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domenica, giugno 29, 2008

Lavoro: torna spettro 'dimissioni in bianco'

Preoccupazione per l'abrogazione da parte del Governo della procedura di controllo per le dimissioni volontarie. Giudizio positivo sulle misure riguardanti l'abolizione del cumulo tra pensioni e redditi e lo start up d'impresa

Roma, 27 giugno 2008 - «Quale tutela ora contro le dimissioni in bianco?» Se lo chiedono le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani dopo che il Governo, con il decreto legge entrato in vigore due giorni fa (n. 112 del 25 giugno 2008), ha deciso di abolire la nuova procedura telematica per le dimissioni volontarie, che era stata istituita appena l'anno scorso (legge 188/2007) con l'obiettivo di contrastare il triste fenomeno dei licenziamenti mascherati, le cosiddette 'dimissioni in bianco'.

Contro questa pratica illecita, tendente a colpire soprattutto le donne e i lavoratori atipici - costretti a firmare al momento dell'assunzione un foglio di dimissioni senza data utilizzabile dal datore di lavoro in caso di maternità, infortunio o lunga malattia - la legge 188 prevedeva l'obbligo di utilizzare per le dimissioni un modulo predisposto dal Ministero del Lavoro, con tanto di numero identificativo, data di registrazione e scadenza a 15 giorni. Il decreto legge del Governo ha cancellato quest'obbligo (art.39 comma 10, lettera 1, D.Lgs. 112/2008).

Secondo le Acli «sarebbe stato opportuno fare una più attenta distinzione e non abrogare in modo integrale la norma, che aveva il merito di introdurre modalità per evitare contraffazioni e falsificazioni». «Se infatti è giusto - afferma il responsabile del dipartimento lavoro delle Acli Maurizio Drezzadore - provvedere a snellire gli adempimenti formali in capo alle imprese nella gestione dei rapporti di lavoro, una particolare attenzione e tutela andava mantenuta relativamente alle dimissioni volontarie delle lavoratrici e nel lavoro atipico. Quale procedura di tutela contro le dimissioni in bianco intende ora mettere in campo il Governo a favore delle donne e della maternità sul posto di lavoro?»

Apprezzamento delle Acli, invece, per l'abolizione dei limiti al cumulo tra pensione e redditi di lavoro che consentirà il prolungamento della vita attiva, e per le misure che tendono a favorire la nascita di nuove imprese riducendo l'eccessivo carico di pratiche burocratiche che oggi rallentano in particolare l'imprenditoria giovanile, estendendone gli effetti anche all'ambito delle imprese sociali.

giovedì, maggio 08, 2008

Un blog per difendere il lavoro alla Rinascente di Napoli.

Siamo i dipendenti della La Rinascente Napoli, stiamo contattando un po' tutti i blogger che si interessano della situazione lavorativa a Napoli, citta' ormai devastata da 1000 problemi, questa e' in breve la ns situazione: il gg 17 Marzo L'Azienda decide di chiudere i battenti e lasciare la piazza di Napoli dopo 95 anni ...si rende conto? un pezzo di storia che va via da Napoli...ovviamente questi sigori ( Tronchetti-Provera-Pirelli Re ) non hanno alcun interesse di mantenere i livelli occupazionali ma l'unico obbiettivo sono le speculazioni immobiliari che stanno effettuando..
Ora noi non sappiamo piu' cosa fare...io personalmente ho istituito un blog: idipendentidellarinascentenapoli.blogspot.com ... per sensibilizzare un po' tutti compreso le istituzioni...ma non e' facile...entro il 31 Gennaio e' stato dichiarata la chiusura cosi' 100 dipendenti ( diretti e indotti ) andranno per strada...
(clicca il titolo)

sabato, aprile 19, 2008

La "rivoluzione" maggioritaria. È finita la cultura sottesa alla Costituzione materiale della prima fase della Repubblica

Le spinte alla semplificazione in politica premiano messaggi forti, talora rozzi. In questo senso il successo berlusconiano nel 2008 è gemello di quello del 1994.

Scomparsi valori di riferimento, di scena rimangono soluzioni taumaturgiche e rivendicazioni locali. In attesa delle spiegazioni dei sociologi, l’elezione dei parlamentari della XVI legislatura registra la scomparsa dalle assemblee delle incarnazioni politiche della cultura dei cattolici democratici, di quella socialista e di quella comunista, così come era successo, dopo il fascismo, a quella liberale.

La “rivoluzione” maggioritaria del 1994 raggiunge un traguardo. La fine della cultura sottesa alla Costituzione materiale della prima fase della Repubblica consegna il paese a quanto c’era prima di essa: una prospettiva fortemente diseguale sul piano dello sviluppo dei territori; una richiesta di minimo intervento della mano pubblica sul piano della attuazione dei diritti, con in cambio un affievolimento dei doveri comunitari; una tutela dei cittadini improntata alla natura e dimensione dei loro interessi materiali rispetto alla loro dignità di persona. Il contrario della società aperta di Popper.

Nella transizione italiana irrompono due contenitori a vocazione maggioritaria, la cui ragione di vita è il governo del paese: superflua la proposta di una propria visione. Il tema delle identità si riduce a forze che brandiscono la presunta tutela di interessi territoriali come valori. Nella terra di nessuno, quale l’Italia sembra essere oggi, tutto appare come un “ricominciare”.

Vale per il tema del lavoro, della sua condizione, del suo ruolo. La discussione aperta da diversi attori politici e da soggetti sociali presenta, anche qui, caratteri regressivi. Dopo oltre un decennio di perdita di potere di acquisto dei salari, la soluzione del problema non è l’aumento degli stipendi ma la detassazione di straordinari e quant’altro possa rimpinguare la parte mobile delle retribuzioni (premi di produttività, ecc.), a sgravio ulteriore (dopo la decontribuzione di Prodi), del costo del lavoro delle imprese. La reintroduzione delle gabbie salariali, ufficializzando la segmentazione del mercato del lavoro, è un’altra tesi di forze oggi al governo. Su questa strada è possibile ipotizzare la reintroduzione tra breve del cottimo.

