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giovedì, febbraio 04, 2010

Acli: CAMPAGNA NAZIONALE VERSO UNO STATUTO DEI LAVORI. PIÙ DIRITTI E TUTELE PER TUTTI .




CAMPAGNA NAZIONALE
VERSO UNO STATUTO DEI LAVORI
PIÙ DIRITTI E TUTELE PER TUTTI

7 ottobre 2009 – 13 febbraio 2010
Le Acli da molti anni hanno concentrato la loro azione sociale sulla necessità di garantire a tutti i lavoratori unlavoro dignitoso.

Un lavoro può essere considerato tale solo se vengono garantiti alcuni diritti fondamentali – il diritto alla sicurezza e alla salute, ad una remunerazione adeguata e il diritto alla formazione permanente – attraverso tutele che le Acli ritengono sempre più essenziali come: una progressiva stabilità lavorativa, un’indennità generalizzata in caso di licenziamento, una pensione dignitosa, la possibilità di conciliare i tempi di vita e di lavoro.

I cambiamenti produttivi, economici e sociali hanno trasformato profondamente il mondo del lavoro che appare ancora contrassegnato da profonde disparità, fra Nord e Sud, fra uomini e donne, fra garantiti e no.

Per questa ragione è necessario realizzare una riforma in grado di garantire efficacia al mercato del lavoro attraverso una semplificazione dei rapporti di lavoro e il riconoscimento di uguali tutele per tutti i lavoratori.

Per questo le Acli stanno lavorando ad una proposta di Statuto dei lavori – che proporranno alle forze sociali, sindacali e politiche – e hanno lanciato una campagna nazionale che intende coinvolgere tutte le regioni e le province attraverso l’organizzazione di eventi culturali e di approfondimento, manifestazioni e iniziative in tutta Italia.

L’obiettivo è quello di far sottoscrivere una petizione popolare che si propone di raccogliere 100 mila firme che verranno consegnate alle massime autorità dello Stato.

È prevista anche una iniziativa all’estero, in Albania, promossa dall’Ipsia.

per info pasqualeorlando1@gmail.com


mercoledì, dicembre 02, 2009

due milioni i lavoratori disoccupati in Italia. Preoccupazione Acli per dati Istat

Disoccupazione: preoccupazione Acli per dati Istat

«Misure in Finanziaria necessarie ma non sufficienti»

«Forte preoccupazione» esprimono le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani per i dati sulla disoccupazione diffusi oggi dall'Istat, che stimano in oltre due milioni i lavoratori disoccupati in Italia, riportando il Paese ai valori negativi del 2004.

Per il responsabile del dipartimento lavoro delle Acli Maurizio Drezzadore, «avremo a che fare con un periodo prolungato di disoccupazione, che la crescita pur prevista non sarà in grado di riassorbire in tempi brevi». «Non basta allora - avverte - prolungare i sistemi di protezione sociale in deroga, come è stato fatto in Finanziaria, ma occorre una riforma strutturale degli ammortizzatori sociali, capace di accompagnare questo periodo di disoccupazione che non sarà breve». «Relativamente a queste misure strutturali - insiste Drezzadore - è particolarmente necessario estendere gli interventi di protezione per i lavoratori con contratti atipici, che sono soprattutto i giovani, rispetto ai quali il nostro tasso di disoccupazione supera di gran lunga la media europea».

Proprio rispetto al confronto con l'Unione europea, che vede i nostri numeri complessivi sulla disoccupazione inferiori alla media degli altri Paesi, si tratta per le Acli «solo di un lato della medaglia». Perché «il nostro vero problema è il basso tasso di occupazione, che riguarda soprattutto i giovani e le donne, e che si supera solamente con politiche di sviluppo. Ma su questo in Finanziaria non c'è quasi nulla». «Siamo ancora nelle misure di emergenza occupazionale - ribadisce Drezzadore -, necessarie certo ma non sufficienti. Le misure degli investimenti, ancora modestissime, non sono in grado di invertire la rotta e di creare un'accelerazione forte sul piano dello sviluppo».

mercoledì, novembre 18, 2009

Nuovi lavori, nuove tutele! Proviamoci.





