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mercoledì, ottobre 07, 2009

Immigrati criminali? Quasi come gli italiani

La criminalità degli immigrati, indagine "contro corrente"
Una ricerca che “rema contro corrente”, voluta per affrontare “con maggiore serenità” un fenomeno che appare un’emergenza crescente ai cittadini italiani. Lo studio, promosso dall’Agenzia Redattore Sociale e realizzata dall’équipe del Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes - “La criminalità degli immigrati: dati, interpretazioni e pregiudizi”, ridimensiona l’allarme per “l’emergenza criminalità degli stranieri”: non esiste, infatti, alcuna corrispondenza tra l’aumento degli immigrati regolari e l’aumento dei reati in Italia: tra il 2001 e il 2005 - ultimo anno in cui sono disponibili le statistiche giudiziarie dell’Istat, per gli anni successivi esistono solo gli aggiornamenti del ministero dell’Interno sul numero totale -, le denunce nei loro confronti sono aumentate quasi del 46%, mentre gli stranieri sono cresciuti di più del 100%. Il “tasso di criminalità” degli immigrati regolari in Italia è leggermente più alto di quello degli italiani (tra l’1,23% e l’1,40%, contro lo 0,75%) ma, se si tiene conto della differenza di età, risulta uguale a quello degli italiani e addirittura inferiore tra le persone oltre i 40 anni. Critica invece la situazione di chi non ha documento: il 70-80% dei denunciati è irregolare e un quarto dei reati riguarda la condizione stessa dell’immigrato. “Il coinvolgimento degli immigrati in attività criminose è fortemente legato alla condizione di irregolarità”.Fonte: Agenzia Redattore Sociale e Dossier statistico immigrazione Caritas/Migrantes
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lunedì, maggio 11, 2009

ILVO DIAMANTI: "AL MERCATO DELLA PAURA".


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Ormai è impossibile affrontare il tema della "sicurezza" nel dibattito pubblico, ridotto a materia di propaganda politica. Sui giornali e in Parlamento.
se ne parla per catturare il consenso dei cittadini, non per risolvere i problemi. Nel sostenerlo ci pare di scrivere lo stesso articolo. Un´altra volta. Eppure è difficile non tornare sull´argomento. Perché l´argomento ritorna, puntuale, al centro del dibattito politico. Come in questa fase, segnata dalle polemiche intorno al decreto sulla "sicurezza" (appunto). A proposito del quale Franceschini ha parlato di nuove "leggi razziali". Anche se gli aspetti più critici della legge sono stati esclusi dal testo. Ci riferiamo alla possibilità, offerta ai medici e ai pubblici funzionari (i presidi, per esempio), di denunciare i clandestini. Altre iniziative venate di razzismo invece, non riguardano il governo, ma singoli politici e amministratori locali. Come la proposta di segregare gli stranieri nei trasporti pubblici, a Milano. Assegnando loro posti e vagoni separati. Una provocazione, anche questa. Capace, però, di intercettare consensi, solo a evocarla. La Lega, su questa base, sta costruendo la sua campagna elettorale in vista delle prossime europee. Per conquistare consensi nel Nord, ma anche altrove. Presentandosi come il partito della sicurezza-bricolage, da perseguire in ogni modo. Anche l´imbarcazione carica di immigrati respinta dalla nostra Marina e consegnata alla Libia rientra in questa strategia politica e mediatica. Serve, cioè, come "annuncio". Esibisce la volontà determinata del governo, ma soprattutto del ministro dell´Interni e della Lega, di respingere l´invasione degli stranieri. Di rimandarli là dove sono partiti. Chissenefrega che fine faranno. Noi non possiamo accogliere i poveracci di tutto il mondo.
Gli alleati di centrodestra, in parte, approvano. In parte no. Comunque, non si possono dissociare, altrimenti la maggioranza si dissolve. E poi non vuole abbandonare l´argomento della paura dell´altro alla Lega. Così Berlusconi approva. Si adegua al linguaggio leghista e dice "no all´Italia multietnica". In aperta polemica con la "sinistra, che ha aperto le porte a tutti". (Anche se i flussi da quando è tornata al governo la destra sono raddoppiati). E la sinistra, chiamata in causa, si adegua: nel linguaggio e negli argomenti. Oppone alla retorica della cattiveria quella buonista (che, in assenza di alternative, preferisco). Denuncia il razzismo. Esorta all´integrazione. Senza, tuttavia, spiegare "come" realizzarla. Si appella all´indignazione della Chiesa (contro cui, peraltro, si indigna quando si occupa di etica). Così la "sicurezza" sfuma in una nebulosa che mixa immagini indistinte. Criminali piccoli e medi, immigrati, zingari, stranieri. Ridotti a slogan.
Un tema così importante (e critico) dovrebbe venire affrontato in modo co-operativo. Attraverso il confronto e la progettazione comune. Invece, è abbandonato al gioco delle parti. In balia degli interessi e degli imperativi immediati. La "fabbrica della sicurezza" (titolo di una bella ricerca curata da Fabrizio Battistelli e pubblicata da Franco Angeli), d´altronde, si scontra con il "mercato della paura". Il quale non limita la sua offerta all´ambito politico-elettorale, ma presenta una gamma di prodotti ampia e differenziata (come suggerisce una riflessione di Gianluigi Storti).
a) La paura, insieme all´in-sicurezza: è un format di largo seguito, sui media. Nei notiziari di informazione, nei programmi di "vita vera e vissuta", nelle trasmissioni di approfondimento. A ogni ora del giorno, in ogni canale, incontriamo uno stupro, un´aggressione, un omicidio, un delitto, una catastrofe. E poi fiction di genere, che primeggiano negli indici di ascolto. Sky ha dedicato due canali alle "scene del crimine". 24 ore su 24 dedicate alla "paura".
E´ significativa l´evoluzione (o forse la d-evoluzione) dei tipi sociali interpretati da Antonio Albanese. Attore e analista acuto del nostro tempo. Da Epifanio, il personaggio stralunato e naif (ricorda vagamente Prodi), proposto vent´anni fa, fino al "ministro della paura" (accanto al "sottosegretario all´angoscia") esibito ai nostri giorni.
b) La paura alimenta la domanda di autodifesa delle famiglie (come ha rilevato il rapporto Demos-Unipolis sul sentimento di insicurezza), che trasformano le case in bunker. Con porte blindate, vetri antisfondamento, sistemi di allarme sempre più sofisticati. All´esterno: recinzioni e cani mostruosi. In tasca e nei cassetti: armi per difesa personale.
c) Disseminati ovunque sistemi di osservazione, occhi elettronici che ci guardano. A ogni angolo. In ogni luogo. Mentre si diffondono poliziotti e polizie, ronde e servizi d´ordine. La sicurezza: affidata sempre più al privato e sempre meno al pubblico.
d) Intorno alla paura e all´insicurezza si è formata una molteplicità di figure professionali. Psicologi, psicanalisti, analisti, psicoterapeuti. E sociologi, criminologi, assistenti sociali. Operano in istituzioni, associazioni, studi. Nel pubblico, nel privato e nel privato-sociale.
e) Infine, come dimenticare la miriade di prodotti chimici al servizio della nostra angoscia? Occupano interi scaffali sempre più ampi, dentro a farmacie sempre più ampie. Supermarket dove il padiglione dedicato alla paura, di mese in mese, allarga lo spazio e l´offerta.
Per questo è difficile sconfiggere la paura e fabbricare la sicurezza. Perché la sicurezza è un bene durevole, che richiede un impegno di lungo periodo e di lunga durata. L´insicurezza, la paura, no. Sono beni ad alta deperibilità. Più li consumi più cresce la domanda. Garantiscono alti guadagni in breve tempo. Per costruire la sicurezza occorrerebbe agire con una visione lunga. Disporre di valori forti. Servirebbero attori politici e sociali disposti a lavorare insieme. In nome del "bene comune". Ispirati da una fede o almeno da un´ideologia provvidenziale. Pronti a investire sul futuro. Mentre ora domina il marketing. Trionfa il mercato della paura. Dove non esiste domani. È sempre oggi. È sempre campagna elettorale.
Che l´angoscia sia con noi.

