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venerdì, maggio 21, 2010

I contraccolpi della crisi stanno scaricandosi soprattutto sul lavoro

Disoccupazione, problema centrale

francesco fracasso da Il Denaro
Il tasso di disoccupazione nel nostro Paese nel 2009 è arrivato all'8,6 per cento, il più alto dall'inizio del Duemila.E' vero che esso è inferiore a quello di altri Paesi dell'Ue, ma da noi è la cassa integrazione ordinaria e straordinaria che ci fa fronteggiare un po' meglio la situazione. E nei primi mesi del 2010 il ricorso alla cassa integrazione straordinaria (cigs) è aumentata del 358 per cento rispetto allo stesso periodo del 2009. La disoccupazione è comunque in ascesa e di recente l'Istat, aggiornando i dati a marzo, ci informa che siamo arrivati all'8,8 per cento, ai massimi dal 2002.
Insomma è proprio questo l'autentico problema che ci accompagnerà ancora per qualche anno. E ciò che deve più preoccupare è la disoccupazione giovanile: i giovani senza lavoro sono arrivati alla soglia del 27,7 per cento. Un fatto di assoluta gravità anche raffrontato con la media europea che si ferma al 20,6. Ed in sei regioni il tasso supera il 30 per cento: in Sardegna si arriva al 44,7, in Sicilia al 38,5, in Basilicata al 38,3, in Campania al 38,1, in Puglia al 33,6, in Calabria al 31,8 e nel Lazio al 30,6.
Forse la fase più acuta della crisi è davvero alle nostre spalle(come affermano alcuni analisti) ma le imprese non sono ancora in grado di riaprire il discorso con l'occupazione. L'Inps, proprio in questi giorni, comunica che ad aprile c'è stata una contrazione delle richieste di cassa integrazione straordinaria. Rispetto a marzo si è verificato un calo del 5,7 per cento(da 122,6 a 115,6 milioni di ore autorizzate). Più marcata la flessione per le autorizzazioni delle ore di cassa integrazione ordinaria, pari a -22,5 per cento rispetti a marzo. E qualcuno già parla di un'inversione di tendenza, ma è ragionevole pensare che si tratta purtroppo solo di un calo congiunturale. Secondo la Cgil il 2010, al contrario, può diventare – così come stanno andando le cose- un nuovo anno record per la cassa integrazione.
Al di là di questi dati, l'unico fatto concreto a cui bisogna riferirsi è evidente: se non arriva una crescita veramente corposa rispetto alla situazione attuale le cose continueranno a restare come sono o forse peggioreranno. E' veramente stucchevole ascoltare ogni giorno gli inni all'ottimismo che provengono dalle varie fonti governative. Che senso ha sbandierare ai quattro venti i 300 milioni di agevolazioni per l'acquisto di lavastoviglie, motorini e addirittura barche da diporto? Queste "banalità" fanno a cazzotti con lo stato veramente precario dell'intero sistema produttivo. E il recente dato(Istat)dell'aumento della produzione industriale(+6,4 per cento calcolata sull'anno marzo 2009-10) è solo in apparenza positivo in quanto nel marzo 2009 si verificò una caduta verticale(-20 per cento). Come viene correttamente rilevato dalla Cisl "siamo ancora ben lontani dai livelli pre-crisi, perché occorre recuperare più di 22 punti di produzione industriale persi".Lo stesso discorso va esteso all'aumento nei primi tre mesi dell'anno dello 0,5 per cento(Istat) del Pil(+0,6 sullo stesso trimestre 2009), visto che bisogna recuperare un -6,3 per cento formatosi nel 2008-09. E nel contempo,come informa la Banca d'Italia, il debito pubblico è aumentato(+3,1 a marzo) e le entrate fiscali sono diminuite(in tre mesi la perdita ha superato un miliardo di euro). La crescita italiana è da troppi anni bloccata. Si vive alla giornata, è cioè assente una visione di lungo periodo sulle "modalità" di sviluppo del Paese. Mancano gli investimenti necessari per una decisa "modernizzazione" delle infrastrutture e nel contempo sono latitanti idee che determinino una diversa impostazione dello sviluppo rispetto al passato. Una situazione determinata dall'assoluta mancanza di quel dinamismo che produsse il famoso "miracolo" economico italiano del dopoguerra. E' per questo che gli indicatori della crescita del Paese sono sempre modesti o si avvertono appena. In conclusione,è quindi ovvio che le ripercussioni di questo stato di indeterminatezza –ed al di là della crisi finanziaria ed economica di questi ultimi anni- si facciano sentire in primo luogo e pesantemente sull'occupazione .Una recente ricerca delle Acli e della Caritas italiana indica che il 66 per cento dei nuclei familiari teme che almeno un componente possa perdere in futuro il posto di lavoro.

mercoledì, aprile 28, 2010

Il 2009 è stato l’anno nero delle famiglie italiane.

