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giovedì, luglio 21, 2011

CATTOLICI: OLIVERO (ACLI), SI APRA SCENARIO POLITICO NUOVO



(ASCA) - Roma, 19 lug - ''E' giunto finalmente il momento di un cambio di passo. E' tempo che sia apra nella politica uno scenario nuovo. La situazione nel Paese e' diventata insostenibile. Noi non intendiamo rassegnarci rassegniamo al declino dell'Italia. E' possibile aggregare le forze sociali del Paese per esprimere un progetto di cambiamento''. Con queste parole il presidente nazionale delle Acli, Andrea Olivero, ha commentato il ''Manifesto per la Buona politica e per il Bene comune'', presentato questa mattina in conferenza stampa a Roma dal Forum delle Persone e delle Associazioni di ispirazione cattolica nel Mondo del Lavoro. Di cui fanno parte le Acli con Cisl, Mcl, Confartigianato, Confcooperative, Coldiretti e Compagnia delle Opere.

L'intento delle sette grandi organizzazioni e' quello di aprire, spiegano dalle Acli, la strada ad una ''grande, generosa, generale mobilitazione delle energie civili, sociali, imprenditoriali degli italiani, che metta in moto le forze positive che si esprimono nella societa' a servizio del bene comune''. Rispondendo in questo modo all'appello del Papa e dei Vescovi per un ''impegno fecondo dei cattolici rivolto al rinnovamento morale e civile della politica nazionale''. Obiettivo finale: ''impostare un'agenda politica che affronti, con forza, costanza e visione di lungo periodo le questioni decisive''.

Il messaggio dei promotori del Forum e' che ''L'Italia ce la puo' fare''. ''Siamo un Paese dotato di grandi risorse'': famiglie, comunita', imprese, rappresentanze sociali, associazioni e volontari. Il contributo dei cattolici puo' essere ancora una volta ''trainante''. Valori e contenuti che ispirano questo Manifesto possono ''costruire un punto di riferimento per l'intera comunita' nazionale''.

domenica, febbraio 28, 2010

Mamma, ho perso la lista

La battuta dissacrante che gira da qualche ora, a Roma e dintorni, è che ormai non ha più senso accapigliarsi sul voto cattolico, sulle indicazioni della Cei, sui rapporti fra i candidati alla Regione Lazio e le gerarchie vaticane: è chiaro, da venerdì mattina, che Dio in persona fa il tifo per Emma Bonino. Tra uno che si è andato a mangiare un panino ed un altro che era tornato a prendere i lucidi con i simboli elettorali, infatti, il Pdl non è riuscito a presentare le liste provinciali a Roma.

Il che non significa, naturalmente, che Renata Polverini non si candidi più: intanto, perché il Pdl ha comunque presentato liste nelle altre 4 province del Lazio; inoltre, perché anche a Roma la coalizione che la sostiene è abbastanza ampia da consentire ai suoi elettori l’imbarazzo della scelta. Significa, però, che il Pdl a Roma prenderà zero-voti-zero e che avrà diversi eletti in meno nel Consiglio regionale: nella capitale c’erano infatti 7-8 candidati fortissimi, da 15-20 mila preferenze ciascuno, che non potranno essere eletti semplicemente perché nessuno ha presentato le loro candidature: hanno raccolto firme, godono di un certo consenso, campeggiano da mesi sui manifesti in ogni angolo della città, ma nessuno potrà votarli perché non troverà la lista sulla scheda elettorale. Considerando la natura del voto amministrativo, dunque, l’entità del danno è piuttosto evidente: pensare che il candidato Tizio (Pdl) – che si stava preparando a queste Regionali da anni, che da mesi non dorme più di 4 ore a notte e che ha investito tutti i risparmi della sua famiglia in spazi pubblicitari con il suo faccione – possa trasferire tutti i suoi voti su Caio (Udc) o su Sempronio (La Destra di Storace), per farli eleggere al posto suo, è onestamente folle. E se ne rende conto anche Renata Polverini, che ha annunciato di voler chiamare in causa il presidente della Repubblica nel caso in cui – come sembra – i ricorsi del Pdl vengano respinti dal Tar: con tutto il rispetto dovuto alla politica, che ha la sua ragion d’essere nella competizione leale tra le parti, non mi pare che ci sia molto da ricorrere se una lista non viene presentata entro il termine prestabilito. Così come non c’è la lista di Alleanza per l’Italia, perché Rutelli ha scelto consapevolmente di non schierarsi, nei faldoni presentati venerdì manca pure quella del Pdl, perché i suoi delegati hanno combinato un inguacchio: i motivi possono essere diversi, ma non mi pare che nei concorsi pubblici si distingua tra chi non si è presentato all’esame perché impreparato e chi non si è presentato perché aveva dimenticato di fare benzina ed è rimasto per strada. I radicali, che di queste cose sono maestri, stanno già dando battaglia, citando tutti i precedenti in materia da parte del Consiglio di Stato (che danno naturalmente torto al Pdl). Quelli del Pdl, abituati a confondere il consenso con le regole, parlano invece di “colpo di Stato”. Martedì, con la sentenza del Tar, ne sapremo di più.

Andrea Sarubbi


domenica, dicembre 13, 2009

Napoli: Dall’accoglienza alla vita alla dignità della morte

Consulta Diocesana Aggregazioni Laicali
Dall’accoglienza alla vita alla dignità della morte

14 dicembre 2009
Salone delle Udienze del Palazzo Arcivescovile
Napoli, Largo Donnaregina n. 23

Programma
17,15 Accoglienza

17,30 Introduzione
P. Carmine Nappo - Assistente CDAL

17,35 Le ragioni dell’incontro
Dr. Mario Di Costanzo – Direttore CDAL

17,45 Interventi programmati
 Dott. Lucio Romano – Quando inizia la vita?
 Dott. Franco Messina – Quando diventa autonoma la vita?
 P. Antonio Puca – Chi dà dignità alla vita?
 Dott. Alfonso Basso – Cosa dà dignità alla vita?
 Avv. Rosaria Elefante – Quando termina la vita?

19,00 Dibattito

19,20 Conclusioni
Card. Crescenzio Sepe, Arcivescovo Metropolita di Napoli

19,45 Buffet - auguri natalizi

L’incontro vuole richiamare alla mente la vicenda di Eluana Englaro che, a solo 10 mesi dalla sua scomparsa, sembra essere stata dimenticata per le logiche che condizionano il sistema dell’informazione. Non a caso è stato programmato a dicembre. Infatti, la coincidenza con il periodo di Avvento induce a riflettere sul tema della vita che vince la morte.
Esso, rivolto ai responsabili di associazioni, movimenti e gruppi cattolici operanti in Diocesi, è anche cordialmente aperto a quanti vogliano cogliere un’occasione di serio approfondimento del tema.

martedì, settembre 22, 2009

Bagnasco al Consiglio permanente della Cei insiste: sobrietà


«Un passaggio amaro» che ha colpito tutta la Chiesa.

Il presidente della Cei definisce così la vicenda che ha portato alle dimissioni di Dino Boffo dalla direzione di Avvenire dopo l’attacco del Giornale, un attacco che il cardinale stigmatizza «come segno di un allarmante degrado di quel buon vivere civile che tanto desideriamo e a cui tutti dobbiamo tendere». «La telefonata che il papa mi ha fatto in quei giorni – puntualizza Bagnasco – è stata un grande conforto».

