Visualizzazione post con etichetta berlusconi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta berlusconi. Mostra tutti i post

martedì, novembre 08, 2011

Berlusconi a Napolitano: mi dimetto dopo voto sulla legge di stabilità. «Vedo solo elezioni»


articoli di Chiara Beghelli, Nicoletta Cottone e Celestina Dominelli


di Chiara Beghelli e Nicoletta Cottone
Il premier si dimetterà dopo l'ok alla legge di stabilità. Lo ha reso noto il Quirinale dove Berlusconi è salito per un confronto con il capo dello Stato. Secondo la tabella di marcia il ddl di stabilità dovrebbe essere in aula al Senato il 15 novembre e ricevere il via libera, con fiducia, il giorno successivo. La Camera nel pomeriggio ha approvato il Rendiconto, ma il Governo non ha più la maggioranza. Il pallottoliere dell'aula di Montecitorio si è fermato a 308 voti. Solo un deputato si è astenuto (Stradella del Pdl), mentre l'opposizione non ha partecipato al voto. Otto i "traditori" nelle file della maggioranza non si sono presentati all'appello, che il premier registra in un bigliettino immortalato da un fotografo. Il premier, dunque, ha dovuto fare i conti con alcune annunciate defezioni nelle file del suo partito e con la richiesta giunta da Bossi di fare un passo "laterale". Il Senatur ha chiesto, infatti, a Berlusconi di aprire a una nuova premiership candidando il segretario del Pdl, Angelino Alfano. Ma il Cavaliere sembra ancora non voler capitolare e cedere il premierato. Si andrà avanti fra annunci di dimissioni e smentite fino allo scoglio che potrebbe essere rappresentato da una mozione di sfiducia delle opposizioni? Ecco minuto dopo minuto gli avvenimenti della giornata.

Ore 20,44. Berlusconi: è impensabile che governi chi ha perso le elezioni
La fase che si aprirà dopo l'approvazione della legge di Stabilità e le dimissioni del premier attiene «alle responsabilità del Presidente della Repubblica che aprirà le consultazioni», ma «la situazione di questo Parlamento, che è stata fotografata oggi» dal voto sul Rendiconto di oggi in Parlamento «conferma la fotografia esatta della realtà: non sarebbe pensabile dare responsabilità di governo a chi ha perso le elezioni, in democrazia si fa così». Lo dice il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, intervenendo in diretta telefonica al Tg1.

Ore 20,35. Via libera del Senato entro il 18 novembre, della Camera entro fine mese
Il via libera del Senato al ddl stabilità arriverà al massimo entro venerdì 18 novembre. Domani il governo presenterà il maxiemendamento che traduce in misure gli impegni presi con la Ue e il relatore presenterà alcune altre modifiche. Una volta stabilito il termine per i subemendamenti, si procederà con le votazioni in commissione Bilancio. L'approdo in Aula è previsto per il 15 novembre. Quindi il testo passerebbe alla Camera con lo stesso iter. Il provvedimento dovrebbe giungere al traguardo entro la fine del mese di novembre

Ore 20,32. Berlusconi: prendo atto di non avere più la maggioranza
«Il governo non ha più quella maggioranza che noi credevamo di avere. E quindi, con realismo, dobbiamo prendere atto di questa situazione e preoccuparci della situazione italiana e di ciò che sta accadendo sui mercati». Lo ha detto Silvio Berlusconi al Tg5.

Ore 20,27. Berlusconi al Tg5: le elezioni anticipate sono più vicine
«A questo punto le elezioni anticipate sono più vicine. Mi sembra che sia logico, perché questo Parlamento oggi è paralizzato almeno alla Camera, mentre al Senato il centrodestra ha ancora una buona maggioranza». Lo sottolinea Silvio Berlusconi al Tg5 che avverte: «Dopo le mie dimissioni vedo solo le elezioni», «ma deciderà il capo dello Stato».

Ore 20,26. Casini: in fretta il ddl stabilità, no a estenuante campagna elettorale
L'esito dell'incontro tra Napolitano e Berlusconi «dimostra che una via d'uscita» c'era ma «sono convinto che Berlusconi abbia la consapevolezza che la situazione economica e finanziaria non ci consente una lunga ed estenuante campagna elettorale». Lo dichiara il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. «La legge di stabilità- spiega - può essere approvata rapidamente e sono convinto che il Presidente Berlusconi abbia la consapevolezza che la situazione economica e finanziaria dell'Italia non ci consente una lunga ed estenuante campagna elettorale».

Ore 20,24. La Russa: fra 20 giorni Napolitano darà incarico ad altro premier
«In venti giorni il ddl stabilità sarà legge, dopo di che Berlusconi si dimetterà e a quel punto immagino che il presidente della Repubblica darà l'incarico ad un diverso esponente politico». Lo ha detto il coordinatore del Pdl Ignazio La Russa in un'intervista ad una televisione britannica. Ai giornalisti italiani che gli chiedevano se dunque fosse possibile un nuovo governo di centrodestra con un premier diverso da Berlusconi, ad esempio Angelino Alfano, La Russa ha risposto: «Non tocca a me confermare o smentire. Tutto è possibile. Ma siamo ad un crocevia: o un altro governo con una maggioranza superiore ai 316, e dunque senza patemi d'animo, oppure il voto anticipato».

Ore 20,14. Il Pd: formalizzare subito le dimissioni
Al Pd incassano con favore l'annuncio che il premier Silvio Berlusconi intende dimettersi dopo l'approvazione del ddl stabilità, ma premono sui tempi. «Le dimissioni ci sono, adesso è necessario che si formalizzino il prima possibile», hanno spiegato fonti di largo del Nazareno.Pier Luigi Bersani riunirà in serata i vertici del Pd al Nazareno per fare il punto sulla situazione dopo l'annuncio di dimissioni da parte del premier.

Ore 19,51. Quirinale: Berlusconi si dimetterà dopo l'ok al ddl di stabilità

«Il presidente del Consiglio ha manifestato al capo dello Stato la sua consapevolezza delle implicazioni del risultato del voto odierno alla camera; egli ha nello stesso tempo espresso viva preoccupazione per l'urgente necessità di dare puntuali risposte alle attese dei partner europei con l'approvazione della legge di stabilità, opportunamente emendata alla luce del più recente contributo di osservazioni e proposte della commissione europea». Così in un comunicato della Presidenza della Repubblica dopo che il presidente Napolitano, ha ricevuto questa sera in Quirinale il presidente del consiglio Silvio Berlusconi. «Una volta compiuto tale adempimento - si legge - il presidente del Consiglio rimetterà il suo mandato al capo dello Stato, che procederà alle consultazioni di rito dando la massima attenzione alle posizioni e proposte di ogni forza politica, di quelle della maggioranza risultata dalle elezioni del 2008 come di quelle di opposizione».

Ore 19,42. Crosetto: i maldipancisti spieghino i loro progetti
«Vorrei che la Destro ed altri colleghi spiegassero anche a noi ex colleghi Pdl, non solo a Berlusconi, cosa è cambiato, qual'è il loro progetto, quale la loro idea sul futuro. Lei ed altri colleghi hanno detto cose, all'inizio, con una logica, chiedendo interventi urgenti. Poi si sono spinti all'idea dell'allargamento della maggioranza al terzo polo. Ora che il Pd e Idv hanno esplicitamente detto che non voteranno le misure volute dall'Europa e che Casini ha detto di rifiutare ogni eventuale apertura da parte dell'attuale maggioranza, che non comprenda la sinistra, qual è la prospettiva politica?». Lo dichiara il sottosegretario alla Difesa, Guido Crosetto.

Ore 19,39. La Malfa accusa un malore dopo il voto: è al Gemelli
Giorgio La Malfa, iscritto al gruppo Misto della Camera, si trova nel Pronto Soccorso del Policlinico Gemelli di Roma. Il deputato, ex leader del Partito repubblicano, è stato trasportato all'ospedale romano, dove è in osservazione, in ambulanza da Montecitorio. La Malfa avrebbe avuto un malore dopo la votazione sul ddl di Rendiconto generale dello Stato. Per una coincidenza, da qualche giorno è ricoverato in un altro ospedale romano anche il segretario del Pri, Francesco Nucara.

