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giovedì, ottobre 02, 2008

Regione Campania: programmi per il turismo 2009

Si è svolta in sala giunta la conferenza stampa di presentazione del programma 2009 per il turismo in Campania. Erano presenti il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino e l'assessore al Turismo Claudio Velardi. Alla conferenza hanno preso parte gli assessori della provincia di Napoli Giovanna Martano e del Comune di Napoli Valeria Valente.
"Arricchite il vostro bagaglio". Con questo claim la Campania si propone in largo anticipo sui mercati nazionali ed internazionali con un programma per il 2009: "sei viaggi" pensati per offrire ai viaggiatori uno spaccato inedito di località famose e per promuovere aree meno conosciute nel solco della memoria, delle emozioni, della storia, dell'arte, della creatività e della tradizione.
Un programma denso di avvenimenti per accogliere e stupire chi sceglie la regione come meta di soggiorno. Una molteplicità di opportunità per rendere la visita interessante, indimenticabile e consigliabile ad altri visitatori.

lunedì, settembre 15, 2008

Napoli e Campania: Bossa: a Nicolais dico, nel Pd non alimentare certe vecchie logiche

Scritto da Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno
Onorevole Bossa, è reduce dal processo a Giovanna d'Arco di cui è stata la protagonista. Ci vorrebbe una Giovanna d'Arco anche per il Pd napoletano?
«Giovanna d'Arco fece ritornare la corona di Francia in mano ai francesi, lottò per questo. A Napoli non so se la pulzella ce la farebbe mai a mettere d'accordo le due anime del Pd troppo divise. È ormai un discorso antico e incancrenito. Mi fa tristezza il fatto che ci sia gente che non si saluta più, si è perso anche lo spirito di guardare ai problemi in modo oggettivo. Si parte molto dai destini individuali e non dai collettivi. Questo è un male: qui ha comandato un gruppo che ha accentrato tutto quello che poteva nelle sue mani. Sconsolante. Io sono stata un po' fuori dalla mischia perché viene spontaneo un disincanto: non sai da che parte iniziare».
Iniziamo dal tesseramento. Ancora una volta Napoli è diventata un caso politico nazionale. Non ci si poteva pensare prima?
«Sono stata l'unica a intervenire quando a Torre Annunziata si sono fatte le primarie per il direttivo cittadino. Si è scatenata la bagarre. In un seggio in particolare sono entrati persino con i motorini, un clima pesante. Un pomeriggio di un giorno da cani.
Diramai un comunicato dicendo: attenzione lì stanno accadendo cose assurde. La risposta piccata dell'allora segretaria provinciale, Emma Giammattei, fu che io volevo ciurlare nel manico. Quando sono arrivati i ricorsi ci si è accorti che quello che avevo contestato era vero. Torre è un caso in sospeso, Visciano è il secondo».
Come spiega il fatto che in un piccolo paese come Visciano che ha dato 700 voti al Pd, ora ci sia il record di iscritti, cioè 613?
«Quei numeri me li spiego con la logica della faida. A Visciano ci sono due gruppi che si sono affrontati e ognuno vuole prevalere sull'altro. È la lotta tra fazioni contrapposte. Io perciò sogno un partito senza tessere. Ci sono state le primarie? Si scelga così il gruppo dirigente. Siamo invece alle solite».
Ma siccome, pare, il Pd sarà un partito di iscritti, non ci dovrebbero essere delle regole?
«Sono d'accordo con Follini: bisogna mettere un limite oltre il quale non andare. Altrimenti la prossima volta qualcuno occuperà le sezioni e chissà cos'altro. Io in Campania per due anni avrei sospeso il tesseramento, giusto per far decantare la situazione, per non assistere a vecchi riti. Se fossi il segretario lo farei».
Lei parla di vecchi riti e di una classe politica che sino ad ora ha avuto potere. Ma in questo momento al vertice del Pd napoletano c'è un cosiddetto uomo nuovo, Gino Nicolais, che lei ha sostenuto, no?
«In politica si parla di fatti, di cose da realizzare, di programmi, di capacità di prevedere il futuro e disegnare scenari. È successo tutto questo a Napoli? Non credo proprio. Ci si aspetterebbe che anche di fronte alle difficoltà dei governi locali, di fronte alla sconfitta pesante non solo alle politiche ma anche alle amministrative, se ne discutesse ».
Dunque Nicolais?
«Nicolais è il segretario provinciale, ha avuto la fiducia di tanti di noi e rispetto alla fiducia e alle attese deve parlare il linguaggio della verità, rispetto alla crisi regionale e napoletana. Deve dire da che cosa dobbiamo cominciare. È evidente che non ci può essere un solo uomo al comando ma lui non parlerebbe a titolo personale, è leader di un gruppo dirigente che si deve impegnare a esprimere un giudizio e dire cosa fare. L'assemblea programmatica è necessaria e forse da lì possiamo ripartire».
C'è un po' di delusione delle sue parole?
«In tutti questi mesi sono stata leale sostenitrice di Nicolais, ma non si può sbandierare il superamento di vecchie logiche e poi alimentarle. Il mio silenzio di questi mesi è dovuto a questo e al rispetto che ho nei confronti di chi ci ha votati ed è già deluso».
Ma lei che ne pensa dell'assedio a Palazzo San Giacomo da parte di alcuni esponenti del Pd, di imprenditori e di intellettuali?
«Non riesco a capire quale sia la differenza tra Comune e Regione, perché uno becca l'insufficienza e l'altro no? C'è un giudizio pesante sull'intera classe politica che ha diretto la baracca. Leggo che la Regione ha in un certo senso commissariato il Comune. Se la giunta Iervolino era così incapace, perché Bassolino non lo ha fatto prima? Buttare fango solo sulla sindaca ora è un modo per sfuggire ad altre responsabilità. Non mi piace. Il giudizio negativo è generale, Bassolino continua a perdere consensi, quindi che senso ha che uno resti e l'altro se ne vada? Mi pare ci sia una sorta di accanimento terapeutico, ma tanto saranno gli elettori a staccare la spina. Non sento un cittadino contento delle cose che fanno. Altro che feste varie, bisognerebbe inventare il forum della normalità».

giovedì, settembre 11, 2008

Incontro tra le Giunte di Regione Campania e Comune di Napoli (supergiunta). Le decisioni prese.

Incontro tra le Giunte di Regione Campania e Comune di Napoli

10/09/2008 - Si sono riunite oggi, 10 settembre 2008, a palazzo Santa Lucia, le giunte della Regione Campania e del Comune di Napoli. Queste in sintesi le misure decise:

Tempi certi per i cantieri. Verrà attuata una verifica per vedere caso per caso dove è possibile organizzare più turni di lavoro. in tal senso la Regione assicura piena disponibilità a rivedere gli accordi economici con le imprese che si sono aggiudicate i lavori.

Comunicazione. Verrà incrementata la comunicazione con i cittadini. In particolare si pensa di ricorrere alla cartellonistica per indicare la durata dei lavori prevista cantiere per cantiere. Verrà istituito anche un numero verde per le segnalazioni dei cittadini. ''Avremo grande attenzione ai tempi'', ha sottolineato Bassolino.

Più vigili in strada. L'obiettivo indicato dal presidente e' quello del 20% di uomini in piu' in piazza. Già domani il vicepresidente della giunta regionale, Antonio Valiante, convocherà gli assessori competenti per avviare un piano che preveda un utilizzo delle più moderne tecnologie.
''Non finanzieremo straordinari - ha detto Bassolino - ma corsi di formazione per un numero consistente di vigili. Obiettivi un miglior controllo dei parcheggi abusivi, il rispetto delle corsie preferenziali, la lotta alla sosta selvaggia e il controllo dei limiti di velocità''.

Mobilità. Si dà attuazione al piano parcheggi di interscambio con l'apertura di Chiaiano, Madonnelle e Bartolo Longo (ottobre), Pianura (novembre), Scampia 2 (marzo 2009), e Centro Direzionale (giugno 2009). Contemporaneamente si prevede l'apertura di diverse stazioni della circumvesuviana collegate ai parcheggi di interscambio; la tranvia di Poggioreale a dicembre e a San Giovanni le stazioni di circumvesuviana e ferrovie dello stato tra gennaio e febbraio.

Fondi per disabili e bimbi rom. La regione stanzia 40 milioni di euro al sostegno delle fasce deboli. due gli interventi previsti: si punta all'incremento dell'assistenza domiciliare dei disabili con l'obiettivo di passare dalle quattro ore alla settimana alle quattro ore al giorno e alla scolarizzazione dei bimbi rom con interventi di accompagnamento concordati con le famiglie, in particolare con le madri dei bimbi.

Valorizzare il porto. In programma la riqualificazione del molo San Vincenzo e della darsena di Via Acton. ''Pensiamo - ha detto il presidente Bassolino - ad un rapporto forte con importanti forze imprenditoriali per rilanciare questa parte della città".

guarda la conferenza stampa

martedì, giugno 24, 2008

Pd Napoli: guerre interne in vista del congresso provinciale.