Dal ’900 siamo migrati: i nuovi lavori, i nuovi modelli di produzione, le flessibilità necessarie a sfidare la globalizzazione, i “non luoghi” del lavoro, la costruzione di un nuovo welfare, infine, richiedono però visioni moderne, non ricette ottocentesche. Perché va “assicurato secondo giustizia il riconoscimento dei diritti e la soddisfazione delle esigenze materiali e spirituali dei lavoratori”

Gianfranco Astori

mercoledì, gennaio 02, 2008

Salari e contratti, ultimatum dei sindacati al governo


Salari in picchiata, bollette sempre più care, spesa sempre più magra e non solo per i cenoni dfelle feste, mutui e prestiti sempre più difficili da onorare. I sindacati lanciano il guanto di sfida sulla questione salariale al governo. «Invece di parlare continuamente di riforme lontanissime dai veri bisogni della gente si intervenga sulle urgenze reali, che sono: più salario, più occupazione, più capacità di competere» dice Raffaele Bonanni, segretario della Cisl, dopo il discorso di fine anno con cui anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha messo l'accento sull'emergenza lavoro, dai salari al precariato alla sicurezza, un riferimento marcato e molto apprezzato dal segretario della Cgil Guglielmo Epifani che spera sia «di buon auspicio» per la trattativa con il governo.

Da parte sua iIl governo accetta la sfida. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano fissa l'aumento delle retribuzioni e la tutela del potere d'acquisto dei lavoratori dipendenti come « il prossimo obiettivo» del Governo. «Dobbiamo - dice il ministro il primo giorno dell'anno - perseguire a tutti i costi questo obiettivo. Soprattutto per i redditi medio-bassi».

Ma i sindacati fanno sapere che non accetteranno solo briciole. Bonanni in particolare dice di aspettarsi risposte concrete altrimenti mette sul tavolo anche la minaccia di uno sciopero generale. «Il 2008 - dice - deve essere l'anno per una vera riforma contrattuale e su questo dobbiamo impegnarci tutti, compresa la classe dirigente italiana». Il primo round a Palazzo Chigi si terrà l'8 gennaio.

Nel frattempo ci sono 6 milioni e mezzo di lavoratori in attesa di rinnovi contrattuali. Statali, metalmeccanici, lavoratori del commercio, dipendenti delle ferrovie, giornalisti, personale di alcuni settori dell'energia e delle manifatture. Nei prossimi giorni ripartiranno le trattative.

E si sottolinea la situazione di alcune categorie, per esempio enti locali e sanità pubblica, che non hanno ancora visto rinnovato il biennio economico 2004-2005 nonostante un accordo quadro Governo-sindacati siglato nel maggio scorso, che prevedeva aumenti medi mensili pari a 101 euro nel pubblico impiego. Nel frattempo, a San Silvestro è scaduto anche il biennio 2006-2007.Molto complicata pure la vicenda dei giornalisti, la cui trattativa è ferma al palo da quasi tre anni per l'indisponibilità della controparte a sedersi al tavolo negoziale.

Dopo l'approvazione del Protocollo Welfare, rivendicata dal ministro Damiano per le «misure che valgono quasi 40 miliardi di euro per il prossimo decennio» come dimostrazione di quanto il governo ha fatto sotto il profilo sociale nel sostanziale di quanto concordato con le parti sociali, l'impegno è quello di «proseguire sulla strada della concertazione». I temi che restano da affrontare sono però molti e spinosi: dalla riforma degli ammortizzatori al fisco, dalla restituzione del fiscal drag - obiettivo indicato anche dal governatore di Bankitalia Draghi - al nodo della riforma della contrattazione, appunto.

Su tutte queste questioni, è già prevista una riunione della segretaria unitaria delle tre confederazioni sindacali per il prossimo 15 gennaio.

giovedì, dicembre 13, 2007

Gli infortuni sul lavoro in Italia e le vite possibili

di Luigi Campiglio da www.benecomune.net
E’ grazie alla sensibilità del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che la questione degli infortuni sul lavoro ha acquistato un ruolo centrale, prima sconosciuto, nel Parlamento, nella comunicazione e nell’opinione pubblica.

E la tenacia con cui egli riafferma la sua denuncia rappresenta una spinta di straordinaria forza per un possibile miglioramento. Dopo la tragedia dell’acciaieria ThyssenKrupp si è osservato un minuto di silenzio all’inaugurazione della Scala e il Presidente del Consiglio, Romano Prodi ha espresso il comune sentire dichiarando “’i morti sul lavoro vera emergenza nazionale”.
La questione della nocività del lavoro rappresenta, almeno quanto l’ambiente, uno dei nodi centrali delle società contemporanee. L’aumento della speranza di vita – in Italia oltre i 78 anni per gli uomini e 84 anni per le donne - è un indicatore centrale per misurare la qualità dello sviluppo, ma per i quattro operai morti la vita vissuta si è invece fermata a 26, 33, 33, 43 anni, interrompendo il futuro di una vita possibile con genitori, mogli e figli.
La nocività del lavoro è legata in modo inevitabile alla dinamica economica, nelle sue dinamiche decisionali e di accumulazione, e oggi più che mai alla globalizzazione, il che si intreccia inevitabilmente con la questione della precarizzazione del lavoro e dell’immigrazione e quindi una possibile sottostima delle rilevazioni ufficiali.
La questione centrale è che per tutelare la salute e la vita occorre prevenire sia il prevedibile che l’imprevedibile e ciò richiede un “margine di sicurezza” nel lavoro maggiore di quanto i comportamenti quotidiani possano suggerire. Siamo consapevoli del numero di volte che abbiamo scampato un rischio, ma non sappiamo – e mai sapremo – se la vita di cui continuiamo a godere sia la conseguenza di una misura di sicurezza, che di regola richiede il costo di un miglior investimento. Ciò che a livello di impresa appare come un evento “raro”, inevitabile come il destino, è invece solo una trascuratezza, che trasforma una vita possibile in una vita cessata.
E’ cruciale pensare alla sicurezza dei lavoratori fin dal momento della costruzione degli impianti, un po’ come oggi avviene per la costruzione delle case, sia prevedendo una procedura di omologazione ufficiale degli impianti, che premiando quelle innovazioni che riducono ciò che “potrebbe” accadere, come nel caso dei ponteggi edilizi.
Ma ciò deve valere per tutte le imprese italiane ed europee, per evitare che l’investimento dell’impresa socialmente responsabile non diventi invece fattore di svantaggio di una distorta competitività. Per questo occorrono sia accordi europei che accordi globali, in ambito WTO, per la certificazione degli standard qualitativi dei processi produttivi, oltre che della qualità dei prodotti. In questo modo la qualità della vita, e di quelli che lavorano, può diventare anche un fattore di competitività, non diversamente da quanto sta avvenendo per l’ambiente.

