A partire dall'esperienza associativa vissuta nelle ACLI e da quella amministrativa a Napoli e Castellammare di Stabia utilizzo questo spazio per affrontare i temi del dialogo tra le generazioni, del lavoro, della formazione, del welfare, della partecipazione e della loro necessaria innovazione.
domenica, novembre 02, 2008
venerdì, ottobre 24, 2008
Le assunzioni selettive della Cai: fuori i disabili!
No a lavoratori invalidi, genitori con figli invalidi e lavoratori con familiari invalidi a carico: ecco come saranno scelti i 12.500 dipendenti ex Alitalia e Air One da assumere nella nuova Compagnia aerea italiana, al netto delle 10.000 espulsioni già dichiarate. La denuncia della Cub trasporti: ''Uno schiaffo alla legge 104. Stracciata ogni tutela legale e normativa''.
sabato, settembre 13, 2008
Alitalia: La rotta più facile e onerosa
da Aesse 8/9 2008
Aprile 2008, mancano pochi giorni alle elezioni politiche che vedranno la vittoria del centro destra. Silvio Berlusconi telefona a Romano Prodi premier uscente. “Romano questa alleanza tra Alitalia e Air France va fatta – dice Berlusconi – perché altrimenti arriva il fallimento. Ma noi dobbiamo presentarci uniti e chiedere che lo Stato italiano conservi una partecipazione non simbolica nella fusione e ottenere garanzie sugli esuberi e sui flussi di turismo verso il nostro paese”.
Purtoppo, le cose non sono andate così perché dopo la fine dei partiti che hanno fondato la Repubblica siamo un paese profondamente diviso. Così la vicenda Alitalia è stata usata come una clava in campagna elettorale da Berlusconi ma anche dalla sinistra radicale, in concorrenza con il Pd, e dai sindacati convinti a torto di poter condurre le danze all’infinito.
Ma a pagare il conto alla fine è lo Stato, perché il gioco al rialzo per ottenere il consenso è finanziato con i soldi pubblici. Invece di chiudere un accordo con un vettore europeo ci siamo accollati oltre un miliardo e 200 milioni di euro di debiti Alitalia. E il conto che si prepara, visto il passato, è solo agli inizi.
Nessuno mette in dubbio la buona fede di Berlusconi, ma se il valore principale del piano è la difesa dell’italianità non si comprende come si raggiunga questo obiettivo con una concentrazione delle attività in Europa (dove peraltro è fortissima la concorrenza delle compagnie low cost) rinunciando alle rotte intercontinentali dove le industrie italiane giocano le loro carte. Inoltre, non è ancora evidente che ruolo avranno Fiumicino e Malpensa e poco si capisce finora sul numero preciso degli esuberi, materia che poteva invece essere oggetto di contrattazione tra governi nel caso di vendita ad Air France.
Certo, lo Stato deve occuparsi del destino dei suoi cittadini, ma il salvataggio delle aziende spetta al mercato. Oggi, di fronte a una crisi profonda, la Destra sostiene la bontà del ruolo pubblico in economia. Ma è nei momenti difficili che si ripensa a se stessi e a quello che è giusto fare. Oggi la Destra esalta l’intervento pubblico e si specchia così nelle sue radici, in una visione nazionale che vorrebbe preservare il mercato domestico dalle insidie dell’economia globale. Il centrosinistra, se guarda dentro se stesso, vede che la sua radice, il lavoro, il labour, nasce nella fabbrica, nell’impresa, nel mercato.
Tutti gli italiani vorrebbero una compagnia in grado di portarli in ogni angolo del mondo. Ma in realtà oggi Alitalia – per sopravvivere, e non certo perché non siamo abbastanza patrioti – dovrà diventare almeno un’impresa europea. Ma perché allora non vendere subito ai francesi o ai tedeschi di Lufthansa? Perché abbiamo scelto una strada più onerosa? Perché è quella più facile, ti fa vincere le elezioni ma porta alla svendita dei beni pubblici. In dieci anni, i governi Prodi e Berlusconi hanno versato nelle casse di Alitalia oltre 5 miliardi di euro. Non vi sembra ora di voltare pagina?