Ore 19,30. Il premier lascia il Quirinale e rientra a palazzo Grazioli
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha lasciato il Quirinale dopo un'ora di incontro con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Berlusconi, che era accompagnato dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, é uscito in macchina senza rilasciare dichiarazioni ma, mentre parlava al telefono, ha salutato con la mano i fotografi e cameraman disposti in fila all'ingresso del Quirinale. Malgrado la pioggia, era presente anche una piccola folla di curiosi. Il premier ha fatto una breve sosta a palazzo Chigi dove è sceso il sottosegretario Gianni Letta, che lo aveva accompagnato al Colle. Ora il premier è a palazzo Grazioli.

Ore 19,16: Ferrara: Berlusconi è incerto, non sa bene cosa fare
«Sì, gli ho parlato: é incerto, non sa bene cosa fare», dice Giuliano Ferrara al Tg3, rispondendo al direttore Bianca Berlinguer, che gli chiedeva se avesse parlato con Berlusconi dopo il voto sul Rendiconto alla Camera.

Ore 18,47. Il premier è giunto al Quirinale
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, é appena arrivato al Quirinale, dove sta per incontrare il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. In macchina con lui c'era il sottosegretario Gianni Letta.

Ore 18,40. Bossi: Berlusconi decide al Quirinale
«Aspettiamo qualche minuto. Berlusconi decide al Quirinale cosa fare». Umberto Bossi, lasciato il vertice a palazzo Chigi col presidente del Consiglio, risponde così a chi gli chiede se Berlusconi salirà al Quirinale con l'intenzione di dimettersi.

Ore 18,32. Berlusconi ha lasciato palazzo Chigi diretto al Quirinale
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha lasciato Palazzo Chigi alle 18.30. Il premier è atteso al Quirinale.

Ore 18,16. Sacconi: voto di fiducia per verificare la maggioranza
«Non lo so, credo che ci sia un modo ancora più evidente per verificare la maggioranza: cioè il voto di fiducia». Così il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha commentato il voto alla Camera sul rendiconto generale dello Stato e l'ipotesi di dimissioni del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Ore 17,59. Berlusconi al Quirinale non rassegnerà le dimissioni, ma avrà un confronto col capo dello Stato
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, salirà intorno alle 18,30 al Quirinale. Lo si apprende da fonti della maggioranza secondo le quali il premier non andrà a rassegnare le dimissioni ma per un confronto dopo il voto di oggi

Ore 17,51. Berlusconi atteso al Quirinale in serata
Silvio Berlusconi, dopo il vertice a Palazzo Chigi, potrebbe salire al Quirinale per un colloquio con il capo dello Stato Giorgio Napolitano. A quanto si apprende da fonti parlamentari della maggioranza, il premier informerá il Presidente della Repubblica dell'esito del voto sul rendiconto in aula alla Camera. L'appuntamento dovrebbe essere intorno alle 18,30.

Ore 17,20. In un bigliettino immortalato da un fotografo il premier scrive: "traditori", "dimissioni"
Un bigliettino autografo, un altro. Questo viene immortalato dai fotoreporter in Aula alla Camera subito dopo il voto sul Rendiconto generale dello Stato: Silvio Berlusconi definisce "traditori" gli esponenti della maggioranza che non hanno votato il provvedimento. E su quel pezzo di carta spunta anche la parola "dimissioni". Berlusconi prende appunti allora e scrive testualmente: "308 (meno 8 traditori)". E poi: "Prendo atto". Un appunto successivo recita: "Presidente della Repubblica". E infine: "dimissioni".

Ore 17,10. Il popolo viola festeggia con spumante e panettone
Una trentina di militanti, guidati da Gianfranco Mascia, si è data appuntamento per festeggiare fuori a Montecitorio il risultato del voto del rendiconto con striscioni, panettoni e spumanti: «Berlusconi stavolta non vedrá Natale».

Ore 17,07. Casini: è il momento di operare, non di parlare
Il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, è soddisfatto dopo il voto sul rendiconto generale dello stato, con la maggioranza ferma a quota 308. Dopo aver scelto un sigaro nella tabaccheria di Montecitorio, Casini, sorridente, si dirige verso gli uffici dei gruppi parlamentari senza rilasciare dichiarazioni ai cronisti: «é il momento di operare, non di parlare», si limita a dire.

Ore 17,03. Berlusconi a palazzo Chigi con Gianni Letta
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, dopo la riunione di maggioranza alla Camera seguita al voto sul rendiconto dello Stato, è giunto a palazzo Chigi. Si trova ora insieme al sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta.

Ore 16,59. Berlusconi deluso dagli astenuti: mi sento tradito
Forte delusione per chi si è astenuto e amarezza per chi non si è nemmeno presentato. Il premier non si aspettava una maggioranza sotto i 310 voti. Si sente tradito, riferisce chi gli ha parlato pochi secondi dopo l'esito delle votazioni, ma non si abbatto,ì e vuole andare avanti. Al presidente del Consiglio hanno spiegato che alcuni deputati erano assenti per motivi giustificati (Nucara) e altri non hanno potuto partecipare per altri impedimenti. «Ero al bagno, non sono riuscito a votare», dice Gennaro Malgieri. Dobbiamo capire cosa fare, il problema dei numeri c'è, ha sottolineato il premier prima di lasciare l'Aula. Ad un altro deputato Berlusconi ha ripetuto di voler riflettere.

Ore 16,51. Romano: se si vota il Pdl non si sfalda
«L'alternativa non c'è, non mi pare ci sia la possibilità di un governo di larghe intese», dice il ministro dell'Agricoltura, Saverio Romano, dopo il voto. «Se non si dovessero avere i numeri alla Camera - ha aggiunto - non c'è alternativa che andare al voto». Secondo Romano, inoltre, «se Berlusconi va al voto non c'è ragione che il Pdl debba sfaldarsi».

Ore 16,40. Briguglio (Fli): il voto segna la fine politica di Berlusconi
«Rendiconto, é un voto che segna la fine politica di Berlusconi ma anche una parola- metafora, una coincidenza ironica che richiama il presidente del Consiglio alle sue responsabilità politiche e storiche dinanzi agli italiani che ormai gli presentano il conto politico e morale di una stagione ormai alla fine». Lo dichiara in un nota Carmelo Briguglio, vicecapogruppo vicario di Fli a Montecitorio.

Ore 16,40. La Russa: Berlusconi deve andare da Napolitano
«Non sottovalutiamo il voto di oggi: al Colle si sale quale che sia il risultato. Credo che sicuramente Berlusconi debba parlare col presidente della Repubblica». Lo dice il ministro Ignazio La Russa, lasciando l'aula di Montecitorio dopo il voto sul rendiconto dello stato.

Ore 16,39. Matteoli: ci aspettavamo altri numeri
«Ci aspettavamo altri numeri. Prendiamo atto del voto del Parlamento. Ora ne parleremo e vedremo che fare». Lo ha detto Altero Matteoli, ministro alle Infrastrutture, al Gr Rai. Matteoli era stato a colazione da Berlusconi a Palazzo Grazioli con Alfano, Ghedini, Letta prima del voto.

Ore 16,35. Chi nella maggioranza non ha partecipato al voto
Ci sono Francesco Stagno D'Alcontres di Grande Sud e Gennaro Malgeri, Pdl, tra i non votanti sulRendiconto oggi alla Camera. malgieri poi dirà di essere stato in ritardo: «se fossi stato presnete avrei votato a favore». Oltre a Calogero Mannino, assenteanche all'ultima fiducia, Gianni Versace (passato al Misto). E i cinque "ribelli" Pdl, Destro, Gava, Buonfiglio, Antonione e Pittelli. Assente al voto anche Luciano Sardelli. L'astenuto è il Pdl Franco Stradella. Quella di D'Alcontres è una assenza a sorpresa, sebbene ieri il deputato siciliano avesse dichiarato, che senza fondi per Giampilleri, frazione di Messina colpita dall'alluvione nel 2009, avrebbe "mollato" Berlusconi. Come previsto, non ha votato il deputato Antonio Gaglione, che da tempo non partecipa.