Acli e Caritas: l'anno nero delle famiglie italiane

L'indagine Iref presentata dal presidente Olivero al 34° convegno nazionale delle caritas diocesane



Roma, 28 aprile 2010 - Il 2009 è stato l’anno nero delle famiglie italiane. Lo confermano i dati dell’indagine sullo stato di salute delle famiglie italiane promossa dalle Acli e dalla Caritas italiana, presentata oggi a San Benedetto del Tronto, nell'ambito del 34° Convegno nazionale delle Caritas diocesane, dal presidente delle Acli Andrea Olivero. La ricerca è stata realizzata dall'Iref, in tre rilevazioni campionarie nei mesi di maggio 2009, settembre 2009 e febbraio 2010, per un totale di 4500 interviste telefoniche.

Nessuna tipologia familiare sembrerebbe esservi salvata dalla crisi:solo il 2,2% delle famiglie contattate ritiene, infatti, di aver migliorato la propria condizione economica nel corso del 2009. Il resto delle famiglie sembra dividersi tra chi resiste, o galleggia (41%) e chi invece soffre rischiando di affondare (57%). E’ nel Nord-Est e al Sud che si concentra la maggior parte delle famiglie che giudicano il 2009 come un anno negativo per le proprie condizioni economiche.

La crisi economica ha prevalentemente condizionato i consumi delle famiglie: comparando i dati raccolti nel corso dell’anno, rimane elevata ma stabile la quota di famiglie che nei quattro mesi precedenti all’intervista hanno acquistato prodotti a basso costo (67-68%). Sale invece di oltre dieci punti la percentuale di intervistati che afferma di aver risparmiato sulla cura della propria persona (dal 33% del settembre 2009, al 44% rilevato a febbraio 2010); allo stesso modo si nota un incremento della percentuale di famiglie che hanno risparmiato su acqua, luce e gas (32% nel 2010): +11% rispetto al periodo precedente. Sempre a febbraio 2010, più di una famiglia su tre (35%) ha risparmiato sull’acquisto di generi alimentari di base (pane, pasta e carne). Tra le famiglie economicamente solide, quelle che hanno un alloggio di proprietà e dei risparmi accantonati, la percentuale di nuclei che hanno ridimensionato la spesa sui generi di prima necessità è appena del 20%; in assenza di una casa di proprietà e di risparmi, la percentuale di famiglie fragili che risparmiano sul mangiare sale al 68%. Il ruolo dei costi fissi nella definizione dei comportamenti di consumo è dunque molto forte: se si deve far fronte ad un impegno di spesa periodico, come quello di un affitto o di un mutuo, occorre risparmiare un po’ su tutto, anche su pane, pasta e carne.

La crisi è dunque finita? Non ora, non qui. Sebbene alcuni proclamino il contrario, le famiglie sanno bene che manca ancora molta strada da fare per rivedere la luce; anche perché il 2010 è l’anno nel quale la diminuzione del reddito familiare è un rischio che si corre tutti quanti. Ad alimentare il sentimento d’incertezza che serpeggia tra le famiglie italiane è il rischio di perdere il posto di lavoro: il 68% degli intervistati ha dichiarato di essere molto o abbastanza preoccupato dall’idea che nel corso del 2010 un proprio familiare possa perdere il lavoro. Sono i nuclei familiari in cui sono presenti dei figli (coppie e famiglie mono-genitoriali) ad essere più insicuri da un punto di vista occupazionale.

Per il presidente delle Acli Andrea Olivero, «guardando i problemi delle famiglie, si vedono i problemi dell’Italia». «Non possiamo permetterci che la crisi economica si trasformi in crisi culturale, in un restringimento di prospettive, in un avvitamento delle famiglia, e quindi della società italiana, sulle difficoltà del presente. Occorre ridare slancio alle famiglie e fiducia nel futuro, costruendo finalmente una serie politica di sostegno alle famiglie sul piano della capacità di spesa, della soggettività fiscale, della prossimità dei servizi, della conciliazione dei tempi di lavoro con i tempi della vita»

venerdì, gennaio 15, 2010

Emergenza Haiti: raccolta straordinaria in tutte le chiese d'Italia domenica 24


L’immane tragedia che in queste ore ha colpito la popolazione di Haiti provocando decine di migliaia di morti chiama tutti alla solidarietà per venire incontro ai bisogni più immediati. Pertanto, raccogliendo l’accorato invito del Santo Padre, domenica 24 gennaio 2010 in tutte le chiese d’Italia si terrà una raccolta straordinaria indetta dalla Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto nell’isola caraibica.


Le offerte raccolte dovranno essere integralmente inviate con sollecitudine a Caritas Italiana, Via Aurelia 796 - 00165 Roma, utilizzando il conto corrente postale n. 347013 o mediante bonifico bancario su UniCredit Banca di Roma SpA, via Taranto 49, Roma – Iban: IT 50 H 03002 05206 000011063119 specificando nella causale "Emergenza Terremoto Haiti".