Caos politico
Pd, guerre interne in vista del congresso provinciale. Tanti i nomi, nessuno condiviso
Piccolo propone di prorogare la Giammattei per in anno, ma resta isolato: i bassoliniani chiedono la segreteria, Nicolais attende
Giammattei e Iannuzzi, rispettivamente segretario provinciale di Napoli e regionale
NAPOLI - «A poche ore dal congresso provinciale del Pd siamo ancora di fronte a una situazione concitata e caotica, che va nella direzione opposta rispetto a quell’idea, di cui tanti parlano, di un percorso serio e condiviso per affrontare il futuro del nostro partito e i difficili appuntamenti che abbiamo davanti a noi». Lo afferma Guglielmo Allodi, assessore alle risorse strategiche della Provincia di Napoli. Sarà una settimana decisiva per il Pd campano, arenato sulle buone intenzioni e diviso tra scelte di potere per la segreteria. Per Salvatore Piccolo sono due le alternative sul tavolo. «O si riconferma - dice - la Giammattei per un anno, fino al congresso provinciale, o si individua una personalità forte, condivisa, che non sia espressione di una parte».
Bassolino e Nicolais, ancora divisi
Per rimettere insieme i cocci
si cerca disperatamente una figura di garanzia, oppure si pesca a caso tra Cozzolino e Nicolais. I bassoliniani chiedono la segreteria, ma devono scontrarsi con le aree Nicolais, Mazzarella, Piccolo e con i possibili alleati di Campania democratica. La componente di maggioranza che sostiene il segretario regionale Tino Iannuzzi si è divisa e tra i bassoliniani si guarda con fastidio all’atteggiamento di Pasquale Sommese, inoltre Tonino Amato e Berardo Impegno si sono posizionati autonomamente, staccandosi sia dai bassoliniani che da Sommese. L’ex senatore, Andrea De Simone, valutando la situazione, si dichiara nettamente contrario al Pd. «Ho deciso, da diversi anni, di non occuparmi di guerre tra bande, contrapposizioni personali, posizioni di potere e fedeltà a capicorrente», riferisce. Anche per l'assessore Allodi «tutto questo è incomprensibile soprattutto da parte dei tanti cittadini che hanno visto il Pd come un modo nuovo di interpretare la politica e la partecipazione democratica».
In un momento di difficoltà per la regione sarebbe assolutamente necessario trovare un accordo e mettere da parte le divisioni. Secondo Allodi, infatti, «è indispensabile costruire un partito radicato e riconoscibile in ogni quartiere e in ogni città, che sappia farsi interprete dei bisogni reali dei cittadini e governato da chi sarà capace di mettere in campo una visione nuova, responsabile, unitaria e veramente riformista della politica».
M. B.

giovedì, maggio 15, 2008

Napoli: Il campo rom fa deflagrare la città e la politica. Reazione anche a Bruxelles e in Curia.



Bassolino e il manifesto antirom del Pd:
«Inaccettabile, un pugno nello stomaco»
«È un messaggio sbagliato. Ci sono limiti da non superare mai.
Un conto è la questione sicurezza, un altro è l’intolleranza»

NAPOLI - Il governatore non usa giri di parole o inopportuno politichese per stigmatizzare l'accaduto: «I terribili fatti di Ponticelli chiamano tutti a una riflessione seria. L’insicurezza, la sofferenza sociale, il disagio civile ci dicono che le istituzioni, a tutti i livelli, e la politica devono fare di più per i grandi quartieri popolari di Napoli e di altre grandi città italiane. Ma quei fatti chiamano anche a una netta presa di distanza da azioni che offendono gravemente la dignità umana». Questo il commento di Antonio Bassolino al «pogrom» di cui sono stati vittime in questi giorni i nomadi dei campi di Ponticelli».
«Quelle fiamme, quelle grida, quegli applausi mettono i brividi. Ecco perchè anche quel manifesto del Pd sui muri di Ponticelli e ripreso dal Corriere del Mezzogiorno («Via gli accampamenti Rom da Ponticelli!») è un pugno nello stomaco per tutti noi. È un messaggio sbagliato e inaccettabile, perchè vi sono limiti da non superare mai. Un conto è la consapevolezza che la sicurezza è oggi una grande questione di cittadinanza, altro conto è sconfinare nell’intolleranza», conclude Bassolino.

Il PD si giustifica e condanna la violenza
Il Pd di Ponticelli, da par suo, condanna gli episodi di violenza e di intolleranza che hanno colpito i rom nel quartiere della periferia est di Napoli: è questo il messaggio contenuto in una nota del partito che chiarisce il contenuto del manifesto apparso nel quartiere e citato da Bassolino. «Il Pd di Ponticelli, come si evince anche da una innumerevole serie di dichiarazioni rese da esponenti istituzionali nei giorni scorsi sui giornali cittadini - si legge nella nota - ha condannato e condanna gli episodi di violenza e di intolleranza che si sono verificati in questi ultimi giorni». «Attraverso i suoi rappresentanti eletti nella Municipalità - aggiunge - ha innumerevoli volte segnalato, ben prima che accadessero i terribili fatti di questi giorni, la drammatica ed esplosiva situazione che si era creata nel quartiere». Nel comunicato si cita anche una lettera, inviata lunedì 12 maggio, al sindaco, al prefetto, al questore e al direttore della Asl Napoli 1: «Il Pd avvertiva che vi erano concreti pericoli che scoppiassero disordini e che la situazione degenerasse - conclude la nota - e lanciava un appello affinchè si intervenisse tempestivamente».

Nel frattempo Maroni nomina un Commissario
«Roma, Milano e Napoli avranno un commissario straordinario per i rom». Lo ha annunciato il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, al termine dell'incontro al Viminale con il suo collega romeno, Cristian David, e prima di recarsi al Quirinale per illustrare al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, «alcune delle misure che prenderemo» nell'ambito del pacchetto sicurezza. Per la nomina dei tre commissari, ha aggiunto il ministro, «non ci sono problemi di copertura finanziaria».


Dopo i recenti assalti ad alcuni campi rom, Maroni ha precisato che «non esiste un problema con la comunità romena in Italia, esiste il problema della sicurezza sentito dai cittadini a cui il Governo deve dare risposte efficaci». «È la gente che delinque, a prescindere dai paesi di appartenenza - ha aggiunto il ministro - Bisogna colpire i criminali per i fatti da loro commessi. Se chi delinque è straniero, va espulso». «Ma nell'emergenza sicurezza - ha sottolineato Maroni - non esiste una sottoemergenza romena, loro sono una comunità bene integrata, ci sono stati singoli episodi che hanno danneggiato l'immagine di questa comunità, ma loro sono perfettamente integrati e le relazioni tra i due paesi sono ottime». Espulsioni di massa? Un'ipotesi che «non esiste».

La Commissione Europea condanna...
La Commissione Ue «condanna con forza i comportamenti criminali individuali che ritiene debbano essere sanzionati dalle autorità competenti caso per caso». È quanto ha affermato la portavoce Pia Arenhkilde, rispondendo ad una domanda dei giornalisti sulle violenze nei confronti dei campi rom alla periferia di Napoli. Per quanto riguarda, poi, la questione più generale dell’immigrazione la portavoce ha sottolineato che più volte il presidente della Commissione Josè Manuel Durao Barroso ha sottolineato «l’importanza e l’apprezzamento del dialogo costruttivo e della cooperazione fra Romania e Italia». «Questa posizione è tuttora valida - ha spiegato la portavoce - e Italia e Romania devono fare il maggiore uso possibile della cooperazione bilaterale e delle possibilità previste dalle norme e dai fondi Ue».
I campi nomadi incendiati
Mentre arrivano le bacchettate da Bruxelles, si fa sentire anche la questura di Napoli per la quale le manifestazioni di questi giorni sono solo espressione di «intolleranza». La camorra, per il questore Antonino Puglisi, non c'entra. «Si tratta di reati gravissimi che danno un’immagine incivile della nostra città - ha aggiunto il questore - atti da cui tutti dobbiamo prendere le distanze, non a parole ma con i fatti». Puglisi si è detto sorpreso dalla presenza nel quartiere di «manifesti inneggianti all’intolleranza». E ha poi annunciato il pugno duro anche per chi ha soffiato sul fuoco della protesta. «Favoreggiare i raid con forme di solidarietà è un reato previsto dal codice - ha detto - e come tale andrà punito». In merito a presunte infiltrazioni della criminalità organizzata nelle manifestazioni dei giorni scorsi, Puglisi ha manifestato un certo scetticismo. «Non sono sicuro - ha detto - che a fare gesti del genere siano stati malavitosi di un certo calibro: riportare tutto alla criminalità organizzata mi lascia un po' perplesso». Insomma, nei raid ci sarebbe la mano di singoli esponenti dei clan, non dell’intera organizzazione criminale.
Le proteste dei residenti
Per il questore Puglisi «le nostre indagini stanno portando all’identificazione dei responsabili dei raid». Altro discorso è quello della sistemazione dei rom cacciatì da Ponticelli. Tocca alle amministrazioni locali provvedere a trovare un posto per i rom, ha commentato il questore, «ma certo non può passare il principio che determinate persone non possano risiedere in certi ambienti».

