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lunedì, ottobre 26, 2009

Primarie PD, i risultati delle elezioni del Segretario nazionale


Dati parziali, spoglio del 73% dei seggi

Con il 73% dei seggi scrutinati la vittoria di Pier Luigi Bersani alle primarie con 1.081.532 voti si attesta sul 53,3%, contro i 697.759 voti e il 34,4% di Dario Franceschini e i 249.784 voti e il 12,3% di Ignazio Marino. La stima del numero totale di votanti è di 2.826.114. Le schede bianche e nulle sono state 33.807, pari all'1,6%.

Maurizio Migliavacca, responsabile organizzazione del PD comunica il dato in conferenza stampa e precisa: "I dati sono ufficiosi, quelli ufficiali e definitivi saranno solo quelli certificati dalle Commissioni Regionali nei prossimi giorni".


BersaniFranceschiniMarinoschede bianche e nulle
regioneseggi%assoluto%assoluto%assoluto%assoluto%
ABRUZZO21669%24.97351,50%17.15735,40%6.36013,10%5331,10%
BASILICATA188100%35.82856,30%22.66435,60%5.1418,10%2.5433,80%
ALTO ADIGE20100%3.00052,60%1.68729,60%1.02017,90%791,40%
CALABRIA23653%39.51677,20%9.65018,90%1.9893,90%9941,90%
CAMPANIA64483%154.62261,80%79.60631,80%16.0906,40%8.4673,30%
EMILIA-ROMAGNA99896%196.92653,80%124.42634,00%44.46812,20%45391,20%
FRIULI VENEZIA GIULIA205100%23.05745,30%19.83439,00%7.97515,70%6781,30%
LAZIO41456%75.82146,90%63.31339,10%22.68614,00%1.9061,20%
LIGURIA299100%44.81351,40%28.34532,50%14.09716,20%9791,10%
LOMBARDIA62545%60.84454,80%32.59729,40%17.59515,80%1.0180,90%
MARCHE21959%18.51553,30%11.24132,30%5.01214,40%5071,40%
MOLISE3837%3.42978,20%95521,80%00,00%1663,60%
PIEMONTE531100%83.20853,60%45.22029,10%26.78417,30%2.3841,50%
PUGLIA12837%22.53553,10%17.35540,90%2.5276,00%8922,10%
SARDEGNA451100%41.83758,30%20.47528,50%9.48213,20%1.5212,10%
SICILIA16433%27.70443,40%32.90351,50%3.2995,20%1.5362,30%
TOSCANA98898%121.88146,40%104.91239,90%35.90313,70%2.7661,00%
TRENTINO74100%11.00355,00%6.28331,40%2.70413,50%7013,40%
UMBRIA9024%9.91052,10%6.77635,60%2.33212,30%2671,40%
VALLE D'AOSTA36100%1.14049,00%79634,20%39116,80%180,80%
VENETO612100%80.97051,80%51.56433,00%23.92915,30%13130,80%
TOTALI7.17673%1.081.53253,30%697.75934,40%249.78412,30%33.8071,60%

sabato, ottobre 24, 2009

Primarie Pd, guerra sui sondaggi

SI ACCENDE LA CORSA PER LA SEGRETERIA - DOMANI SI VOTA DALLE 7 ALLE 20
Bersani: ho la maggioranza assoluta. Franceschini: rimonto, siamo testa a testa
FABIO MARTINI da La Stampa
ROMA
Vai a capire quanta gente voterà domani alle primarie del Pd. Nessuno - né i politici né i sondaggisti - riesce a prevederlo e il primo effetto di questo spaesamento è curioso: gli istituti di ricerca non vogliono esporsi, chiedono ai committenti che le loro previsioni restino riservate. Ma i sondaggi ci sono, eccome se ci sono. Per diverse settimane sono rimasti nascosti nei cassetti, ma a 24 ore dal voto, trapela qualcosa di più preciso.

