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mercoledì, settembre 28, 2011

MEZZOGIORNO: ACLI, EMIGRAZIONE GIOVANI “DANNO INSOSTENIBILE PER ECONOMIA E FAMIGLIE"

Roma, 28 settembre 2011 - Lo “tsunami demografico” paventato dallo Svimez per il Sud Italia – con un giovane su quattro destinato ad emigrare nei prossimi anni - rappresenta «un danno insostenibile per l’economia e le famiglie del Mezzogiorno». Ad affermarlo è il responsabile delle Acli per il MezzogiornoGianluca Budano, presidente delle Acli pugliesi.

«I dati del Rapporto Svimez purtroppo non ci meravigliano – spiega Budano –, anzi confermano le preoccupazioni da anni manifestate e l'idea che i problemi del Paese, simili lungo tutto lo Stivale, si ripercuotono con intensità sempre maggiore nel Mezzogiorno. La forte emigrazione di giovani cervelli verso l’estero o il Nord Italia procura un danno insostenibile all’economia del mezzogiorno e prima ancora alle famiglie, che nella formazione dei figli hanno investito le proprie risorse e assistono alla beffa di vedere i benefici dei loro investimenti ripercuotersi in territori diversi da quelli d’origine».

Il tema della formazione è «cruciale», secondo le Acli, che richiamano i dati Istat sui giovani “neet” (not in education, employment, or training) – fuori da lavoro, studio o formazione – che risiedono per il 58% nel Mezzogiorno, il 30% della popolazione tra i 15 e i 29 anni.

Per Budano: «Occorre pensare a politiche di formazione professionale mirate, non estemporanee, fortemente legate al territorio e ai suoi specifici bisogni formativi e occupazionali. Nella stessa ottica va vista lariforma del sistema di collocamento dei lavoratori, che oggi riesce ad occupare nel Sud solo 3,9% dei giovani tra i 15 e i 34 anni, contro il 7,9% del Centro e il 10,9% del Nord. Affidare la gestione di questi servizi ad un sistema pubblico-privato sociale può essere una strada».

lunedì, settembre 19, 2011

Chiuso ieri il meeting delle Acli a Telese Terme



Chiuso ieri il meeting delle Acli a Telese Terme
Il Sud, un capitale sociale ed una vera risorsa
Si è concluso, ieri, il primo meeting della Acli: “Risorsa Mezzogiorno: il bello e il buono del Sud”, tenutosi presso il parco delle Terme di Telese (Benevento).


"Densa di appuntamenti - si legge nella nota diffusa alla stampa - anche la terza giornata conclusiva della manifestazione, iniziata in mattinata con il convegno: “La rete delle Acli del Sud: una risorsa per lo sviluppo e la coesione sociale” cui ha preso parte anche il Presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro e l’on. Mario Landolfi. Con loro: Gianluca Budano, Responsabile Acli Mezzogiorno e Presidente Regionale Acli Puglia; l’on. Nicola Formichella ed i Presidenti Regionali Acli: Leonardo Braico (Basilicata); Eleonora Cavallaio (Campania); Ottavio Sanna (Sardegna); Santino Scirè (Sicilia); Saverio Sergi (Calabria); Dante Cicchini (Molise). Ha moderato l’incontro: Pier Paolo Napoletano, Responsabile Nazionale Acli allo Sviluppo Associativo. Diverse le tematiche poste al centro dell’attenzione dei lavori, tra le quali: le possibili vie di sviluppo del Mezzogiorno; la costituzione di un centro di progettazione integrato; la necessità di infrastrutturare il terzo settore anche attraverso ingenti risorse economiche, finalizzate alla costruzione di modelli di welfare innovativi, a partire dal rapporto con le Acli nella loro esperienza associativa e di impresa sociale ecc…In sala erano presenti anche diversi Sindaci sanniti.


Nel pomeriggio, invece, si è tenuta la presentazione del libro: “Una vigna chiamata Sannio” di Manuela Piancastelli, alla quale hanno preso parte: Alessandro Di Santo, Sindaco di Castelvenere; Ciro Fanzo, Presidente Confcooperative Benevento; Floriano Panza, Sindaco di Guardia Sanframondi; Domizio Pigna, Presidente Cantina Sociale La Guardiense; Libero Rillo, Presidente Consorzio Sannium ed Antonio Santonastaso, Sindaco di Solopaca. Molte le proposte e le riflessioni scaturite dai lavori del dibattito, tra le quali spiccano: l’esigenza di adoperarsi, fin da subito, onde far sviluppare e creare un serio marketing sul nostro territorio; la rimarchevole necessità di dover mettere in rete le offerte turistiche del Sud; promozionare, al meglio ed anche all’estero, il turismo del vino; lavorare sulla qualità dei prodotti, onde contribuire a risollevar l’economia delle zone a forte valenza agricola.


Infine, alle ore 18.30, si è giunti alla conclusione con in cartellone l’ultima tavola rotonda dal titolo: “Capitale sociale e rete infrastrutturale, chiavi di sviluppo dell’economia del territorio”. Erano presenti, tra gli altri, anche: Carlo Borgomeo, Presidente Fondazione per il Sud; Costanzo Iannotti Pecci, Consigliere Cnel ed Andrea Olivero. Presidente Nazionale Acli. Tra il pubblico anche l’on. Umberto Del Basso De Caro e l’on. Mario Ascierto Della Ratta. Ha moderato i lavori, il giornalista Rai, Puccio Corona. Unanime la convinzione che il Sud Italia sia detentore di un immenso capitale sociale e di rimarchevoli risorse che dovrebbero esser maggiormente sfruttate, a partire, per l’appunto, dal turismo termale di qualità, dalla promozione delle sue eccellenze eno-gastronomiche ecc..., che dovrebbero esser messe in sinergia con le istituzioni ed il territorio; con lo scopo di fondare un nuovo patto per il Sud, da cui trarre economia e sviluppo.


