A partire dall'esperienza associativa vissuta nelle ACLI e da quella amministrativa a Napoli e Castellammare di Stabia utilizzo questo spazio per affrontare i temi del dialogo tra le generazioni, del lavoro, della formazione, del welfare, della partecipazione e della loro necessaria innovazione.
giovedì, settembre 02, 2010
martedì, aprile 13, 2010
Al via la campagna 'Cta for Africa'. La presentazione in Campidoglio.

L'obiettivo del Centro turistico Acli è finanziare l'acquisto di un fuoristrada per una scuola professionale del Mozambico
E' stata presentata oggi martedì 13 marzo in Campidoglio la campagna 'Cta for Africa,, promossa dal Centro Turistico Acli e mirata all’acquisto di un fuoristrada per la scuola professionale Estrela do Mare ad Inasshoro in Mozambico.
All’appuntamento in Campidoglio, preceduto dalla presentazione dei fuoristrada che gireranno venti città italiane per sensibilizzare la popolazione sulla campagna 'Cta for Africa', sono intervenuti con il Presidente Nazionale del Cta Pino Vitale, l’assessore comunale romano Davide Bordoni, il presidente nazionale del patronato Acli Michele Rizzi, l’onorevole Luigi Bobba già presidente delle Acli e vice presidente della commissione lavoro della Camera.
Importante il contributo dell’Ambasciatore del Mozambico in Italia Carla Luis Mucavi che ha ringraziato le Acli per il suo impegno nel difficile territorio di Inasshoro illustrato in sala da Michele Lepora di Ipsia con un toccante video. Il tour italiano dei fuoristrada è stato illustrato dal vice presidente nazionale del Cta Matteo Altavilla.
“Il Cta vuole proporre un’azione concreta", ha dichiarato il presidente Vitale, "realizzare educazione allo sviluppo del sud del mondo e sperimentare turismo responsabile e sostenibile”.
L’incontro moderato da Pasquale Orlando, responsabile delle Acli del Sud e direttore di Risorsa Mezzogiorno è stato concluso dal presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero che ha inquadrato la lodevole iniziativa del Cta nel contesto delle scelte associative di partecipazione e solidarietà delle Acli.
Ora tour in venti città italiane da Catania a Milano, da Ascoli a porto Torres, da Napoli a Brescia, passando per altri venti luoghi in cui il CTA parlerà con la popolazione dell’Africa e della sua voglia di partecipare e crescere.
domenica, gennaio 24, 2010
Il lavoro dell’obbligo
Non si contrasta la dispersione scolastica mandando i quindicenni a lavorare. L’assolvimento dell’obbligo di istruzione in apprendistato – approvata l’altro giorno con un emendamento in commissione lavoro della camera – è una risposta sbagliata, poco meditata e affrettata a un problema vero.
lunedì, novembre 30, 2009
ASSEGNI FAMILIARI. ON. LUIGI BOBBA: “INCREDIBILE RISPOSTA DAL GOVERNO. MA DOVE VIVONO I NOSTRI GOVERNANTI?
