mercoledì, febbraio 20, 2019

Io Respiro. La campagna di prevenzione pneumologica alla Fap Acli Napoli.

La campagna “Io respiro “ promossa da Senior Italia, a Napoli Nord con Fap Acli Napoli Vitattiva La campagna “Io respiro “ promossa da Senior Italia, a Napoli Nord con Fap Acli Napoli Vitattiva con il dott. Goffredo Alviano! Grazie alla presidente nazionale di Federcentri Elvia Raia,al segretario provinciale Fap Acli Gennaro Guida . Pronti a nuove sfide, un saluto da Pasquale Orlando.-- !

mercoledì, febbraio 06, 2019

I suoi 90 anni. Rosati, solidarietà e realismo cristiano

Marco Tarquinio mercoledì 6 febbraio 2019 Compie 90 anni l’ex presidente delle Acli e del Cir, nonché storico nostro collaboratore Il direttore di Avvenire ne sottolinea l’impegno a partire da alcuni suoi attualissimi articoli Domenico Rosati, ex presidente delle Acli e del Cir / Siciliani Domenico Rosati, ex presidente delle Acli e del Cir / Siciliani Sul traffico degli esseri umani e sul soccorso di chi è in pericolo: Mentre a Roma si discute, a Otranto si muore(dicembre 2000), ragionando con dolente chiarezza sul cinismo assassino che stava portando alla morte per annegamento dei profughi curdi in Adriatico e sulla debolezza dell’azione della cooperazione internazionale per scongiurare le migrazioni forzate. Sul diritto d’asilo: Il Governo non si nasconda (ancora dicembre 2000), incalzando la maggioranza di centrosinistra dell’epoca e denunciando la mancata riforma come «l’incompiuta più grave» (marzo 2001). Sui meccanismi dell’immigrazione economica ben regolata: L’istituto dello 'sponsor' va rivisto, non abolito(settembre 2001), per spingere il Governo di centrodestra a legiferare allo scopo di tenere lontani dal «lavoro nero» uomini e donne venuti in Italia dall’estero; per incentivare la «resistenza civica» dei datori di lavoro alla «infame tentazione» di clandestinizzare la propria manodopera straniera (agosto 2002); e per mettere il dito nella piaga scandalosa della vita e morte dei «cinesi di Prato» immigrati «atipici», pratesi per residenza e arte, ma italiani senza volto né cittadinanza (settembre 2002). Sono tutti temi e ragionamenti tratti da interventi di Domenico Rosati sulle pagine di 'Avvenire', proprio al primo inizio del nostro XXI secolo. E ho deciso di citarli nell’incipit di questa piccola testimonianza, - resa per stima e per amicizia, a titolo personale, ma anche da direttore di un giornale che Domenico Rosati legge da sempre e che ha frequentato spesso, in particolar modo tra il 1990 e il 2005, come libero collaboratore. L’ho fatto non perché dicano tutto di lui, della sua visione di cristiano e delle sue passioni di cittadino e di intellettuale, ma perché sottolineano lo sguardo lucido e buono - davvero lucido e autenticamente buono - che l’ex presidente delle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) e del Cir (Consiglio italiano per i rifugiati) ed ex senatore ha saputo e sa esercitare sulla realtà (non solo) italiana. L’unione di lucidità e bontà è vigorosa ambizione del realismo cristiano, ed è bellissima (e profetica) virtù politica e civile, perché aiuta a vivere la contemporaneità senza essere schiavi delle contingenze e, proprio per questo, consente di vedere e interpretare le questioni sociali ed economiche, le sfide culturali e antropologiche, i nodi morali e le esigenze spirituali di una data comunità (come dell’umanità intera) in una prospettiva giustamente profonda, aiutando ad articolare le soluzioni possibili senza perdere la consapevolezza che gli uomini e le donne sono i protagonisti e rappresentano la risposta, e non possono essere mai ridotti al problema in cui sono immersi. Un lusso necessario, la lucidità e la bontà, che Domenico Rosati si è permesso per tutta la vita. E una virtù che ha coltivato, sia con una pronunciata attitudine pubblica al dialogo nella chiarezza delle posizioni (senza timori di essere e apparire in minoranza), sia con una prosa giornalisti- ca semplicemente elegante. Un modo non solo suo, ma suo certamente sì, per tenere insieme sobrietà dei toni e forza delle idee- guida, libertà e fedeltà di cattolico e responsabilità di uomo del proprio tempo. Uno stile e una sostanza che ieri e, viene da dire, soprattutto oggi rappresentano un esempio che rincuora quanti non si rassegnano, e non intendono arrendersi, al cattivismo ideologico, che in modo calcolato e calcolatore, sembra essere tornato a dilagare. E che, anche se sfrutta parole d’ordine e sfoggia slogan da 'pensiero forte', è esito prevedibile - e per certi versi inevitabile - dell’individualismo e del relativismo assoluto. Il cattivismo perde i contorni del bene e del male e mistifica, non riconoscendo e, dunque, confondendo vittime e carnefici, sfruttati e sfruttatori. E così arriva a segnare col marchio del sospetto, del disprezzo e dell’irrimediabile estraneità ogni alterità, ogni persona e cultura 'altra', e squalifica come buonismo, a sua volta ideologico, ogni gesto di umanità, ovvero la ripeto con orgoglio, e non importa che questa parola suoni a molti debole e inattuale - di bontà. La bontà è la giustizia realizzata per amore, è la civiltà di chi riconosce, accoglie, protegge, forma, assiste, valorizza e pacifica la vita umana. La legge per i cattivisti è l’attrezzo per costruire barriere e l’arma per tutelare gli interessi di mondi separati. Per Domenico Rosati, che ha cercato di dimostrarlo nella sua intensa e lunga militanza associativa e politica e di argomentarlo su giornali e riviste, è invece lo strumento per rendere sempre più giusta la vita del mondo (e lavoro, intrapresa e movimento migratorio sono tutti insieme essenziali e preziosi sintomi di vita), per aprire e presidiare strade di vera comunicazione, cioè di solidarietà aperta e di fraterna inclusione. Torno, infine, al punto da cui sono partito. Tratta degli esseri umani, soccorso umanitario, cooperazione internazionale. Diritto di asilo. Buon governo delle migrazioni. Colpisce e fa riflettere che i temi e i ragionamenti di diciotto anni fa, che ho richiamato nell’incipit (ma l’elenco potrebbe allungarsi e ampliarsi), siano ancora esemplarmente attualissimi. E risulta evidente che i problemi si sono aggravati anche se - assieme ad altri, tanti ma evidentemente non abbastanza - Domenico Rosati si è speso a fondo e ha appunto scritto e detto e fatto per cambiare l’amaro (dis)ordine delle cose. È altrettanto chiaro, però, almeno per chi non si accontenta delle propagande da comizio e non si consola con le maledizioni da talk show che a complicare tutto non è la lucidità e la bontà messe in campo da Domenico Rosati e da quelli e quelle come lui, ma il loro esatto contrario: l’inerzia, l’indifferenza, il calcolo, la miopia, l’ostilità… Insomma, abbiamo più che mai bisogno di generoso realismo cristiano. È ancora tempo di duro lavoro, caro Domenico, è ancora stagione di semina.

