venerdì, giugno 12, 2020

Cinquant'anni fa qualcuno di noi affronto' la prima campagna elettorale con il motto: "La Campania non finisce a Capodichino"

Oggi, a 50 anni dalla nascita delle Regioni a statuto ordinario, e' ancora un progetto o soltanto un sogno? Il problema non si risolve tracciando un confine tra aree interne e fascia costiera ma affrontando la battaglia per integrare le diverse anime
di Robeto Costanzo
  http://www.gazzettabenevento.it/Sito2009/dettagliocomunicato2.php?Id=132465

Il 7 giugno del 1970 nascevano le Regioni a statuto ordinario (nel santino elettorale proprio del 1970 Roberto Costanzo è candidato con il numero 1 alla carica di consigliere regionale per la Democrazia Cristiana. Fu eletto ed entrò anche a far parte della Giunta con la carica di assessore regionale all'Agricoltura, una delega potente ed importante che Costanzo onorò con il suo impegno e la sua passione di sempre, ndd).
Tra entusiasmi e diffidenze.
Dopo cinquant'anni non è certamente positivo il resoconto, sebbene non del tutto negativo.
Il Covid-19 ci ha fatto capire che il cittadino comune diffida più della Regione che del Governo.
Vi è ancora un problema, ampiamente avvertito in tutt'Italia, che riguarda appunto la ripartizione di poteri e funzioni tra lo Stato e le Regioni; ed un altro, non meno grave, che è quello dei rapporti tra le varie aree di una stessa regione. Problema, quest'ultimo, che in Campania esiste dai tempi del Regno borbonico (la supremazia di Napoli).
Si tratta di divergenze ed incomprensioni che l'istituto regionale non ha saputo dirimere, con la conseguenza che, di tanto in tanto, una provincia come la nostra rispolveri impulsi secessionistici del tipo Molisannio (Benevento-Campobasso-Avellino) o Nuova Longobardia meridionale (Benevento-Avellino-Salerno).
Purtroppo, in diversi ambienti napoletani si crede ancora che la Campania inizi a via Caracciolo e finisca a Capodichino.
Cinquant'anni fa qualcuno di noi affrontò la prima campagna elettorale con il motto “La Campania non finisce a Capodichino” (è stato questo il titolo di uno dei primissimi libri di Roberto Costanzo ndr).
Oggi è ancora un progetto o soltanto un sogno?
Il problema, però, non si risolve tracciando un confine tra aree interne e fascia costiera ma affrontando con convinzione la battaglia per integrare le diverse anime che compongono la Campania, cominciando col rivedere la composizione del Consiglio regionale, che oggi non rappresenta equamente tutte le cinque comunità provinciali.
Trattasi di uno squilibrio che è stato accentuato dalla modifica dello Statuto della Regione e della relativa legge elettorale, approvati nel 2009 con qualche distrazione dei consiglieri regionali eletti in Irpinia e nel Sannio.
Sarebbe andata meglio se nel 2001 non fosse stata approvata quella stravolgente riforma costituzionale che, con il Referendum del 2016 non riuscimmo a correggere.
Oggi quasi nessun politico e pochi costituzionalisti si riconoscono nell'articolo 114 della Costituzione, così come modificato nel 2001.
Le Regioni, da rami della Repubblica, sono diventate sue radici, con la conseguenza di continui contrasti e divergenze tra Governo nazionale ed Organi regionali, soprattutto per la gestione della sanità, che ormai è diventata quasi di esclusiva competenza regionale: e così abbiamo ben venti diverse politiche per la salute.
Il presidente Mattarella, nella recente celebrazione del cinquantesimo della nascita delle Regioni, con la sensibilità che lo distingue, ha detto che "le diversità, se non utilizzate in modo improprio, sono un moltiplicatore di crescita civile, economica, culturale".
In questo tipo di diversità credono i veri regionalisti.
Ben pochi leader si pongono oggi il problema costituzionale della ripartizione di poteri e funzioni tra lo Stato e le Regioni, con tutte le buone intenzioni dell'attuale ministro del Sud, Giuseppe Provenzano, quando parla di “inadeguatezza del Titolo V della Costituzione...”
Ma dov'era Provenzano quattro anni fa quando facemmo la sfortunata campagna referendaria per modificare quel contestato Titolo V?
Fra tre mesi eleggeremo il nuovo Consiglio regionale: dobbiamo augurarci che tutte le forze politiche si dichiarino favorevoli ad una nuova legge elettorale volta a garantire “un'equa rappresentanza di tutte le comunità provinciali”:
Così come ebbi a scrivere il 26 febbraio 2009 su "Messaggio d'oggi".
Allora intendevo dire che il 20% dei seggi avrebbe dovuto essere ripartito, in quote uguali, tra le cinque provincie, ed il resto assegnato in rapporto al numero degli abitanti.
Tra alti e bassi, l'autonomia regionale non è sembrata finora dannosa al Paese, quando non ha mostrato tendenze isolazioniste e indipendentiste e quando ha saputo valorizzare la storia e la diversità delle comunità locali.
Quando ha posto la Regione come parte e non controparte dello Stato.

