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martedì, agosto 05, 2008

Call center immondizia: tante telefonate e tante piccole e grandi sorprese...

Lo dicevamo ieri che il call center dedicato a segnalare i rifiuti residui nell'area napoletana e campana sarebbe stato invaso dalle telefonate. E' stato così. Alcuni commentatori del blog anche sugli aggregatori chiedevano come mai dovessero essere i cittadini a segnalare dove si annida l'immondizia. In realtà dopo mesi di crisi è normale che ci siano scorie ed anche minidiscariche.
Non è proprio il concetto di nascondere la polvere sotto il tappeto ma non ci siamo lontani. Una collaborazione cittadini e istituzioni è indispensabile ora e soprattutto domani per far funzionare la raccolta differenziata che resta l'unica soluzione concreta alla crisi dei rifiuti. Nel frattempo leggiamo sul Mattino un pò di storie ascoltate al call center.
Nel frattempo l'immondizia percepita è diminuita e la collaborazione istituzionale (mancate firme al pulman PD) continua.....

da Il Mattino DANIELA DE CRESCENZO Alle 9,02 hanno già chiamato da Ponticelli, da via Delle Puglie, da Lusciano e da Quarto. Alle 13 le segnalazioni sono diventate 114. Alle 20, quando si conclude la prima giornata del call center «Napoli Pulita», le richieste d’aiuto sono 250, più che raddoppiate. Il telefono non ha mai smesso di squillare. Frigoriferi, televisori, materassi, bidet e lavandini: i napoletani sono stanchi di vederli in strada. Eppure, evidentemente, molti continuano a trattare la propria città come una discarica. «Scusi, ho già chiamato mezz’ora fa. Avevo dimenticato che in via Domenico Rea c’è anche un cane morto: posso segnalarlo a voi o devo rivolgermi alla Asl?»: Enrico chiama da Ponticelli e vorrebbe liberarsi finalmente di quella carcassa, ma non sa come fare. Anna, l’operatrice del call center, tranquilla risponde: «Non si preoccupi, inoltreremo noi la sua richiesta». Ha appena abbassato che il telefono torna a squillare. Questa volta segnalano la presenza di un motorino senza targa, senza ruote e coperto di rifiuti proprio al centro di via Toledo. Maria, invece, chiama da via Vecchia Capodimonte: «Qui l’aria è irrespirabile - protesta - in strada c’è spazzatura di ogni tipo: carta, plastica, mobili, sacchetti aperti. Io ho due bambini piccoli e deve restare tappata in casa». Da via Caravaggio chiama una donna anziana: «all’altezza del civico 73 c’è una rampa dove i commercianti continuano a depositare gli avanzi di cibo. E poi ci sono sanitari, mobili, materassi. Potete venire?». L’appello si ripete telefonata dopo telefonata. «Quando arrivate?». Come all’indomani del terremoto la gente ripete «fate presto». E i ragazzi del call center riempiono moduli su moduli. Il punto d’ascolto, voluto dalla struttura del sottosegretariato e si avvale della collaborazione del customer care delle Poste italiane. Il compito dei sedici dipendenti che dalle 9 alle 20 si alternano al telefono è quello di raccogliere le segnalazioni che vengono poi inoltrate alle strutture di Bertolaso. «Gli interventi vengono realizzati a seconda del materiale segnalato - spiega lo staff del sottosegretario - se ci sono rifiuti ingombranti passiamo la segnalazione alle imprese che per conto dei Comuni raccolgono i rifiuti (nel caso di Napoli l’Asia ndr), se, invece, ci sono rifiuti speciali o pericolosi, intervengono anche la Asl e l’Arpac e si provvede allo smaltimento attraverso ditte specializzate». Un meccanismo non semplice che per funzionare richiede tempo e denaro. «Ci hanno segnalato di tutto - racconta Antonio Piccinini, uno degli operatori - ci chiedono di far prelevare perfino divani, frigoriferi, lavatrici, televisori. Una donna, poi, mi ha chiesto di liberare la strada dagli scarafaggi, ma io le ho spiegato che questo è compito della Asl». Tutte le persone al lavoro sono dipendenti delle poste che si sono rese disponibili a collaborare all’iniziativa: «Ci fa piacere dare una mano», dice Anna De Franchis. «È giusto offrire questo servizio ai cittadini», sostiene Enza Corcione. Ma parlare a lungo è difficile, il telefono continua a squillare. Questa volta risponde Francesco De Vincentis: «A Fuorigrotta, all’esterno del mercatino in via Metastasio, ci sono decine e decine di cartoni abbandonati. E c’è perfino chi ha lasciato un box per bambini», spiega una donna. E un’altra rilancia: «Se arrivano a raccogliere il frigo sotto casa mia richiamo e le offro il caffè». Chiamano ancora dal Vomero, dal centro storico, dalla zona collinare. E poi dai comuni della provincia. E dal casertano. Da San Cipriano d’Aversa, la patria della rifiuti connection, segnalano plastica e vetro sui marciapiedi. Così, telefonata dopo telefonata, si disegna la mappa dei punti ancora critici. E dell’inciviltà di chi continua a scaricare perfino l’amianto all’angolo della strada.

