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domenica, febbraio 14, 2010

Vittorio Bachelet a trent'anni dalla morte. La lettera di Franceschini e una scheda per ricordare oltre la cronaca di oggi

Lettera al figlio Giovanni a 30 anni dall'uccisione

"Vittorio Bachelet, per noi un maestro"


Caro Giovanni,
oggi ricorrono trent'anni dal giorno in cui alcuni giovani imbevuti di una ideologia violenta fino alla follia uccisero tuo padre Vittorio. Ricordo quel giorno, quella emozione.

Ricordo quel tempo carico di odio, paura, angoscia, morte. Gli anni di piombo, li hanno chiamati. Gli anni del terrorismo. Il terrorismo, non solo una parola, ma un vulcano la cui terribile eruzione aveva prodotto uno stato d'animo collettivo. Un terrore che avvolgeva tutto, che teneva in ostaggio l'intera società italiana. Un giornalista, un poliziotto, un sindacalista, un magistrato, un uomo delle istituzioni: potevano uscire di casa e non tornare.

La lista delle vittime sempre più lunga. Abbiamo visto cadere, uno dopo l'altro, tanti maestri. Non potevamo o non osavamo chiamarli amici, perché da loro ci separava il dato generazionale. Ma potevamo sentirli e li sentivamo amici. Perché avevamo sentito i loro discorsi, avevamo letto le loro parole, avevamo avuto il loro esempio. Parlo, tra gli altri, di tuo padre.

Mi sono avvicinato alla politica in quegli anni, risalendo come tanti altri giovani cattolici di quella stagione, la corrente della disillusione, del disincanto, della vergogna per una storia che ci sembrava offesa e tradita da troppi comportamenti incoerenti e contraddittori rispetto a valori che si invocavano solo a parole per giustificare un potere fine e a se stesso.

Era stato Benigno Zaccagnini, l'onesto Zac, a restituirci coraggio e speranza, con un rinnovamento fatto di gesti e incarnato da testimoni finalmente credibili, capaci di dare senso a quella "differenza cristiana" che è fatta prima di tutto - non sembri un paradosso - di normalità, di serietà, di rigore ma anche di allegria. Perché è così che i cristiani sono chiamati a vivere nella storia, a camminare accanto agli altri nel mondo, a condividere la fatica di costruire insieme la città degli uomini.

Vittorio Bachelet è stato uno di quei testimoni, che ci ha insegnato che la politica è prima di tutto servizio e responsabilità. Amore per il prossimo, cioè per chi è più vicino. Dunque non una cosa astratta. Non una teoria politologica. Ma qualcosa di concreto e verificabile nella pratica di ogni giorno: la vita, le speranze, le attese di giustizia delle persone. Il prezzo della fedeltà a questo dovere per tuo padre, per la sua famiglia, per chi gli ha voluto bene, è stato il più alto.

Trent'anni non diluiscono il dolore ma non sbiadiscono nemmeno il ricordo. Ho nella memoria la tua preghiera, le tue parole di perdono e di vita, che raccontarono meglio di tanti discorsi chi era stato per te tuo padre. Per noi un maestro.

Ti abbraccio.
Dario Franceschini



Vittorio Bachelet (Roma, 20 febbraio 1926Roma, 12 febbraio 1980) è stato un giurista e politico italiano, dirigente dell'Azione Cattolica ed esponente democristiano; fu assassinato dalle Brigate Rosse.