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Invece del banchetto, il muretto del lungomare tra i grandi alberghi e castel dell'ovo è certamente più bello anche per tanti giovani lavoratori del turismo e degli studi professionali della napoli affluente. Domande, risposte e magari cominciamo noi a tornare in piazza tra la gente per ritrovare la pratica di una grande associazione popolare.

lunedì, novembre 16, 2009

CAMPAGNA NAZIONALE VERSO UNO STATUTO DEI LAVORI. PIÙ DIRITTI E TUTELE PER TUTTI . Il 18 a Napoli.


CAMPAGNA NAZIONALE
VERSO UNO STATUTO DEI LAVORI
PIÙ DIRITTI E TUTELE PER TUTTI

7 ottobre 2009 – 13 febbraio 2010
Le Acli da molti anni hanno concentrato la loro azione sociale sulla necessità di garantire a tutti i lavoratori un lavoro dignitoso.

Un lavoro può essere considerato tale solo se vengono garantiti alcuni diritti fondamentali – il diritto alla sicurezza e alla salute, ad una remunerazione adeguata e il diritto alla formazione permanente – attraverso tutele che le Acli ritengono sempre più essenziali come: una progressiva stabilità lavorativa, un’indennità generalizzata in caso di licenziamento, una pensione dignitosa, la possibilità di conciliare i tempi di vita e di lavoro.

I cambiamenti produttivi, economici e sociali hanno trasformato profondamente il mondo del lavoro che appare ancora contrassegnato da profonde disparità, fra Nord e Sud, fra uomini e donne, fra garantiti e no.

Per questa ragione è necessario realizzare una riforma in grado di garantire efficacia al mercato del lavoro attraverso una semplificazione dei rapporti di lavoro e il riconoscimento di uguali tutele per tutti i lavoratori.

Per questo le Acli stanno lavorando ad una proposta di Statuto dei lavori – che proporranno alle forze sociali, sindacali e politiche – e hanno lanciato una campagna nazionale che intende coinvolgere tutte le regioni e le province attraverso l’organizzazione di eventi culturali e di approfondimento, manifestazioni e iniziative in tutta Italia.

L’obiettivo è quello di far sottoscrivere una petizione popolare che si propone di raccogliere 100 mila firme che verranno consegnate alle massime autorità dello Stato. Per realizzare questa iniziativa il 7 ottobre è partito da Roma un pullman che ha attraversato tutta l’Italia per un mese e mezzo, toccando 50 città.

È prevista anche una iniziativa all’estero, in Albania, promossa dall’Ipsia.
Il percorso del pullman si concluderà a Napoli mercoledì 18 novembre.
per info pasqualeorlando1@gmail.com

domenica, febbraio 08, 2009

TITO BOERI: "LE FAMIGLIE SENZA AIUTI". (aiuti all'auto sì e ammortizzatori sociali no!)


