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domenica, luglio 10, 2011

Via agli sversamenti nelle discariche scatta la rappresaglia delle Province

Caldoro: "La crisi non si risolve con i no e con i veti". Domani presidio a Sant'Arcangelo Minacce di chiusura dei siti, primi ricorsi

di ROBERTO FUCCILLO da la Repubblica Napoli

SE voi colmerete le nostre discariche, noi chiuderemo i nostri Stir. Versione moderna dell'ammonimento di Pier Capponi, stavolta con i presidenti delle Province a insorgere contro l'ordinanza firmata venerdì sera dal presidente della Regione Stefano Caldoro: 700 tonnellate, che effettivamente nel corso della giornata sono state quasi tutte scaricate a San Tammaro, Savignano e Sant'Arcangelo Trimonte. Senonché le Province hanno cominciato a mettere in campo le ripicche.


In prima linea Benevento, che effettivamente ha la discarica parzialmente sotto sequestro. Il presidente Aniello Cimitile ha invitato tutti i sindaci del Sannio domani alle 10 davanti alla discarica, per una seduta straordinaria di Consiglio provinciale. La paura è che l'accresciuto afflusso di rifiuti partenopei esaurisca la discarica prima del tempo, danneggiando così l'intero Sannio. In quelle stesse ore verrà depositato il ricorso al Tar contro la decisione di Caldoro. Nel frattempo l'assessore Gianluca Aceto ha dato disposizioni alla Samte, la società provinciale, di non accettare rifiuti napoletani nello Stir di Casalduni. Anche Caserta ha chiuso il suo Stir di Santa Maria Capua Vetere. Impianti dove di solito arrivano carichi della penisola sorrentina e dalle isole. Avellino e Caserta preparano poi il ricorso al Tar. Con questi chiari di luna, la gestione dei flussi resta complessa, e la situazione delle giacenze a terra rimane precaria. Ieri mattina in città l'Asìa segnalava quasi 1700 tonnellate, con crisi più spiccate nelle aree che hanno accumulato più ritardi negli ultimi giorni, da Pianura a Fuorigrotta. Caldoro ha richiamato gli enti locali: "La Regione ha fatto tutta la sua parte. Ora le Province devono creare le condizioni per un regolare conferimento. E quella di Napoli, insieme ai Comuni, deve lavorare con il commissario Vardè per la immediata apertura di discariche. Con i no e con i veti l'emergenza non si risolve". Il Comune ha reagito. "Anche noi abbiamo fatto la nostra parte", ha detto il vicesindaco Tommaso Sodano, dichiarando poi di condividere l'appello di Caldoro. Il sindaco Luigi de Magistris ha ammesso che "bisogna stare con i piedi per terra perché la situazione è ancora abbastanza delicata", ha rivelato che "ci sono stati contatti telefonici con Caldoro, l'ho sollecitato all'ordinanza, ha tutto il nostro appoggio e il nostro sostegno", infine ha censurato le minacce di chiusura degli impianti per il fine settimana: "Una cosa grottesca, che non ci piace. Non è una questione economica, è un problema di burocrazia, se non vogliamo pensare ad altro. Mi auguro che domani si possa sversare". La chiusura eventuale delle discariche sarebbe comunque, come confermano in Regione, una violazione della ordinanza. Pare una guerra di trincea, un equilibrio precario, che deve durare fino a martedì sera. Così prescrive l'ordinanza regionale. Martedì infatti sono attesi i primi carichi per l'Emilia, 200 tonnellate al giorno, mentre per domani si attende il nullaosta anche della Toscana. Intanto Francesco Borrelli dei Verdi e Livio Falcone del Pd chiedono ai Comuni "di gettare acqua e disinfettanti sopra i cumuli per diminuire il cattivo odore ed evitare incendi". E il Partito del sud, formazione che ha appoggiato de Magistris, chiede che fino a martedì i cittadini trattengano almeno il secco in casa.

domenica, ottobre 24, 2010

I sindaci dei comuni vesuviani non firmano l'intesa e Bertolaso promette: non arretriamo di un passo


Guido Bertolaso va avanti nonostante i sindaci dei comuni vesuviani non abbiano firmato il piano per cercare una soluzione ai problemi legati alla discarica di Terzigno (guarda il video reportage) e l'allestimento di un secondo sversatoio nell'area. L'accordo andrà avanti in modo «unilaterale», ha detto il capo della Protezione civile in una conferenza stampa convocata dopo l'incontro con i sindaci dei comuni vesuviani. «Noi da questo documento non arretriamo di un passo - ha affermato Bertolaso - va altre quello che dovevamo fare, lo Stato anche in questo caso farà lo Stato. Una decisione non di fermezza ma che significa saggezza». A proposito dell'apertura della discarica di cava Vitiello, invece, «per ora è rimandata alle calende greche, per ora lì non si fa nulla: il nostro obiettivo è di non utilizzarla ma non per questo dobbiamo cancellarla».

L'esito dell'incontro tra Bertolaso e i sindaci sembrava già scontato dopo le proteste della nottata e della mattinata, arrivate dopo una settimana di scontri. Proprio a questo proposito i sindaci all'uscita del vertice hanno lanciato un appello ai propri concittadini. «Faccio appello ai cittadini perchè abbiamo fiducia nelle istituzioni. Noi continueremo a dare battaglia. Basta però con atti vandalici e violenze che non fanno bene a nessuno. Serve senso civile», ha spiegato il primo cittadino di Terzigno, Domenico Auricchio. Nel complesso, i sindaci del vesuviano, dopo che la Ue è intervenuta bacchettando l'Italia, chiedono maggiori garanzie su tutte le misure: non solo per la non apertura di cava Vitiello, ma anche per la sicurezza della discarica Sari di Terzigno.

Anche se non hanno firmato il documento stilato nella serata di sabato, hanno sottolineato come da parte del capo della Protezione civile Guido Bertolaso ci sia un atteggiamento di apertura per «rispettare gli impegni».«Dobbiamo dare garanzie ai nostri cittadini se cava Sari sia sicura o meno - ha detto il sindaco di Boscoreale, Gennaro Langella lasciando il palazzo della Prefettura di Napoli - c'è necessità di fare gli opportuni controlli e riscontri con tecnici di nostra fiducia e capire quale sia il reale stato della discarica».

L'intesa prevede la sospensione, per tre giorni, dei conferimenti nella cava Sari per consentire non solo la copertura del terreno, ma anche l'avvio dei prelievi tecnici necessari per gli accertamenti di natura sanitaria e ambientale disposti dalle istituzioni. Un tempo necessario per attendere, inoltre, attendere il responso delle analisi alla presenza di specialisti individuati dagli enti locali. Dopo questa temporanea sospensione, nella cava Sari potranno essere sversati unicamente i rifiuti della cosiddetta «zona rossa» ossia i comuni vesuviani. L'invaso, salvo particolari criticità, dovrà essere riempito fino ad esaurimento.

In mattinata i cittadini hanno chiesto ai rispettivi sindaci di non firmare il documento sulle misure da adottare stilato proprio da Bertolaso, dal presidente della Regione Campania, Stefano Caldoro, e dal prefetto di Napoli Andrea De Martino. Richiesta arrivata dopo aver manifestato, come accade ormai da giorni, anche sabato notte il dissenso. Secondo i manifestanti è, infatti, inaccettabile che si parli solo di accantonamento del progetto di apertura di un secondo sversatoio all'interno di Cava Vitiello, mentre sollecitano un provvedimento legislativo che cancelli del tutto questa ipotesi. Preoccupazioni vengono espresse anche in merito alla bonifica di Cava Sari, la discarica attualmente in esercizio dalla quale si sono levati miasmi che hanno scatenato la protesta degli ultimi giorni.


La protesta è arrivata anche in città a Napoli, dove manifestanti hanno attuato posti di blocco in alcune strade, riversando immondizia accumulata accanto agli
ormai pieni ed insufficienti cassonetti. In piazza Carlo III è stato anche incendiato un autocompattatore. AChiaiano la gente è preoccupata che, in seguito allo stop dello sversamento di rifiuti nel sito Sari, a Terzigno, i camion possano cambiare direzione e raggiungere la cava di Chiaiano, dove in passato si sono registrate analoghe violente rivolte. Un blocco stradale è stato attuato in via Sant'Anna dei Lombardi, nel centro della città, da un gruppo di residenti che hanno protestato per la presenza di cumuli di rifiuti non rimossi da diversi giorni, gettando in strada la spazzatura. Sul luogo sono intervenuti la polizia e i vigili urbani che hanno deviato il traffico. Il blocco è stato rimosso dopo alcune ore. Ancora, decine di persone hanno inscenato una manifestazione dinanzi all'ingresso della discarica di Chiaiano, rallentando l'accesso degli autocompattatori.

Intanto c'è anche chi cerca di agire sul fronte della prevenzione. Il sindaco di Portici, Vincenzo Cuomo, in un'ordinanza vieta dal 1° novembre 2010 a tutti gli esercenti di attività commerciali del territorio, sia a posto fisso che itinerante, di fornire sacchetti per la spesa non biodegradabili.

