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domenica, luglio 10, 2011

Via agli sversamenti nelle discariche scatta la rappresaglia delle Province

Caldoro: "La crisi non si risolve con i no e con i veti". Domani presidio a Sant'Arcangelo Minacce di chiusura dei siti, primi ricorsi

di ROBERTO FUCCILLO da la Repubblica Napoli

SE voi colmerete le nostre discariche, noi chiuderemo i nostri Stir. Versione moderna dell'ammonimento di Pier Capponi, stavolta con i presidenti delle Province a insorgere contro l'ordinanza firmata venerdì sera dal presidente della Regione Stefano Caldoro: 700 tonnellate, che effettivamente nel corso della giornata sono state quasi tutte scaricate a San Tammaro, Savignano e Sant'Arcangelo Trimonte. Senonché le Province hanno cominciato a mettere in campo le ripicche.


In prima linea Benevento, che effettivamente ha la discarica parzialmente sotto sequestro. Il presidente Aniello Cimitile ha invitato tutti i sindaci del Sannio domani alle 10 davanti alla discarica, per una seduta straordinaria di Consiglio provinciale. La paura è che l'accresciuto afflusso di rifiuti partenopei esaurisca la discarica prima del tempo, danneggiando così l'intero Sannio. In quelle stesse ore verrà depositato il ricorso al Tar contro la decisione di Caldoro. Nel frattempo l'assessore Gianluca Aceto ha dato disposizioni alla Samte, la società provinciale, di non accettare rifiuti napoletani nello Stir di Casalduni. Anche Caserta ha chiuso il suo Stir di Santa Maria Capua Vetere. Impianti dove di solito arrivano carichi della penisola sorrentina e dalle isole. Avellino e Caserta preparano poi il ricorso al Tar. Con questi chiari di luna, la gestione dei flussi resta complessa, e la situazione delle giacenze a terra rimane precaria. Ieri mattina in città l'Asìa segnalava quasi 1700 tonnellate, con crisi più spiccate nelle aree che hanno accumulato più ritardi negli ultimi giorni, da Pianura a Fuorigrotta. Caldoro ha richiamato gli enti locali: "La Regione ha fatto tutta la sua parte. Ora le Province devono creare le condizioni per un regolare conferimento. E quella di Napoli, insieme ai Comuni, deve lavorare con il commissario Vardè per la immediata apertura di discariche. Con i no e con i veti l'emergenza non si risolve". Il Comune ha reagito. "Anche noi abbiamo fatto la nostra parte", ha detto il vicesindaco Tommaso Sodano, dichiarando poi di condividere l'appello di Caldoro. Il sindaco Luigi de Magistris ha ammesso che "bisogna stare con i piedi per terra perché la situazione è ancora abbastanza delicata", ha rivelato che "ci sono stati contatti telefonici con Caldoro, l'ho sollecitato all'ordinanza, ha tutto il nostro appoggio e il nostro sostegno", infine ha censurato le minacce di chiusura degli impianti per il fine settimana: "Una cosa grottesca, che non ci piace. Non è una questione economica, è un problema di burocrazia, se non vogliamo pensare ad altro. Mi auguro che domani si possa sversare". La chiusura eventuale delle discariche sarebbe comunque, come confermano in Regione, una violazione della ordinanza. Pare una guerra di trincea, un equilibrio precario, che deve durare fino a martedì sera. Così prescrive l'ordinanza regionale. Martedì infatti sono attesi i primi carichi per l'Emilia, 200 tonnellate al giorno, mentre per domani si attende il nullaosta anche della Toscana. Intanto Francesco Borrelli dei Verdi e Livio Falcone del Pd chiedono ai Comuni "di gettare acqua e disinfettanti sopra i cumuli per diminuire il cattivo odore ed evitare incendi". E il Partito del sud, formazione che ha appoggiato de Magistris, chiede che fino a martedì i cittadini trattengano almeno il secco in casa.

giovedì, ottobre 02, 2008

L’Irpinia deve salvare il Formicoso. Il Formicoso può salvare l’Irpinia.

Oggi in in Irpinia c’è una grande piazza per chi vuole fare politica nel senso più alto della parola. Questa piazza si chiama Formicoso. Siamo riusciti ancora una volta a fare una manifestazione senza provocare incidenti.

C’erano molte irpinie sul Formicoso, c’erano quasi diecimila persone, ma ora dobbiamo estendere lo sforzo. Si può e si deve unire questa bellissima provincia, piena di tante risorse, umane e paesaggistiche. Oggi sul Formicoso abbiamo difeso la costituzione, abbiamo onorato Guido Dorso e Carlo Levi, Francesco De Sanctis e Rocco Scotellaro. Come comitato avremmo preferito la richiesta di immediata smilitarizzazione dell’area, ma, tenendo conto anche delle ragioni dei sindaci, abbiamo deciso di chiedere che il filo spintato venga tolto immediatamente dopo i carotaggi, quale che sia l’esito.

Chiediamo ai rappresentanti irpini in Parlamento di adoperarsi perché Bertolaso accolga questa richiesta. In caso contrario veramente vorrà dire che questo Governo pensa solo agli effetti televisivi delle sue scelte. E allora veramente i sindacati dovranno decidersi a indire uno sciopero generale, non solo per il Formicoso, ma tutti i piccoli paesi, sempre più abbandonati a se stessi. E allora veramente tutti gli Irpini dovranno partecipare a una lotta che non è per salvare solo un pezzo di terra, ma la dignità di tutta la provicnia.

L’Irpinia deve salvare il Formicoso. Il Formicoso può salvare l’Irpinia.


franco arminio

martedì, settembre 02, 2008

Versi per il Formicoso / 100 VOCI per l’Irpinia

Versi per il Formicoso / 100 VOCI per l’Irpinia

Giornata di poesia, di letteratura e di arte per il Formicoso e per il Parco dell’Irpinia d’Oriente

7 settembre 2008

CASTELLO degli Imperiale in Sant’Angelo dei Lombardi

(non più presso l’Abbazia del Goleto).

PROGRAMMA

11.00 : Apertura della Mostra di Pittura, Scultura e Fotografia

13.00 : Colazione a sacco o pranzo presso i ristoranti (*)

16.00 : Letture per il Formicoso

18.00 : la COMUNITA’ PROVVISORIA presenta il PARCO dell’IRPINIA d’ORIENTE

18.30 : Dibattito delle 100 VOCI

19.30 : Proiezioni video e documentari sul paesaggio d’Irpinia

COMMENTI e AGGIORNAMENTI in

http://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2008/09/02/comunicato-stampa-versi-per-il-formicoso/

La partecipazione è libera ed è aperta a tutti coloro che amano questa terra d’Irpinia e vogliono testimoniarlo con la poesia, la scrittura, la pittura, la scultura, l’architettura, il cinema, la musica.

