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venerdì, maggio 21, 2010

I contraccolpi della crisi stanno scaricandosi soprattutto sul lavoro

Disoccupazione, problema centrale

francesco fracasso da Il Denaro
Il tasso di disoccupazione nel nostro Paese nel 2009 è arrivato all'8,6 per cento, il più alto dall'inizio del Duemila.E' vero che esso è inferiore a quello di altri Paesi dell'Ue, ma da noi è la cassa integrazione ordinaria e straordinaria che ci fa fronteggiare un po' meglio la situazione. E nei primi mesi del 2010 il ricorso alla cassa integrazione straordinaria (cigs) è aumentata del 358 per cento rispetto allo stesso periodo del 2009. La disoccupazione è comunque in ascesa e di recente l'Istat, aggiornando i dati a marzo, ci informa che siamo arrivati all'8,8 per cento, ai massimi dal 2002.
Insomma è proprio questo l'autentico problema che ci accompagnerà ancora per qualche anno. E ciò che deve più preoccupare è la disoccupazione giovanile: i giovani senza lavoro sono arrivati alla soglia del 27,7 per cento. Un fatto di assoluta gravità anche raffrontato con la media europea che si ferma al 20,6. Ed in sei regioni il tasso supera il 30 per cento: in Sardegna si arriva al 44,7, in Sicilia al 38,5, in Basilicata al 38,3, in Campania al 38,1, in Puglia al 33,6, in Calabria al 31,8 e nel Lazio al 30,6.
Forse la fase più acuta della crisi è davvero alle nostre spalle(come affermano alcuni analisti) ma le imprese non sono ancora in grado di riaprire il discorso con l'occupazione. L'Inps, proprio in questi giorni, comunica che ad aprile c'è stata una contrazione delle richieste di cassa integrazione straordinaria. Rispetto a marzo si è verificato un calo del 5,7 per cento(da 122,6 a 115,6 milioni di ore autorizzate). Più marcata la flessione per le autorizzazioni delle ore di cassa integrazione ordinaria, pari a -22,5 per cento rispetti a marzo. E qualcuno già parla di un'inversione di tendenza, ma è ragionevole pensare che si tratta purtroppo solo di un calo congiunturale. Secondo la Cgil il 2010, al contrario, può diventare – così come stanno andando le cose- un nuovo anno record per la cassa integrazione.
Al di là di questi dati, l'unico fatto concreto a cui bisogna riferirsi è evidente: se non arriva una crescita veramente corposa rispetto alla situazione attuale le cose continueranno a restare come sono o forse peggioreranno. E' veramente stucchevole ascoltare ogni giorno gli inni all'ottimismo che provengono dalle varie fonti governative. Che senso ha sbandierare ai quattro venti i 300 milioni di agevolazioni per l'acquisto di lavastoviglie, motorini e addirittura barche da diporto? Queste "banalità" fanno a cazzotti con lo stato veramente precario dell'intero sistema produttivo. E il recente dato(Istat)dell'aumento della produzione industriale(+6,4 per cento calcolata sull'anno marzo 2009-10) è solo in apparenza positivo in quanto nel marzo 2009 si verificò una caduta verticale(-20 per cento). Come viene correttamente rilevato dalla Cisl "siamo ancora ben lontani dai livelli pre-crisi, perché occorre recuperare più di 22 punti di produzione industriale persi".Lo stesso discorso va esteso all'aumento nei primi tre mesi dell'anno dello 0,5 per cento(Istat) del Pil(+0,6 sullo stesso trimestre 2009), visto che bisogna recuperare un -6,3 per cento formatosi nel 2008-09. E nel contempo,come informa la Banca d'Italia, il debito pubblico è aumentato(+3,1 a marzo) e le entrate fiscali sono diminuite(in tre mesi la perdita ha superato un miliardo di euro). La crescita italiana è da troppi anni bloccata. Si vive alla giornata, è cioè assente una visione di lungo periodo sulle "modalità" di sviluppo del Paese. Mancano gli investimenti necessari per una decisa "modernizzazione" delle infrastrutture e nel contempo sono latitanti idee che determinino una diversa impostazione dello sviluppo rispetto al passato. Una situazione determinata dall'assoluta mancanza di quel dinamismo che produsse il famoso "miracolo" economico italiano del dopoguerra. E' per questo che gli indicatori della crescita del Paese sono sempre modesti o si avvertono appena. In conclusione,è quindi ovvio che le ripercussioni di questo stato di indeterminatezza –ed al di là della crisi finanziaria ed economica di questi ultimi anni- si facciano sentire in primo luogo e pesantemente sull'occupazione .Una recente ricerca delle Acli e della Caritas italiana indica che il 66 per cento dei nuclei familiari teme che almeno un componente possa perdere in futuro il posto di lavoro.

