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venerdì, aprile 30, 2010

E’ quasi fatta, per i rimborsi sulle tariffe postali agevolate, almeno per quanto riguarda il non profi

promossa da VITA non profit

l'appello di VITA.IT verso le 15mila firme

E’ quasi fatta, per i rimborsi sulle tariffe postali agevolate, almeno per quanto riguarda il non profit. L’emendamento Pugliese (Pdl) e Bobba (Pd) presentato e approvato ieri in commissione Finanze (VI) e Attività Produttive (X) è stato formalmente recepito dal ministero dell’Economia e dunque dal governo.

La copertura dei 30 milioni è data dalle maggiori entrate derivanti dalla chiusura agevolata delle liti tra concessionari della riscossione e fisco, inoltre è da notare come l’emendamento indirizza il beneficio ai soli giornali editi da associazioni e organizzazioni senza fini di lucro, escludendo esplicitamente i giornali di partito e la pubblicazione degli organi professionali o dei sindacati, mentre le agevolazioni non dovranno superare il 50% della tariffa ordinaria.

PER APPROFONDIRE LEGGI QUESTA NEWS


LA PETIZIONE

L’aumento delle tariffe postali colpisce duramente la raccolta fondi di tutte le organizzazioni non profit e causa un ingente aumento dei costi con gravi ripercussioni sui fondi destinati ai progetti.

Il decreto interministeriale del 30 marzo 2010 pubblicato a tempo di record sulla Gazzetta Ufficiale del 31 marzo 2010 n. 75 in base al quale vengono soppresse le tariffe agevolate postali per tutta l'editoria libraria, quotidiana e periodica, in vigore con effetto immediato da oggi, colpisce in maniera molto dura le organizzazioni del settore non profit. L’ aumento è del 500% circa per ogni singola spedizione.

Pertanto, nonostante il decreto specifichi che un successivo provvedimento potrebbe stabilire ulteriori agevolazioni, ciò comporterà un periodo di vacatio tra l’entrata in vigore del primo e l’eventuale successivo che coincide con un momento dell’anno in cui in genere ogni organizzazione attua delle spedizioni ai propri donatori.

Le organizzazioni, pertanto, si appellano al governo affinché vengano immediatamente adottate delle misure che evitino un vertiginoso aumento del budget delle spedizioni che, anche in ragione delle tempistiche scelte per l’entrata in vigore del provvedimento, non potrà che tradursi in un decremento dei fondi destinati ai progetti.

Le organizzazioni, quindi, chiedono l’immediato ripristino delle tariffe agevolate per il non profit.


L’emendamento Pugliese (Pdl) e Bobba (Pd) è stato recepito dal ministero dell’Economia

E’ quasi fatta, per i rimborsi sulle tariffe postali agevolate, almeno per quanto riguarda il non profit. L’emendamento Pugliese (Pdl) e Bobba (Pd) presentato e approvato ieri in commissione Finanze (VI) e Attività Produttive (X) è stato formalmente recepito dal ministero dell’Economia e dunque dal governo.

La copertura dei 30 milioni è data dalle maggiori entrate derivanti dalla chiusura agevolata delle liti tra concessionari della riscossione e fisco, inoltre è da notare come l’emendamento indirizza il beneficio ai soli giornali editi da associazioni e organizzazioni senza fini di lucro, escludendo esplicitamente i giornali di partito e la pubblicazione degli organi professionali o dei sindacati,mentre le agevolazioni non dovranno essere superiore al 50% della tariffa ordinaria.Questa mattina, dunque, alla Camera, rispondendo all’interpellanza urgente (primo firmatario l’on. Gabriele Toccafondi, più altri 40 parlamentari del Pdl e della Lega) sulla questione, il sottosegretario all’Economia Alberto Giorgetti ha fornito l’avallo, da parte del governo, al testo. Merito, bisogna riconoscerlo, della tigna e della costanza con cui l’onorevole Toccafondi ha preso a cuore la questione, investendo del problema sia il ministro dell’Economia (Tremonti) che il governo (Bonaiuti). Ora l’emendamento dovrà affrontare l’esame della commissione Bilancio (di cui è membro proprio Toccafondi), ma proprio l’onorevole scommette sul fatto che difficilmente il governo smentirà se stesso, dopo la risposta positiva fornita da Giorgetti alla sua interrogazione. Infine, a partire da martedì prossimo, l’intero dl incentivi (40/2010) passerà all’esame dell’aula per la votazione finale su tutto il decreto legge, forse anche con la richiesta di fiducia del governo. Restano in piedi due altri, non piccoli, problemi, però: se anche la stampa diocesana possa rientrare nel provvedimento (allo stato sembra di no) e la cifra della copertura, molto esigua (30 milioni), ma non si esclude che, tra l’esame in commissione Bilancio e l’aula, si possano apporre altre migliorie.

