A partire dall'esperienza associativa vissuta nelle ACLI e da quella amministrativa a Napoli e Castellammare di Stabia utilizzo questo spazio per affrontare i temi del dialogo tra le generazioni, del lavoro, della formazione, del welfare, della partecipazione e della loro necessaria innovazione.
giovedì, marzo 31, 2011
Acli Isernia: nasce un blog per far esprimere il sociale
mercoledì, febbraio 10, 2010
I super doveri dei permessi a punti. dal blog di Andrea Sarubbi.
Purtroppo nella politica italiana, soprattutto in campagna elettorale, ci si combatte a colpi di slogan. Tu ti inventi il permesso di soggiorno a punti, io ti rispondo che la prossima invenzione saranno i diritti umani a punti, tutti e due andiamo sui giornali ma chi ci legge non capirà nulla della questione. Poi arrivano Crespi o Pagnoncelli, chiedono alla gente che cosa pensa del permesso di soggiorno a punti e l’elettore medio – che di suo non è un esperto di flussi migratori, né di politiche del lavoro – finisce per votare lo slogan che gli è piaciuto di più. Meno male che ogni tanto c’è qualcuno che ragiona e che – soprattutto – tenta di far ragionare gli altri: ancora una volta è la professoressa Giovanna Zincone, docente all’Università di Torino e consulente del presidente Napolitano per i problemi della coesione sociale. Leggete la sua riflessione sulla Stampa di oggi (“I super doveri degli immigrati”) e soprattutto fatela girare, mi raccomando.
La cittadinanza dell’Ue e quelle dei singoli Paesi membri seguono due logiche antitetiche. Il permesso di soggiorno a punti rischia di imitare quella sbagliata. Vediamo perché. L’Ue, in quanto figlia non troppo degenere della Comunità economica, adotta una cittadinanza che segue la logica della libera circolazione: incentiva le persone a muoversi dove ci sono più opportunità. La cittadinanza nazionale segue la tradizionale logica dello stato-nazione: pretende comunanza di cultura e di lingua, incentiva le persone a radicarsi sul territorio. Per diventare cittadino europeo basta avere la nazionalità di uno dei Paesi membri, poi si va e si lavora dove si vuole. Non si chiede ai cittadini comunitari di conoscere la lingua, la cultura, le istituzioni dei paesi dell’Unione in cui emigrano. Al contrario, le singole cittadinanze nazionali chiedono assimilazione, vogliono e inducono stabilità. Per naturalizzarsi occorre essere lungo-residenti, oppure essere nati sul territorio, o avervi studiato per un po’ di anni. L’europeo è invitato ad andare negli altri Paesi dell’Unione senza vincoli, mentre il non comunitario che vuole diventare cittadino del singolo Paese deve restare fermo e assimilarsi.
La differenza è comprensibile. Per concedere un diritto che segna l’appartenenza ad una comunità civile lo Stato chiede garanzie. Non vuole dare un titolo importante a chi stia lì quasi per caso, deve capire se chi vuole entrare nel club fa sul serio, anche se alcuni segnali di questo «fare sul serio» variano. Oggi nell’Unione il requisito della residenza va dal minimo di 3 anni in Belgio al massimo di 12 in Grecia (ma quel governo intende ridurlo a 5 anni). Per gli altri segnali di integrazione stiamo assistendo, invece, ad un trend convergente. In quasi tutti i Paesi europei una certa conoscenza della lingua è sempre stata valutata quando si trattava di concedere la naturalizzazione, ma per lo più non si chiedevano prove formali. Da quando, nel 1999, la Germania ha inserito per legge la conoscenza del tedesco, molti Paesi hanno seguito il suo esempio. Poi sono arrivati i test di integrazione, introdotti in Gran Bretagna nel 2002. Anche i test hanno attecchito alla grande, e servono non solo a valutare la competenza linguistica, ma anche la conoscenza della cultura, della storia, della vita civile del Paese di immigrazione. Per fornire le conoscenze ritenute necessarie si sono allestiti corsi di integrazione: ad aprire la pista in questo caso è stata l’Olanda, e di lì i corsi si sono diffusi a macchia d’olio.
