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domenica, ottobre 10, 2010

Master universitario in “Amministrazione del Bene Comune”. con la fondazione A.Grandi

master.jpgLa Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune e l’Università Europea di Roma organizzano e promuovono il Master universitario in “Amministrazione del Bene Comune”.

Obiettivi
Sviluppare una conoscenza approfondita dei processi decisionali pubblici e dei meccanismi che presiedono alla costruzione del consenso, in modo da poter raccogliere le esigenze provenienti dalla società e tradurle in efficaci strategie d’intervento per lo sviluppo culturale, sociale ed economico del Paese.
Questo è ciò che il master di I livello in “Amministrazione del Bene Comune” vuole offrire ai suoi partecipanti.
Una formazione multidisciplinare e l'acquisizione di un metodo critico permetteranno loro di operare con professionalità nell’ambito della Pubblica Amministrazione, nelle organizzazioni partitiche e quelle non governative, nelle istituzioni internazionali, nel giornalismo, nei gruppi di pressione e in tutti quei contesti, pubblici e privati, dove si sviluppa una progettualità sociale.Tutto questo con attenzione ai principi e ai valori del Bene Comune che si fondano sulla Dottrina Sociale della Chiesa.
Specificamente, i partecipanti al Master saranno in grado di:
• Sviluppare competenze giuridiche e politiche in merito a processi decisionali pubblici
• Acquisire una conoscenza approfondita dei processi di progettualità sociale
• Sviluppare capacità comunicative e gestionali
• Definire ed elaborare strategie d’intervento socio-economico
• Progettare e sovrintendere un sistema di valutazione economica di progetti d’investimento

Principali argomenti trattati
Le tematiche affrontate possono essere schematizzate in tre macro-aree:
• Area giuridico-istituzionale
• Area economica
• Area etico-culturale (Dottrina Sociale della Chiesa/fondamentistorico-politici)

Attivita formative
Il percorso formativo sarà integrato da una serie di discussioni collettive condotte da esperti, esponenti della cultura, manager, imprenditori e scienziati.
L’obiettivo di questi incontri è sia quello di approfondire le ricadute pratiche di quanto si è appreso in aula, che quello di abituare gli allievi ad uno stile di ragionamento e di esposizione molto differente da quello comunemente usato nelle discipline politico-economiche.
Tutti i partecipanti avranno la possibilità di trascorrere un’intera giornata presso la sede centrale di UniCredit Group, nel corso della quale avranno l’occasione di vedere come opera un grande gruppo internazionale nel campo del no profit e della Corporate Sustainability. Inoltre, alcuni studenti, selezionati in base all’insindacabile giudizio del comitato scientifico, sosterranno colloqui individuali con alcuni dirigenti UniCredit.
Sono previsti incontri con manager di alcune tra le più importanti imprese italiane, come Gianni Buttitta (Terna S.p.A.), Francesco Delzio (Piaggio), Pietro Fiorentino (Fondirigenti), Claudio Gentili (Confindustria), Francesco Mantovani (Finmeccanica).
I due allievi più meritevoli avranno la possibilità di fare un’esperienza presso la London School of Economics and Political Science, dove poter frequentare un corso di approfondimento.

Sbocchi professionali
Al termine del periodo di formazione il partecipante avrà la possibilità di proporsi sul mercato del lavoro nell’ambito di istituzioni nazionali e internazionali; pubbliche amministrazioni centrali, regionali o locali; ONLUS; ONG; agenzie di comunicazione e uffici stampa, sindacati e associazioni di categoria; autorità di regolazione; imprese private che hanno relazioni istituzionali con enti pubblici. Il partecipante potrà anche operare come esperto in meccanismi di pressione e di rappresentanza d’interessi all’interno di imprese industriali e di servizi.

Modalita di svolgimento
270 ore di didattica frontale, cui va aggiunta la partecipazione a seminari, workshop, lezioni on site e convegni (per un totale di 1.500 ore di apprendimento complessive).
Le lezioni si terranno il venerdì pomeriggio e il sabato.
La domenica mattina sarà dedicata a momenti di riflessione collettiva.
L’attività formativa corrisponde a 60 crediti formativi universitari.
È prevista l’assegnazione di una borsa di studio offerta dall’Ufficio Nazionale
per i Problemi Sociali e il Lavoro della Conferenza Episcopale Italiana.