Ore 16,33. Berlusconi ai suoi: decidiamo subito cosa fare
Ragazzi, stringiamoci e decidiamo subito cosa fare. Sono queste le parole che il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, avrebbe riferito ai suoi subito dopo la proclamazione del voto sul rendiconto dello Stato e prima di riunire i vertici di maggioranza alla Camera.

Ore 16,28. Vertice Berlusconi-Bossi-Tremonti-Maroni
Dopo il voto sul rendiconto il presidente del consiglio Berlusconi, ha lasciato l'aula della Camera ed é ora riunito nella sala del governo insieme ai ministri Bossi, Tremonti, Maroni e al sottosegretario Paolo Bonaiuti.

Ore 16,27. Berlusconi verifica i tabulati
Berlusconi ha verificato i tabulati del voto, che gli sono stati portato dal sottosegretario Laura Ravetto. Intorno a Berlusconi, i ministri Romani, Brambilla, Bernini, Brunetta, La Russa, Carfagna, ma anche parlamentari che arrivano alla spicciolata. Inizialmente con Berlusconi si era fermato anche Roberto Maroni. Poi il titolare dell'Interno, insieme a Roberto Calderoli e al ministro Bossi lasciano l'emiciclo di Montecitorio.

Ore 16,15. Bersani: il voto certifica che la maggioranza non c'è
«Questo voto ha certificato su un atto dirimente per la governabilità del paese che il governo non ha la maggioranza in quest'aula». Lo ha detto il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, prendendo la parola in Aula alla Camera subito dopo il voto sul Rendiconto. «Se lei non si dimettesse, e non oso credere che non lo faccia - ha detto Bersani rivolto al Cavaliere- le opposizioni valuterebbero iniziative ulteriori perché cosìnon possiamo andare avanti».

Ore 16,14. Sì al Rendiconto, ma solo con 308 voti
L'Aula della Camera ha approvato il disegno di legge di rendiconto generale dello Stato per il 2010. I voti a favore sono stati 308, nessun contrario, un astenuto (Franco Stradella del Pdl). I non votanti sono stati 321.

Ore 16,02. Berlusconi arriva alla Camera
Il presidente del Consiglio è appena giunto alla Camera dove è in corso l'esame del Rendiconto generale dello Stato. Entrando in aula il premier ha salutato con un cenno della mano i giornalisti che lo attendevano per le domande sul futuro dell'esecutivo. Berlusconi ha preso posto tra i banchi del governo accanto ai ministri leghisti Roberto Maroni e Umberto Bossi. Il premier ha fatto il suo ingresso mentre l'assemblea stava ricordando la scomparsa del deputato del Pdl Franzoso al quale è subentrato, come parlamentare, il capo ufficio stampa del Pdl, Luca D'Alessandro.

Ore 16. Franceschini: c'è solo la testarda volontà di restare a ogni costo
«Un vero leader politico in un altro Paese avrebbe fatto un passo indietro per salvare la maggioranza o il partito ma di questo non c'è traccia, c'è solo la testarda volontà di restare a ogni costo». Lo ha detto il capogruppo del Pd alla Camera, Dario Franceschini, prendendo la parola in Aula nel corso del dibattito sul Rendiconto generale dello Stato. «Berlusconi - ha aggiunto - dimostri oggi di andare avanti, di avere i numeri. Noi facciamo un atto di responsabilità e di sfida perché questo è il momento per vedere se il governo ha i numeri per proseguire».

Ore 15,47. Casini: salviamo l'Italia tutti insieme
«L'unione di centro consentirà con la sua presenza in aula l'approvazione del rendiconto generale dello stato. Ci auguriamo che il voto di oggi metta fine a questo insano braccio di ferro sulle spalle del paese». Così Pier Ferdinando Casini, in dichiarazione di voto nell'aula di Montecitorio. «Guardiamo a Genova, ai nostri ragazzi che spalano fango e detriti e da domani cerchiamo di salvare anche noi l'italia tutti insieme, se ne saremo capaci», aggiunge il leader Udc.

Ore 15,45. Della Vedova (Fli): la maggioranza prenda atto delle conseguenze del voto
«Noi scegliamo di consentirvi di approvare il vostro rendiconto. Voi siate responsabili sulle conseguenze che questo voto produrrà sul piano politico per il bene del paese», dice in aula Benedetto Della Vedova (Fli), nel corso della dichiarazione di voto sul Rendiconto generale dello stato, a cui Fli non parteciperà.

Ore 15,41. Siparietto Bossi-D'Alema
Siparietto nei corridoi della Camera tra Umberto Bossi e Massimo D'Alema. Il ministro mentre si stava dirigendo verso l'Aula, dove si vota il rendiconto dello Stato, e ha incrociato l'ex premier. «Allora cosa fate?», gli chiede il Senatur. «È chiaro quello che vogliamo fare: cerchiamo di mandarvi a casa. Questo è il compito dell'opposizione...», replica D'Alema.

Ore 15,39. Via alle dichiarazioni di voto sul Rendiconto
Via in Aula alla Camera le dichiarazioni di voto sul Rendiconto generale dello Stato per il 2010. Ieri si era conclusa la discusione generale.

Ore 15,33. Roubini boccia Alfano premier
L'economista Nouriel Roubini, in questi giorni attivissimo su twitter sulla politica italiana, boccia una eventuale premiership di Angelino Alfano. L'ex guardasigilli, scrive Roubini, é «il capo lacché di Berlusconi: il suo compito era quello di approvare le leggi per fermare i suoi processi. Alfano non merita di essere primo ministro: é un avvocato con zero esperienza in economia».

Ore 15,24. Svp in aula, ma non parteciperà al voto
«I deputati della SVP saranno presenti in Aula e non parteciperanno al voto sul Rendiconto dello Stato. Qualora non abbia la maggioranza dell'Aula nel voto di oggi il presidente del Consiglio tragga immediatamente le dovute conseguenze.» È quanto ha dichiarato Siegfried Brugger a nome dei deputati Svp. I deputati del Svp sono due.

Ore 15,20. Inizia alle 15,30 la seduta alla Camera sul Rendiconto: saranno 5 le votazioni
Inizia alla 15,30 la seduta in aula alla Camera sul Rendiconto e l'assestamento del bilancio dello Stato. Saranno in tutto cinque le votazioni su cui l'assemblea di Montecitorio sarà chiamata ad esprimersi. Sul rendiconto è prevista un'unica votazione: il testo è stato, infatti trasformato in un unico articolo. Sono, invece, quattro le votazioni per l'assestamento: una per ciascuno dei tre articoli e uno per il voto finale. Al voto sul rendiconto si giungerà intorno alle 17 e sarà preceduto da un dibattito a cui parteciperanno tutti i gruppi parlamentari che dovrebbe protrarsi per poco più di un'ora, e probabilmente anche dalla commemorazione ufficiale di Pietro Franzoso, il deputato scomparso lo scorso 4 novembre.

La Cronaca della mattinata, minuto per minuto


8 novembre 2011

venerdì, maggio 13, 2011

Mohamed Esposito: berlusconi arabo napoletano...o tempora o mores....cos' e pazz!