Dallo staff di Pierluigi Bersani si fa sapere che i sondaggi in loro possesso indicano l’ex ministro dello Sviluppo Economico costantemente in testa, «da agosto fino ad oggi, con una percentuale che resta superiore al 50%». Dallo staff di Dario Franceschini si controbatte che le rilevazioni di un «autorevole istituto» segnalano una rimonta del segretario uscente, al ritmo di due punti a settimana negli ultimi 20 giorni e che l’ultimo report dà in equilibrio i due principali sfidanti.

Entrambi sotto il 50%, ma tra loro distaccati di percentuali irrisorie. Sondaggio sorprendente quello nelle mani dello staff di Franceschini, ma che immagina una platea di elettori superiore al milione e mezzo, traguardo al momento imponderabile. E non è certo casuale l’auspicio di Pierluigi Bersani: «Sarà un grande risultato se voteranno un milione e mezzo o due milioni di persone». Quattro anni fa, nell’ottobre del 2005, in occasione delle prime primarie, quelle che incoronarono Prodi come anti-Berlusconi, i votanti dichiarati furono 4 milioni e 300 mila. Due anni dopo, nelle Primarie di Veltroni, gli elettori dichiarati furono 3 milioni e 500 mila.

Ma in entrambe le occasioni è sempre restato il sospetto (mai dimostrato, mai fugato) di un effetto-doping sul numero complessivo dei votanti, ferme restando le percentuali per i diversi concorrenti. Domani mattina i diecimila seggi distribuiti in tutta Italia apriranno i battenti alle 7 del mattino e chiuderanno la sera alle 20, ed è prevedibile che attorno alle 23 si abbia a disposizione un campione tale da far capire se si andrà a un testa a testa, oppure se uno dei candidati sia così nettamente in vantaggio da far capire in anticipo l’esito finale.

E a conclusione di una campagna elettorale specialmente corretta, soprattutto tra i tre sfidanti, affiorano cadute di stile, slogan radenti. Nel fronte-Franceschini, è Piero Fassino che si è assunto l’onere di mettere in chiaro quel che è stato il vero messaggio subliminale della mozione: «Franceschini è l’unico candidato che possa garantire davvero la sopravvivenza del Pd». E quanto all’ex premier Massimo D’Alema, il principale sponsor di Bersani, se ne è uscito con una battuta sorprendente: «Ignazio Marino? E’ tra i miei più bravi collaboratori», «si è preso la libertà di candidarsi», ma «quando finirà questa avventura, tornerà a lavorare con la mia Fondazione».

Una battuta che ha indotto Sergio Cofferati a ribattere: «Sono molto curioso di sapere come risponderà Marino a questa chiamata alle armi del suo presunto datore di lavoro». Marino, curiosamente, non ha replicato ma uno dei capofila della sua mozione, Sandro Gozi, al telefonino dice: «Una battuta che si qualifica da sola, ma forse D’Alema si è dimenticato di un dettaglio: da nove anni lui non è più presidente del Consiglio».

E proprio nel rush finale, dopo tanti giudizi critici, ha deciso di schierarsi Arturo Parisi, uno dei padri del Pd: «Due anni fa mi capitò di dire che Veltroni, all’inizio il più vicino alla mia idea di Pd, era diventato presto il candidato più lontano, mentre questa volta per Franceschini è capitato l’opposto: partito come il più lontano, è diventato col tempo il più vicino per la sua capacità di schierarsi su posizioni innovatrici». Gli ha risposto Franceschini su Twitter: «Quella di Parisi è la scelta di un uomo libero con cui mi sono spesso scontrato e oggi è un orgoglio il sostegno di un padre dell’Ulivo e del Pd».

Un endorsement, quello di Parisi, che conferma la libertà e al tempo stesso la divisione degli amici di Romano Prodi in occasione di queste primarie: con Bersani si sono infatti schierati la sua portavoce Sandra Zampa, Giulio Santagata e Silvio Sircana. E lo stesso Prodi ha fatto capire che il suo voto andrà all’amico Pierluigi.

martedì, ottobre 13, 2009

Segretario PD, la sfida di Napoli leggendo la stampa..



