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venerdì, settembre 04, 2009

Ise / Isee cosa sono: tutte le informazioni.

L'Ise (indicatore della situazione economica) e l'Isee (indicatore della situazione economica equivalente) sono parametri che attestano la situazione economica del richiedente, utilizzati da Enti o da Istituzioni (ospedali pubblici, Asl, scuole, università ecc.) che concedono prestazioni assistenziali o servizi di pubblica utilità.
La gestione della banca dati relativa al calcolo di tali indicatori è affidata all'Inps che acquisisce le notizie di base per il rilascio della certificazione che ha una validità annuale.

CHE COS'È

L'Ise è un parametro che determina la situazione economica del nucleo familiare. Questo parametro scaturisce dalla somma dei redditi e del 20% del patrimonio mobiliare e immobiliare di tutto il nucleo familiare.
L'Isee scaturisce invece dal rapporto tra l'Ise e il numero dei componenti del nucleo familiare in base ad una scala di equivalenza stabilita dalla legge.

DA CHI E PER COSA VIENE RICHIESTA L’ATTESTAZIONE ISE/ISEE ?

- dai Comuni, per agevolazioni rispetto a tributi locali (come la TARSU), alle rette delle mense scolastiche, alla riduzione di quote per soggiorni turistici rivolti agli anziani, per la concessione dell’assegno di maternità e dell’assegno a nuclei familiari nei quali sono presenti almeno tre figli minori.
- dalla TELECOM per la riduzione del canone di abbonamento telefonico.
- dalle Università per la riduzione delle tasse universitarie.
- dagli Enti locali (Comuni, Province e Regioni) per buoni di acquisto dei libri scolastici.
- dalle Agenzie Territoriali per la casa in merito alla determinazione dei canoni di locazione.
- per l’accesso a prestazioni socio economiche da parte della Pubblica Amministrazione e del Servizio Sanitario Nazionale.

DA RICORDARE

Fanno parte del nucleo familiare, in linea generale, il dichiarante, il coniuge, i figli nonché altre persone conviventi e altri soggetti a carico ai fini dell'Irpef, anche se non presenti nello stato di famiglia del dichiarante.
La situazione reddituale è rappresentata dal reddito complessivo assoggettabile all'Irpef conseguito da tutti i componenti il nucleo nell'ultimo anno fiscale.
La situazione patrimoniale immobiliare è costituita dal valore dei fabbricati e dei terreni edificabili o agricoli intestati a persone fisiche, definito ai fini dell'ICI (imposta comunale sugli immobili) entro il 31 dicembre dell'anno precedente la presentazione della dichiarazione sostitutiva. Viene applicata una detrazione per l'importo dell'eventuale mutuo residuo da pagare o, in alternativa, se più favorevole, il valore della casa di proprietà in cui risiede il nucleo, nel limite di 51.645,69 euro.
La situazione patrimoniale mobiliare è rappresentata dal valore dei titoli, conti correnti, buoni postali, azioni ecc., posseduti al 31 dicembre dell'anno precedente la presentazione della dichiarazione sostitutiva.
Il patrimonio mobiliare e immobiliare è considerato nella valutazione complessiva solo per il 20%.
La scala di equivalenza è composta da coefficienti che indicano, in base al numero dei componenti il nucleo familiare, il valore con il quale va rapportato l'Ise per ottenere l'Isee. Questo coefficiente viene aumentato se, ad esempio, il nucleo familiare è composto da un solo genitore con figli minori, se nel nucleo sono presenti persone disabili oppure se entrambi i genitori di figli minori hanno lavorato almeno sei mesi nell'anno in cui sono stati prodotti i redditi.

COSA BISOGNA FARE PER OTTENERE L’ATTESTAZIONE ISE/ISEE DAL CAF ACLI?