Passiamo ora a un esame più approfondito dell’interrogazione di Toccafondi e altri e della risposta del sottosegretario Giorgetti, che si è tenuta questa mattina alla Camera.

Nell’interrogazione di Toccafondi e altri 40 deputati del Pdl, ricordato che il ministero dello Sviluppo economico e quello dell’Economia sono stati costretti a emanare in data 30 marzo 2010 il decreto interministeriale che ha sospeso i rimborsi per le tariffe postali agevolate a Poste italiane,

“fatta salva la possibilità di destinare eventuali risorse aggiuntive (individuate dal ministero dell'economia e delle finanze o dal dipartimento per l'informazione e l'editoria della Presidenza del Consiglio dei ministri) alla copertura delle agevolazioni sulle tariffe postali nell'anno in corso”, “tenuto conto che, a causa del forte impatto economico sul sistema editoriale italiano derivante dalla sospensione di tali agevolazioni, al fine di scongiurare eventuali effetti negativi in termini occupazionali ed aziendali e tutelare il pluralismo dell'informazione, il ministero dello Sviluppo economico ha comunicato di avere manifestato la propria disponibilità ad individuare una soluzione al problema delle tariffe postali agevolate nel corso dell'incontro tenutosi l'8 aprile 2010 tra il Governo, tutte le associazioni degli editori di quotidiani, periodici e libri, la concessionaria del servizio postale universale, nonché la Federazione nazionale della stampa italiana”, nel senso della “urgente necessità di promuovere un accordo quadro fra editori e Poste italiane spa”, l’interrogazione sottolinea con forza come “le maggiori conseguenze saranno subite in particolare dalle piccole associazioni, il no profit e la stampa cattolica e diocesana, che, dal 1o aprile fino a dicembre 2010, rischiano di sospendere le pubblicazioni e chiudere”, e dunque chiede al Governo “se sia intenzione del Governo adottare un nuovo regolamento in merito alle tariffe agevolate per spedizioni, limitando la platea dei destinatari, così salvaguardando le finalità dello strumento”.

Giorgetti, nella sua risposta orale all’interrogazione scritta, prima ricorda che le tariffe postali agevolate sono previste a favore di imprese editrici di quotidiani e periodici (5100 aziende editrici, 2900 editori profit e non profit che inviano pacchi) che non superino il 45% di spazio fisico dedicato alla pubblicità, onlus (di cui non profit religiosi 1400, non profit laici 3400), associazioni le cui pubblicazioni periodiche abbiano avuto riconosciuto il carattere politico dai gruppi parlamentari di riferimento, sindacati, associazioni professionali di categoria, associazioni d’arma e combattentistiche. Nel 2008, rende noto Giorgetti, le integrazioni a carico dello Stato risultano pari a 273,84 milioni di euro, sottolineando come “la frammentazione e la vastità della platea degli aventi titolo rappresenta notevole fattore di criticità per il sistema dei controlli posti in essere da Poste” e come dal “monitoraggio dell’andamento delle agevolazioni praticate da Poste negli ultimi sei anni gli stanziamenti non hanno mai coperto le compensazioni dovute” mentre permane la mancata restituzione a Poste dei fondi 2009 pari a 241 milioni di euro. “Poiché nel 2010 sarebbero stati disponibili risorse non superiori ai 50 milioni di euro”, il governo è stato costretto ad emanare il decreto interministeriale del 30 marzo 2010, che comunque fa salve la possibilità di destinare eventuali risorse aggiuntive alla copertura delle agevolazioni sulle tariffe postali per il 2010. Giorgetti ricorda come il governo si sia posto il problema e abbiamo organizzato un incontro generale l’8 aprile con tutti i soggetti interessati per arrivare a un accordo quadro e diversi tavoli tecnici, attualmente in corso di svolgimento presso la Presidenza del Consiglio, Dipartimento dell’Editoria, trattativa ancora in corso. Infine, la notizia: il governo approva l’emendamento Pugliese. Pare fatta. Nella risposta finale, infatti, Toccafondi si dichiara “soddisfatto” della risposta del governo e ricorda l’appello lanciato da Vita sull’abolizione delle tariffe postali agevolate, appello che in poche settimane ha raggiunto 15 mila firme, e l’importante e delicato momento attuale in cui giornali come Vita e gli organi di tutte le associazioni stanno facendo la campagna per uno strumento vitale come il 5xmille. “Il governo ha compreso il momento difficile che questo settore sta attraversando e, appoggiando l’emendamento Pugliese, cerca una soluzione tampone improcrastinabile, almeno per il non profit”. Che dire? Speriamo che stavolta vada tutto bene.

sabato, maggio 30, 2009

BOBBA: UNA LEGGE PER RIFORMARE IL NON PROFIT.


