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venerdì, maggio 07, 2010

L'Economist: il Sud Italia? È un "Bordello" Il periodico stacca il Sud dalla Penisola e lo battezza «Bordello».

ma ce l'hanno tutti con noi???

Il periodico stacca il Sud dalla Penisola e lo battezza «Bordello». E aggiunge che «potrebbe formare una unione monetaria solo con la Grecia»

NAPOLI - I vicini sono un po' come i parenti, non te li scegli, capitano. Quelli di casa, ma anche i Paesi, ovvero le nazioni confinanti, ereditate da una divisione storico-politica cristallizzata. A partire da questo assunto «The Economist» riflette sull'Europa contemporanea che, così com'è, non rispecchierebbe la reale vicinanza, fatta di affinità di modelli e specularità di situazione economica. Per ovviare a questo dogma immutabile, il periodico economico propone una fanta-cartina del nostro continente, ridisegnandone i confini in base al new deal delle nazioni. E, sorpresa, il Sud Italia finisce con la Grecia e viene ribattezzato «Bordello».

LA PROPOSTA - «The Economist» scrive: «Se le persone trovano i loro vicini noiosi, per loro è possibile trasferirsi in un altro quartiere, mentre i Paesi non possono. Ma supponiamo che questo sia praticabile. Di certo una riorganizzazione della carta d'Europa renderebbe la vita degli Stati più logica e più "amichevole"». Nella fanta-cartina la prima ad essere spostata sarebbe la Gran Bretagna che ora si trova ad affrontare la terribile situazione delle finanze pubbliche. Per questa grave piaga, starebbe a suo agio con i Paesi sud-europei «che si trovano in una condizione analoga. Potrebbe, insomma, essere rimorchiata in una nuova posizione nei pressi delle Azzorre». E così via.

UNA CONFEDERAZIONE DEL NORD GUIDATA DA UN DOGE - Va meglio alla Germania e alla Francia che per il settimanale potrebbero rimanere dove sono. «Ma l'Austria dovrebbe spostarsi verso ovest, in posizione della Svizzera». Per l'Italia settentrionale, poi, «The Economist» si fa leghista e immagina «una nuova alleanza regionale». E aggiunge che l'ideale sarebbe che questa confederazione fosse guidata «da un Doge di Venezia».

IL SUD? UNIONE MONETARIA CON LA GRECIA - Il trattamento peggiore, però, spetta al Mezzogiorno. «Il resto d'Italia, da Roma in giù - scrive il settimanale economico - sarebbe separato dalla penisola e andrebbe riunito alla Sicilia, così da formare un nuovo Paese, chiamato ufficialmente il Regno delle Due Sicilie (ma soprannominato Bordello)». Bordello? Sì, proprio così. Non solo. La fanta-cartina immagina una sorta di ricreazione della grande Grecia classica, con tanto di Magna Grecia nell'Italia meridionale. Solo che a essere prese in considerazione non sono le nobili e salde radici culturali della terra di Pitagora e Parmenide, ma le analogie economiche tra il nostro Sud e la Grecia contemporanea, sprofondata nella crisi delle Borse. Così alla derisione onomastica si aggiunge un'analisi che è ancora più grave della beffa linguistica. L'Italia meridionale, infatti, «potrebbe formare una unione monetaria solo con la Grecia». Con buona pace di Archimede che a questo calcolo proprio non aveva pensato.

Natascia Festa

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/


LONDRA (6 maggio) - L'Inghilterra va a Sud, la Polonia si tuffa in mare, l'Italia si divide in due. È la mappa dell'Europa ridisegnata dall'Economist, una cartina dove gli Stati "traslocano", prendono i bagagli e si spostano vicino a quelli a loro più affini. L'importante testata inglese si lancia in un esperimento teorico che, a suo dire, renderebbe più tranquilla la vita dei cittadini.
L'articolo inizia con la Gran Bretagna: dopo le elezioni del 6 maggio sarà costretta a fronteggiare il problema dei conti pubblici e questo la sposterebbe un po' più a Sud, vicina a quei paesi che hanno le stesse difficoltà, ossia Francia, Spagna e isole Azzorre.

La Polonia prenderebbe il largo, lontana da Russia e Germania che in passato le hanno causato non poche tribolazioni. Ma i polacchi non si illudano, non resterebbero soli a lungo: Estonia, Lettonia e Lituania slitterebbero al suo fianco per allontanarsi dalla Russia e avvicinarsi agli Stati Uniti.

La Svizzera, sempre un po' confusa, starebbe molto meglio verso Nord, accanto a Finlandia, Norvegia e Svezia, paesi di vocazione "neutrale".

La Repubblica Ceca cambierebbe il posto con il Belgio, finendo vicina ai Paesi Bassi: le due nazioni, a maggioranza protestante, non avrebbero difficoltà ad interagire e andare d'accordo.

Per l'Italia la sorte è scontata: si dividerebbe in due. L'Italia del Nord, alleata di Slovenia e Croazia, e quella del Sud (Roma compresa) dove rinascerebbe il Regno delle Due Sicilie, per gli amici soprannominato il “Bordello”.

http://www.ilmattino.it/articolo.php?id=100735&sez=ITALIA

lunedì, marzo 08, 2010

Viaggio nel Mezzogiorno d’Italia di Bartolo Ciccardini


Venerdì 19 marzo 2010 alle ore 17:30

Saletta rossa

Libreria Guida Portalba

Via Port’Alba 20-23 – Napoli

Infoline 081 446377 – email: elites@guida.it

Gerardo Bianco

Marco De Marco

Andre Geremicca

Isaia Sales

presentano

Viaggio nel Mezzogiorno d’Italia

ed. Guida

di Bartolo Ciccardini

Il suo viaggio nel Mezzogiorno, scritto in modo brioso e libero, è insieme, realistico e visionario.

C’è una tesi di fondo che percorre lo scritto e lo rende anche politicamente serio, ed è la centralità della questione meridionale. Ciccardini l’ha affrontata in modo originale, osservando, fantasticando, ragionando e seguendo, in certo senso, le orme di Giustino Fortunato, di andare, per conoscere, direttamente sul campo, sia pure non negli Appennini, ma nella terra del Sole. Ha finito per scrivere un intrigante Viaggio nel Mezzogiorno d’Italia che arricchisce, in questo genere narrativo, la ancora povera letteratura italiana.