Paolo Trombin
giovedì, luglio 24, 2008
Anticipo della Finanziaria: tutti i dettagli.
Via libera dalla Camera dei deputati al decreto che anticipa la legge finanziaria. Tra le misure previste per il Sud, la creazione della Banca del Mezzogiorno e la destinazione dell’85 per cento delle risorse del Fondo aree sottoutilizzate.
Robin Tax Inasprimento del prelievo fiscale per petrolieri, banche e assicurazioni. Per le società energetiche viene innalzata dal 27,5% al 33% l'aliquota Ires. Per banche e assicurazioni il maggior prelievo sarà ottenuto con un allargamento della base imponibile. L'Autorità per l'Energia dovrà vigilare per impedire che il maggior prelievo pesi sui clienti.
sabato, giugno 28, 2008
Interna corporis del governo Berlusconi. Tremonti leader o fusibile da sostituire? La lettura del Foglio.
Il sistema duale al governo
Una sottile linea separa la diffidenza e il gioco di coppia tra il Cav. e Giulio
Berlusconi fa il presidente del Consiglio (di sorveglianza), Tremonti il capo operativo. Prospettive e incognite
Roma. “Siete tutti ministri senza portafoglio” è una frase ganzissima e perfetta per il Silvio Berlusconi che collezionava interim e si occupava di tutto, dalla macroeconomia alla Nato passando per l’arredo urbano del G8 di Genova. Invece l’ha detta Giulio Tremonti prima della presentazione (con al fianco una squadra di ministri i cui portafogli sono nelle sue mani) delle tre finanziarie in una, con tagli alla spesa, qualche tassa sugli extraprofitti – concetto curioso se coltivato in ambito liberal-liberista – e poche concessioni ai mercatisti. Meno tasse? Per qualche anno no. Bonus bebé, via il bollo auto, grandi opere? Boh. La cordata Ermolli per Alitalia? Il dottor Ermolli non ha avuto incarichi dal governo. Insomma, quel che diceva il Cav. non dice Giulio, e viceversa.
Ciò che però accomuna il presidente del Consiglio, nella sua ultima versione degasperiana alle prese con la ultradecennale battaglia per affermare il primato della politica sulla toga, e il ministro dell’Economia, in forma nella sua ultima versione craxian-rigorista, lodato da banchieri come Corrado Passera e Alessandro Profumo, riconosciuto come pivot del governo dalla stampa (dall’editoriale di Paolo Mieli, in cui il direttore del Corriere della Sera lo individuava come vincitore delle elezioni, in poi), è la preoccupazione per l’economia, un timore condiviso dalla Confindustria e da manager capaci come Sergio Marchionne.
Dunque, divisione dei compiti, un po’ alla Kohl con Waigel e non come Sarko con Chirac. Berlusconi ha detto poco o nulla sulle manovre finanziarie, solo che è fiero del lavoro di squadra. In effetti – raccontano i bene informati – Tremonti, dando mostra di spavalda convinzione, facendosi vedere a Palazzo Chigi solo per le riunioni dei consigli dei ministri e giocando le sue carte per la leadership del Pdl prossimo venturo riesce a portare tutti i ministri attorno a sé, anche quelli che un tempo potevano essere considerati possibili rivali, come Renato Brunetta. Perfino Claudio Scajola, variabile e contropotere possibile, è in una fase attendista.