I credenti sanno che attraverso queste prove possono migliorare se stessi e gli altri. Ma «questa consapevolezza, che è fonte di consolazione, non va equivocata: la Chiesa è in questo paese una forza costantemente leale e costruttiva che non può essere coartata né intimidita solo perché compie il proprio dovere ».
Espresso «profondissimo cordoglio » per i soldati italiani caduti in Afghanistan e definita «assurda» la strage considerati i compiti del contingente internazionale, Bagnasco dedica un’ampia parte della sua prolusione all’ultima enciclica di Benedetto XVI, la Caritas in veritate, della quale sottolinea la parte dedicata allo sviluppo come processo che vede al centro la persona umana e dunque l’etica, da considerare non più un optional marginale ma un fattore decisivo. Profitto e interessi non siano gli unici fini, c’è una responsabilità sociale dell’impresa e dell’economia.
Solo la via solidaristica porta al vero sviluppo e alla soluzione globale della crisi.
Circa la sentenza del Tar del Lazio, che ha accolto il ricorso con il quale alcune associazioni ed esponenti di religioni non cattoliche hanno chiesto che la religione non produca crediti nella valutazione scolastica degli alunni, Bagnasco parla di motivazioni «speciose » dell’iniziativa e di discriminazione nei confronti di quel novantuno per cento di alunni che liberamente scelgono di avvalersi dell’insegnamento della religione, la cui specificità, precisa il cardinale, non ne fa venir meno la natura di disciplina scolastica.
Il dibattito sull’ora di religione riguarda per forza di cose il concordato tra Stato e Chiesa, e a questo proposito il cardinale si mostra stupito di «riserve e velleitarismi» anticoncordatari che arrivano «anche da settori insospettabili dell’opinione pubblica». Per Bagnasco lo strumento resta invece valido, perché è «un grande accordo di libertà che accomuna Stato e Chiesa non solo nel riconoscimento della reciproca autonomia, ma anche nell’impegno condiviso di collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del paese».
La Chiesa, dice ancora il presidente dei vescovi, quando parla di temi che riguardano l’uomo e la sua natura non lo fa per invadere campi altrui ma per trarre dalla fede, secondo l’insegnamento del Concilio Vaticano II, conseguenze utili per ogni persona e per la società. È un servizio. «Niente ci è più estraneo della volontà di far da padroni». La Chiesa conosce bene principi e regole della società pluralista, «nella quale tuttavia le religioni sono presenze né abusive né sconvenienti ». Anche quando chiede ai politici di mantenere le promesse fatte prima delle elezioni, la Chiesa non fa che esercitare il proprio ruolo di vigilanza etica. Per questo gli altri, quando guardano al mondo ecclesiale, «hanno il diritto di ricevere da noi una testimonianza genuinamente cristiana ». Sulla situazione italiana dal punto di vista sociale e politico, Bagnasco parla di un nazione che ha saputo affrontare la crisi economica «con grande dignità», ma nota anche un’Italia che ciclicamente viene attraversata da un «malessere tanto tenace quanto misterioso, che non la fa talora essere una nazione serena e del tutto pacificata al suo interno, perché attraversata da contrapposizioni radicali e da risentimenti». Questa Italia, dice il cardinale, ha bisogno di più amore da parte di tutti. Bisogna evitare il clima di scontro permanente riconoscendo le ragioni degli altri. Un ruolo fondamentale spetta alla politica, che deve cercare il bene comune.
L’atteso “capitolo Berlusconi” arriva nella cartella numero nove delle undici lette dal cardinale, e suona così: «Occorre inoltre che chiunque accetta di assumere un mandato politico sia consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda, nell’articolo 54». È un passaggio al quale Bagnasco ha lavorato molto, e che il presidente dei vescovi integra con parole del papa sottolineando «l’importanza dei valori etici e morali nella politica» e invitando tutti a guardare avanti facendo autocritica.
«È urgente e necessario per tutti e per ciascuno guadagnare in serenità. Questo oggi il paese domanda con più insistenza », e in ogni caso è bene ribadire che «la comunità cristiana mai potrà esimersi dal dire, sulla base di un costume di libertà che sarebbe ben strano fosse proprio a lei inibito, ciò che davanti a Dio ritiene sia giusto dire».
Ribadita la condanna della pillola Ru486, Bagnasco parla della questione del “fine vita” auspicando che «un provvedimento, il migliore possibile, possa essere quanto prima varato a protezione e garanzia di una categoria di soggetti tra i più deboli della nostra società », e in materia di immigrazione chiede che la sicurezza dei cittadini sia garantita senza ledere i diritti fondamentali dei migranti.
Infine, ricordando l’ormai prossimo anniversario dei 150 anni dell’unità d’Italia, un forte richiamo: guardando la carta geografica, dice, è impossibile non pensare alla naturale vocazione unitaria del paese. L’anniversario alimenti la cultura dello stare insieme.
«Di questo c’è oggi bisogno: abbassare le difese e gettarci maggiormente nell’incontro con gli altri».

venerdì, settembre 18, 2009

LA RABBIA ED IL CORAGGIO I laici cattolici e la democrazia in Italia.


SEMINARIO LA RABBIA ED IL CORAGGIO
I laici cattolici e la democrazia in Italia.

Roma, 24/25 settembre 2009

Scarica l'invito pdf








"La speranza ha due bei figli:la rabbia e il coraggio. La rabbia nel vedere come vanno le cose,il coraggio di vedere come potrebbero andare".
La frase di S'Agostino ci ha ispirato nel pensare e nel realizzare questo seminario. Rabbia, coraggio e speranza: ecco le tre parole chiave che fanno da filo conduttore a queste due giornate di dialogo, confronto e proposta.
La rabbia ,perchè dei laici cattolici impegnati nell'agorà,nello spazio pubblico non possono assistere indifferenti alla evidente corrosione di un'etica pubblica,alla crescente delegittimazione delle istituzioni democratiche,all'impoverimento dei processi di partecipazione popolare.
Restare alla finestra e' farsi corresponsabili di questo stato di cose; è accettare silenziosamente che i laici cattolici siano o confinati in spazi marginali nelle decisioni rilevanti per il Paese; o catalogati -il che è ancora peggio- come " longa manus" della Chiesa. Vogliamo invece esserci con la nostra identità, la nostra cultura, la nostra autonomia, con l'intelligenza di cittadini credenti intendono contribuire alla costruzione del bene comune della Nazione.
Ma per uscire da questa duplice prigione, occorre coraggio,"il coraggio di vedere come potrebbero andare le cose", cioè una visione per il domani,un respiro più lungo e più profondo per l'azione sociale e politica.
Prendiamo ispirazione per cercare di delineare questo cammino da alcune formidabili intuizioni della recente enciclica "Caritas in veritate". Dopo aver cercato di capire - attraverso la ricerca condotta da Ipsos -come si dispongono oggi i cattolici nel nostro paese, il seminario si concentrerà su tre focus che rinviano a tre fattori decisivi per il domani:il ruolo delle religioni nella vita pubblica;il rilievo della scienza nella formazione delle convinzioni e degli stili di vita del nostro tempo;il nesso tra produzione,distribuzione della ricchezza e felicità. Economia,scienza e religione:tre punti di vista per interrogarsi su quale società si vuole costruire e che ruolo la politica può svolgere.
Ad incastro, tra il commento ai risultati della ricerca Ipsos e i tre focus, una singolare intervista a due protagonisti della TV in Italia:Ettore Bernabei ed Enrico Mentana. Un 'intervista per capire come e quanto la comunicazione e l'informazione sono ormai parte essenziale della formazione del costume ,delle opinioni e delle convinzioni.
Infine l'ultima tappa:un'agenda della speranza. Poeti e scittori,politici e responsabili di reti associative dei cattolici,imprenditori e professori proveranno a scrivere ognuno un breve capitolo di questa agenda della speranza. Un modo per dire parole di senso per l'oggi ,senza farsi soffocare dalle scadenze di un'agenda sociale e politica troppo affollata. Un modo anche per portare un contributo a quell'agenda della speranza che è al centro delle prossime Settimane dei cattolici italiani per il 2010.
Nello scrivere questa agenda della speranza, non possiamo non partire da una critica radicale al relativismo che è divenuto ormai un tarlo che corrode,giorno dopo giorno,reti familiari, tessuti associativi,corpi intermedi e vocazioni al dono e alla solidarietà.
Bisogna "tornare a sperare di essere felici", come presupposto per agire insieme con la parola e la cultura e con l'azione sociale e politica ,per promuovere una vita buona per tutti.
Luigi Bobba

venerdì, settembre 11, 2009

Il vento del nord. Dal blog di Andrea SARUBBI.



di Andrea Sarubbi

Gli allergici alle statistiche si turino il naso, perché oggi vi rimbambisco di numeri: quelli su povertà e disagio in Italia, che ho ascoltato stamattina in un convegno a Napoli. C’era D’Alema, è vero, ma siccome non ha parlato di gossip politico non credo che i tg nazionali se ne occuperanno: tranne una battuta su Berlusconi (“Essendo cattolico, può confessarsi e quindi si concede parecchi peccati”) ed una su Bassolino (“Non lo esaltavo prima, non lo demonizzo ora”), i giornalisti alla ricerca di schermaglie dialettiche non hanno avuto molto da portare a casa. Peccato, perché il tema merita una riflessione seria. E la meritano soprattutto le cifre dell’Istat, a cominciare da quel 13,6% di famiglie sotto la soglia di povertà che significa – più o meno – mille euro al mese per un nucleo di due persone. Pochi i bisognosi al nord, qualcuno di più al centro, tantissimi al sud: in Europa, cari amici leghisti, l’Italia detiene infatti il tristissimo primato della disparità territoriale, spaziando dal 7,3% di poveri in Lombardia al 47% in Sicilia. Si risponderà che regioni ricche e regioni povere esistono dappertutto, ma anche qui i numeri parlano da soli: in Spagna si va dal 6,7% di bisognosi in Catalogna al 27% in Andalusia; in Belgio si oscilla tra l’8% dei fiamminghi poveri al 18% dei valloni. Eppure – ha notato Gianni La Bella, della Comunità di Sant’Egidio – da noi si sta facendo strada una “nouvelle vague negazionista della questione meridionale”. Invece, cifre alla mano, si scopre che nel nord nascono più figli e si vive più a lungo, oppure che il centro-nord riceve il 72% della previdenza, che tra l’altro occupa quasi tutto il budget della nostra spesa sociale. Proprio sulla spesa sociale, D’Alema ha ricordato che siamo un punto sotto la media europea (27,5% del Pil), tre punti sotto la Francia, tre e mezzo sotto la Svezia. Al capitolo “famiglia più infanzia” destiniamo appena l’1,2% del Pil, ai disabili l’1,5%, al reinserimento dei disoccupati lo 0,5%, alle politiche abitative addirittura lo 0,1%: la decima parte della media Ue. Il governo attuale ha definanziato tutte le leggi di spesa per la lotta alla povertà (compresi l’assegno per il terzo figlio, il prestito d’onore ed il credito d’imposta, nonché la 328 per il terzo settore) e le ha sostituite con la social card, che sarà certamente un atto caritatevole ma che risolve ben poco. Il Pd – ha annunciato D’Alema – presenterà quindi un disegno di legge a prima firma Livia Turco, perché venga avviato un piano nazionale di lotta alla povertà: servono 3 miliardi di euro e non sono pochissimi, ma al bilancio statale l’abolizione dell’Ici è costata di più. Chiudo con un dato ed una riflessione, entrambi sulla Campania. Il dato – fornito dal prefetto Alessandro Pansa – è quello sui lavoratori in nero o sui disoccupati, che a Napoli rappresentano il 60,5% del totale: l’economia sommersa sembra inarrestabile ed i suoi effetti perversi, perché le imprese che non dichiarano il proprio fatturato non riescono ad accedere ai finanziamenti bancari, finendo per rivolgersi all’usura. La riflessione, invece, è ancora di Gianni La Bella, che ha elencato alcuni episodi di cronaca dell’ultimo periodo: gli incendi ai campi rom di Ponticelli, la strage contro i nigeriani a Castel Volturno, l’aggressione agli srilankesi a Mergellina, le due ragazze rom annegate a Torregaveta e lasciate sulla sabbia nell’indifferenza dei bagnanti. E poi ha chiuso con una domanda, che vi rigiro:“È arrivato il vento del nord?”.

