Visualizzazione post con etichetta razzismo. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta razzismo. Mostra tutti i post

giovedì, agosto 27, 2009

IMMIGRAZIONE - Facebook, la Lega ci ricasca


“Immigrati Clandestini? Torturali! E’ legittima difesa”. Lo slogan spicca in grossi caratteri rossi nell’immagine del profilo della Lega Nord di Merano su Facebook. Tra gli oltre 430 amici del gruppo, compaiono un centinaio di circoli della Lega Nord sparsi in tutta Italia e due parlamentari leghisti: il leader e ministro delle Riforme, Umberto Bossi, ed il capogruppo alla Camera dei deputati, Roberto Cota. E l’Osservatorio antiplagio scrive a Presidente della Camera, ministro dell’Interno, Polizia delle comunicazioni e Guardia di Finanza auspicando l’intervento delle istituzioni. vai>>


sarebbe ora o vogliamo continuare a lungo così?

giovedì, giugno 18, 2009

«Scene disumane in quel filmato» Sdegno per il video sulla morte di Petru. Video e sondaggio da IL MATTINO


NAPOLI (18 giugno) - «Quelle immagini del video, che stanno già facendo il giro del mondo, non rispecchiano né rappresentano la vera Napoli e la sua umanità, la città che più profondamente conosciamo e amiamo».

Il cardinale Crescenzio Sepe in campo per difendere la città. Il presule respinge le accuse a Napoli di indifferenza per non aver soccorso Petru, il giovane musicista romeno ucciso per sbaglio dai killer a Montesanto. «Non si può parlare - chiarisce l’arcivescovo - di una città disumana partendo solo dal comportamento di alcune persone, forse più impaurite che insensibili».

«Lascia sgomenti, se non indignati - ha proseguito il Cardinale -, vedere che una tragedia come quella consumata a fine maggio, in pieno giorno e in un quartiere popolare e affollato, si sia sviluppata in uno scenario con delle sequenze che hanno poco di umano». «Quelle immagini - ha aggiunto - suscitano dolore e sconcerto, pietà e rabbia, amarezza e solidarietà».

Sepe poi ha sottolineato che bisogna fare di più per la lotta ai clan. «È necessario affrontare il discorso sulla sicurezza e sulla lotta alla criminalità e alla violenza spavalda e assassina. In questo campo - ha detto - non si è fatto abbastanza e quello che si fa è ancora troppo poco». Una via di uscita, per Sepe, sono i giovani. «Bisogna partire da loro - ha spiegato l'arcivescovo -. Bisogna dare ascolto e attenzione a loro e ai loro problemi. Bisogna allontanarli dalla strada, dai pericoli e dalle insidie che essa offre».

Intanto, ai microfoni di Studio Aperto (Video), dalla Moldavia dove si è rifugiata, parla Mirela Birlandeandu, la compagna di Petru: «A Napoli non ci torno. Ho visto chi ha ucciso mio marito. Se torno in Italia rischio che la mafia uccida anche me».

SONDAGGIO/ Il rom lasciato morire nell'indifferenza: Napoli senza pietà o Napoli che si difende come può dal terrore nelle strade? VOTA

sabato, maggio 30, 2009

Non aver paura! Apriti agli altri, apri ai diritti


In Italia milioni di nuovi cittadini stanno diventando le vittime dell’insicurezza economica e del disagio sociale. Abbiamo assistito negli ultimi mesi a vere e proprie campagne di criminalizzazione contro immigrati e rom. Lo straniero, il diverso, l’escluso è diventato troppo spesso vittima di violenza. La paura non può che creare violenza.

Molte associazioni hanno deciso di reagire.

Tante associazioni, di ogni estrazione, con storie diverse. Un solo obiettivo.
Uno sforzo collettivo e concreto che, nei prossimi mesi, vuole dare voce e credibilità a un messaggio di "lungo respiro" che sappia creare e supportare una reazione coordinata al razzismo e alla paura.

Dobbiamo sostenere i diritti e la dignità di ognuno. Su tutto il territorio e in ogni circostanza.

Vogliamo dare visibilità a una realtà che già esiste, creare una rete che colleghi e dia energia all’indignazione e ai sentimenti di solidarietà che, benché siano già presenti nelle realtà sensibili al tema, faticano ad emergere.
E vogliamo coinvolgere in questo percorso il maggior numero di persone possibili, di ogni età, per chiamare tutti all’assunzione delle proprie responsabilità. L’adesione deve trasformarsi in partecipazione e impegno concreto.
Vogliamo creare una rete nazionale per una società più libera, più democratica e con un futuro, che sappia trovare nelle realtà locali, sul territorio, la sua vera linfa vitale. Un percorso articolato e coordinato, nel quale il lavoro e l’impegno quotidiano dei singoli si inseriscono in una cornice comunicativa comune, che sappia placare la paura dello straniero strumentalizzata dalla politica e dai media.

