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domenica, agosto 09, 2009

Il sindaco di Napoli Rosa Iervolino Russo sulle ronde cittadine

Dichiarazione del sindaco di Napoli Rosa Iervolino Russo sulle ronde cittadine

“Non condivido le ronde e perciò sono nettamente contraria alla loro istituzione nel territorio cittadino, così come lo sono numerosissimi Sindaci della regione Campania.

I motivi sono molteplici. In primo luogo, la tutela dell’ordine e della sicurezza deve rimanere un compito essenziale delle Istituzioni pubbliche e delle forze di polizia dello Stato che hanno acquisito in materia una necessaria ed altissima professionalità; infatti i sindacati di tali forze, in piena convergenza, hanno manifestato dissenso per l’istituzione delle ronde. C’è fra l’altro il timore che queste iniziative possano tendenzialmente depotenziare l’impegno delle istituzioni nel rafforzare strategie e risorse di interventi secondo le esigenze territoriali; e c’è una ulteriore preoccupazione di suscitare o rafforzare nell’opinione pubblica quel convincimento del “fai da te perché lo Stato non ne è capace” che rischia di radicare l’autotutela in settori tanto delicati per la convivenza civile, con ulteriore discredito per l’amministrazione pubblica.

Inoltre – ha proseguito il Sindaco - l’eventuale e non improbabile coloritura politica o di parte delle iniziative, nonostante i paletti fissati dal decreto ministeriale, potrebbe determinare tensione nel contesto cittadino se non addirittura scontri come già è avvenuto in qualche città.

Se il controllo del territorio e l’esigenza di segnalazione sono maggiormente avvertite per aree a forte densità criminale, in coerenza con l’attività di sicurezza e di prevenzione che ispira la recentissima legge o le ronde sono del tutto inutili ed improduttive oppure corrono esse stesse gravi rischi aumentando il lavoro di carabinieri e polizia di Stato.

Infine ho viceversa adottato – ha concluso la Iervolino - con un ordinanza già in applicazione della legge 125 del 2008, numerose iniziative di rigore per la tutela e la sicurezza urbana, concordata con il comando di polizia locale e con la Prefettura strategie di tutela del territorio, ho istituito presso la sede comunale e le municipalità sportelli ove ogni cittadino può inoltrare segnalazioni, richieste di intervento e denunzie che vengono rapidamente veicolate per le iniziative necessarie”.

domenica, febbraio 22, 2009

Le ronde fanno discutere in Campania

Scritto da Umberto Adinolfi e Paolo Cuozzo da il Corriere del Mezzogiorno, 21-02-2009 08:20


