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mercoledì, giugno 24, 2009

I SUD CHE SI MUOVONO Tavola rotonda “I Sud che si muovono. Dinamismo e sviluppo del Meridione"

I SUD CHE SI MUOVONO

Roma, 25 giugno ore 9.30 Palazzo Altieri, Piazza del Gesù 49. Tavola rotonda “I Sud che si muovono. Dinamismo e sviluppo del Meridione”. Si confrontano sul tema: Cristiana Coppola, Sergio D'Antoni, Giuseppe De Rita, Andrea Olivero, Nichi Vendola, Gianfranco Viesti. Introduce Carlo Alfiero. Saluta Mons. Mariano Crociata. Modera Giuseppe De Filippi. Interviene il Ministro del Welfare Maurizio Sacconi.




Tavola rotonda
I SUD CHE SI MUOVONO
Dinamismo e sviluppo del Meridione
Roma, 25 giugno 2009 ore 9.30
Palazzo Altieri (Banca Finnat - Sala di Romolo), Piazza del Gesù 49

L’incontro è l’occasione per discutere e confrontarsi sul tema del rilancio del Mezzogiorno, partendo dai segnali “positivi”, troppo spesso oscurati da fatti di cronaca ed emergenze, che rappresentano, anche se in maniera parziale e non organica, una traccia possibile di un percorso nuovo di sviluppo.
In particolare, si vuole porre l’accento su ciò che si muove nel rapporto tra pubblico, privato e privato sociale e sulla cooperazione dei vari attori della società come possibile opportunità di intervento.
La Tavola rotonda è un momento di confronto tra protagonisti e attenti osservatori dei processi di sviluppo in atto nel Meridione, all’interno dei quali si inquadra l’attività della Fondazione per il Sud.

PROGRAMMA

Introduce
Carlo Alfiero
Presidente Fondazione per il Sud

Modera
Giuseppe De Filippi
Giornalista

Saluti
Mons. Mariano Crociata
Segretario Generale CEI

Si confrontano sul tema
Cristiana Coppola
Vice Presidente Confindustria per il Mezzogiorno

Sergio D’Antoni
Responsabile Politiche per il Mezzogiorno del Pd

Giuseppe De Rita
Presidente Censis

Andrea Olivero
Portavoce Unico Forum Terzo Settore

Nichi Vendola
Presidente Regione Puglia

Gianfranco Viesti
Professore di Economia Applicata Università di Bari

Interviene
Maurizio Sacconi
Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali


Per informazioni: segreteria@fondazioneperilsud.it

Scarica il programma »


domenica, giugno 22, 2008

l'intervento del Cardinale Sepe al Convegno Chiesa e Mezzogiorno

LA CHIESA E IL MEZZOGIORNO:

Aspetti etico – morali della questione meridionale

Istituto Italiano per gli Studi filosofici

Napoli, 20 giugno 2008

Illustri Signore e Signori,

Porgo un cordiale saluto a tutti voi e ringrazio l’Avv. Gerardo Marotta, per avermi invitato a tenere questa relazione su “La Chiesa e il Mezzogiorno: aspetti etico - religiosi della questione meridionale”.

Faccio una breve premessa citando il documento dell'episcopato Chiesa italiana e Mez­zogiorno. Sviluppo nella solidarietà, giacché esso assume oggi, a quasi un ventennio di distanza, un significato di straordinario valore storico. Di fronte ai preoccupanti segnali che ci riserva l’attuale con­siderazione in cui è tenuta la questione meridionale oggi ancora risulta forte il richiamo che i Pastori, vent’anni fa, rivolsero a credenti e non credenti: «La Chiesa, oggi, in Italia, specie quella operante nel Sud, di fronte alle situazioni di disagio e di attesa ……. deve esprimersi come “segno di contraddizione”, in ogni suo membro, in tutte e singole le sue comunità, in ogni sua scelta, rispetto al­la cultura secolarista e utilitaristica e di fronte a quelle dinamiche socio-politiche che sono devianti nei con­fronti dell'autentico bene comune» (n. 25).

Siamo purtroppo costretti ancor oggi a constatare la sostanziale indifferenza per la questione del Sud, in base alla convinzione che il suo sviluppo sia - di fronte ai macrofenomeni conseguenti al processo di globalizzazione economica - una questione marginale, destinata a scomparire, se dovesse mai scomparire, grazie al progresso generale del Paese, a cui invece occorre rivolgere tutte le energie e le attenzioni un una economia competitiva, lasciando ogni illusione di un intervento specifico rivolto al Sud.

La concentrazione di ogni interesse ed energia sui progetti utili al “sistema paese” diviene però paradossalmente una categoria non comprensiva, ma escludente il Sud ed i nodi che comportano, nel concreto, il grave ritardo registrato nelle regioni meridionali.

Già vent’anni fa i Vescovi italiani mettevano l’accento sulla modificazione dei modelli di comportamento e dei valori che aveva riguardato il Sud, trasformando e lacerando le reti di solidarietà familiari e sociali, che ne avevano tradizionalmente costituito il tessuto connettivo. Oggi l’assimilazione, nei comportamenti delle famiglie e dei giovani meridionali, di modelli edonistici fortemente segnati dall’individualismo, indifferenti ai legami sociali, ha inciso sulla comunità familiare, delegittimandola rispetto alle “agenzie” temporanee (gruppi giovanili, luoghi di ritrovo, intrattenimento organizzato…), fino a generare un ethos diffuso e aggressivo.

In un quadro economico, civile e sociale, che ben può essere riassunto dallo scenario di una modernizzazione senza sviluppo, desidero mettere in luce, molto brevemente, tre aspetti che mi sembrano particolarmente interessanti:

1) Innanzitutto, ritengo particolarmente rilevante il problema della legalità, divenuta apertamente rottura del patto sociale tra aree dello stesso Mezzogiorno (come ha evidenziato anche la “questione rifiuti”), rottura ancor più profonda di quella generata dall’esistenza di diverse vocazioni economico-territoriali che ha indotto a parlare di “tanti mezzogiorni”. Rispetto allo sfilacciamento di questo tessuto - che smembra sentimenti comunitari antichi e radicati - l’invasività della criminalità si presenta con una capacità politica inedita nelle forme e negli obiettivi, in grado di condizionare pesantemente larghi abusi sociali. La questione della legalità ha sommato ai profili antichi, nuove caratteristiche. Non permane soltanto l’antica, consolidata diffidenza per lo Stato, ma essa addirittura si salda con il nuovo individualismo insofferente ad ogni regola, legale o non legale.