venerdì, maggio 23, 2008

Il dilemma del sindaco

dal blog di Andrea Sarubbi
Venerdì napoletano, come al solito, e oggi Napoli è bellissima: ripulita a dovere per il primo Consiglio dei ministri, non si è ancora risporcata del tutto. Purtroppo, me la sto godendo poco, perché - come ogni settimana - sono in moto perpetuo tra un incontro e l’altro. Voglio raccontarvi il primo di stamattina: tanto per cambiare, sulla monnezza. Riunione alle 10, nella nuova sede del Pd, con Ermete Realacci, i parlamentari campani e parecchi amministratori locali. Uno che mi piace molto è Sandro De Franciscis, presidente della provincia di Caserta: trasuda passione per le cose che fa, per il popolo che cerca di servire. Oggi raccontava delle scelte impopolari che ha dovuto fare, in materia di rifiuti, indicando tre discariche ed aprendone una: se avesse pensato alla ricerca del consenso, si sarebbe fatto contagiare anche lui dalla sindrome Nimby che, da queste parti, continua a coinvolgere sindaci di destra e di sinistra. Quello di Giffoni (Pd) ha detto che farà ricorso al Tar contro i termovalorizzatori, quello di Aversa (Pdl) ha annunciato che non accetterà neanche un chilo di monnezza da Napoli. La politica nazionale e la politica locale viaggiano su binari diversi, e nei momenti difficili come questo la distanza si sente: le coalizioni che guidano i Comuni non rispecchiano sempre le alleanze in Parlamento, il fiato degli elettori pesa come un macigno sul collo dei sindaci, le linee fissate dai partiti si perdono un po’ per strada. Così va a finire che tu, dopo aver perso giorni interi a discutere sulla necessità di avere una discarica in ogni provincia e dopo aver firmato un documento che ribadisce il concetto, ti trovi di fronte ad un sindaco che - poniamo - è alleato con la sinistra radicale, dura e pura come tre mesi fa: appena nomini un sito per una possibile discarica, minacciano di far cadere la giunta. In quei casi cosa fai? Stracci il documento, perdi il Comune o speri che Berlusconi mandi l’esercito?

venerdì, gennaio 11, 2008

RIFIUTI IN CAMPANIA: IL MESSAGGIO DEI VESCOVI


RIFIUTI IN CAMPANIA: IL MESSAGGIO DEI VESCOVI
I Vescovi della Campania sono intervenuti sulla questione dei rifiuti con un messaggio ai fedeli e agli uomini di buona volontà in difesa dell'ambiente.


