lunedì, febbraio 25, 2019

CIVES, l’economia del Sannio deve puntare sulle proprie risorse


Costruire un’economia forte per un Sannio libero. È stato questo il tema della tavola rotonda organizzata nell’ambito della XII edizione di “CIVES – Laboratorio di formazione al bene comune” e tenutasi venerdì presso il Centro di Cultura “R. Calabrìa”. Davanti ad un folto pubblico fatto di studenti e persone impegnate sono intervenuti: Giuseppe Marotta Direttore DEMM Università del Sannio, Filippo Liverini Presidente Confindustria Benevento, Mario Melchionna Segretario Generale CISL IrpiniaSannio, Pasquale Orlando Coordinatore “Risorsa Mezzogiorno”.





Nell’introdurre la tavola rotonda Ettore Rossi, Direttore dell’Ufficio per i problemi sociali e il lavoro della Diocesi di Benevento, ha spiegato: “Con il contributo di alcuni importanti attori locali, intendiamo focalizzare la questione di come fare in modo che l’economia del Sannio possa diventare “forte” per rendere il nostro territorio “libero”, con un esplicito richiamo alle categorie fondamentali del pensiero sturziano. Questo obiettivo è da realizzare nell’ottica di uno spirito cooperativo e in una convergenza di interessi che unisca, appunto, le diverse parti della società. È tempo, quindi, di costruire per le nostre aree interne una nuova rappresentazione e narrazione che non le descriva più come contesti tagliati fuori dai flussi della modernità, ma come luoghi di nuove opportunità in cui innescare processi di protagonismo dal basso e di attivazione vera delle comunità per costruire inediti progetti di vita e di sviluppo”.

Il Prof. Marotta ha evidenziato tre criticità dell’economia sannita: “Un primo elemento di debolezza è la demografia, perché perdiamo ogni anno 1400 persone, cioè un paese che scompare; aumenta quindi il tasso di senilizzazione con una popolazione fatta sempre più da anziani, mentre i giovani con un titolo di studio completo vanno via. Un secondo elemento di criticità è la fragilità delle strutture produttive, con la prevalenza di imprese di piccole dimensioni a carattere familiare, non solo nel settore agricolo. Il terzo aspetto fa riferimento al deficit infrastrutturale; pensiamo al fatto che ancora oggi alcuni paesi della provincia non sono adeguatamente collegati al capoluogo. E questi sono aspetti che limitano lo sviluppo”.
Il Presidente di Confindustria Benevento Liverini ha ricordato che “la nostra provincia partecipa al PIL regionale solo per il 4%, mentre gli occupati nel Sannio sono 90mila. La nostra provincia ha perso 13mila posti di lavoro in 10 anni. Per quanto riguarda i NEET la provincia di Benevento si colloca al 90° posto su 107 con un tasso pari al 33%.”. Il rapporto tra imprese e abitanti è alto, segno che molti tentano di mettere su delle piccole iniziative imprenditoriali per superare le difficoltà legate all’assenza di lavoro. “Oggi tante progettualità – ha sostenuto Liverini – spingono per riconsiderare in termini positivi la possibilità di fare impresa. Quello che conta è la volontà del singolo”.
Per Mario Melchionna Segretario della Cisl IrpiniaSannio la situazione della provincia di Benevento descrive un bollettino di guerra, con la disoccupazione giovanile al 57%. L’esponente sindacale ha lanciato anche qualche monito: “Sta per passare la legge sull’autonomia differenziata per la quale i nostri problemi di meridionali saranno triplicati. Si rischia di togliere il presente ad interi nuclei familiari. In Campania entro il 31 dicembre del 2019 bisogna spendere 649 milioni di euro di fondi europei e mi chiedo se siamo in grado di spenderli”.
Pasquale Orlando coordinatore di Risorsa Mezzogiorno a proposito della questione demografica che caratterizza il territorio ha affermato, citando Franco Arminio: “Le nostre comunità devono essere ruscelli e non pozzanghere. Stiamo perdendo i trentenni e i quarantenni e a causa di questo manchiamo di innovazione. Oltretutto molte iniziative di sviluppo locale non sono andate a buon fine. Abbiamo stupendi paesi con i pavimenti di porfido ma deserti”.
Sul piano delle opportunità il Prof. Marotta ha evidenziato l’enorme valenza del nostro settore agroalimentare. Esso è considerato strategico a livello europeo, riferendosi a tutti quei cibi che hanno un legame stretto con il territorio. “Rispetto a questo ambito bisogna però fare uno sforzo organizzativo. Aggiungo che il riconoscimento di città europea del vino conseguito dai nostri cinque comuni potrà favorire un flusso rilevante di turisti. Un altro aspetto positivo sul piano turistico è il recupero dei treni storici. Per il Sannio è importante valorizzare le risorse non delocalizzabili per farle diventare valore economico”.
Tra le opportunità che potranno sostenere lo sviluppo del Sannio il Direttore del DEMM ha richiamato il riconoscimento di zona economica speciale dell’area ASI e soprattutto l’infrastruttura rappresentata dalla linea ad alta capacità Napoli Bari, che rappresenterà una metropolitana veloce soprattutto per il nostro collegamento con il capoluogo di regione.  “Secondo la nostra analisi d’impatto – ha spiegato il docente dell’Unisannio – questa infrastruttura porterà al Sannio un 3% di demografia in più, in quanto potrà permettere a tante persone di lavorare nelle grandi città e poi vivere qui. Voglio rimarcare anche che la provincia di Benevento ha il miglior indice di qualità istituzionale sia in Campania che in tutto il Mezzogiorno”.
Anche Liverini in conclusione ha manifestato ottimismo ed auspicato che le aziende del territorio aprano le porte ai giovani “per portare la loro professionalità, per esempio, nell’export”. Nello stesso senso Melchionnna che si è detto convinto che “possiamo fare del Sannio un gioiello e gli attori di questo risultato dobbiamo essere noi”.
https://www.tvsette.net/2019/02/22/cives-prospettive-future-delleconomia-sannita-le-foto/