A concludere il convegno, invece, è stato il patron dell’evento: Pasquale Orlando che si è detto soddisfatto dell’ottima riuscita della kermesse, la quale ha visto un ingente numero di visitatori, giunti a Telese anche da fuori Regione, per poter essere presenti al meeting. Alla fine, oltre ai saluti di rito ed ai ringraziamenti agli organizzatori, agli espositori ed alle Acli tutte per l’apporto dato alla manifestazione, ha dato appuntamento all’anno prossimo con la seconda edizione di: “Risorsa Mezzogiorno: il bello ed il buono del Sud”.

mercoledì, maggio 25, 2011

“Federalismo, Mezzogiorno, Europa e Mediterraneo “



-Le sfide etiche, culturali, economiche e generazionali di un'Italia veramente unita -

Venerdì 27 maggio con inizio alle ore 18.00 a Monopoli presso l’Auditorium Polivalente Scolastico.

Durante il dibattito, il faccia a faccia tra il Ministro On. Raffaele Fitto e l’On. Francesco Boccia.

Bari 25 Maggio 2011: Le Acli in collaborazione con Terra di Mezzogiorno, Con-Sud, ed il patrocinio del Comune di Monopoli organizzano, per venerdì 27 maggio, con inizio alle ore 18.00, presso l’Auditorium Polivalente scolastico di Monopoli, un incontro dibattito sul tema:

Federalismo, Mezzogiorno, Europa e Mediterraneo” - Le sfide etiche, culturali, economiche e generazionali di un'Italia veramente unita.

"Mezzogiorno e Federalismo sono le sfide principali del Paese a 150 anni dall'Italia Unita,- dichiara Gianluca Budano, Presidente Acli Puglia e Responsabile Mezzogiorno Acli Nazionali – per ridisegnare i rapporti tra aree del Paese e misurare il nostro senso di solidarietà nazionale, unito al compito di chiedere alla societa' e alla politica di riaprire lo sguardo e l'impegno in Europa (dal Nord) e nel Mediterraneo (dal Sud)".

Dopo i saluti di Pier Paolo Napoletano (Responsabile Nazionale Sviluppo Associativo ACLI) eRoberto Oliva (Commissario Straordinario ACLI Bari), introdurrà il tema dell’incontro,Gianluca Budano. Al Dibattito, moderato da Vincenzo Magistà, Direttore del Tg Norba 24, interverranno: l’On. Raffaele Fitto (Ministro per i Rapporti con le Regioni) e Francesco Boccia (Membro della Commissione Parlamentare per Attuazione del Federalismo Fiscale). Le relazioni saranno svolte da: Gianfranco VIESTI (Presidente Fiera del Levante di Bari) Santino SCIRÈ (Presidente ACLI Sicilia - Responsabile Federalismo ACLI Nazionali), Emilio ROMANI (Sindaco di Monopoli, Vice Presidente Anci Puglia). Le conclusioni saranno affidate Presidente Nazionale ACLI, Andrea Olivero.


venerdì, maggio 13, 2011

LE ACLI ORGANIZZANO CONVEGNO SUL TEMA: FEDERALISMO, MEZZOGIORNO, EUROPA E MEDITERRANEO



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Le sfide etiche, culturali, economiche e generazionali di un'Italia veramente unita.


VENERDI' 27 Maggio 2011 0re 18.00 presso Auditorium Polivalente Scolastico Monopoli

mercoledì, luglio 21, 2010

SUD: ACLI, DA SVIMEZ RISULTATO PREVEDIBILE DI UNA POLITICA FALLIMENTARE



(ASCA) - Roma, 20 lug - ''Risultato prevedibile di una politica fallimentare''. E' il commento delle Acli, associazioni cristiane dei lavoratori italiani ai dati diffusi oggi dal rapporto Svimez sull'economia del Mezzogiorno, che fotografano ''una realta' preoccupante di arretramento economico e sociale''.

''Un Paese in cui la spesa pro capite al Sud e' inferiore a quella del Centro-Nord - spiega Gianluca Budano, responsabile delle Acli per il Mezzogiorno - in cui i fondi destinati allo sviluppo del Meridione vengono sottratti per destinarli in gran misura alla tragedia dell'Aquila (come se si trattasse di un fatto locale, alla faccia del principio di solidarieta' nazionale); in cui i programmi per l'utilizzo dei fondi europei (Por) hanno prodotto piu' problemi che benefici (si confronti il costo delle rendicontazioni obbligatorie e quello piu' utile dei monitoraggi sui risultati realmente raggiunti) non poteva che produrre i risultati che emergono nel rapporto. Senza dimenticare il fenomeno dell'emigrazione di cervelli da nord a sud, che aggiunge al danno di aver perso le migliori teste, la beffa di averle formate con le risorse economiche delle famiglie meridionali''.

Le Acli indicano due priorita' concrete d'azione, le infrastrutture e le risorse umane.

''Bisogna assolutamente colmare il divario infrastrutturale - prosegue Budano - cominciando col mettere fine, ad esempio, ai lavori dell'autostrada Salerno-Reggio Calabria, lo scandalo simbolo del disinteresse delle istituzioni verso il bene comune''.

''Cosi' come e' necessario - conclude - un intervento serio e consistente per rilanciare la formazione professionale al Sud, quale leva di sviluppo dei territori in difficolta'. Ma una formazione nuova, legata alle esigenze delle persone e alle opportunita' del mercato, non semplicemente orientata ad accaparrare risorse in maniera indiscriminata, con la corresponsabilita' dei Governi nazionali e regionali del passato e attuali''.

SUD: BREGANTINI(CEI), POLITICA NON VUOLE RISOLVERE QUESTIONE MERIDIONALE

mercoledì, marzo 24, 2010

“Per un Paese Solidale Chiesa italiana e Mezzogiorno”.

Riflessione del Presidente Regionale Acli Sicilia Santino Scirè

Il documento Cei :
“Per un Paese Solidale Chiesa italiana e Mezzogiorno”

Il Documento approvato dalla CEI “Per un Paese Solidale Chiesa italiana e Mezzogiorno” se non sarà letto con molta attenzione rischia una semplificazione miope e fuorviante, come purtroppo è avvenuto in altre circostanze nei confronti delle prese di posizione dei Vescovi italiani.

Il Documento a mio avviso è significativo innanzitutto per il Titolo che reca: la Chiesa italiana ritiene infatti che il Mezzogiorno sia risorsa per tutto il Paese; la mancata risoluzione dei problemi meridionali getterebbe dunque un’ombra sinistra, una seria ipoteca sulla costruzione di un Paese unito e solidale.

Occorre pertanto una svolta che prima che essere economica e politica sia culturale, cioè di valore, di priorità di scelte per la costruzione di un reale “bene comune” che sia per tutto il nostro Paese.