Lo stesso Berlusconi in campagna elettorale aveva detto che non si potevano fare miracoli, quindi il Tremonti realista gli va più che bene, e un ultravincitore come il Cav. non ha certo problemi di vanità. C’è poi il naturale evolversi della situazione politica, delle ambizioni personali e dell’anagrafe verso una sorta di coabitazione governativa, anzi, una specie di sistema duale, con il Cav. presidente del Consiglio di sorveglianza e Tremonti capo operativo (un po’ come Giovanni Bazoli e Corrado Passera, che – lui sì – si occuperà di Alitalia). E’ Tremonti che ha bloccato la nomina dei viceministri. E’ Tremonti che ha pesato molto nella composizione del governo, senza vincere sempre: non voleva Brunetta. E’ Tremonti che tratta con l’Ue. E’ Tremonti che raccoglie perfino proposte di collaborazione dalle un tempo odiate Fondazioni. E’ Tremonti che i giornali lusingano, magari per creare attriti col Caimano. E’ Tremonti che ha dato un’anima ideologica alla terza fase del Berlusconismo, con il libro “La paura e la speranza”.
E’ Tremonti che in nove minuti e mezzo ottiene il silenzioso sì dei ministri. E’ Tremonti che ha la gestione non soltanto della politica economica, ma della politica: prima il rigore, poi il federalismo fiscale. Se poi l’economia andrà meglio, sarà merito anche del Cav. Se andrà peggio, c’è chi dice che servirà “un fusibile da sostituire”, ma sono solo cattiverie di malelingue magari invidiose. Del resto Tremonti non voleva tornare a via XX settembre, consapevole dei guai italiani, ma in campagna elettorale fu “precettato” dal Cav.: l’unico ministro certo è quello dell’Economia. Allora – pensa Tremonti – mi gioco il tutto per tutto a modo mio, anche la sfida della futura leadership. Le incognite? L’economia, prima di tutto. Il federalismo, in secondo luogo. Perché uno dei punti di forza di Tremonti è il rapporto con la Lega nord, ma Umberto Bossi non farà certo sconti su questo tavolo e Roberto Maroni, dal Viminale, non si sente sicuramente un ministro senza portafoglio, non avendo problemi di convivenza con il divo Giulio nei futuri assetti del Popolo delle libertà. Poi se le incognite volgono al peggio, nel sistema duale, conta il presidente del Consiglio di sorveglianza: alla fine sul suo tavolo passano le questioni e le decisioni strategiche.
venerdì, maggio 30, 2008
Governo: taglio di 124 milioni allo sport sociale
Roma, 29 maggio 2008 - Ammontano a 124 milioni di euro i tagli allo sport (nel triennio 2008/2010) decisi dal Governo nel decreto legge n.93 del 28 maggio, per sostenere le iniziative assunte in materia di Ici e straordinari (ma anche per finanziare i 300 milioni della ricapitalizzazione di Alitalia). In particolare, 4 milioni vengono tolti al Comitato Paralimpico e allo sport dei disabili e ben 95 milioni al cosiddetto 'sport di cittadinanza', lo sport di base destinato alla salute, all'educazione e all'integrazione sociale soprattutto di bambini, ragazzi e anziani.
Per l'Unione sportiva Acli si tratta di «un ingiustizia e di un grave errore». «Si tolgono risorse a chi ne ha di meno - protesta il presidente dell'Us Acli Alfredo Cucciniello - Viene penalizzato lo sport minore, quello di base, che si occupa di disabili, anziani e bambini, che vive soprattutto di volontariato, mentre non viene toccato lo sport professionistico, quello dei grandi incassi e dei grandi ingaggi».
L'associazione sportiva delle Acli confida che il Parlamento, in sede di conversione in legge, possa apportare emendamenti e modifiche che non vanifichino le novità introdotte dalla Finanziaria 2008. «Lo sport ne uscirebbe con le ossa rotte - insiste Cucciniello - e sarebbe un grave errore. Perché non si costruisce benessere e sicurezza nel Paese penalizzando quelle realtà che lavorano ogni giorno sul territorio per la promozione, l'integrazione e l'inclusione sociale proprio dei soggetti più deboli e svantaggiati».