Forte l'appello a non perdere la speranza “di recuperare rapidamente dignitose condizioni di vivibilità, rispettose sia degli interessi generali della comunità, sia dei diritti di ogni singolo cittadino. Sappiamo che la nostra gente possiede le capacità per trasformare anche questa emergenza in strategie creative e risolutive dei problemi, purché si realizzi un dialogo costante e informato tra istituzioni, esperti e cittadini sulle buone pratiche da incentivare ed imitare”. È “una risorsa”, per i presuli, “il fatto di sentirci e di essere parte integrante di una sola comunità ai livelli locale, regionale e nazionale” perché “una comunità sempre più ‘una’ sa davvero ascoltare il grido di coloro che subiscono ingiustizia; sa effettivamente riconoscere la funzione indispensabile di chi ha autorità; impara coralmente a non chiudersi in sterili localismi e particolarismi irrazionali; predilige in ogni circostanza coloro che sono più deboli e in affanno, isolando decisamente il male, pur perdonando e cercando di recuperare i malvagi”. Alcuni territori, ricordano i vescovi, “sono stati ancora una volta umiliati” nel paesaggio e nella loro immagine “e lo stesso capoluogo regionale è oggi sommerso da spaventosi cumuli di rifiuti non raccolti, che fanno da sfregio non soltanto all’ambiente, ma prima di tutto alla dignità delle persone”.


Leggi il testo integrale cliccando sul documento qui sotto.
MESSAGGIO DEI VESCOVI.doc

giovedì, gennaio 10, 2008

«Ricchezza dalla spazzatura ecco le nuove soluzioni»




Massimo esperto mondiale, il professor Brunner sarà a Napoli «Le discariche sono ancora necessarie ma la sicurezza va garantita»

Le parole centrali sono tre: riciclaggio, sicurezza e potenzialità. Paul Hans Brunner è uno dei massimi esperti mondiali nel settore della gestione dei rifiuti. Docente all’università di Vienna, per le sue ricerche ha ricevuto riconoscimenti internazionali, quali quello del Waste to Energy Technology Council degli Stati Uniti. Il 15 il professor Brunner sarà a Napoli, ospite della Federico II, per spiegare come trasformare l’emergenza in opportunità. Partendo, appunto, da tre principi: ricliclare i materiali, mettere in sicurezza le discariche, utilizzare al massimo le potenzialità dei rifiuti per produrre energia. In primo luogo il riciclaggio. «Nel secolo scorso la quantità di materiale che è stato possibile riciclare in tutti i settori (residenziale, commerciale, industriale, commerciale ed agricolo) è aumentato enormemente e non vi sono ancora segni che questa tendenza cambierà nel prossimo futuro». Ma le discariche sono ancora necessarie a fronte di un alto tasso di riciclaggio? «Il riciclaggio può deviare un’importante frazione del totale del flusso di rifiuti e risultare utile per beni di consumo. Tuttavia, a causa di motivi economici e energetici, il totale riciclaggio dei rifiuti non è fattibile. Così è necessario collocare grandi quantità di rifiuti in un luogo sicuro». In tutte le zone dove si ipotizza la collocazione di una discarica scoppiano proteste della popolazione. «Gli obiettivi della gestione dei rifiuti comprendono la protezione delle persone e dell’ambiente, la conservazione delle risorse come l’energia, i materiali e la terra. Fondamentale è la messa in sicurezza delle discariche per principio di precauzione. Dal momento che i rifiuti sono contemporaneamente vettori di pericolo e preziosi materiali, la gestione dei rifiuti gioca un ruolo fondamentale nella tutela dell’ambiente e la conservazione delle risorse». Ci sono sistemi per azzerare i rischi? «In economie in cui i servizi hanno un ruolo predominante, i rifiuti non pericolosi sono vettori di sostanze pericolose più ancora dei rifiuti pericolosi. Questo per il minor livello di precauzioni preso. Pertanto, se i rischi derivanti da sostanze pericolose devono essere ridotti al minimo, la sicurezza ambientale di gestione di rifiuti non pericolosi, in particolare di rifiuti solidi urbani, è di fondamentale importanza». Quindi? «Il trattamento termico è una strada praticabile per molti processi di rifiuti pericolosi e non. Ci sono diversi processi termici disponibili per il trattamento di materiali di scarto; ognuno ha i suoi vantaggi e svantaggi specifici». E il rischio di emissioni? «Studi sull’andamento dei moderni processi termici mostrano che le emissioni degli inceneritori possono essere molto inferiori a quelli più avanzati standard. Se l’attuale tecnologia di controllo sull’inquinamento atmosferico è applicata, i flussi di metalli pesanti e sostanze organiche da inceneritori sono insignificanti in confronto ad altre fonti di emissione». Una soluzione che esaurisce il problema? «Il problema successivo è che cosa fare con il risultato di incenerimento e di filtro dei residui. Risultati di analisi del flusso di materiale mettono in risalto il grande potenziale per il futuro riutilizzo. Da indagini a lungo termine sui diversi scenari sembra possibile che alcuni materiali, come i metalli volatili, possono essere riciclati in modo efficiente da processi termici. È necessario sviluppare nuove strategie di gestione dei rifiuti come il recupero di energia unito al recupero di materiali».
SALVO SAPIO da Il Mattino.

