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mercoledì, aprile 20, 2011

Portate le mutande vecchie...Il welfare non è un lusso! Manifestazione nazionale a Napoli

Il welfare non è un lusso!

Manifestazione nazionale

Napoli

Mercoledì 27 aprile 2011

ore 9.30 Concentramento a Piazza Dante

Cari amici,

come sapete, sono mesi che con il comitato Il welfare non è un lusso denunciamo lo stato di crisi nel quale sta definitivamente sprofondando il welfare pubblico. Vi sono state numerose manifestazioni nelle quali abbiamo proposto il rilancio dell’intero sistema di servizi sociali, sanitari ed educativi, chiedendo maggiori investimenti da parte del Governo nazionale e delle istituzioni locali, oltre alla valorizzazione del lavoro sociale e del ruolo del terzo settore.

La situazione è diventata ormai insostenibile, soprattutto alla luce dell’incredibile riduzione delle risorse dei fondi nazionali per le politiche sociali: i finanziamenti sono passati dai 2 miliardi 527 milioni del 2008 ai poco più di 545 milioni previsti per il 2011. Una riduzione di quasi l’80%! Siamo al collasso e, come sempre, saranno le persone più a rischio di emarginazione a pagare queste sciagurate scelte politiche.

In questi ultimi mesi il nostro movimento è diventato nazionale, coinvolgendo altre realtà sociali in tutta Italia. Con le reti “Roma Social Pride” e “I diritti alzano la voce”, abbiamo organizzato per mercoledì 27 aprile 2011 una manifestazione nazionale in contemporanea a Napoli, Roma e Genova.

L’obiettivo comune è chiedere al Governo di tornare a investire sul welfare, ripristinando i fondi nazionali per le politiche sociali, di definire i Livelli Essenziali di Assistenza che devono essere garantiti a tutti i cittadini, indipendentemente dalla regione in cui abitano, e di introdurre misure di contrasto alla povertà.

Voi capirete che, ora più che mai, è importante l’impegno di tutti noi. È per questo che vi chiediamo un altro sforzo straordinario per garantire la vostra presenza alla mobilitazione del 27 aprile.

Il corteo partirà da Piazza Dante alle ore 9.30, attraverserà via Toledo per arrivare a piazza del Plebiscito dove costruiremo una montagna di mutande da consegnare al ministro Tremonti e al presidente Berlusconi, ovvero a chi ha lasciato in mutande non solo gli operatori sociali, ma anche migliaia di anziani, disabili, bambini, immigrati, rimasti privi di assistenza.

Confidando nella vostra partecipazione, vi chiedo anche di coinvolgere nella manifestazione quante più persone potete e di contribuire alla realizzazione della montagna simbolica, portando in piazza tutte le mutande vecchie che avete a disposizione. Vi aspetto mercoledì in piazza.


Mercoledì 27 aprile 2011

ore 9.30 Concentramento a Piazza Dante

La crisi economica mette in ginocchio i cittadini,

le istituzioni, gli enti locali e lo Stato battono in ritirata,

lasciando completamente sole le persone e le famiglie,

con l'incredibile riduzione delle risorse dei fondi nazionali per le politiche sociali.

Una riduzione di quasi l'80%!

Siamo al collasso.

Saranno le persone più a rischio di emarginazione a pagare tali sciagurate scelte politiche.

Per garantire la qualità dei servizi, la dignità degli operatori sociali e i diritti di cittadinanza!

