Bonus, centri estivi e Family Act: col Terzo settore al centro. La Fase 2 secondo la ministra Bonetti

Centri e campi estivi, oratori, università, associazioni, enti del terzo settore. C'è una poderosa rete dell'educazione che può supportare le famiglie in questa fase e abbiamo bisogno di mettere in campo tutte le risorse di cui disponiamo. Risorse non solo economiche, ma di creatività, di competenza e di servizio.
Insieme a molti sindaci e a tanti amministratori locali, che hanno risposto all’appello che ho lanciato nei giorni scorsi, stiamo studiando i modi per costruire occasioni educative e ricreative, per poter far vivere ai bambini e ai ragazzi i mesi estivi, ma anche per sostenere i genitori che presto dovranno tornare al lavoro. Per questo ho pensato a quella rete straordinaria del terzo settore, del volontariato e del mondo delle associazioni, che tanto fa e ha fatto in questa emergenza, perché anche nella fase 2 possa dare, insieme ai comuni, il suo contributo decisivo per riorganizzare la vita sociale e consentire alle nostre comunità di ripartire. Sperimentando tempi e modi nuovi di vita, con spazi pubblici attrezzati, ingressi contingentati per i nuclei familiari, per permettere percorsi di gioco e mantenendo il distanziamento sociale, con il supporto di educatrici ed educatori, con volontari e personale comunale del sociale.
Si tratta di 35 milioni di euro che saranno erogati attraverso i bandi “Educhiamo e Giochiamo”, in partenza per la metà di maggio. Avevamo già annunciato nei mesi scorsi questi bandi per il sostegno della rete educativa e ludico-sportiva. Li stiamo ora destinando specificamente al sostegno delle spese che associazioni, enti del terzo settore, comuni, sosterranno per realizzare attività per la custodia e l'educazione non formale dei bambini e dei ragazzi: attività che dovranno essere progettate in sicurezza, insegnando modalità di gioco diverse e il rispetto del distanziamento sociale. Questo significherà, ad esempio, una maggiore presenza di personale per poter lavorare in piccoli gruppi. L’obiettivo è sostenere le famiglie nella ripartenza e, contemporaneamente, tutelare lo sviluppo e la salute integrale dei nostri bambini.
Immagino, per esempio, l’utilizzo di spazi aperti, parchi e giardini, vicino casa, riadattati e attrezzati per l’emergenza, con uno sforzo ulteriore non solo da parte degli amministratori ma anche di tutto il personale del volontariato e degli studiosi e dei professionisti dell'educazione, perché attraverso attività educative e ricreative all'aperto riusciamo ad essere al fianco di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, custodendoli e dando loro luoghi e occasioni fondamentali per una crescita sana. Non dimentichiamolo: bambini e ragazzi hanno dato prova di grande maturità in questi giorni.
I centri e i campi estivi, larga parte dell'associazionismo, gli oratori, si inseriscono in un tema cruciale, che è l'educazione. E’ innegabile come in questi giorni siano emerse diseguaglianze sociali anche negli strumenti per l'apprendimento. Per questo ho chiesto di rafforzare, nel Fondo delle politiche familiari, la voce di spesa per il contrasto alla povertà educativa. Occorre dotare le famiglie degli strumenti tecnologici di cui hanno bisogno e bisogna aiutarle anche nella gestione della didattica a distanza. Anche in questo il mondo del volontariato può dare il suo contributo, così come l'Università. E con il ministro Manfredi siamo al lavoro.
Innanzitutto bisogna riconoscere alle famiglie gli sforzi compiuti in queste settimane complesse e, quindi, è necessario un sostegno economico che deve necessariamente accompagnarsi ad una progettualità chiara. In tale direzione va la proposta che ho presentato nelle scorse settimane e che prevede l’inserimento nel dl di aprile di un assegno universale per ciascun figlio, almeno fino ai 14 anni, da aprile a dicembre, secondo il reddito Isee: 160 euro per redditi inferiori ai 7000 euro, 120 euro per redditi tra i 7 e i 40 mila euro, 80 euro per redditi superiori. Questo, nell’attesa che la misura dell’assegno universale, che mette al centro bambini e minori, diventi strutturale come previsto dal Family Act. Perché è di stabilità e garanzie che le famiglie hanno bisogno.
Dobbiamo fare prontamente e bene. Per questo ho posto già settimane fa il tema della programmazione del "come" ripartire. Bisogna riconoscere subito altri congedi parentali per sanare i giorni di permesso dal lavoro già utilizzati. Erogare liquidità alle famiglie con l'assegno, e soprattutto sostenerle nella custodia e nell'educazione dei figli. In queste ore i genitori - più spesso le madri - si ritrovano a scegliere se mettere a rischio il proprio posto di lavoro oppure abbandonare il proprio figlio minore a casa incustodito. È una situazione inaccettabile, che con i congedi in piccola misura e con le attività del terzo settore in misura preponderante, siamo chiamati a sanare subito.
Sin dall'inizio dell'emergenza tutto il mio ministero ha lavorato senza sosta per dare il massimo sostegno alle famiglie. Abbiamo vissuto un’emergenza straordinaria che ha richiesto di mettere in campo risorse e strumenti straordinari. Abbiamo compiuto dei primi passi, è evidente che non bastano, ma stiamo lavorando molto anche per le tante situazioni di fragilità che potrebbero non emergere con evidenza in questi frangenti, perché nessuno sia lasciato indietro. Penso in particolare al contrasto della violenza domestica sulle donne e sui bambini. Oltre l'emergenza c'è la stabilità di un progetto di politiche familiari per il Paese, che proprio questi giorni hanno dimostrato essere non più rimandabile. Prima dell'epidemia ci accingevamo ad approvare il Family Act. Dovremo ritornarci, per dare finalmente al Paese un progetto integrato e organico che investe sulle famiglie e porta loro la stabilità che serve per riattivare speranza e fiducia.



