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giovedì, maggio 24, 2007

Migliaia di studenti uniti contro la mafia




Oltre 15mila studenti provenienti da tutta Italia hanno celebrato la "giornata della memoria"

Ci sono volti buoni sulla terra che ha conosciuto la barbarie, sguardi limpidi nelle strade di una città che ha combattuto una lunga guerra. Sono i bambini venuti a piantare il futuro dove era stata sepolta la speranza, un esercito colorato che ha invaso Palermo nel giorno del quindicesimo anniversario dell'eccidio di Capaci.
Gerbere gialle strette tra le mani, indosso la maglietta con l'immagine di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vicini, sorridenti, oltre 15mila studenti di tutta Italia hanno celebrato la "giornata della memoria".
Scatenati in canti e balli ma anche impegnati in un acceso dibattito con alte cariche dello Stato - il presidente del Senato Franco Marini, i ministri dell'Interno e della Pubblica Istruzione Giuliano Amato e Giuseppe Fioroni - sono stati loro i veri protagonisti della giornata, mentre dalla banchina del porto di Palermo, dove è attraccata la nave della legalità che da Civitavecchia ha portato in Sicilia le scolaresche, all'aula bunker dell'Ucciardone risuonavano le note di Pensa, il rap antimafia.
L'hanno cantato tutti insieme prima del dibattito nell'aula bunker, l'hanno gridato con l'autore, il cantante Fabrizio Moro, arrivato a Palermo per partecipare alle manifestazioni organizzate dalla Fondazione Falcone e dal ministero della Pubblica Istruzione, per la prima volta coinvolto nella fase organizzativa delle celebrazioni.
La lezione di legalità, tenuta dove nel 1986 si celebrò il primo maxi processo alle cosche, è cominciata con la lettura del saluto inviato ai ragazzi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che si è detto "convinto che la lotta alla mafia e l'appello a una cultura della legalità abbiano bisogno di un grande movimento di popolo, della mobilitazione della cultura e della scuola".
Sullo scranno dei giudici sono seduti il procuratore di Palermo Francesco Messineo, che definisce «eroi e non solo vittime» Falcone e Borsellino, Amato, Fioroni, Marini, il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso e Maria Falcone, sorella del magistrato assassinato.

mercoledì, maggio 09, 2007

Bindi: "Accuse sbagliate e strumentali" sulla Conferenza sulla famiglia di Firenze


INTERVISTA – Bindi: "Accuse sbagliate e strumentali" - Giovanna Casadio - LA REPUBBLICA

ROMA - Chiamano dal Quirinale. Il presidente Giorgio Napolitano sarà all'inaugurazione della Conferenza sulla famiglia di Firenze e bisogna accordarsi con il cerimoniale. Rosy Bindi dimentica per un attimo la bufera politica scatenata dal suo "no" alle associazioni gay. «Che bufera? Qualcuno ha le idee confuse, o è in malafede - contrattacca il ministro della Famiglia - Abbiamo sempre sostenuto il riconoscimento dei diritti delle persone conviventi anche omosessuali, ma altresì abbiamo affermato che i Dico non erano matrimoni di serie B, non rappresentavano un altro tipo di famiglia. Ora non si può pretendere che nella Conferenza nazionale del governo sulla famiglia ci sia confusione. La famiglia è quella dell'articolo 29 della Costituzione».

Ministro Bindi, non potrebbe ripensarci? «Perché dovrei? Allora va ripensato il programma di governo».

Il ministro della Solidarietà, il comunista Paolo Ferrerò non sarà a Firenze per protesta. Ne ci sarà Emma Bonino. L'Unione è divisa persino sugli Stati generali della famiglia? «Il ministro Ferrerò non può permettersi di non venire, il suo mi sembra un atteggiamento strumentale. Ha un dovere istituzionale come responsabile della Solidarietà sociale, molte delle richieste che saranno rivolte al governo interessano in particolare il suo ministero, quindi non deve sottrarsi».