PARTECIPIAMO IN MASSA ALLA MOBILITAZIONE

Vi invitiamo a portare le vostre mutande vecchie in piazza per consegnarle al ministro Tremonti e al presidente Berlusconi, ovvero a chi ha lasciato in mutande non solo gli operatori sociali, ma anche migliaia di anziani, disabili, bambini, immigrati, rimasti privi di assistenza.



mercoledì, marzo 17, 2010

il 20 marzo al Palazzetto del Mare di Castellammare di Stabia la IV° edizione di “Diritti in piazza”


COMUNICATO STAMPA

“La Legalità nel lavoro”

Se parliamo di lavoro voglio vederci chiaro!

il 20 marzo al Palazzetto del Mare di Castellammare di Stabia

la IV° edizione di “Diritti in piazza”

Napoli, 17 marzo 2010 - A Castellammare di Stabia, presso il “Palazzetto del Mare”, e in 300 piazze d’Italia il 20 marzo sarà il momento di “Diritti in piazza”, la campagna nazionale di informazione e sensibilizzazione dei cittadini e dei lavoratori, promossa dalle Acli e dal Patronato Acli che, quest’anno, porterà al centro del dibattito il tema della legalità nel lavoro.

“Abbiamo a cuore la persona, il lavoratore, la sua famiglia, con i suoi doveri ed i suoi diritti, il suo oggi ed il suo domani, ed allora se parliamo di lavoro voglio vederci chiaro. – afferma il presidente delle Acli di Napoli e responsabile per il Mezzogiorno, Pasquale Orlando - Perché parlare di lavoro? Perché un lavoro dignitoso è la premessa affinché ognuno possa realizzarsi pienamente nella propria dimensione personale e collettiva; ma anche per ribadire le responsabilità che ci vincolano, in quanto cittadini, gli uni agli altri e rivendicare i diritti che abbiamo e i doveri che non possiamo esimerci dal rispettare. Per la Campania abbiamo scelto Castellammare di Stabia perché questa importante città è, suo malgrado, teatro di una crisi economica ed occupazionale senza precedenti e centinaia di lavoratori rischiano il posto e su di loro aleggia lo spettro dell’impossibilità di sostenere le proprie famiglie.

Per conoscere i loro diritti, di oggi e di domani, su contributi, maternità, futura pensione, salute, infortuni sul lavoro e disoccupazione i cittadini possono recarsi al Palazzetto del Mare di Castellammare o, in alternativa, visitare il sitowww.patronato.acli.it e contattare il Patronato Acli al numero verde 800.74.00.44.

“In un Paese dominato dal bisogno di lavorare ad ogni costo, - prosegue Orlando - parlare di legalità significa diffondere una cultura di responsabilità e rispetto; significa invertire il senso; ovvero dire basta al lavoro nero, ridurre le disuguaglianze sociali e garantire la tutela dei diritti e doveri dei lavoratori e dei datori di lavoro. In Italia, il lavoro illegale produce un’economia sotterranea pari ad oltre 350 miliardi di euro. Questo significa che esistono circa tre milioni di lavoratori in nero ai quali non vengono versati regolarmente i contributi e che non possono usufruire del sistema nazionale di previdenza sociale obbligatorio e complementare. Essere previdenti significa contribuire con una piccola quota del proprio reddito ad un sistema di sicurezza sociale che garantisce un reddito, o parte di esso a chi ne ha più bisogno. Il lavoro irregolare nega dignità e cittadinanza ai lavoratori ed è la causa principale di una scorretta concorrenza e di un progressivo impoverimento dei sistemi produttivi e di protezione sociale.”

“Diritti in piazza” per camminare insieme nella giusta direzione volta a promuovere la legalità nel Paese, condannando e perseguendo la cultura e la pratica del lavoro nero attraverso l’informazione e la diffusione delle politiche per l’emersione, l’aumento dei controlli e la tutela di tutti i lavoratori. Lo slogan delle Acli è: “Se è vero che il lavoro è il fondamento della nostra democrazia, insieme possiamo tutelarlo.”