martedì, maggio 11, 2010

Dalle Acli un piano triennale per rilanciare la carta acquisti

L'associazionismo intende giocare da protagonista nella lotta alla povertà e, per farlo, è pronto ad affiancare i comuni nella gestione dei servizi, a cominciare dall'erogazione di una social card tutta nuova, con caratteristiche e potenzialità rafforzate. É questa l'idea di base su cui le Acli, Associazioni cristiane dei lavoratori, una delle organizzazioni no profit più radicate sul territorio, con quasi un milione di iscritti, hanno costruito la proposta di un piano triennale contro la povertà assoluta che, con un costo di 665 milioni di euro l'anno, dovrebbe consentire un incremento medio del 23% del reddito delle famiglie beneficiarie.
Il progetto, elaborato da un gruppo di esperti coordinati da Cristiano Gori, docente di politiche sociali all'università Cattolica di Milano, è stato anticipato in aprile in occasione della conferenza organizzativa dell'organizzazione e sarà presentato entro la fine del mese corrente alle autorità politiche e alle parti sociali.
«Ci eravamo assunti l'impegno di avanzare proposte concrete nell'anno europeo per la lotta alla povertà - spiega il presidente delle Acli, Andrea Olivero - e, con il lancio della nuova social card, ora proviamo a farlo, in una logica di welfare locale e sussidiario, perfettamente in linea con la riforma federalista dello Stato». «D'altra parte - aggiunge - sui poveri in Italia c'è un allarmante vuoto di rappresentanza; la politica è tradizionalmente disattenta e, al netto delle sperimentazioni e degli interventi di alcune Regioni, proprio la social card, pur con tutti i suoi limiti, è stata finora l'unica misura di contrasto a livello nazionale».
Le principali caratteristiche del piano Acli sono tre. La prima riguarda gli importi, che dovrebbero salire in media a 133 euro mensili contro i 40 attuali, con un costo progressivo di 665 milioni l'anno per tre anni, dal 2011 al 2013. La seconda riguarda l'abolizione del limite di età e di ogni preclusione verso i cittadini stranieri stabilmente residenti: il che farebbe crescere il numero dei potenziali destinatari fino a due milioni e 400mila. La terza novità, infine, riguarda l'integrazione della prestazione monetaria con i servizi alla persona gestiti dai comuni.
Altro elemento di rilievo è la previsione di soglie d'accesso e importi differenziati in base al costo della vita nelle diverse regioni. Come ricorda lo studio preparatorio, «il carovita al Nord è superiore in media del 30% rispetto al Sud e, contrariamente a un diffuso luogo comune, la povertà assoluta si presenta in misura significativa anche al di fuori del Mezzogiorno», anzi «le famiglie in questa condizione si dividono in egual misura tra Centro-Nord e Sud».
«La nuova social card – riassume Olivero – si configura come il primo tassello di un livello essenziale dei diritti sociali. Anche il futuro assetto federalista dello stato, infatti, avrà bisogno che siano assicurati diritti di base uguali per tutti». La card, così, potrebbe diventare lo strumento d'elezione per abbinare l'erogazione monetaria di integrazione al reddito con le prestazioni sociali del nuovo welfare.

di Elio Silva http://www.ilsole24ore.com/


mercoledì, novembre 05, 2008

Famiglie povere: urge misura straordinaria . Diciamolo chiaro: reddito di cittadinanza subito!

Non bisognava aspettare l'Istat per scoprire che la povertà aumenta nel Paese. C'erano i rapporti della Caritas e le indagini realizzate per l'ISEE dai Caf italiani che sono in possesso dell'Inps.
Oggi bisogna solo decidere un intevento di sostegno al reddito delle famiglie povere. Non solo per i lavoratori e soprattutto non solo con le deduzioni fiscali. Serve un reddito di cittadinanza per tutti!




