Il giudice delle leggi, premesso che la spesa sanitaria deve essere resa compatibile con la limitatezza delle disponibilità finanziarie che annualmente è possibile destinare, nel quadro di una programmazione generale degli interventi di carattere assistenziale e sociale, al settore sanitario, ha posto in rilievo che l’autonomia legislativa concorrente delle Regioni nel settore della tutela della salute e, in particolare, nell’ambito della gestione del servizio sanitario, incontra limiti alla luce degli obiettivi della finanza pubblica e del contenimento della spesa. Proprio nell’ottica di assicurare l’uniformità delle prestazioni che rientrano nei livelli essenziali di assistenza (LEA), spetta allo Stato determinare la ripartizione dei costi relativi a tali prestazioni tra il Servizio sanitario nazionale e gli assistiti, sia prevedendo specifici casi di esenzione a favore di determinate categorie di soggetti, sia stabilendo soglie di compartecipazione ai costi, uguali in tutto il territorio nazionale. L’esigenza di adottare misure efficaci di contenimento della spesa e la necessità di garantire, nello stesso tempo, a tutti i cittadini, a parità di condizioni, una serie di prestazioni che rientrano nei livelli essenziali di assistenza - si legge nella motivazione della sentenza - rende, pertanto, compatibile con la Costituzione la previsione di un ticket fisso che, originariamente introdotto in funzione di dissuasione del consumo eccessivo di medicinali, successivamente ha assunto, per effetto dell’evoluzione legislativa, la funzione di finanziamento della spesa sanitaria e valenza di strumento per la riduzione della spesa pubblica. La Corte ha, infine, precisato che se la previsione di un ticket fisso non costituisce l’unica forma possibile per realizzare gli obiettivi di contenimento della spesa, essa è, comunque, pienamente legittima sotto il profilo costituzionale. Il ticket, infatti, persegue lo scopo di evitare l’aumento incontrollato della spesa sanitaria derivante dall’inesistenza di ogni forma di compartecipazione ai costi da parte degli assistiti nonché consente di non rendere particolarmente onerose nelle diverse Regioni prestazioni che si collocano nella fascia delle prestazioni minime indispensabili in modo da assicurare a tutti i cittadini il godimento del diritto alla salute. A partire dall'esperienza associativa vissuta nelle ACLI e da quella amministrativa a Napoli e Castellammare di Stabia utilizzo questo spazio per affrontare i temi del dialogo tra le generazioni, del lavoro, della formazione, del welfare, della partecipazione e della loro necessaria innovazione.
lunedì, giugno 30, 2008
Diritto alla salute e ticket
Il giudice delle leggi, premesso che la spesa sanitaria deve essere resa compatibile con la limitatezza delle disponibilità finanziarie che annualmente è possibile destinare, nel quadro di una programmazione generale degli interventi di carattere assistenziale e sociale, al settore sanitario, ha posto in rilievo che l’autonomia legislativa concorrente delle Regioni nel settore della tutela della salute e, in particolare, nell’ambito della gestione del servizio sanitario, incontra limiti alla luce degli obiettivi della finanza pubblica e del contenimento della spesa. Proprio nell’ottica di assicurare l’uniformità delle prestazioni che rientrano nei livelli essenziali di assistenza (LEA), spetta allo Stato determinare la ripartizione dei costi relativi a tali prestazioni tra il Servizio sanitario nazionale e gli assistiti, sia prevedendo specifici casi di esenzione a favore di determinate categorie di soggetti, sia stabilendo soglie di compartecipazione ai costi, uguali in tutto il territorio nazionale. L’esigenza di adottare misure efficaci di contenimento della spesa e la necessità di garantire, nello stesso tempo, a tutti i cittadini, a parità di condizioni, una serie di prestazioni che rientrano nei livelli essenziali di assistenza - si legge nella motivazione della sentenza - rende, pertanto, compatibile con la Costituzione la previsione di un ticket fisso che, originariamente introdotto in funzione di dissuasione del consumo eccessivo di medicinali, successivamente ha assunto, per effetto dell’evoluzione legislativa, la funzione di finanziamento della spesa sanitaria e valenza di strumento per la riduzione della spesa pubblica. La Corte ha, infine, precisato che se la previsione di un ticket fisso non costituisce l’unica forma possibile per realizzare gli obiettivi di contenimento della spesa, essa è, comunque, pienamente legittima sotto il profilo costituzionale. Il ticket, infatti, persegue lo scopo di evitare l’aumento incontrollato della spesa sanitaria derivante dall’inesistenza di ogni forma di compartecipazione ai costi da parte degli assistiti nonché consente di non rendere particolarmente onerose nelle diverse Regioni prestazioni che si collocano nella fascia delle prestazioni minime indispensabili in modo da assicurare a tutti i cittadini il godimento del diritto alla salute. «Dove mangiare, lavarsi e dormire» Ecco la guida Michelin dei senzatetto
emozioni, graffiti e comunicazioni oltre la rete....

Spesso però si vuole comunicare con qualcuno vicino, qualcuno che può capire l'argomento e riconoscere davvero il mittente magari collettivo, i mittenti.
Me ne accorgo con le mail ma di più con le scritte sui muri. La comunicazione vera infatti è fatta di andata e ritorno. Scrivere qui è bello ma non so chi legge e forse guardando le statistiche e le provenienze rimango deluso scoprendo che magari 1000 persone oggi mi leggono ma da New York, londra, Milano o Abbiategrasso.
Scopro invece salendo in ufficio con l'ascensore che qualcuno ha scritto: Non buttare il mozzicone sul balcone, un altro: bellissima quella del settimo.., e così via.
News dal tempo odierno, coevi che ci chiamano a cui è facile rispondere con lo stesso mezzo sicuri del funzionamento del ping pong comunicativo.
Segni come i lucchetti sui ponti di tutt'Italia o le bandiere dopo le partite.
Più intense le scritte sotto i reparti di urgenza degli ospedali pieni di ragazzi incidentati nel weeck end: ti aspettiamo, svegliati, siamo con te, ritorna......
E le firme? la tua classe, la comitiva, la compagnia seguita da un nome collettivo e poi dai nomi personali. Comunicare scoprendo una identità che ci fa esistere dentro occasioni che creano un rito collettivo.
Una generazione che chiede ascolto e forse non sa parlare ma riprende a scrivere. Chissà!
Napoli: Nicolais è il nuovo segretario provinciale del PD

Vero è che i due si sono prontamente abbracciati, stretti dalla calca, specie di fan di Nicolais, che comunque gridavano «uniti, uniti», mentre il vincitore alzava il braccio dello sconfitto. Una reminiscenza di quando i due tutto sommato sedevano fianco a fianco negli uffici del Regione.
Proprio sulla Regione si accendono ora i riflettori. Sia pur dietro i tanti richiami all´unità, la contrapposizione fra i due era per l´ennesima volta quella fra il partito nuovo, del territorio, delle primarie, e il partito degli amministratori, ovvero Antonio Bassolino e il suo palazzo. Cozzolino aveva tentato di sganciarsi da questo schema, nel suo intervento in mattinata. «Dobbiamo interrogarci sulla qualità delle proposta che intendiamo mettere in campo per il Mezzogiorno», oppure «non possiamo affidarci solo all´azione di governo». Insomma un assessore che tentava anche di far capire di non essere solo figlio di Bassolino, anzi: «Abbiamo bisogno di una nostra agenda. Non possiamo attendere di vedere cosa succede da qui a un anno», cioè quando Bassolino ha fissato il bilancio dell´azione a Santa Lucia.
Non è bastato, e Bassolino perde indubbiamente un´altra battaglia dopo quella d´autunno, quando fu Angela Cortese ad andare sotto contro Emma Giammattei. Certo i due duellanti si sono profusi in profferte di unità. Cozzolino: «Comunque finisca usciremo più uniti e più forti». Nicolais: «Chi perderà dovrà avere comunque una elevata visibilità politica, perché siamo un solo partito, non due, e i nostri avversari sono fuori, è contro di loro che dobbiamo mettere in campo una proposta politica». Ragionamento confermato dopo l´elezione: «Domani cominceremo a lavorare con Andrea per formare questa segreteria e dare un segnale unitario per dire anche che la nostra è una regione che può insegnare molto». Evidente il messaggio anche a Roma. Che peraltro si era fatta viva, a festeggiamenti ancora in corso, con una telefonata di Beppe Fioroni. «Peccato che non sei qui - gli aveva detto il neosegretario - sapessi che atmosfera».
