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mercoledì, marzo 31, 2010

Lavoro, Napolitano non firma la riforma: servono più garanzie sui licenziamenti

Giorgio Napolitano

ROMA (31 marzo) - Poche garanzie per i lavoratori e testo troppo eterogeneo su norme delicate. Per questi motivi il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non ha firmato il disegno di legge che riforma alcune parti del diritto del lavoro - tra cui anche l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che disciplina i licenziamenti - voluto dal governo e approvato nei giorni scorsi dal Parlamento. Il provvedimento sul lavoro è la prima legge che Napolitano rinvia alle Camere. A provocare lo stop del Quirinale è stata fra l'altro la nuova procedura di conciliazione e arbitrato introdotta dal provvedimento, che di fatto incide sulle norme dell'articolo 18.

In particolare la norma finita nel mirino del Colle è l'articolo 31 del testo approvato dal Parlamento. Si prevede che già nel contratto di assunzione, in deroga dai contratti collettivi, si possa stabilire che in caso di contrasto le parti si affidino a un arbitrato. Il timore è che al momento dell'assunzione il lavoratore sia cotretto ad accettare la via dell'arbitrato, che lo garantisce di meno rispetto, al contratto tradizionale che prevede l'articolo 18 e quindi la tutela per chi è licenziato senza giusta causa.

Il capo dello Stato, spiega una nota del Quirinale, non ha firmato il provvedimento intitolato "Deleghe al Governo in materia di lavori usuranti, di riorganizzazione degli enti, di congedi, aspettative e permessi, di ammortizzatori sociali, di servizi per l'impiego, di incentivi all'occupazione, di apprendistato, di occupazione femminile, nonché misure contro il lavoro sommerso e disposizioni in tema di lavoro pubblico e di controversie di lavoro", a causa della «estrema eterogeneità della legge e in particolare dalla complessità e problematicità di alcune disposizioni - con specifico riguardo agli articoli 31 e 20 - che disciplinano temi, attinenti alla tutela del lavoro, di indubbia delicatezza sul piano sociale».

Servono precise garanzie. Il presidente della Repubblica, a norma dell'articolo 74, primo comma, della Costituzione, ha chiesto quindi alle Camere una nuova deliberazione sulla riforma del lavoro. In particolare Napolitano, continua la nota, ha «ritenuto opportuno un ulteriore approfondimento da parte delle Camere, affinché gli apprezzabili intenti riformatori che traspaiono dal provvedimento possano realizzarsi nel quadro di precise garanzie e di un più chiaro e definito equilibrio tra legislazione, contrattazione collettiva e contratto individuale».

Successivamente ambienti del Quirinale hanno fatto notare che nel comunicato del presidente della Repubblica non si fa riferimento all'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, poiché le questioni sollevate - come risulterà evidente dalla lettura del messaggio del Capo dello Stato al Parlamento - riguardano la necessità di più ampi adeguamenti normativi che vanno ben al di là di quel tema specifico.

Il governo terrà conto dei rilievi mossi dal capo dello Stato. Lo ha detto, intervistato dal Tg1, il titolare del Welfare Maurizio Sacconi. «Rispetto la decisione» del presidente Napolitano di non firmare il disegno di legge, ha affermato il ministro. «Il capo dello Stato chiede un ulteriore approfondimento da parte del Parlamento che - ha assicurato - ci sarà». Come governo, «proporremo alcune modifiche che mantengano in ogni caso un istituto che lo stesso presidente della Repubblica ha apprezzato».

«È nel suo potere rimandare alle Camere» una legge, «io non ho nulla da eccepire». Così il ministro dell'Interno Roberto Maroni ha commentato - nel corso di un'intervista a Sky Tg24 - la decisione del presidente della Repubblica. «Il problema è quello dei cosiddetti decreti omnibus - ha aggiunto Maroni - ma io non ho seguito direttamente il provvedimento».

