Visualizzazione post con etichetta franceschini dario. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta franceschini dario. Mostra tutti i post

domenica, febbraio 14, 2010

Vittorio Bachelet a trent'anni dalla morte. La lettera di Franceschini e una scheda per ricordare oltre la cronaca di oggi

Lettera al figlio Giovanni a 30 anni dall'uccisione

"Vittorio Bachelet, per noi un maestro"


Caro Giovanni,
oggi ricorrono trent'anni dal giorno in cui alcuni giovani imbevuti di una ideologia violenta fino alla follia uccisero tuo padre Vittorio. Ricordo quel giorno, quella emozione.

Ricordo quel tempo carico di odio, paura, angoscia, morte. Gli anni di piombo, li hanno chiamati. Gli anni del terrorismo. Il terrorismo, non solo una parola, ma un vulcano la cui terribile eruzione aveva prodotto uno stato d'animo collettivo. Un terrore che avvolgeva tutto, che teneva in ostaggio l'intera società italiana. Un giornalista, un poliziotto, un sindacalista, un magistrato, un uomo delle istituzioni: potevano uscire di casa e non tornare.

La lista delle vittime sempre più lunga. Abbiamo visto cadere, uno dopo l'altro, tanti maestri. Non potevamo o non osavamo chiamarli amici, perché da loro ci separava il dato generazionale. Ma potevamo sentirli e li sentivamo amici. Perché avevamo sentito i loro discorsi, avevamo letto le loro parole, avevamo avuto il loro esempio. Parlo, tra gli altri, di tuo padre.

Mi sono avvicinato alla politica in quegli anni, risalendo come tanti altri giovani cattolici di quella stagione, la corrente della disillusione, del disincanto, della vergogna per una storia che ci sembrava offesa e tradita da troppi comportamenti incoerenti e contraddittori rispetto a valori che si invocavano solo a parole per giustificare un potere fine e a se stesso.

Era stato Benigno Zaccagnini, l'onesto Zac, a restituirci coraggio e speranza, con un rinnovamento fatto di gesti e incarnato da testimoni finalmente credibili, capaci di dare senso a quella "differenza cristiana" che è fatta prima di tutto - non sembri un paradosso - di normalità, di serietà, di rigore ma anche di allegria. Perché è così che i cristiani sono chiamati a vivere nella storia, a camminare accanto agli altri nel mondo, a condividere la fatica di costruire insieme la città degli uomini.

Vittorio Bachelet è stato uno di quei testimoni, che ci ha insegnato che la politica è prima di tutto servizio e responsabilità. Amore per il prossimo, cioè per chi è più vicino. Dunque non una cosa astratta. Non una teoria politologica. Ma qualcosa di concreto e verificabile nella pratica di ogni giorno: la vita, le speranze, le attese di giustizia delle persone. Il prezzo della fedeltà a questo dovere per tuo padre, per la sua famiglia, per chi gli ha voluto bene, è stato il più alto.

Trent'anni non diluiscono il dolore ma non sbiadiscono nemmeno il ricordo. Ho nella memoria la tua preghiera, le tue parole di perdono e di vita, che raccontarono meglio di tanti discorsi chi era stato per te tuo padre. Per noi un maestro.

Ti abbraccio.
Dario Franceschini



Vittorio Bachelet (Roma, 20 febbraio 1926Roma, 12 febbraio 1980) è stato un giurista e politico italiano, dirigente dell'Azione Cattolica ed esponente democristiano; fu assassinato dalle Brigate Rosse.

