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sabato, aprile 05, 2008

Vota Margherita


Prima il caso mozzarella, ora il caso Pizza
E' ovviamente una campagna subliminale della Margherita


copiata e incollata pari pari da:
il divano sul cortile: Vota Margherita

mercoledì, luglio 25, 2007

PD: parte la macchina organizzativa per le primarie

Sta accendo i motori la macchina del nascente Partito Democratico che dovra' assistere e portare al voto centinaia di migliaia di cittadini alle primarie che il 14 ottobre sceglieranno il segretario del partito nuovo. Per non fare del voto un evento stressante con code troppo lunghe e seggi difficilmente individuabili, la struttura organizzativa sta mettendo a punto una macchina che si avvarra' di 15.000 seggi, in parte all'interno di sezioni di partito (Ds e Margherita), in parte con gazebo o altri luoghi che siano in grado di assicurare un'ordinata partecipazione, che si prevede di grandi numeri. Gia' alcuni pochi esempi sono in grado di far capire la complessita' organizzativa: in ogni seggio ci dovranno essere 5 persone addette alle procedure di votazione e pertanto gli scrutatori dovranno essere 75.000. A questi si devono aggiungere tutte le persone che saranno impiegate nei servizi di assistenza e di supporto logistico per un totale non inferiore a 100.000 volontari. Il giorno precedente a quello del voto dovranno essere trasportati tutti i kit e le schede di voto. Per le schede elettorali, la stampa sara' affidata alle strutture regionali. In ogni seggio saranno allestite 4 urne, 2 per l'elezione regionale e due per il segretario nazionale. Dagli scatoloni del kit elettorale, usciranno manifesti che verranno affissi all'esterno per fare individuare la sede del seggio, insieme a due bandiere dell'Ulivo e del tricolore, i registri per verbalizzare i voti, i pacchetti di ricevute per i 5 euro che si dovranno versare, la liberatoria che l'elettore sottoscrivera' per permettere l'inserimento del proprio nome nel registro degli elettori, schermi per la protezione (come con le cabine) della riservatezza del voto, le matite copiative. Gli elettori per parte loro dovranno portare il certificato elettorale e un documento di identita'. Le candidature per i collegi saranno convalidate e rese pubbliche il 22 settembre.