La stessa questione dell’ossequio alla legge ha mutato aspetto: il problema della legalità non è costituito semplicemente dal mancato rispetto delle regole, ma dal disconoscimento di esse, anche negli atti della vita comune. Un tale disconoscimento si nutre della percezione che le regole non valgano più per nessuno. È questa una malattia mortale che tende a sgretolare la società e portarla alla decadenza . Prendere sempre più coscienza di queste realtà è un dovere imprescindibile.

Giuseppe Capograssi tranquillizzava sulla presenza del male nella storia: finché saremo capaci di riconoscerlo e contrapporre ad esso il bene, potremo salvarci, scriveva con speranza costruttiva. La vera, grave questione morale insorge quando il male viene chiamato bene e, in qualche modo, anche giustificato.

Anche in questo caso la seducente tentazione del relativismo - irrompendo nell’intimo dei valori del Sud - rischia di far divenire invincibile il male e puramente formale il richiamo alla legalità. In questa prospettiva il Sud vive la minaccia del suo più insidioso nemico nella negazione di ogni principio condiviso.

2) Un secondo aspetto riguarda le difficoltà oggettive create dal mancato sviluppo economico e delle difficoltà di accesso al lavoro per intere generazioni. Questa realtà costituisce la premessa di un tragico paradosso, esploso nella situazione sociale meridionale. La modernizzazione esteriore che ha riguardato, in una certa misura, la nostra società nei consumi e negli stili di vita, non corrisponde in realtà ad un effettivo sviluppo, finendo invece per accentuare il divario tra aspirazioni al benessere e al miglioramento della condizione sociale dei singoli e delle famiglie in tutti i ceti sociali, e la possibilità concreta,soprattutto, per la parte più indigente o più esposta culturalmente, di soddisfare quelle aspirazioni.

Ma è proprio l’individualismo che mina alle fondamenta le possibilità di riscatto e di sviluppo. È utile ricordare quanto raccomanda il Compendio della dottrina sociale della Chiesa. (Parte prima, Capitolo Terzo, III. La persona umana e i suoi profili, 125): «la persona non può mai essere pensata come assoluta individualità, edificata da se stessa e su se stessa, quasi che le sue caratteristiche proprie non dipendessero da altri che da sé. Né può essere pensata come pura cellula di un organismo, disposto a riconoscerle, tutt’al più, un ruolo funzionale all’interno di un sistema».

Se non si parte dalla piena verità dell’uomo non è possibile avere alcuna nozione del bene comune. Essa non sopporta né l’individualismo destoricizzante ed esaltatore di una verità astratta sull’uomo, privo di connotazioni sociali, né il comunitarismo relativizzante, che annulla la persona ed i suoi diritti in una dimensione di clan, che rifiuta l’universalismo della verità ed il valore non arbitrario del bene comune. Il bene comune, come ricorda il citato Compendio (Capitolo Quarto. I principi della dottrina sociale della Chiesa II. Il principio del bene comune § 165), in riferimento al Concilio Vaticano II (Gaudium et spes), é «l’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente».

Nelle regioni del Sud la crescita media - positiva a tutti gli effetti - delle condizioni di vita, ha creato una crescita dei consumi che ha però generato una temporanea illusione di sicurezza, in grado di provocare traumi tanto più grandi quanto più invece i destini personali dei singoli giovani rischiano di esse­re compromessi dalla perdita di senso, dalla carenza di realizzazione personale e di identità sociale, dal manca­to inserimento sociale. Accade così che il capitale umano nel Sud vada sprecato: l’alta scolarizzazione e la stessa spesa per l’istruzione - come documentato anche dalla Banca d’Italia - non si traduce in offerta di lavoro qualificato per le difficoltà di trovare un’adeguata domanda, nonostante la presenza di una formazione universitaria diffusa, con il documentato allontanamento di un’alta percentuale dei laureati meridionali verso altre aree del paese, che finisce per impoverire proprio il capitale umano, indispensabile allo sviluppo meridionale.

La fuga soprattutto dei giovani dalle nostre città sta determinando nuove e, purtroppo, frequenti forme di emarginazione con il conseguente depauperamento non solo demografico, ma anche culturale del Meridione. Se i giovani migliori se ne vanno, non ci rimane altro che una mediocrità contraria ad ogni possibile sviluppo.

3) Un terzo aspetto si riferisce alla formazione. L’effetto scoraggiamento - già registrato e denunciato in relazione per la ricerca dell’occupazione, specie nel Sud e per il lavoro femminile, con gravi conseguenze sociali e morali - si estende negli ultimi tempi anche all’atteggiamento circa la formazione, in specie quella scolastica: recenti indagini mettono in luce come tra i giovani l’istruzione non sia considerata né necessaria né utile, venendo considerati altri e differenti percorsi, meno faticosi e più seducenti, i più adatti a conseguire i propri obiettivi, benché effimeri. Non più impegno e dedizione, ma adesione all’effimero e al gradito. Ciò segna una grande differenza con le generazioni che hanno considerato - anche in condizioni assai più difficili - la scuola come l’occasione di riscatto morale e sociale per il proprio futuro e per quello della propria famiglia. Proprio la perdita della prospettiva del futuro nei giovani sembra la minaccia più grave e incombente sul destino del Mezzogiorno.

Questo rilevante aspetto andrebbe affrontato: occorre saldare il progetto di istruzione, in grado di animare il mercato del lavoro qualificato, ad un progetto formativo che inserisca il lavoro in una rinnovata trama capace di ricostruire una rete di relazioni che includa la speranza, senza la quale non esiste alcuna prospettiva comunitaria. È necessario mettere in campo tutte le più sane e positive energie in modo da realizzare ipotesi concrete di sviluppo che aiutino a uscire dalle torri d’avorio pronte, come si è già dimostrato in tante occasioni, a concorrere e a lottare per il bene comune.

