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martedì, febbraio 09, 2010

Caso Boffo, il Vaticano: "Una campagna contro il Papa"

La Santa Sede scende in campo direttamente e ai massimi livelli sul caso Boffo - tornato ad agitare nuovamente le cronache, specie sui media italiani - per denunciare una «campagna diffamatoria» in corso, arrivata a «coinvolgere lo stesso Pontefice», mettendo nero su bianco il giudizio di «falsità» riguardo alle interpretazioni su quanto accaduto in Vaticano in relazione alle dimissioni del direttore di Avvenire.

Con una nota della segreteria di Stato, pubblicata sull'Osservatore Romano nella sua forma più autorevole (cioè con la premessa: «Il Santo Padre ha approvato il seguente comunicato e ne ha ordinato la pubblicazione»), la Santa sede si schiera a difesa del segretario di Stato Tarcisio Bertone e del direttore dello stesso quotidiano vaticano, Gian Maria Vian, riguardo ai sospetti di aver manovrato personalmente per il siluramento di Boffo. «Il Santo Padre Benedetto XVI, che è sempre stato informato - si legge nella nota - deplora questi attacchi ingiusti e ingiuriosi, rinnova piena fiducia ai suoi collaboratori e prega perché chi ha veramente a cuore il bene della Chiesa operi con ogni mezzo perché si affermino la verità e la giustizia».

La nota ricorda come «dal 23 gennaio si stanno moltiplicando, soprattutto su molti media italiani, notizie e ricostruzioni che riguardano le vicende connesse con le dimissioni del direttore del quotidiano cattolico italiano "Avvenire", con l'evidente intenzione di dimostrare una implicazione nella vicenda del direttore de "L'Osservatore Romano", arrivando a insinuare responsabilità addirittura del cardinale segretario di Stato. Queste notizie e ricostruzioni non hanno alcun fondamento». A giudizio del Vaticano, piuttosto, «appare chiaro dal moltiplicarsi delle argomentazioni e delle ipotesi più incredibili - ripetute sui media con una consonanza davvero singolare - che tutto si basa su convinzioni non fondate, con l'intento di attribuire al direttore de "L'Osservatore Romano", in modo gratuito e calunnioso, un'azione immotivata,
irragionevole e malvagia».

Il pontefice, fa capire la nota, non è stato informato solamente ora sull'affaire Boffo, anche se lo stesso padre Lombardi ha più volte confermato che Benedetto XVI ha voluto essere ragguagliato più approfonditamente su presunti «intrighi» che lambirebbero i sacri palazzi. L'attenzione intorno al caso Boffo è stata alimentata anche dal pranzo tra Vittorio Feltri (il direttore del Giornale, i cui articoli costrinsero Boffo alle dimissioni) e lo stesso ex direttore di Avvenire a Milano, la settimana scorsa. Un pranzo chiarificatore, si è detto, dopo la ritrattazione pubblicata da Feltri lo scorso 4 dicembre, nella quale il direttore del Giornale ha affermato di non conoscere personalmente né Bertone né Vian.

Intanto gli occhi di tutti sono puntati all'udienza del 22 febbraio, quando Feltri dovrà comparire davanti all'ordine dei giornalisti di Milano nell'ambito di un procedimento disciplinare per gli articoli contro Boffo. Il direttrore del Giornale ha sempre sostenuto di essere entrato in possesso del fascicolo su Boffo da una fonte "istituzionale" autorevolissima. È questo il tassello che manca ancora alla vicenda, perché il caso possa dirsi definitivamente chiuso.

venerdì, gennaio 29, 2010

La Cei corregge il premier sul rapporto tra immigrati e reati. Scontro con la Lega


I vescovi: criminalità analoga. Leghisti: i dati li dà il governo
Regionali, Lazio: i partiti si spartiscono le simpatie della Cei

ROMA (29 gennaio) - Monsignor Mariano Crociata corregge il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi sugli immigrati («Una riduzione degli extracomunitari in Italia significa meno forze che vanno a ingrossare le schiere dei criminali»), affermando, in una conferenza stampa alla Radio Vaticana, che «le nostre statistiche dimostrano che le percentuali di criminalità di italiani e stranieri sono analoghe, se non identiche».