martedì, luglio 03, 2007

Napoli: Folla in casa Pd, sessanta nomi nel comitato

PAOLO MAINIERO Strada facendo l’elenco si è allungato. E così il comitato promotore del Partito democratico ha spalancato le proprie porte: quarantacinque componenti vanno bene per costruire il partito in Italia ma sono troppo pochi per organizzarlo in Campania. Meglio sessanta, allora. Ds e Margherita hanno ormai completato il loro lavoro e oggi potrebbe essere il giorno buono per ufficializzare i nomi del comitato. Ma il più è fatto: venti sono i ds, venti i dl, altrettanti gli esponenti di società civile e altre forze che partecipano al progetto. Confermata la decisione di tener fuori dal comitato parlamentari, assessori e consiglieri regionali. Ieri, ultime febbrili riunioni. In mattinata vertice in casa della Margherita tra Ciriaco De Mita, Antonio Polito e Salvatore Piccolo per i Dl e Massimo Paolucci per i Ds. In serata, incontro-fiume della Quercia nella sede di via Toledo. Nel comitato siederà più di un docente universitario: Mario Rusciano (Diritto del lavoro), Paola De Vivo (Sociologia), Ernesto Paolozzi (Storia della filosofia), lo storico Piero Craveri, Eugenio Mazzarella (preside di Lettere e Filosofia alla Federico II). In quanto rettore di Salerno (e non di presidente dell’assemblea regionale della Margherita) c’è anche Raimondo Pasquino. A rappresentare i sindacati ci saranno Anna Rea (Uil), Giuseppe Gargiulo (Cisl), Giuseppe Errico (Cgil). Nel comitato siederanno anche il presidente delle Acli Pasquale Orlando, l’ex presidente dell’Azione Cattolica Raffaele Cananzi, l’ex presidente dell’Istituto superiore della sanità Mario Condorelli. Gli ambientalisti sono rappresentati da Anna Savarese di Legambiente. Nel comitato anche il presidente dell’associazione per il Pd Osvaldo Cammarota. I socialisti di Alleanza riformista sono Felice Iossa, Felice Laudadio, Roberto De Masi, Andrea America. La Margherita esprime otto componenti per la città e undici per la provincia. Oltre ai segretari Polito e Piccolo, ci sono Nino Bocchetti e Maurizio Nunziante (i vice di Polito), il segretario organizzativo regionale Nicola Tremante, i capigruppo al Comune e alla Provincia Giovanni Palladino e Lello Topo, il sindaco di Portici Enzo Cuomo, il consigliere comunale Emilio Montemarano, quello provinciale Alfonso Ascione, i dirigenti provinciali Gennaro D’Angelo e Ezio Di Salvatore. Quattro (per ora) le donne, indicate con la collaborazione della coordinatrice provinciale Teresa Armato: Susy Tartaglione (vice del movimento femminile), Emilia Selva (movimento giovanile), Tecla Magliacano (direttrice di Confesercenti), Rosanna Romano (Caritas). La riserva sugli ultimi nomi sarà sciolta in mattinata. La delegazione dei Ds sarà guidata da Paolucci. Con il segretario provinciale ci saranno i capigruppo al Comune e alla Provincia Antonio Borriello e Ciro Cacciola, i sindaci di Ercolano e Torre Annunziata Nino Daniele e Giosuè Starita, il presidente del consiglio comunale di Napoli Leonardo Impegno, il segretario della Sinistra giovanile Amedeo Cortese, i segretari di sezione Giovanni Venditto (San Lorenzo), Carlo De Michele (Vicaria), Luigi Carnovale (Pozzuoli). Otto le donne. Sicura Giovanna Martano (assessore provinciale), per le altre la discussione è aperta. Nei Ds, da segnalare la posizione critica di Peppe Russo. «Le modalità di selezione dei gruppi dirigenti del Pd - dice il consigliere regionale, esponente della terza mozione - richiedono una competizione vera e aperta per contrastare qualsiasi tentativo di autoconservazione e meschini calcoli di ceto politico. Che tutto questo accada non è cosa scontata se non si argina il diffuso conformismo che permea il dibattito in corso e le conseguenze di un sistema di consenso costruito intorno alla gestione della spesa pubblica». Oggi, intanto, riunione dei quindici consiglieri e degli otto assessori provinciali di Margherita e Ds. Al termine, alle 12, conferenza stampa di Piccolo e Paolucci sul gruppo unico in Provincia. Portavoce potrebbe essere Topo. Al Comune, invece, il ruolo dovrebbe spettare a Borriello.

martedì, maggio 08, 2007

Napoli: Primo giorno della memoria delle vittime del terrorismo

In occasione del giorno della memoria delle vittime del terrorismo, istituito recentemente dal Parlamento italiano, il 9 maggio 2007 alle ore 9, i Giovani della Margherita della città di Napoli consegneranno una targa commemorativa al Preside dell’Istituto comprensivo statale Campo del Moricino, plesso “Caduti di via Fani” sito in Napoli alla piazza Sant’Eligio 106.
Nel 29° anniversario dell’omicidio del Presidente Aldo Moro, i giovani DL di Napoli, promuovono un momento d’incontro e riflessione per rinnovare e costruire una memoria storica contro il terrorismo in difesa delle istituzioni democratiche.
Gianfranco Wurzburger

martedì, aprile 24, 2007

«Bonus bebè fino ai tre mesi»