In breve
Durata: 12 novembre 2010 – 28 ottobre 2011
Iscrizione entro il 1 novembre 2010
Costo: € 2.500,00

Informazioni

U N I V E R S I T À E U R O P E A D I R O M A
Per tutte le informazioni e per approfondimenti sui docenti e sul percorso didattico:
Fondazione Achille Grandi per il Bene Comune
Tel. 06/69923457
www.fondazionebenecomune.it
E-mail:
info@fondazionebenecomune.it

venerdì, marzo 05, 2010

‘Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro’

Posted by Picasa


“Abbiamo colto l’appello di Papa Benedetto XVI alla classe dirigente, che si ispira alla Dottrina sociale della Chiesa. Questo perché, sia a livello personale che collettivo, si renda visibile l’impegno di ciascuno di noi per la rinascita morale e socio-economica del Paese”.

Dare centralità alle persone, rispettando il lavoratore, per creare le nuove basi per un diverso ciclo di sviluppo sostenibile, più aperto e solidale. Questo l’obiettivo del ‘Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro’, costituito a Napoli da ACLI, Compagnia delle Opere Campania, Cisl, Confartigianato, Confcooperative e Movimento Cristiano Lavoratori.


In particolare, il Forum indica due priorità: intervenire per salvaguardare e potenziare il patrimonio di risorse umane e produttive del mondo del lavoro e predisporre interventi in favore delle famiglie, come premessa di una nuova domanda di servizi e occupazione.


Siamo convinti che sia necessario un grande rinnovamento culturale per riconoscere valori di fondo su cui costruire un futuro migliore e realizzare politiche sussidiarie che favoriscano l’educazione e la valorizzazione di ciò che di positivo c’è, contribuendo alla crescita umana e professionale dei giovani.

Certi del fatto che – come affermato dal Santo Padre nella Enciclica - “possono essere vissuti rapporti autenticamente umani, di amicizia e di solidarietà e di reciprocità, anche all’interno dell’attività economica e non soltanto fuori di essa o dopo di essa”, abbiamo inteso condividere l’iniziativa del Forum, come opportunità privilegiata per mettere in moto e sinergicamente tutte le associazioni impegnate e rappresentative delle diverse espressioni del mondo del lavoro.

“Questa crisi fa venire i nodi al pettine di un capitalismo non costruito sull'uomo e dimostra un fallimento. Bisogna ricostruire da queste macerie una nuova convinzione che parta dall'intelligenza del lavoro, dalla collaborazione tra capitale e lavoro. E’ da questo che bisogna ripartire per ricostruire la nostra economia.”

Il Forum vuole contribuire a creare un clima di coesione sociale teso al bene comune, che rimetta al centro la persona, sinceramente protesa a cercare nella fatica del vivere un senso pieno della vita.

Ed è per questo che il Forum, pur nelle diverse forme espressive delle singole associazioni aderenti, vuole unitariamente sostenere il Cardinale Crescenzio Sepe nella sua azione evangelizzatrice, come Padre e Pastore della Chiesa di Napoli e dell’intera sua comunità.


mercoledì, luglio 15, 2009

Fiducia, gratuità e dono. Leggere l'enciclica sociale


Leonardo Becchetti - 14/07/2009

La nuova enciclica Caritas in veritate conferma che "la fedeltà dinamica a una luce ricevuta" rende la dottrina sociale capace di aggiornare le proprie riflessioni seguendo le novità del panorama socioeconomico e non rimanendo ancorati a principi ritenuti immutabili. Il testo è talmente innovativo che dalle prime reazioni della stampa e di alcuni commentatori sembra che non tutti dispongano delle necessarie categorie culturali per interpretarla. (Il seguente articolo è stato pubblicato da L'Osservatore Romano)

Un vecchio modo di fare e concepire l'economia è quello di pensare che le cose del mondo debbano essere gestite da un ristretto gruppo di diplomatici e di esperti, di "pianificatori benevolenti" che lavorano per il bene comune. Da questo punto di vista l'enciclica allarga gli orizzonti proponendo novità fondamentali sia nella concezione degli attori sia nella valutazione degli ingredienti fondamentali nella visione profetica di un sistema economico orientato al bene comune e allo sviluppo integrale della persona.

