore ordinario di Impianti Aerospaziali presso l’Università Federico II di Napoli;
prof.ssa Anna Caterina Miraglia, Istruzione, nata a Sapri (SA) il 26/7/1957, docente di diritto privato ed economico presso l’Università di Salerno;
prof. Severino Nappi, Lavoro, nato a Napoli il 15/4/1965, Professore ordinario di diritto del lavoro presso l’Università della Calabria, Assessore Risorse Umane alla Provincia di Napoli;
prof. Guido Trombetti , Università e Ricerca, nato a Napoli il 4/4/1949, Rettore dell’Università Federico II di Napoli;
dott. Giovanni Romano, Ambiente, nato a Mercato San Severino (SA) il 25/8/1962, Laureato in scienze politiche, docente di scienze della formazione presso l’Università di Salerno, Assessore Provincia di Salerno, Sindaco di Mercato San Severino (SA) ;
dott. Gaetano Giancane, Bilancio, nato il 10/10/1947 a Melendugno (LE), Generale della Guardia di Finanza, Comandante regionale Calabria. Quest'ultimo entra in Giunta su indicazione diretta del ministro all'economia Giulio Tremonti.

Il Presidente Caldoro mantiene ad interim la delega sull’agricoltura e, ricordiamo, è Commissario ad acta della sanità campana.
E' passata dunque la linea politico-tecnica.
Questi dunque i nuovi inquilini di Palazzo Santa Lucia. In sintesi e andando per "qualifiche" si tratta di due consiglieri regionali, un parlamentare, cinque docenti universitari, il rettore della Federico II, due sindaci. Solo una donna è stata inserita.
Caldoro non accontenta con l'ingresso di De Mita gli avellinesi che avevano minacciato la fuoriuscita dal partito, se non ci fosse stato un rappresentante PDL di Avellino. De Mita pur essendo di Nusco è in quota UDC. Accontenta solo in parte poi, perchè due consiglieri restano tali, pur ricoprendo il nuovo ruolo, pur avendo dimostrato, i membri avellinesi del PDL rigetto verso il doppio incarico. Restano senza assessori di rappresentanza anche Caserta e Benevento. Salerno fa il pienone.
Una giunta che sembra non avere una logica politica in quanto non è espressione completa delle istanze del territorio. Sembra vincere la linea De Mita collegata all'asse Cosentino-Taglialatela, quest'ultimo nominato assessore all'Urbanistica.
Un ramo che potrebbe garantirgli i giusti frutti, la giusta visibilità per rincorrere la sua velleità: quella di essere il prescelto candidato sindaco della città di Napoli nel 2011. La giunta dei sogni è fatta. Sarà un Caldoro-ne o un Calderone? Il cognome del Presidente ben si presta al gioco. Si spera possa smentirsi nei fatti.
Chissà se si tratta di esaudire quelli dei campani, o quelli della carriera politica di ciascuno dei nominati
16/05/10 07:32
Elisabetta Froncillo

COMMENTI

giovedì, marzo 27, 2008

Sondaggio Swg: Campania al Pdl (+8 sul Pd) E De Mita non sarà rieletto in Parlamento