L’asticella da superare per diventare cittadino si è talvolta abbassata sui tempi, ma si è alzata per le prove di integrazione. Alcuni esperti considerano queste richieste eccessive e inutili: se un individuo se la cava a vivere e a lavorare senza conoscere bene una lingua, se la può cavare altrettanto bene a votare, una volta che sia stato promosso a cittadino. D’altronde i regimi democratici, con il suffragio universale, hanno concesso la cittadinanza politica anche agli analfabeti. Quanto al caso italiano, fin troppi commentatori hanno già osservato che si pretende dai nuovi cittadini una cultura pubblica che non dimostrano di avere neppure molti parlamentari. Ma questi argomenti funzionano solo se vogliamo continuare ad accontentarci di una democrazia scadente. Altrimenti, proprio dai requisiti che imponiamo agli immigrati perché vogliamo nuovi cittadini competenti, dovremmo prendere spunto per chiedere altrettanto ai nostri concittadini per diritto ereditario. Anziché abbassare l’asticella per gli stranieri, dovremmo saltare tutti un po’ più in alto. Questo implica prendere molto più sul serio l’educazione civica, proporre palinsesti radiotelevisivi appetibili ed eticamente intensi. L’esigente approccio nei confronti dei nuovi cittadini potrebbe offrire uno spunto per chiedere maggiore competenza ai candidati alle elezioni di ogni ordine e grado. Si tratterebbe sia di ristabilire un cursus honorum, una carriera basata sull’apprendimento graduale, sia di restituire ai partiti quella funzione di educatori civili che svolgevano utilmente in passato.
Ma se la severità nelle richieste che facciamo ai nuovi cittadini può essere utile per costruire una democrazia più adulta, non si capisce invece a cosa servano pretese di assimilazione rivolte a chi è qui solo per lavorare. È sensato imporre una buona conoscenza della cultura storica e civica, dei meccanismi del welfare del nostro Paese anche a chi non intende radicarsi e non vuole diventare cittadino? Lo si è già fatto con il pacchetto sicurezza per la concessione della carta di soggiorno, che si può ottenere dopo 5 anni di residenza regolare, adesso pare che lingua e cultura diventino una condizione per restare a lavorare in Italia dopo un tempo di residenza anche più breve. Ma se uno straniero investe tanto per imparare lingua e cultura del luogo, sarà poi riluttante a spostarsi altrove, a tornare in patria. Il suo progetto iniziale, magari a breve termine, si trasformerà in un progetto stanziale a lungo termine. Se si può accettare la sfasatura tra una cittadinanza europea mobile, concepita in una logica economica, e una cittadinanza nazionale stanziale, concepita in una logica da stato-nazione, non si capisce perché calare la cappa della logica statuale anche ai permessi di soggiorno per motivi di lavoro. Perché imporre ai lavoratori stranieri l’obbligo di assimilarsi? Non ci basta che rispettino le nostre leggi e i valori portanti delle nostre democrazie? Meraviglia che forze politiche convinte dei benefici di un’immigrazione circolare, fluida, si adoperino per spingere gli immigrati a diventare stanziali.
venerdì, maggio 01, 2009
Benevento Città Racconta, un blog di informazione e di discussione
Dalle redazioni giornalistiche ad una redazione aperta ai cittadini, per trasformare l'informazione del capoluogo sannita in una vera e propria attività collettiva, in cui le notizie vivono attraverso i protagonisti della città: ossia tutti noi. E' questa l'idea principale del progetto Benevento Città Racconta, un blog di informazione e di discussione che si pone l'obiettivo di offrire qualcosa di innovativo, un vero e proprio servizio per la cittadinanza. Non solo inchieste e approfondimenti, dunque, ma anche e soprattutto discussione, nella certezza che ogni articolo, ogni aggiornamento dalle pagine di questo blog può arrivare veramente ai destinatari soltanto se saranno loro stessi a contribuirvi, con le proprie idee e opinioni, magari con vere e proprie segnalazioni riguardanti ciò che non va o dovrebbe andar meglio all'ombra dell'Arco di Traiano. Nasce Benevento Città Racconta, il blog di informazione, discussione, approfondimento, inchiesta, e tanto altro. Per servire i cittadini attraverso il contributo dei cittadini stessi, aiutando il nostro territorio a migliorare e ad uscire dai propri problemi culturali, democratici e sociali. Nasce il blog dei cittadini, per una città che si racconta. Questo gruppo raccoglie i cittadini di Benevento che vogliono supportare e partecipare all'iniziativa di BeneventoCittàRacconta. Ognuno di voi può inserire foto, video e link, oltre a segnalare alla redazione tramite la bacheca. In questo modo si vuole mettere la cittadinanza al primo posto, così da far diventare ogni cittadino un "reporter" che contribuisce a raccontare la nostra città. Per qualsiasi ulteriore segnalazione, contattate la redazione o gli autori tramite Facebook, o contattateci all'indirizzo della redazione segnalato qui in basso. |
Informazioni di contatto
| E-mail: | |
| Sito Web: | |
| Posizione geografica: | Benevento, Italy |
lunedì, settembre 15, 2008
Ecco i vincitori del Macchianera Blog Awards 2008!