lunedì, gennaio 07, 2008

Bassolino risponde sulla questione rifiuti con un articolo sulla prima pagina di Repubblica.



In merito alla drammatica crisi di questi giorni, oggi La Repubblica ha pubblicato in prima pagina una lettera del Presidente Bassolino al direttore. Il governatore chiarisce le vicende di questi anni e le difficoltà incontrate sulla strada della modernizzazione del ciclo dei rifiuti.

di Antonio Bassolino

Caro direttore, è giusto e doveroso chiarire il quadro delle responsabilità della drammatica situazione campana. È vitale, infatti, per la nostra democrazia che vengano alla luce scelte errate, inadeguatezze, inefficienze e le collusioni tra politica, imprenditoria e criminalità organizzata.

Tale assoluta chiarezza è nell’interesse di tutti i cittadini e di tutti gli uomini impegnati nelle istituzioni. Voglio quindi dare il mio contributo a chiarire le vicende di questi anni. Nell’articolo di ieri, Eugenio Scalfari, scrive che in Campania “solo adesso, con dieci anni di ritardo, si è deciso di costruire un termovalorizzatore”. In realtà, il piano rifiuti per la nostra regione, definito alla fine degli anni ‘90 dall’allora presidente della Regione e commissario governativo Antonio Rastrelli con il ministro Ronchi, prevedeva un ciclo industriale di trattamento dei rifiuti con 7 impianti per il trattamento e la trasformazione in combustibile (Cdr) e due termovalorizzatori. La decisione di costruire i termovalorizzatori risale quindi a 9 anni fa. Quando diventai presidente e commissario a mia volta, nel 2000, la gara d’appalto per la gestione dei rifiuti era stata già definita e aggiudicata all’Impregilo, che, in base al contratto, aveva la facoltà di decidere la localizzazione degli impianti. Nei tre anni e mezzo in cui ho fatto il commissario (fino al febbraio 2004, ben quattro anni fa) ho firmato per l’avvio dei lavori e ho fatto tutto quanto potevo per dotare la mia regione di un moderno ciclo di trattamento dei rifiuti, dalla raccolta differenziata ai termovalorizzatori. In una corsa contro il tempo innescata dalla chiusura di tutte le discariche disposta dal prefetto e da una legge dello Stato.

Sono riuscito a far costruire, tra mille opposizioni e proteste, i 7 impianti per produrre il Cdr (Combustibile derivato dai rifiuti). Per aprire il cantiere di Acerra ho dovuto fare i conti con ostacoli di ogni tipo e violente contestazioni. C’erano comitati civici, ambientalisti fondamentalisti, vescovi che predicavano contro i rifiuti-demonio, disoccupati organizzati, esponenti del centrodestra e del centrosinistra che si mettevano a capo dei cortei a caccia di consenso. Mentre delinquenti comuni e manovalanza della camorra facevano la loro parte, provando in ogni modo a intimidire e tenere in scacco le istituzioni locali ogni volta che si faceva un passo avanti verso quella chiusura del ciclo che avrebbe fatto terra bruciata intorno al business delle ecomafie.