Sondaggio Swg: Campania al Pdl (+8 sul Pd)
E De Mita non sarà rieletto in Parlamento
«Un errore quello di De Mita di candidarsi nell'Udc. Mentre il governatore Bassolino avrebbe dovuto lasciare»: così gli intervistati
dal Corriere del Mezzogiorno
NAPOLI — Ciriaco De Mita ha sbagliato a candidarsi nell'Udc (e non verrà eletto visto che il suo partito non supererà lo sbarramento dell'8 per cento al Senato) non tanto perché «è da troppi anni in politica ed è ora che si ritiri», ma, soprattutto, perché «non si passa da un partito all'altro solo perché non si viene candidati». Questo pensa la maggioranza dei cittadini campani intervistati dalla Swg per conto del Corriere del Mezzogiorno. Il sondaggio (guarda tutte le schede) effettuato con i metodi Cati e Cawi dal 20 al 25 marzo scorsi su un campione di 800 persone maggiorenni residenti nelle cinque province della regione, fotografa gli umori e le intenzioni della platea elettorale a circa venti giorni dall'appuntamento elettorale del 13 e 14 aprile.
Otto punti - Il test principale ha riguardato naturalmente le intenzioni di voto. Secondo la società di sondaggi, alla Camera (il dato accorpa le due circoscrizioni di Campania 1 e Campania 2) si registra il vantaggio di 8 punti percentuali (45,5 a 37,5) del Pdl (con il Movimento per l'autonomia di Lombardo) sul Pd (con l'Italia dei Valori di Di Pietro). La sinistra l'Arcobaleno arriverebbe al 7 per cento, mentre l'Udc al 5,5. La Destra di Storace si fermerebbe al 2,5 per cento. Meno netto il divario al Senato tra i due contendenti principali. Nella corsa per Palazzo Madama il Pdl (sempre con il Mpa) sarebbe avanti al Pd (con l'Idv) di 6,5 punti. Secondo le intenzioni di voto raccolte dai sondaggisti in Campania non supererebbero lo sbarramento né la Sinistra l'Arcobaleno (6,5 per cento), né, come già ricordato a proposito di De Mita, l'Udc (5,5 per cento). Per raffrontare i «pronostici» della Swg con i dati delle politiche del 2006, si devono tenere presenti alcuni distinguo. Due anni fa, innanzitutto, non esistevano nè il Partito democratico, nè il Popolo delle libertà. Alla Camera l'Ulivo, creato attraverso la convergenza in un'unica lista di Margherita e Ds, prese nella circoscrizione napoletana il 29,35 per cento dei consensi. A questa percentuale va aggiunta quella dell'Idv (2,96) per un totale del 32,31 per cento. Un dato, comunque inferiore allo score medio attribuito dal sondaggio alla coalizione Pd-Idv guidata da Walter Veltroni. In realtà, per rendere i dati ancora più omogenei andrebbe anche considerata l'attuale presenza nelle liste del Pd di esponenti del Partito radicale che nel 2006 era invece alleato dello Sdi nel progetto della Rosa nel pugno. Passando all'altro versante, anche in questo caso il Pdl nato dalla fusione dei di Foza Italia e di Alleanza nazionale raccoglierebbe più voti di quanti ne conquistarono separatamente nel 2006 i due azionisti principali. Sempre alla Camera il cartello Pdl-Mpa è accreditato del 45 per cento, mentre nel 2006 a Napoli e provincia FI ottenne il 27,23 dei voti, An il 12,32. Anche sommando a queste percentuali anche quelle del Nuovo Psi (1,48 per cento) e della lista di Alessandra Mussolini (0,49) si arriva ad un dato complessivo del 41,52 per cento. Difficile, invece, calcolare l'attuale apporto dei candidati diniani, passati dal centrosinistra al Pdl. Da sottolineare anche l'alto numero di indecisi (la percentuale media è intorno al 25 per cento) che i sondaggisti interpretano sia come indecisione vera e propria sia come effetto della disinformazione. Molto alta anche la quota di astensionismo «ad oggi dichiaratamente superiore al 30 per cento. Secondo gli esperti sarà proprio l'entità del non voto ad influire in maniera determinante sull'esito della competizione in Campania.
Le capoliste - Tra gli altri quesiti posti agli intervistati, quello sulle capolista di Campania 2, cioè Pina Picierno per il Pd e Mara Carfagna per il Pdl. Ebbene, entrambe vengono percepite da una significativa maggioranza degli intervistati come il frutto di «una scelta demagogica» e, comunque, non vengono percepite come «novità». E i voti dell'Udeur, che tanto per rendere l'idea, due anni fa al Senato prese il 5,2 per cento? Il sondaggio evidenzia che si disperderanno «fra i vari partiti». Come era prevedibile, molti cittadini interpellati sono convinti che la crisi dei rifiuti finirà inevitabilemte per danneggiare il centrosinistra. Forse è proprio per questo che il 57 per cento degli interpellati ha considerato la scelta di Bassolino di non dimettersi prima delle elezioni «sbagliata perché il governatore avrebbe dovuto assumersi la responsabilità dell'emergenza rifiuti».
Gimmo Cuomo

Guarda il sondaggio

giovedì, dicembre 13, 2007

Campania, De Mita: «Nicolais può fare il governatore»