L'assegno già dalla sedicesima settimana di gravidanza. Proposte della Margherita per il welfare familiare: anche incentivi al part-time
Iva al 4% per le famiglie numerose che debbono acquistare un'auto da almeno sei posti (e pagano un bollo salato). Più asili nido. Incentivi per il part-time. Estensione degli assegni familiari ai figli universitari. Riforma dell'indice di equivalenza Isee (il «quoziente familiare»). Infine, un «Conto personale di cittadinanza» e un «Assegno di nascita», che va dal quarto mese di gravidanza al terzo mese di vita.
Sono numerose le novità e le riforme contenute nel ddl "Norme per la promozione del welfare familiare e generazionale", proposto dai senatori della Margherita Luigi Bobba e Tiziano Treu. E’ un «insieme organico di strumenti per realizzare il sostegno alle famiglie», considerate come soggetto sociale. Sarà portato alla Conferenza nazionale di maggio, ha detto Bobba, responsabile welfare del partito, presentando ieri il ddl nella sede nazionale di Roma, con il coordinatore Antonello Soro e la responsabile per le Politiche di inclusione Margherita Miotto. Le misure sono economiche, di accesso ai servizi, di promozione del lavoro femminile e, infine, riguardano l'investimento generazionale. Sul primo versante si agevolano i recuperi delle detrazioni fiscali non effettuate dai cosiddetti «incapienti» (anche con assegni fino a 200 euro per familiare a carico) e quelle per le spese di assistenza a bimbi e anziani non autosufficienti. Una «Carta famiglia» (su modello francese) agevolerà 1'accesso a servizi culturali, ricreativi, turistici e di trasporto. Per l'indicatore Isee viene fornita una nuova scala di equivalenze, in modo da aiutare le famiglie numerose. Ad esempio, rimodellando le tariffe dei servizi pubblici locali (acqua, gas, rifiuti), che tanto incidono sui bilanci casalinghi. Il ddl punta poi a far realizzare 3mila nuovi asili entro il 2010, incrementando il Fondo istituito dalla finanziaria 2007. Sulla conciliazione tra lavoro e famiglia, oltre a misure di incentivo al part - time, si estende a un anno il congedo parentale (con aumento dell'indennità fino al 70% della retribuzione, per i nuclei a basso reddito, rispetto all'attuale 30% generalizzato) e si prevedono incentivi per i datori che assumono, o riassumono, chi ha lasciato il lavoro per accudire la famiglia in massima parte donne.
Infine, il «Conto di cittadinanza», presso l'Inps, in cui confluiranno, dalla nascita ai 25 anni, contributi volontari, prestiti d'onore, integrativi statali o regionali, borse o assegni di studio. «Il ddI- conclude Bobba - intende rimuovere gli ostacoli al desiderio di fare famiglia di molti giovani e interviene con misure concrete per costruire un nuovo modello di welfare centrato sull'investimento nella famiglia e nelle nuove generazioni». L’impegno di spesa complessivo si aggirerebbe sui due miliardi e mezzo di euro.

di G.San

giovedì, marzo 08, 2007

NEO – DEM Iniziativa per le riforme

Tempo di congressi per la margherita e i ds in vista dell'approdo al partito democratico. Si tratta di una discussione importante sui temi principali del Paese. Discutiamo e approfondiamo i documenti. Questo che presentiamo oggi si colloca nel dibattito della margherita.

NEO – DEM Iniziativa per le riforme
1. Meno Stato, uno Stato migliore
Per una parte cospicua, comunque decisiva, di cittadini italiani, l’immagine del centrosinistra coincide con tutto quanto, in vario modo, è riconducibile allo statalismo: l’impiego pubblico, la spesa pubblica, l’ingerenza dello Stato nelle scelte industriali, la burocrazia che perpetua se stessa, i partiti, la stessa politica. E la diffidenza nei confronti del centrosinistra si accompagna, così, ad un rapporto pericolosamente sfilacciato tra il cittadino e lo Stato. Anche l’ossessiva attenzione al tema delle tasse dipende, in modo preponderante, dalla profonda sfiducia per il modo in cui lo Stato utilizza i soldi che chiede ai cittadini. Ecco perché va sradicata l’idea di tassare (prima) per spendere (poi). Ecco perché vanno progressivamente, ma coraggiosamente eliminati i molti rivoli improduttivi della spesa pubblica e vinte le resistenze corporative che li difendono. Ecco perché un nuovo patto fiscale con i cittadini deve essere al primo posto nell’agenda del governo. Ecco perché al centro della sanità, della mobilità, della scuola devono esserci gli utenti e non le organizzazioni che li devono servire.

2. Vicini a chi ha davvero bisogno e amici di chi intraprende
La buona politica sarebbe priva di senso se non si occupasse, in primis, di chi ha bisogno, di chi è più povero, di chi necessita di aiuto. Ma, appunto, di costoro si deve aver cura (come autentica priorità), non di chi chiede allo Stato assistenza non dovuta e spesso la ottiene grazie al proprio potere contrattuale. Nel contempo va lanciato un chiaro messaggio di amicizia a tutti coloro che intraprendono e quotidianamente affrontano, per sé e per gli altri, il rischio dell’impresa. Anche e soprattutto le imprese piccole e medie sono fattore decisivo del benessere della nazione. Inoltre la politica progressista deve assumere sempre più il futuro delle nuove generazioni e il variegato mondo delle nuove occupazioni a proprio riferimento. Da ciò occorre trarre conseguenze anche per allargare la classica triangolazione Governo – Confindustria – Sindacati.

