giovedì, luglio 16, 2009

 

Svimez, in undici anni ben 700 mila persone hanno abbandonato il Sud

L’87% delle partenze ha origine in tre regioni: Campania, Puglia, Sicilia. L’emorragia più forte è in Campania
NAPOLI - Tra il 1997 e il 2008 circa 700mila persone hanno abbandonato il Mezzogiorno. È uno dei dati contenuti nel Rapporto Svimez, che parla di «Paese spaccato in due sul fronte migratorio: a un Centro-Nord che attira e smista flussi al suo interno, corrisponde un Sud che espelle giovani e manodopera senza rimpiazzarla con pensionati, stranieri o individui provenienti da altre regioni». Nel 2008, prosegue il Rapporto, il Mezzogiorno ha perso oltre 122mila residenti a favore delle regioni del Centro-Nord a fronte di un rientro di circa 60mila persone. E oltre l’87% delle partenze ha origine in tre regioni: Campania, Puglia, Sicilia. L’emorragia più forte è in Campania (-25mila), a seguire Puglia e Sicilia rispettivamente con 12,2 mila e 11,6 mila unità in meno.

Etichette: , ,


 

è boom di emigrati. Il mezzogiorno perde le risorse migliori.

Nel Sud-Italia crescita più bassa
e molto difficile ottenere credito
ROMA
«Investimenti che rallentano, famiglie che non consumano»: sono le due cause principali della crisi al Sud secondo il Rapporto Svimez. Le famiglie «hanno ridotto al Sud la spesa dell’1,4% contro il calo dello 0,9% del Centro-Nord. Mentre gli investimenti sono scesi del 2,1% annuo dal 2001 al 2008, tre volte tanto rispetto al Centro-Nord (-0,6%), anche a seguito della riduzione o abolizione di alcune agevolazioni (credito d’imposta, legge 488)». Il risultato è «un Mezzogiorno in recessione, colpito particolarmente dalla crisi nel settore industriale, che da sette anni consecutivi cresce meno del Centro-Nord, cosa mai avvenuta dal dopoguerra a oggi. Un’area periferica da cui si continua a emigrare, dove crescono gli anziani ma non arrivano gli stranieri, dove esistono le realtà economiche eccellenti ma non si trasformano in sistema nè si intercettano stabilmente investitori e turisti stranieri».

Nel 2008 il Sud è calato dell’1,1%, «con una minima percentuale di differenza rispetto al Centro-Nord (-1%). Il Pil per abitante è pari a 17.971 euro, il 59% del Centro-Nord (30.681 euro), con una riduzione del divario di oltre 2 punti percentuali dal 2000 che però è dovuta solo alla riduzione relativa della popolazione. Un altro indicatore rende l’idea della situazione stagnante: nel 1951 nel Mezzogiorno veniva prodotto il 23,9% del Pil nazionale. Sessant’anni dopo, nel 2008, la quota è rimasta sostanzialmente immutata (23,8%). Dal 1951 al 2008 il Sud è cresciuto circa agli stessi ritmi del Centro-Nord, ma non è riuscito e non riesce a recuperare il gap di sviluppo». Secondo il Rapporto, «a livello regionale la Campania mostra una diminuzione del Pil particolarmente elevata (-2,8%), mentre le altre regioni meridionali presentano perdite più contenute. Meno colpita dalla crisi la Puglia (-0,2%)». Per quanto riguarda i settori, «l’agricoltura meridionale ha tenuto molto più di industria e servizi e ha invertito il trend negativo iniziato nel 2005. In particolare, molto positiva è stata la performance della Basilicata, con una crescita del Pil nel 2008 rispetto al 2007 di ben il 24%. A fare le spese maggiori della crisi l’industria, con un calo del Pil nel 2008 del 3,8%, mentre le produzioni manifatturiere hanno segnato un calo di oltre il 6%. A tirare giù l’industria meridionale soprattutto macchine e mezzi di trasporto (-10,5%), settore dei metalli e chimico-farmaceutico (-7,1%). In controtendenza invece il settore energetico. Perdita più contenuta nel settore dei servizi, dove, dopo quattro anni di forte crescita, nel 2008 il Pil è sceso dello 0,3%, con un calo quasi del 3% nel comparto commercio».

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato al presidente dell’Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno, Nino Novacco in occasione della presentazione del «Rapporto SVIMEZ 2009 sull’economia del Mezzogiorno», un messaggio nel quale osserva che per superare davvero la crisi economica va colmato il gap tra Nord e Sud. «La crisi economica rafforza il convincimento - scrive Napolitano - che una prospettiva di stabile ripresa del processo di sviluppo debba essere fondata sul superamento degli squilibri territoriali, necessario per utilizzare pienamente tutte le potenzialità del nostro Paese. Il fatto che le politiche di riequilibrio territoriale messe in atto in passato abbiano conseguito risultati insufficienti rende certamente indispensabile un forte impegno di efficienza e di innovazione da parte delle istituzioni meridionali; ma questo impegno non sarebbe sufficiente senza il supporto di una strategia di politica economica nazionale mirata al superamento dei divari in termini di dotazione di infrastrutture, di investimento in capitale umano, di rendimento delle amministrazioni pubbliche e di qualità dei servizi pubblici».

«In un contesto nel quale la crisi economica rende più difficile il bilancimento tra i diversi obbiettivi, cresce l’incertezza sulle risorse disponibili, e insieme con essa, l’incertezza del quadro di riferimento delle politiche per il Mezzogiorno. Occorre reagire - rilancia il Capo dello Stato - accrescendo la consapevolezza, nelle Istituzioni ed in tutta la società italiana, del carattere prioritario e della portata strategica dell’obiettivo del superamento dei divari tra Nord e Sud. Il lavoro della Svimez offre un contributo importante allo sviluppo di un confronto nazionale, aperto ed approfondito, su questi temi; confronto che la stessa Svimez ed altre istituzioni culturali meridionalistiche ritengono, fondatamente, indispensabile». «I rapporti della Svimez sull’economia del Mezzogiorno offrono, ogni anno - conclude Napolitano -, un quadro accurato di informazioni e valutazioni che fornisce la base per una analisi critica degli andamenti recenti, aperta ad una riflessione sulle prospettive dell’economia meridionale nei suoi rapporti con l’economia nazionale ed internazionale. Nell’attuale situazione di crisi economica e finanziaria, che spinge a dare priorità agli interventi che possono mitigarne gli effetti sulle famiglie e sulle imprese, il lavoro della Svimez ci aiuta anche a comprendere la necessità di una analisi non limitata all’immediato».

Etichette: , , , ,


 

Joan Baez - Don't cry for me, Argentina


 

UN PARTITO FIGLIO DI NESSUNO

Stefano Menichini dal quotidiano "Europa" del 14.07.2009

Hanno scambiato il Partito democratico per qualcos’altro.
Per un punching-ball. Un tram. La Casa del Grande fratello. Hyde Park Corner. Un albergo a ore.
Una pedana del wrestling. Un posto dove ognuno possa fare e dire quello che crede, andare e venire a piacimento, farsi forte e bello finché sono accesi i riflettori. Un posto dove conta solo il posto che danno a me, il ruolo che danno a me, la visibilità che danno a me.
Se non è abbastanza, sparo a zero su tutto e su tutti.
Vediamo all’opera gli attori di questa recita poco divertente. Alcuni lo sono in senso tecnico, altri perché interpretano in senso teatrale il proprio mestiere, magistrato o politico, altri ancora perché la politica li ha trasformati da persone autorevoli in dichiaratori senza rete. Ma non sono loro i soli colpevoli.
C’è chi li ha messi in condizione di nuocere. Un gruppo dirigente che sembra non voler bene al proprio partito, tanto che a ogni occasione ne disconosce paternità e maternità. C’è chi non riconosce il Pd perché non gliel’hanno fatto fare come volevano loro (Veltroni e Franceschini), chi perché non hanno ascoltato i suoi consigli (Bersani), chi perché è finito in minoranza (Rutelli), chi perché non gli hanno telefonato (D’Alema), chi perché gli ha portato più male che bene (Prodi).
Chi perché gli anziani fanno ostacolo e chi perché i giovani sono supponenti. Chi perché i comunisti contano ancora troppo e chi perché contano troppo i democristiani.

continua a leggere su:
ACLI Risorsa Mezzogiorno. Vita sociale.: UN PARTITO FIGLIO DI NESSUNO

Etichette: , , , , , ,


 

Reddito minimo per regolarizzare le colf

Mentre lima la bozza della regolarizzazione di colf e badanti, il governo cerca di evitare abusi e stringe la maglie. Per presentare domanda per una colf bisognerà dimostrare di percepire un reddito sufficiente a pagare la lavoratrice, mentre per chi chiede un permesso per la badante servirà una certificazione medica della Asl.