mercoledì, febbraio 20, 2019

Io Respiro. La campagna di prevenzione pneumologica alla Fap Acli Napoli.

La campagna “Io respiro “ promossa da Senior Italia, a Napoli Nord con Fap Acli Napoli Vitattiva La campagna “Io respiro “ promossa da Senior Italia, a Napoli Nord con Fap Acli Napoli Vitattiva con il dott. Goffredo Alviano! Grazie alla presidente nazionale di Federcentri Elvia Raia,al segretario provinciale Fap Acli Gennaro Guida . Pronti a nuove sfide, un saluto da Pasquale Orlando.-- !

mercoledì, febbraio 06, 2019

I suoi 90 anni. Rosati, solidarietà e realismo cristiano

Marco Tarquinio mercoledì 6 febbraio 2019 Compie 90 anni l’ex presidente delle Acli e del Cir, nonché storico nostro collaboratore Il direttore di Avvenire ne sottolinea l’impegno a partire da alcuni suoi attualissimi articoli Domenico Rosati, ex presidente delle Acli e del Cir / Siciliani Domenico Rosati, ex presidente delle Acli e del Cir / Siciliani Sul traffico degli esseri umani e sul soccorso di chi è in pericolo: Mentre a Roma si discute, a Otranto si muore(dicembre 2000), ragionando con dolente chiarezza sul cinismo assassino che stava portando alla morte per annegamento dei profughi curdi in Adriatico e sulla debolezza dell’azione della cooperazione internazionale per scongiurare le migrazioni forzate. Sul diritto d’asilo: Il Governo non si nasconda (ancora dicembre 2000), incalzando la maggioranza di centrosinistra dell’epoca e denunciando la mancata riforma come «l’incompiuta più grave» (marzo 2001). Sui meccanismi dell’immigrazione economica ben regolata: L’istituto dello 'sponsor' va rivisto, non abolito(settembre 2001), per spingere il Governo di centrodestra a legiferare allo scopo di tenere lontani dal «lavoro nero» uomini e donne venuti in Italia dall’estero; per incentivare la «resistenza civica» dei datori di lavoro alla «infame tentazione» di clandestinizzare la propria manodopera straniera (agosto 2002); e per mettere il dito nella piaga scandalosa della vita e morte dei «cinesi di Prato» immigrati «atipici», pratesi per residenza e arte, ma italiani senza volto né cittadinanza (settembre 2002). Sono tutti temi e ragionamenti tratti da interventi di Domenico Rosati sulle pagine di 'Avvenire', proprio al primo inizio del nostro XXI secolo. E ho deciso di citarli nell’incipit di questa piccola testimonianza, - resa per stima e per amicizia, a titolo personale, ma anche da direttore di un giornale che Domenico Rosati legge da sempre e che ha frequentato spesso, in particolar modo tra il 1990 e il 2005, come libero collaboratore. L’ho fatto non perché dicano tutto di lui, della sua visione di cristiano e delle sue passioni di cittadino e di intellettuale, ma perché sottolineano lo sguardo lucido e buono - davvero lucido e autenticamente buono - che l’ex presidente delle Acli (Associazioni cristiane lavoratori italiani) e del Cir (Consiglio italiano per i rifugiati) ed ex senatore ha saputo e sa esercitare sulla realtà (non solo) italiana. L’unione di lucidità e bontà è vigorosa ambizione del realismo cristiano, ed è bellissima (e profetica) virtù politica e civile, perché aiuta a vivere la contemporaneità senza essere schiavi delle contingenze e, proprio per questo, consente di vedere e interpretare le questioni sociali ed economiche, le sfide culturali e antropologiche, i nodi morali e le esigenze spirituali di una data comunità (come dell’umanità intera) in una prospettiva giustamente profonda, aiutando ad articolare le soluzioni possibili senza perdere la consapevolezza che gli uomini e le donne sono i protagonisti e rappresentano la risposta, e non possono essere mai ridotti al problema in cui sono immersi. Un lusso necessario, la lucidità e la bontà, che Domenico Rosati si è permesso per tutta la vita. E una virtù che ha coltivato, sia con una pronunciata attitudine pubblica al dialogo nella chiarezza delle posizioni (senza timori di essere e apparire in minoranza), sia con una prosa giornalisti- ca semplicemente elegante. Un modo non solo suo, ma suo certamente sì, per tenere insieme sobrietà dei toni e forza delle idee- guida, libertà e fedeltà di cattolico e responsabilità di uomo del proprio tempo. Uno stile e una sostanza che ieri e, viene da dire, soprattutto oggi rappresentano un esempio che rincuora quanti non si rassegnano, e non intendono arrendersi, al cattivismo ideologico, che in modo calcolato e calcolatore, sembra essere tornato a dilagare. E che, anche se sfrutta parole d’ordine e sfoggia slogan da 'pensiero forte', è esito prevedibile - e per certi versi inevitabile - dell’individualismo e del relativismo assoluto. Il cattivismo perde i contorni del bene e del male e mistifica, non riconoscendo e, dunque, confondendo vittime e carnefici, sfruttati e sfruttatori. E così arriva a segnare col marchio del sospetto, del disprezzo e dell’irrimediabile estraneità ogni alterità, ogni persona e cultura 'altra', e squalifica come buonismo, a sua volta ideologico, ogni gesto di umanità, ovvero la ripeto con orgoglio, e non importa che questa parola suoni a molti debole e inattuale - di bontà. La bontà è la giustizia realizzata per amore, è la civiltà di chi riconosce, accoglie, protegge, forma, assiste, valorizza e pacifica la vita umana. La legge per i cattivisti è l’attrezzo per costruire barriere e l’arma per tutelare gli interessi di mondi separati. Per Domenico Rosati, che ha cercato di dimostrarlo nella sua intensa e lunga militanza associativa e politica e di argomentarlo su giornali e riviste, è invece lo strumento per rendere sempre più giusta la vita del mondo (e lavoro, intrapresa e movimento migratorio sono tutti insieme essenziali e preziosi sintomi di vita), per aprire e presidiare strade di vera comunicazione, cioè di solidarietà aperta e di fraterna inclusione. Torno, infine, al punto da cui sono partito. Tratta degli esseri umani, soccorso umanitario, cooperazione internazionale. Diritto di asilo. Buon governo delle migrazioni. Colpisce e fa riflettere che i temi e i ragionamenti di diciotto anni fa, che ho richiamato nell’incipit (ma l’elenco potrebbe allungarsi e ampliarsi), siano ancora esemplarmente attualissimi. E risulta evidente che i problemi si sono aggravati anche se - assieme ad altri, tanti ma evidentemente non abbastanza - Domenico Rosati si è speso a fondo e ha appunto scritto e detto e fatto per cambiare l’amaro (dis)ordine delle cose. È altrettanto chiaro, però, almeno per chi non si accontenta delle propagande da comizio e non si consola con le maledizioni da talk show che a complicare tutto non è la lucidità e la bontà messe in campo da Domenico Rosati e da quelli e quelle come lui, ma il loro esatto contrario: l’inerzia, l’indifferenza, il calcolo, la miopia, l’ostilità… Insomma, abbiamo più che mai bisogno di generoso realismo cristiano. È ancora tempo di duro lavoro, caro Domenico, è ancora stagione di semina.