Parte la campagna contro il razzismo, l’indifferenza e la paura dell’altro, e ha bisogno di tutti noi.
Questa non è una raccolta di firme. Non solo.
Vi chiediamo di partecipare, di organizzare degli eventi, di informarvi e di informare, di comunicare. Di reagire.




Il nostro manifesto

Più di quattro milioni di persone di origine straniera vivono oggi in Italia. Si tratta in gran parte di lavoratrici e lavoratori che contribuiscono al benessere di questo Paese e che lentamente e faticosamente, sono entrati a far parte della nostra comunità.

Persone spesso vittime di pregiudizi e usate come capri espiatori specialmente quando aumentano l’insicurezza economica e il disagio sociale.

Chi alimenta il razzismo e la xenofobia attraverso la diffusione di informazioni fuorvianti e campagne di criminalizzazione fa prima di tutto un danno al Paese. L’aumento degli episodi di intolleranza e violenza razzista a cui assistiamo sono sintomi preoccupanti di un corto circuito che rischia di degenerare e che ci allontana dai riferimenti cardine della nostra civiltà.

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella Costituzione italiana e nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, senza distinzione alcuna di nazionalità, colore della pelle, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine, condizioni economiche e sociali, nascita o altro.

Sono questi i principi fondamentali che accomunano ogni essere umano e costituiscono la base di ogni moderna democrazia.

Una società che si chiude sempre di più in se stessa, che cede alla paura degli stranieri e delle differenze, è una società meno libera, meno democratica e senza futuro.

Non si possono difendere i nostri diritti senza affermare i diritti di ogni individuo, a cominciare da chi è debole e spesso straniero. Il benessere e la dignità di ognuno di noi sono strettamente legati a quelli di chi ci vive accanto, chiunque esso sia.

Acli Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati Amnesty International Antigone Arci Asgi Cantieri SocialiCaritas Italiana Centro Astalli Cgil Cir Cisl Cnca Comunità di Sant'Egidio Csvnet Emmaus Italia Federazione Chiese Evangeliche in Italia Federazione Rom e Sinti Fio Psd Gruppo Abele Libera Rete G2 Seconde Generazioni Save the ChildrenSei - Ugl Tavola della Pace Terra del Fuoco Uil

lunedì, maggio 11, 2009

ILVO DIAMANTI: "AL MERCATO DELLA PAURA".