Hanno finora aderito ___________________________________

Paolo Saggese, Giuseppe Iuliano, Franco Arminio, Angelo Verderosa, Alfonso Nannariello, Felice Storti, Pasquale Martiniello, Ugo Piscopo, Nicola Prebenna, Giuseppe Liuccio, Luisa Martiniello, Teresa Romei, Vincenzo D’Alessio, Anna Maria Galasso, Salvatore Salvatore, Olga Di Gregorio, Maria Rosaria Di Rienzo, Livio Borriello, Alessandro Di Napoli, Giandonato Giordano, Gherardo Mengoni, Pasquale Gallicchio, Raffaele Barbieri, Luigi Grosso, Oriana Costanzi, Angelo Cristofaro, Maddalena Verderosa, Vera Mocella, Antonietta Gnerre, Franca Molinaro, Rossella Luongo, Monia Gaita, Ottaviano De Biase, Roberta Gimigliano, Emilia Bersabea Cirillo, Claudia Iandolo, Paolo Battista, Luca Battista, Domenico Cipriano (Guardia), Domenico Cipriano (Frigento), Faustino De Palma, Gaetano Calabrese di Lioni, Gaetano Calabrese di Nusco, Alfonso Attilio Faia, Rosella Ripa, Domenico Cambria, Fernando Antoniello, Nunziatina Policino, Luigi Capone, Assunta Del Sordo, Giuseppina Polico, Tancredi Lisena, Gennaro Iannarone, Lucrezia Di Benedetto, Maria Teresa Iarrobino, Toni Ricciardi, i giornalisti Carlo Picone e Gerardo Di Tuccio, Franco Archidiacono, Fiduciario Condotta Slow food Baronia - Valle Ufita, gli artisti Fulvio Moscaritolo, Luigi Di Guglielmo, Giuseppe Rubico, Rachele Branca, Gabriella Aulisa, Tony Salvo, Catia Marano, Veronica Piccirillo, Luigi Prudente, Luciano Luciani, Emilio De Rogatis, Beatrice Tavernese, Agostino Dello Russo, Nicola Guarino, Tiberio Luciani, Antonio Restaino, Rodrigo Perillo, Gianni Cataldo, l’intera redazione della rivista di studi storici “Vicum”, l’intera redazione del mensile “Altirpinia”, l’Associazione culturale “Fateci respirare”, il fotografo Carlos Solito, i musicisti Lucio Lazzaruolo, Raffaele Villanova, Nino Uva, Rino Teta, il regista Federico Di Cecilia, gli artisti Gianni Di Nardo, l’archeologa Elda Martino, il COCIS, Mario De Masi, attore del teatro Elicantropo di Carlo Cerciello, l’editrice Giovanna Scuderi, il giornalista Michele Vespasiano, Stefano Quaresimale, Fiorella Delli Gatti.

Sul Blog della Comunità Provvisoria hanno finora aderito : Giuseppina Polico, Domenico Cambria, Luigi Capone, Carmine Rossi, Sergio Gioia, Emanuela Sica, Linda Iurato, Mimmo Petecca e la Galleria d’Arte Civica Contemporanea, Gerardina De Vito, Viola Amarelli, Maria Pina Ciancio, Marco Matarazzo, Antonio Imbriano, Rocco Quagliariello, Rossana Cetta; a mezzo e.mail hanno aderito : Giovanni Maggino, Federico Verderosa, Michele Giammarino, Angelo Cataldo, Nicola Zarra, Pasquale Lodise.

Associazioni operanti nel territorio di Sant’Angelo dei Lombardi : Pro Loco, Confraternita di Misericordia, Acli Circolo Millennium.

Amministratori irpini : Sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi Michele Forte, Capogruppo di Maggioranza Vincenzo Lucido, Sindaco e Vice-sindaco di Monteverde, Franco Ricciardi e Antonio Vella, Salvatore Ruggiero, delegato alla Cultura del Comune di Lioni Assessore alla Comunità Montana “Alta Irpinia”, Sindaco di Torella dei Lombardi, Vincenzo Lasprogata, Vicesindaco Arcangelo Lodise, Assessore Amado Delli Gatti, Sindaco di Prata Principato Ultra Antonio Aufiero.

Scuola irpina : Dirigenti Scolastici Rosanna Repole, Dora Garofalo, Preside emerita, Gerardo Vespucci.

La giornata, oltre a letture di testi poetici ed in prosa, prevede, come ha suggerito Alfonso Nannariello, vere e proprie performance artistiche e land art, che saranno documentate da video e fotografie, e che diverranno un volume e una grande mostra (con foto, poesie, scritti, dipinti e video), di cui saranno protagonisti tutti gli intervenuti.

Questa sarà la prima di una serie di giornate e di eventi a cadenza almeno mensile dedicati al Formicoso e all’emergenza Irpinia.

Infatti, viviamo un momento cruciale per la nostra terra, un momento che può essere di svolta nella lotta culturale per l’Irpinia: perciò, inauguriamo - dice Franco Arminio - “un autunno caldo della Cultura in Irpinia”.

Chi vuole aderire, può inviare un video o un testo - in poesia o in prosa - dedicato al territorio irpino, scrivendo un commento sul Blog della COMUNITA’ PROVVISORIA http://comunitaprovvisoria.wordpress.com ; il COMMENTO, compatibilmente con i tempi a disposizione, sarà proiettato e letto in sala, domenica 7 al Castello.

sono pervenute finora oltre 100 adesioni: è importante vederci domenica alle 9.30 in modo da organizzare gli spazi; sarà tutto in contemporanea; si ipotizza uno spazio video, uno spazio scrittura, uno spazio pittura-scultura-fotografia; uno spazio libero. Se il tempo è buono le opere artistiche potranno essere esposte all’aperto, negli spazi del Castello. Ognuno si attrezzi per trascorrere l’intera giornata fuori (colazione, scarpe comode, maglione, fotocamera).

(*) RISTORANTI aperti a Sant’Angelo dei Lombardi (tutti molto ok) :

- La Locanda (Arcangelo) 0827.23888

-I Caipirri 0827.23387

-O’ Metetore 0827.23829

-Goleto (Michele) 0827.215215

-Il Porcellino (Mimmo) 0827.23694

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organizzazione : Centro di documentazione sulla poesia del Sud, Comitato “Nessuno tocchi il Formicoso”, Centro Studi “Giordano Bruno” di Castelfranci

comunicato a cura di :

angelo verderosa 40 55’ 12” N 15 11’ 07” E elev 725 0827.215122 tel 0827.216555 fax
web site www.verderosa.it my blog http://verderosa.wordpress.com irpinia collective blog
http://comunitaprovvisoria.wordpress.com

venerdì, agosto 29, 2008

“Giornata di poesia, di letteratura e di arte per il Formicoso”



Versi per il Formicoso
Cento ( … ) per l’Irpinia

Il Centro di documentazione sulla poesia del Sud, il Comitato “Nessuno tocchi il Formicoso”, il Centro Studi “Giordano Bruno” di Castelfranci organizzano una “Giornata di poesia, di letteratura e di arte per il Formicoso”, che si terrà il 7 settembre presso l’Abbazia del Goleto.
Già hanno aderito numerosi poeti, scrittori, artisti, fotografi, registi, oltre a Paolo Saggese, Giuseppe Iuliano, Franco Arminio, Angelo Verderosa, Alfonso Nannariello, Felice Storti, che sono i promotori dell’iniziativa.
La partecipazione è libera ed è aperta a tutti coloro che amano la poesia, la scrittura, l’arte e intendano portare una testimonianza di amore nei riguardi del nostro territorio. Già hanno aderito numerosi poeti e scrittori, tra cui Pasquale Martiniello, Ugo Piscopo, Luisa Martiniello, Vincenzo D’Alessio, Anna Maria Galasso, Salvatore Salvatore, Olga Di Gregorio, Livio Borriello, Alessandro Di Napoli, Giandonato Giordano, Gherardo Mengoni, Pasquale Gallicchio, Raffaele Barbieri, Luigi Grosso, Oriana Costanzi, Angelo Cristofaro, Maddalena Verderosa, Antonietta Gnerre, Claudia Iandolo, Paolo Battista, Domenico Cipriano, Faustino De Palma, Gaetano Calabrese di Lioni, Fernando Antoniello, Nunziatina Policino, Luigi Capone, Assunta Del Sordo, Giuseppina Polico, il fotografo Carlos Solito.
Analogamente invitiamo ad aderire gli Amministratori irpini, come hanno fatto già il Sindaco di Sant’Angelo dei Lombardi, Michele Forte, il Sindaco e il Vice-sindaco di Monteverde, Franco Ricciardi e Antonio Vella.
La giornata, oltre a letture di testi poetici ed in prosa, prevede, come ha suggerito Alfonso Nannariello, vere e proprie performance artistiche e land art, che saranno documentate da video e fotografie, e che diverranno un volume e una grande mostra (con foto, poesie, scritti, dipinti e video), di cui saranno protagonisti tutti gli … intervenuti.
Questa sarà la prima di una serie di giornate e di eventi a cadenza almeno mensile dedicati al Formicoso e all’emergenza Irpinia.
Infatti, viviamo un momento cruciale per la nostra terra, un momento che può essere di svolta nella lotta culturale per l’Irpinia: perciò, inauguriamo - dice Franco Arminio - “un autunno caldo della Cultura in Irpinia”.
Chiunque abbia intenzione di partecipare, potrà inviare un riscontro di adesione e/o un testo - in poesia o in prosa - dedicato al territorio irpino alle seguenti e-mail: paolosaggese@yahoo.it (Paolo Saggese); giiuliano@tiscali.it (Giuseppe Iuliano), arminio17@gmail.com (Franco Arminio); studio()verderosa.it (Angelo Verderosa).