Ultimo dei nove figli di Giovanni, ufficiale dell'esercito, e di Maria Bosio, ancora bambino si iscrisse all'Azione Cattolica, presso il circolo parrocchiale di S. Antonio di Savena: dopo la maturità classica si iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza e iniziò la militanza nella FUCI, sia nella sezione romana, sia nel centro nazionale. Diverrà condirettore di Ricerca, il periodico della federazione universitaria.
Il 24 novembre del 1947 si laurea, con una tesi diritto del lavoro su I rapporti fra lo Stato e le organizzazioni sindacali (votazione 110/110); suo relatore è il prof. Levi Sandri.
Nell'anno accademico 1947-48 è assistente volontario presso la cattedra di Diritto amministrativo presso l'Università La Sapienza. Intanto divenne redattore capo della rivista di studi politici Civitas, diretta da Paolo Emilio Taviani, della quale nel 1959 divenne vicedirettore, e ottenne diversi incarichi presso il CIR (Comitato Interministeriale per la Ricostruzione, l'attuale CIPE) e la Cassa per il Mezzogiorno.
Il 26 giugno 1951 si sposa con Maria Teresa (Miesi) De Januario. Il 13 aprile 1952 nasce la figlia Maria Grazia. Tre anni dopo, il 3 maggio 1955, nasce il figlio Giovanni.
Nel 1957 ottenne la libera docenza in Diritto amministrativo e in Istituzioni di diritto pubblico e iniziò la sua carriera di professore universitario: fu dapprima docente di Diritto amministrativo presso la Scuola di applicazione della Guardia di Finanza e presso l'Università di Pavia, poi presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università di Trieste e, dal 1974, professore ordinario di Diritto pubblico dell'economia presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università La Sapienza di Roma.
Non abbandonò mai la militanza nell'Azione Cattolica e ne divenne uno dei principali dirigenti nazionali. Papa Giovanni XXIII nel 1959 lo nominò vicepresidente dell'Azione Cattolica Italiana: nel 1964 Paolo VI lo elesse Presidente generale per la prima volta (verrà riconfermato anche per i due mandati successivi, fino al 1973). In tal veste, si adoperò per adeguare l’AC allo spirito del Concilio Vaticano II, spingendo per la democratizzazione della vita interna e per la valorizzazione della funzione dei laici nella vita ecclesiale. Promosse anche un progressivo distacco dell'associazione dall’impegno politico diretto.
Ricoprì anche la carica di vicepresidente del Pontificio consiglio per la famiglia, della Pontificia commissione Justitia et Pax e del Comitato italiano per la famiglia.
Esponente della Democrazia Cristiana, grande amico di Aldo Moro, dopo le elezioni amministrative del giugno del 1976 venne eletto Consigliere comunale a Roma: il 21 dicembre dello stesso anno venne anche eletto vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, del quale faceva parte in quanto componente eletto dal parlamento in seduta comune.
Il 12 febbraio 1980, al termine di una lezione, mentre conversava con la sua assistente Rosy Bindi, fu assassinato da un commando delle Brigate Rosse (di cui faceva parte Annalaura Braghetti) nell'atrio della facoltà di Scienze politiche de La Sapienza, con sette proiettili calibro 32 Winchester.
Due giorni dopo se ne celebrarono i funerali nella chiesa di San Roberto Bellarmino di Roma. Uno dei due figli, Giovanni, all’epoca venticinquenne, nella Preghiera dei fedeli disse:
« Preghiamo per i nostri governanti: per il nostro presidente Sandro Pertini, per Francesco Cossiga. Preghiamo per tutti i giudici, per tutti i poliziotti, i carabinieri, gli agenti di custodia, per quanti oggi nelle diverse responsabilità, nella società, nel Parlamento, nelle strade continuano in prima fila la battaglia per la democrazia con coraggio e amore. Vogliamo pregare anche per quelli che hanno colpito il mio papà perché, senza nulla togliere alla giustizia che deve trionfare, sulle nostre bocche ci sia sempre il perdono e mai la vendetta, sempre la vita e mai la richiesta della morte degli altri. »

sabato, ottobre 24, 2009

Primarie Pd, guerra sui sondaggi

SI ACCENDE LA CORSA PER LA SEGRETERIA - DOMANI SI VOTA DALLE 7 ALLE 20
Bersani: ho la maggioranza assoluta. Franceschini: rimonto, siamo testa a testa
FABIO MARTINI da La Stampa
ROMA
Vai a capire quanta gente voterà domani alle primarie del Pd. Nessuno - né i politici né i sondaggisti - riesce a prevederlo e il primo effetto di questo spaesamento è curioso: gli istituti di ricerca non vogliono esporsi, chiedono ai committenti che le loro previsioni restino riservate. Ma i sondaggi ci sono, eccome se ci sono. Per diverse settimane sono rimasti nascosti nei cassetti, ma a 24 ore dal voto, trapela qualcosa di più preciso.

Dallo staff di Pierluigi Bersani si fa sapere che i sondaggi in loro possesso indicano l’ex ministro dello Sviluppo Economico costantemente in testa, «da agosto fino ad oggi, con una percentuale che resta superiore al 50%». Dallo staff di Dario Franceschini si controbatte che le rilevazioni di un «autorevole istituto» segnalano una rimonta del segretario uscente, al ritmo di due punti a settimana negli ultimi 20 giorni e che l’ultimo report dà in equilibrio i due principali sfidanti.