(dalla prefazione di Gerardo Bianco)

Leggeranno alcuni brani gli attori Fulvio e Francesco Palmieri

lunedì, marzo 01, 2010

Il Cardinale Sepe: la corruzione come la mafia


A Radio vaticana l'arcivescovo di Napoli tuona contro
il cancro che infetta l'amministrazione pubblica

Il cardinale Crescenzio Sepe

Il cardinale Crescenzio Sepe

NAPOLI - L’illegalità degli amministratori pubblici penalizza il meridione così come la criminalità organizzata: è quanto ha affermato l’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, in un’intervista alla Radio Vaticana. «La criminalità organizzata e chi invece usa sistemi criminosi dovuti al proprio tornaconto, al proprio egoismo: tutto - ha osservato il porporato - incide negativamente sulla società e quindi sul modo di essere anche civile delle popolazioni».

«LA CRIMINALITA' HA UN PESO ENORME» - Nel sud d’Italia, ha commentato il presule a proposito del recente documento «Chiesa e Mezzogiorno» della Conferenza episcopale italiana, i problemi «si sono incrostati, si sono induriti». In primo piano, ha detto, c’è la questione della «sicurezza» che blocca «qualsiasi progetto reale di investimento, come ad esempio il turismo». «La mancanza di sicurezza - ha sottolineato il porporato - condiziona di fatto tutto lo sviluppo». «Le organizzazioni malavitose, tutta la criminalità, ancora - ha puntato il dito l’arcivescovo di Napoli - continuano ad avere un peso enorme sullo sviluppo civile e quindi anche sociale ed economico dei nostri territori». Il porporato si è dunque unito alla richiesta dei suoi confratelli: per dare nuova speranza all’Italia - ha detto in sintesi - bisogna partire da un rilancio autentico del Mezzogiorno e per fare ciò vi è bisogno di politici al servizio del bene comune

giovedì, febbraio 18, 2010

Cisl: emergenza sociale al Sud, Pil torna a livelli 2000

ROMA (17 febbraio) - Allarme della Cisl sul Mezzogiorno: il centro-Sud vive una situazione di «emergenza sociale» e il Pil «è tornato ai livelli del 2000».

È quanto emerge da una ricerca del Dipartimento Lavoro e Mezzogiorno della Cisl, presentata oggi a Roma nel corso del seminario S.o.s. mezzogiorno. In particolare, spiega il rapporto, dal 2001 al 2008, per sette anni consecutivi, il tasso di crescita del Pil del Sud, pari al 5%, è stato inferiore rispetto al resto del Paese (7,5%). Nel 2009 per effetto della crisi il Pil nazionale è diminuito del 4,9%, ciò significa che in un sol colpo il Mezzogiorno ha bruciato la crescita di sette anni ed è tornato ai livelli del 2000. «Ora serve una terapia d'urto per impegnare le risorse disponibili su investimenti, occupazione ed infrastrutture», ha spiegato il segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini.

Secondo i dati elaborati dalla Cisl, nel terzo trimestre del 2009 la caduta occupazionale è più forte nel Sud, dove arriva al -3% rispetto al 2008, dato più elevato sia del Nord (-2,3%) che del Centro (-0,8%). Si è quindi ridotto ancora il tasso di occupazione, che precipita al 45%, perdendo l'1,5% rispetto al 2008 in egual misura tra uomini e donne, che scendono sotto il 31%, livello tra i più bassi in Europa. Colpisce particolarmente la caduta dell'occupazione nel comparto industriale che nel Sud diminuisce di quasi l'8%, fatto ancor più preoccupante se si considera che non comprende il dato delle grandi aziende in crisi (su tutte Fiat Termini Imerese e Alcoa) per le quali agisce ancora la Cig ma le cui prospettive sono molto incerte. Anche la spesa pubblica in conto capitale è scesa, passando dal 40,1% del 2001 al 34,9% del 2008. Ma anche le aziende e gli enti locali spendono poco e male al sud: il Contratto di programma delle FS destina nel Sud poco più del 20% degli investimenti, mentre a metà degli anni '90 si attestava al 30%.

Alla luce di questi dati, la Cisl sollecita attraverso un Patto Governo, Regioni, Parti Sociali, una terapia d'urto da utilizzare per investimenti, occupazione, infrastrutture i 60 miliardi di euro disponibili nel quadriennio 2010-2013, ottimizzando la spesa aggiuntiva dei Fondi Fas, per fronteggiare la crisi e sostenere la ripresa. Successivamente «va sviluppata la contrattazione sindacale decentrata sugli aspetti più marcatamente negoziali di questo piano», ha sottolineato il segretario confederale della Cisl, Giorgio Santini, «a partire dalla gestione delle crisi occupazionali, negoziando i nuovi piani industriali e/o le alternative produttive, ed accanto agli ammortizzatori sociali, i percorsi di riqualificazione professionale e di reimpiego».

Gli altri punti della piattaforma della Cisl sul Mezzogiorno riguardano la stipula di contratti aziendali con una flessibilità salariale in ingresso per i neo assunti; contratti di emersione e gestione dei voucher per il lavoro accessorio, per contrastare il dilagare del lavoro sommerso; la contrattazione decentrata per migliorare la qualità e la produttività nell'area della pubblica Amministrazione e dei servizi pubblici con il pieno coinvolgimento degli operatori».

domenica, novembre 01, 2009

“Lavoro e passione di quattro generazioni di viticoltori in Irpinia”

ACCADE IN AUTUNNO ALLA TENUTA CAVALIER PEPE


“Lavoro e passione di quattro generazioni di viticoltori in Irpinia”

Milena Pepe

Storia personale, filosofia enologica e obiettivi professionali

Milena Pepe nasce a Bruxelles nel 1979, dove dal 2000 al 2003 segue la Scuola Superiore d' "Enseignement Pratique des Hautes Etudes Commerciales (EPHEC)"conseguendo la Laurea in marketing, con specializzazione in gestione delle imprese. Nel 2003 si sposta ad Hoogenschool, Utrecht in Olanda dove frequenta il Corso Erasmus in Comunicazione e Management in lingua inglese e olandese. al 2003 al 2004 frequenta l’ Univerité du vin a Suze-la-Rousse in Francia e consegue la Licenza professionale in marketing e gestione del settore vitivinicolo. Nel 2008, unica imprenditrice del vino al sud, si aggiudica, dopo una rigorosa selezione, il Premio BANCO DI NAPOLI FONDAZIONE MARRANA- IL DENARO come TALENTO EMERGENTE DEL MEZZOGIORNO.