Primarie Pd, la Iervolino con Bersani
Armato e Incostante contro Bassolino
Il sindaco alleata con Cozzolino per la mozione dell'ex ministro
Le ex fedelissime di Governatore schierate con Franceschini

NAPOLI (13 ottobre) - Bassolino e Iervolino candidati per Bersani all’assemblea nazionale del Pd. E al governatore toccherà confrontarsi nel collegio 5 (Posillipo, Chiaia, Secondigliano, Porto, Ponticelli) con una sua ex «fedelissima», Teresa Armato, coordinatrice della mozione Franceschini.

Il sindaco è invece capolista nel collegio 6 (Arenella, Vomero, San Carlo, Fuorigrotta) e avrà come avversari Antonio Amato e Maria Fortuna Incostante, altri due ex bassoliniani di ferro.

Ieri sera sono state depositate le liste delle mozioni Bersani, Franceschini e Marino e le liste che appoggiano i tre candidati alla segreteria regionale, Enzo Amendola, Leonardo Impegno e Franco Vittoria. Le sfide più calde sono attese nei due collegi cittadini, dove il 25 ottobre saranno eletti 49 delegati all’assemblea nazionale e 138 a quella regionale (in tutto la Campania deve eleggere 86 delegati nazionali e 258 regionali). Nel collegio 6, che comprende Chiaia, San Ferdinando, Posillipo, il centro storico, Ponticelli, San Giovanni, Scampia e Secondigliano, Bassolino è capolista della lista «Campania per Bersani». Dietro di lui, nel rispetto dell’alternanza uomo-donna, c’è Graziella Pagano. Numero uno della lista «Per Bersani» è invece Emilio Montemarano, consigliere comunale e figlio di Angelo, ex assessore alla Sanità.

Dietro Montemarano c’è l’assessore comunale Valeria Valente. Contro il governatore (e Montemarano) Franceschini schiera Armato, assessore nei due mandati di Bassolino a Palazzo Santa Lucia. Armato è capolista della lista «I Democratici per Franceschini». Numero due è Aldo Cennamo, da sempre su posizioni critiche rispetto a Bassolino. La seconda lista a sostegno del segretario uscente, «Semplicemente democratici», è guidata nel collegio 5 da David Lebro, presidente della quarta municipalità.

Sfida attesissima anche nel collegio 6 che comprende Bagnoli, Fuorigrotta, Pianura, Soccavo e Arenella. Nel cappello di lista di «Campania per Bersani» scendono in campo la Iervolino e l’assessore comunale Nicola Oddati, altro fedelissimo del governatore. Contro di loro, il consigliere regionale Antonio Amato e la senatrice Maria Fortuna Incostante, che fu assessore di Bassolino sia al Comune che in Regione. Numero tre è Massimiliano Manfredi, molto vicino a Luigi Nicolais, l’ex ministro che per sua scelta sarà numero 7 nel collegio 8. Nella stessa lista è candidata la moglie Donatella Valentino. Guida la lista «Semplicemente democratici», Giuseppe Esposito, presidente della municipalità di Secondigliano.

Tra i deputati in campo con Bersani Salvatore Piccolo (collegio 9) e Luisa Bossa (collegio 8). La senatrice Annamaria Carloni, moglie di Bassolino, è capolista nel collegio 12. Con l’ex ministro anche i segretari di Uil e Cgil Anna Rea e Michele Gravano, rispettivamente capilista nei collegi 10 e 11 della lista «Per Bersani». Il sindaco di Portici Enzo Cuomo guida «Campania per Bersani» nel collegio 11. L’ex deputato Mimmo Tuccillo è il capolista nel collegio 7, il consigliere regionale Michele Caiazzo nel 10, l’ex sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figliolia nel 12. Con la lista «Per Bersani» il consigliere regionale Felice Iossa.

