Visualizzazione post con etichetta partito democratico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta partito democratico. Mostra tutti i post

lunedì, febbraio 01, 2010

Il sindaco Iervolino gela De Luca: bisogna trovare un candidato unitario

«Le primarie si fanno sempre o non si fanno mai. Non si possono fare soltanto quando fanno comodo»




(da www.corriere.it)

Trovare «l’unità» sul nome del candidato per le regionali. Questo l’appello lanciato dal sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino a tutte le forze del centrosinistra in vista delle prossime regionali. Il primo cittadino partenopeo, a margine della presentazione che si è svolta oggi alla Camera di Commercio del progetto di formazione rivolto a 25 neolaureati, è tornata a parlare della candidatura a presidente della Regione Campania del sindaco di Salerno Vincenzo De Luca e della spaccatura all’interno della coalizione di centrosinistra che ha ingenerato. «Non sono tra quelli che devono fare la linea del partito – ha detto il sindaco Iervolino – perchè io sono il sindaco di Napoli e ho ben presente la distinzione tra partito e istituzioni, ma ho sentito il dovere di fare un appello a tutti affinchè si faccia un passo avanti o un passo indietro, quel passo che si deve fare per trovare l’unità del centrosinistra». Una sola candidatura unitaria che, dunque, ricompatti tutti i partiti del centrosinistra: questo l’auspicio della Iervolino, dopo gli strappi di Di Pietro e di Ferrero, perchè «in un momento così difficile per il Paese, l’alleanza di centrosinistra deve andare con un candidato unitario». Un invito che – il sindaco di Napoli tiene a precisare – non deve essere letto come un suo rifiuto alla candidatura di De Luca «ottimo sindaco e persona rispettabile da tutti i punti di vista». Una scelta, quella maturata dalla direzione del Partito Democratico, sulle cui modalità la Iervolino non è concorde. «Ho detto fin dall’inizio – ha concluso – che secondo me le primarie o si fanno sempre o non si fanno mai. Non si possono fare soltanto quando fanno comodo e non fare quando non fanno comodo, è un comportamento non rispettoso dell’elettorato».

DI PIETRO: NO AI CACICCHI – «Ci auguriamo che anche in Campania ci sia un atto di risipiscienza operosa da parte del Pd che, ormai isolato, si lascia condizionare da cacicchi locali e non dialoga con la coalizione», ha affermato il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, commentando la candidatura in Campania di Vincenzo De Luca. «L’Italia dei Valori – ha aggiunto – ribadisce l’impegno a costruire un’alternativa con il Pd e con gli altri partiti che come noi ritengono prioritario liberare il paese dal modello berlusconiano di governo che toglie a molti e dà a pochi e sempre ai soliti lobbisti della casta».

DILIBERTO – Un altro contrario alla candidatura di De Luca è Diliberto. «De Luca non va. Il Pd cambi idea. Insistere con De Luca significherebbe assumersi la responsabilità di frantumare l’alleanza e facilitare la vittoria della destra», afferma Oliviero Diliberto, segretario nazionale del PdCI. «Se resterà il nome di De Luca – continua Diliberto – il PdCI si adopererà per consolidare un polo alternativo, democratico, di sinistra e per la legalità, per costruire una vera discontinuità politica nella Regione».


Bassolino: Pd e candidature, sconcertante l'assenza di accordo

Per il presidente della Regione Campania il Pd avrebbe dovuto puntare su Trombetti


'E' davvero sconcertante e politicamente incomprensibile che non si sia ricercato con la determinazione necessaria un accordo su nomi esterni a singoli partiti ma capaci di unire la coalizione''. Lo afferma il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino. ''Eppure - aggiunge Bassolino – personalità come il rettore della Federico II Guido Trombetti avevano tutte le caratteristiche per meglio unire e competere, in una situazione certamente difficile, con il Pdl. Eppure era ed è del tutto evidente, in una fase come questa, il vantaggio politico di un nome esterno e nuovo rispetto ad ognuna delle possibili candidature provenienti sia dal Pd sia da altre forze politiche“. Anche dal sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino giunge un appello “a trovare l'unità sul nome del candidato per le regionali“. ''Non sono tra quelli che devono fare la linea del partito - afferma Iervolino – perché io sono il sindaco di Napoli e ho ben presente la distinzione tra partito e istituzioni, ma ho sentito il dovere di fare un appello a tutti affinché si faccia un passo avanti o un passo indietro, quel passo che si deve fare per trovare l'unita' del centrosinistra''.

Pd, Iervolino: "Serve candidato unitario"

"E' assolutamente necessario esprimere un candidato che possa raccogliere in modo unitario il consenso non soltanto del PD, ma di tutti i partiti della coalizione". Lo dice in una nota il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino intervenendo sulle primarie del centrosinistra in Campania. "Stiamo vivendo ore decisive - continua - per il futuro della nostra regione ed occorre più che mai che ognuno agisca con saggezza e senso di responsabilità". "E' il momento nel quale deve prevalere l'interesse collettivo a conservare alla Campania un governo che esprima i valori ed i progetti di giustizia, trasparenza solidarietà che caratterizzano il centro sinistra. Mi auguro che anche da Roma - conclude - giunga il sostegno a questa linea, che e l'unica coerente con le necessità del momento, ed esprimo solidarietà a Riccardo Marone e a Ennio Cascetta e per il modo generoso e costruttivo con il quale si sono comportati".

lunedì, ottobre 26, 2009

Primarie PD, i risultati delle elezioni del Segretario nazionale


Dati parziali, spoglio del 73% dei seggi

Con il 73% dei seggi scrutinati la vittoria di Pier Luigi Bersani alle primarie con 1.081.532 voti si attesta sul 53,3%, contro i 697.759 voti e il 34,4% di Dario Franceschini e i 249.784 voti e il 12,3% di Ignazio Marino. La stima del numero totale di votanti è di 2.826.114. Le schede bianche e nulle sono state 33.807, pari all'1,6%.

Maurizio Migliavacca, responsabile organizzazione del PD comunica il dato in conferenza stampa e precisa: "I dati sono ufficiosi, quelli ufficiali e definitivi saranno solo quelli certificati dalle Commissioni Regionali nei prossimi giorni".


BersaniFranceschiniMarinoschede bianche e nulle
regioneseggi%assoluto%assoluto%assoluto%assoluto%
ABRUZZO21669%24.97351,50%17.15735,40%6.36013,10%5331,10%
BASILICATA188100%35.82856,30%22.66435,60%5.1418,10%2.5433,80%
ALTO ADIGE20100%3.00052,60%1.68729,60%1.02017,90%791,40%
CALABRIA23653%39.51677,20%9.65018,90%1.9893,90%9941,90%
CAMPANIA64483%154.62261,80%79.60631,80%16.0906,40%8.4673,30%
EMILIA-ROMAGNA99896%196.92653,80%124.42634,00%44.46812,20%45391,20%
FRIULI VENEZIA GIULIA205100%23.05745,30%19.83439,00%7.97515,70%6781,30%
LAZIO41456%75.82146,90%63.31339,10%22.68614,00%1.9061,20%
LIGURIA299100%44.81351,40%28.34532,50%14.09716,20%9791,10%
LOMBARDIA62545%60.84454,80%32.59729,40%17.59515,80%1.0180,90%
MARCHE21959%18.51553,30%11.24132,30%5.01214,40%5071,40%
MOLISE3837%3.42978,20%95521,80%00,00%1663,60%
PIEMONTE531100%83.20853,60%45.22029,10%26.78417,30%2.3841,50%
PUGLIA12837%22.53553,10%17.35540,90%2.5276,00%8922,10%
SARDEGNA451100%41.83758,30%20.47528,50%9.48213,20%1.5212,10%
SICILIA16433%27.70443,40%32.90351,50%3.2995,20%1.5362,30%
TOSCANA98898%121.88146,40%104.91239,90%35.90313,70%2.7661,00%
TRENTINO74100%11.00355,00%6.28331,40%2.70413,50%7013,40%
UMBRIA9024%9.91052,10%6.77635,60%2.33212,30%2671,40%
VALLE D'AOSTA36100%1.14049,00%79634,20%39116,80%180,80%
VENETO612100%80.97051,80%51.56433,00%23.92915,30%13130,80%
TOTALI7.17673%1.081.53253,30%697.75934,40%249.78412,30%33.8071,60%

