domenica, aprile 26, 2015

La storia delle 4 giornate di Napoli. “ADESSO VI FACCIAMO VEDERE NOI CHI SONO I NAPOLETANI”

Sta facendo il giro del web, attraversando diversi social networks, la foto che ritrae un momento delle 4 giornate di Napoli. Sono passati ormai più di 70 anni ma il ricordo di quegli eroici momenti è ancora vivido negli anziani ed anche nei giovani, portatori della memoria imperitura degli avi.
La storia delle 4 giornate di Napoli. “ADESSO VI FACCIAMO VEDERE NOI CHI SONO I NAPOLETANI”
http://blog.libero.it/OSSIMORAMENTE/10656269.html
Il 27 Settembre 1943 iniziavano le 4 giornate di Napoli. Un episodio eroico, unico nella storia italiana, che è stato tramandato con il nome di “quattro giornate di Napoli”: infatti per quattro giorni, dal 27 al 30 settembre 1943, durante la Seconda Guerra Mondiale, i Napoletani insorsero contro i tedeschi e riuscirono da soli a liberare la loro città dall’occupazione nazista.
Da soli, senza esercito. Da soli, combattendo per le strade non soltanto con armi, trovate con espedienti, ma anche con mobili, materassi, vasche da bagno che venivano gettati dai balconi e dalle finestre per sbarrare la strada alle truppe tedesche. Da soli, uomini, donne, bambini, studenti, negozianti, tassisti.
Le quattro giornate valsero alla città di Napoli il conferimento della medaglia d’oro al valore militare.
Una medaglia assegnata a tutti i protagonisti e alle loro storie.
E tra le storie c’è quella di un piccolo eroe divenuto il simbolo dell’insurrezione:Gennaro Capuozzo. Gennarino non aveva neppure 12 anni quando si unì a quell’esercito improvvisato e le sue azioni eroiche in quei quattro giorni colpirono il cuore dei napoletani convincendoli a reagire e a ribellarsi all’oppressione dei soldati nazisti, anche quelli che avevano preferito restare chiusi nelle case. Gennarino Capuozzo era uno scugnizzo come tanti ragazzini di Napoli che la fame e la guerra avevano reso sfrontato e ribelle, così come lo sono ancora oggi tanti ragazzini di Napoli che sin da bambini devono confrontarsi con la realtà della città. Gennarino era un bel ragazzino, con i capelli nero pece e gli occhi vivaci. Era nato nel 1932 in una casa umida e buia dei vicoli del centro storico e imparò presto a vivere più per strada che nei pochi metri quadrati che divideva con i genitori e i 3 fratelli. Sua madre si chiamava Concetta e dopo di lui aveva infatti messo al mondo altri 3 figli. Quando suo padre, nel 1941, partì per combattere in una guerra che mai fu dei napoletani, si trovò improvvisamente a fare il capofamiglia.
Gennarino era poco più di un bambino, ma allora tra i vicoli di Napoli si cresceva in fretta: ogni mattina usciva di casa di buon’ora e andava a lavorare in una bottega come apprendista commesso: “Mammà, nun te preoccupà. Ormai so’ grande, so’ ij che ve facc campà”, diceva in lingua napoletana con l’aria da uomo vissuto a sua madre. Guadagnava pochi centesimi, ma bisognava accontentarsi: quelli erano giorni terribili per Napoli. La città da giorni subiva i bombardamenti delle truppe angloamericane. Le vittime furono moltissime: si parla di oltre 20.000 morti sotto i bombardamenti degli angloameriacani!
Quando, l’8 settembre, fu improvvisamente firmato l’armistizio da parte del maresciallo Pietro Badoglio, le forze armate italiane si trovarono allo sbando, a causa di mancanza di ordini precisi dei comandanti militari. L’armistizio gettò nella confusione più totale anche Napoli: i tedeschi, che prima erano alleati, divennero nemici della popolazione e il 12 settembre i nazisti occuparono la città e dichiararono lo stato d’assedio. Per vendicarsi dell’armistizio, che consideravano un tradimento italiano, i tedeschi misero in atto tremende ritorsioni, come lo sgombero forzato di tutte le abitazioni sulla costa fino a 300 m dal mare e l’ordine di deportazione nei campi di lavoro tedeschi di tutti i maschi fra i 18 e 33 anni.
A quel punto, i napoletani capirono che era arrivato il momento di reagire. In particolare, furono le donne per prime a opporsi e a impedire che i loro uomini fossero deportati in Germania. Gli scontri e gli agguati alle truppe tedesche ebbero come risultato una ritorsione durissima. Il colonnello Hans Scholl ordinò il coprifuoco e dichiarò lo stato d’assedio con l’ordine di uccidere tutti coloro che si fossero resi responsabili di azioni ostili alle truppe tedesche: “per ogni tedesco morto saranno uccisi cento napoletani”, proclamò Le strade furono bloccate e gli uomini che per disgrazia si trovavano nelle vie della città furono caricati con la forza sui camion e chiusi nello stadio in attesa di essere deportati. Le case e i negozi furono saccheggiati e gli uomini e le donne che si opponevano furono fucilati sul posto. Con il passare dei giorni, a Napoli la popolazione cominciò ad assumere atteggiamenti ostili. Si intesificarono gli episodi di intolleranza e le manifestazioni studentesche. Il 27 settembre, però, le donne e gli uomini di Napoli capirono che dovevano reagire. Quel giorno, accadde un episodio che accese definitivamente gli animi dei napoletani: alcuni marinai, tra cui uno molto stimato dalla popolazione, vennero uccisi a bruciapelo, davanti a numerosi cittadini, mentre bevevano a una fontanella. La notizia di quel brutale assassinio fece il giro della città. La gente iniziò ad assieparsi armata per le strade, a bruciare le camionette nemiche, a creare barricate per impedire il passaggio delle truppe tedesche. Gli abitanti del Vomero riuscirono a impadronirsi di armi e munizioni depositate in un arsenale. In un momento di confusione, i carcerati scapparono dalle prigioni e si unirono ai rivoltosi e ai pochi soldati italiani rimasti allo sbando. Cominciarono così le Quattro giornate di Napoli!
