lunedì, agosto 16, 2021

Anziani e Pensionati il punto a Pesco Sannita con Pasquale Orlando!

 


dalla prefazione del Prof. Giuseppe Acocella, magnifico Rettore dell'Università Giustino Fortunato. 

Il forte invecchiamento della popolazione, non più accolto come il sognato allungamento della vita e di una esistenza meno precaria – si è trasformata nella metafora del declino dell’intera comunità umana,  assumendo nei nostri giorni profili nuovi, al punto che l’essere oggi anziani sembra essere diventato un problema sociale come mai era stato avvertito. Del resto la profonda modificazione del significato e dell’incidenza della conoscenza, oltre che dei modi con i quali essa si forma e si trasmette, ha mutata la stessa rappresentazione della identità sociale e della funzione esercitata dall’anziano nelle diverse epoche e nelle diverse società (con riferimento all’anziano figura di saggio, o depositario delle conoscenze e delle competenze, o simbolo della famiglia e dell’autorità tra le generazioni, o invece soggetto improduttivo privo di risorse proprie, o equiparato al malato per la sua stessa vecchiezza). La questione più urgente – dominata dalla sproporzione che si consolida tra anziani cui corrispondere spesa per pensioni e giovani cui tocca produrre per consentire quella spesa, fino a ipotizzare il conflitto tra generazioni – è costituita dalle conseguenze di una necessità nuova: l’invecchiamento della società si accompagna ad un ringiovanimento di fatto dei singoli, creando una complicazione ulteriore nella relazione istituita tra età anagrafica e condizione di vita.

venerdì, giugno 12, 2020

Cinquant'anni fa qualcuno di noi affronto' la prima campagna elettorale con il motto: "La Campania non finisce a Capodichino"

Oggi, a 50 anni dalla nascita delle Regioni a statuto ordinario, e' ancora un progetto o soltanto un sogno? Il problema non si risolve tracciando un confine tra aree interne e fascia costiera ma affrontando la battaglia per integrare le diverse anime
di Robeto Costanzo
  http://www.gazzettabenevento.it/Sito2009/dettagliocomunicato2.php?Id=132465

Il 7 giugno del 1970 nascevano le Regioni a statuto ordinario (nel santino elettorale proprio del 1970 Roberto Costanzo è candidato con il numero 1 alla carica di consigliere regionale per la Democrazia Cristiana. Fu eletto ed entrò anche a far parte della Giunta con la carica di assessore regionale all'Agricoltura, una delega potente ed importante che Costanzo onorò con il suo impegno e la sua passione di sempre, ndd).
Tra entusiasmi e diffidenze.
Dopo cinquant'anni non è certamente positivo il resoconto, sebbene non del tutto negativo.
Il Covid-19 ci ha fatto capire che il cittadino comune diffida più della Regione che del Governo.
Vi è ancora un problema, ampiamente avvertito in tutt'Italia, che riguarda appunto la ripartizione di poteri e funzioni tra lo Stato e le Regioni; ed un altro, non meno grave, che è quello dei rapporti tra le varie aree di una stessa regione. Problema, quest'ultimo, che in Campania esiste dai tempi del Regno borbonico (la supremazia di Napoli).
Si tratta di divergenze ed incomprensioni che l'istituto regionale non ha saputo dirimere, con la conseguenza che, di tanto in tanto, una provincia come la nostra rispolveri impulsi secessionistici del tipo Molisannio (Benevento-Campobasso-Avellino) o Nuova Longobardia meridionale (Benevento-Avellino-Salerno).
Purtroppo, in diversi ambienti napoletani si crede ancora che la Campania inizi a via Caracciolo e finisca a Capodichino.
Cinquant'anni fa qualcuno di noi affrontò la prima campagna elettorale con il motto “La Campania non finisce a Capodichino” (è stato questo il titolo di uno dei primissimi libri di Roberto Costanzo ndr).
Oggi è ancora un progetto o soltanto un sogno?
Il problema, però, non si risolve tracciando un confine tra aree interne e fascia costiera ma affrontando con convinzione la battaglia per integrare le diverse anime che compongono la Campania, cominciando col rivedere la composizione del Consiglio regionale, che oggi non rappresenta equamente tutte le cinque comunità provinciali.
Trattasi di uno squilibrio che è stato accentuato dalla modifica dello Statuto della Regione e della relativa legge elettorale, approvati nel 2009 con qualche distrazione dei consiglieri regionali eletti in Irpinia e nel Sannio.
Sarebbe andata meglio se nel 2001 non fosse stata approvata quella stravolgente riforma costituzionale che, con il Referendum del 2016 non riuscimmo a correggere.
Oggi quasi nessun politico e pochi costituzionalisti si riconoscono nell'articolo 114 della Costituzione, così come modificato nel 2001.
Le Regioni, da rami della Repubblica, sono diventate sue radici, con la conseguenza di continui contrasti e divergenze tra Governo nazionale ed Organi regionali, soprattutto per la gestione della sanità, che ormai è diventata quasi di esclusiva competenza regionale: e così abbiamo ben venti diverse politiche per la salute.
Il presidente Mattarella, nella recente celebrazione del cinquantesimo della nascita delle Regioni, con la sensibilità che lo distingue, ha detto che "le diversità, se non utilizzate in modo improprio, sono un moltiplicatore di crescita civile, economica, culturale".
In questo tipo di diversità credono i veri regionalisti.
Ben pochi leader si pongono oggi il problema costituzionale della ripartizione di poteri e funzioni tra lo Stato e le Regioni, con tutte le buone intenzioni dell'attuale ministro del Sud, Giuseppe Provenzano, quando parla di “inadeguatezza del Titolo V della Costituzione...”
Ma dov'era Provenzano quattro anni fa quando facemmo la sfortunata campagna referendaria per modificare quel contestato Titolo V?
Fra tre mesi eleggeremo il nuovo Consiglio regionale: dobbiamo augurarci che tutte le forze politiche si dichiarino favorevoli ad una nuova legge elettorale volta a garantire “un'equa rappresentanza di tutte le comunità provinciali”:
Così come ebbi a scrivere il 26 febbraio 2009 su "Messaggio d'oggi".
Allora intendevo dire che il 20% dei seggi avrebbe dovuto essere ripartito, in quote uguali, tra le cinque provincie, ed il resto assegnato in rapporto al numero degli abitanti.
Tra alti e bassi, l'autonomia regionale non è sembrata finora dannosa al Paese, quando non ha mostrato tendenze isolazioniste e indipendentiste e quando ha saputo valorizzare la storia e la diversità delle comunità locali.
Quando ha posto la Regione come parte e non controparte dello Stato.