mercoledì, settembre 09, 2009

"Il Pd e il nodo dei cattolici"

da "Il Mattino" del 09.09.2009

Molti nel Pd pensano che il caso Boffo lascerà ferite profonde nella Chiesa italiana e la indurrà a cercare un nuovo equilibrio con la politica. Per Paola Binetti è venuta meno la «pietra angolare» nel rapporto di fiducia con Berlusconi. Per Rosi Bindi «nulla resterà come prima». Se ne dovrebbe dedurre che cambierà qualcosa anche per il Pd, che si attrezzerà per dire la sua, per far crescere la forza e la qualità della sua interlocuzione con la Chiesa dopo essere diventato il bersaglio polemico della stagione ruiniana della Cei.L’impressione invece è che il confronto congressuale sia poco reattivo, che resti ancorato a come superare le antinomie veltroniane (partito solido-partito liquido, vocazione maggioritaria-politica delle alleanze, rinnovamento-radicamento).Intanto nuovi nodi strategici arrivano al pettine. A partire dal rapporto con l’Udc: ora tutti nel Pd lo invocano, tuttavia la scelta di costruire una proposta di governo lungo quest’asse comporta una selezione delle priorità che di fatto è rimandata al dopo. A dire il vero Pier Luigi Bersani ha chiesto nei giorni scorsi di aprire «una fase nuova» nel dibattito congressuale. E, per parte sua, si è presentato alla convention di Milano della sua mozione con due pagine scritte di suo pugno sul rapporto tra il Pd e la Chiesa. C’erano in quelle pagine i capisaldi della cultura cattolico-democratica, a partire dall’idea di «laicità come autonoma responsabilità della politica nella costruzione del bene comune». Ma c’era anche la comprensione di una maggiore autonomia che la Chiesa cerca per sé e per le sue «opere sociali» rispetto ai tempi dell’unità politica dei cattolici: da qui il duplice impegno di Bersani per garantire alla Chiesa il «diritto-dovere» di partecipare con assoluta libertà alla discussione pubblica e per sviluppare quel tema della «sussidiarietà» così ostico a una certa sinistra di impronta statalista. Certo, Bersani non ha negato il conflitto sui diritti civili, né la naturale propensione della sinistra per una loro estensione. Anche se ha chiesto di regolare senza eccessi, «responsabilmente», il rapporto fra scienza, tecnica e vita. Ma soprattutto ha provato a gettare il ponte del comune umanesimo, fondato sul «Dio personale» della tradizione cristiana. Anche Giuseppe Dossetti trovò nel personalismo il punto alto di sintesi (tra individuo, classe, Stato) sul quale imperneare la nostra Costituzione. Chissà se oggi può diventare la base di un’etica condivisa, dopo che la Chiesa, a partire dagli anni ’80, ha considerato superata quella «cultura della mediazione» che era per la classe dirigente Dc come l’aria che si respira. Ovviamente nel Pd, soprattutto tra i cattolici, resta prevalente il cattolicesimo democratico (anche se alcuni suoi eredi ne hanno messo da parte proprio la cultura costituzionale per abbracciare modelli presidenzialisti, bipartitici, persino leaderisti). Resta prevalente nella stessa mozione Bersani, come la Bindi non perde occasione di ribadire. La correzione di rotta della Cei, da quelle parti, è attesa innanzitutto perché i temi legati alla «carità» cristiana non potranno a lungo essere subordinati a quelli della biopolitica: come difendere ad oltranza il diritto di un paziente in coma irreversibile e poi trascurare i diritti di un immigrato o di un povero? Ma l’impressione è che, se il Pd si fermasse qui, non ce la farebbe ad aprire un dialogo nuovo con quella parte della Chiesa che guarda con diffidenza il laicismo diffuso a sinistra e l’opzione, tutta politica, dei cattolici democratici. In questo senso il congresso può fare danni aggiuntivi: esasperando il conflitto sul biotestamento e sulla laicità, cavalli di battaglia di Ignazio Marino. Il cuore del problema a sinistra, comunque, restano i conti non soltanto con la Chiesa della presenza ma anche con la sua scelta antropologica e la critica al relativismo. Una sinistra non può che contrastare l’impianto degli «atei devoti», che tende a ridurre il cristianesimo a religione civile dell’Occidente, ma potrebbe invece riconoscere nel relativismo un tarlo che corrode tutte le vocazioni solidariste, i corpi intermedi, il tessuto associativo. La sfida culturale che il Pd ha davanti non è meno impegnativa di quella politica. E condizionerà la stessa politica. Comprese le alleanze, che nessuno può derubricare a mera opzione tattica.
Claudio Sardo

giovedì, agosto 20, 2009

NUOVO SITO DELLE UNIONI CATTOLICHE OPERAIE DIOCESI DI NAPOLI

Il Centro Diocesano delle U.C.O. apre una ulteriore finestra a tutti rinnovando il proprio portale:

www.centrouco.it

Il sito permetterà di comunicare con la Curia Arcivescovile, le Parrocchie, le Aggregazioni Ecclesiali, i Soci, le singole UCO e con tutti coloro che vogliono affacciarsi alla religiosità e alla pietà popolare della nostra diocesi.

Chiediamo di visitarlo e, se volete, potete darci qualche suggerimento.

Inoltre, in sintonia con la Diocesi, è stato allestito un Laboratorio di Informatica gratuito. Il laboratorio è aperto il martedì e il giovedì dalle ore 16,00 alle ore 21,00 ed è accessibile a tutti i soci U.C.O.

Il Delegato Arcivescovile

(prof. Pasquale Oliviero)

lunedì, luglio 27, 2009

Berlusconi: Movimenti cattolici tra fedeltà e 'scissione morbida'

Acli:Chiarezza.Forum famiglie:Coerenza.'Soft'invece Opus dei-Cdo
Roma, 27 lug. (Apcom) - Che Silvio Berlusconi non sia un "santo" turba, indigna, interroga il mondo cattolico italiano. O, almeno, una sua componente. Di certo, non è solo 'Famiglia cristiana', ormai, a criticare le vicende private del Presidente del Consiglio. Dopo un iniziale, diffuso silenzio, rotto solo dalle proteste del settimanale dei paolini, notoriamente poco tenero con questo governo (come, del resto, con i precedenti), più di un vescovo ha espresso dubbi e ha domandato chiarimenti e anche il quotidiano della Conferenza episcopale italiana 'Avvenire' ha espresso "disagio" per tutta la vicenda. E se c'è chi, in Vaticano, sottolinea che l'Italia "non è un paese di Amish o di calvinisti", c'è chi non esita a denunciare una "scissione morbida" dei cattolici dal berlusconismo. "Sembra che sia in atto una scissione morbida e silenziosa da Berlusconi e dal berlusconismo", afferma Mimmo Delle Foglie, portavoce dell'associazione Scienza e vita ed ex coordinatore del Family day: "Sono singolari le domande posto al mondo cattolico. Chi può immaginare che il giudizio dei cattolici su queste vicende sia positivo? Un comportamento del genere non si addice a un uomo privato, figuriamoci a un uomo pubblico". Gli fa eco il nuovo presidente del Forum delle famiglie Francesco Belletti: "Il valore della coerenza bisognerebbe chiederlo a tutti, a maggior ragione a chi ha ruoli pubblici". Poi punta alle promesse non mantenute su un fisco 'family friendly': "Non si vede ancora niente all'orizzonte. L'attenzione è molto debole. Questo governo, come quello precedente, ha promesso ma non ha ancora mantenuto. Le motivazioni sono comprensibili - la crisi, il debito pubblico, l'equilibrio del sistema tributario - ma chiediamo un segnale di inversione di tendenza, per essere certi che la famiglia non sia l'ultima riga della finanziaria". Il malumore cattolico nei confronti del premier, in effetti, è alimentato anche dall'insoddisfazione per alcune politiche care alla Chiesa. Sul cosiddetto quoziente famigliare, così come sui fondi alle scuole paritarie, l'associazionismo cattolico attende ancora risposte. Anche sui destini del testamento biologico c'è incertezza ora che il disegno di legge è approvato in un ramo del Parlamento, la Camera, il cui presidente, Gianfranco Fini, ha più volte espresso perplessità e critiche. "In alcuni ambiti, soprattutto sul tema della famiglia e dell'immigrazione, ci attendiamo un cambio di passo", afferma il presidente delle Acli (Associazioni italiane lavoratori cristiani) Andrea Olivero. Che su Berlusconi e i suoi incontri a Palazzo Chigi precisa: "Non basta dire 'non sono un santo'. Nessuno chiede che i governanti siano santi. Il punto è che laddove si esercitano mandati pubblici bisogna evitare condizioni che diano scandalo e che possono mettere la persona nella condizione di essere ricattabile". In questo senso, "è chiaro che oggi c'è una rilevanza pubblica di queste vicende che richiedono risposte chiare e limpide". Tra associazioni e movimenti cattolici, peraltro, non c'è, sulle vicende delle escort come su altri temi, l'unanimità. Bernhard Scholz, presidente della Compagnia delle opere (il 'braccio operativo' di Comunione e Liberazione), ha usato di recente parole di grande prudenza. "La coerenza personale, importante e desiderabile, non è il criterio esclusivo per valutare l'azione politica di chi governa. C'è una questione più importante: se la politica lascia libertà alle realtà che lavorano per il bene comune". Tradotto: associazioni, imprese, cooperative, scuole paritarie. "Le gerarchie cattoliche questo lo sanno bene", ha spiegato Scholz. Parole simili a quelle pronunciate, in tutt'altro contesto, da monsignor Rino Fisichella. Che, presentando in Vaticano l'enciclica del Papa con il ministro dell'Economia Giulio Tremonti, spiegava, in termini generali: "L'etica non può essere assunta come la panacea di tutti i mali che la società oggi vive per la crisi generalizzata, che non è solo di ordine economico, ma principalmente di carattere antropologico". E mentre il segretario della Cei Mariano Crociata fustigava - in un'omelia dedicata a Santa Maria Goretti - chi mette in piazza il "libertinaggio", il portavoce dell'Opus Dei, Pippo Corigliano, rilasciava un'intervista al 'Giornale' nella quale sosteneva: "E' pericoloso giudicare in piazza gli uomini, che siano politici o no, riguardo a quella che è la loro moralità: se si intraprende questa strada si può anche arrivare al 'Terrore' di Robespierre". Lontana dai furori termidoriani, insomma, una parte del mondo cattolico continua a guardare a Berlusconi come un alleato politico e un interlocutore per i propri progetti. Libero, ormai, da ogni condizionamento, anche il cardinale Carlo Maria Martini è sembrato accennare all'affaire Berlusconi. "La Chiesa può e deve protestare contro comportamenti rovinosi e immorali, che siano in contrasto col bene comune e deve usare cautela nel ricevere o nell'onorare certi personaggi", ha detto in una delle sue risposte ai lettori del 'Corriere della sera'. "Ma ciò non è sempre facile da stabilire e può darsi che in certi periodi si pecchi per difetto e in altri per eccesso", ha aggiunto. Diversa la posizione del Vaticano, dove prevale una posizione di cautela. Se certi comportamenti appaiono riprovevoli, altrettanto sospetto suscita l'impressione di una strumentalizzazione tutta politica delle vicende del premier e il fastidio per l'invasione che alcuni media hanno fatto della sua vita privata. Nei Sacri Palazzi, del resto, prevale il pragmatismo di chi considera molto buoni i rapporti tra le due sponde del Tevere. Tanto più che a Palazzo Chigi lavora un uomo - Gianni Letta - che, oltre ad essere Gentiluomo di Sua Santità, offre più di una garanzia per il mondo cattolico. Buoni rapporti confermati, tra l'altro, dall'incontro che domani il cardinale Tarcisio Bertone avrà in Senato per parlare con i senatori dell'anciclica 'Caritas in veritate'. L''Osservatore romano', da parte sua, non dà spazio a tutta la vicenda berlusconiana. E se 'Avvenire', pressato dalle rimostranze dei lettori, ha finito col chiedere "chiarezza" al premier e ammonirlo che il consenso dei sondaggi non va considerato "l'avallo a scelte poco consone", non ha mancato si sollevare dubbi sulle rivelazioni "non sappiamo quanto autentiche".