Rientrata in Irpinia nel 2005 si dedica anima e corpo alla cantina e alle vigne di famiglia acquisite nel tempo fino ad arrivare ad un corpo vitato di 35 ettari vitati con ristorante enogastronomico e piccolo bed and breakfast tra le vigne: La Tenuta Cavalier Pepe
I vini, tutti ispirati alla filosofia dell’autoctono e dell’identità territoriale,ottengono in questi anni ottime recensioni e riconoscimenti dalla critica di settore: Slow Food Guida ai vini quotidiani, Vini Buoni D’Italia, Guide Espresso, Guida Completa ai vini dell’Irpinia di Luciano Pignataro, Luca Maroni, Campania da Bere di Gimmo Cuomo.


Milena Pepe, svolge il suo lavoro insieme ad un esperto cantiniere, Marco Moccia e all’’agronomo Mirco Colella che si occupa della conduzione dei 35 ettari di proprietà della Tenuta e di quelli in conduzione. Milena, alla guida dell’azienda, lavora sempre in team, soprattutto con i componenti della famiglia Pepe, la spalla morale e materiale di questa giovane “ vigneronne”dal sorriso dolce e volontà di ferro con un solo obiettivo: raggiungere l’eccellenza.
La comunicazione riveste un ruolo fondamentale nella filosofia aziendale, La Tenuta Cavalier Pepe, all’avanguardia su questo piano, ha compreso da subito l’importanza di investire in comunicazione, non basta saper fare un buon vino, bisogna saperlo comunicare per venderlo nel migliore dei modi. Il progetto più importante del momento è la costruzione della nuova cantina che sarà completata entro il 2010, un corpo di circa 3000 mq. tra i comuni di Luogosano e Sant’Angelo all’Esca(Av) affacciato sui vigneti della Tenuta. Parte dei 35 ettari è occupata da noccioleti ed oliveti per la produzione di extra vergine Dop dalla cultivar tipica irpina “ravece.

Vigne e Vini

Le vigne, esposte a sud – sud-est, si trovano tutte ad un’altezza tra i 300 e i 500 mt sul livello del mare. Il microclima produce estati assolate ed inverni rigidi con una buona ventilazione autunnale e ottime escursioni termiche giorno – notte. Queste condizioni garantiscono la perfetta maturazione delle uve di aglianico e coda di volpe, i due vitigni principali della zona di Taurasi. Le uve di Greco di Tufo e Fiano di Avellino docg arrivano da vigneti allevati in conduzione e continuamente monitorati dallo staff aziendale.

Il vigneto di Coda di Volpe : il bianco di Taurasi

La gamma dei vini prodotti è completa ed elegante: Coda di Volpe, Greco di Tufo, Fiano di Avellino e Falanghina del beneventano per i bianchi, Aglianico in blend e in purezza e Taurasi docg per i rossi

Gli eventi e le fiere

- 23/25 Ottobre Salone del Vino di Torino
Ritiro del premio per per Aglianico Terra del Varo 2007 Irpinia doc per miglior qualita/prezzo della Guida al Vino Quotidiano Slow Food 2010

- 24 ottobre 2009: Chiuso per matrimonio!... Sabato 24 ottobre a Luogosano (Av) nel cuore della Tenuta, Milena Pepe ha sposato il suo compagno Augusto Guerriero. La cerimonia, alla quale hanno partecipato la numerosa famiglia ed il paese intero, è avvenuta in perfetto stile irpino tra le vigne, menù gourmet ispirato alla terra del Ristorante La Collina, abbinato naturalmente ai vini della Tenuta .

Milena in abito da sposa brinda con Taurasi Opera Mia 2005 docg

- Ottobre – Novembre: Vendemmia 2009, il mese di ottobre ha visto la raccolta , in perfetto stato sanitario e di maturazione di coda di volpe, fiano e greco. Le settimane di tempo buono precedenti la vendemmia, ventilate e con buona escursione termica giorno-notte hanno permesso una maturazione regolare ed una promettente concentrazione zuccherina. Per la fine ottobre - prima decade di novembre si prevede la raccolta prima dell’aglianico base e poi di quello destinato a divenire Taurasi. Le condizioni climatiche di questo scorcio di ottobre sono ideali. La produzione si conferma intorno alle 200.000 bottiglie

4 – 6 novembre Hong Kong International Wine and Spirit Fair – Hall 3, Stand 81012
- 6 Novembre Singapore, Private Wine Tasting dei vini della Tenuta e cena presso il Garibaldi Italian Restaurant,
il Menu’:
Paccheri cozze e vongole
Fusilli alla zucca ed erbette aromatiche
Filetto speziato al pecorino
I Vini : ReFiano Fiano di Avellino docg, Nestor Greco di Tufo Docg, Terre del varo aglianico Irpinia Doc, Opera Mia Taurasi Docg
- 6 – 9 Novembre la prima presenza a Merano Wine Festival Sala Lentner postazione 171
I vini selezionati per la degustazione :
Nestor Greco di Tufo DOCG 2008
Terra del Varo Irpinia Aglianico DOC 2007
- 11 e 12 Novembre 2009, Aglianico e Aglianico Fabbrica Dei Sapori , Battipaglia (Sa)
- 1° Dicembre Anteprima Vitigno Italia

- Tutto l’anno: wine tour , Passeggiando tra le vigne alla Tenuta del Cavalier Pepe, Durante tutto l’anno è possibile prenotare visite guidate all’azienda, della durata di uno o più giorni, con degustazione di vini e menù di territorio presso il Ristorante di famiglia, La Collina. Su richiesta si possono organizzare visite guidate al castello ed al borgo di Taurasi, Città del Vino e predisporre pernottamento presso il delizioso B&B della Tenuta immerso nelle vigne. Info e prenotazioni: 349.3172480 - info@tenutacavalierpepe.it

lunedì, settembre 14, 2009

Bartolo Ciccardini - Viaggio nel Mezzogiorno d’Italia


Bartolo Ciccardini - Viaggio nel Mezzogiorno d’Italia – Guida Editori, Napoli

Ciccardini osserva, cerca di documentarsi, e fruga tra libri di autori locali dimenticati, scritti in un italiano desueto, ma ricchi di dati e di notizie che diventano, per lui, materia ghiotta di riflessione e di scorribande storiche, sempre e comunque pertinenti. Attirato dalle vicende della Repubblica marinara, ci offre pagine dove, accanto a riferimenti storici, si mescolano fulminanti osservazioni, pie leggende spiegate nella loro genesi, e il racconto dei monaci e delle famiglie che hanno fatto la storia di questa terra. Ma è il mare l’orizzonte degli abitanti di queste contrade.Ciccardini ne descrive le sorti, con lo stile di chi compone un libretto d’opera, e l con autoironia, ricostruisce una storia drammatica ed interessante. E’ il suo mondo originale di guardare alla storia e di costruire il suo racconto, nel quale incalzanti sono gli interrogativi su ciò che poteva essere e non è stato.