Per comunicazioni: Michele M. Ippolito (Portavoce Acli Napoli) – 3403008340 / 3939019211

venerdì, gennaio 08, 2010

L’economia del 2009: i due fatti principali. di Leonardo Becchetti

Banner Benecomune.net

Leonardo Becchetti - da Benecomune.net

Due sono le fotografie essenziali dell’economia italiana che ci portiamo dietro dall’ultimo degli anni zero (il 2009). Quella positiva ci dice che da fanalino di coda del debito pubblico e del mondo bancario siamo stati, e di gran lunga, superati in peggio dai campioni anglosassoni e oggi possiamo vantare uno dei sistemi migliori in virtù della nostra prudenza e capacità di risparmio. Quella negativa ci ricorda che l’impatto della crisi sull’economia reale ha esasperato i limiti tradizionali del nostro mercato del lavoro e della distribuzione del reddito tra nuove e vecchie generazioni creando una fascia di precariato e di marginalità nei trentenni che non ha eguali in Europa.

Entrambe queste novità dipendono dalla gravissima crisi finanziaria mondiale che abbiamo affrontato. Per capire, relativamente al primo punto, come essa abbia trasformato il panorama bancario e finanziario basti ricordare che prima del cataclisma tutto veniva visto attraverso la lente del debito pubblico (trascurando il problema dei debiti delle famiglie e delle imprese) e della capacità del sistema bancario di creare valore per gli azionisti. Sulla base di questi criteri di giudizio eravamo gli ultimi della classe con un debito oltre il 100 percento del PIL (solo Grecia e Giappone peggio di noi) e con l’anomalia della presenza rilevante delle banche popolari, cooperative ed etiche che con la regola “una persona un voto” violavano il dogma capitalista che le persone contano in proporzione ai soldi che hanno e non per se stesse. Se prima della crisi la principale preoccupazione a livello europeo sembrava quella di sanare quest’anomalia, la crisi ha messo a nudo gli elementi perversi e ben più pericolosi del cortocircuito di avidità del modello anglosassone capovolgendo classifiche e giudizi di valore. Nel Regno Unito e negli Stati Uniti la cattura dei regolatori, gli incentivi mal costruiti, l’eccesso di prestiti senza attenzione alle capacità di restituzione dei clienti e l’allontanamento del prestatario dal rischio di fallimento del debitore hanno portato al tracollo centinaia di banche e fatto schizzare i debiti pubblici (gonfiati dagli interventi di salvataggio dei governi) ben oltre il livello italiano, con tendenza ad ulteriore peggioramento per via di deficit molto superiori ai nostri (come avevamo già previsto in un articolo di quasi un anno fa su Bene Comune). Al contrario il nostro sistema ha retto, nessuna banca è fallita grazie alla qualità dei regolatori, agli anticorpi solidali e all’approccio non unicamente orientato alla creazione di valore per gli azionisti delle banche.

Se questa è la buona notizia dobbiamo purtroppo constatare che la crisi, con le sue conseguenze reali sull’export , sul sistema delle piccole e medie imprese e sul mercato del lavoro, ha acuito alcuni difetti tipici della nostra economia. Da sempre il nostro sistema ha premiato gli insiders (chi già lavora) rispetto agli outsider (chi è disoccupato o è un giovane in cerca di prima occupazione), ha fatto affidamento per quanto riguarda il welfare sui trasferimenti interni alla famiglia e ha spostato una quota eccessiva delle risorse disponibili sulle pensioni, aumentando il divario tra nuove e vecchie generazioni. Con la crisi finanziaria e le difficoltà dell’economia reale, le condizioni degli outsiders o dei quasi-outsiders (i lavoratori precari) si sono aggravate. Chi ha avuto la peggio sono coloro che, trovandosi in condizioni di difficoltà, non hanno potuto godere né degli ammortizzatori tipici delle grandi imprese, né della solidarietà interna alla famiglia con la sua capacità di assicurare i singoli membri dagli shock subiti. Non è un caso che una quota elevata di nuovi poveri è rappresentata da coniugi separati che hanno perso il lavoro o hanno un’occupazione temporanea o precaria che non consente di far fronte a tutte le necessità economiche per una vita dignitosa.

