sabato, dicembre 06, 2008

“L’uomo flessibile” a Napoli proiezione del documentario di Consiglio e dibattito con l'ufficio lavoro del patronato acli

Documentario di Stefano Consiglio
“L’uomo flessibile”

Nove storie, dal nord al sud, un viaggio simbolico senza confini geografici,
per raccontare la realtà del lavoro flessibile. Una realtà ansiogena per la
fatica dei tempi e dei ritmi, o per la paura che la flessibilità si trasformi
in precarietà. I protagonisti assoluti sono loro, i lavoratori flessibili, e i
loro racconti di vita quotidiana. Marito e moglie che lavorano in una fabbrica
del nord-est e hanno scelto di fare i turni opposti “così i figli non restano
mai soli”. Risultato: non possono mai dormire insieme, né mangiare insieme, né
avere una vita sociale. Un operaio cattolico, molto osservante, che si ribella
al lavoro domenicale perché in contrasto con la sua fede e il suo desiderio di
passarle in chiesa le domeniche, e non in fabbrica. Una ventiquattrenne di
Catania che da cinque anni lavora, in nero, come cameriera nei pub per pagarsi
l’università e non riesce a progettare il proprio futuro. Un giovane psicologo
che lavora in un centro per disabili mentali, che confessa come la precarietà
del suo lavoro – che pure considera bellissimo – gli impedisca di
intensificarsi con quello che fa. Un ingegnere elettronico di Catania che dopo
aver lasciato la sua città e aver cambiato tante volte impresa, avverte tutta
la stanchezza e i rischi della flessibilità. “È come quando guidi veloce:
arrivi prima, magari ti diverti anche di più, ma rischi di sbandare e di farti
male”. Un dirigente d’azienda, rampantissimo e flessibilissimo negli anni ’80,
racconta che superati i cinquant’anni sul mercato del lavoro “sei un morto che
cammina”. Infine c’è la storia dell’operaio della Fiat di Melfi che deve fare
ogni giorno cinque ore di viaggio per recarsi al lavoro e poi tornare a casa
sua, a Salandra, in provincia di Matera, paese di emigranti oggi abitato per lo
più da vecchi e bambini. Ma lui si ritiene fortunato, “perché almeno posso
restare al mio paese. E per non farlo morire sono deciso a non mollare”. Come
un filo rosso che lega queste storie, ci sono delle incursioni di Antonio
Albanese che recita frammenti del “Diario postumo di un lavoratore flessibile”
scritto da Luciano Gallino. Il film ha vinto il Premio Cipputi al Torino Film
Festival 2003.

Proiezione:
Martedì 02 Dicembre h. 18,00
via Mariano Semmola 16, Napoli.

Alla proiezione del documentario ha fatto seguito un dibattito in cui sono
intervenuti Lucio Monaco, presidente “Circolo Culturale Cangiani”, Marialaura
Biscaglia ed Anna Cristofaro, ufficio lavoro del Patronato Acli di Napoli.
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