Dalla prefazione di Gerardo Bianco

Guida editore, la Galleria d’arte “ Mediterraneo”, l’Associazione Posidonia

hanno il piacere di invitarla alla presentazione del libro:

Viaggio nel Mezzogiorno d’Italia

di Bartolo Ciccardini

prefazione di Gerardo Bianco

Interverranno: Il sindaco di Positano Domenico Marrone, Romolo Ercolino, Antonio Parlato, Gerardo Bianco. Darà voce al libro: Fulvio Palmieri. Curerà l'informazione Michele Cinque di Positanonews. Sabato 26 settembre 2009, ore 17:30 - Terazza di Villa Parlato - Via Pasitea, 238 - Positano

per informazioni a.posidonia@yahoo.it; Tel 393 9092537 - Ufficio Stampa Positanonews

Bartolo Ciccardini è nato il 30 settembre 1928 a Cerreto D'Esi, nelle Marche. Ha studiato e si è lauerato a Perugia. E' stato direttore di due riviste giovanili degli anni Cinquanta: Per l' Azione (1950-52) e Terza Generazione(1953-54). Ha curato le trasmissioni televisive Tempo Libero (1956-62) e Cordialmente (1963-68). Ha diretto il settimanale La discussione (1969-77) eletto alla Camera dei Deputati per sei legislature (1968-1992). Ha pubblicato L’ Italiano, Ed. Il Mulino; Dove vai, Repubblica ?, Ed. Cinque Lune; La Resistenza di una comunità. La Repubblica autonoma di Cerreto d’ Esi, Ed. Studium con prefazione Pietro Scoppola; Aspettando il 18 aprile, Ed. Studium con prefazione di Leopoldo Elia; Viaggio nel Mezzogiorno D’Italia, Ed. Guida Editore con prefazione di Gerardo Bianco.

domenica, settembre 13, 2009

Premio Sele d’Oro Mezzogiorno: tutti i vincitori della XXV edizione



L’Ente Premio Sele d’Oro Mezzogiorno comunica l’elenco dei vincitori della XXV edizione della manifestazione, in corso di svolgimento a Oliveto Citra (SA).

SEZIONE SAGGI
Federico Pirro – Angelo Guarini “Grande industria e Mezzogiorno 1996\ 2007” (Cacucci Ed.- Bari 2008); Daniele Casanova “Fluent Ad Eum Omnes Gentes - Il Monte delle Sette Opere della Misericordia di Napoli nel Seicento” (CLUEB 2008).
Riconoscimento speciale per Clelia Mazzoni: “Le Relazioni Impresa – Settore – Mercati. Il Rapporto micro–macro nella teoria dell’impresa (Carocci Ed. - Dicembre 2007).
Riconoscimento da parte degli Enti Locali per Gennaro Biondi, per l’opera di approfondimento scientifico svolta in questi anni nell'area della Campania.
Menzioni speciali per Gino Battaglia: “Mille Napoli. La Comunità di Sant’ Egidio e la città” - Prefazione Card. Crescenzio Sepe (A. Guida Ed. - dicembre 2008); Pasquale Iorio: “Il Sud che resiste - Storie di lotta per la Cultura della legalità in Terra di Lavoro” - Presentazione di G. Epifani, postfazione di Don Luigi Ciotti (Ediesse Ed. - febbraio 2009).

SEZIONE BONA PRAXIS – PROGETTI DI SVILUPPO
Vincenzo Linarello, presidente Consorzio sociale GOEL (Gioiosa Jonica - RC) .

SEZIONE EUROMED
Antonio Pellegrini: “Un’ indagine conoscitiva dell’ economia del Mezzogiorno attraverso le Riflessioni di crescita” - Tesi di Laurea in Economia del Capitale Umano – Relatrice: Chiar.ma Prof.ssa Rosa Capolulo (A. A. 2005/2006).

SEZIONE IMPRENDITORIALITA’ GIOVANILE
D.M.G. Srl di Gerardino Scaglione - Azienda tessile artigianale con sede a Colliano (SA); produce di articoli su misura e personalizzati, in particolare cravatte e camicie.

PREMIO SPECIALE DEL VENTICINQUENNALE DEL SELE D'ORO MEZZOGIORNO.
In occasione della venticinquesima edizione del Premio Sele d’Oro, il Comune di Oliveto Citra e la Comunità Montana Sele –Tanagro consegneranno una riconoscimento formale, con la statua del Sele e una targa, al Presidente di InnoCrowding, Alexander M. Orlando per l’opera di innovazione aperta avviata anche nel Mezzogiorno, dopo gli straordinari risultati conseguiti da InnoCrowding a livello internazionale.

LA GIURIA DEL PREMIO
Presidente: prof. AMEDEO LEPORE, docente presso l’Università degli Studi di Bari; Componenti: Dott. UMBERTO DE GREGORIO (Editorialista “La Repubblica”); prof. AMEDEO DI MAIO (preside Facoltà di Scienze Politiche - Università degli Studi Napoli–L’Orientale); prof. GIUSEPPE FOSCARI (docente Università degli Studi di Salerno); dott. ANDREA GEREMICCA (presidente Fondazione Mezzogiorno Europa); prof. ADRIANO GIANNOLA (Presidente Istituto Banco Napoli - Fondazione); dott. DIEGO GUIDA (Guida Editori); dott. EMANUELE IMPERIALI (giornalista meridionalista); dott. MIMMO LIGUORO (giornalista, docente Scuola di Giornalismo Università degli Studi di Salerno); prof. MASSIMO MARRELLI (preside Polo Umanistico - Università degli Studi di Napoli Federico II); prof. FABRIZIO MANGONI (urbanista); prof. LUIGI MASCILLI MIGLIORINI (docente Università degli Studi Napoli–L’Orientale); prof. RAIMONDO PASQUINO (rettore Università degli Studi di Salerno); Dr. CARMINE PIGNATA (presidente onorario Ente Premio Sele d’Oro); prof. MARIO RAFFA (docente Università degli Studi di Napoli Federico II); dott. ALFONSO RUFFO (direttore quotidiano economico “Il Denaro”); prof. GIOVANNI VITOLO (docente Università degli Studi di Napoli Federico II).

La cerimonia di premiazione è prevista per le ore 21 di domenica 13 settembre in piazza Europa, a Oliveto Citra (SA).

ro impegno”.
Si chiude oggi la XXV edizione della manifestazione. Il bilancio nei commenti del Presidente Pignata.