img

Ormai è impossibile affrontare il tema della "sicurezza" nel dibattito pubblico, ridotto a materia di propaganda politica. Sui giornali e in Parlamento.
se ne parla per catturare il consenso dei cittadini, non per risolvere i problemi. Nel sostenerlo ci pare di scrivere lo stesso articolo. Un´altra volta. Eppure è difficile non tornare sull´argomento. Perché l´argomento ritorna, puntuale, al centro del dibattito politico. Come in questa fase, segnata dalle polemiche intorno al decreto sulla "sicurezza" (appunto). A proposito del quale Franceschini ha parlato di nuove "leggi razziali". Anche se gli aspetti più critici della legge sono stati esclusi dal testo. Ci riferiamo alla possibilità, offerta ai medici e ai pubblici funzionari (i presidi, per esempio), di denunciare i clandestini. Altre iniziative venate di razzismo invece, non riguardano il governo, ma singoli politici e amministratori locali. Come la proposta di segregare gli stranieri nei trasporti pubblici, a Milano. Assegnando loro posti e vagoni separati. Una provocazione, anche questa. Capace, però, di intercettare consensi, solo a evocarla. La Lega, su questa base, sta costruendo la sua campagna elettorale in vista delle prossime europee. Per conquistare consensi nel Nord, ma anche altrove. Presentandosi come il partito della sicurezza-bricolage, da perseguire in ogni modo. Anche l´imbarcazione carica di immigrati respinta dalla nostra Marina e consegnata alla Libia rientra in questa strategia politica e mediatica. Serve, cioè, come "annuncio". Esibisce la volontà determinata del governo, ma soprattutto del ministro dell´Interni e della Lega, di respingere l´invasione degli stranieri. Di rimandarli là dove sono partiti. Chissenefrega che fine faranno. Noi non possiamo accogliere i poveracci di tutto il mondo.
Gli alleati di centrodestra, in parte, approvano. In parte no. Comunque, non si possono dissociare, altrimenti la maggioranza si dissolve. E poi non vuole abbandonare l´argomento della paura dell´altro alla Lega. Così Berlusconi approva. Si adegua al linguaggio leghista e dice "no all´Italia multietnica". In aperta polemica con la "sinistra, che ha aperto le porte a tutti". (Anche se i flussi da quando è tornata al governo la destra sono raddoppiati). E la sinistra, chiamata in causa, si adegua: nel linguaggio e negli argomenti. Oppone alla retorica della cattiveria quella buonista (che, in assenza di alternative, preferisco). Denuncia il razzismo. Esorta all´integrazione. Senza, tuttavia, spiegare "come" realizzarla. Si appella all´indignazione della Chiesa (contro cui, peraltro, si indigna quando si occupa di etica). Così la "sicurezza" sfuma in una nebulosa che mixa immagini indistinte. Criminali piccoli e medi, immigrati, zingari, stranieri. Ridotti a slogan.
Un tema così importante (e critico) dovrebbe venire affrontato in modo co-operativo. Attraverso il confronto e la progettazione comune. Invece, è abbandonato al gioco delle parti. In balia degli interessi e degli imperativi immediati. La "fabbrica della sicurezza" (titolo di una bella ricerca curata da Fabrizio Battistelli e pubblicata da Franco Angeli), d´altronde, si scontra con il "mercato della paura". Il quale non limita la sua offerta all´ambito politico-elettorale, ma presenta una gamma di prodotti ampia e differenziata (come suggerisce una riflessione di Gianluigi Storti).
a) La paura, insieme all´in-sicurezza: è un format di largo seguito, sui media. Nei notiziari di informazione, nei programmi di "vita vera e vissuta", nelle trasmissioni di approfondimento. A ogni ora del giorno, in ogni canale, incontriamo uno stupro, un´aggressione, un omicidio, un delitto, una catastrofe. E poi fiction di genere, che primeggiano negli indici di ascolto. Sky ha dedicato due canali alle "scene del crimine". 24 ore su 24 dedicate alla "paura".
E´ significativa l´evoluzione (o forse la d-evoluzione) dei tipi sociali interpretati da Antonio Albanese. Attore e analista acuto del nostro tempo. Da Epifanio, il personaggio stralunato e naif (ricorda vagamente Prodi), proposto vent´anni fa, fino al "ministro della paura" (accanto al "sottosegretario all´angoscia") esibito ai nostri giorni.
b) La paura alimenta la domanda di autodifesa delle famiglie (come ha rilevato il rapporto Demos-Unipolis sul sentimento di insicurezza), che trasformano le case in bunker. Con porte blindate, vetri antisfondamento, sistemi di allarme sempre più sofisticati. All´esterno: recinzioni e cani mostruosi. In tasca e nei cassetti: armi per difesa personale.
c) Disseminati ovunque sistemi di osservazione, occhi elettronici che ci guardano. A ogni angolo. In ogni luogo. Mentre si diffondono poliziotti e polizie, ronde e servizi d´ordine. La sicurezza: affidata sempre più al privato e sempre meno al pubblico.
d) Intorno alla paura e all´insicurezza si è formata una molteplicità di figure professionali. Psicologi, psicanalisti, analisti, psicoterapeuti. E sociologi, criminologi, assistenti sociali. Operano in istituzioni, associazioni, studi. Nel pubblico, nel privato e nel privato-sociale.
e) Infine, come dimenticare la miriade di prodotti chimici al servizio della nostra angoscia? Occupano interi scaffali sempre più ampi, dentro a farmacie sempre più ampie. Supermarket dove il padiglione dedicato alla paura, di mese in mese, allarga lo spazio e l´offerta.
Per questo è difficile sconfiggere la paura e fabbricare la sicurezza. Perché la sicurezza è un bene durevole, che richiede un impegno di lungo periodo e di lunga durata. L´insicurezza, la paura, no. Sono beni ad alta deperibilità. Più li consumi più cresce la domanda. Garantiscono alti guadagni in breve tempo. Per costruire la sicurezza occorrerebbe agire con una visione lunga. Disporre di valori forti. Servirebbero attori politici e sociali disposti a lavorare insieme. In nome del "bene comune". Ispirati da una fede o almeno da un´ideologia provvidenziale. Pronti a investire sul futuro. Mentre ora domina il marketing. Trionfa il mercato della paura. Dove non esiste domani. È sempre oggi. È sempre campagna elettorale.
Che l´angoscia sia con noi.