ALDO BALESTRA Un fermo invito a risolvere il «duello» a sinistra nel Partito Democratico, con un monito a Nicolais, ma anche a Bassolino. Critiche a chi si ostina, nel centrosinistra, ad alimentare conflitti sul potere. Di questo, e non solo, parla da Roma Ciriaco De Mita. Onorevole De Mita, possibile che nel Pd in Campania non ci sia stata pace prima, durante e dopo? «Credo che un giudizio così netto non faccia riferimento alla realtà, sia nella nostra regione che nel Paese. Certo, qui soffriamo le conseguenze di un avvio sbagliato, con la divisione tra coloro che s’improvvisarono innovatori e coloro che venivano accusati di conservatorismo. Sembrò, e fu, più lo scontro aspro per la conquista del potere che per costruire una nuova condizione politica per uscire dalle difficoltà. Ora l’aspetto negativo va superato, organizzando rappresentanza che tenga conto di bisogni e umori, offrendo sia risposte che speranze. Siamo in tempo». Nel Pd la polemica a sinistra Nicolais-Bassolino tiene banco. Risponde alla domanda della strada su «chi ha ragione e chi ha torto»? «Rispondo dicendo che non si risolve con la ragione e con il torto. Ho detto, e ripeto qui ed ora che - per quel che ho capito - Nicolais non è riuscito a coniugare la spinta dei suoi e la consapevolezza che i processi vanno poi gestiti con responsabilità. Oggi vorrei osservare che se fosse vero - ma non credo sia stato così - che l’impegno di Nicolais fosse funzionale a costruire l’unità intorno ad una soluzione per il provinciale di Napoli, non mi pare che il risultato sia stato poi questo. Diciamolo con franchezza, la soluzione adottata è dentro lo schema vecchio-nuovo, conservatori-innovatori che ha già avvelenato le Primarie. Sull’episodio chi ha sbagliato è Nicolais. Lui lo sa. E non credo possa contraddire». Allora ha ragione Bassolino che ha accusato Nicolais di voler «destabilizzare»? «Bassolino ha ragione ma debbo dire, con altrettanta franchezza, che il fatto è dentro una logica ormai da superare, spero che questo sia l’ultimo episodio di una strategia sbagliata. C’è bisogno da parte di tutti, e dunque anche di Bassolino, che vengano superate ragioni strumentali della distinzione e che ognuno recuperi con umiltà la disponibilità a concorrere ad un disegno comune. Il partito non può essere costruito da una parte contro l’altra». Crede che il ministro Nicolais sia diventato un anti-Bassolino e magari accarezzi il sogno di un futuro da governatore? «I ruoli vengono assegnati dalle circostanze e non sono mai legati ai tuoi programmi. Il modo migliore per ottenere un ruolo è lavorare a risolvere i problemi e costruire condizioni di equilibrio politico. Io, ad esempio, credo di aver fatto tutto tranne una cosa che volevo fare, il capogruppo alla Camera. Se Nicolais, che è personalità notevole, ha intelligenza e capacità e svolge un ruolo politico, ha un’ambizione, i presupposti ci sono. I fatti diranno poi se le condizioni per porsi alla guida di qualcosa si realizzeranno». Quanto le tensioni danneggiano Pd e centrosinistra in Campania? «Ho provato a spiegare, ma inutilmente perchè la lettura degli eventi è per schemi e convenienze, che era ed è necessario avviare una discussione sulla struttura del potere regionale. E m’aspetto ancora che s’apra un confronto sereno, franco, anche molto duro a patto che le questioni - dalla sanità ai rifiuti - vengano sollevate per cercare soluzioni e non come occasioni di scontro. Perchè la politica non è un tribunale. Mi rendo conto dell’obiezione di chi ingenuamente sosteneva e sostiene che io dovessi e debba andare fino alla rottura, ignorando che la scelta di questa logica avrebbe comportato e comporterebbe crisi del centrosinistra. A chi enfatizzava le difficoltà come errori di una parte avevo osservato che una motivazione di tal tipo era funzionale non a correggere gli errori ma solo ad alimentare le accuse del centrodestra. E, in polemica con il sindaco De Luca, dissi che se queste considerazioni le aveva capite la forzista Carfagna non riuscivo a capire perchè non le comprendesse lui. Vedo che quella previsione, oggi, è ancora valida». Perchè? «Perchè questa ”Giovanna D’Arco in sedicesimo” gira la Campania annunciando il nuovo verbo, candidandosi come leader innovativo e non rendendosi conto che così facendo appanna un po’ la simpatia per l’immagine, non facendo emergere capacità politiche serie. La Carfagna ha usato termini volgari, parlando di me come ”il compare di Bassolino”: evidentemente, quando si misura con l’analisi politica, il massimo che produce è l’allusione. Con qualche caduta nella volgarità, che probabilmente riflette il suo mondo, non quello che è chiamato ad osservare».