Preoccupazione e dolore della Curia di Napoli

Preoccupazione e dolore «per i gravi episodi che stanno rendendo molto difficile la vita quotidiana e la convivenza civile in alcune parti della nostra area metropolitana» sono espresse dalla Curia arcivescovile di Napoli. «Probabilmente le generali condizioni ambientali acuiscono il clima di esasperazione e di tensione per i possibili danni di carattere igienico-sanitario. Ma questo non può assolutamente portare a comportamenti che compromettono o annullano la civiltà e la correttezza dei rapporti umani. Nessuno può pensare di agire impunemente violando, con atti gravissimi e talvolta anche delittuosi, l’ambito personale e familiare altrui». «La violenza, comunque manifestata, non può trovare alcuna giustificazione, anzi trova ferma condanna».

mercoledì, aprile 09, 2008

Bassolino: «Ancora un anno, poi si va al voto in Campania



NAPOLI — «Fai la cosa giusta», gli aveva detto Walter Veltroni. E lui a ripetere: «Resto per cambiare ». Ed era stranoto il pressing di Massimo D'Alema affinché il governatore, prima del 9 aprile e della chiusura della campagna elettorale, facesse un gesto eclatante. Eccolo il gesto eclatante di Antonio Bassolino: «L'anno prossimo si può andare al voto». Al termine della sua missione, non della scadenza naturale. Elezioni anticipate, dunque. La discontinuità veltroniana tramutata in opportunità bassoliniana. Guarda la poltrona su cui siede ormai da otto anni. «Non devo tirare a campare, non ci tengo a questa» e si alza di scatto, Bassolino.
Presidente, come ha maturato questa decisione? Perché annuncia ora che si deve andare ad elezioni anticipate?
«Dico che l'anno prossimo si può andare al voto, quindi ben prima della scadenza naturale, solo nell'interesse dei cittadini. Un ciclo politico si è chiuso qui in Campania ma anche a Roma: l'Udeur non c'è più, De Mita ha lasciato il Partito democratico, ci sono forti discussioni all'interno delle forze che hanno dato vita all'Unione. Questa è una fase di transizione, ma mi sembra di essere stato chiaro. Lo sto dicendo da tempo, mica oggi».
Bassolino annuncia l'addio. Tra un anno
Lei che ruolo si vuole ritagliare in questa transizione?
«Da un lato ci sono le elezioni del 2000, dall'altro una giunta del presidente, quella attuale rinnovata. La transizione prepara ad una nuova stagione politica che non si sarebbe aperta e non si aprirebbe se me ne andassi. Ma la questione non tocca solo la Campania. È chiaro che qui governiamo da più tempo e sarà forse più difficile vincere. Ma in altre parti d'Italia si è perso con o senza rifiuti. Quindi il rinnovamento è tutto da costruire dopo il voto a cominciare da Roma».
Lei ha detto che se si fosse dimesso in campagna elettorale sarebbe stato un disastro. Ma qual è la differenza? Perché si dà un anno di tempo? Pensa alle elezioni europee del 2009?
«La mia testa è concentrata solo su questo: andare verso una giusta conclusione di una vicenda politica. Per anni e anni siamo stati il punto di riferimento anche rispetto a Milano e Roma. Se lo siamo stati possiamo ritornare ad esserlo. Questo mi interessa. Poi si vedrà. Io ho fatto tante cose: il presidente due volte, il ministro e poi il lavoro più bello, il sindaco di Napoli. E l'ho fatto a modo mio. Altre decisioni sono premature: lo deciderà il partito e lo deciderò io. Tra le altre cose potrei anche candidarmi senza dimettermi».
Poteva anche candidarsi ora no?
«Non lo avrei mai fatto perché non ci sono né collegi né preferenze ed io sono abituato ad essere eletto direttamente dai cittadini. Ma non è il mio futuro il problema».
E qual è il problema?
«Il problema è non lasciare Napoli e la Campania a barbariche contrapposizioni. Non ce lo meritiamo. Ci sono diversi animali predatori che girano intorno alla preda. Devo lasciare questa terra in mano a persone che si contendano la partita nel migliore dei modi. Intendo dare un contributo a un necessario rinnovamento che abbia lo sguardo, il cuore e la testa rivolti avanti, correggendo, cambiando, portando avanti tutti i contributi, le cose positive che abbiamo messo in moto in tutti questi anni. Con questo spirito partecipo a questi ultimi giorni di campagna elettorale».
Quando ha maturato questa decisione? Questo annuncio è rivolto a Veltroni che invoca discontinuità?
«Ci ho pensato a lungo, ma potevo dirlo solo alla mia gatta. Allora stamattina (ieri per chi legge, ndr) ho deciso di lanciare un messaggio. Spero sia utile per i miei concittadini. Credo che si sia capito che interrompere ora un percorso sarebbe un suicidio. Io non voglio lasciare a nessuno quello che ho trovato io. Quindi mi auguro che capiscano quelli della mia parte politica, ma anche gli alleati. Spero persino il centrodestra che sta strumentalizzando qualsiasi cosa: bisogna avere un clima giusto per consentire che le elezioni anticipate si svolgano nell'interesse della Campania e non di una parte sola».
Cosa mal sopporta di questa fase critica?
«Certo ho dovuto sopportare volgarità, miserie umane e politiche da ogni parte. Ma in queste settimane tutti hanno potuto vedere il lavoro svolto dalla nuova giunta. La terapia d'urto e una visione di medio-lungo periodo che va al di là di noi. La nostra missione è chiara: al di là della gestione ordinaria dei rifiuti, dobbiamo impostare, non gestire, i nuovi fondi europei. Entro fine anno presentare i grandi progetti e rendicontare l'ultima tranche del Por precedente. Poi dobbiamo approvare il bilancio 2009, il Ptr (piano territoriale regionale), la riforma della macchina amministrativa e le deleghe agli enti locali. Questo dobbiamo riuscire a fare, poi l'orizzonte è di un anno, a quel punto possiamo andare via».
Se questo è il gesto eclatante, vuol dire che domani sarà in piazza del Plebiscito con Veltroni?
«Domani è mercoledì. Sono stato in campagna elettorale, io mi muovo a fin di bene, in ogni mio atto e in ogni mia cosa. Ma una cosa al giorno, per favore».
Simona Brandolini

giovedì, marzo 27, 2008

Sondaggio Swg: Campania al Pdl (+8 sul Pd) E De Mita non sarà rieletto in Parlamento

Sondaggio Swg: Campania al Pdl (+8 sul Pd)
E De Mita non sarà rieletto in Parlamento
«Un errore quello di De Mita di candidarsi nell'Udc. Mentre il governatore Bassolino avrebbe dovuto lasciare»: così gli intervistati
dal Corriere del Mezzogiorno
NAPOLI — Ciriaco De Mita ha sbagliato a candidarsi nell'Udc (e non verrà eletto visto che il suo partito non supererà lo sbarramento dell'8 per cento al Senato) non tanto perché «è da troppi anni in politica ed è ora che si ritiri», ma, soprattutto, perché «non si passa da un partito all'altro solo perché non si viene candidati». Questo pensa la maggioranza dei cittadini campani intervistati dalla Swg per conto del Corriere del Mezzogiorno. Il sondaggio (guarda tutte le schede) effettuato con i metodi Cati e Cawi dal 20 al 25 marzo scorsi su un campione di 800 persone maggiorenni residenti nelle cinque province della regione, fotografa gli umori e le intenzioni della platea elettorale a circa venti giorni dall'appuntamento elettorale del 13 e 14 aprile.
Otto punti - Il test principale ha riguardato naturalmente le intenzioni di voto. Secondo la società di sondaggi, alla Camera (il dato accorpa le due circoscrizioni di Campania 1 e Campania 2) si registra il vantaggio di 8 punti percentuali (45,5 a 37,5) del Pdl (con il Movimento per l'autonomia di Lombardo) sul Pd (con l'Italia dei Valori di Di Pietro). La sinistra l'Arcobaleno arriverebbe al 7 per cento, mentre l'Udc al 5,5. La Destra di Storace si fermerebbe al 2,5 per cento. Meno netto il divario al Senato tra i due contendenti principali. Nella corsa per Palazzo Madama il Pdl (sempre con il Mpa) sarebbe avanti al Pd (con l'Idv) di 6,5 punti. Secondo le intenzioni di voto raccolte dai sondaggisti in Campania non supererebbero lo sbarramento né la Sinistra l'Arcobaleno (6,5 per cento), né, come già ricordato a proposito di De Mita, l'Udc (5,5 per cento). Per raffrontare i «pronostici» della Swg con i dati delle politiche del 2006, si devono tenere presenti alcuni distinguo. Due anni fa, innanzitutto, non esistevano nè il Partito democratico, nè il Popolo delle libertà. Alla Camera l'Ulivo, creato attraverso la convergenza in un'unica lista di Margherita e Ds, prese nella circoscrizione napoletana il 29,35 per cento dei consensi. A questa percentuale va aggiunta quella dell'Idv (2,96) per un totale del 32,31 per cento. Un dato, comunque inferiore allo score medio attribuito dal sondaggio alla coalizione Pd-Idv guidata da Walter Veltroni. In realtà, per rendere i dati ancora più omogenei andrebbe anche considerata l'attuale presenza nelle liste del Pd di esponenti del Partito radicale che nel 2006 era invece alleato dello Sdi nel progetto della Rosa nel pugno. Passando all'altro versante, anche in questo caso il Pdl nato dalla fusione dei di Foza Italia e di Alleanza nazionale raccoglierebbe più voti di quanti ne conquistarono separatamente nel 2006 i due azionisti principali. Sempre alla Camera il cartello Pdl-Mpa è accreditato del 45 per cento, mentre nel 2006 a Napoli e provincia FI ottenne il 27,23 dei voti, An il 12,32. Anche sommando a queste percentuali anche quelle del Nuovo Psi (1,48 per cento) e della lista di Alessandra Mussolini (0,49) si arriva ad un dato complessivo del 41,52 per cento. Difficile, invece, calcolare l'attuale apporto dei candidati diniani, passati dal centrosinistra al Pdl. Da sottolineare anche l'alto numero di indecisi (la percentuale media è intorno al 25 per cento) che i sondaggisti interpretano sia come indecisione vera e propria sia come effetto della disinformazione. Molto alta anche la quota di astensionismo «ad oggi dichiaratamente superiore al 30 per cento. Secondo gli esperti sarà proprio l'entità del non voto ad influire in maniera determinante sull'esito della competizione in Campania.
Le capoliste - Tra gli altri quesiti posti agli intervistati, quello sulle capolista di Campania 2, cioè Pina Picierno per il Pd e Mara Carfagna per il Pdl. Ebbene, entrambe vengono percepite da una significativa maggioranza degli intervistati come il frutto di «una scelta demagogica» e, comunque, non vengono percepite come «novità». E i voti dell'Udeur, che tanto per rendere l'idea, due anni fa al Senato prese il 5,2 per cento? Il sondaggio evidenzia che si disperderanno «fra i vari partiti». Come era prevedibile, molti cittadini interpellati sono convinti che la crisi dei rifiuti finirà inevitabilemte per danneggiare il centrosinistra. Forse è proprio per questo che il 57 per cento degli interpellati ha considerato la scelta di Bassolino di non dimettersi prima delle elezioni «sbagliata perché il governatore avrebbe dovuto assumersi la responsabilità dell'emergenza rifiuti».
Gimmo Cuomo

Guarda il sondaggio

venerdì, marzo 07, 2008

Rigenerare la politica a Napoli con la società civile organizzata.