3. Sicurezza soprattutto
La sicurezza dei cittadini viene prima di ogni altro compito dello Stato e del governo. Lo Stato che non garantisce l’incolumità fisica dei cittadini e la percezione di vivere in un ambiente sicuro viene pericolosamente delegittimato. Ciò che si deve richiedere alle autorità di governo non sono soltanto le azioni concrete in ambito interno ed internazionale, ma anche atteggiamenti coerenti e costanti che non possano far dubitare dell’impegno assoluto per la sicurezza. La credibilità si acquisisce con il numero degli agenti dislocati sui territori, ma anche e soprattutto con l’importanza che si attribuisce al tema, con la priorità che si comunica. Inoltre, l’immagine della politica riformista deve accompagnarsi con l’assenza di giustificazione per ogni forma di illegalità.

4. La società dei doveri (oltre che dei diritti)
Nuovi comportamenti sociali chiedono nuove forme di riconoscimento, ma la modernità non coincide con i diritti individuali. La persona, che non vogliamo sacrificata sull’altare di alcun collettivo, ha diritti inalienabili di autonomia e deve poter espandere al massimo le proprie risorse, ma ciò significa anche doveri e responsabilità. Una società che non abbia al proprio centro il concetto di dovere (verso gli altri, verso ciò che è comune, nel lavoro) non ha futuro. L’enfasi a senso unico sui diritti (dei cittadini, dei lavoratori, delle imprese) è dannosa per l’Italia.

5. Un nuovo patriottismo
Oltre ogni retorica, va recuperato il senso di appartenenza alla patria. Il nostro patriottismo è porre l’Italia prima di tutto, prima di ogni sua parte, di ogni sua componente, al di sopra dell’interesse di un partito, di una coalizione. Questa è la nuova politica di cui tanti cittadini avvertono la necessità. Questa è anche la ragione profonda, non transitoria, non tattica, del dialogo e del reciproco ascolto tra i diversi poli, le diverse posizioni. Nuovo patriottismo deve anche significare ruolo internazionale del nostro paese e affiancamento dell’irrinunciabile interesse nazionale al valore per noi fondante dell’integrazione europea.

6. L’Italia nel mondo che cambia
Un mondo sempre più interdipendente ci spinge ad accentuare il profilo e l’impegno internazionale dell’Italia. Il contrasto al terrorismo globale e al fondamentalismo, la stabilizzazione dei paesi dilaniati dai conflitti ci riguardano direttamente. Accanto ai due pilastri storici della nostra politica estera (Europa e Usa) vanno ricercate nuove partnership strategiche nel mondo multipolare: dalla grande democrazia Indiana alle nuove democrazie emergenti in Africa e America Latina. La diffusione della democrazia e la difesa dei diritti umani assumono sempre maggiore rilievo.

7. Scommettere sulle differenze e sulle autonomie
La parola - chiave del nuovo riformismo è: differenza. Così come uguaglianza lo è stata per quello novecentesco. Non certo perché il nostro riformismo non sia nutrito del valore della solidarietà, bensì perché le istanze di giustizia non devono produrre appiattimento, soppressione delle differenze. L’Italia è un paese ricco di differenze, a partire da quelle territoriali: ciò costituisce una risorsa se esse vengono riconosciute e rese produttive, se prevale una vera cultura federalistica e autonomista, che è fondata sulla responsabilità ed è l’opposto di ogni ottuso egoismo. Sconfiggere resistenze e incrostazioni centralistiche è nell’interesse di tutta l’Italia.

8. La politica è valori
L’iniziativa riformista deve trasmettere valori. Ma non si spiegherebbe perché la retorica anticomunista berlusconiana possa avere ancora una tale efficacia nel 2007 in Italia, se non si comprendesse che una parte importante del set di valori del centrosinistra viene temuta da una fetta rilevante dell’elettorato, in quanto ritenuta discendente dal vizio collettivista del comunismo. Accanto a parole-chiave come solidarietà, democrazia, pace, il discorso pubblico dei democratici deve cimentarsi con altre parole-chiave della politica, cui pure un vasto pubblico è fortemente interessato: libertà, merito, responsabilità, persona, individuo, comunità. Lo spazio pubblico dei valori non è soltanto quello, comunque assai rilevante, che discende dalla religione. Le azioni per combattere la piaga della povertà e del sottosviluppo nel mondo siano un filo rosso della politica progressista. La tutela delle risorse e delle qualità ambientali é il discrimine di ogni politica innovativa. Infine dobbiamo riportare in primo piano il tema dell’etica (del comportamento, della condotta, dell’esempio perfino) di chi esercita il potere.

