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A partire dall'esperienza associativa vissuta nelle ACLI e da quella amministrativa a Napoli e Castellammare di Stabia utilizzo questo spazio per affrontare i temi del dialogo tra le generazioni, del lavoro, della formazione, del welfare, della partecipazione e della loro necessaria innovazione.
domenica, ottobre 10, 2010
Master universitario in “Amministrazione del Bene Comune”. con la fondazione A.Grandi
venerdì, marzo 05, 2010
‘Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro’
mercoledì, luglio 15, 2009
Fiducia, gratuità e dono. Leggere l'enciclica sociale
La nuova enciclica Caritas in veritate conferma che "la fedeltà dinamica a una luce ricevuta" rende la dottrina sociale capace di aggiornare le proprie riflessioni seguendo le novità del panorama socioeconomico e non rimanendo ancorati a principi ritenuti immutabili. Il testo è talmente innovativo che dalle prime reazioni della stampa e di alcuni commentatori sembra che non tutti dispongano delle necessarie categorie culturali per interpretarla. (Il seguente articolo è stato pubblicato da L'Osservatore Romano)
Un vecchio modo di fare e concepire l'economia è quello di pensare che le cose del mondo debbano essere gestite da un ristretto gruppo di diplomatici e di esperti, di "pianificatori benevolenti" che lavorano per il bene comune. Da questo punto di vista l'enciclica allarga gli orizzonti proponendo novità fondamentali sia nella concezione degli attori sia nella valutazione degli ingredienti fondamentali nella visione profetica di un sistema economico orientato al bene comune e allo sviluppo integrale della persona.
Per sgombrare il campo dall'interpretazione errata Benedetto XVI scrive: "Lungo la storia, spesso si è ritenuto che la creazione di istituzioni fosse sufficiente a garantire all'umanità il soddisfacimento del diritto allo sviluppo. Purtroppo, si è riposta un'eccessiva fiducia in tali istituzioni, quasi che esse potessero conseguire l'obiettivo desiderato in maniera automatica. In realtà, le istituzioni da sole non bastano, perché lo sviluppo umano integrale è anzitutto vocazione e, quindi, comporta una libera e solidale assunzione di responsabilità da parte di tutti".
Non esistono insomma regole o pianificatori benevolenti al riparo dei quali si può agire a piacere o ci si può sentire in grado di trasformare magicamente i propri egoismi in bene comune. Le buone regole e le buone istituzioni sono ovviamente necessarie ma la soluzione dei problemi passa attraverso ricchezza delle scelte, responsabilità e comportamenti di imprese, cittadini consumatori e risparmiatori e corpi intermedi che sanno coniugare creazione di valore economico e sociale.
Nell'ambito della concezione dell'impresa il punto saliente è il superamento del riduzionismo economicista che vede come unica impresa possibile quella che massimizza il profitto. L'enciclica sottolinea che "occorre che nel mercato si aprano spazi per attività economiche realizzate da soggetti che liberamente scelgono di informare il proprio agire a principi diversi da quelli del puro profitto, senza per ciò stesso rinunciare a produrre valore economico. Le tante espressioni di economia che traggono origine da iniziative religiose e laicali dimostrano che ciò è concretamente possibile".
Essa inoltre comprende pienamente la ricchezza dell'interazione tra imprese sociali e imprese for profit quando afferma che "serve, pertanto, un mercato nel quale possano liberamente operare, in condizioni di pari opportunità, imprese che perseguono fini istituzionali diversi. Accanto all'impresa privata orientata al profitto, e ai vari tipi di impresa pubblica, devono potersi radicare ed esprimere quelle organizzazioni produttive che perseguono fini mutualistici e sociali. È dal loro reciproco confronto sul mercato che ci si può attendere una sorta di ibridazione dei comportamenti d'impresa e dunque un'attenzione sensibile alla civilizzazione dell'economia". Resta sullo sfondo (ma ben presente) l'intuizione che un'economia più civile è un luogo nel quale più facilmente le singole persone possono raggiungere quella soddisfazione di vita e quella realizzazione integrale della persona che sono fondamentali per la realizzazione del bene comune.
In tale contesto emerge un pieno riconoscimento del ruolo chiave delle nuove forme d'impresa nel creare quei valori che consentono al mercato di sopravvivere quando si sottolinea l'importanza di "forme di attività economica caratterizzate da quote di gratuità e di comunione" e si afferma che "Il binomio esclusivo mercato-Stato corrode la socialità, mentre le forme economiche solidali, che trovano il loro terreno migliore nella società civile senza ridursi ad essa, creano socialità".
I riconoscimenti non si fermano qui perché l'enciclica descrive con dettaglio alcuni di questi nuovi operatori quando parla di "forme nuove di commercializzazione di prodotti provenienti da aree depresse del pianeta per garantire una retribuzione decente ai produttori" e di "banche che propongono conti e fondi di investimento cosiddetti "etici"". L'enciclica riconosce che nell'economia contemporanea "si sviluppa una "finanza etica", soprattutto mediante il microcredito e, più in generale, la microfinanza. Questi processi suscitano apprezzamento e meritano un ampio sostegno. I loro effetti positivi si fanno sentire anche nelle aree meno sviluppate della terra".