Per altre offerte, è anche possibile utilizzare i seguenti canali:

Conto corrente postale intestato a Caritas Italiana Opera di Assistenza di Napoli n° 14461800 - (Caritas Napoli tel.081/ 55 74 265)
Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma - IBAN : IT 29 U 05018 03200 000000011113
CartaSi e Diners, telefonando a Caritas Italiana tel. 06.66177001, in orario d'ufficio
Intesa Sanpaolo, via Aurelia 796, Roma - IBAN: IT 19 W 03069 05092 100000000012

Le Acli di Napoli invitano i propri soci e tutti i cittadini ad aderire con generosità alla raccolta straordinaria indetta dalla Conferenza episcopale italiana per il 24 gennaio.

domenica, ottobre 04, 2009

La criminalità degli immigrati: dati, interpretazioni e pregiudizi

Dossier immigrazione Caritas-Migrantes

Agenzia Redattore Sociale

Presentano la ricerca:

La criminalità degli immigrati:

dati, interpretazioni e pregiudizi

Roma, 6 ottobre 2009 – Ore 11.00

Sala conferenze Fnsi (Corso Vittorio Emanuele n. 349)

Il “tasso di criminalità” degli immigrati regolari nel nostro paese è leggermente più alto di quello degli italiani, ma solo per le fasce di età più giovani e, prendendo in considerazione alcuni altri fattori, i due tassi si equivalgono.

Il coinvolgimento degli immigrati in attività criminose è legato in maniera preponderante alla condizione di irregolarità.

Non esiste alcuna corrispondenza tra l’aumento degli immigrati e l’aumento dei reati in Italia.

I cosiddetti reati “strumentali” o relativi alla condizione stessa di immigrato incidono moltissimo sul carico penale delle persone immigrate.

Sono alcune delle principali conclusioni della ricerca realizzata dall’équipe del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes insieme con l’Agenzia Redattore Sociale.

Avvalendosi della “circolarità delle fonti”, di inedite correlazioni, di confronti su periodi temporali omogenei e sufficientemente lunghi, la ricerca offre nuovi strumenti per la comprensione delle delicata tematica. E ridimensiona in modo netto la portata di numerose affermazioni che in questi anni hanno contribuito ad alimentare l’allarme per “l’emergenza criminalità” degli stranieri.

PROGRAMMA

Saluto:

Franco Siddi – Segretario Federazione Nazionale Stampa Italiana

Interventi:

Franco Pittau – Coordinatore Dossier Immigrazione Caritas-Migrantes

Lucio Barletta – Avvocato, esperto di immigrazione

Vittorio Rizzi – Polizia di Stato, Capo della Squadra Mobile di Roma

Roberto Natale – Presidente della Federazione Nazionale Stampa Italiana

Laura Boldrini – Portavoce Unhcr Italia

Conduce: Stefano Trasatti – Direttore dell’Agenzia Redattore Sociale

Con preghiera di partecipazione.

Informazioni:

- Dossier Immigrazione Caritas/Migrantes: 06 66514345 (int. 1 o 2).

- Redattore Sociale: 0734 681001 – 348 3027434.

mercoledì, novembre 05, 2008

Famiglie povere: urge misura straordinaria . Diciamolo chiaro: reddito di cittadinanza subito!

Non bisognava aspettare l'Istat per scoprire che la povertà aumenta nel Paese. C'erano i rapporti della Caritas e le indagini realizzate per l'ISEE dai Caf italiani che sono in possesso dell'Inps.
Oggi bisogna solo decidere un intevento di sostegno al reddito delle famiglie povere. Non solo per i lavoratori e soprattutto non solo con le deduzioni fiscali. Serve un reddito di cittadinanza per tutti!




Famiglie povere: urge misura straordinaria

Il commento delle Acli ai dati Istat sulla povertà in Italia

Roma, 4 novembre 2008 - «Occorre trovare oggi il coraggio di misure straordinarie in favore delle famiglie. Rimandare ancora significa preparare il declino». Il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero torna a chiedere al Governo «un intervento straordinario» per sostenere gli oltre due milioni e mezzo di famiglie 'povere', secondo i dati Istat resi noti oggi, e le 884mila famiglie 'non povere' che secondo l'Istituto di ricerca rischiano però di diventarlo.

«Siamo di fronte ad un processo di impoverimento che va intercettato e fermato - spiega Olivero - prima che si trasformi in povertà assoluta e in una emergenza sociale che mette a rischio la stessa tenuta della convivenza». Come hanno già scritto al ministro Sacconi nel contributo sul Libro Verde del Welfare, le Acli chiedono misure importanti di sostegno al reddito delle famiglie, agendo contemporaneamente sulla leva fiscale con l'introduzione graduale del quoziente familiare, applicando il nuovo sistema al di sotto di un tetto massimo di 30-40mila euro di reddito familiare, favorendo così i nuclei meno agiati.