venerdì, dicembre 07, 2007

"Il lavoro Buono è sicuro!". Le Acli e il Patronato ACLI di Napoli affrontano a Castellammare il tema della sicurezza sui luoghi di lavoro.


“Il lavoro buono è sicuro!”: iniziativa delle Acli e del Patronato Acli a Castellammare di Stabia Sabato 8 dicembre, a partire dalle 9.30, presso il Crowne Plaza Hotel sulla SS145

Napoli, 6 dicembre 2008 – “Il lavoro buono è sicuro!”. E’ questo il tema di un convegno che le Acli ed il Patronato Acli di Napoli terranno il prossimo 8 ottobre a Castellammare di Stabia, che affronterà le problematiche riguardanti la la sicurezza sui luoghi di lavoro. Il convegno rientra nell’annuale edizione di “Diritti in piazza”, l'iniziativa delle Acli e del Patronato Acli per rimettere i diritti al centro del dibattito e del confronto con i cittadini; per affrontare questioni di particolare rilevanza sociale che interpellano il nostro prossimo futuro, le politiche di welfare, il piano dei diritti e delle solidarietà.

Il convegno inizierà alle 9.30 presso il Crowne Plaza Hotel di Castellammare di Stabia situato nei pressi della Statale 145 Penisola Sorrentina. Saluteranno gli intervenuti Carmine Raimo, presidente delle Acli di Castellammare e Salvatore Vozza, sindaco di Castellammare; presiederà il convegno Pasquale Orlando, presidente provinciale delle Acli di Napoli; introdurrà i lavori Pasquale De Dilectis, direttore provinciale del Patronato Acli di Napoli; interverranno Mammolo Grazia, direttore dell’Inail di Castellammare di Stabia; Vittorio Glassier, Capo Servizio dell’area Salute e disabilità Patronato Acli nazionale; Corrado Gabriele, assessore regionale al Lavoro (nella foto), Istruzione e Formazione; Eleonora Cavallaro, presidente regionale delle Acli della Campania; le conclusioni saranno affidate a Damiano Bettoni, direttore Generale Patronato Acli.

“Le Acli – spiega il presidente provinciale dell’associazione dei lavoratori cristiani Pasquale Orlando - chiedono che il tema della sicurezza sul lavoro diventi concretamente una priorità nell’agenda politica del Paese, che significa essenzialmente tre cose: tempi certi per l’approvazione del disegno di legge in materia approvato dal consiglio dei ministri; garanzie, anche economiche, per la reale efficacia delle ispezioni sul lavoro; promozione da parte di imprese, sindacati e associazioni di una cultura della sicurezza tra i lavoratori stessi, superando ignoranza, pigrizia e resistenze diffuse.”
Per comunicazioni: Michele M. Ippolito (Portavoce Acli Napoli) - 3403008340

domenica, settembre 30, 2007

Torre del Greco. Grande successo per l'iniziativa delle Acli e del Patronato Acli di Napoli 'Diritti in Piazza'



Torre del Greco. Grande successo per l'iniziativa delle Acli e del Patronato Acli di Napoli 'Diritti in Piazza', giunta quest'anno alla terza edizione dedicata al tema del 'lavoro sicuro'. Guanti da lavoro e da cucina sono stati distribuiti ai cittadini per ricordare loro che «la salute e la sicurezza passano - ha spiegato il presidente acli Pasquale Orlando- attraverso il rispetto delle regole da parte delle aziende e i datori di lavoro, ma anche attraverso la prevenzione personale, anche dentro casa». Operatori e volontari hanno offerto informazioni utili e consulenze sulle questioni riguardanti la tutela del lavoro e della salute, «perché - ha dichiarato il direttore provinciale del Patronato ACLI Pasquale De Dilectis- troppi ancora non sanno che di fronte ad infortuni sul lavoro, malattie professionali, questioni legate all'invalidità possono trovare un sostegno e un accompagnamento gratuito, previsto per legge, da parte degli Istituti di Patronato».

mercoledì, settembre 26, 2007

Diritti in piazza: «Un lavoro sicuro è possibile»

Il 28 e 29 settembre la terza edizione di 'Diritti in Piazza' delle Acli e del Patronato Acli. Per sensibilizzare alla prevenzione e al rispetto delle regole. 100mila guanti da lavoro e da cucina distribuiti in piu' di 200 piazze italiane

Saranno più di 200 le piazze italiane interessate i prossimi venerdì 28 e sabato 29 settembre dall'iniziativa delle Acli e del Patronato Acli 'Diritti in Piazza', giunta quest'anno alla terza edizione dedicata al tema del 'lavoro sicuro'. 100mila guanti da lavoro e da cucina verranno distribuiti ai cittadini per ricordare loro che «la salute e la sicurezza passano attraverso il rispetto delle regole da parte delle aziende e i datori di lavoro, ma anche attraverso la prevenzione personale, anche dentro casa». Oltre 2000 tra operatori e volontari offriranno informazioni utili e consulenze sulle questioni riguardanti la tutela del lavoro e della salute, «perché troppi ancora non sanno che di fronte ad infortuni sul lavoro, malattie professionali, questioni legate all'invalidità possono trovare un sostegno e un accompagnamento gratuito, previsto per legge, da parte degli Istituti di Patronato».