Nelle ultime tre settimane i grandi quotidiani, soprattutto quelli con partecipazioni rilevanti della Fiat, ci hanno bombardato di articoli sugli aiuti statali all´industria dell´auto. La Stampa ha dedicato nove titoli agli auto-aiuti, otto il Sole24ore, sei il Corriere della Sera e cinque la Repubblica.
Un totale di 28 titoli contro solo 5 destinati agli ammortizzatori sociali, anch´essi nell´agenda del Consiglio dei Ministri di ieri e di ripetuti incontri dell´esecutivo con le Regioni, di fronte all´aggravarsi della crisi occupazionale. Puntuali, ieri, gli incentivi all´auto sono arrivati assieme alla certificazione del fatto che la riforma degli ammortizzatori sociali non ci sarà. Questione di priorità.
Silvio Berlusconi, che nei giorni scorsi si era vantato di avere salvato l´economia mondiale con piani poi ripresi da tutti (stranamente senza mai citarlo), si è ieri affrettato a precisare che questo pacchetto darà un forte impulso al prodotto interno lordo, riducendone la caduta di almeno un punto percentuale. Come dire che un pacchetto di due miliardi di euro fa crescere il Pil di più di 15 miliardi!
È un´elasticità del Pil alla spesa pubblica del tutto inverosimile. Il Centro Studi Promotor, emanazione della società che gestisce il Lingotto e il Motor Show di Bologna, sostiene che le misure si autofinanziano. Ma ignora il fatto che ogni acquisto indotto dalla rottamazione andrà a scapito di consumi futuri e ridurrà l´acquisto di altri beni durevoli. Come mostrato su www.lavoce.info, pur prendendo buona la stima di Promotor di 300.000 nuove autovetture da 15 milioni vendute, non più di un sesto del sussidio potrebbe realisticamente essere finanziato dalle entrate Iva originate da queste vendite. Caleranno, infatti, le entrate per i minori consumi di altri beni, forse ancora più ecologici di quelli che si dice di voler sostenere.
E´ da più di dieci anni che lo Stato concede aiuti all´industria dell´auto. Nel 1997 si chiamavano "incentivi alla rottamazione", dal 1998 al 2002 "contributi statali per l´acquisto di un´auto nuova". Col nuovo millennio si è passati agli "eco-incentivi" e, infine, agli "euro incentivi" del 2006-8. Gli aiuti di ieri passeranno probabilmente alle cronache come bonus per i consumi durevoli, dato che riguardano in minima parte anche mobili ed elettrodomestici (ma ci sono tanti altri beni durevoli più ecologici, a partire dalle biciclette). Questi aiuti di stato sono stati concessi così a lungo senza condizionarli ad alcuna ristrutturazione, mentre dovrebbero essere forniti solo come misure temporanee subordinate a impegni verificabili da parte di chi li riceve a rendersi autosufficiente. Gli aiuti per sempre e incondizionati generano mostri come Alitalia.
Durante una crisi globale, generalizzata a tutti i comparti, come quella che stiamo vivendo, gli aiuti all´auto sottraggono risorse a famiglie e ad altre imprese, ugualmente in cerca di aiuto. Dare un euro a un settore significa togliere un euro a un altro settore. Le recessioni sono anche un´occasione per cambiare specializzazione produttiva, puntando su nuove iniziative imprenditoriali. Per questi motivi bisognerebbe procedere con interventi orizzontali, accessibili anche da chi ha idee nuove e vuole sfruttare la recessione per metterle in pratica. Le scelte di ieri del governo sono, invece, tutte a favore dello status quo. Gli aiuti hanno un nome e cognome come molte leggi dello Stato in questa legislatura. Qualche settimana fa si era scritto della Gheddafi tax definita in modo tale da escludere tutti tranne l´Eni. Oggi abbiamo invece incentivi fiscali targati Fiat multipla bipower. Ed è la Fiat che ha investito di più nelle auto a metano, definita "tecnologia di particolare interesse" dal prospetto governativo. Non a caso ieri i titoli dell´azienda torinese sono cresciuti del 6 per cento, dopo avere conosciuto incrementi a due cifre nei giorni precedenti, nell´attesa dei provvedimenti.
Nella nota di aggiornamento al programma di stabilità che il Ministro Tremonti ha ieri presentato al Governo e che verrà nei prossimi giorni notificata a Bruxelles c´è scritto chiaramente che quella di ieri sarà l´ultima misura anticrisi varata dal Governo. Basta guardare le previsioni sul disavanzo 2009: -3,7 per cento a fronte di una stimata riduzione del prodotto interno lordo del 2 per cento. Ogni punto di Pil in meno significa almeno mezzo punto di disavanzo in più. Oggi il deficit è al 2,8 per cento, quindi secondo il Governo salirà quest´anno meno di un punto. Questo significa che il deficit programmato per il 2009 sconta solo la recessione, mentre esclude la riforma degli ammortizzatori sociali o altre misure che, ad esempio, sblocchino il credito alle imprese, anche a quelle che non hanno santi in paradiso. Il nostro premier apparentemente è stato così impegnato nel "vendere" agli altri paesi i suoi piani da dimenticarsi che gli interventi sul credito in Italia sono in ancora in attesa dei decreti attuativi.