Famiglie povere: urge misura straordinaria

Il commento delle Acli ai dati Istat sulla povertà in Italia

Roma, 4 novembre 2008 - «Occorre trovare oggi il coraggio di misure straordinarie in favore delle famiglie. Rimandare ancora significa preparare il declino». Il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero torna a chiedere al Governo «un intervento straordinario» per sostenere gli oltre due milioni e mezzo di famiglie 'povere', secondo i dati Istat resi noti oggi, e le 884mila famiglie 'non povere' che secondo l'Istituto di ricerca rischiano però di diventarlo.

«Siamo di fronte ad un processo di impoverimento che va intercettato e fermato - spiega Olivero - prima che si trasformi in povertà assoluta e in una emergenza sociale che mette a rischio la stessa tenuta della convivenza». Come hanno già scritto al ministro Sacconi nel contributo sul Libro Verde del Welfare, le Acli chiedono misure importanti di sostegno al reddito delle famiglie, agendo contemporaneamente sulla leva fiscale con l'introduzione graduale del quoziente familiare, applicando il nuovo sistema al di sotto di un tetto massimo di 30-40mila euro di reddito familiare, favorendo così i nuclei meno agiati.

A chi dal Governo obietta che non ci sono le risorse per questi interventi, che occorre aspettare tempi migliori, il presidente delle Acli replica: «Non è più possibile rimandare ancora. Nelle fasi di crisi, se non si investe non cambia nulla, se non si investe si prepara il declino. E' in queste situazioni che si vede il coraggio di una classe dirigente e la sua lungimiranza».

mercoledì, febbraio 21, 2007

Mercoledì delle Ceneri: occasione per riflettere ed assumere un sobrio stile di vita.

Questa giornata è l'occasione per riflettere e riscoprire l'importanza della comunità e della urgenza di cambiamento. Un giorno per prepararsi al meglio con un forte impegno personale. Un'occasione di libertà dal consumo, da uno stile di vita spesso indotto, un'opportunità per condividere le sofferenze del mondo. Papa Giovanni Paolo II negli scorsi anni fece capire il senso di questa giornata a tutti dedicando il digiuno alla sofferenza della guerra in Iraq. Le scelte personali cambiano il mondo ed anche la politica e l'economia.

Leggo su Santi e Beati la spiegazione del mercoledì delle ceneri che si può approfondire cliccando il titolo.
Il mercoledì delle Ceneri, la cui liturgia è marcata storicamente dall’inizio della penitenza pubblica, che aveva luogo in questo giorno, e dall’intensificazione dell’istruzione dei catecumeni, che dovevano essere battezzati durante la Veglia pasquale, apre ora il tempo salutare della Quaresima.
Lo spirito comunitario di preghiera, di sincerità cristiana e di conversione al Signore, che proclamano i testi della Sacra Scrittura, si esprime simbolicamente nel rito della cenere sparsa sulle nostre teste, al quale noi ci sottomettiamo umilmente in risposta alla parola di Dio. Al di là del senso che queste usanze hanno avuto nella storia delle religioni, il cristiano le adotta in continuità con le pratiche espiatorie dell’Antico Testamento, come un “simbolo austero” del nostro cammino spirituale, lungo tutta la Quaresima, e per riconoscere che il nostro corpo, formato dalla polvere, ritornerà tale, come un sacrificio reso al Dio della vita in unione con la morte del suo Figlio Unigenito. È per questo che il mercoledì delle Ceneri, così come il resto della Quaresima, non ha senso di per sé, ma ci riporta all’evento della Risurrezione di Gesù, che noi celebriamo rinnovati interiormente e con la ferma speranza che i nostri corpi saranno trasformati come il suo.
Il rinnovamento pasquale è proclamato per tutta l’umanità dai credenti in Gesù Cristo, che, seguendo l’esempio del divino Maestro, praticano il digiuno dai beni e dalle seduzioni del mondo, che il Maligno ci presenta per farci cadere in tentazione. La riduzione del nutrimento del corpo è un segno eloquente della disponibilità del cristiano all’azione dello Spirito Santo e della nostra solidarietà con coloro che aspettano nella povertà la celebrazione dell’eterno e definitivo banchetto pasquale. Così dunque la rinuncia ad altri piaceri e soddisfazioni legittime completerà il quadro richiesto per il digiuno, trasformando questo periodo di grazia in un annuncio profetico di un nuovo mondo, riconciliato con il Signore.