9. Un partito Dem, ma soprattutto Pop
C’è una difficoltà, perfino una ritrosia del centrosinistra a comprendere una parte dell’Italia profonda e ad interloquire con essa. E’ l’Italia sostanzialmente disinteressata alla politica dei partiti, che non prende la parola, ma si esprime con il voto nelle occasioni che contano e spesso a favore della destra. Il compito del futuro Partito Democratico è anche quello di conquistare il consenso di costoro, con una politica più semplice, più aderente alle istanze popolari (magari non rappresentate), più capace di comunicare. Il riformismo non si studia e non si applica in provetta. La riforma è un processo di coinvolgimento, non un testo partorito in un ministero. Un riformismo lontano dal popolo (quale esso è, non quale vorremmo che fosse) non avrebbe futuro.

Khaled Fouad Allam
Romolo Benvenuto
Dorina Bianchi
Luigi Bobba
Andrea Colasio
Franco Danieli
Cinzia Dato
Emilio Del Bono
Lino Duilio
Enrico Farinone
Laura Fincato
Maurizio Fistarol
Giampaolo Fogliardi
Gabriele Frigato
Paolo Giaretta
Maria Leddi Maiola
Pierluigi Mantini
Salvatore Margiotta
Mauro Marino
Maria Paola Merloni
Riccardo Milana
Franco Narducci
Flavio Pertoldi
Antonio Polito
Simonetta Rubinato
Giovanni Sanga
Tiziano Treu
Gianni Vernetti
Riccardo Villari
Rodolfo Viola
Valerio Zanone

lunedì, febbraio 26, 2007

Facciamo giustizia sulle tasse nascoste. Proposte per ripartire dalla famiglia.

Le tariffe di gas e luce sono tarate su consumi individuali penalizzando chi ha figli. Si intitolerà Norme per la promozione di un welfare generazionale e famigliare e sarà un progetto di legge «volto a rimuovere situazioni di mancanza di equità, a promuovere e investire sul futuro dell'Italia, cioè sulle famiglie con figli». Spiega a Vita il senatore Luigi Bobba, responsabile nazionale Dipartimento Welfare della Margherita, anticipandone gli indirizzi: «Abbiamo un duplice obiettivo. Sostenere, come in moltissimi altri Paesi, l'incremento del tasso di natalità e rendere conciliabili lavoro e vita in modo che le pari opportunità siano il veicolo della crescita dell'occupazione delle donne. I due tassi camminano insieme: se cresce l'occupazione, sale la natalità. Va resa effettiva la tutela e la promozione della famiglia di cui parlano gli articoli 29, 30 e soprattutto 31 della Costituzione».
A questo scopo la Margherita ha individuato cinque capitoli su cui lavorare: previdenza, fisco, servizi, assegni e tariffe. E un metodo, quello della trasparenza, in particolare contro le cosiddette tasse nascoste. Un rapido esempio: le tariffe di servizi come gas e luce sono per lo più tarate su un consumo individuale. È una scelta ragionevole ed equa nei confronti di chi ha figli e si ritrova un costo pro capite maggiore di quello di chi vive solo o in coppia?
Soglia di povertà relativa
Evidentemente è una situazione che va riequilibrata.
Come pure andrebbe ridefinito il sostegno pubblico per i figli a carico. Un parametro c'è. E si chiama soglia di povertà relativa, cioè 420 euro al mese: «Vorremmo che l'impegno pubblico si avvicinasse a questa soglia», spiega Bobba. «Chiediamo che lo Stato riconosca almeno il costo minimo per un figlio attraverso il sistema fiscale. Contemporaneamente pensiamo sia necessaria la rimodulazione del sistema delle deduzioni/detrazioni per i servizi che la famiglia acquista per i minori e per gli anziani non autosufficienti».
Sempre in tema di equità la Margherita punta a riformare i parametri della cosiddetta “situazione economica equivalente”. Oggi l'accesso ai servizi è valutato in misura inversamente proporzionale al numero: fino a due figli c'è un parametro, ma diminuisce per i successivi. Ora non sembra molto probabile che una famiglia più numerosa abbia costi minori di una famiglia con meno figli. In questo ambito, non ci sono economie di scala… Come accade in Francia, se aumentano i componenti deve crescere anche il quoziente.
Un anno di contributi
Altro aspetto rilevante, la previdenza. Il progetto di legge dovrebbe contenere il riconoscimento per le donne di una contribuzione figurativa per il lavoro di cura. Si tratterebbe cioè di una norma di discriminazione positiva per le donne alle quali andrebbero un anno di contributi per ciascun figlio. Avviene così in Gran Bretagna, in Germania.
L'ultimo capitolo, in via di elaborazione da parte del Dipartimento, riguarda un sistema di incentivi a favore della flessibilità e del part time in modo da conciliare lavoro e famiglia.
Quanto all'entità economica delle misure che la Margherita intende proporre, Bobba è chiaro: «Dovrebbe avere un peso analogo a quello del cuneo fiscale. Lì si partiva da un sistema economico e d'impresa con elettrocardiogramma piatto. Vista la possibilità di una ripresa, abbiamo scelto di pompare risorse in quella direzione. Adesso però occorre occuparsi della famiglia che, come ha per l'appunto scritto il direttore di Vita, “ha tirato i remi in barca”. Occorre un'iniezione di fiducia; si deve cambiare registro».