Ha ragione Mario Di Costanzo a proposito dei cattolici che a Napoli affrontano concretamente i problemi della città con riflessioni, proposte e azioni concrete.

Tanto più dovremmo riflettere in generale sulla complessiva politicità del sociale che, a ben guardare, è l’unica speranza per una rigenerazione della partecipazione civile a Napoli e in Campania dove la transizione in atto non può essere affidata solo ad un rimescolamento del ceto politico. Immaginare cioè che basta espellere dal campo De Mita, Mastella e Bassolino per continuare lo stesso gioco è francamente insoddisfacente. Non serve far avanzare le seconde file, non bastano gli scatti automatici di carriera che pure nel pubblico impiego sono superati.

Serve piuttosto utilizzare un anno per favorire una vera e propria rinascita del dibattito politico a partire dalle esigenze della città, censendo le mille esperienze positive che sono in atto e spingendole ad un passo avanti nella responsabilità pubblica.

In genere nei momenti di crisi c'è la tentazione di distinguersi, di appartarsi, di aspettare tempi migliori per evitare di contaminarsi. E' necessario il contrario affrontando i problemi aprendo un dialogo a tutto campo. La porta della politica però, deve spalancarsi e non ancora è così. Lo vediamo nella composizione delle liste e nella definizione dei percorsi.

L’emergenza rifiuti spinge molti a chiedere un corto circuito. Io credo che una riflessione collettiva sia indispensabile in una fase in cui è opportuno costruire il futuro su basi solide. In questo senso è segno di responsabilità garantire la gestione dell’emergenza tenendo in vita le istituzioni locali che i cittadini hanno scelto. Emergenza e prospettiva vanno coniugate evitando di pensare che la situazione del problema sia il commissariamento generale. Dai rifiuti, agli enti locali, all’economia.

Del resto i nostri problemi vanno purtroppo oltre l’emergenza rifiuti e il fuggi fuggi generale metterebbe in crisi lo stesso ordine pubblico insieme alla programmazione dei fondi comunitari in corso.

Giustamente Di Costanzo cita il Cardinale che afferma : «Senza indulgere al lamento o al vittimismo, senza aspettare che altri prendano a cuore le sorti del Sud (...) è tempo che i napoletani si riapproprino della loro terra... Abbiamo le energie per farlo!» (Il sangue e la speranza, 19 settembre 2006). Ebbene sarebbe miope non notare che sono nati cento fiori di partecipazione matura e responsabile: dai comuni ricicloni, alla diffusa esperienza della cooperazione sociale oggi stretta nella morsa di un welfare residuale, all’associazionismo di promozione sociale che tiene aperte migliaia di sedi come presidi di educazione civica e popolare senza dimenticare il lavoro quotidiano di centinaia di parrocchie.

A Napoli e in Campania dovremmo riflettere sullo stesso concetto di società civile su cui spesso si è equivocato. C’è un’idea di società civile fatta da singoli (intellettuali, imprenditori, professionisti) che di volta in volta vengono cooptati o espulsi dal ceto politico per motivi di consenso o interesse.

Io tornei a valorizzare i corpi intermedi della nostra società, quei soggetti organizzati in grado di esprimere con continuità un ruolo determinante di coesione sociale oggi messo in crisi dalla perdita di peso della politica.

Un anno fa le ACLI di Napoli proponevano una pista di lavoro sintetizzata nel trittico: Legami associativi, risorse territoriali, classe dirigente diffusa; lo riproponiamo venerdì con un congresso regionale preparato da duecento assemblee di base e cinque congressi provinciali che hanno coinvolto i circa cinquantamila soci campani.
Si può fare anche in Campania, cambiando mentalità e costruendo il futuro abitando responsabilmente il presente.
Iniziativa ACLI Campania: Venerdì 14 marzo dalle 9,30 alle 19,30 presso l'Hotel Ramada di Napoli

lunedì, marzo 03, 2008

Velardi: Antonio Bassolino non è più mister Wolf di Pulp Fiction. Ma il Pd dia 3 mesi di tregua


Intervista sul «Corriere della Sera» al neoassessore al turismo
Velardi: Antonio non è più mister Wolf di Pulp Fiction. Ma il Pd dia 3 mesi di tregua
Al fondo, Bassolino è rimasto un comunista, con i vizi e i limiti di quella cultura. Le dimissioni sarebbero un grave errore


NAPOLI — «Walter ha ragione». Prego? «Sì, ha ragione a temere che Bassolino possa appannare l'immagine del Pd, facendo andare in fumo il suo tentativo d'innovazione».
E allora perché il governatore non s'è dimesso? «Perché sarebbe stato un grave errore politico. Non soltanto per lui, ma per l'intero partito. La soluzione è un'altra».
Quale? «Sottoscrivere una tregua di tre mesi. Se entro quella data non avremo offerto segnali di discontinuità, sarò il primo ad abbandonare. E lo stesso dovrà fare Antonio». Claudio Velardi ama le scommesse. Altrimenti non si spiegherebbe perché, dopo essersi lasciato la politica alle spalle per una carriera da «spin doctor», abbia bussato alla porta di Bassolino quando tutti, invece, premevano per uscire. «Parliamoci chiaro: ciò che sta accadendo in Campania è il frutto tardivo del comunismo».
Addirittura? «Certo, Antonio è stato il primo in Italia a intuire le potenzialità della leadership personale e della comunicazione politica. Ha anticipato perfino Berlusconi. Ma, al fondo, è rimasto un comunista, con tutti i vizi e i limiti di quella cultura. Oggi ne paga le conseguenze».
Quali errori ha commesso? «I soliti due della sinistra italiana. Il primo: l'incapacità di far crescere una nuova classe dirigente. Il secondo: la scarsa considerazione per i meccanismi di governo. D'altronde, chi è stato allevato nel mito della rivoluzione finisce per considerare le leggi e gli ingranaggi burocratici al pari d'intralci».
Niente male, o no? «Attenzione, questo è l'imprinting della sinistra italiana al completo, mica soltanto di Bassolino. Confondono l'amministrazione con il potere, il tessuto normativo gli va stretto. Regnano, non governano. E quando un re cade, lo fa rovinosamente. Gli unici ad essersi scrollati di dosso questa "maledizione" sono Veltroni e D'Alema».
E allora come mai, per anni, Bassolino è stato il simbolo del buongoverno nel centrosinistra? «Perché è stato comunque un innovatore. Molti hanno dimenticato che, pochi anni fa, si parlava di Antonio come di un possibile leader dell'Ulivo. Per questo l'hanno confinato in Campania, costringendolo a ricandidarsi nel 2005: faceva ombra. Lui, d'altro canto, non ha avuto il coraggio di ribellarsi».
Risultato: l'emergenza rifiuti e il rinvio a giudizio. «Bassolino ha le mani pulite, nel Pd ne sono convinti tutti: giusto Di Pietro può far polemica. Gli errori sono stati di natura politica. Quando era commissario di governo, pur di tenere le strade pulite Antonio faceva portare la monnezza in Germania. Affrontava la questione giorno dopo giorno senza risolverla alla radice. Perché era un comunista e si affidava al volontarismo giacobino».
E dovrebbe cambiare adesso? «Non è più il mister Wolf del centrosinistra, quello che in "Pulp Fiction" risolveva i problemi. Per anni, la Campania è stata la discarica in cui si sversavano i problemi del governo centrale. Telefonavano da Roma e dicevano: "Antonio, tieni buono Mastella, tranquillizza Pecoraro Scanio, altrimenti questi ci fanno cadere". E lui eseguiva. Ora lo scenario è mutato, siamo liberi da quei vincoli. Ci servono pochi mesi per dimostrarlo: basta che Veltroni accetti la tregua».
Enzo d'Errico

domenica, marzo 02, 2008

CAMPANIA:Bassolino va avanti ma il cammino non sarà facile.