mercoledì, novembre 12, 2008

NOMADI - Il razzismo viaggia su Facebook. E parte dall'Italia


Facebook, il noto servizio internet di relazioni sociali, è finito nel mirino dell'antirazzismo europeo: il partito dei Socialisti europei (Pse) ha denunciato l'esistenza di ben sette gruppi razzisti di orientamento antizigano presenti su Facebook. Da notare che sono tutti basati in Italia. I nomi dei gruppi non lasciano spazio all'immaginazione: "Odio gli zingari" (7383 membri), "Diamo un lavoro agli zingari: collaudatori di camere a gas" (681 membri), "Odio gli zingari al semaforo" (2813 membri), "Basta zingari a Vicenza" (1692 membri), "Rendiamo utilii gli zingari...trasformiamoli in benzina verde!" (312 membri), "Quelli che disprezzano gli zingari" (228 membri), "Sbattiamo fuori dal nostro paese tutti questi rom, zingari!!!!!" (187 membri).

- vai>>

mercoledì, ottobre 08, 2008

Anche in Italia c'è razzismo. Che fare?

Immigrazione e multiculturalismo
Antonio Nanni -


Sui fatti di cronaca che si succedono in questi giorni in alcune città italiane del Nord e del Sud ci stiamo interrogando un po’ tutti. Sui giornali e nelle televisioni sembrano rimbalzare le stesse preoccupazioni: ma siamo davvero diventati razzisti? Che fine sta facendo la nostra civiltà? Possiamo ancora dirci un Paese a prevalente tradizione cristiana?
È a queste domande che vorrei cercare di rispondere, stimolato dai ben noti episodi di intolleranza accaduti a Castelvolturno come a Milano, a Parma come nel quartiere romano di Tor Bella Monaca.
Che la strumentale politica di sicurezza adottata dal governo in carica non stia dando i risultati promessi prima delle elezioni appare del tutto evidente. Accusare tuttavia l’attuale governo di essere rimasto immobile sul tema della sicurezza sarebbe altrettanto lontano dal vero. Il problema allora è più profondo e ci induce a prendere atto che la popolazione italiana sia del tutto simile nei suoi comportamenti verso gli stranieri e i diversi a ciò che accade da tempo in tanti altri Paesi del mondo ma che fino a ieri suscitava la nostra meraviglia e rafforzava inconsciamente la pretesa di essere un popolo diverso, più tollerante e accogliente.
Ma così non è. A venti anni dal primo omicidio a sfondo razzista, quello che avvenne nel 1989 a Villa Literno nei confronti del sudafricano Jerry Maslo, è ormai evidente che l’Italia non può dirsi affatto immune dal virus razzista, anche se questa diagnosi della propria malattia è difficilissimo accettarla.
Tuttavia, proseguire restando con gli occhi chiusi e mettendo la testa sotto la sabbia, sarebbe certamente ancora peggio, perché allontanerebbe il momento della presa di coscienza di essere anche noi italiani portatori di questo male oscuro ma reale e nefasto, come tutti i mali.
Girarci attorno per negarlo ancora non servirebbe più a nulla. Ciò che doveva accadere è già accaduto. E trova, purtroppo, in questo momento storico, un’Italia debole e con scarsissimi anticorpi per reagire a causa della crescente disgregazione sociale, della fragilità delle sue agenzie educative (famiglia e scuola, in particolare), della declinante tradizione cristiana e della flebile voce della Chiesa, cui deve essere aggiunta la scomparsa o l’assenza degli intellettuali e il ruolo ambiguo dei giornalisti e dei mas media.
Si deve infatti tener conto che il razzismo è una patologia sociale che destabilizza la convivenza, diffonde un clima di reciproca diffidenza e favorisce la violenza verso chi è diverso e non-conforme: sia nero o zingaro, cinese o ebreo, gay o disabile o comunque estraneo.
Ma la vera novità è che ormai l’altro, il diverso, non è più l’estraneo, ma siamo diventati noi stessi come italiani. E questo rappresenta qualcosa di originale rispetto al passato. Oggi ad esempio in Italia abbiamo diverse centinaia di migliaia di giovani che appartengono alle cosiddette “seconde generazioni”, vale a dire a quella quota crescente di giovani che sono nati in Italia ma che sono figli di coppie straniere. Sono, cioè, cittadini italiani ma multietnici e di ogni colore. Di essi si fa ancora finta di non accorgersi, come se non assistessero. Ad essi si aggiungono campioni come Balotelli, Fiona May, Andrew Howe che non sono soltanto cittadini italiani, ma atleti che rappresentano la bandiera italiana in competizioni sportive internazionali. Questo significa che l’Italia è già cambiata ma che gli italiani, forse per un loro atavico provincialismo, non ne hanno ancora consapevolezza.
Che fare, allora, una volta che abbiamo preso coscienza, irreversibilmente, di avere come nostri concittadini anche italiani “razzisti?
Ritengo che la strada maestra sia sempre quella educativa e culturale che è fatta di tempi lunghi e che scommette sul dialogo e sulla nonviolenza, sulla valorizzazione della memoria e sulla capacità di decentramento nella lettura della realtà.
Complementare a questa prima strategia, che ha fiducia nell’integrazione interculturale, è poi quella che organizza fin da ora associazioni e gruppi caratterizzati dalla mescolanza di italiani e immigrati che appartengono “alla pari” agli stessi corpi sociali intermedi come antidoto democratico alle spinte xenofobe e razziste. Qui ad esempio le Acli potrebbero giocare un ruolo trainante, di primo piano.
Una terza e specifica strategia è infine quella riservata ai cristiani che sono socialmente impegnati nel nostro Paese. È loro precisa responsabilità assumere iniziative politiche come “cittadini degni del Vangelo”. Quel Vangelo secondo cui l’accoglienza dello straniero, l’unità della famiglia umana e la pari dignità di ogni persona dovrebbero rappresentare i pilastri fondamentali e i valori non negoziabili dell’antropologia cristiana.
Per tutti i cittadini e le associazioni veramente democratiche del nostro Paese, diventa ormai necessario e urgente impegnarsi esplicitamente per una politica dell’integrazione e un’educazione interculturale che sappia elaborare strategie efficaci contro il razzismo, l’antisemitismo, l’islamofobia, l’antiziganismo, all’interno di un quadro globale di incontro tra persone di culture e religioni diverse.