"Mohamed Esposito". Anche in chiusura di campagna elettorale, Berlusconi non rinuncia a raccontare storielle. Prima recupera quella sul tiranno intramontabile già sentita negli scorsi giorni, e poi ne arriva una un pò più colorita: "Viaggiando da Napoli su un aereo normale, ho visto una bellissima ragazza bionda. Il posto accanto a lei era fortunatamente libero e mi sono fiondato. Ma lei leggeva - prosegue Berlusconi - allora le ho chiesto 'signorina, cosa legge con questa intensita' straordinaria? Di cosa parla il libro? Di amore?' e lei mi risponde soavemente 'si, e' un libro che mi ha insegnato che gli amanti sessualmente più potenti sono gli arabi, mentre quelli più forti e romantici sono i napoletanì". Applauso e boato della platea, e arriva la battuta finale del premier: "Allora le ho detto, signorina mi permetta di presentarmi, mi chiamo Mohamed Esposito".

martedì, febbraio 01, 2011

CASO RUBY: ACLI, SOLO POLITICI CREDIBILI POSSONO GUIDARE PAESE

- Roma, 1 feb - La politica deve ''tornare ad avere un ruolo educativo'' non per un ritorno dell'idea di uno ''Stato etico'' ma per ''la convinzione che solo uomini capaci di dare testimonianze credibili possono guidare un Paese verso il bene comune'': ne sono convinte le Acli che oggi hanno dialogato con il segretario generale della Cei, mons. Mariano Crociata, per un incontro di formazione. Durante il dibattito da numerosi sacerdoti e laici dell'associazione e' emerso l'indignazione per le vicende che coinvolgono il premier e la richiesta alla gerarchia ecclesiastica di essere meno timida in questa fase. ''La 'tragedia antropologica' - ha dichiarato il presidente delle Acli Andrea Olivero - di cui ha parlato il card. Bagnasco nell'ultima prolusione ci richiama all'urgenza di agire tutti uniti per affrontare la questione educativa. In particolare le associazioni ecclesiali e del Terzo Settore sono in gioco. Il loro compito e' in primo luogo educativo e debbono esercitarlo secondo il loro specifico carisma. Per le Acli e' l'azione sociale il banco di prova: sviluppare azione volontaria, promuovere cittadinanza responsabile, sostenere il protagonismo familiare sono altrettanti modi concreti per fare educazione. Ma non basta: ci vuole un disegno corale, un progetto organico condiviso da una pluralita' di soggetti educativi. Per questo le Acli promuovono reti educative, con associazioni ecclesiali e non, basate sulla condivisione di valori e metodologie''. ''In questo senso - ha concluso - le associazioni debbono sostenere la crescita di una nuova generazione di cristiani impegnati nella societa', mostrandosi vicine ma al contempo esigenti con quanti si impegnano nella politica''.

lunedì, luglio 27, 2009

Berlusconi: Movimenti cattolici tra fedeltà e 'scissione morbida'

Acli:Chiarezza.Forum famiglie:Coerenza.'Soft'invece Opus dei-Cdo
Roma, 27 lug. (Apcom) - Che Silvio Berlusconi non sia un "santo" turba, indigna, interroga il mondo cattolico italiano. O, almeno, una sua componente. Di certo, non è solo 'Famiglia cristiana', ormai, a criticare le vicende private del Presidente del Consiglio. Dopo un iniziale, diffuso silenzio, rotto solo dalle proteste del settimanale dei paolini, notoriamente poco tenero con questo governo (come, del resto, con i precedenti), più di un vescovo ha espresso dubbi e ha domandato chiarimenti e anche il quotidiano della Conferenza episcopale italiana 'Avvenire' ha espresso "disagio" per tutta la vicenda. E se c'è chi, in Vaticano, sottolinea che l'Italia "non è un paese di Amish o di calvinisti", c'è chi non esita a denunciare una "scissione morbida" dei cattolici dal berlusconismo. "Sembra che sia in atto una scissione morbida e silenziosa da Berlusconi e dal berlusconismo", afferma Mimmo Delle Foglie, portavoce dell'associazione Scienza e vita ed ex coordinatore del Family day: "Sono singolari le domande posto al mondo cattolico. Chi può immaginare che il giudizio dei cattolici su queste vicende sia positivo? Un comportamento del genere non si addice a un uomo privato, figuriamoci a un uomo pubblico". Gli fa eco il nuovo presidente del Forum delle famiglie Francesco Belletti: "Il valore della coerenza bisognerebbe chiederlo a tutti, a maggior ragione a chi ha ruoli pubblici". Poi punta alle promesse non mantenute su un fisco 'family friendly': "Non si vede ancora niente all'orizzonte. L'attenzione è molto debole. Questo governo, come quello precedente, ha promesso ma non ha ancora mantenuto. Le motivazioni sono comprensibili - la crisi, il debito pubblico, l'equilibrio del sistema tributario - ma chiediamo un segnale di inversione di tendenza, per essere certi che la famiglia non sia l'ultima riga della finanziaria". Il malumore cattolico nei confronti del premier, in effetti, è alimentato anche dall'insoddisfazione per alcune politiche care alla Chiesa. Sul cosiddetto quoziente famigliare, così come sui fondi alle scuole paritarie, l'associazionismo cattolico attende ancora risposte. Anche sui destini del testamento biologico c'è incertezza ora che il disegno di legge è approvato in un ramo del Parlamento, la Camera, il cui presidente, Gianfranco Fini, ha più volte espresso perplessità e critiche. "In alcuni ambiti, soprattutto sul tema della famiglia e dell'immigrazione, ci attendiamo un cambio di passo", afferma il presidente delle Acli (Associazioni italiane lavoratori cristiani) Andrea Olivero. Che su Berlusconi e i suoi incontri a Palazzo Chigi precisa: "Non basta dire 'non sono un santo'. Nessuno chiede che i governanti siano santi. Il punto è che laddove si esercitano mandati pubblici bisogna evitare condizioni che diano scandalo e che possono mettere la persona nella condizione di essere ricattabile". In questo senso, "è chiaro che oggi c'è una rilevanza pubblica di queste vicende che richiedono risposte chiare e limpide". Tra associazioni e movimenti cattolici, peraltro, non c'è, sulle vicende delle escort come su altri temi, l'unanimità. Bernhard Scholz, presidente della Compagnia delle opere (il 'braccio operativo' di Comunione e Liberazione), ha usato di recente parole di grande prudenza. "La coerenza personale, importante e desiderabile, non è il criterio esclusivo per valutare l'azione politica di chi governa. C'è una questione più importante: se la politica lascia libertà alle realtà che lavorano per il bene comune". Tradotto: associazioni, imprese, cooperative, scuole paritarie. "Le gerarchie cattoliche questo lo sanno bene", ha spiegato Scholz. Parole simili a quelle pronunciate, in tutt'altro contesto, da monsignor Rino Fisichella. Che, presentando in Vaticano l'enciclica del Papa con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, spiegava, in termini generali: "L'etica non può essere assunta come la panacea di tutti i mali che la società oggi vive per la crisi generalizzata, che non è solo di ordine economico, ma principalmente di carattere antropologico". E mentre il segretario della Cei Mariano Crociata fustigava - in un'omelia dedicata a Santa Maria Goretti - chi mette in piazza il "libertinaggio", il portavoce dell'Opus Dei, Pippo Corigliano, rilasciava un'intervista al 'Giornale' nella quale sosteneva: "E' pericoloso giudicare in piazza gli uomini, che siano politici o no, riguardo a quella che è la loro moralità: se si intraprende questa strada si può anche arrivare al 'Terrore' di Robespierre". Lontana dai furori termidoriani, insomma, una parte del mondo cattolico continua a guardare a Berlusconi come un alleato politico e un interlocutore per i propri progetti. Libero, ormai, da ogni condizionamento, anche il cardinale Carlo Maria Martini è sembrato accennare all'affaire Berlusconi. "La Chiesa può e deve protestare contro comportamenti rovinosi e immorali, che siano in contrasto col bene comune e deve usare cautela nel ricevere o nell'onorare certi personaggi", ha detto in una delle sue risposte ai lettori del 'Corriere della sera'. "Ma ciò non è sempre facile da stabilire e può darsi che in certi periodi si pecchi per difetto e in altri per eccesso", ha aggiunto. Diversa la posizione del Vaticano, dove prevale una posizione di cautela. Se certi comportamenti appaiono riprovevoli, altrettanto sospetto suscita l'impressione di una strumentalizzazione tutta politica delle vicende del premier e il fastidio per l'invasione che alcuni media hanno fatto della sua vita privata. Nei Sacri Palazzi, del resto, prevale il pragmatismo di chi considera molto buoni i rapporti tra le due sponde del Tevere. Tanto più che a Palazzo Chigi lavora un uomo - Gianni Letta - che, oltre ad essere Gentiluomo di Sua Santità, offre più di una garanzia per il mondo cattolico. Buoni rapporti confermati, tra l'altro, dall'incontro che domani il cardinale Tarcisio Bertone avrà in Senato per parlare con i senatori dell'anciclica 'Caritas in veritate'. L''Osservatore romano', da parte sua, non dà spazio a tutta la vicenda berlusconiana. E se 'Avvenire', pressato dalle rimostranze dei lettori, ha finito col chiedere "chiarezza" al premier e ammonirlo che il consenso dei sondaggi non va considerato "l'avallo a scelte poco consone", non ha mancato si sollevare dubbi sulle rivelazioni "non sappiamo quanto autentiche".