Il vicepresidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati, On. Luigi BOBBA, partendo dal fatto che c’è un numero sempre più rilevante di persone senza lavoro con redditi ridotti perché in cassa integrazione o in stato di disoccupazione, nelle scorse settimane aveva presentato un’Interrogazione chiedendo al Governo se non fosse necessario rivedere il sistema di aggiornamento del valore degli assegni familiari. Spiega l’On. Luigi BOBBA: “Gli assegni familiari sono graduati in funzione del reddito familiare (più alti per redditi bassi, più bassi o nulli per i redditi medio-alti), oltrechè per il numero dei figli. Ebbene, se un lavoratore ha perso, ad esempio, il lavoro nel gennaio 2009 e quindi il suo reddito si è ridotto o azzerato per l’anno in corso, il riadeguamento del valore degli assegni familiari spettanti avverrà solamente a fine luglio 2010, cioè un anno e mezzo dopo. Ma nel frattempo i figli debbono continuare a mangiare, vestirsi, studiare...”. “Dalla risposta del Governo in Commissione (burocratica e priva di indicazioni positive) - aggiunge l’On. Luigi BOBBA - sembrerebbe che ‘va tutto bene, madama la marchesa’. Allora lo dica a quei 2 milioni di famiglie con figli dove si è registrata una significativa riduzione o un azzeramento del reddito a causa della perdita del lavoro! Eppure il fondo per gli assegni familiari è ampiamente attivo e solo poco più del 60% delle risorse versate dai lavoratori e dalle imprese, viene effettivamente impiegato per erogare assegni ai nuclei familiari. Insomma, non solo abbiamo gli assegni familiari più bassi d’Europa, non solo il loro valore monetario è fermo al 2007, ma neppure si vuole rivedere il sistema di calcolo in rapporto al reddito per venire incontro alle famiglie colpite dalla perdita del lavoro. Altro che centralità della famiglia, siamo alla sua cancellazione dall’agenda politica del Governo”. On. Luigi BOBBA Vice Presidente Commissione Lavoro Camera dei Deputati |
domenica, novembre 29, 2009
I PIÙ BASSI ASSEGNI FAMILIARI D’EUROPA
Se uno rimane senza lavoro continua a prendere gli stessi assegni familiari di prima, oppure ha diritto a un aumento? La domanda è stata posta al Governo dal deputato del Pd, Luigi Bobba, ex presidente delle Acli e uno dei politici più attenti alle politiche familiari. E il Governo ha risposto, stupito, che non vede il problema. Invece la questione esiste, eccome. Spiega Bobba: «Se un lavoratore, con figli a carico, va in Cassa integrazione all’inizio del 2010 deve aspettare il mese di giugno del 2011 per vedersi ricalcolato il reddito e quindi l’importo per gli assegni familiari. Ma nel frattempo come campa? Così ho chiesto spiegazioni». Nella sua interrogazione parlamentare, Bobba ha messo in rilievo altri problemi che collocano l’Italia in fondo alla fila, in Europa, per le politiche di sostegno alle famiglie: gli assegni familiari sono i più bassi del continente, i lavoratori autonomi sono discriminati perché esclusi dal sistema degli assegni, le revisioni periodiche dell’importo non tengono il passo dell’inflazione reale e, appunto, occorre un anno per aggiornarli. Il Governo ha risposto in modo esemplarmente burocratico rilevando che il sistema di aggiornamento è «non pregiudizievole per i nuclei beneficiari della prestazione in argomento». Bobba ha replicato dichiarandosi del tutto insoddisfatto a nome di centinaia di migliaia di famiglie, che scontano l’attuale crisi economica. Oltretutto ritiene offensivo che il Governo nella sua risposta citi la "Carta acquisti" per le famiglie come modo per venire incontro alle loro difficoltà. La Carta, infatti, è prevista soltanto per 600 mila beneficiari. |
venerdì, ottobre 09, 2009
AGENZIA DELLE ENTRATE E NON PROFIT.
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venerdì, settembre 18, 2009
LA RABBIA ED IL CORAGGIO I laici cattolici e la democrazia in Italia.

SEMINARIO LA RABBIA ED IL CORAGGIO
I laici cattolici e la democrazia in Italia.
Roma, 24/25 settembre 2009
giovedì, settembre 17, 2009
TERZO SETTORE: BOBBA, NO A CONTROLLI FISCALI VESSATORI E INDISCRIMINATI
martedì, settembre 15, 2009
SEMINARIO LA RABBIA ED IL CORAGGIO I laici cattolici e la democrazia in Italia.