domenica, ottobre 05, 2008

In migliaia a Caserta contro il razzismo Nogaro: "Politica guidata dalla camorra"






E' partito dalla stazione centrale di Caserta il corteo antirazzista organizzato a seguito dell'eccidio di camorra di Castel Volturno dello scorso 18 settembre in cui furono giustiziati sei immigrati africani.Secondo una prima stima fornita dalle forze dell'ordine sarebbero 5.000 gli immigrati che stanno sfilando lungo le vie di Caserta. Una cifra da raddoppiare per gli organizzatori che valutano in 10.000 persone la consistenza del corteo. In testa al serpentone un cartello ricorda i nomi delle sei vittime mentre alle spalle il corteo si snoda raccolto dietro lo striscione "uniti contro la camorra e il razzismo". La manifestazione, scandita dai ritmi dela musica reggae, si sta svolgendo in maniera del tutto pacifica.Presenti anche numerosi rappresentanti delle istituzioni, a partire dai sindaci di Napoli e Caserta, Rosa Iervolino e Nicodemo Petteruti che sfilano con la fascia tricolore ed i rispettivi gonfaloni: "Sono qui - ha detto al suo arrivo il sindaco Iervolino - per testimoniare il sentimento di solidarietà della città di Napoli e dire a tutti con chiarezza che episodi di intolleranza vanno contro il nostro senso di accoglienza e agli immigrati che noi li capiamo e vogliamo fare il possibile perchè si integrino nel rispetto delle leggi". La Regione è rappresentata dall'assessore all'immigrazione Alfonsina De Felice. La marcia è il primo appuntamento di una tre giorni di mobilitazione anti razzista a Caserta.I rapporti tra politica e camorra sono al centro di un duro atto d'accusa lanciato dal vescovo di Caserta, monsignor Raffaele Nogaro. "La politica si è indebolita - ha detto parlando con i cronisti durante il corteo anti razzista di oggi - essa è spinta, non vorrei dire guidata, dal potere camorristico. Ciò vuol dire che non è detto che il politico sia un camorrista, però deve comportarsi secondo le regole che stabiliscono i malviventi".

lunedì, agosto 25, 2008

il mondo alla rovescia. Gli zingari e noi.

dal blog dell'ottimo giornalista Michele M. Ippolito (link cliccando il titolo) prelevo questa bella riflessione. Riflettiamo mentre sorridiamo....

Il mondo alla rovescia

bimbi_romAppena tornato da Lourdes... Ma su questo mio viaggio (l'undicesimo verso la città mariana in altrettanti anni) mi soffermerò nei prossimi giorni. Ora vorrei raccontarvi una cosa divertente.