sabato, febbraio 21, 2009

Via alle 'ronde': il Quirinale precisa, il Vaticano critica

da JulieNews.it
di Nico Falco

Il nuovo decreto legge ‘antistupri’ è stato approvato all’unanimità. Tra le novità introdotte, lo stanziamento di cento milioni di euro per rafforzare i reparti di pubblica sicurezza, anche con l’assunzione di 2500 nuove unità delle forze dell’ordine. Grande attenzione anche nei confronti dell’immigrazione clandestina, con l’aumento del tempo di permanenza nei centri di accoglienza e di espulsione a sei mesi, in modo da garantire il rimpatrio di tutti. Norme precise sono arrivate per lo stalking, mentre è stato ‘affinato’, e sarà discusso nei prossimi giorni, il piano sulle intercettazioni
Ma la novità che più fa discutere è sicuramente quella delle ronde. Se da un lato il governo sottolinea che i cittadini non saranno armati ed avranno un compito di mero controllo, con l’obbligo di allertare le forze dell’ordine, dall’altro lato il Vaticano parla di ‘abdicazione dello Stato’ e di ‘pericolosa deriva xenofoba’.




“Abbiamo varato il decreto per il clamore che gli stupri stanno provocando, ma le violenze sessuali nel 2008 sono diminuite del 10 per cento. E il dato vale anche per la città di Roma”. Al termine del Consiglio dei ministri, il premier Silvio Berlusconi illustra i contenuti del decreto legge, approvato all’unanimità, su sicurezza ed emergenza stupri. Il premier ritiene che la diminuzione degli stupri registrata nel 2008 sia dovuta al “pattugliamento più diffuso e all’utilizzo dei militari”, ed approfitta per ribadire l’importanza dello strumento della decretazione d’urgenza: il decreto “è uno strumento essenziale perché il governo possa legiferare” con “norme che immediatamente siano applicabili e quindi possano consentire dei risultati nelle situazioni che si manifestano e che richiedono provvedimenti restrittivi”.
Grazie al cosiddetto decreto antistupri, spiega ancora il Cavaliere, è stato impossibile introdurre con urgenza norme inserite in “alcuni nostri ddl già presentati dal giugno scorso e poi in un Consiglio dei ministri a Napoli e consegnati al Parlamento”. Un escamotage, se così si può dire, per aggirare i tempi lunghi richiesti per l’approvazione da parte del Parlamento, che ha permesso, attraverso appunto il decreto, di far divenire i provvedimenti immediatamente “vigenti ed esecutivi”.

Il Guardasigilli Angelino Alfano ribadisce lo stesso concetto, ripetendo che “con questo provvedimento sulla sicurezza anticipiamo di circa 100 giorni gli effetti giuridici di norme già presenti o approvate in precedenza dal Parlamento”. Per Alfano “quello approvato questa mattina dal Consiglio dei ministri è un provvedimento che si pone dalla parte della donna. Abbiamo previsto l’ergastolo per chi è colpevole di omicidio in occasione di una violenza sessuale”.

Sotto il profilo dei rapporto col Quirinale, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, assicura che “non c’è stato alcun veto. Ieri con Napolitano ho concordato questo testo, senza alcuna forzatura o obiezione”. Sulla questione delle ronde, al centro di accese polemiche, Maroni ha sottolineato che l’obiettivo è “passare dalle ronde fai da te ai volontari per la sicurezza, regolati e controllati”, in un’ottica, come specificato nell’articolo 6 del decreto legge, di “un piano straordinario di controllo e presidio del territorio”.


LE PRECISAZIONI DEL QUIRINALE

Il Quirinale, dal canto suo, ha precisato che il proprio ruolo non è stato quello di avallare i contenuti, ma solo di controllare che siano in regola con le leggi. In una nota diffusa si legge infatti che:
"È opportuno puntualizzare il carattere della consultazione informale intervenuta, secondo una prassi consolidata, tra il Governo e la Presidenza della Repubblica in ordine allo schema di decreto-legge in materia di sicurezza pubblica, poi approvato dal Consiglio dei Ministri nella riunione odierna.
Quando si ipotizzi, da parte del Governo, il ricorso a un decreto-legge, la Presidenza della Repubblica concorre - in uno spirito di leale collaborazione istituzionale - a verificarne i profili di costituzionalità, oltre che la coerenza e correttezza legislativa nel rapporto con l'attività parlamentare.
Resta naturalmente l'autonoma ed esclusiva responsabilità del Governo per le scelte di indirizzo e di contenuto del provvedimento d'urgenza da sottoporre per l'emanazione al Presidente della Repubblica".


LE RONDE: CITY ANGELS, NESSUNO ‘SCERIFFO’

Maroni fa notare che alcune esperienze di “sicurezza partecipata” (ovvero non gestita esclusivamente dalle forze dell’ordine, ma con l’aiuto delle amministrazioni e dei cittadini) si sono rivelate positive, citando i casi di Bologna e Firenze.

Ma non si tratta, come teme qualcuno, di autorizzare degli ‘sceriffi’ che possano farsi giustizia da soli arbitrariamente. Le ronde, infatti, “non saranno armate, ma dotate solo di telefonini e ricetrasmittenti con cui avvertire le forze dell’ordine”. Viene da sé che branchi di ‘punitori’ non saranno tollerati, e che i gruppi dovranno sempre e comunque rispondere del proprio operato. Niente linciaggi pubblici, nessun processo sommario a colpi di spranga o pistolettate.
In particolare, il provvedimento prevede il coinvolgimento di “associazioni di cittadini che, sotto il coordinamento del sindaco e con certi requisiti previsti da un decreto che emanerà il ministero dell’Interno, coordinati e controllati dal prefetto e dal comitato provinciale per l'ordine e sicurezza", potranno "controllare il territorio per prevenire i reati e contrastare la criminalità con regole ben precise e ben definite".

Maroni aggiunge che “il modello che abbiamo pensato per gestire le ronde è simile a quello dei City Angels, che a Milano, ma anche in altre città, funziona da 15 anni e che si occupano di iniziative di prima assistenza e di controllo del territorio per prevenire reati”. Quanto agli elenchi delle associazioni coinvolte, “il modello sarà quello delle associazioni ant-racket”.
Nessun provvedimento, ha specificato Maroni, è stato preso sull’onda emotiva dei recenti fatti di cronaca, visto che sono state anticipate misure “già previste dal disegno di legge sulla sicurezza, già approvato dal Senato e ora in discussione alla Camera”.

Il ministro dell’Interno, di fianco al sindaco di Roma Gianni Alemanno, ha poi sottolineato che “il testo del Consiglio dei ministri è stato arricchito di una proposta, che mi sembra molto buona, allo studio anche del Comune di Roma, e cioè il fatto di dare la precedenza alle ronde alle associazioni di carabinieri e poliziotti in congedo. Persone che sanno quello che fanno”. E che conoscono bene la legge, soprattutto.


I CLANDESTINI

E’ stata inoltre aumentata la permanenza degli immigrati nei centri di identificazione ed espulsione da 2 a 6 mesi, per “garantire il rimpatrio di tutti coloro che sono nei centri per immigrati, in particolare quelli provenienti dalla Tunisia che sono stati trattenuti in queste settimane a Lampedusa”. In generale, "i clandestini che arrivano in Italia saranno rimpatriati, a meno che non chiedano asilo o non siano minori". Inoltre, "non tollereremo - chiarisce il responsabile del Viminale - nessuna forma di violenza dentro o fuori i Centri per gli immigrati (come quelle avvenute a Lampedusa) da parte di chi sta illegalmente sul territorio italiano".