Certamente il Documento dei Vescovi si sofferma opportunamente su quelli che sono alcuni dei mali meridionali da rimuovere con decisione e senza ulteriore remore, ad iniziare dal controllo su interi territori che la criminalità organizzata continua purtroppo ad esercitare.

Questa dura diagnosi non può tuttavia far passare questo importante Documento come una mera presa di posizione antimafia, in quanto molto opportunamente i nostri Vescovi, memori innanzitutto della loro funzione pastorale, sottolineano due dimensioni dell’agire soggettivo e comunitario che sono altrettanto prioritari.

Mi riferisco alla ribadita necessità di far fronte all’emergenza educativa, quale causa prima della crescente anomia sociale, ed inoltre al metodo da parte dei cattolici di mettersi in gioco con esperienze esemplari di aggregazione sociale che aiutino a coltivare la speranza.

Di rilievo mi pare, infine, il fatto che al di la dell’efficacia delle forme organizzative del recente passato, sia stato sottolineato nel Documento la necessità di avviare una nuova stagione di responsabilità sociale e politica per uscire definitivamente nel Mezzogiorno da una mentalità di assistenzialismo e di dipendenza dai centri di erogazione delle risorse pubbliche.

Le ACLI siciliane esprimono profondo consenso rispetto a queste indicazioni della gerarchia della Chiesa Cattolica italiana e trovano ulteriore motivo di speranza e di impegno rispetto a ciò che da tempo l‘Associazione in Sicilia sta tentando di costruire in termini di positiva risposta alla crescente disgregazione sociale ed al depauperamento delle nostre migliori risorse umane , a causa della incessante e drammatica emigrazione dei giovani scolarizzati.

Santino Scirè

mercoledì, marzo 17, 2010

LAVORO: ACLI, QUELLO 'NERO' VALE QUANTO IL PIL DEL MEZZOGIORNO


(ASCA) - Roma, 17 mar - Il Pil dell'intero Mezzogiorno: a tanto ammonta il valore aggiunto prodotto dell'economia sommersa italiana, secondo un raffronto realizzato sulla base degli ultimi dati Istat disponibili dalle Acli, che saranno in piazza il 19 e 20 marzo per denunciare ''l'emergenza legalita''' nel mondo del lavoro e per dire ''basta alla cultura e alla pratica del lavoro nero''.

Secondo gli ultimi dati Istat citati dalle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani, il valore economico del sommerso raggiunge i 250 miliardi di euro, il 17% del Pil nazionale. Una cifra che coincide con il valore complessivo del prodotto interno lordo di 6 Regioni: Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia. In pratica, l'intero Pil del Mezzogiorno - 248 miliardi di euro - Sardegna esclusa. Sempre secondo l'Istat, i lavoratori irregolari sono circa 3 milioni, divisi tra coloro che hanno un rapporto esclusivo e continuativo senza alcun rispetto di quanto previsto dalla legge e dai contatti (circa 2 milioni) e coloro che svolgono saltuariamente un'attivita' irregolare (il ''secondo lavoro''). Il tasso di irregolarita' e' calcolato al 12% sul piano nazionale ma raggiunge il 20% al Sud. Riguardo all'evasione contributiva, solo nel 2009 l'Inps ha recuperato crediti per oltre 4 miliardi e mezzo. La stima di recupero prevista per il 2010 e' di 8 miliardi di euro.

''Anche per il lavoro - affermano le Acli - esiste un'emergenza legalita'. Il lavoro nero finisce per essere considerato un ammortizzatore dell'economia o un surrogato del welfare. La crisi economica diventa un alibi per tollerare l'illegalita'. Ma la mancanza di regole si traduce in mancanza di diritti esigibili per i lavoratori, rischi per la salute e la sicurezza, inquinamento del mercato e della concorrenza''. Per il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero, ''c'e' un problema di illegalita' diffusa e un problema di controlli, che debbono essere piu' incisivi e piu' severi. Bisogna assumersi la responsabilita' di far rispettare le regole''.

Venerdi' 19 e sabato 20 marzo le Acli saranno quindi presenti in piu' di 300 piazze per la campagna ''Diritti in piazza 2010'' dedicata al tema della ''legalita' nel lavoro''. 2700 tra operatori e volontari del Patronato Acli saranno impegnati ad informare i cittadini su diritti e doveri di lavoratori e datori di lavoro. Per l'occasione verra' distribuita una guida e un piccolo calendario con le istruzioni e le scadenze per mettere e mantenere in regola le lavoratrici domestiche. Si raccoglieranno quindi le firme per la petizione popolare finalizzata alla riforma del mercato del lavoro e delle politiche connesse di welfare. Convegni sui temi del lavoro irregolare si svolgeranno a Roma, Milano, Palermo, Napoli e Ferrara.

Tre vescovi commentano la nota Cei sul Mezzogiorno: "Più coraggio per il sud"

su input del presidente delle acli pugliesi Gianluca Budano, pubblichiamo queste note dei Pastori delle Chiese meridionali per tenere viva l'attenzione sul mezogiorno e favorire un dibattito serio ed approfondito.


INFORMARE PER RESISTERE: Tre vescovi commentano la nota Cei sul Mezzogiorno: "Più coraggio per il sud"

Note di INFORMARE PER RESISTERE


Tre vescovi commentano la nota Cei sul Mezzogiorno: "Più coraggio per il sud"


Oggi alle 19.50

Scritto da Alberto Bobbio -

Mons. Domenico Mogavero

«La nostra gente deve ridiventare protagonista», dice Morosini di Locri. «Forse bisognava essere più chiari, anche nelle responsabilità di una Chiesa troppo timida».

Scuoterà la Chiesa il documento della Cei sul Mezzogiorno? E scuoterà il Paese? Tre vescovi in prima linea ne discutono con passione e sperano che non faccia la fine di quello di vent’anni fa, che ha occupato gli scaffali delle biblioteche. Lo dice monsignor Domenico Mogavero (nella foto, ndr), vescovo di Mazara del Vallo: «Se dopo Pasqua nessuno ne parlerà più, avremo fallito».
Il testo è assai severo e lancia allarmi. Mette in fila questioni di importanza capitale per l’intero Paese e non solo per il Sud. Eppure, è qui che le preoccupazioni sono più elevate. Osserva monsignor Giuseppe Morosini, vescovo di Locri in Calabria: «Non abbiamo bisogno di solidarietà gratuita né da parte dello Stato, né delle Regioni, né delle altre diocesi. Questo documento servirà se ognuno farà la propria parte».