Per sgombrare il campo dall'interpretazione errata Benedetto XVI scrive: "Lungo la storia, spesso si è ritenuto che la creazione di istituzioni fosse sufficiente a garantire all'umanità il soddisfacimento del diritto allo sviluppo. Purtroppo, si è riposta un'eccessiva fiducia in tali istituzioni, quasi che esse potessero conseguire l'obiettivo desiderato in maniera automatica. In realtà, le istituzioni da sole non bastano, perché lo sviluppo umano integrale è anzitutto vocazione e, quindi, comporta una libera e solidale assunzione di responsabilità da parte di tutti".
Non esistono insomma regole o pianificatori benevolenti al riparo dei quali si può agire a piacere o ci si può sentire in grado di trasformare magicamente i propri egoismi in bene comune. Le buone regole e le buone istituzioni sono ovviamente necessarie ma la soluzione dei problemi passa attraverso ricchezza delle scelte, responsabilità e comportamenti di imprese, cittadini consumatori e risparmiatori e corpi intermedi che sanno coniugare creazione di valore economico e sociale.
Nell'ambito della concezione dell'impresa il punto saliente è il superamento del riduzionismo economicista che vede come unica impresa possibile quella che massimizza il profitto. L'enciclica sottolinea che "occorre che nel mercato si aprano spazi per attività economiche realizzate da soggetti che liberamente scelgono di informare il proprio agire a principi diversi da quelli del puro profitto, senza per ciò stesso rinunciare a produrre valore economico. Le tante espressioni di economia che traggono origine da iniziative religiose e laicali dimostrano che ciò è concretamente possibile".
Essa inoltre comprende pienamente la ricchezza dell'interazione tra imprese sociali e imprese for profit quando afferma che "serve, pertanto, un mercato nel quale possano liberamente operare, in condizioni di pari opportunità, imprese che perseguono fini istituzionali diversi. Accanto all'impresa privata orientata al profitto, e ai vari tipi di impresa pubblica, devono potersi radicare ed esprimere quelle organizzazioni produttive che perseguono fini mutualistici e sociali. È dal loro reciproco confronto sul mercato che ci si può attendere una sorta di ibridazione dei comportamenti d'impresa e dunque un'attenzione sensibile alla civilizzazione dell'economia". Resta sullo sfondo (ma ben presente) l'intuizione che un'economia più civile è un luogo nel quale più facilmente le singole persone possono raggiungere quella soddisfazione di vita e quella realizzazione integrale della persona che sono fondamentali per la realizzazione del bene comune.
In tale contesto emerge un pieno riconoscimento del ruolo chiave delle nuove forme d'impresa nel creare quei valori che consentono al mercato di sopravvivere quando si sottolinea l'importanza di "forme di attività economica caratterizzate da quote di gratuità e di comunione" e si afferma che "Il binomio esclusivo mercato-Stato corrode la socialità, mentre le forme economiche solidali, che trovano il loro terreno migliore nella società civile senza ridursi ad essa, creano socialità".
I riconoscimenti non si fermano qui perché l'enciclica descrive con dettaglio alcuni di questi nuovi operatori quando parla di "forme nuove di commercializzazione di prodotti provenienti da aree depresse del pianeta per garantire una retribuzione decente ai produttori" e di "banche che propongono conti e fondi di investimento cosiddetti "etici"". L'enciclica riconosce che nell'economia contemporanea "si sviluppa una "finanza etica", soprattutto mediante il microcredito e, più in generale, la microfinanza. Questi processi suscitano apprezzamento e meritano un ampio sostegno. I loro effetti positivi si fanno sentire anche nelle aree meno sviluppate della terra".
Giustamente a questo punto - di fronte alle tante imitazioni di un fenomeno ormai divenuto di moda - si sollecita anche l'attenzione a forme di possibile sfruttamento del termine etico sottolineando come sia bene "elaborare anche un valido criterio di discernimento".
Tuttavia, imprese responsabili - per potersi affermare - hanno necessariamente bisogno di cittadini che consumano e risparmiano in maniera responsabile. In questo caso, riprendendo un pensiero già sviluppato in precedenza nel Compendio della dottrina sociale si auspica che "la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti".
Sempre su questo punto si afferma che "la sperimentazione di nuove forme di finanza destinate a favorire progetti di sviluppo" è un'esperienza positiva che va approfondita e incoraggiata "richiamando la stessa responsabilità del risparmiatore". La riflessione sull'argomento si chiude in modo sistematico constatando che "La interconnessione mondiale ha fatto emergere un nuovo potere politico, quello dei consumatori e delle loro associazioni. Si tratta di un fenomeno da approfondire, che contiene elementi positivi da incentivare e anche eccessi da evitare. È bene che le persone si rendano conto che acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico".
La chiave di volta di tutta la riflessione dell'enciclica si trova, a mio avviso, nel riconoscimento che, se vogliamo che l'etica s'incarni nell'agire economico quotidiano, dobbiamo riconoscere che gratuità, dono e reciprocità non sono momenti secondari o successivi all'agire economico ma devono permearlo dall'interno. In modo ancor più stringente si afferma - facendo tesoro di molte recenti scoperte scientifiche dell'economia sperimentale e degli stessi insegnamenti tratti dalla crisi finanziaria - che il mercato e il sistema economico hanno bisogno di fiducia, gratuità e dono per poter funzionare correttamente e che è la società civile - attraverso l'interazione feconda di imprese sociali, imprese for profit socialmente responsabili, consumatori e risparmiatori solidali - a produrre quei valori di cui il mercato ha assolutamente bisogno per sopravvivere.
Non c'è dunque un prima e un dopo, una zona franca libera da considerazioni morali nella quale le imprese, pur di massimizzare il profitto, sono libere di creare effetti negativi per tutti gli altri attori del sistema confidando poi nella filantropia per risolvere i problemi sorti nel percorso. È proprio questo tipo di errore di fondo che ha creato le premesse della gravissima crisi che stiamo vivendo. Solo dando forza alle energie e sinergie positive tra istituzioni, regole e attori responsabili possiamo uscirne veramente fuori.