mercoledì, settembre 26, 2007

Pd, il pasticcio delle primarie De Mita escluso ad Avellino

Quote rosa non rispettate. Interviene Roma De Mita ad Avellino. Andria a Salerno. Tutti i nomi del ministro Nicolais ad Avellino, Salerno, Caserta e Benevento. Le loro candidature non sono conformi alle norme delle primarie del Pd. Così è per l´Ufficio tecnico amministrativo regionale (Utar) che giudica inammissibili le liste "Campania democratica" e "Ambiente, innovazione e lavoro", a sostegno di Veltroni e di Iannuzzi. Fuori dunque per ora dai 22 collegi della circoscrizione Campania 2. Le prossime 48 ore saranno dedicate ai ricorsi, con Roma che segue da vicino la vicenda sin dall´attimo della sua esplosione.
Uno sconquasso figlio di un pasticcio. Non è stato rispettato il criterio di alternanza di genere dei capolista fissato dall´articolo 7 comma 1 del regolamento. Così, all´esame di ammissibilità dell´Utar, le due liste cadono. "Campania democratica" ha 13 uomini capolista e 9 donne; "Ambiente, innovazione e lavoro" ha 10 uomini e 7 donne nei 17 collegi in cui si candida. C´è dell´altro. Secondo le liste così come sono state diffuse, nei 25 collegi di Napoli (Campania 1) Nicolais avrebbe 15 uomini e 10 donne. Rischia pure lì? Il lavoro dell´Utar non è finito.
Tensione e nervosismo, ecco la sede di via Santa Brigida alle 4 del pomeriggio. Per congelare le liste, si va al voto. L´Utar è presieduto da Nicola Tremante, esponente della Margherita, uomo di fiducia di De Mita. Ma intorno al tavolo finisce per scoprirsi in minoranza. Si vota, e la decisione passa a maggioranza. La stessa nota ufficiale diventa un piccolo caso. La versione delle 48 ore di tempo chieste all´Utar dai rappresentanti di lista (e negate) per sistemare ogni cosa, non viene condivisa da tutti. Tant´è che la nota resta senza firma. Le 48 ore esistono di sicuro per presentare ricorso. Il regolamento prevede che i candidati firmino pure una dichiarazione su un modulo con cui accettano l´ordine in lista che gli viene attribuito. Ora i numeri 1 devono accettare di diventare 2, i 3 di diventare 4, eccetera. I disguidi più grossi sono nella provincia di Caserta. Avanti coi ricorsi. Le liste escluse si rivolgeranno al collegio regionale dei garanti, cinque nomi coi quali già fecero polemica l´area Letta e l´area Bindi al momento della nomina, nell´agosto scorso, giudicandoli troppo vicini a Veltroni: si tratta di Teresa Granato, Paolo Persico, Angela Principe, Pasquale Stanzione e Armando Calogero.
Resta la leggerezza, spiegata con la grande tensione degli ultimi minuti dell´ultimo giorno utile per consegnare le candidature. Minuti in cui a Santa Brigida non si smette di cambiare idea su nomi e posizioni, tanto che i rappresentanti della lista "A sinistra per Veltroni" fanno mettere a verbale una loro dichiarazione con cui registrano la presenza di persone nelle stanze della Margherita a compilare elenchi dopo l´una di notte. A termini scaduti. Sono momenti, quelli, in cui si consumano esclusioni illustri. Quella di Costantino Boffa, il deputato di Benevento già capo di gabinetto di Bassolino, che non va allo scontro con Nardone. Quella di Ennio Cascetta, l´assessore regionale che aveva preso la tessera ds per entrare nel Pd. Quella del vicesindaco Tino Santangelo. Quella dell´ex segretario provinciale della Quercia, Diego Belliazzi. Quella di Samuele Ciambriello, uno dei nomi che alla vigilia Veltroni aveva caldeggiato di persona. Ancora ieri Mimmo Lucà, coordinatore dei cristiano sociali in Campania, ha scritto al sindaco di Roma: «L´esclusione è avvenuta nel più classico dei modi, tipico di un´altra stagione della politica, pochi minuti prima della presentazione delle liste. Nessuno pubblicamente si è assunto la responsabilità di questa scelta, nessuno ha ritenuto di doverla almeno comunicare al diretto interessato».
Angelo Carotenuto da Repubblica

giovedì, maggio 31, 2007

Avellino: ‘Populorum progressio’: 40anni dopo… al Palazzo Vescovile

Avellino – “Populorum progressio: quarant’anni dopo”. Questo l’argomento al centro del convegno che si svolgerà oggi pomeriggio presso il Palazzo Vescovile di Avellino. I lavori, che saranno moderati da Rosanna Repole, della direzione nazionale delle Acli, inizieranno alle ore 18.00. Presente il Vescovo di Avellino, Monsignor Francesco Marino. Relatori: il presidente delle Acli provinciali, Gerardo Salvatore, il coordinatore provinciale di Dl – La Margherita, Giuseppe De Mita, e il docente universitario Giuliano Minichiello. Le conclusioni saranno affidate a Luca Jahier, del dipartimento internazionale delle Acli.