venerdì, luglio 24, 2009
"CARO BRUNETTA, IL NOSTRO WELFARE FA ACQUA DA TUTTE LE PARTI"
In un articolo apparso nei giorni scorsi sul quotidiano Europa il ministro Renato Brunetta (“Un welfare da fare invidia”) presenta una fotografia precisa della composizione degli occupati e dell’organizzazione del sistema di protezione sociale del lavoro. Nel testo si indugia con dovizia di percentuali sull’articolazione della forza lavoro per poi passare a spiegare il funzionamento dei diversi ammortizzatori sociali, senza però far menzione della concreta e non ideale o presunta capacità del sistema di welfare di far fronte all’urto di una crisi economica della quale ancora non si conoscono bene le proporzioni. Quanto il sistema di protezione è adeguato alla congiuntura economica attuale? A fronte di quella che sembra essere la più grande crisi occupazionale degli ultimi trent’anni, il governo con il pacchetto anti-crisi ha destinato la somma di 600 milioni di euro per i cosiddetti ammortizzatori sociali in deroga, ovvero le misure di sostegno per i lavoratori che operano al di fuori della grande impresa. Facendo le debite proporzioni i 600 milioni stanziati potrebbero coprire una crisi occupazionale che oscilla tra le 40mila e le 60mila unità. Prendendo in considerazione gli scenari occupazionali tratteggiati dal centro studi Confindustria, in cui si prevede nel 2009 una perdita complessiva di circa 600mila posti di lavoro, è facile prevedere che le azioni poste in essere dal governo siano del tutto insufficienti.
Insomma, i primi interventi del governo sul fronte della tutela dell’occupazione confermano alcuni dei problemi del sistema italiano: a sopportare il costo sociale ed economico della disoccupazione saranno sia i lavoratori a tempo determinato e indeterminato che prestano il loro servizio presso aziende non beneficiarie del trattamento di integrazione salariale sia gli artigiani, gli apprendisti, i cosiddetti liberi professionisti che lavorano per un solo committente e gli iscritti alla gestione separata, per gran parte dei quali non è prevista nessuna copertura o al massimo un mini indennizzo praticamente inutile.
Inoltre, ad aggravare la situazione già di per sé tutt’altro che rosea, nel decreto che autorizza la prima tranche di finanziamento (pari a 151 milioni di euro) vengono riammesse all’utilizzo degli ammortizzatori in deroga anche quelle imprese che hanno terminato l’uso degli ammortizzatori previsti dal regime generale nell’arco temporale dal primo gennaio ad oggi (cfr. ministero del lavoro, della salute e delle politiche sociali, “Decreto per l’assegnazione delle risorse a regioni e province autonome” del 19 febbraio 2009).
Già qualche mese fa Tito Boeri e Pietro Garibaldi (“Una rete per tutti” in la voce.info del 11.11.2008) facevano notare che i fondi “in deroga” vengono spesso utilizzati “in proroga”, ovvero a favore dei disoccupati di serie A, quelli che già oggi accedono alla cassa integrazione.
Tirando le fila di questo breve ragionamento il sistema di ammortizzatori tanto osannato dal ministro sembra far acqua da tutte le parti: esso di fatto risulta piuttosto iniquo e anche economicamente sottodimensionato.
È nel solco di questa iniquità che, con buona pace del ministro Brunetta, va letta la proposta di Dario Franceschini, segretario del Partito democratico, secondo il quale occorre istituire un assegno mensile di disoccupazione, pari a circa il 60 per cento della retribuzione percepita nell’ultimo anno ogni mese. La proposta mira ad infrangere il muro di cristallo che divide i lavoratori protetti da quelli che obiettivamente non lo sono, proponendo un provvedimento in grado di tutelare tutti coloro che perderanno il lavoro a causa della imponente crisi economica che ha colpito il mondo, senza fare distinzioni di sorta.
Su questo punto, tuttavia, secondo il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, «è nell’intenzione del governo fare anche di più» di quanto proposto da Franceschini, ma purtroppo, date le condizioni in cui versano i conti italiani, un aggravio di spesa pari a 1,5 punti di pil (16 miliardi circa) non è sostenibile. In sostanza, secondo il premier, Dario Franceschini ha individuato una misura sicuramente utile ma non realizzabile.
Ma è veramente così? Sembra proprio di no. Intanto, i fondi da stanziare sono circa un terzo di quanto sostenuto dal premier e poi esisterebbero almeno quattro provvedimenti da adottare per poter raccogliere una quantità di denaro pari a 5-6 miliardi di euro. Innanzitutto, una parte di questa ingente somma potrebbe essere recuperata attraverso la lotta all’evasione fiscale, attività che sembra essere poco praticata dall’attuale governo. Secondo, si potrebbe risparmiare sulla spesa corrente, attraverso la centrale unica degli acquisti per le pubbliche amministrazioni. Infine, si potrebbero utilizzare le risorse non impegnate nell’erogazione dei trattamenti in deroga, previste dal protocollo tra governo, regioni e province del 12 febbraio 2009.