28.8.08 a.v.: oltre a mettere opere e adesioni nei commenti si può pensare -raccogliendo le provocazioni di enzo, michele ed enzlu- a sostituire il termine “intellettuali” con qualcos’altro; il dibattito è comunitario ed aperto.

sono pervenute oltre 100 adesioni: è importante vederci sabato 6 alle 16 in modo da organizzare gli spazi; sarà tutto in contemporanea; si ipotizza uno spazio video, uno spazio scrittura, uno spazio pittura-scultura-fotografia; uno spazio libero. Se il tempo è buono pranzeremo negli “orti”; ognuno si attrezzi per trascorrere l’intera giornata fuori (colazione, scarpe comode, maglione, fotocamera).

venerdì, agosto 08, 2008

IN DIFESA DELLE AREE INTERNE

Il tema delle discariche in Campania ha riproposto il nodo del rapporto metropoli e zone interne. L'emergenza a Napoli e il caso Chiaiano lo hanno rimesso all'ordine del giorno con diversi interventi sulla stampa. Pubblichiamo oggi quello di Antonio De Lucia di Benevento che risponde con una lettera a La Repubblica Napoli all'articolo del prof. Mazziotti.

La lettera di Gerardo Mazziotti pubblicata il 4.8 u.s. (“Gli errori di Berlusconi ai danni di Napoli”) sarebbe incredibile se non si inserisse in una corrente di pensiero nella quale si riconosce gran parte, ed in modo bipartizan, della classe dirigente napoletana (la stessa dimostratasi incapace di risolvere il problema dei rifiuti). Ho esitato a lungo a rispondere per far sì che la rabbia mi sbollisse: lo faccio ora, sperando peraltro nella cortese pubblicazione della presente lettera.

Sostiene adunque il Mazziotti, e con lui, ad esempio, la Iervolino, che i rifiuti napoletani debbano essere depositatati nelle aree interne, perché le stesse (testuale) «sono prive di centri abitati e di impianti produttivi per migliaia di Kmq», quindi adatte a servire da discarica rifiuti. Sorvolo (ma a fatica) sul tono sprezzante nei confronti dei rarissimi abitanti di queste lande desolate, ma non posso fare a meno di chiedermi in quale pianeta o satellite del Sistema Solare il signor Mazziotti viva. Nelle aree interne campane, infatti, non c’è gente con l’anello al naso ed, anzi, in qualche misura, è arrivata anche la civiltà. A dire il vero ne sarebbe arrivata anche di più (di civiltà) se non fosse stato per il pervicace atteggiamento depredatorio della fascia costiera napoletana che ha sottratto dalle aree interne energie, sedi di servizi superiori, infrastrutture, con lo straordinario risultato di rendere invivibile la fascia costiera medesima. Il totale fallimento della programmazione regionale, che nulla ha fatto per impedire questo sfascio (restando, ad esempio, lettera morta dagli Anni Settanta le “opzioni Cascetta” - dal nome dell’allora presidente della Regione - per il riequilibrio territoriale), ha innescato le condizioni per lo spopolamento delle zone interne, dove è difficile arrivarvi, vi sono pochi ospedali, le scuole chiudono, etc. in un circolo vizioso di: “minor numero di abitanti – minor numero di servizi – minor numero di abitanti”. Il Mazziotti, forse non lo sa, ma (tanto per dire) San Bartolomeo in Galdo, capoluogo morale delle aree interne del nord est, nel 1861, cioè quando era al centro del sistema autostradale del tempo (“Regio Tratturo”) contava 7.633 abitanti; mentre nel 2001, nell’era “Regione Campania” e dopo il boom economico-demografico, ne contava soltanto 5.841. Questo significa a mio avviso che non sono state impostate e tanto meno attuate politiche per lo sviluppo socio-economico delle aree interne.

Ora, però, grazie alla visione strategica del Mazziotti, esse rinascerebbero creando un’immensa discarica che comincia al di là delle colline di Caserta, delimitanti l’immane conurbazione napoletana. Ma dove, di preciso? La metà, infatti, dei 2.071 Kmq del Sannio, ad esempio, è territorio montano (stessa situazione nelle altre Province): ciò significa che i TIR trasportanti la gradita monnezza napoletana non possono affrontare curve e tornanti; per l’altra metà del territorio (tutta collinare) si può anche fare, a patto di distruggere le preziose coltivazioni dell’Aglianico del Taburno, della Falanghina e così via.

In tutte le capitali europee c’è un termovalizzatore all’interno della città: uno ad esempio si trova a tre chilometri in linea d’aria dal Campanile di San Marco a Venezia; a Napoli, invece, per qualche misteriosa ragione, non si può fare, sebbene sia la stessa Città che è allegramente convissuta per decenni con un’acciaieria in uno dei più bei golfi del mondo; con una miriade di mega serbatoi di petrolio accanto a Scuole, a Università, a Ferrovie, etc.; con un terrificante groviglio di autostrade e tangenziale ad un passo dai balconi, dai marciapiedi, etc.

Quello che maggiormente offende nelle parole di Mazziotti è che si percepisce che Napoli voglia tranquillamente, nonostante tutto, senza alcuna assunzione di responsabilità, continuare come prima a produrre immondizia indifferenziata senza fare caso alle conseguenze, tanto, a prendersi la mondezza, (come è accaduto a Sant’Arcangelo Trimonte, Piano Borea, Toppa Infuocata, Taglianaso, Tre Ponti – tutte lande desolate del Sannio), ci pensano le aree interne.

Le quali, infine, potrebbero ancora salvarsi dal deserto vagheggiato dal Mazziotti, se fosse invece riconosciuto, persino dai napoletani, il valore aggiunto del loro paesaggio (di livello “toscano – umbro”).

Antonio De Lucia


domenica, giugno 01, 2008

Riflessioni ragionate sul sito prescelto per la discarica di Chiaiano

Riflessioni del geologo prof. Cravero, socio ZENITH ( dal sito dell'Associazione)