La decisione di Antonio Bassolino di andare avanti dopo il rinvio a giudizio lascia apparentemente immutato lo scenario politico in Campania. Sebbene il governatore debba fare i conti con una maggioranza che dopo l’uscita dell’Udeur e la sfiducia dei Socialisti è di colpo divenuta risicata, difficilmente il Consiglio regionale potrà sciogliersi se non sarà lo stesso Bassolino a fare un passo indietro. Cosa che per il momento il governatore ha escluso di voler fare. Tuttavia la strada per lui non sarà in discesa. Il governatore, infatti, dovrà fare i conti con la difficoltà di tenere coesa una maggioranza che tra defezioni e vicende giudiziarie ora come ora può contare su soli 31 consiglieri (erano 41 fino ad un mese fa) e dove anche tra gli alleati non mancano le voci critiche, specie a sinistra. Davanti ad un’opposizione che ne chiede le dimissioni, e sembra meno disposta che in passato a fare sconti, è il solo Pd a fare quadrato intorno al governatore, e le richieste di discontinuità che piovono da sinistra (Prc e Sinistra Arcobaleno chiedono una svolta e voto in tempi rapidi), non è un caso che sia stato lo stesso Bassolino, nel dibattito svoltosi in settimana, a parlare realisticamente di un ’sentiero stretto’. Un sentiero sul quale incamminarsi per andare avanti con la legislatura almeno per un altro anno, profilando anche l’ipotesi di andare al voto prima della scadenza naturale del 2010. “Abbiamo di fronte obiettivi impegnativi su cui dobbiamo lavorare con slancio e determinazione - ha detto Bassolino in Consiglio - come la soluzione dell’emergenza rifiuti, alcuni grandi progetti per lo sviluppo, lo statuto, la nuova legge elettorale, le deleghe agli enti locali. Darsi questi obiettivi significa avere davanti almeno un anno di lavoro. Dopodiché si farà una riflessione per vedere se - come io mi auguro - ci saranno le condizioni per andare avanti oppure se invece può essere giusto dare la parola ai cittadini”. Bassolino, rispondendo poi ad alcuni interventi che gli avevano attribuito la volontà di andare avanti in ogni caso fino al 2010, aveva sottolineato: “Io non ho detto che penso di andare avanti fino alla fine del 2010 certamente e ad ogni costo. Ma, che siamo consapevoli di avere davanti ‘un sentiero stretto’”. In un Consiglio dove i numeri sono incerti sarà da verificare inoltre l’atteggiamento che assumerà l’Italia dei Valori il cui leader Antonio Di Pietro chiede le dimissioni del governatore ma i cui esponenti campani sembrano più tiepidi nel volere la fine della consiliatura. Dunque, Bassolino - come lui stesso ammette - ha davanti a sé un sentiero stretto. Se si allargherà o restringerà ulteriormente molto potrebbe dipendere anche dall’esito dalle prossime elezioni politiche in Campania, su cui la vicenda rifiuti potrebbe giocare un ruolo importante.

martedì, febbraio 12, 2008

Antonio Bassolino presenta la nuova giunta regionale.


NAPOLI - Antonio Bassolino presenta la nuova giunta regionale. Un rimpasto profondo, come annunciato, dopo il terremoto politico e giudiziario che ha investito l'Udeur. Il Campanile sta fuori, come previsto (i due suoi ex assessori, Nocera e Abbamonte sono peraltro ancora ai domiciliari) e con loro escono tre assessori - Rosetta D'Amelio (Pd), Marco Di Lello (Sdi) e Teresa Armato (Pd) - che dovrebbero essere impegnati nella competizione elettorale politica del 13 e 14 aprile.

I cinque nuovi ingressi sono: il sociologo del lavoro Domenico De Masi (nella foto), l'economista Mariano D'Antonio, il docente Nicola Mazzocca (professore ordinario di sistemi di eleborazione alla Seconda Università di Napoli), il reggiano Walter Ganapini, presidente di Greenpeace Italia (ex assessore al Comune di Milano), ed Alfonsina De Felice, presidente dell'Ato 3 Sarnese-Vesuviano.
Chi sono. De Masi (70 anni) ha scritto libri e saggi su storia del lavoro, sviluppo e sottosviluppo ed è docente alla Sapienza di Roma. Ganapini, (56 anni) presidente nazionale di Greenpeace, laureato in chimica è stato assessore all'Ambiente del Comune di Milano. D'Antonio (70 anni) è professore ordinario di discipline economiche alla Federico II, alla Sapienza e a Roma 3. Mazzocca, quarantenne autore di numerosi lavori sui sistemi di eleboarazione delle reti dei calcolatori, è docente alla Sun di Napoli. De Felice, oltre ad essere presidente dell'Ato3, è docente di diritto del lavoro presso la facoltà di giurisprudenza alla Federico II.
Walter Ganapini
Le deleghe. D'Antonio sarà l'«uomo forte» della nuova giunta perché avrà le deleghe del Bilancio e della programmazione, sottraendo la prima al vicepresidente Antonio Valiante che si «consola» con il Personale. A De Masi, in passato assessore al comune di Ravello e anima del Festival della «perla» della Costiera Amalfitana (é presidente della Fondazione «Ravello Festival»), spettano Turismo e Beni culturali. A Ganapini (la cui nomina ha sorpreso non poco i componenti del direttivo dell'associazione) tocca l'Ambiente, a Mazzocca l'Università e la ricerca, alla De Felice le Politiche sociali.

lunedì, gennaio 28, 2008

Bassolino: Se il piano De Gennaro non va avanti, la camorra ringrazia

140 commenti discutono sul blog di Antonio Bassolino questo intervento del Presidente della Campania sulla questione rifiuti, il piano De Gennaro e la camorra. Lo pubblichiamo qui per allargare la riflessione e la responsabilità collettiva.

La battaglia contro la camorra non dev’essere un alibi per nessuno. L’ho detto tante volte, parlando dell’emergenza rifiuti. I limiti della politica, dell’azione di governo e le difficoltà di far prevalere l’interesse generale sui localismi, devono essere riconosciuti da tutti noi con chiarezza. Ma con altrettanta chiarezza dobbiamo guardare negli occhi un nemico aggressivo e violento, che non esita ad arricchirsi sacrificando la vita e la salute di tanti cittadini e l’integrità del nostro territorio. Una violenza che i dati dell’ultima indagine Eures-Ansa testimoniano in modo evidente.

Per la camorra l’inefficienza dei processi di smaltimento dei rifiuti - ordinari e speciali - è oro. Ce lo dicono diversi magistrati, impegnati in prima linea per individuare gli interessi e le strategie della criminalità organizzata in questo settore. Lo abbiamo visto tante volte, in questi anni, in occasione delle grandi indagini sulle ecomafie. Lo abbiamo percepito, con inquietudine, anche nelle tristi immagini degli scontri a Pianura, che hanno visto la legittima voce dei cittadini preoccupati soffocata dalla violenza organizzata di teppisti probabilmente pagati dai clan.

L’impegno della magistratura negli ultimi vent’anni ci ha aiutato a capire il fenomeno sempre meglio. A partire dal 1991, quando per la prima volta, con l’Operazione “Adelphi“, si sollevò il velo su un business che contava su decine e decine di discariche in terreni agricoli, cave e cantieri abusivi. Da allora si sono moltiplicate le inchieste e si è certificato che negli ultimi quindici anni milioni di tonnellate di rifiuti speciali, spesso provenienti dal nord del Paese, trovavano nella nostra regione efficienti “servizi” di smaltimento illegale. E’ questo uno dei motivi fondamentali che mi hanno portato in questi anni a lottare per dotare la Campania di discariche a norma, impianti di Cdr e soprattutto termovalorizzatori, necessari a chiudere il ciclo di trattamento industriale dei rifiuti.

Di fronte a questo scenario comprendo lo sconforto di chi si chiede perché contro questi traffici di veleni non si siano levate quelle proteste popolari che invece puntualmente accompagnano l’allestimento di impianti a norma, da parte dello Stato, nell’interesse di tutti. E’ uno sconforto che ho vissuto anch’io. Ma sentiamo e abbiamo tutti il dovere di andare avanti, dotandoci di tutti i mezzi e gli strumenti necessari.

Anche da questo punto di vista vorrei sottolineare come la scelta di De Gennaro, unita all’impegno della magistratura, possa rappresentare un punto di svolta. Esprime infatti la volontà del Governo - e di tutti noi - di non arretrare di un millimetro nella lotta alle ecomafie ma anzi, di condurre quest’ultima fase di commissariamento facendo il possibile per far emergere le collusioni e gli interessi illeciti che si muovono e si sono mossi intorno all’emergenza rifiuti.

Attenzione, dunque, se il piano De Gennaro non va avanti la camorra ringrazia e festeggia.


venerdì, gennaio 25, 2008

Bassolino: c'è bisogno di una svolta. Mozione di sfiducia della Cdl respinta


Il governatore duro anche con i suoi: «Mi assumo le responsabilità, ma io non lascio: c'è bisogno di responsabilità»

NAPOLI – Bassolino incassa la fiducia (la mozione della Cdl viene respinta per 29 a 17, 3 sono gli astenuti di Idv e l'Udeur che non ha partecipato) e resta presidente della Regione. Nessuna sorpresa, sebbene tutti i gruppi, anche quelli che hanno votato la fiducia al governatore (ad esempio, i consiglieri Scala, Carpinelli, Vaccaro, Corace, Nocera) chiedono modifiche profonde. Tanto che, in un lungo intervento – gli servono ben 85 minuti – Bassolino replica punto su punto e chiede, egli stesso, «una svolta», una «risposta forte», e propone un «patto istituzionale su statuto e deleghe». Nel suo intervento in Consiglio regionale, replica in modo puntiglioso, prendendosi le sue responsabilità, ma ricordando che «basta cliccare su internet per vedere le immagini di coloro che hanno protestato contro i termovalorizzatori e contro qualunque impianto. In alcuni casi c’è stata una grave mala fede per lucrare voti dai cittadini. Ogni due mesi in Consiglio regionale si votava per fermare i lavori del termovalorizzatore di Acerra ci sono stati conflitti politici nella maggioranza, tanto che ci sono state crisi di giunta, ma sono sempre andato avanti».
E poi l’affondo rivolto a Verdi e sinistra radicale: «Fino a poco tempo fa discariche, termovalorizzatori e anche i siti di compostaggio erano il Male». Da qui la necessità di non farsi “processare” politicamente in aula sui rifiuti, oltre che nell’aula giudiziaria («Andrò a rispondere con serenità davanti agli organi dello stato», dice) . «Mi assumo le mie responsabilità politiche, ma non quelle che non mi appartengono, perché io, come altri commissari, non siamo riusciti a far coincidere i tempi del piano rifiuti, ma siamo andati avanti con limiti e problemi, tentando sempre di togliere i rifiuti dalle strade. Mandavo i rifiuti in Germania, dovunque potevo, ma non lasciavo i rifiuti per strada, soprattutto in momenti particolari in cui la città aveva gli occhi dei media puntati addosso».
Poi la prospettiva politica, replicando alla richiesta di lasciare il posto che gli arriva anche da qualche settore ed esponente della maggioranza . Forse è questo il punto più atteso, il più delicato. Bassolino usa parole sferzante: «Posso lasciare questo posto in qualunque momento, ma non possiamo venire meno alla responsabilità con la quale dobbiamo affrontare i prossimi cento giorni di De Gennaro». «Non è responsabile - aggiunge rivolto a chi sollecita il ricorso agli elettori - invocare il ricorso alle urne in questo momento. Non perché voglio un ruolo e un posto. Questo posto e la responsabilità posso lasciarli in un secondo. L’ho già fatto nel 1972 quando andai a fare il segretario provinciale ad Avellino, lasciando il posto in consiglio regionale, mentre potecvo anche non farlo».
Il suo futuro è lontano dalla regione, conferma: «Io mi fermo a quattro volte, a quattro mandati, non faccio come Berlusconi che punta su cinque. L’ho già detto a San Giovanni a Teduccio, dopo l’elezione del sindaco di Napoli: “Ora avanti altri, alla Regione e al Comune. E’ aperta una fase di rinnovamento”. E mi rendevo conto di dare un piccolo colpo alla situazione». Ma in questi anni, in questi mesi che restano alla fine della legislatura? «Facciamo un patto dell’istituzione consiliare su statuto e deleghe agli enti locali, nella limpida distinzione di ruoli. Andiamo avanti, ma non a tutti i costi . Non stiamo qui a tirare a campare».
Nino Femiani