«Apprezziamo la decisione del presidente della Repubblica di rinviare alle Camere l'esame del ddl lavoro». Lo ha detto Cesare Damiano, capogruppo Pd in commissione Lavoro della Camera. «Anche in questo caso - rileva - ci troviamo di fronte a motivazioni rigorose e argomentate che fanno riferimento alla eterogeneità delle norme contenute nel provvedimento e alla loro delicatezza, viste le ricadute sulle tutele del mondo del lavoro. Come Pd - annuncia - ripresenteremo i nostri emendamenti respinti dal governo, a partire da quelli relativi al tema dell'arbitrato secondo equità».

«Finalmente il Presidente della Repubblica batte un colpo e rimanda alle Camere la legge che voleva modificare, anzi svuotare lo Statuto dei lavoratori»: lo afferma Antonio Di Pietro, leader dell'Idv.

«La Cgil esprime soddisfazione e apprezzamento per la decisione del Quirinale». È quanto afferma il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani. «È una decisione - prosegue - che conferma le considerazioni della Cgil sugli aspetti critici del provvedimento». Epifani ha più volte sostenuto che il provvedimento «riduce i diritti di chi lavora».

mercoledì, marzo 04, 2009

Sondaggio del Mattino sull'età pensionabile delle donne. Cisl e CGIL contrarie all'innalzamento.



Roberto Bonanni, leader della Cisl boccia la proposta di innalzare l'età pensionabile delle donne nel pubblico impiego: «La Cisl non condivide la decisione del Governo nè nel merito nè nel metodo».



In una nota il segretario generale aggiunge: «Per la Cisl è inammissibile che su un tema delicato come quello delle pensioni, il Governo abbia deciso unilateralmente, senza aprire un confronto con il sindacato, come si è sempre fatto per tutti gli interventi sulla previdenza».

Quanto al merito, prosegue il leader della Cisl, «si tratta di una decisione sbagliata che ci riporta indietro negli anni, introducendo criteri di accesso differenziati alla pensione di vecchiaia per le lavoratrici pubbliche rispetto a quelle private. Il Governo può contrastare la sentenza della Corte di Giustizia europea facendo presente che il regime pensionistico pubblico non è un regime professionale distinto da quello legale generale.

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Al no della Cisl anche l'altolà della Cgil: «Continuo a pensare che la scelta di innalzare l'età pensionabile per le donne sia una scelta che non va bene. L'intervento sulle pensioni non va bene nel metodo perchè è la prima volta che viene presa una decisione del genere senza sentire il sindacato». Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, a margine dell'assemblea dei delegati della Cgil Lombardia. Epifani ha spiegato inoltre che la scelta è sbagliata anche nella tempistica in quanto avviene proprio in un momento di grave crisi e significa «scaricare il costo della crisi due volte sul mondo del lavoro e tre volte sulle donne lavoratrice».

domenica, novembre 16, 2008

Brunetta esagera e poi uno si butta a sinistra.

Statali/ Brunetta: Fannulloni a sinistra,Cgil irresponsabile
Epifani: "Ne dia prova, se non lo fa è un bugiardo"


Montecatini Terme, 16 nov. (Apcom) - Dove stanno i fannulloni Per il ministro Renato Brunetta "spesso stanno a sinistra", e la polemica divampa. Il titolare del dicastero della Pubblica Amministrazione ha infiammato la giornata conclusiva del congresso dei 'Circoli del Buongoverno' di Marcello Dell'Utri: "Stiamo cambiando l'Italia", ha affermato dal palco di Montecatini Terme, rivendicando tra l'entusiasmo e gli applausi scroscianti della platea di aver "toccato i santuari del potere della sinistra" con una riforma orientata all'efficienza che "non poteva non turbare i sogni dei fannulloni".

Brunetta ha ricordato che il sistema dei servizi pubblici, malgrado le negligenze dello Stato e dei dirigenti, "è andato avanti sul buonsenso, sull'orgoglio, sull'onore, sul senso di responsabilità di tanti dipendenti pubblici che hanno continuato comunque a fare il loro mestiere", e che il ministro ha ringraziato. I suoi nemici, ha affermato, non sono i cittadini ("Il Paese è con me!", ha detto fra gli applausi), e forse nemmeno i sindacati "che pensavano di essere i fichi del bigoncio" e ora si trovano spiazzati. Contro di lui, ha spiegato, c'è solo "un pezzo del Paese", ovvero "il Paese delle rendite e dei poteri forti, quello dei fannulloni, che spesso stanno a sinistra". Un dolore per lo stesso Brunetta, che ha ribadito di sentirsi uomo di sinistra, "un socialista che sta in Forza Italia".