Limiti confermati oggi anche dal ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, intervenuto a 'Unomattina'. ''Per evitare forme di elusione, ad esempio la regolarizzazione di altre persone, metteremo una soglia di reddito alle famiglie, ma solo nel caso della regolarizzazione delle colf” ha detto Sacconi. “La soglia – ha aggiunto non ci sarà nel caso delle badanti per la cui regolarizzazione basterà la certificazione medica''.

Ancora non si conosce la soglia minima di reddito necessaria per la domanda, ma il sistema non è nuovo. Anche chi assume una colf con i flussi d’ingresso deve avere un reddito almeno doppio della retribuzione della lavoratrice, contributi compresi.

Più perplessità suscita il requisito della carta di soggiorno, imposto ai datori di lavoro extracomunitari. Il governo lo aveva infatti già inserito nelle regole dei flussi 2008, ma poi è stato costretto a fare marcia indietro dal Tar e dal Consiglio di Stato. Quel requisito, hanno stabilito i giudici, è discriminatorio: datori di lavoro italiani e stranieri, purché regolarmente soggiornanti, devono avere gli stessi diritti.

Elvio Pasca

Etichette: ,


 

I materiali del Convegno "Mezzogiorno Questione Nazionale"


I materiali del Convegno "Mezzogiorno Questione Nazionale"

dal blog del Prof. Riccardo Realfonzo

Quello del 9 luglio all’Istituto di Studi Filosofici è stato un appuntamento importante per la città. Se in un afoso pomeriggio di luglio tante persone hanno affollato il salone principale di Palazzo Serra di Cassano (con oltre 200 presenze e 15 interventi), vuol dire che i temi affrontati nel dibattito sono molto sentiti dai napoletani e che l’idea di promuovere un manifesto politico-programmatico per dare impulso a una nuova fase nelle politiche economiche e sociali per il Mezzogiorno coglie un’esigenza reale. Ma di questo avrò occasione di parlare ancora. Per il momento raccolgo qui i materiali del convegno.

La registrazione audio del Convegno fatta da Radio Radicale.

Il testo della relazione introduttiva.

Il commento di Aldo Masullo.

Un articolo di Carlo Iannello.

Un servizio televisivo.

Da un blog il video dell'intero dibattito.

Una intervista al Corriere del Mezzogiorno.

Il programma del Convegno.

Etichette: , ,


mercoledì, luglio 15, 2009

 

Fiducia, gratuità e dono. Leggere l'enciclica sociale


Leonardo Becchetti - 14/07/2009

La nuova enciclica Caritas in veritate conferma che "la fedeltà dinamica a una luce ricevuta" rende la dottrina sociale capace di aggiornare le proprie riflessioni seguendo le novità del panorama socioeconomico e non rimanendo ancorati a principi ritenuti immutabili. Il testo è talmente innovativo che dalle prime reazioni della stampa e di alcuni commentatori sembra che non tutti dispongano delle necessarie categorie culturali per interpretarla. (Il seguente articolo è stato pubblicato da L'Osservatore Romano)

Un vecchio modo di fare e concepire l'economia è quello di pensare che le cose del mondo debbano essere gestite da un ristretto gruppo di diplomatici e di esperti, di "pianificatori benevolenti" che lavorano per il bene comune. Da questo punto di vista l'enciclica allarga gli orizzonti proponendo novità fondamentali sia nella concezione degli attori sia nella valutazione degli ingredienti fondamentali nella visione profetica di un sistema economico orientato al bene comune e allo sviluppo integrale della persona.

Per sgombrare il campo dall'interpretazione errata Benedetto XVI scrive: "Lungo la storia, spesso si è ritenuto che la creazione di istituzioni fosse sufficiente a garantire all'umanità il soddisfacimento del diritto allo sviluppo. Purtroppo, si è riposta un'eccessiva fiducia in tali istituzioni, quasi che esse potessero conseguire l'obiettivo desiderato in maniera automatica. In realtà, le istituzioni da sole non bastano, perché lo sviluppo umano integrale è anzitutto vocazione e, quindi, comporta una libera e solidale assunzione di responsabilità da parte di tutti".
Non esistono insomma regole o pianificatori benevolenti al riparo dei quali si può agire a piacere o ci si può sentire in grado di trasformare magicamente i propri egoismi in bene comune. Le buone regole e le buone istituzioni sono ovviamente necessarie ma la soluzione dei problemi passa attraverso ricchezza delle scelte, responsabilità e comportamenti di imprese, cittadini consumatori e risparmiatori e corpi intermedi che sanno coniugare creazione di valore economico e sociale.
Nell'ambito della concezione dell'impresa il punto saliente è il superamento del riduzionismo economicista che vede come unica impresa possibile quella che massimizza il profitto. L'enciclica sottolinea che "occorre che nel mercato si aprano spazi per attività economiche realizzate da soggetti che liberamente scelgono di informare il proprio agire a principi diversi da quelli del puro profitto, senza per ciò stesso rinunciare a produrre valore economico. Le tante espressioni di economia che traggono origine da iniziative religiose e laicali dimostrano che ciò è concretamente possibile".
Essa inoltre comprende pienamente la ricchezza dell'interazione tra imprese sociali e imprese for profit quando afferma che "serve, pertanto, un mercato nel quale possano liberamente operare, in condizioni di pari opportunità, imprese che perseguono fini istituzionali diversi. Accanto all'impresa privata orientata al profitto, e ai vari tipi di impresa pubblica, devono potersi radicare ed esprimere quelle organizzazioni produttive che perseguono fini mutualistici e sociali. È dal loro reciproco confronto sul mercato che ci si può attendere una sorta di ibridazione dei comportamenti d'impresa e dunque un'attenzione sensibile alla civilizzazione dell'economia". Resta sullo sfondo (ma ben presente) l'intuizione che un'economia più civile è un luogo nel quale più facilmente le singole persone possono raggiungere quella soddisfazione di vita e quella realizzazione integrale della persona che sono fondamentali per la realizzazione del bene comune.
In tale contesto emerge un pieno riconoscimento del ruolo chiave delle nuove forme d'impresa nel creare quei valori che consentono al mercato di sopravvivere quando si sottolinea l'importanza di "forme di attività economica caratterizzate da quote di gratuità e di comunione" e si afferma che "Il binomio esclusivo mercato-Stato corrode la socialità, mentre le forme economiche solidali, che trovano il loro terreno migliore nella società civile senza ridursi ad essa, creano socialità".
I riconoscimenti non si fermano qui perché l'enciclica descrive con dettaglio alcuni di questi nuovi operatori quando parla di "forme nuove di commercializzazione di prodotti provenienti da aree depresse del pianeta per garantire una retribuzione decente ai produttori" e di "banche che propongono conti e fondi di investimento cosiddetti "etici"". L'enciclica riconosce che nell'economia contemporanea "si sviluppa una "finanza etica", soprattutto mediante il microcredito e, più in generale, la microfinanza. Questi processi suscitano apprezzamento e meritano un ampio sostegno. I loro effetti positivi si fanno sentire anche nelle aree meno sviluppate della terra".
Giustamente a questo punto - di fronte alle tante imitazioni di un fenomeno ormai divenuto di moda - si sollecita anche l'attenzione a forme di possibile sfruttamento del termine etico sottolineando come sia bene "elaborare anche un valido criterio di discernimento".
Tuttavia, imprese responsabili - per potersi affermare - hanno necessariamente bisogno di cittadini che consumano e risparmiano in maniera responsabile. In questo caso, riprendendo un pensiero già sviluppato in precedenza nel Compendio della dottrina sociale si auspica che "la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti".
Sempre su questo punto si afferma che "la sperimentazione di nuove forme di finanza destinate a favorire progetti di sviluppo" è un'esperienza positiva che va approfondita e incoraggiata "richiamando la stessa responsabilità del risparmiatore". La riflessione sull'argomento si chiude in modo sistematico constatando che "La interconnessione mondiale ha fatto emergere un nuovo potere politico, quello dei consumatori e delle loro associazioni. Si tratta di un fenomeno da approfondire, che contiene elementi positivi da incentivare e anche eccessi da evitare. È bene che le persone si rendano conto che acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico".
La chiave di volta di tutta la riflessione dell'enciclica si trova, a mio avviso, nel riconoscimento che, se vogliamo che l'etica s'incarni nell'agire economico quotidiano, dobbiamo riconoscere che gratuità, dono e reciprocità non sono momenti secondari o successivi all'agire economico ma devono permearlo dall'interno. In modo ancor più stringente si afferma - facendo tesoro di molte recenti scoperte scientifiche dell'economia sperimentale e degli stessi insegnamenti tratti dalla crisi finanziaria - che il mercato e il sistema economico hanno bisogno di fiducia, gratuità e dono per poter funzionare correttamente e che è la società civile - attraverso l'interazione feconda di imprese sociali, imprese for profit socialmente responsabili, consumatori e risparmiatori solidali - a produrre quei valori di cui il mercato ha assolutamente bisogno per sopravvivere.
Non c'è dunque un prima e un dopo, una zona franca libera da considerazioni morali nella quale le imprese, pur di massimizzare il profitto, sono libere di creare effetti negativi per tutti gli altri attori del sistema confidando poi nella filantropia per risolvere i problemi sorti nel percorso. È proprio questo tipo di errore di fondo che ha creato le premesse della gravissima crisi che stiamo vivendo. Solo dando forza alle energie e sinergie positive tra istituzioni, regole e attori responsabili possiamo uscirne veramente fuori.