mercoledì, gennaio 09, 2008

Rifiuti Campania: La via d’uscita dei governanti

di Eugenio Mazzarella da Il Mattino
La situazione che si è creata in Campania è ormai «tragedia». La definizione è del capo dello Stato. Da questa tragedia si deve uscire. Perché questo avvenga nel più breve tempo possibile, è necessario concentrarsi su un'exit strategy, una strategia di uscita da un cul de sac politico-amministrativo che ha pochi precedenti. In teoria, dopo quattordici anni nel corso dei quali sono stati commessi gravi errori, ormai ammessi ai massimi livelli di responsabilità, sappiamo cosa fare sul piano tecnico-operativo. Su questo versante un'exit strategy c'è: è quella indicata, con gli aggiustamenti del caso, dalla relazione finale della Commissione parlamentare sui rifiuti. Questa strategia è ora consegnata, per quattro mesi, ad un commissario straordinario, l'ex capo della polizia De Gennaro, che, coadiuvato dal generale Giannini, subentra al prefetto Cimmino; questo, dopo l'impossibilità di realizzarla fin qui registrata con i commissari Bertolaso e Pansa. Si tratta di passare alla gestione ordinaria mettendo le istituzioni locali in grado di assolvere ai loro compiti: reperimento di nuove discariche; costruzione e gestione degli inceneritori; forte incremento della raccolta differenziata; provincializzazione del ciclo dei rifiuti, sia pure in un'integrazione regionale degli interventi. La domanda che s'impone è perché non si riesce ad avviare questa linea d'azione ormai sostanzialmente condivisa. Tanto da far temere un nuovo fallimento e spingere il governo Prodi ad impegnarsi direttamente a sostegno del commissario mettendo sotto tutela le istituzioni locali che dovrebbero affiancare il commissario. La risposta è semplice e insieme drammatica: è il crollo di legittimità di un'intera classe politica sul territorio, cioè di chi dovrebbe farsi veicolo, nella mediazione politica con le comunità rappresentate, dell'attuazione della risposta tecnico-operativa al dramma dei rifiuti. Questa classe politica non viene più «creduta» nei suoi impegni dalle popolazioni che l'hanno eletta: si è dissolta la sua capacità rappresentativa, patisce un pauroso deficit di legittimità sostanziale. Questo vuol dire una sola cosa. Che è urgente non solo un'exit strategy tecnico-operativa, ma un'exit strategy politico-istituzionale, senza la quale ogni tentativo di soluzione rischia di impantanarsi nella resa dei conti tra un ceto politico che ha più ragioni in comune nello sfascio che motivi di distinzione nelle responsabilità, o peggio ancora in un moto di rigetto sociale, dove la scorciatoia del ribellismo rischia di confermare il ruolo di primattore sulla scena di forze affaristiche e criminali. Sono state invocate le dimissioni dei massimi vertici amministrativi della regione, da Palazzo Santa Lucia a Palazzo San Giacomo. E si vive il paradosso di una regione che esprime il ministro dell'Ambiente ed ha l'ambiente più disastrato d'Italia, con l'aggiunta di soluzione populistiche al disagio sociale che hanno inquinato in modo disastroso l'operatività nella gestione del ciclo dei rifiuti. La richiesta di dimissioni è stata ritenuta irricevibile dai diretti interessati, che hanno evocato una larga condivisione di responsabilità e diagnosticato come non utile un loro passo indietro. Ora se queste dimissioni non vengono - con l'aggravante di un conflitto istituzionale mia visto prima tra governatore, sindaco, commissario di governo, governo, che non può durare se non si vuole oltre l'emergenza democratica nella quale già siamo - qualcosa bisognerà pure immaginare per uscire urgentemente dal vuoto politico-amministrativo in cui si trova oggi la Campania.
In questo senso sono state già avanzate alcune proposte, in alternativa alle dimissioni di governatore e sindaco, come quella di operare un intervento deciso sulla capacità amministrativa delle giunte, coinvolgendo magari l'opposizione in un governo di unità regionale. Sono elementi di proposta su cui riflettere, ma ritengo che si tratti di fare qualcosa in più, di indispensabile: trasmettere ai cittadini la sensazione e il convincimento che la politica quando sbaglia paga e si assume le proprie responsabilità, per restituire alla politica l'onore perduto di cui ha parlato ieri Aldo Masulo sul Mattino. Solo questo convincimento può spingere i cittadini ad accogliere la chiamata alle armi dell'emergenza, e a farsi carico per la loro parte dei disagi che subiranno nelle more di una soluzione definitiva del problema. L'autorità dello Stato, e le soluzioni che ne devono venire, non può essere esposta più di tanto ormai al dilemma tra fallire un'ennesima volta o imporsi con i manganelli della polizia.
Per questo è necessario un elemento di forte valore simbolico. Questo elemento potrebbe essere l'impegno delle attuali amministrazioni a sciogliersi appena l'emergenza sia scongiurata, consegnandosi al giudizio dei cittadini. Nelle more, sgombrato il campo da un'autodifesa ormai insostenibile, tutti i responsabili politici competenti si impegnino a fianco del commissario e sotto la supervisione del governo a portare la regione fuori dalla tragedia, perché al più presto il giudizio passi agli elettori. Nessuna energia in questo momento, neanche quella spesa a propria difesa, può essere sottratta al compito di togliere la spazzatura dalle strade. La responsabilità in politica deve tornare ad essere moneta che circola. La scelta è tra questa moneta o tra quella dell'inefficienza e della corruzione, cioè del collasso della democrazia in Campania.

lunedì, gennaio 07, 2008

Bassolino risponde sulla questione rifiuti con un articolo sulla prima pagina di Repubblica.



In merito alla drammatica crisi di questi giorni, oggi La Repubblica ha pubblicato in prima pagina una lettera del Presidente Bassolino al direttore. Il governatore chiarisce le vicende di questi anni e le difficoltà incontrate sulla strada della modernizzazione del ciclo dei rifiuti.

di Antonio Bassolino

Caro direttore, è giusto e doveroso chiarire il quadro delle responsabilità della drammatica situazione campana. È vitale, infatti, per la nostra democrazia che vengano alla luce scelte errate, inadeguatezze, inefficienze e le collusioni tra politica, imprenditoria e criminalità organizzata.

Tale assoluta chiarezza è nell’interesse di tutti i cittadini e di tutti gli uomini impegnati nelle istituzioni. Voglio quindi dare il mio contributo a chiarire le vicende di questi anni. Nell’articolo di ieri, Eugenio Scalfari, scrive che in Campania “solo adesso, con dieci anni di ritardo, si è deciso di costruire un termovalorizzatore”. In realtà, il piano rifiuti per la nostra regione, definito alla fine degli anni ‘90 dall’allora presidente della Regione e commissario governativo Antonio Rastrelli con il ministro Ronchi, prevedeva un ciclo industriale di trattamento dei rifiuti con 7 impianti per il trattamento e la trasformazione in combustibile (Cdr) e due termovalorizzatori. La decisione di costruire i termovalorizzatori risale quindi a 9 anni fa. Quando diventai presidente e commissario a mia volta, nel 2000, la gara d’appalto per la gestione dei rifiuti era stata già definita e aggiudicata all’Impregilo, che, in base al contratto, aveva la facoltà di decidere la localizzazione degli impianti. Nei tre anni e mezzo in cui ho fatto il commissario (fino al febbraio 2004, ben quattro anni fa) ho firmato per l’avvio dei lavori e ho fatto tutto quanto potevo per dotare la mia regione di un moderno ciclo di trattamento dei rifiuti, dalla raccolta differenziata ai termovalorizzatori. In una corsa contro il tempo innescata dalla chiusura di tutte le discariche disposta dal prefetto e da una legge dello Stato.