Il socialista del Ps Bobo Craxi, commentando l'intervento, ha definito "superficiali e faziose" le considerazioni sugli statali, a dimostrare "la mancanza di serenità e di equilibrio necessari a svolgere il compito di ministro". Perplesso anche il ministro ombra del Pd Linda Lanzillotta, secondo cui la lotta ai fannulloni non può essere "nè di destra nè di sinistra", e se diventerà il pretesto per uno 'spoil system' politico "la nostra opposizione e la nostra azione di denuncia - ha affermato - saranno durissime".

A tuonare è stato, soprattutto, il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, intervistato da Lucia Annunziata a 'In Mezz'ora': "Ci dia prova di quello che afferma, perché se non lo fa è un bugiardo", ha detto alle telecamere di Raitre.

Proprio la Cgil, poco prima, era stata attaccata dallo stesso Brunetta per l'atteggiamento tenuto nella vertenza del pubblico impiego: "In una democrazia bisogna tener conto anche di loro, ma il 7-14% mi sembra ben lontano dal 51%, e quindi si va avanti", aveva detto della partecipazione allo sciopero: "In un momento così difficile - aveva aggiunto Brunetta - il sindacato dovrebbe avere una attitudine responsabile e costruttiva. Cisl, Uil, e altri sindacati l'hanno avuta: la Cgil non l'ha ancora, spero che ce l'abbia".

sabato, gennaio 19, 2008

Vogliamo bene alla campania. Contro la crisi dei rifiuti la campania civile con le esperienze di cittadinanza responsabile.


Michele Buonomo: ''L'emergenza in Campania non è un destino ineluttabile ma il frutto di incapacità politiche e amministrative, eppure una Campania diversa è possibile, ed esiste già''

Napoli, 19 gen. - (Adnkronos) - ''Diamo voce a 'chi vuole bene la Campania'. Basta con l'incapacita' delle amministrazioni, con la pressione delle ecomafie, con un'emergenza commissariale perenne: liberare al piu' presto la Campania dai rifiuti si deve e si puo'''. Lo ha affermato Michele Buonomo, presidente di Legambiente Campania in occasione della manifestazione nazionale promossa a Napoli oggi con corteo, alle 14,30, tra Piazza Carita' e Piazza Municipio e alla quale hanno aderito decine di associazioni, organizzazioni e comuni virtuosi, tra cui Acli, Arci, Wwf, Cia e Coldiretti, Cgil, Cisl e Uil, i parchi nazionali e regionali, Libera, Nuova Ecologia ed i consorzi per il recupero dei rifiuti.

''L'emergenza rifiuti in Campania non e' un destino ineluttabile ma il frutto di incapacita' politiche e amministrative - spiega Buonomo - eppure, una Campania diversa e' possibile, ed esiste gia'. E' quella dei 145 Comuni che raccolgono in maniera differenziata almeno il 35% dei rifiuti urbani, con picchi fino al 90%, e li avviano al riciclaggio al pari delle migliori esperienze del Nord Italia. Ma anche quella di numerose aziende, capaci di costruire e gestire impianti di riciclaggio, tecnologicamente avanzati, che sono costrette, paradossalmente, a importare contenitori in plastica, vetro, carta e cartone da fuori regione per far funzionare a regime i loro impianti''.

''Sappiamo che l'emergenza rifiuti si puo' risolvere se si completa e ammoderna tutta la filiera impiantistica necessaria per realizzare il ciclo integrato dei rifiuti a partire da politiche di riduzione dei rifiuti, di raccolta differenziata spinta, fino al riciclo delle materie prime-seconde e al recupero energetico coinvolgendo i cittadini nelle scelte. Noi vogliamo bene a questa terra e non accettiamo che venga maltrattata e oltraggiata'', conclude Buonomo.