A chi dal Governo obietta che non ci sono le risorse per questi interventi, che occorre aspettare tempi migliori, il presidente delle Acli replica: «Non è più possibile rimandare ancora. Nelle fasi di crisi, se non si investe non cambia nulla, se non si investe si prepara il declino. E' in queste situazioni che si vede il coraggio di una classe dirigente e la sua lungimiranza».

lunedì, settembre 22, 2008

I grandi chef cucinano per gli ospiti della Caritas

I grandi chef cucinano per gli ospiti della Caritas

“Quattro Chef per un Emporio”: una cena di gala presso il centro di accoglienza per senza dimora “Santa Giacinta” a Ponte Casilino per sostenere l’Emporio della carità.

Heinz Beck, Antonello Colonna, Filippo La Mantia, Angelo Troiani – quattro tra i “Top Chef” della Capitale – prepareranno i loro piatti per gli ospiti della Caritas e per 150 sostenitori dell’organizzazione.

23 settembre 2008 presso il Centro accoglienza “Santa Giacinta” a Ponte Casilino (via Casilina Vecchia 19). Conferenza stampa ore 18.30 - cena ore 20.30 (solo inviti)

I quattro “Top Chef” di Roma, Heinz Beck, Antonello Colonna, Filippo La Mantia, Angelo Troiani, prepareranno le loro specialità per gli ospiti della casa di accoglienza per senza dimora “Santa Giacinta” della Caritas di Roma e per 150 invitati che, con il loro contributo, sostengono l’Emporio della solidarietà.

La serata “Quattro Chef per un Emporio”, che si svolgerà martedì 23 settembre, è organizzata dalla Caritas diocesana di Roma in collaborazione con l’Associazione Amici della Caritas, il giornalista enogastronomo Luigi Cremona, la società di organizzazione eventi Witaly e con il patrocinio del Comune di Roma.

Alla serata interverranno il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, e il direttore della Caritas di Roma, mons. Guerino Di Tora. Il ricavato della manifestazione andrà a sostenere l’Emporio della solidarietà, il supermercato “gratuito” per le famiglie indigenti.

Gli chef prepareranno i piatti con ingredienti semplici, in larga parte coincidenti e rispondenti a quanto reperibile nell’Emporio. Si inizierà con la pasticceria salata della sezione giovani della F.I.C. Federazione Italiana Cuochi, accompagnata dalle bollicine dell’azienda Ferrari Spumante. Per l’antipasto Filippo La Mantia proporrà la “caponatina di melanzane con cioccolato medicano”, portando in tavola i profumi della Sicilia dove è cresciuto, abbinata ai vini dei Feudi di San Gregorio. Il primo di Antonello Colonna, si rifà ai sapori della cucina romana evoluta, “cappello di maialino e finocchiella con lacca di mostarda in zuppa di topinambur e croccante di arachidi” accompagnato dai vini di Montresor. Angelo Troiani del Convivio cucinerà il secondo: “la coscia di pollo speziata nel barattolo con funghi, patate e verdure” con i vini del Borro della famiglia Ferragamo. Heinz Beck della Pergola chiuderà con un irresistibile dolce, una “mousse al caffè con cilindro al rum e gelato al latte ridotto” con i grandi vini dolci siciliani di Donnafugata e le frivolezze finali sempre opera dei giovani cuochi della F.I.C.

Per la serata l’AIS Roma, Associazione Italiana Sommelier, metterà a disposizione alcuni sommelier che aiuteranno gli ospiti nella degustazione dei vini mentre gli studenti dell’Istituto Professionale Servizi Alberghieri di Roma collaboreranno nel servizio in sala. La cena-evento sarà presentata dalla conduttrice Maria Giovanna Elmi accompagnata da Luigi Cremona, noto giornalista del settore, premio Luigi Veronelli 2008 e premio Bibenda 2007.

Ci saranno anche le pesche coltivate da Acli Terra sui terreni confiscati alla camorra .

mercoledì, luglio 30, 2008

Il disagio sociale esplode: boom di presenze nelle mense per i poveri

Da un anno crescono le presenze di rifugiati e richiedenti asilo nelle mense della capitale: scappano dalle guerre e sono in prevalenza afghani, ma anche somali e iracheni. Il Centro Astalli parla di un raddoppio: oggi 400 persone al giorno vi mangiano e chiedono assistenza legale e sanitaria. Afghani in crescita anche alla Comunità di S. Egidio, dove diminuiscono altre nazionalità. Fenomeno simile nelle mense Caritas, dove mangiano anche gli italiani più poveri. In quella di Colle Oppio si è passati da 12 mila pasti serviti a gennaio 2007 a 16 mila un anno dopo.