La cronaca recente c’informa che l’avvio alla risoluzione del problema dei rifiuti nella nostra Città passa per Chiaiano. La vivace resistenza opposta dai cittadini interessati è vicenda purtroppo già vissuta in altre occasioni: Pianura, Serre, Ariano Irpino, S.Arcangelo Trimonte ecc..
E’ cronaca dolorosa stando ai resoconti che i mezzi d’informazione ci comunicano, a volte anche drammatica. Fatti che impongono una riflessione; ci poniamo, di conseguenza, interrogativi che inevitabilmente investono la nostra responsabilità civica e morale.
L’interrogativo primario che ci si pone è quello di sapere, al di là di ogni speculazione strumentale, se la cava Lallero di Chiaiano, individuata dal Commissariato di Governo per l’Emergenza Rifiuti nella Regione Campania sia effettivamente in grado di ricevere rifiuti solidi urbani.
Analizziamo i requisiti di carattere tecnico che possono indirizzare o sconsigliare la scelta di un sito individuato per lo stoccaggio di rifiuti solidi urbani. Per comodità di comprensione li differenzieremo in valutazioni di carattere socio-sanitario e valutazioni di carattere socio-economico. Queste ultime sono prevalentemente di competenza politica e pertanto non ne
discuteremo in questo ambito.
Le valutazioni di carattere socio-sanitario investono la caratterizzazione ambientale di un sito RSU e del suo contesto fisiografico prendendo in considerazione le sue componenti caratterizzanti: il suolo, il sottosuolo e il soprassuolo.
La competenza su quest’ultimo (soprassuolo) è molteplice e interessa il sistema vegetale, quello animale e, nel caso di siti RSU, ancora più importante, il segmento atmosferico. La competenza su suolo e sottosuolo è anch’essa molteplice ma interessa prevalentemente il segmento geologico.
Nel complesso, al fine di individuare l’idoneità di un sito a stoccare rifiuti solidi urbani devono essere prese in considerazione le possibili ‘negatività’ ambientali che, in via breve e considerando le esposizioni al rischio più sensibili, possono essere sintetizzate in: inquinamento delle falde idriche siano esse superficiali, intermedie o di fondo; veicolazione per via atmosferica di impurità e sospensioni, miasmi, agenti patogeni.
L’inquinamento atmosferico è regolamentato dal regime dei venti dominanti, dalle temperature, dagli eventi di pioggia attraverso il dilavamento dell’aria, dalla natura delle sospensioni solide e delle diluizioni miasmatiche che si espandono a breve distanza dal sito di stoccaggio se agglomerate e addensate, mentre si elevano in altezza distribuendosi su aree più vaste se particolarmente sottili e leggere.
Forse è opportuno che questa problematica meteofisica venga presa nella dovuta considerazione perchè gli effetti sono più facilmente percepibili e di conseguenza preoccupano maggiormente anche in relazione alle inevitabili ricadute di carattere socio-economico.
L’inquinamento idrico, più subdolo perchè difficilmente percepibile, può produrre riflessi anche più seri e duraturi nel tempo. La veicolazione dell’inquinamento idrico avviene attraverso il dilavamento e deflusso superficiale e, in maniera anche più efficace, attraverso l’infiltrazione delle acque impure nel sottosuolo.
La capacità di filtrazione (permeabilità) dell’acqua nel sottosuolo si esalta in presenza di fratture del corpo roccioso aumentando la velocità di recapito dell’acqua verso le falde idriche sotterranee. Queste a loro volta, se inquinate, veicolano nel sottosuolo i potenziali agenti nocivi attraverso la trasmissività propria della circolazione sotterranea.
Consideriamo adesso lo stato di fatto della Cava Lallero di Chiaiano oggetto dell’esproprio.
Il bacino di cava realizzato per l’estrazione della pietra tufacea, si presenta come taglio a mezza costa con tre fronti di attacco di altezza maggiore ( 75, 50, 40 metri) e uno, verso valle di altezza minore (20 metri). La superficie del piazzale di cava misura circa 13.000 mq.
Le pareti si presentano irregolari per le discontinuità diffuse lasciate dall’attività di coltivazione effettuata con la tecnica del taglio a disco. Sono visibili lungo le pareti di attacco fratture tipiche della roccia tufacea (scarpine) che diventano più aperte e beanti verso l’alto.
Lo stato di fatto delle pareti di cava rendono improbabile un ricorso all’impermeabilizzazione attraverso lo stendimento di guaine specifiche a causa della scarsa aderenza che ne deriverebbe, rendendo di fatto inutilizzabile l’uso.
Certamente più efficace il ricorso a un’impermeabilizzazione a tampone effettuata con argille adeguatamente tissotropiche previa preparazione delle pareti e del fondo.
Questa tecnica applicativa induce a qualche riflessione: si rende necessario il ricorso all’estrazione di argille idonee nei luoghi dove questa affiora con conseguente appesantimento dell’impatto ambientale, oppure il ricorso a materiali d’industria trattati. E’ un problema di costi e benefici che va valutato.
Un’ altra considerazione da fare è sui tempi di approntamento e messa in sicurezza della cava che certamente prevedono interventi più lunghi con questa tecnica di adeguamento.
Sotto il profilo della sicurezza, l’impermeabilizzazione della cava a regola d’arte dovrebbe scongiurare il pericolo di dispersione di percolato e deflussi inquinanti nel sottosuolo anche in considerazione della sua struttura e natura, costituita da tufo addensato per una profondità che si stima intorno ai 20-30 metri.
La falda idrica è attestata a circa 180 metri di profondità ed è poco probabile che un qualsiasi inquinante possa superare un diaframma naturale così potente anche in considerazione della particolare natura della roccia tufacea che è in grado di trattenere sospensioni e soluzioni dense per la presenza di abbondante cinerite in parte argillificata. Le fratture che tendono a veicolare più velocemente le infiltrazioni idriche tendono a chiudersi in profondità in ragione degli incrementi delle pressioni litostatiche.
L’attenzione va rivolta piuttosto verso un altro aspetto.
E’ presente nel piazzale della cava Lallero un pozzo assorbente per lo smaltimento delle acque di pioggia e di ruscellamento che allontana quasi certamente anche le acque reflue delle attività svolte all’interno (poligono di tiro con relativi servizi alla persona).
Questo pozzo, a detta del conduttore, è profondo 60-70 metri. Se ciò risponde a verità, questa struttura rappresenta un punto di debolezza perchè abbassa la soglia di sicurezza naturale costituita dal tufo addensato e raggiunge le sottostanti piroclastiti più sciolte e più filtrabili. Rimarrebbe ancora un filtro naturale di un centinaio di metri prima di pervenire alla falda idrica di fondo che alimenta la fascia costiera del napoletano, che potrebbe essere sufficiente
anche per la presenza nella successione piroclastica verso il basso di paleosuoli argillificati ma, per raggiungere la condizione di piena sicurezza è necessario provvedere al suo riempimento previa impermeabilizzazione a regola d’arte.
Altra considerazione da fare, infine, riguarda il bacino d’invaso della cava Lallero.
Notizie diffuse dalla stampa riportano che vi andrebbero stoccate circa 700.000 tonnellate di rifiuti tal quale. Questa previsione alla luce dei fatti risulta alquanto improbabile.
Come detto, la cava è realizzata a mezza costa e non a pozzo, pertanto il calcolo della volumetria utilizzabile resta necessariamente legato alla consistenza della parete più bassa, quella lato valle, a Nord, che misura appena 20 metri in altezza.
Tenendo presente questo dato, l’invaso utilizzabile viene calcolato in 250.000/260.000 metri cubi che possono ospitare rifiuti pari a 120.000/130.000 tonnellate, determinando un tempo di utilizzo del sito non superiore ai 120 giorni qualora vi si recapitasse tutta la produzione giornaliera del napoletano.
Questo calcolo vale nell’ipotesi di utilizzo nella previsione di massima sicurezza.
Qualora come scelta tecnica o di necessità si volesse optare per una tipologia di sistemazione a pendio terrazzato utilizzando l’appoggio delle pareti più elevate si potrebbero raggiungere cubature utili di 350.000/400.000 metri cubi con stoccaggio di rifiuti non superiore a 180.000/200.000 tonnellate. Ben lontani dunque dalle 700.000 tonnellate previste. Le considerazioni che ne discendono sono essenzialmente di carattere politico.
Naturalmente questa seconda ipotesi di utilizzo prevede rischi di dispersione di inquinanti in superficie a causa della più impegnativa ‘sigillatura’ della discarica a fine esercizio e maggiore esposizione alla naturale evoluzione geomorfica.
Sintetizzando le riflessioni su esposte, qualora la cava Lallero di Chiaiano venisse ritenuta idonea a ospitare rifiuti solidi tal quali, sarebbe opportuno prendere in considerazione alcuni accorgimenti:
• il bacino di cava va tamponato e impermeabilizzato con argille o materiale equivalente di adeguata capacità tissotropica;
• va chiuso e impermeabilizzato il pozzo di smaltimento delle acque presente nel piazzale di cava,
• va regolamentato efficacemente il deflusso superficiale delle acque dilavanti e ruscellanti, soprattutto quelle della Cupa del Cane che recapitano acqua direttamente nel bacino di cava attraverso fenditure e condotti aperti;
• si sconsiglia il ricorso a un modello di sistemazione a pendio terrazzato per ricavarne maggiore cubatura utile;
• è opportuno che venga avviato uno studio accurato sulla dispersione di inquinanti per via aerea anche al fine di valutare nella dovuta misura i parametri per eventuali indennizzi, compensazioni e perequazioni ai soggetti interessati.
Prof. Geol. Ernesto Cravero
Napoli, 28 maggio 2008

domenica, maggio 25, 2008

Chi è la gente di Chiaiano



  • dal blog di Gennaro Carotenuto

  • Chissà il resto d’Italia come se l’immagina uno che abita in Via Cupa del Cane, a Chiaiano, a pochi metri dalla discarica l’apertura della quale deve già salvare il governo Berlusconi. Questo si è infilato in un vicolo cieco per il quale o passa sopra i manifestanti, a qualunque prezzo, o ha già perso una fetta importante di credibilità.