The Winner is...
Ecco i vincitori del Macchianera Blog Awards 2008!
Miglior Blog musicale (Premio MySpace.com):
Soundsblog (http://www.soundsblog.it/)
Miglior Blog buongustaio (Premio Ingarda):
Il Cavoletto di Bruxelles (http://www.cavolettodibruxelles.it/)
Miglior Blog collettivo (Premio Telecom Italia):
Voglio scendere (http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/)
Miglior Blog di un Vip (Premio Donnamoderna.com):
Voglio scendere (http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/)
Miglior Blog letterario (Premio Lulu.com):
E io che mi pensavo (http://eiochemipensavo.diludovico.it/)
MIglior disegnatore (Premio Trentino):
Canemucca (http://www.canemucca.com/)
MIgliore blog mobile (Premio Telecom Italia):
La Repubblica (http://iphone.repubblica.it/iphone/)
Blog con la migliore grafica:
Il Cavoletto di Bruxelles (http://www.cavolettodibruxelles.it/)
Miglior Blog giornalistico:
Voglio scendere (http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/)
MIgliore servizio per i blog:
Splinder (http://www.splinder.com/)
Miglior Blog televisivo:
Tvblog (http://www.tvblog.it/)
Blog Rivelazione (Premio Windows Live):
Uccidi un grissino: salverai un tonno (http://fran.splinder.com/)
Miglior Blog tecnico-divulgativo (Premio Windows Live):
Andrea Beggi (http://www.andreabeggi.net/)
Il cattivo più cattivo della Blogsfera:
Filippo Facci (http://grazia.blog.it/author/filippo-facci/)
Miglior Blog cinematografico:
Cineblog (http://www.cineblog.it/)
Miglior Blog di opinione:
Voglio scendere (http://www.voglioscendere.ilcannocchiale.it/)
Miglior podcast:
Condor (http://condor.blog.rai.it/)
Migliore Community:
Macchianera (http://www.macchianera.net/)
Miglior Blog erotico:
Uno al giorno (http://unoalgiorno.wordpress.com/)
Migliore Community:
Macchianera (http://www.macchianera.net/)
Miglior blog andato a puttane:
Selvaggia Lucarelli (http://www.selvaggialucarelli.it/diario/)
Miglior post dell'anno:
Randagi (http://zoro.blog.excite.it/permalink/508021)
Miglior fotoblog:
La pupa c'ha sonno (lapupachasonno.wordpress.com)
Blogger dell'anno 2008:
Leonardo (http://leonardo.blogspot.com/)
Miglior Blog 2008:
Beppe Grillo (http://www.beppegrillo.it/)
venerdì, agosto 29, 2008
giovedì, luglio 31, 2008
Villaggio blog, vista sul mondo. le nuove forme di dialogo
Più che un sistema di comunicazione, rivela spazi collettivi in una società che li ha ridotti
Un po' circolo, un po' palcoscenico, un po' piazza, un po' sezione di partito
di MARINO NIOLA
È evidente che il blog è molto più di un sistema di comunicazione. È un angolo di mondo, avrebbe detto Herder. O una forma di vita, per dirla con Wittgenstein. In entrambi i casi uno spazio di condivisione simbolica caratterizzato dai suoi usi, costumi, sensibilità, abitudini, codici sedimentati - ma prima ancora creati - e da un linguaggio comune. I blog sono a tutti gli effetti le nuove forme di vita prodotte dalla rete, degli autentici angoli di mondo virtuale.
Certo che il blog è un luogo di confronto e di scambio di idee, informazioni, pareri, servizi, ma è anche di più, molto di più. Questa forma di diario in rete - il termine è la contrazione di web e di log che significa appunto diario ma anche traccia - sta dando vita a una nuova cartografia sociale. Fatta di punti di aggregazione fondati sulla circolazione delle opinioni.
Qualcuno li considera un po' come la versione immateriale dello Speaker's Corner, letteralmente angolo dell'oratore, di Hyde Park a Londra, dove chiunque può montare su una cassetta di legno a mo' di palco e predicare sul mondo in assoluta libertà. Occupando un angolo di spazio pubblico per dire la sua. Quella minuscola cassetta garantisce una sorta di extraterritorialità che consente a ciascuno di dire fino in fondo tutto ciò che pensa. A ben vedere il blog è proprio una occupazione di immaginario pubblico, una sorta di tribuna virtuale. E contribuisce a rivelare la forma dei nuovi spazi collettivi di una società che ha profondamente mutato le sue categorie spaziali e sta passando dalle divisioni alle condivisioni, dai luoghi tradizionali - territori fisici delimitati, confinati, sul modello delle nazioni - agli iperluoghi immateriali che ridisegnano le mappe del presente.