L’attestazione
ISE/ISEE viene rilasciata GRATUITAMENTE dal Caf Acli dopo aver provveduto a redigere, sulla base della documentazione esibita e di quanto dichiarato dal cittadino, la Dichiarazione Sostitutiva Unica (D.S.U.) che viene sottoscritta dall’interessato.
Elaborati i dati esposti nella dichiarazione, il Caf Acli rilascia l’attestazione, valida per tutti i componenti del nucleo familiare e che dovrà essere consegnata all’ente o amministrazione che concede il beneficio o la prestazione richiesta dal cittadino.
Tutti i dati sono conservati nell’Archivio Nazionale ISE gestito dall’INPS e resi disponibili agli Enti ed Amministrazioni per eventuali controlli ed accertamenti che possono essere eseguiti tramite la Guardia di Finanza.

DATI E DOCUMENTI NECESSARI PER L’ISE/ISEE 2009

Il Cittadino deve esibire al Caf un documento di identità non scaduto o la carta di soggiorno. Gli altri dati devono essere o documentati o autocertificati dal cittadino.
Il cittadino si assume comunque ogni responsabilità civile e penale di quanto dichiarato o autocertificato al Caf.

  • Composizione del nucleo familiare, dati anagrafici e codici fiscali dei componenti.
  • Sigla ASL di appartenenza.
  • Ultima dichiarazione dei redditi presentata (Mod. 730, UNICO) oppure, se non tenuto alla presentazione della dichiarazione dei redditi, l’ultimo Mod. CUD dei componenti del nucleo familiare.
  • Redditi dei terreni posseduti al 31/12/2008.
  • Rendita catastale dei fabbricati posseduti al 31/12/2008.
  • Ammontare del capitale residuo dei mutui al 31/12/2008.
  • Importo dell’affitto pagato nel 2008 per la casa di abitazione principale ed estremi di registrazione del contratto di locazione.
  • Redditi mobiliari posseduti al 31/12/2008 o saldo bancario/postale – conto corrente o libretto di risparmio – a tale data con codice CAB e ABI della Banca o della Posta o ammontare capitale investito in BOT, azioni o altri titoli o fondi di investimento o ammontare premi assicurativi.

martedì, luglio 14, 2009

FAMIGLIA - In calo i consumi reali delle famiglie



Nel 2008 i consumi reali delle famiglie si contraggono. E a registrare il calo più accentuato delle spese sono le regioni del Sud. E’ l'analisi dei consumi delle famiglie italiane nel 2008 elaborata dall'Istat. L'anno scorso, secondo i dati, la spesa media mensile per famiglia è stata pari a 2.485 euro, un dato che risulta praticamente uguale (+0,2%) a quello dell'anno precedente. La spesa media mensile totale varia da un minimo di 1.692 euro per le famiglie composte da un solo individuo a un massimo di 3.251 euro per quelle di cinque o più componenti. E tra queste ultime si osserva la quota di spesa più elevata per i generi alimentari: 21,2% contro 18,4% delle famiglie di un solo componente. Se per le famiglie numerose è la tavola ad assorbire la maggiore parte dei budget, per le famiglie di un solo individuo è invece l'abitazione che incide per il 34% sulla spesa mensile totale contro il 21,2% delle famiglie di cinque componenti e più. Laddove è una donna a tenere in mano le redini, la spesa è di 2.050 euro e di 2.673 euro se, invece, il capofamiglia è un uomo.


Differenze geografiche. Tra le famiglie del Nord, la spesa per beni e servizi non alimentari è pari a 2.346 euro, nelle regioni centrali, invece, è di 2.066 euro. Nel Mezzogiorno, infine, la spesa scende ulteriormente arrivando a quota 1.468 euro. Il Veneto si conferma la regione con la spesa media mensile più elevata, pari a 2.975 euro, seguita da Lombardia (2.930) ed Emilia Romagna (2.854). Fanalino di coda la Sicilia con una spesa media mensile di oltre 1.000 euro inferiore a quella delle tre regioni del Nord.