Era il 28 settembre quando Gennarino Capuozzo, come ogni mattina, uscì di casa per andare a lavoro. Fuori del vicolo sentì gli spari di una pistola, si girò e vide i corpi di una giovane donna, un uomo e un bambino davanti all’ingresso di un panificio e, poco più in là, una camionetta con alcuni soldati tedeschi che si allontanava. Proprio allora vide un gruppo di ragazzi più grandi di lui: erano scappati dal carcere minorile e avevano deciso di combattere i tedeschi. Senza pensarci su, Gennarino tornò a casa, prese una borrraccia d’acqua e una pagnotta, diede un bacio a sua madre e le disse: “Mammà , nun mi aspettà, tornerò quann Napl sarà libera”. Sua madre non fece nemmeno in tempo a fargli le solite raccomandazioni che Gennarino era già sparito nei vicoli bui. Dietro di lui si formò un gruppo di rivoltosi, quasi tutti ragazzini. Si unirono agli adulti. Andarono subito ad aiutare gli insorti del “Frullone“: “Currete, currete guagliò”, diceva Gennarino mentre con gli altri compagni trasportava per i rivoltosi le armi, rubate ai tedeschi caduti, facendo la spola tra le barricate e i depositi di munizioni delle caserme di via Foria e di via San Giovanni a Carbonara.
La notizia che un gruppo di ragazzini stava mettendo a dura prova le truppe naziste si diffuse ben presto nella città. I giornalisti cominciarono a parlare di Gennarino e ci fu qualche fotografo che riuscì a ritrarlo mentre faceva la sua guerra. I napoletani che imbracciavano il fucile divennero in poche ore sempre più numerosi. Nel quartiere Materdei, una pattuglia tedesca fu tenuta per ore sotto assedio.
Al terzo giorno di feroci scontri giunse la voce che a Mugnano erano state fucilate 10 persone, fra cui tre donne e tre bambini. Gennarino Capuozzo con i suoi compagni decise di vendicare quei martiri e con il suo gruppo si appostò dietro alcuni blocchi di cemento sulla strada tra Frullone e Marianella e attese che il camion con i tedeschi fosse vicino. Appena l’automezzo con i tedeschi fu a portata di tiro, sventagliarono le armi di cui si erano impossessati per le strade: spararono con le mitragliatrici e lanciarono bombe a mano. Il camion tedesco provò a togliersi dalla strada, ma Gennarino riuscì ad avvicinarsi e a gettare una bomba a mano contro il mezzo militare. “Ora scendete”, intimò Gennarino puntando la sua mitraglietta. Dal camion scesero con le braccia alzate tre soldati; il comandante che poco prima aveva ordinato la strage, l’autista e il mitragliere. I tedeschi furono portati come prigionieri all’accampamento degli insorti e Gennarino fu trattato da eroe.
Quell’impresa galvanizzò a tal punto Gennarino decise di non fermarsi. andò in via Santa Teresa dove decine di napoletani avevano alzate le barricate, con i mobili che la popolazione aveva buttato giù da finestre e balconi, per respingere i tedeschi. Prese il mitragliere di un soldato morto, si riempì le tasche con le bombe a mano e corse impavido verso un carro armato tedesco . “Adesso vi facciamo vedere noi chi sono i napoletani“, urlò. “Vedrete chi è Gennarino Capuozzo”. Ma mentre stava togliendo dalla bomba la sicura, una granata del nemico lo centrò in pieno.
I napoletani che stavano combattendo a qualche metro di distanza lo videro sparire tra la polvere dell’esplosione, non lo sentirono nemmeno gridare, corsero da lui sperando di poterlo aiutare, ma era tardi. Il suo corpo giaceva immobile, il volto sfigurato da quello scoppio, la bomba ancora stretta in pugno. Fu l’ultimo atto di eroismo di quei quattro giorni che cambiarono il volto della Napoli in guerra. Era il 29 settembre. Quella sera stessa, i tedeschi trattarono la resa con gli insorti: ottennero di uscire indenni da Napoli in cambio del rilascio degli ostaggi ancora prigionieri al campo sportivo. Il giorno dopo, il 30 settembre, le truppe tedesche lasciarono la città. I napoletani avevano vinto e il corpo di Gennarino Capuozzo fu venerato come si venerano i martiri di guerra.
A Concetta Capuozzo, la mamma di Gennarino, fu assegnata una medaglia d’oro al valor militare alle memoria di quel piccolo, grande eroe: “Prodigioso ragazzo che fu mirabile esempio di precoce ardimento e sublime eroismo”, come era scritto nella motivazione del riconoscimento. E un’altra fu attribuita a tutta la città di Napoli perché “col suo glorioso esempio additava a tutti gli italiani la via verso la libertà, la giustizia, la salvezza della Patria”.
Finiti i bombardamenti, le granate, i morti e il terrore, persino il Vesuvio, dopo una tremenda eruzione coincisa proprio con le quattro giornate, smise di fumare. “S’è levato ‘o cappiell”, dissero i napoletani, interpretandolo come segno di saluto alla rinascita che stava per cominciare.
Testo dal blog Ossimoramente