In effetti c´era stata una consistente affluenza all´urna, 352 votanti su 408 aventi diritto. Per un risultato che però lascia un partito spaccato, lungo una frontiera peraltro non prevista. Nicolais ha vinto per 40 voti, e lo spostamente decisivo pare esser stato quello finale del gruppo Sommese-Amato, che ha tentato fino all´ultimo di far ritirare uno dei due, facendo però trapelare che a mali estremi avrebbe scelto l´ex ministro. Scelta conto la quale non è bastato lo spostamento in senso inverso di una parte di truppe diessine capitanate da Massimo Paolucci, arrivato al porto a votare nonostante il recente annuncio di abbandono della politica. Lo stesso aveva fatto anche Antonio Bassolino, materializzatosi per pochi minuti solo per votare, senza neanche intervenire nel dibattito in assemblea. Ma alla fine è stata decisiva soprattutto una variabile territoriale. Cozzolino aveva infatti vinto, per 4 voti, lo spoglio fra i delegati nazionali. Evidente che Nicolais è stato quindi eletto dai più anonimi delegati regionali, legati al territorio, che hanno completamente sovvertito il dato. Non a caso Nicolais si è subito attribuito il compito di «tornare nei territori, con i cittadini, per recuperare l´entusiasmo delle primarie». Anche questo pare un segnale indirizzato a Palazzo Santa Lucia. Comunque Cozzolino è rimasto in aula, a complimentarsi con Nicolais e a ricevere calorosi applausi sollecitati più volti sia dal vincitore che dalla presidente dell´assemblea Graziella Pagano. Il tempo dirà se per il Pd è davvero finita la stagione degli scontri. Ieri intanto si è votato anche a Caserta, ma solo per eleggere i delegati dei 104 circoli che integreranno l´assemblea per la elezione del nuovo segretario provinciale. Per l´occasione è emerso anche che sono 15mila i cittadini che hanno aderito al partito casertano.
Scritto da Roberto Fuccillo da la Repubblica Napoli.
domenica, giugno 29, 2008
Lavoro: torna spettro 'dimissioni in bianco'
Roma, 27 giugno 2008 - «Quale tutela ora contro le dimissioni in bianco?» Se lo chiedono le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani dopo che il Governo, con il decreto legge entrato in vigore due giorni fa (n. 112 del 25 giugno 2008), ha deciso di abolire la nuova procedura telematica per le dimissioni volontarie, che era stata istituita appena l'anno scorso (legge 188/2007) con l'obiettivo di contrastare il triste fenomeno dei licenziamenti mascherati, le cosiddette 'dimissioni in bianco'.
Contro questa pratica illecita, tendente a colpire soprattutto le donne e i lavoratori atipici - costretti a firmare al momento dell'assunzione un foglio di dimissioni senza data utilizzabile dal datore di lavoro in caso di maternità, infortunio o lunga malattia - la legge 188 prevedeva l'obbligo di utilizzare per le dimissioni un modulo predisposto dal Ministero del Lavoro, con tanto di numero identificativo, data di registrazione e scadenza a 15 giorni. Il decreto legge del Governo ha cancellato quest'obbligo (art.39 comma 10, lettera 1, D.Lgs. 112/2008).
Secondo le Acli «sarebbe stato opportuno fare una più attenta distinzione e non abrogare in modo integrale la norma, che aveva il merito di introdurre modalità per evitare contraffazioni e falsificazioni». «Se infatti è giusto - afferma il responsabile del dipartimento lavoro delle Acli Maurizio Drezzadore - provvedere a snellire gli adempimenti formali in capo alle imprese nella gestione dei rapporti di lavoro, una particolare attenzione e tutela andava mantenuta relativamente alle dimissioni volontarie delle lavoratrici e nel lavoro atipico. Quale procedura di tutela contro le dimissioni in bianco intende ora mettere in campo il Governo a favore delle donne e della maternità sul posto di lavoro?»
Apprezzamento delle Acli, invece, per l'abolizione dei limiti al cumulo tra pensione e redditi di lavoro che consentirà il prolungamento della vita attiva, e per le misure che tendono a favorire la nascita di nuove imprese riducendo l'eccessivo carico di pratiche burocratiche che oggi rallentano in particolare l'imprenditoria giovanile, estendendone gli effetti anche all'ambito delle imprese sociali.
Indennita' di disoccupazione
| Indennita' di disoccupazione |
In caso di cessazione del rapporto di lavoro per scadenza del termine, per licenziamento e per alcuni casi di dimissioni, al lavoratore spetta un sostegno economico: l'indennità di disoccupazione ordinaria.
Per richiederla occorre presentare la domanda di disoccupazione all'Inps, anche tramite la Sezione circoscrizionale per l'impiego, entro 68 giorni dal licenziamento. Il diritto decorre dall’8° giorno dal licenziamento se la domanda è stata presentata entro i primi 7 giorni; dal 5° giorno successivo alla presentazione della domanda negli altri casi.
Possono presentare la domanda i lavoratori
- con almeno due anni di assicurazione per la disoccupazione involontaria
- con una anzianità contributiva di almeno 52 settimane lavorative nel biennio precedente la data di cessazione del rapporto di lavoro
- che hanno versato almeno un contributo settimanale nell’anno precedente a quello per il quale si chiede l’indennità e hanno lavorato almeno 78 giornate nell’anno precedente a quello nel quale è erogato il contributo
Al disoccupato viene corrisposta l’indennità per un periodo di 180 giorni. Dal 1° gennaio 2008 l’indennità passa a 8 mesi che diventano 12 per i lavoratori che hanno superato i 50 anni. Ai lavoratori che sono stati sospesi, spetta invece il contributo per un massimo di 65 giorni.
L’indennità è pari al 40% della retribuzione media percepita nei 3 mesi precedenti l'inizio della disoccupazione. L'indennità è soggetta al limite di un importo massimo mensile lordo che per il 2008 è di € 858,58 elevato a € 1.031,93 per i lavoratori che possono far valere una retribuzione lorda mensile superiore a € 1.857,48. Dal 1° gennaio 2008 la percentuale passa al 60% della retribuzione per i primi sei mesi e al 50% per il settimo mese e al 40% per i mesi successivi.
L’indennità cessa quando
- si sono percepite tutte le giornate di indennità
- si inizia un nuovo lavoro
- si va in pensione
- si viene cancellati dalle liste di disoccupazione
Temi correlati
Il licenziamento
I centri per l'impiego
Le dimissioni del lavoratore
Link consigliato
Inps - Indennità di disoccupazione
"La carta del turismo sociale per vincere la sfida della sostenibilità territoriale nello sviluppo del Mezzogiorno".
A lato dell'iniziativa dall'11 al 12 luglio si riuniranno a Nova Siri i quadri acli del Sud per discutere il programma del nuovo Centro di progettazione integrata per il Mezzogiorno deliberato dalla direzione nazionale delle ACLI e affidato alla responsabilità di Pasquale Orlando, presidente delle ACLI di Napoli.
giochi on line gratis
faccio male??
www.giochigratisonline.it/
www.flashgames.it/ -
www.paginainizio.com/giochi.htm -
www.ciunga.it/ -
www.videogiochiamo.it/
gioKando.net -
it.games.yahoo.com/
sabato, giugno 28, 2008
Interna corporis del governo Berlusconi. Tremonti leader o fusibile da sostituire? La lettura del Foglio.