Barbara Pollastrini, autrice con lei della legge sui Dico, afferma che le porte vanno aperte, non chiuse. Cominciate a litigare anche voi due? «Barbara convochi, come ministro dei Diritti e delle Pari opportunità, una Conferenza sui diritti degli omosessuali. Ma io sono ministro della Famiglia. Fare politiche familiari non è in contrapposizione con i diritti delle persone, però le carte non si possono mischiare. Sono critica nei confronti di chi ha convocato il Family day, e li ci si accusa di avere confuso tra convivenze e famiglia. Non è così e sono coerente».

Come risponde alle associazioni gay che l'accusano di discriminazione e le dicono: «Cara Bindi, fartene una ragione, noi siamo famiglie»? «Da un punto di vista sociologico, affettivo, saranno pure famiglie, ma giuridicamente non lo sono. Dopodiché, il governo fa una politica che non discrimina. Inoltre, le associazioni dei genitori omosessuali sono state invitate, anche se adesso annunciano che non verranno».

Lei vuole conquistare la benevolenza dei cattolici? «Casomai quello che sta accadendo mette in evidenza la contraddizione di chi si ostina a fare del Family day, sabato prossimo, solo una manifestazione contro i Dico».

È un nuovo braccio di ferro tra laici e cattolici? «Questa non è distinzione tra cattolici e laici, bensì tra chi legge la Costituzione e chi non la legge. Io non sto sostenendo queste cose perché sono cattolica, ma perché così c'è scritto nella Carta»

Il Partito democratico nasce con fibrillazioni sui diritti civili.«Non credo. In questo paese si va avanti per fazioni: da un lato, ci sono le tentazioni neoclericali, che vedono nel riconoscimento dei diritti delle persone un attentato alla famiglia; dall'altro c'è chi, anche nella mia coalizione, ritiene il riconoscimento dei diritti sia l'equiparazione alla famiglia. No. Chi sta scatenando questa bufera forse ha nascosto prima la realtà a se stesso».

Fatto sta che si trova sotto un fuoco incrociato di critiche.«Vuoi vedere che ho ragione? Qui c'è qualcuno che è stato in malafede, ha giocato sull'equivoco dei Dico: sbaglia chi li legge contro la famiglia come chi li ritiene una forma di famiglia surrettizia. Paradossalmente rischiano di darsi ragione a vicenda. Se avessero ragione gli organizzatori della giornata del 12 maggio, dovrei invitare gli omosessuali alla Conferenza e chi mi critica perché non li invito da ragione alla piazza del Family day secondo cui i Dico sono un attentato alla famiglia».

Perché ritiene che i ministri non debbano manifestare al raduno cattolico? «I ministri non devono andare. È buffo che alcuni non vengano alla conferenza del governo e altri vadano alla manifestazione contro il governo o comunque contro un atto del governo. Mastella, che da ministro della Giustizia ha firmato il provvedimento sulle unioni civili, evidentemente si dissocia da quella parte di sé che fa il Guardasigilli. Fioroni è in contraddizione con se stesso, dal momento che non ha mai criticato i Dico. Dal Family day mi aspetto serie proposte per la politica della famiglia, e quella è la parte della manifestazione che ascolterò e con cui entrerò in sintonia, ma dal mio posto di ministro».

9 maggio 2007

giovedì, gennaio 04, 2007

Ban Ki-moon: «Pena capitale da abolire»