Va registrato anche un incidente mortale verificatosi a Giugliano. Un capoturno della società del Comune di Napoli deputata alla raccolta rifiuti è deceduto dopo essere stato investito da una pala meccanica mentre era in corso lo smaltimento nello stabilimento Stir del centro partenopeo.

mercoledì, luglio 29, 2009

Rifiuti: Bertolaso Vuole commissariare 11 Comuni in Campania

Rifiuti, la lista nera di Bertolaso
Vuole commissariare 11 Comuni

di Dario Del Porto e Roberto Fuccillo
Undici Comuni rischiano lo scioglimento perché ritenuti «gravemente inadempienti» nella raccolta e gestione dei rifiuti. La struttura guidata dal sottosegretario Guido Bertolaso è pronta a chiedere al ministero dell´Interno di procedere nei confronti di sette amministrazioni del Casertano e quattro della provincia di Napoli: Castel Volturno, San Marcellino, Aversa, Trentola Ducenta, Maddaloni, Casal di Principe, Casaluce, Giugliano, Afragola, Qualiano e Nola.

I nomi dovrebbero essere ufficializzati oggi. La scure, afferma Bertolaso, che ieri è stato sentito dalla commissione sul ciclo dei rifiuti, colpirà «Comuni che non raccolgono la spazzatura, non fanno la differenziata e dunque non fanno quel che dovrebbero così come previsto dalla legge». E gli altri 540 comuni della regione? «Sono meno birichini», replica il sottosegretario.
«Vogliono sciogliere il comune? - commenta il sindaco di Castel Volturno, Francesco Nuzzo - mi fanno solo un piacere, venissero loro a gestire una situazione difficile come la nostra. Si addebitano ai comuni responsabilità di altri. Affrontiamo emergenze che mortificano i lavoratori, abbiamo bisogno di supporti. Oltre ai cittadini, vivono sul nostro territorio 15 mila immigrati clandestini e 20 mila italiani che occupano case realizzate abusivamente e non sono censiti: certo non fanno la raccolta differenziata».

Si dice «basito» Giovanni Pianese, sindaco di Giugliano: «Il termine stabilito dalla legge è il 31 dicembre 2009. Come fa Bertolaso a trarre già le somme? Abbiamo ereditato un servizio in proroga, ma siamo riusciti a fare una nuova gara, a giorni apriremo le buste, poi finalmente partiremo col nuovo sistema che prevede anche il porta a porta. Sono ottimista sulla possibilità di raggiungere l´obiettivo a fine anno. E non dimentichiamo quel che ha sofferto questa terra. Al mio sollecito per la bonifica di Taverna del Re non ho ancora avuto risposte».


Anche Geremia Biancardi, neosindaco di Nola, fa notare che «i provvedimenti vanno per annualità. Con la precedente amministrazione, Nola aveva il 35,6 per cento di differenziata, largamente sopra gli obiettivi. E per il 2009 non abbiamo dubbi di centrare il 25. Stimo Bertolaso, vogliamo collaborare, ma evidentemente gli portano dati errati». Fra i possibili destinatari c´è anche un senatore del Pdl, Enzo Nespoli, sindaco di Afragola, ieri presente all´audizione: «Ho trovato una ditta che era stata selezionata dal commissariato. Non facevano nulla per rescindere il contratto, ho dovuto affrontare un contenzioso di nove mesi. Ora abbiamo fatto una nuova gara, ma aspettiamo il certificato antimafia per la ditta vincitrice. Cosa deve fare un povero sindaco, senatore o meno?»

giovedì, ottobre 02, 2008

L’Irpinia deve salvare il Formicoso. Il Formicoso può salvare l’Irpinia.

Oggi in in Irpinia c’è una grande piazza per chi vuole fare politica nel senso più alto della parola. Questa piazza si chiama Formicoso. Siamo riusciti ancora una volta a fare una manifestazione senza provocare incidenti.

C’erano molte irpinie sul Formicoso, c’erano quasi diecimila persone, ma ora dobbiamo estendere lo sforzo. Si può e si deve unire questa bellissima provincia, piena di tante risorse, umane e paesaggistiche. Oggi sul Formicoso abbiamo difeso la costituzione, abbiamo onorato Guido Dorso e Carlo Levi, Francesco De Sanctis e Rocco Scotellaro. Come comitato avremmo preferito la richiesta di immediata smilitarizzazione dell’area, ma, tenendo conto anche delle ragioni dei sindaci, abbiamo deciso di chiedere che il filo spintato venga tolto immediatamente dopo i carotaggi, quale che sia l’esito.

Chiediamo ai rappresentanti irpini in Parlamento di adoperarsi perché Bertolaso accolga questa richiesta. In caso contrario veramente vorrà dire che questo Governo pensa solo agli effetti televisivi delle sue scelte. E allora veramente i sindacati dovranno decidersi a indire uno sciopero generale, non solo per il Formicoso, ma tutti i piccoli paesi, sempre più abbandonati a se stessi. E allora veramente tutti gli Irpini dovranno partecipare a una lotta che non è per salvare solo un pezzo di terra, ma la dignità di tutta la provicnia.

L’Irpinia deve salvare il Formicoso. Il Formicoso può salvare l’Irpinia.


franco arminio

domenica, settembre 28, 2008

Un corteo di almeno seimila persone ha sfilato ieri tra Chiaiano e Marano contro la discarica.