I comuni ricicloni
Legambiente ha deciso di passare in rassegna i comuni virtuosi che non hanno conosciuto l'emergenza rifiuti come in altre parti della regione.

Da Athena Lucana (Salerno) con il 97% della raccolta differenziata e Rofrano (Sa) con il 92%, fino ai grandi comuni come Mercato San Severino (Sa), oltre 20 mila abitanti e 54% di raccolta differenziata; ma anche Scafati (Sa), oltre 48mila abitanti con il 39,6%. Sono 145 i comuni, spiega una nota, che nel 2006 hanno superato l'obiettivo minimo del 35% previsto dal decreto Ronchi, di cui ben 75 comuni con percentuale al di sopra del 50%.

Legambiente ricorda anche altri comuni virtuosi: Vallesaccarda in provincia di Avellino con il 78% di raccolta differenziata, Padula (Sa) con il 69%. Pontecagnano (Sa) circa 24 mila abitanti raggiunge quasi il 50% di raccolta differenziata, Nola in provincia di Napoli circa il 32%. Tra gli altri, Cava dei Tirreni, circa 54mila abitanti e una raccolta differenziata pari al 26% e San Giuseppe Vesuviano (Napoli) 26mila abitanti con il 23% di raccolta differenziata.

"I comuni ricicloni - sottolineano il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza e il presidente di Legambiente Campania, Michele Buonomo - rappresentano l'avamposto di una Campania più moderna e più pulita: hanno imparato a trattare bene i rifiuti, creando, economia e lavoro. Insomma hanno saputo trasformare i rifiuti da problema a risorsa".

"Nella realtà - proseguono - la soluzione per uscire dall'emergenza esiste: estendere al territorio campano, cominciando da Napoli, l'esperienza dei comuni ricicloni, completare l'impiantistica regionale realizzando almeno20 impianti di compostaggio e chiudere con i 14 anni di commissariamento che hanno deresponsabilizzato la politica nazionale, regionale e locale".

pasquale orlando: Le Acli napoletane aderiscono alla manifestazione di Legambiente “Voler bene alla Campania”

venerdì, agosto 24, 2007

L'ADDIO A TRENTIN SUI QUOTIDIANI

(AGI) - Roma, 24 ago. - Si e' spento ieri ad 81 anni, a Roma, l'ex segretario della Cgil Bruno Trentin. 'Addio Bruno' il titolo che apre la prima pagina dell'Unita' che lo definisce 'un grande innovatore del sindacato e della sinistra' e sulla quale spicca il ricordo di Gugliemo Epifani dal titolo 'Dalla parte dei lavoratori': 'La sua lezione, la sua eredita' sta soprattutto nell'aver rifondato l'identita' della Cgil, di averla basata sul programma, non piu' sull'appartenenza per logiche di partito'. Sulla prima pagina del Messaggero il cordoglio di Franco Marini che ricorda come con Trentin abbia 'vissuto momenti difficili, importanti, decisivi per la vita di questo Paese, per il movimento sindacale, per i lavoratori'. E individua tre caratteristiche per ricordarlo: quello di essere stato un 'intellettuale, 'che metteva al servizio del sindacato, in un periodo duro come quello tra il '70 e l'80, la sua grande preparazione, la sua sensibilita'', un uomo di 'rigore morale' che 'proveniva dall'esperienza vissuta nella Resistenza' e dalla 'grande esperienza internazionale': 'La sua forza intellettuale, la sua cultura, il rigore morale - scrive il presidente del Senato - ne facevano un vero sindacalista. Un uomo che, pur con posizioni diverse dalle mie, aveva un obiettivo preciso, quello di trovare soluzioni, non di cavalcare posizioni estreme'. 'Addio a Trentin, marxista critico' il titolo sulla prima pagina della Stampa (che intervista Cesare Damiano: 'Come Di Vittorio sapeva parlare a chi e' in fabbrica'), 'Addio a Bruno Trentin, e' stato uno dei padri del sindacato moderno' quello di Repubblica.