Entrambi sotto il 50%, ma tra loro distaccati di percentuali irrisorie. Sondaggio sorprendente quello nelle mani dello staff di Franceschini, ma che immagina una platea di elettori superiore al milione e mezzo, traguardo al momento imponderabile. E non è certo casuale l’auspicio di Pierluigi Bersani: «Sarà un grande risultato se voteranno un milione e mezzo o due milioni di persone». Quattro anni fa, nell’ottobre del 2005, in occasione delle prime primarie, quelle che incoronarono Prodi come anti-Berlusconi, i votanti dichiarati furono 4 milioni e 300 mila. Due anni dopo, nelle Primarie di Veltroni, gli elettori dichiarati furono 3 milioni e 500 mila.

Ma in entrambe le occasioni è sempre restato il sospetto (mai dimostrato, mai fugato) di un effetto-doping sul numero complessivo dei votanti, ferme restando le percentuali per i diversi concorrenti. Domani mattina i diecimila seggi distribuiti in tutta Italia apriranno i battenti alle 7 del mattino e chiuderanno la sera alle 20, ed è prevedibile che attorno alle 23 si abbia a disposizione un campione tale da far capire se si andrà a un testa a testa, oppure se uno dei candidati sia così nettamente in vantaggio da far capire in anticipo l’esito finale.

E a conclusione di una campagna elettorale specialmente corretta, soprattutto tra i tre sfidanti, affiorano cadute di stile, slogan radenti. Nel fronte-Franceschini, è Piero Fassino che si è assunto l’onere di mettere in chiaro quel che è stato il vero messaggio subliminale della mozione: «Franceschini è l’unico candidato che possa garantire davvero la sopravvivenza del Pd». E quanto all’ex premier Massimo D’Alema, il principale sponsor di Bersani, se ne è uscito con una battuta sorprendente: «Ignazio Marino? E’ tra i miei più bravi collaboratori», «si è preso la libertà di candidarsi», ma «quando finirà questa avventura, tornerà a lavorare con la mia Fondazione».

Una battuta che ha indotto Sergio Cofferati a ribattere: «Sono molto curioso di sapere come risponderà Marino a questa chiamata alle armi del suo presunto datore di lavoro». Marino, curiosamente, non ha replicato ma uno dei capofila della sua mozione, Sandro Gozi, al telefonino dice: «Una battuta che si qualifica da sola, ma forse D’Alema si è dimenticato di un dettaglio: da nove anni lui non è più presidente del Consiglio».

E proprio nel rush finale, dopo tanti giudizi critici, ha deciso di schierarsi Arturo Parisi, uno dei padri del Pd: «Due anni fa mi capitò di dire che Veltroni, all’inizio il più vicino alla mia idea di Pd, era diventato presto il candidato più lontano, mentre questa volta per Franceschini è capitato l’opposto: partito come il più lontano, è diventato col tempo il più vicino per la sua capacità di schierarsi su posizioni innovatrici». Gli ha risposto Franceschini su Twitter: «Quella di Parisi è la scelta di un uomo libero con cui mi sono spesso scontrato e oggi è un orgoglio il sostegno di un padre dell’Ulivo e del Pd».

Un endorsement, quello di Parisi, che conferma la libertà e al tempo stesso la divisione degli amici di Romano Prodi in occasione di queste primarie: con Bersani si sono infatti schierati la sua portavoce Sandra Zampa, Giulio Santagata e Silvio Sircana. E lo stesso Prodi ha fatto capire che il suo voto andrà all’amico Pierluigi.

martedì, ottobre 13, 2009

Segretario PD, la sfida di Napoli leggendo la stampa..



Primarie Pd, la Iervolino con Bersani
Armato e Incostante contro Bassolino
Il sindaco alleata con Cozzolino per la mozione dell'ex ministro
Le ex fedelissime di Governatore schierate con Franceschini

NAPOLI (13 ottobre) - Bassolino e Iervolino candidati per Bersani all’assemblea nazionale del Pd. E al governatore toccherà confrontarsi nel collegio 5 (Posillipo, Chiaia, Secondigliano, Porto, Ponticelli) con una sua ex «fedelissima», Teresa Armato, coordinatrice della mozione Franceschini.

Il sindaco è invece capolista nel collegio 6 (Arenella, Vomero, San Carlo, Fuorigrotta) e avrà come avversari Antonio Amato e Maria Fortuna Incostante, altri due ex bassoliniani di ferro.

Ieri sera sono state depositate le liste delle mozioni Bersani, Franceschini e Marino e le liste che appoggiano i tre candidati alla segreteria regionale, Enzo Amendola, Leonardo Impegno e Franco Vittoria. Le sfide più calde sono attese nei due collegi cittadini, dove il 25 ottobre saranno eletti 49 delegati all’assemblea nazionale e 138 a quella regionale (in tutto la Campania deve eleggere 86 delegati nazionali e 258 regionali). Nel collegio 6, che comprende Chiaia, San Ferdinando, Posillipo, il centro storico, Ponticelli, San Giovanni, Scampia e Secondigliano, Bassolino è capolista della lista «Campania per Bersani». Dietro di lui, nel rispetto dell’alternanza uomo-donna, c’è Graziella Pagano. Numero uno della lista «Per Bersani» è invece Emilio Montemarano, consigliere comunale e figlio di Angelo, ex assessore alla Sanità.