giovedì, luglio 16, 2009

UN PARTITO FIGLIO DI NESSUNO

Stefano Menichini dal quotidiano "Europa" del 14.07.2009

Hanno scambiato il Partito democratico per qualcos’altro.
Per un punching-ball. Un tram. La Casa del Grande fratello. Hyde Park Corner. Un albergo a ore.
Una pedana del wrestling. Un posto dove ognuno possa fare e dire quello che crede, andare e venire a piacimento, farsi forte e bello finché sono accesi i riflettori. Un posto dove conta solo il posto che danno a me, il ruolo che danno a me, la visibilità che danno a me.
Se non è abbastanza, sparo a zero su tutto e su tutti.
Vediamo all’opera gli attori di questa recita poco divertente. Alcuni lo sono in senso tecnico, altri perché interpretano in senso teatrale il proprio mestiere, magistrato o politico, altri ancora perché la politica li ha trasformati da persone autorevoli in dichiaratori senza rete. Ma non sono loro i soli colpevoli.
C’è chi li ha messi in condizione di nuocere. Un gruppo dirigente che sembra non voler bene al proprio partito, tanto che a ogni occasione ne disconosce paternità e maternità. C’è chi non riconosce il Pd perché non gliel’hanno fatto fare come volevano loro (Veltroni e Franceschini), chi perché non hanno ascoltato i suoi consigli (Bersani), chi perché è finito in minoranza (Rutelli), chi perché non gli hanno telefonato (D’Alema), chi perché gli ha portato più male che bene (Prodi).
Chi perché gli anziani fanno ostacolo e chi perché i giovani sono supponenti. Chi perché i comunisti contano ancora troppo e chi perché contano troppo i democristiani.

continua a leggere su:

martedì, febbraio 24, 2009

Enrico Letta: e ora dobbiamo mettercela tutta!

Editoriale di Enrico Letta, pubblicato su «Europa» di martedì 24 febbraio.

E ora dobbiamo mettercela tutta. Abbiamo davanti cento giorni in cui possiamo realmente raggiungere gli obiettivi che hanno animato il dibattito dell'Assemblea costituente di sabato. Obiettivi che sono comuni a tutti quelli che vi hanno preso parte, qualunque decisione abbiano assunto. Obiettivi che sono sintetizzabili nel rilancio e nel successo del progetto del PD, come era emerso alle primarie del 14 ottobre del 2007.
Tante sono le priorità e i desideri per questi cento giorni. Due mi sembrano irrinunciabili.
Il primo riguarda la scommessa che abbiamo fatto di pensare che nella politica italiana del Duemila possa esistere ancora un grande partito politico, partecipato e democratico al suo interno, attraente ed interessante per il mondo esterno. Di tutte le scommesse che stavano dietro al 14 ottobre, questa è probabilmente la più difficile. Nella politica italiana, infatti, ci si è ormai abituati ad una democrazia senza partiti, perché tali non possono definirsi i movimenti e i soggetti politici che per buona parte la compongono. Plebiscitarismo, assenza di democrazia interna, leaderismi sfrenati: sono i tratti ai quali siamo assuefatti. Sembra quasi di vivere in un mondo in cui siano state portate a estrema conseguenza le idee che Simone Weil aveva espresso nel suo Manifesto per la soppressione dei partiti politici: ? I partiti sono un meraviglioso meccanismo in virtù del quale nessuno spirito dedica la sua attenzione allo sforzo di discernere negli affari pubblici il bene, la giustizia, la verità (?) Entrare in un partito equivale a non pensare?. Non possiamo arrenderci a questo esito. La politica tramite i partiti migliora il naturale egoismo dei singoli e contribuisce a rendere il sistema più giusto. Col PD abbiamo scommesso che lavorare per un partito moderno e utile alla società è possibile. Per questo i cento giorni che abbiamo davanti dovranno chiudere rapidamente la fase iniziale della vita organizzativa del partito e rendere possibile quello che tutti sabato hanno chiesto: un congresso vero con primarie partecipate. E' quello che faremo subito dopo le elezioni, è quello che è stato reso difficile finora anche dall'incompleto radicamento del partito, dei circoli e del tesseramento sul territorio. Quindi, l'organizzazione innanzitutto, e il riequilibrio tra Roma e i territori a favore di questi ultimi.
In secondo luogo, dobbiamo riuscire a definire un profilo di partito che colpisca gli elettori per la sua capacità di farsi carico della grande crisi economica e sociale del paese. Se c'era qualcuno che aveva ancora dubbi, credo che ormai essi possano essere definitivamente fugati. La crisi non passerà da sola. L'ulteriore carico di preoccupazione che quest'ultima settimana ha portato, sia sul versante bancario e finanziario, sia su quello economico e sociale, lascia intuire un allungamento e un approfondimento delle caratteristiche della crisi. E' netta la percezione, ormai, che nulla sarà come prima. Cambieranno molte dinamiche di relazioni economiche e di reazioni sociali. Ma cambierà molto anche nel sistema politico e nel rapporto tra i partiti e la società. Sbaglia Berlusconi a ostentare tranquillità. Sbaglia il governo a non mettere in campo risposte all'altezza delle crescenti difficoltà. Per il PD le risposte alla crisi devono diventare un'ossessione, deve essere il tema sul quale costruiamo il profilo di un moderno movimento popolare capace di farsi carico dei problemi dei lavoratori, delle famiglie, delle imprese. E in grado, attraverso questa quotidiana condivisione delle fatiche della crisi, elaborare e mettere in pratica, là dove governiamo, risposte efficaci e durature. Questo vuol dire superare quella dicotomia tra interessi di partito e interesse generale che per Simone Weil era centrale nella sua critica ai partiti.
In concreto, vuol dire viaggiare per l'Italia della fatica, ascoltare e condividere i segnali della difficoltà, mettersi a studiare soluzioni originali e straordinarie. Questo oggi gli italiani si aspettano da noi. Vogliono vedere se dopo la paura di questi giorni abbiamo imparato la lezione e se effettivamente sappiamo tutti mettere da parte qualunque altra considerazione rispetto a questo irrinunciabile obiettivo.
Su queste linee credo debba svilupparsi il sostegno di ognuno di noi all'impegno di Dario Franceschini per il successo del PD.

mercoledì, febbraio 18, 2009

LUIGI BOBBA: ORA RIPENSIAMO IL PD.