Sono impegnato nel servizio d'ordine di una cerimonia del pellegrinaggio dei gitani, quelli che noi chiamiamo volgarmente "zingari". Giacca e cravatta, stile serio e composto, seppure armato di grandi sorrisi. Come sapete, in Italia, quando un bambino piange, gli si dice "smettila altrimenti ti faccio venire a prendere dagli zingari". L'altro giorno, il mio mondo è stato sovvertito. Uscendo dalla grotta dove apparve la Vergine, un rom si gira verso di me e dice in francese alla figlia di pochi anni che piange "smettila, altrimenti ti faccio portar via da questo signore". Sono sicuro che c'è una morale in questa storia. Io ci sto riflettendo. Vediamo se la trovate voi.

mercoledì, luglio 30, 2008

Caccia agli immigrati, periferie in rivolta. A Napoli tra gazzarra della destra e razzismo diffuso la Jervolino afferma una linea di civiltà

Subisce tante critiche per gran parte ingiuste e strumentali ma quando si tratta di riaffermare la civiltà per Napoli la Jervolino è veramente brava.


Altri due quartieri mobilitati contro l’ipotesi di un trasferimento degli immigrati africani sfollati dopo l’incendio del palazzo che li ospitava. A Pianura e a Scampia duecento residenti hanno protestato con blocchi stradali e barricate, in un clima da caccia all’immigrato. «Via gli africani o faremo come a Ponticelli, li bruceremo come i rom», hanno detto i manifestanti. «Parole da brivido», è il commento del governatore Bassolino. Le manifestazioni di Pianura e di Scampia riaccendono la polemica sull’accoglienza agli extracomunitari, già divampata dopo gli scontri tra la polizia e gli africani che avevano occupato il Duomo. Il sindaco Iervolino: chiedo scusa agli immigrati, Napoli è casa loro.
Ma la piazza non può decidere le politiche sociali della città
«È singolare che troppo spesso sia la piazza a decidere le politiche sociali di questa città. È come se ci fosse un vuoto». Antonio Mattone è uno dei rappresentanti della Comunità di Sant’Egidio a Napoli. Nelle sue parole la preoccupazione per quello che sta accadendo nei confronti degli immigrati. Situazioni estemporanee o disagio sociale autentico? «La questione è davvero complessa e ci sono anche lati oscuri rispetto ad episodi come quelli di Ponticelli o di questi giorni nei confronti degli immigrati africani. Ci sono oggettivi problemi di intolleranza ma c’è anche un’assenza di politiche reali di integrazione». Manca una strategia di intervento? «Spesso si fa integrazione solo a parole. Dove sono i percorsi didattici per accogliere i Rom? Gli alloggi per gli immigrati? Mancano strutture di sostegno pubbliche che sviluppino davvero la cultura dell’integrazione. C’è un vuoto di strategia». In questo vuoto ci si rivolge sempre più spesso alla Chiesa. Ieri gli immigrati hanno occupato il Duomo. «Un dato che deve far riflettere. È evidente che ci si rivolge ad un interlocutore, il cardinale Sepe, che sa raccogliere istanze ed essere profondamente attento ai problemi. Il Duomo in questo è diventato un punto di riferimento». E voi che girate la città per assistere i più deboli che sensazione avvertite? «Da anni ripetiamo che ci sono problemi. Da anni affianchiamo al nostro impegno sul territorio un lavoro per far crescere il dibattito culturale su questi temi. Anni fa la Comunità ha pubblicato un libro dal titolo “Il caso zingari, l’allarme l’abbiamo lanciato da tempo». Ma Napoli è davvero diventata una città intollerante? «Ogni sera giriamo le strade di Napoli per distribuire la cena ai più poveri e ci sono tanti stranieri. Ci rendiamo conto che l’integrazione si è realizzata con servizi essenziali che gli stranieri garantiscono come è nel caso delle badanti». sa. sa.

giovedì, giugno 12, 2008

Domani un milione di persone in Italia tiferà per la Romania (sono i romeni)


IMMIGRAZIONE - Foto di gruppo di un milione di romeni

SPECIALE. Almeno un milione di persone in Italia tiferanno domani per la Romania. Tanti sono i romeni in Italia secondo l'ultima stima della Caritas, contenuta in un dossier che smonta le distorsioni create dalla "emergenza sicurezza" e illumina una comunità che oggi rappresenta un quarto di tutti gli immigrati oggi in Italia, e la cui presenza è centuplicata in 17 anni.