sabato, giugno 06, 2020

il 6 giugno moriva Bob Kennedy ma ci ha lasciato qualcosa.

Nato il 20 novembre 1925, Robert Francis Kennedy, chiamato amichevolmente anche Bob oppure Bobby, si laurea all'università di Harvard nel 1948, dopo una breve esperienza nella marina militare. Consegue la specializzazione in Legge all'Universita della Virginia nel 1951 e guida la campagna per le elezioni al Senato (1952) che vede candidato, poi vincente, il fratello maggiore John.

Robert Kennedy si costruisce un nome entrando tra i principali consulenti legale del senato che lavorano per le udienze del "Comitato anti-rackets", nel 1956. Lascia il comitato nel 1959 per guidare e sostenere la campagna presidenziale del fratello.

Durante la presidenza di John Fitzgerald Kennedy, Robert svolge un ruolo di consigliere chiave nelle questioni cubane dell'invasione della baia dei porci del 1961 e la crisi dei missili 18 mesi più tardi, nell'escalation dell'azione militare del Vietnam e la diffusione e l'allargamento del Movimento per i Diritti Civili e della relativa violenza di rappresaglia.

Robert Kennedy si costruisce un nome entrando tra i principali consulenti legale del senato che lavorano per le udienze del "Comitato anti-rackets", nel 1956. Lascia il comitato nel 1959 per guidare e sostenere la campagna presidenziale del fratello.

Durante la presidenza di John Fitzgerald Kennedy, Robert svolge un ruolo di consigliere chiave nelle questioni cubane dell'invasione della baia dei porci del 1961 e la crisi dei missili 18 mesi più tardi, nell'escalation dell'azione militare del Vietnam e la diffusione e l'allargamento del Movimento per i Diritti Civili e della relativa violenza di rappresaglia.


Robert Kennedy lascia il governo per un posto al Senato degli Stati Uniti, rappresentando New York. Viene eletto nel novembre del 1964 e quattro anni più tardi annuncia la sua candidatura per la presidenza.

Il 4 aprile, durante un viaggio promozionale ad Indianapolis, viene a conoscenza dell'assassinio di Martin Luther King. Durante il suo discorso Bob Kennedy chiede e sottolinea fortemente quanto sia necessaria una riconciliazione fra le razze.

Kennedy vince le primarie in Indiana e nel Nebraska, perde in Oregon e il 4 giugno 1968, la sua candidatura riceve una grande spinta con la vittoria in South Dakota e California. Ma dopo aver incontrato i suoi sostenitori quella stessa sera all'Ambassador Hotel di Los Angeles, Robert Kennedy viene assassinato con un colpo di pistola.

Robert Kennedy muore all'alba del 6 giugno 1968, a soli 42 anni. La sua salma riposa vicino a quella del fratello nell'"Arlington National Cemetery".

 

 

 Il 18 Marzo del 1968 Robert Kennedy pronunciava, presso l'università del Kansas, un discorso nel quale evidenziava l'inadeguatezza del PIL come indicatore del benessere delle nazioni economicamente sviluppate.

Tre mesi dopo veniva ucciso durante la sua campagna elettorale che lo avrebbe  probabilmente portato a divenire Presidente degli Stati Uniti d'America.