Etichette: , , ,


martedì, luglio 14, 2009

 

Gianni Pittella vice presidente del Parlamento Europeo.

Con 360 voti Gianni Pittella del gruppo dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici, è risultato il primo degli eletti oggi dall'assemblea di Strasburgo per numero di consensi tra i nuovi vicepresidenti del Parlamento europeo. Cinquant’anni, di Lauria in provincia di Potenza, Pittella è stato confermato per la terza volta eurodeputato il 6 giugno scorso, con 137mila voti di preferenza, nella circoscrizione Sud. Capogruppo del Pd-Pse nella scorsa legislatura, l'europarlamentare lucano è stato relatore generale del Bilancio dell'Unione europea e ha promosso numerose iniziative legislative che hanno riscosso adesioni 'bipartisan', come la proposta di emettere 'eurobond' per finanziare le misure anticrisi e l'allargamento in chiave universalistica del programma Erasmus, finora riservato agli studenti, a tutti i giovani dell'Unione. Insieme al completamento dei progetti già avanzati, il neo vicepresidente pone al primo punto del suo nuovo mandato istituzionale il massimo potenziamento degli strumenti e dei canali d'informazione sull'operato dei deputati e sull'attività del parlamento, rivolti ai cittadini europei.
"Dobbiamo dare maggiore visibilità al lavoro degli eurodeputati affinché gli elettori possano meglio valutarne il rendimento e migliorare l'informazione sull'attività complessiva del Parlamento europeo" spiega Pittella, per il quale si deve prestare sempre più attenzione "ad una programmazione di lungo periodo per le voci di spesa più importanti del Parlamento". Si deve riflettere quindi "su una riforma più ambiziosa del bilancio del Pe che garantisca maggiore efficacia e trasparenza della spesa". "Dobbiamo lavorare per un Parlamento che decida più velocemente e che sia in costante contatto con i cittadini per recuperare il calo di fiducia che ha prodotto una forte astensione nel voto di giugno scorso".
Rilanciare la battaglia per la sede unica e rafforzare i rapporti con i parlamenti nazionali anche in vista dell'entrata in vigore del Trattato di Lisbona sono gli altri punti principali sull'agenda del nuovo vicepresidente italiano.

Etichette: ,


 

È possibile riassumere un lavoratore in attesa di pensione


Con circolare n.89 del 10 luglio 2009, l’Inps ha chiarito che le norme in tema di cumulo di pensione e reddito da lavoro dipendente, vanno interpretate nel senso che la pensione di vecchiaia, o di anzianità, richiesta da un lavoratore che abbia cessato l’attività lavorativa per ottenere la pensione, dovrà essere liquidata anche se il lavoratore venga riassunto dal medesimo datore di lavoro presso il quale prestava l’ultima attività lavorativa, “a prescindere dalla durata del periodo di inattività”.

Con tale precisazione l’Inps pone fine a dubbi interpretativi, sollevati da alcune sedi periferiche dell’Istituto previdenziale, che ritenevano necessario, ai fini della liquidazione della pensione, che lo stato di inattività lavorativa perdurasse per qualche tempo. È invece sufficiente – afferma l’Inps – che non vi sia coincidenza temporale tra la data della rioccupazione e la decorrenza della pensione.



Inps, Circolare n. 89, 10/07/2009

Etichette: ,


 

FAMIGLIA - In calo i consumi reali delle famiglie



Nel 2008 i consumi reali delle famiglie si contraggono. E a registrare il calo più accentuato delle spese sono le regioni del Sud. E’ l'analisi dei consumi delle famiglie italiane nel 2008 elaborata dall'Istat. L'anno scorso, secondo i dati, la spesa media mensile per famiglia è stata pari a 2.485 euro, un dato che risulta praticamente uguale (+0,2%) a quello dell'anno precedente. La spesa media mensile totale varia da un minimo di 1.692 euro per le famiglie composte da un solo individuo a un massimo di 3.251 euro per quelle di cinque o più componenti. E tra queste ultime si osserva la quota di spesa più elevata per i generi alimentari: 21,2% contro 18,4% delle famiglie di un solo componente. Se per le famiglie numerose è la tavola ad assorbire la maggiore parte dei budget, per le famiglie di un solo individuo è invece l'abitazione che incide per il 34% sulla spesa mensile totale contro il 21,2% delle famiglie di cinque componenti e più. Laddove è una donna a tenere in mano le redini, la spesa è di 2.050 euro e di 2.673 euro se, invece, il capofamiglia è un uomo.


Differenze geografiche. Tra le famiglie del Nord, la spesa per beni e servizi non alimentari è pari a 2.346 euro, nelle regioni centrali, invece, è di 2.066 euro. Nel Mezzogiorno, infine, la spesa scende ulteriormente arrivando a quota 1.468 euro. Il Veneto si conferma la regione con la spesa media mensile più elevata, pari a 2.975 euro, seguita da Lombardia (2.930) ed Emilia Romagna (2.854). Fanalino di coda la Sicilia con una spesa media mensile di oltre 1.000 euro inferiore a quella delle tre regioni del Nord.


Voci di spesa: si evidenzia un aumento del peso dei consumi alimentari pari a +19,1%. Per stringere la cinghia in tempo di crisi, le famiglie hanno messo in atto strategie di risparmio: la quota di chi ha dichiarato di aver limitato l'acquisto o scelto prodotti di qualità inferiore o diversa rispetto al 2007 è superiore al 40%. E in un quadro di riduzioni dei consumi, ad aumentare sono solo le spese per combustibili ed energia. Stabili restano le spese per l'istruzione, comunicazione e tabacchi, mentre si registra una diminuzione per quanto riguarda l'abbigliamento, l'arredamento, la sanità e i trasporti sia pubblici che privati (acquisti auto e Rca).

Una famiglia su 10 fa spesa negli hard discount. Sono sempre più numerose le famiglie italiane che si rivolgono agli hard discount per acquistare generi alimentari: nel 2006 erano l'8,6%, nel 2007 il 9,7%, il 10,9% nel 2008.

Casa. La spesa media per il canone di affitto sostenuta dalle famiglie italiane mensilmente è di circa 362 euro, mentre per la rata del mutuo si spendono in media 465 euro al mese

. vai>>

Etichette: , , , , ,


lunedì, luglio 13, 2009

 

LA SOLITUDINE DELLE FAMIGLIE ITALIANE.

I dati confermano che nel nostro paese il peso dell'assistenza alla popolazione che invecchia ricade quasi del tutto sulla famiglia. O meglio, sulle donne e in particolare sulle figlie adulte. Che sempre più ricorrono ai servizi delle immigrate. Ora le nuove norme sull'immigrazione sono un'ulteriore conferma che lo Stato italiano è poco attento ai veri problemi delle famiglie. Non solo le abbandona sostanzialmente a se stesse Ma rende anche più difficile e complicato il ricorso alle risposte che, con difficoltà, tentano di darsi da sole. Per esempio, tramite le cosiddette "badanti".