sabato, agosto 04, 2007

Welfare: Acli, "equilibrato" il Protocollo d'intesa

Il presidente Olivero: «Attendiamo la traduzione dell’accordo in legge. Non vengano tradite le intenzioni annunciate. Ma si allarghi il confronto istituzionale al Terzo Settore»

Giudizio sostanzialmente positivo delle Associazioni cristiane dei lavoratori italiani sul Protocollo d’intesa su “previdenza, lavoro e competitività” siglato nei giorni scorsi da governo e parti sociali, “per l’quità e la crescita sostenibili”. «Un documento equilibrato - secondo il presidente delle Acli Andrea Olivero – innanzitutto per la sua organicità, che tiene sostanzialmente insieme, in un quadro complessivo non ancora in ordine, le ragioni di equità sociale e compatibilità economico-finanziarie». «La volontà e la decisione di guardare ai problemi nel loro insieme – afferma Olivero –, in una prospettiva che travalica la stessa legislatura, è l'unico modo appropriato per affrontare riforme di questa portata».

Bene anche, per le Acli, «il tentativo di porre in essere un riequilibrio tra le generazioni». «Finalmente – commenta Olivero - si pone con decisione il problema dei giovani, toccando alcuni punti chiave per dare speranza ai lavoratori flessibili: copertura figurativa piena, totalizzazione, accesso al credito, riscatto della laurea...». «Certo – continua il presidente delle Acli – mentre riguardo alle pensioni da erogare nei prossimi anni si è stati attenti al dettaglio, con risultati sostanzialmente equi (con qualche distinguo per i lavoratori autonomi), per quanto riguarda i giovani il protocollo poteva osare di più, ponendo ad esempio riferimenti più precisi rispetto alle misure previdenziali volte a garantire l'entità delle future pensioni».

«Sarebbe stato utile in questo senso allargare il confronto alle rappresentanze dei giovani e in particolare del Terzo Settore – critica Olivero –. Avremmo avuto probabilmente meno polemiche e ricatti politici e più proposte concrete e coraggiose per il futuro del Paese. Il Terzo settore in questi anni è stato il più importante gestore, insieme allo Stato, del welfare italiano, e ha la titolarità secondo noi per partecipare ai tavoli di concertazione sociale».

Sullo lo scontro politico in corso e le annunciate battaglie d’autunno, il presidente delle Acli commenta: «Noi attendiamo la traduzione dell’accordo in legge. Augurandoci che non vengano tradite le intenzioni annunciate e riservandoci un giudizio più articolato sui singoli punti. Ben venga quindi, in autunno, il dibattito politico su questi temi, perché sono quelli veri, intorno ai quali si concentrano necessità e aspettative dei cittadini. Ma si allarghi il confronto istituzionale al Terzo Settore. Nessuna importante riforma del welfare può essere fatta senza coinvolgere anche quelle forze che, più dinamiche e innovatrici perché maggiormente a contatto con i problemi ed i territori, possono creare opinione pubblica e consenso sociale».

lunedì, giugno 25, 2007

«In Italia sono povere 11 famiglie su 100»

Studio della Cgil: nel Mezzogiorno indigente un quarto della popolazione
«In Italia sono povere 11 famiglie su 100»
Sempre più nette le sperequazioni nella distribuzione del reddito: o troppo ricchi o nullatenenti