 

 

Quarant'anni fa, Robert Kennedy tenne un discorso sulla reale ricchezza delle Nazioni che metteva in discussione il PIL come misuratore del benessere di una nazione. Tre mesi dopo fu assassinato... Oggi l'economia è ancora incentrata sulla crescita del PIL.

 

Discorso sul PIL di Robert Kennedy del 18 Marzo 1968:

 

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jpnes, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.  

Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.

Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.

https://studiandosulweb.jimdofree.com/classe-3-1/storia/kennedy-discorso-sul-pil/

Italia Viva Benevento: concentrati sui fatti concreti!

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Benevento – Riceviamo e pubblichiamo la nota stampa di Italia Viva Benevento. Di seguito il testo: “E' il momento di agire, ora che la ...

giovedì, giugno 04, 2020

Videoconferenza di Cives e della Federazione Anziani e Pensionati delle Acli del Veneto con il ministro Elena Bonetti


http://www.gazzettabenevento.it/Sito2009/dettagliocomunicato2.php?Id=132210

Benevento, 02-06-2020 13:01____
Videoconferenza di Cives e della Federazione Anziani e Pensionati delle Acli del Veneto con il ministro Elena Bonetti
Ha avuto come tema: "Il dialogo intergenerazionale e la famiglia"
Redazione
  