Più che altrove le famiglie italiane sono sole: sono meno aiutate dalle politiche sociali, e quindi più sovraccariche di responsabilità nei confronti dei propri membri più deboli, e spesso sono anche maggiormente indotte a fare un passo indietro rispetto a importanti scelte di vita. È, del resto, un dato di fatto ampiamente riconosciuto che siamo uno dei paesi avanzati con sistema di welfare più obsoleto, meno in grado cioè di proteggere dai rischi e di promuovere scelte virtuose nella popolazione. Non a caso ci troviamo con occupazione giovanile tra le più basse e una delle peggiori combinazioni nell’area Ocse tra fecondità e partecipazione femminile al mercato del lavoro.

LAVORO FEMMINILE COME RISPOSTA ALL’INVECCHIAMENTO

La persistente denatalità dell’ultimo quarto di secolo ci ha fatti diventare uno dei paesi al mondo con maggior invecchiamento. Siamo però anche meno attrezzati a rispondere alle sfide che tale processo pone, proprio per la fragilità del nostro sistema di welfare e la bassa occupazione di giovani e donne. Svezia e Francia, ad esempio, hanno livelli di longevità simili ai nostri. Il cruciale rapporto tra anziani inattivi su occupati è però notevolmente peggiore nel nostro paese: uno su due, contro una media Unione Europea a 15 del 38 per cento. La causa è la nostra più bassa fecondità, che rende più pesante il numeratore, unita alla minor partecipazione femminile al mercato del lavoro, che rende meno corposo il denominatore.
Questo significa che le famiglie italiane, già tradizionalmente sole, si trovano con un crescente aumento della domanda di cura e assistenza dei propri membri anziani non autosufficienti. E che la spesa per protezione sociale, già ora molto squilibrata, è destinata a essere ancor più sbilanciata verso pensioni e sanità.
È ampiamente riconosciuto che una delle risposte principali all’invecchiamento della popolazione passa attraverso l’aumento dell’occupazione femminile, indispensabile per rendere più sostenibile il sistema delle finanze pubbliche da un lato, e più solido il benessere economico delle famiglie, dall’altro.
Ma proprio la combinazione tra accentuato invecchiamento e gravi carenze del sistema di welfare pubblico rischiano di comprimere la partecipazione femminile al mercato del lavoro. (1)

LE BADANTI COME RISPOSTA ALLE CARENZE DEL SISTEMA DI WELFARE

L’indagine Galca, Gender Analyses and Long Term Care Assistance, realizzata nell’ambito di un progetto promosso dalla Commissione europea e coordinato dalla Fondazione Giacomo Brodoloni, ha confrontato Italia, Danimarca e Irlanda, analizzando costi, strutture e responsabilità familiari. Nei primi due paesi, più del 90 per cento degli anziani viene assistito a domicilio o in appartamenti attrezzati, mentre l’Irlanda registra una quota di assistiti in “istituti” – case di riposo o residenze sanitarie – superiore al 20 per cento. Quando l’assistenza è a domicilio, però, in Italia è quasi esclusivamente un familiare, prevalentemente donna, che si fa carico degli anziani, mentre in Danimarca è il servizio pubblico.
I dati confermano come nel nostro paese il peso dell’assistenza alla popolazione che invecchia ricada quasi per intero sulla famiglia, o meglio sulle donne, e in particolare sulla generazione delle figlie adulte. Queste ultime si avvalgono sempre più dei servizi delle immigrate. In Italia troviamo infatti il maggior numero di lavoratori stranieri impegnati in quelli che statisticamente vengono chiamati “servizi alle famiglie”: il 10,8 per cento del totale, contro l’1,2 per cento del Regno Unito e l’1,9 per cento degli Stati Uniti.
Secondo stime prudenti, le sole badanti (escluse le colf) sono complessivamente 700mila, delle quali almeno 300mila senza permesso di soggiorno. Va detto che larga parte degli stranieri che lavorano nel nostro paese, a causa dei vincoli della legge vigente, entra comunque in Italia in modo irregolare. La successiva regolarizzazione per chi trova un impiego presso una famiglia non è però né semplice e né scontata. Una condizione che rimane quindi problematica e instabile, a svantaggio di tutti. Molte famiglie si trovano da un lato con un problema apparentemente risolto, ovvero con una persona che svolge l’attività di cura necessaria, ma dall’altro con un nuovo problema, ovvero la lunga e complicata procedura per sanare la situazione di irregolarità della colf o badante attraverso la lotteria del decreto flussi che fissa quote limitate. Ora, il Ddl sicurezza rende le cose, se possibile, ancora più dolorose e complicate con la norma che punisce a titolo di reato l’ingresso e il soggiorno illegale degli stranieri.
A perderci sarà la parte più virtuosa dell’immigrazione, le famiglie italiane con maggior necessità di assistenza, ma anche il sistema paese nel suo complesso. Supponiamo infatti che i cittadini italiani decidano di osservare rigorosamente la nuova legge. In tal caso, crollerebbe il sistema di welfare informale e precipiterebbe ulteriormente l’occupazione femminile. Un disastro, tanto più in una fase di recessione come l’attuale.
Una delle tante conferme che lo Stato italiano è poco attento ai veri problemi delle famiglie: non solo le abbandona sostanzialmente a se stesse e tarda a mettere in campo quelle riforme strutturali al sistema di welfare che consentirebbero al paese di crescere di più e ai singoli di vivere meglio, ma rende anche più difficile e complicato il ricorso alle risposte che le famiglie tentano, con difficoltà, di darsi da sole.

(1)Per una analisi approfondita vedi Daniela del Boca e Alessandro Rosina Famiglie Sole Il Mulino 2009.

Etichette: , , , ,


domenica, luglio 12, 2009

 

Atripalda - Oltre 1000 ragazzi alle ludoteche del Consorzio A6

Atripalda - Sono già 1000 le bambine e i bambini, le ragazze e i ragazzi fino a quattordici anni che frequentano le Ludoteche estive “Giocando..ballando..cantando” promosse e organizzate dal Consorzio dei Servizi sociali A6 di Atripalda, la cui gestione per il 2009, è stata affidata alle Acli project.
Come ogni estate nei comuni del distretto sociale A6 si svolgono tutte le mattine, per sei settimane, le ludoteche che accolgono i ragazzi del territorio e li impegnano in attività di gioco ma anche di laboratorio.
Lo scorso anno i ragazzi delle ludoteche, oltre alle normali attività, furono chiamati a riflettere e ad esprimersi sul tema specifico dei diritti dei minori. I risultati di questa indagine - studio furono presentati e discussi in occasione della Conferenza sull’Infanzia “Bambino di oggi, uomo di domani”. In queste settimane invece il tema che sta impegnando i ragazzi riguarda il “consumo” della televisione da parte dei più piccoli. Educa TV è il titolo del progetto educativo, inserito nelle ludoteche ‘09 e curato dalla dottoressa Emilia Dente.
L’idea alla base del progetto è quella di favorire una riflessione ed una analisi sulla reale ricezione dei contenuti proposti dallo strumento televisivo, con particolare attenzione all’influenza e al condizionamento della Tv nei meccanismi evolutivi e negli effetti comportamentali dei più piccoli. Il piano progettuale si articola in diverse fasi, a partire da quello dell’indagine TV mia, le istruzioni per l’uso; una terza fase è quella della proposta del concorso “TiVoglio a modo mio” e infine: “La nostra Tv”, cioè la fase conclusiva, quella della manifestazione finale e premiazione del concorso.
“La nostra intenzione - ha dichiarato il direttore del Consorzio A6 Carmine De Blasio - è far convivere il momento del gioco con quello del confronto e del dialogo. Il progetto EducaTV incrocia direttamente le abitudini e se vogliamo gli interessi dei ragazzi. Discuteremo dei risultati di questa attività di ascolto dei più piccoli e cercheremo dai contributi conclusivi di ricavare utili suggerimenti per le attività e le azioni future”.