venerdì, maggio 08, 2009

IMMIGRATI: ASSOCIAZIONI CATTOLICHE, CONTENUTI DDL PREOCCUPANTI

giovedì, settembre 25, 2008

RETINOPERA: AD ASSISI (26-28 SETTEMBRE) SEMINARIO SU BENE COMUNE E POVERTÀ

"Oggi siamo di fronte ad una grande opportunità come mondo cattolico. Importanti trasformazioni sociali sono in corso e si parla di capitalismo che deve ridefinirsi: basti pensare alla crisi finanziaria di questi giorni, oppure a quella ambientale, oppure alla recente emergenza-cibo. Evidentemente c'è bisogno di nuove coordinate sia su scala nazionale, sia internazionale": lo ha detto al Sir Franco Pasquali, coordinatore nazionale di Retinopera, la realtà che aggrega 18 associazioni e movimenti tra i quali Azione Cattolica, Acli, Agesci, Coldiretti, Focsiv, Comunità di Sant'Egidio, Confcooperative, Fondazione per la Sussidiarietà, Movimento dei Focolari, che ha promosso ad Assisi un seminario su "Bene comune, povertà emergenti e ricchezze negate" (Sacro Convento, 26-28 settembre). Secondo Pasquali "la situazione odierna offre una grande opportunità a quanti sono portatori di valori che guardano al futuro, come sono quelli della Dottrina sociale della Chiesa". Ai lavori del seminario interverranno, tra gli altri, mons. Giuseppe Betori, Giuseppe De Rita, mons. Giampaolo Crepaldi, e i docenti universitari Juan Esteban Belderrain (univ. di La Plata), Adriano Fabris, Aldo Bonomi. L'intervista sarà on-line su www.agensir.it nella giornata odierna.

sabato, settembre 13, 2008

Cattolici: molto volontariato, poca politica


Dall'indagine Acli a conclusione del convegno di studi 'Destra e sinistra dopo le ideologie'

Perugia, 13 settembre 2008 – Protagonisti nel volontariato, meno sensibili alle forme di partecipazione civile e di impegno politico. E' questo il ritratto dei cattolici 'praticanti' che emerge dalla ricerca delle Acli presentata questa mattina a conclusione del 41° convegno di studi nazionale, a Perugia, dedicato ai temi della politica e della democrazia 'dopo le ideologie'. Un approfondimento dall'indagine esplorativa dell'Iref – realizzata nel mese di luglio su un campione rappresentativo di 1500 individui – volto ad analizzare 'L'impegno sociale e politico dei cattolici' alla luce del criterio della 'partecipazione'.

Più di un cattolico praticante su 4 svolge attività di volontariato (26%): una percentuale decisamente più alta (+8%) rispetto al resto della popolazione italiana. E non a caso è la parrocchia il luogo principale dove gli italiani dicono di fare volontariato, seguita delle associazioni locali (23%) o nazionali (14%). A fronte, tuttavia, di questo attivismo sul piano dell'azione volontaria, i cattolici praticanti mostrano una minore propensione all'impegno nelle tradizionali forme dell'attivismo civile e politico.

Tra gli intervistati che dichiarano un'assidua frequenza religiosa (una volta a settimana, il 29% del campione) solo il 5% è iscritto ad un'organizzazione di categoria o professionale (rispetto a un dato campionario del 7%); il 3,7% ad un partito, contro il 4,3% generale; il 10% fa parte di un sindacato (-3%); il 16% è membro di un'associazione (-1%). Un andamento simile si riscontra anche rispetto ad altre forme di partecipazione 'civica': solo il 3% ha partecipato nell'ultimo anno a manifestazioni di piazza su questioni politiche e sociali (contro l'8% del campione), il 6% ha aderito a forme di boicottaggio (-3%), residuale la partecipazione a scioperi o meetup pubblici come quelli di Beppe Grillo. Certo le scelte dei cattolici si inseriscono in una tendenza più generale – osservano i ricercatori dell'Iref –, ma è indubbio i livelli di partecipazione siano tra i praticanti più attenuati, o comunque non registrino quella 'differenza' positiva riscontrabile con evidenza nel campo del volontariato.

Il presidente delle Acli Andrea Olivero (nella foto) richiama le parole pronunciate dal Papa domenica scorsa a Cagliari, l'appello ad 'una nuova generazione di laici cristiani impegnati', 'capaci di evangelizzare il mondo del lavoro, dell’economia, della politica'. «E' davvero il tempo – ha detto Olivero - per i cristiani di riscoprire la propria vocazione civile e politica se si vuole davvero trasformare il mondo alla luce del Vangelo. La democrazia, se non vuole ridursi ad un mero esercizio di delega, ha bisogno della partecipazione dei cittadini, e in particolare ha bisogno della partecipazione attiva dei cittadini cristiani, del loro entusiasmo, della loro intelligenza, del loro senso di responsabilità e di solidarietà».

Se il rapporto con l'impegno politico in prima persona appare problematico, al momento del voto il comportamento dei cattolici praticanti è saldamente ancorato alle proprie 'convinzioni personali' (i valori in cui credo) che prevalgono (43%) sulle considerazioni rispetto all'efficacia del programma presentato dai diversi partiti (26%). Un'autonomia di giudizio che si riscontra anche nella disponibilità dichiarata a votare indistintamente un candidato di destra o di sinistra qualora lo ritenessero capace di risolvere i problemi del paese (42%, +4 rispetto al campione) o avessero la certezza della sua onestà (25%, +4%). Sta di fatto che la maggioranza dei cattolici praticanti italiani ha votato PDL alle ultime elezioni (40%, + 5% rispetto al dato generale). Il 25% si definisce di centro-destra, il 15% di centro-sinistra, il 14% di centro. Eppure un terzo dei praticanti non accetta nessuna di queste definizioni e il 37% dichiara di non sentirsi vicino a nessuno dei partiti politici esistenti. L'atteggiamento politico prevalente appare dunque 'post-ideolgico', ma ben radicato nei propri valori di riferimento.