« È assolutamente necessaria una legge quadro per riformare il codice civile e costruire un moderno Terzo settore. Altrimenti il rischio è che prevalga la valenza fiscale e non quella settoriale». Lo ha affermato Luigi Bobba, parlamentare del Pd, ex presidente nazionale delle Acli e portavoce del Forum del Terzo settore, in occasione della presentazione del libro-intervista Non profit, scritto con Gabriella Meroni, avvenuta ieri all’Università Cattolica di Milano. Tre milioni di volontari, oltre 30mila organizzazioni non profit, 700mila dipendenti: sono questi i numeri del Terzo settore italiano, ovvero quel mondo, fatto di solidarietà, volontariato, partecipazione civica ed economia sociale che non è «né Stato né mercato». Un mondo fatto di persone, giovani e meno giovani, impegnate per un ideale di giustizia e orientate dai valori della sussidiarietà, che negli ultimi 20 anni è costantemente cresciuto fino a diventare interlocutore irrinunciabile delle istituzioni ed elemento portante anche del sistema economico. «I nostri legislatori – spiega Stefano Zamagni, presidente dell’Agenzia delle onlus – hanno due strade: un Testo unico o, appunto, una legge quadro organica. La scelta legislativa non serve solo a razionalizzare il settore, ma a indicare il modello e gli obiettivi per i prossimi anni, divisi tra funzione assistenziale e funzione produttiva. Il mercato, comunque, deve cominciare a fare i conti con le imprese del non profit». Il presidente dell’Agenzia delle onlus si è detto dispiaciuto per come sia passata sotto silenzio la direttiva sull’economia sociale approvata a febbraio scorso dal Parlamento europeo: «Una normativa ispirata da noi italiani, che però non si riesce a imporre nel nostro Paese». Anche Mariella Enoc, vicepresidente della Fondazione Cariplo, ha sottolineato che «servono leggi e innovazioni culturali per cambiare le Fondazioni, viste ancora come legate alle banche. Oggi, invece, sono più dedite alla sussidiarietà. Se c’è trasparenza, se ci sono progetti seri, ci possono essere esempi di eccellenza perfino nel non profit. Tuttavia è necessaria una formazione mirata: da un lato rivolta all’impresa e alle logiche economiche, dall’altra agli imprenditori del Terzo settore». Il libro-intervista pubblicato dall’Editrice La Scuola (126 pagine, 9 euro) è qualcosa che è molto di più di una mappa del non profit italiano, pure scandagliato nelle caratteristiche e nei numeri più significativi, nelle dinamiche di partecipazione e rappresentanza, nei suoi rapporti con la politica. Il volume, infatti, aiuta anche a capire quali sfide attendono oggi questa realtà dinamica, tra crisi economica, globalizzazione, povertà emergenti e bisogni sociali, senza eludere il problema delle risorse: donazioni e 5 per mille. Ribadendo l’indipendenza del volontariato e di un «non profit moderno» che non ha smarrito la sua anima comunitaria, nelle pagine del libro e nel corso della presentazione – a cui hanno partecipato anche Giambattista Armelloni, presidente regionale delle Acli Lombardia, e Luigi Campiglio, prorettore dell’Università Cattolica di Milano – è stato lanciato un preciso allarme contro l’imperante tendenza della loro statalizzazione. Insomma: «no al volontariato di Stato».
MAURIZIO CARUCCI

mercoledì, agosto 22, 2007

BROWN REVOLUTION

VOLONTARIATO. La nuova strategia del primo ministro britannico.

Ecco il discorso della svolta.