Un corteo di almeno seimila persone ha sfilato ieri tra Chiaiano e Marano, ribadendo l’opposizione della popolazione locale e dei partecipanti provenienti da altre zone di Napoli, della Campania e d’Italia, alle soluzioni messe in atto dal governo per affrontare la cosiddetta emergenza rifiuti.Una giornata di mobilitazione che ha cercato di riaprire il dibattito sulle soluzioni alternative al poco avanguardistico sistema basato su discariche e inceneritori. Tra i partecipanti alla manifestazione anche il prof. Paul Connet, teorico della strategia “rifiuti zero”, che è intervenuto durante il corteo. La manifestazione ieri chiedeva che una delegazione di cinquanta persone – tra civili e rappresentanti delle istituzioni – potesse entrare nella cava di Chiaiano, da mesi presidiata dai militari, per poter verificare l’effettiva “bonifica” che starebbero approntando i tecnici del Commissario ai rifiuti Bertolaso. Ma dopo una trattativa durata poco più di mezz’ora, alla fine del percorso del corteo, la giornata si è chiusa ancora una volta con scontri tra polizia e manifestanti, e con la precisazione di Bertolaso che in quanto “area di interesse nazionale” la cava sarà eventualmente accessibile ai soli rappresentanti delle istituzioni. La manifestazione, scioltasi definitivamente soltanto verso le 22, ha stabilito di riprendere a riunirsi in forma di assemblea permanente in attesa di nuovi sviluppi.
La ricompattazione del movimento che si oppone al piano governativo per i rifiuti e all’apertura della discarica a Chiaiano è ripresa da giovedì 25 settembre, quando i parteciapanti ad una fiaccolata nei pressi della stazione di Chiaiano avevano bloccato cinque camion dell’ esercito scortati dalla polizia. I camion, contenenti brecciolino, erano stati in seguito deviati verso via Toscanella mentre il corteo aveva proseguito pacificamente verso Marano. Il 26 settembre invece i comitati di Chiaiano e Marano avevano organizzato una dimostrazione con 20 camion, per simulare il traffico che si creerà se, mantenendo le condizioni attuali, si dovesse avere un transito giornaliero di una cinquantina di camion di rifiuti diretti alla discarica. Come prevedibile, essendoci un'unica arteria viaria in cui si concentrerebbe sia la mobilità ordinaria del quartiere che il viavai degli autocompattatori, il traffico si è letteralmente paralizzato.
Per lo “Jatevenne Day” indetto per ieri 27 settembre, il corteo sarebbe dovuto partire alle quattro di pomeriggio. Ma oltre ai rallentamenti fisiologici, a ritardare la partenza ha contribuito anche l’intervento dei carabinieri, che verso le 14,00 ha fermato tre attivisti. Una vera e propria “operazione antiterrorismo”, in cui quattro volanti di carabinieri con pistole e mitragliette puntate hanno bloccato il camion degli attivisti del centro sociale Insurgencia che trasportavano protezioni di plexiglas e coreografie di gommapiuma destinate al corteo. I materiali sono stati classificati come "armi improprie", e i tre attivisti sono stati condotti nella Caserma Caracciolo in Corso Vittorio Emanuele, dove sono stati trattenuti per circa tre ore.
Partito definitivamente verso le 17.30, il corteo ha sfilato pacificamente per due ore verso Marano, con i suoi variegati partecipanti – oltre ai comitati dei cittadini residenti c’erano diversi gruppi di associazioni, comitati di categoria, centri sociali campani e non, tra cui anche una delegazione del movimento No Dal Molin, sorto contro la base Nato di Vicenza.
Tra gli ospiti d’onore del “Jatevenne Day” c’era anche il prof. Paul Connet, docente statunitense e teorico del sistema “rifiuti zero”, promotore di un modello di smaltimento totale dei rifiuti solidi urbani tramite raccolta differenziata e trattamento a freddo delle frazioni residuali, e per questo fermo oppositore del sistema di discariche e inceneritori, attualmente indicato dalla nostra classe politica come unica soluzione possibile. “In tutto il mondo stanno riuscendo a praticare una raccolta differenziata superiore al 70% del totale dei rifiuti, che permette un recupero dei materiali, il compostaggio dei materiali organici utilizzabile in agricoltura e la creazione di numerosi posti di lavoro. Perché non a Napoli?” si è chiesto il prof. Connet parlando al microfono davanti al corteo. “Ci sono tre ragioni per cui Napoli non è con il resto del mondo: Berlusconi, Bassolino, Bertolaso. Il problema non è la gente di Napoli, ma la sua leadership politica. Utilizzare la polizia e l’esercito contro la popolazione è un atteggiamento camorristico, dovrebbero al contrario collaborare con i residenti. Siamo pronti a parlare con i leader politici delle reali soluzioni”, ha concluso Connet.
Alla fine del suo percorso il corteo è arrivato infine a via Cupa del Cane, strada di accesso alla cava prescelta per la discarica tra Marano e Chiaiano. La Digos aveva autorizzato l’avanzamento del corteo solo fino al numero civico 85 della strada, poco prima cioè del presidio di carabinieri e polizia che da mesi controlla giorno e notte l’ingresso della cava. Nonostante fosse ormai quasi del tutto buio è iniziata la trattativa per l’accesso della delegazione di cinquanta persone, tra civili e rappresentanti istituzionali, all’interno della cava. Ma dopo una mezz’ora di parlamentazioni portate avanti con poca fiducia da entrambe le parti, è partita la prima carica della polizia per allontanare i manifestanti dall’ingresso della discarica, a cui alcuni attivisti hanno risposto con lancio di pietre e petardi. La seconda carica della polizia è stata più pesante e ha colpito indiscriminatamente diversi partecipanti alla manifestazione, mentre contemporaneamente i carabinieri hanno lanciato i lacrimogeni. Le fonti ufficiali parlano di quattro feriti tra le forze dell’ordine, colpiti dal lancio di pietre e di petardi. Tra i manifestanti si potevano contare ieri almeno una ventina di feriti e contusi, colpiti da manganellate alla testa o al torace. Le uniche armi in possesso dei comitati di Chiaiano e Marano che componevano le prime file della barricata erano caschi protettivi per la testa, mancandp le barriere di plexiglas sequestrate poche ore prima. Ma tra le file alle loro spalle non mancava chi invece si era armato di pietre.
Come e perché è fallita la trattativa? “Il sito non era adeguatamente illuminato”, spiegano dalla struttura del sottosegretario Bertolaso. “Non è mai stato negato a rappresentanti delle istituzioni l'accesso al sito dove sarà realizzata la discarica - dice Marcello Fiori, coordinatore della struttura - e dunque già lunedì mattina il sindaco e gli altri rappresentanti degli enti locali interessati potranno entrare nella cava, dove tra l'altro sono già stati. Chi non potrà entrare sono invece i cittadini - conclude - in quanto il sito di Chiaiano è dichiarato di interesse strategico nazionale” (ANSA). “Al termine del corteo, dopo un ulteriore trattativa andata male” - dichiarano in un comunicato stampa poche ore dopo i Comitati contro la discarica di CHiaiano e Marano e la Rete Campana Salute e Ambiente – “abbiamo fatto quello che avevamo pubblicamente annunciato. Siamo andati avanti verso la cava! Solo con i nostri corpi o strumenti esclusivamente difensivi dei colpi, come i caschi. Questo avevano deciso infatti i cittadini partecipanti del presidio”.
Il bilancio della giornata è positivo per quanto riguarda la riuscita mobilitazione e il ricompattamento delle diverse anime del movimento che contesta il piano rifiuti imposto dalla triade Berlusconi-Bassolino-Bertolaso. Ma per quanto riguarda la possibilità di portare avanti un vero dialogo e trattative concrete con questa classe dirigente il percorso non sarà facile. La partecipazione dei cittadini residenti è stata forse minore che prima dell’estate – lungo le strade non mancavano sguardi decisamente sfiduciati – ma per altri aspetti non è mancata la solidarietà – come quando le case intorno al presidio su richiesta del corteo hanno acceso le luci fuori ai balconi per contrastare il buio crescente, così come molti commercianti hanno raccolto l'apppello alla serrata delle saracinesche.
“Avevamo chiesto al termine della Manifestazione che una delegazione di almeno 50 cittadini entrasse nella cava”, spiegano i Comitati nel comunicato. “Un fatto simbolico ma fondamentale, per significare che quel territorio è di chi lo vive e non può essere espropriato dalla democrazia e militarizzato dagli eserciti. Avevamo anche chiesto che Bertolaso aprisse finalmente un confronto pubblico sulle alternative a megadiscariche e incenerimento, alternative che esistono ma vengono scartate per ragioni di business”.
“Abbiamo provato a mediare” - dice invece una nota il sindaco di Marano, Salvatore Perrotta – “per una soluzione che permettesse di concludere senza problemi una manifestazione che si era svolta in assoluta calma e tranquillità. Invece è mancato quel buon senso che sarebbe necessario sempre, ed è mancato sia da una parte che dall'altra. La cosa che rammarica è che siamo di fronte a una autentica occupazione militare del territorio, che peraltro impedisce a centinaia di cittadini di rientrare nelle proprie abitazioni. Ci piacerebbe vedere un simile dispiegamento di forze dell'ordine contro la camorra ed invece abbiamo rischiato noi stessi, io come sindaco e l'onorevole Barbato, parlamentare della Repubblica, di finire sotto le manganellate” (ANSA).

martedì, agosto 05, 2008

Call center immondizia: tante telefonate e tante piccole e grandi sorprese...

Lo dicevamo ieri che il call center dedicato a segnalare i rifiuti residui nell'area napoletana e campana sarebbe stato invaso dalle telefonate. E' stato così. Alcuni commentatori del blog anche sugli aggregatori chiedevano come mai dovessero essere i cittadini a segnalare dove si annida l'immondizia. In realtà dopo mesi di crisi è normale che ci siano scorie ed anche minidiscariche.
Non è proprio il concetto di nascondere la polvere sotto il tappeto ma non ci siamo lontani. Una collaborazione cittadini e istituzioni è indispensabile ora e soprattutto domani per far funzionare la raccolta differenziata che resta l'unica soluzione concreta alla crisi dei rifiuti. Nel frattempo leggiamo sul Mattino un pò di storie ascoltate al call center.
Nel frattempo l'immondizia percepita è diminuita e la collaborazione istituzionale (mancate firme al pulman PD) continua.....

da Il Mattino DANIELA DE CRESCENZO Alle 9,02 hanno già chiamato da Ponticelli, da via Delle Puglie, da Lusciano e da Quarto. Alle 13 le segnalazioni sono diventate 114. Alle 20, quando si conclude la prima giornata del call center «Napoli Pulita», le richieste d’aiuto sono 250, più che raddoppiate. Il telefono non ha mai smesso di squillare. Frigoriferi, televisori, materassi, bidet e lavandini: i napoletani sono stanchi di vederli in strada. Eppure, evidentemente, molti continuano a trattare la propria città come una discarica. «Scusi, ho già chiamato mezz’ora fa. Avevo dimenticato che in via Domenico Rea c’è anche un cane morto: posso segnalarlo a voi o devo rivolgermi alla Asl?»: Enrico chiama da Ponticelli e vorrebbe liberarsi finalmente di quella carcassa, ma non sa come fare. Anna, l’operatrice del call center, tranquilla risponde: «Non si preoccupi, inoltreremo noi la sua richiesta». Ha appena abbassato che il telefono torna a squillare. Questa volta segnalano la presenza di un motorino senza targa, senza ruote e coperto di rifiuti proprio al centro di via Toledo. Maria, invece, chiama da via Vecchia Capodimonte: «Qui l’aria è irrespirabile - protesta - in strada c’è spazzatura di ogni tipo: carta, plastica, mobili, sacchetti aperti. Io ho due bambini piccoli e deve restare tappata in casa». Da via Caravaggio chiama una donna anziana: «all’altezza del civico 73 c’è una rampa dove i commercianti continuano a depositare gli avanzi di cibo. E poi ci sono sanitari, mobili, materassi. Potete venire?». L’appello si ripete telefonata dopo telefonata. «Quando arrivate?». Come all’indomani del terremoto la gente ripete «fate presto». E i ragazzi del call center riempiono moduli su moduli. Il punto d’ascolto, voluto dalla struttura del sottosegretariato e si avvale della collaborazione del customer care delle Poste italiane. Il compito dei sedici dipendenti che dalle 9 alle 20 si alternano al telefono è quello di raccogliere le segnalazioni che vengono poi inoltrate alle strutture di Bertolaso. «Gli interventi vengono realizzati a seconda del materiale segnalato - spiega lo staff del sottosegretario - se ci sono rifiuti ingombranti passiamo la segnalazione alle imprese che per conto dei Comuni raccolgono i rifiuti (nel caso di Napoli l’Asia ndr), se, invece, ci sono rifiuti speciali o pericolosi, intervengono anche la Asl e l’Arpac e si provvede allo smaltimento attraverso ditte specializzate». Un meccanismo non semplice che per funzionare richiede tempo e denaro. «Ci hanno segnalato di tutto - racconta Antonio Piccinini, uno degli operatori - ci chiedono di far prelevare perfino divani, frigoriferi, lavatrici, televisori. Una donna, poi, mi ha chiesto di liberare la strada dagli scarafaggi, ma io le ho spiegato che questo è compito della Asl». Tutte le persone al lavoro sono dipendenti delle poste che si sono rese disponibili a collaborare all’iniziativa: «Ci fa piacere dare una mano», dice Anna De Franchis. «È giusto offrire questo servizio ai cittadini», sostiene Enza Corcione. Ma parlare a lungo è difficile, il telefono continua a squillare. Questa volta risponde Francesco De Vincentis: «A Fuorigrotta, all’esterno del mercatino in via Metastasio, ci sono decine e decine di cartoni abbandonati. E c’è perfino chi ha lasciato un box per bambini», spiega una donna. E un’altra rilancia: «Se arrivano a raccogliere il frigo sotto casa mia richiamo e le offro il caffè». Chiamano ancora dal Vomero, dal centro storico, dalla zona collinare. E poi dai comuni della provincia. E dal casertano. Da San Cipriano d’Aversa, la patria della rifiuti connection, segnalano plastica e vetro sui marciapiedi. Così, telefonata dopo telefonata, si disegna la mappa dei punti ancora critici. E dell’inciviltà di chi continua a scaricare perfino l’amianto all’angolo della strada.