sabato, maggio 30, 2009

BOBBA: UNA LEGGE PER RIFORMARE IL NON PROFIT.


« È assolutamente necessaria una legge quadro per riformare il codice civile e costruire un moderno Terzo settore. Altrimenti il rischio è che prevalga la valenza fiscale e non quella settoriale». Lo ha affermato Luigi Bobba, parlamentare del Pd, ex presidente nazionale delle Acli e portavoce del Forum del Terzo settore, in occasione della presentazione del libro-intervista Non profit, scritto con Gabriella Meroni, avvenuta ieri all’Università Cattolica di Milano. Tre milioni di volontari, oltre 30mila organizzazioni non profit, 700mila dipendenti: sono questi i numeri del Terzo settore italiano, ovvero quel mondo, fatto di solidarietà, volontariato, partecipazione civica ed economia sociale che non è «né Stato né mercato». Un mondo fatto di persone, giovani e meno giovani, impegnate per un ideale di giustizia e orientate dai valori della sussidiarietà, che negli ultimi 20 anni è costantemente cresciuto fino a diventare interlocutore irrinunciabile delle istituzioni ed elemento portante anche del sistema economico. «I nostri legislatori – spiega Stefano Zamagni, presidente dell’Agenzia delle onlus – hanno due strade: un Testo unico o, appunto, una legge quadro organica. La scelta legislativa non serve solo a razionalizzare il settore, ma a indicare il modello e gli obiettivi per i prossimi anni, divisi tra funzione assistenziale e funzione produttiva. Il mercato, comunque, deve cominciare a fare i conti con le imprese del non profit». Il presidente dell’Agenzia delle onlus si è detto dispiaciuto per come sia passata sotto silenzio la direttiva sull’economia sociale approvata a febbraio scorso dal Parlamento europeo: «Una normativa ispirata da noi italiani, che però non si riesce a imporre nel nostro Paese». Anche Mariella Enoc, vicepresidente della Fondazione Cariplo, ha sottolineato che «servono leggi e innovazioni culturali per cambiare le Fondazioni, viste ancora come legate alle banche. Oggi, invece, sono più dedite alla sussidiarietà. Se c’è trasparenza, se ci sono progetti seri, ci possono essere esempi di eccellenza perfino nel non profit. Tuttavia è necessaria una formazione mirata: da un lato rivolta all’impresa e alle logiche economiche, dall’altra agli imprenditori del Terzo settore». Il libro-intervista pubblicato dall’Editrice La Scuola (126 pagine, 9 euro) è qualcosa che è molto di più di una mappa del non profit italiano, pure scandagliato nelle caratteristiche e nei numeri più significativi, nelle dinamiche di partecipazione e rappresentanza, nei suoi rapporti con la politica. Il volume, infatti, aiuta anche a capire quali sfide attendono oggi questa realtà dinamica, tra crisi economica, globalizzazione, povertà emergenti e bisogni sociali, senza eludere il problema delle risorse: donazioni e 5 per mille. Ribadendo l’indipendenza del volontariato e di un «non profit moderno» che non ha smarrito la sua anima comunitaria, nelle pagine del libro e nel corso della presentazione – a cui hanno partecipato anche Giambattista Armelloni, presidente regionale delle Acli Lombardia, e Luigi Campiglio, prorettore dell’Università Cattolica di Milano – è stato lanciato un preciso allarme contro l’imperante tendenza della loro statalizzazione. Insomma: «no al volontariato di Stato».
MAURIZIO CARUCCI

sabato, dicembre 06, 2008

Successo per la presentazione di: Una nuova evangelizzazione" di Mons. Antonino Pace

Tra odio di classe e scomunica, tra preti operai e pastorale sociale del lavoro, nasce una nuova evangelizzazione per una particolare sperimentazione sul campo dove da un lato "un piccolissimo numero di straricchi hanno imposto all'infinita moltitudine dei proletari un gioco men che servile". e dall'altro "l'accumularsi di una dispotica padronanza dell'econmia in mano di pochi in qualche modo distributori del sangue di cui vive l'organismo sicchè nessuno contro la loro volontà potrebbe nemmeno respirare".