Nuove polemiche tra schieramenti. Le parole di Monsignor Crociata, presidente della Cei, aprono un nuovo fronte di polemica politica in un clima che si sta riscaldando in vista delle regionali. Elezioni per le quali la Cei ha invitato i cattolici a votare per chi difende la vita, la famiglia e la solidarietà. La presa di posizione della Cei non piace alla Lega che subito replica: «I dati li fornisce il governo e non la Conferenza Episcopale italiana. E, comunque, gli extra comunitari delinquono più dei concittadini», rimarca il Carroccio mentre le principali forze dell'opposizione cavalcano le parole dei vescovi. Il Pd - per voce di Roberto Di Giovan Paolo, segretario della Commissione Affari Europei - tiene a spiegare che «i dati dicono chiaramente che gli immigrati delinquono quanto gli italiani. Basta guardare l'annuario immigrazione della Caritas. La Lega si rassegni: la Cei ha ragione».

E l'Italia dei Valori incalza: «anche la Cei ha smascherato le bugie del premier sugli immigrati. Un'altra brutta figura per Berlusconi ed un episodio - afferma il capogruppo dell'Idv alla Camera, Massimo Donadi - che conferma la sua subalternità politica nei confronti della Lega». «Il Carroccio in questi anni ha esasperato i toni e alimentato l'intolleranza in modo irresponsabile, con la complicità di tutta la maggioranza», prosegue Donadi.

Contro la Lega anche l'Udc. «Attaccando la Cei, la Lega non è solo inopportuna, ma anche incoerente: prima si finge paladina del cristianesimo portando avanti una difesa ad oltranza del crocifisso, e poi attacca i vescovi appena ne ha occasione, come è stato con l'arcivescovo di Milano Tettamanzi», sottolinea Dorina Bianchi, vicepresidente dei senatori Udc.

Cei: alle regionali votare chi difende vita e famiglia. «Il compito dei cittadini è eleggere le persone che meglio perseguono l'obiettivo del bene comune i cui valori e criteri sono la difesa della vita umana comunque si presenti, la difesa della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la promozione della solidarietà verso glia altri, in particolare i più deboli e il lavoro», ha poi risposto monsignor Crociata alle domande su quali siano le indicazioni di voto della Cei per le prossime elezioni regionali.

Vescovi equidistanti ma partiti no. I vescovi italiani hanno indicato genericamente chi votare ma i partiti hanno considerato solo quelle parti "più comode" delle parole della Cei per portare acqua al proprio mulino. Tutti i politici sostengono i deboli e quindi tutti andrebbero eletti, ci sono però dei distinguo sulla tutela della vita e della famiglia. A sinistra per famiglia si intendono anche le coppie di fatto, per il Pdl no e quindi i vescovi sembrerebbero più vicini al Centrodestra così come per la tutela della vita. Nel Lazio la situazione è ancor più difficile da capire soprattutto dell'ultra laica Emma Bonino.

Questione Lazio: tutti hanno ragione. «Quello della Cei sembra essere un chiaro invito a votare centrosinistra. Chi più di noi è infatti dalla parte della vita? Chi più di noi si è battuto per difendere la vita degli immigrati maltrattati, la vita dei senza diritti, dei detenuti, dei disoccupati? Chi più di noi ha lottato contro la pena di morte?». Lo dichiara l'assessore al Bilancio della Regione Lazio ex esponente del Prc e ora di Sinistra Ecologia Libertà Luigi Nieri. «Il Centrosinistra, inoltre, è dalla parte delle famiglie - continua - Di tutte le famiglie. Quelle sposate e quelle non sposate». Nieri non dice che per la Chiesa la famiglia è quella "sposata" e si "dimentica" le battaglie abortiste di Emma Bonino. «Dal segretario generale della Cei arriva oggi un chiaro invito a votare per la coalizione di Centrodestra. Stupisce quanto afferma Nieri. Chi è di area cattolica è su posizioni diametralmente opposte». Afferma il consigliere comunale di Roma Marco
Visconti, probabile candidato per il Pdl alle prossime regionali, che però si "dimentica" le grandi differenza tra vescovi e governo, ad esempio, sul tema dell'immigrazione.

martedì, settembre 22, 2009

Bagnasco al Consiglio permanente della Cei insiste: sobrietà


«Un passaggio amaro» che ha colpito tutta la Chiesa.