Etichette: , ,


 

regolarizzazione colf e badanti, ecco la bozza del testo

Roma -12 luglio 2009 - Quella che segue è la bozza della regolarizzazione per colf e badanti preparata dal governo. É un testo provvisorio su cui si sta ancora lavorando e che quindi potrà subire delle modifiche prima di essere presentato in Parlamento.

Articolo 1

1. Il datore di lavoro italiano o cittadino di Paese appartenente all'Unione Europea ovvero il datore di lavoro extracomunitario in possesso del titolo di soggiorno di cui all'articolo 9 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, che alla data del 30 giugno 2009 occupava irregolarmente alle proprie dipendenze, da almeno tre mesi, lavoratori italaini o cittadini appartenenti all'Unione Europea ovvero lavoratori exracomunitari, comunque presenti nel territorio nazionale, e continua ad occuparli alla data di presentazione della denuncia di cui al presente comma, adibendoli ad attività di assistenza per se stesso o per componenti della propria famiglia, affetti da patologie o handicap che ne limitano l'autosufficienza, ovvero al lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare, può denunciare, dal 1 al 30 settembre 2009, la sussistenza del rapporto di lavoro:

a) all'Istituto Nazionale Previdenza Sociale il lavoratore italiano o il cittadino di Paese appartenente all'Unione Europea, mediante apposita modulistica;

b) allo sportello unico per l'immigrazione di cui all'articolo 22 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, il lavoratore extracomunitario mediante apposita dichiarazione di cui al comma 3.

2. La denuncia di cui al comma 1 è presentata previo pagamento di un contributo forfetario di 500 euro per ciascun lavoratore.

3. La denuncia di cui al comma 1, lettera b) è presentata con modalità informatiche, nel termine di cui al medesimo comma e contiene a pena inammissibilità:

a) i dati identificativi del datore di lavoro compresi i dati realtivi al titolo di soggiorno in caso di datore di lavoro exracomunitario;

b) l'indicazione delle generalità e della nazionalità del lavoratore extracomunitario occupato al quale si riferisce la dichiarazione e l'indicazione degli estremi del passaporto o di altro documento equipollente valido per l'espatrio;

c) l'indicazione della tipologia e delle modalità di impiego;

d) l'attestazione dell'occupazione del lavoratore per il periodo previsto dal comma 1;

e) la dichiarazione che la retribuzione convenuta non è inferiore a quella prevista dal vigente contratto collettivo nazionale di lavoro di riferimento;

f) la proposta di contratto di soggiorno prevista dall'articolo 5-bis del decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286;

g) gli estremi della ricevuta di pagamento del contributo forfetario di cui al comma 2.

4. La denuncia di cui al comma 1, lettera b, è limitata per ciascun nucleo familiare ad una unità per il lavoro domestico di sostegno al bisogno familiare ed a due unità per le attività di sostegno a soggetti affetti da patologie o handicap che ne limitano l'autosufficienza. La data della dichiarazione di cui al medesimo comma è quella indicata nella ricevuta di acquisizione al sistema informatico del Ministero dell'Interno.

5. Lo Sportello unico per l'immigrazione, verificata l'ammissibilità della dichiarazione e acquisito il parere della Questura sull'insussistenza di motivi ostativi al rilascio del permesso di soggiorno, convoca le parti per la stipula del contratto di soggiorno e per la presentazione della richiesta del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, previa esibizione dell'avvenuto pagamento del contributo di cui al comma 2. Il contratto di soggiorno non può essere stipulato se il datore di lavoro che ha denunciato due unità per l' attività di assistenza a soggetti affetti da patologie o handicap che ne limitano l'autosufficienza, non produce la documentazione comprovante la patologia o l'handicap. La sussistenza di meri errori materiali non costituisce da sola causa di inammissibilità della dichiarazione di cui al comma 3. La mancata presentazione delle parti senza giustificato motivi comporta l'archiviazione del precedimento. Entro ventriquattro ore dalla data della stipula del contratto di soggiorno, il datore di lavoro deve effettuare la comunicazione obbligatoria di assunzione all'Istituito nazionale previdenza sociale. Restano ferme le disposizioni relative agli oneri a carico del richiedente il permesso di soggiorno.

6. Con decreto del ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, di concerto con il ministro dell'Interno e il ministro dell'economia e delle finanze, sono determitate le modalità di imputazione del contributo forfetario di cui al comma 2, sia per far fronte all'organizzazione e allo svolgimento dei compiti di cui al presente articolo, sia in relazione alla posizione contributiva previdenziale e assistenziale del lavoratore interessato. Il ministro del lavoro, della salute e delle politiche sociali, con proprio decreto, determina altresì le modalità di corresponsione delle somme degli interessi dovuti per i contributi previdenziali concernenti i periodi antecedenti i tre mesi di cui al comma 1.

7. Dalla data di entrata in vigore della presente disposizione e fino alla conclusione del precedimento di cui al presente articolo, sono sospesi i procedimenti penali ed amministrativi instaurati nei confronti del datore di lavoro e del lavoratore che svolge le attività di cui al comma 1 per le violazioni delle norme:

a) relative all'ingresso e al soggiorno nel territorio nazionale, con esclusione di quelle di cui all'articolo 12 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286;

b) relative all'impiego di lavoratori anche se rivestono carattere finanziario, fiscale, previdenziale e assistenziale;

8. Nei casi in cui non vanga presentata la denucnia di cui al comma 1, la sospensione di cui al comma 7 cessa alla data di scadenza del termine per la presentazione della stessa.

9. Nelle more della definizione del procedimento di emersione di cui al presente articolo, lo straniero non può essere espulso, salvo i casi previsti al comma 13.

10. Nel caso in cui il datore di lavoro abbia presentato istanza di nulla osta all'ingresso per lavoro subordinato per l'assunzione di un lavoratore extracomuitrraio da adibire alle attività di cui al comma 1, in base alle disposizioni dei decreti del presidente del consiglio dei ministri 30 ottobre 2007 e 3 dicembre 2008, concernenti la programmazione transitoria dei flussi d'ingresso dei lavoratori extracomunitari non stagionali nel territorio dello Stato e il lavoratore extracomunitario si trovi nelle condizioni di cui al comma 1, lo sportello unico per l'immigrazione al termine della procedura di cui all'articolo 22 del decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286, conclusa con esito favorevole, convoca il datore di lavoro e il lavoratore extracomunitario per la sottoscrizione del contratto di soggiorno e per la presentazione della richiesta del permesso di soggiorno per lavoro subordinato. Il datore di lavoro convocato ai sensi del presente comma è tenuto ad esibire la ricevuta attestante il pagamento del contributo di cui al comma 2.

11. Le disposizioni di cui ai commi 7, 8 e 9 trovano applicazione anche nelle ipotesi in cui sia stata presentata istanza di nulla osta nei casi previsti dal comma 10.

12. La sottoscrizione del contratto di soggiorno e il rilascio del permesso di soggiorno comportano, rispettivamente, per il datore di lavoro e il lavoratore extracomunitario, l'estinzione dei reati e degli illeciti amministrativi relativi alle violazioni di cui al comma 7.

13. Le disposizioni di cui al presente articolo non si applicano ai rapporti di lavoro riguardanti lavoratori extracomunitari:

a) nei confronti dei quali sia stato emesso un provvedimento di espulsione ai sensi dell'articolo 13, commi 1 e 2 lettera c), e dell'articolo 3 del decreto legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito con modificazioni dalla legge 31 luglio 2005, n.155;

b) che risultino segnalati, anche in base ad accordi o convenzioni internazionali in vigore in Italia, ai fini della non ammissione nel territorio dello Stato;

c) che risultino condannati, anche con sentenza non definitiva, compresa quella adottata anche a seguito di applicazione della pena su richiesta ai sensi dell'articolo 444 del codice di procedura penale, per uno dei reati previsi dagli articoli 380 e 381 del medesimo codice.

14. Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque presenta false dichiarazioni nell'ambito del procedimento di cui al presente articolo, è punito con la pena prevista dall'articolo 5, comma 8-bis, del decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286.

Etichette: ,


 

ma oggi è domenica...