Maroni annuncia poi che saranno aperti nuovi Centri di identificazione ed espulsione. "La prossima settimana - dice il ministro dell'Interno – convocherò il Comitato interministeriale di monitoraggio della Bossi-Fini per definire i nuovi centri e fare una verifica delle iniziative da prendere per contrastare in modo sempre più efficace l'immigrazione clandestina".

CONTROLLO DEL TERRITORIO E STALKING

Tra le novità del dl, lo stanziamento di 100 milioni di euro “per allestire un sistema più eficace di presidio del territorio e procedere entro il 31 marzo all’assunzione di 2500 unità di forze dell’ordine da mettere per questo piano straordinario di controllo del territorio”.
Per quanto riguarda lo stalking, aggiunge il ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, "sono previste sanzioni per gli episodi di molestie e minacce reiterate prima che possano degenerare in condotte più gravi: le pene vanno da sei mesi a 4 anni, con aggravanti se il reato è commesso da un ex partner o marito o ai danni di soggetti particolarmente deboli". Inoltre, è previsto "che la vittima si possa rivolgere al questore che può 'ammonire' il colpevole, nonchè il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa".

LE INTERCETTAZIONI

Per quanto riguarda le intercettazioni, il cui dossier sarà discusso lunedì dall’aula di Montecitorio, Alfano precisa: “Non abbiamo eliminato i reati ma bensì gli abusi e la possibilità che qualcuno possa immaginare la vita delle persone”. Per il ministro della Giustizia il provvedimento “è il giusto punto di equilibrio tra l’esigenza di non spuntare le armi alla magistratura e di tutelare la privacy dei cittadini. Quando abbiamo presentato il provvedimento ci avevano criticato per il fatto che avevamo tolto alcuni reati: abbiamo presentato un emendamento per reintrodurre le intercettazioni per questi reati (come la violenza sessuale, ndr) trovando un punto di equilibrio per non spuntare le armi ai magistrati e per tutelare la privacy dei cittadini come prevede l’articolo 15 della Costituzione così tanto evocata da alcuni esponenti della sinistra”.


LE CRITICHE DEL VATICANO

Abdicazione dello Stato. Di questo ha parlato il Vaticano in seguito alla scelta del governo di dare il via libera alle ronde composte da cittadini. Il provvedimento è stato contestato dal segretario del Pontificio consiglio per i migranti, mons. Agostino Marchetto. La preoccupazione è che dal decreto si possa arrivare ad una deriva xenofoba che prenda il sopravvento nelle politiche per la sicurezza. La Chiesa aveva già aspramente criticato altri aspetti del provvedimento, come la possibilità che i medici denuncino gli immigrati irregolari e le restrizioni in materia di ricongiungimenti familiari.

sabato, ottobre 11, 2008

Prostituzione: Bazar bambini

Loro non lo sanno che mercoledì scorso le prostitute e i trans hanno manifestato in piazza contro il nuovo piano sicurezza. Non sanno chi sia il ministro per le Pari opportunità, e non gliene frega più di tanto.
Loro non sanno neanche di essere dei piccoli gigolò, forse, ché a 13 anni certe cose non sono ancora del tutto chiare. Gli altri, invece, quelli che accostano l'auto al marciapiede offrendo una manciata di euro in cambio della carne più giovane sul mercato, loro lo sanno benissimo. Sanno tutto. Sanno che quello è il corso Meridionale di Napoli, che a pochi metri c'è la Ferrovia, e che se un'auto dei carabinieri li becca con uno di quei bambini slavi sarà difficile spiegare. E non solo ai militari.Ma sanno anche che sono appena le dieci della sera, che la città pullula ancora di gente, e che nonostante ciò la little Amsterdam dei pedofili funziona a pieno regime. E' per questo, probabilmente, che non si pongono troppi problemi.Corso Meridionale, l'orologio segna le 22, ed è già il pienone. Le luci della concessionaria d'auto illuminano i volti dalla pelle scura, le teste ingelatinate e le pettinature strane, le scarpe all'ultima moda. Si trattano bene, i baby-gigolò. Anche perché, giovane o meno giovane, un corpo trasandato non lo vuole nessuno. Quando aprono il portafoglio, questi signori occhialuti coi capelli bianchi pretendono il meglio. E' come andare al ristorante e chiedere i datteri di mare, solo che questi datteri hanno un nome e un cognome, una famiglia, e una vita davanti.Ma chissenefrega. Sul corso ci sono i bambini, e qualcuno più grandicello. Sul lato opposto invece, una volta svoltato per via Giovanni Porzio, ci sono i nordafricani. Uno col basco in testa e il giubbotto di pelle nera. Col buio che c'è, quasi non si vede. Gli occhi di chi cerca sono abituati al buio, però, e ai colori esotici dei ragazzi che si prestano a tutto. Tra il corso Meridionale, via Porzio, via Padova, via Brindisi, via Nazionale, via Pavia, si snoda il sistema napoletano della prostituzione maschile. Ma è un sistema autoregolato, senza papponi: i soldi entrano puliti (per modo di dire) nelle tasche dei gigolò. I più grandi ci vivono. I più piccoli, che non hanno nessuno da mantenere, li usano per sganciarsi dal bilancio familiare o per comprarsi quel telefonino che il compagno di classe ha ricevuto come regalo per la promozione. La famiglia li lascia fare, a volte addirittura li spinge a battere il marciapiede.Damien ha 15 anni, una giacca di tuta col cappuccio, dei jeans stinti e un paio di Nike modello «Silver». Non aspetta neanche che uno lo chiami. Vede l'auto girare lentamente l'angolo, e questo gli basta per avvicinarsi al finestrino. «Che fai?», chiede. In realtà vuol sapere cosa vogliamo fare con lui, o piuttosto di lui. Qualche domanda buttata lì, col piglio del curioso che vuole attaccare bottone. Ma lui non ha tempo da perdere, e dopo un paio di domande a vuoto ci manda a quel paese: «Andate, andate». Gli altri due, che sono con lui all'angolo tra il corso Meridionale e via Brindisi, si alzano dal bordo della vetrina su cui erano seduti e gli si piazzano a fianco. E' il momento di andare.Entrando nel Centro Direzionale quando cala il buio, si può avere un'idea — seppur lontana — di cosa voglia dire tener nascosta la prostituzione, in un mondo parallelo regolato da leggi diverse. La grossa catena che di giorno impedisce ai mezzi l'accesso alla zona dei grattacieli, di notte magicamente viene via. Tutti possono entrare, con ogni mezzo, e con ogni intenzione. A ogni angolo c'è una vedetta, a ogni porticato c'è un viavai. I motorini circolano liberamente, e non una volante che provi a fermarli.Anche lì gironzolano gli slavi. Fino a poco tempo fa avevano occupato un'intera ala del parcheggio sotterraneo. Una volta murato — perché ancora incompleto — hanno sfondato le pareti in diversi punti per accamparsi sotto terra. Allora il traffico dei minori si svolgeva di nascosto: gli appuntamenti venivano presi in via riservata, magari dopo aver agganciato un bambino a qualche semaforo. La camorra sembra che non c'entri niente anche perché, in base a una specie di codice d'onore, la pedofilia è un reato di cui vergognarsi. Questo è un mercato totalmente extracomunitario dove, quando i papponi esistono, anche loro sono extracomunitari.Ora i bambini sono usciti allo scoperto, sulla strada. La prostituzione al chiuso, si svolge per lo più all'interno di qualche cinema porno in zona ferrovia. E lì si fa quel che si vuole, ché se per strada almeno un minimo bisogna stare attenti, nei cinema è il sovvertimento di qualunque ideale, la mortificazione di ogni anelito di dignità. Nessuno ha paura, nei cinema. Delle retate, dopotutto, non si parla più ormai da tempo.In strada, invece, chi ha più paura sono i pedofili. Arrivano con le auto sul corso Meridionale e si guardano intorno. Uno di loro, dopo aver scorto il teleobiettivo che lo stava immortalando, ha ingranato la prima ed ha lasciato due righe di gomma bruciata sull'asfalto. Forse oggi leggerà il giornale, o magari qualcuno, in ufficio, gli racconterà di quei maiali che quando cala il buio lasciano moglie e figli per andare a caccia di bambini slavi. Forse, forse, forse. Forse qualcuno dirà «che schifo», e allora un brivido gli salirà su per la schiena.

sabato, settembre 13, 2008

Italiani più poveri e più diffidenti . In tre anni, dal 2005 al 2008, il popolo della quarta settimana è cresciuto del 14%.


