domenica, maggio 18, 2008

 

Aiuti al Sud, parte il credito d’imposta


Risparmierà chi assume e investe. Ma restano al palo le zone franche


EMANUELE IMPERIALI I nuovi strumenti di incentivazione al Mezzogiorno sono ormai partiti e operativi. L’Agenzia delle Entrate ha dato da alcuni giorni il via libera al credito d’imposta per nuovi investimenti già dal 2007, e ieri a quello per nuova occupazione nelle aree ex Obiettivo 1, che decolla dal 2008. Si tratta di agevolazioni automatiche di natura fiscale, le quali hanno sostituito il vecchio armamentario di contributi alle aziende attraverso la legge 488. Una norma con molti aspetti anche positivi, ma che tanti problemi ha creato, in quanto la Guardia di Finanza ha toccato con mano nel corso di controlli a tappeto numerosi episodi di erogazioni ad imprese fantasma o comunque a soggetti che non ne avevano diritto. Sui crediti d’imposta per investimenti c’è ancora qualche coda polemica, con il Dipartimento della Confindustria per il Sud guidato da Cristiana Coppola che giudica troppo esiguo il tetto, ma ormai il processo è avviato. E gli imprenditori che ne hanno fatto richiesta possono dedurre a compensazione tale credito già dalla denunzia dei redditi di quest’anno. Ancora in alto mare, invece, l’avvio delle Zone franche urbane, nonostante gli appelli per favorire una fiscalità di vantaggio siano stati lanciati ancora una volta ieri da una fonte autorevolissima, qual è il presidente del Senato Renato Schifani, secondo il quale «per favorire lo sviluppo economico del Sud sono indispensabili sia le Zfu, sia incentivi all’occupazione giovanile». Le zone franche, infatti, nonostante siano previste nelle ultime due leggi Finanziarie, non sono state ancora né scelte dal Cipe, né tanto meno identificate. Ma, se la strumentazione operativa è ormai complessivamente partita, non c’è ancora chiarezza sulle deleghe che nell’ambito del nuovo governo Berlusconi sono attribuite per seguire e coordinare le politiche per il Mezzogiorno. Gianfranco Miccichè, che fu prima viceministro all’Economia con Tremonti e poi ministro della Coesione nei precedenti esecutivi di centrodestra, è tornato, come prevedibile, a far parte della compagine ministeriale. Ma stranamente la delega a lui affidata e finora ufficializzata sembra sia solo quella del Cipe. Sulle politiche per il Sud c’è, a questo punto, il fondato rischio che si riaprano gli stessi problemi che ci furono anche all’atto dell’insediamento del governo Prodi. Sicuramente la scelta dell’attuale presidente del Consiglio, rispetto a quella del suo predecessore, è stata più netta e coraggiosa: ha nominato Miccichè sottosegretario a Palazzo Chigi, avocando di fatto il coordinamento di tutta la politica meridionalistica, come più volte sollecitato da autorevoli meridionalisti. Per di più non ha spacchettato le deleghe sul Sud da quella del Cipe, che è poi, la vera stanza di compensazione delle decisioni strategiche di investimento pubblico, come, invece, aveva fatto Prodi. Il quale affidò al ministero dello Sviluppo Economico la gestione del Mezzogiorno, lasciando, però, la guida del Comitato interministeriale per la programmazione economica alla presidenza con delega al sottosegretario Gobbo, recentemente scomparso. Se, com’è probabile, Miccichè dovrà occuparsi del Cipe ma anche del Sud, si porrà un problema su dove andare a collocare l’attuale Dipartimento per le politiche di sviluppo, vero braccio operativo della gestione delle risorse europee 2007-2013, che Prodi aveva trasferito dal ministero dell’Economia a quello dello Sviluppo, e oggi è sotto la guida politica di Claudio Scajola. E intanto, mentre Carlo Sappino, l’attuale capo del Dps, molto legato all’ex ministro Pierluigi Bersani, sta per fare le valigie, si ipotizza un ritorno eccellente di Fabrizio Barca.

Alle piccole aziende contributi fino al 50 per cento per sostenere piani di crescita o di trasformazione

I crediti d’imposta per nuovi investimenti sono graduati in considerazione dello stato di ritardo economico dei singoli territori meridionali dove vengono applicati. La Regione che gode del credito maggiore è, perciò, la più povera, la Calabria, dove fino a dicembre del 2010 una grande impresa usufruisce del 40% del contributo fiscale, una media del 50% e una piccola addirittura del 60%. Mentre in Campania e nelle altre zone del Mezzogiorno la percentuale di aiuto può arrivare fino al 30% se si tratta di un’azienda di grandi dimensioni, fino al 40% se ha dimensioni medie, fino alla metà se sono piccole. Ed è noto che la stragrande maggioranza delle unità produttive localizzate al Sud sia di dimensioni davvero molto ridotte. em.imp.



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Acli: Dall’emergenza al futuro possibile. La strategia delle ACLI del Sud.

Resta molto da fare....

Tutte le ACLI meridionali riunite a Napoli il 15 febbraio scorso hanno avviato un dialogo con il nazionale di grande livello e di proposizione politica alta rovesciando la tradizionale immagine di un mezzogiorno depresso alla ricerca di cooptazioni e piccole prebende.Le indicazioni emerse dal convegno “Mezzogiorno, dall’emergenza al Futuro possibile” promosso da un’intesa tra le ACLI di tutte le regioni meridionali segnalano la necessità di ripartire dai territori attraverso un cambio di mentalità, lavorando sia sulla lettura dei bisogni che sul riconoscimento di forti rappresentanze in grado di interloquire costruttivamente nei processi nazionali indispensabili nella costruzione del bene comune.

Un ragionamento territoriale dentro la sfida nazionale richiede paradossalmente di superare eccessive frammentazioni che indeboliscono la visibilità delle esigenze vere delle diverse aree del paese.In questo senso, come per la politica economica italiana, emerge anche per le organizzazioni sociali, il tema delle macroregioni che sono lo strumento per rendere efficace e credibile l’elaborazione e la rappresentanza.

Nelle ACLI questo argomento torna carsicamente nel dibattito e il congresso nazionale con l'approvazione di un ordine del giorno e di un capoverso della mozione finale oltre che nella relazione e nella replica del Presidente ne ha preso atto recependo i risultati dell'incontro di Napoli.

Ora si tratta di rendere concreti questi impegni congressuali.

Del resto non partiamo da zero. L’incontro di Napoli ha presentato una Associazione nel Sud in crescita, con gruppi dirigenti motivati e consapevoli delle sfide sul terreno e della propria nuova responsabilità.
Nei nuovi organismi nazionali, più del passato, dirigenti espressione di questa nuova stagione sono stati coinvolti.
Resta indubbiamente un pregiudizio che peraltro è alimentato da una fase politica in cui a prevalere sono gli istinti primordiali del far da sè. Pregiudizio che non è assente anche nell'associazionismo che nel nord del paese è coinvolto da una montante marea a partire dai singoli territori.

Le ACLI del Sud portano all’Associazione nel suo complesso una vera e propria dinamica associativa fatta di partecipazione e risultati in una fase in cui il rischio di appiattimento burocratico incide sulla vita di tutte le grandi organizzazioni sociali.
Dalle Acli del Sud viene quindi un’offerta di progettualità e competenze per costruire un grande futuro per l’associazione.

Le ACLI meridionali hanno assunto a Napoli impegni precisi che poniamo all’attenzione di tutto il movimento:
  1. Costruire un coordinamento politico tra le regioni meridionali che si impegnano a considerarsi una macroregione lavorando innanzitutto nello scambio di esperienze per valorizzare le esperienze pilota e favorire buone prassi.In quest’ottica cresce l’esigenza di una rappresentanza autorevole e non frammentata obbligata al sostegno minuto ma in grado di favorire investimenti ed azioni positive e diffuse.
  2. Affrontare insieme con la creazione di un centro di progettazione integrata le opportunità che per il 2007/2013 vengono offerte dall’Unione Europea alle Regioni dell’ Obiettivo 1.Un vero e proprio staff in grado di sostenere la programmazione regionale nell’ambito del QSN., per passare dalle intuizioni alla cantierabilità delle nostre scelte territoriali. Le grandi risorse destinate alle nostre aree, con l’impegno delle ACLI, possono servire nella legalità e nell’efficienza ad uno sviluppo solido e duraturo che non può vederci estranei.
  3. In questo senso va perseguita una vera e propria infrastrutturazione del sistema Acli meridionale irrobustendo e diffondendo un sistema di imprese che resta l’anello debole di una associazione altrimenti in crescita.
  4. Condividere e gestire le scelte formative per i nostri quadri in modo da garantire una nuova generazione di dirigenti consapevoli e preparati ad agire nel quadro di governance individuato.
  5. Approntare una vera e propria task force in grado di sostenere lo sviluppo associativo supportando le aree di crisi e sostenendo i processi locali.
C’è un mezzogiorno nelle ACLI che vuole andare oltre l’emergenza offrendo un contributo forte a tutta l’Associazione. Cominceremo a farlo hic et nunc.