«Un lavoro sicuro è possibile»

Per il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero, che ha presentato in conferenza stampa l'iniziativa, «un lavoro sicuro è possibile». «In un'epoca di forte precarizzazione del lavoro e del suo stesso significato - spiega -, con il fenomeno delle morti bianche tornato a salire nel corso del 2006 (+2%) ed un numero di incidenti che rimane impressionante, abbiamo il dovere - come Associazioni cristiane dei lavoratori italiani - di dire alla gente, e alle istituzioni, che 'un altro lavoro è possibile', 'un lavoro sicuro è possibile'. Sicuro in primo luogo perché non uccide, non offende, non espone a pericoli imprevisti e fatali. Ma sicuro anche perché consente alle persone di costruire progetti di futuro. Non si tratta di tornare alla mentalità del 'posto fisso', ma di vivere il lavoro in condizioni di sicurezza fisica e psicologica. La flessibilità lavorativa non può tradursi in precarietà della vita. Un lavoro 'altro', insomma, perché punta sulla crescita e la responsabilità del lavoratore, sulla sua affezione al lavoro, sulla sua volontà e capacità di fare bene. Perché un lavoro fatto male non fa crescere un uomo, né tanto meno una comunità».

La caponata antimafia e la cioccolata solidale: «Un lavoro è sicuro quando è dignitoso»

«Un lavoro è sicuro quando è dignitoso», aggiunge il vicepresidente del Patronato Acli Michele Consiglio, che illustra l'iniziativa spiegando perché verranno anche distribuiti nelle piazze 10mila barattoli di 'caponata' siciliana della cooperativa 'NoE' (No Emarginazione) di Partinico (Pa), cha avvicina al lavoro soggetti svantaggiati in un terreno confiscato alla mafia, e 10mila tavolette di cioccolata dal Consorio Ctm Altromercato. «Vogliamo comunicare alla gente l'idea che sicurezza, legalità e solidarietà possono stare insieme e migliorare il lavoro di tutti».

Un libro e uno spettacolo per raccontare il lavoro, i suoi rischi, le storie di vita invisibili

Le iniziative delle Acli e del Patronato Acli per promuovere tra i cittadini la cultura della sicurezza non si fermeranno alle piazze di venerdì e sabato. In conferenza stampa è stato infatti presentato in anteprima un volume dell'Iref, l'Istituto di Ricerca delle Acli, che raccoglie e racconta nove «storie di vita invisibili», esperienze di infortunio sui luoghi di lavoro. Il titolo: 'Bastava poco...' traduce il messaggio stesso del volume, l'invito cioè alla prevenzione e alla responsabilità sul lavoro. Il testo sarà diffuso e presentato nei mesi prossimi in giro per l'Italia con iniziative territoriali, a partire dalle scuole, in particolare quelle tecniche industriali e agrarie, che formano i futuri lavoratori più esposti ai rischi di infortuni.

Infine lo spettacolo teatrale 'Lavoro(in)Sicurezza', la prima al Teatro Ambra Jovinelli subito dopo la conferenza stampa, realizzato in coproduzione Patronato Acli e Compagnia delle Acque di Gualtiero Bertelli, con la partecipazione di Francesca Reggiani. Un montaggio di suoni, immagini e canzoni per raccontare il lavoro di ieri e quello di oggi, con finestre sulla cronaca drammatica degli infortuni e delle morti bianche. Lo spettacolo verrà portato nelle piazze e nei teatri d'Italia ma anche nelle scuole e nelle stesse fabbriche, nei luoghi di lavoro «per risvegliare il senso di responsabilità dei datori di lavoro e la consapevolezza nei lavoratori - afferma il direttore generale del patronato Damiano Bettoni -, perché sulle morti bianche e sugli incidenti non si abbassi l'attenzione, non si cali il sipario».

sabato, giugno 23, 2007

La famiglia: Soggetto sociale e Attore di Sviluppo 2 luglio 2007, Ore 16.30 Napoli, Castel dell’Ovo



La famiglia: Soggetto sociale e Attore di Sviluppo
“ Viaggio interregionale e internazionale alla ricerca della via campana per conciliare sostegno alla famiglia e sviluppo economico e sociale della comunità "

Convegno di presentazione del Laboratorio regionale per un
PATTO CAMPANO PER LA FAMIGLIA

2 luglio 2007, Ore 16.30 Napoli, Castel dell’Ovo Antro di Virgilio

16,30 Saluti
- Pasquale Orlando – Presidente ACLI NAPOLI
- Rosa Russo Iervolino – Sindaco di Napoli
- Riccardo di Palma – Presidente Provincia di Napoli
- Alessandra Lonardo - Presidente Consiglio Regione Campania
- Alfonso Andria – Parlamentare Europeo

17,30 Presiede
- Prof.Francesco Paolo Casavola – Presidente Comitato Tecnico Scientifico ACLI CAMPANIA

Introduce
- Eleonora Cavallaro – Presidente ACLI CAMPANIA

17,45 Interventi
La famiglia e l’evoluzione demografica in Europa
- Stéphane Buffetaut – Membre du Comité Économique et Social Européen (CESE)
Le condizioni sociali delle famiglie in Italia
- Mimmo Lucà – Presidente Commissione Affari Sociali Camera dei Deputati
L’esperienza toscana
- Federico Gelli – Vice Presidente Giunta Regione Toscana
L’esperienza campana
- Antonio Bassolino – Presidente Giunta Regione Campania

19,00 Conclusioni
- Andrea Olivero – Presidente Nazionale ACLI
- Rosy Bindi – Ministro delle Politiche per la Famiglia

Per comunicazioni: Michele M. Ippolito (Portavoce Acli Campania) - 3403008340

martedì, giugno 19, 2007

acli: patto campano per la famiglia: partiamo dai contenuti: lavoro, welfare, accoglienza, generazioni, immigrazione.