Il clima sociale del paese dall'indagine Acli presentata a Perugia

Perugia, 12 settembre 2008 – E' uno dei dati più eloquenti del clima di incertezza sociale ed economica del Paese emersi dall'indagine esplorativa presentata dalle Acli oggi a Perugia, nel corso della seconda giornata del convegno nazionale di studi, dedicata al tema della destra e della sinistra “dopo le ideologie”, tra “nuove paure e nuove povertà”.

Il 45% degli italiani dichiara di aver avuto difficoltà nell’ultimo anno nell’acquisto di beni o servizi di prima necessità (qualche volta, 35%, spesso, 10%). Lo stesso dato, registrato nel 2005 dall'Iref, l'istituto di ricerca delle Acli, si fermava al 31%. Rispetto a 5 anni fa sentono peggiorata la loro condizione economica il 61% dei cittadini (soprattutto pensionati, operai, artigiani e piccoli esercenti). Solo il 6% del campione (1500 individui rappresentativi della popolazione italiana, intervistati dall’Iref nel mese di luglio) ha risposto indicando un miglioramento. Il futuro incerto e carico di rischi “deprime” 6 italiani su 10, che dicono di ritenere “inutile fare progetti impegnativi per sé e per la propria famiglia”. Si sentono appartenenti al ceto medio il 51% degli intervistati, al ceto popolare il 39%, alla classe dirigente il 4%.



IL CETO MEDIO DIVENTA INSICURO

Ma se c’è un ceto medio che può dirsi “sicuro”, secondo la definizione dell’Istituto di ricerca delle Acli (il 33%, 1 italiano su 3) – perché non dichiara problemi nell’acquisto di beni e servizi di base e percepisce come stabile la propria condizione economica – esiste anche un “ceto medio impoverito” che sente fortemente peggiorata la propria condizione (79%), più di quanto non l’avvertano gli stessi appartenenti al ceto popolare (74%)



LAVORO: LA PRIMA PREOCCUPAZIONE DEGLI ITALIANI E’ IL REDDITO

La prima preoccupazione circa il lavoro è legata al reddito. Il fatto di non riuscire a guadagnare abbastanza per arrivare alla fine del mese è il primo pensiero per il 42% degli intervistati. La precarietà è l’incubo per il 36% degli italiani: il 20% preoccupati di non riuscire ad ottenere un impiego continuativo e sicuro, il 16% con la paura di perdere il lavoro



SICUREZZA: UN ITALIANO SU 2 NON SI FIDA DELLA “GENTE”

Con l’incertezza economica e sociale cresce il clima di sfiducia e di insicurezza anche nelle relazioni quotidiane e personali. Sul lavoro la fiducia nei colleghi sopravanza la diffidenza di pochi decimi di punto (40,2% contro 39,6%, mentre il 20,2% degli intervistati è indeciso). Ci si fida (molto o abbastanza) dei parenti (85%), dei vicini (74%), ma per il resto si vive sul chi va là, se a stento 1 italiano 2 (50,5%) due dichiara di nutrire fiducia nei confronti della “gente” in generale. Nei confronti degli immigrati che vivono nel proprio quartiere il grado di fiducia, com’era prevedibile, è ancora più basso (36%).



CRIMINALITA’: AGGRESSIONI E FURTI IN CASA LE PAURE PIU’ SENTITE

Il livello di preoccupazione circa i rischi connessi alla criminalità è alto. Gli italiani temono di subire furti in casa (molto + abbastanza, 62%), di essere aggrediti da un malvivente sconosciuto (62%), di rimanere vittima di scippi e borseggi (61%). Solo nel caso delle truffe il valore dei molto/abbastanza preoccupati scende sotto la soglia del 60% (55). Solo il 3% degli intervistati, tuttavia, mostra fiducia nella difesa autorganizzata dei cittadini, come ad esempio le ronde. Gli italiani chiedono senz’altro pene più severe contro la criminalità e il pugno di ferro delle forze dell’ordine (46%), ma si dicono anche consapevoli (44%) che è necessario anche agire sulle cause e spingono le persone a delinquere.

lunedì, agosto 25, 2008

Io solidale, tu poliziesco»: sfida-sicurezza tra Iervolino e De Luca

Fuoco amico nel Pd campano sulla sicurezza, con Vincenzo De Luca che respinge al mittente le critiche in arrivo da Napoli.
«Rispetto a lui io ho un taglio più solidaristico e meno poliziesco», ha detto in un'intervista al Mattino di ieri Rosa Russo Iervolino commentando l'inasprimento delle sanzioni contro accattoni, lavavetri e prostitute varato venerdì dalla giunta di Salerno: «Perché punire i mendicanti? Bisogna aiutarli», spiega il primo cittadino napoletano.
«Ma quale poliziesco! Ma quali maximulte ai mendicanti! Perché bisogna sempre buttare tutto in ideologia?», si chiede De Luca, che non vuole fare polemiche e non nomina mai la Iervolino ma ci tiene a fare chiarezza sulle sue scelte. «A Salerno non vengono multati i mendicanti, per l'amor di Dio, cerchiamo piuttosto di colpire il sistema dell'accattonaggio. Ci sono pulmini in arrivo dal napoletano che, il sabato soprattutto, ci scaricano in città schiere di questuanti: è questo racket che vogliamo sconfiggere. Io la multa la faccio semmai ai punkabbestia e ai lavavetri che intimidiscono i passanti e le donne al volante».
Nel mirino ci sono pure le prostitute: per loro la sanzione prevista è di 500 euro. Il bilancio tra venerdì e sabato è di 17 lucciole multate (nessuna di loro, era facile immaginarlo, ha conciliato) alle quali sono stati consegnati altrettanti fogli di via (anche un cliente è incappato nel nuovo provvedimento). Tutto inutile, ed è lo stesso De Luca ad ammetterlo implicitamente: «Le prostitute finiscono per collezionarne anche una dozzina di fogli di via, ma rimangono tranquillamente sulla strada. Non è accettabile. Io vorrei poter allontanare tutti gli stranieri che raggiungono il terzo decreto di espulsione, altrimenti non posso fare la cosa semplice e banale che mi domandano gli elettori: ripulire i quartieri».
Altrimenti, afferma il sindaco di Salerno, lo Stato continuerà ad essere un'entità puramente virtuale: «Ormai nei nostri centri urbani il principio di autorità non esiste più. Se la politica andrà avanti di questo passo, eludendo il crescente bisogno di sicurezza in questa giostra dell'impotenza, saranno i cittadini stessi a pretendere una vera svolta repressiva. Non dobbiamo esasperarli, è necessario agire prima». Le proposte di De Luca metterebbero certamente d'accordo non pochi sindaci di centrosinistra con i loro colleghi di centrodestra: «Primo: stabilire con un decreto legge l'immediatezza della pena, non posso continuare a vedere il parcheggiatore abusivo tornare a delinquere 24 ore dopo che l'ho arrestato. Secondo: dal governo ci vogliono maggiori risorse per finanziare più turni della polizia municipale nelle zone a rischio».
Non ha nessuna paura di passare per «sceriffo», De Luca, è stufo del «folklore» che accompagna ogni provvedimento sulla sicurezza («lo so, non è solo colpa dei giornali, ma spesso anche di noi sindaci »). Ma che fine fanno le politiche «di sinistra» come la solidarietà, la prevenzione, le strategie di inclusione della marginalità? «Sono cose che in questo discorso non c'entrano proprio nulla, stiamo parlando di lotta alla criminalità. Chi ha in tasca la ricetta della solidarietà me le dia pure, io devo prima rispondere alle emergenze del mio territorio». Ogni riferimento alle parole della Iervolino è puramente casuale.
Scritto da Fabio Cutri da il Corriere della Sera, 25-08-2008 06:59

giovedì, maggio 22, 2008

Rifiuti, Orlando (Acli): "Napoli ha bisogno di un'anima"