Il sistema duale al governo
Una sottile linea separa la diffidenza e il gioco di coppia tra il Cav. e Giulio
Berlusconi fa il presidente del Consiglio (di sorveglianza), Tremonti il capo operativo. Prospettive e incognite
Roma. “Siete tutti ministri senza portafoglio” è una frase ganzissima e perfetta per il Silvio Berlusconi che collezionava interim e si occupava di tutto, dalla macroeconomia alla Nato passando per l’arredo urbano del G8 di Genova. Invece l’ha detta Giulio Tremonti prima della presentazione (con al fianco una squadra di ministri i cui portafogli sono nelle sue mani) delle tre finanziarie in una, con tagli alla spesa, qualche tassa sugli extraprofitti – concetto curioso se coltivato in ambito liberal-liberista – e poche concessioni ai mercatisti. Meno tasse? Per qualche anno no. Bonus bebé, via il bollo auto, grandi opere? Boh. La cordata Ermolli per Alitalia? Il dottor Ermolli non ha avuto incarichi dal governo. Insomma, quel che diceva il Cav. non dice Giulio, e viceversa.
Ciò che però accomuna il presidente del Consiglio, nella sua ultima versione degasperiana alle prese con la ultradecennale battaglia per affermare il primato della politica sulla toga, e il ministro dell’Economia, in forma nella sua ultima versione craxian-rigorista, lodato da banchieri come Corrado Passera e Alessandro Profumo, riconosciuto come pivot del governo dalla stampa (dall’editoriale di Paolo Mieli, in cui il direttore del Corriere della Sera lo individuava come vincitore delle elezioni, in poi), è la preoccupazione per l’economia, un timore condiviso dalla Confindustria e da manager capaci come Sergio Marchionne.
Dunque, divisione dei compiti, un po’ alla Kohl con Waigel e non come Sarko con Chirac. Berlusconi ha detto poco o nulla sulle manovre finanziarie, solo che è fiero del lavoro di squadra. In effetti – raccontano i bene informati – Tremonti, dando mostra di spavalda convinzione, facendosi vedere a Palazzo Chigi solo per le riunioni dei consigli dei ministri e giocando le sue carte per la leadership del Pdl prossimo venturo riesce a portare tutti i ministri attorno a sé, anche quelli che un tempo potevano essere considerati possibili rivali, come Renato Brunetta. Perfino Claudio Scajola, variabile e contropotere possibile, è in una fase attendista.
Lo stesso Berlusconi in campagna elettorale aveva detto che non si potevano fare miracoli, quindi il Tremonti realista gli va più che bene, e un ultravincitore come il Cav. non ha certo problemi di vanità. C’è poi il naturale evolversi della situazione politica, delle ambizioni personali e dell’anagrafe verso una sorta di coabitazione governativa, anzi, una specie di sistema duale, con il Cav. presidente del Consiglio di sorveglianza e Tremonti capo operativo (un po’ come Giovanni Bazoli e Corrado Passera, che – lui sì – si occuperà di Alitalia). E’ Tremonti che ha bloccato la nomina dei viceministri. E’ Tremonti che ha pesato molto nella composizione del governo, senza vincere sempre: non voleva Brunetta. E’ Tremonti che tratta con l’Ue. E’ Tremonti che raccoglie perfino proposte di collaborazione dalle un tempo odiate Fondazioni. E’ Tremonti che i giornali lusingano, magari per creare attriti col Caimano. E’ Tremonti che ha dato un’anima ideologica alla terza fase del Berlusconismo, con il libro “La paura e la speranza”.
E’ Tremonti che in nove minuti e mezzo ottiene il silenzioso sì dei ministri. E’ Tremonti che ha la gestione non soltanto della politica economica, ma della politica: prima il rigore, poi il federalismo fiscale. Se poi l’economia andrà meglio, sarà merito anche del Cav. Se andrà peggio, c’è chi dice che servirà “un fusibile da sostituire”, ma sono solo cattiverie di malelingue magari invidiose. Del resto Tremonti non voleva tornare a via XX settembre, consapevole dei guai italiani, ma in campagna elettorale fu “precettato” dal Cav.: l’unico ministro certo è quello dell’Economia. Allora – pensa Tremonti – mi gioco il tutto per tutto a modo mio, anche la sfida della futura leadership. Le incognite? L’economia, prima di tutto. Il federalismo, in secondo luogo. Perché uno dei punti di forza di Tremonti è il rapporto con la Lega nord, ma Umberto Bossi non farà certo sconti su questo tavolo e Roberto Maroni, dal Viminale, non si sente sicuramente un ministro senza portafoglio, non avendo problemi di convivenza con il divo Giulio nei futuri assetti del Popolo delle libertà. Poi se le incognite volgono al peggio, nel sistema duale, conta il presidente del Consiglio di sorveglianza: alla fine sul suo tavolo passano le questioni e le decisioni strategiche.
venerdì, giugno 27, 2008
La boutade sui bambini rom
dal blog di Vinicio Albanesi www.vinicioalbanesi.it
L'ipotesi preannunciata recentemente sulla schedatura dei bambini rom fino alla decadenza della patria potestà, per "poterli salvare”, è una semplice boutade. Ignora completamente quel mondo, i legami che tengono insieme le famiglie, la loro cultura e i loro usi.
Per chi ha avuto affidati bambini rom sorpresi dalle polizie municipali e affidati dai Tribunali dei minorenni alle comunità di accoglienza ha dovuto arrendersi. Al massimo quei bambini resistevano nella struttura una notte. All'alba - non si sa con quali strumenti e quali tam tam – quei bambini ricontattavano la famiglia e sparivano.
Un procuratore della Repubblica minorile mi suggerì di creare una struttura adeguata (più esplicitamente una struttura chiusa = carcere minorile) per mantenerli affidati. Dichiarai esplicitamente, non essendo disposto a gestire un “carcere minorile rom”, di non avere strutture idonee ad accogliere quei minori.
Si continua a parlare del rischio rom: oltre proclami e future leggi non si è andati. Forse è sufficiente per rassicurare l’opinione pubblica, ma non certamente per affrontare la situazione e tanto meno per risolverla.
Le linee di un intervento serio possono essere così riassunte.
Primo: affrontare a livello europeo i problemi di questo popolo (meglio sarebbe dire di questi popoli). Nessuno lo vuole: i paesi dell’est che lo hanno tenuto oppresso e marginale sono ora “ben lieti di liberarsene”. Riportare a livello centrale la discussione serve a determinare la parte che a ciascun paese spetta.
Se così non si fa ogni paese dell’UE farà a gara a emanare leggi e disposizioni sempre più discriminatorie così da scoraggiare gli ingressi.
In secondo luogo occorre “investire” su una cultura molto diversa dalla nostra: con pazienza, rispetto e fermezza. Significa prima di tutto avvicinarlo e farsi accogliere. Non è così impenetrabile come viene descritto. Né insensibile alle leggi e al rispetto della convivenza.
In terzo luogo è importante iniziare dai più piccoli: loro hanno prospettive di inserimento più alte.
Di una prospettiva seria di intervento nemmeno l’ombra. L’opinione pubblica e la politica appresso vogliono solo non averli tra i piedi.
Mille ragioni possono essere addotte per non accogliere il popolo rom. C’è però un'unica ragione che cancella le prime mille: non si può essere dalla parte degli indifferenti perché si diventa correi di sofferenze e dolori.
Bossi e Calderoli: “I rifiuti campani in tutte le regioni”
Bossi e Calderoli: “I rifiuti campani in tutte le regioni”
Nel Consiglio dei Ministri è stato infatti raggiunto un accordo tra i leader leghisti (sempre critici sulla possibilità di accogliere nelle regioni settentrionali i rifiuti campani) e Pdl. Ne hanno dato comunicazione gli stessi ministri per le Riforme e la Semplificazione Umberto Bossi e Roberto Calderoli. “Oggi, in Consiglio dei Ministri” riferisce una nota “si è raggiunto un accordo con il ministro Raffaele Fitto (ministro agli Affari regionali) in merito all’emergenza dei rifiuti di Napoli. Gli è stato dato mandato di convocare la conferenza Stato-regioni per verificare la disponibilità di tutte le regioni di farsi carico, per un brevissimo periodo, di una quota parte dei rifiuti campani”.
Staremo a vedere.....