Onorevole Bobba, Veltroni si è dimesso. Aveva altra scelta? Avrebbe avuto senso restare?
Bobba: La sua scelta è stata sicuramente un atto di coraggio, ma era anche inevitabile, dopo quattro sconfitte. In più, il Partito democratico è nato un anno e mezzo fa incardinato sulla sua leadership grazie alle primarie, un sistema che non era mai stato realizzato prima, e quindi con una forte legittimazione popolare, elettorale del leader. Credo quindi che l’identificazione di Veltroni con il Pd fosse nella nascita stessa del partito, e quindi oggi uno shock come le sue dimissioni, che è sicuramente pesante, forse vale più di una rassicurazione.
Veltroni ha detto in queste ora: «Per tanti ero un problema». Per lei lo era?
Bobba: Il tema non è da porre in questo modo. Queste dimissioni sono un punto di svolta: o partito si unisce, cercando di salvare questo esperimento ancora fragile, oppure rischia di liquefarsi, e che l’esperimento fallisca è nelle cose. Forse questo shock non ci dice se ci piace di più questo o quel dirigente, ma sicuramente ci obbliga a confrontarci e chiederci se siamo coinvinti o meno di questo esperimento, se vogliamo portarlo fino in fondo.
Adesso che succede?
Bobba: Non lo so, non ho la palla di cristallo; so comunque che chiunque prenderà il timone del partito dovrà cercare di fare quattro cose: primo, abbandonare un certo "nuovismo" che Veltroni aveva incarnato e che si è rivelato incapace di cogliere dinamiche reali della società; secondo, avere più chiarezza e linearità nel sistema delle alleanze; terzo, avviare una gestione meno leaderistica e più collegiale e coinvolgente, se si vuole salvare l’esperimento del Pd; da ultimo, curare maggiormente le modalità con cui il partito si relaziona, interpreta, ascolta e dà voce alle istanze della società, verificando la sua capacità di reinterpretare le domande del paese trasformandole in iniziative e proposte politiche. Sono queste le questioni obbligate su cui qualunque leader dovrà misurarsi.
Lei ha preferenze?
Bobba: È difficile dire. La mia preferenza è più nel metodo che nelle persone: a mio parere non può essere il solito caminetto a sciogliere il nodo della leadership, ma deve essere convocata l’assemblea, eletta con suffragio popolare, e da lì deve nascere sia la responsabilità del nuovo leader sia, soprattutto, la linea politica. Ripeto, se si vuole salvare questo esperimento occorre nettezza e chiarezza nelle scelte; altrimenti sarà difficile che gli elettori ci capiscano.

domenica, febbraio 01, 2009

Avellino: Pd - Associazionismo e volontariato per il rilancio del Mezzogiorno

Si immagini per un attimo di cancellare improvvisamente da una città tutta la rete di associazioni ambientalistiche-ecologiche, artistiche, letterarie, scientifiche, culturali, musicali, teatrali, sportive, storiche, di mutuo soccorso, religiose, di assistenza e gruppi di volontariato, in pratica la parte più viva e più attiva della società: sarebbe improvvisamente una città più triste, più difficile da vivere, più complessa da governare. Probabilmente sarebbe impossibile viverci.

E’ questo il quadro che è emerso dal dibattito, promosso dal Partito Democratico,‘Associamo le idee’, tenutosi presso la della Casina del Principe di Avellino.
Molteplici gli interventi che si sono susseguiti al tavolo dei lavori moderato da Rosanna Repole.
Ai saluti iniziali curati da Franco Vittoria, Giuseppe Galasso e Salvatore Biazzo, hanno fatto poi seguito gli interventi di Cesarina Alagia, presidente regionale Anpas, Giuseppe Festa, presidente provinciale della Misericordia e Francesca Silvestri, presidente Provinciale delle Acli.
Al tavolo erano inoltre presenti Vincenzo Menna, dirigente nazionale dei democratici, Gianluca Lioni, responsabile nazionale Pd per il terzo settore ed il senatore Enzo De Luca. Visti inoltre Franco Maselli, Chiara Maffei, Enzo Venezia, Lello De Stefano, Tonino Festa, Carmine De Blasio, Wanda Grassi, Toni Ricciardi, Vanni Chieffo, Antonio Caputo, Michele Langastro, Raffaele Vito Farese, Fabio Grassi e Paolo Nittolo.
Al centro della discussione il mondo associativo e del terzo settore: “La crisi economica che da anni investe le regioni del Mezzogiorno è prima di tutto crisi della società – ha riferito Enzo De Luca che ha aggiunto –: i tagli al sociale e alla cultura attuati dal Governo Berlusconi hanno rallentato la ripresa dello sviluppo comunitario, penalizzando così fortemente i giovani”. Ma più in generale l’intervento di De Luca ha ripreso temi cari ai rappresentanti dei volontari presenti in sala: “Il riferimento vero per la ripresa economica del Paese può venire dal terzo settore e dalle molteplici risorse presenti nel Mezzogiorno d’Italia. Credo che rispetto alla grave necessità di fronteggiare una politica non pulita, le battaglie che quotidianamente compiono le associazioni e il volontariato in generale possa essere l’esempio da seguire.

AGGREGARE NON ESPELLERE – In Italia più di nove milioni di cittadini sono attivamente impegnati nelle associazioni e nel volontariato. Ad esso appartengono realtà diverse per storia, per progetti, per costituzione, per obiettivi, ma tutte caratterizzate da alcuni importanti punti in comune come l’essere organizzazioni private nate dall’iniziativa spontanea ed autonoma dei cittadini o l’essere strumenti attivi per la partecipazione dei cittadini alla vita economica e sociale delle proprie comunità. L’associazionismo in Irpinia ha radici forti che vanno ricercate nell’immane tragedia del sisma dell’80: “Scavando nelle macerie di Sant’Angelo dei Lombardi l’indomani del terremoto – ha ricordato Peppino Festa – si potevano udire decine di dialetti a dimostrazione che tanta gente, da più parti d’Italia, erano giunte in Irpinia spinte da un solo vero motivo: aiutare e alleviare il disagio. Da qui è partita l’avventura dell’associazionismo che è diventato modello d’eccellenza per l’intera nazione”. Del sisma ha parlato anche Salvatore Biazzo, in quegli anni impegnato come reporter: “L’esperienza del terremoto ha accresciuto l’importanza del volontariato in Italia, oggi metodo ed esempio seguito in tutta Europa.
Ma l’associazionismo partecipativo non è solo quello politico-partitico, fondamentale per la vita istituzionale. “Le reti associative rivestono un ruolo sempre più importante oggi – ha continuato Vittoria – poiché la società moderna ci porta più facilmente ad espellere che aggregare. In tema di welfare non si fa mai abbastanza: le reti culturali siano occasione di avvicinare la politica alla società e di mettere la politica in secondo piano”. E’ con sagacia che Vittoria poi fa riferimento al caso del negazionismo propugnato dai lefebvriani per sottolineare che: “La storia è così veloce che le riflessioni diventano sempre più brevi: oggi si preferisce confutare l’altro rifiutando l’integrazione”.

Infine l’invito di Francesca Silvestri a restituire dignità alle persone ed alle fasce deboli, ricusando la politica dell’assistenzialismo sfrenato e immotivato: “Basta assistenzialismo: unendo voci e capacità, senza creare inutili duplicazioni, attraverso strutture funzionali per le famiglie, si può costruire un futuro migliore, libero dalla povertà e dalle piaghe sociali”. (di Antonio Pirolo)

domenica, dicembre 21, 2008

Democratici: nostalgia dell'Unione (Diamanti dixit)