venerdì, gennaio 18, 2019

Liberi e Forti oggi.


Liberi e Forti oggi.

di Pasquale Orlando

Cento anni fa Luigi Sturzo lanciò l'appello ai "liberi ed ai forti" con l'obiettivo unire le forze per la salvezza dell'Italia. Certo, l'appello del 1919 è consegnato alla storia, ma lo spirito che lo animò rappresenta tuttora un punto luminoso per il nostro presente. Sono tre le piste principali su cui lavorare.
Crescita economica e sviluppo sociale devono tornare a marciare insieme. La vera svolta è passare dalla irresponsabilità diffusa alla partecipazione costruttiva. Il valore va prima di tutto creato e poi redistribuito, in una logica dinamica e virtuosa che attribuisca alla redistribuzione una funzione di investimento mirato sia alla riduzione delle diseguaglianze che alla produzione di nuovo valore e maggior benessere. In un Paese che invecchia il rapporto tra tradizione e innovazione va ristabilito investendo nei giovani e nelle loro potenzialità, senza relegarli in panchina con politiche paternalistiche e assistenzialistiche.

Non si esce dalla crisi semplicemente immaginando che l’economia sia una macchina da rendere efficiente. La sfida che abbiamo davanti è realizzare un modello di crescita sostenibile per un passo in avanti sul piano culturale e spirituale. E raccordare meglio mezzi e fini, efficienza e inclusione, innovazione e umanizzazione, individuo e collettività, realizzando una crescita di qualità. Per questo non ci sarà nessuna nuova stagione senza mettere al centro la formazione, la scuola, il lavoro. Dove anche il welfare sia visto come investimento sociale e abilitante.