I fondi pensione crescono meno del TFR
Preoccupano le Acli i dati presentati oggi della Covip, la Commissione di Vigilanza sui fondi pensione, che denunciano l'andamento negativo dei rendimenti finanziari di tutte le forme di previdenza complementare. Ma ancor più dei dati è preoccupante, per le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, che «a due anni appena dalla riforma, le valutazioni evochino un clima da performance speculativa piuttosto che da previdenza sociale».
Tre sono, invece, secondo le Acli e il loro Patronato, i punti di attenzione che i dati presentati dal presidente Scimìa suggeriscono di tenere ben fermi: la prima questione è che il risparmio previdenziale è necessariamente un progetto di lungo periodo; la seconda è che l’obiettivo di ogni forma di accantonamento è di assicurare, a tutti i lavoratori in pensione, livelli di reddito dignitosi e non di creare distinzioni e sperequazioni tra chi ha aderito ai fondi e chi no; la terza questione è che bisogna far crescere una nuova cultura previdenziale, in grado di promuovere l’azione e la consapevolezza di ciascuno all’interno di uno scenario comune e collettivo.
Rispetto a quest’ultimo punto, le Acli esprimono soddisfazione per l’iniziativa congiunta Covip / Ministero della Pubblica Istruzione, che impegna entrambe le istituzioni a promuovere l’educazione previdenziale nelle scuole secondarie di secondo grado, con particolare riferimento alle prospettive della previdenza complementare.
La crescita della cultura previdenziale è un punto di particolare sensibilità e impegno per le Acli, cui hanno dedicato importanti e reiterate campagne di informazione sociale. Attraverso il loro Patronato e non solo, le Acli si candidano ancora una volta a fare la loro parte, in particolare “informando i lavoratori sulla possibilità, prevista dalla legge, di iscrivere ai fondi pensione i “familiari a carico”, che costituisce un’opportunità per iniziare a costruire il futuro previdenziale dei propri figli, nella consapevolezza che un corretto approccio ai temi del risparmio previdenziale sembra trovare naturale collocazione nel più ampio contesto della tutela dei redditi della famiglia”.
Alcuni dati del Rapporto COVIP
Secondo i dati riportati nella Relazione annuale della Covip, il rendimento medio dei fondi pensione nel 2007 è stato del 2,1% contro il 3,1% del Tfr che è stato spinto dalla crescita dell'inflazione. Solo 70 mila lavoratori hanno detto sì ai fondi con il silenzio-assenso. Molto scarsa ancora l'adesione dei giovani sotto i 35 anni che rappresentano solo il 25% degli aderenti.
Su un potenziale di 12,2 milioni di lavoratori interessati solo 3,5 milioni di lavoratori dipendenti del settore privato hanno aderito a forme pensionistiche complementari, circa il 28,7% del totale, mentre sono 4,7 milioni in tutto gli iscritti alle forme pensionistiche ad aprile 2008.
I fondi pensione continuano a concentrarsi soprattutto nel nord del paese e nelle grandi imprese, mentre nelle piccole aziende la previdenza complementare rimane essenzialmente assente, come accade anche nel settore pubblico, fatta eccezione per il fondo Espero della scuola.
«Dopo quattro anni di crescita sostenuta - ha detto Scimia - l'andamento negativo delle principali borse mondiali, iniziato in coincidenza con le note vicende legate alla crisi dei mutui subprime e acuitosi nei primi mesi del 2008, si è purtroppo riflesso nei rendimenti non incoraggianti conseguiti dai fondi. In media i risultati sono stati inferiori alla rivalutazione del Tfr». I dati in possesso della Covip sulle performance finanziarie dei fondi dicono che nel 2007 il rendimento medio aggregato dei fondi pensione negoziali è stato del 2,1%, mentre i fondi pensione aperti sono andati addirittura sotto (meno 0,4%), a fronte di un guadagno del 3% del Tfr. «Non è però possibile una valutazione su un solo anno» avverte Scimia. Nell'ultimo quinquennio infatti (2003-2007), i fondi negoziali chiusi hanno messo a segno un rendimento pari al 25%, i fondi aperti +25,5%, il Tfr +14 per cento. Per quanto riguarda il 2008, «il primo trimestre è negativo, ma c'è una ripresa in aprile e maggio; quindi pensiamo che il primo trimestre venga compensato dal secondo trimestre», ha detto il presidente della Covip. Tuttavia, il 2008 non registrerà certamente le performance degli anni fino al 2006 ma «si attesterà sui livelli del 2007» questo perchè, ha sottolineato Scimia, la crisi dei mercati finanziari non ha influito solo sulle quotazioni azionarie, ma anche sui titoli obbligazionari.
ACLI Napoli: Nasce la consulta degli amministratori locali
Nasce la consulta napoletana degli amministratori locali
di ispirazione cristiana
Promossa dalle Acli, riunirà esponenti istituzionali con una spiccata propensione per le tematiche sociali e che aderiscono alla Dottrina Sociale della Chiesa
Napoli, 27 giugno 2008 – Le Acli di Napoli costituiscono una consulta degli amministratori locali di ispirazione cristiana. L’annuncio è stato fatto dal presidente provinciale delle Acli di Napoli Pasquale Orlando nel corso di una riunione del consiglio dell’associazione dei lavoratori cristiani che si è tenuta a Somma Vesuviana.
Faranno parte della Consulta consiglieri comunali, provinciali, regionali, membri di governi locali a tutti i livelli, amministratori pubblici con altri incarichi. Due i requisiti richiesti a chi vorrà farne parte: una spiccata propensione per le tematiche sociali e l’adesione alla Dottrina Sociale della Chiesa.
“In questi anni è aumentato il numero di amministratori locali che sono legati alle Acli. – spiega Pasquale Orlando – Molti di essi, dal capoluogo come nei Comuni più lontani, da Pollena Trocchia ed Ercolano, da Somma Vesuviana a Pozzuoli, fanno regolarmente attività nei nostri circoli, sparsi in tutta la provincia. Questo non vuol dire che l’associazione si schieri con uno schieramento: si tratta dell’iniziativa di singoli dirigenti, uomini di fede e di robusta cultura del sociale, che decidono di impegnarsi in maniera sempre più attiva per il bene delle comunità a cui sono legati. Permettere uno scambio di esperienze, metterle in rete, creare un’azione congiunta su determinati obiettivi, favorire il dialogo e la discussione su tematiche di interesse collettivo, era diventato quasi un obbligo per le Acli di Napoli, che da oltre sessant’anni lavorano per uno sviluppo più equo della società, sempre dalla parta dei deboli, degli emarginati, dei più poveri. Abbiamo finora oltre cinquanta adesioni, che crescono giorno dopo giorno.”
Secondo i dati forniti dalle Acli nazionali sono circa 800 in tutta Italia gli amministratori locali ‘aclisti’, i rappresentanti politici provenienti dalle fila delle Associazioni cristiani dei lavoratori italiani. Soprattutto consiglieri comunali, provinciali e regionali, che in alcuni casi presiedono l’Assemblea del Comune o della Regione. Quindi assessori e sindaci eletti per lo più in municipi piccoli o medi. La maggior parte di loro – il 70% circa – fa riferimento, diretto o indiretto, al Centro-sinistra, i restanti al Centro-destra o a nessuno schieramento politico in modo esplicito. “Questi dati sono la conferma – conclude Orlando – di una capacità di essere presenti e riconoscibili nei territori per la generosità con cui ci si spende ogni giorno. La cura del territorio – affermano le Acli – è la prima risposta all’emergere pericoloso dell’anti-politica. Aver cura dei luoghi che abitiamo, ricostruire i legami tra i cittadini, valorizzare le risorse del volontariato e del libero associarsi delle persone. L’attuale crisi della politica potrà essere superata soltanto ripartendo dai luoghi ossia dai cittadini delle nostre comunità locali. Combattendo contro la rassegnazione l’isolamento, e il cinismo che rischiano di diffondersi tra la gente e favorendo nuove forme di partecipazione, proprio iniziando dalle comunità locali.”