"E' giusto e lodevole che le Istituzioni trovino un accordo per trovare delle possibili soluzioni tecniche all'emergenza Napoli, ma alla politica e al Governo Berlusconi, dobbiamo ribadire che questa città ha soprattutto bisogno di non perdere la propria anima." Lo afferma Pasquale Orlando, presidente delle Acli di Napoli e componente della direzione nazionale dell'associazione dei lavoratori cristiani.
"Al di là delle scelte d'immagine, con le decisioni calate dall'alto non si va lontano, diciamocelo chiaro – continua Orlando – I problemi di Napoli troveranno soluzioni solo se saranno condivise dalla gente e se si riuscirà a mantenere forte la coesione sociale, che va via via sgretolandosi, come dimostrano sia le recenti proteste per evitare l'apertura delle discariche, sia la vergognosa gazzarra contro i nomadi di stanza nel campo rom di Ponticelli. Questa città deve ripartire dalle forze più sane, quelle della società civile, piuttosto che dai tecnici supergalattici o dai professoroni tuttologi. Il sociale organizzato, anche stavolta, è pronto a fare la sua parte, ma chiede di essere coinvolto nelle strategie per la rinascita di Napoli. Il mondo dell' associazionismo, del volontariato, della cooperazione sociale non può essere lasciato ai margini. Alle Istituzioni diciamo a voce alta che siamo pronti a collaborare, mettendo a disposizione dei napoletani i nostri carismi e la nostra esperienza."

venerdì, maggio 16, 2008

Razzismo e doppia morale

Traggo da Il Dialogo.it questa riflessione di Lidia Menapace

Ciò che sta succedendo supera le peggiori previsioni, l’assalto ai campi rom e il dispiegarsi popolare di ondate di razzismo da qualche giorno non sono nemmeno più anticipati dalla locuzione difensiva "io non sono razzista ma... perchè contano sul via libera del governo fanno paura. Mi raccontano di riunioni nel corso delle quali i dati ufficiali del tasso di criminalità o delle assegnazione di alloggi ai migranti e che sono inferiori a quelli della maggior parte degli altri paesi europei vengono dichiarate false perchè "la polizia e gli uffici statistici hanno l’ordine di dare informazioni non precise per rassicurare la popolazione. Il fanatismo ha già preso o sta prendendo il sopravvento. E il governo con la sua doppiezza (in aula un sorridente paterno Berlusconi e al suo fianco Calderoli che chiede l’abrogazione di Schengen, e Maroni che vuole diventare il modello l’esempio di ciò che si dovrà fare in Europa: le parole più vibratamente critiche e democratiche vengono dall’ex ministro dell’Interno e non da Serra, ex prefetto di Roma e ora parlamentare Pd, che si limita a suggerire come si dovrebbe fare per tirare il collo alle galline senza farle gridare, tenendo tutto sotto traccia e coperto, fino a quando non si sia trovata la soluzione conordata, sicchè poi l’opinione pubblica non possa più reagire. La cosa è scioccante, ma più di tutto è scioccante vedere il popolo che ricorre all’incendio delle immondizie e dei campi rom con lo stesso "entusiasmo sovversivo", con lo stesso populismo violento che degenera subito o ben presto nei "Boia chi molla!" Non si può aspettare nemmeno un minuto a ribadire la intransigente azione nonviolenta e respingere dalla prima parola una qualsiasi complicità o "comprensione" ecc. Il doppio binario del Governo va ben d’accordo con la doppia morale del popolo, per la quale una bambina di 14 anni, già esperta forse forzata di rapporti sessuali può essere uccisa e nascosta da coetanei, o un giovane veronese per una sigaretta può essere pestato a morte, ma l’italiano brava gente continua ad essere esaltato e le colpe sono dei rom. Le ragazze immigrate vengono ridotte in schiavitù nella prostituzione, e i bravi padri di famiglia italiani le usano selvaggiamente e tutto ciò rimane nei limiti dei normali comportamenti. Semmai la colpa è dei rom che organizzano, non dei nostri che profittano. E’ una insopportabile vergogna. lidia

mercoledì, maggio 07, 2008

SICUREZZA: da Alemanno e Zingaretti la strategia romana. Nel frattempo calano gli omicidi e i nomadi vanno a scuola.

SICUREZZA - Alemanno: “Solidarietà a chi non delinque”

Il sindaco di Roma, che con il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, ha partecipato al primo vertice del Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico, ha annunciato un decreto legge sui temi della sicurezza e un incontro, forse già la prossima settimana, con il nuovo ministro dell’Interno. “Ci dovranno essere operazioni di polizia molto incisive contro il commercio abusivo, il caporalato e il lavoro nero, l’accattonaggio molesto e minorile, la prostituzione di strada”. E sui Cpt: “Strumento necessario, ma bisogna monitorarne l'efficacia”.
Zingaretti annuncia il risanamento dei ''luoghi di nessuno'': 40 milioni di euro per la ristrutturazioni delle ferrovie presenti sul territorio (155 in regione e 36 solo a Roma) e investimenti anche sull’educazione scolastica.

- Calano gli omicidi in Italia. Nel 2005 sono circa 10 per milione di abitanti, un valore inferiore della media europea (14 per milione di abitanti), e in forte diminuzione rispetto ai 13 omicidi del 2000. Secondo l'Istat l'Italia in Ue é uno dei paesi più sicuri; la maglia nera la detengono le ex repubbliche sovietiche del Baltico, Lituania, Estonia e Lettonia. E nel nostro paese la Campania. La diminuzione legata alla riduzione dei delitti della criminalità organizzata al Sud e nelle Isole. vai>>



NOMADI – Le associazioni puntualizzano

In neosindaco in campagna elettorale aveva parlato di 85 campi nomadi, ma le associazioni contestano. “I dati diffusi dai partiti della destra nel corso della passata campagna elettorale riguardo al fenomeno dei campi rom abusivi non rispondono a realtà”. E’ uno dei punti emersi ieri sera alla prima riunione del coordinamento informale “Rete Campi Precari”, riunitosi alla Casa dei Diritti Sociali a Roma che ha raccolto Arci Solidarietà Lazio, Hermes, Casa dei Diritti Sociali - che hanno la convenzione del Comune di Roma per operare nei campi attrezzati Capitolini - con altre realtà che intervengono, a titolo volontario, sia nelle strutture autorizzate sia negli insediamenti rumeni abusivi distribuiti sul territorio.
- Polemica tra le associazioni sui bambini Rom che vanno a scuola: i minori rom e sinti che, nel comune di Roma, vivono negli insediamenti autorizzati e sono in età di scuola dell’obbligo, tra i 6 e i 14 anni, "hanno una scolarità pressoché totale, oltre il 90% di loro frequenta la scuola". A dirlo è Salvo di Maggio, presidente della cooperativa Ermes della capitale. Ma secondo Opera Nomadi (dati forniti in occasione della campagna contro l’accattonaggio minorile "Infanzia negata. Futuro zero”), circa il 70% non va a scuola o non la frequenta assiduamente. vai>>

martedì, aprile 22, 2008

I romeni li conterei sia quando commettono delitti sia quando li subiscono.