Ecco il punto, che monsignor Francesco Montenegro, vescovo di Agrigento, spiega così: «A volte manca il coraggio. Ci chiudiamo nelle chiese, non ci sporchiamo le scarpe a camminare nelle strade. Dobbiamo impegnarci a costruire comunità cristiane antagoniste, alternative alla cultura della rassegnazione, della violenza, dell’usura, del pizzo, del lavoro nero».
Ma c’è anche altro che il vescovo di Agrigento sottolinea: «Ci siamo occupati del sacro e non della fede. La gente ci chiede sacramenti e noi glieli diamo. Ma nascondiamo la parola di Dio e sosteniamo un’idea di Chiesa intrecciata attorno alle devozioni, che possono consolare, ma non incidono e non cambiano i comportamenti».
Mogavero teme che la Chiesa diventi icona dell’antimafia: «Tanto c’è la Chiesa che parla. È quello che mi dà più fastidio. Ma anche al nostro interno funziona così. Ci sono preti e laici contenti perché parlano i vescovi. E loro?».
Riprende l’autocritica della nota della Cei sul fatto di non aver accolto, fino in fondo, la lezione di Giovanni Paolo II alla Valle dei Templi e il suo grido contro le mafie: «Non tutti siamo sulla stessa lunghezza d’onda. Non abbiamo avuto il coraggio di dirci la verità per intero, siamo noi i primi a non essere stati nemici della corruzione e del privilegio. Non va moralizzata solo la vita pubblica, ma anche quella delle nostre chiese. E la parola terribile "collusione" deve far riflettere anche nelle nostre comunità».
Il vescovo di Mazara propone una via: «Basta con le prese di posizione ovattate. Ogni comunità, ogni parrocchia, ogni diocesi scelga un argomento in relazione alla situazione del proprio territorio e agisca: pizzo, usura, corruzione della politica, mafia devota che offre soldi per le feste popolari. Però, bisogna essere pronti a pagare di persona». Montenegro sostiene che qualche provocazione può favorire la riflessione: «Io non ho messo i Re Magi nel presepe, spiegando che sono stati respinti alla frontiera come clandestini. È servito alla gente per rendersi conto in quale Paese stralunato dall’ossessione per la sicurezza stiamo vivendo. Proporrò di abolire ogni festa religiosa nei paesi dove si contano gli omicidi. Il sacro non basta per ritenersi a posto, se poi nessuno denuncia, e la cultura mafiosa è l’unica ammessa».
Spiega Morosini: «La nostra gente deve tornare a essere protagonista. E si diventa protagonisti con il voto e con volti nuovi». Il vescovo di Locri ha partecipato a una manifestazione contro la soppressione di 12 treni: «Proteste inutili, perché manca un progetto per la Locride. La nostra classe politica è inadeguata. Nel documento c’è una frase su questo tema. All’assemblea dei vescovi avevo chiesto di dedicare un capitolo intero». Morosini non accetta le critiche sull’azione troppo debole della Chiesa: «L’azione del vescovo Bregantini non può essere dimenticata. Di altri non parlo. Ma, forse, bisognava essere più chiari, anche nelle responsabilità di una Chiesa a volte troppo timida».

Alberto Bobbio (Famiglia Cristiana, 14 marzo 2010)


Mons. Riboldi

"Sciopero elettorale per cambiare davvero"


I cristiani del Sud «devono svegliarsi. Ai politici bisogna dire: "O ascoltate la nostra voce, o non vi votiamo più"».

Rappresenta la memoria della lotta della Chiesa per la legalità. Monsignor Antonio Riboldi, 87 anni, legge il documento della Cei sul Mezzogiorno e dice: «È scritto molto bene. Ma è un altro documento». Brianzolo, rosminiano, una vita passata al Sud, prima parroco nel Belice sconvolto dal terremoto, poi vescovo di Acerra, nel Napoletano, Riboldi ha vissuto con la scorta, sempre nel mirino dei clan.

Teme che siano solo parole?
«No, ci sono frasi che andrebbero inchiodate alle porte delle chiese in tutto il Paese, altrimenti questo documento fa la fine di quello di vent’anni fa».

L’Italia non fa i conti con il Sud?
«Non li ha mai fatti. Lo sviluppo di un Paese prevede solidarietà e giustizia. In 50 anni al Sud ho visto solo parole ed errori: fabbriche nate e morte, terreni agricoli devastati, turismo in abbandono. Le mafie hanno avuto terreno fertile, arato dallo Stato e da un sistema di corruzione e di collusione impostato con straordinaria efficacia».

E la gente ha accettato?
«No, ha subìto e si è rassegnata. Ma la cultura dell’illegalità è stata diffusa dallo Stato. E non mi consola vedere che proprio chi ha contribuito alla logica della corruzione propone una legge contro di essa».

Di cosa ha bisogno il Sud?
«Agricoltura e turismo, cose che politiche sciagurate hanno devastato. Non ci sono più i contadini e nemmeno gli operai. Il mare è la nostra ricchezza dimenticata. Così il Sud è rimasto il Sud e il Nord il Nord. Mi spiace vedere un Paese diviso in due dalla povertà».

Cosa manca?
«Un progetto e un patto nazionale. Fa bene il documento della Cei a indicare i rischi del nuovo federalismo. Ma dobbiamo interrogarci se davvero l’Italia è ancora un Paese unitario».

Lei che ne dice?
«Ricordo un giorno a Milano quando uscì l’altro documento della Cei sul Mezzogiorno. Ero con don Tonino Bello e parlavamo a una grande assemblea dei nostri problemi. Il clima era di indifferenza o al massimo di commiserazione. Non credo che le cose siano cambiate».

Lei non ha mai smesso di parlare...
«Sono un brianzolo e mi ribello. Credo di essere in pace con me stesso. Ho lottato, ma mi domando chi ha raccolto i frutti delle mie parole, di quelle di don Tonino, del sangue di don Puglisi e di quello di don Diana. E oggi siamo di nuovo qui con un altro documento».