- 557 mila gli occupati. Contribuiscono per l'1,2 per cento al Pil italiano. Aumentati specialmente gli uomini, 70mila dei quali hanno fruito delle misure di emersione nel settore edile. Ma è anche diminuito il numero di ore lavorate e sono aumentati i part-time, spia della maggiore diffusione del lavoro "grigio”. A Roma è in nero il 26% dei lavoratori dipendenti romeni.
- Dal pacchetto sicurezza al pacchetto integrazione. L'intervento del direttore Nozza: "Qualcosa non ha funzionato. Si è voluto imputare le responsabilità di frange limitate a un’intera collettività". vai>>

IMMIGRAZIONE - "Gli italiani? Furbi e razzisti, ma in fondo amici"

SPECIALE. Leggono molto i giornali (soprattutto Repubblica, Corriere della Sera e il Messaggero), in Tv preferiscono l'informazione, i documentari e bocciano la fiction, cioè la preferita dagli italiani... Dell'Italia apprezzano molto la sanità, ma non l'istruzione. E oltre gli stereotipi (per cui loro sono sono "zingari, ladri, criminali" e gli italiani "furbi, razzisti, sfruttatori") il 94% dichiara di avere amici italiani, e le reti amicali rappresentano uno dei principali fattori di inserimento.

Nel dossier Caritas anche nuovi approfondimenti sul punto di vista della comunità romena verso di noi.

- Tutti lavoro e chiesa. Sono soprattutto i luoghi di lavoro che sostengono la socializzazione e l’integrazione dei romeni, seguiti dalle istituzioni religiose; le strutture istituzionali (uffici comunali, questura, ecc.) solo terze, in coda le associazioni della comunità

mercoledì, maggio 28, 2008

Amnesty: Dal linguaggio razzista alle violenze, ecco le violazioni italiane

DIRITTI - Dal linguaggio razzista alle violenze, ecco le violazioni italiane.
Discriminazione, linguaggio razzista, violenze di genere e commercio di armi leggere. Queste le violazioni dei diritti umani viste da Amnesty International nel nuovo Rapporto mondiale presentato oggi.
Altrove va molto peggio ma non lasciamoci andare ad una colpevole indifferenza.
- Nel 2007 eseguite oltre 1.200 condanne a morte in 24 paesi. Tortura e violenze presenti in 61 paesi al mondo, in 77 ancora negata la libertà di espressione.

venerdì, maggio 16, 2008

Razzismo e doppia morale

Traggo da Il Dialogo.it questa riflessione di Lidia Menapace

Ciò che sta succedendo supera le peggiori previsioni, l’assalto ai campi rom e il dispiegarsi popolare di ondate di razzismo da qualche giorno non sono nemmeno più anticipati dalla locuzione difensiva "io non sono razzista ma... perchè contano sul via libera del governo fanno paura. Mi raccontano di riunioni nel corso delle quali i dati ufficiali del tasso di criminalità o delle assegnazione di alloggi ai migranti e che sono inferiori a quelli della maggior parte degli altri paesi europei vengono dichiarate false perchè "la polizia e gli uffici statistici hanno l’ordine di dare informazioni non precise per rassicurare la popolazione. Il fanatismo ha già preso o sta prendendo il sopravvento. E il governo con la sua doppiezza (in aula un sorridente paterno Berlusconi e al suo fianco Calderoli che chiede l’abrogazione di Schengen, e Maroni che vuole diventare il modello l’esempio di ciò che si dovrà fare in Europa: le parole più vibratamente critiche e democratiche vengono dall’ex ministro dell’Interno e non da Serra, ex prefetto di Roma e ora parlamentare Pd, che si limita a suggerire come si dovrebbe fare per tirare il collo alle galline senza farle gridare, tenendo tutto sotto traccia e coperto, fino a quando non si sia trovata la soluzione conordata, sicchè poi l’opinione pubblica non possa più reagire. La cosa è scioccante, ma più di tutto è scioccante vedere il popolo che ricorre all’incendio delle immondizie e dei campi rom con lo stesso "entusiasmo sovversivo", con lo stesso populismo violento che degenera subito o ben presto nei "Boia chi molla!" Non si può aspettare nemmeno un minuto a ribadire la intransigente azione nonviolenta e respingere dalla prima parola una qualsiasi complicità o "comprensione" ecc. Il doppio binario del Governo va ben d’accordo con la doppia morale del popolo, per la quale una bambina di 14 anni, già esperta forse forzata di rapporti sessuali può essere uccisa e nascosta da coetanei, o un giovane veronese per una sigaretta può essere pestato a morte, ma l’italiano brava gente continua ad essere esaltato e le colpe sono dei rom. Le ragazze immigrate vengono ridotte in schiavitù nella prostituzione, e i bravi padri di famiglia italiani le usano selvaggiamente e tutto ciò rimane nei limiti dei normali comportamenti. Semmai la colpa è dei rom che organizzano, non dei nostri che profittano. E’ una insopportabile vergogna. lidia

sabato, febbraio 09, 2008

Non sottovalutiamo la feccia antisemita; va scovata e colpita! (dal blog di Gennaro Carotenuto)