domenica, febbraio 11, 2007

Ma i teodem smorzano la critica: è il male minore

Bobba: "E' un punto di partenza. Ora si realizzi il programma dell'Unione a favore delle famiglie"

I teodem della Margherita non si sentono in ginocchio dopo quella che è parsa una sconfitta sui Dico. Anzi, «raddoppiano»: lanciano l'iniziativa di un'associazione di circoli per marcare ancora di più la loro «ispirazione cristiana» in politica. Ma il loro giudizio sul provvedimento non coincide con quello preoccupato del Papa e dell'Osservatorio Romano per il quale
La pattuglia di teodem della Margherita, con i loro tre voti a Senato, potrebbero fare la differenza. Tuttavia si rendono conto che i rapporti di forza dentro il centrosinistra non consentono loro di tirare la corda. «E' il miglior risultato possibile - ammette Paola Binetti - in questo momento storico e con questa maggioranza così variegata. Bisogna prendere atto della realtà democratica». In fin dei conti, aggiunge Luigi Bobba, «Non si lede la Costituzione»: «Ora però si deve pensare alla famiglia. Le unioni civili non sono in cima ai pensieri degli italiani, non ci sono folle di conviventi che assediano il Parlamento. La Margherita chiederà che i 3,4 miliardi di maggiori entrate fiscali vengano destinati alle famiglie». Per Emanuela Baio «è un apprezzabile sforzo di conciliare le diverse sensibilità della coalizione: diamo pienamente atto al lavoro faticoso e paziente svolto dalla ministra Bindi».
La verità, spiegano nella Margherita, è che i teodem sono stati ammansiti da Rutelli: in cambio hanno mano libera di farsi i loro circoli. Per il momento frenano perchè non voglio rimanere chiusi nel fortino e radicalizzare lo scontro con l'ala più laica e radicale della sinistra che già affila le armi per «migliorare» i Dico (Rifondazione, Pdci, Verdi e Rosa nel pugno sono pronti a presentare emendamenti). Il rischio che vedono i parlamentari della Margherita legati alla Cei è di perdere un'altra battaglia. Esattamente come sta facendo Rutelli quando dice che il testo non può essere stravolto. «Deve essere chiaro a tutti - avverte Carra - che il nostro voto ci sarà se non ci saranno trappole in Parlamento. Noi siamo leali, non siamo dei terroristi parlamentari, ma se ci saranno agguati, risponderemo colpo su colpo».
Messi all'angolo dagli ex Popolari della Margherita e in difficoltà di fronte alla linea dura della Cei contro i Dico, i teodem ieri mattina hanno valutato perfino l'ipotesi di sciogliersi e proseguire la loro «crociata» come singoli parlamentari. E invece alla fine hanno deciso di rilanciare la loro presenza dentro il partito e sulla scena politica. Nei prossimi giorni, appunto, costituiranno un'associazione con l'obiettivo di costituire circoli in giro per l'Italia. Negano che si tratti di una nuova corrente della Margherita e che questa iniziativa sia legata alle dinamiche congressuali, ma c'è chi guarda con sospetto alla nascita di questi circoli: sono sempre gli ex Popolari di Franceschini e Castagnetti. In questi ambienti si pensa che la scelta dei teodem sia una mossa teleguidata da Rutelli, e che serva a sostenerlo nella battaglia del congresso. Macchè, rispondono loro, «vogliamo un'associazione di persone che, nel percorso di costruzione del Partito Democratico, non voglio tradire l'ispirazione cristiana».
Comunque sia, quando il provvedimento sulle coppie di fatto arriverà al Senato, l'Unione dovrà preoccuparsi di far passare il testo uscito l'altro giorno dal Consiglio dei ministri. Con tutta l'opposizione che già dichiara di essere contro, i «miglioramenti» in senso laico rischiano di combinare la frittata. Andreotti, che al Senato voterà contro, dà un suggerimento a Prodi: «Se posso dare un consiglio alla maggioranza, direi che questo è il classico argomento da accantonare, mettere in frigorifero e tenercelo fino a tempi migliori». Un altro senatore cattolico, Marco Follini, invece sostiene che sui Dico è giusto aprire il confronto in Parlamento: «Non deve essere nè uno scontro di civiltà nè una sfida all'O.K. Corral». Mentre nell'Unione si scaldano gli animi Mastella, che chiederà ai suoi tre senatori di non votare il ddl, se la prende con il leader dei Ds: «È singolare che Fassino dica che bisogna ricercare consensi nell'opposizione. Ma perché non è un'eresia se questo è detto da Fassino, lo è invece se detta da noi?».
da La Stampa Amedeo La Mattina