Eroi di tutti i giorni. Sembra una contraddizione in termini l’appellativo scelto dal primo ministro inglese Gordon Brown per definire i milioni di inglesi impegnati a migliorare la società. Invece è un manifesto politico. Presentato a un mese esatto dall’ingresso del premier a Downing Street, insieme al suo libro Britain’s Everyday Herpes e al rapporto “The future role of the third sector in social and economic regeneration”, il 24 luglio. Una data che è tutto un programma. Già perché 24/7, come scrivono gli inglesi, oltre che un giorno del calendario indica l’impegno ventiquattro ore su ventiquattro degli eroi su cui Brown punta per rifondare una British way of life alle prese con il fondamentalismo islamico, il bullismo, l’invecchiamento della popolazione e altre nuove problematiche sociali del terzo millennio. Eroi molto diversi dalle star della musica. Bono Vox e Bob Geldof in testa, che Tony Blair scelse come consiglieri. Nel suo discorso del 24/7 – che d’ora in avanti, ogni anno, verrà festeggiato come il giorno del volontariato - Gordon Brown ha celebrato le organizzazioni di base, gli innovatori sociali sconosciuti e il senso di appartenenza ad una comunità che ciascuno porta iscritto nel dna.
Annunciando nuovi stanziamenti per il terzo settore e il superamento di uno storico tabù – il divieto di fare campagne politiche per le charity – che avrà ripercussioni in tutta Europa. Ecco il discorso del premier.


Oggi siamo qui per riconoscere e celebrare uomini e donne che sono in prima linea sul fronte del cambiamento ma che raramente, o addirittura mai, ottengono gli onori della cronaca. Persone che dedicano le loro energie e le loro vite a prendersi cura di parenti e amici; volontari, vicini di casa, tutor e allenatori disposti a offrire la sola cosa che veramente conta, tempo e amicizia; leader che giorno dopo giorno rendono più forti le loro comunità; operatori dei servizi di emergenza disponibili a dare una mano ben oltre gli orari e gli obblighi di lavoro; innovatori che sperimentano nuove soluzioni ai problemi sociali; uomini e donne che hanno riscontrato personalmente un bisogno e che reagiscono nella maniera più straordinaria: esponendosi in prima persona, assumendosi dei rischi, opponendosi a grandi interessi commerciali.

Nuove forme di impegno per nuovi bisogni
Viviamo in un tempo in cui molte delle strutture tradizionali della società sono in declino, in cui si tengono sempre meno incontri di comunità nelle nostre chiese e nei nostri municipi. Ma in ogni angolo del Regno Unito ho visto con i miei occhi nuove,e vibranti, forme di impegno civile e tecnologie che stanno cambiando la natura e la missione dell' azione sociale al punto che la parola "volontariato" non basta più per definire e rendere giustizia a tutte le modalità d'azione che i cittadini si stanno inventando per esprimere la loro volontà di costruire una società migliore. Assistiamo alla nascita di nuove associazioni - da quelle delle mamme con bambini piccoli ai club sportivi passando per le organizzazioni dedicate agli anziani- e di molti network informali che rispondono a nuovi bisogni comunitari in nuovi modi.
Girando il Paese per scrivere il mio libro, ovunque ho incontrato persone che, giorno dopo giorno e anno dopo anno, offrono il loro cuore e le loro esperienze per rendere il loro quartiere più sicuro, più solidale e più forte. Le energie, le idee e la devozione di genitori che danno una mano a raccogliere fondi per la comunità e a gestire la squadra di calcio locale, o di ragazzi che fanno da tutor a bambini più piccoli bisognosi di aiuto, ogni giorno contribuiscono a cambiare il nostro Paese. Alcune delle loro attività sono nuove, ma tutte nascono dai valori universali e senza tempo di una buona società. Una società in cui ciascuno si sente parte, e si attiva per essere parte, di qualcosa più grande di se stesso.

Basta monadi: la comunità come nuova dimensione
La mia idea della società inglese, e dell'essere inglesi oggi, è questa: non l'individuo isolato che basta a se stesso, ma l'individuo con un senso di appartenenza forte che cresce man mano che si passa dalla dimensione della famiglia a quella della scuola, del lavoro, degli amici e del vicinato fino a superare i confini della propria città e a definire la nostra nazione come una società.
Ho in mente una Gran Bretagna in cui le persone riconoscono che sono i doveri e la responsabilità di ciascuno la chiave per migliorare il benessere di tutti. È ciò che ho visto girando il Paese per scrivere il libro che ha rafforzato la mia fiducia nella capacità dei singoli di lavorare insieme per trasformare le comunità. E se, come credo che sia, gli atti straordinari di cui sono stato testimone rappresentano ciò che sta avvenendo nel Paese, pensare al potenziale di cambiamento che abbiamo e ai risultati che possiamo ottenere in futuro. È in questi milioni di atti di solidarietà, portati avanti lontano dalla luce dei riflettori, che dobbiamo cercare la grandezza del Regno Unito.
È su questa forza che dobbiamo contare. Non esiste nel nostro Paese un problema che non possa essere risolto facendo leva sulla parte migliore degli inglesi. Su ciò che ci accomuna e che ci fa primeggiare: l'impegno e la solidarietà.