Quando l’altro ieri mattina ho ricevuto la lista nera degli “sporchi ebrei” che infiltrerebbero l’università italiana sono sobbalzato. I baroni, le lobby manovrate dal sionismo, gli agenti al servizio di uno stato straniero e via farneticando con un linguaggio solo apparentemente vetero. La lista nera (black list in italiano corrente), oggi oscurata, era a questo link, ma sulla cache di google si leggono ancora delle delizie tratte dal blog ospitato da Il Cannocchiale.

Nulla di nuovo sotto il sole che sorge libero e giocondo. Vi si legge l’invito a “leggere libri italiani” e non “ebrei” (sic!) o l’apologia del negazionista Faurisson, fatto ovviamente passare come vittima del complotto sionista mondiale.

Oppure c’è la denuncia del Partito Democratico in quanto partito sionista (doppio sic!) perché (triplo sic!) colpevoli di avere tra i propri coordinatori un ragazzo di 24 anni reo di chiamarsi Tobia Zevi.

Ovviamente il sito difende la “razza italiana”. “Prima gli italiani” è lo slogan. E’ lo stesso slogan di Gianfranco Fini di poche campagne elettorali fa, non c’è bisogno di rimembrare il ventennio. Ti assale una pigrizia terribile a dover ricordare a qualcuno che fa solo finta di non saperlo che anche gli “ebbbrei” siano italiani. Poi gli antisemiti sposano (e come ti sbagli) il boicottaggio della fiera del libro di Torino. Ovviamente i palestinesi sono solo un pretesto. Lo si capisce quando si fa l’apologia degli attentati kamikaze contro “gli zingari assas-sionisti”, pure spiritoso nel mettere zingari ed ebrei insieme; come ad Auschwitz.

Si prosegue, se non si vomita prima, con un’apologia del razzismo presa pari pari da Telesio Interlenghi e poi con la più banale delle apologie dell’antigiudaismo storico: “possibile che tutti quelli che ce l’hanno avuta con gli ebrei fossero pazzi?”. Per giustificarlo -apologia di genocidio- c’è una lunga lista di massacri e stragi di ebrei nella storia. Se ci sono stati tanti pogrom -è la raffinata argomentazione- qualche motivo doveva pur esserci. Ed ecco che il carnefice diventa vittima e la vittima carnefice.

Segue l’immancabile lista degli “affaristi ebraici” suddivisi paese per paese (se è necessario viene specificato se da parte di padre o madre). La lobby ebraica nel cinema, nelle banche, nelle università.

Quindi si legge un appello -questo nuovo mi sembra, a meno di non rifarsi al ‘38- ad escludere i candidati con cognomi ebraici dalle prossime elezioni del 13 aprile, ed altre amenità sullo stesso stile.

Il caso del blog del Cannocchiale non è banale e non è lecito nascondersi dietro la tesi del gesto isolato o peggio della ragazzata in una capitale, Roma, la nostra, tappezzata in questi giorni dalle croci celtiche e dai manifesti di Forza Nuova. Si configurano una serie di reati gravissimi a partire dall’apologia del fascismo e del nazismo e l’istigazione all’odio razziale. Soprattutto la minacciosa creazione di liste nere ha un sapore antico ma è anche sinistramente nuova nella sua gravità e pericolosità sociale.

Non semplicemente la polizia postale oscurando il sito, ma la magistratura deve scovare e colpire durissimamente le canaglie razziste nascoste dietro l’anonimato di un blog. Non si può giocare con le liste nere, con chi indica gli obbiettivi da colpire, ne fa il nome e i luoghi di lavoro e li rende oggettivamente un bersaglio in un paese dove a destra (ma anche in frammenti dell’estrema sinistra) l’antisemitismo sta tornando rampante e dove di manovalanza neonazi pronta a farsi “onore” ce n’è fin troppa.

Vorrei essere anche io iscritto d’ufficio in quella lista nera, dovremmo volerci essere in milioni in quella lista e trasformarla nell’elenco telefonico. Noi siamo “razza umana”, i razzisti no.
(non c'è altro da aggiungere. p.o. )