mercoledì, aprile 22, 2015

La richiesta della Fap al Governo: gli 80 Euro anche ai pensionati con redditi bassi

Venerdi 17 e Sabato 18 tra Milano e Napoli si sono avuti i primi due incontri regionali per presentare la proposta di legge predisposta dalla Fap per “l’Istituzione del minimo vitale per le pensioni liquidate escusivamente con il sistema contributivo”.
Il Direttore della Fap Bettoni ha illustrato dal punto di vista tecnico la proposta di legge, rispondendo poi ai quesiti dei partecipanti , nel suo intervento ha ribadito l’importanza che la previdenza pubblica continui a svolgere il suo compito.
Un generale apprezzamento per i contenuti della proposta di legge e l’impegno per un forte pressione dal basso per sollecitare i parlamentari a firmare e sostenere questa proposta è quanto è emerso in entrambe le occasioni organizzate dalla Fap della Lombardia e dalla Fap di Napoli.
Il Segretario Zilio ha ricordato ai partecipanti  il ruolo e la funzione della FAP  come il sindacato nuovo promosso dalle  ACLI , l’impegno sia sul versante del variegato sistema aclista , sia per condividere con i territori gli strumenti per la tutela e la rappresentanza   degli anziani in tutti i tavoli sociali, sindacali e politici territoriali.
Nei due incontri  il Segretario nazionale della Fap  Zilio ha ribadito come sia importante che il Governo dia un segnale rispetto agli 80 Euro mensili che sono già stati destinatati ai lavoratori dipendenti con bassi redditi.
Zilio ha chiesto che in questa fase di discussione della destinazione del “tesoretto” non ci si dimentichi di un intervento sulle pensioni più basse.

sabato, aprile 18, 2015

“Istituzione dell’integrazione al minimo vitale per trattamenti pensionistici calcolati esclusivamente con il sistema contributivo”.