Nuovo luogo della condivisione pubblica in un tempo caratterizzato dalla scomparsa progressiva dello spazio pubblico tradizionale: un po' circolo, un po' palcoscenico, un po' salotto, un po' sezione di partito, un po' piazza, un po' caffè. I diari in rete rappresentano modi diversi di sentirsi comunità. Non più comunità locali, e localistiche, basate sulla prossimità geografica, residenziale, cittadina, ma su forme inedite di appartenenza.
Ecco perché il blog non è solo uno strumento del comunicare, ma è una potente metafora del nostro presente in rapida trasformazione e un simbolo anticipatore del nostro futuro. A farne un mito d'oggi è proprio la sua capacità di dirci qualcosa di profondo su noi stessi, di mostrarci con estrema lungimiranza ciò che stiamo per diventare anche se ancora non lo sappiamo con precisione. Nei grandi cambiamenti epocali il mito, la metafora, il simbolo si assumono proprio il compito di lanciare dei ponti verso quelle sponde del reale che ancora non vediamo ma, appunto, intravediamo. Anche se abbiamo già cominciato a viverci dentro istintivamente. In questo senso i comportamenti del popolo dei blog ci aiutano a cogliere quanto stiano di fatto mutando le stesse categorie di identità e di appartenenza: sempre meno materiali, sostanziali, fisse e sempre più fluttuanti, mobili, convenzionali.
E come sia cambiata la stessa nozione di luogo di cui viene oggi revocato in questione il fondamento primo, ovvero l'idea di confine naturale, in favore di quella di confine digitale. Il blog anticipa una realtà che non è più quella del paese, della città, del quartiere, della classe d'età, della famiglia, della parrocchia, del circolo. I bloggers si rappresentano come una comunità di persone che si scelgono liberamente e su scala planetaria. E in questa dimensione extraterritoriale intessono un nuovo legame sociale.
Comunità senza luogo? Niente affatto. È la vecchia nozione di luogo ad essere inadeguata. E assieme a lei quella apparentemente nuova di non-luogo che della prima non è che la figlia degenere. Perché è fondata su una idea pesante, solida, ottocentesca del luogo e della persona.
Un'idea che ha l'immobile solidità del ferro e non la mutevole fluidità dei cristalli liquidi. In realtà a costituire il tessuto spaziale, ieri come oggi, sono sempre le relazioni, mai semplicemente le persone fisiche. E oggi le relazioni sono sempre meno incarnate, sempre meno materializzate, ma non per questo scompaiono.
La liquidità della rete è la vera materia sottile della trama sociale contemporanea, e perfino di quella spaziale se è vero che oggi l'iperconnessione è il principio vitale che circola come sangue nel corpo del villaggio globale. I cosiddetti non-luoghi sono in realtà più-che-luoghi, super-luoghi, sono luoghi all'ennesima potenza, acceleratori di contatti, incroci ad alta densità, moltiplicatori di collegamenti tra bande larghe di umanità. È questa la cartografia wi-fi della nuova territorialità, la cosmografia del presente di cui Internet è il dio e Google è il primo motore immobile. Una rivoluzione recente ma che sta già cambiando il vocabolario dell'essere: dal to be al to google e, sopratutto, al to blog.
Non a caso bloggare è diventato un verbo. Il terzo ausiliare per chi è in cerca di casa, di lavoro, di visibilità, di posizione insomma. È la terra promessa degli homeless digitali, la nuova frontiera dei migranti interinali in cerca di hot spots, di porte wireless, di ambienti interconnessi. Un nuovo paesaggio fatto di camere con vista sul web. Proprio così una blogger definisce il suo miniappartamento virtuale. O un villaggio di villette monofamiliari dove si lascia sempre aperta la porta di casa perché chi ne ha voglia possa entrare a prendere un caffè. Altro che fine del legame sociale. La blogosfera è la traduzione della mitologia comunitaria nella lingua del web, la declinazione immateriale della società faccia a faccia: la nostalgia del paese a misura d'uomo in un download.