sabato, giugno 06, 2020

il 6 giugno moriva Bob Kennedy ma ci ha lasciato qualcosa.

Nato il 20 novembre 1925, Robert Francis Kennedy, chiamato amichevolmente anche Bob oppure Bobby, si laurea all'università di Harvard nel 1948, dopo una breve esperienza nella marina militare. Consegue la specializzazione in Legge all'Universita della Virginia nel 1951 e guida la campagna per le elezioni al Senato (1952) che vede candidato, poi vincente, il fratello maggiore John.

Robert Kennedy si costruisce un nome entrando tra i principali consulenti legale del senato che lavorano per le udienze del "Comitato anti-rackets", nel 1956. Lascia il comitato nel 1959 per guidare e sostenere la campagna presidenziale del fratello.

Durante la presidenza di John Fitzgerald Kennedy, Robert svolge un ruolo di consigliere chiave nelle questioni cubane dell'invasione della baia dei porci del 1961 e la crisi dei missili 18 mesi più tardi, nell'escalation dell'azione militare del Vietnam e la diffusione e l'allargamento del Movimento per i Diritti Civili e della relativa violenza di rappresaglia.

Robert Kennedy si costruisce un nome entrando tra i principali consulenti legale del senato che lavorano per le udienze del "Comitato anti-rackets", nel 1956. Lascia il comitato nel 1959 per guidare e sostenere la campagna presidenziale del fratello.

Durante la presidenza di John Fitzgerald Kennedy, Robert svolge un ruolo di consigliere chiave nelle questioni cubane dell'invasione della baia dei porci del 1961 e la crisi dei missili 18 mesi più tardi, nell'escalation dell'azione militare del Vietnam e la diffusione e l'allargamento del Movimento per i Diritti Civili e della relativa violenza di rappresaglia.


Robert Kennedy lascia il governo per un posto al Senato degli Stati Uniti, rappresentando New York. Viene eletto nel novembre del 1964 e quattro anni più tardi annuncia la sua candidatura per la presidenza.

Il 4 aprile, durante un viaggio promozionale ad Indianapolis, viene a conoscenza dell'assassinio di Martin Luther King. Durante il suo discorso Bob Kennedy chiede e sottolinea fortemente quanto sia necessaria una riconciliazione fra le razze.

Kennedy vince le primarie in Indiana e nel Nebraska, perde in Oregon e il 4 giugno 1968, la sua candidatura riceve una grande spinta con la vittoria in South Dakota e California. Ma dopo aver incontrato i suoi sostenitori quella stessa sera all'Ambassador Hotel di Los Angeles, Robert Kennedy viene assassinato con un colpo di pistola.

