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domenica, febbraio 28, 2010

Mamma, ho perso la lista

La battuta dissacrante che gira da qualche ora, a Roma e dintorni, è che ormai non ha più senso accapigliarsi sul voto cattolico, sulle indicazioni della Cei, sui rapporti fra i candidati alla Regione Lazio e le gerarchie vaticane: è chiaro, da venerdì mattina, che Dio in persona fa il tifo per Emma Bonino. Tra uno che si è andato a mangiare un panino ed un altro che era tornato a prendere i lucidi con i simboli elettorali, infatti, il Pdl non è riuscito a presentare le liste provinciali a Roma.

Il che non significa, naturalmente, che Renata Polverini non si candidi più: intanto, perché il Pdl ha comunque presentato liste nelle altre 4 province del Lazio; inoltre, perché anche a Roma la coalizione che la sostiene è abbastanza ampia da consentire ai suoi elettori l’imbarazzo della scelta. Significa, però, che il Pdl a Roma prenderà zero-voti-zero e che avrà diversi eletti in meno nel Consiglio regionale: nella capitale c’erano infatti 7-8 candidati fortissimi, da 15-20 mila preferenze ciascuno, che non potranno essere eletti semplicemente perché nessuno ha presentato le loro candidature: hanno raccolto firme, godono di un certo consenso, campeggiano da mesi sui manifesti in ogni angolo della città, ma nessuno potrà votarli perché non troverà la lista sulla scheda elettorale. Considerando la natura del voto amministrativo, dunque, l’entità del danno è piuttosto evidente: pensare che il candidato Tizio (Pdl) – che si stava preparando a queste Regionali da anni, che da mesi non dorme più di 4 ore a notte e che ha investito tutti i risparmi della sua famiglia in spazi pubblicitari con il suo faccione – possa trasferire tutti i suoi voti su Caio (Udc) o su Sempronio (La Destra di Storace), per farli eleggere al posto suo, è onestamente folle. E se ne rende conto anche Renata Polverini, che ha annunciato di voler chiamare in causa il presidente della Repubblica nel caso in cui – come sembra – i ricorsi del Pdl vengano respinti dal Tar: con tutto il rispetto dovuto alla politica, che ha la sua ragion d’essere nella competizione leale tra le parti, non mi pare che ci sia molto da ricorrere se una lista non viene presentata entro il termine prestabilito. Così come non c’è la lista di Alleanza per l’Italia, perché Rutelli ha scelto consapevolmente di non schierarsi, nei faldoni presentati venerdì manca pure quella del Pdl, perché i suoi delegati hanno combinato un inguacchio: i motivi possono essere diversi, ma non mi pare che nei concorsi pubblici si distingua tra chi non si è presentato all’esame perché impreparato e chi non si è presentato perché aveva dimenticato di fare benzina ed è rimasto per strada. I radicali, che di queste cose sono maestri, stanno già dando battaglia, citando tutti i precedenti in materia da parte del Consiglio di Stato (che danno naturalmente torto al Pdl). Quelli del Pdl, abituati a confondere il consenso con le regole, parlano invece di “colpo di Stato”. Martedì, con la sentenza del Tar, ne sapremo di più.

Andrea Sarubbi


martedì, luglio 15, 2008

Blitz di Goletta Verde di Legambiente alla centrale nucleare del Garigliano



NAPOLI. Dopo il blitz di Latina, oggi Goletta Verde di Legambiente ne ha fatto un altro all’ex centrale nucleare del Garigliano, in provincia di Caserta. Gli attivisti del Cigno verde hanno messo sotto assedio la centrale Sogin, armati di bandiere gialle e tute bianche anticontaminazione, per ribadire ancora una volta «l’opposizione netta di Legambiente alla politica energetica del governo Berlusconi, che ha riportato in agenda il tema dell’energia atomica, prospettando la riapertura delle quattro centrali nucleari italiane chiuse dopo il referendum dell’87, tra le quali quella di Gargliano».

La centrale del Garigliano, emblema dei rischi ambientali e dei pericoli per la salute pubblica connaturati alle centrali nucleari, fu uno dei simboli di quel referendum visto che l’impianto, dal 1963 al 1982, quando cessò di funzionare, ebbe diversi incidenti con fuoriuscite di liquidi contaminanti in mare.