La campagna elettorale di Roma riporta al centro, a seguito dei gravi fatti di cronaca, il tema della sicurezza. Trovo su www.decidiamoinsieme.it la riproduzione di questa lettera al Riformista che almeno ci fa pensare.
Tolleranza zero verso i reati non contro le persone, almeno...



domenica, dicembre 09, 2007

Nel giorno della strage della Thissen Krupp (purtroppo insieme ad altre aziende) Iniziativa delle ACLI e del Patronato ACLI di Napoli

Stamane mentre leggo la rassegna stampa della bella iniziativa che abbiamo promosso come ACLI e Patronato ACLI di Napoli, a cui hanno partecipato centinaia di lavoratori e promotori sociali, sulla sicurezza del lavoro leggo un articolo amaro ma autentico di Gennaro Carotenuto
sulla drammatica vicenda della TyssenKrupp e sul modo di vederela e commentarla da parte dei giornali "aziendali". Magari anche nell'opinione pubblica può farsi strada un atteggiamento teso a rimuovere un fatto non isolato che al contrario si inquadra in un itinerario allucinante di quattro morti al giorno per incidenti sul lavoro. Cìè la necessità di rispettare le leggi, cìè il problema di migliorarle, di farle applicare dagli istituti come l'Inail, c'è la necessità di collegare prevenzione e assicurazione, soprattutto c'è un tema culturale da affermare: la salute del lavoratore viene prima del lavoro e c ento kilometri prima del profitto. Tra l'altro oggi, drammaticamente parliamo della vita e non solo della salute.

A seguire comunicato sull'iniziativa ACLI e l'articolo integrale di Carotenuto.


Castellammare di Stabia, Patronato Acli: convegno sulla sicurezza in azienda

Il lavoro buono è sicuro!”. E’ questo il tema di un convegno che le Acli ed il Patronato Acli di Napoli terranno domani a Castellammare di Stabia, che affronterà i problemi riguardanti la la sicurezza sui luoghi di lavoro. Il convegno rientra nell’annuale edizione di “Diritti in piazza”, l'iniziativa delle Acli e del Patronato Acli per rimettere i diritti al centro del dibattito e del confronto con i cittadini; per affrontare questioni di particolare rilevanza sociale che interpellano il nostro prossimo futuro, le politiche di welfare, il piano dei diritti e delle solidarietà. Il convegno inizierà alle 9,30 presso il Crowne Plaza Hotel di Castellammare di Stabia. Saluteranno gli intervenuti Carmine Raimo, presidente delle Acli di Castellammare e Salvatore Vozza, sindaco di Castellammare; presiederà il convegno Pasquale Orlando, presidente provinciale delle Acli di Napoli; introdurrà i lavori Pasquale De Dilectis, direttore provinciale del Patronato Acli di Napoli; interverranno Mammolo Grazia, direttore dell’Inail di Castellammare; Vittorio Glassier, capo servizio dell’area Salute e disabilità Patronato Acli nazionale; Corrado Gabriele, assessore regionale a Lavoroe Formazione; Eleonora Cavallaro, presidente regionale delle Acli della Campania. Conclusioni di Damiano Bettoni, direttore Generale Patronato Acli.


ThissenKrupp e Il Sole24Ore: la Pravda del padrone
Stamane né Libero né il Giornale, così soliti a scandalizzarsi per uno starnuto di Niki Vendola o Clemente Mastella, avevano in prima pagina una sola riga sul caso del giorno.

Sia Libero che il Giornale sono indifferenti all'oscena morte medievale, affogati nell'olio bollente (per dare un nome alla rosa), nel pieno centro dell'olimpica Torino postindustriale e postmoderna, di quattro operai che lavoravano in condizioni per descrivere le quali bastano gli scritti su Manchester a metà '800 di un signore fuorimoda con la barba.

Turni di sedici (16!) ore di lavoro, sindacati assenti e distratti, ricatti continui, lotta per difendere il posto, sicurezza infima e violata nelle più elementari norme, con la sola differenza che le leggi, a Manchester nell'800, non c'erano, mentre adesso, dopo 150 anni di storia del movimento operaio, ci sono ma sono tranquillamente evase. Dai padroni che le chiamano "lacci e lacciuoli", e che le pensano come costi. E se la sicurezza è un costo dobbiamo dedurre che nel loro linguaggio allora i morti sul lavoro siano, come direbbe George Bush, "danni collaterali".
I grandi giornali, il Corriere della Sera, La Repubblica, ovviamente La Stampa, con un buon fondo dell'ottimo Massimo Gramellini, hanno capito di non potere evitare, almeno per oggi di parlarne. Troppo grave è la tragedia di Torino alla quale si sono affiancati da un altro morto alla Fiat di Cassino e un altro ancora in un cantiere edile in Irpinia. I grandi giornali hanno aperto ma altri giornali (Il Resto del Carlino, per esempio), se ne fottono e hanno tenuto il gioco alla stampa patronale (per parlare antico) e hanno aperto ancora con la succulenta Meredith.

Ma chi può scandalizzarsi del pessimo Carlino se sono i padroni che non vogliono che se ne parli. Come testimoniano le foto, Il Sole24Ore, il quotidiano della Confindustria che a destra e a manca, soprattutto (tristemente) a manca, viene considerato il più autorevole quotidiano italiano, l'unico di livello europeo brilla per un understatement che sfiora la disinformazione piena: due righe tra le brevi in prima e un articoluccio in taglio medio su tre colonne perse giù in fondo, a pagina 19. Due righe tra le brevi e un fetente articoluccio a p. 19 che è in realtà un'intervista al vicepresidente della Confindustria medesima, Andrea Pininfarina per difendere l'operato della stessa, equivalgono ad informazione negata, alla violazione dell'elementare diritto ad essere informati in maniera onesta.

Chi ha letto Gomorra, si è potuto beare a pensare che le condizioni di lavoro descritte da Roberto Saviano fossero confinate al far west dell'hinterland napoletano. Chi scrive, come fa anche con ben più risonanza Saviano, da anni pensa e scrive che l'hinterland napoletano sia la parte più moderna d'Italia.

Sia l'unica o tra le poche dove il capitalismo neoliberale si sia potuto davvero liberare in tutti i suoi istinti animali e produrre ricchezza vera e dove i morti nei cantieri, o quelli che semplicemente si ribellano, possono essere abbandonati in una discarica senza tante storie.

Droga (la grande droga, quella che muove miliardi di Euro) o edilizia, rifiuti tossici o acciaio, Torino viene dietro ma, come dimostra la ThissenKrupp, ha una gran voglia di rifarsi. O davvero credete che i padroni delle ferriere ThissenKrupp abbiano più coscienza civile di un capoclan camorrista di Casal di Principe? Credete davvero ci sia differenza se i soldi si fanno con la coca o bollendo nell'olio gli operai perché si è scelto a monte di avere in totale spregio la sicurezza di questi? Ricordate il Petrolchimico di Porto Marghera? E' stato processualmente dimostrato che per decenni i dirigenti di Enichem e Montedison sapevano perfettamente di mandare gli operai a morire di cancro da cloruro di vinile. Ne hanno mandati a morte almeno 159.

Risultano oggi meno sibilline le parole di Giulio Tremonti quando, da ministro dell'economia di Silvio Berlusconi, si lamentava della Cina. Come possiamo competere col gigante asiatico se loro non hanno i sindacati, se loro non rispettano alcuna misura di sicurezza, se pagano stipendi di fame e non hanno regole, gridava acidulamente Tremonti in ogni consesso con i confindustriali e gli editorialisti prezzolati a spellarsi le mani. Qualche ingenuo pensava che Tremonti volesse imporre i sindacati nelle aree speciali della Cina, che fosse interessato a imporre condizioni di vita degne ai lavoratori cinesi. E invece no, Tremonti, Luca di Montezemolo, Innocenzo Cipolletta la Cina la volevano tra noi, nell'aversano come nel centro di Torino. E' il mercato, bellezza, il resto sono chiacchiere o danni collaterali.

lunedì, novembre 19, 2007

SICUREZZA - Ragazzi fragili, città insicure

“Il reclutamento di ragazzi che ammazzano diventa sempre più forte. Forse bisogna iniziare a immaginare che la soglia di punibilità va abbassata, così come è stato fatto in Francia, per evitare che si approfitti della fragilità di questi ragazzi". Lo ha detto il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, a Giugliano, partecipando alla conferenza regionale sulla sicurezza. ‘’Lo stato non può fare da solo la lotta alla criminalità: invoco una forma di liberalismo nel mercato degli interventi per la legalità”, ha sottolineato.