Voci di spesa: si evidenzia un aumento del peso dei consumi alimentari pari a +19,1%. Per stringere la cinghia in tempo di crisi, le famiglie hanno messo in atto strategie di risparmio: la quota di chi ha dichiarato di aver limitato l'acquisto o scelto prodotti di qualità inferiore o diversa rispetto al 2007 è superiore al 40%. E in un quadro di riduzioni dei consumi, ad aumentare sono solo le spese per combustibili ed energia. Stabili restano le spese per l'istruzione, comunicazione e tabacchi, mentre si registra una diminuzione per quanto riguarda l'abbigliamento, l'arredamento, la sanità e i trasporti sia pubblici che privati (acquisti auto e Rca).

Una famiglia su 10 fa spesa negli hard discount. Sono sempre più numerose le famiglie italiane che si rivolgono agli hard discount per acquistare generi alimentari: nel 2006 erano l'8,6%, nel 2007 il 9,7%, il 10,9% nel 2008.

Casa. La spesa media per il canone di affitto sostenuta dalle famiglie italiane mensilmente è di circa 362 euro, mentre per la rata del mutuo si spendono in media 465 euro al mese

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mercoledì, novembre 05, 2008

Famiglie povere: urge misura straordinaria . Diciamolo chiaro: reddito di cittadinanza subito!

Non bisognava aspettare l'Istat per scoprire che la povertà aumenta nel Paese. C'erano i rapporti della Caritas e le indagini realizzate per l'ISEE dai Caf italiani che sono in possesso dell'Inps.
Oggi bisogna solo decidere un intevento di sostegno al reddito delle famiglie povere. Non solo per i lavoratori e soprattutto non solo con le deduzioni fiscali. Serve un reddito di cittadinanza per tutti!




Famiglie povere: urge misura straordinaria

Il commento delle Acli ai dati Istat sulla povertà in Italia

Roma, 4 novembre 2008 - «Occorre trovare oggi il coraggio di misure straordinarie in favore delle famiglie. Rimandare ancora significa preparare il declino». Il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero torna a chiedere al Governo «un intervento straordinario» per sostenere gli oltre due milioni e mezzo di famiglie 'povere', secondo i dati Istat resi noti oggi, e le 884mila famiglie 'non povere' che secondo l'Istituto di ricerca rischiano però di diventarlo.

«Siamo di fronte ad un processo di impoverimento che va intercettato e fermato - spiega Olivero - prima che si trasformi in povertà assoluta e in una emergenza sociale che mette a rischio la stessa tenuta della convivenza». Come hanno già scritto al ministro Sacconi nel contributo sul Libro Verde del Welfare, le Acli chiedono misure importanti di sostegno al reddito delle famiglie, agendo contemporaneamente sulla leva fiscale con l'introduzione graduale del quoziente familiare, applicando il nuovo sistema al di sotto di un tetto massimo di 30-40mila euro di reddito familiare, favorendo così i nuclei meno agiati.

A chi dal Governo obietta che non ci sono le risorse per questi interventi, che occorre aspettare tempi migliori, il presidente delle Acli replica: «Non è più possibile rimandare ancora. Nelle fasi di crisi, se non si investe non cambia nulla, se non si investe si prepara il declino. E' in queste situazioni che si vede il coraggio di una classe dirigente e la sua lungimiranza».

sabato, ottobre 11, 2008

Tempo di iscrizione all'Università. Prepara l'ISEE.


Ise/Isee: cosa sono e a cosa servono
L’ISE (indicatore situazione economica) è il risultato di un sistema di calcolo, ideato dallo Stato Italiano, che valuta con equità (ISEE) le reali condizioni economiche delle famiglie, tenendo conto anche del patrimonio dei cittadini.