    L’immaginario collettivo, orientato dai media, dipinge gli abitanti di Chiaiano e dell’hinterland napoletano come se fossero tutti dei trogloditi semianalfabeti che vivono di espedienti, spaccio, commercio illegale, ovviamente sempre e tutti manovrati dalla camorra.

    Questa suburra incivile non ha diritto di protestare, ristabilire la civiltà è indispensabile, a volte il manganello è necessario dicono a destra e pure le tre scimmiette a sinistra che non vedono, non sentono e non parlano.

    Come si è arrivati a questo punto non importa, e i rifiuti da qualche parte bisogna metterli, meglio che tocchi a loro, branco di trogloditi. Non importa che la Campania, con la complicità dei politici e degli industriali del Veneto, della Lombardia, dell’Emilia Romagna (buoni quelli…) sia da trent’anni lo sversatoio dei rifiuti d’Italia. Non importa che i politici e gli imprenditori veneti facciano affari con la camorra. Basta che a pagare non siano i cittadini veneti ma quelli campani.

    Non importa che la provincia di Napoli sia la penultima per dimensione d’Italia (un fazzoletto) e la terza per popolazione e quindi materialmente un posto dove mettere i rifiuti non c’è. Napoli deve fare la propria parte, le intimano. Ricordano del nimby (non nel mio giardino) per irridere alle ragioni di questa gente, e li descrivono come ignoranti ed egoisti che vogliono fermare la civiltà.

    Casualmente conosco una giovane coppia che abita nell’epicentro di una discarica. Entrambi impiegati (anche laureati se per qualcuno fosse importante), hanno due bambini piccoli. Hanno comprato un appartamento modesto contando sul fatto che il piano regolatore prevedeva (carta canta) che affacciasse su di un parco. Tra una permuta e il mutuo da 200.000 euro dovranno pagare per trent’anni lavorando duramente.

    I bambini dovevano giocare nel parco, ma da un giorno all’altro qualcuno ha deciso per loro che dovranno giocare in una discarica, E ha deciso per loro che centinaia di camion dovranno passare sotto la loro cameretta 365 giorni all’anno. La casa vale oggi un quarto di quello che valeva cinque anni fa (perchè anche a Chiaiano, o a Pianura un appartamento di 80 metri vale 400.000 Euro e non è colpa della camorra ma di questo modello di sviluppo) e loro non la possono né vendere, né lasciare il lavoro. Con la discarica perdono materialmente tutto, sono costretti a restare lì.

    Mala suerte, a chi tocca tocca, come uno scippo, o un terremoto o un tumore che prende a te e non a lui, e non sai perchè. Meglio a loro comunque, trogloditi nullafacenti. Come loro in piazza scendono migliaia di famiglie normali e vecchi contadini che salvaguardano il piccolo orto di una vita ormai lambito dalla metropoli in una terra modellata dal millenario lavoro contadino.

    Sono famiglie piccolo borghesi come ve ne sono in tutta Italia, che vogliono solo vivere in pace, e che non sono né manovrate dalla camorra, né dai verdi. Sono famiglie che stanno lottando per la loro vita. Tutti sanno che hanno già perso perchè il governo non può perdere e perchè non c’è opposizione. Ma loro non possono arrendersi e non si arrenderanno. E questa storia finirà molto male.

    lunedì, maggio 19, 2008

    Rifiuti Napoli: L'incognita di Chiaiano Così si è arrivati al caos

    Scritto da Marco Imarisio da il Corriere della Sera, 19-05-2008 07:14

    Ci vediamo al bosco delle Cinque Cercole, dicono. La strada è stretta, tortuosa, piena di rovi e alberi che non fanno filtrare la luce del sole. Ai lati del sentiero, mischiati ai cespugli ci sono cumuli di rifiuti, ma non si tratta di normale spazzatura urbana. C'è di tutto, su questa collina. Pezzi di Eternit abbandonato e calpestato, vecchi bidoni di nafta, intonaci e interi muri in cemento armato, qualcuno ha demolito una casa e ha buttato i resti in mezzo alla selva. Dopo un chilometro si arriva alla cava di tufo, il «grande buco» che dovrebbe ingoiare 700.000 tonnellate di immondizia.
    «Sarà qui che combatteremo». Su questa collina piena di voragini scavate dall'uomo. I ragazzi di Chiaiano danno per scontata la battaglia, non hanno dubbi. Nascondono mazze tra i rovi, ostruiscono i sentieri sterrati con ostacoli di fortuna, carcasse di motorini, reti metalliche. Sono giovanissimi, il capetto che fa da guida si chiama Manuel, capelli tinti di biondo, sguardo spavaldo come può averlo un quindicenne. «Questa è la nuova Pianura» ripetono gonfiando il petto.
    Alla fine ci si ritrova sempre allo stesso punto, a chiedersi come sia stato possibile infilarsi in questa situazione. A Napoli tutto ritorna, anche i disastri. Vittoria e sconfitta sono racchiuse in un fazzoletto di venti giorni appena. Il 30 aprile, la Campania era pulita. Per terra erano rimaste soltanto 10.000 tonnellate di rifiuti. Nel momento peggiore della crisi di gennaio, la montagna era arrivata a pesare 250mila tonnellate. Ma l'ingranaggio era già in moto. La gente protesta, occupa i luoghi destinati ad accogliere la monnezza, i politici si schiarano con gli abitanti, i magistrati si allertano, motu proprio o su esposto dei sindaci, e la tortura della goccia cinese va a cominciare. Il sito di Ferrandelle viene chiuso il 29 aprile dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere, che cita una relazione dei carabinieri del Noe nella quale vengono segnalate perdite di percolato dalle vasche. «Gravi e urgenti motivi sanitari», scrive il magistrato. La relazione dei carabinieri però risale al 3 aprile, quasi un mese prima, i tecnici del Commissariato sono già intervenuti, l'urgenza non c'è più. Nelle vasche è stato trovato il pneumatico di un'auto, categoria «rifiuti speciali ». La Procura impone di spargere i rifiuti sulla piazzola, verificarne il contenuto, raccoglierli di nuovo e poi sversarli. Con questo sistema, per una settimana Ferrandelle passa da 2.200 a 400 tonnellate al giorno. In contemporanea, si muove anche la Procura di Avellino, che sequestra il sito di stoccaggio in località Pianodardine, giudicato non a norma in quanto i teli di alcune ecoballe risultano strappati. Il pm avanza il sospetto che siano state depositate anche ecoballe diverse da quelle prodotte dal cdr di Pianodardine. In realtà, tutti i cdr campani lavorano allo stesso modo, il codice di riconoscimento delle ecoballe è uguale per ognuna di esse. Intanto il pm ha assegnato ad un ingegnere una perizia per verificare lo stato dell'intera struttura. Il sito è stato dissequestrato soltanto ieri. Anche ad Eboli le proteste della cittadinanza sono state forti, con la statua di San Vito portata in processione contro l'arrivo dei rifiuti. Il sito di stoccaggio in località Coda di Volpe viene sequestrato il 26 aprile, per un vizio di forma dell'ordinanza, firmata da De Gennaro, che autorizza i lavori di preparazione dell'area. Secondo il magistrato, nell'esercitare i poteri che gli sono stati conferiti dal governo Prodi, il Commissario non ha specificato a quali norme ambientali intende derogare. L'area è stata restituita il 16 maggio, quando ormai il nuovo disastro si era compiuto.
    Come in un film già visto, l'ultima frontiera del piano De Gennaro — e il banco di prova del nuovo governo — rimane Chiaiano, dove i ragazzi sognano e si preparano a una nuova Pianura. Gli scontri dello scorso gennaio hanno ormai assunto contorni epici, sono vissuti come la vittoria dei deboli e degli indifesi sullo Stato prevaricatore. La protesta contro la discarica ha miscelato anime diverse, mischiando i politici del circondario, gli abitanti, i disoccupati di Scampia, quasi tutti ex detenuti che hanno beneficiato dell'indulto. E poi centri sociali, gli ultrà del Napoli. Materiale delicato, maneggiare con cura. «Se devo scegliere tra la discarica e i palazzinari abusivi, preferisco i secondi». Salvatore Perrotta, il sindaco di Marano è un uomo senza dubbi. «Qui il senso civico non esiste, come non esisteva a Pianura. Inutile che facciano appelli a qualcosa che non c'è. Dicano soltanto se hanno intenzione di farsi avanti. Noi stiamo aspettando». Ivo Poggiani, consigliere municipale e leader del centro sociale Insurgentia, si fa riprendere dalle telecamere di Canale 34 mentre spacca l'asfalto dell'unica strada che porta alle cave di Chiaiano. Con i suoi compagni, apre voragini profonde un paio di metri. «Per la lotta questo e altro». Rivolto ai cameramen: «Avete ripreso bene? Dobbiamo rifarla?» Napoli, biùtiful cauntri.