Questa è forse l’unica strada per combattere ogni forma di morte sociale e abbattere quella cultura della disonestà, della sfiducia e del disfattismo.

Conclusione : l’impegno della Chiesa.

Assume dunque un grande significato il ruolo che svolge e può sempre svolgere la Chiesa meridionale: la comunità ecclesiale vuol essere anche oggi, come già in passato, una particolare forma di aggregazione solidaristica presente ca­pillarmente nella storia del Mezzogiorno. È questo lo scopo per cui noi Vescovi dell’Italia Meridionale abbiamo deciso di organizzare a Napoli, possibilmente nel prossimo mese di Novembre, un convegno sul ruolo della Chiesa che è nel Mezzogiorno. Come già venti anni fa, la Chiesa vuole proporsi all’intera comunità nazionale come segno di speranza.

Vogliamo ri-organizzare la speranza per evitare che qualcuno ce la rubi e ci condanni a una morte sociale e religiosa.

Questa nostra speranza non è il segno di illusorie ipotesi, ma è impegno concreto perché ognuno possa trovare uno spazio nel quale realizzare la sua personalità e le sue potenzialità.

Credo che iniziative, come quella di oggi, in cui abbiamo le possibilità di confrontarci, vadano nella direzione giusta.

È una provocazione culturale, un parlare insieme nel segno della speranza, convinti che le idee che ci scambiamo saranno capaci di aprire la giusta strada a quanti si rendono disponibili a dare il proprio contributo per organizzare la speranza nel nostro Mezzogiorno.

venerdì, giugno 20, 2008

«Non c’è sviluppo del Sud senza legalità»

Un’economia e una società bloccate in un equilibrio di basso livello. È il quadro del Sud che emerge dagli scritti raccolti in «Il Mezzogiorno. Dall’intervento straordinario alla politica regionale europea», quarto volume dei Quaderni di Economia italiana, curato da Mariano D’Antonio, economista e assessore al Bilancio della Regione Campania. Il Quaderno sarà presentato oggi pomeriggio all’Università Suor Orsola Benincasa, con la partecipazione, tra gli altri, della neovicepresidente di Confindustria con delega al Mezzogiorno Cristiana Coppola, degli economisti Paolo Savona, Piero Barucci e Raffaele Cercola, e dello stesso curatore. Il volume offre una visione d’insieme dei modi in cui è stata declinata nel corso degli anni la questione meridionale e delle politiche messe in atto dallo Stato per cercare di risolverla, sia con l’intervento straordinario che con quello ordinario. Ci si sofferma in particolare sulla necessità di sostituire l’economia del sussidio con quella della crescita, i cui presupposti risiedono nel rispetto della legalità e nell’uso efficiente dei fondi nazionali e comunitari, perché, come avverte Mariano D’Antonio nell’introduzione, «lo sviluppo endogeno rimarrà una chimera, se non si porrà mano alla restaurazione dello Stato di diritto, all’offerta dei beni pubblici essenziali della sicurezza e della giustizia». Nel Quaderno, suddiviso in tre capitoli, sono raccolti articoli di Piero Bevilacqua, Marcello Clarich, Francesco D’Antonio, Massimo Lo Cicero, Luca Meldolesi e Andrea Pisaneschi, pubblicati dalla rivista Economia italiana negli ultimi quindici anni, dopo che, con la legge 488 del dicembre 1992, furono soppressi gli organi dell’intervento straordinario.

Confronto su sviluppo e Sud con Sepe, Barucci e Lo Bello

«Gli aspetti etico-morali della questione meridionale» e «Fare impresa nel Mezzogiorno oggi» sono i temi al centro dell’incontro che si svolgerà questa mattina, alle 10, all’Istituto italiano per gli studi filosofici, relatori il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe ed il presidente della Confindustria siciliana, Ivanhoe Lo Bello. Introduce i lavori della seconda giornata dedicata al Mezzogiorno, l'economista Piero Barucci. Al centro del dibattito, il Sud, con le sue luci ed ombre, e le sue popolazioni che - come ha detto il cardinale Sepe - «sono ricche di valori quali l’etica del lavoro, il valore indiscusso della famiglia, l’apertura all’accoglienza e alla diversità, risorse umane e grande agilità mentale che, se ben coltivati, possono contribuire ad uno sviluppo autonomo e alla crescita morale e civile del Mezzogiorno».


domenica, maggio 18, 2008

Acli: Dall’emergenza al futuro possibile. La strategia delle ACLI del Sud.

Resta molto da fare....

Tutte le ACLI meridionali riunite a Napoli il 15 febbraio scorso hanno avviato un dialogo con il nazionale di grande livello e di proposizione politica alta rovesciando la tradizionale immagine di un mezzogiorno depresso alla ricerca di cooptazioni e piccole prebende.Le indicazioni emerse dal convegno “Mezzogiorno, dall’emergenza al Futuro possibile” promosso da un’intesa tra le ACLI di tutte le regioni meridionali segnalano la necessità di ripartire dai territori attraverso un cambio di mentalità, lavorando sia sulla lettura dei bisogni che sul riconoscimento di forti rappresentanze in grado di interloquire costruttivamente nei processi nazionali indispensabili nella costruzione del bene comune.

Un ragionamento territoriale dentro la sfida nazionale richiede paradossalmente di superare eccessive frammentazioni che indeboliscono la visibilità delle esigenze vere delle diverse aree del paese.In questo senso, come per la politica economica italiana, emerge anche per le organizzazioni sociali, il tema delle macroregioni che sono lo strumento per rendere efficace e credibile l’elaborazione e la rappresentanza.

Nelle ACLI questo argomento torna carsicamente nel dibattito e il congresso nazionale con l'approvazione di un ordine del giorno e di un capoverso della mozione finale oltre che nella relazione e nella replica del Presidente ne ha preso atto recependo i risultati dell'incontro di Napoli.

Ora si tratta di rendere concreti questi impegni congressuali.