ILVO DIAMANTI: "IL NON LUOGO DEI DEMOCRATICI".
da Repubblica

La ragione del disorientamento del Pd e del centrosinistra è, forse, più semplice di quel si pensa, anche se sgradevole. Molto semplicemente: nostalgia dell´unità. O meglio: dell´Unione. Un sentimento diffuso fra gli elettori di centrosinistra, che non si sono rassegnati davvero alla scelta di correre da soli. O, almeno, ci hanno ripensato. Non intendiamo dare giudizi retrospettivi, ma è ciò che emerge dagli orientamenti degli elettori, rilevati da un sondaggio, condotto nei giorni scorsi su un campione rappresentativo (di 1500 casi) da Demos (per i dettagli: www.demos.it).
1. Per quel che riguarda le intenzioni di voto, le stime confermano le tendenze indicate da altri sondaggi in questa fase (Ipsos, Ispo, Swg). In particolare: a) il centrodestra mantiene il distacco emerso alle elezioni di aprile. Il Pdl si attesta oltre il 37%, la Lega ha scavalcato largamente il 9%. Mentre a centrosinistra il Pd è scivolato sotto il 28% e l´Idv/lista Di Pietro ha più che raddoppiato il suo peso elettorale, raggiungendo la Lega. Fra gli altri, l´Udc tiene la sua base, intorno al 6%, mentre le forze della Sinistra (Rc, Verdi ecc.) mostrano segni di recupero.
2. Se consideriamo il grado di vicinanza ai partiti espresso dagli elettori, emerge un dato singolare quanto significativo. Il Pd intercetta più voti che simpatie. Infatti, la quota di elettori che lo sente "vicino" è, di poco, inferiore rispetto alle intenzioni di voto (26,7%). Al contrario della lista Di Pietro, il cui elettorato "amico" è doppio (19%) rispetto alle intenzioni di voto. Il dato, peraltro, riflette quanto avviene nel centrodestra, dove l´elettorato "amico" della Lega è di tre volte superiore alle intenzioni di voto, mentre il peso degli elettori vicini al Pdl risulta sensibilmente inferiore all´incidenza elettorale (di 6 punti percentuali). In altri termini: c´è una quota di elettori che, oggi, voterebbe Pd e Pdl "nonostante": per inerzia o per calcolo, mentre "il cuore" e l´istinto li spingerebbe altrove.
3. Tuttavia, non è possibile porre Pd e Pdl sullo stesso piano. I problemi del Pdl riflettono l´unificazione ancora incompiuta fra i due partiti fondatori, Fi e An. Inoltre, il Pdl (secondo i sondaggi) non ha perduto consensi elettorali dopo il voto di aprile. Il Pd sì. E parecchi. La tentazione di chiamare in causa la "questione morale" che ha investito le amministrazioni locali di centrosinistra è comprensibile e, in qualche misura, fondata. Ma il paragone con il 1992 ci pare improponibile. Allora si trattò di una crisi di sistema, che investì i partiti di governo, a livello centrale. Oggi le inchieste coinvolgono l´opposizione, già fiaccata dal voto. Alla periferia. La ragione principale del disamore verso il Pd, a nostro avviso, è diversa. Per citare Gian Enrico Rusconi (sulla Stampa): «La questione morale è solo un sintomo dell´impotenza politica».
4. Parafrasando Marc Augé, diremmo che il Pd appare ancora un "non luogo" politico. Un posto di passaggio, un poco anonimo. Non una casa stabile. Capace di fornire identità e memoria. Lo suggerisce l´orizzonte dei riferimenti politici espresso dagli elettori del Pd, tutt´altro che unitario e autosufficiente. Il 30% di essi si dice vicino all´Idv, il 10% all´Udc e il 22% ai partiti della Sinistra. Tra gli elettori che votarono per il Pd nello scorso aprile, la percentuale degli amici di Di Pietro sale di circa 4 punti percentuali. La stessa misura, circa, di quanti, dopo le elezioni, hanno spostato la scelta di voto dall´Idv al Pd. Ciò suggerisce che l´elettorato del Pd sia contiguo a quello dell´Idv e si sovrapponga ad esso in molti punti.
Ma l´elettorato del Pd si sente vicino anche agli altri partiti di opposizione. All´Udc e alla Sinistra radicale. Tanto che li vorrebbe alleati. In particolare, oltre il 50% degli elettori vicini al Pd vorrebbe allearsi con Di Pietro, il 37% con l´Udc, altrettanti con la Sinistra radicale. Il 39%, per la verità, preferirebbe che il Pd continuasse la sua marcia solitaria, ma circa un terzo di essi accetterebbe di allearsi con le altre forze di opposizione. In particolare con l´Idv e l´Udc.
5. Il principale problema del Pd, a nostro avviso, richiama, dunque, la difficoltà di delimitare con chiarezza il proprio "terreno di caccia". I suoi elettori - potenziali e reali - continuano a immaginarsi parte di un´area più ampia, a cui partecipano gli alleati di ieri: la Sinistra e soprattutto Di Pietro. Ma anche l´Udc. La prospettiva a cui Veltroni (e non solo lui) intendeva sfuggire quando, nello scorso gennaio, annunciò l´intenzione di far correre da solo il Pd. Naturalmente, le obiezioni a questa lettura sono immediate quanto legittime: a) l´Unione è improponibile; la sua fine è stata sancita dal risultato deludente del 2006 e dall´esperienza controversa ed estenuante del governo Prodi; b) i riferimenti di programma e di valore fra i partiti di opposizione erano e restano distanti e, talora, incompatibili; c) il percorso del Pd è appena partito, occorre attendere perché si radichi fra gli elettori.
6. Tuttavia, è evidente la perdita di appeal del Pd da quando si è affacciato sulla scena politica. Nei primi mesi dell´anno il suo elettorato potenziale era molto più ampio. Di circa 20 punti percentuali. È, peraltro, comprensibile anche la ragione "politica" di questo sfaldamento: l´incapacità di andare "oltre" Berlusconi. Lo slittamento di una parte dei suoi elettori verso Di Pietro sottolinea, infatti, una domanda di opposizione "antiberlusconiana". Frustrante per chi (come noi) pensa a un´alternativa capace di esprimere le proprie specifiche ragioni. Il problema, purtroppo, è che Berlusconi stesso contrasta questo disegno. Perché, più di ogni altro contenuto, lui (la sua immagine, i suoi interessi) resta il principale collante e, al tempo stesso, la principale fonte di identità del governo e della maggioranza. Oggi più di ieri. Non solo perché la Lega fa di tutto per marcare le proprie differenze, per sottolineare la propria missione di "partito del Nord". Ma perché il Pdl, ancor più del Pd, appare una casa abitata da inquilini diffidenti, l´uno dell´altro. Nel centrodestra, così, coabitano in tanti, diversi più che mai. Ex democristiani e socialisti, federalisti, secessionisti e nazionalisti, liberisti e colbertiani, postfascisti (e nostalgici). Ultracattolici e libertini. Nordisti e sudisti. Antidipietristi e anticomunisti. Tutti insieme. È l´Unione di Destra. Tenuta insieme e identificata da Berlusconi. Il berlusconismo è, quindi, l´ideologia dominante della seconda Repubblica ma, al tempo stesso, una tecnica di coalizione. Il Pd, da solo, senza interpretare e coalizzare l´antiberlusconismo non andrà mai molto oltre il 30%. Il che significa, con questa legge elettorale: rassegnarsi all´opposizione eterna.

venerdì, novembre 28, 2008

Relazione introduttiva di Enrico Letta all'incontro «Persona, famiglia, comunità»

Relazione introduttiva di Enrico Letta all'incontro
«Persona, famiglia, comunità»
verso la Conferenza Nazionale sul Welfare del Pd.

Quella che stiamo attraversando è la più grave crisi economica e sociale della nostra vita. Nessuno di noi ha mai vissuto nulla del genere. E tutti percepiamo bene la portata della sfida che ci attende ora. La crisi investirà la politica, l'economia, la società. La crisi metterà in discussione il sistema di protezione sociale, le nostre certezze, il welfare italiano così come si è venuto a creare nel corso del ventesimo secolo. Per uscire dalla crisi dobbiamo allora trovare il coraggio di cambiare, di innovare, di riformare.
L'incontro di oggi è solo l'inizio di un percorso di discussione e ascolto lungo quattro mesi che ci condurrà, in primavera, alla Conferenza nazionale per un nuovo welfare del Partito Democratico. Oggi e domani presenteremo idee e proposte, chiederemo pareri agli esperti, ci confronteremo con operatori del settore e amministratori locali. Poi porteremo questa stessa formula direttamente sui territori, cercando di convogliare intorno ai temi del lavoro, del sostegno alle famiglie, dell'assistenza sociale e sanitaria un confronto il più possibile allargato e responsabile.

per leggere tutto il testo clicca il titolo.

lunedì, novembre 24, 2008

Una nuova governance per il centro storico di Napoli.


Una nuova governance per il centro storico di Napoli.
Politiche integrate per la città: sviluppo, società e solidarietà.
24 Novembre 2008, ore 14, 30
Complesso Monumentale S. Maria La Nova,
Via S. Maria La Nova n. 44, Napoli.