Non si chiede niente a nessuno.
Si vuole costruire un percorso virtuoso capace di cambiare le cose e renderle migliori. Se poi insieme si comprende che è necessario un investimento comune, sarebbe utile per fare di più e meglio. Un pò come fanno tutte le altre organizzazioni che affrontano con successo le sfide che si concentreranno nel Sud nei prossimi anni.

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sabato, maggio 17, 2008

 

Gomorra, applausi alla «prima» Il film di Matteo Garrone non tradisce le aspettative

NAPOLI - Il film, attesissimo, non ha tradito le aspettative: applausi a scena aperta per Gomorra trasposizione del bestseller di Roberto Saviano. La pellicola firmata da Matteo Garrone e prodotta da Domenico Procacci non ha deluso gli spettatori confluiti al cinema Modernissimo di Napoli per l'anteprima. Tra il pubblico, oltre a numerosi giornalisti, anche Maurizio Gemma della Film Commision Campania, il magistrato Raffaele Marino, don Tonino Palmese dell’associazione Libera, l'assessore regionale Claudio Velardi.
Al multisala del centro storico si sono dati appuntamento gli abitanti dei quartieri periferici come Scampia - epicentro delle riprese - che hanno partecipato alle riprese del film, i due giovani attori debuttanti Marco Macor e Ciro Petrone (emozionatissimo soprattuto quando è comparso il suo nome sui titoli di coda), protagonisti di un episodio del film, comparse, maestranze, numerose associazioni attive sul territorio come «I figli del Bronx», «Chi Rom e chi no», ma anche magistrati amministratori locali e esponenti della società civile napoletana. Il direttore della Film Commission Regionale Maurizio Gemma prima dell’inizio del film ha salutato i presenti sottolineando: «Collaborare a questo progetto è stato anche un impegno culturale e civico. Napoli ha dimostrato ancora una volta di essere una città straordinaria»

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San Pasquale Baylon Religioso francescano. (fatemi gli auguri...)


17 maggio
Torre Hermosa (Aragona), 16 maggio 1540 – Villa Real (Valenza), 17 maggio 1592

Nacque il 16 maggio 1540, nel giorno di Pentecoste, a Torre Hermosa, in Aragona. Di umili origini, sin da piccolo venne avviato al pascolo delle greggi. Durante il lavoro si isolava spesso per pregare. A 18 anni chiese di essere ammesso nel convento dei francescani Alcantarini di Santa Maria di Loreto, da cui venne respinto, forse per la giovane età. Tuttavia non si perse d'animo, venendo ammesso al noviziato il 2 febbraio 1564. L'anno successivo, emise la solenne professione come «fratello laico» non sentendosi degno del sacerdozio. Nel 1576 il ministro provinciale gli affidò il compito, estremamente pericoloso, di portare documenti importanti a Parigi, rischiando di essere ucciso dai calvinisti. L'impegno venne comunque assolto in modo proficuo. Tutta la sua vita fu caratterizzata da un profondo amore per l'Eucaristia che gli valse il titolo di «teologo dell'Eucaristia». Fu anche autore di un libro sulla reale presenza di Cristo nel pane e nel vino. Morì nel convento di Villa Real, presso Valencia il 17 maggio 1592, domenica di Pentecoste. Fu canonizzato da Alessandro VIII nel 1690. Nel 1897 Leone XIII lo proclamò patrono dei Congressi eucaristici. (Avvenire)

Patronato: Patrono dei Congressi Eucaristici (Leone XIII)

Etimologia: Pasquale = in onore della festa cristiana

Martirologio Romano: A Villa Real presso Valencia in Spagna, san Pasquale Baylon, religioso dell’Ordine dei Frati Minori, che, mostrandosi sempre premuroso e benevolo verso tutti, venerò costantemente con fervido amore il mistero della Santissima Eucaristia.

Cominciamo col dire che il nome Pasquale è di origine cristiana ed è molto usato anche nel femminile Pasqualina; veniva dato ai bambini nati il giorno di Pasqua, ma le sue lontane origini sono ebraiche (Pesah = passaggio) volendo indicare il passaggio del popolo ebraico del Mar Rosso e il passaggio dell’angelo di Iahweh che salvò, segnandone le case con il sangue sacro dell’agnello, i primogeniti ebrei per distinguerli da quelli egiziani destinati alla morte nell’ultima piaga d’Egitto.
Il nostro Pasquale Baylon fu un concentrato di testimonianza di quanto la Provvidenza può operare nella vita dei singoli uomini e Pasquale passò da illetterato a teologo, dalla povertà assoluta alla ricchezza degli straordinari doni dello Spirito Santo, fra cui quello della sapienza infusa, da umile portinaio e fratello laico alla santità.
Nacque il 16 maggio 1540, giorno di Pentecoste, a Torre Hermosa in Aragona, Spagna, da Martino Baylon e da Isabella Jubera; fin da bambino dimostrò una spiccata devozione verso l’Eucaristia, che sarà poi la caratteristica di tutta la sua vita religiosa.
Fu pastore prima del gregge della famiglia poi a servizio di altri padroni, la solitudine dei campi favorì la meditazione, il suo desiderio di spiritualità, la continua preghiera; prese anche a mortificare il suo giovane corpo con lunghi digiuni e flagellazioni dolorose.
A 18 anni Pasquale Baylon chiese di essere accolto nel convento di S. Maria di Loreto, dei Francescani Riformati detti Alcantarini, da s. Pietro d’Alcantara loro ispiratore, non fu accettato forse per la giovane età.
Pasquale pur di rimanere nei dintorni del convento, si occupò sempre come pastore, al servizio del ricchissimo possidente Martino García, il quale ammirato di questo suo giovane dipendente, gli propose di adottarlo così da poter diventare suo erede universale, ma Pasquale diede un deciso rifiuto, perché più che mai era deciso ad entrare tra i frati di s. Francesco.
Sebbene così giovane, si acquistò una certa fama di santità per le virtù cristiane e morali, ma anche per fatti prodigiosi di cui fu l’artefice.
Dopo due anni nel 1560, venne ammesso nel convento di S. Maria di Loreto, dove fece la sua professione religiosa il 2 febbraio 1564; non volle mai ascendere al sacerdozio, nonostante il parere favorevole dei superiori, perché non si sentiva degno e nella sua umiltà si contentò di rimanere sempre un semplice fratello laico.
Fu per anni addetto ai vari servizi del convento, specialmente come portinaio, compito che espletò sempre con grande bontà, anche nei conventi di Jatíva e Valenza.
Fu davvero ‘pentecostale’, cioè favorito dagli straordinari doni dello Spirito Santo, tra cui quello della sapienza infusa, benché illetterato era costantemente richiesto per consiglio da tanti illustri personaggi.
Anche il Padre Provinciale degli Alcantarini di Spagna nel 1576, dovendo comunicare con urgenza col Padre Generale risiedente a Parigi, pensò di mandare con la missiva frate Pasquale, ben sapendo le gravi difficoltà del viaggio per l’attraversamento di alcune province francesi, che in quell’epoca erano dominate dai calvinisti.
Infatti fra’ Pasquale fu fatto oggetto di continue derisioni, insulti, percosse e ad Orléans fu anche in pericolo di morte per lapidazione, dopo aver tenuto una serrata disputa sull’Eucaristia, tenendo testa agli oppositori e rintuzzando le loro false argomentazioni.
Al ritorno della sua delicata e pericolosa missione, Pasquale Baylon compose un piccolo libro di definizioni e sentenze sulla reale presenza di Gesù nell’Eucaristia e sul potere divino trasmesso al pontefice romano.
Per il suo desiderio di maggiore perfezione, si sottoponeva a continue pesanti mortificazioni e penitenze sempre più numerose, al punto che la sua salute era ormai ridotta male.
Aveva solo 52 anni appena compiuti, quando fu sorpreso dalla morte il 17 maggio 1592 nel convento del Rosario a Villa Real (Valenza), era il giorno di Pentecoste, così come fu per la nascita.
I funerali videro la partecipazione di una folla di fedeli, che volle fare omaggio di una sentita venerazione alla salma dell’umile fratello laico francescano, la cui santità per i miracoli che avvennero, fu conosciuta in tutto il mondo cattolico.
Particolarmente venerato fu a Napoli, soggetta alla dominazione spagnola e il cui culto si concentrò in due grandi e celebri conventi francescani alcantarini ancora esistenti, S. Pasquale a Chiaia e S. Pasquale al Granatello, piccolo porto di Portici; il suo nome fu dato a generazioni di bambini, come del resto in tutto il Sud Italia.
Viene chiamato il “Serafino dell’Eucaristia”, di questa grande devozione ci sono pervenuti i suoi pensieri personali e preghiere, che aggiungeva alle raccolte di scritti su temi eucaristici che meditava.
Fu beatificato 26 anni dopo la morte, il 29 ottobre 1618 da papa Paolo V e proclamato santo il 16 ottobre 1690 da papa Alessandro VIII; papa Leone XIII il 28 novembre 1897 lo proclamò patrono delle opere eucaristiche e dei congressi eucaristici.
I suoi resti che si veneravano con grande devozione a Villa Real, furono profanati e dispersi durante la famigerata Guerra Civile Spagnola (1936-39); una parte furono successivamente recuperati e restituiti alla città nel 1952.
La sua appassionata devozione per l’Eucaristia, ha ispirato nei secoli i tanti artisti che l’hanno raffigurato, infatti egli compare sempre nell’atto di adorare l’ostensorio, come del resto compare nelle immaginette devozionali.
È considerato patrono dei cuochi e dei pasticcieri, secondo la tradizione sarebbe l’inventore dello zabaione; è patrono anche delle nubili in cerca di marito e popolarmente delle donne in generale, secondo un detto con la rima “San Pasquale Baylonne, protettore delle donne”.
La sua festa si celebra il 17 maggio.