- La sicurezza? Per Minniti è una questione sociale. Anche il vice-ministro dell’Interno è intervenuto alla conferenza regionale sulla sicurezza “Pol.i.s.”, in corso a Giugliano. ‘’Sono preoccupato per un Paese in cui la sicurezza diventa elemento di propaganda politica’’.

- Sono Napoli e Caserta le province campane dove la gente ha più paura. Lo dice l’indagine “La criminalità in Campania tra percezione e realtà”, condotta dal Censis su un campione di 2mila abitanti e presentata a Giugliano. A Napoli solo il 19,6% dei cittadini ritiene di vivere in una città sicura e a Caserta il 39,8%.

giovedì, novembre 08, 2007

Sicurezza: «La migliore risposta resta l'integrazione»

Bene la collaborazione con la Romania, ma perplessità sul decreto del Governo. «Meglio approvare subito la nuova legge sull'immigrazione»

Roma, 8 novembre 2007- «La migliore risposta all'esigenza di sicurezza dei cittadini resta l'integrazione». Lo afferma il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero in riferimento al dibattito politico e mediatico seguito alla tragica vicenda di Tor di Quinto, a Roma, e al decreto legge sulla sicurezza emanato nei giorni scorsi dal governo ed ora in corso di definizione.

«Le misure straordinarie di polizia - spiega Andrea Olivero - sono e saranno sempre insufficienti o peggio inefficaci, se non precedute e accompagnate da una politica seria e responsabile di integrazione e promozione umana e sociale. Politica che è mancata da anni in Italia sul tema specifico dell'immigrazione, sempre vista come un problema da tollerare - se non da eliminare - e raramente considerata una risorsa su cui investire concretamente». «Ecco perché - ribadisce il presidente delle Acli - la prima misura da approvare per garantire davvero la sicurezza di tutti sarebbe la nuova legge sull'immigrazione, all'elaborazione della quale hanno concorso, per la prima volta, tutte le principali associazioni e organizzazioni impegnate quotidianamente sul campo. E poi una seria politica di collaborazione con l'Unione europea ed i Paesi di maggior affluenza migratoria, come si sta facendo ora bene con la Romania».

Nel merito del decreto approvato dal Governo, però, il presidente Olivero esprime «perplessità», in particolare per la scelta di affidare ai prefetti il potere di espulsione per 'esigenze di ordine pubblico': «Viene affidato ad un autorità amministrativa e non giudiziaria un potere indefinito e indefinibile, che incide profondamente sulla libertà della persona. Se ci sono dei reati da perseguire, si utilizzino gli strumenti del diritto penale vigente. Se questi sono insufficienti, si provveda a superarne i limiti. Il deficit di legalità è un problema tragicamente irrisolto nel nostro Paese da fin troppi anni. Ma attenzione a mettere a repentaglio le garanzie individuali di libertà per tener dietro ad una logica emotiva ed emergenziale».

«Il nostro non è buonismo cattolico - conclude -, come qualche politico 'cattolico' ha incredibilmente affermato, ma è realismo concreto, senz'altro ispirato al Vangelo, ma verificato dalla prassi quotidiana. Lavorare per la convivenza è l'unico modo per tenere insieme sicurezza e solidarietà, secondo quanto indicato da Papa Benedetto XVI. In altri termini, come ha scritto saggiamente Giuseppe De Rita, all'ansiosa domanda di sicurezza che proviene dall'opinione pubblica, alimentata dai media in maniera determinante, sarebbe serio rispondere con una 'progressiva responsabilizzazione comunitaria', che significa lavorare tutti per rinforzare il tessuto umano e sociale del nostro vivere insieme, dalla famiglia, al quartiere, alla città. Da Cogne a Garlasco, da Erba a Guidonia: la cronaca ci insegna che il problema della sicurezza e della convivenza non riguarda solo gli immigrati e non si risolve ottenendo qualche espulsione in più».

domenica, settembre 30, 2007

Torre del Greco. Grande successo per l'iniziativa delle Acli e del Patronato Acli di Napoli 'Diritti in Piazza'



Torre del Greco. Grande successo per l'iniziativa delle Acli e del Patronato Acli di Napoli 'Diritti in Piazza', giunta quest'anno alla terza edizione dedicata al tema del 'lavoro sicuro'. Guanti da lavoro e da cucina sono stati distribuiti ai cittadini per ricordare loro che «la salute e la sicurezza passano - ha spiegato il presidente acli Pasquale Orlando- attraverso il rispetto delle regole da parte delle aziende e i datori di lavoro, ma anche attraverso la prevenzione personale, anche dentro casa». Operatori e volontari hanno offerto informazioni utili e consulenze sulle questioni riguardanti la tutela del lavoro e della salute, «perché - ha dichiarato il direttore provinciale del Patronato ACLI Pasquale De Dilectis- troppi ancora non sanno che di fronte ad infortuni sul lavoro, malattie professionali, questioni legate all'invalidità possono trovare un sostegno e un accompagnamento gratuito, previsto per legge, da parte degli Istituti di Patronato».

mercoledì, settembre 26, 2007

Diritti in piazza: «Un lavoro sicuro è possibile»

Il 28 e 29 settembre la terza edizione di 'Diritti in Piazza' delle Acli e del Patronato Acli. Per sensibilizzare alla prevenzione e al rispetto delle regole. 100mila guanti da lavoro e da cucina distribuiti in piu' di 200 piazze italiane

Saranno più di 200 le piazze italiane interessate i prossimi venerdì 28 e sabato 29 settembre dall'iniziativa delle Acli e del Patronato Acli 'Diritti in Piazza', giunta quest'anno alla terza edizione dedicata al tema del 'lavoro sicuro'. 100mila guanti da lavoro e da cucina verranno distribuiti ai cittadini per ricordare loro che «la salute e la sicurezza passano attraverso il rispetto delle regole da parte delle aziende e i datori di lavoro, ma anche attraverso la prevenzione personale, anche dentro casa». Oltre 2000 tra operatori e volontari offriranno informazioni utili e consulenze sulle questioni riguardanti la tutela del lavoro e della salute, «perché troppi ancora non sanno che di fronte ad infortuni sul lavoro, malattie professionali, questioni legate all'invalidità possono trovare un sostegno e un accompagnamento gratuito, previsto per legge, da parte degli Istituti di Patronato».

«Un lavoro sicuro è possibile»

Per il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero, che ha presentato in conferenza stampa l'iniziativa, «un lavoro sicuro è possibile». «In un'epoca di forte precarizzazione del lavoro e del suo stesso significato - spiega -, con il fenomeno delle morti bianche tornato a salire nel corso del 2006 (+2%) ed un numero di incidenti che rimane impressionante, abbiamo il dovere - come Associazioni cristiane dei lavoratori italiani - di dire alla gente, e alle istituzioni, che 'un altro lavoro è possibile', 'un lavoro sicuro è possibile'. Sicuro in primo luogo perché non uccide, non offende, non espone a pericoli imprevisti e fatali. Ma sicuro anche perché consente alle persone di costruire progetti di futuro. Non si tratta di tornare alla mentalità del 'posto fisso', ma di vivere il lavoro in condizioni di sicurezza fisica e psicologica. La flessibilità lavorativa non può tradursi in precarietà della vita. Un lavoro 'altro', insomma, perché punta sulla crescita e la responsabilità del lavoratore, sulla sua affezione al lavoro, sulla sua volontà e capacità di fare bene. Perché un lavoro fatto male non fa crescere un uomo, né tanto meno una comunità».