SCEGLI IL TUO TEMA E SCRIVI SULLA CARTOLINA LA TUA IDEA PER IL PATTO CAMPANO PER LA FAMIGLIA
NAPOLI 2 luglio 2007 - Convegno di presentazione del Laboratorio ACLI CAMPANIA sulle Politiche di Promozione della Famiglia
"La famiglia: Soggetto sociale e Attore di Sviluppo
Viaggio interregionale e internazionale alla ricerca della via campana per conciliare sostegno alla famiglia e sviluppo economico e sociale della comunità -"
CALITRI, 12 luglio 2007 - si terrà il seminario provinciale dedicato al tema “Famiglia e Welfare" dal titolo:
“ La famiglia che sostiene, la famiglia da sostenere”
Seguiranno 4 incontri presso altri 4 Comuni della Provincia di Avellino, dove il tema verrà declinato su argomenti specifici come le nuove fragilità delle famiglie, la necessità di un fisco amico per le famiglie, i livelli essenziali di assistenza, i servizi per l’infanzia e gli anziani etc.

SALERNO, 29 settembre 2007 - si terrà il seminario provinciale dedicato al tema “Famiglia e Generazioni” dal titolo:
“ Giovani ed anziani uniti per una società migliore”
Seguiranno 4 incontri presso altri 4 Comuni della Provincia di Salerno, dove il tema verrà declinato su argomenti specifici come Anziani risorsa sociale, politiche per scongiurare il declino demografico, confronto tra i modelli culturali di ieri e di oggi, il valore della tradizione e della memoria.

BENEVENTO, 18 ottobre 2007 - si terrà il seminario provinciale dedicato al tema “La Famiglia che accoglie” dal titolo:
“I Diritti dei Bambini, i Desideri dei Genitori”
Seguiranno 4 incontri presso altri 4 Comuni della Provincia di Benevento, dove il tema verrà declinato su argomenti specifici come adozioni nazionali ed internazionali, affido, genitorialità e responsabilità educative, famiglia e media.
CASERTA, 16 novembre 2007 - si terrà il seminario provinciale dedicato al tema “Famiglia e Immigrazione” dal titolo:
“L’impatto dei fenomeni migratori sulla composizione familiare”
Seguiranno 4 incontri presso altri 4 Comuni della Provincia di Caserta, dove il tema verrà declinato su argomenti specifici come le politiche per rispondere alla femminilizzazione dell’immigrazione, famiglia e pluralismo sociale, culturale e religioso, misure di housing sociale, lo sviluppo dell’imprenditoria etnica.

NAPOLI, 6 dicembre 2007 - si terrà il seminario provinciale dedicato al tema “Famiglia e Lavoro” dal titolo:
“Il Lavoro Buono che fa Crescere la Famiglia”
Seguiranno 4 incontri presso altri 4 Comuni della Provincia di Napoli, dove il tema verrà declinato su argomenti specifici come misure per conciliare i tempi di vita e di lavoro, Giovani, Precariato e Famiglia, Povertà ed Esigibilità dei Diritti, Economia solidale e Sviluppo della famiglia

Napoli, Gennaio 2008 - Convegno di chiusura del Laboratorio e proposta del Patto Campano per la Famiglia.

lunedì, maggio 21, 2007

Campania: Inserimento lavorativo per i giovani a rischio

Lavoro per 56 ragazzi a rischio nel settore metalmeccanico. La giunta regionale campana su proposta dell’assessore alle Politiche sociali Rosa D’Amelio ha approvato un protocollo d’intesa con l’associazione Jonathan onlus, e le aziende Indesit company e Prysmian per promuovere un piano di inclusione sociale per i giovani a rischio. Nello specifico, sono cinquantasei ragazzi provenienti dal mondo dell’emerginazione e dell’area penale saranno inseriti nel mondo del lavoro con contratti a tempo determinato nella categoria metalmeccanici.
- L’associazione Jonathan curerà il percorso lavorativo di inserimento attraverso la costituzione di una rete organizzativa denominata “sportello delle pari opportunità sociali e lavorative” mentre due delle più grandi aziende del comparto produttivo campano – Indesit e Prysmian – avvieranno i contratti.
- In più, la Regione promuoverà una certificazione di qualità con il marchio “fabbrica sociale” per le aziende che con protocolli d’intesa con altre istituzioni inseriscono minori a rischio nel mondo del lavoro.

domenica, maggio 06, 2007

Welfare: così si muore di burn out. anche per chi lavora nel sociale il lavoro mette a rischio la vita.

Emergenza lavoro. Lina era un'assistente sociale, stroncata dal troppo stress. «Basta poco e questo lavoro ti manda in tilt», denuncia oggi il marito.