Un no alla pena di morte arriva anche dai vertici del Palazzo di vetro. Facendo una parziale, ma concreta retromarcia rispetto a quanto affermato solo due giorni fa, il neo segretario generale dell'Onu, il sud coreano Ban Ki-moon, ha appoggiato ieri l'abolizione della pena capitale. E questo mentre l'iniziativa del governo italiano, che ha proposto una moratoria globale delle esecuzioni, ha raccolto ieri il consenso del presidente della repubblica Giorgio Napolitano e dell'Unione europea, con Francia e Germania che si sono dette pronte ad appoggiare la richiesta di fermare l'attività dei boia in sede Onu.
Ma a dare ossigeno alle speranze degli abolizionisti di tutto il mondo, sono state proprio le parole pronunciate ieri da Ban Ki n-moon. Il successore di Kofi Annan è stato duramente criticato dalla stampa internazionale per aver sostanzialmente giustificato l'impiccagione di Saddam Hussein, ricordando le vittime della sua dittatura e l'esclusiva competenza degli stati nazionali su un tema come la pena di morte. Ieri la correzione di rotta, fatta attraverso la sua portavoce, Michele Montas. Il segretario generale, ha detto, «ritiene che l'Onu debba lavorare» per arrivare all'abolizione della pena di morte, anche se «si rende conto che sarà un processo lungo».
Nessuna incertezza, invece, da parte del Colle. Per il presidente della repubblica Giorgio Napolitano l'iniziativa contro la pena capitale annunciata da Prodi «è coerente con la tradizione italiana, che affonda le radici in primo luogo nella Costituzione». Napolitano ha anche sottolineato come alle immagini dell'esecuzione di Saddam Hussein «tutti i leader europei abbiano ribadito profonda contrarietà alla pena di morte. E' bello - ha concluso il presidente - che l'Italia abbia fatto questa scelta a nome di tutta l'Europa».

martedì, dicembre 19, 2006

NAPOLITANO SULL'IMMIGRAZIONE: Non abituarsi a morti e tragedie''

Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in occasione della 'Giornata Internazionale del Migrante' ha inviato un messaggio al ministro della Solidarietà Sociale, Paolo Ferrero, con il quale rivolge ''un saluto augurale ai tanti stranieri immigrati in Italia e agli emigranti italiani che contribuiscono allo sviluppo dei Paesi che li ospitano''.
''L'emigrazione italiana ha subito una drastica riduzione da diversi decenni e tuttavia non si è mai interrotta - scrive Napolitano -. I nuovi emigranti sono ormai in misura limitata lavoratori dipendenti e operai; si tratta soprattutto di tecnici, di imprenditori, di persone altamente qualificate. E sono in forte incremento i laureati italiani che scelgono di lavorare all'estero. Spero che i nuovi, come i vecchi emigrati, si trovino a loro agio nei Paesi che li ospitano, che possano mettere a frutto le loro capacità e vedere realizzati i propri progetti di vita. Tuttavia, spero anche che il nostro Paese sia in grado di offrire loro la possibilità di tornare in Patria, trovando gli stessi supporti e le stesse opportunità che li hanno motivati a partire''.
''L'Italia è oggi soprattutto un Paese di immigrazione. Un'immigrazione che contribuisce a colmare carenze di manodopera, che consente alle imprese di produrre e alle famiglie di essere aiutate nella cura dei propri cari - aggiunge il capo dello Stato -. Gli immigrati rappresentano ormai una quota significativa non solo dei nuovi occupati, ma anche dei nuovi imprenditori. Si tratta di un'immigrazione che si radica positivamente: basti pensare alla consistente presenza dei bambini nelle scuole o ai numerosi immigrati che comprano casa e prodotti di consumo durevole. Ma la strada dell'integrazione è ancora lunga e va affrontata con coerenza e rigore. A tal fine è anzitutto necessario che gli ingressi avvengano per via legale''.
''Gli immigrati non devono più avere la paura di vivere in condizione irregolare e di sopportare le conseguenze dell'emarginazione che all'irregolarità si associa - si legge ancora nel messaggio di Napolitano -. E' soprattutto cruciale evitare i gravissimi rischi collegati agli ingressi clandestini, che troppo spesso avvengono per opera di organizzazioni che lucrano sul traffico di vite umane e generano un flusso incontrollato che può anche includere componenti criminali e che comunque provoca allarme nelle comunità nelle quali gli immigrati devono potersi inserire''.
''D'altra parte, la criminalità che ha origine dall'immigrazione clandestina ha spesso come vittime gli stessi immigrati: bambini e adulti ridotti a lavorare in condizioni estreme e umilianti, giovani donne costrette a prostituirsi, persone contrabbandate come merce di nessun valore e talora costrette a subire vere e proprie forme di schiavitù. Né dobbiamo abituarci a tollerare le morti strazianti che uomini, donne e bambini trovano sulle vie di fuga da guerre, da conflitti interni, da situazioni di povertà e di carestia. Dobbiamo impegnarci tutti, a livello nazionale, europeo e internazionale affinché le tante tragedie che ancora avvengono nei nostri mari e nei deserti dell'Africa non accadano più. Dare certezze al percorso migratorio fin dai Paesi di origine, con regole che tutti devono rispettare, significa far rientrare nella normalità un fenomeno che ormai contrassegna questo secolo''.
''La presenza di immigrati contribuisce alla crescita e alla modernizzazione di un Paese e non solo sul piano economico - conclude il presidente della Repubblica -. Anche sul piano sociale l'incontro di costumi, tradizioni, culture e linguaggi diversi si intreccia e contribuisce al dialogo, al confronto e alla convivenza in una moderna società''.
Occorre ''trovare un meccanismo affinché la gente possa entrare regolarmente'' anche per il ministro Ferrero, il quale si dice anche convinto che i cpt ''sono una struttura che va chiusa''. ''A gennaio dovremmo essere in grado di presentare una legge'' ha poi assicurato. Si tratta, in sostanza, di ''riscrivere una legge sull'immigrazione, cioè il Testo unico che identifica una politica dell'immigrazione radicalmente diversa'' rispetto a quella attuale. Il ministro ricorda che senz'altro ''la Bossi-Fini va abrogata'', ma precisa anche che ''non esiste come legge, perché è un'insieme di emendamenti alla Turco-Napolitano''.