sabato, febbraio 10, 2007

“E IO TEODEM ORA SONO SODDISFATTO”

“Dobbiamo analizzare a fondo il disegno di legge, ma mi pare che ci sia stata una correzione di rotta”. Luigi Bobba, senatore della Margherita, ex presidente delle Acli, esponente di primo piano dei “teodem”, commenta il disegno di legge sulle coppie di fatto e rileva che “si attiene, con le correzioni apportate, al programma dell’Unione”.
Importanti correzioni?
“Direi di sì. Nel senso che l’elemento chiave, che non ci piaceva, cioè la dichiarazione congiunta, poiché creava di fatto un altro istituto familiare, è sparito. Invece ci si attiene alla legge esistente sulla certificazione anagrafica. Per noi questo era un elemento decisivo. Inoltre non si insiste più sulle unioni caratterizzate solo da un vincolo di tipo sessuale, ma si considerano anche quelle affettive di tipo solidaristico, per esempio tra fratello e sorelle o altri gradi di parentela”.
Quindi secondo lei, si allontana l’idea dei Pacs?
“Sicuramente ed è quello che noi chiedevamo, perché così era scritto nel programma di governo. Rutelli ha ribadito fino all’ultimo minuto la contrarietà della Margherita ad un similmatrimonio. Quello che è stato approvato ieri sera è un testo che corrisponde a quel programma e che ha assunto le preoccupazioni che noi avevamo espresso in modo netto e chiaro”.
Ieri mattina vi davano per sconfitti.
“Bisogna sempre aspettare la fine della partita e non fermarsi al primo tempo. Su temi di questo genere se la discussione è vera, cioè se le posizioni vengono espresse in modo limpido, si può trovare un punto di mediazione e anche di convergenza. Ma, ribadisco, bisogna parlare chiaro, non tacere e camuffare le proprie posizioni”.
E delle patenti di laicità che alcuni cattolici del centrosinistra si sono scambiati ieri con la lettera dei 60?
“Io non ho mai inteso dare patenti di laicità a nessuno e per questo non ho firmato quella lettera. Ho solo cercato di interpretare una situazione nuova nel rapporto tra valori, espressione politica e scelte legislative. Di fronte a problemi totalmente inediti, come quelli dei cosiddetti eticamente sensibili, non si può invocare il passato, quando ci si occupava di scelte economiche e sociali e si discuteva della laicità in politica rispetto a quei problemi. Da ora in avanti dovremo occuparci sempre di più di problemi che interpellano la vita quotidiana delle persone e delle famiglie e non possiamo usare la foglia di fico della laicità per non andare a fondo delle cose. Dobbiamo invece saper trovare soluzioni che corrispondano a quei valori che noi riteniamo alla radice del modello di persona e di società in cui crediamo e a cui ci ispiriamo”.
Usando sempre l’antico istituto della mediazione?
“Naturalmente. Ma con la consapevolezza che vi sono punti su cui non si può mediare”.
Vale per le coppie di fatto?
“Si. La mediazione su una norma che apre le porte ad un’altra forma di istituto familiare è un equivoco per due motivi: non è prevista dalla Costituzione, non è stata prevista dal programma dell’Unione”.
Vi hanno anche accusato di aver preso ordini da Ruini.
“Una stupidaggine. Sono cresciuto alla scuola delle Acli e so assumermi le responsabilità. Sono un legislatore e chi fa politica deve saper respirare con la società. Non abbiamo mai bussato alla porta di Ruini o di Betori. Tuttavia un legislatore che si estrania dalla società, cioè che non ascolta le attese delle persone, le ragioni civili e, perché no, anche religiose, che fanno parte del nostro patrimonio culturale, non coglie nel profondo le dinamiche del Paese. Come hanno fatto molti dei firmatari del documento dei 60 di fronte al referendum sulla fecondazione. Vorrei che qualcuno di loro facesse almeno una piccola autocritica”.
da L'Eco di Bergamo. Alberto Bobbio.