Proprio sul piano dei temi dalla forte implicazione etica, sociale e religiosa, l'universo dei cattolici praticanti mostra una forte compattezza di intenti e una coerenza di valori. Quasi la totalità dei praticanti (91%) afferma che sia giusto insegnare la religione cattolica nelle scuole (nel campione il dato scende al 71%). Allo stesso modo ritengono che sia particolarmente giusto e doveroso cancellare il debito dei paesi poveri con il contributo economico dei cittadini dei paesi più ricchi (71%). Il 58% è convinto della necessità di fissare dei limiti per la ricerca medica per tutelare la vita in ogni sua forma. Per il 55% è sbagliata l'idea di un riconoscimento pubblico alle coppie di fatto, incluse le coppie omosessuali.

lunedì, settembre 08, 2008

«Nuovi politici cattolici per l’Italia»

In Italia serve una «nuova generazione» di politici cattolici, di «laici cristiani» che abbiano «rigore morale» e «competenza». Lo ha detto Benedetto XVI durante la messa celebrata ieri a Cagliari. Il Papa ha poi esortato i giovani a rifuggire «il nichilismo odierno», ha denunciato la piaga della precarietà del lavoro e con una preghiera a Maria in sardo ha esortato «il popolo delle madri» ad amare e difendere la vita. Infine il pontefice ha messo in guardia contro i falsi miti del guadagno facile imposti dalla società consumistica, invitando a non idolatrare chi ha successo.


sull'argomento pubblichiamo un articolo del Presidente Casavola tratto dal Mattino

Francesco Paolo Casavola


Nell'omelia di Benedetto XVI per la messa celebrata nel santuario di S. Maria di Bonaria, a Cagliari, alla presenza non solo di una moltitudine di fedeli, ma anche di autorità nazionali e locali, primo tra tutti il presidente del Consiglio dei ministri, sono stati esortati i laici cattolici all'impegno nella vita pubblica, dall'economia alla politica. Non mancheranno commenti sulla portata di questo appello, nell'ampio ventaglio di ipotesi ch'esso stimola, dalla evocazione di un nuovo cattolicesimo sociale, democratico, popolare alla indicazione della necessità di una formazione intellettuale e morale, ispirata alla dottrina sociale della Chiesa, per una classe dirigente e politica all'altezza dei problemi che ci vengono incontro. In ogni caso, interpretata nella sua portata minimale, la frase dell'omelia papale vuol significare che i cattolici non possono non dar conto della loro presenza in tutti gli ambiti della storia presente del Paese. Qualcuno suonerà l'allarme per una ennesima minaccia di invasione clericale dei meccanismi che danno movimento e direzione alla convivenza nazionale. Ma sarebbe il caso di uscire da una simile psicosi, che è l'unica patologica giustificazione di quanti pretendono di dividere gli italiani tra atei e credenti. Qui è in questione una cultura civile, cui debbono contribuire, anche con le opportune reciproche correzioni, laici portatori di due grandi patrimoni, della cultura cattolica e di quella liberale.
Se si mettono in fila i valori della libertà e dignità della persona, il valore della vita, della uguaglianza e della giustizia, della libertà del pensiero e della coscienza, del bene comune, della legalità, della solidarietà, dell'economia sociale di mercato, del rispetto delle diversità, della tutela dell'ambiente, della pace, come si può immaginare che ci si divida su fronti opposti? Si discuterà di modalità, di priorità, di commisurazione di mezzi a fini. Si discuterà di modalità, di priorità, di commisurazione di mezzi a fini. La distinzione, se proprio la si vuole andare a stanare, sarà la buona e la cattiva coscienza degli uni e degli altri. Abbiamo gli atei devoti, i finti credenti per ragioni di consenso elettorale, i fondamentalisti del laicismo e del clericalismo, che all'atto delle scelte concrete e delle decisioni non rinviabili saranno costretti a far cadere le loro mascherature. Ma prima di quel momento di verità, non solo politici, amministratori eletti, uomini delle istituzioni e della legge, ma anche delle imprese, delle professioni, delle formazioni sociali, debbono radicarsi in ogni realtà comunitaria tra i tanti territori e popolazioni del nostro paese. Di un tale incistidamento la Chiesa cattolica ha una esperienza millenaria. Si può non essere praticanti e tuttavia si è raggiunti da questa capillarità del mondo cattolico. Dall'altra parte, si oscilla tra la insignificanza dell'anonimato di massa e l'arroganza di gruppi elitari, che amplificano la propria rappresentatività traverso il controllo di stampa e televisione. Se si deve collaborare per mete condivise, è bene che i cattolici si dichiarino per quello che sono, che valgono, che operano. Senza complessi di nascondimento o di mimetizzazione. La loro franchezza costringerà a eguale comportamento i loro competitori. E la Chiesa gerarchica non si ridurrà a emettere ultimative e non più negoziabili parole d'ordine, ma tornerà alla sua missione di formazione delle coscienze, guadagnando anche dagli avversari comprensione e rispetto per la sua missione di madre e maestra.
Francesco Paolo Casavola


venerdì, agosto 15, 2008

Dopo il caso Famiglia Cristiana una nuova stagione di impegno politico e sociale per i cattolici italiani?

Nel grande vuoto lasciato dai cattolici democratici

FRANCO GARELLI da La Stampa

E’ un ferragosto di fuoco quello che sta vivendo Famiglia Cristiana, il celebre settimanale dei Paolini oggi al centro di varie tensioni. Anzitutto lo scontro col governo in carica, che si è offeso per l’ultimo editoriale della rivista che paventa la nascita in Italia di un fascismo «sotto altre forme». E di riflesso a questa vicenda, la netta presa di distanza del Vaticano dai commenti «politici» di Famiglia Cristiana, giudicata come una testata importante della realtà cattolica, ma che non esprime «né la linea della Santa Sede né quella della Conferenza episcopale italiana».

Singolare dichiarazione quest’ultima, sia perché la direzione della rivista non si è mai sognata di parlare a nome dei vertici della chiesa (italiana e no), sia perché è evidente l’intento del Vaticano di non creare zone d’ombra tra il mondo cattolico e l’attuale governo italiano, anche a costo di mettere la sordina a qualche sua realtà autorevole. La Santa Sede, in altri termini, non vuol rovinare il rapporto con un esecutivo (e un’area politica) che considera attenti ai valori e agli interessi dei cattolici, in grado - molto più del precedente governo di centro-sinistra - di promuovere una politica che tuteli quei pilastri sociali (famiglia, vita, scuola libera, educazione, ecc.) che a suo dire maggiormente rispecchiano la visione cristiana della realtà.

Non è che Famiglia Cristiana metta in discussione questi valori di fondo, anche se da tempo ha scelto la politica delle mani libere, promuovendo un’informazione sui fatti di casa nostra che non fa sconti a nessuno, che non si lega per partito preso a qualche forza politica, attenta a verificare di volta in volta la congruenza tra dichiarazioni e scelte concrete, tra fatti e intenzioni.

Con questo cambio di pelle (relativamente recente), Famiglia Cristiana ha accentuato la sua presenza critica nella realtà italiana, passando da «pacioso» settimanale delle parrocchie a rivista di impegno civico di rilievo, che sta sulla breccia delle questioni emergenti; e ciò pur continuando a essere una testata che diffonde informazione e cultura religiosa, attenta al lato umano e spirituale dell’esistenza.

Questa trasformazione sembra dovuta a due ragioni di fondo. Anzitutto l’esigenza di meglio collocarsi nel mondo della comunicazione, superando l’immagine di rivista per tutte le stagioni che era la Famiglia Cristiana del passato, quando il mondo cattolico era una realtà molto solida e poco differenziata. Nell’epoca del pluralismo, nessuna grande istituzione (quindi anche nessuna realtà comunicativa) può sopravvivere senza operare delle scelte precise, senza optare per un pubblico particolare di riferimento.

Un altro fattore che può aver spinto Famiglia Cristiana a interessarsi maggiormente delle questioni sociali e politiche emergenti è l’attuale debolezza del cattolicesimo politico, il fatto che esso è ormai ridotto a una minoranza con poca risonanza pubblica. Al tempo in cui la Democrazia cristiana rappresentava gli orientamenti dei cattolici nella società italiana, Famiglia Cristiana era il collante comunicativo di un mondo cattolico perlopiù politicamente allineato. Oggi, invece, nella stagione dell’Italia bipolare, i cattolici sembrano relegati ad un ruolo comprimario sulla scena politica; e ciò sia che il governo sia targato centro-sinistra (come quello diretto da Prodi nella passata legislatura) o sia espressione del centro-destra (come quello attuale di Berlusconi). In entrambi i casi prevalgono esecutivi in cui (al di là di dichiarazioni formali) i cattolici sembrano avere poco peso e possibilità progettuale. In questo quadro, dunque, Famiglia Cristiana tende ad occupare uno spazio lasciato vuoto dalla politica «cattolica», dando voce ad istanze inascoltate, richiamando i governi ad una soluzione ai problemi che rifletta anche una visione solidale della realtà.

Si può dire, come qualcuno ha sostenuto, che Famiglia Cristiana sia l'ultima espressione del cattocomunismo italiano, il gruppo editoriale che non si piega alla deriva a destra del Paese? Credo che il taglio socialmente aperto della rivista sia evidente, nel senso che Famiglia Cristiana rappresenta la punta comunicativa di quel cattolicesimo di impegno sociale che è una delle più grandi realtà della tradizione cattolica italiana. Ma detto questo, la rivista non sembra tirare in una sola direzione e applica lo stesso metro alle varie forze politiche e ai diversi governi. Ieri ha bacchettato Prodi sulla questione dei Dico e Veltroni sull’apertura del Pd ai radicali. Oggi è critica verso Berlusconi quando accusa i pm di essere sovversivi o quando la sua maggioranza sembra compiere scelte populiste sulla questione sicurezza.

In un tempo di grandi silenzi e allineamenti (che coinvolgono anche il mondo cattolico), c’è una forza d'animo in queste prese di posizioni da non sottovalutare, che ha i suoi costi sociali ma che è foriera di una presenza sociale più partecipe e riflessiva.

lunedì, giugno 23, 2008

ILVO DIAMANTI: "IL POPOLO CATTOLICO DISPERSO IN POLITICA". Una "Chiesa extraparlamentare"

ILVO DIAMANTI: "IL POPOLO CATTOLICO DISPERSO IN POLITICA".