sabato, dicembre 16, 2006

GIORNATA DEL SERVIZIO CIVILE: IN 5 ANNI +250% DI GIOVANI

ROMA - Daria si dedica alla cura degli animali vittime di crudeltà; Rocco ha trascorso otto mesi in Palestina impegnato contro il disagio sociale e la promozione della pace; Silvia si occupa di anziani e passa con loro tutti i pomeriggi. Di fronte ad oltre 3.500 colleghi che come loro svolgono il servizio civile, un gruppo di giovani ha raccontato cosa vuol dire fare il volontario, ha parlato del senso di una scelta che li ha portati a dedicare un anno al servizio della comunità e al sostegno dei più deboli.
L'occasione è stata l'odierna Giornata nazionale del servizio civile che, su iniziativa del ministero della solidarietà sociale e nel giorno in cui ricorrono i 34 anni della legge sull'obiezione di coscienza, ha promosso alla Fiera di Roma un incontro fra questi giovani ed il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano.
"Grazie per la fiducia che ci date, per la possibilità di rafforzare le nostre istituzioni e il tessuto democratico al di là delle contrapposizioni di parte" ha detto il presidente ai tanti festosi giovani che lo hanno accolto con calore.
"Voi date a tutti noi che operiamo nelle istituzioni - ha aggiunto - una grande carica. Voi rappresentate il Paese vivo. L'Italia aperta al futuro siete voi, la vostra generosità, il vostro impegno nel servizio civile e nella società". In cinque anni dalla legge, il numero dei ragazzi e delle ragazze (età compresa fra i 18 e 28 anni) che hanno dato l' adesione ai progetti sono aumentati del 250%; erano 200 nel 2001, sono stati oltre 50 mila nel 2006. Il 60% dei volontari è impiegato in progetti nel settore dell'assistenza, il 30% nel settore culturale, l'8% in progetti finalizzati alla salvaguardia della natura, il 2% in organismi della protezione civile. La maggior presenza di volontari si rileva al sud e nelle isole. Per il ministro Paolo Ferrero, questi volontari "sono costruttori di comunità. Il tempo che dedicano a disposizione degli altri non è una perdita di tempo ma un investimento".
Per il 2007, il settore avrà un lieve incremento di risorse (da 238 milioni di euro a 258). "Per i prossimi due anni - ha osservato il ministro - puntiamo a consolidare ciò che già esiste. La questione infatti è qualificare il servizio civile pensando, ad esempio, alla formazione. Non possiamo permetterci programmi a ciclostile che significherebbe dequalificare questa grande opportunità". Il sottosegretario Cristina De Luca, che ha la delega al servizio civile, ha tenuto a sottolineare le ricadute positive che questa esperienza produce negli scambi generazionali.
Importante spartecipazione da Napoli, in particolare dei volontari impegnati contro la dispersione scolastica dall'AVOG don Guanella.