Il presidente della Cei definisce così la vicenda che ha portato alle dimissioni di Dino Boffo dalla direzione di Avvenire dopo l’attacco del Giornale, un attacco che il cardinale stigmatizza «come segno di un allarmante degrado di quel buon vivere civile che tanto desideriamo e a cui tutti dobbiamo tendere». «La telefonata che il papa mi ha fatto in quei giorni – puntualizza Bagnasco – è stata un grande conforto».

I credenti sanno che attraverso queste prove possono migliorare se stessi e gli altri. Ma «questa consapevolezza, che è fonte di consolazione, non va equivocata: la Chiesa è in questo paese una forza costantemente leale e costruttiva che non può essere coartata né intimidita solo perché compie il proprio dovere ».
Espresso «profondissimo cordoglio » per i soldati italiani caduti in Afghanistan e definita «assurda» la strage considerati i compiti del contingente internazionale, Bagnasco dedica un’ampia parte della sua prolusione all’ultima enciclica di Benedetto XVI, la Caritas in veritate, della quale sottolinea la parte dedicata allo sviluppo come processo che vede al centro la persona umana e dunque l’etica, da considerare non più un optional marginale ma un fattore decisivo. Profitto e interessi non siano gli unici fini, c’è una responsabilità sociale dell’impresa e dell’economia.
Solo la via solidaristica porta al vero sviluppo e alla soluzione globale della crisi.
Circa la sentenza del Tar del Lazio, che ha accolto il ricorso con il quale alcune associazioni ed esponenti di religioni non cattoliche hanno chiesto che la religione non produca crediti nella valutazione scolastica degli alunni, Bagnasco parla di motivazioni «speciose » dell’iniziativa e di discriminazione nei confronti di quel novantuno per cento di alunni che liberamente scelgono di avvalersi dell’insegnamento della religione, la cui specificità, precisa il cardinale, non ne fa venir meno la natura di disciplina scolastica.
Il dibattito sull’ora di religione riguarda per forza di cose il concordato tra Stato e Chiesa, e a questo proposito il cardinale si mostra stupito di «riserve e velleitarismi» anticoncordatari che arrivano «anche da settori insospettabili dell’opinione pubblica». Per Bagnasco lo strumento resta invece valido, perché è «un grande accordo di libertà che accomuna Stato e Chiesa non solo nel riconoscimento della reciproca autonomia, ma anche nell’impegno condiviso di collaborazione per la promozione dell’uomo e il bene del paese».
La Chiesa, dice ancora il presidente dei vescovi, quando parla di temi che riguardano l’uomo e la sua natura non lo fa per invadere campi altrui ma per trarre dalla fede, secondo l’insegnamento del Concilio Vaticano II, conseguenze utili per ogni persona e per la società. È un servizio. «Niente ci è più estraneo della volontà di far da padroni». La Chiesa conosce bene principi e regole della società pluralista, «nella quale tuttavia le religioni sono presenze né abusive né sconvenienti ». Anche quando chiede ai politici di mantenere le promesse fatte prima delle elezioni, la Chiesa non fa che esercitare il proprio ruolo di vigilanza etica. Per questo gli altri, quando guardano al mondo ecclesiale, «hanno il diritto di ricevere da noi una testimonianza genuinamente cristiana ». Sulla situazione italiana dal punto di vista sociale e politico, Bagnasco parla di un nazione che ha saputo affrontare la crisi economica «con grande dignità», ma nota anche un’Italia che ciclicamente viene attraversata da un «malessere tanto tenace quanto misterioso, che non la fa talora essere una nazione serena e del tutto pacificata al suo interno, perché attraversata da contrapposizioni radicali e da risentimenti». Questa Italia, dice il cardinale, ha bisogno di più amore da parte di tutti. Bisogna evitare il clima di scontro permanente riconoscendo le ragioni degli altri. Un ruolo fondamentale spetta alla politica, che deve cercare il bene comune.
L’atteso “capitolo Berlusconi” arriva nella cartella numero nove delle undici lette dal cardinale, e suona così: «Occorre inoltre che chiunque accetta di assumere un mandato politico sia consapevole della misura e della sobrietà, della disciplina e dell’onore che esso comporta, come anche la nostra Costituzione ricorda, nell’articolo 54». È un passaggio al quale Bagnasco ha lavorato molto, e che il presidente dei vescovi integra con parole del papa sottolineando «l’importanza dei valori etici e morali nella politica» e invitando tutti a guardare avanti facendo autocritica.
«È urgente e necessario per tutti e per ciascuno guadagnare in serenità. Questo oggi il paese domanda con più insistenza », e in ogni caso è bene ribadire che «la comunità cristiana mai potrà esimersi dal dire, sulla base di un costume di libertà che sarebbe ben strano fosse proprio a lei inibito, ciò che davanti a Dio ritiene sia giusto dire».
Ribadita la condanna della pillola Ru486, Bagnasco parla della questione del “fine vita” auspicando che «un provvedimento, il migliore possibile, possa essere quanto prima varato a protezione e garanzia di una categoria di soggetti tra i più deboli della nostra società », e in materia di immigrazione chiede che la sicurezza dei cittadini sia garantita senza ledere i diritti fondamentali dei migranti.
Infine, ricordando l’ormai prossimo anniversario dei 150 anni dell’unità d’Italia, un forte richiamo: guardando la carta geografica, dice, è impossibile non pensare alla naturale vocazione unitaria del paese. L’anniversario alimenti la cultura dello stare insieme.
«Di questo c’è oggi bisogno: abbassare le difese e gettarci maggiormente nell’incontro con gli altri».