- Rifugiati a Parma, la denuncia della rete Dormire fuori, dopo mesi di mobilitazioni. ''Il sistema nazionale di accoglienza e protezione è gravemente insufficiente''.

venerdì, luglio 25, 2008

Immigrati: favorire il ricongiungimento familiare

Acli, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, Comunità di S.Egidio e Centro Astalli chiedono di rivedere le norme sui ricongiungimenti familiari e sull’asilo



Previsioni legislative che creano restrizioni, ostacoli, barriere all’ingresso e al soggiorno proprio di quei cittadini stranieri che si presentano in condizione di particolare vulnerabilità o che intendano ricostituire in Italia l’unità della loro famiglia. Questo il giudizio di Acli, Caritas Italiana, Fondazione Migrantes, Comunità di S.Egidio e Centro Astalli circa le norme sui ricongiungimenti familiari, sull’asilo e sui comunitari in via di definitiva approvazione. Dopo le forti perplessità già espresse in occasione della presentazione del cosiddetto pacchetto sicurezza, si torna a chiedere di rivedere l’impostazione generale di queste previsioni in modo da garantire l’unità della famiglia anche in migrazione, spesso fondamentale anche in termini di sicurezza.

Il quadro che si delinea va invece in senso contrario, con condizioni estremamente restrittive per il ricongiungimento del coniuge, dei figli maggiorenni e dei genitori a carico e con l’introduzione dell’esame del Dna per accertare la parentela, con spese a carico del richiedente. Inoltre, nei pareri delle commissioni parlamentari, si invita il Governo ad introdurre un ulteriore limite ai ricongiungimenti, basato sul reddito, non più ancorato ad un criterio di progressione, ma al numero dei soggetti da ricongiungere. Così solo i nuclei più agiati potranno permettersi di documentare delle risorse economiche di cui spesso è privo anche un cittadino italiano. Non si considera invece che frequentemente la crescita economica di una famiglia straniera comincia proprio grazie ai ricongiungimenti, che consentono all’altro coniuge o ai figli in età da lavoro di trovare a loro volta un’occupazione per contribuire al miglioramento delle condizioni economiche familiari. Senza contare che l’innalzamento dei parametri di reddito prolungherà la separazione forzata fra membri della stessa famiglia, costringendo in molti casi a scelte dolorose. Si pensi, infatti, a quanto una misura del genere potrebbe incrementare l’aborto, già così diffuso fra le donne straniere. Sempre nei pareri della Camera compare un ulteriore ostacolo: la proposta di eliminare il meccanismo del silenzio – assenso per i nulla osta per i ricongiungimenti, misura che riconosceva il “rango superiore” del diritto all’unità familiare rispetto ad altre situazioni/aspettative circa l’ingresso nel paese, snellendo la procedura per l’ottenimento del titolo.

Per quanto riguarda invece i richiedenti asilo, si ribadisce che la necessità di dare segnali rassicuranti al paese non può andare a discapito di chi è in condizioni di particolare vulnerabilità. Non pare sensato procedere a modifiche del D. Lgs n. 25/2008, che ha recepito una direttiva europea sui rifugiati e richiedenti asilo, e la cui efficacia non è stata neppure ancora sperimentata.

Destano infine preoccupazione anche le restrizioni proposte al soggiorno dei cittadini comunitari, che di fatto ripristinano la situazione precedente all’ingresso nell’Unione.

Se è vero che spetta al mondo politico legiferare in questa materia, è altrettanto vero che la Chiesa e gli organismi che ad essa si ispirano hanno il dovere di fare appello alla coscienza pubblica e a quanti hanno autorità nella vita sociale, economica e politica, affinché vengano tutelati i soggetti più vulnerabili.

giovedì, giugno 12, 2008

Domani un milione di persone in Italia tiferà per la Romania (sono i romeni)


IMMIGRAZIONE - Foto di gruppo di un milione di romeni

SPECIALE. Almeno un milione di persone in Italia tiferanno domani per la Romania. Tanti sono i romeni in Italia secondo l'ultima stima della Caritas, contenuta in un dossier che smonta le distorsioni create dalla "emergenza sicurezza" e illumina una comunità che oggi rappresenta un quarto di tutti gli immigrati oggi in Italia, e la cui presenza è centuplicata in 17 anni.

- 557 mila gli occupati. Contribuiscono per l'1,2 per cento al Pil italiano. Aumentati specialmente gli uomini, 70mila dei quali hanno fruito delle misure di emersione nel settore edile. Ma è anche diminuito il numero di ore lavorate e sono aumentati i part-time, spia della maggiore diffusione del lavoro "grigio”. A Roma è in nero il 26% dei lavoratori dipendenti romeni.
- Dal pacchetto sicurezza al pacchetto integrazione. L'intervento del direttore Nozza: "Qualcosa non ha funzionato. Si è voluto imputare le responsabilità di frange limitate a un’intera collettività". vai>>

IMMIGRAZIONE - "Gli italiani? Furbi e razzisti, ma in fondo amici"

SPECIALE. Leggono molto i giornali (soprattutto Repubblica, Corriere della Sera e il Messaggero), in Tv preferiscono l'informazione, i documentari e bocciano la fiction, cioè la preferita dagli italiani... Dell'Italia apprezzano molto la sanità, ma non l'istruzione. E oltre gli stereotipi (per cui loro sono sono "zingari, ladri, criminali" e gli italiani "furbi, razzisti, sfruttatori") il 94% dichiara di avere amici italiani, e le reti amicali rappresentano uno dei principali fattori di inserimento.