venerdì, novembre 28, 2008

Aiuti : ai precari un'una tantum. La manovra cambia mentre famiglia cristiana chiede una no tax familiare

Oggi il pacchetto anticrisi approderà in Consiglio dei ministri per essere varato. Se il dubbio dell’ultim’ora riguarda la detassazione delle tredicesime, che per Tremonti però costerebbe troppo portando il piano dai 4 ai 6 miliardi, l’attesa maggiore è per l’estensione degli ammortizzatori sociali (per cui i fondi salgono a 1,2 miliardi) ai lavoratori precari. Già, ma a quali precari? Solo ai contratti a termine e di somministrazione? Con l’aiuto del prof. Michele Tiraboschi, docente di Diritto del Lavoro all’Università di Modena e R. Emilia e Direttore della Fondazione M. Biagi, proviamo a prefigurare lo scenario dei sussidi se il decreto verrà varato.

MISURA D’EMERGENZA. «L’estensione delle indennità - spiega Tiraboschi - è una misura del tutto emergenziale e le risorse in campo le sapremo solo oggi. La premessa è necessaria, perché il sistema di ammortizzatori andava riformato con la legge Biagi. Ora è tardi, e costerebbe troppo».

DECADENZE. «Il primo passo - prosegue - sarà attuare la regola che prevede la decadenza delle indennità per quei lavoratori che rifiutano occasioni congrue o percorsi di riqualificazione. Questo per contrastare mosse opportunistiche ma soprattutto per poter estendere il campo dei sussidi».

NUOVI BENEFICIARI. «A beneficiare presumibilmente saranno quelle forme di lavoro flessibile strutturate e di qualità, come il contratto di apprendistato e il lavoro temporaneo tramite agenzia».

CHI RESTA FUORI. «Da evitare (e verrà evitata) l’estensione verso il lavoro coordinato e continuativo (a parte i casi di monocommittenza). Per un duplice motivo: o ( per via dell’azienda) sono dipendenti mascherati, allora la tutela è un’altra, o sono autonomi genuini che lavorano a risultato e non necessitano delle tutele del lavoro dipendente».

CO.CO.PRO. «Per i lavoratori a progetto si ipotizza una misura una tantum consapevoli che la crisi potrebbe colpire anche loro».

ALTRE RISORSE . «Infine è prevista una valorizzazione degli enti bilaterali anche al fine di individuare prestazioni aggiuntive rispetto a quelle garantite dal sistema generale. Potenziate anche le risorse per le casse in deroga ». (VALERIO MINGARELLI)



E Famiglia Cristiana denuncia: basta con le misure «una tantum»

Stop alle «una tantum»: per restituire alle famiglie italiane «capacità di spesa» serve introdurre una «no tax area familiare», che tenga finalmente conto dei carichi familiari «in modo equo e universalistico» con il meccanismo delle deduzioni dal reddito. Lo scrive Famiglia cristiana in un editoriale firmato da Francesco Belletti, direttore del Centro internazionale Studi Famiglia, legato al settimanale paolino.

Secondo Famiglia cristiana, le misure «ventilate» dal governo in questi giorni «sembrano, purtroppo, riproporre una logica vecchia, sciaguratamente bipartisan, che non riesce a cambiare neanche di fronte a un'emergenza economica così radicale: si sente, infatti, parlare di interventi una tantum, e di sostegni solo per 'famiglie disagiate', criterio apparentemente equo e solidaristico, ma - scrive Belletti - di fatto solo di tipo riparatorio e assistenziale».

