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A partire dall'esperienza associativa vissuta nelle ACLI e da quella amministrativa a Napoli e Castellammare di Stabia utilizzo questo spazio per affrontare i temi del dialogo tra le generazioni, del lavoro, della formazione, del welfare, della partecipazione e della loro necessaria innovazione.
| se ne parla per catturare il consenso dei cittadini, non per risolvere i problemi. Nel sostenerlo ci pare di scrivere lo stesso articolo. Un´altra volta. Eppure è difficile non tornare sull´argomento. Perché l´argomento ritorna, puntuale, al centro del dibattito politico. Come in questa fase, segnata dalle polemiche intorno al decreto sulla "sicurezza" (appunto). A proposito del quale Franceschini ha parlato di nuove "leggi razziali". Anche se gli aspetti più critici della legge sono stati esclusi dal testo. Ci riferiamo alla possibilità, offerta ai medici e ai pubblici funzionari (i presidi, per esempio), di denunciare i clandestini. Altre iniziative venate di razzismo invece, non riguardano il governo, ma singoli politici e amministratori locali. Come la proposta di segregare gli stranieri nei trasporti pubblici, a Milano. Assegnando loro posti e vagoni separati. Una provocazione, anche questa. Capace, però, di intercettare consensi, solo a evocarla. La Lega, su questa base, sta costruendo la sua campagna elettorale in vista delle prossime europee. Per conquistare consensi nel Nord, ma anche altrove. Presentandosi come il partito della sicurezza-bricolage, da perseguire in ogni modo. Anche l´imbarcazione carica di immigrati respinta dalla nostra Marina e consegnata alla Libia rientra in questa strategia politica e mediatica. Serve, cioè, come "annuncio". Esibisce la volontà determinata del governo, ma soprattutto del ministro dell´Interni e della Lega, di respingere l´invasione degli stranieri. Di rimandarli là dove sono partiti. Chissenefrega che fine faranno. Noi non possiamo accogliere i poveracci di tutto il mondo. Gli alleati di centrodestra, in parte, approvano. In parte no. Comunque, non si possono dissociare, altrimenti la maggioranza si dissolve. E poi non vuole abbandonare l´argomento della paura dell´altro alla Lega. Così Berlusconi approva. Si adegua al linguaggio leghista e dice "no all´Italia multietnica". In aperta polemica con la "sinistra, che ha aperto le porte a tutti". (Anche se i flussi da quando è tornata al governo la destra sono raddoppiati). E la sinistra, chiamata in causa, si adegua: nel linguaggio e negli argomenti. Oppone alla retorica della cattiveria quella buonista (che, in assenza di alternative, preferisco). Denuncia il razzismo. Esorta all´integrazione. Senza, tuttavia, spiegare "come" realizzarla. Si appella all´indignazione della Chiesa (contro cui, peraltro, si indigna quando si occupa di etica). Così la "sicurezza" sfuma in una nebulosa che mixa immagini indistinte. Criminali piccoli e medi, immigrati, zingari, stranieri. Ridotti a slogan. Un tema così importante (e critico) dovrebbe venire affrontato in modo co-operativo. Attraverso il confronto e la progettazione comune. Invece, è abbandonato al gioco delle parti. In balia degli interessi e degli imperativi immediati. La "fabbrica della sicurezza" (titolo di una bella ricerca curata da Fabrizio Battistelli e pubblicata da Franco Angeli), d´altronde, si scontra con il "mercato della paura". Il quale non limita la sua offerta all´ambito politico-elettorale, ma presenta una gamma di prodotti ampia e differenziata (come suggerisce una riflessione di Gianluigi Storti). a) La paura, insieme all´in-sicurezza: è un format di largo seguito, sui media. Nei notiziari di informazione, nei programmi di "vita vera e vissuta", nelle trasmissioni di approfondimento. A ogni ora del giorno, in ogni canale, incontriamo uno stupro, un´aggressione, un omicidio, un delitto, una catastrofe. E poi fiction di genere, che primeggiano negli indici di ascolto. Sky ha dedicato due canali alle "scene del crimine". 