venerdì, febbraio 13, 2009

I vescovi: sì al federalismo solo se non danneggia il Sud

Scritto da Carlo Franco da il Corriere del Mezzogiorno


Due cardinali, Angelo Bagnasco presidente della Cei e Crescenzio Sepe, ottanta vescovi e un esercito di trecento sacerdoti e volontari: le Chiese del Sud si mobilitano contro camorra, mafia e 'ndrangheta e contro le istituzioni laiche conniventi.
Il quadro è quello desolante tante volte denunciato: Stato e antistato a braccetto e a rimetterci è il Mezzogiorno che o trova la forza di ribellarsi moralmente o viene definitivamente marginalizzato.
Lo ha riconosciuto anche il presidente Napolitano che ha inviato un messaggio significativo: «Questa iniziativa riflette la dimensione sociale e pubblica del fatto religioso da me già richiamata e costituisce un esempio della sensibilità e dell'impegno civile della Chiesa e del mondo cattolico rispetto a una realtà così critica come quella delle regioni meridionali». Come dire, sono al vostro fianco. Il cardinale Sepe è stato parco nei saluti, ma severo e determinato nell'approccio ai problemi, anche se ha accuratamente evitato di pronunciare parole scomode come camorra e crisi dei valori politici. Ci ha girato intorno, ma alla fine il messaggio è stato forte e chiaro: «Se qualcuno crede che la Chiesa possa rassegnarsi al disimpegno si sbaglia di grosso. Noi ci siamo e vogliamo contare con iniziative concrete: usciremo dalle parrocchie e ascolteremo i bisogni della gente. E accetteremo il federalismo solo se non sarà escludente nei confronti del mezzogiorno e dei giovani che pagano da sempre il prezzo più alto». Critiche ma anche autocritica. Il filosofo Giuseppe Savagnone, che dirige il dipartimento cultura dell'Arcidiocesi di Palermo, ha detto, con felice sintesi, che si fronteggino due Chiese: una aristocratica e dotta che produce documenti e difficilmente si attarda a guardare verso il basso e un'altra, più povera e con meno strumenti d'intervento, alla quale è consentito solo di ascoltare e subire. «Nella gerarchia della Chiesa — ha fatto notare Savagnone — il modello di comportamento è molto simile a quello della politica laica,la progettazione è calata sempre dall'alto e difficilmente tiene conto delle esigenze dei ceti meno potenti. Questa concezione anomala ha generato il mostro dell'indifferenza che va combattuto e vinto se davvero si ha voglia di cambiare pagina».
La platea ha più volte applaudito, soprattutto quando il cardinale Sepe ha detto che il nemico è nel localismo che genera un sistema clientelare a protezione dei suoi miseri interessi di bottega. In platea i commenti sono adeguati alla gravità del momento. Il vescovo di Palermo, Paolo Romeo, regala ai giornalisti una metafora di straordinaria efficacia: «Da Palermo a Catania si va in treno e il convoglio, come una lumaca, impiega cinque ore; da Milano a Bologna bastano cinquanta minuti e la distanza è minore». E noi aggiungiamo che anche da Napoli a Bari ci vogliono cinque ore estenuanti, la maggior parte dei quali percorsi su un solo binario: quando passa un convoglio l'altro sta fermo e aspetta il suo turno. Questo è il Sud e Piero Barucci, toscano a vocazione meridionalistica ed ex ministro dell'economia nell'ultimo governo Prodi, ha posto la questione senza mezzi termini: «E' ormai sempre più difficile distinguere l'economia legale da quella illegale e nel patto scellerato è sempre la seconda a imporre la sua volontà». Barucci ha citato i traffici di droga, armi, il gioco clandestino, le estorsioni e la prostituzione: fiumi di denaro e holding del crimine che sanno stare sul mercato meglio di quelle pulite. Il relatore ha smantellato anche l'ultimo luogo comune: al Nord nessuno pensa più che senza il Sud l'Italia sarebbe incompiuta, oggi non si ha paura di dire che è vero il contrario, senza il peso del Sud il Paese avrebbe più competitività e starebbe meglio sul mercato. La Lega, insomma, ha definitivamente vinto la sua battaglia. E il Mezzogiorno perde sempre più posizioni. Le cifre snocciolate da Piero Barucci non hanno bisogno di commenti, la più clamorosa riguarda ancora il divario tra le due italie: quella meridionale ha quindici punti percentuali in meno del Centro-Nord e rischia di restare «un luogo senza vita». Una chiave di lettura è la schizofrenia dello sviluppo: il saggio di crescita delle imprese che nascono ogni anno è più elevato di quello settentrionale, ma la «mortalità» delle imprese è molto più elevato.
L'ultimo ammonimento è venuto da Crescenzio Sepe. Bisogna creare mercati che funzionano senza intermediazioni anomale. Cioè senza corruzione. «E soprattutto dobbiamo far cambiare l'atteggiamento dominante: Sud deve essere una parola che evoca positvità e non sottosviluppo». E' una parola. Oggi si replica con al centro l'omelia del presidente della Cei, Angelo Bagnasco.