Ugo Esposito ne è convinto: sua moglie è morta sul lavoro, di lavoro. Come quelli che sono volati giù da un'impalcatura a Brescia, o come i carabinieri in Iraq. Solo che lei, Lina Maddaloni, faceva l'assistente sociale a Benevento. «Morire di welfare» a 45 anni, dopo 20 di precariato è possibile. Di più, è comune, secondo Ugo Esposito. Per questo ha scritto al Presidente della Repubblica, per chiedere che il primo maggio, nelle manifestazioni di Napoli, Roma e Benevento anche Lina fosse ricordata tra le vittime del lavoro.
Stress e burn out: questi i rischi maggiori per chi lavora nel sociale. Il lavoro sembra non finire mai: si spinge oltre, non solo in termini di orari, e coinvolge tutta una vita. Racconta Esposito, anche lui impegnato nel sociale come medico del lavoro: «Per il lavoro di mia moglie abbiamo avuto una macchina incendiata, telefonate notturne e minacce di ogni genere». «Quando entri nella vita della gente, nelle loro case», aggiunge, «poi vengono sempre a cercare te, non il sindaco o il ministro ». Spendersi come persone, essere punti di riferimento significa anche questo, oltre che non timbrare cartellini e non avere orari. Nemmeno Lina ne aveva. «La notte in cui è morta di infarto era stata in piedi fino all'una per discutere con una mamma tossicodipendente che chiedeva alle suore che avevano in custodia la figlia un incontro per Natale ». Lina in mezzo, come sempre, tra due fuochi: il desiderio legittimo di una madre e la preoccupazione per la serenità di una bambina. «Quando poi abbiamo deciso di “staccare la spina sociale” e andare a dormire», racconta il medico, «si è addormentata serena, accanto a me». Poche ore dopo, l'infarto e la morte, pochi mesi fa. Lina lavorava più di 10 ore al giorno. Sempre in macchina, su un territorio grande come tre province. Per poco più di 600 euro al mese. Ogni sei mesi, un nuovo contratto. Inesistente per la legge 626: non aveva diritto a nessuna visita medica, nessun tipo di prevenzione.

È il dramma di chi lavora nel sociale, spiega Esposito: «In tutti gli altri settori, il rischio è quantificabile. Per noi, invece, il rischio è totale proprio perché non si conosce». Quantificare il rischio non si può, ma farlo conoscere sì. Per questo lo scorso 22 aprile alla manifestazione per la regolarizzazione dei contratti nel sociale di Napoli, ha distribuito 1.500 cartoline con il testo della lettera inviata a Napolitano. Per questo, ha deciso di organizzare assieme alle Acli e Gesco Campania per il 22 maggio una giornata di riflessionne dal titolo «Di welfare si muore».

di Daniela Verlicchi (verlicchia@hotmail.com)da Vita non profit online

venerdì, aprile 27, 2007

1° Maggio: lutto nazionale per le morti bianche

«Più che una festa, un giorno di lutto nazionale». A pochi giorni dalle celebrazioni in tutta Italia della tradizionale Festa dei lavoratori, il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero rilancia come centrale la questione degli incidenti mortali sul lavoro: «Non c’è molta voglia di festeggiare quando ogni giorno in media tre persone perdono la vita sul posto di lavoro. Questo fenomeno folle e tragico delle cosiddette morti bianche rappresenta una sconfitta per tutti, e grava come un’ombra inquietante sulle celebrazioni di quest’anno. Per più di mille e trecento famiglie, tante le vittime in un solo anno, sarà un primo maggio listato a lutto».

Le Acli chiedono che il tema della sicurezza sul lavoro diventi concretamente una priorità nell’agenda politica del Paese, che significa essenzialmente tre cose:tempi certi per l’approvazione del disegno di legge in materia approvato dal consiglio dei ministri; garanzie, anche economiche, per la reale efficacia delle ispezioni sul lavoro; promozione da parte di imprese, sindacati e associazioni di una cultura della sicurezza tra i lavoratori stessi, superando ignoranza, pigrizia e resistenze diffuse.

«La solitudine dei lavoratori – spiega il presidente Olivero – soprattutto quelli precari e irregolari, la maggior parte giovani e immigrati, rappresenta un ostacolo alla diffusione della cultura della sicurezza e della responsabilità, facilitando al contrario il prodursi di situazioni rischiose. Ma è una solitudine che riguarda oggi tutti i lavoratori, monadi isolate alla ricerca di sicurezza e protezione sociale, ciascuno per conto suo, vittime di una deriva individualistica che ha intaccato il lavoro e i lavoratori così come la società intera. Bisogna allora recuperare e ricostruire quella radice di socialità del lavoro, che nella storia ha significato diritti di cittadinanza, giustizia sociale e solidarietà. È questa la ragione per cui riteniamo importante rilanciare e promuovere anche in futuro i valori della mutualità, della cooperazione e della solidarietà, che da sempre si collegano alla cultura dei lavoratori, mentre diventa impegnativo contrastare quella concezione del lavoro molto diffusa nell’odierna società individualistica in cui prevale la spinta alla competitività sfrenata».
Le ACLI di Napoli partecipano alla manifestazione del 1° Maggio con CGIL,CISL e UIL a POmigliano d'Arco in Villa Comunale.

venerdì, aprile 20, 2007

Lavoro: indispensabili nuovi ammortizzatori sociali

«Senza l’introduzione di nuovi ammortizzatori sociali di carattere universale è difficile sostenere ancora l’idea di una 'flessibilità buona'». Il presidente delle Acli, Andrea Olivero commenta il discorso pronunciato in audizione alla Camera dal ministro del Lavoro Cesare Damiano, ribadendo l’urgenza di misure innovative in favore delle nuove categorie di lavoratori. «Il binomio lavoro nuovo ammortizzatori vecchi è divenuto oramai insostenibile» afferma il presidente delle Acli, che concorda con il ministro sulla necessità di un nuovo sistema di welfare capace di superare le contraddizioni dell’attuale assetto, che risale agli anni ’60.«C’è bisogno di un disegno riformatore di ampio respiro – spiega Olivero – in grado di inquadrare i nuovi ammortizzatori in una prospettiva di tutela generale, seppur procedendo con gradualità e con interventi parziali. L’obiettivo rimane per noi quello di una flessibilità sostenibile, ma questo è impossibile se la precarietà diventa sistema». Nel merito, le Acli propongono un intervento di base, svincolato dall’appartenenza di settore, dalla dimensione di impresa e dalla tipologia di contratto in cui ciascun lavoratore è inquadrato, e misure aggiuntive da lasciare alla contrattazione settoriale o territoriale. Le tutele che si vogliono assicurare attraverso l’intervento di base riguardano prima di tutto il reddito, con la proposta di due interventi tra loro combinati: per i lavoratori occupati, un assegno di sostituzione del reddito, a carico della contribuzione, nei casi di sospensione e/o cessazione dell’attività lavorativa che possono verificarsi nelle tradizionali fasi di crisi e nei periodi di sospensione della produzione; si tratta di una misura che sostituisce e unifica gli ammortizzatori sociali oggi in vigore (disoccupazione, cassa integrazione, mobilità). Per i lavoratori, invece, che esercitano attività intermittenti, i lavoratori “poveri” (quelli che pur avendo uno o più rapporti di lavoro, non riescono comunque a ricavarne un reddito sufficiente), i parasubordinati, le Acli prevedono una misura nuova, un assegno integrativo del reddito, a carico della fiscalità generale, in modo da assicurare loro un reddito minimo, soprattutto in presenza di situazioni familiari caratterizzate da un disagio sociale evidente o al fine di evitarlo. Un secondo intervento di base riguarda la copertura assicurativa minima in vista della pensione, da garantire in caso di interruzione o sospensione del lavoro. Le risorse necessarie a questo scopo saranno reperite mediante interventi perequativi interni alla solidarietà del mondo produttivo, come attualmente accade attraverso la contribuzione previdenziale. L’apporto della fiscalità generale interverrà quando i sostegni assumono caratteristiche assistenziali.