Autore: Antonio Borrelli da Santi e Beati

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Napoli: Sindaco e Cardinale botta e risposta sui rom

«Vedo che tutti più o meno dimostrano grande solidarietà ai rom. Anche il cardinale Sepe. Ma, in pratica, chi si è trovato il problema sulle spalle e ha trovato alloggio ai rom è stato il Comune e solo il Comune». Il sindaco Iervolino ha rivendicato il ruolo svolto dal Comune per affrontare la crisi dei romeni a Ponticelli e ha sottolineato l’assenza di altri contributi per trovare una sistemazione alternativa. «Quello che il Comune potrà ancora fare lo farà - assicura Iervolino - pur essendo l’immigrazione materia di competenza statale». La replica del cardinale Sepe non si è fatta attendere: «Dal primo momento siamo in mezzo alla gente. Il nostro è stato un impegno concreto, quando un gruppo di sacerdoti è andato nei campi rom e ha visto che c’erano delle necessità da soddisfare, per cui abbiamo comprato il latte per i bambini e portato da mangiare a questa gente che stava senza un tozzo di pane. Abbiamo fatto tutto quello che era nelle nostre possibilità stando davvero in mezzo a loro, da molto tempo prima che scoppiasse il caso rom». In effetti - come spiega Marco Mieli, presidente dell’«Opera nomadi» - il Comune ha collocato 26 stranieri alla scuola «Deledda» di Soccavo e altri 30 in altri istituti. Ovvero 56 rispetto ai 600 dichiarati presenti nei 7 campi dallo stesso Mieli e i mille dichiarati da Massimo Cilenti, vicepresidente della VI Municipalità. Mieli, intanto, punta l’indice accusatore contro i media che «hanno enfatizzato il presunto rapimento scatenando la reazione dei residenti». E si domanda: «Perchè, sul nostro territorio, la presunzione di innocenza riguarda soltanto gli italiani e non anche i nomadi e gli extracomunitari? I giornali hanno dato per scontato che la bambina fosse stata rapita senza lasciare spazio al dubbio». Mentre Massimo Cilenti (Pd) incolpa l’amministrazione comunale di non aver saputo gestire l’emergenza quando ancora non era emergenza. «La carità pelosa con cui è stato concesso a questi disperati di insediarsi in questi anni sul territorio e accamparsi in modo disumano ha delle responsabilità precise. Noi avevamo paventato quello che poi è successo. Ma siamo stati accusati di razzismo». «Sul tema rom la repressione non può e non deve essere il primo e unico strumento adottato dalla politica. Non vorrei vedere una deriva in questa direzione». Ha detto il presidente della Provincia, Dino Di Palma. Infine, da Vienna, l’Osce, l’organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa con sede nella capitale austrica, ha espresso «preoccupazione per i violenti attacchi» a un campo nomadi a Napoli sollecitando le autorità italiane ad «assicurare la protezione della popolazione rom». m.l.p.

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Napoli, quaggiù qualcuno la ama. I 30enni di talento che non sono scappati

L'inchiesta di «Panorama»
Napoli, quaggiù qualcuno la ama
I 30enni di talento che non sono scappati

Attori, galleristi, dj, imprenditori: sono tanti i giovani eccellenti che non hanno lasciato la città e lavorano ogni giorno per migliorarla

NAPOLI – La fuga dei cervelli? No, grazie. È la risposta di un pugno di intraprendenti giovani napoletani, intervistati dal settimanale Panorama, che dopo proficue e formative esperienze in giro per il mondo, hanno deciso di fare di Napoli il loro quartier generale.
Claudio Curcio e Davide Azzolini creatori di «Visiona»
CINEMA e FUMETTO - «Questo è un posto che, nonostante le difficoltà, dimostra vitalità. Basta pensare a Cannes – sostiene, fiducioso nelle potenzialità partenopee, Davide Azzolini, organizzatore del Napoli Film Festival, evento che porterà a Napoli, dal 6 al 16 giugno, nomi dello star system internazionale – I due film in concorso, Gomorra e Il divo, sono per motivi diversi pellicole made in Naples». Anche il Comicon, altra fortunata kermesse partenopea diventata negli anni uno dei festival di fumetti più importanti d’Europa, è l’opera di un giovane napoletano doc Claudio Curcio, 36 anni, direttore della manifestazione dal 1997, ammette le difficoltà: «È dura. I finanziamenti sono pochi e vanno sempre alle stesse persone. Fortunatamente però siamo una generazione nuova, che fa le cose a prescindere».
MODA - Sono questi i segreti del successo in terra napoletana. Confermano anche i no global della moda Germano Fattore e Federica Brandi, ideatori della fortunata e colorata linea d’abbigliamento «Yo soy feliz», dai cappelli cuciti a mano e portati in giro nei mercati ad una vera e propria griffe con tre negozi nel cuore di Napoli: «A Napoli siamo nati e adesso ci adattiamo», è l’allegro motto dei due singolari stilisti. Chi ripone grande fiducia e ferventi speranze nelle possibilità di crescita offerte dalla città sono anche due giovani nomi femminili, apprezzati e applauditi soprattutto dal pubblico partenopeo.
Chiara Baffi
ARTE TEATRO - Raffaella Morra, proprietaria di una galleria d’arte nella realtà difficile della Sanità e Chiara Baffi, promettente interprete di teatro al fianco di Toni Servillo e magistrale, interprete della piéce «Chiove» di Francesco Saponaro. «Di Napoli si parla ormai solo per le peggiori nefandezze. Ma è la città più creativa d’Italia, non come Milano che è solo una vetrina. Non sa perseverare, ma potrebbe diventare la capitale mediterranea della cultura», sostiene fiduciosa la Morra. Difficile partecipare ai suoi gioiosi convincimenti, allo stato attuale.
Dj Carola Pisaturo
MUSICA - In campo musicale si distingue l'impegno (e la bravura) della dj Carola Pisaturo, 30 anni, dj e produttrice di musica techno affermata a livello internazionale Nell'organizzazione dei concerti si distingue il duo dell'associazione «Freakout» Giulio Di Donna e Daniele Lama, trentenni provenienti dal vesuviano impegnati da anni nella promozione della musica di qualità della scena rock mondiale: ultimo "colpo" messo a segno il live in esclusiva per il Sud Italia della cult-band tedesca Einsturzende Neubaten al teatro Mediterraneo in collaborazione con il Neapolis festival.
SCRITTURA - E’ l’amaro sentore del giovane scrittore Massimiliano Virgili, una difficile quotidianità nel quartiere di San Carlo all’Arena, autore, per la Rizzoli, di «Più male che altro»: «Napoli non si salverà. E nessuno è in grado di salvarla. La cultura e l’arte non servono a niente. Le logiche che governano questa città restano economiche e criminali. Oggi più di prima.» In mezzo a tanta speranza il solito nichilismo partenopeo.
Antonella Salese