La strategia adottata dal governo e in particolar modo dal ministro Brunetta appare chiara: negare anche l’evidenza e temporeggiare aspettando che passi la bufera. Invece di intervenire seriamente in modo deciso, si preferisce attendere la ripresa del mercato. In tempi che richiedono interventi rapidi, la virtù dell’attesa è tutt’altro che meravigliosa.
LUIGI BOBBA
domenica, giugno 21, 2009
BOBBA:"Ai tre quesiti referendari bisogna votare sì"
Il Sì alla cancellazione della possibilità delle candidature multiple, mira a impedire ai candidati più noti di presentarsi in tutte le circoscrizioni, consentendo poi, secondo calcoli ed equilibri meramente politici, di poter optare per l’uno o l’altro collegio. Un fenomeno del tutto distorsivo della volontà dell’elettore che ha riguardato nelle ultime elezioni politiche ben 121 deputati.
Il Sì all’attribuzione del premio di maggioranza alla lista vincente, anziché alla coalizione di liste, mira invece a ridurre la frammentazione, portando di fatto la soglia di sbarramento al 4% e consentendo così una maggiore governabilità. Questo secondo quesito produce altresì un effetto non certo convincente, perché potrebbe attribuire a un solo partito la maggioranza assoluta dei seggi pur non avendo conseguito la stessa maggioranza nei voti degli elettori.
Ma si sa che il referendum è uno strumento “rozzo”: come se si volesse utilizzare un’accetta per fare la punta a una matita. Non di meno una vittoria dei Sì “obbligherebbe” il Parlamento a rivedere la pessima legge elettorale attualmente in vigore e restituire così lo scettro al ‘principe’, cioè agli elettori, in modo che i parlamentari non vengano più nominati dai partiti ma eletti dai cittadini, valorizzando la responsabilità di chi è stato eletto nei confronti del territorio di riferimento senza per questo penalizzare la governabilità del Paese”.
Deputato PD
Vice Presidente Commissione Lavoro Camera dei Deputati
sabato, maggio 30, 2009
BOBBA: UNA LEGGE PER RIFORMARE IL NON PROFIT.

« È assolutamente necessaria una legge quadro per riformare il codice civile e costruire un moderno Terzo settore. Altrimenti il rischio è che prevalga la valenza fiscale e non quella settoriale». Lo ha affermato Luigi Bobba, parlamentare del Pd, ex presidente nazionale delle Acli e portavoce del Forum del Terzo settore, in occasione della presentazione del libro-intervista Non profit, scritto con Gabriella Meroni, avvenuta ieri all’Università Cattolica di Milano. Tre milioni di volontari, oltre 30mila organizzazioni non profit, 700mila dipendenti: sono questi i numeri del Terzo settore italiano, ovvero quel mondo, fatto di solidarietà, volontariato, partecipazione civica ed economia sociale che non è «né Stato né mercato». Un mondo fatto di persone, giovani e meno giovani, impegnate per un ideale di giustizia e orientate dai valori della sussidiarietà, che negli ultimi 20 anni è costantemente cresciuto fino a diventare interlocutore irrinunciabile delle istituzioni ed elemento portante anche del sistema economico. «I nostri legislatori – spiega Stefano Zamagni, presidente dell’Agenzia delle onlus – hanno due strade: un Testo unico o, appunto, una legge quadro organica. La scelta legislativa non serve solo a razionalizzare il settore, ma a indicare il modello e gli obiettivi per i prossimi anni, divisi tra funzione assistenziale e funzione produttiva. Il mercato, comunque, deve cominciare a fare i conti con le imprese del non profit». Il presidente dell’Agenzia delle onlus si è detto dispiaciuto per come sia passata sotto silenzio la direttiva sull’economia sociale approvata a febbraio scorso dal Parlamento europeo: «Una normativa ispirata da noi italiani, che però non si riesce a imporre nel nostro Paese». Anche Mariella Enoc, vicepresidente della Fondazione Cariplo, ha sottolineato che «servono leggi e innovazioni culturali per cambiare le Fondazioni, viste ancora come legate alle banche. Oggi, invece, sono più dedite alla sussidiarietà. Se c’è trasparenza, se ci sono progetti seri, ci possono essere esempi di eccellenza perfino nel non profit. Tuttavia è necessaria una formazione mirata: da un lato rivolta