24 ore su 24 dedicate alla "paura". E´ significativa l´evoluzione (o forse la d-evoluzione) dei tipi sociali interpretati da Antonio Albanese. Attore e analista acuto del nostro tempo. Da Epifanio, il personaggio stralunato e naif (ricorda vagamente Prodi), proposto vent´anni fa, fino al "ministro della paura" (accanto al "sottosegretario all´angoscia") esibito ai nostri giorni. b) La paura alimenta la domanda di autodifesa delle famiglie (come ha rilevato il rapporto Demos-Unipolis sul sentimento di insicurezza), che trasformano le case in bunker. Con porte blindate, vetri antisfondamento, sistemi di allarme sempre più sofisticati. All´esterno: recinzioni e cani mostruosi. In tasca e nei cassetti: armi per difesa personale. c) Disseminati ovunque sistemi di osservazione, occhi elettronici che ci guardano. A ogni angolo. In ogni luogo. Mentre si diffondono poliziotti e polizie, ronde e servizi d´ordine. La sicurezza: affidata sempre più al privato e sempre meno al pubblico. d) Intorno alla paura e all´insicurezza si è formata una molteplicità di figure professionali. Psicologi, psicanalisti, analisti, psicoterapeuti. E sociologi, criminologi, assistenti sociali. Operano in istituzioni, associazioni, studi. Nel pubblico, nel privato e nel privato-sociale. e) Infine, come dimenticare la miriade di prodotti chimici al servizio della nostra angoscia? Occupano interi scaffali sempre più ampi, dentro a farmacie sempre più ampie. Supermarket dove il padiglione dedicato alla paura, di mese in mese, allarga lo spazio e l´offerta. Per questo è difficile sconfiggere la paura e fabbricare la sicurezza. Perché la sicurezza è un bene durevole, che richiede un impegno di lungo periodo e di lunga durata. L´insicurezza, la paura, no. Sono beni ad alta deperibilità. Più li consumi più cresce la domanda. Garantiscono alti guadagni in breve tempo. Per costruire la sicurezza occorrerebbe agire con una visione lunga. Disporre di valori forti. Servirebbero attori politici e sociali disposti a lavorare insieme. In nome del "bene comune". Ispirati da una fede o almeno da un´ideologia provvidenziale. Pronti a investire sul futuro. Mentre ora domina il marketing. Trionfa il mercato della paura. Dove non esiste domani. È sempre oggi. È sempre campagna elettorale. Che l´angoscia sia con noi. | ||
Il nuovo decreto legge ‘antistupri’ è stato approvato all’unanimità. Tra le novità introdotte, lo stanziamento di cento milioni di euro per rafforzare i reparti di pubblica sicurezza, anche con l’assunzione di 2500 nuove unità delle forze dell’ordine. Grande attenzione anche nei confronti dell’immigrazione clandestina, con l’aumento del tempo di permanenza nei centri di accoglienza e di espulsione a sei mesi, in modo da garantire il rimpatrio di tutti. Norme precise sono arrivate per lo stalking, mentre è stato ‘affinato’, e sarà discusso nei prossimi giorni, il piano sulle intercettazioni
Ma la novità che più fa discutere è sicuramente quella delle ronde. Se da un lato il governo sottolinea che i cittadini non saranno armati ed avranno un compito di mero controllo, con l’obbligo di allertare le forze dell’ordine, dall’altro lato il Vaticano parla di ‘abdicazione dello Stato’ e di ‘pericolosa deriva xenofoba’.