lunedì, agosto 04, 2008

081-2444081 chiama al call center per segnalare rifiuti non rimossi in campania (invaso da telefonate)

Rifiuti Campania: apre call center
'Partecipa anche tu', si potra' segnalare immondizia in strada
(ANSA)- NAPOLI, 3 AGO -Sara' attivo da domani il call center per consentire ai cittadini di contribuire a tenere pulita la Campania e risponde al numero 081-2444081. Lo annuncia la struttura del sottosegretario per l'emergenza ai rifiuti Guido Bertolaso.L'iniziativa 'Partecipa anche tu' permettera' ai cittadini di contribuire a mantenere pulite le strade e si potra' segnalare la presenza di spazzatura in strada.Il servizio, realizzato in collaborazione con Poste, sara' attivo dal lunedi' al venerdi' dalle 9 alle 20.

venerdì, giugno 13, 2008

Chilometri di serre fra liquami e plastica Una coop inventa gli insetti mangia-insetti

DALL’INVIATO LORENZO CALÒ Parete. Se il mistero, con il suo carico di veleni e sospetti, si annida nelle viscere di questa terra, ciò che si vede in superficie è - se possibile - anche più sconcertante. Le guardi quelle serre distendersi per centinaia di metri, il loro ventre verde a nutrire quella che è conosciuta come fragola di Parete, coltura tipica del posto; le guardi mentre tentano di emergere a fatica dai liquami e dallo scempio che si espande tutt’intorno: carcasse di frigoriferi, copertoni di gomma, materiale di risulta, plastica. Perché qui, tra Parete, Giugliano, Villa Literno e Ischitella, ci sarà pure il confine fra due province martoriate dall’immondizia certificata e dallo smaltimento illegale, ma il senso di abbandono e di disgusto non si ferma certo davanti a un limite geografico. Le chiamano le contrade: Masseria del Pozzo, Schiavi, Tre Ponti, San Severino. Una distesa pressoché sterminata di alberi di albicocche e pesche, coltivazioni di fragole, lattuga e ortaggi. Qui - raccontano le inchieste della magistratura e le ammissioni dei pentiti - la camorra ha sversato per anni rifiuti di ogni tipo realizzando profitti (per quell’epoca) a nove zeri nel silenzio più totale, nell’omertà più cupa. Qui - ricordano oggi alcuni contadini - per lunghi mesi gli stessi coltivatori che tenevano i fondi in fitto, di notte aprivano i solchi per far ingoiare a questa terra tonnellate di scorie e liquami e di giorno innaffiavano le piante di fragole. Eppure di camorra, rifiuti tossici e tir con targhe del Nord o addirittura provenienti della Germania giunti in questa landa di nessuno per vomitare scarti di ogni tipo, la gente non vuol sentir parlare. «Frutti avvelenati? - commenta Gaetano Cimento, commerciante ortofrutticolo - Tutte falsità per ammazzare quel poco di economia che ancora resiste in questa zona. Vogliono imporci i prodotti di altre regioni, basta farsi un giro al mercato dove gli operatori sono pochi e gli affari vanno sempre peggio». Il mercato è quello ortofrutticolo di Giugliano, in linea d’aria vicinissimo a questo polmone nero. Certo, la storia martoriata di questo territorio parla anche di sversatoi autorizzati e di proteste popolari contro chi in quest’area di confine, ha scaricato ogni giorno non meno di 2500 tonnellate di spazzatura. L’ultimo dei tumulti nel 2001 quando il commissariato di governo non mantenne gli impegni presi con le popolazioni locali e di proroga in proroga si allontanò il miraggio di una (anche parziale) bonifica: Masseria del pozzo restò di competenza del bacino Napoli 1 perché strategicamente posizionata rispetto a funzioni di supporto per il Cdr e per quel termovalorizzatore che già allora si ipotizzava di insediare fra Casal di Principe e Santa Maria la Fossa. E qui la cronaca sofferta di ieri si intreccia con quella incompiuta di oggi: l’inceneritore non c’è ancora (forse ci sarà nel 2012) e ai comuni del circondario è arrivato un ristoro di soli 5 miliardi di vecchie lire. Vai in giro e la gente del posto ti parla di laghetti di percolato, di miasmi insopportabili che si levano in alcune ore del giorno (specie d’estate e quando c’è vento), di insetti fastidiosissimi per gli umani e per i vegetali. Tanto asfissianti che una nota cooperativa agricola della zona attiva da oltre 45 anni, ha pensato di neutralizzarli affidandosi ad altri insetti, se non altro per tutelare i prodotti - sottoposti a vari standard di controllo - spediti in tutta Italia e in vari paesi europei. Questa stessa azienda ha subito un attentato doloso nel luglio del 2006: un incendio provocò danni ingenti al comparto produttivo. Dallo scorso anno è stato varato un progetto di implementazione per 1,2 milioni di euro in parte finanziati con risorse regionali: gli associati sono circa duecento e i frutti della terra sono ancora una speranza. Quella che sembrano aver perso sindaci e amministratori locali: del buco nero di Parete si parla sin dal 2003 nelle relazioni della commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Decine di pagine di audizioni e dossier sui sopralluoghi. I processi - quei pochi istruiti - si sono conclusi con un’assoluzione pressoché generalizzata in appello. Per la giustizia non ci sono colpevoli ma le fragole di Parete hanno perso l’innocenza.

domenica, giugno 01, 2008

Riflessioni ragionate sul sito prescelto per la discarica di Chiaiano

Riflessioni del geologo prof. Cravero, socio ZENITH ( dal sito dell'Associazione)