Oltre cento partecipanti ringraziati da Gennaro Guida della segreteria nazionale del sindacato pensionati aclista. grande successo per l'iniziativa della Fap Acli napoletana a difesa dell'art. 38 della Costituzione. Con Pasquale Orlando, David Lebro consigliere dell'area metropolitana di Napoli, l'on. Pietro Foglia presidente del consiglio regionale della Campania, il direttore generale della Fap Acli Damiano Bettoni e il segretario nazionale Serafino Zilio.



venerdì, aprile 17, 2015

Incontro della FAP ACLI Napoli Sabato 18 aprile 2015

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La Fap Acli di Napoli Sabato 18 Aprile organizza incontro per illustrare la proposta di legge della Fap : E se piove?

“E se piove?” è un’iniziativa di FAP ACLI, Federazione Anziani e Pensionati, sindacato dei pensionati promosso  dalle ACLI, finalizzata a dar voce a circa 51 mila persone che non sono più in grado di lavorare o si trovano a fronteggiare situazioni di straordinaria necessità, per invalidità, inabilità o sopravvivenza alla morte di un coniuge.
A tali soggetti è negato il diritto costituzionale previsto dall’art. 38 per il quale “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati i mezzi adeguati alle loro esigenze in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”.
Infatti, per effetto del meccanismo contributivo che ha sostituito con la Legge 335 del ’95 (riforma Dini) il sistema pensionistico retributivo, questi soggetti si trovano a percepire una pensione media di circa 150 € al mese, ben sotto la soglia di povertà.
La FAP ACLI ha pertanto delineato una proposta di legge che intende integrare i trattamenti pensionistici, liquidati esclusivamente sulla base del sistema contributivo, al minimo vitale ovvero 7.000 € annui (14.000 in caso di coniuge).
Questa proposta sarà presentata Sabato 18 aprile 2015 alle ore 10 presso l’Hotel Ramada a Napoli
Il Programma dell’Incontro:
Saluti Inaugurali da parte di:
Gennaro Guida
segreteria Nazionale  Fap Acli
Gianvincenzo Nicodemo
Presidente provinciale Acli Napoli
On.Pietro Foglia
Presidente Consiglio Regionale della Campania
Presentazione della proposta di legge per :
l’Istituzione del minimo vitale per le pensioni liquidate esclusivamente con il sistema contributivo
Modera Pasquale Orlando
Segretario provinciale Fap Acli Napoli
Relazione introduttiva Damiano Bettoni
Direttore  Fap Acli nazionale
Intervengono
David David Lebro
Consigliere città metropolitana Napoli
On.Massimiliano Manfredi parlamentare
On. Nicola Cuomo
Parlamentare Europeo
Conclude:
Serafino Zilio
Segretario nazionale Fap Acli

venerdì, aprile 03, 2015

Dieci anni senza Giovanni Paolo II, il Papa che ha cambiato la storia

Dieci anni senza Giovanni Paolo II, il Papa che ha cambiato la storia


Eletto a sorpresa nel 1978, ha guidato la Chiesa per 27 anni. Già durante il funerale comparvero decine di cartelli con la scritta "Santo subito": è stato beatificato nel 2011, canonizzato a tempo di record nel 2014 da papa Francesco.


















Il 2 aprile 2015 saranno dieci anni senza Giovanni Paolo II, uno dei pontefici più amati, considerato da molti un gigante della storia. Tanti i meriti che gli vengono attribuiti: aver fatto crollare il comunismo nell’Europa centro-orientale, aver riavvicinato i giovani alla religione cattolica, l’aver visitato i posti più sperduti del pianeta per portare la parola di Cristo.