Oggi – domenica 13 settembre – giornata conclusiva dell’edizione numero 25 del Premio Sele d’Oro Mezzogiorno. Come già annunciato, la manifestazione terminerà ufficialmente con la serata di gala condotta dal giornalista Mimmo Liguoro, che si terrà a partire dalle 21 all’interno della palestra comunale di Oliveto Citra (SA). Oltre alle esibizioni di Francesca Schiavo e Niccolò Fabi e alla presenza di Claudio Bisio, che riceverà un riconoscimento per l’interpretazione del sindacalista Nello nel film “Si può fare” di Giulio Manfredonia, è prevista la cerimonia di consegna dei premi assegnati dalla Giuria presieduta dal professor Amedeo Lepore per le sezioni “Saggi”, “Euromed – Saggi inediti”, “Imprenditorialità giovanile” e “Bona Praxis – progetti di sviluppo” .

L’appuntamento di questa sera rappresenta solo l’ultimo atto di un programma durato un’intera settimana, che anche quest’anno ha saputo portare all’attenzione dell’opinione pubblica uomini ed esperienze del Mezzogiorno che funziona. “Non è stata un’edizione facile da strutturare – sono parole di Carmine Pignata, che ha presieduto il Comitato organizzatore della manifestazione – anche perché oggi, almeno al Sud, tutto pare essere divenuto più complicato. Il momento economico difficile amplifica la portata di tanti fenomeni negativi che pesano sui nostri territori. Penso alla mancanza di responsabilità politica, all’eccesso di burocrazia, all’assenza di programmazione e, più in generale, a un ritardo di sviluppo che potrà gravare anche sulle generazioni a venire. Ma, come amo dire, è quando le cose si fanno più difficili che bisogna crederci più forte. Così, non posso non sottolineare come un segnale molto incoraggiante la grande partecipazione di giovani che ha accompagnato l’edizione 2009 del Sele d’Oro. Una presenza che, anno dopo anno, si fa sempre più attenta e qualificata. Dandoci la spinta per andare avanti in questa nostra avventura che dura ormai da un quarto di secolo”.

In effetti, anche in occasione del venticinquennale, i veri protagonisti del Sele d’Oro sono stati i ragazzi di Oliveto Citra e dei paesi vicini che, già da lunedì 7 settembre, hanno seguito i tanti appuntamenti proposti dal programma della manifestazione. Numerosi i dibattiti, tutti incentrati su temi utili e attuali: i processi di risanamento ambientale; la nuova programmazione regionale dei fondi europei; il ruolo dell’informazione nei percorsi di crescita del Mezzogiorno; la condizione giovanile al Sud; l’innovazione aperta come opportunità di sviluppo. Molto riusciti anche gli appuntamenti del Caffè delle Idee, una delle iniziativa che caratterizza maggiormente l’intero Sele d’Oro. Per quattro pomeriggi, tanti ragazzi si sono ritrovati nella bella cornice di piazza Garibaldi dove, tra un caffè e una bibita, hanno potuto rivolgere domande sul presente e sul futuro del Mezzogiorno a politici, amministratori pubblici, giornalisti, studiosi.

Un discorso a parte merita il cartellone spettacoli, quest’anno purtroppo più snello che in passato. Grazie alla collaborazione dello staff di DEMO, popolare rubrica di Radio1 Rai dedicata alla musica emergente, nella serata di ieri – sabato 12 settembre - il Sele d’Oro ha potuto ospitare la seconda edizione di DEMO D’AUTORE, nel corso della quale si sono affrontati dieci tra i più promettenti talenti del panorama nazionale. La giuria, presieduta dal direttore di MusicalNews.com Gianfranco Passarella, ha premiato i napoletani Mariano Bellopede e Carmine Marigliano. Molto apprezzata dal pubblico anche la verve con la quale Michael Pergolani e Renato Marengo, ideatori del programma DEMO, hanno condotto la serata, conclusasi con l’esibizione di Paolo Belli.

“Con lo sforzo e l’impegno di tutti – è il commento conclusivo del presidente Pignata – anche questa edizione del Premio è riuscita a mantenersi sui livelli che ci attendevamo alla vigilia. E questo, a mio avviso, rappresenta un ottimo risultato. Desidero perciò ringraziare tutto coloro che ci hanno sostenuto: il Presidente della Repubblica che ci ha onorato con la sua adesione, gli enti che ci hanno patrocinato, gli sponsor, i giurati, i premiati, gli ospiti. Ma soprattutto, ringrazio i tanti volontari che, quest’anno più che mai, sono stati la vera spina dorsale dell’organizzazione. Finché avvertiremo intorno noi questa passione, potremo continuare serenamente nel nostro impegno.

Nord e Sud uguali, per il futuro dell’Italia.

Il divario di sviluppo tra Nord e Sud è uno dei problemi che la politica italiana sta cercando di risolvere da più tempo. Questo il tema che affronta Paola De Vivo nel suo intervento alla scuola Politica di Cortona.

“Dagli anni ’50 parte una pianificazione dello sviluppo del Sud che andava nella direzione che portasse il Sud ad un’integrazione con l’economia del Nord.”


Nel Nord la forma di regolarizzazione più importante è stata quella del mercato. Contemporaneamente nel Sud il principio regolatore è rappresentato dallo stato, con i suoi incentivi e investimenti. Lo stato ha cercato di incrementare lo stock di risorse mancanti nel Sud. Con i trasferimenti statali e la logica della grande impresa. Facendo in modo che si creassero delle aree in cui la grande impresa avesse un ruolo significativo.

Questo ha significato che per certi versi di questa politica dell’incentivazione giovassero sia imprese delmeridione che quelle del settentrione. Il Nord, con l’aumento della ricchezza generale, ha trovato un mercato interno. Il Sud ne giova perché una volta che le imprese del Nord si insediavano portavano una diffusione del know how, in zone in cui non aveva mai attecchito.

La situazione cambia negli anni 90, perché la globalizzazione costringe a rivedere le condizioni della crescita. Le imprese sono costrette a fronteggiare nuove forme di concorrenze, e quindi iniziano ad affrontare il tema di riuscire a reggere in mercati internazionali con concorrenze sempre più agguerrite. Quindi, hanno bisogno di rivedere i piani di riorganizzazione produttiva e all’esigenza di nuovi servizi, molto più avanzati.

L’italia inizia ad avere un problema forte di crescita ed un declino della competizione dell’economia italiana. Il settentrione si sente da imbrigliato dallo stato italiano.