Ultimo dei nove figli di Giovanni, ufficiale dell'esercito, e di Maria Bosio, ancora bambino si iscrisse all'Azione Cattolica, presso il circolo parrocchiale di S. Antonio di Savena: dopo la maturità classica si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza e iniziò la militanza nella FUCI, sia nella sezione romana, sia nel centro nazionale. Diverrà condirettore di Ricerca, il periodico della federazione universitaria.
Il 24 novembre del 1947 si laurea, con una tesi diritto del lavoro su I rapporti fra lo Stato e le organizzazioni sindacali (votazione 110/110); suo relatore è il prof. Levi Sandri.
Nell'anno accademico 1947-48 è assistente volontario presso la cattedra di Diritto amministrativo presso l'Università La Sapienza. Intanto divenne redattore capo della rivista di studi politici Civitas, diretta da Paolo Emilio Taviani, della quale nel 1959 divenne vicedirettore, e ottenne diversi incarichi presso il CIR (Comitato Interministeriale per la Ricostruzione, l'attuale CIPE) e la Cassa per il Mezzogiorno.
Il 26 giugno 1951 si sposa con Maria Teresa (Miesi) De Januario. Il 13 aprile 1952 nasce la figlia Maria Grazia. Tre anni dopo, il 3 maggio 1955, nasce il figlio Giovanni.
Nel 1957 ottenne la libera docenza in Diritto amministrativo e in Istituzioni di diritto pubblico e iniziò la sua carriera di professore universitario: fu dapprima docente di Diritto amministrativo presso la Scuola di applicazione della Guardia di Finanza e presso l'Università di Pavia, poi presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Trieste e, dal 1974, professore ordinario di Diritto pubblico dell'economia presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università La Sapienza di Roma.
Non abbandonò mai la militanza nell'Azione Cattolica e ne divenne uno dei principali dirigenti nazionali. Papa Giovanni XXIII nel 1959 lo nominò vicepresidente dell'Azione Cattolica Italiana: nel 1964 Paolo VI lo elesse Presidente generale per la prima volta (verrà riconfermato anche per i due mandati successivi, fino al 1973). In tal veste, si adoperò per adeguare l’AC allo spirito del Concilio Vaticano II, spingendo per la democratizzazione della vita interna e per la valorizzazione della funzione dei laici nella vita ecclesiale. Promosse anche un progressivo distacco dell'associazione dall’impegno politico diretto.
Ricoprì anche la carica di vicepresidente del Pontificio consiglio per la famiglia, della Pontificia commissione Justitia et Pax e del Comitato italiano per la famiglia.
Esponente della Democrazia Cristiana, grande amico di Aldo Moro, dopo le elezioni amministrative del giugno del 1976 venne eletto Consigliere comunale a Roma: il 21 dicembre dello stesso anno venne anche eletto vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, del quale faceva parte in quanto componente eletto dal parlamento in seduta comune.
Il 12 febbraio 1980, al termine di una lezione, mentre conversava con la sua assistente Rosy Bindi, fu assassinato da un commando delle Brigate Rosse (di cui faceva parte Annalaura Braghetti) nell'atrio della facoltà di Scienze politiche de La Sapienza, con sette proiettili calibro 32 Winchester.
Due giorni dopo se ne celebrarono i funerali nella chiesa di San Roberto Bellarmino di Roma. Uno dei due figli, Giovanni, all’epoca venticinquenne, nella Preghiera dei fedeli disse:
« Preghiamo per i nostri governanti: per il nostro presidente Sandro Pertini, per Francesco Cossiga. Preghiamo per tutti i giudici, per tutti i poliziotti, i carabinieri, gli agenti di custodia, per quanti oggi nelle diverse responsabilità, nella società, nel Parlamento, nelle strade continuano in prima fila la battaglia per la democrazia con coraggio e amore. Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà perché, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri. »