«La nostra richiesta - si legge ancora - è quella di restituire capacità di spesa a tutte le famiglie, introducendo una no tax area familiare»: il sistema «prevede che per ogni nucleo familiare sia definita un'area esente da tassazione, che sia però conteggiata per ciascun membro. Tale area può essere individuata sulla soglia di reddito individuale già oggi definita non tassabile (pari a circa 7.500 euro): ogni famiglia vedrebbe non tassata una quota di reddito conteggiata sul numero dei membri della famiglia, ponendo fine a un'iniquità fiscale che penalizza soprattutto le famiglie con più figli».

Un modello, secondo Famiglia Cristiana, «semplice», «equo», «economico» e che soprattutto «sarebbe applicabile come misura permanente, uscendo finalmente dalla logica delle una tantum».
24 Nov 2008


venerdì, aprile 20, 2007

Lavoro: indispensabili nuovi ammortizzatori sociali

«Senza l’introduzione di nuovi ammortizzatori sociali di carattere universale è difficile sostenere ancora l’idea di una 'flessibilità buona'». Il presidente delle Acli, Andrea Olivero commenta il discorso pronunciato in audizione alla Camera dal ministro del Lavoro Cesare Damiano, ribadendo l’urgenza di misure innovative in favore delle nuove categorie di lavoratori. «Il binomio lavoro nuovo ammortizzatori vecchi è divenuto oramai insostenibile» afferma il presidente delle Acli, che concorda con il ministro sulla necessità di un nuovo sistema di welfare capace di superare le contraddizioni dell’attuale assetto, che risale agli anni ’60.«C’è bisogno di un disegno riformatore di ampio respiro – spiega Olivero – in grado di inquadrare i nuovi ammortizzatori in una prospettiva di tutela generale, seppur procedendo con gradualità e con interventi parziali. L’obiettivo rimane per noi quello di una flessibilità sostenibile, ma questo è impossibile se la precarietà diventa sistema». Nel merito, le Acli propongono un intervento di base, svincolato dall’appartenenza di settore, dalla dimensione di impresa e dalla tipologia di contratto in cui ciascun lavoratore è inquadrato, e misure aggiuntive da lasciare alla contrattazione settoriale o territoriale. Le tutele che si vogliono assicurare attraverso l’intervento di base riguardano prima di tutto il reddito, con la proposta di due interventi tra loro combinati: per i lavoratori occupati, un assegno di sostituzione del reddito, a carico della contribuzione, nei casi di sospensione e/o cessazione dell’attività lavorativa che possono verificarsi nelle tradizionali fasi di crisi e nei periodi di sospensione della produzione; si tratta di una misura che sostituisce e unifica gli ammortizzatori sociali oggi in vigore (disoccupazione, cassa integrazione, mobilità). Per i lavoratori, invece, che esercitano attività intermittenti, i lavoratori “poveri” (quelli che pur avendo uno o più rapporti di lavoro, non riescono comunque a ricavarne un reddito sufficiente), i parasubordinati, le Acli prevedono una misura nuova, un assegno integrativo del reddito, a carico della fiscalità generale, in modo da assicurare loro un reddito minimo, soprattutto in presenza di situazioni familiari caratterizzate da un disagio sociale evidente o al fine di evitarlo. Un secondo intervento di base riguarda la copertura assicurativa minima in vista della pensione, da garantire in caso di interruzione o sospensione del lavoro. Le risorse necessarie a questo scopo saranno reperite mediante interventi perequativi interni alla solidarietà del mondo produttivo, come attualmente accade attraverso la contribuzione previdenziale. L’apporto della fiscalità generale interverrà quando i sostegni assumono caratteristiche assistenziali.