ROMA – In Italia ci sono troppe famiglie che non riescono ad arrivare alla fine del mese. In condizioni di indigenza si troverebbero addirittura 11 famiglie su 100, almeno secondo lo studio Spi Cgil-Cer sulle politiche sociali e gli indicatori del benessere, giunto alla quindicesima edizione e presentato lunedì al centro congressi Frentani con la partecipazione del ministro della Solidarietà Sociale Paolo Ferrero. Se nell’Italia del 2007, in media, la povertà coinvolge l'11% delle famiglie italiane (e il 13% degli individui), nelle macroaree geografiche più svantaggiate la situazione è ancora peggiore: nel Mezzogiorno è un quarto delle famiglie a non farcela a fine mese. La Cgil insiste su un concetto: quella evidenziata dallo studio è «povertà diffusa», se è vero che il reddito familiare medio delle famiglie posizionate in fondo alla scala distributiva è inferiore a 5 mila euro annui, un valore che rappresenta una soglia di sussistenza.
RICCHI E POVERI - Il nostro Paese si caratterizza poi per un’ampia sperequazione nella distribuzione del reddito (lievemente diminuita nella seconda metà degli anni '90, per tornare ad aumentare nel decennio attuale). Ovvero c’è chi è molto ricco e chi è molto povero. Siamo superati in questa particolare classifica solo dal Portogallo, e in linea con la Grecia e la Slovacchia, molto distanti dall'esempio virtuoso della Svezia, ma anche da tutti gli altri paesi dell'Europa continentale.
PRIVAZIONI - Un ulteriore aspetto che penalizza l'Italia nel confronto internazionale è la maggiore diffusione della cosiddetta «privazione di base», cioè ci sono molte famiglie che non hanno la possibilità di disporre di alcune facoltà essenziali, come la possibilità di riscaldare la casa in modo adeguato, effettuare almeno un periodo di vacanza durante l'anno, sostituire i mobili di casa, acquistare vestiti nuovi, mangiare carne, pollo o pesce con regolarità, uscire con gli amici, pagare le bollette. Questa privazione è in Italia persistente, tende cioè a mantenersi nel tempo, più di quanto non avvenga negli altri paesi. Accentuando le sperequazioni distributive fra chi è sopra e sotto le soglie di povertà. Insomma, la vulnerabilità dei cittadini sembra essere in Italia più accentuata che altrove.

martedì, giugno 12, 2007

PENSIONI: 200.000 IN PIAZZA. I NONNI CON I NIPOTI. BONANNI: VOGLIAMO RISULTATI


Sono circa 200.000 i pensionati scesi oggi nelle piazze delle principali città italiane per protestare contro la perdita di potere d'acquisto delle pensioni e per una legge sulla non autosufficienza. La stima è della Uilp-Uil, sulla base delle manifestazioni organizzate unitariamente con Spi-Cgil ed Fnp-Cisl.
POLIZIA DISPERDE CAPANNELLI Al termine della manifestazione dei pensionati svoltasi in Piazza Santi Apostoli a Roma, le forze dell'ordine hanno disperso alcuni capannelli di manifestanti che a gruppi, protestando, si stavano avvicinando a Palazzo Chigi. Un comportamento, quello delle forze dell'ordine, che ha provocato la reazione indignata del segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni. "Sono dispiaciuto e preoccupato per il comportamento delle forze dell'ordine - ha detto Bonanni - pretesto fortemente per un comportamento inqualificabile verso pensionati e persone anziane che non facevano altro che protestare. Quando vengono tollerati gli ultras negli stadi ed i black block". Bonanni ha sottolineato che le forze dell'ordine, nel breve tragitto che da Piazza Santi Apostoli porta a Palazzo Chigi, hanno imposto ai pensionati "di togliersi cappelli e chiudere ombrelli che portavano le insegne sindacali". Un atto gravissimo per il quale - ha assicurato il leader sindacale - "protesteremo formalmente con il ministro degli interni Giuliano Amato. Vogliamo ragione - ha concluso - di un comportamento inqualificabile, di un zelo eccessivo che viola le libertà più elementari".

BONANNI: PRODI MANTENGA PAROLA, ALTRIMENTI CONFLITTO "Noi vogliamo che la parola data da Prodi venga mantenuta. Altrimenti andremo al conflitto col Governo". E' quanto afferma il segretario generale della Cisl Bonanni in vista dell'incontro sul Dpef di venerdì prossimo tra l'Esecutivo e le Parti Sociali. In particolare - secondo il leader sindacale - nel Dpef non potranno mancare misure riguardanti "la rivalutazione delle pensioni più basse, gli ammortizzatori sociali e la contrattazione di secondo livello".