Si è tenuto, a conclusione di alcuni appuntamenti di riflessione svolti recentemente, la videoconferenza promossa da Cives - Laboratorio di formazione al bene comune e la Federazione Anziani e Pensionati delle Acli del Veneto con il ministro della Famiglia, Elena Bonetti.
L'appuntamento digitale si inserisce nell'ambito del ciclo d'iniziative "Cives in dialogo" e ha avuto come tema: "Il dialogo intergenerazionale e la famiglia. Cinque domande al ministro della famiglia Elena Bonetti".
Gli intervenuti, introdotti da Pasquale Orlando di Sannio Social Factory che ha ricordato il percorso svolto in queste settimane dagli organizzatori sul tema degli anziani e delle famiglie, hanno dialogato con l'esponente governativo stimolandola su varie questioni.
Ettore Rossi, coordinatore di Cives, ha evidenziato le difficoltà dei giovani millennials, cioè i trenta-quarantenni, nel costruire una propria famiglia in un contesto sociale e lavorativo complesso e per essi penalizzante.
Francesco Roncone, segretario regionale Fap Acli Veneto, ha invitato ad una riflessione sui modelli innovativi di lavoro e di vita adottati durante l'emergenza Covid-19 con particolare attenzione alle fasce deboli della popolazione come gli anziani.
Italo Sandrini, presidente delle Acli provinciali di Verona, ha posto l'attenzione sulla mancanza di pragmatismo di alcuni provvedimenti governativi mentre Antonella Pontillo, dell'Ufficio Diocesano per la pastorale familiare, ha esortato alla costruzione di un futuro migliore passando per una migliore condizione di vita delle fasce giovanili.
Filiberto Parente, portavoce del Forum Regionale del Terzo Settore della Campania, infine, ha invitato ad adottare politiche più incisive per le famiglie in particolare attraverso l'introduzione del quoziente familiare.
Il ministro Bonetti ha risposto alle sollecitazioni dicendo: "Le vostre riflessioni colgono la progettualità integrata del nostro Ministero che si ritrova nel Family Act che vorrebbe essere quel progetto di riforma sostanziale delle politiche familiari del nostro Paese affrontato nella molteplicità delle dimensioni.
Tutto questo partendo da un aspetto sostanziale, ovvero che le famiglie rappresentano nel nostro paese le forme embrionali di comunità su cui la comunità più grande, il nostro paese, si costituisce.
Le famiglie, quindi, non sono solo somme d'individui a cui vanno riconosciute erogazioni singole, in virtù delle individualità delle persone, ma sono soggetti sociali che devono essere messe nelle condizioni di esprimere pienamente il valore che possono dare a livello sociale.
Questo si è dimostrato, ad esempio, in questa pandemia: le famiglie sono state il luogo del lavoro, della cura, dell'educazione, delle relazioni fondamentali.
La famiglia è anche il luogo del divenire di una persona, delle alleanze generative, dove le dinamiche di condivisione trovano la prima forma di esistenza, rispetto alle quali deve esserci una struttura sociale che poi permette alle famiglie stesse di contribuire a quella società ampia che la nostra Costituzione ha messo anche alla base della Repubblica.
"Nel nostro paese - ha continuato - c'è una fatica sostanziale delle fasce più giovani di proiettare se stesse nel futuro, ne è prova il calo demografico: questo è un sintomo di incapacità di speranza nel futuro perché la scelta della genitorialità è un scelta che proietta nel futuro e quando questa non c'è non si tratta di una scelta egoismo ma di avere un sistema-paese in grado di accompagnare lungo il cammino.
Vogliamo provare a dare degli strumenti per fare questo, a partire da misure stabili di politiche familiari come, ad esempio, l'assegno unico universale per i figli, che riconosce le famiglie come soggetti che creano valore sociale perché costruiscono cittadinanza.
Ma c'è anche un tema educativo legato alla possibilità di defiscalizzare le spese che le famiglie sostengono per l'educazione dei figli.
Accanto a questo, c'è un rafforzamento dei congedi parentali per donne e uomini al fine di promuovere una nuova corresponsabilità nella cura dei figli e delle persone non autosufficienti, capace di accompagnare il divenire delle persone che diventa un dovere sociale di tutta la comunità e non un fatto privato della famiglia.
Fondamentale è anche il tema del lavoro femminile che non può essere antitetico a quello della famiglia.
E' necessaria un’armonizzazione tra i tempi della famiglia e quelli dell'attività lavorativa, realizzando un modello fortemente umanizzante.
Il nuovo umanesimo della concretezza passa anche per quegli strumenti attraverso i quali le persone, nel lavoro, trovano una dimensione di cooperazione.
Un altro capitolo del Family act rivolto è alla promozione dell'autonomia e del protagonismo giovanile, attraverso la defiscalizzazione di attività formative, le iniziative di lavoro, la locazione abitativa per le giovani coppie.
E' stata istituita, nell'ambito del Ministero della Famiglia una task force, attraverso lo sguardo femminile, per la ripartenza del Paese, perché ci si è resi conto che soprattutto le donne di una certa età e in generale gli anziani hanno bisogno di un’alfabetizzazione digitale. Questo tema, per esempio, è un'opportunità per valorizzare un'alleanza con le nuove generazioni.
In questi mesi dell'emergenza Covid abbiamo fatto partire un progetto insieme con il Ministero per le Politiche Giovanili di 5 milioni di euro, attraverso il quale i giovani volontari si mettono a disposizione delle realtà del terzo settore per aiutare la popolazione anziana in tutte le attività di welfare leggero.
Ci riferiamo in particolare ad attività come l'andare a fare la spesa, recarsi dal medico ed anche in prospettiva pensare a questo scambio di competenze tra le generazioni.
In questo caso, abbiamo realizzato un progetto con il Ministero dell’Università e della Ricerca grazie al quale abbiamo ottenuto che esso riconosca crediti formativi universitari agli studenti che offriranno tale sostegno agli anziani per la didattica digitale.
In sintesi, con questo provvedimento, vogliamo mettere in campo un cambio di paradigma e in questo senso vogliamo assumerci una responsabilità grande come Paese per far fare un balzo storico a tutta la società".

giovedì, maggio 28, 2020

Dalla sanita' alle pensioni... solitudine e poverta', anziani sotto stress

Portale multimediale d'informazione di Gazzetta di Benevento
 
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http://www.gazzettabenevento.it/Sito2009/dettagliocomunicato2.php?Id=132079

Benevento, 28-05-2020 08:43____
Dalla sanita' alle pensioni... solitudine e poverta', anziani sotto stress
Se ne discutera' domani, venerdi' 29 maggio, nell'ambito di una videoconferenza indetta da CivesRedazione
  