Quali sono le vie d’uscita e come utilizzare i nostri punti di forza per combattere le debolezze? La prima ricetta è quella di incentivare e promuovere la capacità delle banche di erogare credito alle piccole e medie imprese e la costruzione di regole discriminanti che favoriscano la creazione di una serie di istituzioni finanziarie solidali (la cui offerta potenziale è già presente ed articolata sul territorio) in grado di soddisfare le esigenze di chi è a rischio povertà evitando la caduta nei circuiti dell’usura o delle “finanziarie facili”. Nel campo del lavoro è necessario creare un sistema di ammortizzatori equo che non privilegi soltanto chi perde il lavoro nelle grandi imprese. Ci vogliono poi misure in grado di correggere lo squilibrio tra nuove e vecchie generazioni creando opportunità affinché i giovani possano costruire gradualmente percorsi di stabilità professionale fondamentali anche per le scelte di vita affettive.

Il discorso complessivo sul welfare e sul rapporto con la famiglia e la società civile è più complesso. La riflessione più recente dimostra che il modo migliore di utilizzare risorse finanziarie è quello di favorire la costruzione di relazioni e di reti di solidarietà all’interno delle quali circolino doni, gratuità, fiducia e responsabilità. Usare risorse senza tener conto di questo, o addirittura peggiorando il quadro delle relazioni e reti di solidarietà, è sia inefficiente dal punto di vista economico che dannoso per la soddisfazione di vita personale e il bene comune. La famiglia, le comunità, la vitalità delle associazioni della società civile non sono ferri vecchi ma esattamente quello che ci vuole per rendere vivo il principio di sussidiarietà e costruire una società solidale nella quale la vivacità e la partecipazione di tutti riducono il fabbisogno di risorse monetarie pubbliche necessarie per erogare un certo servizio sociale.

E’ dall’approfondimento di questa intuizione fondamentale che dipenderà il successo nel perseguimento nel bene comune in società nelle quali le risorse pubbliche saranno sempre più scarse e preziose, perché necessariamente orientate a servire il debito e a curare gli errori finanziari del passato.


giovedì, ottobre 22, 2009

Il lato B/ Real Office, il reality sul mondo del lavoro : ma questo è davvero uno scherzo(non come il posto fisso..)


PubbRegresso_realOffice_72dpiDopo l'uscita di Tremonti sul posto fisso di lunedì la nostra soglia di sorpresa si è abbassata notevolmente. Siamo disposti a credere a qualsiasi cosa sentiamo e leggiamo in tema di lavoro. Per esempo che, in onda su una emittente televisiva che si chiama Miracle Tv e ha un logo molto simil Sky, stia per partire il primo reality sul mondo del lavoro. Titolo: "Real Office", 10 giovani "carini e disoccupati" come concorrenti, ripresi 24 ore su 24 chiusi nel "Grande ufficio". In palio: un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Naturalmente.
Viene quasi da pensare che tutto lo show ministeriale sia stato niente altro che un astuto traino del nuovo programma guardone-giovanilista-claustrale. Del resto è noto che il Giulio Tremonti 2.0, quello nella nuova versione ministro global-pop, è capace di questo ed altro. E se fosse lui uno dei tre giurati, come a
X Factor?
Niente di tutto ciò: stavolta si tratta di uno scherzo. Almeno per il momento, ironizzano quelli delle Acli, autori di questa "Pubblicità regresso" che compare sulle pagine del mensile associativo Aesse, realizzata con l'agenzia Scrittura.org. Qualcosa del genere infatti,
Someone's gotta go, noto come "il format che licenzia" e prodotto dai soliti Endemol era già annunciato nel palinsesto delle tv americane la scorsa primavera. I JobTalkiani più attempati (come frequenza del blog) si ricorderanno invece di "Spintarella", il navigatore satellitare che guida i precari sulla strada giusta verso l'impiego a vita. Era anche quella una'iniziativa di comunicazione sociale delle Acli di più meno un anno fa. Sul blog avevamo proposto anche il "meritometro", il "parentometro", e anche il "darlametro". Nessuna di queste killer application ha trovato un realizzatore, però :peccato, il mercato ci sarebbe stato nel 2009, soprattutto per l'ultima.
«Il vero scandalo del mondo del lavoro è il mantenimento dello status quo. Bisogna agire per superare le disparità tra lavoratori dipendenti e atipici», dice il presidente delle Acli Andrea Olivero. Scherzi a parte stavolta. Bravissime Acli, per la presa di posizione e per l'idea della pubblicità regresso
Certo che un "X office", con Tremonti al posto di
Morgan, magari affiancato da Pietro Ichino e da un bel giurato confindustriale (io ci vedrei un competentissimo e sempre tonico Bombassei o la risoluta Diana Bracco): scintille garantite, audience pure...Mi candido per la conduzione. Su giudici e presentatori per il talent show (che a me piace di più del reality, in ogni caso..) si accettano suggerimenti dalla JobTalksfera...