Guidano le liste «Democratici per Franceschini» Nicola Corrado, vicesindaco di Castellammare, nel collegio 8; Mimmo De Biase (7); Gino Cimmino (11); il sindaco di Marano Salvatore Perrotta (12); il deputato Donato Mosella (9). L’altra lista annovera tra i capilista Pasquale Sommese (collegio 10), Nicola Donadio (8), l’ex deputato dei Verdi Tommaso Pellegrino (7), Giovanna Palma (9), Procolo Artiaco (12), il sindaco di San Giorgio Domenico Giorgiano (11).

Uno sguardo nelle altre province. A Salerno sfida tra figli d’arte: il bersaniano Piero De Luca, rampollo del sindaco Vincenzo, sfiderà Etta Pinto, figlia dell’ex ministro Michele, candidata di Franceschini. A Caserta duello tra i giovani deputati Stefano Graziano (Bersani) e Pina Picierno (Franceschini).

Ha collaborato Enrica Procaccini


dal Corriere del Mezzogiorno
Primarie Pd tra figli e mogli
Ecco tutte le sfide in Campania

Da Piero De Luca a Etta Pinto, passando per Annamaria Carloni. A Caserta Graziano contro Pina Picierno

NAPOLI — Più che liste per le pri marie (mica per le politiche) sembra un vero e proprio regolamento di conti quello che andrà in scena il 25 ottobre tra i democratici campani. Ie ri alle 20 napoletane (che sono pure le 22) sono stati presentati i nomi dei candidati al parlamentino del Pd che dovrà eleggere il nuovo segretario na zionale con un sistema proporziona le. Tanto per complicarsi ulterior mente la vita. Nella patria dei «basso lini » e degli «antibassolini», però, an che l’elezione per l’amministratore di condominio diventa un referendum pro o contro, tra vecchio e nuovo, do ve però sono più evidenti le contrad dizioni e gli schemi ripetuti che le no vità. Due liste sostengono Pierluigi Bersani, due Dario Franceschini. I candidati maggiori. Il terzo è Ignazio Marino.

Partiamo da un dato, quello dei circoli. In Campania Bersani ha ra cimolato quasi il 60 per cento. Ecco il punto di partenza. Collegio 5, che comprende Chia ia- Posillipo ma anche Secondigliano. Il governatore, Antonio Bassolino, scende in campo direttamente da ca polista (lo segue Graziella Pagano) e si scontrerà con la sua ex asssessora Teresa Armato, seguita da Aldo Cen­namo. A memento, il governatore al le primarie veltroniane perse a Ba gnoli contro la sconosciuta Fortuna Caccavale, che però stavolta sta sulla stessa generosa barca. Sempre per Bersani e nello stesso collegio ecco Emilio Montemarano, figlio dell’as sessore silurato da Bassolino, (le vie del Signore sono infinite) mentre per il segretario uscente c’è David Leb bro. Collegio 6, altra bella fetta di Na poli, voilà la sindaca Rosa Russo Ier volino nell’inedita veste di sostenitri ce della sinistra del Pd con il figliuol prodigo Nicola Oddati contro i basso liniani pentiti Tonino Amato e Maria Fortuna Incostante. A Pomigliano, Bersani può contare su Michele Caiaz zo e la segretaria della Uil Anna Rea contro Immacolata Verone, ex vice sindaco di Acerra e il consigliere regionale Pasquale Sommese, che per la segreteria regionale sostiene però il bersaniano Enzo Amendola. Nel collegio che va da Ercolano a Vico Equense la deputata Luisa Bossa e Felice Iossa se la vedranno con i franceschiniani Nicola Corrado e Nicola Donadio. Il collegio 9 è la patria elettorale di Salvatore Piccolo, anima moderata dell compagine di Bersani, con tro di lui Donato Mosella. Ad Afrago la Mimmo Tuccillo e Pasquale Solla se la vedranno con Mimmo De Biase e l’ex verde Tommaso Pellegrino.