all’impresa e alle logiche economiche, dall’altra agli imprenditori del Terzo settore». Il libro-intervista pubblicato dall’Editrice La Scuola (126 pagine, 9 euro) è qualcosa che è molto di più di una mappa del non profit italiano, pure scandagliato nelle caratteristiche e nei numeri più significativi, nelle dinamiche di partecipazione e rappresentanza, nei suoi rapporti con la politica. Il volume, infatti, aiuta anche a capire quali sfide attendono oggi questa realtà dinamica, tra crisi economica, globalizzazione, povertà emergenti e bisogni sociali, senza eludere il problema delle risorse: donazioni e 5 per mille. Ribadendo l’indipendenza del volontariato e di un «non profit moderno» che non ha smarrito la sua anima comunitaria, nelle pagine del libro e nel corso della presentazione – a cui hanno partecipato anche Giambattista Armelloni, presidente regionale delle Acli Lombardia, e Luigi Campiglio, prorettore dell’Università Cattolica di Milano – è stato lanciato un preciso allarme contro l’imperante tendenza della loro statalizzazione. Insomma: «no al volontariato di Stato». MAURIZIO CARUCCI |
mercoledì, febbraio 18, 2009
LUIGI BOBBA: ORA RIPENSIAMO IL PD.
Onorevole Bobba, Veltroni si è dimesso. Aveva altra scelta? Avrebbe avuto senso restare? Bobba: La sua scelta è stata sicuramente un atto di coraggio, ma era anche inevitabile, dopo quattro sconfitte. In più, il Partito democratico è nato un anno e mezzo fa incardinato sulla sua leadership grazie alle primarie, un sistema che non era mai stato realizzato prima, e quindi con una forte legittimazione popolare, elettorale del leader. Credo quindi che l’identificazione di Veltroni con il Pd fosse nella nascita stessa del partito, e quindi oggi uno shock come le sue dimissioni, che è sicuramente pesante, forse vale più di una rassicurazione. Veltroni ha detto in queste ora: «Per tanti ero un problema». Per lei lo era? Bobba: Il tema non è da porre in questo modo. Queste dimissioni sono un punto di svolta: o partito si unisce, cercando di salvare questo esperimento ancora fragile, oppure rischia di liquefarsi, e che l’esperimento fallisca è nelle cose. Forse questo shock non ci dice se ci piace di più questo o quel dirigente, ma sicuramente ci obbliga a confrontarci e chiederci se siamo coinvinti o meno di questo esperimento, se vogliamo portarlo fino in fondo. Adesso che succede? Bobba: Non lo so, non ho la palla di cristallo; so comunque che chiunque prenderà il timone del partito dovrà cercare di fare quattro cose: primo, abbandonare un certo "nuovismo" che Veltroni aveva incarnato e che si è rivelato incapace di cogliere dinamiche reali della società; secondo, avere più chiarezza e linearità nel sistema delle alleanze; terzo, avviare una gestione meno leaderistica e più collegiale e coinvolgente, se si vuole salvare l’esperimento del Pd; da ultimo, curare maggiormente le modalità con cui il partito si relaziona, interpreta, ascolta e dà voce alle istanze della società, verificando la sua capacità di reinterpretare le domande del paese trasformandole in iniziative e proposte politiche. Sono queste le questioni obbligate su cui qualunque leader dovrà misurarsi. Lei ha preferenze? Bobba: È difficile dire. La mia preferenza è più nel metodo che nelle persone: a mio parere non può essere il solito caminetto a sciogliere il nodo della leadership, ma deve essere convocata l’assemblea, eletta con suffragio popolare, e da lì deve nascere sia la responsabilità del nuovo leader sia, soprattutto, la linea politica. Ripeto, se si vuole salvare questo esperimento occorre nettezza e chiarezza nelle scelte; altrimenti sarà difficile che gli elettori ci capiscano. |
lunedì, gennaio 12, 2009
DL ANTICRISI: BAIO-BOBBA (PD), BONUS FAMIGLIE INADEGUATO
(ASCA) - Roma, 12 gen - ''Il bonus famiglie non e' per le famiglie. Il decreto anticrisi appena licenziato dalla commissione bilancio della Camera e' inadeguato a far fronte alla crisi economica delle famiglie, soprattutto quelle con figli minori e numerose''. Lo affermano i parlamentari del Pd Emanuela Baio e Luigi Bobba, commentando l'articolo apparso ieri su Avvenire ed oggi sul Corriere della Sera.