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venerdì, maggio 16, 2008

 

Serena Dandini ha presentato a Benevento i dodici finalisti del 62° Premio Strega

Come vuole la tradizione, anche quest’anno i 12 finalisti condensano esperienza e innovazione nel campo della narrativa.
Ruggero Cappuccio con La notte dei due silenzi (Sellerio), Cristina Comencini con L’illusione del bene (Feltrinelli), Carlo D’Amicis con La guerra dei cafoni (Minimum fax), Giuseppina De Rienzo con Vico del fico al Purgatorio (Manni), Diego De Silva con Non avevo capito niente (Einaudi), Paolo Giordano con La solitudine dei numeri primi (Mondadori), Ron Kubati con Il buio del mare (Giunti), Giuseppe Manfridi con La cuspide di ghiaccio (Gremese), Cristina Masciola con Razza bastarda (Fanucci), Emiliano Poddi con Tre volte invano (Instar Libri), Lidia Ravera con Le seduzioni dell’inverno (Nottetempo) ed Ermanno Rea con Napoli Ferrovia (Rizzoli).

La Fondazione Bellonci, in collaborazione con il Comune di Benevento, ha scelto per la prima volta il capoluogo sannita come sede della prima tappa del percorso che porta all’assegnazione di uno dei più prestigiosi riconoscimenti letterari italiani. Fu proprio a Benevento che nel 1860 partì l’avventura della famiglia Alberti, che da quasi un secolo e mezzo continua a produrre il liquore che al Premio Strega ha dato il suo nome. E fu l’amicizia tra Guido Alberti e i coniugi Bellonci che nel 1947 nacque il Premio, assegnato quell’anno a Ennio Flaiano con il libro “Tempo di uccidere”.

Per questa 62esima edizione, il Comitato Direttivo ha introdotto alcune novità nel regolamento del premio, tra cui quella di fissare a 12 il numero massimo di opere che potranno concorrere ogni anno al fine di assicurare la migliore funzionalità del Premio, consentendo sia un’adeguata lettura dei libri in concorso sia un’ampia rappresentatività delle proposte letterarie dell’annata. Da quest’anno l’attività di promozione della lettura svolta dalla Fondazione Bellonci è legata al Premio Strega con il progetto “2008. Un anno stregato”. Le opere più recenti della narrativa italiana contemporanea sono state inviate agli studenti di 16 scuole romane che hanno animato una serie di incontri con gli autori. Esporranno poi un voto collettivo valido ai fini della designazione degli autori finalisti.

Dopo la serata beneventana, il percorso proseguirà con la prima votazione che determinerà la cinquina dei finalisti e che, come vuole la tradizione, si terrà in Casa Bellonci a Roma. Anche quest’anno, giovedì 19 giugno, gli “Amici della domenica”, il corpo elettorale del Premio, si riuniranno in Via Fratelli Ruspali per lo spoglio dei voti che designerà i cinque libri che accederanno alla votazione finale. Il viaggio terminerà il 3 luglio, infine, con la seconda votazione e la proclamazione del vincitore nello scenario del Ninfeo di Villa Giulia a Roma. Il giorno precedente, 2 luglio, si terrà alle 18 al Teatro dei Dioscuri un incontro in ricordo, a un anno dalla scomparsa, di Anna Maria Rimoaldi, amica ed erede di Maria Bellonci, creatrice della fondazione a lei dedicata e anima del Premio Strega per oltre 20 anni.

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100 statistiche per il Paese. Scarica gratis il libro dal sito dell'Istat.

Istat diffonde la prima edizione di “100 statistiche per il Paese. Indicatori per conoscere e valutare”, una pubblicazione che offre, in un’ottica di integrazione, un quadro d’insieme dei diversi aspetti economici, sociali, demografici e ambientali del nostro Paese, della sua collocazione nel contesto europeo e delle differenze regionali che lo caratterizzano.
Così è presentato sul sito dell'Istat il volume che ricomprende, per completezza dei settori considerati, i maggiori elementi di descrizione del nostro Paese: Macroeconomia, Finanza pubblica, Territorio, Popolazione, Protezione sociale, Istruzione, Mercato del lavoro, Strutture produttive, Energia, Scienza, tecnologia e innovazione, Trasporti, Infrastrutture, Turismo, Ambiente, Cultura, Qualità della vita, Sicurezza, Focus - Servizi essenziali.
"Questa nuova pubblicazione dell’Istat - scrive il presidente Biggeri nella presentazione del volume - tende proprio ad offrire, in un’ottica di integrazione, una visione a tutto tondo dei fenomeni osservati/indagati. Lo fa attraverso una selezione di indicatori di sintesi che consentono di cogliere, sotto diversi profili, la collocazione del nostro Paese nel contesto europeo e le sue differenze regionali interne".

» Scarica il volume dal sito dell'Istat

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Razzismo e doppia morale

Traggo da Il Dialogo.it questa riflessione di Lidia Menapace

Ciò che sta succedendo supera le peggiori previsioni, l’assalto ai campi rom e il dispiegarsi popolare di ondate di razzismo da qualche giorno non sono nemmeno più anticipati dalla locuzione difensiva "io non sono razzista ma... perchè contano sul via libera del governo fanno paura. Mi raccontano di riunioni nel corso delle quali i dati ufficiali del tasso di criminalità o delle assegnazione di alloggi ai migranti e che sono inferiori a quelli della maggior parte degli altri paesi europei vengono dichiarate false perchè "la polizia e gli uffici statistici hanno l’ordine di dare informazioni non precise per rassicurare la popolazione. Il fanatismo ha già preso o sta prendendo il sopravvento. E il governo con la sua doppiezza (in aula un sorridente paterno Berlusconi e al suo fianco Calderoli che chiede l’abrogazione di Schengen, e Maroni che vuole diventare il modello l’esempio di ciò che si dovrà fare in Europa: le parole più vibratamente critiche e democratiche vengono dall’ex ministro dell’Interno e non da Serra, ex prefetto di Roma e ora parlamentare Pd, che si limita a suggerire come si dovrebbe fare per tirare il collo alle galline senza farle gridare, tenendo tutto sotto traccia e coperto, fino a quando non si sia trovata la soluzione conordata, sicchè poi l’opinione pubblica non possa più reagire. La cosa è scioccante, ma più di tutto è scioccante vedere il popolo che ricorre all’incendio delle immondizie e dei campi rom con lo stesso "entusiasmo sovversivo", con lo stesso populismo violento che degenera subito o ben presto nei "Boia chi molla!" Non si può aspettare nemmeno un minuto a ribadire la intransigente azione nonviolenta e respingere dalla prima parola una qualsiasi complicità o "comprensione" ecc. Il doppio binario del Governo va ben d’accordo con la doppia morale del popolo, per la quale una bambina di 14 anni, già esperta forse forzata di rapporti sessuali può essere uccisa e nascosta da coetanei, o un giovane veronese per una sigaretta può essere pestato a morte, ma l’italiano brava gente continua ad essere esaltato e le colpe sono dei rom. Le ragazze immigrate vengono ridotte in schiavitù nella prostituzione, e i bravi padri di famiglia italiani le usano selvaggiamente e tutto ciò rimane nei limiti dei normali comportamenti. Semmai la colpa è dei rom che organizzano, non dei nostri che profittano. E’ una insopportabile vergogna. lidia

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giovedì, maggio 15, 2008

 

Napoli: Il campo rom fa deflagrare la città e la politica. Reazione anche a Bruxelles e in Curia.