mercoledì, ottobre 21, 2009

Lavoro: il posto fisso? Un premio da reality show



La 'Pubblicità regresso' delle Acli sul mensile Aesse

Roma, 20 ottobre 2009 - Si chiama Real Office ed è presentato come 'il primo reality sul mondo del lavoro'. I concorrenti sono 10 giovani 'carini e disoccupati', ripresi '24 ore su 24' chiusi nel 'grande ufficio'. Tutto con un solo obiettivo: vincere 'un contratto di lavoro a tempo indeterminato'. In onda su 'Miracle TV'.

Fortunatamente si tratta di uno scherzo, almeno per il momento. E' una delle 'Pubblicità regresso' delle Acli che compare sulle pagine del mensile associativo Aesse. L'iniziativa di comunicazione sociale delle Acli, realizzata con l'agenziaScrittura.org, mira a giocare con gli stereotipi del mondo commerciale per costruire la giusta sensibilità intorno a temi socialmente rilevanti. Il tema della precarietà nel mondo del lavoro è tornato oggi alla ribalta delle cronache per le dichiarazioni del ministro dell'economia Giulio Tremonti sul 'posto fisso'.
Commentando le parole il presidente delle Acli Andrea Olivero ha affermato: 'Il vero scandalo del mondo del lavoro è il mantenimento dello status quo. Bisogna agire per superare le disparità tra lavoratori dipendenti e atipici'.

domenica, agosto 30, 2009

Scuola, la rabbia dei precari

Sit-in e prof in catene. A Benevento docenti sul tetto del provveditorato
Quasi 18 mila i supplenti che dopo anni d'incarichi resteranno a casa senza stipendio

Scuola, la rabbia dei precari
"Licenziamenti da record"

di SALVO INTRAVAIA da Repubblica


Scuola, la rabbia dei precari "Licenziamenti da record"

I precari sul tetto del provveditorato di Benevento

ROMA - A pochi giorni dall'avvio delle lezioni scoppia la rabbia dei precari della scuola. Sono quasi 18 mila i supplenti che, dopo anni di incarichi, resteranno a casa senza stipendio. Motivo? I tagli agli organici del personale docente ordinati dal ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, e predisposti dalla collega dell'Istruzione, Mariastella Gelmini.

"In un periodo in cui si lotta per tutelare i posti di lavoro, lo Stato mette in atto il più grande licenziamento collettivo mai fatto", dice il segretario del Pd, Dario Franceschini. Per i precari della scuola non c'è neppure traccia dei cosiddetti Contratti di disponibilità, promessi dallo stesso inquilino di viale Trastevere ai sindacati per attenuare il colpo di scure.
Insomma: per migliaia di operatori della scuola si apre una stagione difficile e la protesta non si fa attendere. Ieri, a Benevento un gruppo di 7 donne del Comitato insegnanti precari sono salite sul tetto dell'Ufficio scolastico provinciale (l'ex provveditorato agli studi) e minacciano di non scendere fino a quando non avranno risposte sui tagli.