DA CHI E PER COSA VIENE RICHIESTA L’ATTESTAZIONE ISE/ISEE ?
dai Comuni, per agevolazioni rispetto a tributi locali (come la TARSU), alle rette delle mense scolastiche, alla riduzione di quote per soggiorni turistici rivolti agli anziani, per la concessione dell’assegno di maternità e dell’assegno a nuclei familiari nei quali sono presenti almeno tre figli minori.
dalla TELECOM per la riduzione del canone di abbonamento telefonico.
dalle Università per la riduzione delle tasse universitarie.
dagli Enti locali (Comuni, Province e Regioni) per buoni di acquisto dei libri scolastici.
dalle Agenzie Territoriali per la casa in merito alla determinazione dei canoni di locazione.
per l’accesso a prestazioni socio economiche da parte della Pubblica Amministrazione e del Servizio Sanitario Nazionale.

COSA BISOGNA FARE PER OTTENERE L’ATTESTAZIONE ISE/ISEE DAL CAF ACLI?

L’attestazione ISE/ISEE viene rilasciata GRATUITAMENTE dal Caf Acli dopo aver provveduto a redigere, sulla base della documentazione esibita e di quanto dichiarato dal cittadino, la Dichiarazione Sostitutiva Unica (D.S.U.) che viene sottoscritta dall’interessato.Elaborati i dati esposti nella dichiarazione, il Caf Acli rilascia l’attestazione, valida per tutti i componenti del nucleo familiare e che dovrà essere consegnata all’ente o amministrazione che concede il beneficio o la prestazione richiesta dal cittadino.Tutti i dati sono conservati nell’Archivio Nazionale ISE gestito dall’INPS e resi disponibili agli Enti ed Amministrazioni per eventuali controlli ed accertamenti che possono essere eseguiti tramite la Guardia di Finanza.

DATI E DOCUMENTI NECESSARI PER L’ISE/ISEE 2008

Il Cittadino deve esibire al Caf un documento di identità non scaduto o la carta di soggiorno. Gli altri dati devono essere o documentati o autocertificati dal cittadino.Il cittadino si assume comunque ogni responsabilità civile e penale di quanto dichiarato o autocertificato al Caf.
Composizione del nucleo familiare, dati anagrafici e codici fiscali dei componenti.
Sigla ASL di appartenenza.
Ultima dichiarazione dei redditi presentata (Mod. 730, UNICO) oppure, se non tenuto alla presentazione della dichiarazione dei redditi, l’ultimo Mod. CUD dei componenti del nucleo familiare.
Redditi dei terreni posseduti al 31/12/2007.
Rendita catastale dei fabbricati posseduti al 31/12/2007.
Ammontare del capitale residuo dei mutui al 31/12/2007.
Importo dell’affitto pagato nel 2007 per la casa di abitazione principale ed estremi di registrazione del contratto di locazione.
Redditi mobiliari posseduti al 31/12/2007 o saldo bancario/postale – conto corrente o libretto di risparmio – a tale data con codice CAB e ABI della Banca o della Posta o ammontare capitale investito in BOT, azioni o altri titoli o fondi di investimento o ammontare premi assicurativi.

( A Napoli puoi andare al CAF ACLI Piazza Principe Umberto 14 80142 tel. 081 5634967 e-mail: info@acliservicenapoli.com

Informati dov’è la sede ACLI SERVICE NAPOLI più vicina a te:infosedi@acliservicenapoli.com

mercoledì, febbraio 13, 2008

Campania in retromarcia tra le regioni Ue: I numeri della graduatoria del divario



Sorpassati da sedici territori tra i quali Macedonia, Andalusia, Estremadura, Cornovaglia e Guadalupa