La cronaca recente c’informa che l’avvio alla risoluzione del problema dei rifiuti nella nostra Città passa per Chiaiano. La vivace resistenza opposta dai cittadini interessati è vicenda purtroppo già vissuta in altre occasioni: Pianura, Serre, Ariano Irpino, S.Arcangelo Trimonte ecc..
E’ cronaca dolorosa stando ai resoconti che i mezzi d’informazione ci comunicano, a volte anche drammatica. Fatti che impongono una riflessione; ci poniamo, di conseguenza, interrogativi che inevitabilmente investono la nostra responsabilità civica e morale.
L’interrogativo primario che ci si pone è quello di sapere, al di là di ogni speculazione strumentale, se la cava Lallero di Chiaiano, individuata dal Commissariato di Governo per l’Emergenza Rifiuti nella Regione Campania sia effettivamente in grado di ricevere rifiuti solidi urbani.
Analizziamo i requisiti di carattere tecnico che possono indirizzare o sconsigliare la scelta di un sito individuato per lo stoccaggio di rifiuti solidi urbani. Per comodità di comprensione li differenzieremo in valutazioni di carattere socio-sanitario e valutazioni di carattere socio-economico. Queste ultime sono prevalentemente di competenza politica e pertanto non ne
discuteremo in questo ambito.
Le valutazioni di carattere socio-sanitario investono la caratterizzazione ambientale di un sito RSU e del suo contesto fisiografico prendendo in considerazione le sue componenti caratterizzanti: il suolo, il sottosuolo e il soprassuolo.
La competenza su quest’ultimo (soprassuolo) è molteplice e interessa il sistema vegetale, quello animale e, nel caso di siti RSU, ancora più importante, il segmento atmosferico. La competenza su suolo e sottosuolo è anch’essa molteplice ma interessa prevalentemente il segmento geologico.
Nel complesso, al fine di individuare l’idoneità di un sito a stoccare rifiuti solidi urbani devono essere prese in considerazione le possibili ‘negatività’ ambientali che, in via breve e considerando le esposizioni al rischio più sensibili, possono essere sintetizzate in: inquinamento delle falde idriche siano esse superficiali, intermedie o di fondo; veicolazione per via atmosferica di impurità e sospensioni, miasmi, agenti patogeni.
L’inquinamento atmosferico è regolamentato dal regime dei venti dominanti, dalle temperature, dagli eventi di pioggia attraverso il dilavamento dell’aria, dalla natura delle sospensioni solide e delle diluizioni miasmatiche che si espandono a breve distanza dal sito di stoccaggio se agglomerate e addensate, mentre si elevano in altezza distribuendosi su aree più vaste se particolarmente sottili e leggere.
Forse è opportuno che questa problematica meteofisica venga presa nella dovuta considerazione perchè gli effetti sono più facilmente percepibili e di conseguenza preoccupano maggiormente anche in relazione alle inevitabili ricadute di carattere socio-economico.
L’inquinamento idrico, più subdolo perchè difficilmente percepibile, può produrre riflessi anche più seri e duraturi nel tempo. La veicolazione dell’inquinamento idrico avviene attraverso il dilavamento e deflusso superficiale e, in maniera anche più efficace, attraverso l’infiltrazione delle acque impure nel sottosuolo.
La capacità di filtrazione (permeabilità) dell’acqua nel sottosuolo si esalta in presenza di fratture del corpo roccioso aumentando la velocità di recapito dell’acqua verso le falde idriche sotterranee. Queste a loro volta, se inquinate, veicolano nel sottosuolo i potenziali agenti nocivi attraverso la trasmissività propria della circolazione sotterranea.
Consideriamo adesso lo stato di fatto della Cava Lallero di Chiaiano oggetto dell’esproprio.
Il bacino di cava realizzato per l’estrazione della pietra tufacea, si presenta come taglio a mezza costa con tre fronti di attacco di altezza maggiore ( 75, 50, 40 metri) e uno, verso valle di altezza minore (20 metri). La superficie del piazzale di cava misura circa 13.000 mq.
Le pareti si presentano irregolari per le discontinuità diffuse lasciate dall’attività di coltivazione effettuata con la tecnica del taglio a disco. Sono visibili lungo le pareti di attacco fratture tipiche della roccia tufacea (scarpine) che diventano più aperte e beanti verso l’alto.
Lo stato di fatto delle pareti di cava rendono improbabile un ricorso all’impermeabilizzazione attraverso lo stendimento di guaine specifiche a causa della scarsa aderenza che ne deriverebbe, rendendo di fatto inutilizzabile l’uso.
Certamente più efficace il ricorso a un’impermeabilizzazione a tampone effettuata con argille adeguatamente tissotropiche previa preparazione delle pareti e del fondo.
Questa tecnica applicativa induce a qualche riflessione: si rende necessario il ricorso all’estrazione di argille idonee nei luoghi dove questa affiora con conseguente appesantimento dell’impatto ambientale, oppure il ricorso a materiali d’industria trattati. E’ un problema di costi e benefici che va valutato.
Un’ altra considerazione da fare è sui tempi di approntamento e messa in sicurezza della cava che certamente prevedono interventi più lunghi con questa tecnica di adeguamento.
Sotto il profilo della sicurezza, l’impermeabilizzazione della cava a regola d’arte dovrebbe scongiurare il pericolo di dispersione di percolato e deflussi inquinanti nel sottosuolo anche in considerazione della sua struttura e natura, costituita da tufo addensato per una profondità che si stima intorno ai 20-30 metri.
La falda idrica è attestata a circa 180 metri di profondità ed è poco probabile che un qualsiasi inquinante possa superare un diaframma naturale così potente anche in considerazione della particolare natura della roccia tufacea che è in grado di trattenere sospensioni e soluzioni dense per la presenza di abbondante cinerite in parte argillificata. Le fratture che tendono a veicolare più velocemente le infiltrazioni idriche tendono a chiudersi in profondità in ragione degli incrementi delle pressioni litostatiche.
L’attenzione va rivolta piuttosto verso un altro aspetto.
E’ presente nel piazzale della cava Lallero un pozzo assorbente per lo smaltimento delle acque di pioggia e di ruscellamento che allontana quasi certamente anche le acque reflue delle attività svolte all’interno (poligono di tiro con relativi servizi alla persona).
Questo pozzo, a detta del conduttore, è profondo 60-70 metri. Se ciò risponde a verità, questa struttura rappresenta un punto di debolezza perchè abbassa la soglia di sicurezza naturale costituita dal tufo addensato e raggiunge le sottostanti piroclastiti più sciolte e più filtrabili. Rimarrebbe ancora un filtro naturale di un centinaio di metri prima di pervenire alla falda idrica di fondo che alimenta la fascia costiera del napoletano, che potrebbe essere sufficiente
anche per la presenza nella successione piroclastica verso il basso di paleosuoli argillificati ma, per raggiungere la condizione di piena sicurezza è necessario provvedere al suo riempimento previa impermeabilizzazione a regola d’arte.
Altra considerazione da fare, infine, riguarda il bacino d’invaso della cava Lallero.
Notizie diffuse dalla stampa riportano che vi andrebbero stoccate circa 700.000 tonnellate di rifiuti tal quale. Questa previsione alla luce dei fatti risulta alquanto improbabile.
Come detto, la cava è realizzata a mezza costa e non a pozzo, pertanto il calcolo della volumetria utilizzabile resta necessariamente legato alla consistenza della parete più bassa, quella lato valle, a Nord, che misura appena 20 metri in altezza.
Tenendo presente questo dato, l’invaso utilizzabile viene calcolato in 250.000/260.000 metri cubi che possono ospitare rifiuti pari a 120.000/130.000 tonnellate, determinando un tempo di utilizzo del sito non superiore ai 120 giorni qualora vi si recapitasse tutta la produzione giornaliera del napoletano.
Questo calcolo vale nell’ipotesi di utilizzo nella previsione di massima sicurezza.
Qualora come scelta tecnica o di necessità si volesse optare per una tipologia di sistemazione a pendio terrazzato utilizzando l’appoggio delle pareti più elevate si potrebbero raggiungere cubature utili di 350.000/400.000 metri cubi con stoccaggio di rifiuti non superiore a 180.000/200.000 tonnellate. Ben lontani dunque dalle 700.000 tonnellate previste. Le considerazioni che ne discendono sono essenzialmente di carattere politico.
Naturalmente questa seconda ipotesi di utilizzo prevede rischi di dispersione di inquinanti in superficie a causa della più impegnativa ‘sigillatura’ della discarica a fine esercizio e maggiore esposizione alla naturale evoluzione geomorfica.
Sintetizzando le riflessioni su esposte, qualora la cava Lallero di Chiaiano venisse ritenuta idonea a ospitare rifiuti solidi tal quali, sarebbe opportuno prendere in considerazione alcuni accorgimenti:
• il bacino di cava va tamponato e impermeabilizzato con argille o materiale equivalente di adeguata capacità tissotropica;
• va chiuso e impermeabilizzato il pozzo di smaltimento delle acque presente nel piazzale di cava,
• va regolamentato efficacemente il deflusso superficiale delle acque dilavanti e ruscellanti, soprattutto quelle della Cupa del Cane che recapitano acqua direttamente nel bacino di cava attraverso fenditure e condotti aperti;
• si sconsiglia il ricorso a un modello di sistemazione a pendio terrazzato per ricavarne maggiore cubatura utile;
• è opportuno che venga avviato uno studio accurato sulla dispersione di inquinanti per via aerea anche al fine di valutare nella dovuta misura i parametri per eventuali indennizzi, compensazioni e perequazioni ai soggetti interessati.
Prof. Geol. Ernesto Cravero
Napoli, 28 maggio 2008

domenica, maggio 25, 2008

Chi è la gente di Chiaiano



  • dal blog di Gennaro Carotenuto

  • Chissà il resto d’Italia come se l’immagina uno che abita in Via Cupa del Cane, a Chiaiano, a pochi metri dalla discarica l’apertura della quale deve già salvare il governo Berlusconi. Questo si è infilato in un vicolo cieco per il quale o passa sopra i manifestanti, a qualunque prezzo, o ha già perso una fetta importante di credibilità.

    L’immaginario collettivo, orientato dai media, dipinge gli abitanti di Chiaiano e dell’hinterland napoletano come se fossero tutti dei trogloditi semianalfabeti che vivono di espedienti, spaccio, commercio illegale, ovviamente sempre e tutti manovrati dalla camorra.

    Questa suburra incivile non ha diritto di protestare, ristabilire la civiltà è indispensabile, a volte il manganello è necessario dicono a destra e pure le tre scimmiette a sinistra che non vedono, non sentono e non parlano.