"Faremo come gli operai dell'Innse, scenderemo da qui solo quando avremo una risposta concreta contro i licenziamenti e la disoccupazione", afferma Elvira, una delle insegnanti sul tetto che, ieri sera, hanno portato la protesta sul palco del concerto di Francesco De Gregori. Sempre ieri, a Caserta, marito e moglie rimasti senza posto di lavoro hanno scavalcato una finestra dell'ufficio scolastico provinciale minacciando di lanciarsi nel vuoto. Qualche giorno fa, a Trapani un gruppo di insegnanti ha occupato per alcune ore i locali dell'Usp e a Venezia si è svolto un sit-in di docenti e Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari).

A Milano e Torino i prof scenderanno in piazza il primo settembre: nel capoluogo lombardo si incateneranno davanti al provveditorato "fino al ritiro dei tagli". Mentre a Palermo, due assistenti tecnici (di laboratorio) rimasti senza contratto sono al quinto giorno di sciopero della fame ma hanno rifiutato il ricovero in ospedale consigliato dai medici del 118. "Non molleremo fino quando non avremo risposte", dicono Giacomo Rizzo e Francesco Paolo Di Maggio.

Anche a Bari i precari affilano le armi mentre la mobilitazione passa anche attraverso il web, dove gli interessati pressano per una mega manifestazione nella Capitale. Per comprendere quanti stipendi verranno meno quest'anno basta fare due conti. Nonostante l'aumento degli alunni il governo ha tagliato 57.368 posti mentre i posti lasciati liberi da coloro che sono andati in pensione sono poco meno di 40 mila. In totale mancano all'appello 17.530 posti per altrettanti precari che lavorano da anni nella speranza di essere immessi in ruolo. Ma che rimarranno appiedati. E siamo solo all'inizio, perché il piano del governo è quello di tagliare in tre anni (2009/2010 - 2011/2012) 130 mila posti nella scuola.

Per questa ragione i 286 mila supplenti iscritti nelle graduatorie ad esaurimento tremano: a 40/45 anni potrebbero uscire definitivamente dal giro. "La situazione è ingovernabile e il governo non interviene", dice il segretario generale della Flc Cgil, Domenico Pantaleo. "Non c'è tempo da perdere - aggiunge Francesco Scrima della Cisl scuola - bisogna condurre in porto, nel più breve tempo possibile, le annunciate misure straordinarie per i precari che perderanno il posto di lavoro". Mentre per i 473 mila iscritti nelle graduatorie d'istituto (senza abilitazione) non ci sono praticamente speranze.
(30 agosto 2009)

sabato, dicembre 06, 2008

“L’uomo flessibile” a Napoli proiezione del documentario di Consiglio e dibattito con l'ufficio lavoro del patronato acli

Documentario di Stefano Consiglio
“L’uomo flessibile”