In questi anni, nella nostra regione, sull’opposizione ai termovalorizzatori e alle discariche, si sono costruite carriere politiche e fortune elettorali. Io sono stato sempre al mio posto. A favore della costruzione dei termovalorizzatori. Pronto al dialogo con i cittadini e alle giuste compensazioni per le comunità locali, ma indisponibile ai ricatti. Nei tre anni e mezzo in cui sono stato commissario non sono riuscito a costruire il termovalorizzatore.

Dopo di me non ci sono riusciti gli altri tre commissari del governo: il prefetto Catenacci, il capo della protezione civile Bertolaso, il prefetto Pansa. Tutti con poteri ben superiori ai miei. Da presidente della Regione - non più commissario - ho garantito a loro la massima collaborazione, sostenendone l’impegno con tutte le risorse e l’appoggio istituzionale possibile.

Come si vede non esito a riconoscere le mie responsabilità. Anche nel silenzio dei tanti che hanno ricoperto, prima e dopo di me, ruoli importanti in questa partita. La priorità oggi è dare soluzioni durature al problema. Se le mie dimissioni potessero servire a questo, non avrei la minima esitazione. Ma in questo momento sento il dovere di portare avanti con fermezza la battaglia di civiltà condivisa da tutti gli italiani onesti.

domenica, gennaio 06, 2008

Diocesi di Pozzuoli sulla discarica a Pianura: Definire delle linee-guida per la risoluzione definitiva del problema rifiuti, ascoltare gli abitanti.



Una nota del vescovo di Pozzuoli e dei responsabili dei vari settori pastorali diocesani, insieme al vicario della forania di Pianura.

Definire delle linee-guida per la risoluzione definitiva del problema rifiuti, ascoltare la voce degli abitanti.