domenica, dicembre 21, 2008

Democratici: nostalgia dell'Unione (Diamanti dixit)

ILVO DIAMANTI: "IL NON LUOGO DEI DEMOCRATICI".
da Repubblica

La ragione del disorientamento del Pd e del centrosinistra è, forse, più semplice di quel si pensa, anche se sgradevole. Molto semplicemente: nostalgia dell´unità. O meglio: dell´Unione. Un sentimento diffuso fra gli elettori di centrosinistra, che non si sono rassegnati davvero alla scelta di correre da soli. O, almeno, ci hanno ripensato. Non intendiamo dare giudizi retrospettivi, ma è ciò che emerge dagli orientamenti degli elettori, rilevati da un sondaggio, condotto nei giorni scorsi su un campione rappresentativo (di 1500 casi) da Demos (per i dettagli: www.demos.it).
1. Per quel che riguarda le intenzioni di voto, le stime confermano le tendenze indicate da altri sondaggi in questa fase (Ipsos, Ispo, Swg). In particolare: a) il centrodestra mantiene il distacco emerso alle elezioni di aprile. Il Pdl si attesta oltre il 37%, la Lega ha scavalcato largamente il 9%. Mentre a centrosinistra il Pd è scivolato sotto il 28% e l´Idv/lista Di Pietro ha più che raddoppiato il suo peso elettorale, raggiungendo la Lega. Fra gli altri, l´Udc tiene la sua base, intorno al 6%, mentre le forze della Sinistra (Rc, Verdi ecc.) mostrano segni di recupero.
2. Se consideriamo il grado di vicinanza ai partiti espresso dagli elettori, emerge un dato singolare quanto significativo. Il Pd intercetta più voti che simpatie. Infatti, la quota di elettori che lo sente "vicino" è, di poco, inferiore rispetto alle intenzioni di voto (26,7%). Al contrario della lista Di Pietro, il cui elettorato "amico" è doppio (19%) rispetto alle intenzioni di voto. Il dato, peraltro, riflette quanto avviene nel centrodestra, dove l´elettorato "amico" della Lega è di tre volte superiore alle intenzioni di voto, mentre il peso degli elettori vicini al Pdl risulta sensibilmente inferiore all´incidenza elettorale (di 6 punti percentuali). In altri termini: c´è una quota di elettori che, oggi, voterebbe Pd e Pdl "nonostante": per inerzia o per calcolo, mentre "il cuore" e l´istinto li spingerebbe altrove.
3. Tuttavia, non è possibile porre Pd e Pdl sullo stesso piano. I problemi del Pdl riflettono l´unificazione ancora incompiuta fra i due partiti fondatori, Fi e An. Inoltre, il Pdl (secondo i sondaggi) non ha perduto consensi elettorali dopo il voto di aprile. Il Pd sì. E parecchi. La tentazione di chiamare in causa la "questione morale" che ha investito le amministrazioni locali di centrosinistra è comprensibile e, in qualche misura, fondata. Ma il paragone con il 1992 ci pare improponibile. Allora si trattò di una crisi di sistema, che investì i partiti di governo, a livello centrale. Oggi le inchieste coinvolgono l´opposizione, già fiaccata dal voto. Alla periferia. La ragione principale del disamore verso il Pd, a nostro avviso, è diversa. Per citare Gian Enrico Rusconi (sulla Stampa): «La questione morale è solo un sintomo dell´impotenza politica».
4. Parafrasando Marc Augé, diremmo che il Pd appare ancora un "non luogo" politico. Un posto di passaggio, un poco anonimo. Non una casa stabile. Capace di fornire identità e memoria. Lo suggerisce l´orizzonte dei riferimenti politici espresso dagli elettori del Pd, tutt´altro che unitario e autosufficiente. Il 30% di essi si dice vicino all´Idv, il 10% all´Udc e il 22% ai partiti della Sinistra. Tra gli elettori che votarono per il Pd nello scorso aprile, la percentuale degli amici di Di Pietro sale di circa 4 punti percentuali. La stessa misura, circa, di quanti, dopo le elezioni, hanno spostato la scelta di voto dall´Idv al Pd. Ciò suggerisce che l´elettorato del Pd sia contiguo a quello dell´Idv e si sovrapponga ad esso in molti punti.
Ma l´elettorato del Pd si sente vicino anche agli altri partiti di opposizione. All´Udc e alla Sinistra radicale. Tanto che li vorrebbe alleati. In particolare, oltre il 50% degli elettori vicini al Pd vorrebbe allearsi con Di Pietro, il 37% con l´Udc, altrettanti con la Sinistra radicale. Il 39%, per la verità, preferirebbe che il Pd continuasse la sua marcia solitaria, ma circa un terzo di essi accetterebbe di allearsi con le altre forze di opposizione. In particolare con l´Idv e l´Udc.
5. Il principale problema del Pd, a nostro avviso, richiama, dunque, la difficoltà di delimitare con chiarezza il proprio "terreno di caccia". I suoi elettori - potenziali e reali - continuano a immaginarsi parte di un´area più ampia, a cui partecipano gli alleati di ieri: la Sinistra e soprattutto Di Pietro. Ma anche l´Udc. La prospettiva a cui Veltroni (e non solo lui) intendeva sfuggire quando, nello scorso gennaio, annunciò l´intenzione di far correre da solo il Pd. Naturalmente, le obiezioni a questa lettura sono immediate quanto legittime: a) l´Unione è improponibile; la sua fine è stata sancita dal risultato deludente del 2006 e dall´esperienza controversa ed estenuante del governo Prodi; b) i riferimenti di programma e di valore fra i partiti di opposizione erano e restano distanti e, talora, incompatibili; c) il percorso del Pd è appena partito, occorre attendere perché si radichi fra gli elettori.
6. Tuttavia, è evidente la perdita di appeal del Pd da quando si è affacciato sulla scena politica. Nei primi mesi dell´anno il suo elettorato potenziale era molto più ampio. Di circa 20 punti percentuali. È, peraltro, comprensibile anche la ragione "politica" di questo sfaldamento: l´incapacità di andare "oltre" Berlusconi. Lo slittamento di una parte dei suoi elettori verso Di Pietro sottolinea, infatti, una domanda di opposizione "antiberlusconiana". Frustrante per chi (come noi) pensa a un´alternativa capace di esprimere le proprie specifiche ragioni. Il problema, purtroppo, è che Berlusconi stesso contrasta questo disegno. Perché, più di ogni altro contenuto, lui (la sua immagine, i suoi interessi) resta il principale collante e, al tempo stesso, la principale fonte di identità del governo e della maggioranza. Oggi più di ieri. Non solo perché la Lega fa di tutto per marcare le proprie differenze, per sottolineare la propria missione di "partito del Nord". Ma perché il Pdl, ancor più del Pd, appare una casa abitata da inquilini diffidenti, l´uno dell´altro. Nel centrodestra, così, coabitano in tanti, diversi più che mai. Ex democristiani e socialisti, federalisti, secessionisti e nazionalisti, liberisti e colbertiani, postfascisti (e nostalgici). Ultracattolici e libertini. Nordisti e sudisti. Antidipietristi e anticomunisti. Tutti insieme. È l´Unione di Destra. Tenuta insieme e identificata da Berlusconi. Il berlusconismo è, quindi, l´ideologia dominante della seconda Repubblica ma, al tempo stesso, una tecnica di coalizione. Il Pd, da solo, senza interpretare e coalizzare l´antiberlusconismo non andrà mai molto oltre il 30%. Il che significa, con questa legge elettorale: rassegnarsi all´opposizione eterna.

giovedì, novembre 06, 2008

Berlusconi scivola su Obama 'abbronzato'. Bufera sul premier

Berlusconi scivola su Obama 'abbronzato'. Bufera sul premier

"Imbecille chi non capisce, vada a..." Veltroni: Chieda scusa

Roma, 6 nov. (Apcom) - Per Silvio Berlusconi era solo un "complimento" e se qualcuno non l'ha capito è "imbecille" e può anche "andare a...". Per l'opposizione è la prima gaffe internazionale di un premier sul colore della pelle del neo presidente degli Stati Uniti. Il Cavaliere 'scivola' sull'"abbronzatura" di Obama e, nel giro di pochi minuti, si ritrova sotto la pioggia di critiche dell'opposizione: "Crea danno all'Italia sulla scena mondiale", dice Walter Veltroni.