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Dopo il voto, le polemiche intorno al rapporto fra Chiesa e politica sembrano meno accese. La netta vittoria del Centrodestra, anzitutto, ha espunto dall'agenda parlamentare i temi etici, che tante polemiche avevano sollevato, soprattutto nel Centrosinistra. Per questo, le materie che hanno ostacolato il breve percorso del governo Prodi (coppie di fatto, fecondazione assistita, eutanasia) probabilmente verranno accantonate. Mentre difficilmente il Centrodestra rivedrà la 194, che regola l'interruzione della gravidanza, come vorrebbero le gerarchie ecclesiastiche. D'altronde, il Pdl ha lasciato solo Giuliano Ferrara a combattere la sua battaglia per la moratoria contro l'aborto. È probabile che, sull'argomento, prevalga la rimozione. Come, in fondo, è avvenuto in campagna elettorale, per tacita, reciproca intesa fra i due maggiori candidati premier.

A Berlusconi, d'altronde, non piace aprire grandi e laceranti discussioni fra gli elettori; i suoi, in particolare. Preferisce dialogare con la gerarchia in modo diretto. A tu per tu. Rassicurando il Pontefice sul sostegno alle famiglie e alle scuole cattoliche. Oppure invitando un vescovo a spendersi affinché la Chiesa permetta ai divorziati di "fare la comunione" (quindi anche, ma non solo, a lui: per evitare il sospetto di una indulgenza "ad personam").

Le posizioni della Chiesa, inoltre, in questa fase non favoriscono una specifica parte politica. Sui temi bioetici e sulla famiglia la gerarchia ecclesiastica è in contrasto con il Centrosinistra. Ma avviene il contrario in materia di sicurezza e di immigrazione. Così, la "questione cattolica", in Italia, non sembra più al centro del dibattito politico. Anche la polemica di Famiglia Cristiana sul ruolo dei cattolici nel PD avrebbe avuto un impatto mediatico assai maggiore qualche mese fa, quando i Democratici erano al governo. Mentre ora sono la minoranza della minoranza.

Tuttavia, è lo stesso risultato elettorale ad aver complicato il rapporto tra Chiesa e politica. Dopo la fine della Dc - il partito dei cattolici - la Chiesa ha scelto di agire in proprio sui temi di maggiore interesse. La gerarchia è intervenuta in modo diretto, insieme a gruppi, circoli e comitati del mondo cattolico. Ha investito con maggiore decisione sulla comunicazione e sui media. Dai quotidiani (L'Osservatore Romano, l'Avvenire, Famiglia Cristiana) alle emittenti radiotelevisive. Sostenuta da intellettuali e media "non" cattolici. Anzi: laici; atei (più o meno) devoti. Raccolti intorno al Foglio di Giuliano Ferrara.

Una "Chiesa extraparlamentare", l'ha definita Sandro Magister in un lucido saggio di alcuni anni fa (pubblicato dall'Ancora del Mediterraneo). Capace di promuovere massicce campagne di opinione. Disposta a "scendere in campo" direttamente, come ha fatto in occasione del referendum sulla procreazione assistita. Questo modello è stato ispirato e guidato dal cardinale Camillo Ruini. Che ieri si è congedato dal ruolo di "vicario" di Roma, dopo quasi 18 anni. Esortando i vescovi, nel commiato, a non essere "sudditi". Di certo non lo sono stati negli ultimi 20 anni. Semmai il contrario.

Tuttavia, questa linea oggi appare in discussione. Per funzionare, esige una Chiesa in grado di orientare, almeno in parte, le scelte elettorali dei cattolici. In modo da premiare oppure punire le forze politiche, in base alla coerenza con le posizioni della Chiesa. Capace, ancora, di influire sulle scelte legislative, attraverso parlamentari "fedeli". Come un "gruppo di pressione" (non diremo "lobby", per non generare equivoci) in grado di esercitare una "pressione" efficace. Ciò non è avvenuto, in questa fase.

Giuliano Ferrara (ancora lui) ha denunciato, dopo le recenti elezioni, l'indebolirsi della presenza dei cattolici e degli esponenti vicini alla Chiesa: nell'attuale governo e nei posti-chiave dei principali partiti. Conseguenza implicita della scelta della Chiesa di non scegliere. Di non schierarsi apertamente. E, semmai, di appoggiare l'Udc di Casini e di Pezzotta. Coltivando una tentazione neodemocristiana. Una critica esplicita alla strategia "extraparlamentare" di Ruini.

Le recenti elezioni, d'altra parte, sottolineano come, dopo la Dc, sia finita anche l'era dell'unità politica dei cattolici. In modo, forse, definitivo. Lo mostrano i dati dell'indagine condotta dal Laboratorio di Studi Politici dell'Università di Urbino (LaPolis) nelle settimane successive al voto (campione nazionale di oltre 3300 casi). I cattolici confermano, come nel recente passato, di essere orientati prevalentemente a centrodestra. Il 34% di coloro che frequentano assiduamente la messa domenicale ha, infatti, votato per Veltroni (il 30% per il PD); il 48% per Berlusconi (il 41% PdL).

Tuttavia, la differenza rispetto al totale dei votanti non è eccessivo. Fra i cattolici praticanti, infatti, il Pd ottiene 3 punti e mezzo in meno rispetto a quanto avviene fra i votanti nell'insieme. Il contrario del PdL. Tuttavia, conviene rammentare che quanti vanno regolarmente a Messa (secondo l'Osservatorio socio-religioso triveneto, diretto da Gian Antonio Battistella e Alessandro Castegnaro) costituiscono una quota di poco inferiore al 30% della popolazione. Per cui, rispetto al risultato ottenuto dal Pd e dal PdL fra i votanti nel complesso, la differenza espressa dal voto dei cattolici praticanti si riduce a circa l'1%
L'Udc, da parte sua, ha effettivamente intercettato una quota di cattolici quasi doppia rispetto al proprio peso elettorale. Il 10% dei cattolici praticanti assidui. Che, però, sul totale dei voti validi, significa non più del 3%. Poco per garantire ai cattolici peso e rappresentanza. Anche perché, comunque, il 90% dei cattolici ha votato diversamente. Dati molto simili emergono da altre ricerche (Itanes, nella parte curata da Luigi Ceccarini; dati Ipsos, nelle analizzati da Paolo Segatti e Cristiano Vezzoni).

Anche per questo riteniamo che i progetti neocentristi volti ad allargare la base elettorale dell'Udc non produrranno effetti significativi. Visto che la presenza radicale nel Pd non pare averne indebolito la capacità di attrarre il voto cattolico. Peraltro, nella base elettorale dei principali partiti (Udc esclusa), i cattolici praticanti costituiscono una porzione significativa, ma minoritaria. E, sui temi sociali ed etici, esprimono posizioni maggiormente vicine alla parte politica di riferimento piuttosto che alla Chiesa.

Semmai, la preferenza per il Centrodestra appare molto più evidente fra i cattolici che esercitano la pratica religiosa in modo saltuario. Una componente, peraltro, ampia degli elettori (circa un quarto del totale), poco sensibile agli insegnamenti ecclesiastici. Animati da grande fiducia nella Chiesa, questi cattolici interpretano e praticano una religione secolarizzata e privatizzata. Più simile al "senso comune" che a una professione di fede esercitata con coerenza.

L'influenza della Chiesa, per essere davvero influente, deve rivolgersi in particolare a questo popolo di "fedeli tiepidi". Peraltro, più tradizionalisti e orientati a destra, sui temi etici ma anche sociali. Tuttavia, la "missione" perseguita da Benedetto XVI non dimostra indulgenza verso il relativismo religioso ed etico. Al contrario, mira a recintare il "campo religioso", tracciando confini chiari fra la verità dei cattolici e quella degli altri. Per questo potrebbe avvenire che la Chiesa abbandoni la via extraparlamentare. Che la gerarchia cattolica concentri la propria pressione (e la propria "missione") sulla politica e i politici. Cattolici e non. Ma, ancor prima, sugli stessi cattolici. Soprattutto, i più "relativi". Per rafforzare il potere di rappresentanza della Chiesa. E, forse prima ancora, per "educarli". Per trasformare la loro fede da relativa in assoluta.

martedì, giugno 03, 2008

Il caso Zingari

La Comunità di Sant’Egidio
è lieta di invitare
alla presentazione del libro
“IL CASO ZINGARI”
A cura di Marco Impagliazzo
Leonardo International 2008

Giovedì 5 giugno 2008 - Ore 17.30
Auditorium Arcivescovile
Largo Donnaregina, 22 Napoli

Intervengono:
Francesco Paolo Casavola
Presidente Emerito della Corte Costituzionale
Aldo Masullo
Professore Emerito dell’Università “Federico II”di Napoli
Gino Battaglia
Comunità di Sant’Egidio
Angelo Scelzo
Sottosegretario del Pontificio Consiglio per le Comunicazioni Sociali
Paolo Morozzo della Rocca
Università di Urbino

mercoledì, maggio 07, 2008

La lista dei ministri del governo Berlusconi. Nel frattempo Giuliano Ferrara dal Foglio si interroga su questo governo senza cattolici.