Una nuova banca per il terzo settore
L’agenda di cambiamento sociale di questo governo deve superare le sue tradizionali modalità di intervento per seguire i nuovi canali d'azione sociale in cui si muovono attivisti, volontari, imprenditori, organizzazioni non profit e aziende. Ciò significa che il governo deve cambiare approccio, trovando nuove forme di sostegno per il non profit e un nuovo stile di leadership inclusiva. Oggi voglio celebrare tutte le persone che quotidianamente fanno la differenza ma, soprattutto, annunciare l'inizio di una nuova partnership tra individui, organizzazioni non profit e un governo che si impegna a lavorare per sostenere e aiutare chi si batte per il cambiamento sociale. Nelle molte interviste e chiacchierate che ho fatto per scrivere il libro, spesso ho sentito ribadire l'importanza di micro finanziamenti per piccoli progetti portati avanti da singoli individui o comunità.
Per questo motivo ho deciso di aggiungere agli 80 milioni di sterline allocati ai micro finanziamenti nell'ultimo budget, altri 50 milioni di sterline che le fondazioni locali dovranno investire per .sostenere i progetti di organizzazioni e comunità impegnate sul campo. Abbiamo semplificato le modalità per accedere al GiftAid Scheme, che oggi vale 800 milioni di sterline, e tra le mie priorità oggi c'è quella di esaminare la fattibilità di una nuova Social Investment Bank con cui facilitare l'accesso al credito del terzo settore.

Diritto di campaigning . politico per il non profit
Grazie alla loro capacità di agire in modo informale e di accettare sfide che nessun altro vuole portare avanti, spesso i volontari e le loro organizzazioni no profit cambiano il modo in cui pensiamo ed agiamo. Per facilitare l’incontro e lo scambio di idee tra innovatori sociali, sosterremo lo sviluppo di un forum annuale sulla leadership sociale e lanceremo un premio, il Prime Ministerial Award for Social Technology, dedicato alle innovazioni tecnologiche ad alto impatto sociale. Ed Milliband oggi stesso lancerà la ricerca di 20 Ambasciatori di impresa sociale che agiscano come modelli per gli imprenditori sociali del futuro. Sono deciso a creare un ambiente in cui innovatori sociali e organizzazioni si sentono liberi di proporre nuove soluzioni e di criticare quelle esistenti: per questo, insieme alla Charity Commission, lavorerò per consentire alle organizzazioni di fare campagne politiche senza perdere il loro status di charity.

Più fondi al servizio civile e per il volontariato
Voglio trovare nuovi modi per spingere i ragazzi a impegnarsi nel sociale. L’anno scorso, in seguito a un' ampia azione di consultazione con le organizzazioni giovanili, abbiamo lanciato uno schema di servizio civile, "V', che nei primi 12 mesi di operatività ha: creato 120mila opportunità con 21 milioni di sterline donate da aziende private; lanciato un fondo"il V Cashpoint, dedicato ai giovani che possono richiedere fino a 2.500 sterline per gestire progetti di comunità; lanciato "V inspired. com", portale dedicato al volontariato giovanile. Oggi voglio annunciare un passo ulteriore: nei prossimi tre anni stanzieremo altri 117 milioni di sterline per finanziare occasioni di volontariato full time e part time.

24/7: la festa degli eroi di tutti i giorni
Oggi solo il 40% delle onorificenze sono dedicate a chi serve la comunità locale. Questa cifra dovrebbe essere molto più alta: è la maggioranza degli onori che dovrebbe andare a chi serve il bene comune nelle nostre scuole, negli ospedali e nelle organizzazioni di volontariato. Oltre a dedicare nuovi riconoscimenti a individui e organizzazioni che fanno la differenza nella società, voglio che il 24 luglio diventi il giorno in cui si celebrano le persone impegnate a cambiare la società, 24 ore al giorno, per 7 giorni a settimana. Perché la società che vogliamo costruire non deve dipendere da individui eccezionali che fanno cose straordinarie una volta ogni tanto ma dall'impegno di ognuno di noi, 24/7.

Non profit budget
Downing Sstreet mette sulla bilancia 515 milioni di sterline
Per il non profit il premier ha annunciato un pacchetto da 515 milioni di sterline. Questi i finanziamenti più rilevanti:
- 50 milioni di sterline per il sostegno delle comunità locali. Andranno ad aggiungersi agli 80 milioni già allocati per questo fine nel budget 2007
- 10 milioni di sterline saranno investite per la gestione di associazioni di assistenza e di organizzazione di base
- 117 milioni di sterline andranno, nei prossimi tre anni, al programma
di Carlotta Iesi