A Portici il segretario regionale Cgil Mi chele Gravano e il sindaco da record Enzo Cuomo competono contro il sin daco di San Giorgio Domenico Gior giano. A Pozzuoli ecco Annamaria Carloni e Michele Figliolia per Bersa ni contro Salvatore Perrotta e Proco lo Artiaco per Franceschini. A Salerno vanno in scena i duelli tra figli. Per Bersani Piero De Luca (fi glio del notissimo Enzo) contro Etta Pinto, figlia dell’ex ministro dell’Agri coltura. Si affrontano anche due de putati Pd, il franceschiniano Alfonso Andria e il bersaniano Fulvio Bonavi tacola. A Caserta infine torna l’ex con sigliera regionale e deputata della Margherita Rosa Suppa, ma in quota Bersani, contro Lucia Esposito. Men tre Stefano Graziano sfida la giovane deputata Pina Picierno. Ultima nota zione. L’ex candidato alla Provincia Gino Nicolais, pare per scelta, è can didato ma al settimo posto nella lista di Franceschini nel suo collegio, in lizza anche sua moglie Donatella Va lentino. Potrebbe bastare se non fosse che ieri sia Bersani sia Franceschini han no aperto la campagna per le prima rie proprio a Napoli. Incrociandosi, senza mai beccarsi, per l’intera gior nata. Il segretario uscente arriva, in ritardo, all’hotel Oriente con David Sassoli. Bassolino candidato? «Beh, un grande rinnovamento. Scelgano i cittadini», ironizza il giornalista-eu roparlamentare.

Franceschini gli fa da spalla: «Ha risposto Sassoli». Esse come Sassoli e Sommese, coppia di li sta inedita. Il consigliere regionale: «Quando arriva il momento di inno vare chiedo a tutti: chi ha messo i ter ritori, i governi e le donne? Pasquale Sommese. Volti nuovi, non i soliti no ti ». Ce l’avrà anche con i suoi? Ecco l’appello agli elettori napoletani e campani di Dario Franceschini: «Vo tate liberamente, senza condiziona menti e pressioni, secondo coscien za ». Quella coscienza ricorda Veltro ni o no? Bersani in mattinata cerca di bypassare il solito argomento, Basso lino. Ammette: «Anche per me il ri cambio generazionale è fondamenta le. La differenza tra me e Franceschi ni è che io però con Bassolino parlo». In serata il governatore è capolista. Insomma, a ragione, possiamo dire che per entrambi valgono le buone intenzioni.

Simona Brandolini


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Bassolino alla prova del voto, si candida anche la Iervolino

Primarie Pd, le liste. Duello tra il governatore e l´ex alleata Armato
«Sono contenta. Si vede che Antonio vuole misurarsi con me». La mette un po´ sull´ironia Teresa Armato. A liste depositate, sarà lei, candidata per Franceschini, la protagonista dello scontro più pepato alle primarie Pd del 25 ottobre, quello con il suo ex presidente Antonio Bassolino, che corre invece per Bersani. I due si affronteranno nel collegio che da Napoli centro si estende verso la zona est. Tutto sommato, a determinare la sfida è stato proprio il governatore, che ieri era peraltro era a New York, per consegnare al sindaco della «Grande Mela», Michael Bloomberg, un attestato anticriminalità in occasione del Columbus day.

Bassolino si sposta in questo collegio dopo l´esperienza delle precedenti primarie, quando andò a candidarsi a Fuorigrotta e venne superato in consensi dall´allora sconosciuta Fortuna Caccavale, che correva con una lista avversaria. Bassolino avrà come suo secondo nel duello Graziella Pagano, la Armato sarà invece coadiuvata da Aldo Cennamo. Completano il quadro Emilio Montemarano, figlio dell´ex assessore alla Sanità Angelo, per la seconda lista bersaniana, David Lebro, presidente di Municipalità, per la seconda lista pro-Franceschini, Luca Stamati, ex assessore provinciale, per Ignazio Marino.