Come si cambia?
«Con più coraggio. La camorra domina i cuori e le menti. Impedisce ai ragazzini di andare a scuola, perché è lei che li vuole educare. In estate portavo 400 bambini in Trentino, figli di camorristi. Adesso sono diventati uomini normali. Eppure, tagliamo i fondi alla scuola. Cutolo sosteneva che la camorra è come Robin Hood: toglie ai ricchi per dare ai poveri. Se la scuola non contrasta questa cultura dell’illegalità come strumento di protezione sociale, non ci sarà futuro per il Sud e neppure per l’Italia».

Si può vincere?
«Sì, ma bisogna tagliare i ponti, anche quelli tra le nostre chiese e la cultura mafiosa, che spesso dimostra di essere devota. Mai nessuno ha taglieggiato le mie chiese, ma non dappertutto accade».

Lei cosa ha insegnato?
«A essere liberi e non affidarsi al primo che ti propone un lavoro nero. Invece, finora è prevalso il senso dell’affidarsi: al politico, al prete, al camorrista».

Il documento parla di inadeguatezza della classe politica...
«È giusto. Ma adesso tocca a noi. Ai politici bisogna dire: "O ascoltate la nostra voce, o non vi votiamo più"».

Sciopero elettorale?
«Se serve sì. I cristiani al Sud devono svegliarsi. Invece, oggi sono continuamente assistiti. Il Mezzogiorno non è l’Italia, oggi si può dire che è una zona annessa. Sarà brutto, ma è così».

Pessimista...
«No: se ci battiamo e parliamo con chiarezza qualcosa si ottiene. Ma dobbiamo essere consapevoli che bisogna pagare e di persona, a volte. Siamo disposti a non essere capiti per amore del Vangelo e della dignità di ogni uomo?».

Alberto Bobbio (Famiglia Cristiana, 14 marzo 2010)


Mons. Rocco D'Ambrosio

"Basta feste patronali organizzate dai boss"


Con certe forme di devozione popolare la Chiesa rischia «di scivolare nell’opportunismo a scapito della fede».

«Un ottimo documento, perché riapre una discussione dimenticata. Dobbiamo chiederci perché è accaduto». Don Rocco D’Ambrosio, pugliese, insegna Filosofia politica alla Pontificia Università Gregoriana e per molti anni è stato responsabile della pastorale sociale della Conferenza episcopale della Puglia. Eppure, si sarebbe aspettato di più.

Perché, professore?
«Le Chiese al Sud ricadono in due estremismi dannosi: da una parte la fuga spirituale, dall’altra l’attivismo sociale. Il sacro e l’impegno. Forse, bisognava essere più chiari e richiamare il Concilio che considera i due modelli non cristianamente autentici».

Cosa mette sotto accusa?
«La religiosità popolare. Nel documento di vent’anni fa su Chiesa e Mezzogiorno c’era una riflessione. Adesso manca. Si è abbassata da una decina d’anni l’attenzione a questi fenomeni, forme scandalose di feste patronali gestite da settori della criminalità organizzata. Si è troppo accondiscendenti, si è pensato che la devozione popolare faccia numeri e denaro e risolva il problema della diminuzione dei fedeli e dei relativi contributi economici. Direi che è opportunismo a scapito della fede».

E sul lato sociale?
«C’è una domanda alla quale ognuno deve rispondere: i cattolici singoli o organizzati quando promuovono cooperative sociali o aziende di servizi sono coerenti con il Vangelo e rispettosi delle leggi dello Stato?».

E lei cosa risponde?
«Per esperienza posso dire che le tentazioni e le pratiche conseguenti, disoneste e deleterie, sono tante».

Il progetto Policoro però è una buona pratica...
«È vero, ma ci sono tanti altri segni, che valeva la pena ricordare: l’esperienza di Libera, le scelte degli imprenditori in Sicilia contro il racket. Questa è tutta gente che vive negli ambienti della Chiesa e dobbiamo sostenerla».

La Chiesa fa troppo poco?
«Non dico questo. Osservo che spesso i documenti ufficiali sono più profetici dei profeti. E negli ultimi anni la profezia sembra essere stata quasi delegata a sparuti settori della vita ecclesiale».

Nella nota c’è anche un’autocritica assai severa...
«Ma doveva essere più chiara nell’indicare responsabilità. Sulle collusioni ecclesiali della mafia si poteva dire di più».

E sulla classe politica?
«C’è un giudizio che spero faccia riflettere le comunità cristiane a ogni livello. I nostri politici sono campioni nel perdere gli incentivi europei, abbiamo visto sempre solo grandi proclami elettorali. La nota chiede di cambiare. Va bene. Ma non è solo questione di politici e di imprenditori del Sud. Le imprese del Nord investono nel Sud solo quando ci sono gli sgravi fiscali. Sono tutti non credenti, o c’è chi zittisce dentro di sé la dottrina sociale della Chiesa?».

Il Sud ce la farà?
«È una terra con tante risorse spesso poco o mai utilizzate. C’è gente che con sacrificio e tenacia in ogni campo fa molte cose bene, in silenzio e con grande onestà: ma di loro non parla nessuno. Oggi non si può dire che il Sud sia tutto delinquenza e illegalità. Ma c’è un rischio: le parti più povere verranno ridotte a ghetto, come alcuni quartieri delle grandi città, come fosse una tassa da pagare per il riscatto di qualcuno».

Alberto Bobbio (Famiglia Cristiana)

venerdì, febbraio 26, 2010

Le Acli di Napoli: Il documento della Cei sul Mezzogiorno è un grido di dolore a difesa dei deboli.

Il terzo settore ha il dovere di combattere una “buona battaglia” per il Sud
Napoli, 26 febbraio 2010 -
“Il documento della CEI intitolato Chiesa e Mezzogiorno è un grido di dolore che si alza a difesa dei ceti più deboli, della gente che soffre, delle popolazioni oppresse da violenza criminale, piccoli interessi di bottega di faccendieri senza scrupoli, dall’egoismo dei benpensanti.”
Lo afferma Pasquale Orlando, presidente delle Acli di Napoli e responsabile del Mezzogiorno per l’associazione dei lavoratori cristiani.
“I cittadini, in particolare i cattolici, hanno il dovere di rispondere positivamente all’appello alla mobilitazione morale lanciata dalla Conferenza Episcopale per contrastare la logica della sconfitta e della rassegnazione. – prosegue Orlando – E’ necessario uno scatto d’orgoglio per strappare i nostri territori alla longa manus della malavita e superare il senso di chiusura che troppo spesso costringe noi meridionali in un angolo.
In questa “buona battaglia”, per dirla con San Paolo, un ruolo strategico deve essere svolto dall’associazionismo, che troppo spesso viene visto come figlio di un Dio minore, ma in realtà non lo è. Il mondo del terzo settore deve impegnarsi per dare un segnale forte della propria presenza, a vantaggio della crescita della società civile.”