“Dal ’92 al ’95 il Mezzogiorno si ritrova senza politica. Dal Pil all’occupazione tutti gli indicatori mostrano un complessivo arretramento”. Ma in seguito, nella seconda metà degli anni 90, quando si avvia l’esperienza della programmazione negoziata, tentando di qualificare la spesa pubblica, si avvertono alcuni segnali positivi: le esportazioni, soprattutto, mostrano una certa vivacità. “Dopo – prosegue –, con l’inizio degli anni 2000, il trend diviene di nuovo negativo. Dal 95 al 2007 l’Italia cresce, rispetto all’Europa, del 14% in meno. Emergono delle criticità strutturali. Produzione di beni di scarsa qualità. Di scarso contenuto tecnologico. Perdendo posizioni nei settori automobilistico, aeronautico, siderurgia, settori in cui prima era altamente qualificata. La ragione? Il processo della programmazione negoziata ha subìto uno stop, .Al contrario di quel che accade nel resto d’Europa, dove si registrano invece risultati positivi”.

È in questi anni che prende sempre più corpo la considerazione che se l’Italia sta diventando sempre più il fanalino d’Europa, una colonia di altri paesi, è il Sud il peso che zavorra l’impresa italiana. Ma la questione meridionale può essere risolta solo se il Sud è capace di produrre una forza per il suo riscatto o non potrà rientrare in una visione unitaria.

“Ma sino a che punto sono tollerabili delle disuguaglianze sociali fortemente accentuate, nello stesso paese? Se non si risolvono alcune problematiche l’economia italiana è condannata a portarsi dietro questo problema.”

Nel Mezzogiorno il pil procapite per abitanti è di 16.272€, a fronte dei 26.985€ di quello del Nord.

La disoccupazione al Sud è del 14,3%, nel Nord il 4,8%. Il sommerso nel meridione è del 20% delle unità del lavoro, al Nord è del 9%.

Il 25% dei giovani del Mezzogiorno, dai 18 ai 24 anno, possiede al più la licenza media, senza alcun iter di formazione professionale . Una famiglia su 4 vive in condizione di povertà.

Un contesto in cui la piaga dilagante della criminalità è ancora lontano dall’essere sconfitta.

“La sfida che abbiamo davanti è quella di considerare sempre di più il Mezzogiorno come una risorsa. Perché ha molte potenzialità ancora da esprimere, molte ricchezze ancora da esplorare, e una forza lavoro ancore da scoprire. E questa valorizzazione tocca alla politica.” Conclude la De Vivo “Per questo il dibattito nato sul Sud in questo ultimo scorcio estivo, serva a creare dei ponti, collegamenti sempre più forti tra le due parti”.

Serve un grande progetto sulle città. I problemi, le negatività si sommano maggiormente in esse. Serve un piano di riqualificazione per le città, che non sono più in grado di essere giocatori importanti in questa nuova partita della globalizzazione.

Rispondendo alle domande che vengono dai ragazzi che partecipano al corso, Paola De Vivo conferma che” è vero, le risorse destinate al Sud, in questi anni, sono inferiori a quelle previste e i fondi che dovevano andare ad aiutare aree disagiate sono state utilizzate per tamponare problematiche varie. Ma le risorse non sono il vero problema, perché nella storia, non sempre sono state utilizzate in maniera corretta. Non è un problema di quantità, ma di come vengono incanalate.”

“Bisogna prendere atto – continua Paola De Vivo - della realtà. Nel Sud c’è un sommerso enorme, vale la pena inventarsi un programma che faccia emergere questa quantità di lavoro che può portare una ricchezza che sfugge ai canali ufficiali.
Rafforzare le infrastrutture, che sono deboli in tutta l’Italia, e che occorrono per un vero rilancio del paese.”

Francesca Minonne

sabato, settembre 12, 2009

Napolitano: «Contro la crisi al Sud servono politiche di sostegno al reddito»



NAPOLI (11 settembre) - Mentre torna positiva la produzione industriale, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiede politiche di assistenza, sostegno al reddito e inserimento nel mercato del lavoro, per contrastare gli effetti della crisi.

Il capo dello Stato: crescondo in modo preoccupante le fasce di disagio e le aree di bisogno. In un messaggio inviato al convegno «Povertà e nuovi bisogni», promosso a Napoli dalle Fondazioni Italianieuropei e Mezzogiorno Europa, il Capo dello Stato parla di una estensione preoccupante delle fasce di disagio nel Paese e in particolare nel Mezzogiorno. «Il recente rapporto Istat dedicato proprio a tale tema - si legge nel messaggio - ha evidenziato come, anche per effetto della crisi economica, si stiano estendendo in maniera preoccupante le fasce di disagio e le aree di bisogno anche rispetto a beni considerati primari o di sussistenza».

«Occorrono assistenza e sostegno al reddito». «Nel Mezzogiorno, e nelle sue grandi aree urbane in particolare, tali fenomeni - continua Napolitano - risultano essere maggiormente diffusi e acuti, e occorrono quindi, a tutti i livelli consistenti e incisive scelte politiche di assistenza, sostegno al reddito e inserimento nel mercato del lavoro». «Su alcuni di questi aspetti, tra l'altro, sempre più prezioso appare il contributo che la Chiesa, e le tante forze del volontariato e del privato sociale, stanno offrendo nel tentativo di costruire una società più giusta, coesa, solidale», prosegue il Presidente Napolitano.

giovedì, agosto 20, 2009

La voce che manca al sud

giovedì, agosto 20, 2009
(di Emanuele Macaluso da il Mattino)