Giustamente a questo punto - di fronte alle tante imitazioni di un fenomeno ormai divenuto di moda - si sollecita anche l'attenzione a forme di possibile sfruttamento del termine etico sottolineando come sia bene "elaborare anche un valido criterio di discernimento".
Tuttavia, imprese responsabili - per potersi affermare - hanno necessariamente bisogno di cittadini che consumano e risparmiano in maniera responsabile. In questo caso, riprendendo un pensiero già sviluppato in precedenza nel Compendio della dottrina sociale si auspica che "la ricerca del vero, del bello e del buono e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investimenti".
Sempre su questo punto si afferma che "la sperimentazione di nuove forme di finanza destinate a favorire progetti di sviluppo" è un'esperienza positiva che va approfondita e incoraggiata "richiamando la stessa responsabilità del risparmiatore". La riflessione sull'argomento si chiude in modo sistematico constatando che "La interconnessione mondiale ha fatto emergere un nuovo potere politico, quello dei consumatori e delle loro associazioni. Si tratta di un fenomeno da approfondire, che contiene elementi positivi da incentivare e anche eccessi da evitare. È bene che le persone si rendano conto che acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico".
La chiave di volta di tutta la riflessione dell'enciclica si trova, a mio avviso, nel riconoscimento che, se vogliamo che l'etica s'incarni nell'agire economico quotidiano, dobbiamo riconoscere che gratuità, dono e reciprocità non sono momenti secondari o successivi all'agire economico ma devono permearlo dall'interno. In modo ancor più stringente si afferma - facendo tesoro di molte recenti scoperte scientifiche dell'economia sperimentale e degli stessi insegnamenti tratti dalla crisi finanziaria - che il mercato e il sistema economico hanno bisogno di fiducia, gratuità e dono per poter funzionare correttamente e che è la società civile - attraverso l'interazione feconda di imprese sociali, imprese for profit socialmente responsabili, consumatori e risparmiatori solidali - a produrre quei valori di cui il mercato ha assolutamente bisogno per sopravvivere.
Non c'è dunque un prima e un dopo, una zona franca libera da considerazioni morali nella quale le imprese, pur di massimizzare il profitto, sono libere di creare effetti negativi per tutti gli altri attori del sistema confidando poi nella filantropia per risolvere i problemi sorti nel percorso. È proprio questo tipo di errore di fondo che ha creato le premesse della gravissima crisi che stiamo vivendo. Solo dando forza alle energie e sinergie positive tra istituzioni, regole e attori responsabili possiamo uscirne veramente fuori.
sabato, maggio 30, 2009
BOBBA: UNA LEGGE PER RIFORMARE IL NON PROFIT.

« È assolutamente necessaria una legge quadro per riformare il codice civile e costruire un moderno Terzo settore. Altrimenti il rischio è che prevalga la valenza fiscale e non quella settoriale». Lo ha affermato Luigi Bobba, parlamentare del Pd, ex presidente nazionale delle Acli e portavoce del Forum del Terzo settore, in occasione della presentazione del libro-intervista Non profit, scritto con Gabriella Meroni, avvenuta ieri all’Università Cattolica di Milano. Tre milioni di volontari, oltre 30mila organizzazioni non profit, 700mila dipendenti: sono questi i numeri del Terzo settore italiano, ovvero quel mondo, fatto di solidarietà, volontariato, partecipazione civica ed economia sociale che non è «né Stato né mercato». Un mondo fatto di persone, giovani e meno giovani, impegnate per un ideale di giustizia e orientate dai valori della sussidiarietà, che negli ultimi 20 anni è costantemente cresciuto fino a diventare interlocutore irrinunciabile delle istituzioni ed elemento portante anche del sistema economico. «I nostri legislatori – spiega Stefano Zamagni, presidente dell’Agenzia delle onlus – hanno due strade: un Testo unico o, appunto, una legge quadro organica. La scelta legislativa non serve solo a razionalizzare il settore, ma a indicare il modello e gli obiettivi per i prossimi anni, divisi tra funzione assistenziale e funzione produttiva. Il mercato, comunque, deve cominciare a fare i conti con le imprese del non profit». Il presidente dell’Agenzia delle onlus si è detto dispiaciuto per come sia passata sotto silenzio la direttiva sull’economia sociale approvata a febbraio scorso dal Parlamento europeo: «Una normativa ispirata da noi italiani, che però non si riesce a imporre nel nostro Paese». Anche Mariella Enoc, vicepresidente della Fondazione Cariplo, ha sottolineato che «servono leggi e innovazioni culturali per cambiare le Fondazioni, viste ancora come legate alle banche. Oggi, invece, sono più dedite alla sussidiarietà. Se c’è trasparenza, se ci sono progetti seri, ci possono essere esempi di eccellenza perfino nel non profit. Tuttavia è necessaria una formazione mirata: da un lato rivolta all’impresa e alle logiche economiche, dall’altra agli imprenditori del Terzo settore». Il libro-intervista pubblicato dall’Editrice La Scuola (126 pagine, 9 euro) è qualcosa che è molto di più di una mappa del non profit italiano, pure scandagliato nelle caratteristiche e nei numeri più significativi, nelle dinamiche di partecipazione e rappresentanza, nei suoi rapporti con la politica. Il volume, infatti, aiuta anche a capire quali sfide attendono oggi questa realtà dinamica, tra crisi economica, globalizzazione, povertà emergenti e bisogni sociali, senza eludere il problema delle risorse: donazioni e 5 per mille. Ribadendo l’indipendenza del volontariato e di un «non profit moderno» che non ha smarrito la sua anima comunitaria, nelle pagine del libro e nel corso della presentazione – a cui hanno partecipato anche Giambattista Armelloni, presidente regionale delle Acli Lombardia, e Luigi Campiglio, prorettore dell’Università Cattolica di Milano – è stato lanciato un preciso allarme contro l’imperante tendenza della loro statalizzazione. Insomma: «no al volontariato di Stato». MAURIZIO CARUCCI |
sabato, dicembre 06, 2008
Successo per la presentazione di: Una nuova evangelizzazione" di Mons. Antonino Pace
Successo per la presentazione di: Una nuova evangelizzazione" di Mons. Antonino Pace, amico e storico accompagnatore spirituale delle ACLI Napoletane.