Nella zona occidentale della città torna invece Rosa Russo Iervolino, in quello che fu il suo collegio parlamentare di elezione. Con lei, nel fronte Bersani, ci sarà il suo assessore Nicola Oddati. Con Franceschini ecco invece il consigliere regionale Tonino Amato e la parlamentare Maria Fortuna Incostante. Inoltre Giuseppe Esposito, presidente di Municipalità, per la seconda lista di Franceschini, e Enzo Acampora, presidente Iacp, per Marino.

Sono solo alcuni dei principali duelli del 25 ottobre. Si voterà infatti per le liste di delegati alla assemblea nazionale. Ognuna di queste liste è naturalmente collegata a un candidato segretario. Quest´ultimo in realtà verrà proclamato all´interno della assemblea. In maniera diretta se la maggioranza dei componenti proverrà da liste collegate a un candidato. In caso contrario si andrà a un ballottaggio fra i due candidati con più delegati. In Campania si voterà in 16 collegi. Ciascuno di questi esprimerà un numero diverso di eletti, per un totale di 86. Stesso meccanismo per la corsa alla segreteria regionale, dove i delegati da eleggere sono però 258.

Sulla competizione nazionale saranno presenti cinque liste: 2 per Bersani, 2 per Franceschini, 1 per Marino. Al regionale invece sempre 2 per il franceschiniano Impegno e 1 per il mariniano Franco Vittoria, mentre i bersaniani portano da 3 a 5 liste a secondo delle province. Fra le altre sfide interessanti da segnalare il collegio di Afragola: Domenico Tuccillo e Pasquale Sollo (sindaco di Casavatore) a guidare le due liste bersaniane, Mimmo De Biase e l´ex verde Tommaso Pellegrino per le due di Franceschini. Nel collegio Capri-sorrentina-Castellammare-Pompei ecco Luisa Bossa e Michele Gravano per Bersani, Nicola Corrado per Franceschini. Fra Pomigliano e Nola ci sono Michele Caiazzo e Anna Rea per Bersani, Immacolata Verone e Pasquale Sommese per le due liste di Franceschini. Scontro fra sindaci a Portici-San Giorgio: Enzo Cuomo (e Felice Iossa nell´altra lista) per Bersani, Domenico Giorgiano per Franceschini.


mercoledì, settembre 09, 2009

"Il Pd e il nodo dei cattolici"