    lunedì, gennaio 21, 2008

    20 discariche per salvare la Campania. De Gennaro presenta la 'road map'


    Il piano sarà presentato oggi alle istituzioni locali: entro 48 ore il via libera di Palazzo Chigi. Ma è già protesta.
    20 discariche per salvare la Campania. De Gennaro presenta la 'road map'
    di CONCHITA SANNINO da La Repubblica Napoli

    Il commissario per l'emergenza rifiuti in Campania Gianni De Gennaro
    NAPOLI - Il piano per uscire dall'emergenza c'è. Entro quarantotto ore a partire da stamane dovrebbe scattare il placet di Palazzo Chigi all'apertura di discariche e nuovi siti. Ma il difficile viene ora: costruire la più ampia condivisione e una compatta tenuta istituzionale sulle scelte adottate, come avvertono fonti del Commissariato ai rifiuti.

    Eccola, sulla carta, la svolta del caso Campania. La soluzione al disastro ecologico da 350 mila tonnellate di immondizia inevasa - un tracollo che rischia di essere sanzionato dalla Commissione europea con multe che vanno dai 22mila ai 700mila euro al giorno - è tracciata in 20 mosse: quanti sono i luoghi citati dal supercommissario Gianni De Gennaro nella sua "road map" che disegna la via d'uscita attraverso le inquietanti montagne di immondizia che da settimane sfigurano il territorio, agitano la piazza e ipotecano la credibilità delle istituzioni. Oggi De Gennaro riunisce, nella sede della Regione, i presidenti delle 5 province campane, i prefetti, Bassolino e il sindaco Iervolino, proprio per illustrare la sua strategia.

    In sintesi, la prima mossa è riaprire 5 vecchie discariche, decisione che già sta provocando proteste accese nei dintorni di Parapoti e di Ariano Irpino, le grandi discariche che ottennero assicurazioni solenni sulla chiusura definitiva. Secondo punto: approntare l'apertura delle 4 discariche già previste nella legge 87 del 5 luglio 2007. E infine: impiegare gli 11 gli nuovi siti già individuati ed in parte allestiti tra Napoli, Avellino e Caserta per far fronte al momento più buio della crisi.

    Per Napoli e la Campania ormai da 14 anni in attesa di salvifiche mosse è già diventata l'"Operazione De Gennaro", assonanza col film vintage a lieto fine. Repubblica ne racconta i dettagli mentre si spengono le luci su un'altra densa domenica di lavoro a Palazzo Salerno, la sede del Comando Logistico sud dell'Esercito dove De Gennaro ha insediato il suo quartier generale, e si apre la settimana decisiva dell'offensiva anti-crisi.

    Le vecchie discariche. Sono 5 le vecchie discariche che dovrebbero vedere la riapertura, in deroga alle precedenti norme. Si tratta di Cava Riconta a Villaricca (Napoli), di Difesa Grande (Avellino), Parapoti (Salerno), Tre Ponti di Montesarchio (Benevento) e - solo in parte - di Pianura, dove sembra ormai deciso il sequestro probatorio dell'invaso della vecchia discarica, ma l'invio di migliaia di balle di rifiuti nel cratere "nuovo", mai utilizzato.

    I nuovi sversatoi. Poi ecco i 4 nuovi sversatoi da allestire, grazie anche al "know how" del Genio civile: a Terzigno (parco del Vesuvio, Napoli), area per la quale la Presidenza del Consiglio ha dovuto firmare pochi giorni fa una deroga speciale in base alla quale poter scaricare non solo frazione organica, ma anche rifiuti dalla strada; e poi a Savignano Irpino (Avellino), Sant'Arcangelo Trimonte (Benevento) e Serre (Salerno). In quest'ultimo comune, dove è già attiva la discarica di Macchia Soprana, che nella prossima primavera rischia la saturazione, si prevede inoltre un ampliamento della sua capacità di accoglienza.

    I siti provvisori. Undici, invece, sono i siti di stoccaggio provvisori che negli ultimi 11 giorni il Commissariato, d'intesa con Consorzi e Comuni, hanno in parte attivato. A Napoli e in provincia stanno per aprire: i capannoni della Manifattura Tabacchi (un sito su cui si consuma ancora il braccio di ferro con i cittadini e con i no global di un vicino centro sociale); la Icm, rione Ponticelli; la Italimpianti di Acerra; l'area di Pomigliano Ambiente, comune di Pomigliano; lo stabilimento Saint Gobain, Caserta; la Geo-Eco di San Tammaro, casertano; l'impianto di compostaggio di Aversa; l'area Asi di Giugliano e il sito Campo Genova a Giugliano; il sito di Ercolano nell'ambito del Parco del Vesuvio, che però è costato un avviso di garanzia al sindaco Nino Daniele, e un nuovo sito nell'avellinese.

    Un piano che comincia ad offrire un po' di respiro al sistema: in pochi giorni hanno ripreso lentamente a funzionare gli impianti di Cdr di Caivano, Giugliano, Casalduni, e Pianodardine. Sono 4 sui 7 che fino ad un mese fa apparivano tutti paralizzati. Ma è un piano che scatena anche nuove proteste. Come quella di Parapoti, dove è tornata in strada Rosetta Sproviero, la "pasionaria" del piccolo centro salernitano, oggi vicesindaco del comune di Montercorvino Pugliano.

    "Non ci piegheremo a questa sopraffazione - avverte la Sproviero - . Riaprire la discarica di Parapoti significa mettere in discussione la parola del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Perché fu lui a parlare al telefono con noi e ad assicurarci che mai più questo posto avrebbe ingoiato altra immondizia".

    domenica, gennaio 06, 2008

    Diocesi di Pozzuoli sulla discarica a Pianura: Definire delle linee-guida per la risoluzione definitiva del problema rifiuti, ascoltare gli abitanti.



    Una nota del vescovo di Pozzuoli e dei responsabili dei vari settori pastorali diocesani, insieme al vicario della forania di Pianura.

    Definire delle linee-guida per la risoluzione definitiva del problema rifiuti, ascoltare la voce degli abitanti.