Il ministro dell'Interno ha previsto le ronde nelle città coordinate dai sindaci. Ma a Napoli, dove il sindaco è un ex ministro dell'Interno, e l'assessore alla Sicurezza l'ex ministro della Giustizia, rispondono «no».
Accade così che nella città italiana in cui sono presenti più che in ogni altro luogo d'Italia (forse d'Europa) sia la macro sia la micro- criminalità, il Comune decida di non attivare un altro canale di presidio della sicurezza. E Scotti, magistrato oltre che ex guardasigilli, è chiarissimo sulle intenzioni dell'amministrazione cittadina: «A Napoli non ci saranno ronde di cittadini, almeno non è certo intenzione dell'attuale giunta promuovere iniziative del genere». Scotti si è detto politicamente lontano dalla decisione assunta dal governo Berlusconi: «Sono sicuramente critico nei confronti del provvedimento: è compito dello Stato provvedere alla sicurezza dei cittadini, alla sicurezza urbana e pubblica». Eppure il Comune napoletano si è attirato non poche critiche per come ha interpretato il decreto del ministro Maroni in materia di poteri ai sindaci sulla sicurezza, con un piano che ha spaziato dalle multe a chi imbratta i muri alla denuncia per i clienti delle prostitute e dei parcheggiatori abusivi. Il ragionamento che al Comune di Napoli viene fatto, però, è che, proprio in considerazione della pericolosità della città, prevedere delle ronde, quindi avallarne l'esistenza, può trasformarsi in un pericolo per le ronde stesse. Immaginiamo — è il ragionamento che viene fatto a Palazzo San Giacomo — gente che di notte si mette a girare per le strade di Secondigliano o di Scampia, ma anche di Barra o nei Quartieri spagnoli. Di contro, l'assessore provinciale Francesco Borrelli si dice pronto a mettere a disposizione del prefetto di Napoli i volontari della Protezione civile e di altre associazioni per istituire un primo gruppo che non è nato ma ha già un nome, «Guardian Angels». La sua richiesta l'ha già formalizzata in una nota inviata al prefetto. «Le ronde istituite dal Governo non possono essere scelte a caso ma richiedono una preparazione e, soprattutto, la giusta propensione rispetto alle attività che andranno a svolgere sul territorio », sostiene Borrelli.
Molto più deciso il punto di vista del primo cittadino di Salerno Vincenzo De Luca, considerato «sindaco sceriffo» pur essendo anche lui del Pd, come la collega Iervolino. Salerno, infatti, ha già attivato le ronde in città, a sostegno delle forze dell'ordine: l'impegno dell'amministrazione comunale sul versante sicurezza è stato confermato personalmente da De Luca, che proprio ieri mattina, a Palazzo di Città, ha presentato un'iniziativa in sinergia con polizia municipale, carabinieri e costruttori dell'Ance volta alla prevenzione delle truffe e dei raggiri nei confronti degli anziani e delle persone sole.
«Certo, bisogna vedere concretamente cosa dice il testo del Governo — ha spiegato il sindaco — ma se si tratta di una forma di collaborazione, noi l'abbiamo già acquisita. Ci sono i volontari del Parco del Mercatello che supportano le forze dell'ordine sia sul terreno della prevenzione sia in termini di segnalazione di situazioni poco chiare. D'accordo con le ronde anche nei quartieri di Salerno a patto che si tratti di forme di collaborazione, l'intervento definitivo lo devono fare comunque le forze dell'ordine».
Allargando il discorso alle ultime vicende che hanno visto violenze subite da donne anche giovanissime, De Luca ha voluto rimarcare come il Comune di Salerno abbia anticipato tutti in Italia adottando una politica di rigore assoluto. «Abbiamo il polso — ha detto il primo cittadino — delle situazioni reali che si vivono in città. Poco più di un anno fa in alcune zone c'erano persone con coltelli, gente disponibile a tutto per rapinare, rubare, violentare. Avevamo percepito per tempo un fenomeno che oggi sta dilagando in Italia e procedemmo a bonificare quelle aree da campi rom e altre forme di illegalità, nonostante qualcuno abbia anche storto il naso». Tanti sforzi che però, a detta dello stesso De Luca, non trovano conforto nella «miopia» dell'esecutivo, incapace di dare risposte concrete in termini di sicurezza. «Il Governo è comunque contraddittorio: si parla molto ma si sta facendo molto poco. C'è un ministro dell'Interno capace e intelligente ma la decisione di tagliare le risorse alle forze di polizia è assolutamente irresponsabile. Qui si prendono in giro gli italiani. Occorre un finanziamento di un miliardo per le forze di polizia, ora e subito, senza fare demagogia parlando dei fondi e dei beni sottratti alla camorra. Abbiamo una percentuale altissima di romeni che vengono in Italia a delinquere: ladri, rapinatori e stupratori. Dobbiamo guardare in faccia alla realtà. Ma c'è anche una legge che va cambiata. Gli stupratori li liberano dopo 48 ore. Ottaviano Del Turco, invece, è stato agli arresti per due mesi con accuse per reati di tipo finanziario e amministrativo. Sono reati, certo, ma comunque reati che non hanno a che fare con fatti di sangue: occorre una gerarchia nelle pene e nel rigore dello Stato».

sabato, febbraio 21, 2009

Via alle 'ronde': il Quirinale precisa, il Vaticano critica

da JulieNews.it
di Nico Falco

Il nuovo decreto legge ‘antistupri’ è stato approvato all’unanimità. Tra le novità introdotte, lo stanziamento di cento milioni di euro per rafforzare i reparti di pubblica sicurezza, anche con l’assunzione di 2500 nuove unità delle forze dell’ordine. Grande attenzione anche nei confronti dell’immigrazione clandestina, con l’aumento del tempo di permanenza nei centri di accoglienza e di espulsione a sei mesi, in modo da garantire il rimpatrio di tutti. Norme precise sono arrivate per lo stalking, mentre è stato ‘affinato’, e sarà discusso nei prossimi giorni, il piano sulle intercettazioni
Ma la novità che più fa discutere è sicuramente quella delle ronde. Se da un lato il governo sottolinea che i cittadini non saranno armati ed avranno un compito di mero controllo, con l’obbligo di allertare le forze dell’ordine, dall’altro lato il Vaticano parla di ‘abdicazione dello Stato’ e di ‘pericolosa deriva xenofoba’.