Dietro Montemarano c’è l’assessore comunale Valeria Valente. Contro il governatore (e Montemarano) Franceschini schiera Armato, assessore nei due mandati di Bassolino a Palazzo Santa Lucia. Armato è capolista della lista «I Democratici per Franceschini». Numero due è Aldo Cennamo, da sempre su posizioni critiche rispetto a Bassolino. La seconda lista a sostegno del segretario uscente, «Semplicemente democratici», è guidata nel collegio 5 da David Lebro, presidente della quarta municipalità.

Sfida attesissima anche nel collegio 6 che comprende Bagnoli, Fuorigrotta, Pianura, Soccavo e Arenella. Nel cappello di lista di «Campania per Bersani» scendono in campo la Iervolino e l’assessore comunale Nicola Oddati, altro fedelissimo del governatore. Contro di loro, il consigliere regionale Antonio Amato e la senatrice Maria Fortuna Incostante, che fu assessore di Bassolino sia al Comune che in Regione. Numero tre è Massimiliano Manfredi, molto vicino a Luigi Nicolais, l’ex ministro che per sua scelta sarà numero 7 nel collegio 8. Nella stessa lista è candidata la moglie Donatella Valentino. Guida la lista «Semplicemente democratici», Giuseppe Esposito, presidente della municipalità di Secondigliano.

Tra i deputati in campo con Bersani Salvatore Piccolo (collegio 9) e Luisa Bossa (collegio 8). La senatrice Annamaria Carloni, moglie di Bassolino, è capolista nel collegio 12. Con l’ex ministro anche i segretari di Uil e Cgil Anna Rea e Michele Gravano, rispettivamente capilista nei collegi 10 e 11 della lista «Per Bersani». Il sindaco di Portici Enzo Cuomo guida «Campania per Bersani» nel collegio 11. L’ex deputato Mimmo Tuccillo è il capolista nel collegio 7, il consigliere regionale Michele Caiazzo nel 10, l’ex sindaco di Pozzuoli Vincenzo Figliolia nel 12. Con la lista «Per Bersani» il consigliere regionale Felice Iossa.

Guidano le liste «Democratici per Franceschini» Nicola Corrado, vicesindaco di Castellammare, nel collegio 8; Mimmo De Biase (7); Gino Cimmino (11); il sindaco di Marano Salvatore Perrotta (12); il deputato Donato Mosella (9). L’altra lista annovera tra i capilista Pasquale Sommese (collegio 10), Nicola Donadio (8), l’ex deputato dei Verdi Tommaso Pellegrino (7), Giovanna Palma (9), Procolo Artiaco (12), il sindaco di San Giorgio Domenico Giorgiano (11).

Uno sguardo nelle altre province. A Salerno sfida tra figli d’arte: il bersaniano Piero De Luca, rampollo del sindaco Vincenzo, sfiderà Etta Pinto, figlia dell’ex ministro Michele, candidata di Franceschini. A Caserta duello tra i giovani deputati Stefano Graziano (Bersani) e Pina Picierno (Franceschini).

Ha collaborato Enrica Procaccini


dal Corriere del Mezzogiorno
Primarie Pd tra figli e mogli
Ecco tutte le sfide in Campania

Da Piero De Luca a Etta Pinto, passando per Annamaria Carloni. A Caserta Graziano contro Pina Picierno

NAPOLI — Più che liste per le pri marie (mica per le politiche) sembra un vero e proprio regolamento di conti quello che andrà in scena il 25 ottobre tra i democratici campani. Ie ri alle 20 napoletane (che sono pure le 22) sono stati presentati i nomi dei candidati al parlamentino del Pd che dovrà eleggere il nuovo segretario na zionale con un sistema proporziona le. Tanto per complicarsi ulterior mente la vita. Nella patria dei «basso lini » e degli «antibassolini», però, an che l’elezione per l’amministratore di condominio diventa un referendum pro o contro, tra vecchio e nuovo, do ve però sono più evidenti le contrad dizioni e gli schemi ripetuti che le no vità. Due liste sostengono Pierluigi Bersani, due Dario Franceschini. I candidati maggiori. Il terzo è Ignazio Marino.