Del resto non partiamo da zero. L’incontro di Napoli ha presentato una Associazione nel Sud in crescita, con gruppi dirigenti motivati e consapevoli delle sfide sul terreno e della propria nuova responsabilità.
Nei nuovi organismi nazionali, più del passato, dirigenti espressione di questa nuova stagione sono stati coinvolti.
Resta indubbiamente un pregiudizio che peraltro è alimentato da una fase politica in cui a prevalere sono gli istinti primordiali del far da sè. Pregiudizio che non è assente anche nell'associazionismo che nel nord del paese è coinvolto da una montante marea a partire dai singoli territori.

Le ACLI del Sud portano all’Associazione nel suo complesso una vera e propria dinamica associativa fatta di partecipazione e risultati in una fase in cui il rischio di appiattimento burocratico incide sulla vita di tutte le grandi organizzazioni sociali.
Dalle Acli del Sud viene quindi un’offerta di progettualità e competenze per costruire un grande futuro per l’associazione.

Le ACLI meridionali hanno assunto a Napoli impegni precisi che poniamo all’attenzione di tutto il movimento:
  1. Costruire un coordinamento politico tra le regioni meridionali che si impegnano a considerarsi una macroregione lavorando innanzitutto nello scambio di esperienze per valorizzare le esperienze pilota e favorire buone prassi.In quest’ottica cresce l’esigenza di una rappresentanza autorevole e non frammentata obbligata al sostegno minuto ma in grado di favorire investimenti ed azioni positive e diffuse.
  2. Affrontare insieme con la creazione di un centro di progettazione integrata le opportunità che per il 2007/2013 vengono offerte dall’Unione Europea alle Regioni dell’ Obiettivo 1.Un vero e proprio staff in grado di sostenere la programmazione regionale nell’ambito del QSN., per passare dalle intuizioni alla cantierabilità delle nostre scelte territoriali. Le grandi risorse destinate alle nostre aree, con l’impegno delle ACLI, possono servire nella legalità e nell’efficienza ad uno sviluppo solido e duraturo che non può vederci estranei.
  3. In questo senso va perseguita una vera e propria infrastrutturazione del sistema Acli meridionale irrobustendo e diffondendo un sistema di imprese che resta l’anello debole di una associazione altrimenti in crescita.
  4. Condividere e gestire le scelte formative per i nostri quadri in modo da garantire una nuova generazione di dirigenti consapevoli e preparati ad agire nel quadro di governance individuato.
  5. Approntare una vera e propria task force in grado di sostenere lo sviluppo associativo supportando le aree di crisi e sostenendo i processi locali.
C’è un mezzogiorno nelle ACLI che vuole andare oltre l’emergenza offrendo un contributo forte a tutta l’Associazione. Cominceremo a farlo hic et nunc.

Non si chiede niente a nessuno.
Si vuole costruire un percorso virtuoso capace di cambiare le cose e renderle migliori. Se poi insieme si comprende che è necessario un investimento comune, sarebbe utile per fare di più e meglio. Un pò come fanno tutte le altre organizzazioni che affrontano con successo le sfide che si concentreranno nel Sud nei prossimi anni.

lunedì, maggio 12, 2008

2008. Il Sud avrà/sarà un peso? Premio sele d'oro per idee e fatti.


Premio Sele d'Oro 2008: pronto il bando


TRA I NUOVI GIURATI ANCHE LA VICEPRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA CRISTIANA COPPOLA E IL PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE BANCO DI NAPOLI ADRIANO GIANNOLA

Cominciano a delinearsi i contorni della XXIV edizione del Premio Sele d’Oro: manifestazione culturale interamente dedicata alla voglia di riscatto e alle potenzialità di crescita del Mezzogiorno d’Italia, che ha da tempo saputo imporsi all’attenzione dell’opinione pubblica per originalità e ricchezza dei contenuti. Anche quest’anno, come da tradizione, a fare da cornice all’evento sarà il comune di Oliveto Citra, in provincia di Salerno. Qui, infatti, dal 5 al 13 settembre prossimi, il Sele d’Oro proporrà un programma di incontri e iniziative culturali che si annuncia ancor più ricco e vario che in passato.

Primo atto formale dell’edizione 2008 è stata la definizione del bando per l’assegnazione dei Premi Sele d’Oro Mezzogiorno. Anche per quest’anno, la Giuria presieduta dal professor Amedeo Lepore ha articolato il concorso in cinque distinte categorie: tre delle quali dedicate alle “idee”, e due ai “fatti”. La sezione “Saggi” del Premio sarà aperta a pubblicazioni sui problemi istituzionali, economici, sociali, storici e giuridici delle Mezzogiorno d’Italia. La sezione denominata “Euromed” vedrà invece in competizione saggi inediti sull’Europa e l’area del Mediterraneo, curati da giovani al di sotto dei 30 anni d’età. Mentre per la sezione dedicata al giornalismo - intitolata alla memoria di Michele Tito – potranno concorrere articoli, servizi radiotelevisivi e documentari incentrati sulla realtà del Sud, dell’Europa e del Mediterraneo.

Confermate anche le categorie di concorso dedicate alle iniziative concrete. Nella sezione “Imprenditoria giovanile” saranno candidabili le esperienza d’impresa promosse da giovani meridionali, fortemente connotate da elementi di originalità e di innovatività. Nella categoria denominata “Bona Praxis”, promossa dal Coordinamento dei Presidenti dei Consigli provinciali del Mezzogiorno, potranno invece concorrere progetti di sviluppo economico, sociale o culturale avviati nei territori del Sud da enti locali, regioni e patti territoriali.

Una nota a parte merita, infine, la composizione della Giuria, che da quest’anno si arricchisce grazie a quattro nuovi ingressi. Ad affiancare il lavoro del presidente Lepore e degli altri giurati arrivano infatti la vicepresidente di Confindustria per il Sud Cristiana Coppola, l’economista Riccardo Padovani, l’urbanista Fabrizio Mangoni e il presidente della Fondazione Banco di Napoli Adriano Giannola.