NON SOTTOVALUTO il fatto che si sia riaperto un dibattito sulla questione meridionale così come si pone oggi, 2009, con argomenti e proposte interessanti esposti sulla pagine del Mattino. Non lo sottovaluto anche perché riflette un deterioramento e al tempo stesso uno sviluppo di una situazione politica caratterizzata dal ruolo egemone esercitato da un blocco sociale e di potere che ha radici nella società di oggi, retto dall’asse nordista Berlusconi-Bossi, che raccoglie larghi consensi anche nel Mezzogiorno. E li raccoglie perché non c’è, soprattutto nel Sud, un’opposizione forte in grado di essere considerata un’alternativa credibile.
Le regioni governate dal centrosinistra non hanno espresso una politica alternativa e una classe dirigente credibile. Nemmeno l’Udc con Cuffaro che, per tanti anni, ha governato la Sicilia con risultati sotto gli occhi di tutti. L’idea che questo partito, con un leader che ha intelligenza politica e iniziativa, possa svolgere una politica ambivalente, con la destra o con la sinistra ( i due “forni” di andreottiana memoria), come faceva la Dc, è illusoria.
Debbo dire che anche dalle grandi organizzazioni sociali, sindacati, Confindustria, associazioni di produttori e dai centri di cultura, come le Università, tranne poche eccezioni, non viene una spinta a un cambiamento sostanziale delle cose. Eppure, questa è la parte della società meridionale da cui è possibile un’iniziativa che miri anche a un ricambio di classi dirigenti.
Lunedì scorso, Angelo Panebianco, in un editoriale del Corriere dedicato al Sud e a cosa fare oggi, scrive: «Stretto fra le pressioni dell’esoso alleato leghista, con i suoi giuochi al rialzo e le contropressioni del notabilato meridionale, il governo sbanda, cerca di accontentare tutti. E il contrario di ciò che servirebbe». Sbanda, perché non si regge su grandi forze politiche, ma su un partito personale e, come dice Panebianco, sul leghismo nordista e il notabilato meridionale. E’ bene ricordare che la questione meridionale – che dall’unità d’Italia, era stata posta da profeti disarmati, Giustino Fortunato, Gramsci in carcere, Sturzo stroncato dal fascismo nordista e altri- si pose come questione politica solo dopo la liberazione grazie ai partiti antifascisti.
E giusto ricordare che furono uomini del Nord che pensarono i primi strumenti di intervento nel Sud, il socialista milanese Rodolfo Morandi, primo ministro dell’Industria, fondò lo Svimez e con lui il cattolico di Sondrio, Pasquale Saraceno, che si impegnò per la Cassa del Mezzogiorno. Diciamo le cose come stanno, i primi processi di modernizzazione e di ricambio delle classi dirigenti meridionali si verificano per opera dei decreti del ministro dell’Agricoltura Fausto Gullo a proposito delle terre incolte che innescò il grande movimento contadino; il quale spezzò il feudo e diede un colpo alla vecchia classe dirigente baronale. Processi di modernizzazione che proseguirono con le prime opere strutturali e di civilizzazione promosse dalla Cassa del Mezzogiorno e le iniziative di La Malfa, ministro del Commercio estero, poi l’apertura dei mercati. Su quella politica, nel Sud si formò una nuova classe dirigente che resse nella fase del centri-sino degasperiano sino ai primi anni del centrosinistra: le riviste napoletane Nord e Sud e Cronache Meridionali testimoniano il grande impegno culturale nel riformismo meridionale. Questa carrellata sul passato non è una inutile divagazione, se è vero quel che dice Panebianco sull’impotenza del governo, con Berlusconi che ciancia di Piano Marshall (promesso anche ai palestinesi!) senza sapere cos’era, o di Agenzie e altre facezie. E non è inutile se vedo che il dibattito congressuale del Pd non ha prodotto nulla sul piano politico-culturale e su quello delle proposte per il Sud. E allora cosa fare? Penso che, come ho accennato, debbano scendere in campo nuove energie intellettuali, del mondo del lavoro e della produzione, non per contrapporsi alla politica ma per stimolarla e cambiarla. Se non c’è linfa nuova, tutto sarà come prima. Ho letto che la Campania con la Lombardia è la regione dove sono più numerosi i giovani imprenditori. E qual è in Campania la loro presenza, il loro peso sociale e politico? In Lombardia c’è, in Campania no. E questo il punto. In quest’opera di risveglio e di battaglia politica, il Mattino può svolgere un ruolo rilevante. Avevate cominciato, continuate.

lunedì, agosto 10, 2009

Le gabbie salariali per il Sud hanno avuto la loro ragione d’essere in un’altra epoca. Lepore (Svimez): il Mezzogiorno deve responsabilizzarsi

«I politici siano innovativi. Chi sbaglia si faccia da parte»


Lepore (Svimez): il Mezzogiorno deve responsabilizzarsi

(di Filippo Caleri da il Tempo)

«Le gabbie salariali per il Sud hanno avuto la loro ragione d’essere in un’altra epoca. La crisi economica oggi impone la ricerca di soluzioni per creare reddito aggiuntivo piuttosto che comprimere quello che c’è già». È una bocciatura senza appello quella che arriva da Amedeo Lepore, docente di storia economica a Bari e consigliere di amministrazione dello Svimez, sull’idea lanciata dal premier Berlusconi per una differenziazione dei salari tra le regioni d’Italia. Lepore ha ricoperto incarichi istituzionali nel comune di Napoli ed è uno dei più ascoltati consiglieri sulle tematiche del Sud dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Cosa propone al poste delle gabbie?

«Meglio dare premi alla produttività ovunque si maturi piuttosto che tenere bassi i salari. E poi incentivi automatici alle imprese del Sud come il credito d’imposta automatico sugli investimenti».
Berlusconi parla di un piano decennale per trasformare il Sud. Che giudizio ne dà?
«I contenuti ancora non precisamente delineati vanno agganciati a un metodo per evitare che si faccia solo un elenco di questioni che restano sulla carta».

Qual'è?

«Da un lato la piena applicazione dell’art. 119 della Costituzione che prevede lo sviluppo strategie nazionali per superare il divario tra Nord e Sud. Questo insieme a un coordinamento della spesa per concentrarla su obiettivi di carattere industriale. In più serve uno presa di coscienza da parte di tutto il Sud che deve fare un passo avanti e prendersi le sue responsabilità».

Uno dei tasti battuti dal premier è proprio quello della classe dirigente meridionale che non ha saputo approfittare delle risorse stanziate in questi anni?

«È uno dei punti chiave del processo di trasformazione. C’è da recuperare un divario che separa il Sud dal Nord da 60 anni. E oggi più che mai è necessaria una classe dirigente meridionale innovativa che abbia una visione nazionale e metta da parte la sola rivendicazione di risorse e gli intenti separatisti. I politici impegnati in questa sfida che non hanno o non raggiungono gli obiettivi devono mettersi da parte».

Può spiegare la «visione nazionale»?

«Far uscire il Sud Italia dall’arretratezza è un problema di tutto il Paese. Lo dice una ricerca dell’Università del Galles sulla competitività di 145 aree regionali di tutto il mondo. La Lombardia è la prima regione italiana della classifica e si piazza al 96esimo posto. Senza il Meridione l’Italia non va da nessuna parte».

Che direzione deve prendere il piano del governo?

«La parola è una sola: reti per lo sviluppo. Che sono sia quelle di trasporto ma anche quelle immateriali che connettano la formazione e il lavoro. E ancora le reti del credito».