da "Il Mattino" del 09.09.2009

Molti nel Pd pensano che il caso Boffo lascerà ferite profonde nella Chiesa italiana e la indurrà a cercare un nuovo equilibrio con la politica. Per Paola Binetti è venuta meno la «pietra angolare» nel rapporto di fiducia con Berlusconi. Per Rosi Bindi «nulla resterà come prima». Se ne dovrebbe dedurre che cambierà qualcosa anche per il Pd, che si attrezzerà per dire la sua, per far crescere la forza e la qualità della sua interlocuzione con la Chiesa dopo essere diventato il bersaglio polemico della stagione ruiniana della Cei.L’impressione invece è che il confronto congressuale sia poco reattivo, che resti ancorato a come superare le antinomie veltroniane (partito solido-partito liquido, vocazione maggioritaria-politica delle alleanze, rinnovamento-radicamento).Intanto nuovi nodi strategici arrivano al pettine. A partire dal rapporto con l’Udc: ora tutti nel Pd lo invocano, tuttavia la scelta di costruire una proposta di governo lungo quest’asse comporta una selezione delle priorità che di fatto è rimandata al dopo. A dire il vero Pier Luigi Bersani ha chiesto nei giorni scorsi di aprire «una fase nuova» nel dibattito congressuale. E, per parte sua, si è presentato alla convention di Milano della sua mozione con due pagine scritte di suo pugno sul rapporto tra il Pd e la Chiesa. C’erano in quelle pagine i capisaldi della cultura cattolico-democratica, a partire dall’idea di «laicità come autonoma responsabilità della politica nella costruzione del bene comune». Ma c’era anche la comprensione di una maggiore autonomia che la Chiesa cerca per sé e per le sue «opere sociali» rispetto ai tempi dell’unità politica dei cattolici: da qui il duplice impegno di Bersani per garantire alla Chiesa il «diritto-dovere» di partecipare con assoluta libertà alla discussione pubblica e per sviluppare quel tema della «sussidiarietà» così ostico a una certa sinistra di impronta statalista. Certo, Bersani non ha negato il conflitto sui diritti civili, né la naturale propensione della sinistra per una loro estensione. Anche se ha chiesto di regolare senza eccessi, «responsabilmente», il rapporto fra scienza, tecnica e vita. Ma soprattutto ha provato a gettare il ponte del comune umanesimo, fondato sul «Dio personale» della tradizione cristiana. Anche Giuseppe Dossetti trovò nel personalismo il punto alto di sintesi (tra individuo, classe, Stato) sul quale imperneare la nostra Costituzione. Chissà se oggi può diventare la base di un’etica condivisa, dopo che la Chiesa, a partire dagli anni ’80, ha considerato superata quella «cultura della mediazione» che era per la classe dirigente Dc come l’aria che si respira. Ovviamente nel Pd, soprattutto tra i cattolici, resta prevalente il cattolicesimo democratico (anche se alcuni suoi eredi ne hanno messo da parte proprio la cultura costituzionale per abbracciare modelli presidenzialisti, bipartitici, persino leaderisti). Resta prevalente nella stessa mozione Bersani, come la Bindi non perde occasione di ribadire. La correzione di rotta della Cei, da quelle parti, è attesa innanzitutto perché i temi legati alla «carità» cristiana non potranno a lungo essere subordinati a quelli della biopolitica: come difendere ad oltranza il diritto di un paziente in coma irreversibile e poi trascurare i diritti di un immigrato o di un povero? Ma l’impressione è che, se il Pd si fermasse qui, non ce la farebbe ad aprire un dialogo nuovo con quella parte della Chiesa che guarda con diffidenza il laicismo diffuso a sinistra e l’opzione, tutta politica, dei cattolici democratici. In questo senso il congresso può fare danni aggiuntivi: esasperando il conflitto sul biotestamento e sulla laicità, cavalli di battaglia di Ignazio Marino. Il cuore del problema a sinistra, comunque, restano i conti non soltanto con la Chiesa della presenza ma anche con la sua scelta antropologica e la critica al relativismo. Una sinistra non può che contrastare l’impianto degli «atei devoti», che tende a ridurre il cristianesimo a religione civile dell’Occidente, ma potrebbe invece riconoscere nel relativismo un tarlo che corrode tutte le vocazioni solidariste, i corpi intermedi, il tessuto associativo. La sfida culturale che il Pd ha davanti non è meno impegnativa di quella politica. E condizionerà la stessa politica. Comprese le alleanze, che nessuno può derubricare a mera opzione tattica.
Claudio Sardo

giovedì, luglio 16, 2009

UN PARTITO FIGLIO DI NESSUNO

Stefano Menichini dal quotidiano "Europa" del 14.07.2009

Hanno scambiato il Partito democratico per qualcos’altro.
Per un punching-ball. Un tram. La Casa del Grande fratello. Hyde Park Corner. Un albergo a ore.
Una pedana del wrestling. Un posto dove ognuno possa fare e dire quello che crede, andare e venire a piacimento, farsi forte e bello finché sono accesi i riflettori. Un posto dove conta solo il posto che danno a me, il ruolo che danno a me, la visibilità che danno a me.
Se non è abbastanza, sparo a zero su tutto e su tutti.
Vediamo all’opera gli attori di questa recita poco divertente. Alcuni lo sono in senso tecnico, altri perché interpretano in senso teatrale il proprio mestiere, magistrato o politico, altri ancora perché la politica li ha trasformati da persone autorevoli in dichiaratori senza rete. Ma non sono loro i soli colpevoli.
C’è chi li ha messi in condizione di nuocere. Un gruppo dirigente che sembra non voler bene al proprio partito, tanto che a ogni occasione ne disconosce paternità e maternità. C’è chi non riconosce il Pd perché non gliel’hanno fatto fare come volevano loro (Veltroni e Franceschini), chi perché non hanno ascoltato i suoi consigli (Bersani), chi perché è finito in minoranza (Rutelli), chi perché non gli hanno telefonato (D’Alema), chi perché gli ha portato più male che bene (Prodi).
Chi perché gli anziani fanno ostacolo e chi perché i giovani sono supponenti. Chi perché i comunisti contano ancora troppo e chi perché contano troppo i democristiani.