venerdì, gennaio 04, 2008

LA RISPOSTA ZEN AL TERRORISMO" DI THICH NHAT HANH

LA RISPOSTA ZEN AL TERRORISMO" DI THICH NHAT HANH

[Dal sito del Centro Studi Sereno Regis (www.cssr-pas.org) riprendiamo la seguente recensione del libro di Thich Nhat Hanh, Nel rifugio della mente. La risposta zen al terrorismo, Mondadori, Milano 2007.
Giovanni (Nanni) Salio, torinese, nato nel 1943, ricercatore nella facolta' di Fisica dell'Universita' di Torino, segretario dell'Ipri (Italian Peace Research Institute), si occupa da alcuni decenni di ricerca, educazione e azione per la pace, ed e' tra le voci piu' autorevoli della cultura
nonviolenta in Italia; e' il fondatore e presidente del Centro studi "Domenico Sereno Regis", dotato di ricca biblioteca ed emeroteca specializzate su pace, ambiente, sviluppo (sede: via Garibaldi 13, 10122 Torino, tel. 011532824 - 011549005, fax: 0115158000, e-mail: regis at arpnet.it, sito: www.cssr-pas.org).
Opere di Giovanni Salio: Difesa armata o difesa popolare nonviolenta?, Movimento Nonviolento, II edizione riveduta, Perugia 1983; Ipri (a cura di Giovanni Salio), Se vuoi la pace educa alla pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1983; con Antonino Drago, Scienza e guerra: i fisici contro la guerra nucleare, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1984; Le centrali nucleari e la bomba, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1984; Progetto di educazione alla pace, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1985-1991; Ipri (introduzione e cura di Giovanni Salio), I movimenti per la pace, vol. I. Le ragioni e il futuro, vol. II. Gli attori principali, vol. III. Una prospettiva mondiale, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1986-1989; Le guerre del Golfo e le ragioni della nonviolenza, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1991; con altri, Domenico Sereno Regis, Satyagraha, Torino 1994; Il potere della nonviolenza: dal crollo del muro di Berlino al nuovo disordine mondiale, Edizioni Gruppo Abele, Torino 1995; Elementi di economia nonviolenta, Movimento Nonviolento, Verona 2001; con D. Filippone, G. Martignetti, S. Procopio, Internet per l'ambiente, Utet, Torino 2001. Thich Nhat Hanh, monaco zen vietnamita, poeta e costruttore di pace, nato nel 1926 nel Vietnam centrale, nel 1964, in piena guerra, ha dato vita al movimento di resistenza nonviolenta dei "piccoli corpi di pace": gruppi di laici e monaci che nelle campagne creavano scuole, ospedali e ricostruivano i villaggi bombardati, subendo attacchi da entrambi i contendenti, che li ritenevano alleati del nemico. Nel 1967, durante una visita negli Stati Uniti, e' stato candidato al Nobel per la pace da Martin Luther King, che dopo averlo incontrato ha preso posizione pubblicamente contro la guerra in Vietnam. Due anni dopo, gia' costretto all'esilio, ha rappresentato la comunita' buddhista, che raccoglieva l'80 per cento dei vietnamiti, alle trattative di pace di Parigi. Dopo la firma degli accordi, nel 1975, gli e' stato negato il rientro nel suo Paese. Oggi vive in Francia. La pace e' il tema delle opere, delle attivita', dei ritiri e degli incontri e manifestazioni pubbliche di Thich Nhat Hanh. Il cuore del suo insegnamento e' nella stretta relazione tra la ricerca della pace in noi stessi e la pace nel mondo. "Nel protestare contro una guerra, possiamo credere di essere una persona pacifica, un vero rappresentante della pace - recita un passo di uno dei suoi scritti - ma questa nostra presunzione non sempre corrisponde alla realta'. Osservando in profondita', ci accorgiamo che le radici della guerra sono presenti nel nostro stile di vita privo di consapevolezza. Se noi non siamo in pace, non possiamo fare niente per la pace". I suoi numerosi libri sono pubblicati in Italia da Mondadori, Ubaldini e Neri Pozza. Opere di Thich Nhat Hanh: Vietnam, la pace proibita, Vallecchi, 1967; La lotta nonviolenta del buddhismo nel Vietnam, Citta' Nuova, 1970; Essere pace, Ubaldini, 1989; Il sole, il mio cuore, Ubaldini, 1990; Il miracolo della presenza mentale, Ubaldini, 1992; Trasformarsi e guarire,Ubaldini, 1992; Vita di Siddharta il Buddha, Ubaldini, 1992; La pace e' ogni passo, Ubaldini, 1993; Toccare la pace, Ubaldini, 1994; Respira! Sei vivo, Ubaldini, 1994; Lo splendore del loto, Ubaldini, 1994; Il diamante che recide l'illusione, Ubaldini, 1995; L'amore e l'azione, Ubaldini, 1995; Una chiave per lo zen, Ubaldini, 1996; Mente d'amore, Ubaldini, 1997; L'incenso del cuore, Associazione La Rete di Indra, 1997; Il cancello di pino e altre storie, Psiche, 1997; Il bambu' della luna, Psiche, 1998; Sassolini di meditazione, Associazione Un Tempio per la Pace, 1998; Il Buddha vivente, il Cristo vivente, Neri Pozza, 1996, Tea, 1999; Insegnamenti sull'amore, Neri Pozza, 1999; AA. VV. Buddhismo impegnato, Neri Pozza, 1999; Perche' un futuro sia possibile, Ubaldini, 2000; Il cuore dell'insegnamento del Buddha, Neri Pozza, 2000; Canti e recitazioni di Plum Village, Nobile Editore, 2000; Il piccolo libro della consapevolezza, Ubaldini, 2001; AA. VV., Ecologia buddhista, Neri Pozza, 2001; Discorsi ai bambini e al bambino dentro di noi, Ubaldini, 2002; Spegni il fuoco della rabbia, Mondadori, 2002; Il segreto della pace, Mondadori, 2003; La luce del dharma, Mondadori, 2003; Libero ovunque tu sia, Associazione Essere Pace, 2003; Il sentiero, Ubaldini, 2004; L'arte della trasformazione, Mondadori, 2004; L'arte del cammino e della pace, Mondadori, 2004; Un ascolto profondo, Ubaldini, 2005; L'unica nostra arma e' la pace, Mondadori, 2005; Nel rifugio della mente. La risposta zen al terrorismo, Mondadori, 2007]