Per comunicazioni: Michele M. Ippolito (Portavoce Acli Napoli) - 3403008340

mercoledì, febbraio 24, 2010

Sud: Acli, documento Cei 'scuote coscienze'


Il documento del Conferenza episcopale 'Per un Paese solidale. Chiesa italiana e Mezzogiorno'

Roma, 24 febbraio 2010 - Un documento che «scuote le coscienze» e «chiama alla mobilitazione morale». Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani commentano il documento della Conferenza episcopale Per un Paese solidale. Chiesa italiana e mezzogiorno attraverso le parole del presidente Andrea Olivero. «Dai vescovi italiani - afferma Olivero - arriva non solo una forte e radicale denuncia del 'cancro' che rappresenta la malavita organizzata, ma anche un appello altrettanto forte a non accettare la logica della sconfitta e della rassegnazione».

«L'invito a scommettere sul nuovo protagonismo della società civile e della comunità ecclesiale - aggiunge il presidente delle Acli - ci vede particolarmente coinvolti non solo rispetto al presente (le Acli sono tra i soggetti promotori del progetto Policoro rilanciato dalla Cei) ma anche rispetto al futuro». «E' mia intenzione - annuncia - convocare immediatamente un assemblea straordinaria di tutte le Acli del Mezzogiorno per discutere di questo documento per individuarne modalità di attuazione concreta». «La partecipazione e la crescita della società civile sono la via d'uscita per il riscatto e lo sviluppo del mezzogiorno. Come Acli vogliamo fare fino in fondo la nostra parte».

«Il documento dei Vescovi - continua Andrea Olivero - scuote le coscienze di tutti, denuncia le 'inadeguatezze' delle classi dirigenti, invoca un nuovo 'senso civico di tu
tta la popolazione', chiamando alla 'mobilitazione morale' e ricordando i martiri della lotta alla mafia e all'illegalità».
''Non ci sono margini per aggiustamenti o patteggiamenti di alcun tipo - conclude -, ma c'e' un invito a rompere, a 'scardinare' i meccanismi perversi e malsani di potere politico e mafioso, puntando sull'educazione di 'veri credenti e buoni cittadini', e favorendo in tutti i modi nuove forme di partecipazione e di cittadinanza attiva''.

Sud, il duro monito dei vescovi «Per i politici è solo un collettore di voti»


CITTÀ DEL VATICANO (24 febbraio) - Nell'attuale crisi politica e sociale, il Sud dell'Italia rischia di essere «tagliato fuori» dalla ridistribuzione delle risorse, e ridotto ad un «collettore di voti per disegni politici ed economici estranei al suo sviluppo»: è quanto denunciano i vescovi italiani in un nuovo documento su «Chiesa e Mezzogiorno» diffuso oggi. Per risolvere la questione meridionale, è necessario far crescere il senso civico di tutta la popolazione, ricostruire la «necessaria solidarietà nazionale», ma è anche urgente «superare le inadeguatezze presenti nelle classi dirigenti».


Federalismo. «La prospettiva di riarticolare l'assetto del Paese in senso federale costituirebbe una sconfitta per tutti, se il federalismo accentuasse la distanza tra le diverse parti d'Italia». È la posizione della Cei sul federalismo che auspica «un federalismo, solidale, realistico e unitario» che «potrebbe invece rappresentare un passo verso una democrazia sostanziale». «Un tale federalismo rafforzerebbe l'unità del Paese».

Mafia. «Non è possibile mobilitare il Mezzogiorno senza che esso si liberi da quelle catene che non gli permettono di sprigionare le proprie energie», per questo la Cei condanna «con forza» una «delle sue piaghe più profonde e durature», un vero e proprio «cancro»: la mafia. Nel nuovo documento per il Sud, i vescovi italiani parlano della criminalità organizzata, «rappresentata soprattutto - dicono - dalle mafie che avvelenano la vita sociale, pervertono la mente e il cuore di tanti giovani, soffocano l'economia, deformano il volto autentico del Sud». Le mafie, aggiunge la Cei, «sono la configurazione più drammatica del male e del peccato».

Immigrati. In questi ultimi vent'anni è «cambiato il rapporto con le sponde orientali e meridionali del Mediterraneo. La massiccia immigrazione dall'Europa dell'Est, dall'Africa e dall'Asia ha reso urgenti nuove forme di solidarietà». «Molto spesso proprio il Sud - prosegue il documento - è il primo approdo della speranza per migliaia di immigrati e costituisce il laboratorio ecclesiale in cui si tenta, dopo aver assicurato accoglienza, soccorso e ospitalità, un discernimento cristiano, un percorso di giustizia e promozione umana e un incontro con le religioni professate dagli immigrati e dai profughi».

martedì, febbraio 23, 2010

Risorsa Mezzogiorno: quarto numero.



Risorsa Mezzogiorno ©. Una iniziativa per costruire il valore aggiunto del capitale sociale meridionale.

Una nuova stagione di consapevolezza che faccia sentire alle popolazioni del Mezzogiorno i prodotti e le risorse naturali e culturali come proprie. Volano di una nuova stagione di sviluppo e occupazione ed elemento indispensabile per la qualità della vita.

Nella concorrenza acerrima sull’agroalimentare e sul turismo è necessario dotare il Mezzogiorno di un supplemento d’anima, far pesare cioè nella competizione territoriale il senso della sfida collettiva.

Del resto il principale limite delle campagne sulla tipicità è quello di restare confinate nei territori d’origine. Pubblicità ed eventi importanti rivolti essenzialmente alle popolazioni che già li conoscono.

La nostra idea è agire sulla macroregione mezzogiorno coinvolgendo con informazione, formazione, tutela e promozione la società civile, i soggetti economici, gli enti locali in una rete virtuosa più forte.

Vogliamo costruire il valore aggiunto del capitale sociale meridionale a partire dalle risorse territoriali. La risorsa mezzogiorno: capitale umano, territorio e legami sociali.