“Abbiamo varato il decreto per il clamore che gli stupri stanno provocando, ma le violenze sessuali nel 2008 sono diminuite del 10 per cento. E il dato vale anche per la città di Roma”. Al termine del Consiglio dei ministri, il premier Silvio Berlusconi illustra i contenuti del decreto legge, approvato all’unanimità, su sicurezza ed emergenza stupri. Il premier ritiene che la diminuzione degli stupri registrata nel 2008 sia dovuta al “pattugliamento più diffuso e all’utilizzo dei militari”, ed approfitta per ribadire l’importanza dello strumento della decretazione d’urgenza: il decreto “è uno strumento essenziale perché il governo possa legiferare” con “norme che immediatamente siano applicabili e quindi possano consentire dei risultati nelle situazioni che si manifestano e che richiedono provvedimenti restrittivi”.
Grazie al cosiddetto decreto antistupri, spiega ancora il Cavaliere, è stato impossibile introdurre con urgenza norme inserite in “alcuni nostri ddl già presentati dal giugno scorso e poi in un Consiglio dei ministri a Napoli e consegnati al Parlamento”. Un escamotage, se così si può dire, per aggirare i tempi lunghi richiesti per l’approvazione da parte del Parlamento, che ha permesso, attraverso appunto il decreto, di far divenire i provvedimenti immediatamente “vigenti ed esecutivi”.
Il Guardasigilli Angelino Alfano ribadisce lo stesso concetto, ripetendo che “con questo provvedimento sulla sicurezza anticipiamo di circa 100 giorni gli effetti giuridici di norme già presenti o approvate in precedenza dal Parlamento”. Per Alfano “quello approvato questa mattina dal Consiglio dei ministri è un provvedimento che si pone dalla parte della donna. Abbiamo previsto l’ergastolo per chi è colpevole di omicidio in occasione di una violenza sessuale”.
Sotto il profilo dei rapporto col Quirinale, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, assicura che “non c’è stato alcun veto. Ieri con Napolitano ho concordato questo testo, senza alcuna forzatura o obiezione”. Sulla questione delle ronde, al centro di accese polemiche, Maroni ha sottolineato che l’obiettivo è “passare dalle ronde fai da te ai volontari per la sicurezza, regolati e controllati”, in un’ottica, come specificato nell’articolo 6 del decreto legge, di “un piano straordinario di controllo e presidio del territorio”.
LE PRECISAZIONI DEL QUIRINALE
Il Quirinale, dal canto suo, ha precisato che il proprio ruolo non è stato quello di avallare i contenuti, ma solo di controllare che siano in regola con le leggi. In una nota diffusa si legge infatti che:
"È opportuno puntualizzare il carattere della consultazione informale intervenuta, secondo una prassi consolidata, tra il Governo e la Presidenza della Repubblica in ordine allo schema di decreto-legge in materia di sicurezza pubblica, poi approvato dal Consiglio dei Ministri nella riunione odierna.
Quando si ipotizzi, da parte del Governo, il ricorso a un decreto-legge, la Presidenza della Repubblica concorre - in uno spirito di leale collaborazione istituzionale - a verificarne i profili di costituzionalità, oltre che la coerenza e correttezza legislativa nel rapporto con l'attività parlamentare.
Resta naturalmente l'autonoma ed esclusiva responsabilità del Governo per le scelte di indirizzo e di contenuto del provvedimento d'urgenza da sottoporre per l'emanazione al Presidente della Repubblica".
LE RONDE: CITY ANGELS, NESSUNO ‘SCERIFFO’
Maroni fa notare che alcune esperienze di “sicurezza partecipata” (ovvero non gestita esclusivamente dalle forze dell’ordine, ma con l’aiuto delle amministrazioni e dei cittadini) si sono rivelate positive, citando i casi di Bologna e Firenze.
