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mercoledì, maggio 21, 2008

Incendio in una coop. sociale. «Montesarchio non è Gomorra»

DOPO L’INCENDIO DELLA MACCACARO
«Montesarchio non è Gomorra»

Esposito: il Comune ci aiuti a trovare una nuova sede


MARIA TANGREDI Montesarchio. «Montesarchio non è Gomorra». Così Ugo Esposito presidente della cooperativa Maccacaro, distrutta sabato notte da un incendio, ha titolato un manifesto. Un incendio di natura quasi certamente dolosa che ha completamente distrutto la sede della Maccacaro, a pochi giorni dall’inaugurazione nella sede della cooperativa, del centro studi «Lina Maddaloni». Una inaugurazione slittata più volte nei mesi scorsi sempre per gli atti vandalici che hanno danneggiato, in diverse occasioni, prima l’impianto di riscaldamento e poi la cabina elettrica. Atti che sono, appunto, coincisi sempre con l’inaugurazione del centro studi e quindi con il riavvio delle attività sociali nella comunità di Montemauro. Infatti, era già stato predisposto il programma delle iniziative per il 2008, comprendente anche l’istituzione di una commissione di studio per una proposta di legge sulla medicina del lavoro e la sicurezza nei posti di lavori ad integrazione della 626/94. Quest’ultimo attentato Esposito lo ritiene però, di chiaro stampo camorristico anche per le modalità. Un’attentato che per il presidente della Maccacaro «significa dover lasciare libero un territorio». E quindi, Esposito chiede di tenere un «simbolico Consiglio comunale nel salone attiguo alla Maccacaro rimasto ancora agibile, venerdì sera quando era prevista l’inaugurazione del centro studi». Un invito che Esposito rivolge anche ai consiglieri provinciali ed ai rappresentanti delle associazioni, oltre che ai cittadini «distratti - si legge sul manifesto - anche sabato notte, in sagre, feste e fuochi d’artificio». Per il dottore Esposito lo svolgimento di un consiglio comunale significa soprattutto «sottolineare che il territorio è sotto il controllo democratico delle istituzioni e non della camorra. In Valle Caudina non devono esistere zone franche. In altre parti della Campania è il sociale, con l’aiuto dello Stato, che toglie i beni alla camorra, e non viceversa». Dopo quest’ultimo attentato Esposito chiede quindi al Comune una sede per allestire il centro studi.

sabato, gennaio 26, 2008

Oggi Montesarchio in piazza per dire "no" alla discarica: «È una scelta dittatoriale»


Situazione pesante
Sabato Montesarchio in piazza per dire "no" alla discarica: «È una scelta dittatoriale»
Posti di blocco improvvisati: a uno di questi fermato un bus a cui sono state tagliate le ruote, dopo aver fatto scendere i passeggeri

NAPOLI - Dopo l'aoccupazione della statale Appia e dei binari della stazione, la popolazione della Valle Caudina si prepara a vivere una giornata di mobilitazione per dire «no» alla riapertura (definita «dittatoriale») della discarica di «Tre Ponti» di Montesarchio. In prima linea è sceso in campo il sindaco di Montesarchio, Antonio Izzo, che ha fatto affiggere locandine e manifesti in tutta la vallata «affinché la popolazione delle Forche Caudine possa far sentire la propria voce e non subire l'ennesimo schiaffo da Napoli». Per sabato mattina si sta organizzando, con la partecipazione di tutti i sindaci della Valle Caudina una marcia di protesta che partirà alle 8,30 da piazza Umberto a Montesarchio.

«La scelta scellerata, operata dal Commissario De Gennaro - è scritto in un manifesto -, di riaprire la discarica di Montesarchio, già chiusa ed in via di risanamento per accordi contrattuali assunti dallo stesso Stato e per una emergenza che perdura per precise colpe e negligenze di politici che non hanno saputo, né voluto governare con senso di responsabilità i propri territori - si legge nel manifesto - impone a noi tutti una presa di coscienza ed uno scatto d'orgoglio in difesa del nostro comune e della nostra Valle. Non possiamo accettare, avendo già pagato il nostro pesante tributo alla causa dell'emergenza rifiuti, che una decisione `dittatoriale¨, adottata da Istituzioni che stracciano accordi scritti e che distruggono per sempre la fiducia dei cittadini e la certezza del diritto, militarizzi i nostri territori, buttando nei liquami tutto cio' che generazioni operose di imprenditori hanno creato in termini di benessere e posti di lavoro».
Intanto la situazione si fa sempre più pesante. A un pullman di linea della «Air», bloccato ad uno dei posti di blocco allestiti dai manifestanti, sono stati tagliati li pneumatici. Il mezzo di trasporto è stato costretto a fermarsi e far scendere i passeggeri. «Anche io sono un lavoratore - ha commentato l’autista del mezzo - ma certi atteggiamenti vanno evitati».