    Come Diocesi di Pozzuoli, non possiamo non intervenire dinanzi al problema dei rifiuti e della riapertura della discarica di Pianura, mossi dalla preoccupazione circa la tutela e il rispetto del territorio, nonché della salute delle persone.
    Ci lasciamo illuminare a questo proposito da quanto già è emerso nel cammino che la nostra Chiesa ha vissuto nel Sinodo diocesano (cfr. Libro del Sinodo, nn. 52. 54):
    - l’atteggiamento interiore fondamentale per poter rispondere alle “nuove sfide sociali” è il dialogo, anche quando esso è più difficile. Nel dialogo, inoltre, non è possibile scindere l’amore dalla verità che rende liberi gli uomini (cfr. Gv 8,32);
    - circa il problema dei rifiuti, “questi ultimi vanno adeguatamente differenziati, smaltiti, trattati, ri-usati e riqualificati, secondo le innovazioni suggerite dalla scienza e dalla tecnica”;
    - in questo contesto i fedeli sono invitati a “promuovere opportune azioni di vigilanza e di denuncia rispetto a situazioni di offesa perpetrate all’ambiente, alla costa, alla geologia del territorio”.
    Alla luce di queste indicazioni sinodali, è indispensabile:
    - definire al più presto delle linee-guida che puntino ad una risoluzione definitiva del problema dei rifiuti, che offende la dignità delle nostre popolazioni, che ferisce in maniera grave il nostro territorio, influenzandone in maniera negativa lo sviluppo socio-economico e le attività connesse (in primo luogo, quelle turistiche). Occorre uscire dall’emergenza e puntare alla riqualificazione del territorio non solo dei Campi Flegrei, ma di tutta la Campania. E’ intollerabile che a tutt’oggi non si riescano ad intravedere vie di uscita da una situazione che altre Regioni hanno già brillantemente risolto, magari con impianti – come per esempio quello di Mestre – che rendono possibile lo smaltimento dei rifiuti anche in assenza di una seria e adeguata raccolta differenziata. Ciò implica responsabilità istituzionali a tutti i livelli, non soltanto per quello che non si è riusciti a fare fino ad oggi, ma anche per l’incapacità di proporre in tempi brevi una soluzione seria e radicale al problema;
    - che venga ascoltata la voce degli abitanti del territorio, cercando di rispondere alle richieste di sicurezza per la salute e di chiarezza circa la reale durata della riapertura, nonché di controllo circa quello che realmente verrà sversato nella discarica, in modo che sia impedita ogni possibile forma di infiltrazione da parte di organizzazioni malavitose e camorristiche; procedendo nel contempo all’elaborazione di un progetto complessivo di sviluppo per la zona.
    Inoltre, non è possibile accettare il ricorso, da parte di nessuno, alla violenza o a provocazioni che facciano ulteriormente salire la tensione. È fondamentale da parte di tutti cercare il modo per avviare un reale dialogo tra cittadini e istituzioni.
    Ci rendiamo conto che la situazione non è semplice. Cerchiamo tuttavia, in questo momento così drammatico per il nostro territorio, di far prevalere ancora una volta la voce della ragione e del dialogo, nella convinzione che solo in questo modo si possono individuare tutti insieme delle possibili soluzioni. Siamo consapevoli dei gravi rischi per la salute delle persone – in primo luogo delle fasce più deboli, dei bambini e degli anziani - a causa dei cumuli d’immondizia presenti per le strade e dei pericoli derivanti dalla loro combustione. Allo stesso tempo, non vogliamo far mancare il nostro sostegno a coloro che temono per la riapertura della discarica di Pianura: comprendiamo e condividiamo tutte le loro paure, e per questo chiediamo precise garanzie alle Autorità che hanno preso tal decisione.
    Non possiamo però tacere che è urgente e necessaria un’opera di educazione della popolazione sul tema dei rifiuti, in modo da evitare comportamenti che aggravano la situazione (come incendiare o gettare i rifiuti per strada, non fare la raccolta differenziata, non avere stili di vita adeguati alla drammaticità della situazione).
    Ci sembra giunto il momento di porre in essere da parte di tutti segni precisi di speranza che facciano guardare con fiducia al futuro, aprano nuove vie lì dove sembra che non ce ne siano, in modo che possa risultare vero anche per noi quanto il Natale ci ha donato in questi giorni: “Il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata” (Mt 4,16).

    venerdì, gennaio 04, 2008

    Sassi, petardi e estintori contro i carabinieri: quasi come al G8 di Genova. Pianura (Na) contro la discarica: è guerriglia



    Fuoco e fiamme: un'immagine brutale che potrebbe confondersi con i roghi appiccati dai ribelli in Kenya in questi giorni. Invece è Pianura, quartiere periferico di Napoli, dove i cittadini hanno creato da giorni un presidio contro la riapertura della discarica in località Contrada Pisani (foto Ansa)

    domenica, maggio 20, 2007

    Quando l'immondizia fa rima con la Musica.



    "Fermate il Mostro" alla Manifestazione nazionale diel 19 Maggio a Napoli contro i rifiuti La novità viene da Caserta

    Alla manifestazione nazionale contro i rifiuti zero di Napoli del 19 Maggio scorso, è sfilato lungo il corteo anche lo striscione accompagnato dal ritornello: “Fermate il Mostro” , la canzone di protesta scritta dalla cantautrice pacifista originaria di Caserta Agnese Ginocchio, per la chiusura immediata della discarica casertana de Lo Uttaro. La canzone vuole essere un inno di protesta contro tutti i rifiuti, inceneritori, discariche e veleni che mettono in serio pericolo l'ambiente e la salute dell'uomo.

    Rappresentante del Movimento per la Pace e collaboratrice dei comitati emergenza rifiuti e antidiscarica Lo Uttaro di Caserta, Agnese Ginocchio è sempre e ovunque presente in tutte quelle manifestazioni pacifiste e popolari in cui si lotta per la difesa dei diritti ambientali e umani. Non poteva mancare la sua presenza, il suo impegno e la sua 'VOCE' anche nel contesto della triste vicenda della discarica illegale casertana de Lo Uttaro, voluta forzatamente dal commissario emergenza rifiuti Bertolaso, dal presidente della provincia di Caserta De Franciscis e dal sindaco di Caserta Petteruti. L' ultima canzone della cantante e testimonial della Pace Agnese Ginocchio, assurta a simbolo della lotta contro la discarica casertana de Lo Uttaro, ma, più in generale, contro ogni disastro ambientale, intitolata: “Fermate il Mostro” è diventata il leit motiv di ogni manifestazione che in questi ultimi mesi le associazioni ambientaliste e pacifiste ed i diversi comitati cittadini nati per contrastare la costruzione della discarica Lo Uttaro stanno portando avanti, ma non solo a Caserta. Anche al corteo della mega manifestazione nazionale di Napoli contro i Rifiuti del 19 Maggio scorso, “Fermate il Mostro”, accompagnata da un grosso striscione portato fra gli altri anche dalla stessa autrice della canzone, ha animato in musica il corteo lungo tutto il tratto della manifestazione ( per questo si ringraziano i gruppi giovani dei movimenti di Napoli contro i rifiuti, che gentilmente hanno aiutato Agnese Ginocchio per il supporto tecnico). La scena è stata ripresa e poi mandata anche sul circuito del TeleGiornale Rai 3 regionale (edizione delle 23:30 circa). La cantautrice e Testimonial di Pace Agnese Ginocchio, definita anche la Joan Baez casertana e italiana, ha ricevuto molti riconoscimenti per il suo alto e profondo impegno a favore della Pace e contro ogni ingiustizia, non canta per danaro ma perchè cantare é il solo modo che ha per far sentire la sua voce, per farsi a sua volta portavoce di chi non ha voce ed anche perché la musica avvicina molto i giovani alle diverse problematiche che ci affliggono quotidianamente, visto che i nostri ragazzi non hanno molta voglia di leggere i quotidiani.
    (Foto Manifestazione nazionale 19 Maggio contro i rifiuti Napoli. Autore Andrea Pioltini. Didascalia da sx Felicetta Parisi, Agnese Ginocchio, Alex Zanotelli, Alfonso Landolfi. Immagine 2 lo striscione dello slogan 'Fermate il Mostro portato dagli amici del COmitato Ambiente No alla discarica Lo Uttaro di Caserta. Da sx: Gianluca, Pietro, Nicola, Alfonso, Mena, Agnese , Amalia )