Bassolino e il manifesto antirom del Pd:
«Inaccettabile, un pugno nello stomaco»
«È un messaggio sbagliato. Ci sono limiti da non superare mai.
Un conto è la questione sicurezza, un altro è l’intolleranza»

NAPOLI - Il governatore non usa giri di parole o inopportuno politichese per stigmatizzare l'accaduto: «I terribili fatti di Ponticelli chiamano tutti a una riflessione seria. L’insicurezza, la sofferenza sociale, il disagio civile ci dicono che le istituzioni, a tutti i livelli, e la politica devono fare di più per i grandi quartieri popolari di Napoli e di altre grandi città italiane. Ma quei fatti chiamano anche a una netta presa di distanza da azioni che offendono gravemente la dignità umana». Questo il commento di Antonio Bassolino al «pogrom» di cui sono stati vittime in questi giorni i nomadi dei campi di Ponticelli».
«Quelle fiamme, quelle grida, quegli applausi mettono i brividi. Ecco perchè anche quel manifesto del Pd sui muri di Ponticelli e ripreso dal Corriere del Mezzogiorno («Via gli accampamenti Rom da Ponticelli!») è un pugno nello stomaco per tutti noi. È un messaggio sbagliato e inaccettabile, perchè vi sono limiti da non superare mai. Un conto è la consapevolezza che la sicurezza è oggi una grande questione di cittadinanza, altro conto è sconfinare nell’intolleranza», conclude Bassolino.

Il PD si giustifica e condanna la violenza
Il Pd di Ponticelli, da par suo, condanna gli episodi di violenza e di intolleranza che hanno colpito i rom nel quartiere della periferia est di Napoli: è questo il messaggio contenuto in una nota del partito che chiarisce il contenuto del manifesto apparso nel quartiere e citato da Bassolino. «Il Pd di Ponticelli, come si evince anche da una innumerevole serie di dichiarazioni rese da esponenti istituzionali nei giorni scorsi sui giornali cittadini - si legge nella nota - ha condannato e condanna gli episodi di violenza e di intolleranza che si sono verificati in questi ultimi giorni». «Attraverso i suoi rappresentanti eletti nella Municipalità - aggiunge - ha innumerevoli volte segnalato, ben prima che accadessero i terribili fatti di questi giorni, la drammatica ed esplosiva situazione che si era creata nel quartiere». Nel comunicato si cita anche una lettera, inviata lunedì 12 maggio, al sindaco, al prefetto, al questore e al direttore della Asl Napoli 1: «Il Pd avvertiva che vi erano concreti pericoli che scoppiassero disordini e che la situazione degenerasse - conclude la nota - e lanciava un appello affinchè si intervenisse tempestivamente».

Nel frattempo Maroni nomina un Commissario
«Roma, Milano e Napoli avranno un commissario straordinario per i rom». Lo ha annunciato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, al termine dell'incontro al Viminale con il suo collega romeno, Cristian David, e prima di recarsi al Quirinale per illustrare al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, «alcune delle misure che prenderemo» nell'ambito del pacchetto sicurezza. Per la nomina dei tre commissari, ha aggiunto il ministro, «non ci sono problemi di copertura finanziaria».


Dopo i recenti assalti ad alcuni campi rom, Maroni ha precisato che «non esiste un problema con la comunità romena in Italia, esiste il problema della sicurezza sentito dai cittadini a cui il Governo deve dare risposte efficaci». «È la gente che delinque, a prescindere dai paesi di appartenenza - ha aggiunto il ministro - Bisogna colpire i criminali per i fatti da loro commessi. Se chi delinque è straniero, va espulso». «Ma nell'emergenza sicurezza - ha sottolineato Maroni - non esiste una sottoemergenza romena, loro sono una comunità bene integrata, ci sono stati singoli episodi che hanno danneggiato l'immagine di questa comunità, ma loro sono perfettamente integrati e le relazioni tra i due paesi sono ottime». Espulsioni di massa? Un'ipotesi che «non esiste».

La Commissione Europea condanna...
La Commissione Ue «condanna con forza i comportamenti criminali individuali che ritiene debbano essere sanzionati dalle autorità competenti caso per caso». È quanto ha affermato la portavoce Pia Arenhkilde, rispondendo ad una domanda dei giornalisti sulle violenze nei confronti dei campi rom alla periferia di Napoli. Per quanto riguarda, poi, la questione più generale dell’immigrazione la portavoce ha sottolineato che più volte il presidente della Commissione Josè Manuel Durao Barroso ha sottolineato «l’importanza e l’apprezzamento del dialogo costruttivo e della cooperazione fra Romania e Italia». «Questa posizione è tuttora valida - ha spiegato la portavoce - e Italia e Romania devono fare il maggiore uso possibile della cooperazione bilaterale e delle possibilità previste dalle norme e dai fondi Ue».
I campi nomadi incendiati
Mentre arrivano le bacchettate da Bruxelles, si fa sentire anche la questura di Napoli per la quale le manifestazioni di questi giorni sono solo espressione di «intolleranza». La camorra, per il questore Antonino Puglisi, non c'entra. «Si tratta di reati gravissimi che danno un’immagine incivile della nostra città - ha aggiunto il questore - atti da cui tutti dobbiamo prendere le distanze, non a parole ma con i fatti». Puglisi si è detto sorpreso dalla presenza nel quartiere di «manifesti inneggianti all’intolleranza». E ha poi annunciato il pugno duro anche per chi ha soffiato sul fuoco della protesta. «Favoreggiare i raid con forme di solidarietà è un reato previsto dal codice - ha detto - e come tale andrà punito». In merito a presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nelle manifestazioni dei giorni scorsi, Puglisi ha manifestato un certo scetticismo. «Non sono sicuro - ha detto - che a fare gesti del genere siano stati malavitosi di un certo calibro: riportare tutto alla criminalità organizzata mi lascia un po' perplesso». Insomma, nei raid ci sarebbe la mano di singoli esponenti dei clan, non dell’intera organizzazione criminale.
Le proteste dei residenti
Per il questore Puglisi «le nostre indagini stanno portando all’identificazione dei responsabili dei raid». Altro discorso è quello della sistemazione dei rom cacciatì da Ponticelli. Tocca alle amministrazioni locali provvedere a trovare un posto per i rom, ha commentato il questore, «ma certo non può passare il principio che determinate persone non possano risiedere in certi ambienti».

Preoccupazione e dolore della Curia di Napoli

Preoccupazione e dolore «per i gravi episodi che stanno rendendo molto difficile la vita quotidiana e la convivenza civile in alcune parti della nostra area metropolitana» sono espresse dalla Curia arcivescovile di Napoli. «Probabilmente le generali condizioni ambientali acuiscono il clima di esasperazione e di tensione per i possibili danni di carattere igienico-sanitario. Ma questo non può assolutamente portare a comportamenti che compromettono o annullano la civiltà e la correttezza dei rapporti umani. Nessuno può pensare di agire impunemente violando, con atti gravissimi e talvolta anche delittuosi, l’ambito personale e familiare altrui». «La violenza, comunque manifestata, non può trovare alcuna giustificazione, anzi trova ferma condanna».

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15 MAGGIO: POVERA FAMIGLIA AL TEMPO DEL GOVERNO BERLUSCONI! DAL FAMILY DAY AL FAMILY WAY.

“Oggi 15 maggio, in occasione della Giornata Internazionale della Famiglia, il Parlamento Europeo ha organizzato un importante convegno sulle prospettive delle politiche familiari in Europa.
La lettura del programma, che prevede la presenza dei Ministri tedesco e sloveno, non può che suscitare rammarico a noi italiani: siamo costretti a prendere atto che nel nostro Paese la famiglia, tanto celebrata e invocata in campagna elettorale, è stata ridotta a un Sottosegretariato, anzi a una delle tre deleghe di un Sottosegretario.
Tra il servizio civile e l’emergenza delle tossicodipendenze è legittimo dubitare che vi possa essere un adeguato spazio per politiche di profilo europeo di tutela e valorizzazione della famiglia. A distanza di un anno da un grande momento di passione civile quale è stato il Family Day, l’Italia con il nuovo Governo ha declassato la famiglia a una problematica di second’ordine.
Non ci resta che sperare che il milione di firme consegnate dal Forum delle famiglie al Presidente della Repubblica per chiedere un fisco più equo, possa rappresentare il punto di partenza di un rinnovato impegno a favore della famiglia: e dopo il family day individuare una possibile ‘family way’”.
Questo scrive il deputato PD Luigi BOBBA.