Gli strumenti di questo lavoro saranno da subito un portale web, una rivista, una guida delle eccellenze nascoste, seminari regionali, convegni ed eventi di massa.

(mandami un'opinione o sui commenti o alla mail info@risorsamezzogiorno.it)

domenica, ottobre 25, 2009

Agricoltura sociale e nuovo welfare rurale” Successo per il convegno Acli Terra a Matera

Si è tenuto a Matera il Convegno nazionale promosso da Acli Terra sul tema “Agricoltura sociale e nuovo welfare rurale”.

Aperto dai contributi dei dirigenti delle Acli e di Acli Terra della Basilicata, Domenico Corrado, Gennaro Napodano, Gennaro Bonelli, Emanuele Brescia, Leonardo Braico e Giulio Sarli, il Convegno ha sviluppato una discussione molto articolata sulla dimensione sociale, oltre che economica, dell’agricoltura e sulla proponibilità di un nuovo welfare rurale.

Autorevoli presenze di dirigenti nazionali delle Acli, e di diverse regioni italiane, da Gianluca Budano a Giuseppe Cecere, a Tommaso Loiodice, a Pasquale Orlando, a Pier Paolo Napoletano, a Filippo Pugliese, a Paolo Cipriani, hanno qualificato l’iniziativa nel segno di una manifesta pratica di integrazione tra l’Associazione professionale agricola e le Acli in tutte le loro forme organizzative specifiche.

Molto apprezzati i contributi dell’Assessore regionale all’Agricoltura, On. Vincenzo Viti, che delineato tutte le iniziative in cantiere presso la Regione Basilicata rivolte allo sviluppo dell’agricoltura sociale, e dell’ On. Senatrice Maria Antezza.

La relazione centrale del Convegno è stata tenuta da Alfonso Pascale, Presidente della Rete Nazionale delle Fattorie sociali, che ha sottolineato ed apprezzato la collaborazione con Acli Terra, con la quale conviene nel ritenere non rinviabile una forte riconsiderazione del comparto agricolo da parte delle autorità pubbliche ed istituzionali.

I lavori del Convegno sono stati presieduti e coordinati da Michele Rizzi, Vice Presidente Nazionale Vicario delle Acli che, nel suo intervento, ha richiamato la volontà delle Acli di investire il massimo interesse possibile per lo sviluppo dell’associazionismo professionale agricolo, quasi come un ritorno alle origini del movimento.

Per Rizzi le condizioni del comparto agricolo in Italia ripropongono, con particolare sollecitudine, alle forze politiche, di governo e di opposizione, il dovere di riconsiderare i termini della questione meridionale in una visione aggiornata che riassuma il ruolo essenziale dell’agricoltura, in maniera non convenzionale, per l’immenso capitale sociale che essa è in grado di esprimere.

Ha concluso i lavori del Convegno l’intervento del Presidente nazionale di Acli Terra, Michele Zannini, che ha precisato come l’agricoltura sociale non è, semplicisticamente, un’evasione, né un’alternativa alle forme più tradizionali di agricoltura e neppure una opportunità di diversificazione; è, invece, un insieme di esperienze e di pratiche che possono concretamente integrare attività produttive e benefici sociali e generare una nuova coesione nelle comunità rurali .

In definitiva, per Zannini, un’agricoltura che, mentre esige più welfare pubblico, a sostegno di persone e territori spesso “marginali”, che salvaguardano comunità, paesaggi, tipicità e biodiversità, promuove, essa stessa, forme originali di welfare rigenerativo.

Risorsa Mezzogiorno: è uscito il secondo numero.



Pubblicato il secondo numero di "Risorsa Mezzogiorno".
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mercoledì, ottobre 21, 2009

Acli: Mezzogiorno questione dell'intero paese. Impegni comuni di Acli Puglia e Acli Lombardia

Che cento fiori crescano.....


Finalmente il tema dello sviluppo del Mezzogiorno e della sua partecipazione alla crescita complessiva del paese si fa strada con forza nel dibattito pubblico. Anche l'associazionismo assume la questione con un taglio solidale e attento al futuro.

In particolare segnaliamo il positivo percorso di confronto avviato tra le strutture regionali delle Acli pugliesi e lombarde che dopo un serrato confronto hanno firmato un documento comune.

Le ACLI già da tempo hanno avviato una riflessione tesa al rilancio del Mezzogiorno individuando nella costruzione di un Centro integrato di progettazione la pista per rendere operative ed efficaci le spinte al protagonismo sociale ed economico delle regioni meridionali. Su questa pista sta nascendo un vero coordinamento tra le regioni meridionali e si susseguono appuntamenti seri di studio e approfondimento. Dopo il Congresso nazionale delle ACLI che ha stabilito questo forte orientamento abbiamo discusso a Napoli della strategia generale, a Benevento sugli aspetti del lavoro e della formazione professionale, a Catania individuando una nuova visione di welfare oltre l'assistenzialismo. Il prossimo grande appuntamento lo avremo ad Agrigento in occasione del congresso nazionale di ACLI Terra.

C'è entusiasmo e volontà di cambiare la rotta. Nascono nuove idee e nuovi progetti come quello di "Risorsa Mezzogiorno" teso a valorizzare capitale umano, risorse locali e nuove classi dirigenti in un'ottica capace di guardare a tutta l'area territoriale del sud italia a partire dall'agricoltura con le specifiche tipicità, ai beni culturali e al turismo. Nascono riviste e si sperimentano collaborazioni operative per nuove imprese sociali.

Certo farlo insieme con le regioni del nord in una prospettiva di solidale e corretta reciprocità renderebbe tutto più forte e credibile. In questo senso l'appuntamento apulo- lombardo di Brescia è davvero un buon segnale per tutti.


Pasquale Orlando

Responsabile Centro per il Mezzogiorno delle ACLI


di seguito il documento approvato:



IL PAESE NON CRESCERA’, SE NON INSIEME; L’ASSOCIAZIONE NON CRESCERA’ E NON FARA’ CRESCERE IL PAESE, SE NON INSIEME”

18 ottobre 1989 – 18 ottobre 2009

A 20 anni dal Documento della Chiesa Italiana sul Mezzogiorno



Il 20° anniversario del Documento della Chiesa Italiana sul Mezzogiorno, vogliamo festeggiarlo cercando di tenere fede a quell’impegno che l’Episcopato italiano 20 anni or sono ci ha richiesto, richiamando “l’importanza di un laicato che nel Sud sia veramente costruttore di storia” .