''La famiglia con figli minori, quella con disabili e anziani a carico, dove si fa fatica ad arrivare a fine mese, dove si concentra la poverta' non e' nemmeno sfiorata da questo provvedimento, che invece - sostengono i due parlamentari - si rivolge ai single o alle coppie senza figli con redditi bassi. Per questo Governo sposarsi e avere figli significa avere carichi fiscali ed essere svantaggiati economicamente, in alcuni casi vuol dire essere poveri''.''Avevo gia' fatto presente in commissione lavoro il 16 dicembre scorso - prosegue Bobba- che la parametrazione utilizzata non poteva soddisfare i bisogni delle famiglie, anzi crea una del tutto ingiustificata discriminazione tra chi convive e chi e' regolarmente sposato con figli''. E continua Baio ''A due giorni dall'inizio del VI incontro mondiale delle famiglie a Citta' del Messico, organizzato dal Pontificio Consiglio della Famiglia, dove saro' presente per il Senato, avrei voluto portare una testimonianza forte della politica italiana, che evidenzi un'azione significativa nei confronti di chi decide di prendere delle responsabilita' nei confronti della societa', sposandosi e creando una famiglia orientata sulla stabilita' e sui figli, di chi crede nell'articolo 29 della Costituzione e vede la famiglia come vero tessuto primario della societa'. Un'altra importante occasione persa''.''Ci si aspettava una sferzata importante per ridare fiducia alle famiglie- concludono i parlamentari- ma i dati del CAF della Cisl parlano chiaro ed evidenziano che solo il 18% dei nuclei familiari potra' beneficiare del bonus, mentre il paradosso finale e' che di questa percentuale la maggior parte di beneficiari e' formata da coppie conviventi, in quanto potranno presentare una doppia richiesta e quindi usufruire di un bonus doppio. La centralita' della famiglia per questo Governo serve solo per gli spot elettorali e quando si tratta di fare politiche concrete il centrodestra e' single''.
martedì, novembre 25, 2008
"Persona Famiglia Comunità", iniziativa del Pd.
Venerdì 28 novembre i lavori inizieranno alle 9.30 e saranno conclusi dal vice segretario del Pd Dario Franceschini.
Partecipano all’iniziativa: Pierluigi Bersani, Rosi Bindi, Daniele Bosone, Matteo Colaninno, Lionello Cosentino, Cesare Damiano, Cristina De Luca, Giuseppe Fioroni, Dario Franceschini, Vittoria Franco, Gero Grassi, Pina Picierno, Anna Serafini, Antonello Soro, Tiziano Treu, Livia Turco, Serafino Zucchelli. Luigi Angeletti, Ileana Argentin, Ugo Ascoli, Pierpaolo Baretta, Paolo Beni, Amedeo Bianco, Giovanni Bissoni, Luigi Bobba, Tito Boeri, Alberto Bombassei, Raffaele Bonanni, Cristian Carrara, Silvia Costa, Claudio De Vincenti,Nerina Dirindin, Cecilia Donaggio, Guglielmo Epifani, Elsa Fornero, Cesare Fumagalli, Enrico Garaci, Pietro Ichino, Gianluca Lioni, Massimo Livi Bacci, Carlo Lusenti, Mario Maiolo, Don Andrea Manto, Donatella Massarelli, Ignazio Marino, Luigi Marino, Alessia Mosca, Adriano Musi, Federico Nazzari, Paolo Nerozzi, Andrea Olivero, Antonio Panzeri, Achille Passoni, Laura Pennacchi, Giuliano Poletti, Renata Polverini, Guido Riva, Giorgio Roilo, Enrico Rossi, Giovanni Salvadori, Giancarlo Sangalli, Mario Sberna, Annalisa Silvestro, Jean Leonard Touadì, Giorgio Vittadini.