Frequentare i blog serve, fra l'altro, a smontare molti dei luoghi comuni sugli effetti nefasti della digitalizzazione della realtà e sull'apocalisse culturale che essa comporterebbe. Fine della lettura, tramonto dell'italiano, declino dello spirito collettivo. In realtà questo sguardo luttuoso sul cambiamento lamenta sempre la scomparsa delle vecchie forme e proprio per questo fa fatica a riconoscere l'intelligenza del presente.
A parte quelli specializzati, espressamente attrezzati a luoghi di cultura, palestre di discussione critica, gabinetti di lettura, atelier di scrittura, i blog sono in generale delle officine stilistiche e retoriche in continua attività, dove la capacità di persuasione e l'estetizzazione della comunicazione hanno spesso un ruolo fondamentale. "Qui sul blog è tutta un'altra cosa. Scrivo in modo molto diverso da come scriverei su un diario. Le persone che mi conoscono commentano e dicono la loro, e i pensieri pubblicati sono molto più profondi".
Per quanto diversi fra loro, i blogger nascono dal linguaggio e vivono di linguaggio. Un regime democratico, dove ciascuno è opinionista nel libero mercato delle opinioni, senza gerarchie di posizione, senza ruoli, senza il peso dell'autorità. Dove ognuno è quel che scrive, dove tutti hanno pari facoltà d'interlocuzione. È la nuova utopia della libertà e dell'eguaglianza. Compensazione simbolica al malessere attuale della democrazia in carne e ossa.
sabato, luglio 26, 2008
A lezione di web con Videomarta tgcom
Ho visto la pubblicità e ripropongo l'about di questo sito dedicato a conoscere e capire la rete. Per i principianti ma anche per tutti.
A lezione di web con Videomarta è un progetto pensato e realizzato dallo staff di Videomarta insieme a Moltomedia, con la collaborazione di TgCom.
L’obiettivo del progetto è di coinvolgere chi ancora non si sente preparato ad affrontare la rete e non ha mai sentito parlare di web 2.0.
Vedremo come aprire un blog, come gestirlo, come inserire foto e video. Parleremo di community, di social network, di identità in rete e di tutto quello che ci verrà in mente a riguardo…
Ed allora aspettiamo i vostri commenti, le vostre segnalazioni, i vostri suggerimenti e soprattutto i vostri approfondimenti.
domenica, luglio 20, 2008
Le classifiche dei blog fanno sempre discutere: il caso BlogBabel
Riapre BlogBabel, la classifica dei blog italiani
Un esempio è quest'articolo di Panorama che segnala la riapertura di BlogBabel, un importante aggregatore che si caratterizza per una sua originale classifica molto contestata da altri navigatori.
Buona lettura e indaghiamo insieme sul fantastico mondo della blogsfera...............
Sta fin troppo al di sotto le righe colui che, nel gergo dei geek, di BlogBabel è il Bdfl (benevolent dictator for life), perché come si è detto alla base della decisione di oscurare il sito - e con lui la classifica - c’è stata una polemica dai toni forti e, sottolinea il nostro interlocutore, “intrisa di gelosia, invidia, risentimenti, personalità egotiche e autoreferenziali frustrate, permalosità varie”.
Il tutto è arrivato perfino a sfociare in minacce di denunce e di querele da parte di chi trovava la posizione del proprio blog nel ranking non corrispondente al vero, sottostimata. “Beghe da italietta, altro che blogosfera, altro che open source, apertura, condivisione… Ho avuto più volte la sensazione di essere al crocevia tra un reality show infarcito di psicodrammi personali e una gigantesca riunione di condominio”, chiosa Magnocavallo.
Ma come sarà questo nuovo BlogBabel? Il Bdfl del sito non si sbilancia: “Sarà come il vecchio dopo un’iniezione di steroidi”. Stessa identica filosofia di fondo, quindi, ma in un contesto di maggiore precisione e sofisticatezza. E poi – oltre a una grafica rivista (per la quale ha collaborato Antonio Cavedoni) – la ristretta cerchia dei collaboratori (tra gli altri Enrica Garzilli, Fabio Altomare, Stefano Scardovi, Jan Reister e Matteo Balocco) ha sviluppato nuovi servizi, come quelli a carattere social, oltre a una serie di funzionalità che concorrono a offrire una maggiore ricchezza dei risultati delle ricerche sottoposte al motore interno. Malgrado tutto ciò, però il cuore continuerà a essere rappresentato dalla classifica, che dopo la riapertura ospiterà più di 13 mila blog, una fetta parziale ma rappresentativa degli oltre 50 mila che a spanne danno forma alla blogosfera nostrana, quel “non-luogo che – conclude Magnocavallo – in definitiva altro non è che uno specchio dei comportamenti, degli umori, dei vizi e dei pregiudizi della società italiana”.
sabato, maggio 10, 2008
obama 08 su www.barackobama.com. Sono bravi con internet..