domenica, aprile 01, 2007

Nota del Consiglio Episcopale Permanente a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto

C.E.I.: Famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto

Nota del Consiglio Episcopale Permanente a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto.

Se ne parla tanto quindi ho creato un link per far leggere il documento integrale.

mercoledì, marzo 07, 2007

"Non condizioniamo i politici cattolici"

Bertone: sui Dico rispondano alla loro coscienza. Oggi l'addio di Ruini alla Cei
da La Stampa MARIA GRAZIA BRUZZONE

Alla vigilia nel giorno in cui finisce l’era Ruini e comincia l’era Bagnasco, il cardinal Tarcisio Bertone, Segretario di Stato vaticano interviene a sorpresa a palazzo Giustiniani alla presentazione del libro di Luigi Bobba. E non solo, in margine, conferma ufficialmente l’avvicendamento dell’inflessibile e coriaceo cardinal Camillo Ruini con l’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco alla presidenza della Conferenza episcopale italiana, ponendo fine alle indiscrezioni. Ma, a fianco dei ministri Giuliano Amato e Francesco Rutelli, tende una mano ai teodem, di cui l’ex presidente delle Acli Bobba è forse il più autorevole rappresentante. E però lo fa evitando qualsiasi contrapposizione con la Chiesa.
Anzi, lo fa con parole di apertura, sotolinenando il rapporto fra valori e politica e il ruolo dei laici cattolici «che non sono la longa manus della Santa sede e nemmeno della Cei». Con un tono dialogante che forse segnala, se non una rivoluzione, un cambio di toni da parte dei vertici del Vaticano. Il tutto scegliendo una forma di comunicazione piuttosto inedita da parte delle alte gerarchie ecclesiastiche come la presentazione di un libro. Sia pure significativo come «Il posto dei cattolici», che dei teodem è il manifesto, e il cui autore, Bobba, è amico di vecchia data del cardinal Bertone.
La presenza del Segretario di Stato è un chiaro messaggio dell’attenzione che la Santa sede vuole offrire al ruolo dei cattolici impegnati in politica. Cattolici che, sottolinea subito Bertone, «è giusto che seguano la propria coscienza», soprattutto in riferimento a quei «valori non negoziabili, perché corrispondono a verità obiettive, universali, uguali per tutti». Di qui il richiamo a «un vivo senso dell’etica, dimensione fondamentale e irrinunciabile del cristiano». E il richiamo al «rispetto della persona umana e dei suoi diritti fondamentali», evitando le «strumentalizzazioni che rendono l’uomo miseramente schiavo del più forte»: ideologia, potere economico, sistemi politici disumani, tecnocrazia scientifica, invadenza dei mass media. Un discorso ad ampio raggio, che invoca una «democrazia morale».