Tutto succede durante la conferenza stampa congiunta con il presidente russo Dmitri Medvedev al termine del vertice intergovernativo a Mosca. Nel day after dell'elezione, inevitabile la domanda sul futuro dei rapporti Russia-Usa. Ed è allora che il Cavaliere si dice convinto che Obama abbia tutto per andare d'accordo con Medvedev perché "è bello, giovane e abbronzato". Una battuta sul colore della pelle che rimbalza a Roma, indignando l'opposizione, ma che il premier si affretta a difendere. Era solo "un complimento", una "assoluta carineria" dice il Cavaliere, che non si limita all'autodifesa. "Veramente c'è qualcuno che pensa che non sia stata una carineria? Se scendono in campo gli imbecilli - insiste - siamo fregati. Dio ci salvi dagli imbecilli". Qualcuno insiste sulla gaffe? Il Cavaliere perde la pazienza: "Come si fa a prendere un grande complimento come una cosa negativa? Ma che vadano a...Se hanno anche il torto di non avere 'sense of humor', peggio per loro".

La reazione dell'opposizione alle parole del Cavaliere è determinata quanto la difesa degli uomini del Pdl, in prima fila quelli di origine Forza Italia. Il leader del Partito democratico, Walter Veltroni, invita il premier a chiedere scusa e poi insiste: "Un uomo di Stato non può consentirsi, con battute da cabaret, questa mancanza di rispetto che caratterizza spesso i comportamenti pubblici del presidente del Consiglio". Di "battute da avanspettacolo che tradiscono un razzismo strisciante" parla il capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera, Massimo Donadi. "Con le sue battute infelici e grevi - dichiara - Berlusconi scredita l'Italia sullo scenario internazionale. Mai un presidente del Consiglio era caduto così in basso".

In difesa di Silvio Berlusconi scende in campo il Pdl con una selva di dichiarazioni. A cominciare da quelle dei due capigruppo di Senato e Camera. Per Maurizio Gasparri, che appena ieri era finito nella bufera per la sua frase su Al-Quaeda contenta dell'elezione di Obama, quella del premier era solo una "battuta da parente maggiore". Critico nei confronti dell'opposizione, è poi Fabrizio Cicchitto: "Alcuni esponenti della sinistra, che hanno una visione tetra della vita, stanno scatenando una tempesta in un bicchier d'acqua". E se per il ministro Ignazio la Russa "Veltroni e soci sanno solo scaldalizzarsi", sprezzante è in serata la replica del sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti. "Prima hanno dato l'ordine di fare baccano a tutti i pifferi, i clarinetti, le trombe, le grancasse della sinistra. L'ultimo colpo di trombone di Veltroni - dichiara - ha chiuso, come ci si aspettava, la pessima esibizione dell'Esercito dei Moralisti della sinistra".

leggiamo un pò dall'estero. The Guardian

Obama is young, handsome and tanned, says Silvio Berlusconi

The Italian prime minister raises eyebrows with more of his off-key remarks, this time about Barack Obama

rime minister, offered his own particular form of praise today for America's president-elect Barack Obama, describing him as "young, handsome and tanned.''

Belusconi, who is known for his regular off-key remarks, subsequently claimed to be joking after he spoke of Obama at a news conference, following talks with the Russian president, Dmitry Medvedev.

When asked by a reporter about the future prospect of US-Russian relations, Berlusconi referred to the youth of both leaders - Medvedev, 43, and Obama, 47 - which he said should make it easier for Moscow and Washington to work together.

He then continued: "I told the president that [Obama] has everything needed in order to reach a deal with him: he's young, handsome and tanned."

Later, when he returned to his hotel, Berlusconi said his comment that Obama was "giovane, bello e abbronzato", "was a big compliment," which only "imbeciles" would misinterpret, Italy's state news wire Ansa reported. "If some people don't have a sense of humour, then it's their problem,'' he said.

It is not the first time Berlusconi's descriptions have jarred with the public. When he took over the rotating presidency of the EU in 2003, he likened Martin Schulz, a German member of the European Parliament, to a concentration camp guard.

In the same year, at an event sponsored by the New York Stock Exchange in America, he said people should invest in Italy because the women there are pretty. "We have beautiful ladies and beautiful women, so my suggestion from the bottom of my heart is to try to make investments in Italy,'' he said. "The secretaries are beautiful.''

Berlusconi's comments on Obama were not the only ones raising eyebrows today. The Iranian president, Mahmoud Ahmadinejad, sent a congratulatory message, the first time an Iranian leader has offered his good wishes to an American president-elect since the Islamic Revolution in 1979.

Ahmadinejad is said to have congratulated Obama on "attracting the majority of voters in the election'', according to a report by the official IRNA news agency. He went on to say he hoped Obama would "use the opportunity to serve the (American) people and leave a good name'' during his term.

While Iran and the US have had no formal diplomatic relations since 1979, Ahmadinejad did send President Bush a slightly less succinct offering two years ago: an 18-page letter containing his views and questions on religion, history and international relations.


martedì, luglio 08, 2008

Il Cavaliere al sindaco Prc di Acerra: «Voglio convertire i comunisti»

«Guardi che io sto facendo una politica di sinistra... una politica sociale... e poi io i comunisti li voglio convertire al capitalismo». Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, si è rivolto scherzoso al sindaco di Acerra, esponente di Rifondazione comunista, Espedito Marletta. Prima di lasciare il termovalorizzatore, il presidente del Consiglio si è infatti intrattenuto con Marletta e insieme hanno fatto una foto.

da Il Messaggero

sabato, giugno 28, 2008

Interna corporis del governo Berlusconi. Tremonti leader o fusibile da sostituire? La lettura del Foglio.

Il sistema duale al governo

Una sottile linea separa la diffidenza e il gioco di coppia tra il Cav. e Giulio

Berlusconi fa il presidente del Consiglio (di sorveglianza), Tremonti il capo operativo. Prospettive e incognite

Roma. “Siete tutti ministri senza portafoglio” è una frase ganzissima e perfetta per il Silvio Berlusconi che collezionava interim e si occupava di tutto, dalla macroeconomia alla Nato passando per l’arredo urbano del G8 di Genova. Invece l’ha detta Giulio Tremonti prima della presentazione (con al fianco una squadra di ministri i cui portafogli sono nelle sue mani) delle tre finanziarie in una, con tagli alla spesa, qualche tassa sugli extraprofitti – concetto curioso se coltivato in ambito liberal-liberista – e poche concessioni ai mercatisti. Meno tasse? Per qualche anno no. Bonus bebé, via il bollo auto, grandi opere? Boh. La cordata Ermolli per Alitalia? Il dottor Ermolli non ha avuto incarichi dal governo. Insomma, quel che diceva il Cav. non dice Giulio, e viceversa.