MARCO ESPOSITO La regione più ricca d’Europa è l’area di Londra. La più povera il Nordest della Romania. E la Campania è molto più vicina a quest’ultima che alla prima. Fatta cento la media di ricchezza di un cittadino europeo, Londra è a quota 303 e il Nordest romeno a 24. La Campania, tra le 271 aree messe in fila da Eurostat, occupa la parte bassa della classifica con 66,9 punti, con un preoccupante arretramento rispetto agli anni scorsi, quando era a pochi passi da quella quota 75 che segna il confine statistico tra aree economicamente in salute ed aree arretrate. Le aree povere sono in tutto 69, di cui cinque italiane: oltre alla Campania, sono sotto la soglia Puglia, Calabria, Sicilia e, a sorpresa, la Basilicata, che pure è uscita dal piano di aiuti europei del 2007-2013 perché sembrava ormai stabilmente sopra la soglia. E a preoccupare, oltre che la classifica in sé, è la tendenza. Se si confronta infatti la classifica del 2005, resa nota ieri, con quella del 2000, la nostra regione perde sedici posizioni e viene superata da tre territori della Repubblica Ceca, da cinque della Grecia (tra le quali la Macedonia centrale e la Tessaglia), due della Spagna (Estremadura e Andalusia), una francese (la Guadalupa, territorio d’oltremare), una polacca (la Centrale), una slovena (Vzhodna), una del Regno Unito (la Cornovaglia), una romena (Bucarest) e infine una italiana, la Calabria. Rispetto all’indice di ricchezza dell’Europa a 27 stati - che per definizione è sempre a quota 100 - la Campania è scivolata da 72,9 a 66,9 arretrando di sei punti in cinque anni. Nello stesso periodo (2000-2005) per esempio l’Andalusia è passata da 71,9 a 80,4 con un recupero di otto punti e mezzo rispetto allo standard comunitario. In Italia non c’è nessuna regione più povera della Campania, nonostante come certificano i dati sui fondi europei la regione abbia speso tutti gli incentivi di Agenda 2000 (2000-2006) realizzando il miglior risultato tra le sei regioni del cosiddetto Obiettivo 1 (ovvero del Mezzogiorno). Girando per l’Europa, è ormai difficilissimo trovare un’area più arretrata, almeno tra i paesi con lunga permanenza nell’Unione europea. Dopo esser stata sorpassata da Andalusia ed Estremadura, infatti, la Campania è più povera di tutte le regioni spagnole, così come di quelle irlandesi, britanniche, tedesche (compresa la Germania Est) e ovviamente austriache, belghe, olandesi, scandinave. Le uniche aree dell’Europa a quindici ancora con una ricchezza procapite inferiore a quella campana sono nel Nord del Portogallo e su qualche isola greca. Va rilevato però che se la Campania perde visibilmente colpi, è stata tutta l’Italia nel periodo considerato ad arretrare. Nella classifica 2005 non c’è nessun territorio italiano nella top-15, dove pure fa ingresso un’area dell’Est, Praga, che con una ricchezza pari a 160 si pone molto sopra la Lombardia (136,5) e la provincia autonoma di Bolzano (135,6). Eppure soltanto cinque anni fa Praga era a quota 137 mentre la Lombardia a 155,7 e Bolzano a 158,6. Infine una curiosità: l’Italia nel suo insieme non è stata ancora sorpassata dalla Spagna, anche se nel 2005 la distanza era ormai minima: 104,8 a contro 103.

Bianchi (Svimez): risorse statali mancate in anni cruciali della sfida
«Ma anche le Regioni cambino registro: puntare su grandi scelte»