Ne parliamo con Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli nel Sannio con un primo appuntamento a Guardia Sanframondi il 17 gennaio alla vigilia del Centesimo anniversario dell'appello di Luigi Sturzo.
Il terreno è arato che mille fiori crescano!



venerdì, gennaio 11, 2019

Il grido di Benevento antirazzista: “Costruiamo ponti”. La domanda della bambina somala: “Chi sono gli occidentali?”

tratto da Sanniopage.com

https://sanniopage.com/il-grido-di-benevento-antirazzista-costruiamo-ponti-la-domanda-della-bambina-somala-chi-sono-gli-occidentali/

“Dio non è venuto per i bianchi e gli occidentali, ma per tutti. I confini sono stati creati dagli uomini. Gli uccelli non hanno bisogno di passaporto. Costruiamo ponti. Ogni uomo ha il diritto alla felicità”. Quando don Nicola De Blasio, direttore della Caritas diocesana ha pronunciato queste belle e semplici parole, richiamando il messaggio del Papa, la bambina somala ha domandato alla gente intorno: “Chi sono gli occidentali?”. Una signora le ha spiegato che erano gli abitanti della ricca Europa, lasciandola perplessa.

La nota più allegra, alla manifestazione antirazzista di Benevento, l’hanno portata forse i bambini,  figli dei migranti ospiti dei centri Sprar, che hanno sfilato per Corso Garibaldi con gli operatori ed i rappresentanti dei comuni, sorreggendo lo striscione arcobaleno con la scritta “Pace”. Poi il piccolo corteo si è fermato davanti al Palazzo del Governo, disegnando una piazza colorata di tante voci, cattoliche e laiche, di volti noti della politica e del sindacato, di semplici cittadini. Con un solo grido: “Basta Razzismo. Restiamo Umani”.
La protesta di Benevento si è unita così a quella di altre mille città italiane per denunciare la pericolosità del Decreto Sicurezza partorito dal governo giallo-verde. “Questa politica -ha esordito Angelo Moretti della Caritas-non ci rappresenta”. “Si tratta di una misura che acuisce il problema –ha sottolineato Pasquale Basile di DeMa- perché priva i migranti di tutti i diritti, costringendoli a vivere per strada come fantasmi”. “L’accoglienza va messa in sicurezza –ha aggiunto Michele Martino di Libera– con una corretta politica di integrazione. Quelli che vengono qui, scappano da guerre e dittature”.
Al coordinamento antirazzista hanno aderito ben trenta associazioni ed anche singoli amministratori comunali, come il sindaco di Molinara, Giuseppe Addabbo, quello di Melizzano, Rossano Insogna, il consigliere provinciale Giuseppe Antonio Ruggiero, e Delia Delli Carri, consigliere a Palazzo Mosti. Un grande applauso ha salutato  il quasi contemporaneo sbarco dei 49 migranti sull’isola di Malta, dopo due settimane di sosta forzata sulla nave Sea Watch. C’erano, tra gli altri, Pasquale Orlando delle Acli e Luigi Diego Perifano della Lidu, i giovani anarchici e di Lap Asilo 31.
“I migranti sono nostri fratelli –ha evidenziato Rosita Galdiero, segretaria della Cgil- non possono essere discriminati solo per il colore della pelle. Abbiamo lo stesso sangue. Viva i diritti di tutti, viva la libertà”. “La nostra rivoluzione –ha continuato Amerigo Ciervo, presidente dell’Anpi- sta nell’attuazione della Costituzione”. Tra le tante denunce e testimonianze che si sono alternate nel corso della manifestazione, ha destato grande attenzione quella di una donna somala, Sadya, ospite in un centro irpino.
“Voglio ringraziare tutti gli italiani -ha detto col sorriso- non è facile vivere  in un paese che non è il tuo. Quando cammino ti fanno mille domande: “Perché stai qua? Perché non te ne vai?”. Guardano come sono vestita e si meravigliano. Non siamo venute per vendere il nostro corpo, ma per vivere come tutte le altre persone”. La giovane Sadya si trova da tre mesi nello Sprar di Santa Paolina, sta imparando la lingua italiana e ha cinque figli che vanno a scuola.
Si tratta di un esempio di integrazione utile anche a ripopolare tanti paesi che si stanno svuotando. Una linea che sta dando buoni frutti anche a Castelpoto, Petruro Irpino, Baselice, Roccabascerana, Chianche, dove col “Consorzio Sale della Terra”, stanno valorizzando terreni agricoli e producono anche il Greco di Tufo. “La nostra Costituzione -ha concluso don Nicola- è quella più all’avanguardia, perché mette al centro il lavoro e quindi la dignità dell’uomo. Chi sta al governo dovrebbe preoccuparsi di dare il lavoro a chi non ce l’ha. Così si combatte davvero la povertà”.