Partiamo da un dato, quello dei circoli. In Campania Bersani ha ra cimolato quasi il 60 per cento. Ecco il punto di partenza. Collegio 5, che comprende Chia ia- Posillipo ma anche Secondigliano. Il governatore, Antonio Bassolino, scende in campo direttamente da ca polista (lo segue Graziella Pagano) e si scontrerà con la sua ex asssessora Teresa Armato, seguita da Aldo Cen­namo. A memento, il governatore al le primarie veltroniane perse a Ba gnoli contro la sconosciuta Fortuna Caccavale, che però stavolta sta sulla stessa generosa barca. Sempre per Bersani e nello stesso collegio ecco Emilio Montemarano, figlio dell’as sessore silurato da Bassolino, (le vie del Signore sono infinite) mentre per il segretario uscente c’è David Leb bro. Collegio 6, altra bella fetta di Na poli, voilà la sindaca Rosa Russo Ier volino nell’inedita veste di sostenitri ce della sinistra del Pd con il figliuol prodigo Nicola Oddati contro i basso liniani pentiti Tonino Amato e Maria Fortuna Incostante. A Pomigliano, Bersani può contare su Michele Caiaz zo e la segretaria della Uil Anna Rea contro Immacolata Verone, ex vice sindaco di Acerra e il consigliere regionale Pasquale Sommese, che per la segreteria regionale sostiene però il bersaniano Enzo Amendola. Nel collegio che va da Ercolano a Vico Equense la deputata Luisa Bossa e Felice Iossa se la vedranno con i franceschiniani Nicola Corrado e Nicola Donadio. Il collegio 9 è la patria elettorale di Salvatore Piccolo, anima moderata dell compagine di Bersani, con tro di lui Donato Mosella. Ad Afrago la Mimmo Tuccillo e Pasquale Solla se la vedranno con Mimmo De Biase e l’ex verde Tommaso Pellegrino.

A Portici il segretario regionale Cgil Mi chele Gravano e il sindaco da record Enzo Cuomo competono contro il sin daco di San Giorgio Domenico Gior giano. A Pozzuoli ecco Annamaria Carloni e Michele Figliolia per Bersa ni contro Salvatore Perrotta e Proco lo Artiaco per Franceschini. A Salerno vanno in scena i duelli tra figli. Per Bersani Piero De Luca (fi glio del notissimo Enzo) contro Etta Pinto, figlia dell’ex ministro dell’Agri coltura. Si affrontano anche due de putati Pd, il franceschiniano Alfonso Andria e il bersaniano Fulvio Bonavi tacola. A Caserta infine torna l’ex con sigliera regionale e deputata della Margherita Rosa Suppa, ma in quota Bersani, contro Lucia Esposito. Men tre Stefano Graziano sfida la giovane deputata Pina Picierno. Ultima nota zione. L’ex candidato alla Provincia Gino Nicolais, pare per scelta, è can didato ma al settimo posto nella lista di Franceschini nel suo collegio, in lizza anche sua moglie Donatella Va lentino. Potrebbe bastare se non fosse che ieri sia Bersani sia Franceschini han no aperto la campagna per le prima rie proprio a Napoli. Incrociandosi, senza mai beccarsi, per l’intera gior nata. Il segretario uscente arriva, in ritardo, all’hotel Oriente con David Sassoli. Bassolino candidato? «Beh, un grande rinnovamento. Scelgano i cittadini», ironizza il giornalista-eu roparlamentare.

Franceschini gli fa da spalla: «Ha risposto Sassoli». Esse come Sassoli e Sommese, coppia di li sta inedita. Il consigliere regionale: «Quando arriva il momento di inno vare chiedo a tutti: chi ha messo i ter ritori, i governi e le donne? Pasquale Sommese. Volti nuovi, non i soliti no ti ». Ce l’avrà anche con i suoi? Ecco l’appello agli elettori napoletani e campani di Dario Franceschini: «Vo tate liberamente, senza condiziona menti e pressioni, secondo coscien za ». Quella coscienza ricorda Veltro ni o no? Bersani in mattinata cerca di bypassare il solito argomento, Basso lino. Ammette: «Anche per me il ri cambio generazionale è fondamenta le. La differenza tra me e Franceschi ni è che io però con Bassolino parlo». In serata il governatore è capolista. Insomma, a ragione, possiamo dire che per entrambi valgono le buone intenzioni.

Simona Brandolini


logo testata

Bassolino alla prova del voto, si candida anche la Iervolino

Primarie Pd, le liste. Duello tra il governatore e l´ex alleata Armato
«Sono contenta. Si vede che Antonio vuole misurarsi con me». La mette un po´ sull´ironia Teresa Armato. A liste depositate, sarà lei, candidata per Franceschini, la protagonista dello scontro più pepato alle primarie Pd del 25 ottobre, quello con il suo ex presidente Antonio Bassolino, che corre invece per Bersani. I due si affronteranno nel collegio che da Napoli centro si estende verso la zona est. Tutto sommato, a determinare la sfida è stato proprio il governatore, che ieri era peraltro era a New York, per consegnare al sindaco della «Grande Mela», Michael Bloomberg, un attestato anticriminalità in occasione del Columbus day.