Nel dossier Caritas anche nuovi approfondimenti sul punto di vista della comunità romena verso di noi.

- Tutti lavoro e chiesa. Sono soprattutto i luoghi di lavoro che sostengono la socializzazione e l’integrazione dei romeni, seguiti dalle istituzioni religiose; le strutture istituzionali (uffici comunali, questura, ecc.) solo terze, in coda le associazioni della comunità

venerdì, aprile 04, 2008

25 aprile: "Catena umana contro la Camorra"

Le associazioni cristiane della Diocesi di Caserta firmatarie di questo comunicato promuovono per Venerdi 25 Aprile, al di fuori di ogni possibile strumentalizzazione elettorale, una catena umana intorno alla sede della redazione casertana 'Il Mattino' quale segno di vicinanza e di solidarietà per le recenti minacce rivolte dalla camorra al Giudice Cantone, allo scrittore Saviano e alla giornalista Rosaria Capacchione.
Le associazioni promotrici, per questo, fanno proprie le parole del loro Vescovo Nogaro nel Suo 'Responsorio della Pace' : 'Signore dammi la grazia dell'indignazione', convinte che quest'ultima rimanga ' la grande leva che innalza le responsabilità e rompe tutte le cortine della malvagità e della indifferenza. E' il grido di sdegno, talmente forte, a confondere tutte le trame dell'infamia'.
Le stesse avvertono l'importanza che la provincia di Caserta, scendendo in campo, si confronti con la realtà della camorra presente nel proprio territorio perchè è un problema che riguarda tutti: il cittadino che va in chiesa, il giovane che va a scuola o all' università, gli apparati produttivi ed economici che vivono la vita economica territoriale, le categorie sindacali dei lavoratori e la società civile tutta.
Forse finora non hanno saputo ben giocare questa partita ed esprimere forte la loro indignazione, percio' avvertono che questa ineludibile partecipazione può costruire un nuovo impegno sociale e civile nonché le condizioni per il cambiamento.
E' tempo, come ci ammonisce il nostro Pastore <>. Cosi come Egli, ieri i ed oggi, ha fatto e fa davanti alle tragedie di Falcone, Borsellino, don Diana e di tant'altre vittime innocenti.
E' tempo, quindi, di riappropriarsi della religione della responsabilità e della solidarietà avvertendo come cattolici forte il senso di una nostra conversione per strappare <>..
Per questo danno questo appuntamento, alle ore 11,30, davanti alla sede redazionale di p.zza Amico, a tutte le persone di buona volontà, in un giorno emblematico della nostra storia per costruire una catena umana a mo' di baluardo della libertà d'informazione e a difesa di coloro che combattono la camorra, auspicando che questo possa rimanere anche un giorno in cui, d'ora in poi, si organizzino tante altre catene nei luoghi e per le persone, maggiormente offese dalla camorra.
Eventuali adesioni all'iniziativa possono pervenire all'indirizzo email cpg@casertagiovani.org, e saranno rese pubbliche nel giorno della manifestazione.
Azione Cattolica Diocesana, ACLI, AIMC, Agesci Zona Caserta, Caritas Diocesana, Casa di Rut, Centro Pastorale Giovanile, Comitato 'Caserta Citta di Pace', Fondazione Antiusura don Peppino Diana, FUCI, La Tenda di Abramo, Pax Christi, Osservatorio sull'Università a Caserta.

martedì, dicembre 11, 2007

"Mille Italie: Napoli e Campania tra emigrazione e immigrazione"


Giovedì 13 (ore 17,30): Convegno della Caritas Diocesana di Pozzuoli e del Centro Studi per il Volontariato: "Mille Italie: Napoli e Campania tra emigrazione e immigrazione"
Giovedì 13 (ore 17.30) al Centro Ero Forestiero a Pozzuoli. Presentazione Dossier Immigrazione e Rapporto Italiani nel mondo. Interventi: don Fernando Carannante (direttore Caritas diocesana), Giancamillo Trani (referente regionale settore immigrazione Caritas) e Pasquale Orlando (presidente Acli provincia di Napoli).Il vescovo monsignor Gennaro Pascarella e il parroco di S. Maria Assunta in cielo di Monte di Procida, don Giovanni Illiano, presenteranno la loro esperienza vissuta negli USA con i Montesi d'America dal 23 novembre al 6 dicembre. Modera il dottor Carlo Lettieri responsabile del Centro Studi per il volontariato. Prevista la presenza dei sindaci e degli assessori alle politiche sociali dei comuni flegrei. Seguirà rinfresco etnico. Si può scaricare il programma nello spazio del progetto Ero Forestiero dell'Ambito territoriale N4 sul sito: www.centrostudivolontariato.it. Per informazioni: 081.303.34.08 - 081.853.06.26

giovedì, novembre 15, 2007

La Caritas Campania presenta i dati 2007 sulla povertà.