"In queste pagine, frutto dei discorsi tenuti nei giorni e nei mesi successivi all'11 settembre 2001, il maestro Thich Nhat Hanh riflette sul clima di terrore che pervade i nostri tempi e rivela come sia possibile mantenersi calmi e sereni, allontanare la paura e il senso di insicurezza attraverso la pratica della compassione, dell'ascolto profondo e della comunicazione consapevole. Le sue intuizioni semplici quanto penetranti offrono la chiave per superare gli equivoci e le incomprensioni che ci tengono lontani gli uni dagli altri, vincendo i nostri timori e le diffidenze innate verso il prossimo. Con la sua caratteristica umanita' e il suo sguardo acuto il monaco vietnamita insegna come gestire, a livello individuale e collettivo, la rabbia e il desiderio di vendetta, lasciando spazio a relazioni piu' profonde ed empatiche con gli altri e spalancando le
porte a un mondo di pace" (Dalla quarta di copertina).
Lo stile di scrittura di Thich Nhath Hanh e' semplice, chiaro, profondo.
Questa apparente semplicita' e' il risultato di un lavoro di meditazione che dura da decenni e gli ha permesso di distillare il meglio della tradizione buddhista zen e nonviolenta. I suoi numerosi libri sono stati pubblicati prima da Ubaldini e ora da Mondadori. In questo suo ultimo lavoro sono raccolti vari testi e discorsi frutto delle riflessioni che l'autore fece nei mesi successivi all'11 settembre 2001. Tra questi, la famosa intervista immaginaria: "Che cosa direi a Osama Bin Laden", diffusa in rete nel sito www.esserepace.org. Un testo importante, che abbiamo gia' avuto modo di segnalare nel nostro intervento "Nonviolenza versus terrorismi" (in: L'11 settembre di Gandhi. La luce sconfigge la tenebra, "Quaderni Satyagraha", Lef, Firenze 2007, pp. 87-98), da leggersi in parallelo a un altro testo anch'esso immaginario, "Bin Laden incontra Gandhi", scritto da Bhikhu Parekh, un grande studioso del pensiero gandhiano ("Quaderni Satyagraha" cit., pp. 77-85).
Uno dei punti centrali di tutta la cultura buddhista nonviolenta e' condensato da Thich Nhath Hanh nel ricorrente invito, presente in tutte le sue opere, a "coltivare la compassione in risposta alla violenza". Le parole chiave della tradizione meditativa e culturale del buddhismo sono fondamentali per suggerirci un percorso di avvicinamento personale e interiore alla nonviolenza: impermanenza, interdipendenza, consapevolezza, compassionevolezza, che noi possiamo completare aggiungendo la compresenza capitiniana.
Dopo la lettura di un testo come questo, pieno di buon senso oltre che di umanita', empatia e umilta', si avverte con ancor maggiore sgomento lo scarto tra la violenza assurda che caratterizza gran parte dell'esperienza umana, sia nella quotidianita' sia negli eventi della politica
internazionale, e ci si chiede quali altre strade occorre seguire per curare le ferite inferte da comportamenti violenti e per restituire un senso pieno alla nostra esistenza individuale e collettiva.