venerdì, gennaio 18, 2019

Liberi e Forti oggi.


Liberi e Forti oggi.

di Pasquale Orlando

Cento anni fa Luigi Sturzo lanciò l'appello ai "liberi ed ai forti" con l'obiettivo unire le forze per la salvezza dell'Italia. Certo, l'appello del 1919 è consegnato alla storia, ma lo spirito che lo animò rappresenta tuttora un punto luminoso per il nostro presente. Sono tre le piste principali su cui lavorare.
Crescita economica e sviluppo sociale devono tornare a marciare insieme. La vera svolta è passare dalla irresponsabilità diffusa alla partecipazione costruttiva. Il valore va prima di tutto creato e poi redistribuito, in una logica dinamica e virtuosa che attribuisca alla redistribuzione una funzione di investimento mirato sia alla riduzione delle diseguaglianze che alla produzione di nuovo valore e maggior benessere. In un Paese che invecchia il rapporto tra tradizione e innovazione va ristabilito investendo nei giovani e nelle loro potenzialità, senza relegarli in panchina con politiche paternalistiche e assistenzialistiche.

Non si esce dalla crisi semplicemente immaginando che l’economia sia una macchina da rendere efficiente. La sfida che abbiamo davanti è realizzare un modello di crescita sostenibile per un passo in avanti sul piano culturale e spirituale. E raccordare meglio mezzi e fini, efficienza e inclusione, innovazione e umanizzazione, individuo e collettività, realizzando una crescita di qualità. Per questo non ci sarà nessuna nuova stagione senza mettere al centro la formazione, la scuola, il lavoro. Dove anche il welfare sia visto come investimento sociale e abilitante.

Ne parliamo con Roberto Rossini, presidente nazionale delle Acli nel Sannio con un primo appuntamento a Guardia Sanframondi il 17 gennaio alla vigilia del Centesimo anniversario dell'appello di Luigi Sturzo.
Il terreno è arato che mille fiori crescano!