venerdì, gennaio 25, 2008

"Dottò, Fuorigrotta sembra nu salotto". De Gennaro : piano non cambia di una virgola

"Dottò, Fuorigrotta sembra nu salotto". Qualche risultato, Gianni De Gennaro, comincia ad ottenerlo. Ma dal suo ufficio al secondo piano del comando logistico sud che affaccia su piazza Plebiscito, sa benissimo che la partita rifiuti è ancora tutta da giocare e da vincere. E infatti: "oggi il piano è un castello di carta, se lo tocco cade tutto - dice in un colloquio con l'ANSA -. Ma se riesco ad aprire una discarica diventa un castello di sabbia. E se poi allestisco anche un sito di stoccaggio allora il castello diventa di tufo. E così via, fino a quando il cemento armato avrà preso il posto della carta. E' evidente dunque che il piano non cambierà di una virgola". Il giorno dopo la caduta di Prodi, il commissario di governo del governo che non c'é più è al suo posto e della situazione politica a dir poco incerta sembra non interessarsi. "Io non conosco nessuno, vado avanti nel compito che mi hanno assegnato", dice. Domani sarà a Benevento, dove le proteste cominciano a montare per la riapertura imminente della discarica di Montesarchio. "Non sono ottimista ma fiducioso - spiega riferendosi non soltanto alla situazione nel beneventano -, sono convinto che riuscirò a far capire ai cittadini che la soluzione indicata è quella giusta e, soprattutto, che sono qui per restituire loro la fiducia nelle istituzioni". Perché, e De Gennaro lo sa bene, uno dei problemi principali è proprio la sfiducia della gente, che per anni si è vista fare promesse poi mai mantenute. E paradossalmente il suo compito è più facile degli altri commissari che lo hanno preceduto, che avevano un mandato più lungo e l'obbligo di predisporre anche un piano per l'intero ciclo dei rifiuti. "Io devo risolvere l'emergenza - conferma - e non è né la prima né l'ultima che ne affronto una. Poi è evidente che se c'é qualcuno che ha un piano per avviare in futuro un ciclo dei rifiuti virtuoso conviene innanzitutto a me assecondarlo, perché mi consente di raggiungere i risultati con meno difficoltà".

Dunque si prosegue sulla strada indicata: apriranno prima le discariche di Difesa Grande e Montesarchio e poi si comincerà ad allestire i siti di Marigliano, Ferrandelle, Pianura e Manifattura Tabacchi, contestualmente alla discarica di Villaricca. Perché è chiaro che i problemi maggiori sono quelli che riguardano Napoli e la provincia e quindi è necessario prima avviare il ciclo così come stabilito e poi affrontare i nodi più spinosi. "La situazione mi ricorda l'inizio degli anni novanta, quando mi diedero un pezzo di carta e mi dissero 'fai la Dia' - racconta -. Non avevo nulla, lo staff era composto praticamente soltanto da me. Con l'autista ci fermavamo in una traversa di via Barberini e in macchina scrivevo le relazioni. La differenza è che qui ho anche dovuto studiare, perché di mafia qualcosa sapevo, di rifiuti no".

sabato, dicembre 22, 2007

Montesarchio: inaugurazione del Centro studi intitolato a Lina Maddaloni.