Ma non si tratta, come teme qualcuno, di autorizzare degli ‘sceriffi’ che possano farsi giustizia da soli arbitrariamente. Le ronde, infatti, “non saranno armate, ma dotate solo di telefonini e ricetrasmittenti con cui avvertire le forze dell’ordine”. Viene da sé che branchi di ‘punitori’ non saranno tollerati, e che i gruppi dovranno sempre e comunque rispondere del proprio operato. Niente linciaggi pubblici, nessun processo sommario a colpi di spranga o pistolettate.
In particolare, il provvedimento prevede il coinvolgimento di “associazioni di cittadini che, sotto il coordinamento del sindaco e con certi requisiti previsti da un decreto che emanerà il ministero dell’Interno, coordinati e controllati dal prefetto e dal comitato provinciale per l'ordine e sicurezza", potranno "controllare il territorio per prevenire i reati e contrastare la criminalità con regole ben precise e ben definite".
Maroni aggiunge che “il modello che abbiamo pensato per gestire le ronde è simile a quello dei City Angels, che a Milano, ma anche in altre città, funziona da 15 anni e che si occupano di iniziative di prima assistenza e di controllo del territorio per prevenire reati”. Quanto agli elenchi delle associazioni coinvolte, “il modello sarà quello delle associazioni ant-racket”.
Nessun provvedimento, ha specificato Maroni, è stato preso sull’onda emotiva dei recenti fatti di cronaca, visto che sono state anticipate misure “già previste dal disegno di legge sulla sicurezza, già approvato dal Senato e ora in discussione alla Camera”.
Il ministro dell’Interno, di fianco al sindaco di Roma Gianni Alemanno, ha poi sottolineato che “il testo del Consiglio dei ministri è stato arricchito di una proposta, che mi sembra molto buona, allo studio anche del Comune di Roma, e cioè il fatto di dare la precedenza alle ronde alle associazioni di carabinieri e poliziotti in congedo. Persone che sanno quello che fanno”. E che conoscono bene la legge, soprattutto.
I CLANDESTINI
E’ stata inoltre aumentata la permanenza degli immigrati nei centri di identificazione ed espulsione da 2 a 6 mesi, per “garantire il rimpatrio di tutti coloro che sono nei centri per immigrati, in particolare quelli provenienti dalla Tunisia che sono stati trattenuti in queste settimane a Lampedusa”. In generale, "i clandestini che arrivano in Italia saranno rimpatriati, a meno che non chiedano asilo o non siano minori". Inoltre, "non tollereremo - chiarisce il responsabile del Viminale - nessuna forma di violenza dentro o fuori i Centri per gli immigrati (come quelle avvenute a Lampedusa) da parte di chi sta illegalmente sul territorio italiano".
Maroni annuncia poi che saranno aperti nuovi Centri di identificazione ed espulsione. "La prossima settimana - dice il ministro dell'Interno – convocherò il Comitato interministeriale di monitoraggio della Bossi-Fini per definire i nuovi centri e fare una verifica delle iniziative da prendere per contrastare in modo sempre più efficace l'immigrazione clandestina".
CONTROLLO DEL TERRITORIO E STALKING
Tra le novità del dl, lo stanziamento di 100 milioni di euro “per allestire un sistema più eficace di presidio del territorio e procedere entro il 31 marzo all’assunzione di 2500 unità di forze dell’ordine da mettere per questo piano straordinario di controllo del territorio”.
Per quanto riguarda lo stalking, aggiunge il ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, "sono previste sanzioni per gli episodi di molestie e minacce reiterate prima che possano degenerare in condotte più gravi: le pene vanno da sei mesi a 4 anni, con aggravanti se il reato è commesso da un ex partner o marito o ai danni di soggetti particolarmente deboli". Inoltre, è previsto "che la vittima si possa rivolgere al questore che può 'ammonire' il colpevole, nonchè il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa".