Successo per la presentazione di: Una nuova evangelizzazione" di Mons. Antonino Pace, amico e storico accompagnatore spirituale delle ACLI Napoletane.


Venerdì 5 dicembre, ore 17.00, saletta Rossa - libreria Guida Portalba, via Portalba 20.
Sono intervenuti:
Sen. Arcangelo Lobianco;
Sen Domenico Rosati;
On. Sergio D'Antoni;
Modera il prof. Giuseppe Acocella
Presiede S.E. Cardinale Crescenzio Sepe.

venerdì, giugno 27, 2008

ACLI Napoli: Nasce la consulta degli amministratori locali

Nasce la consulta napoletana degli amministratori locali

di ispirazione cristiana

Promossa dalle Acli, riunirà esponenti istituzionali con una spiccata propensione per le tematiche sociali e che aderiscono alla Dottrina Sociale della Chiesa

Napoli, 27 giugno 2008 – Le Acli di Napoli costituiscono una consulta degli amministratori locali di ispirazione cristiana. L’annuncio è stato fatto dal presidente provinciale delle Acli di Napoli Pasquale Orlando nel corso di una riunione del consiglio dell’associazione dei lavoratori cristiani che si è tenuta a Somma Vesuviana.

Faranno parte della Consulta consiglieri comunali, provinciali, regionali, membri di governi locali a tutti i livelli, amministratori pubblici con altri incarichi. Due i requisiti richiesti a chi vorrà farne parte: una spiccata propensione per le tematiche sociali e l’adesione alla Dottrina Sociale della Chiesa.

“In questi anni è aumentato il numero di amministratori locali che sono legati alle Acli. – spiega Pasquale Orlando – Molti di essi, dal capoluogo come nei Comuni più lontani, da Pollena Trocchia ed Ercolano, da Somma Vesuviana a Pozzuoli, fanno regolarmente attività nei nostri circoli, sparsi in tutta la provincia. Questo non vuol dire che l’associazione si schieri con uno schieramento: si tratta dell’iniziativa di singoli dirigenti, uomini di fede e di robusta cultura del sociale, che decidono di impegnarsi in maniera sempre più attiva per il bene delle comunità a cui sono legati. Permettere uno scambio di esperienze, metterle in rete, creare un’azione congiunta su determinati obiettivi, favorire il dialogo e la discussione su tematiche di interesse collettivo, era diventato quasi un obbligo per le Acli di Napoli, che da oltre sessant’anni lavorano per uno sviluppo più equo della società, sempre dalla parta dei deboli, degli emarginati, dei più poveri. Abbiamo finora oltre cinquanta adesioni, che crescono giorno dopo giorno.”

Secondo i dati forniti dalle Acli nazionali sono circa 800 in tutta Italia gli amministratori locali ‘aclisti’, i rappresentanti politici provenienti dalle fila delle Associazioni cristiani dei lavoratori italiani. Soprattutto consiglieri comunali, provinciali e regionali, che in alcuni casi presiedono l’Assemblea del Comune o della Regione. Quindi assessori e sindaci eletti per lo più in municipi piccoli o medi. La maggior parte di loro – il 70% circa – fa riferimento, diretto o indiretto, al Centro-sinistra, i restanti al Centro-destra o a nessuno schieramento politico in modo esplicito. “Questi dati sono la conferma – conclude Orlando – di una capacità di essere presenti e riconoscibili nei territori per la generosità con cui ci si spende ogni giorno. La cura del territorio – affermano le Acli – è la prima risposta all’emergere pericoloso dell’anti-politica. Aver cura dei luoghi che abitiamo, ricostruire i legami tra i cittadini, valorizzare le risorse del volontariato e del libero associarsi delle persone. L’attuale crisi della politica potrà essere superata soltanto ripartendo dai luoghi ossia dai cittadini delle nostre comunità locali. Combattendo contro la rassegnazione l’isolamento, e il cinismo che rischiano di diffondersi tra la gente e favorendo nuove forme di partecipazione, proprio iniziando dalle comunità locali.”

Per comunicazioni: Michele M. Ippolito (Portavoce Acli Napoli) - 3403008340