«Tra i tanti ricordiamo l’incidente del dicembre 1976, che ebbe analoghi nel ’79 e nell’80 – dice Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania - quando l’acqua del Garigliano in piena penetrò nel deposito di stoccaggio delle scorie radioattive della centrale e, ritirandosi, si portò via oltre un milione di litri di acqua contaminata provenienti dal sistema di purificazione delle acque del reattore e li sversò nel letto del fiume, quindi nella campagna circostante e in mare. Sono comprovati sversamenti in mare di Cesio-137 e Cobalto-60. Vale la pena ricordare, poi, che secondo l’Istat nella piana di Garigliano il tasso di mortalità per leucemia e cancro è sei volte più alto rispetto a quello del Lazio. Basta col nucleare il nostro territorio ancora oggi continua a pagare la scelta sbagliata di oltre quarant´anni fa, le scorie sono ancora in parte nella ex centrale e c’è il rischio che quelle inviate in Gran Bretagna ritorneranno qui, prima o poi. Impensabile davvero che anziché garantire a cittadini e territorio uno smantellamento sicuro e rapido del sito di Garigliano, il governo stia pensando a una nuova centrale nucleare per questo territorio, già offeso da decenni di servitù nucleare».

Goletta Verde evidenzia che «Mentre il governo Berlusconi prevede di realizzare nuove centrali anche nei siti nucleari italiani a partire dal 2013, quegli stessi impianti sono in via di definitiva dismissione, interventi che si prevede debbano essere conclusi in circa 10 anni».

Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente, dice che «La proposta nuclearista del governo Berlusconi -per ridurre i costi dell’energia e le emissioni di CO2 dell’Italia non ha alcun senso - ha dichiarato. Senza sovvenzioni pubbliche e mettendo nel conto dei prospettati nuovi impianti anche i costi di smantellamento delle centrali e di smaltimento delle scorie, il nucleare è molto più costoso del gas o delle fondi rinnovabili. Dopo aver disatteso quanto previsto dal protocollo di Kyoto, l’Italia non può mancare gli obietti che l’Europa si è posta entro il 2020: 30% di riduzione di CO2, aumento del 20% dell’efficienza energetica, 20% di energia da fonti rinnovabili. Se l’Italia decidesse di investire risorse per la costruzione di centrali nucleari abbandonerebbe gli investimenti nelle fonti pulite e per aumentare l’efficienza energetica, non rispetterebbe l’accordo vincolante europeo, incorrendo nelle relative pesanti sanzioni, e rinunciando allo sviluppo del settore produttivo delle rinnovabili. Settore che in Germania impiega oltre 250 mila lavoratori».

lunedì, novembre 12, 2007

Assalti alle caserme: crisi di civiltà.

LAZIALE UCCISO: BERTINOTTI, VERITA' SENZA RETICENZE

"Ritardi e reticenze nel dire la verita' sono altamente nocivi. Bisogna appurare la verita'" senza lasciare ombre e sospetti. Lo ha dichiarato il Presidente della Camera, Fausto Bertinotti, durante un'intervista al direttore di Gr Parlamento, Bruno Socillo. "La verita' in Italia fa troppo fatica ad affermarsi. In una societa' violenta le Forze dell'Ordine devono essere un elemento di garanzia assoluta - ha aggiunto Bertinotti - C'e' una parte di popolazione malata di una vocazione criminogena - ha aggiunto Bertinotti - Quei ragazzi che assalgono i commissariati di polizia devono essere considerati portatori sani di questa cosa. Il crimine va perseguito. Quei ragazzi vanno presi e portati nelle carceri. Ci deve essere la certezza della pena e la certezza del giudizio. Questo e' il punto debole della giustizia italiana: giudizi che ci impiegano anni e pene non applicate". "In Italia, oggi, c'e' una serpe che avvelena ogni fatto che viene interpretato come un rapporto amico-nemico. C'e' sempre un capro espiatorio che, una volta colpito, ti fa dimenticare la logica del problema. E' la stessa situazione si e' creata per il calcio ma anche per i romeni. Uno di loro ha sbagliato. In Italia si prova di colpirli tutti. Per i poliziotti e' lo stesso. Dalla pistola di uno e' partito il colpo mortale, per i tifosi sono tutti colpevoli. L'Italia, come l'Europa, purtroppo, e' attraversata da una crisi di civilta'".

domenica, novembre 11, 2007

Lo sport uccide: non ci sono giustificazioni.