    lunedì, febbraio 12, 2007

    SAN NICOLA LA STRADA (CE) Almeno 3.000 persone alla marcia contro la Uttaro



    SAN NICOLA LA STRADA(Ce) – Erano almeno tremila persone ieri mattina alla marcia, organizzata dal comitato civico sorto all’indomani del protocollo d’intesa sottoscritto l’11 novembre scorso tra Bertolaso, De Franciscis e Petteruti che dovrebbe portare alla costruzione della mega discarica da ben 450.000 metri cubi (alti come tra grattacieli da 120 piani, come ha ben precisato Antonio Roano), per protestare contro la nascita di questo mostro ecologico che porterà solo ancora più morti per patologie tumorali di quelli che già stanno pagando i cittadini della conurbazione casertana (San Nicola La Strada, Maddaloni, Caserta e San Marco Evangelista) che insistono nelle vicinanze del sito Lo Uttaro, tra l’altro già martoriato per la presenza di due siti, uno di stoccaggio ed uno di trasferenza, ma che in realtà sono altre due discariche. Non si era mai vista tanta gente in Piazza Parrocchia a San Nicola La Strada, neppure negli anni ottanta ed agli inizi degli anno novanta, quando i cittadini di San Nicola scesero in strada per far chiudere la Uttaro. Questa volta sembra che i sannicolesi, e non solo, hanno finalmente preso coscienza del fatto che la loro salute da almeno quarant’anni (come ha sottolineato un sannicolese doc, il presidente del consiglio comunale Raffaele Narducci che è nato e cresciuto a San Nicola, è preda degli effetti malefici e tumorali prodotti dalle discariche, tra cui vogliamo ricordare oltre alla Uttaro anche la Migliore Carolina sita a San Marco Evangelista che, sebbene ufficialmente chiusa, non sappiamo se e come sia stata bonificata. Tremila persone rappresentano per San Nicola un oceano immenso di gente che dice NO a gran voce alla costruzione di un’altra discarica e chiedono a De Franciscis e Petteruti di cercare altrove un altro sito che, almeno, rechi minor danni di quelli che invece arrecherebbe una nuova discarica alla Uttaro. C’erano anche tanti politici, a dimostrazione che la lotta contro la costruzione della discarica non ha alcun colore politica. La “monnezza” non è né di destra, né di sinistra, né, tantomeno di centro. La marcia che ha preso l’avvio alle ore 10.00 era protetta da un vasto cordone di agenti della Polizia e di Carabinieri sia della locale stazione che del Comando provinciale, oltre che da un folto numero di agenti della Polizia Municipale di San Nicola La Strada e di San Marco Evangelista. Alla testa del corteo i due parroci di San Nicola, don Oresta Farina e don Pasquale Lunato, oltre all’esponente del Movimento provinciale dei pacifisti, la cantautrice Agnese Ginocchio, la quale per tutto il tragitto ha cantato la canzone che ha composto per l’occasione e che ha fatto da slogan all’iniziativa: “Abbattiamo(Fermate) il mostro”, al cui fianco c’era anche il vero trionfatore dell’iniziativa, Antonio Roano segretario cittadino che ha ottenuto un successo oltre ogni più ottimistica previsione e senza alcun appoggio concreto da parte degli esponenti provinciali dei Verdi. Una vittoria che dovrà far riflettere i vari Maria Carmela Caiola, Enzo Falco, Raffaele Aveta. A fianco dei sindaci anche il consigliere regionale di Alleanza Nazionale, Angelo Polverino. Presenti i sindaci di San Nicola e San Marco, rispettivamente, Angelo Antonio Pascariello e Vincenzo Zitiello con numerosi esponenti degli esecutivi cittadini e del consiglio comunale. Per San Nicola Abbiamo notato: il presidente del consiglio Raffaele Narducci, Francesco Basile, Mario De Lucia, Mario Amoroso, Vincenzo Santamaria, Pasquale Delli Paoli, Domenico Palumbo, Domenico Russo, Angelo Gallo, Giuseppe Russo, Lucia Esposito, Vincenzo Cinque, Gabriella D’Ambrosio, Nicola D’Andrea, Raffaele Russo Spena. Per il comune di San Marco, presenti, fra gli altri, l’assessore all’Urbanistica Vincenzo Zitiello, Agostino Zampella, Enrico Barecchia, il presidente del consiglio Luigi Cicala. Per il comune di Maddaloni Felice Lombardi e Carlo Scalera dei Verdi. Da Caserta erano presenti i consiglieri comunali Pio Del Gaudio e Marco Cerreto di Alleanza Nazionale, Filippo Mazzarella di Forza Italia, l’assessore provinciale Lucia Esposito, Antonella Passaretti del coordinamento “Azzurro Donna” di Forza Italia. Presente anche il mondo sindacale con il segretario generale dell’UGL di Caserta, Sergio D’Angelo. Tante anche le associazioni ambientaliste, quelle di volontariato cattolico e laiche. “Casa Nostra con il presidente interregionale Luciano Caiazza, Terra Nostra era presente con il presidente Pasquale Costagliola, Ambiente è Vita con l’avvocato Bruno Giannico, LIPU, Legambiente, l’associazione di volontariato della Rotonda. Molti i partiti presenti: AN con il presidente cittadino Giovanni Santangelo, Rifondazione comunista con il segretario Giuseppe Leone, l’Udc con Gabriella D’Ambrosio, la Margherita con Vito Marotta, Pasquale Delli Paoli di Forza Italia, Antonio Roano dei Verdi, Carlo Iengo e Francesco Nigro dei Comunisti italiani. Il corteo si è fermato nei pressi della discarica in via di costruzione ed i due parroci hanno officiato la Santa Messa, non mancando di sottolineare nell’omelia come questa marcia, fatta nel giorno in cui la Chiesa festeggia la vita, abbia visto una così vasta partecipazione di cittadini che chiedono rispetto per la loro vita e per quella degli altri, e chiedono, altresì, che venga scongiurato il pericolo della costruzione della discarica.di Nunzio De Pinto, giornalista

  • il sito di Agnese Ginocchio con la canzone (musica/testo e lo speciale sulla manifestazione

  • FERMATE il MOSTRO" La Canzone e Inno di protesta di Ginocchio che ha fatto da slogan alla manifestazione contro la discarica.
    La Marcia contro la discarica Uttero è stata accompagnata lungo tutto il tragitto dell'intera manifestazione dallo slogan della canzone di protesta composta dalla cantautrice esponente del movimento pacifista provinciale Agnese Ginocchio, dal titolo: " Fermate il Mostro", vero e proprio Inno di protesta contro la discarica. Questa canzone, già diffusa via circuito radio provinciali e al circuito di News Radio Network International Campania, nell'ambito del programma condotto da Carlo Scalera capogruppo dei verdi Maddaloni, presente tra l'altro alla manifestazione insieme a Felice Lombardi, consigliere dei verdi del comune di Maddaloni, è possibile ascoltarla sul sito della cantautrice( www.agneseginocchio.it ) oppure sul sito del Corriere San Nicola (www.corrieredisannicola.it) diretto da Nicola Ciaramella e si può diffondere liberamente ( chiedere prima il permesso all'autrice: info@agneseginocchio.it ) via circuito Radio, Tv, web - internet, nelle scuole, parrocchie, nell'ambito di assemblee inerenti al tema ed in ogni luogo dove si ritiene opportuno, perchè anche la musica d'impegno per la Pace crea movimento e gruppi di discussione, diventando così strumento di lotta popolare per il raggiungimento di obiettivi comuni.