martedì, aprile 17, 2007

Lavoro: approvato il nuovo testo sulla sicurezza

Soddisfazione delle Acli per il disegno di legge del Governo, ma non si arrestano le tragedie sul lavoro. 'Le regole entrino in vigore il prima possibile'

'Un provvedimento atteso da anni'. Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani commentano con soddisfazione l’approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, del nuovo Testo unico in materia di tutela della salute della sicurezza sui posti di lavoro, ma chiedono contemporaneamente che si faccia ogni sforzo 'perché le regole entrino in vigore il prima possibile'. Al testo di oggi, infatti, dovranno seguire degli appositi decreti delegati del governo per la definizione nel dettaglio delle misure approvate. 'Nel frattempo – spiega il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero, con riferimento all’incidente di stamattina nel porto di Genova – non si arrestano le tragedie sul lavoro, le persone continuano a morire'.
Le Acli chiedono al Governo e soprattutto al Parlamento di costruire una via privilegiata per l’approvazione definitiva del Testo unico. 'Abbiamo aspettato anni – afferma Olivero – questo provvedimento così importante. Non vorremmo ne passassero altrettanti prima che le nuove norme sulla sicurezza entrino finalmente in vigore'.

giovedì, aprile 05, 2007

Previdenza: Acli, rivedere i coefficienti non è tabù. Garantire le giovani generazioni

L’Associazione presenta un documento sulla riforma della previdenza con l’invito a «uscire dalle posizioni tattiche e individuare soluzioni innovative». La proposta di una pensione base legata ad un’anzianità minima di lavoro. L’adeguamento delle pensioni 'basse' al costo della vita. L’esigenza di «razionalizzazione» degli istituti previdenziali
Roma, 5 aprile 2007 – Rivedere i coefficienti di trasformazione delle pensioni non può essere un tabù. Così pure l’innalzamento dell’età pensionabile, sia pure in maniera flessibile, va considerato un percorso ormai obbligato, in linea con gli altri Paesi europei. L’importante è «tenere insieme, allo stesso tempo, compatibilità economica e sostenibilità sociale, uscendo dalle posizioni tattiche e sapendo individuare soluzioni innovative». Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani presentano in un documento approvato dalla direzione nazionale la propria ipotesi di riforma previdenziale, volta a «privilegiare le giovani generazioni di lavoratori».

Secondo le Acli i coefficienti di trasformazione vanno periodicamente rivisti per consentire la tenuta della spesa pensionistica alla luce dell’aumento del tempo medio di vita. Va superato però l’attuale meccanismo che operando revisioni ogni 10 anni finisce per creare situazioni di iniquità tra lavoratori che vanno in pensione a distanza di un solo mese l’uno dall’altro. In questo senso, la revisione può essere operata con frequenze più ravvicinate, in modo da temperare le inevitabili sperequazioni connesse alla condizioni anagrafiche dei singoli lavoratori, facendo salvo il principio della Riforma Dini, a suo tempo condiviso dalle Parti sociali, che voleva commisurare il trattamento pensionistico alla durata media del pensionamento.

È ragionevole altresì adeguare progressivamente l’età pensionabile all’allungamento della speranza di vita, premiando con coefficienti più favorevoli coloro che si rendono disponibili a ritardare l’età massima di pensionamento. Ragionamento simile per la pensione di vecchiaia delle donne, prevedendo però condizioni di miglior favore per coloro che hanno avuto percorsi lavorativi discontinui a causa di impegni connessi all’educazione dei figli. Occorre però ripristinare il meccanismo di flessibilità di accesso al pensionamento di vecchiaia. Per superare lo “scalone” in maniera indolore le Acli suggeriscono di introdurre il requisito di quota 95 con almeno 58 anni di età, che penalizza chi ha solo 35 anni di contributi (35+60) ma che può agevolare chi ne ha 36 (36+59) e ancora meglio chi ne ha 37 (37+58).