Bassolino si sposta in questo collegio dopo l´esperienza delle precedenti primarie, quando andò a candidarsi a Fuorigrotta e venne superato in consensi dall´allora sconosciuta Fortuna Caccavale, che correva con una lista avversaria. Bassolino avrà come suo secondo nel duello Graziella Pagano, la Armato sarà invece coadiuvata da Aldo Cennamo. Completano il quadro Emilio Montemarano, figlio dell´ex assessore alla Sanità Angelo, per la seconda lista bersaniana, David Lebro, presidente di Municipalità, per la seconda lista pro-Franceschini, Luca Stamati, ex assessore provinciale, per Ignazio Marino.

Nella zona occidentale della città torna invece Rosa Russo Iervolino, in quello che fu il suo collegio parlamentare di elezione. Con lei, nel fronte Bersani, ci sarà il suo assessore Nicola Oddati. Con Franceschini ecco invece il consigliere regionale Tonino Amato e la parlamentare Maria Fortuna Incostante. Inoltre Giuseppe Esposito, presidente di Municipalità, per la seconda lista di Franceschini, e Enzo Acampora, presidente Iacp, per Marino.

Sono solo alcuni dei principali duelli del 25 ottobre. Si voterà infatti per le liste di delegati alla assemblea nazionale. Ognuna di queste liste è naturalmente collegata a un candidato segretario. Quest´ultimo in realtà verrà proclamato all´interno della assemblea. In maniera diretta se la maggioranza dei componenti proverrà da liste collegate a un candidato. In caso contrario si andrà a un ballottaggio fra i due candidati con più delegati. In Campania si voterà in 16 collegi. Ciascuno di questi esprimerà un numero diverso di eletti, per un totale di 86. Stesso meccanismo per la corsa alla segreteria regionale, dove i delegati da eleggere sono però 258.

Sulla competizione nazionale saranno presenti cinque liste: 2 per Bersani, 2 per Franceschini, 1 per Marino. Al regionale invece sempre 2 per il franceschiniano Impegno e 1 per il mariniano Franco Vittoria, mentre i bersaniani portano da 3 a 5 liste a secondo delle province. Fra le altre sfide interessanti da segnalare il collegio di Afragola: Domenico Tuccillo e Pasquale Sollo (sindaco di Casavatore) a guidare le due liste bersaniane, Mimmo De Biase e l´ex verde Tommaso Pellegrino per le due di Franceschini. Nel collegio Capri-sorrentina-Castellammare-Pompei ecco Luisa Bossa e Michele Gravano per Bersani, Nicola Corrado per Franceschini. Fra Pomigliano e Nola ci sono Michele Caiazzo e Anna Rea per Bersani, Immacolata Verone e Pasquale Sommese per le due liste di Franceschini. Scontro fra sindaci a Portici-San Giorgio: Enzo Cuomo (e Felice Iossa nell´altra lista) per Bersani, Domenico Giorgiano per Franceschini.


mercoledì, settembre 02, 2009

Scuola, ancora proteste a Benevento Franceschini sul tetto con i precari


FotoGallery

«Da Benevento parte la protesta dei precari del mondo della scuola che si è estesa in tutta in Italia. Come è nella cultura di ogni insegnante è una protesta civile, pacifica, e così resterà sicuramente: è un modo di far accendere i riflettori su una cosa che non si doveva vedere e sapere. Lo Stato sta mettendo in atto il più grande licenziamento di massa della storia italiana».


Lo ha detto il segretario del Pd, Dario Franceschini, prima di lasciare Benevento dove si è recato per portare solidarietà ai precari che stanno manifestando da giorni sul terrazzo dell'ufficio scolastico provinciale.

A suo giudizio «è bene che il Governo accetti quello che noi gli chiediamo da mesi, cioè revochi quelle misure e rinunci al licenziamento e alla espulsione di così tanti insegnanti e personale amministrativo del mondo della scuola».

«Siamo contente della visita di Franceschini, contente che la classe politica ci stia vicina». Le sei insegnanti beneventane da sabato scorso sul terrazzo di copertura dell'edificio che ospita l'ufficio scolastico provinciale commentano così la visita del segretario del Partito democratico.