La scadenza per la presentazione delle candidature è fissata per lunedì 30 giugno 2008. Il bando integrale e gli allegati sono scaricabili dal sito www.seledoro.it. Ogni informazione aggiuntiva può essere richiesta al numero telefonico 0828 793632 o all’indirizzo di posta elettronica segreteria@seledoro.it.

mercoledì, novembre 28, 2007

Fondazione Sud, boom di richieste


MARCO ESPOSITO «In via eccezionale», recita un comunicato, slittano al 21 dicembre i termini per presentare i progetti finanziabili dalla Fondazione Sud, l’ente promosso un anno fa dalle fondazioni bancarie e dal mondo del volontariato per riequilibrare il peso degli interventi di sostegno rispetto al Nord. Visto che si tratta del primo bando, più che «in via eccezionale» si può dire che la Fondazione Sud esordisce con un rinvio (ovvero con il più ordinario degli eventi nel Mezzogiorno). Ma non è un segnale di difficoltà, assicurano nello staff dell’ente presieduto da Savino Pezzotta, bensì la conseguenza di un successo. Sono ben 2.500 infatti le manifestazioni d’interesse per il bando, a fronte peraltro di un centinaio di iniziative finanziabili (per importi tra gli 80 e i 500mila euro). A fine ottobre, quando è stato fatto il punto con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, le manifestazioni d’interesse erano un migliaio. Quindi in un mese il numero è più che raddoppiato. Certo, non tutte le manifestazioni d’interesse si trasformerenno in progetti formalmente corretti e potenzialmente finanziabili: al momento nella sede romana della Fondazione Sud sono arrivate meno di 500 richieste formali. Però con la proroga dei termini si conta di raddoppiare almeno il numero di iniziative concorrenti, fino a quota 1.000-1.200. La selezione dei «progetti esemplari» da premiare è stata affidata alla bolognese Nomisma. I fondi a disposizione sono 21 milioni e si conta di avviare le prime erogazioni a gennaio, in lieve ritardo rispetto alle date fissate da Pezzotta la scorsa estate. A rilento viaggia anche un altro degli obiettivi della Fondazione Sud, quello di maggiore spessore strategico, ovvero la nascita sul territorio di fondazioni di comunità. Non c’è in tale caso un vero e proprio bando ma una somma a disposizione dei comitati promotori che si volessero impegnare a costituire una fondazione e a raccogliere finanziamenti nel territorio. Nelle sei regioni in cui è attiva la Fondazione Sud finora si sono fatti avanti una ventina di soggetti, soltanto un quarto dei quali appaiono in questa prima fase di una qualche consistenza. Un paio di iniziative ben posizionate sono campane, anche se non di Napoli. Far nascere una fondazione, del resto, è un impegno oneroso perché si deve partire da un patrimonio minimo di 100.000 euro e presentare un progetto per raccogliere almeno 2,5 milioni di euro. L’impegno della Fondazione Sud è di raddoppiare le somme raccolte dai promotori, fino a costituire fondazioni autonome con patrimonio di 5 milioni di euro. Per accelerare l’avvio delle fondazioni di comunità nel Mezzogiorno, peraltro, il presidente Pezzotta sta anche valutando la disponibilità di alcune fondazioni bancarie con sede nel Nord Italia a favorire i primi passi dei comitati promotori. Dei sei milioni di euro a disposizione nel 2007 per tale progetto, infatti, al momento non ne è spendibile nessuno.

mercoledì, settembre 19, 2007

270.000 giovani meridionali sono andati al nord. Rapporto Svimez 2007 sull'economia del Mezzogiorno.

Anche se, stando ai dati Istat del 2006, il numero delle persone occupate è aumentato dell’1,6%, c’è stata una ripresa delle emigrazioni stabili e temporanee verso il Nord e la sensibile contrazione della ricerca di lavoro. Sono due fenomeni alimentati dalla persistenza al Sud di un sistema produttivo ed economico di dimensioni tali da non soddisfare la domanda di lavoro. Per quanto riguarda le migrazioni, va sottolineato come a pertire dalla seconda metà degli anni ‘90 si sia assistito ad una ripresa della mobilità residenziale di apprezzabile intensità ma con caratteristiche decisamente diverse dal passato. Infatti, nella fase più recente, è prevalente il coinvolgimento della componente giovanile più scolarizzata. A ciò si aggiunge che i giovani migranti meridionali fanno spostamenti temporanei che non comportano cambiamenti di residenza anagrafica. Nel Rapporto si fornisce una prima stima del numero degli abitanti delle regioni del Mezzogiorno che si trasfriscono a vario titolo nelle regioni del Centro - Nord. Nell’ultimo anno, i meridionali che hanno trasferito la loro residenza nel Centro - Nord sono oltre 120mila. Gli spostamenti temporanei si possono stimare in circa 150mila unità. Nel complesso, quindi, si sono spostate dal Sud verso Nord circa 270mila persone. Altro elemento da sottolineare è quello della progressiva riduzione delle persone in cerca di occupazione del Mezzogiorno, anche se i disoccupati sono diminuiti nel 2006. Ma le cose non sono così semplici. Infatti, il numero dei disoccupati è sceso perchè quelli che non risultano più in cerca di occupazione hanno smesso di dichiararsi in cerca di lavoro. La fuoriuscita dei disoccupati verso la “non attività” è un elemento di forte criticità del mercato del lavoro meridionale e richiederebbe maggiori approfondimenti.


Per saperne di più, visita il sito www.svimez.it

venerdì, agosto 31, 2007

Al sud laurearsi non basta. Lavoro «per conoscenze»

Spesso al Sud la laurea non basta per trovare lavoro. Un quarto dei laureati meridionali che a tre anni dal titolo di studio è occupato nel Mezzogiorno ha trovato l'impiego attraverso conoscenze. Lo sottolinea lo Svimez in uno studio dal quale emerge che la percentuale si dimezza per quei laureati meridionali che studiano al Nord e decidono di non tornare nella regione di appartenenza.