Prima sessione Ore 14:30
Riqualificazione urbana, competitività, integrazione sociale

Introduce
Paola De Vivo, Responsabile Economia e società PD
Intervengono
Benedetto Gravagnuolo, Docente di Storia dell’architettura
Pasquale Belfiore, Docente di Composizione Architettonica
Maurizio Iaccarino, Docente, già Vice Direttore dell’UNESCO
Mariarosaria Napolitano, Docente di Marketing territoriale
Bruno Discepolo, Presidente Progetto Sirena
Michele Gravano, Segretario generale CGIL Campania

Seconda sessione Ore: 16:00
Lo sviluppo economico tra tradizione artigianale e servizi innovativi
Introduce
Mariangela Affinita, Responsabile Sviluppo PD
Intervengono
Massimo Marrelli, Presidente del Polo delle Scienze Umane e Sociali
Rossella Paliotto, Imprenditrice, Vice –Presidente dell’Associazione “Amici della Fondazione di Comunità Napoli Centro Storico”
Lello Esposito, Artista
Anna Rea, Segretario generale UIL Campania
Marco Ferrigno, Caposcuola dell’Arte della terracotta
Davide Maglietta, Imprenditore (Gay-Odin)
Mauro Squillace, Imprenditore, Promotore del Museo del Guanto presso la Fondazione Mondragone

Terza sessione Ore 17: 30
La partecipazione della cittadinanza e l’inclusione sociale
Introduce
Elena Serino, Responsabile Solidarietà PD
Intervengono
Giovanni Laino, Docente di Politiche urbane e territoriali
Diego Guida, Editore, Consigliere Incaricato al Centro Studi Unione Industriali Napoli
Pietro Cerrito, Segretario generale CISL Campania
Pasquale Orlando, Presidente ACLI Napoli
Antonio Mattone, Responsabile Comunità di S. Egidio di Napoli
Don Antonio Vitiello, Vice Direttore Caritas Napoli – Presidente Centro “La Tenda”
Cooperativa Sociale Onlus “La Paranza”
Diana Pezza Borrelli, Presidente Associazione “Plebiscito & Dintorni”

Conclude
On. Luigi Nicolais
Segretario provinciale PD Napoli

mercoledì, settembre 17, 2008

Il futuro del PD e la sfida del Mezzogiorno: Legalità, Sicurezza e Solidarietà sociale

Sabato 20 settembre ore 18.30


Mostra d'Oltremare Napoli

Introduce

Pasquale Orlando Presidente ACLI - Napoli

Partecipano

Rosy Bindi Vice-Presidente Camera dei Deputati

Anna Finocchiaro Presidente Gruppo PD Senato della Repubblica

Coordina
Ottavio Ragone Vice Redattore Capo de La Repubblica – Napoli

martedì, settembre 16, 2008

Cosa sono oggi la Destra e Sinistra in Italia? Hanno un progetto per il futuro del Paese?

Per l’Italia, da che parte?


Cosa sono oggi la Destra e Sinistra in Italia? Hanno un progetto per il futuro del Paese?

La sinistra politica in Italia, oggi, non esiste più. Senza una drastica correzione di rotta, non è prevedibile che torni ad esistere nel prossimo futuro. Una parte, nient’affatto impeccabile, di quella sinistra fattasi cartello elettorale con la dicitura “Sinistra Arcobaleno”, è stata sonoramente bocciata alle urne. L’altra parte ha commesso un riprovevole suicidio nel tentativo non riuscito di fare breccia, non si è capito dove, andando alla fusione con alcuni eredi della Democrazia Cristiana, non necessariamente di quella cultura politica. Se c’era un progetto, non facilmente definibile come di “sinistra”, quel progetto si è esaurito nella formazione del Partito democratico, forse vi si è arenato. Nulla di tutto questo era inevitabile. Anche se, avendo i comunisti sempre disprezzato le esperienze socialdemocratiche, e non potendosi chiedere agli ex-democristiani di non essere alternativi a quelle esperienze, l’unica sinistra possibile di governo in Europa, proprio quella socialdemocratica, sembra non essere più un’opzione politica perseguibile in Italia. Il vago aggettivo “riformista”, con il quale il Pd un suo eventuale percorso futuro, al momento inespresso e indefinito, non segnala in nessun modo quali contenuti e quale cultura politica lo sosterranno. Quello che sorprende ancora di più è che, mentre, da un lato, la sinistra antagonista si rifugia nell’opposizione identitaria per preservare la sua piccola casta di politici di professione e salvaguardare le loro carriere facendo leva sulla protesta, il Pd si limita a contare i voti ottenuti e a esaltarli come primo passo di un partito a vocazione maggioritaria. Questo conteggio non dovrebbe però nascondere il limitato radicamento del partito in alcune zone ricche e avanzate del paese, come Lombardia e Veneto, come in altre zone, vedi la Sicilia, dove un partito di sinistra saprebbe guidare un’opera di riscatto e rilancio. Il richiamo alla pluralità di pensieri riformista, cattolico-sociale, ambientalista, ex-comunista, non riesce a cancellare due elementi cruciali. Il primo è che nessuna di quelle correnti è rappresentata al meglio nel Pd né può dirsi interprete di quanto di nuovo si è venuto affermando in Europa. Il secondo elemento è che è stato escluso a priori il pensiero socialista al quale, pure, si deve buona parte del riformismo realmente praticato in Italia, in particolare con il centrosinistra. Altrove, da Blair a Zapatero abbiamo visto esperimenti che hanno trasformato in meglio le rispettive società. In Italia, oggi, e domani, la sinistra non ha un progetto che coniughi crescita economica sostenibile, investimenti sociali in special modo nell’istruzione e nella formazione professionale, premio ai meriti. Manca, infine, una riflessione sul ruolo e sui compiti della politica e dello Stato. Nessuna società da sola sprigiona un riformismo di alto livello. La spinta, le regole, gli obiettivi debbono, come lo sono stati nel passato, essere definiti dalla politica e essere attuati da apparati statali e amministrativi efficienti al servizio non della casta dei politici di mestiere, ma della cittadinanza. Questo è il compito della sinistra in politica.Dal canto suo, la destra sta al governo sicuramente perché è molto più rappresentativa della società italiana che è particolaristica, insofferente della politica (di qui il ricorrente successo di un non-politico) e ostile allo Stato, relativamente poco sensibile alle modiche dosi di corruzione che collegano economia, società e politica. Neppure la destra, composita e diversificata, ha un progetto di trasformazione del sistema politico e economico italiano. I due grandi esperimenti di riferimento delle destre sono stati effettuati da Reagan (1980-1988) e dalla Thatcher (1979-1990). Nessuno dei due sembra costituire un modello da imitare con gli opportuni aggiustamenti e aggiornamenti. L’impasto culturale della destra italiana non è mai liberale. Non è neppure liberista. Sembra piuttosto costituire una combinazione, altrove del tutto improbabile, fra elementi forti di populismo con venature di euro indifferenza e di no-globalismo e interventi di capitalismo regolato in maniera dirigista, in alcuni settori ai limiti del controllo quasi monopolista, il tutto accompagnato da tensioni secessioniste. D’altronde, quand’anche il Popolo delle Libertà diventasse un partito strutturato non soltanto non avrebbe nessun riscontro sulla scena europea, ma sarebbe molto difficile scorgervi una cultura politica omogenea e propulsiva. Quale Italia può, infatti, emergere dalle vecchie, e a loro tempo sconfitte, culture politiche del pentapartito che si incontrano con il populismo di Berlusconi e con il secessionismo (pardon, federalismo) di Bossi? Neppure il ricorrente colbertismo di Tremonti può mettere ordine in questo magma e dare una prospettiva di respiro. In questa situazione complessiva, rimane che la destra potrà continuare a governare anche senza darsi una cultura politica, proprio grazie alla sua maggiore aderenza alla società che chiede di essere liberata da lacci e laccioli; mentre, se la sinistra non offre una prospettiva di reale cambiamento affidata a donne e uomini credibili, la sua “traversata del deserto” sarà sicuramente molto lunga (non un problema, comunque, per coloro che perdono le elezioni, ma mantengono il posto in Parlamento). Dove la sinistra non esiste più e la destra esprime posizioni confuse e schiacciate su preferenze particolaristiche di una società frammentata, né il buon governo né il riformismo hanno possibilità di affermazione. Non è un caso che l’Italia stia visibilmente declinando.
Gianfranco Pasquino

lunedì, settembre 15, 2008

Napoli e Campania: Bossa: a Nicolais dico, nel Pd non alimentare certe vecchie logiche