Robert Kennedy muore all'alba del 6 giugno 1968, a soli 42 anni. La sua salma riposa vicino a quella del fratello nell'"Arlington National Cemetery".

 

 

 Il 18 Marzo del 1968 Robert Kennedy pronunciava, presso l'università del Kansas, un discorso nel quale evidenziava l'inadeguatezza del PIL come indicatore del benessere delle nazioni economicamente sviluppate.

Tre mesi dopo veniva ucciso durante la sua campagna elettorale che lo avrebbe  probabilmente portato a divenire Presidente degli Stati Uniti d'America.

 

 

Quarant'anni fa, Robert Kennedy tenne un discorso sulla reale ricchezza delle Nazioni che metteva in discussione il PIL come misuratore del benessere di una nazione. Tre mesi dopo fu assassinato... Oggi l'economia è ancora incentrata sulla crescita del PIL.

 

Discorso sul PIL di Robert Kennedy del 18 Marzo 1968:

 

Non troveremo mai un fine per la nazione né una nostra personale soddisfazione nel mero perseguimento del benessere economico, nell'ammassare senza fine beni terreni.

Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell'indice Dow-Jpnes, nè i successi del paese sulla base del Prodotto Interno Lordo.  

Il PIL comprende anche l'inquinamento dell'aria e la pubblicità delle sigarette, e le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine dei fine-settimana.

Il PIL mette nel conto le serrature speciali per le nostre porte di casa, e le prigioni per coloro che cercano di forzarle. Comprende programmi televisivi che valorizzano la violenza per vendere prodotti violenti ai nostri bambini. Cresce con la produzione di napalm, missili e testate nucleari, comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica, si accresce con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte, e non fa che aumentare quando sulle loro ceneri si ricostruiscono i bassifondi popolari.

Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei valori familiari, l'intelligenza del nostro dibattere o l'onestà dei nostri pubblici dipendenti. Non tiene conto né della giustizia nei nostri tribunali, né dell'equità nei rapporti fra di noi.

Il PIL non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza né la nostra conoscenza, né la nostra compassione né la devozione al nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta.

Può dirci tutto sull'America, ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani.

https://studiandosulweb.jimdofree.com/classe-3-1/storia/kennedy-discorso-sul-pil/

Italia Viva Benevento: concentrati sui fatti concreti!

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giovedì, giugno 04, 2020

Videoconferenza di Cives e della Federazione Anziani e Pensionati delle Acli del Veneto con il ministro Elena Bonetti


http://www.gazzettabenevento.it/Sito2009/dettagliocomunicato2.php?Id=132210

Benevento, 02-06-2020 13:01____
Videoconferenza di Cives e della Federazione Anziani e Pensionati delle Acli del Veneto con il ministro Elena Bonetti
Ha avuto come tema: "Il dialogo intergenerazionale e la famiglia"
Redazione
  