    Come si è arrivati a questo punto non importa, e i rifiuti da qualche parte bisogna metterli, meglio che tocchi a loro, branco di trogloditi. Non importa che la Campania, con la complicità dei politici e degli industriali del Veneto, della Lombardia, dell’Emilia Romagna (buoni quelli…) sia da trent’anni lo sversatoio dei rifiuti d’Italia. Non importa che i politici e gli imprenditori veneti facciano affari con la camorra. Basta che a pagare non siano i cittadini veneti ma quelli campani.

    Non importa che la provincia di Napoli sia la penultima per dimensione d’Italia (un fazzoletto) e la terza per popolazione e quindi materialmente un posto dove mettere i rifiuti non c’è. Napoli deve fare la propria parte, le intimano. Ricordano del nimby (non nel mio giardino) per irridere alle ragioni di questa gente, e li descrivono come ignoranti ed egoisti che vogliono fermare la civiltà.

    Casualmente conosco una giovane coppia che abita nell’epicentro di una discarica. Entrambi impiegati (anche laureati se per qualcuno fosse importante), hanno due bambini piccoli. Hanno comprato un appartamento modesto contando sul fatto che il piano regolatore prevedeva (carta canta) che affacciasse su di un parco. Tra una permuta e il mutuo da 200.000 euro dovranno pagare per trent’anni lavorando duramente.

    I bambini dovevano giocare nel parco, ma da un giorno all’altro qualcuno ha deciso per loro che dovranno giocare in una discarica, E ha deciso per loro che centinaia di camion dovranno passare sotto la loro cameretta 365 giorni all’anno. La casa vale oggi un quarto di quello che valeva cinque anni fa (perchè anche a Chiaiano, o a Pianura un appartamento di 80 metri vale 400.000 Euro e non è colpa della camorra ma di questo modello di sviluppo) e loro non la possono né vendere, né lasciare il lavoro. Con la discarica perdono materialmente tutto, sono costretti a restare lì.

    Mala suerte, a chi tocca tocca, come uno scippo, o un terremoto o un tumore che prende a te e non a lui, e non sai perchè. Meglio a loro comunque, trogloditi nullafacenti. Come loro in piazza scendono migliaia di famiglie normali e vecchi contadini che salvaguardano il piccolo orto di una vita ormai lambito dalla metropoli in una terra modellata dal millenario lavoro contadino.

    Sono famiglie piccolo borghesi come ve ne sono in tutta Italia, che vogliono solo vivere in pace, e che non sono né manovrate dalla camorra, né dai verdi. Sono famiglie che stanno lottando per la loro vita. Tutti sanno che hanno già perso perchè il governo non può perdere e perchè non c’è opposizione. Ma loro non possono arrendersi e non si arrenderanno. E questa storia finirà molto male.

    giovedì, maggio 22, 2008

    Rifiuti, Orlando (Acli): "Napoli ha bisogno di un'anima"

    "E' giusto e lodevole che le Istituzioni trovino un accordo per trovare delle possibili soluzioni tecniche all'emergenza Napoli, ma alla politica e al Governo Berlusconi, dobbiamo ribadire che questa città ha soprattutto bisogno di non perdere la propria anima." Lo afferma Pasquale Orlando, presidente delle Acli di Napoli e componente della direzione nazionale dell'associazione dei lavoratori cristiani.
    "Al di là delle scelte d'immagine, con le decisioni calate dall'alto non si va lontano, diciamocelo chiaro – continua Orlando – I problemi di Napoli troveranno soluzioni solo se saranno condivise dalla gente e se si riuscirà a mantenere forte la coesione sociale, che va via via sgretolandosi, come dimostrano sia le recenti proteste per evitare l'apertura delle discariche, sia la vergognosa gazzarra contro i nomadi di stanza nel campo rom di Ponticelli. Questa città deve ripartire dalle forze più sane, quelle della società civile, piuttosto che dai tecnici supergalattici o dai professoroni tuttologi. Il sociale organizzato, anche stavolta, è pronto a fare la sua parte, ma chiede di essere coinvolto nelle strategie per la rinascita di Napoli. Il mondo dell' associazionismo, del volontariato, della cooperazione sociale non può essere lasciato ai margini. Alle Istituzioni diciamo a voce alta che siamo pronti a collaborare, mettendo a disposizione dei napoletani i nostri carismi e la nostra esperienza."

    lunedì, maggio 19, 2008

    Rifiuti Napoli: L'incognita di Chiaiano Così si è arrivati al caos

    Scritto da Marco Imarisio da il Corriere della Sera, 19-05-2008 07:14

    Ci vediamo al bosco delle Cinque Cercole, dicono. La strada è stretta, tortuosa, piena di rovi e alberi che non fanno filtrare la luce del sole. Ai lati del sentiero, mischiati ai cespugli ci sono cumuli di rifiuti, ma non si tratta di normale spazzatura urbana. C'è di tutto, su questa collina. Pezzi di Eternit abbandonato e calpestato, vecchi bidoni di nafta, intonaci e interi muri in cemento armato, qualcuno ha demolito una casa e ha buttato i resti in mezzo alla selva. Dopo un chilometro si arriva alla cava di tufo, il «grande buco» che dovrebbe ingoiare 700.000 tonnellate di immondizia.
    «Sarà qui che combatteremo». Su questa collina piena di voragini scavate dall'uomo. I ragazzi di Chiaiano danno per scontata la battaglia, non hanno dubbi. Nascondono mazze tra i rovi, ostruiscono i sentieri sterrati con ostacoli di fortuna, carcasse di motorini, reti metalliche. Sono giovanissimi, il capetto che fa da guida si chiama Manuel, capelli tinti di biondo, sguardo spavaldo come può averlo un quindicenne. «Questa è la nuova Pianura» ripetono gonfiando il petto.
    Alla fine ci si ritrova sempre allo stesso punto, a chiedersi come sia stato possibile infilarsi in questa situazione. A Napoli tutto ritorna, anche i disastri. Vittoria e sconfitta sono racchiuse in un fazzoletto di venti giorni appena. Il 30 aprile, la Campania era pulita. Per terra erano rimaste soltanto 10.000 tonnellate di rifiuti. Nel momento peggiore della crisi di gennaio, la montagna era arrivata a pesare 250mila tonnellate. Ma l'ingranaggio era già in moto. La gente protesta, occupa i luoghi destinati ad accogliere la monnezza, i politici si schiarano con gli abitanti, i magistrati si allertano, motu proprio o su esposto dei sindaci, e la tortura della goccia cinese va a cominciare. Il sito di Ferrandelle viene chiuso il 29 aprile dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, che cita una relazione dei carabinieri del Noe nella quale vengono segnalate perdite di percolato dalle vasche. «Gravi e urgenti motivi sanitari», scrive il magistrato. La relazione dei carabinieri però risale al 3 aprile, quasi un mese prima, i tecnici del Commissariato sono già intervenuti, l'urgenza non c'è più. Nelle vasche è stato trovato il pneumatico di un'auto, categoria «rifiuti speciali ». La Procura impone di spargere i rifiuti sulla piazzola, verificarne il contenuto, raccoglierli di nuovo e poi sversarli. Con questo sistema, per una settimana Ferrandelle passa da 2.200 a 400 tonnellate al giorno. In contemporanea, si muove anche la Procura di Avellino, che sequestra il sito di stoccaggio in località Pianodardine, giudicato non a norma in quanto i teli di alcune ecoballe risultano strappati. Il pm avanza il sospetto che siano state depositate anche ecoballe diverse da quelle prodotte dal cdr di Pianodardine. In realtà, tutti i cdr campani lavorano allo stesso modo, il codice di riconoscimento delle ecoballe è uguale per ognuna di esse. Intanto il pm ha assegnato ad un ingegnere una perizia per verificare lo stato dell'intera struttura. Il sito è stato dissequestrato soltanto ieri. Anche ad Eboli le proteste della cittadinanza sono state forti, con la statua di San Vito portata in processione contro l'arrivo dei rifiuti. Il sito di stoccaggio in località Coda di Volpe viene sequestrato il 26 aprile, per un vizio di forma dell'ordinanza, firmata da De Gennaro, che autorizza i lavori di preparazione dell'area. Secondo il magistrato, nell'esercitare i poteri che gli sono stati conferiti dal governo Prodi, il Commissario non ha specificato a quali norme ambientali intende derogare. L'area è stata restituita il 16 maggio, quando ormai il nuovo disastro si era compiuto.
    Come in un film già visto, l'ultima frontiera del piano De Gennaro — e il banco di prova del nuovo governo — rimane Chiaiano, dove i ragazzi sognano e si preparano a una nuova Pianura. Gli scontri dello scorso gennaio hanno ormai assunto contorni epici, sono vissuti come la vittoria dei deboli e degli indifesi sullo Stato prevaricatore. La protesta contro la discarica ha miscelato anime diverse, mischiando i politici del circondario, gli abitanti, i disoccupati di Scampia, quasi tutti ex detenuti che hanno beneficiato dell'indulto. E poi centri sociali, gli ultrà del Napoli. Materiale delicato, maneggiare con cura. «Se devo scegliere tra la discarica e i palazzinari abusivi, preferisco i secondi». Salvatore Perrotta, il sindaco di Marano è un uomo senza dubbi. «Qui il senso civico non esiste, come non esisteva a Pianura. Inutile che facciano appelli a qualcosa che non c'è. Dicano soltanto se hanno intenzione di farsi avanti. Noi stiamo aspettando». Ivo Poggiani, consigliere municipale e leader del centro sociale Insurgentia, si fa riprendere dalle telecamere di Canale 34 mentre spacca l'asfalto dell'unica strada che porta alle cave di Chiaiano. Con i suoi compagni, apre voragini profonde un paio di metri. «Per la lotta questo e altro». Rivolto ai cameramen: «Avete ripreso bene? Dobbiamo rifarla?» Napoli, biùtiful cauntri.

    mercoledì, aprile 30, 2008

    Non c'è pace tra i rifiuti: indagato il Generale Giannini collaboratore di Gianni De Gennaro

    Stop & go in Campania. Emergenza lunga.