Scritto da Simona Brandolini da il Corriere del Mezzogiorno
Onorevole Bossa, è reduce dal processo a Giovanna d'Arco di cui è stata la protagonista. Ci vorrebbe una Giovanna d'Arco anche per il Pd napoletano?
«Giovanna d'Arco fece ritornare la corona di Francia in mano ai francesi, lottò per questo. A Napoli non so se la pulzella ce la farebbe mai a mettere d'accordo le due anime del Pd troppo divise. È ormai un discorso antico e incancrenito. Mi fa tristezza il fatto che ci sia gente che non si saluta più, si è perso anche lo spirito di guardare ai problemi in modo oggettivo. Si parte molto dai destini individuali e non dai collettivi. Questo è un male: qui ha comandato un gruppo che ha accentrato tutto quello che poteva nelle sue mani. Sconsolante. Io sono stata un po' fuori dalla mischia perché viene spontaneo un disincanto: non sai da che parte iniziare».
Iniziamo dal tesseramento. Ancora una volta Napoli è diventata un caso politico nazionale. Non ci si poteva pensare prima?
«Sono stata l'unica a intervenire quando a Torre Annunziata si sono fatte le primarie per il direttivo cittadino. Si è scatenata la bagarre. In un seggio in particolare sono entrati persino con i motorini, un clima pesante. Un pomeriggio di un giorno da cani.
Diramai un comunicato dicendo: attenzione lì stanno accadendo cose assurde. La risposta piccata dell'allora segretaria provinciale, Emma Giammattei, fu che io volevo ciurlare nel manico. Quando sono arrivati i ricorsi ci si è accorti che quello che avevo contestato era vero. Torre è un caso in sospeso, Visciano è il secondo».
Come spiega il fatto che in un piccolo paese come Visciano che ha dato 700 voti al Pd, ora ci sia il record di iscritti, cioè 613?
«Quei numeri me li spiego con la logica della faida. A Visciano ci sono due gruppi che si sono affrontati e ognuno vuole prevalere sull'altro. È la lotta tra fazioni contrapposte. Io perciò sogno un partito senza tessere. Ci sono state le primarie? Si scelga così il gruppo dirigente. Siamo invece alle solite».
Ma siccome, pare, il Pd sarà un partito di iscritti, non ci dovrebbero essere delle regole?
«Sono d'accordo con Follini: bisogna mettere un limite oltre il quale non andare. Altrimenti la prossima volta qualcuno occuperà le sezioni e chissà cos'altro. Io in Campania per due anni avrei sospeso il tesseramento, giusto per far decantare la situazione, per non assistere a vecchi riti. Se fossi il segretario lo farei».
Lei parla di vecchi riti e di una classe politica che sino ad ora ha avuto potere. Ma in questo momento al vertice del Pd napoletano c'è un cosiddetto uomo nuovo, Gino Nicolais, che lei ha sostenuto, no?
«In politica si parla di fatti, di cose da realizzare, di programmi, di capacità di prevedere il futuro e disegnare scenari. È successo tutto questo a Napoli? Non credo proprio. Ci si aspetterebbe che anche di fronte alle difficoltà dei governi locali, di fronte alla sconfitta pesante non solo alle politiche ma anche alle amministrative, se ne discutesse ».
Dunque Nicolais?
«Nicolais è il segretario provinciale, ha avuto la fiducia di tanti di noi e rispetto alla fiducia e alle attese deve parlare il linguaggio della verità, rispetto alla crisi regionale e napoletana. Deve dire da che cosa dobbiamo cominciare. È evidente che non ci può essere un solo uomo al comando ma lui non parlerebbe a titolo personale, è leader di un gruppo dirigente che si deve impegnare a esprimere un giudizio e dire cosa fare. L'assemblea programmatica è necessaria e forse da lì possiamo ripartire».
C'è un po' di delusione delle sue parole?
«In tutti questi mesi sono stata leale sostenitrice di Nicolais, ma non si può sbandierare il superamento di vecchie logiche e poi alimentarle. Il mio silenzio di questi mesi è dovuto a questo e al rispetto che ho nei confronti di chi ci ha votati ed è già deluso».
Ma lei che ne pensa dell'assedio a Palazzo San Giacomo da parte di alcuni esponenti del Pd, di imprenditori e di intellettuali?
«Non riesco a capire quale sia la differenza tra Comune e Regione, perché uno becca l'insufficienza e l'altro no? C'è un giudizio pesante sull'intera classe politica che ha diretto la baracca. Leggo che la Regione ha in un certo senso commissariato il Comune. Se la giunta Iervolino era così incapace, perché Bassolino non lo ha fatto prima? Buttare fango solo sulla sindaca ora è un modo per sfuggire ad altre responsabilità. Non mi piace. Il giudizio negativo è generale, Bassolino continua a perdere consensi, quindi che senso ha che uno resti e l'altro se ne vada? Mi pare ci sia una sorta di accanimento terapeutico, ma tanto saranno gli elettori a staccare la spina. Non sento un cittadino contento delle cose che fanno. Altro che feste varie, bisognerebbe inventare il forum della normalità».

martedì, luglio 15, 2008

Campania: Iannuzzi nomina Cesario e De Biase nell'esecutivo regionale del PD

Il segretario regionale del Partito Democratico, Tino Iannuzzi ha proceduto alle nomine dei nuovi dirigenti della giunta esecutiva campana in sostituzione dei dimissionari on. Pasquale Sommese e Francesco Dinacci.
Entrano a far parte dell' organismo esecutivo del PD Campania l'on. Bruno Cesario, con delega al Dipartimento elettorale, ed il dr. Mimmo De Biase, con delega agli Enti Locali.
"Nell'augurare buon lavoro ai due nuovi dirigenti - ha affermato Iannuzzi - ringrazio per la proficua collaborazione di questi mesi gli amici Sommese e Dinacci".

giovedì, aprile 10, 2008

da www.luigibobba.it "DIALOGO E SINTESI PER UN'ITALIA PIU' MODERNA, CIVILE E SOLIDALE".

"DIALOGO E SINTESI PER UN'ITALIA PIU' MODERNA, CIVILE E SOLIDALE".
di Luigi Bobba

Ho sottoscritto con altri candidati del Pd un documento che vuole essere sintesi di posizioni culturali diverse e di diverse convinzioni religiose.
Ecco il testo del documento:

“Noi democratici abbiamo intrapreso con convinzione un cammino di sintesi alta tra culture diverse. Ciascuno di noi è nel partito democratico con il proprio bagaglio di valori, che con il dialogo e l’ascolto reciproco riusciamo ad integrare. C’è molta più sapienza nell’incontrarsi che nello scontrarsi. Noi abbiamo scelto di costruire una strada diversa per affrontare i problemi del paese: non più da barricate contrapposte, che come dimostra la storia recente di questo paese non producono alcun vantaggio nella vita reale, ma consapevoli che solo la disponibilità al dialogo con chi è portatore di valori diversi possa portare risultati. Nessuno di noi abbandona la sua storia e le sue idee: il partito democratico ha un progetto più ampio di società. Una società inclusiva che permetta a tutti di realizzare i propri progetti di vita sentendosi cittadini nel rispetto reciproco. Il nostro programma sui diritti civili e sulle questioni che riguardano la vita delle persone parla chiaro e tutti siamo impegnati ad attuarlo. Il PD non strumentalizza questi temi,che diventeranno atti concreti anche attraverso una coerente iniziativa ed un confronto
parlamentare più ampio ed elevato possibile: è questa la sfida che attende tutti i democratici italiani. Noi questa sfida la vogliamo vincere. Perché un’Italia migliore si può fare.”