«Franceschini è salito sul tetto da solo, accompagnato soltanto dall'onorevole Boffa, suo compagno di partito, nonostante giù ci fosse una ressa pazzesca, tutte persone che volevano salire, compresi molti giornalisti».

Il segretario del Pd ha assicurato «sostegno e vicinanza» alle precarie, ha promesso «che sosterrà la causa dei precari di tutta Italia, facendo opposizione al piano del governo», racconta Daniela Basile, una delle insegnanti. La docente beneventana confessa di essere particolarmente stanca dopo cinque giorni vissuti sul tetto, al caldo e senza servizi igienici, ma conferma di essere «determinata ad andare avanti insieme con le colleghe finchè gli attestati di solidarietà, anche se numerosi, non si trasformeranno in atti concreti».

Timore di essere strumentalizzate dalla politica?
«No, questo no. Ma diciamo che non vogliamo propaganda da chi, qualunque sia la sua appartenenza, dice di essere dalla nostra parte». «Voglio ringraziare Rifondazione comunista - conclude Daniela - l'unica in questo momento che ci aiuta concretamente: i volonatri sono qui sotto da cinque giorni, come noi, e ci forniscono acqua e cibo».

giovedì, luglio 16, 2009

UN PARTITO FIGLIO DI NESSUNO

Stefano Menichini dal quotidiano "Europa" del 14.07.2009

Hanno scambiato il Partito democratico per qualcos’altro.
Per un punching-ball. Un tram. La Casa del Grande fratello. Hyde Park Corner. Un albergo a ore.
Una pedana del wrestling. Un posto dove ognuno possa fare e dire quello che crede, andare e venire a piacimento, farsi forte e bello finché sono accesi i riflettori. Un posto dove conta solo il posto che danno a me, il ruolo che danno a me, la visibilità che danno a me.
Se non è abbastanza, sparo a zero su tutto e su tutti.
Vediamo all’opera gli attori di questa recita poco divertente. Alcuni lo sono in senso tecnico, altri perché interpretano in senso teatrale il proprio mestiere, magistrato o politico, altri ancora perché la politica li ha trasformati da persone autorevoli in dichiaratori senza rete. Ma non sono loro i soli colpevoli.
C’è chi li ha messi in condizione di nuocere. Un gruppo dirigente che sembra non voler bene al proprio partito, tanto che a ogni occasione ne disconosce paternità e maternità. C’è chi non riconosce il Pd perché non gliel’hanno fatto fare come volevano loro (Veltroni e Franceschini), chi perché non hanno ascoltato i suoi consigli (Bersani), chi perché è finito in minoranza (Rutelli), chi perché non gli hanno telefonato (D’Alema), chi perché gli ha portato più male che bene (Prodi).
Chi perché gli anziani fanno ostacolo e chi perché i giovani sono supponenti. Chi perché i comunisti contano ancora troppo e chi perché contano troppo i democristiani.

continua a leggere su:

mercoledì, marzo 11, 2009

Crisi: sì a tassa su ricchi per sostegno ai poveri



La proposta del segretario Pd. Olivero: «Nessuno scandalo, sarebbe seconda 'Robin Hood Tax'»
«La solidarietà dei più ricchi nei confronti dei più poveri è una «regola aurea» della democrazia e della cittadinanza, fin dall'antichità».
Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani esprimono il loro apprezzamento per la proposta avanzata da segretario del Partito Democratico Dario Franceschini di introdurre una tassa di solidarietà 'una tantum' sui redditi più alti, per venire in aiuto alle fasce più povere degli italiani che si trovano in ulteriore difficoltà a causa della crisi.
«Non riesco a capire lo scandalo di molti rispetto a una proposta di questo tipo - afferma il presidente nazionale Andrea Olivero - . E' giusto che in un momento di fatica chi gode di più dei benefici del benessere si faccia carico di chi è in affanno: è una regola aurea della cittadinanza fin dall'antichità, oltre a rispondere al principio evangelico della solidarietà.
Per questo mi aspetto un'apertura da parte del Governo, che già una volta, del resto, ha dimostrato di non rifiutare questa logica del togliere ai più ricchi per dare ai più poveri. A ben vedere - suggerisce Olivero - questa sarebbe per Il governo una seconda 'Robin Hood Tax'»
Le Acli erano tra le associazioni presenti all'incontro di questa mattina a Roma per rendere conto, dal proprio osservatorio, della fatica e del disagio con cui una parte della popolazione italiana sta subendo le conseguenze della crisi economica.
«L'idea di sostenere con questo fondo potenziale di 500milioni di euro il lavoro del Terzo Settore e dei Comuni, secondo quanto previsto dalla legge quadro 328, apre ad una logica di sussidiarietà e rilancia la prospettiva di un welfare comunitario che da sempre come associazioni andiamo sostendendo».

martedì, febbraio 24, 2009

Enrico Letta: e ora dobbiamo mettercela tutta!