Ciò che però accomuna il presidente del Consiglio, nella sua ultima versione degasperiana alle prese con la ultradecennale battaglia per affermare il primato della politica sulla toga, e il ministro dell’Economia, in forma nella sua ultima versione craxian-rigorista, lodato da banchieri come Corrado Passera e Alessandro Profumo, riconosciuto come pivot del governo dalla stampa (dall’editoriale di Paolo Mieli, in cui il direttore del Corriere della Sera lo individuava come vincitore delle elezioni, in poi), è la preoccupazione per l’economia, un timore condiviso dalla Confindustria e da manager capaci come Sergio Marchionne.

Dunque, divisione dei compiti, un po’ alla Kohl con Waigel e non come Sarko con Chirac. Berlusconi ha detto poco o nulla sulle manovre finanziarie, solo che è fiero del lavoro di squadra. In effetti – raccontano i bene informati – Tremonti, dando mostra di spavalda convinzione, facendosi vedere a Palazzo Chigi solo per le riunioni dei consigli dei ministri e giocando le sue carte per la leadership del Pdl prossimo venturo riesce a portare tutti i ministri attorno a sé, anche quelli che un tempo potevano essere considerati possibili rivali, come Renato Brunetta. Perfino Claudio Scajola, variabile e contropotere possibile, è in una fase attendista.

Lo stesso Berlusconi in campagna elettorale aveva detto che non si potevano fare miracoli, quindi il Tremonti realista gli va più che bene, e un ultravincitore come il Cav. non ha certo problemi di vanità. C’è poi il naturale evolversi della situazione politica, delle ambizioni personali e dell’anagrafe verso una sorta di coabitazione governativa, anzi, una specie di sistema duale, con il Cav. presidente del Consiglio di sorveglianza e Tremonti capo operativo (un po’ come Giovanni Bazoli e Corrado Passera, che – lui sì – si occuperà di Alitalia). E’ Tremonti che ha bloccato la nomina dei viceministri. E’ Tremonti che ha pesato molto nella composizione del governo, senza vincere sempre: non voleva Brunetta. E’ Tremonti che tratta con l’Ue. E’ Tremonti che raccoglie perfino proposte di collaborazione dalle un tempo odiate Fondazioni. E’ Tremonti che i giornali lusingano, magari per creare attriti col Caimano. E’ Tremonti che ha dato un’anima ideologica alla terza fase del Berlusconismo, con il libro “La paura e la speranza”.

E’ Tremonti che in nove minuti e mezzo ottiene il silenzioso sì dei ministri. E’ Tremonti che ha la gestione non soltanto della politica economica, ma della politica: prima il rigore, poi il federalismo fiscale. Se poi l’economia andrà meglio, sarà merito anche del Cav. Se andrà peggio, c’è chi dice che servirà “un fusibile da sostituire”, ma sono solo cattiverie di malelingue magari invidiose. Del resto Tremonti non voleva tornare a via XX settembre, consapevole dei guai italiani, ma in campagna elettorale fu “precettato” dal Cav.: l’unico ministro certo è quello dell’Economia. Allora – pensa Tremonti – mi gioco il tutto per tutto a modo mio, anche la sfida della futura leadership. Le incognite? L’economia, prima di tutto. Il federalismo, in secondo luogo. Perché uno dei punti di forza di Tremonti è il rapporto con la Lega nord, ma Umberto Bossi non farà certo sconti su questo tavolo e Roberto Maroni, dal Viminale, non si sente sicuramente un ministro senza portafoglio, non avendo problemi di convivenza con il divo Giulio nei futuri assetti del Popolo delle libertà. Poi se le incognite volgono al peggio, nel sistema duale, conta il presidente del Consiglio di sorveglianza: alla fine sul suo tavolo passano le questioni e le decisioni strategiche.

mercoledì, maggio 07, 2008

La lista dei ministri del governo Berlusconi. Nel frattempo Giuliano Ferrara dal Foglio si interroga su questo governo senza cattolici.

In primo piano Il Foglio 7 Maggio 2008

Ci si chiede se 6 zie suore del Cav.compensino il ministero superlaico

UN GOVERNO SENZA CATTOLICI

Adulti forse, ma sicuramente cattolici. Pasticcioni forse, ribelli, disincantati, rassegnati, pudichi, in qualche caso più laicisti dei laicisti, ma sicuramente cattolici. Pullulavano nel governo precedente e dannatissimo: da Prodi a Bindi, Fioroni, Rutelli, Turco, Mastella, Parisi, De Castro, Santagata. Per cattolici si intenda, in luogo di semplici battezzati o generici ex chierichetti: politici di formazione cattolica, con legami intellettuali o militanti o di rete civile e politica con il movimento cattolico organizzato, in tutte le sue forme, e con la chiesa. Personalità ogni giorno interpellate, in ragione della loro identità e fede, sulle grandi questioni nuove di relazione tra religione e politica, tra etica e potere pubblico. Bisognerebbe aggiungere il cristiano valdese Ferrero, e per le istituzioni, naturalmente, il presidente del Senato Marini, il capogruppo alla Camera Franceschini. Con l’espulsione e la marginaiízzazione dell’Udc, con il passaggio all’opposizione dei cattolici di sinistra o democratici, di tanta gloria in excelsis non resta che una vicepresidenza Buttiglione, meschina meschina. E la salda garanzia romano-vaticana di un potere di palazzo, quello di Gianni Letta, che in tanto ribaltarsi e turbarsi di ogni cosa vivrà un suo splendido isolamento, ma sempre in comunione con la gerarchia. Per il resto, nel nuovo governo così come si va configurando a balzelloni, no cattolici. Stiamo fotografando, con una punta di paradosso, una situazione in fondo scontata. La dc di sinistra nel Pd, e Casini da solo al centro, hanno perso le elezioni: ovvio che il loro posto non sia nell’esecutivo. Però fa impressione lo stesso, questo strano rovesciamento di senso per cui dopo il referendum sulla fecondazione assistita e il family day, e all’indomani delle tenorili polemiche sul dispotismo clericale nella vita pubblica italiana, i cattolici come classe dirigente sono scomparsi dalle posizioni più influenti del sistema istituzionale e politico. Il presidente della Camera ha pronunciato nel suo discorso inaugurale parole ispirate al più puro ratzingerismo. E’ immaginabile che anche Berlusconi ce la metta tutta a recuperare verbalmente il terreno che gli è smottato sotto i piedi, proprio a lui che rivendica sempre, e sempre ironicamente, la funzione protettiva di ben 6 zie suore sull’intera sua parabola umana e pubblica. Tuttavia il fatto resta, e ingolosisce e incuriosisce gli osservatori. Le condizioni per il dispiegarsi dell’anarchia etica ci sono tutte.

comunque il governo è questo:

Ministri con portafoglio
Esteri: Franco Frattini; Interno: Roberto Maroni; Giustizia: Angelino Alfano; Economia Giulio Tremonti; Difesa: Ignazio La Russa; Sviluppo economico: Claudio Scajola: Pubblica istruzione: Maria Stella Gelmini; Politiche agricole Luca Zaia; Ambiente Stefania Prestigiacomo; Infrastrutture Altero Matteoli; Welfare Maurizio Sacconi; Beni culturali Sandro Bondi.

Ministri senza portafoglio Riforme: Umberto Bossi; Semplificazione: Roberto Calderoli; Attuazione Programma: Gianfranco Rotondi; Politiche Comunitarie: Andrea Ronchi; Pari Opportunità: Mara Carfagna; Affari regionali: Raffaele Fitto; Politiche giovanili Giorgia Meloni; Rapporti con parlamento Elio Vito; Innovazione Renato Brunetta.

venerdì, aprile 11, 2008

Discariche: "La condanna Ue non è contro la Campania, ma riguarda il governo Berlusconi"

una volta tanto.......

di Conchita Sannino Repubblica Napoli


Pia Bucella, alto funzionario alla guida della Direzione generale Ambiente e dirigente della comunicazione e degli affari giuridici della Commissione europea, chiarisce il significato della decisione di Bruxelles: "Un atto d'accusa contro tutte le discariche italiane sorte dal 2001 in poi"
Un atto d'accusa contro tutte le discariche italiane sorte dal 2001 in poi. È la condanna emessa dalla Corte di Giustizia europea sul caso rifiuti contro Roma. Un dispositivo che non riguarda assolutamente il contenzioso in corso sul disastro Campania, né la gestione della crisi del supercommissario Gianni De Gennaro o dei suoi predecessori.