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mercoledì, maggio 14, 2008

 

Lavoro domestico: precisazioni INPS sulle nuove iscrizioni e sull'arrivo dei bollettini per i contributi inps

Dall’11 gennaio 2008, i datori di lavoro domestico devono comunicare l’assunzione del lavoratore esclusivamente al Centro per l’Impiego del proprio comune, utilizzando l’apposita procedura telematica o inviando il modulo scaricabile dal sito internet del Ministero del Lavoro. Analoga comunicazione deve essere fatta in caso di proroga, trasformazione o cessazione del rapporto di lavoro.
Il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale sta trasferendo all’Inps le informazioni relative ai rapporti di lavoro pervenute ai Centri per l’Impiego da gennaio ad oggi. È possibile che in questa fase di avvio delle nuove procedure possa verificarsi qualche ritardo nelle operazioni. L’Inps sta procedendo sollecitamente ad acquisire le iscrizioni dei nuovi rapporti di lavoro comunicate dal Ministero del Lavoro e ad inviare i bollettini di conto corrente postale per il pagamento dei contributi.
Nessuna preoccupazione, quindi, per le denunce di lavoro domestico effettuate nei primi mesi del 2008: si ricorda, infatti, che in caso di prima iscrizione, il datore di lavoro è tenuto al pagamento dei trimestri già scaduti entro 30 giorni dalla data di invio dei bollettini e che entro tale termine non verrà applicata alcuna sanzione per ritardato versamento.

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Contratti a tempo determinato: l’interpretazione del Ministero del Lavoro in una circolare

Il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, con la circolare n. 13 del 2 maggio scorso, fornisce importanti indicazioni interpretative sulle novità in materia di contratto a tempo determinato, introdotte dalla Legge n. 247/2007 (c.d. legge Welfare). Il documento ministeriale si sofferma in particolare sui limiti di utilizzabilità o di reitarazione del contratto (i “famosi” trentasei mesi posti come limite massimo al rinnovo della tipologia contrattuale a tempo determinato).
Leggila tutta:
  • Ministero del lavoro, circolare n.13/2008


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    E' in corso il tour dell'ascolto dell'assessore campano De Felice sul welfare

    l’Assessore alle Politiche sociali della Regione Campania Alfonsina De Felice ha avviato un "tour dell’ascolto" nei vari Ambiti regionali sul tema del welfare.

    Il viaggio prevede incontri ad Avellino (12 maggio), Benevento (14 maggio), Capaccio (21 maggio), Caserta (22 maggio), Salerno (26 maggio), Napoli (28 maggio), Casalnuovo (29 maggio).

    Gli Ambiti costituiscono uno degli elementi strutturali del sistema integrato di interventi e servizi sociali a rete, dove interagiscono capacità di analisi sociale e di pianificazione, risorse umane, finanziarie, professionali e organizzative degli enti partner, finalizzate all’eliminazione delle difficoltà sociali che ostacolano il pieno sviluppo della persona.

    L’incontro avvia una nuova metodologia di consultazione, primo passo per il rilancio degli Ambiti e della loro strategia operativa nell’accoglimento dei bisogni del territorio e delle realtà locali, nell’ individuazione delle priorità di intervento, dello stato di attuazione dei programmi e di soddisfazione dell’utenza per una ridefinizione delle linee programmatiche e di indirizzo dell’Assessorato.

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    Il nuovo iter normativo dell'impresa sociale

    Il nuovo iter normativo dell'impresa sociale
    Giorgio Fiorentini - 08/05/2008

    L’Impresa Sociale ha chiuso il suo iter normativo con la pubblicazione dei decreti delegati attuativi nella Gazzetta Ufficiale n 86 dell’11 Aprile 2008. Il ruolo dell’Impresa Sociale non solo si sdogana giuridicamente, ma anche come “player” del sistema socio economico italiano.

    Prima era considerata una impresa giuridicamente incompiuta. Ora è una realtà operativa. Ma come si definiscono le Imprese sociali?”… Tutte le organizzazioni private, ivi compresi gli enti di cui al libro V del codice civile, che esercitano in via stabile e principale un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello scambio di beni o servizi di utilità sociale, diretta a realizzare finalità di interesse generale”. E’ condizione necessaria la non distribuzione degli utili. Possono essere imprese for profit (vedi Libro V del Codice civile: spa, srl ecc però senza distribuzione di utili) e imprese sociali non profit (vedi libro I^ del Codice civile Titolo II^: associazioni, fondazioni).
    Con i decreti delegati appena pubblicati si ribadisce la caratteristica produttiva dell’impresa sociale. Infatti per il computo della soglia minima del 70% nel rapporto fra prodotti di attività di utilità sociale e ricavi complessivi si escludono “i proventi di rendite finanziarie e immobiliari, le plusvalenze di tipo finanziario e patrimoniale, le sopravvenienze attive e contratti e convenzioni con società ed enti controllati dall’organizzazione che esercita l’impresa sociale o controllanti la medesima”. Questo focus sull’attività produttiva libera la valenza aziendale e “quasi industriale”.
    Un ulteriore decreto affronta l’iter per l’iscrizione in apposita sezione dell’ufficio del registro delle imprese delle Camere di Commercio. Questo prelude una rappresentanza specifica delle imprese sociali nel consiglio delle Camere di commercio. Ed anche si propone l’adozione delle linee guida per la redazione del bilancio sociale che è obbligatorio per le imprese sociali. Ma una sottolineatura forte deve essere rimarcata nel decreto inerente le operazioni straordinarie dell’impresa sociale (trasformazione, fusione, scissione e cessione d’azienda). Oltre alla procedura per il rilascio dell’autorizzazione alle operazioni straordinarie ed il rinvio alla disciplina civilistica (vedi da art 2498 a 2506 quater del codice civile) è interessante e giustamente significativo questo nuovo corso “aziendale” delle imprese sociali, in cui si da rilievo alla situazione patrimoniale in cui si enucleano lo stato patrimoniale, il rendiconto gestionale e la nota integrativa. In caso di fusione o scissione si devono aggiungere: 1) le ragioni che inducono ad effettuare l’operazione straordinaria; 2) la prevedibile evoluzione dell’attività dell’ente successivamente al compimento dell’operazione; 3) i miglioramenti previsti in termini di impatto sul tessuto sociale di riferimento; 4) le modalità attraverso le quali il soggetto risultante dall’operazione, garantirà il rispetto del requisito dell’assenza dello scopo di lucro. ”Si passerà da relazioni solo di tipo narrativo e descrittivo ad una programmazione di fasi di evoluzione delle attività ed all’enunciazione di obiettivi quantitativi che permettano di verificare, in seguito, il raggiungimento di risultati sociali reali e non solo di una edulcorata e celebrativa proiezione di intenti. Nodo interessante è il caso della cessione dell’impresa sociale (che è cessione d’azienda) in cui si dovrà documentare sia la situazione patrimoniale sia, fra l’altro, ma con specificità, le modalità con le quali si mantengono le finalità di interesse generale da parte dell’acquirente e si richiedono i criteri di valutazione dell’azienda e le modalità di determinazione del prezzo di cessione. E’ ovvio che in questo modo si apre un’ interessante area di valutazione e una serie di possibili evoluzioni imprenditoriali che non possono essere liquidate in negativo solo perchè si potrebbero paventare opportunismi per i quali esistono gli organi di controllo preposti. In sintesi si potrebbero ipotizzare imprese sociali intese come spa senza distribuzione di utile che, in seguito, possono essere cedute ad un prezzo di vendita che offre un differenziale positivo fra il valore dei titoli sottoscritti allo “start up” ed il valore al momento della cessione. Questo con un utile finale per i conferenti di capitale. Questa formula sviluppa una opportunità per gli stakeholders che sarebbero motivati a gestire al meglio l’attività dell’impresa sociale sia in termini di perseguimento della valorialità teleologica dell’impresa stessa sia in termini di utili che derivano da una gestione equilibrata dell’impresa. Senza massimizzazione speculativa degli investimenti iniziali, ma con un equilibrato ritorno sugli investimenti stessi.