Nove storie, dal nord al sud, un viaggio simbolico senza confini geografici,
per raccontare la realtà del lavoro flessibile. Una realtà ansiogena per la
fatica dei tempi e dei ritmi, o per la paura che la flessibilità si trasformi
in precarietà. I protagonisti assoluti sono loro, i lavoratori flessibili, e i
loro racconti di vita quotidiana. Marito e moglie che lavorano in una fabbrica
del nord-est e hanno scelto di fare i turni opposti “così i figli non restano
mai soli”. Risultato: non possono mai dormire insieme, né mangiare insieme, né
avere una vita sociale. Un operaio cattolico, molto osservante, che si ribella
al lavoro domenicale perché in contrasto con la sua fede e il suo desiderio di
passarle in chiesa le domeniche, e non in fabbrica. Una ventiquattrenne di
Catania che da cinque anni lavora, in nero, come cameriera nei pub per pagarsi
l’università e non riesce a progettare il proprio futuro. Un giovane psicologo
che lavora in un centro per disabili mentali, che confessa come la precarietà
del suo lavoro – che pure considera bellissimo – gli impedisca di
intensificarsi con quello che fa. Un ingegnere elettronico di Catania che dopo
aver lasciato la sua città e aver cambiato tante volte impresa, avverte tutta
la stanchezza e i rischi della flessibilità. “È come quando guidi veloce:
arrivi prima, magari ti diverti anche di più, ma rischi di sbandare e di farti
male”. Un dirigente d’azienda, rampantissimo e flessibilissimo negli anni ’80,
racconta che superati i cinquant’anni sul mercato del lavoro “sei un morto che
cammina”. Infine c’è la storia dell’operaio della Fiat di Melfi che deve fare
ogni giorno cinque ore di viaggio per recarsi al lavoro e poi tornare a casa
sua, a Salandra, in provincia di Matera, paese di emigranti oggi abitato per lo
più da vecchi e bambini. Ma lui si ritiene fortunato, “perché almeno posso
restare al mio paese. E per non farlo morire sono deciso a non mollare”. Come
un filo rosso che lega queste storie, ci sono delle incursioni di Antonio
Albanese che recita frammenti del “Diario postumo di un lavoratore flessibile”
scritto da Luciano Gallino. Il film ha vinto il Premio Cipputi al Torino Film
Festival 2003.

Proiezione:
Martedì 02 Dicembre h. 18,00
via Mariano Semmola 16, Napoli.

Alla proiezione del documentario ha fatto seguito un dibattito in cui sono
intervenuti Lucio Monaco, presidente “Circolo Culturale Cangiani”, Marialaura
Biscaglia ed Anna Cristofaro, ufficio lavoro del Patronato Acli di Napoli.

venerdì, novembre 28, 2008

Aiuti : ai precari un'una tantum. La manovra cambia mentre famiglia cristiana chiede una no tax familiare

Oggi il pacchetto anticrisi approderà in Consiglio dei ministri per essere varato. Se il dubbio dell’ultim’ora riguarda la detassazione delle tredicesime, che per Tremonti però costerebbe troppo portando il piano dai 4 ai 6 miliardi, l’attesa maggiore è per l’estensione degli ammortizzatori sociali (per cui i fondi salgono a 1,2 miliardi) ai lavoratori precari. Già, ma a quali precari? Solo ai contratti a termine e di somministrazione? Con l’aiuto del prof. Michele Tiraboschi, docente di Diritto del Lavoro all’Università di Modena e R. Emilia e Direttore della Fondazione M. Biagi, proviamo a prefigurare lo scenario dei sussidi se il decreto verrà varato.

MISURA D’EMERGENZA. «L’estensione delle indennità - spiega Tiraboschi - è una misura del tutto emergenziale e le risorse in campo le sapremo solo oggi. La premessa è necessaria, perché il sistema di ammortizzatori andava riformato con la legge Biagi. Ora è tardi, e costerebbe troppo».

DECADENZE. «Il primo passo - prosegue - sarà attuare la regola che prevede la decadenza delle indennità per quei lavoratori che rifiutano occasioni congrue o percorsi di riqualificazione. Questo per contrastare mosse opportunistiche ma soprattutto per poter estendere il campo dei sussidi».

NUOVI BENEFICIARI. «A beneficiare presumibilmente saranno quelle forme di lavoro flessibile strutturate e di qualità, come il contratto di apprendistato e il lavoro temporaneo tramite agenzia».

CHI RESTA FUORI. «Da evitare (e verrà evitata) l’estensione verso il lavoro coordinato e continuativo (a parte i casi di monocommittenza). Per un duplice motivo: o ( per via dell’azienda) sono dipendenti mascherati, allora la tutela è un’altra, o sono autonomi genuini che lavorano a risultato e non necessitano delle tutele del lavoro dipendente».