In primo piano Il Foglio 7 Maggio 2008

Ci si chiede se 6 zie suore del Cav.compensino il ministero superlaico

UN GOVERNO SENZA CATTOLICI

Adulti forse, ma sicuramente cattolici. Pasticcioni forse, ribelli, disincantati, rassegnati, pudichi, in qualche caso più laicisti dei laicisti, ma sicuramente cattolici. Pullulavano nel governo precedente e dannatissimo: da Prodi a Bindi, Fioroni, Rutelli, Turco, Mastella, Parisi, De Castro, Santagata. Per cattolici si intenda, in luogo di semplici battezzati o generici ex chierichetti: politici di formazione cattolica, con legami intellettuali o militanti o di rete civile e politica con il movimento cattolico organizzato, in tutte le sue forme, e con la chiesa. Personalità ogni giorno interpellate, in ragione della loro identità e fede, sulle grandi questioni nuove di relazione tra religione e politica, tra etica e potere pubblico. Bisognerebbe aggiungere il cristiano valdese Ferrero, e per le istituzioni, naturalmente, il presidente del Senato Marini, il capogruppo alla Camera Franceschini. Con l’espulsione e la marginaiízzazione dell’Udc, con il passaggio all’opposizione dei cattolici di sinistra o democratici, di tanta gloria in excelsis non resta che una vicepresidenza Buttiglione, meschina meschina. E la salda garanzia romano-vaticana di un potere di palazzo, quello di Gianni Letta, che in tanto ribaltarsi e turbarsi di ogni cosa vivrà un suo splendido isolamento, ma sempre in comunione con la gerarchia. Per il resto, nel nuovo governo così come si va configurando a balzelloni, no cattolici. Stiamo fotografando, con una punta di paradosso, una situazione in fondo scontata. La dc di sinistra nel Pd, e Casini da solo al centro, hanno perso le elezioni: ovvio che il loro posto non sia nell’esecutivo. Però fa impressione lo stesso, questo strano rovesciamento di senso per cui dopo il referendum sulla fecondazione assistita e il family day, e all’indomani delle tenorili polemiche sul dispotismo clericale nella vita pubblica italiana, i cattolici come classe dirigente sono scomparsi dalle posizioni più influenti del sistema istituzionale e politico. Il presidente della Camera ha pronunciato nel suo discorso inaugurale parole ispirate al più puro ratzingerismo. E’ immaginabile che anche Berlusconi ce la metta tutta a recuperare verbalmente il terreno che gli è smottato sotto i piedi, proprio a lui che rivendica sempre, e sempre ironicamente, la funzione protettiva di ben 6 zie suore sull’intera sua parabola umana e pubblica. Tuttavia il fatto resta, e ingolosisce e incuriosisce gli osservatori. Le condizioni per il dispiegarsi dell’anarchia etica ci sono tutte.

comunque il governo è questo:

Ministri con portafoglio
Esteri: Franco Frattini; Interno: Roberto Maroni; Giustizia: Angelino Alfano; Economia Giulio Tremonti; Difesa: Ignazio La Russa; Sviluppo economico: Claudio Scajola: Pubblica istruzione: Maria Stella Gelmini; Politiche agricole Luca Zaia; Ambiente Stefania Prestigiacomo; Infrastrutture Altero Matteoli; Welfare Maurizio Sacconi; Beni culturali Sandro Bondi.

Ministri senza portafoglio Riforme: Umberto Bossi; Semplificazione: Roberto Calderoli; Attuazione Programma: Gianfranco Rotondi; Politiche Comunitarie: Andrea Ronchi; Pari Opportunità: Mara Carfagna; Affari regionali: Raffaele Fitto; Politiche giovanili Giorgia Meloni; Rapporti con parlamento Elio Vito; Innovazione Renato Brunetta.

domenica, marzo 30, 2008

Famiglia Cristiana: «Il capo del Pdl vuole ammaliarci ma è di cattivo gusto»

L’intervista \ Il direttore di «Famiglia cristiana»
Don Sciortino: non si usa il cardinale Ruini
«Il capo del Pdl vuole ammaliarci ma è di cattivo gusto»

ROMA — «E’ una strumentalizzazione. Un espediente per ammaliare i cattolici e portarli dalla propria parte ». E’ duro don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, nei confronti delle parole di Silvio Berlusconi sul cardinal Ruini (sa «che i voti dati a partiti diversi dal pdl sono persi»).

Perché?
«E’ stata un’uscita fuori luogo e fuori posto»

Non crede che Berlusconi abbia davvero riferito le parole di Ruini?
«Per quel che ne so io il cardinal Ruini non ha mai detto cose del genere. Quindi quando Berlusconi riporta il suo pensiero ne fa un uso indebito ai fini della campagna politica».

Un equivoco in buona fede?
«La buona fede in politica è tutta da dimostrare. Non si dice nulla se non c’è un interesse a riguardo. Questo però in generale».

E in questo caso specifico?
«Credo sia stato fatto un uso improprio della figura del cardinale. Nessuno ha autorizzato Berlusconi a farsene portavoce».

Nel bene o nel male Ruini è molto presente nelle dichiarazioni dei politici in questa campagna elettorale.
«In alcuni casi ci si lamenta che la Chiesa fa ingerenze. Quando fa comodo però la si tira in ballo».

E stavolta?
«E’ stata proprio tirata per i capelli».

Sorpreso?
«No. In campagna elettorale tutti usano tutti i mezzi a propria disposizione per avere consenso. Quanto questo serva al bene comune è tutto da dimostrare».

Ma la Chiesa appoggia o no Casini?
«Come ha detto monsignor Betori, segretario generale della Cei: la Chiesa non si schiera».

Però che Ruini sia lo sponsor di Casini è stato scritto.
«E’ una forzatura».

Ma è meglio Berlusconi o Veltroni?
«Questo lo decideranno gli elettori liberamente sulla base dei programmi presentati. Ben sapendo che a promettere sono tutti bravi, ma raramente le promesse vengono mantenute».

Questa è antipolitica?
«No. Ai miei lettori io ho dato il consiglio di esercitare comunque, al di là delle delusioni, il diritto di voto. Ma pensiamo alle promesse di tutela della famiglia: le hanno fatte tutti e abbiamo tasse scandinave e servizi da sud del mondo ».

Ma, sotto sotto, la Chiesa per chi tifa?
«Monsignor Betori l’ha detto: un po’ in tutti i partiti ci sono esponenti cattolici. Quello che sta a cuore alla Chiesa è che i politici cattolici dovranno tenere conto dopo le elezioni, della difesa della vita, della famiglia e della dottrina sociale».

Pensa che davvero ne terranno conto?
«La coerenza è un lusso per una politica ottusa e avida che continua ad aumentare i propri privilegi senza rendersi conto che le famiglie sono diventate davvero molto più povere e se non si farà qualcosa ci sarà una reazione molto forte».

Lei ha già deciso per chi voterà?
«Un’idea ce l’ho. C’è sempre il principio del minor male possibile».

Casini?
«Il voto è segreto. Doppiamente per me che oltre agli elettori devo pensare ai miei lettori».
Virginia Piccolillo

IL CANDIDATO: LUIGI BOBBA (PD), NOI CLERICALI? MA SE GUARDIAMO AD OBAMA..."

IL CANDIDATO: LUIGI BOBBA (PD), NOI CLERICALI? MA SE GUARDIAMO AD OBAMA..."