Si è tenuto, a conclusione di alcuni appuntamenti di riflessione svolti recentemente, la videoconferenza promossa da Cives - Laboratorio di formazione al bene comune e la Federazione Anziani e Pensionati delle Acli del Veneto con il ministro della Famiglia, Elena Bonetti.
L'appuntamento digitale si inserisce nell'ambito del ciclo d'iniziative "Cives in dialogo" e ha avuto come tema: "Il dialogo intergenerazionale e la famiglia. Cinque domande al ministro della famiglia Elena Bonetti".
Gli intervenuti, introdotti da Pasquale Orlando di Sannio Social Factory che ha ricordato il percorso svolto in queste settimane dagli organizzatori sul tema degli anziani e delle famiglie, hanno dialogato con l'esponente governativo stimolandola su varie questioni.
Ettore Rossi, coordinatore di Cives, ha evidenziato le difficoltà dei giovani millennials, cioè i trenta-quarantenni, nel costruire una propria famiglia in un contesto sociale e lavorativo complesso e per essi penalizzante.
Francesco Roncone, segretario regionale Fap Acli Veneto, ha invitato ad una riflessione sui modelli innovativi di lavoro e di vita adottati durante l'emergenza Covid-19 con particolare attenzione alle fasce deboli della popolazione come gli anziani.
Italo Sandrini, presidente delle Acli provinciali di Verona, ha posto l'attenzione sulla mancanza di pragmatismo di alcuni provvedimenti governativi mentre Antonella Pontillo, dell'Ufficio Diocesano per la pastorale familiare, ha esortato alla costruzione di un futuro migliore passando per una migliore condizione di vita delle fasce giovanili.
Filiberto Parente, portavoce del Forum Regionale del Terzo Settore della Campania, infine, ha invitato ad adottare politiche più incisive per le famiglie in particolare attraverso l'introduzione del quoziente familiare.
Il ministro Bonetti ha risposto alle sollecitazioni dicendo: "Le vostre riflessioni colgono la progettualità integrata del nostro Ministero che si ritrova nel Family Act che vorrebbe essere quel progetto di riforma sostanziale delle politiche familiari del nostro Paese affrontato nella molteplicità delle dimensioni.
Tutto questo partendo da un aspetto sostanziale, ovvero che le famiglie rappresentano nel nostro paese le forme embrionali di comunità su cui la comunità più grande, il nostro paese, si costituisce.
Le famiglie, quindi, non sono solo somme d'individui a cui vanno riconosciute erogazioni singole, in virtù delle individualità delle persone, ma sono soggetti sociali che devono essere messe nelle condizioni di esprimere pienamente il valore che possono dare a livello sociale.
Questo si è dimostrato, ad esempio, in questa pandemia: le famiglie sono state il luogo del lavoro, della cura, dell'educazione, delle relazioni fondamentali.
La famiglia è anche il luogo del divenire di una persona, delle alleanze generative, dove le dinamiche di condivisione trovano la prima forma di esistenza, rispetto alle quali deve esserci una struttura sociale che poi permette alle famiglie stesse di contribuire a quella società ampia che la nostra Costituzione ha messo anche alla base della Repubblica.
"Nel nostro paese - ha continuato - c'è una fatica sostanziale delle fasce più giovani di proiettare se stesse nel futuro, ne è prova il calo demografico: questo è un sintomo di incapacità di speranza nel futuro perché la scelta della genitorialità è un scelta che proietta nel futuro e quando questa non c'è non si tratta di una scelta egoismo ma di avere un sistema-paese in grado di accompagnare lungo il cammino.
Vogliamo provare a dare degli strumenti per fare questo, a partire da misure stabili di politiche familiari come, ad esempio, l'assegno unico universale per i figli, che riconosce le famiglie come soggetti che creano valore sociale perché costruiscono cittadinanza.
Ma c'è anche un tema educativo legato alla possibilità di defiscalizzare le spese che le famiglie sostengono per l'educazione dei figli.
Accanto a questo, c'è un rafforzamento dei congedi parentali per donne e uomini al fine di promuovere una nuova corresponsabilità nella cura dei figli e delle persone non autosufficienti, capace di accompagnare il divenire delle persone che diventa un dovere sociale di tutta la comunità e non un fatto privato della famiglia.
Fondamentale è anche il tema del lavoro femminile che non può essere antitetico a quello della famiglia.
E' necessaria un’armonizzazione tra i tempi della famiglia e quelli dell'attività lavorativa, realizzando un modello fortemente umanizzante.
Il nuovo umanesimo della concretezza passa anche per quegli strumenti attraverso i quali le persone, nel lavoro, trovano una dimensione di cooperazione.
Un altro capitolo del Family act rivolto è alla promozione dell'autonomia e del protagonismo giovanile, attraverso la defiscalizzazione di attività formative, le iniziative di lavoro, la locazione abitativa per le giovani coppie.
E' stata istituita, nell'ambito del Ministero della Famiglia una task force, attraverso lo sguardo femminile, per la ripartenza del Paese, perché ci si è resi conto che soprattutto le donne di una certa età e in generale gli anziani hanno bisogno di un’alfabetizzazione digitale. Questo tema, per esempio, è un'opportunità per valorizzare un'alleanza con le nuove generazioni.
In questi mesi dell'emergenza Covid abbiamo fatto partire un progetto insieme con il Ministero per le Politiche Giovanili di 5 milioni di euro, attraverso il quale i giovani volontari si mettono a disposizione delle realtà del terzo settore per aiutare la popolazione anziana in tutte le attività di welfare leggero.
Ci riferiamo in particolare ad attività come l'andare a fare la spesa, recarsi dal medico ed anche in prospettiva pensare a questo scambio di competenze tra le generazioni.
In questo caso, abbiamo realizzato un progetto con il Ministero dell’Università e della Ricerca grazie al quale abbiamo ottenuto che esso riconosca crediti formativi universitari agli studenti che offriranno tale sostegno agli anziani per la didattica digitale.
In sintesi, con questo provvedimento, vogliamo mettere in campo un cambio di paradigma e in questo senso vogliamo assumerci una responsabilità grande come Paese per far fare un balzo storico a tutta la società".