Guardate il sito di Barak Obama e la sua interattività, la capacità di usare tutti gli strumenti...
Da noi, spesso, i siti o i blog dei politici sono dei veri mattoni...
lunedì, marzo 31, 2008
alle elezioni con chi vai? Controlla con il Politometro
Il Politometro è un gioco per scoprire il proprio orientamento rispetto ad alcuni temi chiave della campagna elettorale per le Politiche 2008. Esprimendo il grado di consenso rispetto a 15 affermazioni si ottiene la propria collocazione rispetto a due assi: conservatori-progressisti, confessionali-laici. Il test è liberamente ispirato a esperienze analoghe, quali Political compass e The compass, realizzata dal Washington Post per Facebook.
Terminato il percorso, è possibile inserire il risultato con il proprio orientamento in una pagina web o nel proprio blog.
L'orientamento dei principali candidati premier è stato ottenuto mappando con il maggior rigore possibile le affermazioni rispetto ai rispettivi programmi elettorali. In diversi casi, dove nel programma non era prevista una risposta esplicita sull'argomento, si è proceduto sulla base di approssimazioni. Siamo tuttavia più che aperti a rettifiche da parte degli interessati, qualora non si riconoscessero nella posizione loro assegnata. I commenti sono benvenuti e premoderati. Buon divertimento!
mercoledì, marzo 26, 2008
Darfur: Spesso non sono sufficienti le parole per denunciare un crimine. Occorre metterci la faccia.

Scatta e inviaci la tua foto per "Io bloggo per il Darfur"!
sabato, febbraio 09, 2008
Non sottovalutiamo la feccia antisemita; va scovata e colpita! (dal blog di Gennaro Carotenuto)
Nulla di nuovo sotto il sole che sorge libero e giocondo. Vi si legge l’invito a “leggere libri italiani” e non “ebrei” (sic!) o l’apologia del negazionista Faurisson, fatto ovviamente passare come vittima del complotto sionista mondiale.
Oppure c’è la denuncia del Partito Democratico in quanto partito sionista (doppio sic!) perché (triplo sic!) colpevoli di avere tra i propri coordinatori un ragazzo di 24 anni reo di chiamarsi Tobia Zevi.
Ovviamente il sito difende la “razza italiana”. “Prima gli italiani” è lo slogan. E’ lo stesso slogan di Gianfranco Fini di poche campagne elettorali fa, non c’è bisogno di rimembrare il ventennio. Ti assale una pigrizia terribile a dover ricordare a qualcuno che fa solo finta di non saperlo che anche gli “ebbbrei” siano italiani. Poi gli antisemiti sposano (e come ti sbagli) il boicottaggio della fiera del libro di Torino. Ovviamente i palestinesi sono solo un pretesto. Lo si capisce quando si fa l’apologia degli attentati kamikaze contro “gli zingari assas-sionisti”, pure spiritoso nel mettere zingari ed ebrei insieme; come ad Auschwitz.
Si prosegue, se non si vomita prima, con un’apologia del razzismo presa pari pari da Telesio Interlenghi e poi con la più banale delle apologie dell’antigiudaismo storico: “possibile che tutti quelli che ce l’hanno avuta con gli ebrei fossero pazzi?”. Per giustificarlo -apologia di genocidio- c’è una lunga lista di massacri e stragi di ebrei nella storia. Se ci sono stati tanti pogrom -è la raffinata argomentazione- qualche motivo doveva pur esserci. Ed ecco che il carnefice diventa vittima e la vittima carnefice.
Segue l’immancabile lista degli “affaristi ebraici” suddivisi paese per paese (se è necessario viene specificato se da parte di padre o madre). La lobby ebraica nel cinema, nelle banche, nelle università.
Quindi si legge un appello -questo nuovo mi sembra, a meno di non rifarsi al ‘38- ad escludere i candidati con cognomi ebraici dalle prossime elezioni del 13 aprile, ed altre amenità sullo stesso stile.
Il caso del blog del Cannocchiale non è banale e non è lecito nascondersi dietro la tesi del gesto isolato o peggio della ragazzata in una capitale, Roma, la nostra, tappezzata in questi giorni dalle croci celtiche e dai manifesti di Forza Nuova. Si configurano una serie di reati gravissimi a partire dall’apologia del fascismo e del nazismo e l’istigazione all’odio razziale. Soprattutto la minacciosa creazione di liste nere ha un sapore antico ma è anche sinistramente nuova nella sua gravità e pericolosità sociale.