Domani, venerdì 29 maggio alle ore 17.00, "Cives Laboratorio di formazione al bene comune" e la Federazione Anziani e Pensionati delle Acli del Veneto terranno una seconda videoconferenza sulla condizione degli anziani, nell'ambito del ciclo d'iniziative "Cives in  dialogo", sul tema: "Dalla sanità alle pensioni... solitudine e povertà, anziani sotto stress".
Dialogheranno: Ettore Rossi, coordinatore di Cives; Francesco Roncone segretario regionale Fap Acli Veneto; Franco Marchiori, segretario provinciale Fap Acli Venezia; Silvia Paoletti presidente provinciale delle Acli di Gorizia; Italo Sandrini presidente delle Acli provinciali di Verona; Pasquale Orlando, Sannio Social Factory: Pierluigi Castagnetti già parlamentare della Repubblica.
In questo secondo appuntamento la questione anziani in Italia e nel confronto tra regioni sarà affrontata guardando a quegli aspetti che ne determinano le più preoccupanti criticità, le quali devono essere oggetto di interventi e azioni sul piano politico, sociale e culturale.
Sarà possibile seguire la videoconferenza sulla pagina Facebook di Cives Benevento.

domenica, maggio 17, 2020

Santo lavoro: 17 maggio San Pasquale Baylon, patrono dei cuochi e dei pasticcieri

Santi dei lavoratori: 