Come Diocesi di Pozzuoli, non possiamo non intervenire dinanzi al problema dei rifiuti e della riapertura della discarica di Pianura, mossi dalla preoccupazione circa la tutela e il rispetto del territorio, nonché della salute delle persone.
Ci lasciamo illuminare a questo proposito da quanto già è emerso nel cammino che la nostra Chiesa ha vissuto nel Sinodo diocesano (cfr. Libro del Sinodo, nn. 52. 54):
- l’atteggiamento interiore fondamentale per poter rispondere alle “nuove sfide sociali” è il dialogo, anche quando esso è più difficile. Nel dialogo, inoltre, non è possibile scindere l’amore dalla verità che rende liberi gli uomini (cfr. Gv 8,32);
- circa il problema dei rifiuti, “questi ultimi vanno adeguatamente differenziati, smaltiti, trattati, ri-usati e riqualificati, secondo le innovazioni suggerite dalla scienza e dalla tecnica”;
- in questo contesto i fedeli sono invitati a “promuovere opportune azioni di vigilanza e di denuncia rispetto a situazioni di offesa perpetrate all’ambiente, alla costa, alla geologia del territorio”.
Alla luce di queste indicazioni sinodali, è indispensabile:
- definire al più presto delle linee-guida che puntino ad una risoluzione definitiva del problema dei rifiuti, che offende la dignità delle nostre popolazioni, che ferisce in maniera grave il nostro territorio, influenzandone in maniera negativa lo sviluppo socio-economico e le attività connesse (in primo luogo, quelle turistiche). Occorre uscire dall’emergenza e puntare alla riqualificazione del territorio non solo dei Campi Flegrei, ma di tutta la Campania. E’ intollerabile che a tutt’oggi non si riescano ad intravedere vie di uscita da una situazione che altre Regioni hanno già brillantemente risolto, magari con impianti – come per esempio quello di Mestre – che rendono possibile lo smaltimento dei rifiuti anche in assenza di una seria e adeguata raccolta differenziata. Ciò implica responsabilità istituzionali a tutti i livelli, non soltanto per quello che non si è riusciti a fare fino ad oggi, ma anche per l’incapacità di proporre in tempi brevi una soluzione seria e radicale al problema;
- che venga ascoltata la voce degli abitanti del territorio, cercando di rispondere alle richieste di sicurezza per la salute e di chiarezza circa la reale durata della riapertura, nonché di controllo circa quello che realmente verrà sversato nella discarica, in modo che sia impedita ogni possibile forma di infiltrazione da parte di organizzazioni malavitose e camorristiche; procedendo nel contempo all’elaborazione di un progetto complessivo di sviluppo per la zona.
Inoltre, non è possibile accettare il ricorso, da parte di nessuno, alla violenza o a provocazioni che facciano ulteriormente salire la tensione. È fondamentale da parte di tutti cercare il modo per avviare un reale dialogo tra cittadini e istituzioni.
Ci rendiamo conto che la situazione non è semplice. Cerchiamo tuttavia, in questo momento così drammatico per il nostro territorio, di far prevalere ancora una volta la voce della ragione e del dialogo, nella convinzione che solo in questo modo si possono individuare tutti insieme delle possibili soluzioni. Siamo consapevoli dei gravi rischi per la salute delle persone – in primo luogo delle fasce più deboli, dei bambini e degli anziani - a causa dei cumuli d’immondizia presenti per le strade e dei pericoli derivanti dalla loro combustione. Allo stesso tempo, non vogliamo far mancare il nostro sostegno a coloro che temono per la riapertura della discarica di Pianura: comprendiamo e condividiamo tutte le loro paure, e per questo chiediamo precise garanzie alle Autorità che hanno preso tal decisione.
Non possiamo però tacere che è urgente e necessaria un’opera di educazione della popolazione sul tema dei rifiuti, in modo da evitare comportamenti che aggravano la situazione (come incendiare o gettare i rifiuti per strada, non fare la raccolta differenziata, non avere stili di vita adeguati alla drammaticità della situazione).
Ci sembra giunto il momento di porre in essere da parte di tutti segni precisi di speranza che facciano guardare con fiducia al futuro, aprano nuove vie lì dove sembra che non ce ne siano, in modo che possa risultare vero anche per noi quanto il Natale ci ha donato in questi giorni: “Il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata” (Mt 4,16).

venerdì, gennaio 04, 2008

Sassi, petardi e estintori contro i carabinieri: quasi come al G8 di Genova. Pianura (Na) contro la discarica: è guerriglia



Fuoco e fiamme: un'immagine brutale che potrebbe confondersi con i roghi appiccati dai ribelli in Kenya in questi giorni. Invece è Pianura, quartiere periferico di Napoli, dove i cittadini hanno creato da giorni un presidio contro la riapertura della discarica in località Contrada Pisani (foto Ansa)

mercoledì, gennaio 02, 2008

De Luca: Napoli come Gerusalemme


Sul Corriere della Sera
Erri De Luca: «A Napoli avverto la stessa tensione del Medio Oriente»
Lo scrittore partenopeo sulle tragedie di Capodanno: «In città c'è un arsenale non censito. I nervi dei napoletani a fior di pelle»