“Abbiamo varato il decreto per il clamore che gli stupri stanno provocando, ma le violenze sessuali nel 2008 sono diminuite del 10 per cento. E il dato vale anche per la città di Roma”. Al termine del Consiglio dei ministri, il premier Silvio Berlusconi illustra i contenuti del decreto legge, approvato all’unanimità, su sicurezza ed emergenza stupri. Il premier ritiene che la diminuzione degli stupri registrata nel 2008 sia dovuta al “pattugliamento più diffuso e all’utilizzo dei militari”, ed approfitta per ribadire l’importanza dello strumento della decretazione d’urgenza: il decreto “è uno strumento essenziale perché il governo possa legiferare” con “norme che immediatamente siano applicabili e quindi possano consentire dei risultati nelle situazioni che si manifestano e che richiedono provvedimenti restrittivi”.
Grazie al cosiddetto decreto antistupri, spiega ancora il Cavaliere, è stato impossibile introdurre con urgenza norme inserite in “alcuni nostri ddl già presentati dal giugno scorso e poi in un Consiglio dei ministri a Napoli e consegnati al Parlamento”. Un escamotage, se così si può dire, per aggirare i tempi lunghi richiesti per l’approvazione da parte del Parlamento, che ha permesso, attraverso appunto il decreto, di far divenire i provvedimenti immediatamente “vigenti ed esecutivi”.

Il Guardasigilli Angelino Alfano ribadisce lo stesso concetto, ripetendo che “con questo provvedimento sulla sicurezza anticipiamo di circa 100 giorni gli effetti giuridici di norme già presenti o approvate in precedenza dal Parlamento”. Per Alfano “quello approvato questa mattina dal Consiglio dei ministri è un provvedimento che si pone dalla parte della donna. Abbiamo previsto l’ergastolo per chi è colpevole di omicidio in occasione di una violenza sessuale”.

Sotto il profilo dei rapporto col Quirinale, il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, assicura che “non c’è stato alcun veto. Ieri con Napolitano ho concordato questo testo, senza alcuna forzatura o obiezione”. Sulla questione delle ronde, al centro di accese polemiche, Maroni ha sottolineato che l’obiettivo è “passare dalle ronde fai da te ai volontari per la sicurezza, regolati e controllati”, in un’ottica, come specificato nell’articolo 6 del decreto legge, di “un piano straordinario di controllo e presidio del territorio”.


LE PRECISAZIONI DEL QUIRINALE

Il Quirinale, dal canto suo, ha precisato che il proprio ruolo non è stato quello di avallare i contenuti, ma solo di controllare che siano in regola con le leggi. In una nota diffusa si legge infatti che:
"È opportuno puntualizzare il carattere della consultazione informale intervenuta, secondo una prassi consolidata, tra il Governo e la Presidenza della Repubblica in ordine allo schema di decreto-legge in materia di sicurezza pubblica, poi approvato dal Consiglio dei Ministri nella riunione odierna.
Quando si ipotizzi, da parte del Governo, il ricorso a un decreto-legge, la Presidenza della Repubblica concorre - in uno spirito di leale collaborazione istituzionale - a verificarne i profili di costituzionalità, oltre che la coerenza e correttezza legislativa nel rapporto con l'attività parlamentare.
Resta naturalmente l'autonoma ed esclusiva responsabilità del Governo per le scelte di indirizzo e di contenuto del provvedimento d'urgenza da sottoporre per l'emanazione al Presidente della Repubblica".


LE RONDE: CITY ANGELS, NESSUNO ‘SCERIFFO’

Maroni fa notare che alcune esperienze di “sicurezza partecipata” (ovvero non gestita esclusivamente dalle forze dell’ordine, ma con l’aiuto delle amministrazioni e dei cittadini) si sono rivelate positive, citando i casi di Bologna e Firenze.

Ma non si tratta, come teme qualcuno, di autorizzare degli ‘sceriffi’ che possano farsi giustizia da soli arbitrariamente. Le ronde, infatti, “non saranno armate, ma dotate solo di telefonini e ricetrasmittenti con cui avvertire le forze dell’ordine”. Viene da sé che branchi di ‘punitori’ non saranno tollerati, e che i gruppi dovranno sempre e comunque rispondere del proprio operato. Niente linciaggi pubblici, nessun processo sommario a colpi di spranga o pistolettate.
In particolare, il provvedimento prevede il coinvolgimento di “associazioni di cittadini che, sotto il coordinamento del sindaco e con certi requisiti previsti da un decreto che emanerà il ministero dell’Interno, coordinati e controllati dal prefetto e dal comitato provinciale per l'ordine e sicurezza", potranno "controllare il territorio per prevenire i reati e contrastare la criminalità con regole ben precise e ben definite".