LE INTERCETTAZIONI
Il clima sociale del paese dall'indagine Acli presentata a Perugia Perugia, 12 settembre 2008 – E' uno dei dati più eloquenti del clima di incertezza sociale ed economica del Paese emersi dall'indagine esplorativa presentata dalle Acli oggi a Perugia, nel corso della seconda giornata del convegno nazionale di studi, dedicata al tema della destra e della sinistra “dopo le ideologie”, tra “nuove paure e nuove povertà”. Il 45% degli italiani dichiara di aver avuto difficoltà nell’ultimo anno nell’acquisto di beni o servizi di prima necessità (qualche volta, 35%, spesso, 10%). Lo stesso dato, registrato nel 2005 dall'Iref, l'istituto di ricerca delle Acli, si fermava al 31%. Rispetto a 5 anni fa sentono peggiorata la loro condizione economica il 61% dei cittadini (soprattutto pensionati, operai, artigiani e piccoli esercenti). Solo il 6% del campione (1500 individui rappresentativi della popolazione italiana, intervistati dall’Iref nel mese di luglio) ha risposto indicando un miglioramento. Il futuro incerto e carico di rischi “deprime” 6 italiani su 10, che dicono di ritenere “inutile fare progetti impegnativi per sé e per la propria famiglia”. Si sentono appartenenti al ceto medio il 51% degli intervistati, al ceto popolare il 39%, alla classe dirigente il 4%. IL CETO MEDIO DIVENTA INSICURO Ma se c’è un ceto medio che può dirsi “sicuro”, secondo la definizione dell’Istituto di ricerca delle Acli (il 33%, 1 italiano su 3) – perché non dichiara problemi nell’acquisto di beni e servizi di base e percepisce come stabile la propria condizione economica – esiste anche un “ceto medio impoverito” che sente fortemente peggiorata la propria condizione (79%), più di quanto non l’avvertano gli stessi appartenenti al ceto popolare (74%) LAVORO: LA PRIMA PREOCCUPAZIONE DEGLI ITALIANI E’ IL REDDITO La prima preoccupazione circa il lavoro è legata al reddito. Il fatto di non riuscire a guadagnare abbastanza per arrivare alla fine del mese è il primo pensiero per il 42% degli intervistati. La precarietà è l’incubo per il 36% degli italiani: il 20% preoccupati di non riuscire ad ottenere un impiego continuativo e sicuro, il 16% con la paura di perdere il lavoro SICUREZZA: UN ITALIANO SU 2 NON SI FIDA DELLA “GENTE” Con l’incertezza economica e sociale cresce il clima di sfiducia e di insicurezza anche nelle relazioni quotidiane e personali. Sul lavoro la fiducia nei colleghi sopravanza la diffidenza di pochi decimi di punto (40,2% contro 39,6%, mentre il 20,2% degli intervistati è indeciso). Ci si fida (molto o abbastanza) dei parenti (85%), dei vicini (74%), ma per il resto si vive sul chi va là, se a stento 1 italiano 2 (50,5%) due dichiara di nutrire fiducia nei confronti della “gente” in generale. Nei confronti degli immigrati che vivono nel proprio quartiere il grado di fiducia, com’era prevedibile, è ancora più basso (36%). CRIMINALITA’: AGGRESSIONI E FURTI IN CASA LE PAURE PIU’ SENTITE Il livello di preoccupazione circa i rischi connessi alla criminalità è alto. Gli italiani temono di subire furti in casa (molto + abbastanza, 62%), di essere aggrediti da un malvivente sconosciuto (62%), di rimanere vittima di scippi e borseggi (61%). Solo nel caso delle truffe il valore dei molto/abbastanza preoccupati scende sotto la soglia del 60% (55). Solo il 3% degli intervistati, tuttavia, mostra fiducia nella difesa autorganizzata dei cittadini, come ad esempio le ronde. Gli italiani chiedono senz’altro pene più severe contro la criminalità e il pugno di ferro delle forze dell’ordine (46%), ma si dicono anche consapevoli (44%) che è necessario anche agire sulle cause e spingono le persone a delinquere. |