mercoledì, ottobre 15, 2008
PENSIONE DI REVERSIBILITA’ E FIGLI CON SINDROME DOWN.
PENSIONE DI REVERSIBILITA’ E FIGLI CON SINDROME DOWN. INTERROGAZIONE DELL'ON. LUIGI BOBBA.
L’On. Luigi BOBBA (PD), Vice Presidente della Commissione Lavoro della Camera dei Deputati ha presentato un’interrogazione al Ministro del lavoro, salute e politiche sociali (interrogazione firmata anche dall’On. Marco CALGARO) relativamente alla questione della pensione di reversibilità a favore dei figli con sindrome di Down. “Nel passato molti genitori di persone con sindrome di Down, per timore della perdita di una certezza economica, quale la pensione di reversibilità in favore del figlio, hanno rinunciato spesso ad occasioni di lavoro - spiega l’On. Luigi BOBBA - tale scelta, oltre ai danni che può provocare al singolo individuo, determina notevoli costi sociali, trasformando potenziali contribuenti, quali i lavoratori con sindrome di Down, in assistiti permanenti, non solo sul piano pensionistico, ma anche per l’incremento di domanda che suscita rispetto alla fruizione di servizi assistenziali”. L’articolo 46 del decreto-legge 31 dicembre 2007, n. 248, dispone che il diritto alla pensione ai superstiti disabili viene mantenuto anche in caso di attività lavorativa “svolta con finalità terapeutica dai figli riconosciuti inabili” presso cooperative sociali o presso datori di lavoro che assumono tali soggetti con convenzioni di integrazione lavorativa, “con contratti di formazione e lavoro, con contratti di apprendistato o con le agevolazioni previste per le assunzioni di disoccupati di lunga durata”. Aggiunge l’On. Luigi BOBBA: “Si tratta di una norma importante, perché consente a molte famiglie di affrontare con maggiore serenità il futuro dei propri figli, che non si trovano più, come accadeva in precedenza, nella condizione di dover rinunciare alla pensione di reversibilità dei genitori nel caso di svolgimento di attività lavorativa. Nonostante la legge abbia finalmente risolto tale situazione, si evidenziano alcuni dubbi interpretativi a livello amministrativo, che rischiano un’applicazione riduttiva della normativa, riguardanti in particolar modo la finalità terapeutica e le modalità di assunzione”. Infatti restano esclusi tutti coloro che sono stati assunti prima della emanazione della legge, quindi molti di coloro che lavorano da diversi anni e che sono stati assunti ai sensi della precedente normativa, che non disponeva dello strumento delle convenzioni. Inoltre le agevolazioni fruibili dal datore di lavoro che assume con la convenzione non sempre sono convenienti, in quanto vengono erogate a volte con anni di ritardo, o possono non arrivare affatto, vista la natura instabile delle stesse, relative al Fondo per il diritto al lavoro dei disabili. Conclude l’On. Luigi BOBBA: “E’ importante che il Governo intervenga a eliminare tali criticità, cancellando i dubbi interpretativi. Per questo abbiamo chiesto al Ministro se non intenda opportuno individuare quanto prima un criterio che assimili ai criteri di assunzione esplicitati tutti i rapporti analoghi per caratteristiche di beneficiari e tipologie contrattuali, e se, nel definire i criteri e nell’individuare gli organi competenti al riconoscimento della finalità terapeutica, non ritenga questa implicita per tutti i casi di attività lavorativa svolta da persone affette da disabilità intellettiva”.