    L'accusa è di smaltimento irregolare

    Il generale Franco Giannini, collaboratore di Gianni De Gennaro al commissariato per l'emergenza rifiuti, è indagato per l'ipotesi di reato di smaltimento illecito nell'ambito dell'inchiesta della procura di Avellino che ha portato al sequestro nell'Avellinese dell'area destinata ad ospitare il sito di stoccaggio. Indagato anche Raffaele Spagnuolo, presidente del consorzio Cosmari, per omissione delle misure antincendio.

    L'inchiesta che ha portato al coinvolgimento del gen. Giannini è scaturita da denunce presentate da alcuni sindaci di comuni irpini e da associazioni ambientaliste. Nelle denunce si faceva riferimento al fatto che il sito di stoccaggio a Piano d'Ardine, di proprieta' dell'Asi, dove è previsto il conferimento di circa 30mila ecoballe, avrebbe determinato serie conseguenze sul piano ambientale.

    Il gen. Giannini sarebbe indagato in quanto, in qualità di sub-commisarrio, ha firmato il provvedimento di esproprio dell'area. A conclusione delle prime indagini avviate da pochi giorni la procura di Avellino ha emesso un decreto di sequestro preventivo di urgenza. Proprio martedì mattina il commissario straordinario Gianni De Gennaro aveva incontrato il presidente della provincia di Avellino e il sindaco di Savignano che peroravano un piano alternativo, mentre le organizzazioni ambientaliste stanno organizzando per il primo maggio una manifestazione di protesta.

    venerdì, aprile 11, 2008

    Discariche: "La condanna Ue non è contro la Campania, ma riguarda il governo Berlusconi"

    una volta tanto.......

    di Conchita Sannino Repubblica Napoli


    Pia Bucella, alto funzionario alla guida della Direzione generale Ambiente e dirigente della comunicazione e degli affari giuridici della Commissione europea, chiarisce il significato della decisione di Bruxelles: "Un atto d'accusa contro tutte le discariche italiane sorte dal 2001 in poi"
    Un atto d'accusa contro tutte le discariche italiane sorte dal 2001 in poi. È la condanna emessa dalla Corte di Giustizia europea sul caso rifiuti contro Roma. Un dispositivo che non riguarda assolutamente il contenzioso in corso sul disastro Campania, né la gestione della crisi del supercommissario Gianni De Gennaro o dei suoi predecessori.


    Lo chiarisce a Repubblica, da Bruxelles, Pia Bucella, l'alto funzionario che guida la Direzione generale Ambiente ed è dirigente della comunicazione e degli affari giuridici della Commissione europea. "La vicenda Campania non interferisce con questa sentenza. Il pronunciamento della Commissione europea deriva invece da un contenzioso avviato dalla commissione europea nel 2003 - spiega la dottoressa Bucella - E punta il dito sul modo di intendere e di gestire le discariche in Italia".

    In sintesi, il verdetto della Corte di giustizia riguarda il procedimento aperto da Bruxelles nel 2003 contro l'allora governo Berlusconi, messo sotto accusa per non avere ottemperato al dispositivo che già nel 1999 dettava condizioni e regole rigidissime in materia di autorizzazione, allestimento e gestione delle discariche che insistono in tutto il territorio italiano. Il verdetto, per ora, non impone multe. Ma autorizza la commissione europea, che rappresentava la pubblica accusa in tale procedimento, ad esigere che l'Italia applichi rigorosamente il diritto comunitario. Se da Palazzo Chigi si continuasse a non assolvere a tale obbligo, fanno notare fonti della commissione, allora si potrebbe arrivare ad un secondo pronunciamento di condanna da parte dei giudici. In tal caso, il dispositivo comporterebbe anche una serie di penali salatissime.


    Spiega la dottoressa Bucella: "La direttiva comunitaria che risale al 199 obbligava i Paese membri e quindi anche l'Italia a recepire le nuove norme in materia di allestimenti di siti per i rifiuti entro il luglio del 2001. Tuttavia il governo italiano non solo rispose con quasi due anni di ritardo, cioè nel 2003. Ma inoltre non recepì quelle regole. Anzi le contestò, obiettando che avrebbe conferito la nuove veste alle discariche solo a partire dal 2009". Ovvero: con otto anni di distanza rispetto a quanto imponeva la norma della commissione europea. Si trattò, sostenne allora la commissione, "di un atto palese di violazione del diritto comunitario".


    In concreto, quante sarebbero in Italia le discariche sorte in contrasto con le norme dettate da Bruxelles? "Ah. È una bella domanda. Vorremmo saperlo anche noi. Ma purtroppo lo chiediamo dal 2003 - scuote la testa l'alto funzionario - E non abbiamo mai avuto risposte".

    sabato, marzo 15, 2008

    Monnezzopoli, un libro e un dibattito

    di Aldo Miglietta

    L’incontro sul problema dell’emergenza dei rifiuti nella nostra regione, promosso dall’associazione Zenith, nasce dalla necessità di approfondire i termini ed i contenuti della questione la cui drammaticità è sotto gli occhi non solo dei napoletani e dei campani, del resto del nostro paese ma anche di gran parte dell’Europa e del mondo. Quello che appare assume l’aspetto di un vero disastro ecologico/ambientale, sanitario che ha anche diretti effetti negativi sull’economia, sulla situazione civile e sociale. Spunto all’incontro è stato dato dal libro “Monnezzopoli” del giornalista/cronista Paolo Chiariello edito dalla casa editrice napoletana Pironti che sta avendo un notevole successo nel Paese e che il presidente di Zenith, prof. Antonio Palma, ha giudicato serio, documentato, obiettivo, scritto in modo agile. Un lavoro appassionato che rappresenta un vero atto di denuncia.Si augura una notevole fortuna all’ autore, ma anche all’editore, Pironti, di cui si riconosce l’impegno civile e la passione in una realtà sociale dove è difficile fare editoria di qualità.

  • continua sul sito dell'associazione zenith




  • martedì, febbraio 26, 2008

    ECOMAFIA: NOE DI AVERSA SMANTELLA TRAFFICO DI RIFIUTI


    Colpito da un'ordinanza di custodia un esponente di spicco della camorra nell'ambito del "clan dei casalesi". I Carabinieri del NOE e del Reparto Territoriale di Aversa, dopo numerose investigazioni, hanno smantellato un'associazione camorristica dedita al traffico illecito di rifiuti e alla commissione di delitti contro la persona ed il patrimonio, facente capo al potente "clan dei casalesi", radicato e operante prevalentemente nella provincia di Caserta. L'organizzazione, per non sostenere il costo del regolare smaltimento dei rifiuti, per conseguirne profitto, ha simulato attivita' di compostaggio mai effettuate, smaltendo invece abusivamente, su terreni agricoli messi a disposizione da compiacenti proprietari, rifiuti costituiti da fanghi di depurazione ed altri comportabili, per quantitativo di piu' di 8.000 tonnellate di rifiuti ed un guadagno illecito di circa 400.000 euro. Accogliendo le richieste della Procura della Repubblica - DDA di Napoli, dei Pm Raffaello Falcone e Maria Cristina Ribera, il GIP del Tribunale di Napoli ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti del capo dell'organizzazione, disponendo il sequestro di tre vasti appezzamenti di terreno agricolo nella provincia di Caserta, dei locali in uso a una societa' di trasporti con tutti gli automezzi utilizzati per i trasporti di rifiuti e di un grosso impianto di compostaggio. I reati ipotizzati sono quelli di concorso in attivita' organizzata per traffico illecito di rifiuti e truffa aggravata ai danni del Commissario di Governo per l'Emergenza Rifiuti, della Regione Campania e degli Enti locali interessati alla raccolta e allo smaltimento di rifiuti.

    mercoledì, febbraio 20, 2008

    Se negozi in conto terzi, rom e rigattieri ambulanti si unissero tra di loro, nascerebbe finalmente una grande lobby del riuso

    La gestione dei rifiuti più vicina all'interesse generale riutilizza anche i prodotti di scarto

    Per comprendere le cause dell’emergenza rifiuti a Napoli e, più in generale, la gestione dei rifiuti in Italia, la parola chiave é “lobby” (gruppo di pressione).