Così, di fronte al crescente declino politico-sociale, il Segretario di Stato invoca non solo «una testimonianza personale» ma un’«ampia azione collettiva per la ricostruzione di un costume di vita improntato al rispetto delle leggi» che «promuova la pratica dell’onestà» e «individui e detti regole giuste di convivenza». E qui, il riferimento è alla «tutela della vita, dal concepimento fino alla morte naturale», «alla promozione della struttura naturale della famiglia, come unione fra uomo e donna fondata sul matrimonio», ma anche «alla realizzazione dei valori evangelici della libertà, della giustizia, della pace sociale, dell’attenzione ai più deboli». Quanto al ruolo della Chiesa, «illumina le coscienze nell’ambito del dibattito pubblico» e ciò per il credente «non è un’indebita ingerenza ma un aiuto a sviluppare la coscenza informata, formata e perciò più libera».
Bertone accenna anche al partito democratico. «Ero amico di Donat Cattin ai tempi della terza fase. Non so se il Partito democratico rappresenti la Quarta fase...», tesi sostenuta da Bobba nel suo libro. E sul Pd e sui rapporti fra laici e cattolici finiscono per girare anche gli interventi di Amato (che delinea un Pd in cui accordi sui temi etici non siano affidati solo alla libertà di coscienza, ma una reciproca consapevolezza del limite) e Rutelli (che cita De Gasperi e Togliatti e difende la laicità, come «acquisizione da portare nel Pd»), davanti ai quali, forse non a caso, Bertone ha usato i suoi toni concilianti.
Il libro sarà presentato a Napoli giovedì 15 marzo p.v. per info 081 5634967

sabato, febbraio 24, 2007

Il card. Dionigi Tettamanzi presenta l'Agorà dei giovani alla BIT di Milano


Sarà il card. Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano, a presentare ai giornalisti l'Agorà dei Giovani Italiani, il triennio pastorale promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana che avrà come primo appuntamento l'incontro con Benedetto XVI a Loreto l'1 e 2 settembre 2007. L’evento sarà illustrato sabato 24 febbraio nell’ambito della BIT, la Borsa internazionale del Turismo, presso lo stand della Regione Marche allestito nel nuovo polo di Fieramilano a Rho.
Insieme al card. Tettamanzi, in conferenza stampa interverranno: Gian Mario Spacca, Presidente della Regione Marche; Luciano Agostini, Vice Presidente e Assessore al Turismo della Regione Marche; Mons. Domenico Mogavero, Sottosegretario della CEI; Mons. Paolo Giulietti, Responsabile del Servizio Nazionale per la pastorale giovanile della CEI e Segretario Generale dell’Agorà dei giovani italiani. L’incontro sarà moderato da Mons. Claudio Giuliodori, Direttore dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della CEI.
Nell’occasione verrà lanciato anche il sito internet ufficiale dell'Agorà dei giovani www.agoradeigiovani.it, ricco di notizie, approfondimenti, fotografie e sussidi pastorali sull'iniziativa promossa dalla Chiesa italiana. Alcuni giovani dello staff dell’Agorà saranno presenti nello stand della Regione Marche nei giorni di apertura della BIT (dal 22 al 25 febbraio) per fornire informazioni sul percorso pastorale triennale e, in particolare, sul raduno giovanile di Loreto che coinvolgerà quattro regioni (Marche, Emilia-Romagna, Umbria e Abruzzo) e 32 diocesi nell’accoglienza di migliaia di pellegrini che raggiungeranno la città del santuario mariano per l’incontro con il Papa.