Questo documento è stato sottoscritto dai seguenti candidati: Emanuela Baio Dossi, Andrea Benedino, Rosy Bindi, Paola Binetti, Luigi Bobba, Mauro Ceruti, Anna Paola Concia, Gianni Cuperlo, Mauro Del Vecchio, Giuseppe Fioroni, Francesco Saverio Garofani, Paolo Gentiloni, Marianna Madia, Giovanna Melandri, Barbara Pollastrini, Giulio Santagata, Ivan Scalfarotto, Livia Turco.

mercoledì, aprile 09, 2008

Bassolino: «Ancora un anno, poi si va al voto in Campania



NAPOLI — «Fai la cosa giusta», gli aveva detto Walter Veltroni. E lui a ripetere: «Resto per cambiare ». Ed era stranoto il pressing di Massimo D'Alema affinché il governatore, prima del 9 aprile e della chiusura della campagna elettorale, facesse un gesto eclatante. Eccolo il gesto eclatante di Antonio Bassolino: «L'anno prossimo si può andare al voto». Al termine della sua missione, non della scadenza naturale. Elezioni anticipate, dunque. La discontinuità veltroniana tramutata in opportunità bassoliniana. Guarda la poltrona su cui siede ormai da otto anni. «Non devo tirare a campare, non ci tengo a questa» e si alza di scatto, Bassolino.
Presidente, come ha maturato questa decisione? Perché annuncia ora che si deve andare ad elezioni anticipate?
«Dico che l'anno prossimo si può andare al voto, quindi ben prima della scadenza naturale, solo nell'interesse dei cittadini. Un ciclo politico si è chiuso qui in Campania ma anche a Roma: l'Udeur non c'è più, De Mita ha lasciato il Partito democratico, ci sono forti discussioni all'interno delle forze che hanno dato vita all'Unione. Questa è una fase di transizione, ma mi sembra di essere stato chiaro. Lo sto dicendo da tempo, mica oggi».
Bassolino annuncia l'addio. Tra un anno
Lei che ruolo si vuole ritagliare in questa transizione?
«Da un lato ci sono le elezioni del 2000, dall'altro una giunta del presidente, quella attuale rinnovata. La transizione prepara ad una nuova stagione politica che non si sarebbe aperta e non si aprirebbe se me ne andassi. Ma la questione non tocca solo la Campania. È chiaro che qui governiamo da più tempo e sarà forse più difficile vincere. Ma in altre parti d'Italia si è perso con o senza rifiuti. Quindi il rinnovamento è tutto da costruire dopo il voto a cominciare da Roma».
Lei ha detto che se si fosse dimesso in campagna elettorale sarebbe stato un disastro. Ma qual è la differenza? Perché si dà un anno di tempo? Pensa alle elezioni europee del 2009?
«La mia testa è concentrata solo su questo: andare verso una giusta conclusione di una vicenda politica. Per anni e anni siamo stati il punto di riferimento anche rispetto a Milano e Roma. Se lo siamo stati possiamo ritornare ad esserlo. Questo mi interessa. Poi si vedrà. Io ho fatto tante cose: il presidente due volte, il ministro e poi il lavoro più bello, il sindaco di Napoli. E l'ho fatto a modo mio. Altre decisioni sono premature: lo deciderà il partito e lo deciderò io. Tra le altre cose potrei anche candidarmi senza dimettermi».
Poteva anche candidarsi ora no?
«Non lo avrei mai fatto perché non ci sono né collegi né preferenze ed io sono abituato ad essere eletto direttamente dai cittadini. Ma non è il mio futuro il problema».
E qual è il problema?
«Il problema è non lasciare Napoli e la Campania a barbariche contrapposizioni. Non ce lo meritiamo. Ci sono diversi animali predatori che girano intorno alla preda. Devo lasciare questa terra in mano a persone che si contendano la partita nel migliore dei modi. Intendo dare un contributo a un necessario rinnovamento che abbia lo sguardo, il cuore e la testa rivolti avanti, correggendo, cambiando, portando avanti tutti i contributi, le cose positive che abbiamo messo in moto in tutti questi anni. Con questo spirito partecipo a questi ultimi giorni di campagna elettorale».
Quando ha maturato questa decisione? Questo annuncio è rivolto a Veltroni che invoca discontinuità?
«Ci ho pensato a lungo, ma potevo dirlo solo alla mia gatta. Allora stamattina (ieri per chi legge, ndr) ho deciso di lanciare un messaggio. Spero sia utile per i miei concittadini. Credo che si sia capito che interrompere ora un percorso sarebbe un suicidio. Io non voglio lasciare a nessuno quello che ho trovato io. Quindi mi auguro che capiscano quelli della mia parte politica, ma anche gli alleati. Spero persino il centrodestra che sta strumentalizzando qualsiasi cosa: bisogna avere un clima giusto per consentire che le elezioni anticipate si svolgano nell'interesse della Campania e non di una parte sola».
Cosa mal sopporta di questa fase critica?
«Certo ho dovuto sopportare volgarità, miserie umane e politiche da ogni parte. Ma in queste settimane tutti hanno potuto vedere il lavoro svolto dalla nuova giunta. La terapia d'urto e una visione di medio-lungo periodo che va al di là di noi. La nostra missione è chiara: al di là della gestione ordinaria dei rifiuti, dobbiamo impostare, non gestire, i nuovi fondi europei. Entro fine anno presentare i grandi progetti e rendicontare l'ultima tranche del Por precedente. Poi dobbiamo approvare il bilancio 2009, il Ptr (piano territoriale regionale), la riforma della macchina amministrativa e le deleghe agli enti locali. Questo dobbiamo riuscire a fare, poi l'orizzonte è di un anno, a quel punto possiamo andare via».
Se questo è il gesto eclatante, vuol dire che domani sarà in piazza del Plebiscito con Veltroni?
«Domani è mercoledì. Sono stato in campagna elettorale, io mi muovo a fin di bene, in ogni mio atto e in ogni mia cosa. Ma una cosa al giorno, per favore».
Simona Brandolini

mercoledì, aprile 02, 2008

che Pizza!

Pizza non molla e propone nuova data
ROMA - Al telefono risponde con un filo di voce. "Scusatemi - si giustifica - ma è da stamattina che mi chiamano tutti e che sono in riunione. Ho parlato talmente tanto...". Poi però, quando comincia a spiegare come mai il Consiglio di Stato gli abbia dato ragione sull'uso dello scudocrociato per le prossime elezioni, Giuseppe Pizza, segretario della Dc e indiscusso protagonista della giornata, ritrova la forza e avverte che lui la sua battaglia vuole combatterla "fino in fondo, costi quel che costi". E che il rinvio delle elezioni politiche è necessario perché "la Dc ha gli stessi diritti degli altri a fare la campagna elettorale". Il Tribunale di Roma, ricorda, gli aveva riconosciuto che l'uso dello scudo crociato spettasse solo a lui e alla Dc e invece "il Viminale - racconta - come se nulla fosse, ha detto che il nostro simbolo si sarebbe potuto confondere con quello dell'Udc, lasciando però a quest'ultimo la facoltà di usarlo mentre l'ha negata a noi che ne siamo i veri titolari". "Il ministero dell'Interno infatti - prosegue - ha lasciato che Casini continuasse ad usare il suo scudo-crociato illegittimamente, mentre ha vietato a noi di presentare il nostro". Ora, per questo errore, il Viminale, avverte ancora Pizza, deve pagare "riconoscendo ed assumendosi le proprie responsabilita".