venerdì, dicembre 01, 2006

LEGALITA', NAPOLITANO INCONTRA I SINDACATI -

Un Protocollo per prevenire e contrastare il fenomeno della dispersione scolastica e promuovere iniziative ed interventi per assicurare la più ampia inclusione e partecipazione, nonché la diffusione di una cultura consapevole della legalità e dei valori della cittadinanza attiva. E’ quello firmato ieri in Prefettura dal ministro dell'Istruzione, Giuseppe Fioroni, alla presenza del capo dello Stato, dei rappresentanti delle istituzioni locali, Cgil, Cisl e Uil confederali regionali, Unione degli Industriali di Napoli, Camera di commercio, Confapi. Un progetto che prevede l’apertura di 70 scuole anche di pomeriggio e uno stanziamento di 4milioni di euro da parte del Ministero della Pubblica Istruzione, che si aggiungeranno ai fondi regionali. “Confido che la Napoli della scuola, della ricerca, del lavoro, della legalità e dei valori morali vinca e riesca a prevalere su tutto quello che ci ha angosciato negli ultimi tempi da napoletani e da italiani” ha affermato Napolitano. “Ora tocca a Regione e Provincia fare la propria parte affinché si concretizzi quanto firmato oggi”- ha sostenuto Pietro Cerrito, segretario generale della Cisl Campania, presente all’incontro, il quale ha sottolineato l’importanza di modificare la legge sulla dispersione scolastica, “perché è da qui che bisogna cominciare per educare i giovani alla legalità”. E proprio una rappresentanza di alunni delle scuole napoletane ha sottoscritto la “carta della legalità” presentata a Palermo nel maggio scorso e che farà il giro d'Italia prima di ritornare nel capoluogo siciliano nel giorno dell'anniversario della strage di Capaci del 23 maggio. Intanto dopo lo stanziamento di 31 milioni di euro per la costruzione dell'Università a Scampia, che ospiterà la Facoltà di Medicina della Federico II, in giornata la giunta comunale di Napoli ne ha approvato il progetto esecutivo. Nella tarda mattinata Napolitano, sempre in Prefettura, ha poi incontrato i segretari generali provinciali di Cgil, Cisl e Uil che hanno chiesto un ulteriore impegno sul lavoro e una maggiore attenzione per la politica industriale. “Per creare un nuovo modello di vita, alternativo a quello della camorra, il ruolo del mondo del lavoro è fondamentale”. E’ stato questo il loro messaggio, dando continuità a quel percorso avviato nel precedente incontro del luglio scorso a Villa Rosbery, in particolare su giovani, sviluppo e occupazione. Dopo aver apprezzato l’impegno e l’attenzione particolare che il Capo dello Stato ha assunto per la sua città, hanno ricordato a Napolitano le vicende più urgenti da affrontare in questa fase sul piano sociale: dalla vertenza Avio al destino di Alenia, dalla bonifica di Bagnoli al futuro degli Lsu. In particolare hanno sollecitato Napolitano a intercedere presso il Governo per sbloccare la vertenza degli Lsu, in Campania sono circa 8500, di cui solo 6mila a Napoli e provincia. “Chiediamo che il Governo si assuma le proprie responsabilità, stabilizzando gli LSU attualmente privi di qualsiasi tutela, senza alcuna copertura previdenziale e tutele normative” ha affermato Giuseppe Gargiulo, segretario generale della Cisl provinciale, il quale ha annunciato un incontro il prossimo 6 dicembre al Ministero del Lavoro. E ancora politica industriale: i sindacati hanno chiesto un ulteriore sforzo che consenta di invertire il trend negativo in corso in molte aziende napoletane, a cominciare dalla vertenza in atto all’Alfa Avio, dove per la mancata commessa della revisione dei motori civili della flotta Md80 di Alitalia, 250 addetti rischiano la cassa integrazione. Sulla questione mercoledì 29 è previsto un incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico. I vertici provinciali di Cgil Cisl Uil hanno quindi annunciato a Napolitano la mobilitazione promossa dalle tre confederazioni a Napoli sui temi della legalità, che coinvolgerà il prossimo 30 novembre anche il mondo accademico, per culminare con lo sciopero generale regionale del 15 dicembre.