Editoriale di Enrico Letta, pubblicato su «Europa» di martedì 24 febbraio.

E ora dobbiamo mettercela tutta. Abbiamo davanti cento giorni in cui possiamo realmente raggiungere gli obiettivi che hanno animato il dibattito dell'Assemblea costituente di sabato. Obiettivi che sono comuni a tutti quelli che vi hanno preso parte, qualunque decisione abbiano assunto. Obiettivi che sono sintetizzabili nel rilancio e nel successo del progetto del PD, come era emerso alle primarie del 14 ottobre del 2007.
Tante sono le priorità e i desideri per questi cento giorni. Due mi sembrano irrinunciabili.
Il primo riguarda la scommessa che abbiamo fatto di pensare che nella politica italiana del Duemila possa esistere ancora un grande partito politico, partecipato e democratico al suo interno, attraente ed interessante per il mondo esterno. Di tutte le scommesse che stavano dietro al 14 ottobre, questa è probabilmente la più difficile. Nella politica italiana, infatti, ci si è ormai abituati ad una democrazia senza partiti, perché tali non possono definirsi i movimenti e i soggetti politici che per buona parte la compongono. Plebiscitarismo, assenza di democrazia interna, leaderismi sfrenati: sono i tratti ai quali siamo assuefatti. Sembra quasi di vivere in un mondo in cui siano state portate a estrema conseguenza le idee che Simone Weil aveva espresso nel suo Manifesto per la soppressione dei partiti politici: ? I partiti sono un meraviglioso meccanismo in virtù del quale nessuno spirito dedica la sua attenzione allo sforzo di discernere negli affari pubblici il bene, la giustizia, la verità (?) Entrare in un partito equivale a non pensare?. Non possiamo arrenderci a questo esito. La politica tramite i partiti migliora il naturale egoismo dei singoli e contribuisce a rendere il sistema più giusto. Col PD abbiamo scommesso che lavorare per un partito moderno e utile alla società è possibile. Per questo i cento giorni che abbiamo davanti dovranno chiudere rapidamente la fase iniziale della vita organizzativa del partito e rendere possibile quello che tutti sabato hanno chiesto: un congresso vero con primarie partecipate. E' quello che faremo subito dopo le elezioni, è quello che è stato reso difficile finora anche dall'incompleto radicamento del partito, dei circoli e del tesseramento sul territorio. Quindi, l'organizzazione innanzitutto, e il riequilibrio tra Roma e i territori a favore di questi ultimi.
In secondo luogo, dobbiamo riuscire a definire un profilo di partito che colpisca gli elettori per la sua capacità di farsi carico della grande crisi economica e sociale del paese. Se c'era qualcuno che aveva ancora dubbi, credo che ormai essi possano essere definitivamente fugati. La crisi non passerà da sola. L'ulteriore carico di preoccupazione che quest'ultima settimana ha portato, sia sul versante bancario e finanziario, sia su quello economico e sociale, lascia intuire un allungamento e un approfondimento delle caratteristiche della crisi. E' netta la percezione, ormai, che nulla sarà come prima. Cambieranno molte dinamiche di relazioni economiche e di reazioni sociali. Ma cambierà molto anche nel sistema politico e nel rapporto tra i partiti e la società. Sbaglia Berlusconi a ostentare tranquillità. Sbaglia il governo a non mettere in campo risposte all'altezza delle crescenti difficoltà. Per il PD le risposte alla crisi devono diventare un'ossessione, deve essere il tema sul quale costruiamo il profilo di un moderno movimento popolare capace di farsi carico dei problemi dei lavoratori, delle famiglie, delle imprese. E in grado, attraverso questa quotidiana condivisione delle fatiche della crisi, elaborare e mettere in pratica, là dove governiamo, risposte efficaci e durature. Questo vuol dire superare quella dicotomia tra interessi di partito e interesse generale che per Simone Weil era centrale nella sua critica ai partiti.
In concreto, vuol dire viaggiare per l'Italia della fatica, ascoltare e condividere i segnali della difficoltà, mettersi a studiare soluzioni originali e straordinarie. Questo oggi gli italiani si aspettano da noi. Vogliono vedere se dopo la paura di questi giorni abbiamo imparato la lezione e se effettivamente sappiamo tutti mettere da parte qualunque altra considerazione rispetto a questo irrinunciabile obiettivo.
Su queste linee credo debba svilupparsi il sostegno di ognuno di noi all'impegno di Dario Franceschini per il successo del PD.