NOMADI - Impronte da prendere, diritti da difendere
Impronte digitali ai bimbi rom? Decadenza della potestà genitoriale per i minori che fanno accattonaggio? Dopo le proposte del ministro Maroni, in Italia si apre il dibattito.
Carmela Cavallo (capo Dipartimento giustizia minorile): “Le due idee di per sé non devono scandalizzare. Sono condivisibili se attuate con modalità che tutelino l’infanzia: la decadenza della potestà genitoriale non deve essere automatica, ma va accertata caso per caso così come le impronte non vanno prese senza un’adeguata protezione del bambino”. Elena Rozzi (Università Torino, referente area minori Asgi): “Le norme repressive non sono il modo giusto per aiutare i bimbi rom. Se applicate senza distinzioni tra caso e caso, violano le convenzioni Onu sui diritti dei bambini”.
- Converso (Opera Nomadi): “Siamo contrari alla rilevazione delle impronte digitali nei campi rom e a maggior ragione siamo contrari a rilevare le impronte ai bambini al di sotto dei 14 anni. Siamo invece disposti a trattare col ministro Maroni per arrivare a un censimento qualitativo dei rom”. Scicluna, coordinatore del Consiglio d’Europa per le Attività sui diritti dei rom e dei viaggianti: “In Italia vivono rom che sono già arrivati alla terza generazione, ma restano ancora bosniaci. Queste persone sono state tollerate qui per più di trenta anni, ma non possono essere lasciate così”.
- Schedatura minori, le reazioni. Minniti (Pd): "L'iniziativa è un'odiosa discriminazione". Bertolini (Pdl): "Bisogna liberarli dallo sfruttamento". Il garante della Campania: "Misura criminale e squallida".
Il cardinale Agostino Vallini nuovo vicario di Roma
| Il cardinale Agostino Vallini nuovo vicario di Roma |
|
giovedì, giugno 26, 2008
Napoli: Via al censimento per seimila rom
Nelle baraccopoli rilevamento delle impronte digitali. Chi ha precedenti verrà espulso
ANNA MARIA ASPRONE Attendono in fila, tranquilli, silenziosi, il loro turno, per ore. Qualcuno si mette in posa per la foto continuando a tenere il suo bimbo allacciato al fianco, altri aspettano pazientemente fuori dalla baracca, sede dell’associazione «Asunen Romalen» (in italiano vuol dire «Sentiteci gente») dove sono stati allestiti i tavoli per il censimento. Una donna rom lascia la sua bambina tra le mani di un funzionario della Prefettura mentre un altro le tinge le dita con l’inchiostro per rilevarle le impronte. È andata avanti così, come una qualsiasi fila alle Poste, la terza giornata di censimento nel campo rom di via Cupa Perillo, a Scampia. Armati di pazienza, nonostante il sole impietoso e il caldo africano, la prima tranche dei circa settecento rom (compresi i ragazzi 14enni e quindi imputabili) che vivono ormai da anni nelle baracche del campo, allestito sotto la Perimetrale di Melito, si sono sottoposti al controllo di identità e alla verifica dei documenti. L’operazione è stata predisposta dal prefetto Alessandro Pansa in qualità di commissario delegato all’emergenza campi rom, in collaborazione con la Croce Rossa, la Protezione civile e la Questura (polizia scientifica). Ma il campo insediato tra la zona dell’ex centrale del latte e la «Piccola Svizzera», una sorta di villaggio costruito da una settantina di rom, poche centinaia di metri più avanti della baraccopoli (ma sempre sotto l’asse mediano), non è l’unico che sarà censito dal pool coordinato dalla prefettura. Ieri le operazioni hanno interessato il campo di via Cupa Perillo e il lotto «Rotonda A» tra Secondigliano e Scampia. Ma ci sono ancora all’incirca una ventina di insediamenti, tra abusivi e autorizzati, dove sarà portata avanti per tutta l’estate il censimento. Saranno effettuate comunque anche altre ricognizioni sul territorio per verificare se ce ne sono altri non registrati. Secondo stime presunte, che troveranno conferma solo a censimento concluso, sono circa 5400 i rom che vivono tra Napoli e provincia, di cui il 60% sono bambini sotto i dieci anni. A questi vanno poi aggiunti i circa 400 rom, che sono stanziali a Caserta mentre per le altre province è quasi impossibile quantificarne la presenza, poiché si tratta di gruppi nomadi che continuano a spostarsi, sfuggendo così a ogni conteggio. «Siamo consapevoli di quello che può scaturire da questo censimento ma siamo contenti che qualcuno si chiede chi siamo, quanti siamo, come e dove viviamo», dice Nihad Smajovic, detto Nino, rappresentante dell’associazione Asunen Romalen. «Da molti mesi siamo nell’occhio del ciclone. Tutti hanno paura di noi - aggiunge - ma viviamo in Italia da più di venti anni e i nostri figli sono nati qui. È vero che tra di noi il 60-70% non ha un regolare permesso di soggiorno, quindi non ha un titolo ufficiale per potersi inserire regolarmente nella società. Ma speriamo che dopo il censimento si possano creare le condizioni per una vita regolare anche per noi». Naturalmente si tratta di un censimento non di una schedatura. Per ora, chi li ha, fornisce i documenti di cui è in possesso. Per gli altri c’è solo il rilevamento delle impronte e la foto. Terminata l’operazione, al rom viene consegnato un attestato corredato dalla foto e dalle sue impronte, un facsimile della scheda preparata dalla Scientifica. Se poi dai controlli successivi all’identificazione, risulterà che qualcuno di loro ha problemi insoluti con la giustizia o non ci sono i presupposti per un’eventuale regolarizzazione, si prefigura l’ipotesi dell’espulsione. «Lo sappiamo - conclude Nino - ma anche noi vogliamo una possibilità concreta per smettere di fuggire e migliorare la vita nostra e il futuro dei nostri figli».
Vota per Chiara...
Lubich nella lista dei 100 nomi tra cui eleggere il personaggio dell'anno.
Per votare basta accedere al seguente link:
http://www.time-blog.com
1) In 'YOUR NAME' scrivere il proprio nome.
2) In 'YOUR CITY' scrivere la propria città di origine e il paese.
3) In 'YOUR COMMENT' scrivere il nome di Chiara Lubich. Se si conosce
l'inglese si può motivare la proposta. Se non lo si conosce, va bene anche
in italiano, sicuramente avranno qualcuno che conosce la lingua.
4) Cliccare su 'SUBMIT'
mercoledì, giugno 25, 2008
Sanatoria: governo esclude colf e babysitter
Roma, 25 giugno 2008 - «E' la dimostrazione che un intervento sanatorio è oramai improrogabile». Così le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani commentano il cosiddetto piano 'salva badanti', l'emendamento proposto ieri al disegno di legge sulla sicurezza dai ministri del Welfare Maurizio Sacconi e delle Pari opportunità Mara Carfagna. Un provvedimento che consentirebbe - 'in disciplina transitoria' - la regolarizzazione delle lavoratrici straniere che assistano 'persone che abbiano compiuto il settantesimo anno di età, oppure siano affette da gravi patologie o handicap che ne limitano l'autosufficienza e dispongano di riconoscimento dell'indennità di accompagnamento'.
Appare tuttavia «incomprensibile e inaccettabile» - aggiungono le Acli - «l'esclusione delle colf e delle baby sitter dalla proposta di regolarizzazione». Il 75% delle circa 410mila richieste di assunzione di lavoratrici domestiche riguarda infatti le colf (collaboratrici familiari) e solo il 25% le cosiddette 'badanti', che da contratto svolgono il ruolo di assistenti familiari. Di queste, poi, non tutte si occupano di ultrasettantenni o persone disabili. «Sia perché ottenere il riconoscimento dell'indennità di accompagnamento è spesso un'impresa - spiega la responsabile nazionale delle Acli-Colf , Pina Brustolin - sia perché l'emergenza sociale cui queste lavoratrici provvedono non è solo quella degli anziani malati o non autosufficienti, ma quella degli anziani soli, che hanno bisogno di compagnia più che dell'accompagnamento».