(ASCA) - Roma, 29 mar - Piemontese, originario di Cigliano in provincia di Vercelli, 53 anni, sposato e padre di due figlie, Luigi Bobba candidato capolista per il Partito Democratico nel collegio Piemonte 2, una carriera tutta interna alle Acli, sino a diventarne presidente nazionale, ha guadagnato notorieta’ come attivo esponente del Terzo settore. Tra i promotori di Retinopera, coordinamento del laicato cattolico impegnato nella vita sociale e politica, e’ stato vicepresidente della Banca Popolare Etica.
Entrato in politica nel 2006, e’ stato eletto al Senato nella Margherita in Puglia, dando vita al gruppo di parlamentari divenuti noti come ’teodem’. Attualmente e’ segretario del Pd di Vercelli.
Le politiche di sostegno alla famiglia vorrebbero essere il cuore delle proposte del gruppo ’Teodem’.
In concreto, quali misure proponete?
BOBBA - ’L’attenzione alla famiglia e alle politiche di sostegno alla natalita’, all’occupazione delle donne e alla cura degli anziani, non e’ un tema squisitamente cattolico.
E’ una questione di straordinario interesse generale; e’ un’emergenza non riconosciuta con la quale il nostro Paese non puo’ non misurarsi. Purtroppo la mancanza di una vera strategia di politiche familiari, risale indietro nel tempo.
Semmai con il Governo Prodi si sono colmate alcune lacune, grazie anche all’istituzione di un Ministero della Famiglia.
Resta pero’ un gap molto consistente con i grandi paesi europei, in particolare con la Francia dove si spende per la famiglia un valore corrispondente a tre punti di PIL (circa 40/45 miliardi di euro), mentre l’Italia e’ inchiodata ad un punto di PIL (14 miliardi circa).
Dunque serve una svolta, un cambio di marcia. Un Paese con uno squilibrio demografico troppo marcato avra’ difficolta’ sia ad affrontare i costi crescenti della spesa assistenziale, sanitaria e previdenziale; sia a restare competitivo sul mercato globale, dato che le schiere dei lavoratori giovani tenderanno ad assottigliarsi negli anni a venire.
E’ dunque sbagliato recintare questo tema come se fosse caro solo ai cattolici. Se i credenti che fanno politica hanno sollevato la questione, non e’ per un interesse confessionale, bensi’ perche’ hanno a cuore il futuro del Paese e delle famiglie italiane.
Attraverso le politiche familiari sono in gioco due grandi valori: la liberta’ e l’eguaglianza. La liberta’ di poter mettere al mondo, allevare ed educare i figli che si desiderano; l’eguaglianza tra le famiglie che hanno figli e quelle che scelgono di non volerne. La liberta’ di fare figli e’ seriamente messa in discussione dall’assenza di sostegni (assegni, fisco, servizi) adeguati.
Assenza che si scarica in particolare sulle donne costrette spesso a scegliere tra lavoro e vita familiare.
Equita’ perche’ la nostra Carta Costituzionale all’art. 31 tutela proprio quella proiezione di futuro che sono i figli.
Dunque l’attenzione del legislatore per la famiglia e’ motivata dal garantire un futuro a tutta la comunita’. E solo politiche amichevoli per la natalita’ la possono assicurare.
Dunque occorre ristabilire la soglia naturale di riproduzione della popolazione, passando da 1,29 figli per donna ai due figli che le donne italiane effettivamente desiderano. Come fare? Nel programma del PD si individuano quattro strumenti principali: una misura unica di 2500 Euro per ogni figlio che sommi detrazioni fiscali e assegni familiari; incremento della durata dei congedi parentali da 6 a 12 mesi con una copertura completa dal mancato salario, anziche’ l’attuale 30%; un incremento piu’ che significativo del numero degli asili nido, passando dall’attuale 6% di copertura della domanda effettiva al 25%; e infine un complesso di misure che favoriscano effettivamente (part-time, defiscalizzazione dei contributi) l’occupazione delle donne che oggi e’ di quasi 10 punti inferiore alla media europea.
Insomma per un Paese piu’ competitivo ma anche piu’ equo e piu’ aperto al futuro non si puo’ che ripartire dalla famiglia’.
Perche’ vi siete chiamati Teodem? Non c’e’ il rischio di clericalizzare la politica? I critici vi accusano di essere la lunga mano del cardinal Ruini. Cosa risponde?
BOBBA - ’Questa critica si presenta come un insulto, quasi fossimo delle persone incapaci di decidere con la propria ragione in modo laico senza per questo dimenticare i valori in cui si crede. Questa favoletta di essere i portaordini del Card. Ruini e’ veramente stantia e ridicola.
Come legislatore seguo innanzitutto la Carta Costituzionale (la nostra Bibbia civile la defini’ il Presidente Ciampi) e poi cerco di tradurre in leggi cio’ che mi appare come il bene comune per il nostro Paese.
Non si capisce perche’ un credente dovrebbe mettere fuori dalla porta del Parlamento e della politica i valori in cui si riconosce. Quasi che questi valori che sono la sorgente di un agire per il bene comune non avessero piena cittadinanza nel dialogo pubblico, nella politica.
Mi appello a Barack Obama che ha giustamente osservato che e’ un assurdo pratico pensare che i valori che guidano la vita personale non debbano avere un riflesso anche nell’azione politica. Chi li vuole confinare nella sfera privata, confonde la laicita’ con il laicismo, l’autonomia delle scelte politiche con l’assenza di riferimenti di valore. Quasi che la democrazia e le istituzioni potessero essere indifferenti a cio’ che si esprime nella societa’ civile. La politica riguadagnera’ forza, credibilita’ tanto piu’ sara’ capace di interpretare questi valori. La Chiesa, i credenti, le molte presenze, opere e istituzioni che sono nati dalla fede cristiana non sono un ostacolo, un ingombro, ma una risorsa per una comunita’ piu’ responsabile, libera e giusta. Altro che clericalizzazione della politica! I veri clericali sono coloro che non accettano di tradurre questi valori in linguaggio universale, cioe’ accettabile anche da chi non crede; o quanti pensano che le istituzioni debbano essere indifferenti, estranee a questo universo valoriale.
Infine perche’ teodem? La sigla nata, quasi per scherzo, ha avuto fortuna fino a entrare nel nuovo dizionario Zanichelli.
Dunque forse, al di la della caricatura, segnala un problema.
Quale? La rappresentanza dei valori (teo) non puo’ essere lasciata in esclusiva al centro destra. Deve essere una prerogativa e una preoccupazione anche di chi appartiene allo schieramento riformatore, al Partito Democratico. Questa la funzione che abbiamo cercato, pur tra tante ostilita’, di assolvere in questi due anni di legislatura. Forse oggi la criticita’ di questa scelta e’ piu’ chiara e anche lo stesso segretario del PD Veltroni l’ha esplicitata in piu’ occasioni.
La nascita del PD puo’ essere una straordinaria occasione per intessere dialoghi, approfondimenti in vista di nuove sintesi. Nel rispetto della pluralita’ delle culture presenti nel PD, ma anche con l’intento di creare positive contaminazioni. Non chiedendo a nessuno abiure, ma neppure favorendo arroccamenti e chiusure. Forse la legislatura che si apre, ormai lontana dal confronto muscolare di due schieramenti omnicomprensivi, puo’ essere un’occasione straordinaria per evitare che il bipolarismo politico diventi bipolarismo etico e che i temi della biopolitica siano affrontati con la prudenza, l’attenzione che questioni cosi’ delicate meritano.

martedì, marzo 18, 2008

LUBICH: BERTONE, ASTRO LUCENTE IN SECOLO DI CRIMINI



Una folla enorme, forse quasi 40 mila persone, ha partecipato oggi ai funerali di Chiara Lubich, la fondatrice del movimento dei Focolarini, scomparsa venerdì scorso. Sul feretro, tre garofani rossi, lo stesso tipo di fiori che Lubich acquistò il 7 dicembre 1943 giorno in cui decise di fondare, prima donna al mondo, il movimento cattolico, e che divennero quasi un simbolo della sua intuizione. E Quando la bara ha fatto il suo ingresso nella basilica di San Paolo Fuori le Mura, portata in spalla da alcuni focolarini, la commozione dei partecipanti si è sciolta in un lungo applauso. Alla cerimonia, presieduta dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano, a cui hanno preso parte numerosi cardinali e vescovi, e diverse personalità politiche - nelle prime file Prodi con la moglie Flavia, Bertinotti, Rutelli, Casini, Pisanu, Fini e Melandri - è arrivata anche la 'voce' di Benedetto XVI che, in un messaggio, ha ricordato "il servizio silenzioso e incisivo, in sintonia sempre con il magistero della Chiesa" di Chiara Lubich. Poi il suo cordoglio ai responsabili dei Focolarini e "a quanti hanno collaborato con questa generosa testimone di Cristo, che - ha ricordato Benedetto XVI - si è spesa senza riserve per la diffusione del messaggio evangelico in ogni ambito della società contemporanea, sempre attenta ai 'segni dei tempi'".

Ha sottolineato, infine, Ratzinger l' "ininterrotto legame" della fondatrice dei Focolarini con i papi: "guida sicura da cui farsi orientare era per lei il pensiero del Papa. Anzi, guardando le iniziative che ha suscitato si potrebbe addirittura affermare che aveva quasi la profetica capacità di intuirlo e di attuarlo in anticipo". Nell'omelia affidata a Bertone, il cardinale ha evidenziato che come Madre Teresa di Calcutta e "altri già santi e beati" Chiara Lubich, ha diffuso l'amore di Cristo in un "secolo, il XX, segnato da crimini e tormenti". Poi il ringraziamento "al Signore - ha continuato il porporato - per la testimonianza che ci lascia questa sorella in Cristo, per le sue intuizioni profetiche che hanno preceduto e preparato i grandi mutamenti della storia e gli eventi straordinari che ha vissuto la Chiesa nel Secolo XX". A testimonianza dell'importanza che Lubich attribuiva al dialogo interreligioso, prima dell'inzio della messa, numerosi esponenti e rappresentanti di altre chiese e religioni, hanno preso la parola per dare l'ultimo saluto alla fondatrice del movimento che oggi è presente in 182 paesi nel mondo e conta più di due milioni di aderenti. Canti e cori hanno accompagnato l'intera cerimonia, e il gruppo musicale dei Focolarini ha intonato per l'occasione una canzone inedita scritta per lei dal titolo "Vieni, Vergine e sposa".
Nel secolo come quello appena trascorso, macchiato dal sangue di crimini e guerre, Chiara Lubich rappresenta un "astro lucente dell'amore divino". Il card. Tarcisio Bertone, segretario di Stato, ha voluto ricordare cosi' nell'omelia delle esequie, la fondatrice dei Focolari, scomparsa il 14 marzo scorso, all'eta' di 88 anni. Il XX secolo, ha affermato il porporato, "non dovra' essere ricordato solo per le meravigliose conquiste conseguite nel campo della tecnica e della scienza e per il progresso economico che pero' non ha eliminato, anzi talora ha persino accentuato l'ingiusta ripartizione delle risorse e dei beni tra i popoli; non passera' alla storia solo per gli sforzi dispiegati per costruire la pace che purtroppo non hanno impedito crimini orrendi contro l'umanita' e conflitti e guerre che non smettono di insanguinare vaste regioni della terra". "Il secolo scorso, pur carico di non poche contraddizioni - ha aggiunto il cardinale - e' il secolo in cui Dio ha suscitato innumerevoli ed eroici uomini e donne che, mentre lenivano le piaghe dei malati e dei sofferenti e condividevano la sorte dei piccoli, dei poveri e degli ultimi, dispensavano il pane della carita' che sana i cuori, apre le menti alla verita', restituisce fiducia e slancio a vite spezzate dalla violenza, dall'ingiustizia, del peccato: alcuni di questi pionieri della carita' la Chiesa li addita gia' come santi e beati: don Guanella, don Orione, don Calabria, Madre Teresa di Calcutta ed altri ancora". Nel XX secolo, infatti, sono nati anche nuovi Movimenti ecclesiali e Chiara Lubich, ha sottolineato il card. Bertone, "trova posto in questa costellazione con un carisma che le e' del tutto proprio e che ne contraddistingue la fisionomia e l'azione apostolica".