Sul piano della sostenibilità sociale le Acli avanzano la proposta di una pensione contributiva minima, vale a dire una pensione base legata ad un’anzianità minima di lavoro, conseguibile dopo un numero minimo di anni, 20 o 25, rapportata alla quantità di contribuzione accumulata, ma favorita da coefficienti di trasformazione più vantaggiosi, e supportata da contribuzioni figurative, volontarie o da riscatto. L’obiettivo è quello di poter coinvolgere con risultati tangibili nel sistema pensionistico pubblico una platea più ampia di lavoratori, anche precari, che abbiano retribuzioni ridotte o che difficilmente possano raggiungere anzianità contributive elevate. Più in generale, l’Associazione ritiene necessario riaffermare il ruolo della contribuzione figurativa come sistema solidaristico che riconosca coperture assicurative per l’impegno del proprio tempo in funzioni sociali che richiedono l’abbandono temporaneo ovvero la riduzione dell’attività lavorativa: dunque i periodi di cura familiare, di formazione professionale ma anche i periodi di disoccupazione. Per il medesimo scopo le Acli chiedono che sia reso effettivo il diritto alla totalizzazione dei contributi versati nei diversi regimi previdenziali, onde evitare che vadano persi spezzoni di contribuzione non cumulabile, e sia facilitata la portabilità degli accantonamenti da un fondo pensione ad un altro, nel contesto di un decollo effettivo delle forme di previdenza complementare, «elemento fondamentale per rendere sostenibili gli esiti della Riforma Dini».

Nell’immediato, le Acli chiedono di attivare percorsi di tutela sociale per le prestazioni liquidate esclusivamente con il sistema contributivo che producano situazioni di estrema debolezza, perfino fuori dai diritti elementari sanciti dall’articolo 38 della Costituzione, legate a casi di invalidità o reversibilità. Più in generale, appare doveroso rivedere il meccanismo di adeguamento delle pensioni al costo della vita valorizzando maggiormente le pensioni basse fino a cristallizzare gli aumenti per quelle alte.

A fronte delle diverse esigenze, per non produrre squilibri indebiti nel sistema pensionistico contributivo, le Acli invitano a riconsiderare con decisione il tema della separazione della previdenza dall’assistenza, in modo da rendere evidenti gli apporti della fiscalità generale dovuti a scelte legislative di tipo solidaristico. Contestualmente risulta necessario procedere ad un’attenta verifica dell’efficienza degli enti previdenziali, allo scopo di eliminare apparati burocratici inutili e dispendiosi, anche prevedendo interventi radicali di adeguamento organizzativo o l’accorpamento di enti che non giustificano una specifica autonomia gestionale.


domenica, febbraio 25, 2007

www.tfr.gov.it

il governo ha dedicato un sito al tema della previdenza complementare e dell'uso del tfr (trattamento di fine rapporto). E' un argomento importante ed attuale che conviene continuare ad approfondire.

Entro giugno molti sono chiamati ad una scelta difficile: liquidazione o pensione integrativa?

La decisione del Governo di anticipare la riforma della previdenza complementare al 2007, trova una più appropriata chiave di lettura se collocata nel quadro dell’intero sistema pensionistico, di cui la previdenza complementare è da considerarsi ormai parte integrante.
L’elemento più rilevante della riforma consiste nel tentativo di “sbloccare” il Tfr dei lavoratori dipendenti e di destinarlo ad un fondo pensione: se è vero che l’adesione alla previdenza complementare avviene su base volontaria, è pur vero che il lavoratore sarà chiamato a scegliere, entro sei mesi, in merito al destino del suo Tfr, e se non opererà alcuna scelta la normativa prevede che il Tfr venga comunque destinato, nel silenzio del lavoratore, ad un fondo pensione, secondo precise modalità.
È dunque una scelta libera, o si tratta di una scelta forzata? per approfondire

venerdì, dicembre 15, 2006

Marcinelle: una lezione ancora da imparare

Il presidente delle ACLI Olivero in Belgio per un incontro commemorativo, a 50 anni di distanza.
Roma, 14 dicembre 1006 - Il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero sarà sabato in Belgio, a Marcinelle, per ricordare, a 50 anni di distanza, la terribile strage della miniera di Bois du Cazier, in cui morirono, per un tragico incidente, 262 operai, di cui 136 italiani.
L’incontro commemorativo, promosso dalle Acli, sarà un’occasione per «riprendere il discorso sulla sicurezza dei lavoratori – ha affermato Olivero – e, in particolare, sullo sfruttamento del lavoro immigrato. Due temi ancora drammaticamente attuali».
«A 50 anni di distanza – ha aggiunto il presidente – dobbiamo ammettere con amarezza che la strage di Marcinelle rappresenta una lezione che non abbiamo ancora imparato»

domenica, dicembre 10, 2006

Liberazione: prima pagina per ricordare i morti sul lavoro. Troppi anche nel 2006


Oggi Liberazione ha dedicato la prima pagina alla insopportabile e continua lista dei morti sul lavoro. Uno scandalo che continua giorno per giorno. La scelta di pubblicare nome e cognome dei caduti sul lavoro nell'utimo anno ci ricorda che si tratta di persone, in gran parte giovani, e non di un fenomeno statistico. Anche il presidente Napolitano ne ha parlato nei mesi scorsi. E'arrivato il tempo di una svolta decisiva.

domenica, novembre 26, 2006

Incidenti su lavoro, Napolitano: catena va spezzata.

TORRE DEL GRECO, Napoli (Reuters) - Dopo che ieri quattro operai sono morti nell'esplosione di un impianto per l'olio in Umbria, oggi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha detto oggi che la "catena" delle cosiddette morti bianche "deve essere spezzata", e che non bisogna mai considerare questi episodi come "ordinaria amministrazione".
"Questa catena deve essere spezzata attraverso l'rintervento congiunto delle forze sindacali, delle forze di governo e... dell'opinione pubblica - ha detto Napolitano in margine a una cerimonia a Torre del Greco, comune dell'hinterland napoletano.
Il capo dello Stato ha ricordato le iniziative assunte recentemente per combattere il fenomeno degli incidenti sul lavoro, tra cui alcune misure contenute nel decreto Bersani e l'istituzione di una commissione parlamentare ad hoc.
"Non biosogna mai considerare questi terribili episodi come ordinaria amministrazione. Bisogna avere ogni volta la capacità di indignarsi, di allarmarsi e di reagire", ha detto il presidente.
Secondo i dati diffusi dall'Inail, nei primi quattro mesi del 2006 i morti sul lavoro sono stati 1.206, con un aumento del 4% sull'anno precedente.