venerdì, febbraio 09, 2007

FAMIGLIA: BINDI, ORA CI IMPEGNIAMO SU PIANO NAZIONALE

All'indomani dall'approvazione in consiglio dei ministri del ddl sui Dico, il ministro Rosy Bindi annuncia che il suo impegno sara' d'ora in poi tutto per la famiglia. Durante il suo intervento alla conferenza nazionale organizzata dalla Margherita e intitolata 'Prima le donne e i bambini. Per un welfare generazionale e familiare', il ministro ha anticipato che il 24 e il 25 maggio si terra' a Firenze una conferenza nazionale dell'esecutivo per discutere le linee di base del 'piano nazionale per la famiglia', previsto anche in finanziaria. Chiudendo la conferenza di oggi, la Bindi ha ricordato che una seria politica sulla famiglia deve tener conto di alcuni grandi temi: l'occupazione giovanile, le famiglie con figli, gli anziani non autosufficienti, il ruolo della donna nella societa' e nella famiglia e l'integrazione degli immigrati, che, ha detto il ministro, costituiscono una grande risorsa per il paese. Su tutto domina l'istituzione familiare che va tutelata ad ogni costo se davvero, ha sottolineato Bindi, il paese tiene alla propria crescita. Dello stesso tono anche l'intervento del sottosegretario alla Solidarieta' sociale Cristina De Luca, che ha individuato quattro linee guida sulle quali lavorare per il welfare della famiglia: i servizi di cura, le politiche del lavoro, le politiche fiscali e i ruoli di genere. Al termine della conferenza anche Luigi Bobba, coordinatore nazionale del dipartimento welfare Dl-Margherita, ha ricordato che serve una nuova prospettiva per migliorare lo stato delle famiglie italiane e riavviare la crescita del paese: rimettere al centro la famiglia.

venerdì, febbraio 02, 2007

"PRIMA LE DONNE E I BAMBINI"



VENERDI' 9 FEBBRAIO 2007, a Roma, presso la sede nazionale della Margherita,
ci sarà un SEMINARIO NAZIONALE organizzato dal Dipartimento Welfare, dal
titolo "PRIMA LE DONNE E I BAMBINI" Per un welfare generazionale e
familiare.
PER UN WELFARE GENERAZIONALE E FAMILIARE
La nascita del Ministero della Famiglia è un'occasione da non perdere per dotare finalmente il nostro Paese di un moderno assetto delle politiche familiari.
Per troppo tempo la politica non ha dedicato attenzione ad una realtà - la famiglia - che certamente in Italia aveva solide radici e valori largamente condivisi.
Ora la situazione è diversa. Abbandonate a se stesse, le famiglie italiane stanno tirando i remi in barca. Il segnale più evidente di questa rassegnazione rispetto al futuro viene dal trend demografico. Siamo un paese che sta diventando troppo vecchio e dove si registrano due primati negativi: il minor tasso di fertilità e il minor tasso di occupazione femminile. Con questo seminario la Margherita riprende e rilancia un insieme di proposte che hanno al centro le donne e i bambini. Tutelando e promuovendo i soggetti più esposti del nucleo familiare, rafforzeremo tutta la famiglia. Dopo la riduzione del costo del lavoro, che porterà una boccata d'ossigeno per le nostre imprese e un po' più di soldi nelle tasche di chi lavora, nel 2007 c'è bisogno di un segnale forte, un vero cambio di passo sulle politiche per la famiglia. Servono risorse finanziare, nuovi servizi e nuove disposizioni legislative. Ma serve soprattutto una nuova prospettiva: rimettere al centro la famiglia, perché il Paese torni a crescere.
Luigi Bobba
Responsabile nazionale Dipartimento Welfare DL Margherita