Questa sera, alle ore 16,30, presso la Chiesa della Madonna del Carmine in località Montemauro, sarà celebrata una Messa in suffragio di Lina Maddaloni, assistente sociale impegnata nelle «Antenne sociali» istituite dalla legge 328 e fondatrice della Comunità terapeutica A.G. Maccacaro. Subito dopo la celebrazione religiosa, officiata da Don Carlo De Angelis, cappellano del carcere a custodia attenuata di Lauro di Nola, presso i locali della Comunità Maccacaro, sarà inaugurato il Centro studi intitolato a Lina Maddaloni. Nel corso della inaugurazione sarà presentata una mostra fotografica che rivive i momenti più importanti e significativi della vita di Lina Maddaloni che si è impegnata in politica, nel sociale e nella famiglia. Alla organizzazione della serata hanno collaborato l’Ufficio di Piano legge 328/00- ambito B2- l’associazione Acli Donna 2000, la Comunità la Sorgente e la Comunità «Il Castagno» ed il Comitato per il Primo soccorso. La serata sarà introdotta da Claudio Marotti dell’assessorato politiche sociali della regione Campania, vedrà come ospiti il sindaco Antonio Izzo, l’assessore all’ambiente del comune di Portici Giovanni Rea, il consigliere regionale e presidente della commissione Pubblica istruzione on. Luisa Bossa, il presidente della Gesco Campania Sergio D’Angelo, la coordinatrice dell’Ufficio di Piano Ambito BN2 Marilena Coletta, il consigliere comunale delegato al programma natalizio Geppino Mauriello, il vice presidente Acli provinciali Filberto Parente.
Nell’ambito delle manifestazioni natalizie, inoltre, dal 20 al 23 dicembre, presso la Biblioteca Comunale sarà possibile visitare una mostra fotografica dal titolo «Da Portici a Montesarchio» che documenta tutte le attività svolte dalla Comunità Terapeutica «A.G. Maccacaro» dal 1988 ad oggi.

domenica, maggio 06, 2007

Welfare: così si muore di burn out. anche per chi lavora nel sociale il lavoro mette a rischio la vita.

Emergenza lavoro. Lina era un'assistente sociale, stroncata dal troppo stress. «Basta poco e questo lavoro ti manda in tilt», denuncia oggi il marito.

Ugo Esposito ne è convinto: sua moglie è morta sul lavoro, di lavoro. Come quelli che sono volati giù da un'impalcatura a Brescia, o come i carabinieri in Iraq. Solo che lei, Lina Maddaloni, faceva l'assistente sociale a Benevento. «Morire di welfare» a 45 anni, dopo 20 di precariato è possibile. Di più, è comune, secondo Ugo Esposito. Per questo ha scritto al Presidente della Repubblica, per chiedere che il primo maggio, nelle manifestazioni di Napoli, Roma e Benevento anche Lina fosse ricordata tra le vittime del lavoro.
Stress e burn out: questi i rischi maggiori per chi lavora nel sociale. Il lavoro sembra non finire mai: si spinge oltre, non solo in termini di orari, e coinvolge tutta una vita. Racconta Esposito, anche lui impegnato nel sociale come medico del lavoro: «Per il lavoro di mia moglie abbiamo avuto una macchina incendiata, telefonate notturne e minacce di ogni genere». «Quando entri nella vita della gente, nelle loro case», aggiunge, «poi vengono sempre a cercare te, non il sindaco o il ministro ». Spendersi come persone, essere punti di riferimento significa anche questo, oltre che non timbrare cartellini e non avere orari. Nemmeno Lina ne aveva. «La notte in cui è morta di infarto era stata in piedi fino all'una per discutere con una mamma tossicodipendente che chiedeva alle suore che avevano in custodia la figlia un incontro per Natale ». Lina in mezzo, come sempre, tra due fuochi: il desiderio legittimo di una madre e la preoccupazione per la serenità di una bambina. «Quando poi abbiamo deciso di “staccare la spina sociale” e andare a dormire», racconta il medico, «si è addormentata serena, accanto a me». Poche ore dopo, l'infarto e la morte, pochi mesi fa. Lina lavorava più di 10 ore al giorno. Sempre in macchina, su un territorio grande come tre province. Per poco più di 600 euro al mese. Ogni sei mesi, un nuovo contratto. Inesistente per la legge 626: non aveva diritto a nessuna visita medica, nessun tipo di prevenzione.

È il dramma di chi lavora nel sociale, spiega Esposito: «In tutti gli altri settori, il rischio è quantificabile. Per noi, invece, il rischio è totale proprio perché non si conosce». Quantificare il rischio non si può, ma farlo conoscere sì. Per questo lo scorso 22 aprile alla manifestazione per la regolarizzazione dei contratti nel sociale di Napoli, ha distribuito 1.500 cartoline con il testo della lettera inviata a Napolitano. Per questo, ha deciso di organizzare assieme alle Acli e Gesco Campania per il 22 maggio una giornata di riflessionne dal titolo «Di welfare si muore».

di Daniela Verlicchi (verlicchia@hotmail.com)da Vita non profit online