sabato, ottobre 04, 2008
Cattolici e politica: nasce Per (persone e Reti)

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ROMA. Ancora una volta è stato Luigi Bobba a indossare i panni del mediatore. E illustrando la nuova associazione PeR (Persone e Reti) ai presenti, ha affermato: “Non abbiamo intenzione di formare una nuova corrente: questa nuova realtà non è assolutamente una reincarnazione dei teodem”. Già, qualche mese fa – l’ex presidente delle Acli – aveva rassicurato i maliziosi sul fatto che i cattolici del Pd non hanno assolutamente intenzione di “cambiare casa”. (In allegato il testo completo dell’articolo) | ||
| di Francesco Rositano | ||
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giovedì, settembre 04, 2008
Aumentano le separazioni fittizie per cercare vantaggi fiscali: un paradosso che va sanato con il quoziente familiare
| “SE SEPARARSI E’ UN AFFARE E SPOSARSI UNO SVANTAGGIO FISCALE, ALLORA IL GOVERNO SI DIA DA FARE PER PROMUOVERE UNA VERA POLITICA PER LA FAMIGLIA”. |
In merito ai dati relativi alle “separazioni simulate” che coinvolgerebbero il 5% delle coppie italiane , l’On. Luigi BOBBA (PD) dichiara quanto segue: “In Italia la separazione è un affare, il matrimonio un onere. Era un fatto già noto ma non può non sorprendere la notizia relativa al numero sempre più crescente di ‘separazioni simulate’, ovvero quelle poste in essere solo per poter pagare meno tasse ed accedere a varie agevolazioni di tipo fiscale. |
sabato, giugno 21, 2008
Lavori usuranti: approvata la mozione Damiano-Bobba
La camera dei deputati ha approvato il dispositivo finale della mozione sulla delega legislativa in materia di lavori usuranti presentata dal Partito democratico (primo firmatario Cesare Damiano) e sottoscritta anche dall’on. Luigi Bobba.
La proposta era stata preannunciata dallo stesso Damiano proprio durante un incontro a Vercelli la scorsa settimana.
«Il governo Berlusconi - spiega Bobba - aveva lasciato scadere il termine per l’esercizio della delega legislativa in materia di lavori usuranti. Si tratta di un’importante conquista sociale raggiunta con il protocollo sul welfare. Sarebbe stato inaccettabile abbandonare i lavoratori che svolgono tali mansioni. Con l’approvazione della mozione il governo si è impegnato a definire entro l’anno le normative per l’esercizio della delega, evitando così di vanificare una importante conquista e risorse significative, certificate dalla ragioneria dello Stato, volte a riconoscere il diritto di anticipare il pensionamento di tre anni per coloro che svolgono lavori faticosi e usuranti».
giovedì, maggio 15, 2008
15 MAGGIO: POVERA FAMIGLIA AL TEMPO DEL GOVERNO BERLUSCONI! DAL FAMILY DAY AL FAMILY WAY.
La lettura del programma, che prevede la presenza dei Ministri tedesco e sloveno, non può che suscitare rammarico a noi italiani: siamo costretti a prendere atto che nel nostro Paese la famiglia, tanto celebrata e invocata in campagna elettorale, è stata ridotta a un Sottosegretariato, anzi a una delle tre deleghe di un Sottosegretario.
Tra il servizio civile e l’emergenza delle tossicodipendenze è legittimo dubitare che vi possa essere un adeguato spazio per politiche di profilo europeo di tutela e valorizzazione della famiglia. A distanza di un anno da un grande momento di passione civile quale è stato il Family Day, l’Italia con il nuovo Governo ha declassato la famiglia a una problematica di second’ordine.
Non ci resta che sperare che il milione di firme consegnate dal Forum delle famiglie al Presidente della Repubblica per chiedere un fisco più equo, possa rappresentare il punto di partenza di un rinnovato impegno a favore della famiglia: e dopo il family day individuare una possibile ‘family way’”.
Questo scrive il deputato PD Luigi BOBBA.


