venerdì, novembre 28, 2008

Aiuti : ai precari un'una tantum. La manovra cambia mentre famiglia cristiana chiede una no tax familiare

Oggi il pacchetto anticrisi approderà in Consiglio dei ministri per essere varato. Se il dubbio dell’ultim’ora riguarda la detassazione delle tredicesime, che per Tremonti però costerebbe troppo portando il piano dai 4 ai 6 miliardi, l’attesa maggiore è per l’estensione degli ammortizzatori sociali (per cui i fondi salgono a 1,2 miliardi) ai lavoratori precari. Già, ma a quali precari? Solo ai contratti a termine e di somministrazione? Con l’aiuto del prof. Michele Tiraboschi, docente di Diritto del Lavoro all’Università di Modena e R. Emilia e Direttore della Fondazione M. Biagi, proviamo a prefigurare lo scenario dei sussidi se il decreto verrà varato.

MISURA D’EMERGENZA. «L’estensione delle indennità - spiega Tiraboschi - è una misura del tutto emergenziale e le risorse in campo le sapremo solo oggi. La premessa è necessaria, perché il sistema di ammortizzatori andava riformato con la legge Biagi. Ora è tardi, e costerebbe troppo».

DECADENZE. «Il primo passo - prosegue - sarà attuare la regola che prevede la decadenza delle indennità per quei lavoratori che rifiutano occasioni congrue o percorsi di riqualificazione. Questo per contrastare mosse opportunistiche ma soprattutto per poter estendere il campo dei sussidi».

NUOVI BENEFICIARI. «A beneficiare presumibilmente saranno quelle forme di lavoro flessibile strutturate e di qualità, come il contratto di apprendistato e il lavoro temporaneo tramite agenzia».

CHI RESTA FUORI. «Da evitare (e verrà evitata) l’estensione verso il lavoro coordinato e continuativo (a parte i casi di monocommittenza). Per un duplice motivo: o ( per via dell’azienda) sono dipendenti mascherati, allora la tutela è un’altra, o sono autonomi genuini che lavorano a risultato e non necessitano delle tutele del lavoro dipendente».

CO.CO.PRO. «Per i lavoratori a progetto si ipotizza una misura una tantum consapevoli che la crisi potrebbe colpire anche loro».

ALTRE RISORSE . «Infine è prevista una valorizzazione degli enti bilaterali anche al fine di individuare prestazioni aggiuntive rispetto a quelle garantite dal sistema generale. Potenziate anche le risorse per le casse in deroga ». (VALERIO MINGARELLI)



E Famiglia Cristiana denuncia: basta con le misure «una tantum»

Stop alle «una tantum»: per restituire alle famiglie italiane «capacità di spesa» serve introdurre una «no tax area familiare», che tenga finalmente conto dei carichi familiari «in modo equo e universalistico» con il meccanismo delle deduzioni dal reddito. Lo scrive Famiglia cristiana in un editoriale firmato da Francesco Belletti, direttore del Centro internazionale Studi Famiglia, legato al settimanale paolino.

Secondo Famiglia cristiana, le misure «ventilate» dal governo in questi giorni «sembrano, purtroppo, riproporre una logica vecchia, sciaguratamente bipartisan, che non riesce a cambiare neanche di fronte a un'emergenza economica così radicale: si sente, infatti, parlare di interventi una tantum, e di sostegni solo per 'famiglie disagiate', criterio apparentemente equo e solidaristico, ma - scrive Belletti - di fatto solo di tipo riparatorio e assistenziale».

«La nostra richiesta - si legge ancora - è quella di restituire capacità di spesa a tutte le famiglie, introducendo una no tax area familiare»: il sistema «prevede che per ogni nucleo familiare sia definita un'area esente da tassazione, che sia però conteggiata per ciascun membro. Tale area può essere individuata sulla soglia di reddito individuale già oggi definita non tassabile (pari a circa 7.500 euro): ogni famiglia vedrebbe non tassata una quota di reddito conteggiata sul numero dei membri della famiglia, ponendo fine a un'iniquità fiscale che penalizza soprattutto le famiglie con più figli».

Un modello, secondo Famiglia Cristiana, «semplice», «equo», «economico» e che soprattutto «sarebbe applicabile come misura permanente, uscendo finalmente dalla logica delle una tantum».
24 Nov 2008


Posta un commento