Sono riuscito a far costruire, tra mille opposizioni e proteste, i 7 impianti per produrre il Cdr (Combustibile derivato dai rifiuti). Per aprire il cantiere di Acerra ho dovuto fare i conti con ostacoli di ogni tipo e violente contestazioni. C’erano comitati civici, ambientalisti fondamentalisti, vescovi che predicavano contro i rifiuti-demonio, disoccupati organizzati, esponenti del centrodestra e del centrosinistra che si mettevano a capo dei cortei a caccia di consenso. Mentre delinquenti comuni e manovalanza della camorra facevano la loro parte, provando in ogni modo a intimidire e tenere in scacco le istituzioni locali ogni volta che si faceva un passo avanti verso quella chiusura del ciclo che avrebbe fatto terra bruciata intorno al business delle ecomafie.

In questi anni, nella nostra regione, sull’opposizione ai termovalorizzatori e alle discariche, si sono costruite carriere politiche e fortune elettorali. Io sono stato sempre al mio posto. A favore della costruzione dei termovalorizzatori. Pronto al dialogo con i cittadini e alle giuste compensazioni per le comunità locali, ma indisponibile ai ricatti. Nei tre anni e mezzo in cui sono stato commissario non sono riuscito a costruire il termovalorizzatore.

Dopo di me non ci sono riusciti gli altri tre commissari del governo: il prefetto Catenacci, il capo della protezione civile Bertolaso, il prefetto Pansa. Tutti con poteri ben superiori ai miei. Da presidente della Regione - non più commissario - ho garantito a loro la massima collaborazione, sostenendone l’impegno con tutte le risorse e l’appoggio istituzionale possibile.

Come si vede non esito a riconoscere le mie responsabilità. Anche nel silenzio dei tanti che hanno ricoperto, prima e dopo di me, ruoli importanti in questa partita. La priorità oggi è dare soluzioni durature al problema. Se le mie dimissioni potessero servire a questo, non avrei la minima esitazione. Ma in questo momento sento il dovere di portare avanti con fermezza la battaglia di civiltà condivisa da tutti gli italiani onesti.

domenica, dicembre 23, 2007

Campania: La giunta approva il piano attuativo per i Patti Formativi Locali

22/12/2007 - La Giunta regionale della Campania, su proposta dell'assessore al Lavoro e alla Formazione Corrado Gabriele, ha approvato la delibera con cui si dà il via libera alla predisposizione del piano attuativo per i Patti formativi locali.

I Patti formativi sono strumenti concepiti per innalzare la qualità dell'offerta formativa e favorire la concentrazione di risorse ed azioni su aree territoriali e filiere produttive, al fine di evitare la frammentazione e valorizzare le risorse locali.

Lo stanziamento previsto è di circa 22 milioni di euro: 20 saranno spesi per il finanziamento dei Patti formativi locali di cui alla graduatoria ordinaria e a quella speciale, mentre un importo pari a circa 1.830 euro servirà a finanziare il piano attuativo per tutti i progetti dichiarati ammissibili.

Il 20% delle risorse stanziate sarà destinato ai Patti formativi della graduatoria speciale.

La Giunta ha altresì deciso di procedere all’individuazione delle risorse necessarie per il finanziamento della restante parte dei progetti ritenuti ammissibili, utilizzando i fondi del programma operativo 2007 – 2013.

"Realizziamo - sottolinea l’assessore Gabriele – una profonda innovazione nel sistema della formazione, che viene messa a disposizione dei settori produttivi. L’obiettivo che ci prefiggiamo è promuovere il lavoro di qualità ed allo stesso tempo stabilizzare il mondo del lavoro".

giovedì, dicembre 13, 2007

Campania, De Mita: «Nicolais può fare il governatore»

ALDO BALESTRA Un fermo invito a risolvere il «duello» a sinistra nel Partito Democratico, con un monito a Nicolais, ma anche a Bassolino. Critiche a chi si ostina, nel centrosinistra, ad alimentare conflitti sul potere. Di questo, e non solo, parla da Roma Ciriaco De Mita. Onorevole De Mita, possibile che nel Pd in Campania non ci sia stata pace prima, durante e dopo? «Credo che un giudizio così netto non faccia riferimento alla realtà, sia nella nostra regione che nel Paese. Certo, qui soffriamo le conseguenze di un avvio sbagliato, con la divisione tra coloro che s’improvvisarono innovatori e coloro che venivano accusati di conservatorismo. Sembrò, e fu, più lo scontro aspro per la conquista del potere che per costruire una nuova condizione politica per uscire dalle difficoltà. Ora l’aspetto negativo va superato, organizzando rappresentanza che tenga conto di bisogni e umori, offrendo sia risposte che speranze. Siamo in tempo». Nel Pd la polemica a sinistra Nicolais-Bassolino tiene banco. Risponde alla domanda della strada su «chi ha ragione e chi ha torto»? «Rispondo dicendo che non si risolve con la ragione e con il torto. Ho detto, e ripeto qui ed ora che - per quel che ho capito - Nicolais non è riuscito a coniugare la spinta dei suoi e la consapevolezza che i processi vanno poi gestiti con responsabilità. Oggi vorrei osservare che se fosse vero - ma non credo sia stato così - che l’impegno di Nicolais fosse funzionale a costruire l’unità intorno ad una soluzione per il provinciale di Napoli, non mi pare che il risultato sia stato poi questo. Diciamolo con franchezza, la soluzione adottata è dentro lo schema vecchio-nuovo, conservatori-innovatori che ha già avvelenato le Primarie. Sull’episodio chi ha sbagliato è Nicolais. Lui lo sa. E non credo possa contraddire». Allora ha ragione Bassolino che ha accusato Nicolais di voler «destabilizzare»? «Bassolino ha ragione ma debbo dire, con altrettanta franchezza, che il fatto è dentro una logica ormai da superare, spero che questo sia l’ultimo episodio di una strategia sbagliata. C’è bisogno da parte di tutti, e dunque anche di Bassolino, che vengano superate ragioni strumentali della distinzione e che ognuno recuperi con umiltà la disponibilità a concorrere ad un disegno comune. Il partito non può essere costruito da una parte contro l’altra». Crede che il ministro Nicolais sia diventato un anti-Bassolino e magari accarezzi il sogno di un futuro da governatore? «I ruoli vengono assegnati dalle circostanze e non sono mai legati ai tuoi programmi. Il modo migliore per ottenere un ruolo è lavorare a risolvere i problemi e costruire condizioni di equilibrio politico. Io, ad esempio, credo di aver fatto tutto tranne una cosa che volevo fare, il capogruppo alla Camera. Se Nicolais, che è personalità notevole, ha intelligenza e capacità e svolge un ruolo politico, ha un’ambizione, i presupposti ci sono. I fatti diranno poi se le condizioni per porsi alla guida di qualcosa si realizzeranno». Quanto le tensioni danneggiano Pd e centrosinistra in Campania? «Ho provato a spiegare, ma inutilmente perchè la lettura degli eventi è per schemi e convenienze, che era ed è necessario avviare una discussione sulla struttura del potere regionale. E m’aspetto ancora che s’apra un confronto sereno, franco, anche molto duro a patto che le questioni - dalla sanità ai rifiuti - vengano sollevate per cercare soluzioni e non come occasioni di scontro. Perchè la politica non è un tribunale. Mi rendo conto dell’obiezione di chi ingenuamente sosteneva e sostiene che io dovessi e debba andare fino alla rottura, ignorando che la scelta di questa logica avrebbe comportato e comporterebbe crisi del centrosinistra. A chi enfatizzava le difficoltà come errori di una parte avevo osservato che una motivazione di tal tipo era funzionale non a correggere gli errori ma solo ad alimentare le accuse del centrodestra. E, in polemica con il sindaco De Luca, dissi che se queste considerazioni le aveva capite la forzista Carfagna non riuscivo a capire perchè non le comprendesse lui. Vedo che quella previsione, oggi, è ancora valida». Perchè? «Perchè questa ”Giovanna D’Arco in sedicesimo” gira la Campania annunciando il nuovo verbo, candidandosi come leader innovativo e non rendendosi conto che così facendo appanna un po’ la simpatia per l’immagine, non facendo emergere capacità politiche serie. La Carfagna ha usato termini volgari, parlando di me come ”il compare di Bassolino”: evidentemente, quando si misura con l’analisi politica, il massimo che produce è l’allusione. Con qualche caduta nella volgarità, che probabilmente riflette il suo mondo, non quello che è chiamato ad osservare».