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    l'ordine pubblico incide nella corsa allo scudetto? Dubbi sul divieto alle trasferte.

    Catania-Roma, dall'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive arriva l'invito a «disporre limitazioni nella vendita dei tagliandi ai tifosi ospiti»
    Sulle questioni delle trasferte nell'ultima giornata di campionato, l'Osservatorio tornerà a riunirsi giovedì prossimo.

    L'Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive «ha deciso di invitare le Autorità provinciali di pubblica sicurezza di Catania», in vista della partita Catania-Roma, «ad adottare ogni iniziativa ritenuta necessaria, anche esaminando l'opportunità di disporre limitazioni nella vendita dei tagliandi ai tifosi ospiti».

    Analoga raccomandazione per Lazio-Napoli, Lecce-Bari, Verona-Pro Patria, Chievo Verona-Vicenza e Perugia-Ancona.
    Nessuna limitazione per i tifosi dell'Inter che vorranno seguire la squadra nerazzurra a Parma nell'ultima gara di campionato.

    Al termine della riunione odierna il presidente dell'Osservatorio, Felice Ferlizzi, ha dichiarato che «Al momento per i tifosi romanisti non ci sarà la possibilità di seguire la squadra a Catania, mentre per quanto riguarda Parma-Inter è una gara che non ha la pericolosità per la quale si possa bloccare la tifoseria nerazzurra».

    «Il tavolo su queste decisioni - ha aggiunto Ferlizzi - non è ancora sciolto, siamo aperti ad altri significativi contributi per vedere se sarà possibile tornare sulla decisione presa oggi. Giovedì infatti ci sarà una nuova riunione dell'Osservatorio».

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    martedì, maggio 13, 2008

     

    Stranieri: Acli, no al reato di immigrazione clandestina

    Le anticipazioni sul Pacchetto Sicurezza allo studio del nuovo governo

    Roma, 13 maggio 2008 - Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani esprimono «forti preoccupazioni» per le anticipazioni sui contenuti del Pacchetto Sicurezza che il Governo si preparerebbe a varare. «I reati commessi da cittadini stranieri vanno certamente perseguiti - afferma il presidente delle Acli Andrea Olivero - ma non vanno demonizzati gli stranieri presenti sul territorio, come se fossero gli unici responsabili di una percezione di insicurezza che sembra ormai pervadere i cittadini italiani e gli stessi immigrati».

    Non servono, secondo le Acli «proclami e annunci che criminalizzano indistintamente una realtà», come l'ipotesi del ricorso all'esercito, ma «politiche certe ed efficaci di sicurezza, destinate tuttavia ad essere inefficaci se non affiancate da seri interventi di riqualificazione urbana, di mediazione, di accompagnamento». Viene giudicata «buona» la logica dei patti territoriali, ma non limitati alla questione dell'ordine pubblico: «Costruiamo invece dei tavoli locali sulla sicurezza e l'integrazione. Per costruire una società sicura, infatti, servono iniziative che incidano sulla qualità della vita delle persone, italiani e stranieri, che si sviluppa nei vari spazi di socializzazione: la scuola, il quartiere, il lavoro, il tempo libero».

    «Assolutamente contrarie» le Acli all'introduzione del reato di immigrazione clandestina, una «misura demagogica - la definisce Olivero - tanto inutile quanto pericolosa per le ricadute sul piano sociale e culturale. Come è possibile mettere insieme senza distinzioni il disagio e spesso la disperazione delle persone che lasciano le proprie case e i propri affetti con le attività illecite e criminali di chi sfrutta il fenomeno migratorio? Perché non introdurre, a questo punto, il reato di povertà?».

    Sì, invece, all'emersione dei lavoratori immigrati irregolari. «L'irregolarità di molti stranieri - aggiunge Olivero - è dovuta soprattutto a un sistema legislativo limitato e poco lungimirante, che rende angusto l'accesso regolare e addirittura provoca una fin troppo facile caduta nella illegalità di coloro che sono riusciti ad entrare in Italia nel rispetto delle norme. Si pensi alle migliaia di famiglie che hanno alle proprie dipendenze altrettante donne straniere, spesso in condizione di irregolarità, a cui però affidano i propri anziani, figli e abitazioni. L'irregolarità o clandestinità è spesso dovuta alle lungaggini burocratiche e agli immensi ritardi con cui lo Stato risponde alle esigenze di queste famiglie e delle imprese. Cosa avverrebbe in Italia se anche qui si ripetesse, come avvenuto in Francia, lo sciopero dei 'senza documenti'? Imprese e famiglie sarebbero fortemente penalizzate. Il governo, le amministrazioni locali sarebbero capaci di rispondere alle richieste di welfare che ne deriverebbero? Oggi il welfare di queste famiglie è 'fatto in casa' senza il supporto dello Stato, grazie anche a questi lavoratori e lavoratrici. Sarebbe allora più logico, in ordine alla sicurezza di tutti, permettere l'emersione di questi lavoratori»

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    Stranieri: Acli, no al reato di immigrazione clandestina

    Le anticipazioni sul Pacchetto Sicurezza allo studio del nuovo governo

    Roma, 13 maggio 2008 - Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani esprimono «forti preoccupazioni» per le anticipazioni sui contenuti del Pacchetto Sicurezza che il Governo si preparerebbe a varare. «I reati commessi da cittadini stranieri vanno certamente perseguiti - afferma il presidente delle Acli Andrea Olivero - ma non vanno demonizzati gli stranieri presenti sul territorio, come se fossero gli unici responsabili di una percezione di insicurezza che sembra ormai pervadere i cittadini italiani e gli stessi immigrati».

    Non servono, secondo le Acli «proclami e annunci che criminalizzano indistintamente una realtà», come l'ipotesi del ricorso all'esercito, ma «politiche certe ed efficaci di sicurezza, destinate tuttavia ad essere inefficaci se non affiancate da seri interventi di riqualificazione urbana, di mediazione, di accompagnamento». Viene giudicata «buona» la logica dei patti territoriali, ma non limitati alla questione dell'ordine pubblico: «Costruiamo invece dei tavoli locali sulla sicurezza e l'integrazione. Per costruire una società sicura, infatti, servono iniziative che incidano sulla qualità della vita delle persone, italiani e stranieri, che si sviluppa nei vari spazi di socializzazione: la scuola, il quartiere, il lavoro, il tempo libero».

    «Assolutamente contrarie» le Acli all'introduzione del reato di immigrazione clandestina, una «misura demagogica - la definisce Olivero - tanto inutile quanto pericolosa per le ricadute sul piano sociale e culturale. Come è possibile mettere insieme senza distinzioni il disagio e spesso la disperazione delle persone che lasciano le proprie case e i propri affetti con le attività illecite e criminali di chi sfrutta il fenomeno migratorio? Perché non introdurre, a questo punto, il reato di povertà?».

    Sì, invece, all'emersione dei lavoratori immigrati irregolari. «L'irregolarità di molti stranieri - aggiunge Olivero - è dovuta soprattutto a un sistema legislativo limitato e poco lungimirante, che rende angusto l'accesso regolare e addirittura provoca una fin troppo facile caduta nella illegalità di coloro che sono riusciti ad entrare in Italia nel rispetto delle norme. Si pensi alle migliaia di famiglie che hanno alle proprie dipendenze altrettante donne straniere, spesso in condizione di irregolarità, a cui però affidano i propri anziani, figli e abitazioni. L'irregolarità o clandestinità è spesso dovuta alle lungaggini burocratiche e agli immensi ritardi con cui lo Stato risponde alle esigenze di queste famiglie e delle imprese. Cosa avverrebbe in Italia se anche qui si ripetesse, come avvenuto in Francia, lo sciopero dei 'senza documenti'? Imprese e famiglie sarebbero fortemente penalizzate. Il governo, le amministrazioni locali sarebbero capaci di rispondere alle richieste di welfare che ne deriverebbero? Oggi il welfare di queste famiglie è 'fatto in casa' senza il supporto dello Stato, grazie anche a questi lavoratori e lavoratrici. Sarebbe allora più logico, in ordine alla sicurezza di tutti, permettere l'emersione di questi lavoratori»

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    lunedì, maggio 12, 2008

     

    I nomi dei 37 sottosegretari

    Ecco la squadra dei sottosegretari: 37 in tutto che vanno a formare un team di Governo composto in tutto da 58 persone.
    La lista è stata stilata definitivamente, come previsto, oggi pomeriggio dal vertice del Consiglio dei ministri che si è riunito alle 18.20.