Venerdì 5 dicembre, ore 17.00, saletta Rossa - libreria Guida Portalba, via Portalba 20.
Sono intervenuti:
Sen. Arcangelo Lobianco;
Sen Domenico Rosati;
On. Sergio D'Antoni;
Modera il prof. Giuseppe Acocella
Presiede S.E. Cardinale Crescenzio Sepe.
venerdì, giugno 27, 2008
ACLI Napoli: Nasce la consulta degli amministratori locali
Nasce la consulta napoletana degli amministratori locali
di ispirazione cristiana
Promossa dalle Acli, riunirà esponenti istituzionali con una spiccata propensione per le tematiche sociali e che aderiscono alla Dottrina Sociale della Chiesa
Napoli, 27 giugno 2008 – Le Acli di Napoli costituiscono una consulta degli amministratori locali di ispirazione cristiana. L’annuncio è stato fatto dal presidente provinciale delle Acli di Napoli Pasquale Orlando nel corso di una riunione del consiglio dell’associazione dei lavoratori cristiani che si è tenuta a Somma Vesuviana.
Faranno parte della Consulta consiglieri comunali, provinciali, regionali, membri di governi locali a tutti i livelli, amministratori pubblici con altri incarichi. Due i requisiti richiesti a chi vorrà farne parte: una spiccata propensione per le tematiche sociali e l’adesione alla Dottrina Sociale della Chiesa.
“In questi anni è aumentato il numero di amministratori locali che sono legati alle Acli. – spiega Pasquale Orlando – Molti di essi, dal capoluogo come nei Comuni più lontani, da Pollena Trocchia ed Ercolano, da Somma Vesuviana a Pozzuoli, fanno regolarmente attività nei nostri circoli, sparsi in tutta la provincia. Questo non vuol dire che l’associazione si schieri con uno schieramento: si tratta dell’iniziativa di singoli dirigenti, uomini di fede e di robusta cultura del sociale, che decidono di impegnarsi in maniera sempre più attiva per il bene delle comunità a cui sono legati. Permettere uno scambio di esperienze, metterle in rete, creare un’azione congiunta su determinati obiettivi, favorire il dialogo e la discussione su tematiche di interesse collettivo, era diventato quasi un obbligo per le Acli di Napoli, che da oltre sessant’anni lavorano per uno sviluppo più equo della società, sempre dalla parta dei deboli, degli emarginati, dei più poveri. Abbiamo finora oltre cinquanta adesioni, che crescono giorno dopo giorno.”
Secondo i dati forniti dalle Acli nazionali sono circa 800 in tutta Italia gli amministratori locali ‘aclisti’, i rappresentanti politici provenienti dalle fila delle Associazioni cristiani dei lavoratori italiani. Soprattutto consiglieri comunali, provinciali e regionali, che in alcuni casi presiedono l’Assemblea del Comune o della Regione. Quindi assessori e sindaci eletti per lo più in municipi piccoli o medi. La maggior parte di loro – il 70% circa – fa riferimento, diretto o indiretto, al Centro-sinistra, i restanti al Centro-destra o a nessuno schieramento politico in modo esplicito. “Questi dati sono la conferma – conclude Orlando – di una capacità di essere presenti e riconoscibili nei territori per la generosità con cui ci si spende ogni giorno. La cura del territorio – affermano le Acli – è la prima risposta all’emergere pericoloso dell’anti-politica. Aver cura dei luoghi che abitiamo, ricostruire i legami tra i cittadini, valorizzare le risorse del volontariato e del libero associarsi delle persone. L’attuale crisi della politica potrà essere superata soltanto ripartendo dai luoghi ossia dai cittadini delle nostre comunità locali. Combattendo contro la rassegnazione l’isolamento, e il cinismo che rischiano di diffondersi tra la gente e favorendo nuove forme di partecipazione, proprio iniziando dalle comunità locali.”