martedì, dicembre 04, 2007

Il monito di Bettini: basta divisioni nel pd campano


PAOLO MAINIERO Radicare il partito sul territorio attraverso la nascita, in Campania, di mille circoli. Un obiettivo ambizioso che può essere raggiunto, sostiene Goffredo Bettini, solo lavorando con spirito unitario e mettendo da parte le contrapposizioni personali. Il coordinatore nazionale del Pd è stato ieri a Napoli per incontrare il segretario regionale Tino Iannuzzi e i cinque segretari provinciali, Emma Giammattei (Napoli), Sandro De Franciscis (Caserta), Giuseppe De Mita (Avellino), Michele Figliulo (Salerno), Mario Pepe (Benevento). Nessun accenno diretto, da parte di Bettini, al duro scontro tra Antonio Bassolino e Luigi Nicolais per l’elezione del segretario provinciale di Napoli. Il coordinatore nazionale, sia durante la riunione che nella nota diffusa al termine, ha solo auspicato un processo unitario «per realizzare il radicamento del nuovo partito». Insomma, basta con le divisioni, è il messaggio di Bettini, perchè il Pd è atteso da tanti altri appuntamenti che richiedono il massimo impegno da parte di tutti. Al governatore, invece, è andata la solidarietà del Pd campano (e di Bettini) per gli attacchi «squallidi e inaccettabili» ricevuti sabato da Gianfranco Fini. «Dopo il Napoli in A, il prossimo obiettivo è Bassolino a processo», aveva detto il leader di An. «La rozzezza di quelle parole - si legge nella nota del Pd - è direttamente proporzionale alla rabbia che in questo momento il partito di Fini sente per le difficoltà della sua proposta politica e per il disgregarsi a livello nazionale della Cdl. A Bassolino va la nostra forte solidarietà». Il percorso di costruzione del Pd è ancora lungo. Entro il 31 gennaio saranno costituiti i circoli (circa mille in Campania). I cittadini che hanno votato alle primarie del 14 ottobre eleggeranno, nei loro comuni di residenza, le assemblee comunali, cui compete l’elezione dei segretari cittadini. I delegati delle assemblee comunali formeranno, insieme ai delegati nazionali e regionali di ogni singola provincia, le assemblee provinciali che, entro febbraio, eleggeranno i segretari provinciali. «Va sottolineato - commenta Iannuzzi - il clima costruttivo dell’incontro e la grande convergenza di opinioni nella volontà di procedere al lancio della campagna degli ”ottomila circoli” lanciata da Veltroni. Abbiamo in pratica esaminato e discusso i diversi aspetti di questa grande iniziativa che nei prossimi mesi vedrà una grande mobilitazione del popolo delle primarie per realizzare il radicamento del nuovo partito in tutti i territori della nostra regione». Soddisfatta anche la Giammattei, che oggi sarà a Roma per la riunione dei segretari provinciali con Veltroni. «È stato un incontro operativo - dice - in cui si è parlato delle cose da fare. Nessuno nasconde i problemi ma ora bisogna fare un balzo in avanti».

sabato, ottobre 06, 2007

Antonio Bassolino presenta il suo nuovo Blog, La Repubblica rinnova ilsito. Il Web cambia faccia a Napoli.




Napoli – A due anni dalla sua nascita, il blog del presidente della Campania Antonio Bassolino cambia volto e oltre a sottoporsi ad un'operazione di restyling grafico si mette al passo con le nuove tecnologie. E' stato lo stesso Bassolino a presentare le novità nel corso di una conferenza stampa ricorrendo al linguaggio internettiano: "Non si tratta solo di un restyling grafico e tecnologico, ma di un cambiamento profondo della logica del sito, che diventa sempre più 2.0".
"Ricordo bene - ha detto - quando pubblicammo il primo "post", durante la campagna elettorale del 2005. Allora erano pochi gli esempi, soprattutto in Italia, di politici e rappresentanti delle istituzioni che si cimentavano in rete". Oltre 20 mila i commenti raccolti dal blog in questi due anni - "tutti pubblicati senza filtro" assicura Bassolino - attraverso i quali ciascuno ha potuto dire la propria in libertà. E poi le cifre: il blog viene visitato ogni giorno da una media di 4000 persone, per un totale di oltre 8000 pagine pagine viste quotidiane. Il tempo medio di permanenza sul sito é di quasi 3 minuti. Negli ultimi due mesi sono arrivati nuovi utenti per circa il 40% del traffico totale.
"Molti i visitatori - ha spiegato Bassolino - che arrivano passando dai motori di ricerca o da link presenti su altri siti e blog, come quello del ministro Gentiloni, che ci invia ogni giorno un buon numero di utenti. E' una cortesia che ho ricambiato subito". Circa 2000 inoltre i messaggi arrivati al blog via email, con richieste riguardanti l'attività istituzionale della Regione, ai quali gli uffici hanno risposto o stanno rispondendo. "Tra le novità della nuova versione - ha illustrato Bassolino - di cui stiamo curando con attenzione l'accessibilità per i non vedenti, c'é la possibilità per gli utenti di inviare interventi personali che saranno pubblicati con grande evidenza, in alternanza con quanto scritto da me. Sarà semplice capire quando scriverò io, perché comparirà sempre a fianco del testo una piccola scarpetta da jogging". Tramite YouTube, inoltre, sul blog saranno sempre presenti immagini e audiovisivi sull'attività della Regione, ma anche gli utenti potranno inviare a loro volta foto e filmati. "Infine - ha detto Bassolino - sul blog verranno pubblicati i libri che sto leggendo, così da poterne discutere i contenuti, come se fosse una sorta di lettura collettiva". "Il nostro intento - ha spiegato il governatore - è stato quello di porre le basi per trasformare un semplice blog in una "comunita".
Mercoledì scorso Ernesto Galli della Loggia ha scritto sul Corriere della Sera che sono troppi i politici che, dopo aver aperto un blog in campagna elettorale per fare bella figura, l'hanno lasciato nel dimenticatoio. Ecco, questo blog non è stato aperto per fare bella figura, ma per dare un servizio in più ai cittadini, un contatto diretto che ci impegniamo a mantenere sempre aperto". "In queste settimane in rete e sui giornali, anche in seguito alle vicende relative a Grillo - ha proseguito Bassolino - si è sviluppato un acceso dibattito sul rapporto tra blog e politica. Ritengo che questo strumento possa risultare decisivo ai fini della partecipazione e del confronto politico, ma mi è anche chiaro che ci possono essere dei rischi o dei limiti impliciti, come del resto vale per tutti i moderni strumenti di comunicazione, dalla tv ai sondaggi. Questi strumenti devono essere usati sempre con spirito critico".
Nel frattempo la Repubblica Napoli lancia il suo nuovo sito proponendo maggiore interattività e partecipazione (video compresi).

martedì, luglio 03, 2007

Le Acli della Campania raccolgono numerose adesioni al “Patto regionale per la famiglia”



L’associazione dei lavoratori cristiani punta ad una alleanza tra istituzioni, terzo settore, parti sociali, realtà produttive e chiesa

Napoli, 3 luglio 2007 – Un “Patto campano per la Famiglia” firmato da istituzioni, terzo settore, sindacati, associazioni datoriali, chiesa. E’ questa l’idea lanciata ieri a Napoli dalle Acli della Campania nel corso di una manifestazione dal titolo “La famiglia: Soggetto sociale e Attore di sviluppo”. Obiettivo del progetto, secondo quanto ha affermato la presidente regionale delle Acli Eleonora Cavallaro è “dare un contributo concreto alla costruzione di un clima di dialogo e di propositività alla ricerca di una via campana per conciliare sostegno alla famiglia e sviluppo economico e sociale della nostra comunità.”

Numerose le adesioni. Erano infatti presenti alla presentazione del progetto, tra gli altri, Antonio Bassolino, presidente della Regione Campania; Maria Falbo, assessore della Provincia di Napoli; Rosa Russo Jervolino, sindaco di Napoli; Mimmo Lucà, presidente della Commissione Affari sociali della Camera dei Deputati; Giuseppe Acocella, vicepresidente del CNEL; Antonio Follo, membro della segreteria regionale della Cisl; Donatella Trotta, presidente regionale dell’Unione Cattolica Stampa Italiana. Hanno inviato la loro adesione anche il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli; Cristiana Coppola, presidente regionale dell’Unione Industriali; Alessandra Lonardo, presidente del Consiglio Regionale della Campania.



Ha introdotto il tema Francesco Paolo Casavola, presidente emerito della Corte Costituzionale e presidente del Comitato Tecnico Scientifico (composto anche dai professori Felice Casucci, Paola De Vivo, Massimo Marrelli, Giuliano Minichiello ed Enrico Quadri) che avrà il compito di supportare la stesura del “Patto”. “La famiglia è una insostituibile istituzione della società umana – ha detto Casavola – ed è chiaro che in questo momento storico c’è bisogno di una strategia operativa per rilanciarne il ruolo. E’ quindi necessario un nuovo patto: non possiamo aspettarci tutto dalla politica e dal Governo, ma i cittadini devono ricostruire una alleanza basata su valori che uniscano e non dividano la nostra società. Infatti, oggi l’impossibilità per un giovane di costruire un progetto per la sua vita è un problema di tutti.”

Antonio Bassolino ha espresso il suo “più forte apprezzamento” per l’iniziativa. “C’è bisogno di ascolto, di una più ampia partecipazione, di un coinvolgimento dal basso – ha detto il Presidente della Giunta Regionale campana – Ma non basta: è necessario anche di investire di più nelle politiche sociali. La Regione ha fatto un grosso sforzo in questo senso negli ultimi anni: basti pensare al Reddito Minimo di Cittadinanza, che il Governo vorrebbe ora proporre su base nazionale, alla Legge sulla dignità sociale, in attesa di approvazione, al progetto di creare un asilo nido ogni ventimila abitanti ed al progetto Scuole Aperte, che l’anno prossimo coinvolgerà ben 205 istituti.”

E’ intervenuto anche il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero. “Il nostro modello – ha detto - non è una famiglia centrata su sé stesse che si chiude e si protegge. Noi vogliamo valorizzare una famiglia che chiede di essere riconosciuta come soggetto sociale. Le politiche per la famiglia, purtroppo, non sono state al centro dell’azione dei governi di centrodestra e centrosinistra in questi anni e ciò è grave, perché stiamo camminando su un baratro. E’ venuto davvero il momento di stipulare un patto che tenga insieme tutti gli interlocutori sociali e metta fine alla demagogia imperante su questo tema.”

Il laboratorio di confronto interregionale ed internazionale è aperto a tutti gli attori del territorio: istituzioni religiose e civili, società civile, parti economiche e sociali, partiti, per costruire una proposta tutta campana. Sarà strutturato come un viaggio in 27 tappe che si svolgerà da luglio 2007 a gennaio 2008 e toccherà tutte le province campane in ognuna delle quali sarà approfondito un tema specifico: “Famiglia e Lavoro” a Napoli, “Famiglia e Welfare” ad Avellino, “Famiglia e Immigrazione” a Caserta, “Famiglia e Generazioni” a Salerno, “La famiglia che accoglie” a Benevento. La firma del Patto avverrà nel prossimo mese di gennaio.