Ci sono quindi le colf e le baby sitter. «Cosa dirà il Governo - si chiedono le Acli - a quelle centinaia di migliaia di famiglie che affidano la cura della propria casa e soprattutto dei propri figli alle donne straniere, spesso in assenza di posti sufficienti negli asili nido? E come si concilia con le pari opportunità il trattamento diverso riservato a lavoratori che dovrebbero avere uguale dignità?»
«Occorre un ulteriore scatto di coraggio e di realismo» afferma il presidente delle Acli Andrea Olivero, che ribadisce la proposta al Governo di avviare una regolarizzazione, «come fu fatta nel 2002», per tutti i cittadini stranieri che dimostrino al 30 maggio di lavorare da almeno tre mesi in Italia, sulla base di requisiti idonei e nel rispetto delle dovute indagini per accertamenti di ordine pubblico. «Una decisione - spiega Olivero - che avrebbe ricadute positive in termini di sicurezza e tranquillità sociale andando a vantaggio delle famiglie, delle imprese e delle stesse casse dello Stato, che da una regolarizzazione estesa dei lavoratori stranieri potrebbe guadagnare fino a 3 miliardi di euro in termini di imposte e contributi previdenziali».
martedì, giugno 24, 2008
WELFARE - Ecco le deleghe ai sottosegretari di Sacconi
Pubblicate in Gassetta ufficiale. Tra le deleghe di Eugenia Maria Roccella, politiche sulla disabilità (insieme a Francesca Martini, che si occuperà di riabilitazione e protesi), livelli essenziali prestazioni sociali, anziani, non autosufficienza, malati cronici e terminali, infanzia e l'adolescenza, tutela abitativa delle fasce deboli, responsabilità sociale alle imprese, fondo nazionale politiche sociali, volontariato e associazionismo, integrazione degli immigrati e vari temi “eticamente sensibili”. A Pasquale Viespoli varie competenze in materia di lavoro e previdenza, compresi ammortizzatori sociali e incentivi all'occupazione. A Ferruccio Fazio ricerca scientifica, farmaci e altre aree sanitarie.
Benevento: Sportello Diocesano del Microcredito
Si tratta di uno strumento, già sperimentato con successo altrove, nuovo ed innovativo per il nostro territorio nel campo del contrasto alle povertà e per lo sviluppo di percorsi autentici di promozione della dignità dei poveri con forme volontaristiche di accompagnamento nell'autoimpiego e risoluzione di probelmi economici.
Il centro culturale dello sportello è nel diritto al credito, che non andrebbe riconosciuto solo ai ricchi o solo a chi può dimostrare di avere le carte in regola per accedere a piccoli prestiti bancari per sopperire ad esigenze familiari e di lavoro. Un diritto al credito che fa del volontariato lo strumento "ponte" per il riconoscimento ufficiale delle garanzie sociali, che i beneficiari possono offrire per dimostrare il proprio impegno a liberarsi da un debito.
Il progetto nasce dalla volontà della Diocesi di Benevento, attraverso l'ufficio diocesano per i problemi sociali e del lavoro e
Presenteranno lo sportello: S.E. Andrea Mugione Arcivescovo di Benevento; Angelo Iacoviello (presidente del CesvoB), Ettore Rossi (direttore CesvoB), Don Nicola De Blasio ( direttore Caritas Diocesana), Angelo Moretti ( Ufficio diocesano per la pastorale sociale e del lavoro), Argemino Parente (Banca Popolare Etica).
21.600 segnalazioni di siti pedofili solo nei primi sei mesi del 2008, mentre ci si aspetta un incremento del 35% delle attività pedofile in rete

Denunciata oggi la mappatura mondiale della pedofilia culturale Svezia, Olanda e spicca l’Italia tra i Paesi coinvolti. 21.600 segnalazioni di siti web a contenuto pedopornografico solo negli ultimi 6 mesi e ci si aspetta un incremento della pedofilia on line per il prossimo anno di circa il 35%.Milano 24 giugno – Telefono Arcobaleno, l’Associazione che da ormai dodici anni lotta contro la pedofilia on line, si schiera contro la divulgazione del pensiero pedofilo. L’obiettivo è quello di conoscere per prevenire il fenomeno e non lasciare che questa pseudocultura, che incita ad usare i bambini, minacci, sempre più da vicino, l’infanzia.
L’attività costante di monitoraggio del web di Telefono Arcobaleno ha portato a ben 21.600 segnalazioni di siti pedofili solo nei primi sei mesi del 2008, mentre ci si aspetta un incremento del 35% delle attività pedofile in rete per la fine dell’anno.
Proprio pochi minuti fa, questa preziosa attività condotta dall’equipe informatica di Telefono Arcobaleno, ha consentito di ottenere e denunciare la dinamica mappatura dei principali siti internet con diretti, chiari ed espliciti contenuti pedopornografici tra i quali ne emergono quelli di tipo "culturale" che non nascondono l'intento di ottenere la “normalizzazione" del comportamento pedofilo.
«Non c’è nessun orgoglio nella pedofilia e non ci deve essere nessuna giornata commemorativa,» dichiara Giovanni Arena, presidente di Telefono Arcobaleno, «che non sia dedicata a combattere questo triste fenomeno con tutti gli strumenti che oggi abbiamo a disposizione. I movimenti di pensiero in favore della diffusione delle giustificazioni teoriche della pedofilia preesistono ad internet, alcuni di questi siti sono attivi dal decennio scorso e si rilevano anche non marginali presenze "italiane" per lingua ed espressione.
Altro aspetto da rilevare» sottolinea Giovanni Arena, «è la "connection", il reciproco supporto e la rispettiva promozione che esistono tra i diversi siti pedofili. La rete ne ha amplificato l’operato consentendo ai loro accoliti, sparsi in tutto il mondo, di diffondere su vasta scala gli aberranti proclami.»
Telefono Arcobaleno, oggi, con questa denuncia al NIT, Nucleo Investigativo Telematico, pone l’accento sull’urgente necessità di valorizzare e incrementare l’attività di contrasto al fenomeno della pedopornografia in internet attraverso azioni integrate sul territorio nazionale e internazionale.
per informazioni:
Maria Clara MARCHI
Resp. Comunicazioni e Progetti Speciali
– Telefono: 02.89691598
– Fax: 02.89691622
Immigrati: regolarizzazione per chi lavora in Italia. Dopo 6 mesi ancora 700mila domande inevase
La chiedono le Acli a fronte di una situazione del decreto flussi oramai insostenibile. Dopo 6 mesi ancora 700mila domande inevase
Roma, 24 giugno 2008 - Una nuova regolarizzazione per i cittadini stranieri che dimostrino al 30 maggio di lavorare da almeno tre mesi in Italia. La chiedono ufficialmente al Governo le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani a fronte di una situazione paralizzata e insostenibile nella gestione delle pratiche legate all'ultimo decreto flussi. Dopo 6 mesi dalla presentazione delle domande, 700mila risultano quelle ancora inevase. Su oltre 740mila richieste di assunzioni, infatti, solo 67.627 sono state risolte. Di queste, oltre 25mila sarebbero state respinte (ma nessuna comunicazione è arrivata ai datori di lavoro), e poco più di 39mila avrebbero ricevuto il nulla osta all'assunzione, che però è ulteriormente condizionata al rilascio del visto d'ingresso da parte dei consolati italiani all'estero, dove gli immigrati sono costretti a recarsi 'fingendo' di non lavorare già in Italia, come invece già accade per il 90% di loro. I visti d'ingresso per l'Italia rilasciati al 17 giugno - secondo quanto riportato oggi dal quotidiano La Repubblica - sarebbero solo 7947.
«A questo punto è provato che il sistema dei flussi così com'è non funziona - afferma il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero - La situazione è diventata davvero insostenibile. Ci sono centinaia di migliaia di persone che lavorano da mesi se non da anni come clandestini nelle nostre imprese e nelle nostre case. A queste, e ai loro datori di lavoro, viene di fatto negata la possibilità di uscire dal sommerso e dall'illegalità. Un'emersione che garantirebbe importanti entrate per le casse dello stato e offrirebbe allo stesso tempo un contributo importante in termini di sicurezza, se è vero che la clandestinità costituisce un serbatoio per la criminalità, come viene autorevolmente ripetuto».