Consapevole di aver provocato un vero terremoto nel mondo politico, Pizza vuole mostrarsi nonostante tutto conciliante. "Io sono un uomo mite e dialogante - afferma - e dunque non escludo che se arrivasse una sollecitazione del Capo dello Stato e se il ministero dell'Interno" facesse il "mea culpa" forse lui, fa capire, la sua posizione intransigente di 'rinvio a tutti i costi' potrebbe ammorbidirla. "Sino ad ora - precisa - questo scenario non si è ancora delineato pertanto è prematuro parlarne. Se queste cose si verificheranno le esamineremo e quindi decideremo il da farsi...". Nonostante le dichiarazioni di fuoco degli alleati del Pdl contro l'ipotesi di rinvio delle elezioni, Pizza, di nuovo con un filo di voce, informa che Berlusconi oggi non l'ha sentito. 'No - sostiene - lui non mi ha telefonato''. "Mi rendo conto delle difficoltà degli alleati - aggiunge - ma io devo anteporre gli interessi del mio partito, che sono quelli di avere lo stesso diritto di tutti gli altri a fare la campagna elettorale, a quello delle forze alleate". Anche nei confronti di Casini, Pizza non mostra malumore ("proveniamo dallo stesso partito e abbiamo una storia comune"), ma ricorda che nelle precedenti elezioni si presentarono tutti e due con il glorioso scudo della Dc di De Gasperi nel simbolo senza che nessuno però dicesse nulla e senza che scattassero dei veti. "Perché - chiede il segretario della Dc - per queste politiche invece il Viminale ha escluso il nostro simbolo?".

PIZZA: DATA POTREBBE ESSERE 27 APRILE
"Non spetta a me fissare la data ma ritengo che una data accettabile potrebbe essere quella del 27-28 aprile magari in coincidenza con i ballottaggi delle amministrative": Giuseppe Pizza, segretario della Dc, ai microfoni del Tg2 non arretra nel chiedere un rinvio del voto. "Insistiamo nel chiedere il rinvio - dice - perché riteniamo sia nostro diritto avere lo stesso tempo che hanno avuto gli altri partiti per la campagna elettorale".

martedì, marzo 25, 2008

"Si può fare...FAMIGLIA"con Sarubbi e Follini.

Napoli. Giovedì 27 alle ore 19.30 c/o il comitato elettorale del Partito Democratico di via Nazario Sauro, 21 dibattito sul tema:

"Si può fare...FAMIGLIA"

introduce Pasquale Orlando (presidente provinciale ACLI)
interviene Andrea Sarubbi (candidato alla Camera dei Deputati)
conclude Marco Follini (capolista al Senato della Repubblica)

martedì, marzo 04, 2008

Partito democratico: ecco le liste, i nomi, le sorprese, i mugugni.

Partito Democratico: presentate le liste elettorali con molte sorprese e molti mugugni

di Guido Laudani

Molte sorprese nelle liste delle candidature approvate dal Partito Democratico; innanzittutto due assenza eccellenti: non saranno presenti il costituzionalista Stefano Ceccanti e Giuseppe Lumia, vice-presidente della Commissione Antimafia.

In lista invece l’attuale ministro Vannini Chiti, che è capolista in Toscana al Senato, e Dario Franceschini, capolista alla Camera sempre per la Toscana. Ci saranno anche sei prodiani, compreso Silvio Sircana, portavoce del governo, e i cinque teodem che sono attualmente in Parlamento (Paola Binetti passa dal Senato alla Camera).

Francesco Rutelli sarà capolista al Senato in Umbria, l’oncologo Umberto Veronesi in Lombardia. Nessuna dichiarazione ufficiale alla fine della lunga riunione (prolungata per il problema di Caserta) e lo stesso Walter Veltroni, molto abbottonato, si è limitato a dire ai giornalisti "Tutto fatto".

Ecco l’elenco dei capolista per il Pd:

PIEMONTE: Piero Fassino e Luigi Bobba alla Camera, Emma Bonino al Senato.

LOMBARDIA: Matteo Colaninno, Enrico Letta e Antonello Soro alla Camera, Umberto Veronesi al Senato.

LIGURIA: Giovanna Melandri alla Camera e Roberta Pinotti al Senato.

VENETO: Massimo Calearo e Rosy Bindi alla Camera, Enrico Morando al Senato.

FRIULI VENEZIA GIULIA: Cesare Damiano alla Camera e Carlo Pegorer al Senato.

TRENTINO ALTO ADIGE: Gianclaudio Bressa alla Camera.

EMILIA ROMAGNA: Pierluigi Bersani alla Camera e Anna Finocchiaro al Senato.

TOSCANA: Dario Franceschini alla Camera e Vannino Chiti al Senato.

UMBRIA: Marina Sereni alla Camera e Francesco Rutelli al Senato.

MARCHE: Maria Paola Merloni alla Camera e Giorgio Tonini al Senato.

LAZIO: Marianna Madia e Donatella Ferranti alla Camera, Franco Marini al Senato.

ABRUZZO: Livia Turco alla Camera e Franco Marini al Senato.

MOLISE: Roberto Ruta alla Camera e Augusto Massa al Senato.

CAMPANIA: Massimo D’Alema e Pina Picierno alla Camera, Marco Follini al Senato.

BASILICATA Salvatore Margiotta alla Camera e Nicola La Torre al Senato.

CALABRIA: Marco Minniti alla Camera e Luigi De Sena al Senato.

PUGLIA: Massimo D’Alema alla Camera e Paolo De Castro al Senato.

SICILIA: Giuseppe Fioroni e Giuseppe Beretta alla Camera, Ignazio Marino al Senato.

SARDEGNA: Arturo Parisi alla Camera e Antonello Cabras al Senato.

"Rivolta" a Caserta, dove il coordinatore del Pd Sandro De Franciscis per protesta si è dimesso per l’assenza di esponenti locali nelle liste, dichiarando: "nelle liste campane sono presenti due rappresentanti della provincia di Benevento, un numeroso gruppo da Salerno e nessuno di Caserta. È una vergogna, evidentemente il Pd non ha bisogno dei voti casertani. Io voterò democratico, ma non posso garantire per i miei conterranei. Tanti auguri". Assenti quindi i fedelissimi di De Mita. E’ ipotizzabile localmente una forma di "assenza" dalla campagna elettorale, che non è una "diserzione" dal partito, ma un coinvolgimento solo individuale e non collettivo in politica.

domenica, febbraio 24, 2008

I cattolici nel PD (magari con Luigi Bobba capolista)


Torino, 23 feb. - (Adnkronos) - ''Ringrazio Lorenzo Cesa per la proposta di entrare nelle liste dell'Udc, ma ho scelto convintamente di stare nel Partito democratico e di partecipare a questa nuova avventura non rinunciando certo alle mie convinzioni e alla mia storia''. Cosi' il senatore Luigi Bobba risponde al segretario nazionale dell'Udc che oggi aveva invitato gli esponenti del Pd critici sull'accordo con i radicali, a scegliere l'Udc.

''Ho condiviso la scelta del Pd di andare 'liberi' alle elezioni. E' questa la strada maestra da seguire e anche l'eventuale accordo con i Radicali non puo' sottrarsi a questo principio - aggiunge Bobba - chi sottoscrive un programma, chi si candida nel Pd non puo' alzare altre bandiere, non puo' appartenere ad altri partiti.

''I cattolici nel Pd non sono ne' ospiti mal sopportati ne' componente marginale: sono una realta' decisiva per costruire un grande partito nazionale, un partito del Paese, un partito capace di rigenerare la democrazia conclude - quella democrazia a cui i cattolici hanno dato, nella storia della Repubblica, un contributo decisivo''.