mercoledì, novembre 29, 2006

ASSOCIAZIONISMO DONNE, SOTTOSCRITTO MANIFESTO PER NAPOLI


Un'assemblea aperta delle donne di Napoli per le donne si e' svolta nella scuola Rodino' di Barra, a Napoli. Quaranta associazioni hanno sottoscritto un manifesto, un impegno a collaborare per dare un nuovo volto alla citta'. Nel corso della manifestazione rappresentanti del mondo della societa' civile e dell'associazionismo hanno lanciato proposte e suggestioni per riflettere ancora una volta sulla citta' di Napoli. Tra gli interventi quello di Eleonora Cavallaro, presidente regionale delle Acli, Maria Luisa Pace, direttrice del carcere femminile di Pozzuoli, Luisa Cavaliere, direttrice editoriale della rivista 'Filo di perle'. Ad ascoltare, in prima fila, l'assessore alle pari opportunita' della Regione Campania, Rosetta D'Amelio, l'assessore alla ricerca scientifica Teresa Armato. ''E' importante che le donne siano vicine alle donne nell'affrontare le difficolta'- ha detto l'assessore Armato - e le istituzioni sono vicine alle donne. occasioni di incontro come questa testimoniano l'impegno delle donne''. L'incontro si e' svolto in un quartiere periferico della citta' nel quale la scuola rappresenta un esempio positivo e un punto di riferimento importante. ''Queste manifestazioni, questo manifesto che le donne hanno sottoscritto - ha detto la D'Amelio- rappresentano un segnale forte che le donne hanno una grande energia che puo' cambiare il volto della nostra citta'''. Presente all'incontro anche la senatrice Annamaria Carloni.

domenica, novembre 26, 2006

Incidenti su lavoro, Napolitano: catena va spezzata.

TORRE DEL GRECO, Napoli (Reuters) - Dopo che ieri quattro operai sono morti nell'esplosione di un impianto per l'olio in Umbria, oggi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha detto oggi che la "catena" delle cosiddette morti bianche "deve essere spezzata", e che non bisogna mai considerare questi episodi come "ordinaria amministrazione".
"Questa catena deve essere spezzata attraverso l'rintervento congiunto delle forze sindacali, delle forze di governo e... dell'opinione pubblica - ha detto Napolitano in margine a una cerimonia a Torre del Greco, comune dell'hinterland napoletano.
Il capo dello Stato ha ricordato le iniziative assunte recentemente per combattere il fenomeno degli incidenti sul lavoro, tra cui alcune misure contenute nel decreto Bersani e l'istituzione di una commissione parlamentare ad hoc.
"Non biosogna mai considerare questi terribili episodi come ordinaria amministrazione. Bisogna avere ogni volta la capacità di indignarsi, di allarmarsi e di reagire", ha detto il presidente.
Secondo i dati diffusi dall'Inail, nei primi quattro mesi del 2006 i morti sul lavoro sono stati 1.206, con un aumento del 4% sull'anno precedente.