Non semplicemente la polizia postale oscurando il sito, ma la magistratura deve scovare e colpire durissimamente le canaglie razziste nascoste dietro l’anonimato di un blog. Non si può giocare con le liste nere, con chi indica gli obbiettivi da colpire, ne fa il nome e i luoghi di lavoro e li rende oggettivamente un bersaglio in un paese dove a destra (ma anche in frammenti dell’estrema sinistra) l’antisemitismo sta tornando rampante e dove di manovalanza neonazi pronta a farsi “onore” ce n’è fin troppa.
Vorrei essere anche io iscritto d’ufficio in quella lista nera, dovremmo volerci essere in milioni in quella lista e trasformarla nell’elenco telefonico. Noi siamo “razza umana”, i razzisti no.
(non c'è altro da aggiungere. p.o. )
martedì, gennaio 08, 2008
Napoli: Rabbia e insulti, si scatena il popolo del web.
VIDEO SULLE PROTESTE E FILMATI IRONICI SU YOUTUBE. I FOTOMONTAGGI FANNO IL GIRO DEL MONDO.
Tam tam nei blog
GIUSEPPE CRIMALDI da Il Mattino.
Come per la faida di Secondigliano. Come nei giorni dei morti ammazzati nella guerra di camorra: il dramma dell’emergenza rifiuti a Napoli corre sull web, fa il giro del mondo e diventa materia di discussione che, spesso, assume anche toni decisamente forti. Blog o YouTube che sia, l’aggiornamento della situazione è costante. Cominciamo proprio da YouTube. Sul motore di ricerca, i video postati aumentano di giorno in giorno. Ieri le immagini erano tutte dedicate agli scontri tra manifestanti e polizia e persino la Bbc ha inserito un suo servizio. Immagini drammatiche, quelle delle notti di Pianura trasformato in braciere ardente di «monnezza», o quelle di San Giorgio a Cremano, immersa in una cappa densa di fumi tossici. Tra queste ci sono anche gli scontri di tre giorni fa in via Montagna Spaccata tra manifestanti e forze dell’ordine. Nel video si sente la voce di un teppista che incita: «Uccidete i poliziotti!». Ma ancor più delle immagini, interessanti appaiono i commenti inseriti alle varie clip. Inevitabilmente si ripropone anche l’aspetto meno elegante della critica, quello degli insulti. Come fu già in occasione del terremoto, e prima ancora del colera (anche se allora Internet non esisteva). «Cosa ci volete fare...- scrive tale Lappisi - la Campania va levata (sic!) dall’Italia. È una ragione succhia soldi. Come la Sicilia e della Calabria...basta l'assistenzialismo dura da 50 anni nn sen e puo piu...Camminino con le loro gambe...sulla merda e sulla spazzatura se necessario...». La replica arriva imemdiata,e a postarla è evidentemente un napoletano. «La coerenza, la coerenza - scrive - I leghisti si lamentano della tassa sul mezzogiorno, mentre pagano i camorristi per scaricare nel sud la loro immondizia. E poi voi venite a parlarci di riciclaggio. Ma per piacere...». E si potrebbe continuare così per ore, tanto è il materiale a disposizione. Scegliamo solo un altro tra i tanti messaggi di critica: «La discarica l’avete creata voi. Vergogna! Provate a tradurre nella vostra lingua la frase “raccolta differenziata”?». Tantissimi, poi, le critiche, che spesso diventano ingiurie, nei confronti dei politici e soprattutto degli amministratori locali. Anche nella galassia informatica dei blog l’argomento e il dibattito tengono campo. Su «SdG Notizie dal fronte» i toni si mantengono alti. «Spazzatura sotto casa di Bassolino e Iervolino», è il titolo dell’ultimo commento, il cui testo invita i napoletani a lanciare un tam tam con gli sms per mobilitare il deposito dei sacchetti per i rifiuti sotto le abitazioni del sindaco di Napoli e del governatore della Campania. Sceglie un titolo sul filo dell’ironia, e non a caso lo fa in inglese, un altro blog molto seguito in città: «Naples in the world, again»: come dire, siamo tornati sotto i riflettori del mondo intero, ma per svelare il doppiosenso è sufficiente dare uno sguardo alle foto che corredano la pagina. Due immagini eloquenti: un gruppo di zombi che si lasciano alle spalle cumuli maleodoranti di immondizia; e un’immagine da cartolina del Golfo, debitamente ritoccata, nella quale il profilo del Vesuvio è sostituito dalla silhouette di una montagna di spazzatura. Ma a meritarsi l’oscar per l’originalità e la creatività è sicuramente chi, su YouTube, ha postato una clip dal titolo «Intervallo napoletano»: una sequenza di immagini in bianco e nero scattate dai quartieri di Napoli alle zone della provincia più sommerse dai sacchetti della spazzatura sottolineate dall’arpa, la stessa musica che accompagnava trent’anni fa i veri intervalli dei programmi Rai. Molti, e articolati, gli interventi che compaiono sul blog di Antonio Bassolino. In maggioranza si tratta di incoraggiamento al presidente della Regione, anche se non mancano commenti, a volte anche severi, rivolti al governatore.