    La sorpresa: "Non ci saranno vice ministri in questa fase mentre ci saranno 37 sottosegretari", ha precisato il ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito.

    La prossima riunione dell'esecutivo si terrà il 21 maggio a Napoli. In campagna elettorale Silvio Berlusconi aveva promesso di tenere nel capoluogo campano la prima riunione del governo.

    Questi i sottosegretari nominati:
    Presidenza del Consiglio
    - Maurizio Balocchi (Semplificazione normativa)-
    Paolo Bonaiuti (Editoria)
    Michela Vittoria Brambilla (Turismo)
    Aldo Brancher (Federalismo)
    Rocco Crimi (Sport)
    Carlo Amedeo Giovanardi (Famiglia, droga e Servizio civile)
    Gianfranco Micciche' (Cipe)

    Affari Esteri
    - Stefania Gabriella Anastasia Craxi
    - Alfredo Mantica
    - Enzo Scotti

    Interno
    - Michelino Davico
    - Alfredo Mantovano
    - Nitto Francesco Palma

    Giustizia.
    - Maria Elisabetta Alberti Casellati
    - Giacomo Caliendo

    Difesa.
    - Giuseppe Cossiga
    - Guido Crosetto

    Economia e Finanze
    - Luigi Casero
    - Nicola Cosentino
    - Alberto Giorgetti
    - Daniele Molgora
    - Giuseppe Vegas

    Sviluppo Economico.
    - Ugo Martinat
    - Paolo Romani
    - Adolfo Urso

    Politiche Agricole e Forestali.
    - Antonio Buonfiglio

    Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare.
    - Roberto Menia

    Infrastrutture e Trasporti
    - Roberto Castelli
    - Bartolomeo Giachino
    - Mario Mantovani
    - Giuseppe Maria Reina

    Lavoro, Salute e Politiche Sociali.
    - Ferruccio Fazio
    - Francesca Martini
    - Eugenia Maria Roccella
    - Pasquale Viespoli

    Istruzione, Università e Ricerca.
    - Giuseppe Pizza

    Beni e Attività Culturali
    - Francesco Maria Giro

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    2008. Il Sud avrà/sarà un peso? Premio sele d'oro per idee e fatti.


    Premio Sele d'Oro 2008: pronto il bando


    TRA I NUOVI GIURATI ANCHE LA VICEPRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA CRISTIANA COPPOLA E IL PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE BANCO DI NAPOLI ADRIANO GIANNOLA

    Cominciano a delinearsi i contorni della XXIV edizione del Premio Sele d’Oro: manifestazione culturale interamente dedicata alla voglia di riscatto e alle potenzialità di crescita del Mezzogiorno d’Italia, che ha da tempo saputo imporsi all’attenzione dell’opinione pubblica per originalità e ricchezza dei contenuti. Anche quest’anno, come da tradizione, a fare da cornice all’evento sarà il comune di Oliveto Citra, in provincia di Salerno. Qui, infatti, dal 5 al 13 settembre prossimi, il Sele d’Oro proporrà un programma di incontri e iniziative culturali che si annuncia ancor più ricco e vario che in passato.

    Primo atto formale dell’edizione 2008 è stata la definizione del bando per l’assegnazione dei Premi Sele d’Oro Mezzogiorno. Anche per quest’anno, la Giuria presieduta dal professor Amedeo Lepore ha articolato il concorso in cinque distinte categorie: tre delle quali dedicate alle “idee”, e due ai “fatti”. La sezione “Saggi” del Premio sarà aperta a pubblicazioni sui problemi istituzionali, economici, sociali, storici e giuridici delle Mezzogiorno d’Italia. La sezione denominata “Euromed” vedrà invece in competizione saggi inediti sull’Europa e l’area del Mediterraneo, curati da giovani al di sotto dei 30 anni d’età. Mentre per la sezione dedicata al giornalismo - intitolata alla memoria di Michele Tito – potranno concorrere articoli, servizi radiotelevisivi e documentari incentrati sulla realtà del Sud, dell’Europa e del Mediterraneo.

    Confermate anche le categorie di concorso dedicate alle iniziative concrete. Nella sezione “Imprenditoria giovanile” saranno candidabili le esperienza d’impresa promosse da giovani meridionali, fortemente connotate da elementi di originalità e di innovatività. Nella categoria denominata “Bona Praxis”, promossa dal Coordinamento dei Presidenti dei Consigli provinciali del Mezzogiorno, potranno invece concorrere progetti di sviluppo economico, sociale o culturale avviati nei territori del Sud da enti locali, regioni e patti territoriali.

    Una nota a parte merita, infine, la composizione della Giuria, che da quest’anno si arricchisce grazie a quattro nuovi ingressi. Ad affiancare il lavoro del presidente Lepore e degli altri giurati arrivano infatti la vicepresidente di Confindustria per il Sud Cristiana Coppola, l’economista Riccardo Padovani, l’urbanista Fabrizio Mangoni e il presidente della Fondazione Banco di Napoli Adriano Giannola.

    La scadenza per la presentazione delle candidature è fissata per lunedì 30 giugno 2008. Il bando integrale e gli allegati sono scaricabili dal sito www.seledoro.it. Ogni informazione aggiuntiva può essere richiesta al numero telefonico 0828 793632 o all’indirizzo di posta elettronica segreteria@seledoro.it.

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    Napoli: "Vietato non toccare"


    fino al 27 luglio

    La mostra sostenuta dall'Assessorato alle Politiche Sociali si rivolge in via prioritaria al pubblico delle scuole elementari, materne e dei nidi e nasce dalla consapevolezza dell'importanza di un'offerta culturale di alta qualità per la fascia di età 2-10 anni. L'iniziativa è realizzata nello spirito del Piano Sociale di Zona 2007-2009 che vede, tra i suoi obiettivi, un esplicito riferimento all'arricchimento di occasioni di incontro tra i minori e attività ludiche, aggregative e di animazione attraverso il gioco e l'educazione.

    La mostra "Vietato non toccare. Bambini a contatto con Bruno Munari" ideata dal MUBA (Museo dei bambini di Milano) è visitabile fino al 27 luglio presso il Science Centre di Città della Scienza. Proposti giochi ed esperienze a misura di piccoli e piccolissimi, compiuti attraverso le opere che ha dedicato loro Bruno Munari. È un percorso di scoperta e sperimentazione, per vedere, toccare, sentire e poi raccontare e comporre queste osservazioni in piccoli libri, dei veri tesori.

    Toccare, manipolare, comporre, scomporre, sperimentare sono tappe di un processo di apprendimento e di formazione che si fonda sull'esperienza diretta e il gioco: il tema della meraviglia delle piccole cose e dello stupore costituisce l'introduzione della mostra in un'esperienza plurisensoriale e plurimaterica attraverso un gioco motorio coinvolgente ed emozionante.


    Città della Scienza

    Via Coroglio, 57 - 104
    80124 Napoli loc. Bagnoli (NA)

    tel +39 81 7352111 - +39 81 3723728
    sito web: www.cittadellascienza.it

    Orario:
    Martedì-sabato: 9.00-17.00
    Domenica: 10.00-19.00
    Chiuso il lunedì
    Biglietteria: 0817352202; 0817352390
    Prenotazioni: tel: 0813723728 - fax 0813723770

    Come arrivare:
    La Città della Scienza dista 20 km dall'aeroporto di Napoli-Capodichino.
    Per chi viaggia in auto: immettersi sulla tangenziale, uscire a Fuorigrotta, dirigersi a piazzale Tecchio, imboccare via Diocleziano, indi raggiungere Piazzale Bagnoli e infine via Coroglio; oppure uscire ad Agnano e proseguire per via Beccatelli fino a Piazza Salvemini, raggiungere Piazzetta Bagnoli e proseguire per Coroglio.
    Si può giungere in autobus con le autolinee AMN.
    Chi viaggia in treno può servirsi della ferrovia Metropolitana, oppure della ferrovia Cumana SEPSA.

    Visite guidate
    Visita guidata o di approfondimento in italiano per gruppi di 25 persone max.
    Visita in lingua inglese e francese, per gruppi di 25 persone max

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