La caponata antimafia e la cioccolata solidale: «Un lavoro è sicuro quando è dignitoso»

«Un lavoro è sicuro quando è dignitoso», aggiunge il vicepresidente del Patronato Acli Michele Consiglio, che illustra l'iniziativa spiegando perché verranno anche distribuiti nelle piazze 10mila barattoli di 'caponata' siciliana della cooperativa 'NoE' (No Emarginazione) di Partinico (Pa), cha avvicina al lavoro soggetti svantaggiati in un terreno confiscato alla mafia, e 10mila tavolette di cioccolata dal Consorio Ctm Altromercato. «Vogliamo comunicare alla gente l'idea che sicurezza, legalità e solidarietà possono stare insieme e migliorare il lavoro di tutti».

Un libro e uno spettacolo per raccontare il lavoro, i suoi rischi, le storie di vita invisibili

Le iniziative delle Acli e del Patronato Acli per promuovere tra i cittadini la cultura della sicurezza non si fermeranno alle piazze di venerdì e sabato. In conferenza stampa è stato infatti presentato in anteprima un volume dell'Iref, l'Istituto di Ricerca delle Acli, che raccoglie e racconta nove «storie di vita invisibili», esperienze di infortunio sui luoghi di lavoro. Il titolo: 'Bastava poco...' traduce il messaggio stesso del volume, l'invito cioè alla prevenzione e alla responsabilità sul lavoro. Il testo sarà diffuso e presentato nei mesi prossimi in giro per l'Italia con iniziative territoriali, a partire dalle scuole, in particolare quelle tecniche industriali e agrarie, che formano i futuri lavoratori più esposti ai rischi di infortuni.

Infine lo spettacolo teatrale 'Lavoro(in)Sicurezza', la prima al Teatro Ambra Jovinelli subito dopo la conferenza stampa, realizzato in coproduzione Patronato Acli e Compagnia delle Acque di Gualtiero Bertelli, con la partecipazione di Francesca Reggiani. Un montaggio di suoni, immagini e canzoni per raccontare il lavoro di ieri e quello di oggi, con finestre sulla cronaca drammatica degli infortuni e delle morti bianche. Lo spettacolo verrà portato nelle piazze e nei teatri d'Italia ma anche nelle scuole e nelle stesse fabbriche, nei luoghi di lavoro «per risvegliare il senso di responsabilità dei datori di lavoro e la consapevolezza nei lavoratori - afferma il direttore generale del patronato Damiano Bettoni -, perché sulle morti bianche e sugli incidenti non si abbassi l'attenzione, non si cali il sipario».

giovedì, aprile 19, 2007

INCIDENTI LAVORO: BOBBA (ULIVO), "PIU' RISORSE PER L'ISPETTORATO DEL LAVORO"

Dichiarazione del senatore dell'Ulivo Luigi Bobba, componente commissione Lavoro
"Le morti sul lavoro vanno affrontate mettendo innanzitutto i servizi ispettivi in condizione di lavorare. Non possiamo chiudere gli occhi di fronte a questa realtà: gli strumenti e i finanziamenti che il servizio dell'Ispettorato del Lavoro ha a disposizione per svolgere compiutamente il suo ruolo di tutela dei lavoratori è del tutto inadeguato". Lo dichiara il senatore dell'Ulivo Luigi Bobba che aggiunge: "Insieme alle risorse, é necessario che il tanto invocato coordinamento tra l'attività ispettiva dell'Inail, dell'Inps e degli Ispettorati provinciali del lavoro diventi una realtà per rendere più produttive ed efficaci le diverse aree di intervento".
"Non vi è dubbio - precisa il parlamentare dell'Ulivo - che l'assunzione di un numero cospicuo di ispettori da parte del Ministero del Lavoro, con l'aggiunta di nuove assunzioni prevista dalla Finanziaria, rappresentino uno sforzo importante e di questo ne prendiamo atto; tuttavia è inevitabile che tali misure saranno del tutto inutili se il Ministro dell'economia non procederà al più presto allo stanziamento delle risorse necessarie per garantire l'attività ispettiva". Bobba ha poi concluso sottolineando la necessità di "un impegno da parte di tutti in Parlamento per accelerare l'iter dell'approvazione del Testo Unico sulla sicurezza sul lavoro già deliberato dal Consiglio dei Ministri, ma intanto applichiamo la legge esistente".

martedì, aprile 17, 2007

Lavoro: approvato il nuovo testo sulla sicurezza

Soddisfazione delle Acli per il disegno di legge del Governo, ma non si arrestano le tragedie sul lavoro. 'Le regole entrino in vigore il prima possibile'

'Un provvedimento atteso da anni'. Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani commentano con soddisfazione l’approvazione, da parte del Consiglio dei ministri, del nuovo Testo unico in materia di tutela della salute della sicurezza sui posti di lavoro, ma chiedono contemporaneamente che si faccia ogni sforzo 'perché le regole entrino in vigore il prima possibile'. Al testo di oggi, infatti, dovranno seguire degli appositi decreti delegati del governo per la definizione nel dettaglio delle misure approvate. 'Nel frattempo – spiega il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero, con riferimento all’incidente di stamattina nel porto di Genova – non si arrestano le tragedie sul lavoro, le persone continuano a morire'.
Le Acli chiedono al Governo e soprattutto al Parlamento di costruire una via privilegiata per l’approvazione definitiva del Testo unico. 'Abbiamo aspettato anni – afferma Olivero – questo provvedimento così importante. Non vorremmo ne passassero altrettanti prima che le nuove norme sulla sicurezza entrino finalmente in vigore'.

lunedì, marzo 26, 2007

Patto per la sicurezza per Napoli: 120 pattuglie vigileranno sul territorio 24 ore su 24

L'impiego della "task force" deciso nel corso di una riunione al Viminale

Nell´ambito delle misure già previste nel “Patto per la sicurezza di Napoli” questa mattina al Viminale si è tenuta una riunione di carattere operativo, in costante contatto con il Prefetto di Napoli, per fare il punto della situazione nel capoluogo partenopeo, anche alla luce dei gravi episodi di criminalità registrati negli ultimi giorni.

In base alle indicazioni fornite dal Prefetto è stata confermata la validità dello strumento operativo della “task force” di intervento rapido che ha consentito al Questore di Napoli Oscar Fioriolli, presente all´incontro, e al Comandante provinciale dei Carabinieri Gaetano Maruccia di effettuare, nelle scorse settimane, massicci interventi nei quartieri maggiormente colpiti dai fenomeni criminali.

Su richiesta del Prefetto, che ha espresso il punto di vista condiviso da tutte le forze di polizia, si è deciso rafforzare l´impiego di questa “task force” e di indirizzarla sull´obiettivo di un costante controllo delle vie e delle piazze.

A tal fine, saranno immediatamente poste nella disponibilità del Prefetto 120 pattuglie, equamente ripartite tra l´Arma dei Carabinieri e la Polizia di Stato, che, quotidianamente, sull´arco delle ventiquattro ore vigileranno sulle zone più colpite dalla criminalità, soprattutto dal fenomeno dello spaccio degli stupefacenti.

Il controllo del territorio vedrà così un impegno di risorse settimanali pari a 2500 unità di personale di rinforzo.

Si è altresì deciso che tali operazioni, che possono rappresentare un modello di intervento replicabile in altre realtà metropolitane, saranno costantemente seguite e monitorate da un gruppo di ufficiali e funzionari delle due forze di polizia interessate, che sarà immediatamente insediato presso il Centro Situazioni della Segreteria del Dipartimento della Pubblica Sicurezza.

Nel corso della riunione si è anche preso atto della ulteriore positiva evoluzione di tutte le altre iniziative previste dal “Patto”.

Il Ministro dell´Interno, Giuliano Amato, ha approvato le delineate procedure di intervento ed ha pregato il Vice Ministro Marco Minniti di continuare a seguire la situazione in contatto con i vertici della Regione e degli Enti Locali.