Al Sud le segnalazioni e le conoscenze quindi rappresentano il canale più seguito nella ricerca del lavoro sia tra coloro che studiano nel Mezzogiorno (vale per il 24,6% dei casi), sia per coloro che studiano al Nord ma decidono di tornare dopo la laurea (il 22,9% di chi lavora trova l'impiego tramite conoscenze). Tra coloro che studiano al Nord e decidono di non tornare solo il 12,3% trova lavoro tramite conoscenze, una percentuale simile a coloro che pur studiando al Sud emigrano al Nord per cercare occupazione (il 13,8%).

I laureati del Sud che sono riusciti a trovare lavoro nelle regioni di appartenenza (a tre anni dalla laurea erano 20.700 su 34.500 occupati complessivi tra i 55.000 laureati meridionali nel 2001) hanno fatto ricorso alle conoscenze nel 9,3% dei casi, alla segnalazione nell'11,7% dei casi e alla collaborazione a una attività familiare nel 3,6% dei casi. Le percentuali si riducono di molto tra i laureati meridionali che hanno studiato al Nord e hanno deciso di non tornare nel territorio d'origine (3,4% hanno trovato lavoro tramite conoscenze, l'8,6% tramite segnalazione e lo 0,3% collaborando a una attività familiare).

Tra coloro che risultano occupati avendo iniziato una attività autonoma ci sono il 13,7% di coloro che hanno studiato al Sud e lì sono rimasti, ma anche il 18,6% di coloro che hanno studiato al Nord ma poi sono tornati nel Mezzogiorno. Hanno iniziato una attività autonoma invece solo il 6,2% di coloro che hanno studiato al Centro Nord e non sono tornati e il 7,9% di coloro che si sono trasferiti solo dopo la laurea.

L'invio del curriculum è risultato un canale utile per trovare lavoro nel 22,2% dei laureati «immobili» e nel 25% dei casi dei «mobili tornati». Per i mobili non tornati il curriculum è servito per il 24,9% dei casi mentre per coloro che si sono trasferiti dopo la laurea è servito nel 23,7% dei casi. Il collocamento pubblico è servito solo nell'1,7% dei laureati del Sud mentre l'agenzia privata di mediazione tra domanda e offerta di lavoro è stata utile nel 2,3% dei casi.

Il 15,3% di coloro che si sono trasferiti dopo la laurea hanno trovato impiego tramite inserzione su un giornale, il doppio dei casi rispetto a coloro che sono rimasti a studiare e a lavorare al Sud (7,8%). Infine il concorso pubblico mantiene tra i laureati meridionali un grande appeal con il 15,1% di coloro che lavora che ha trovato impiego come travet.

Quasi la metà dei laureati meridionali che a tre anni dal conseguimento del titolo di studio lavora è stata costretta per trovare un impiego a emigrare al Nord: è quanto emerge da una ricerca dello Svimez secondo la quale su 55.000 laureati residenti al Sud al momento dell'iscrizione all'Università ne lavoravano dopo tre anni 34.500. Ma se 20.700 ha trovato impiego nelle regioni di appartenenza sono circa 13.800 quelli che invece lavorano nelle regioni del Nord.

«La percentuale tra i laureati meridionali che lavorano - spiega il vice direttore dello Svimez Luca Bianchi - è del 40% ma sale al 50% se si considerano le lauree scientifiche».

La tendenza alla mobilità territoriale dei laureati del Mezzogiorno si è intensificata - si legge nello studio Svimez - a partire dalla seconda metà degli anni Novanta. Tra il 1994 e il 2000 si sono trasferiti dal Mezzogiorno al Centro Nord circa 850.000 persone ma anche nei primi anni del decennio attuale si sono trasferite oltre 100.000 lavoratori all'anno. La differenza rispetto alle ondate migratorie degli anni Cinquanta e Sessanta è nelle quantità ma anche nella tipologia dei lavoratori che si spostano. Nel 2003 il 49% di coloro che si sono spostati avevano un diploma superiore o una laurea contro il 41% del 1999.

La laurea, soprattutto per i ceti sociali più bassi, riduce il rischio di disoccupazione ma non quello di trovare un'occupazione mal retribuita. I laureati del Sud che trovano un impiego al Nord spesso hanno contratti con condizioni peggiori dei loro colleghi che riescono a restare nel Mezzogiorno. Il 60,3% dei laureati meridionali che lavorano nel Centro-Nord a tre anni dalla laurea lavora con un contratto a tempo determinato contro il 41,7% di coloro che hanno studiato e trovato impiego nel Mezzogiorno.

sabato, agosto 04, 2007

Riunione Associazioni Provincia di Caserta per promozione di progetti ed iniziative in relazione a bando“Fondazione Sud”


Caserta- Riunione Associazioni Provincia di Caserta per promozione di progetti ed iniziative in relazione a bando“Fondazione Sud”