Posted by Picasa

sabato, luglio 11, 2009

 

Immigrati: Acli, regolarizzare non solo le colf. Rischio beffa che ha seguito il decreto flussi

Sì alla regolarizzazione, ma anche per i «mariti delle colf». Le Acli commentano positivamente l'intesa che sembrerebbe raggiunta nel governo su un'ipotesi di regolarizzazione a settembre delle lavoratrici domestiche 'in nero', ma chiedono di estendere il provvedimento di emersione anche agli altri settori lavorativi, «dove lavorano molto spesso proprio i mariti di quelle colf di cui finalmente si riconosce il contributo prezioso». «Non solo le famiglie ma anche le imprese - dice il presidente delle Acli Andrea Olivero - si avvalgono di lavoratori immigrati senza i quali non riuscirebbero a portare avanti la loro attività. Non c'è motivo di escludere questi lavoratori e queste imprese dalla regolarizzazione».

Per le Acli, dunque, la strada della regolarizzazione 'allargata' è quella giusta, «ma attenzione - dice Olivero - a che non si trasformi in una beffa per quanti, sono decine di migliaia, hanno seguito le procedure del decreto flussi ma dal 2007 ancora attendono risposta alla loro domanda di assunzione, pur avendo già il lavoratore straniero dentro casa o in azienda. Occorre assolutamente consentire anche a loro di accedere alla regolarizzazione».

Etichette: , ,


 

Dibattiti e mostre fotografiche per l’apertura napoletana del primo meeting dell’Unicef



di ALESSIO FANUZZI
Dibattiti, ospiti vip, mostre fotografiche, bambole giganti e concerti. È il primo meeting nazionale dei volontari dell’Unicef, è la festa dei bambini al Maschio Angioino. Giù il velo dalla Pigotta da Guinness alta quasi cinque metri, su sulla torre la bandiera azzurra dell’Unicef: la grande festa dei volontari e dei bambini di Napoli e d’Italia è cominciata ieri, con la cerimonia dell’alzabandiera, il saluto delle istituzioni e una lunga intervista al premio Nobel per la Pace Shirin Ebadi, attivista iraniana per la difesa dei diritti umani. Fitto, fittissimo il programma della tre giorni che continuerà oggi e domani con la chiosa affidata al cardinale Crescenzio Sepe. «È un sogno che si realizza», aveva detto alla vigilia il presidente di Unicef Italia, Vincenzo Spadafora. Napoletano di Cardito, ieri sera, nella splendida cornice del Maschio Angioino, ha coronato il suo sogno: è salito sul palco davanti a centinaia di volontari (nei tre giorni ne sono attesi più di 1.500 da tutta Italia), ha ringraziato le «istituzioni attente» chiamando al suo fianco il sindaco Rosa Russo Iervolino e il presidente della Regione Antonio Bassolino e ha ascoltato commosso il messaggio di saluto inviato dal capo dello Stato Giorgio Napolitano (e letto dal giornalista Rai Franco Di Mare) per elogiare «l’impegno e l’effettiva vicinanza dell’Unicef ai temi dell’infanzia» e per denunciare che «purtroppo, in ampie aree del mondo, l’infanzia è ancora priva di tutela». Accorato come mai anche il messaggio della Iervolino, che assiste alla convention tenendo sulle gambe il nipotino Françoise e, sul palco, abbraccia e bacia Spadafora: «Mi ricordo di lui - spiega - quand’era ancora un ragazzino e dava l’anima al fianco dell’indimenticabile presidente Farina». «Essere volontari significa avere il senso dell’altro, gioire nel rendere felice un altro che non si vede ma che avrà la possibilità di crescere e crescere meglio», continua il sindaco citando anche Kennedy: «Non chiederti cosa il Paese può fare per te, chiediti invece cosa puoi fare tu per il tuo Paese». Parole dolci e lodi anche da Bassolino, che definisce «l’Unicef uno straordinario avamposto nel mondo» e afferma: «In un Paese dove le spinte di divisioni sono tante, il volontariato unisce. È la spina dorsale del Paese». Salutata con un lunghissimo applauso la Ebadi, sul palco si alternano gli operatori sul campo e i testimonial vip con le loro storie di fratellanza e di solidarietà. C’è Vladimir Luxuria, che nel suo completo rosso ricorda la donazione di 100mila euro e il successivo viaggio in Mozambico, e c’è Lino Banfi, che festeggia il 73esimo compleanno con tutta la platea che gli dedica la canzoncina «Tanti auguri a te». «In 73 anni - dice - ho ricevuto tante onoreficenze, dalla laurea honoris causa al Cavalierato di gran croce, ma come faccio vedere la pergamena dell’Unicef...». Sul maxischermo alle sue spalle scorrono le immagini delle missioni in Angola e in Eritrea, il «nonno Libero» nazionale chiama Spadafora e scherza: «Io ho un’età, mi raccomando, la prossima missione a Montecarlo». Giù risate. E gag su gag. Fino a quando Banfi torna serio, ricorda il dramma familiare che sta vivendo - la figlia Rosanna ha un cancro - e l’importanza dell’Unicef a sostegno dei bambini e dei più deboli. «Io sono qua - dice tra gli applausi scroscianti dei volontari - La prossima missione, dovunque sia, ricordatevi di me». Si replica oggi, con sei tavole rotonde e tanti vip, dagli attori Alessandro Preziosi e Alessandra Mastronardi al vincitore del Grande Fratello 9 Ferdi Berisa alle show girl Caterina Balivo e Michelle Hunziker. Con un unico filo conduttore: la solidarietà.

Etichette: , , , , , ,


 

A Catania le Acli discutono di welfare e mezzogiorno

“Giovani, donne, attori sociali di un’altra economia” è il tema del seminario organizzato dalle Acli Sicilia che si è tenuto oggi venerdì 10 luglio a partire dalle ore 10 all’hotel Sheraton di Catania.

I lavori introdotti da Santo Francesco Scirè, presidente regionale Acli Sicilia e da Maria Grazia Fasoli responsabile nazionale funzione studi hanno coinvolto l'associazione nella riflessione sulla cittadinanza.

La prima sessione di lavori, sul tema “Cittadinanza – sviluppo e auto sviluppo” è stata presieduta da Gianluca Budano presidente regionale Acli Puglia. Con lui Vittoria Boni responsabile nazionale Acli del dipartimento welfare, Giuseppe Vecchio preside facoltà Scienze politiche all’università di Catania.

Sul tema “Sviluppo locale - Polis globale e soggetti sociali” interventi di Giuseppe Failla segretario nazionale giovani delle Acli e Giacomo Mulè ordinario di Sociologia generale dell’università di Palermo.

Nel pomeriggio, dalle 14,30 in poi, la seconda sessione dei lavori sul tema “Giovani, donne: attori sociali di un’altra economia. Le buone pratiche”.

Ha presieduto Pasquale Orlando, responsabile del centro integrato per il mezzogiorno. con il presidente Orlando, Fabrizio Sigona del consorzio Goel (Altraeconomia); Elena Salzano di Agenzia Incoerenze (Pari opportunità); Antonello Caria direttore Iares (imprenditoria giovanile); Federica Volpi responsabile nazionale Funzione studi Acli (ricerca Acli nazionali); Caterina Bonsignore responsabile Acli colf Agrigento (lavoro di cura). Nella mattinata è intervenuto il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero.

Pasquale Orlando ha detto che l'associazione deve essere come il cercatore di perle che individua e valorizza i cento fiori dello sviluppo locale e della giovane impresa sociale.

Etichette: , ,


 

AGEROLA CAPITALE DEL FIORDILATTE








AGEROLA CAPITALE DEL FIORDILATTE


Serata di Gala per celebrare i prodotti tipici di eccellenza della Campania

Città di Agerola, Assessorato all'Agricoltura della Regione Campania, con la collaborazione di Città di Sant’Antonio Abate e la partecipazione di Sapore di Campania, Costiera dei Fiori, Slow Food, O.N.A.F., Ritorna Vincitor Città di Ercolano, SEMA agenzia di comunicazione

Presentata la XXIX edizione di fiordilatteFIORDIFESTA in una significativo incontro fra enogastronomia e territorio, simboli di una Campania che riesce a comunicare oggi il fascino di una terra antica.

Dall’1 al 4 agosto, in Pianillo di Agerola, la Sagra del Fiordilatte e dei prodotti tipici agerolesi.


Il Galà ha riunito responsabili della valorizzazione del territorio agricolo e forestale della Regione Campania, giornalisti enogastronomi, aziende produttrici, esperti ed appassionati di natura e tipicità.