«I nervi dei napoletani sono accordati sempre un'ottava sopra la media nazionale. C'è una tensione enorme. Ma chi non la vive questa città non può essere in grado di spiegarla attraverso i fatti di cronaca». Eppure lo scrittore partenopeo Erri De Luca viene interpellato dal Corriere della Sera proprio per «spiegare» agli italiani che non riescono a capacitarsi l'assurda violenza scatenatasi nella notte di San Silvestro su Napoli e Provincia: un morto e un bimbo ferito in condizioini disperate (ma nel casertano) per proiettili vaganti, e a «corredo» un'ottantina di ustionati da botti.
«Per istinto mi viene di difendere la città quando è attaccata. Ma non è facile»dice lo scrittore ad Alessandra Arachi. «A Napoli c'è una disponibilità di armi superiore alla media nazionale, non è mica una novità di questo Capodanno. Non è una cosa normale ma non possiamo accorgene soltanto ora. Non possiamo occuparci di Napoli solo sui picchi d'emergenza. Bisogna viverla per capirla davvero».
Poi scatta il paragone con una delle zone più «calde» del pianeta, il Medio Oriente. «I napoletani hanno un tale livello di vigilanza che a me è capitato di trovarne uno simile solo a Gerusalemme durante la seconda intifada». Ultimo passaggio, obbligato, sull'immondizia, definita da De Luca la proiezione in strada della beata nullafacenza di una classe politica «serenamente inefficiente». Serenamente perchè «i politici sono completamente inefficienti ma non se ne preoccupano, non si agitano».
Perciò parlare di «emergenza» per i rifiuti, secondo l'autore di Montedidio, sarebbe fuorviante. «Emergenza è un terremoto, un'epidemia. Quella sulla spazzatura è solo il risultato di inefficienza e incompetenza della classe politica». Infine, De Luca si aspetta che, appurato l'immobilismo di chi govera, una soluzione possa venire dagli stessi napoletani, «dal basso». «Ho fiducia - conclude - nella loro accelerazione nei loro scatti di rabbia e di orgoglio».
al. ch.

venerdì, novembre 23, 2007

Immondizia, la nuova droga per la camorra: 600 milioni all’anno

Dal 2002 in Campania 151 persone arrestate, 355 denunciate ed 88 aziende coinvolte
Immondizia, la nuova droga per la camorra: 600 milioni all’anno
Complicità dei colletti bianchi

Resi noti in una conferenza stampa i nomi delle quattro persone finite in carcere nell’ambito dell’operazione Matrix che ha bloccato un presunto traffico di rifiuti speciali tra la Calabria e la Campania. Si tratta di Antonio Coppola, 49 anni di Polla (Salerno), arrestato e associato al carcere di Sala Consilina; Gerardo Coppola, 41 anni di Polla, Attilio Argentano, 46 anni, e Salvatore Capasso, 38 anni, entrambi di Castrovillari, tutti e tre sottoposti agli arresti domiciliari.

Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, del reato di associazione a delinquere finalizzata al traffico di ingenti quantitativi di rifiuti speciali. Le indagini sono partite nell’agosto del 2005 ed hanno portato anche alla notifica di un provvedimento di obbligo di firma e di 9 avvisi di garanzia. Nell'ambito dell'operazione, inoltre, sono state denunciate 102 persone, compiute cinque perquisizioni domiciliari e sequestrati otto tir.

“L'operazione Matrix, iniziata nell'agosto del 2005, è partita – spiega il sostituto procuratore Baldo Pisani - dopo un controllo effettuato dai carabinieri di Laino Borgo su alcuni camion che trasportavano rifiuti. Da questo controllo è iniziata un'attività d'indagine particolare e approfondita. E' stato verificato come all'incirca 25mila tonnellate di rifiuti dal 2001 venissero illegalmente introdotte, in violazione dei diversi protocolli che ne vietavano l'ingresso in Campania”.

Sull’operazione è intervenuta anche Legambiente che in una nota ribadisce come la Campania rappresenta il “core business” del traffico illegale dei rifiuti. “Da anni la monnezza rappresenta la nuova droga. O per essere più esatti, il settore dove la criminalità ambientale con l'appoggio di colletti bianchi, riesce a realizzare profitti cospicui, secondi solo al mercato degli stupefacenti. Il profitto degli ecocriminali - dice Michele Buonomo, presidente Legambiente Campania - è di oltre seicento milioni di euro all'anno”.

Dal 2002 a oggi, ricorda Legambiente, in Campania sono già 151 le persone arrestate, 355 quelle denunciate con il coinvolgimento di 88 aziende. Ogni giorno il guadagno di un trafficante campano di rifiuti è pari a 25mila euro mentre il fatturato mensile di un imprenditore campano che ha smaltito rifiuti fuori Regione è pari circa un milione e mezzo di euro.