Lo chiarisce a Repubblica, da Bruxelles, Pia Bucella, l'alto funzionario che guida la Direzione generale Ambiente ed è dirigente della comunicazione e degli affari giuridici della Commissione europea. "La vicenda Campania non interferisce con questa sentenza. Il pronunciamento della Commissione europea deriva invece da un contenzioso avviato dalla commissione europea nel 2003 - spiega la dottoressa Bucella - E punta il dito sul modo di intendere e di gestire le discariche in Italia".

In sintesi, il verdetto della Corte di giustizia riguarda il procedimento aperto da Bruxelles nel 2003 contro l'allora governo Berlusconi, messo sotto accusa per non avere ottemperato al dispositivo che già nel 1999 dettava condizioni e regole rigidissime in materia di autorizzazione, allestimento e gestione delle discariche che insistono in tutto il territorio italiano. Il verdetto, per ora, non impone multe. Ma autorizza la commissione europea, che rappresentava la pubblica accusa in tale procedimento, ad esigere che l'Italia applichi rigorosamente il diritto comunitario. Se da Palazzo Chigi si continuasse a non assolvere a tale obbligo, fanno notare fonti della commissione, allora si potrebbe arrivare ad un secondo pronunciamento di condanna da parte dei giudici. In tal caso, il dispositivo comporterebbe anche una serie di penali salatissime.


Spiega la dottoressa Bucella: "La direttiva comunitaria che risale al 199 obbligava i Paese membri e quindi anche l'Italia a recepire le nuove norme in materia di allestimenti di siti per i rifiuti entro il luglio del 2001. Tuttavia il governo italiano non solo rispose con quasi due anni di ritardo, cioè nel 2003. Ma inoltre non recepì quelle regole. Anzi le contestò, obiettando che avrebbe conferito la nuove veste alle discariche solo a partire dal 2009". Ovvero: con otto anni di distanza rispetto a quanto imponeva la norma della commissione europea. Si trattò, sostenne allora la commissione, "di un atto palese di violazione del diritto comunitario".


In concreto, quante sarebbero in Italia le discariche sorte in contrasto con le norme dettate da Bruxelles? "Ah. È una bella domanda. Vorremmo saperlo anche noi. Ma purtroppo lo chiediamo dal 2003 - scuote la testa l'alto funzionario - E non abbiamo mai avuto risposte".

domenica, marzo 30, 2008

Famiglia Cristiana: «Il capo del Pdl vuole ammaliarci ma è di cattivo gusto»

L’intervista \ Il direttore di «Famiglia cristiana»
Don Sciortino: non si usa il cardinale Ruini
«Il capo del Pdl vuole ammaliarci ma è di cattivo gusto»

ROMA — «E’ una strumentalizzazione. Un espediente per ammaliare i cattolici e portarli dalla propria parte ». E’ duro don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, nei confronti delle parole di Silvio Berlusconi sul cardinal Ruini (sa «che i voti dati a partiti diversi dal pdl sono persi»).

Perché?
«E’ stata un’uscita fuori luogo e fuori posto»

Non crede che Berlusconi abbia davvero riferito le parole di Ruini?
«Per quel che ne so io il cardinal Ruini non ha mai detto cose del genere. Quindi quando Berlusconi riporta il suo pensiero ne fa un uso indebito ai fini della campagna politica».

Un equivoco in buona fede?
«La buona fede in politica è tutta da dimostrare. Non si dice nulla se non c’è un interesse a riguardo. Questo però in generale».

E in questo caso specifico?
«Credo sia stato fatto un uso improprio della figura del cardinale. Nessuno ha autorizzato Berlusconi a farsene portavoce».

Nel bene o nel male Ruini è molto presente nelle dichiarazioni dei politici in questa campagna elettorale.
«In alcuni casi ci si lamenta che la Chiesa fa ingerenze. Quando fa comodo però la si tira in ballo».

E stavolta?
«E’ stata proprio tirata per i capelli».

Sorpreso?
«No. In campagna elettorale tutti usano tutti i mezzi a propria disposizione per avere consenso. Quanto questo serva al bene comune è tutto da dimostrare».

Ma la Chiesa appoggia o no Casini?
«Come ha detto monsignor Betori, segretario generale della Cei: la Chiesa non si schiera».

Però che Ruini sia lo sponsor di Casini è stato scritto.
«E’ una forzatura».

Ma è meglio Berlusconi o Veltroni?
«Questo lo decideranno gli elettori liberamente sulla base dei programmi presentati. Ben sapendo che a promettere sono tutti bravi, ma raramente le promesse vengono mantenute».

Questa è antipolitica?
«No. Ai miei lettori io ho dato il consiglio di esercitare comunque, al di là delle delusioni, il diritto di voto. Ma pensiamo alle promesse di tutela della famiglia: le hanno fatte tutti e abbiamo tasse scandinave e servizi da sud del mondo ».

Ma, sotto sotto, la Chiesa per chi tifa?
«Monsignor Betori l’ha detto: un po’ in tutti i partiti ci sono esponenti cattolici. Quello che sta a cuore alla Chiesa è che i politici cattolici dovranno tenere conto dopo le elezioni, della difesa della vita, della famiglia e della dottrina sociale».

Pensa che davvero ne terranno conto?
«La coerenza è un lusso per una politica ottusa e avida che continua ad aumentare i propri privilegi senza rendersi conto che le famiglie sono diventate davvero molto più povere e se non si farà qualcosa ci sarà una reazione molto forte».

Lei ha già deciso per chi voterà?
«Un’idea ce l’ho. C’è sempre il principio del minor male possibile».

Casini?
«Il voto è segreto. Doppiamente per me che oltre agli elettori devo pensare ai miei lettori».
Virginia Piccolillo

giovedì, dicembre 13, 2007

Regali Vip sotto l'albero. Cacciari ha la sua ricetta.


Regali vip per Natale? Massimo Cacciari (nella foto) la butta in libri e politica, per i suoi pensieri di fine anno. ''Di solito non faccio molti regali – dice il filosofo a Ign, testata on line del Gruppo Adnkronos – Se ne faccio qualcuno agli amici sono libri, non altro''.

E a chi gli chiede quale titolo metterebbe sotto l’albero del Cavaliere e del leader del Pd, scuote il ciuffo e replica sorridendo: ''Dovessi proprio farlo, regalerei lo stesso libro a Berlusconi e Veltroni: ‘La politica come professione’, di Max Weber…''.

Più in generale, nel ‘Natale politico’ il sindaco di Venezia legge delle novità: ''Mi pare che si stia prospettando - se vogliamo vedere il bicchiere mezzo pieno – una qualche soluzione di questa transizione infinita. C’è la possibilità se non di un’intesa - probabilmente si andrà al referendum - almeno di un dialogo tra i cosiddetti Poli. Si è aperta una certa relazione fra le parti, ci si parla e non ci si condanna più a priori. Non ci si demonizza a vicenda. Il clima mi pare migliore rispetto a qualche mese fa''.

E se qualcuno a proposito della ‘tela’ sulle riforme parla di ‘gioco delle coppie’, il sindaco di Venezia spiega sornione: ''E’ evidente che ormai è Veltroni il leader del centrosinistra e dei democratici. L’Ulivo durerà questo governo e questo mandato parlamentare e poi probabilmente non ci sarà più. E’ anche evidente che la Casa delle Libertà è in liquidazione e si aprono giochi nuovi tra il Pd e questo futuro partito di Berlusconi, se ci sarà, o quello che nascerà nel centrodestra. E’ la fase dove il blocco degli ultimi dieci anni si sta sciogliendo, è la fase del disgelo'', rimarca Cacciari.

Le renne dispenseranno dunque il bipolarismo al Palazzo? ''Può darsi – conclude il filosofo di Venezia – comunque non riporterà più le vecchie acque. E in Italia che qualcosa scorra, va bene”.