FRANCESCO VASTARELLA «Ce lo aspettavamo. Il differenziale di crescita nelle regioni del Sud è stato elevatissimo rispetto alle altre aree europee dell’obiettivo convergenza, che sullo sviluppo hanno puntato tutto, non solo gli aiuti Ue». Luca Bianchi, vicedirettore Svimez, l’Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno che per statuto promuove lo studio delle condizioni economiche del Sud. Perché una crescita così bassa nonostante la valanga di fondi strutturali dell’Ue dal 2000 al 2006? «Altrove la crescita è arrivata a quota 6% annua con porzione inferiori di finanziamenti europei, al Sud siamo scesi negli ultmi tempi a 0,4-0,5%. Il sistema non ha funzionato». Perché? «Sono state sbagliate le politiche di coesione con i fondi strutturali, in un Paese che complessivamente è cresciuto poco e con effetti moltiplicati nelle aree deboli. Quando si dice aree deboli si intende regioni che rappresentano il 40% della popolazione. A questo bisogna aggiungere le scelte non coerenti, sia quelle dei livelli regionali che di quelle centrali». A quali scelte si riferisce? «Allo Stato che ha fatto un passo indietro rispetto al Sud, con un forte calo delle risorse impegnate dal livello nazionale. In altre parole le risorse Ue sono state viste come sostitutive e non aggiuntive per lo sviluppo, proprio nel momento in cui si doveva puntare su entrambe per dare slancio alla crescita. Insomma, un assurdo passo indietro dello Stato e delle principali aziende pubbliche: non si è creduto nella capacità di crescita». Di quali aziende parla? «Le Ferrovie impegnano al Sud solo il 14% della spesa, tutto il resto va al Centro e al Nord. La stessa cosa per l’Anas. Insomma, lo Stato avrebbe dovuto costringere i grandi investitori a puntare sul Mezzogiorno e soprattutto rispettare il vincolo del documento di programmazione economica e finanziaria del 45% di spesa in conto capitale al Sud. Un modo per spezzare anche la spirale dei reciproci alibi, dello Stato che non ha investito e delle Regioni che non hanno saputo programmare». Per il futuro c’è possibilità di tornare a crescere a sufficienza? «Io sono ottimista. Ma devono appunto cambiare registro le Regioni nella programmazione, puntando su grandi interventi e soprattutto su quelli sovraregionali e sulle grandi reti. Insomma, senza discontinuità continueremo a guardare le regioni europee più deboli che balzano in avanti e con le quali sarà sempre più difficile competere in futuro».


lunedì, novembre 12, 2007

MUTUI: UN QUARTO DEI REDDITI ASSORBITO DAL DEBITO PER ACQUISTO DELLA CASA

Roma, 12 nov. (Adnkronos) - Un quarto dei ricavi delle famiglie italiane viene fagocitato dal mutuo per la casa. A svelarlo e' un'indagine dell'Ufficio Studi Sintesi per il 'Il Sole 24 Ore' su 103 province. La ricerca rivela inoltre, che per le famiglie del Sud, l'incidenza e' ancora piu' pesante. Dai dati risulta che in otto province del Mezzogiorno la rata mensile pesa per oltre il 40% sul reddito medio delle famiglie. A Ragusa arriva addirittura al 48,4%, mentre in grandi citta' come Roma arriva al 37% e a Milano al 24%.
In particolare al Sud, la'morsa dei tassi al 40% investe le province oltre che di Ragusa, di Catania, Napoli, Bari, Sassari, Pescara, Siracusa e Cagliari. Inoltre le rate dei mutui con un'incidenza al di sopra del 30% del reddito in molte citta' del Centro e del Sud. Tra queste dopo Roma, c'e' Palermo con il 36,5%, Taranto 34,4%, Pistoia 33,9%, Teramo 33,5%, Foggia e Prato 33,2%, Trapani 32,8%, Siena 32,7%, Firenze 32,5%, Salerno 32,4%, Pesaro e Urbino 32,1% e Chieti 30,1%.
Le province che soffrono meno invece, sono le 'piccole'del Nord: Bolzano, Sondrio, Verbania, Aosta, Vercelli. Ma a Roma spetta il primato dell'importo medio del prestito piu' alto con 123 mila euro. La crescita dei finanziamenti per l'acquisto della csa infine registra al Sud le migliori performance: ad Avellino, Caserta e Agrigento l'incremento in due anni e' stato tra il 43 e il 57%.
(Sec-Arm/Col/Adnkronos)