VOGLIO RISULTATI SE NO NESSUN ALTRO ACCORDO Il confronto in atto fra Governo e parti sociali sul tema delle pensioni deve ottenere come risultato almeno la rivalutazione delle pensioni più basse, dei coefficienti di trasformazione "affidabili" e un vero decollo della previdenza integrativa. Se no la Cisl "non è disposta a discutere nessun altro accordo". Ad affermarlo - a margine della manifestazione dei pensionati a Roma - è lo stesso segretario generale del sindacato di via Po, Raffaele Bonanni, che guarda ai tavoli aperti col Governo su welfare, sviluppo e P.A. e al confronto di venerdì prossimo sul Dpef. "O otteniamo questi risultati - ha detto infatti Bonanni - o non siamo disposti a discutere nessun altro accordo". I pensionati - ha aggiunto - dopo "aver costruito l'Italia e averla sviluppata, si trovano ora con un pugno di mosche, con pensioni falcidiate dall'inflazione, che hanno perso il 30%" del loro potere d'acquisto. Per questo la Cisl "chiede la rivalutazione delle pensioni più basse e una legge sulla non autosufficienza, che interessa oltre 3 milioni di soggetti, perché le famiglie non ce la fanno più". La trattativa col Governo quindi, prima che si cominci a parlare di Dpef - secondo Bonanni - "deve concludersi con la rivalutazione delle pensioni, con coefficienti di trasformazione più affidabili e con una vera previdenza integrativa. Sono questi - ha concluso - i 3 pilastri per reggere la quantità necessaria a garantire delle pensioni dignitose".

martedì, giugno 05, 2007

Senza Padrone/Sin patron - Storie di fabbriche recuperate dai lavoratori

Mercoledì 6 giugno 2007 alle ore 11.30 presso la sede della Uil Campania a Napoli (Piazzale Immacolatella Nuova, 5 - interno Porto Varco Duomo), si terrà la tavola rotonda L’impresa diversa e autogestita. L’incontro è organizzato da Gesco in occasione della presentazione in anteprima a Napoli del libro Senza Padrone/Sin patron - Storie di fabbriche recuperate dai lavoratori (Gesco edizioni, maggio 2007).
Interverranno alla tavola rotonda: Pietro Cerrito, segretario regionale Cisl; Anna Rea, segretario regionale Uil; Michele Gravano, segretario regionale Cgil; Corrado Gabriele, assessore al Lavoro Regione Campania; Sergio D’Angelo, presidente di Gesco; Oreste Ventrone, sociologo, curatore del libro Senza padrone / Sin patrón; Guido Piccoli, giornalista e scrittore, autore delle storie italiane di Senza padrone / Sin patrón.

Senza padrone / Sin patrón - Storie di fabbriche e imprese recuperate dai lavoratori, a cura di Oreste Ventrone (Gesco Edizioni, maggio 2007) racconta le storie di alcune imprese recuperate dai lavoratori argentini, dopo la crisi finanziaria dei primi anni di questo nuovo millennio. A queste, raccolte dal collettivo dei giornalisti della Editorial LaVaca, sono affiancate le storie di imprese rimesse in funzione ancora prima della crisi argentina, in Italia, grazie ad una legislazione più sensibile, con meno clamore, ma con altrettanta tenacia. Il libro propone anche un’intervista a Naomi Klein e Avi Lewis sul movimento argentino, e diverse riflessioni sulle questioni del diritto al lavoro e della proprietà dei mezzi di produzione, ancora più attuali nell’era della globalizzazione.
Il libro contiene scritti di Sergio D’Angelo, Marco Musella e Salvatore D’Acunto, di Patricio Narodowski e Maria Victoria Deux. La traduzione delle storie argentine e la redazione di quelle italiane sono curate da Guido Piccoli.
Per informazioni: Teresa Attademo 081 7877516 interno 243 Ida Palisi interno 218

domenica, aprile 29, 2007

Napoli: 1 Maggio a Pomigliano per ripartire dal lavoro.