«Pur essendo cresciuto il benessere economico, non sono tuttavia scomparse le sacche di povertà e quindi, oggi come in passato, c’è ancora molto da fare nel campo della solidarietà». Queste parole pronunciate da Papa Benedetto XVI sabato 11 novembre, nel corso dell’incontro con le Confraternite delle Diocesi d’Italia, dà la cifra di quanto sia importante affrontare con conoscenze specifiche il tema della povertà in Italia.

La delegazione regionale della Caritas della Campania presenterà sabato 17 novembre il Dossier regionale 2007 sulle povertà in Campania. La presentazione si terrà alle ore 10 presso la Sala conferenze “Giovanni Paolo II” del Seminario Maggiore Arcivescovile di Capodimonte e interverranno il Vescovo di Napoli, Cardinale Crescenzio Sepe, e l’Onorevole Rosa D’Amelio, assessore alle Politiche Sociali della Regione Campania. La presentazione dei dati del Dossier sarà affidata ad Amato Lamberti, docente di Sociologia presso l’Università Federico II, don Antonio Mastrantuonio, docente di Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale e Ciro Grassini, referente progetto Rete Caritas Campania.

Sul sito www.caritascampania.it dati sul dossier immigrazione 2007 e video intervista al Delegato Regionale Caritas, don Carmine Giudici.

martedì, maggio 22, 2007

L’UOMO DELLA CARITA’ DON LUIGI DI LIEGRO

Il film è liberamente ispirato alla vita di Don Luigi Di Liegro

Anni Cinquanta, Belgio, conosciamo Di Liegro nelle insolite vesti di minatore mentre lavora a fianco degli immigrati italiani. Quando Luigi era bambino ha visto suo padre tentare più volte di emigrare negli Stati Uniti, senza successo. Capisce lo strazio dell’emigrante: lasciare i propri cari o morire di fame. E allora sente il disperato bisogno di stare insieme a loro e tentare di alleviare i momenti di sconforto e di disperazione. Forse per la prima volta Luigi capisce che il compito principale di un prete, per migliorare la qualità della vita di chi sembra essere senza speranza è innanzitutto quello di essere una guida per la formazione di una comunità salda.