Presso la sede provinciale delle Acli di Caserta in data 25 luglio 2007 si sono riuniti i presidenti e i rappresentanti dei seguenti enti ed associazioni:
Acli Provinciali; Aislo - Associazione Italiana per lo sviluppo locale; AUSER Caserta; Adultità Facoltà di Psicologia SUN; Comitato don Diana Libera:
La riunione è stata presieduta da Michele Zannini (Acli) . Nell’introdurre i temi da sottoporre alla discussione, Pasquale Iorio (Aislo) ha ricordato che la nuova Fondazione per il Sud (costituita dalle Fondazioni bancarie e dal Forum delle 3 settore) è entrata nella sua fase operativa e progettuale. Come è stato sottolineato dal Presidente Pezzotta nel recente incontro tenuto a Napoli, l’obiettivo fondamentale della Fondazione per il Sud è quello di promuovere e potenziare “le strutture immateriali per lo sviluppo sociale, civile ed economico del territorio” nelle Regioni
Obiettivo 1.A tal fine è stato emesso il primo bando di 27 milioni euro per finanziare progetti e piani di formazione a favore dei giovani nelle regioni meridionali. Le linee di intervento si muovono in tre direzioni:
a) sostenere piani e percorsi per la coesione sociale in aree di forte emarginazione (come quelle più urbanizzate delle grandi città), in primo luogo tese a contrastare il fenomeno dell’evasione e abbandono scolastico per una cultura della cittadinanza attiva e della legalità; b) aiutare con attività di “formazione di eccellenza” i giovani laureati e diplomati a rafforzare le loro conoscenze competenze in base alle esigenze reali del mercato del lavoro (per attrarre talenti e per evitare la fuga di cervelli); c) divulgare la cultura d’impresa e di tipo manageriale per il mondo del volontariato (che non può più essere lasciato alla spontaneità dei soci) e delle istituzioni locali.
Nella discussione sono intervenuti: Valerio Taglione e Mauro Baldascini (Comitato don Diana Libera), Elisabetta Luise (Presidente Auser Caserta), Bruno Schettini (Facoltà di Psicologia SUN), Giovanni Allucci (Direttore Agrorinasce), Guido Perrotta (Direttore ASIPS CdC Caserta). Nonostante impegni esterni, hanno manifestato la loro adesione ed interesse verso il progetto di rete anche il presidente del CSV Assovoce Gennaro Castaldi e Biagio Napolano per l’Arci Provinciale). A conclusione della riunione è stata ribadita la necessità di fare rete tra i vari enti ed associazioni per mettere in campo un forte partenariato a livello territoriale, per poter costruire dei progetti qualificati nei 3 ambiti di intervento formativo previsti dal Bando. Per tale finalità è stato costituito un gruppo di lavoro che si farà carico di avanzare proposte di merito e modalità di costituzione delle reti di partenariato (individuando i soggetti proponenti e quelli di gestione delle attività), sulla base dei criteri di ammissibilità e di selezione previsti nell’Avviso per poter presentare candidature entro le date di scadenza (25 settembre e 20 novembre 2007). La prossima riunione è stata stabilita per il 10 settembre presso la sede provinciale Acli.
La rete è aperta a tutte le associazioni che intendono contribuire sulla base delle loro competenze e specificità. Nello stesso tempo,verranno presi i contatti con altri enti pubblici e privati (scolastici,formativi ed istituzioni) che si ritiene utile e necessario coinvolgere nella programmazione,progettazione e gestione delle attività: in primo luogo con quelli datoriali e sindacali, della cooperazione e dell’economia sociale, del mondo cattolico e finanziario, dell’università e della ricerca (a partire dalla Facoltà di Scienze della SUN). Infine, nella riunione è stata sottolineata l’esigenza di sottoscrivere un vero e proprio patto di solidarietà e di collaborazione per consolidare le relazioni e le strategie di partenariato sul territorio casertano e provinciale. Al riguardo è stata avanzata l’ipotesi di realizzare anche in Provincia di Caserta una Fondazione di Comunità, su cui occorre verificare le condizioni concrete di coinvolgimento di fondamentali soggetti del mondo del volontariato, del lavoro e delle imprese (associazioni datoriali e cooperative), delle istituzioni e degli enti locali, in primo luogo delle fondazioni bancarie e della Chiesa. Per quanto riguarda gli aspetti organizzativi, in questa fase di promozione la rete avrà come sede di riferimento le Acli Provinciali a Caserta in via Verdi 42 .

lunedì, luglio 23, 2007

A luci spente per la legalità

Si svolgerà dal 29 luglio al 1 agosto il campo estivo di Ga all'insegna della legalità

'A luci spente' è il titolo del campo organizzato dai Giovani delle Acli dal 29 luglio al 1 agosto presso le Tenute Carrisi a Cellino San Marco (in provincia di Brindisi).

A unire le giornate il filo rosso della legalità. Incontrando rappresentanti della società civile, delle istituzioni ecclesiali, politiche e sindacali, i giovani coinvolti potranno conoscere meglio la realtà e quello che succede nel mondo. Senza rinunciare alla dimensione ludica, del divertimento, dell’attività fisica e artistica.Dopo il primo giorno dedicato agli arrivi e alle sistemazioni, il campo entrerà nel vivo.

Il 30 luglio, alle 9 inizierà il momento di spiritualità condotto Don Cosimo Posi, parroco di Cellino San Marco, seguiranno i saluti di Silvia Colucci, segretario provinciale dei Ga di Brindisi, Gianluca Budano, segretario nazionale dei Ga, mons. Rocco Talucci, arcivescovo della diocesi di Brindisi–Ostuni, Giuseppe Ardito, presidente regionale delle Acli Puglia, Giuseppe Cecere, presidente provinciale delle Acli di Brindisi, Claudio Pezzuto, sindaco di Cellino San Marco, Michele Errico, presidente della provincia di Brindisi, Guglielmo Minervini, assessore regionale alle politiche giovanili.

Alle 10.30 inizierà la prima sessione 'A luci spente – ascoltando le testimoniane di combatte la criminalità lontano dai riflettori'. Interverranno Paola Vacchina, vice presidente nazionale delle Acli, Antonio Di Liberto, presidente del Centro Padre nostro 'Don Pino Puglisi' di Palermo, don Raffaele Bruno, coordinatore regionale Libera Puglia, rappresentanti di una cooperativa sociale campana dedita la riutilizzo dei beni confiscati alla camorra. La sessione sarà introdotta da Alessandra Costantino (responsabile pace Ga).

La sera dello stesso giorno si svolgerà il dibattito 'Sotto gli occhi delle telecamere'. Interverranno Arnaldo Travaglini (La Gazzetta del Mezzogiorno), Giovanni Lucà (Avvenire), Salvo di Cataldo, Michele Ippolito (Il Mattino). Introduce e modera Giuseppe Failla (responsabile legalità Ga). Si concluderà la serata con il concerto di Simone Cristicchi.

Per il 31 luglio il programma prevede un momento di spiritualità condotto da padre Elio Dalla Zuanna, accompagnatore spirituale nazionale delle Acli, la visita ad un bene confiscato alla mafia insieme ad Alessandro Leo di Libera di Brindisi. I beni confiscati alla mafia saranno il tema di uno dei due workshop pomeridiani, il secondo avrà invece come tema 'L’associazionismo antiracket' a ciura di Giuseppe de Luca (già presidente della Federazione antiracket italiana). La giornata si concluderà con il concerto di Al Bano Carrisi.