Maroni aggiunge che “il modello che abbiamo pensato per gestire le ronde è simile a quello dei City Angels, che a Milano, ma anche in altre città, funziona da 15 anni e che si occupano di iniziative di prima assistenza e di controllo del territorio per prevenire reati”. Quanto agli elenchi delle associazioni coinvolte, “il modello sarà quello delle associazioni ant-racket”.
Nessun provvedimento, ha specificato Maroni, è stato preso sull’onda emotiva dei recenti fatti di cronaca, visto che sono state anticipate misure “già previste dal disegno di legge sulla sicurezza, già approvato dal Senato e ora in discussione alla Camera”.

Il ministro dell’Interno, di fianco al sindaco di Roma Gianni Alemanno, ha poi sottolineato che “il testo del Consiglio dei ministri è stato arricchito di una proposta, che mi sembra molto buona, allo studio anche del Comune di Roma, e cioè il fatto di dare la precedenza alle ronde alle associazioni di carabinieri e poliziotti in congedo. Persone che sanno quello che fanno”. E che conoscono bene la legge, soprattutto.


I CLANDESTINI

E’ stata inoltre aumentata la permanenza degli immigrati nei centri di identificazione ed espulsione da 2 a 6 mesi, per “garantire il rimpatrio di tutti coloro che sono nei centri per immigrati, in particolare quelli provenienti dalla Tunisia che sono stati trattenuti in queste settimane a Lampedusa”. In generale, "i clandestini che arrivano in Italia saranno rimpatriati, a meno che non chiedano asilo o non siano minori". Inoltre, "non tollereremo - chiarisce il responsabile del Viminale - nessuna forma di violenza dentro o fuori i Centri per gli immigrati (come quelle avvenute a Lampedusa) da parte di chi sta illegalmente sul territorio italiano".

Maroni annuncia poi che saranno aperti nuovi Centri di identificazione ed espulsione. "La prossima settimana - dice il ministro dell'Interno – convocherò il Comitato interministeriale di monitoraggio della Bossi-Fini per definire i nuovi centri e fare una verifica delle iniziative da prendere per contrastare in modo sempre più efficace l'immigrazione clandestina".

CONTROLLO DEL TERRITORIO E STALKING

Tra le novità del dl, lo stanziamento di 100 milioni di euro “per allestire un sistema più eficace di presidio del territorio e procedere entro il 31 marzo all’assunzione di 2500 unità di forze dell’ordine da mettere per questo piano straordinario di controllo del territorio”.
Per quanto riguarda lo stalking, aggiunge il ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna, "sono previste sanzioni per gli episodi di molestie e minacce reiterate prima che possano degenerare in condotte più gravi: le pene vanno da sei mesi a 4 anni, con aggravanti se il reato è commesso da un ex partner o marito o ai danni di soggetti particolarmente deboli". Inoltre, è previsto "che la vittima si possa rivolgere al questore che può 'ammonire' il colpevole, nonchè il divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa".

LE INTERCETTAZIONI

Per quanto riguarda le intercettazioni, il cui dossier sarà discusso lunedì dall’aula di Montecitorio, Alfano precisa: “Non abbiamo eliminato i reati ma bensì gli abusi e la possibilità che qualcuno possa immaginare la vita delle persone”. Per il ministro della Giustizia il provvedimento “è il giusto punto di equilibrio tra l’esigenza di non spuntare le armi alla magistratura e di tutelare la privacy dei cittadini. Quando abbiamo presentato il provvedimento ci avevano criticato per il fatto che avevamo tolto alcuni reati: abbiamo presentato un emendamento per reintrodurre le intercettazioni per questi reati (come la violenza sessuale, ndr) trovando un punto di equilibrio per non spuntare le armi ai magistrati e per tutelare la privacy dei cittadini come prevede l’articolo 15 della Costituzione così tanto evocata da alcuni esponenti della sinistra”.


LE CRITICHE DEL VATICANO

Abdicazione dello Stato. Di questo ha parlato il Vaticano in seguito alla scelta del governo di dare il via libera alle ronde composte da cittadini. Il provvedimento è stato contestato dal segretario del Pontificio consiglio per i migranti, mons. Agostino Marchetto. La preoccupazione è che dal decreto si possa arrivare ad una deriva xenofoba che prenda il sopravvento nelle politiche per la sicurezza. La Chiesa aveva già aspramente criticato altri aspetti del provvedimento, come la possibilità che i medici denuncino gli immigrati irregolari e le restrizioni in materia di ricongiungimenti familiari.