domenica, gennaio 06, 2008
BARCAMP: 10 incontri per il popolo della rete
Nel nostro Paese è stata una formula alternativa ale "solite" conferenze e ha radunato centinaia di blogger, esperti e giornalisti su diversi argomenti legati a internet ma anche alla politica e alla cittadinanza nell'era digitale.
Il calendario 2008 viene continuamente aggiornato e tenuto d'occhio dal sito www.barcampitalia.org , che pubblica inoltre una "guida" all'organizzazione di questo tipo di eventi.
Non mancano le segnalazioni di "fake Barcamp", ossia di appuntamenti annunciati e mai svolti.
Ai singoli eventi ci si può iscrivere semplicemente aggiungendo il proprio nome alle pagine "wiki" approntate per l'occasione.
Tra i Barcamp italiani la cui pianificazione è in stato avanzato figurano il "TorinoBarcamp", in programma nel capoluogo piemontese il 22 e 23 febbraio, incentrato sui temi della programmazione e delle reti sociali.
E' in via di definizione anche il "TwitterCamp", che raccoglierà il 19 aprile al Parco Scientifico di Porto Marghera (Venezia) gli appassionati del sistema di messaggistica sociale.
Sarà invece alla seconda edizione l'"Opencamp", previsto a Roma il 15 marzo e incentrato sull'Open Source e il software libero.
Ancora "in fieri", ma previsto a breve scadenza, è invece il "Communicamp", previsto a Gorizia il 26 e 27 gennaio prossimi.
Tra gli eventi il cui programma non è stato precisato ci sono il "RoyalCamp", dedicato al tema dello sviluppo del Sud Italia e che si dovrebbe tenere alla Reggia di Caserta.
Si terranno a marzo, in data da decidere, il "Linguaggi Digitali Barcamp" di Firenze e il "IWordCamp" di Milano, quest'ultimo incentrato sullo sviluppo della piattaforma per blog Wordpress. L
'appuntamento più curioso infine risulta il "LostCamp", in programma a Savona e sulla spiaggia di Spotorno il 17 e 18 maggio, incentrato sulle serie televisive più famose (da qui il titolo) e sull' evoluzione del media televisivo. (ANSA)
venerdì, gennaio 04, 2008
Nasce "Glabour Writers", il blog per comunicare i diritti del lavoro
da Rete del Nuovo Municipio apprendiamo che:
Nasce "Glabour Writers", il blog per comunicare i diritti del lavoro
E' attivo da pochi giorni, ma già raccoglie una serie notevole di contributi qualificanti provenienti da tutto il mondo, il nuovo blog che vuol essere una voce del lavoro e dei suoi diritti in uno scenario nazionale e globale che tende in maniera selettiva, sistematica e interessata a dimenticarli. L'iniziativa, lanciata dal nostro vecchio compagno di strada Vittorio Longhi, apre un nuovo fronte nella battaglia che cerca di riportare l'informazione e la cultura "con i piedi per terra", invertendo il senso della comunicazione ufficiale che, sotto l'alibi della massima diffusione, produce ogni giorno nuove e più raffinate forme di subordinazione e di esclusione. Auguri, al nuovo strumento, di trasformarsi presto in un "luogo comune" non solo della memoria cronistica, ma della costruzione attiva di un altro mondo possibile.
questo l'approccio:
This is a blog for journalists and media professionals interested in labour rights and policies, international labour standards, corporate social responsibility, national and transnational trade union agreements. The blog is linked to the ILO International Training Centre course ‘Communicating labour rights’. Blog Administrator: Vittorio Longhi, labour journalist.
mercoledì, gennaio 02, 2008
l'ho trovata in rete, serve a dare a tutti i blogger tanti auguri!!!
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