Il primo agosto dopo il momento di spiritualità condotto da padre della Zuanna e da don Posi, inizieranno i lavori di gruppo coordinati da Antonello Delogu e Lavinia Bona della segreteria nazionale Ga. Alle 19.30 inizierà la tavola rotonda conclusiva dal titolo 'Lo stato antimafia'. Partecipano l’on. Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia ( in attesa di conferma), il senatore Giovanni Pellegrino, già presidente commissione Stragi, l’on. Giuseppe Lumia, vice presidente commissione bicamerale Antimafia, l’avv. Augusto Dell’Erba, presidente di Iccrea, l'Istituto centrale del credito cooperativo, Vincenzo Linarello, presidente Consorzio Goel di Locri.

Introduce e modera: Gianluca Budano (segretario nazionale Ga).

venerdì, luglio 13, 2007

TERZO SETTORE - Fondazione per il Sud: approvati il bando 2007 e il documento sulle fondazioni di comunità

ROMA - Il Consiglio di amministrazione della Fondazione per il Sud, presieduta da Savino Pezzotta, ha approvato il 10 luglio scorso il Bando 2007 e il sostegno alla creazione di Fondazioni di Comunità nel Mezzogiorno.

“Possiamo annunciare con soddisfazione – ha commentato il Presidente Savino Pezzotta - che la Fondazione, operativa solo da gennaio, abbia, coerentemente con le linee di attività, approvato il Bando 2007, rivolto all’ambito della formazione, e il documento che invita alla creazione di Fondazioni di Comunità nel Sud Italia. Ora possiamo iniziare a perseguire l’obiettivo che ci siamo prefissi, ovvero contribuire all’infrastrutturazione sociale del Mezzogiorno.”

La Fondazione per il Sud presenterà ufficialmente il Bando 2007 e il documento sulle Fondazioni di Comunità nel corso di una Conferenza Stampa che si terrà a Roma il 16 luglio 2007 alle ore 12 all’Hotel Nazionale, alla quale interverrà il Presidente della Fondazione, Savino Pezzotta.

La Fondazione per il Sud, nata nel novembre 2006 da un’alleanza tra Acri (Associazione Casse di Risparmio Italiane) e Forum del Terzo Settore, si propone di promuovere e sostenere interventi di infrastrutturazione sociale nelle regioni: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia.

martedì, luglio 03, 2007

L’infrastrutturazione sociale e civile del mezzogiorno: Il progetto Sud


L’infrastrutturazione sociale e civile del mezzogiorno:
Il progetto Sud

Venerdi 6 Luglio 2007 ore 16.00
Palazzo Armieri
Via Marina c/o Regione Campania

Coordina: Pasquale Orlando Presidente ACLI Napoli

Introduce: Sergio D’Angelo Portavoce Forum regionale Terzo settore

Interventi:
Rosa D’Amelio Ass. Regionale alle Politiche Sociali
Marco Musella Ordinario di Economia Politica Federico II di Napoli

Conclude Maria Guidotti Portavoce Forum Nazionale Terzo settore

L’obiettivo della Fondazione per il Sud, di sostenere lo sviluppo dell’infrastrutturazione sociale e civile del mezzogiorno, deve tener conto dell’effettivo stato di avanzamento della realizzazione del sistema integrato dei servizi socio-educativi al Sud e non può, quindi, prescindere dalla concreta programmazione sociale regionale.

giovedì, febbraio 01, 2007

Fondazione Sud: incontro a Salerno.

Ieri è stata presentata a Salerno la Fondazione per il Sud. L’appuntamento si è tenuta nella sede di Confindustria. Dopo i saluti del presidente Andrea Prete, l’iniziativa è stata introdotta dal presidente della Fondazione Salernitana Sichelgaita, Giovanni Vietri. Sono intervenuti il presidente della Fondazione per il Sud, Savino Pezzotta, il presidente dell’Acri e della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, la portavoce del Forum del Terzo Settore e presidente di Federsolidarietà-Confcooperative, Vilma Mazzocco, il vicepresidente della Compagnia di San Paolo, Carlo Callieri, il presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena, Gabriello Mancini. La “Fondazione per il Sud” si propone di promuovere e potenziare l’infrastrutturazione sociale del Mezzogiorno. Attraverso l’attuazione di forme di collaborazione e di sinergia con le diverse espressioni delle realtà locali, la Fondazione favorirà lo sviluppo di reti di solidarietà nelle comunità locali. Ciò avverrà rafforzando e integrando le reti del volontariato, del terzo settore e delle fondazioni, con strumenti e forme innovative che, senza sostituirsi al necessario ruolo delle istituzioni pubbliche, operino in sinergico rapporto con esse, per contribuire alla costruzione del bene comune e alla realizzazione dell’interesse generale.
Consiglio di amministrazione.
PresidenteSavino Pezzotta (nominato anche presidente del Comitato tecnico)Componenti:
Per il Forum del Terzo Settore Maria Guidotti portavoce Forum del Terzo Settore — presidente dell’AuserVilma Mazzocco portavoce Forum del Terzo Settore — presidente di Federsolidarietà/ConfcooperativeAndrea Olivero presidente dell’AcliPaolo Beni presidente dell’ArciMarco Granelli presidente di Csv.netFausto Casini presidente dell’Anpas.
Per l’Acri : Giuseppe Guzzetti presidente della Fondazione CariploCaterina Bima vicepresidente della Compagnia San Paolo, Emmanuele Francesco Maria Emanuele presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di RomaAdriano Giannola presidente dell’Istituto Banco di Napoli FondazioneGabriello Mancini presidente della Fondazione Monte dei Paschi di SienaEdoardo Speranza presidente dell’Ente Cassa di Risparmio di FirenzeLa Fondazione ha sede a Roma ed è amministrata da un Consiglio di Amministrazione i cui componenti durano in carica tre anni e sono rieleggibili per ulteriori due mandati consecutivi. Complessivamente sono 13: 12, suddivisi pariteticamente fra rappresentanti delle organizzazioni del Volontariato e Fondazioni, cui si aggiunge il Presidente del Consiglio di Amministrazione, quale figura super partes.