Rissa tra tifosi, un morto sull'A1
Arezzo, un giovane colpito da polizia

Si è concluso tragicamente uno scontro tra tifosi in un'area di servizio lungo l'A1, nel territorio di Arezzo: un 26enne ha perso la vita. L'uomo è stato raggiunto da un colpo di pistola esploso da un poliziotto. Il proiettile avrebbe infranto il lunotto posteriore dell'auto su cui viaggiava Gabriele Sandri colpendolo al collo. "Chiunque sia il colpevole sarà preseguito", ha detto il questore di Arezzo.

La vittima è un romano di 26 anni, Gabriele Sandri, noto dj, che stava andando in auto a Milano per la partita contro l'Inter insieme ad altri tre tifosi laziali. Questi ultimi sarebbe stati poi condotti alla questura di Arezzo per essere ascoltati come testimoni. A riferirlo sono altri supporter della Lazio che, dopo aver appreso la notizia della morte del tifoso, hanno raggiunto la caserma della polizia stradale di Arezzo. Sempre nell'area della caserma si trova l'auto su cui viaggiava la vittima. La macchina, secondo quanto riferisce l'agenzia Ansa, avrebbe il finestrino posteriore sinistro infranto.

LA QUESTURA DI AREZZO
Il questore di Arezzo Vincenzo Giacobbe è subito intervenuto: "Stiamo accertando la dinamica di quanto è avvenuto, cosa e come sia successo". Il questore ha espresso rammarico e dolore per la morte del tifoso: "Siamo dispiaciuti", ha affermato. Ha poi spiegato: "Una volta accertate le responsabilità chiunque sia stato sarà perseguito rigorosamente".

"UN TRAGICO ERRORE"
Lo ha detto il questore di Arezzo Vincenzo Giacobbe in riferimento alla morte del giovane avvenuta questa mattina nell'area di servizio di Badia al Pino, lungo l'A1,ad Arezzo. "Il nostro agente era intervenuto per evitare che i tafferugli tra due esigui gruppi di persone che non erano stati individuati come tifosi degenerassero con gravi conseguenze per entrambi. Esprimo profondo dolore e sincere condoglianze alla famiglia della vittima".

PRIME RICOSTRUZIONI
Secondo le prime ricostruzioni, è stato un poliziotto ad esplodere il colpo di pistola che ha ucciso un tifoso della Lazio in seguito agli scontri avvenuti in un autogrill di Badia Alpino, nei pressi di Arezzo. Quattro tifosi, due laziali e due juventini, arrivati all'autogrill in due automobili diverse, sono venuti a contatto e dato il via ad un alterco. Sarebbe intervenuto a questo punto un poliziotto della stradale. La dinamica dell'intervento non è ancora stata chiarita.

L'AVVOCATO, AMICO DI FAMIGLIA DELLA VITTIMA
Sarebbe stato colpito nella parte posteriore del collo, mentre si trovava in auto, Gabriele Sandri, 26 anni, il tifoso laziale morto stamani nell'area di servizio di Badia al Pino sull'A1. E' quanto ha riferito l'avvocato Luigi Conti, arrivato alla caserma della polizia stradale di Arezzo, e che si è qualificato come un amico della famiglia della vittima. Sempre secondo quanto spiegato, il proiettile sarebbe entrato nella vettura, una Megane, infrangendo il lunotto posteriore sinistro. L'auto, dopo l'accaduto è stata portata alla caserma della polizia stradale di Arezzo, con all'interno la salma. Il corpo di Sandri è stato poi rimosso intorno alle 13.30. "E' un reato perpetrato dalle forze dell'ordine, lo dicono i tifosi, sentite loro. E' stato un tirassegno", ha detto l'avvocato Luigi Conti. Il legale ha raggiunto la caserma della polizia stradale di Arezzo. Ha anche spiegato di aver assistito ai primi rilievi nell'auto su cui viaggiava Gabriele Sandri

AL VAGLIO I FILMATI DELL'AUTOGRILL
La dinamica che ha portato all'uccisione del tifoso della Lazio nell'Autogrill ad Arezzo probabilmente potrà essere ricostruita attraverso le immagini delle telecamere a circuito chiuso di cui è dotato l'impianto. Sono state infatti sequestrate le cassette relative alla registrazione dalle quali si potrebbe capire quali sono state le modalità nelle quali ha perso la vita il tifoso della Lazio Gabriele Sandri.