Giovedì 9 luglio, nella splendida cornice naturale dei Monti Lattari, Agerola ha presentato fiordilatteFIORDIFESTA, una sagra che si avvia, alle soglie del trentesimo compleanno, a diventare evento simbolo, capace di raccontare un territorio più di tante parole. Nel Giardino del Ristorante S.P.Q.R. in Pianillo, certificato Sapore di Campania, dopo il benvenuto del Sindaco On. Michele Pisacane, il prof. Nino D’Antonio, giornalista enogastronomo appassionato frequentatore della Costa d’Amalfi, ha brillantemente illustrato al pubblico presente la realtà di Agerola e del territorio dei Monti Lattari, sottolineando la capacità di perpetuare antiche tradizioni propria degli abitanti e lanciando l’invito a diffondere in maniera sempre più sistematica la conoscenza delle tipicità campane in Italia e nel mondo. Interventi anche di Giuseppe Allocca, coordinatore regionale Sviluppo Attività Settore Primario, e di Francesco del Vecchio, dirigente STAPACePICA. Madrina della serata Camilla Nata, giornalista di RAI UNO, che ha introdotto gli ospiti e tagliato il nastro, inaugurando il percorso del gusto intorno ai tavoli d’onore dove facevano bella mostra di sé i migliori prodotti della gastronomia campana, incorniciati dagli addobbi floreali della Cooperativa Ortofloricola di Sant’Antonio Abate.

I tenori del coro del San Carlo di Napoli Michele Maddaloni, Gaetano De Rosa e Nino Mennella si sono esibiti un una carrellata di successi della canzone classica napoletana, prima che i casari di Agerola dessero il via ad una “lavorazione in diretta” del fiordilatte, degustato con piacere dagli ospiti.

Il buffet ha visto protagonisti i prodotti in mostra. Presentati in anteprima due piatti forti del menù di fiordilatteFIORDIFESTA: i Paccheri del Monaco, creazione dello chef Enzo Pisacane del ristorante Leonardo’s, ed Agerola Parmigiana, una parmigiana di melanzane al fiordilatte rivisitata dallo chef Paolo Durazzo dell’Hotel Le Rocce e dedicata a Paolo Belli, che con la sua Big Band animerà la serata del 4 agosto.

Secondo l’intento della serata di dare valore alla cultura alimentare campana ed alla ricchezza delle tradizioni locali, Agerola ha accolto non solo i prodotti di diverse zone della Campania, ma anche lo chef Casertano Antonio Ruggiero, de La Fortezza Normanna di Vairano Patenora, che ha sposato i paccheri di Gragnano al Conciato Romano de Le Campestre di Castel di Sasso, mentre il provolone del Monaco D.O.P. ha esaltato il suo inconfondibile sapore incontrando la Gelatina di Aglianico de La Credenza di Pietravairano. Deliziosi gli Spaghetti (pastifici Gentile,La Rocca del Pastaio e Le Antiche Tradizioni di Gragnano) con la Colatura di Alici di Cetara (associazione Gli Amici delle Alici) e la misticanza di verdure con i Pomodorini del Piennolo di Casa Barone di Massa di Somma e di Salvatore Acampora di Ercolano, mentre il San Marzano D.O.P. era rappresentato dall’azienda Terra Amore e Fantasia di Sant’Antonio Abate. Patate locali hanno accompagnato i Peperoni Papaccella di Bruno Sodano, conditi con gli oli extravergine di Casa Scola di Gragnano, e gli oli Bio e D.O.P delle aziende Montecorbo e La Villanella di Massa Lubrense. Il Vino delle Cantine Gran Furor di Marisa Cuomo (Furore) e l’Acqua Acetosella di Castellammare di Stabia hanno esaltato il sapore dei piatti e dei formaggi e salumi dei caseifici e dei salumifici di Agerola. Sempre di Agerola pane, taralli e liquori, e le delizie di ricotta e pera in base di pasta frolla.

Un trionfo di buoni sapori e stuzzicanti profumi, con lo sfondo di un paesaggio montano ricco di boschi e di sorgenti, che incanta il turista e invoglia a sostare.

Prossimo appuntamento: Agerola, frazione Pianillo, dall’1 al 4 agosto.
Ufficio stampa: Maddalena Venuso, cell. 335 1275213, e.mail: maddalena.venuso@alice.it venuso@studiosema.it

Agenzia SEMA, tel. 081 8854745, email: info@studiosema.it

Per informazioni: http://www.fiordilattefiordifesta.it/

Etichette: , , , ,


mercoledì, luglio 08, 2009

 

press the 8 campagna G8 povertà

Etichette: , ,


 

Napoli Laicato cattolico: L’OSSERVATORIO SULLA CITTÀ

OSSERVATORI SULLA CITTA' versione testuale
Parte l'iniziativa della Consulta fortemente voluta da S.E. Cardinale SEPE

L’OSSERVATORIO SULLA CITTÀ

Qualche parola su quell’Osservatorio sulla città che tanto interesse ha suscitato nell’assemblea del 1° luglio. Tutto iniziò il lontano 1° marzo dell’anno scorso, al Convegno su Quale laicato oggi per Napoli? – Idee e proposte di cattolici per le nostre città. Quel giorno, il Card. Sepe, e lo ha ricordato anche a Materdomini, visto il lavoro svolto, chiese di trasformare i laboratori attivati per quell’occasione in osservatori stabili sulla città.

In estrema sintesi, si tratta di recuperare un mandato che il laicato cattolico ha ricevuto dal Concilio. Si rileggano alcuni passaggi della Gaudium et Spes. Ad esempio: che si “offra a tutti i cittadini, senza alcuna discriminazione, la possibilità effettiva di partecipare liberamente e attivamente sia all’elaborazione dei fondamenti giuridici della comunità civile, sia al governo della cosa pubblica”. Più avanti: “tutti i cristiani devono prendere coscienza della propria speciale vocazione nella comunità civile”. Dal suo canto Papa Giovanni Paolo II ha ribadito l’idea quando osserva che “tutti i cristiani” hanno una “vocazione nella comunità politica” (Christifideles laici n. 42), e chiarisce: “la carità che ama e serve la persona non può mai essere disgiunta dalla giustizia; l’una e l’altra esigono il pieno riconoscimento effettivo dei diritti della persona”. Questo significa la partecipazione dei laici alla “molteplice e varia azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale, destinata a promuovere organicamente il bene comune” certamente “con diversità e complementarietà di forme, livelli, compiti e responsabilità”.

Quali le finalità dell’Osservatorio? Ovviamente si tratta di un luogo di riflessione eminentemente ecclesiale per cui l’obiettivo primo non può essere che offrire all’Arcivescovo apporti qualificati sul contesto delle città della Diocesi (“l’occhio e l’orecchio del Cardinale”). Si tratta anche di un arricchimento delle aggregazioni che riceveranno stimoli per ulteriori riflessioni ed una possibilità in più per intervenire sulla città nei modi.

I laboratori (formazione e educazione, giovani, lavoro, ambiente, giustizia, salute e sanità) sono gli stessi del 1° marzo con alcuni possibili aggiustamenti: ad esempio, attivare nell’ambito dell’educazione, un gruppo specifico sulla scuola; distinguere il tema della giustizia da quello della legalità in senso stretto; costituire un laboratorio sulla comunicazione (dalla comunicazione interpersonale ai media in senso lato).

Gli stessi laboratori saranno costituiti da membri delle aggregazioni. Va anche prevista la possibilità di coinvolgere esterni cioè laici non associati che, pur cristianamente formati, per ragioni professionali e di vita sono, a volte, fuori da una dinamica ecclesiale. Essi, però, hanno spesso competenze che sarebbero lieti di condividere. Si potranno così recuperare risorse che, diversamente, rimarrebbero ai margini della comunità cristiana. Nulla vieta, poi, che, se necessario e secondo giuste modalità, l’osservatorio interpelli il mondo dell’università e specifici soggetti (Unione Industriali, Confcommercio, Confartigianato, sindacati) nello stile della corresponsabilità.

Quanto alle modalità di lavoro, la prima fase è quella dell’individuazione dei nodi problematici . La seconda è quella della raccolta dei dati. La terza sarà quella della lettura dei nodi alla luce della dottrina sociale della Chiesa e la quarta quella delle proposte (anche qui alla luce della dottrina sociale della Chiesa).