martedì, maggio 08, 2007

Napoli: Primo giorno della memoria delle vittime del terrorismo

In occasione del giorno della memoria delle vittime del terrorismo, istituito recentemente dal Parlamento italiano, il 9 maggio 2007 alle ore 9, i Giovani della Margherita della città di Napoli consegneranno una targa commemorativa al Preside dell’Istituto comprensivo statale Campo del Moricino, plesso “Caduti di via Fani” sito in Napoli alla piazza Sant’Eligio 106.
Nel 29° anniversario dell’omicidio del Presidente Aldo Moro, i giovani DL di Napoli, promuovono un momento d’incontro e riflessione per rinnovare e costruire una memoria storica contro il terrorismo in difesa delle istituzioni democratiche.
Gianfranco Wurzburger

venerdì, aprile 27, 2007

Benevento ricorda 25 anni dopo Delcogliano e Iermano

Si è tenuto questa sera presso il chiostro di Sant'Agostino, l'incontro di commemorazione organizzato dal Comune di Benevento e dall'Ufficio Scolastico Provinciale, in occasione del venticinquesimo anniversario del barbaro omicidio dell'assessore regionale, Raffaele Delcogliano, e del suo collaboratore, Aldo Iermano. All’incontro, oltre al sindaco Fausto Pepe, sono intervenuti Mario Pedicini, Antonio Pietrantonio, Roberto Costanzo e il ministro della Giustizia, Clemente Mastella.

“I nostri due concittadini – ha affermato il sindaco, Fausto Pepe nel corso del suo intervento – con il loro impegno appassionato, hanno dato dimostrazione di quanto possa essere oneroso il conto che si paga per la difesa delle proprie idee. Ancora oggi queste due figure sono vive nelle nostre coscienze come modelli da seguire, non solo nella vita politica e pubblica ma anche in quella privata”.

Nel tratteggiare la figura politica dell’assessore regionale Delcogliano, Fausto Pepe ha aggiunto: “Come Massimo D’Antona e Marco Biagi, Raffaele Delcogliano è stato ucciso alla vigilia di un’importante rivisitazione delle norme che regolavano il mercato del lavoro regionale.

Come D’Antona e Biagi, così Raffaele Delcogliano, ha perseguito l’obiettivo di estendere le tutele ad un numero sempre maggiore di lavoratori, anche a costo di sfidare sacche di atavica resistenza e privilegi precostituiti. In questo senso, Delcogliano era stato capace di precorrere i tempi, così come è prerogativa delle grandi menti, provando a razionalizzare e rendere più equo il mondo del lavoro”.

Il sindaco, che ha anche sottolineato come nel corso della sua carriera politica Raffaele Delcogliano abbia occupato anche lo scranno di consigliere comunale, ha offerto un ricordo sul 27 aprile 1982 e su come la notizia dell’attentato venne vissuta in città.

Il primo cittadino ha infine assicurato che “Benevento non dimenticherà mai questi suoi due figli che hanno saputo tenere alto il nome della democrazia e della giustizia, fino al punto di incappare nella ferocia di chi questi valori ha avversato”.