E’ in queste circostanze che conosce don Eugenio (Carlo Gabardini), l’amico che rimarrà con lui tutta la vita per incoraggiarlo, spronarlo e qualche volta metterlo di fronte ai suoi errori. Di Liegro è un uomo d’azione, odia l’immobilità, desidera a tutti i costi aiutare gli altri ma spesso si trova a correre da solo, avanti a tutti, perché prima di tutti intuisce il problema e la sua soluzione.
Come in questo caso, in cui il progetto di Luigi fallisce: il vescovo non vede di buon occhio la sua vicinanza con i minatori e lo rispedisce rapidamente a Roma.
Ma qui Luigi continua la sua corsa. Anni Sessanta, dopo aver convinto la burocrazia ecclesiastica, incarnata nella austera figura di Mons. Fabbri (Mariano Rigillo), riesce a farsi assegnare a Giano, una borgata che rappresenta la miseria e le condizioni di vita disperate che una gran parte dell’Italia si trova ad affrontare in questi anni. E’ qui che conosciamo Alfio, figlio di baraccati, già indirizzato verso una vita di criminalità. Alfio è cinico, impenetrabile, non si lascia contagiare dal progetto di Don Luigi. Un giorno il ragazzo viene portato via dai Carabinieri e nel vederlo allontanarsi Luigi sente forse di aver fallito. Ma i due sono destinati ad incontrarsi ancora…
Intanto, una notte, Luigi viene svegliato da Eugenio. Nella sua parrocchia i carabinieri hanno fatto irruzione nella struttura della Pastorale che si occupa di Servizi Sociali: malati legati ai letti e trattati come bestie. Di Liegro tocca con mano la scandalosa ipocrisia di quella che dovrebbe essere la carità cristiana. Il nostro ha un duro scontro con Mons. Fabbri, il quale, quasi per sfida, decide di affidargli la direzione della Pastorale. Luigi non si tira indietro e, dal niente, comincia a costruire quella che diventerà la Caritas. Il progetto è quello di sempre, ma questa volta su grande scala: si tratta non tanto di “fare la carità”, ma di realizzare una rete di solidarietà che restituisca ai dimenticati della società dignità e identità reinserendoli nella comunità che li ha emarginati. E’ un lavoro di squadra che coinvolge Eugenio, Fausto (Simone Gandolfo) e Suor Ada (Claudia Coli), una giovane suora del nord combattiva e instancabile. Nella squadra c’è anche Silvia (Moira Grassi), una giornalista interessata ai progetti di Luigi che lo appoggerà sempre, fino alla fine. Luigi e i suoi collaboratori dovranno affrontare anche la pigrizia e la diffidenza della classe politica, incarnata nella figura dell’on. Robatta (Renato Carpentieri). Questi si trova spiazzato dalla caparbietà di un rappresentante della Chiesa che decide sorprendentemente di non schierarsi con il potere. Il progetto culmina nella creazione dell’Ostello di via Marsala, una struttura efficiente e non degradante, con mensa e posti letto.
E’ una vittoria indiscussa, della quale si fa vanto anche Robatta, ma Luigi è già oltre, alla sfida successiva. Siamo nei primi anni Ottanta e ha appena conosciuto Diana (Chiara Gensini), un’adolescente di buona famiglia che, dopo essere stata cacciata di casa per la sua tossicodipendenza, è finita a vivere per strada. Diana è la ragazza di Alfio (Flavio Pistilli), il bambino baraccato di Giano, ormai cresciuto e anch’egli tossicodipendente. Diana ha una strana malattia, poco conosciuta perché nuova, l’AIDS.
Luigi ha capito in anticipo che quello dell’Aids è un problema serio ed inizia un’opera di sensibilizzazione. La Caritas è diventata una struttura forte, efficiente e autonoma e Luigi si dedica anima e corpo alla creazione di una casa famiglia per malati d’Aids a Villa Glori. La casa si trova in un quartiere dell’alta borghesia romana, i Parioli, e subito nascono i problemi. Incoraggiato dall’affetto per Diana, Luigi parte con la sua solita determinazione e occupa la casa, cominciando fin da subito a trasferirvi i malati. Tra questi anche Alfio che con la sua indole provocatoria e violenta continua a non credere ai progetti di Luigi. Alfio ricomincerà ben presto a drogarsi, scomparendo di nuovo.
Intanto il quartiere si è mobilitato e ha costituito un comitato per l’espulsione dei malati da Villa Glori. Il comitato, nel quale è presente anche il padre di Diana, fa pressione al Comune e sembra avere la vittoria in pugno. Nel frattempo Diana muore, e Luigi decide di celebrare il funerale della ragazza ai Parioli. E’ un evento straordinario, che spiazza i fedeli tra i quali i genitori di Diana. Con parole semplici, Luigi riesce a far breccia nel cuore dei presenti e a convincerli che la ragazza scomparsa, insieme a tutti i malati, faceva parte della loro stessa comunità. Dopo questo evento il comitato si ritirerà e la casa famiglia di Villa Glori otterrà l’autorizzazione.
Primi anni Novanta, i vertici della gerarchia ecclesiastica sono cambiati, l’eterno amico-nemico di Luigi, Mons. Fabbri, è stato rimosso. Senza più appoggi, Luigi viene mandato in Albania con un nuovo incarico. Il regime è caduto e c’è da avviare l’ordinazione di nuovi sacerdoti. In viaggio con Eugenio, Luigi ha la possibilità ancora una volta di intuire quale sarà il nuovo problema da affrontare. Migliaia di clandestini si stanno ammassando sulle coste. Stanno fuggendo e vogliono venire in Italia.
Stavolta si tratta di un problema planetario, di portata storica, e Luigi è tra i primi ad intuirlo e a cercare concretamente delle soluzioni.
Eccoci allora alla Pantanella, con Luigi che si batte per l’accoglienza degli immigrati. C’è Kamel, un pakistano che Luigi aveva già conosciuto all’Ostello di via Marsala, che si è innamorato di un’italiana e vorrebbe sposarla. Luigi celebra un matrimonio misto, a fianco dell’Imam. Durante la cerimonia nella Pantanella, però, scoppia una rissa che degenera in una vera e propria battaglia tra immigrati di diversi Paesi.
La battaglia è finita e Luigi è sul tetto dell’edificio. Attende l’inesorabile arrivo delle forze dell’ordine. L’edificio sarà sgombrato, gli immigrati dislocati e allontanati. E’ una sfida che Luigi non fa in tempo a vincere. E’ troppo tardi, le sue condizioni si sono aggravate ed è costretto a ricoverarsi. Ma forse niente è ancora perduto, il problema della convivenza tra popoli è come un simbolico testimone che Luigi lascia alle generazioni future. Nelle ultime ore di vita di Luigi ricompare Alfio. Sembra in forma, ripulito, elegante. Luigi ha sempre creduto di aver fallito con il ragazzo. Invece sarà proprio lui, mano nella mano, ad accompagnarlo negli ultimi istanti di vita.