Il 2 aprile del 2005 si spegneva l’esistenza terrena di Karol Wojtyla, l’ex arcivescovo di Cracovia che, a sorpresa, era stato eletto Papa nel 1978, il primo non italiano dopo quattro secoli e mezzo, tagliando fuori i favoriti, l’arcivescovo di Genova, Siri, e quello di Firenze, Benelli. In conclave, i porporati non riuscivano a trovare un accordo, così, pian piano, si fece largo il nome di un loro giovane collega, molto preparato intellettualmente e che veniva da una terra cattolicissima ma dove far parte della Chiesa voleva dire essere invisi al regime comunista. Il patriarca di Polonia, il cardinale Stefan Wyszynsky, appresa la volontà dei confratelli andò a parlare con Wojtyla e gli disse seccamente: “Se ti eleggono, ti prego di non rifiutare.” Nella cappella Sistina, dopo che lo spoglio dei voti fu concluso, Wojtyla pronunciò senza tentennamenti, in latino, la parola “accepto”.




Giovanni Paolo II entrò immediatamente nel cuore dei cattolici di tutto il mondo, a cui chiese di “non avere paura” e di “aprire, anzi spalancare le porte a Cristo.”. Seguirono anni molto intensi per colui che era noto come “atleta di Dio”, che amava andare a sciare anche da Papa e a dedicarsi ad ampie passeggiate in montagna. I suoi appelli ed un lungo lavoro diplomatico contribuirono alla caduta del comunismo nell’Europa dell’Est nel 1989. Nel 1993, ad Agrigento, pronunciò parole terribili contro i mafiosi, ricordando che anche per loro ci sarebbe stato il giudizio di Dio. Nel 2000 fu il protagonista del grande giubileo, con milioni di pellegrini in visita ai luoghi santi di Roma: nello stesso anno, Giovanni Paolo II chiese pubblicamente perdono per tutti gli errori compiuti dagli uomini della Chiesa nel corso dei secoli. Tanto amore per lui, ma anche tante polemiche: le accuse di aver coperto, durante il suo pontificato, inchieste contro i sacerdoti pedofili o i rapporti con alcuni dittatori anticomunisti, a partire dal cileno Augusto Pinochet, ma anche di aver tollerato i disastri finanziari dello Ior, proteggendo monsignor Marcinkus.





Poi, lenta ed inesorabile, la malattia. Giovanni Paolo II decise di non scendere dalla croce, nonostante la sua salute fosse sempre più malferma. Costretto a viaggiare di meno, fu costretto a sottoporsi a ricoveri ospedalieri e operazioni. Poi arrivò la morte, a 84 anni. Durante i suoi funerali, il decano del collegio cardinalizio, Joseph Ratzinger si riferì a lui chiamandolo “Giovanni Paolo II il grande”, riconoscendolo come uno dei più grandi pontefici della storia. Tra il pubblico comparvero decine di cartelli con la scritta “Santo subito”. Tre milioni di persone resero omaggio alla sua salma, due milioni partecipano ai funerali, a cui presenziarono tutti i potenti della Terra. Proprio Ratzinger, eletto suo successore dal conclave, decise di velocizzare le procedure per la canonizzazione, che fu velocissima. Nel 2011 Giovanni Paolo II è beato. Nel 2014, nel corso di una solenne celebrazione presieduta da papa Francesco alla presenza di Benedetto XVI, Giovanni Paolo II viene riconosciuto santo dalla Chiesa cattolica.

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domenica, marzo 29, 2015

dedicato agli amici inquieti e instancabilmente in ricerca.


dedicato agli amici inquieti e instancabilmente in ricerca. 

DOMENICA DELLE PALME Is 50,4-7 Sal 21 Fil 2,6-11 Mc 14,1-15,47: 
La passione del Signore. Il racconto di Marco è noto a tutti voi, è il racconto dei tanti crocifissi della storia: crocifissi ingiustamente, crocifissi per amore, crocifissi per le loro idee, crocifissi per aver difeso i più deboli, crocifissi dal l'indifferenza degli altri , crocifissi dalla ingiustizia sociale. È un racconto di tradimenti, di delazioni, di false testimonianze, di un processo sommario, di un potere vile e di un popolo manipolato, di una tortura e di una morte orribile. Questa è la storia di Gesù che i cristiani credono figlio di Dio. Buona domenica.




Cortile dei Gentili, dedicato agli amici inquieti e instancalbilmente in ricerca.
DOMENICA DELLE PALME