«Negli sportelli unici presso le prefetture - continua Olivero - e ancor più nelle questure, la situazione è oramai ingestibile. Alle pratiche dell'ultimo decreto flussi per il rilascio del primo permesso di soggiorno, si sommano per giunta quelle per il rinnovo del permesso e per le carte di soggiorno. A questo punto non c'è altra risposta possibile - per il rispetto dei diritti delle persone, ma anche per la tenuta del nostro welfare familiare e lo sviluppo di molte nostre fabbriche e imprese - che ripetere quanto fatto con la grande regolarizzazione del 2002. Aboliamo il rito inutile del rientro nei Paesi d'origine e il conseguente passaggio ai consolati all'estero. Consideriamo già entrati e presenti in Italia i lavoratori di cui i datori di lavoro hanno fatto richiesta. E offriamo l'opportunità ai datori di lavoro di regolarizzare la posizione dei lavoratori stranieri che siano alle loro dipendenze da almeno 3 mesi alla data del 30 maggio. Le questure avrebbero già tutta la documentazione e le informazioni necessarie. Gli immigrati dovrebbero presentarsi agli sportelli con i propri datori di lavoro. I patronati e le associazioni potrebbero persino fornire del personale volontario per aiutare i funzionari dello Stato nell'assolvimento del servizio, secondo un modello di collaborazione già stato sperimentato con successo in altre circostanze».
Pd Napoli: guerre interne in vista del congresso provinciale.
![]() |
| Giammattei e Iannuzzi, rispettivamente segretario provinciale di Napoli e regionale |
![]() |
| Bassolino e Nicolais, ancora divisi |
Paolo Cipriani, direttore generale CAA ACLI visita le sedi di Napoli e Benevento
Al centro degli incontri il rilancio associativo di ACLI Terra a Napoli e nel Sannio dopo alcuni anni di investimento e crescita.
Ad accoglierlo a Napoli con il Presidente provinciale Pasquale Orlando, il direttore del patronato Pasquale De Dilectis e il vice presidente provinciale delle ACLI Vincenzo Cirillo. Discusse le linee di sviluppo territoriale e l'apertura di nuovi sportelli nell'area vesuviana. Approfondito il ruolo delle ACLI terra aanche in relazione alla tutela delle produzioni tipiche messe in difficoltà dalla crisi dei rifiuti che ha inciso negativamente sui fatturati aziendali.
Il tour di Cipriani è continuato nel pomeriggio a Benevento doove si è discusso il nuovo ruolo di ACLI Terra e dei servizi di consulenza in agricoltura in una provincia a forte vocazione agricola dove ACLI Terra è pronta ad un decollo sicuro. Numerosi addetti sociali hanno partecipato agli incontri che hanno sancito la fase due dell'associazione pronta alle sfide della programmazione regionale comunitaria.
"Sono lieto della forte domanda associativa che ho riscontrato-ha dichiarato Cipriani- siamo pronti a supportarla con servizi e competenze".
Soddisfatto Pasquale Orlando, commissario delle ACLI Terra Benevento che ha ricordaato l'impegno dell'associazione nella gestione dei beni confiscati alla criminalità orgaanizzata che vede ACLI TERRA Benevento in prima fila nella battaglia per la legalità.
lunedì, giugno 23, 2008
FAMIGLIA CRISTIANA: "GOVERNO PENSA PIU' AI GIUDICI CHE AI POVERI"
ILVO DIAMANTI: "IL POPOLO CATTOLICO DISPERSO IN POLITICA". Una "Chiesa extraparlamentare"
| ||
Dopo il voto, le polemiche intorno al rapporto fra Chiesa e politica sembrano meno accese. La netta vittoria del Centrodestra, anzitutto, ha espunto dall'agenda parlamentare i temi etici, che tante polemiche avevano sollevato, soprattutto nel Centrosinistra. Per questo, le materie che hanno ostacolato il breve percorso del governo Prodi (coppie di fatto, fecondazione assistita, eutanasia) probabilmente verranno accantonate. Mentre difficilmente il Centrodestra rivedrà la 194, che regola l'interruzione della gravidanza, come vorrebbero le gerarchie ecclesiastiche. D'altronde, il Pdl ha lasciato solo Giuliano Ferrara a combattere la sua battaglia per la moratoria contro l'aborto. È probabile che, sull'argomento, prevalga la rimozione. Come, in fondo, è avvenuto in campagna elettorale, per tacita, reciproca intesa fra i due maggiori candidati premier. | ||
'Vacanze coi fiocchi' per la responsabilità stradale
Da giugno ad agosto sulle strade italiane si registrano ogni giorno 20 morti e 700 feriti in media, più di un terzo di questi sono giovani tra i 14 e i 29 anni. Quasi sempre gli incidenti dipendono dal mancato rispetto delle regole e dalla velocità elevata. Per spronare i giovani ad assumere comportamenti responsabili al volante è nata la campagna 'Vacanze coi fiocchi' giunta quest’anno alla nona edizione.
All’iniziativa, organizzata da Centro Antartide con la collaborazione del Ministero delle infrastrutture e dei Trasporti, hanno aderito oltre 600 soggetti fra istituzioni, asl, delegazioni Aci, società autostradali, mezzi di comunicazione e associazioni. Tra queste, le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani.
Attori, comici, disegnatori con i personaggi dei propri fumetti e uomini di cultura hanno aderito diventando ambasciatori della sicurezza e prestando visi e voci agli spot di informazione che verranno passati da radio e tv. Verrà, inoltre, diffuso un libretto di fumetti con tavole delle migliori matite italiane realizzate per la campagna sui temi della sicurezza stradale.
domenica, giugno 22, 2008
l'intervento del Cardinale Sepe al Convegno Chiesa e Mezzogiorno
Aspetti etico – morali della questione meridionale
Istituto Italiano per gli Studi filosofici
Napoli, 20 giugno 2008
Illustri Signore e Signori,
Porgo un cordiale saluto a tutti voi e ringrazio l’Avv. Gerardo Marotta, per avermi invitato a tenere questa relazione su “
Faccio una breve premessa citando il documento dell'episcopato Chiesa italiana e Mezzogiorno. Sviluppo nella solidarietà, giacché esso assume oggi, a quasi un ventennio di distanza, un significato di straordinario valore storico. Di fronte ai preoccupanti segnali che ci riserva l’attuale considerazione in cui è tenuta la questione meridionale oggi ancora risulta forte il richiamo che i Pastori, vent’anni fa, rivolsero a credenti e non credenti: «
Siamo purtroppo costretti ancor oggi a constatare la sostanziale indifferenza per la questione del Sud, in base alla convinzione che il suo sviluppo sia - di fronte ai macrofenomeni conseguenti al processo di globalizzazione economica - una questione marginale, destinata a scomparire, se dovesse mai scomparire, grazie al progresso generale del Paese, a cui invece occorre rivolgere tutte le energie e le attenzioni un una economia competitiva, lasciando ogni illusione di un intervento specifico rivolto al Sud.
La concentrazione di ogni interesse ed energia sui progetti utili al “sistema paese” diviene però paradossalmente una categoria non comprensiva, ma escludente il Sud ed i nodi che comportano, nel concreto, il grave ritardo registrato nelle regioni meridionali.
Già vent’anni fa i Vescovi italiani mettevano l’accento sulla modificazione dei modelli di comportamento e dei valori che aveva riguardato il Sud, trasformando e lacerando le reti di solidarietà familiari e sociali, che ne avevano tradizionalmente costituito il tessuto connettivo. Oggi l’assimilazione, nei comportamenti delle famiglie e dei giovani meridionali, di modelli edonistici fortemente segnati dall’individualismo, indifferenti ai legami sociali, ha inciso sulla comunità familiare, delegittimandola rispetto alle “agenzie” temporanee (gruppi giovanili, luoghi di ritrovo, intrattenimento organizzato…), fino a generare un ethos diffuso e aggressivo.