Da autentici laici cristiani impegnati nella polis vogliamo, a partire dai contenuti della nota della Cei del 1989 e degli impegni che ci siamo assunti nel protocollo d’intesa tra le nostre Regioni del giugno 2008, essere fedeli ad un “principio di solidarietà reciproca”, che aiuti il nostro Paese, a partire dall’impegno interno ed esterno alla nostra Associazione, a risalire la china degli squilibri territoriali, superando gli individualismi e il soggettivismo esasperato su cui il bene comune non può per definizione fondarsi. In questo senso parlare ancora di questione meridionale vuol dire denunciare il fallimento della politica [1] deputata a superare gli egoismi di parte per fare sintesi attorno al bene comune di una comunità, come ha ricordato di recente il Presidente della Repubblica nella sua visita in Basilicata; così come realizzare il bene comune in materia di “sud”, richiede che della questione se ne occupino non solo i diretti protagonisti che vivono il territorio interessato, ma tutti coloro che vivono la vita della nazione (il confine a dire il vero non è molto netto se, come affermano taluni intellettuali la vecchia questione meridionale ha prodotto una nuova questione settentrionale).

In quest’ottica abbiamo, da cittadini cristiani impegnati, un compito di analisi e discernimento che rinforzi la coscienza di appartenere a un’unica nazione, in cui lo stereotipo sud venga almeno abbandonato in favore di quello de “i sud”, per compiere un’analisi corretta dell’esistente che fotografi tutte le aree del paese in difficoltà, a partire dalle loro diversità intrinseche (anche in modo da adottare “ricette” adatte); “i sud”, anche per abbandonare il “Mezzogiorno come categoria”, abbandonandolo, quindi, come realtà omogenea dal punto di vista territoriale e culturale: ecco i termini della visione sturziana della questione meridionale come “questione nazionale che non può essere ridotta a un fatto regionale” (con gli egoismi che la “regionalizzazione/territorializzazione campanilista” può generare); visione sturziana poi richiamata nella nota CEI del 1989 e da ultimo nel Comunicato finale del Consiglio permanente dei Vescovi del settembre u.s. (che annuncia un’assemblea generale da tenersi ad Assisi in novembre), ma anche nell’intervento del Presidente della Repubblica sopra richiamato. “I Sud”, anche per aprirsi alla visione del Sud Italia come ponte per il Mediterraneo e volano per l’economia italiana, un’area con 140 milioni di abitanti con 12 Stati sulla sponda Sud.

Il dibattito sugli squilibri territoriali nel Paese, consta di costanti culturali che vedono nel consolidamento del ruolo della società civile il volano della crescita del territorio. In questo senso, le iniziative acliste per il “bene comune”, a partire da quelle delle ACLI Pugliesi che hanno costituito i “Laboratori permanenti”, possono rappresentare una sperimentazione utile in questo senso; non fosse altro per marcare il ruolo, specie in certi territori, delle organizzazioni della società civile rispetto al peso del potere politico spesso invasivo delle stesse autonomie dei corpi intermedi diversi dai partiti.

A 20 anni dalla nota della Cei in cui l’Episcopato italiano invocava il “camminare insieme per crescere insieme”, (che un Vescovo Pugliese, Don Tonino Bello ci ha magistralmente insegnato), come condizione necessaria per la crescita di tutto il Paese, a noi spetta scandagliare il nostro operato quotidiano per verificarne la coerenza con il messaggio che “predichiamo”, a partire dall’impegno nella nostra Associazione: come realtà organizzata nazionale specchio fedele degli squilibri del Paese; come corpo intermedio complesso, deputato a contribuire alla crescita equilibrata del Paese in cui opera.

L’ASSOCIAZIONE NON CRESCERA’ E NON FARA’ CRESCERE IL PAESE SE NON INSIEME

Le ACLI rispecchiano quasi fedelmente la realtà del Paese in cui operano, con le sue contraddizioni e i suoi squilibri.

Gli ambiti di impegno e di successo dell’agire associativo e di servizio dei nostri territori, spesso sono egoisticamente protetti da chi eccelle (il comparto agricolo per il Sud, il Patronato per il Nord, solo per fare un esempio): nascono così gli embrioni di un’Associazione a più velocità in un Paese a più velocità.

Essere coerenti con il Magistero ecclesiale e con gli insegnamenti laici dei nostri statisti e intellettuali più brillanti, ma principalmente con la nostra vocazione popolare per ambiti e coinvolgimento dei destinatari della nostra azione, significa invertire radicalmente la rotta verso il metodo della condivisione e della concertazione, dei processi e dei risultati del nostro lavoro nell’ottica di crescere tutti e insieme.

L’ASSOCIAZIONE NON FARA’ CRESCERE IL PAESE SE NON INSIEME

Pensare a un Paese che cresce in modo equilibrato grazie al potenziamento del ruolo dei cittadini singoli e organizzati, senza pensare a realizzare “pensiero comune e coerente con il fare” a partire dalla nostra organizzazione, sarebbe non soltanto incoerente ma anche lesivo per il proposito che ci diamo per l’intero Paese.

GLI IMPEGNI:

  • ripartire dal protocollo del giugno 2008 per avviarne la sperimentazione;
  • allargare l’esperienza dei “laboratori permanenti per il bene comune” nati in Puglia per allargarli alla Lombardia, a partire da un primo tema “La delega dei servizi pubblici al privato sociale”, quale primo spunto di riflessione;
  • allargare l’esperienza del progetto “Innovatori di Sistema” delle ACLI Lombarde alle ACLI Pugliesi, sperimentandone l’esperienza in Puglia;
  • diffondere il “patto apulo-lombardo”, al confronto interno all’Associazione, aprendolo anche a contributi esterni, attraverso l’invio a tutte le sedi provinciali e regionali, oltre agli organi nazionali dell’Associazione;
  • presentare a il “patto apulo-lombardo” all’interno di una conferenza stampa/seminario da tenersi in Puglia i primi di novembre, in presenza dei Presidenti Regionali delle ACLI della Lombardia e della Puglia, oltre a i rispettivi rappresentanti istituzionali


Gianluca Budano, presidente Acli Puglia
Giambattista Armelloni, presidente Acli Lombardia