Tutto ciò non faccia pensare ad uno sbilanciamento della Consulta sul versante esclusivamente civile. L’idea, infatti, è quella di promuovere una laicato a 360°, capace di pregare, pensare e stare dentro le situazioni. Lo confermano alcune iniziative già inserite in calendario per il prossimo anno. Sono, infatti, fin d’ora in cantiere un assemblea “aperta” su Napoli: quali risposte per l’emergenza educativa ed, in Avvento, una successiva su Dall’accoglienza alla vita alla dignità della morte. Seguirà un convegno sul tema Laici solidali nella Chiesa per la città cui seguirà un’ultima assemblea di verifica e programmazione a chiusura dell’anno pastorale.

Mario Di Costanzo (Direttore Consulta Diocesana Aggregazioni Laicali della Diocesi di Napoli)

Etichette: , , ,


 

"Turismo sociale e sviluppo territoriale sostenibile" all'Argentiera con il consorzio Solaris

16/17 luglio 2009 "Turismo sociale e sviluppo territoriale sostenibile"

Nella splendida cornice dell'Argentiera, in provincia di Sassari, presso l'Hostel Argentiera, gestito dalla cooperativa sociale "Edilarte", si svolgerà il seminario: ”Turismo sociale e sviluppo territoriale sostenibile”. L'incontro fa parte di un ciclo di convegni formativi-informativi organizzati dal Consorzio Solaris con il contributo della Fondazione Banco di Sardegna ed in collaborazione con le Acli Sardegna sul tema: "Il sociale come leva dello sviluppo locale".

Pregevole il tavolo dei relatori: Benito Perli, presidente della Fi.Tu.S. (Federazione italiana di Turismo Sociale), Renate Gorgen, presidente di Le Mat (Agenzia di sviluppo degli imprenditori sociali nel turismo), Gaetano Di Pietro Responsabile organizzazione Confesercenti Naz.le, Antonella Fiorelli, ricercatrice senior dell'ISNART (Istituto Nazionale di Ricerche Turistiche), Pino Vitale( Presidente del CTA), nonché altri professionisti del settore. E’ inoltre prevista la presenza di politici locali e regionali.

Nel corso dei lavori, oltre ad una conoscenza più approfondita della filiera del turismo, ci sarà anche la possibilità di ascoltare le testimonianze di diverse realtà che ormai da anni operano in questo settore, per cercare di individuare possibili ambiti di collaborazione tra pubblico e privato sociale e per confrontare le prassi e le metodologie di lavoro che si sono rivelate di maggior successo.

Gli altri due seminari sono previsti per settembre e ottobre e riguarderanno rispettivamente: l'Impresa sociale e la Responsabilità sociale d'impresa.

Etichette: , , ,


 

AGEROLA CAPITALE DEL FIORDILATTE



Agerola Capitale del Fiordilatte

Giovedì 9 luglio Serata di Gala per celebrare i prodotti tipici ed il territorio della Campania

Interventi dedicati, gastronomia, musica della tradizione campana fanno da cornice ai migliori prodotti della penisola sorrentina e di altri territori della Campania.

Il 9 luglio 2009, nel giardino del Ristorante S.P.Q.R. in Pianillo di Agerola, alle ore 18.00

appuntamento con

AGEROLA CAPITALE DEL FIORDILATTE

Galà di prodotti tipici della Campania

Agerola, Capitale del Fiordilatte in quanto questo prelibato formaggio locale ne esporta il nome in Italia e nel mondo, ospiterà il meglio della produzione agroalimentare campana, in un trionfo di sapori, colori, profumi che hanno il gusto genuino delle tradizioni della nostra terra. L’evento, promosso dall’Associazione Sant’Antonio Abate nell’ambito della XXIX edizione di fiordilatteFIORDIFESTA, è organizzato da SEMA, agenzia di comunicazione per la promozione del territorio ed è patrocinato fra gli altri da: Comune di Agerola, Assessorato all’Agricoltura Regione Campania, SlowFood Campania condotta Penisola Sorrentina, Caseificatori di Agerola.

Al Tavolo d’Onore dei Prodotti Tipici di Agerola e della Campania, accanto al Fiordilatte saranno presenti tutti gli altri prodotti caseari di Agerola, primo fra tutti Sua Maestà il Provolone del Monaco D.O.P.

Ai formaggi si affiancheranno i Salumi, che in Campania vantano una tradizione di antica lavorazione norcina, il Pane, a rappresentare la tradizione fornaia, l’Olio extravergine di oliva, per il quale la Campania vanta ben tre D.O.P., e condimento indispensabile alla Pasta, alimento principe della Dieta Mediterranea, e ai Pomodori, fra cui spiccano gli ormai famosi nel mondo Pomodorini del Piennolo vesuviani.

Cibi tanto gustosi, come la Colatura di Alici di Cetara, saranno accompagnati da un buon Vino, orgoglio dell’enologia campana, e da ottimi liquori a base di ingredienti naturali, primi fra tutti i superbi e profumatissimi Limoni della Costiera. La vista si delizierà con lo splendore delle corolle dei Fiori prodotti a Sant’Antonio Abate ed esportati non solo in tutta Italia, ma anche in Europa e nel mondo.

Camilla Nata, giornalista RAI e madrina della serata, presenterà i giornalisti enogastronomi Nino D’Antonio e Laura Gambacorta che illustreranno agli ospiti i Monti Lattari ed il Fiordilatte. Esperti Chef campaniproporranno alcune personali interpretazioni gastronomiche ad un gruppo di amici che festeggia il buon mangiare della Campania, in un buffet-degustazione dei prodotti tipici protagonisti del Galà.

Ufficio stampa:

Maddalena Venuso, cell. 335 1275213, e.mail: maddalena.venuso@alice.it venuso@studiosema.it

SEMA, agenzia di comunicazione per la promozione del territorio, tel. 081 8854745

Per informazioni: www.fiordilattefiordifesta.it

Etichette: ,


 

Le badanti non sono retroattive

Mentre il sottosegretario Giovanardi propone una sanatoria per le badanti irregolari (e molti nella maggioranza apprezzano), i ministro Maroni e Sacconi sostengono che il reato di clandestinità previsto nel pacchetto sicurezza approvato il 2 luglio "non si può applicare a chi è già entrato in Italia anche se irregolarmente" e che "la legge non è retroattiva". Ma sono smentiti dai magistrati e dagli avvocati esperti del settore. Palamara (Associazione nazionale magistrati): saranno colpiti tutti gli irregolari oggi presenti in Italia. Trucco (Associazione studi giuridici sull'immigrazione): "La norma punisce non solo l'ingresso illegale nel paese, ma anche la permanenza. Gli irregolari non potranno più fare nemmeno gli atti di stato civile, né mandare i soldi nel paese d'origine". - "Espulsioni di massa". Concordano i legali dell'associazione Avvocati per niente: "Mentre in Europa potranno esserci solo espulsioni 'graduali e proporzionate', in Italia ci saranno espulsioni di massa e automatiche".

IMMIGRAZIONE - "Siano i prefetti a regolarizzare le badanti"
L'assessore della Toscana Salvadori propone di "dare ai prefetti il potere di regolarizzare le badanti e gli extracomunitari che hanno già un lavoro. Loro potranno verificare caso per caso le situazioni reali". Nella regione circa 20 mila colf e badanti sono senza permesso, anche se la maggior parte ha già fatto richiesta di regolarizzazione. Sant'Egidio e Acli plaudono all'iniziativa di Giovanardi: ''Finalmente si inizia a guardare in faccia alla realtà".

Etichette: , ,


This page is powered by Blogger. Isn't yours?

Politics Blog Top Sites [Valid Atom 0.3] Extra Gratis Subscribe with Bloglines GoLedy.com Super offerte! subscribe to this feed

Questo blog non è un essemmesse!

VOTA QUESTO SITO!!! Sito preferito NetCrim - Risorse Cristiane on line Segnala il tuo sito su GoldenWeb.it blog search directory ScambioLink L'Italia ripudia le mafie: NON LASCIAMOCI SOLI - www.ammazzatecitutti.org Web Hosting Directory by Blog Flux
Global Day for Darfur
Directory of Opinion Blogs Trovanotizie.com http://www.wikio.it/ ESL and EFL Blogs inPolitica.net Politics blogs Top Blogs BRDTracker Profilo Facebook di Pasquale Orlando MigliorBlog.it Upnews.it Agire