Quest'anno CGIL-CISL-UIL hanno deciso di svolgere il corteo per la celebrazione della Festa dei Lavoratori del 1° Maggio a Pomigliano.
Tale scelta racchiude l'esempio più profondo di quella lotta che il Sindacato non ha mai interrotto per la legalità, lo sviluppo, la coesione sociale, per il riscatto dei cittadini del Mezzogiorno che non si rassegnano bensì combattono per affermare i valori del Lavoro. Tra l’altro, quest’ultimo periodo, è stato caratterizzato da numerose morti sui luoghi di lavoro: segnale evidente di precarietà e mancanza di diritti.
In queste settimane, in particolare, i Sindacati Confederali hanno avviato un percorso di assemblee in tutti i luoghi di lavoro su alcuni punti programmatici che sono oggi oggetto di confronto con il Governo e sui quali, dati i Temi (Sviluppo, Welfare, Lavoro), occorre esercitare democrazia attraverso la partecipazione.
Per tali ragioni la scelta di Pomigliano, si configura come il rafforzamento delle parole d’ordine con le quali si indice la Manifestazione Nazionale “ Ripartire dal Lavoro”.
Data l'importanza di tale evento, nella riconferma della condivisione dei valori della Festa dei Lavoratori che ormai da anni vedono la comune partecipare alla manifestazione, vi informiamo che il corteo partirà dalla stazione della Circumvesuviana di Pomigliano e si concluderà con un concerto nella Villa Comunale.

Si invitano, intanto, tutti gli iscritti a partecipare al corteo ed a estendere l'invito a colleghi, amici e simpatizzanti, per rappresentare degnamente il nostro impegno quotidiano sul territorio anche in occasione di questa data così importante dal rilievo storico ed internazionale.

venerdì, aprile 27, 2007

1° Maggio: lutto nazionale per le morti bianche

«Più che una festa, un giorno di lutto nazionale». A pochi giorni dalle celebrazioni in tutta Italia della tradizionale Festa dei lavoratori, il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero rilancia come centrale la questione degli incidenti mortali sul lavoro: «Non c’è molta voglia di festeggiare quando ogni giorno in media tre persone perdono la vita sul posto di lavoro. Questo fenomeno folle e tragico delle cosiddette morti bianche rappresenta una sconfitta per tutti, e grava come un’ombra inquietante sulle celebrazioni di quest’anno. Per più di mille e trecento famiglie, tante le vittime in un solo anno, sarà un primo maggio listato a lutto».

Le Acli chiedono che il tema della sicurezza sul lavoro diventi concretamente una priorità nell’agenda politica del Paese, che significa essenzialmente tre cose:tempi certi per l’approvazione del disegno di legge in materia approvato dal consiglio dei ministri; garanzie, anche economiche, per la reale efficacia delle ispezioni sul lavoro; promozione da parte di imprese, sindacati e associazioni di una cultura della sicurezza tra i lavoratori stessi, superando ignoranza, pigrizia e resistenze diffuse.

«La solitudine dei lavoratori – spiega il presidente Olivero – soprattutto quelli precari e irregolari, la maggior parte giovani e immigrati, rappresenta un ostacolo alla diffusione della cultura della sicurezza e della responsabilità, facilitando al contrario il prodursi di situazioni rischiose. Ma è una solitudine che riguarda oggi tutti i lavoratori, monadi isolate alla ricerca di sicurezza e protezione sociale, ciascuno per conto suo, vittime di una deriva individualistica che ha intaccato il lavoro e i lavoratori così come la società intera. Bisogna allora recuperare e ricostruire quella radice di socialità del lavoro, che nella storia ha significato diritti di cittadinanza, giustizia sociale e solidarietà. È questa la ragione per cui riteniamo importante rilanciare e promuovere anche in futuro i valori della mutualità, della cooperazione e della solidarietà, che da sempre si collegano alla cultura dei lavoratori, mentre diventa impegnativo contrastare quella concezione del lavoro molto diffusa nell’odierna società individualistica in cui prevale la spinta alla competitività sfrenata».
Le ACLI di Napoli partecipano alla manifestazione del 1° Maggio con CGIL,CISL e UIL a POmigliano d'Arco in Villa Comunale.