CO.CO.PRO. «Per i lavoratori a progetto si ipotizza una misura una tantum consapevoli che la crisi potrebbe colpire anche loro».

ALTRE RISORSE . «Infine è prevista una valorizzazione degli enti bilaterali anche al fine di individuare prestazioni aggiuntive rispetto a quelle garantite dal sistema generale. Potenziate anche le risorse per le casse in deroga ». (VALERIO MINGARELLI)



E Famiglia Cristiana denuncia: basta con le misure «una tantum»

Stop alle «una tantum»: per restituire alle famiglie italiane «capacità di spesa» serve introdurre una «no tax area familiare», che tenga finalmente conto dei carichi familiari «in modo equo e universalistico» con il meccanismo delle deduzioni dal reddito. Lo scrive Famiglia cristiana in un editoriale firmato da Francesco Belletti, direttore del Centro internazionale Studi Famiglia, legato al settimanale paolino.

Secondo Famiglia cristiana, le misure «ventilate» dal governo in questi giorni «sembrano, purtroppo, riproporre una logica vecchia, sciaguratamente bipartisan, che non riesce a cambiare neanche di fronte a un'emergenza economica così radicale: si sente, infatti, parlare di interventi una tantum, e di sostegni solo per 'famiglie disagiate', criterio apparentemente equo e solidaristico, ma - scrive Belletti - di fatto solo di tipo riparatorio e assistenziale».

«La nostra richiesta - si legge ancora - è quella di restituire capacità di spesa a tutte le famiglie, introducendo una no tax area familiare»: il sistema «prevede che per ogni nucleo familiare sia definita un'area esente da tassazione, che sia però conteggiata per ciascun membro. Tale area può essere individuata sulla soglia di reddito individuale già oggi definita non tassabile (pari a circa 7.500 euro): ogni famiglia vedrebbe non tassata una quota di reddito conteggiata sul numero dei membri della famiglia, ponendo fine a un'iniquità fiscale che penalizza soprattutto le famiglie con più figli».

Un modello, secondo Famiglia Cristiana, «semplice», «equo», «economico» e che soprattutto «sarebbe applicabile come misura permanente, uscendo finalmente dalla logica delle una tantum».
24 Nov 2008


giovedì, ottobre 02, 2008

Pubblicità regresso: il 'navigatore' per i precari

La campagna di comunicazione sociale su Aesse, in collaborazione con Scrittura.org
Partenza: a 18 anni col diploma. A 21 anni la laurea breve. A 23 la specialistica. A 25 il corso di formazione. Poi lo stage, quindi il master finalmente il primo contratto, a progetto, a 30 anni. E poi ancora un contratto a tempo, determinato. Infine il rinnovo, se va bene, a 36 anni. E' il percorso «tortuoso» del lavoratore precario disegnato dalle Acli per la nuova Pubblicità Regresso, che provocatoriamente propone una soluzione «made in Italy». E' SPINTARELLA, il navigatore satellitare «in grado di individuare la via migliore per il tuo futuro professionale». «Inserisci la tua meta - si legge nel body copy della pagina pubblicitaria - al percorso ci pensa Spintarella».Pubblicità Regresso è la campagna di comunicazione sociale delle Acli realizzata in collaborazione con l'agenzia Scrittura.org. L'obiettivo è richiamare l'attenzione dei lettori sui temi sociali più urgenti partendo dagli stereotipi della pubblicità e della comunicazione commerciale più spinta. Le pagine di Pubblicità Regresso sono inserite ogni mese tra le pagine del mensile associativo Aesse e scaricabili anche online (www.acli.it/aesse). Tra i temi trattati finora: la povertà, l'emergenza acqua, l'indebitamento delle famiglie, la violenza sulle donne.