    A rendere accettabile o meno l’azione di lobbying sono le sue finalità e gli interessi che rappresenta. Le istituzioni politiche, quasi sempre prive di spina dorsale, ondeggiano da una parte o dall’altra, a seconda di chi spinge di più. A offrire le migliori performance muscolari sono di solito industriali, affaristi, associazioni a delinquere... ma anche sindacati, gruppi di cittadini e imprenditori onesti. Chi spinge di meno rimane fuori dal gioco.

    L’emergenza napoletana, tanto assurda da sembrare apposita, mette in campo con forza soluzioni altrimenti inaccettabili. I contributi alle energie rinnovabili (che per l’80% vanno agli inceneritori), grazie all’imposizione dell’Europa, dovrebbero tornare ai giusti destinatari. Però la Finanziaria 2007 contempla il ripristino dei contributi agli inceneritori in caso di necessità. E agli occhi di tutti, quale necessità é più impellente del disastro campano?

    Eppure, rispetto agli inceneritori, esistono soluzioni più rapide: con il “porta a porta” spinto si arriva in un mese al 60% di differenziata. E introducendo (come chiede il Wwf) una moratoria dell’usa e getta e dei materiali non riciclabili, ecco che il residuo diminuirebbe al punto da non giustificare più la costruzione degli impianti. Ma il “porta a porta” (con tante eccezioni) attecchisce sopratutto al nord. Non é un caso: nel nostro settentrione i gruppi industriali, affamati di materia prima-seconda, premono perché venga incrementata la differenziata.

    Insomma, nel grande gioco del lobbying, alcune soluzioni combaciano con l’interesse dei cittadini, altre no. Ma spesso l’ago della bilancia é proprio la forza latente dei cittadini. Il loro interesse é legato a impatto ambientale e carico sui contribuenti: considerando questi fattori, il riciclo soppianta sia incenerimento che discarica.

    Questa logica indica però una priorità anche rispetto al riciclo: il riuso, il quale si poggia sulle economie popolari dell’usato, ovvero rigattieri, rovistatori di cassonetti e negozi dell’usato conto terzi. Il settore dell’usato italiano fattura come un conglomerato di grandi imprese, impiega decine di migliaia di persone e toglie alle discariche centinaia di migliaia di tonnellate di rifiuti e potenziali rifiuti. Ma purtroppo é un comparto marginalizzato e in buona parte informale.

    Se negozi in conto terzi, rom e rigattieri ambulanti si unissero tra di loro, nascerebbe finalmente una grande lobby del riuso, capace di rivendicare, tra le altre cose, l’accesso alle merci riusabili impropriamente conferite tra i rifiuti.

    Tra le lobby in campo sarebbe la più popolare e indubbiamente la più vicina agli interessi di tutti.

    Pietro Luppi da Aesse

    sabato, febbraio 02, 2008

    Manifesto per la Campania.

    Promossa da un’iniziativa congiunta della Cisl Campania e di alcune Associazioni, Lunedì 4 febbraio, a partire dalle ore 9.30, presso la Stazione Marittima di Napoli , si terrà il primo appuntamento pubblico di adesione al Manifesto per la Campania e di preparazione a una grande mobilitazione popolare in programma nei giorni successivi.
    Interverrà il Segretario generale Cisl, Raffaele Bonanni

    LEGGI IL MANIFESTO PER LA CAMPANIA

    sabato, gennaio 26, 2008

    Il sangue di San Gennaro contro i rifiuti


    Straordinaria iniziativa del cardinale Crescenzio Sepe
    Il sangue di San Gennaro contro i rifiuti
    Ieri le ampolle del santo patrono in processione. L'intento è di invocarne la protezione contro «l'emergenza che dura da troppo»

    NAPOLI - Un fatto eccezionale, un evento che non avveniva da centinaia di anni. Ieri sono uscite le ampolle del sangue di San Gennaro, in processione dalla cappella del Tesoro lungo la navata e fino all'altare del Duomo di Napoli . Obiettivo: con questo atto eccezionale - le ampolle vanno in processione solo tre volte l'anno: il sabato precedente la prima domenica di maggio; il 19 settembre e il 16 dicembre - , la Chiesa di Napoli intende invocare la protezione del santo rispetto a un evento che ritiene «luttuoso»: l'emergenza rifiuti.
    In passato era successo qualcosa di analogo solo durante la peste (in quella del Seicento furono portate in giro per la città le reliquie del Santo patrono di Napoli) e in concomitanza con altri eventi catastrofici (carestie e terremoti). La decisione del cardinale Crescenzio Sepe è stata assunta al culmine di una serie di rilevanti interventi del presule e dopo che lo stesso papa, Benedetto XVI, aveva chiesto alle regioni italiane un gesto di solidarietà verso la Campania.
    Due giorni fa il cardinale di Napoli era nuovamente intervenuto sulla vicenda-rifiuti, anticipando la clamorosa iniziativa: «E' giunto il momento in cui tutti devono prendersi le proprie responsabilità per risolvere questo problema e iniziare a collaborare, a cominciare dalla Chiesa». «Per questo venerdì (stasera, ndr) ho chiamato tutti in Cattedrale - aveva aggiunto Sepe - per un'ora di preghiera per chiedere al Signore di illuminare coloro che sono i responsabili e tutti i cittadini, a che siano attori di un risveglio. C'è bisogno della buona volontà di tutti. Tutto questo - aveva aggiunto - è durato fin troppo tempo, non si puo' continuare con questa situazione vergognosa, non solo per l'immagine del nostro territorio ma anche per la nostra dignità: un cittadino non può vivere in un immondezzaio. Ma Napoli - aveva consluso il presule - è una città troppo grande per arrendersi e credo che non lo farà neanche oggi».
    Elena Scarici dal Corriere del Mezzogiorno

    venerdì, gennaio 25, 2008

    "Dottò, Fuorigrotta sembra nu salotto". De Gennaro : piano non cambia di una virgola

    "Dottò, Fuorigrotta sembra nu salotto". Qualche risultato, Gianni De Gennaro, comincia ad ottenerlo. Ma dal suo ufficio al secondo piano del comando logistico sud che affaccia su piazza Plebiscito, sa benissimo che la partita rifiuti è ancora tutta da giocare e da vincere. E infatti: "oggi il piano è un castello di carta, se lo tocco cade tutto - dice in un colloquio con l'ANSA -. Ma se riesco ad aprire una discarica diventa un castello di sabbia. E se poi allestisco anche un sito di stoccaggio allora il castello diventa di tufo. E così via, fino a quando il cemento armato avrà preso il posto della carta. E' evidente dunque che il piano non cambierà di una virgola". Il giorno dopo la caduta di Prodi, il commissario di governo del governo che non c'é più è al suo posto e della situazione politica a dir poco incerta sembra non interessarsi. "Io non conosco nessuno, vado avanti nel compito che mi hanno assegnato", dice. Domani sarà a Benevento, dove le proteste cominciano a montare per la riapertura imminente della discarica di Montesarchio. "Non sono ottimista ma fiducioso - spiega riferendosi non soltanto alla situazione nel beneventano -, sono convinto che riuscirò a far capire ai cittadini che la soluzione indicata è quella giusta e, soprattutto, che sono qui per restituire loro la fiducia nelle istituzioni". Perché, e De Gennaro lo sa bene, uno dei problemi principali è proprio la sfiducia della gente, che per anni si è vista fare promesse poi mai mantenute. E paradossalmente il suo compito è più facile degli altri commissari che lo hanno preceduto, che avevano un mandato più lungo e l'obbligo di predisporre anche un piano per l'intero ciclo dei rifiuti. "Io devo risolvere l'emergenza - conferma - e non è né la prima né l'ultima che ne affronto una. Poi è evidente che se c'é qualcuno che ha un piano per avviare in futuro un ciclo dei rifiuti virtuoso conviene innanzitutto a me assecondarlo, perché mi consente di raggiungere i risultati con meno difficoltà".

    Dunque si prosegue sulla strada indicata: apriranno prima le discariche di Difesa Grande e Montesarchio e poi si comincerà ad allestire i siti di Marigliano, Ferrandelle, Pianura e Manifattura Tabacchi, contestualmente alla discarica di Villaricca. Perché è chiaro che i problemi maggiori sono quelli che riguardano Napoli e la provincia e quindi è necessario prima avviare il ciclo così come stabilito e poi affrontare i nodi più spinosi. "La situazione mi ricorda l'inizio degli anni novanta, quando mi diedero un pezzo di carta e mi dissero 'fai la Dia' - racconta -. Non avevo nulla, lo staff era composto praticamente soltanto da me. Con l'autista ci fermavamo in una traversa di via Barberini e in macchina scrivevo le relazioni. La differenza è che qui ho anche dovuto studiare, perché di mafia qualcosa sapevo, di rifiuti no".