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sabato, luglio 28, 2007

Consumatori, ecco il decalogo anti-inganni

Capita sempre nel momento meno opportuno. Sei a tavola o sotto la doccia, squilla il telefono, corri per rispondere in tempo e: «Buongiorno, le volevamo proporre il prodotto...». E giù maledizioni per la ditta e il telefonista, o dipendente del call center che sia. Ci voleva proprio un freno. Anzi uno stop alle telefonate indesiderate a qualsiasi ora, alle e-mail pubblicitarie che intasano le caselle di posta e fanno perdere un mare di tempo per cancellarle, o alle immagini che compaiono sui siti. Soprattutto, uno stop al più insidioso e occulto pressing psicologico sui bambini, che diventano veicolo incosciamente quando vengono indotti dai messaggi pubblicitari a premere sui genitori per ottenere gli oggetti. Il governo ha varato, con due decreti legislativi, dieci regole anti-inganni per aziende e pubblicità, recependo così per primo le direttive dell’Unione europea in materia. Dieci punti, una lista nera dei comportamenti scorretti nel commercio e nella pubblicità che il governo ha elaborato per evitare che professionisti e aziende si intromettano, approfittino e persino si prendano gioco dei consumatori. Ma la lista da sola non basta e per questo il governo ha pensato di attribuire più poteri di intervento all’Antitrust in caso di abusi. Insomma, più efficacia e più efficienza perché aumenta il limite massimo imposto alle sanzioni e l’Autorità per la concorrenza potrà intervenire d’ufficio, in modo rapido. I due decreti legislativi sono un baluardo a tutela dei consumatori e uniformano i diritti dei cittadini in modo da garantire la stessa sicurezza di acquisto in tutto il vecchio continente. Il primo provvedimento, il più significativo per la vita di tutti i giorni, vieta le pratiche commerciali scorrette tra le imprese e gli acquirenti o i potenziali clienti. La novità sta soprattutto nella definizione di pratiche scorrette. I comportamenti sanzionabili non si limitano più infatti ai messaggi di pubblicità ingannevole o comparativa illecita, ma investono «qualsiasi azione, omissione, condotta o dichiarazione, comunicazione commerciale», compresa la pubblicità e il marketing, «tale da alterare in misura apprezzabile la capacità del consumatore di prendere una decisione consapevole, inducendolo ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso». Il secondo provvedimento disciplina invece la pubblicità ingannevole e comparativa nei rapporti tra professionisti. Il ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, li definisce tutti «passi avanti nella tutela dei consumatori». Il ministro, indicato come ideatore di tutti gli ultimi provvedimenti a favore del cittadino-consumatore, si dice soddisfatto di aver recepito la direttiva Ue e soprattutto che l’Italia sia stata tra i primi Paesi ad adeguarsi. Ancor più soddisfatto è il presidente Antitrust, Antonio Catricalà, che, di fronte alla «sempre maggiore richiesta di giustizia», si vede assegnati poteri di intervento più efficaci contro «abusi, inganni e raggiri truffaldini». Convinte a metà sono invece le associazioni dei consumatori, che invitano a fare di più a tutela delle famiglie. Il Movimento difesa del cittadino sostiene che i decreti legislativi del governo hanno colmato «una grave lacuna», ma il Codacons li giudica tardivi rispetto alla direttiva Ue del 2005. Dubbi anche da parte di Adusbef e Federconsumatori che, pur plaudendo al rafforzamento dei poteri Antitrust, temono che l’annunciato giro di vite si risolva solo «in buone intenzioni non suffragate dai fatti».
FRANCESCO VASTARELLA da Il Mattino