Non basta la Banca del Mezzogiorno?

«Va bene il potenziamento della rete del Credito Cooperativo immaginata da Tremonti ma non bisogna dimenticare il rafforzamento di quello a favore dell’investimento di medio e lungo termine».

C’è un elemento che può far fare il salto di qualità al Sud?

«Le nuove tecnologie possono fare delle regioni meridionali una Silicon Valley di beni immateriali. Un sistema di innovazione aperte che metta in contatto i ricercatori, i tecnici e le università, con il sistema delle piccole e medie imprese che cercano soluzioni ai problemi. In questo modo un sistema frammentato può unirsi e diventare una massa critica. Tutto questo però che rappresenta sviluppo locale va sostenuto con un disegno nazionale».

martedì, luglio 21, 2009

I DEMOCRATICI, IL MEZZOGIORNO E LO SVILUPPO DEL PAESE



"Democratici per il Mezzogiorno" è una iniziativa politico-culturale avviata da Alessandro Bianchi, Amedeo Lepore e Giuseppe Soriero, che ha come finalità quella di riportare la questione del Mezzogiorno al centro dell'attenzione del Paese, elaborando proposte e promuovendo azioni nei confronti di Istituzioni, Cittadini, Imprese, Sindacati, Parlamento, Governo, Regioni, Enti Locali.
Come ha documentato ancora una volta il recentissimo Rapporto SVIMEZ 2009, Il Mezzogiorno d'Italia versa in una gravissima condizione per tutte le componenti economiche, sociali, territoriali e ambientali, e il suo ritardo rispetto al resto del Paese si va accentuando.
La conseguenza ultima e drammatica di questa condizione è la ripresa del fenomeno migratorio, con circa 300 mila persone per lo più giovani con elevati livelli di istruzione - che ogni anno abbandonano le regioni meridionali per cercare una prospettiva di lavoro nel Centro-Nord. Circa 120 mila di loro lo fanno in via definitiva, dando luogo ad una vera e propria emorragia delle migliori risorse umane.
Nasce da questa situazione il monito del Presidente della Repubblica: "Deve crescere nelle Istituzioni così come nella Società la coscienza che il divario tra Nord e Sud deve essere corretto".
Ma la strada che è stata intrapresa dall'inizio della nuova legislatura va esattamente in direzione contraria, come dimostra la sistematica sottrazione di risorse già destinate al Mezzogiorno verso altre finalità.
Va nella direzione di attuare un disegno non esplicito ma del tutto evidente - in base al quale è opportuno sostenere quella parte del Paese che si trova già in una condizione avanzata, lasciando che l'altra permanga in una sorta di sopravvivenza controllata, ossia una condizione determinata da un dosato trasferimento di risorse pubbliche sufficiente a non far collassare definitivamente la struttura produttiva, i livelli occupazionali e i servizi sociali.
E' questo disegno che va fortemente contrastato, riproponendo la questione meridionale come questione che riguarda direttamente lo sviluppo dell'intero Paese, essendo del tutto evidente che la pur solida economia del Centro-Nord non riuscirà a progredire se il Mezzogiorno non parteciperà a questo processo, mentre inevitabilmente si accentuerà il distacco dall'Europa.
In questo senso l'idea di una Lega Sud appare del tutto fuorviante, perchè si tratterebbe della riproduzione per contrappunto della medesima concezione localista dell'omologo partito del Nord. Di questo il Mezzogiorno e il Paese non hanno alcun bisogno.
Quello di cui c'è bisogno è di promuovere un nuovo progetto nazionale, unitario, di coesione e di progresso.
Un progetto alla cui elaborazione ed attuazione il Mezzogiorno partecipi da protagonista, grazie al sostegno di un rinnovata qualità delle istituzioni regionali e locali, di una spinta vigorosa dalle parti più vive della società civile, di un forte impegno meridionalista da parte dei grandi partiti nazionali democratici e progressisti, in primo luogo il Partito Democratico al quale chiediamo di caratterizzare in tal senso i contenuti del percorso congressuale in atto e la selezione più qualificata dei propri dirigenti a tutti i livelli.
Riteniamo che in questo modo il Partito Democratico possa dare un contributo decisivo a far emergere al più presto quel "forte impegno di efficienza e di innovazione da parte delle istituzioni meridionali", sollecitato dal Presidente Napolitano.
Quanto al lavoro che i Democratici per il Mezzogiorno intendono svolgere, il riferimento è costituito dal patrimonio di studi scientifici e di analisi dei fenomeni accumulato nel tempo da alcune prestigiose istituzioni meridionaliste, il cui operato risulterebbe certamente valorizzato da un'azione di interscambio e di coordinamento, che quelle stesse istituzioni hanno già in parte promosso inviando congiuntamente "Un messaggio al Paese dalla cultura del Sud".
Partendo da qui proponiamo di intraprendere la strada dell'elaborazione di proposte che, sulla scorta di una visione unitaria dei problemi nazionali ed europei, accompagnino la richiesta di maggiori risorse con la definizione dei contenuti di un nuovo progetto di coesione nazionale e stimolino azioni di natura politico-programmatica da parte dei soggetti che sovrintendono alle scelte.
Le questioni-chiave sulle quali appuntare l'attenzione sono di enorme portata: il controllo capillare del territorio e delle attività economiche da parte della criminalità organizzata; il degrado del territorio, dell'ambiente e complessivamente della vita civile; l'infimo livello di prestazione di servizi essenziali: sanitari, sociali, di trasporto, dell'istruzione, dell'energia, delle telecomunicazioni; l'abnorme tasso di disoccupazione giovanile; lo spreco di risorse pubbliche; la questione morale nel governo della cosa pubblica.
Per trovare risposte adeguate a questioni di tale portata è necessario uno straordinario impegno collettivo, che va preso qui ed ora e con il massimo di responsabilità.
A questo impegno i Democratici per il Mezzogiorno si propongono di dare un contributo stimolando l'apporto di personalità, associazioni, istituzioni culturali e scientifiche, singoli cittadini, sensibili nei confronti del complessivo problema del Mezzogiorno d'Italia e disponibili ad impegnarsi nella ricerca di soluzioni.

Il COMITATO PROMOTORE DEI "DEMOCRATICI PER IL MEZZOGIORNO"
Pina Amarelli, Alessandro Bianchi, Marina Comei, Dario De Luca, Marinella De Nigris, Adriano Giannola, Gianni Latorre, Amedeo Lepore, Giovanni Moschetta, Umberto Ranieri, Giuseppe Soriero, Lucio Villari.