17 maggio San Pasquale Baylon, patrono dei cuochi e dei pasticcieri


San Pasquale Baylon – Patrono dei cuochi e dei pasticcieri
Infanzia e primi anniCominciamo col dire che il nome Pasquale è di origine cristiana ed è molto usato anche nel femminile Pasqualina. Veniva dato ai bambini nati il giorno di Pasqua, ma le sue lontane origini sono ebraiche (Pesah = passaggio) volendo indicare il passaggio del popolo ebraico del Mar Rosso e il passaggio dell’angelo del Signore che salvò, segnandone le case con il sangue dell’agnello, i primogeniti ebrei per distinguerli da quelli egiziani destinati alla morte nell’ultima piaga d’Egitto.
Non è tuttavia il caso di Pasquale Baylón, che nacque il 16 maggio 1540, giorno di Pentecoste (che è detta anche “Pasqua rosata” o, in spagnolo, “Pascua de Pentecostés”), a Torre Hermosa in Aragona, Spagna, da Martín Baylón e da Isabel Jubera. Fin da bambino dimostrò una spiccata devozione verso l’Eucaristia, che sarà poi la caratteristica di tutta la sua vita religiosa.
Fu pastore prima del gregge della famiglia, poi a servizio di altri padroni. La solitudine dei campi favorì la meditazione, il suo desiderio di spiritualità, la continua preghiera; prese anche a mortificare il suo giovane corpo con lunghi digiuni e flagellazioni dolorose.
Vocazione francescana
A 18 anni chiese di essere accolto nel convento di Santa Maria di Loreto, dei Francescani Riformati detti Alcantarini da san Pietro d’Alcantara, riformatore dell’Ordine; non fu accettato, forse per la giovane età.
Pur di rimanere nei dintorni del convento, entrò al servizio, sempre come pastore, del ricchissimo possidente Martín García. Ammirato da questo suo giovane dipendente, gli propose di adottarlo così da poter diventare suo erede universale, ma lui oppose un deciso rifiuto, perché più che mai era deciso ad entrare tra i frati di san Francesco.
Dopo due anni, nel 1560, venne ammesso nel convento di S. Maria di Loreto, dove fece la sua professione religiosa il 2 febbraio 1564. Non volle mai ascendere al sacerdozio, nonostante il parere favorevole dei superiori, perché non si sentiva degno: si accontentò di rimanere un semplice fratello laico.
Frate portinaio dotato di scienza infusa
Fu per anni addetto ai vari servizi del convento, specialmente come portinaio, compito che espletò sempre con grande bontà, anche nei conventi di Jatíva e Valencia. Sebbene così giovane, si acquistò una certa fama di santità per le virtù cristiane e morali, ma anche per fatti prodigiosi che gli vennero attribuiti.
Fu davvero “pentecostale”, cioè favorito dagli straordinari doni dello Spirito Santo, tra cui quello della sapienza infusa: sapeva leggere e scrivere, ma non era molto colto. Eppure, era costantemente richiesto per consiglio da tanti illustri personaggi.
In missione tra i calvinisti
Anche il Padre Provinciale degli Alcantarini di Spagna, nel 1576, dovendo comunicare con urgenza col Padre Generale risiedente a Parigi, pensò di mandare fra Pasquale con la missiva, ben sapendo le gravi difficoltà del viaggio per l’attraversamento di alcune province francesi, che in quell’epoca erano dominate dai calvinisti.
Infatti il frate fu fatto oggetto di continue derisioni, insulti, percosse. A Orléans fu anche in pericolo di morte per lapidazione: aveva tenuto una serrata disputa sull’Eucaristia, tenendo testa agli oppositori e rintuzzando le loro false argomentazioni.
Serafino dell’Eucaristia
Al ritorno della sua delicata e pericolosa missione, fra Pasquale compose un piccolo libro di definizioni e sentenze sulla reale presenza di Gesù nell’Eucaristia e sul potere divino trasmesso al pontefice romano. A testimonianza di questa grande devozione, per cui venne soprannominato “Serafino dell’Eucaristia”, ci sono pervenuti i suoi pensieri personali e preghiere, che aggiungeva alle raccolte di scritti su temi eucaristici che trascriveva in un suo scartafaccio.
La morte
Per il suo desiderio di maggior perfezione, si sottoponeva a continue e pesanti mortificazioni e a penitenze sempre più numerose, al punto che la sua salute era ormai compromessa.Fu sorpreso dalla morte il 17 maggio 1592, il giorno dopo il suo cinquantaduesimo compleanno, presso il convento del Rosario a Villarreal, vicino Valencia. Come era accaduto il giorno della sua nascita, anche allora era Pentecoste.
I funerali videro la partecipazione di una folla di fedeli, che volle fare omaggio di una sentita venerazione alla salma dell’umile fratello laico francescano, la cui santità, per i miracoli che avvennero, fu conosciuta in tutto il mondo cattolico.
Culto e iconografia
Fu particolarmente venerato a Napoli, soggetta alla dominazione spagnola. Il culto si concentrò in due grandi e celebri conventi francescani, un tempo degli Alcantarini, ma ancora esistenti: San Pasquale a Chiaia e San Pasquale al Granatello, quest’ultimo nella città di Portici. Il suo nome fu dato a generazioni di bambini, come del resto in tutto il Sud Italia.
Fu beatificato 26 anni dopo la morte, il 29 ottobre 1618, da papa Paolo V e proclamato santo il 16 ottobre 1690 da papa Alessandro VIII. I suoi resti, che si veneravano con grande devozione a Villarreal, furono profanati e dispersi durante la guerra civile spagnola; in parte furono successivamente recuperati e restituiti alla città nel 1952.
La sua appassionata devozione per l’Eucaristia ha ispirato nei secoli i tanti artisti che l’hanno raffigurato: nelle opere d’arte, come nelle immaginette devozionali, compare sempre nell’atto di adorare il Santissimo Sacramento nell’ostensorio.
Patronati ufficiali e tradizionali
Papa Leone XIII, il 28 novembre 1897, lo proclamò patrono delle opere eucaristiche e dei congressi eucaristici. Popolarmente è considerato patrono anche dei cuochi e dei pasticcieri, in base ai suoi umili servizi svolti nel convento; secondo una tradizione, sarebbe l’inventore dello zabaione, il cui nome deriva evidentemente dal suo. Probabilmente per un’assonanza con il suo cognome (“San Pasquale Baylonne, protettore delle donne”), viene infine invocato dalle nubili in cerca di marito e dalle donne in generale.
Etimologia: Pasquale = in onore della festa cristiana
Alcuni testi di preghiera:

Preghiera a San Pasquale Baylon

O Dio, che hai dato a San Pasquale Baylon la grazia di seguire sino in fondo Cristo povero ed umile, concedi anche a noi di vivere fedelmente la nostra vocazione, per giungere alla perfetta carita’ che ci hai proposto nel Tuo Figlio, Egli e’ Dio, e vive e regna con Te, nell’unita’ dello spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen
***

Preghiera a San Pasquale Baylon

O Signore, che hai dato a San Pasquale Baylon un cuore povero e aperto alle necessità degli umili, concedi anche a noi di tenere il cuore distaccato dai beni della terra e di far partecipi i più bisognosi al frutto della nostra carità. Allontana ogni insidia del male, dona gioia, serenità, concordia familiare e ogni bene a quanti ti invocano. Amen.