In un quadro economico, civile e sociale, che ben può essere riassunto dallo scenario di una modernizzazione senza sviluppo, desidero mettere in luce, molto brevemente, tre aspetti che mi sembrano particolarmente interessanti:
1) Innanzitutto, ritengo particolarmente rilevante il problema della legalità, divenuta apertamente rottura del patto sociale tra aree dello stesso Mezzogiorno (come ha evidenziato anche la “questione rifiuti”), rottura ancor più profonda di quella generata dall’esistenza di diverse vocazioni economico-territoriali che ha indotto a parlare di “tanti mezzogiorni”. Rispetto allo sfilacciamento di questo tessuto - che smembra sentimenti comunitari antichi e radicati - l’invasività della criminalità si presenta con una capacità politica inedita nelle forme e negli obiettivi, in grado di condizionare pesantemente larghi abusi sociali. La questione della legalità ha sommato ai profili antichi, nuove caratteristiche. Non permane soltanto l’antica, consolidata diffidenza per lo Stato, ma essa addirittura si salda con il nuovo individualismo insofferente ad ogni regola, legale o non legale.
La stessa questione dell’ossequio alla legge ha mutato aspetto: il problema della legalità non è costituito semplicemente dal mancato rispetto delle regole, ma dal disconoscimento di esse, anche negli atti della vita comune. Un tale disconoscimento si nutre della percezione che le regole non valgano più per nessuno. È questa una malattia mortale che tende a sgretolare la società e portarla alla decadenza . Prendere sempre più coscienza di queste realtà è un dovere imprescindibile.
Giuseppe Capograssi tranquillizzava sulla presenza del male nella storia: finché saremo capaci di riconoscerlo e contrapporre ad esso il bene, potremo salvarci, scriveva con speranza costruttiva. La vera, grave questione morale insorge quando il male viene chiamato bene e, in qualche modo, anche giustificato.
Anche in questo caso la seducente tentazione del relativismo - irrompendo nell’intimo dei valori del Sud - rischia di far divenire invincibile il male e puramente formale il richiamo alla legalità. In questa prospettiva il Sud vive la minaccia del suo più insidioso nemico nella negazione di ogni principio condiviso.
2) Un secondo aspetto riguarda le difficoltà oggettive create dal mancato sviluppo economico e delle difficoltà di accesso al lavoro per intere generazioni. Questa realtà costituisce la premessa di un tragico paradosso, esploso nella situazione sociale meridionale. La modernizzazione esteriore che ha riguardato, in una certa misura, la nostra società nei consumi e negli stili di vita, non corrisponde in realtà ad un effettivo sviluppo, finendo invece per accentuare il divario tra aspirazioni al benessere e al miglioramento della condizione sociale dei singoli e delle famiglie in tutti i ceti sociali, e la possibilità concreta,soprattutto, per la parte più indigente o più esposta culturalmente, di soddisfare quelle aspirazioni.
Ma è proprio l’individualismo che mina alle fondamenta le possibilità di riscatto e di sviluppo. È utile ricordare quanto raccomanda il Compendio della dottrina sociale della Chiesa. (Parte prima, Capitolo Terzo, III. La persona umana e i suoi profili, 125): «la persona non può mai essere pensata come assoluta individualità, edificata da se stessa e su se stessa, quasi che le sue caratteristiche proprie non dipendessero da altri che da sé. Né può essere pensata come pura cellula di un organismo, disposto a riconoscerle, tutt’al più, un ruolo funzionale all’interno di un sistema».
Se non si parte dalla piena verità dell’uomo non è possibile avere alcuna nozione del bene comune. Essa non sopporta né l’individualismo destoricizzante ed esaltatore di una verità astratta sull’uomo, privo di connotazioni sociali, né il comunitarismo relativizzante, che annulla la persona ed i suoi diritti in una dimensione di clan, che rifiuta l’universalismo della verità ed il valore non arbitrario del bene comune. Il bene comune, come ricorda il citato Compendio (Capitolo Quarto. I principi della dottrina sociale della Chiesa II. Il principio del bene comune § 165), in riferimento al Concilio Vaticano II (Gaudium et spes), é «l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente».
Nelle regioni del Sud la crescita media - positiva a tutti gli effetti - delle condizioni di vita, ha creato una crescita dei consumi che ha però generato una temporanea illusione di sicurezza, in grado di provocare traumi tanto più grandi quanto più invece i destini personali dei singoli giovani rischiano di essere compromessi dalla perdita di senso, dalla carenza di realizzazione personale e di identità sociale, dal mancato inserimento sociale. Accade così che il capitale umano nel Sud vada sprecato: l’alta scolarizzazione e la stessa spesa per l’istruzione - come documentato anche dalla Banca d’Italia - non si traduce in offerta di lavoro qualificato per le difficoltà di trovare un’adeguata domanda, nonostante la presenza di una formazione universitaria diffusa, con il documentato allontanamento di un’alta percentuale dei laureati meridionali verso altre aree del paese, che finisce per impoverire proprio il capitale umano, indispensabile allo sviluppo meridionale.
La fuga soprattutto dei giovani dalle nostre città sta determinando nuove e, purtroppo, frequenti forme di emarginazione con il conseguente depauperamento non solo demografico, ma anche culturale del Meridione. Se i giovani migliori se ne vanno, non ci rimane altro che una mediocrità contraria ad ogni possibile sviluppo.
3) Un terzo aspetto si riferisce alla formazione. L’effetto scoraggiamento - già registrato e denunciato in relazione per la ricerca dell’occupazione, specie nel Sud e per il lavoro femminile, con gravi conseguenze sociali e morali - si estende negli ultimi tempi anche all’atteggiamento circa la formazione, in specie quella scolastica: recenti indagini mettono in luce come tra i giovani l’istruzione non sia considerata né necessaria né utile, venendo considerati altri e differenti percorsi, meno faticosi e più seducenti, i più adatti a conseguire i propri obiettivi, benché effimeri. Non più impegno e dedizione, ma adesione all’effimero e al gradito. Ciò segna una grande differenza con le generazioni che hanno considerato - anche in condizioni assai più difficili - la scuola come l’occasione di riscatto morale e sociale per il proprio futuro e per quello della propria famiglia. Proprio la perdita della prospettiva del futuro nei giovani sembra la minaccia più grave e incombente sul destino del Mezzogiorno.
Questo rilevante aspetto andrebbe affrontato: occorre saldare il progetto di istruzione, in grado di animare il mercato del lavoro qualificato, ad un progetto formativo che inserisca il lavoro in una rinnovata trama capace di ricostruire una rete di relazioni che includa la speranza, senza la quale non esiste alcuna prospettiva comunitaria. È necessario mettere in campo tutte le più sane e positive energie in modo da realizzare ipotesi concrete di sviluppo che aiutino a uscire dalle torri d’avorio pronte, come si è già dimostrato in tante occasioni, a concorrere e a lottare per il bene comune.
Questa è forse l’unica strada per combattere ogni forma di morte sociale e abbattere quella cultura della disonestà, della sfiducia e del disfattismo.
Conclusione : l’impegno della Chiesa.
Assume dunque un grande significato il ruolo che svolge e può sempre svolgere
Vogliamo ri-organizzare la speranza per evitare che qualcuno ce la rubi e ci condanni a una morte sociale e religiosa.
Questa nostra speranza non è il segno di illusorie ipotesi, ma è impegno concreto perché ognuno possa trovare uno spazio nel quale realizzare la sua personalità e le sue potenzialità.
Credo che iniziative, come quella di oggi, in cui abbiamo le possibilità di confrontarci, vadano nella direzione giusta.
È una provocazione culturale, un parlare insieme nel segno della speranza, convinti che le idee che ci scambiamo saranno capaci di aprire la giusta strada a quanti si rendono disponibili a dare il proprio contributo per organizzare la speranza nel nostro Mezzogiorno.

La nomina è stata annunciata dal Papa. Succede al cardinale Camillo Ruini, del quale Benedetto XVI ha accettato le dimissioni per raggiunti limiti di età

