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mercoledì, gennaio 18, 2012

SPESE RELATIVE AI CONTRATTI DI LOCAZIONE SOSTENUTE DA STUDENTI UNIVERSITARI FUORI sede

L’art.16 “Adeguamento alla procedura di infrazione n.2009/4117 in materia di deducibilità delle spese relative ai contratti di locazione sostenute da studenti universitari fuori sede” della Legge del 15 dicembre 2011 n.217 “Disposizioni per l’adempimento di obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia alle comunità europee – Legge comunitaria 2010” (G.U. n.1 del 2 gennaio 2012) prevede, al fine di adeguare la normativa nazionale a quella dell'Unione europea e per ottemperare alla procedura di infrazione n.2009/4117 avviata ai sensi dell'art.258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, che all'art.15, co.1, lett. i-sexies), del TUIR sono aggiunte, in fine, le seguenti parole: "Alle medesime condizioni ed entro lo stesso limite, la detrazione spetta per i canoni derivanti da contratti di locazione e di ospitalità ovvero da atti di assegnazione in godimento stipulati, ai sensi della normativa vigente nello Stato in cui l'immobile è situato, dagli studenti iscritti a un corso di laurea presso un'università ubicata nel territorio di uno Stato membro dell'Unione europea o in uno degli Stati aderenti all'Accordo sullo spazio economico europeo che sono inclusi nella lista di cui al decreto del Ministro dell'economia e delle finanze emanato ai sensi dell'articolo 168-bis". La presente disposizione si applica a decorrere dal 1° gennaio 2012 (730/UNICO 2013).

martedì, agosto 30, 2011

test immatricolazione: il caso Napoli e Medicina

Federico II, assalto ai test
oltre 4mila aspiranti medici

L'università partenopea conquista il record italiano per numero di giovani iscritti ai quiz per l'immatricolazione: "Professione ambìta come l'oro"

di CARLO FRANCOSulla Federico II e sulla Seconda Università sta per abbattersi l’annuale valanga di aspiranti medici e ingegneri. L’impatto avverrà il 5 settembre e l’ondata, a differenza dell’uragano “Irene” che ha risparmiato New York, travolgerà tutte le facoltà. Il numero che più impressiona alla vigilia dei test di ammissione alle facoltà che iniziano oggi per gli atenei privati e il 5 settembre per quelli pubblici è quello relativo alle domande per l’iscrizione a Medicina: 4.099, quasi quattrocento in più di quelle presentate al San Raffaele di Milano e millecinquecento in più di Roma.

Egualmente fuori controllo le previsioni che si riferiscono all’ateneo bolognese (2937 domande di iscrizione), a quello barese (1529) e alla Statale di Milano (2870).

Cifre da capogiro che se, da una parte, confermano il fascino indistruttibile del «camice bianco» del medico, dall’altra evidenziano i limiti e le disfunzioni dell’università italiana sempre più pachidermica e fuori dagli standard europei. Il boom degli aspiranti medici, tra l’altro, riporta di attualità la tesi ribadita ancora ieri dal professore Andrea Lenzi, coordinatore della Conferenza dei presidi di Medicina, secondo cui «la professione medica è considerata un bene rifugio. Come l’oro». E questo è tanto più valido nei periodi di recessione acuta perché nell’immaginario collettivo la scelta di medicina garantisce, fin dagli esordi, una identità precisa e la certezza di un lavoro ben remunerato».

Il segretario del Cun sostiene anche che i giovani scelgono questa facoltà attratti dal mito del dottore esaltato dalle fiction televisive, ma anche dalla certezza che in futuro neanche tanto lontano ci sarà bisogno di tanti nuovi medici, addirittura ventimila entro il 2018.

È una tesi indubbiamente suggestiva e, in parte, anche non priva di fondamento, ma, restando con i piedi a terra, il presidente dell’Ordine dei medici di Napoli esprime preoccupazioni ben più concrete. «Sarebbe auspicabile dice Gabriele Peperoni che il ministero dell’Istruzione favorisse una selezione meritocratica, in base alla quale le aspiranti matricole possano presentare domanda presso diverse università italiane, le quali procederanno all’ammissione secondo una graduatoria che verrà stilata tenendo conto dei voti riportati nell’ultimo biennio e dell’esame di diploma».

Basta con la mortificante lotteria dei quiz, insomma, che appiattisce e annulla la competitività e obbliga gli studenti, e le loro famiglie, a sobbarcarsi gli oneri della preparazione ai test. La riforma, tra l’altro, è obbligata anche per allineare l’università italiana a quelle degli altri paesi europei, che questo passo in avanti lo hanno già compiuto ricavandone grandi vantaggi.

Ma torniamo ai numeri degli iscritti ai test che, anche per Ingegneria, Matematica e Ingegneria fisica, sono da capogiro e fanno registrare un aumento del 55%. C’è da essere seriamente preoccupati, insomma: alla Cattolica del Sacro Cuore di Roma gli iscritti sono 7333 e, all’interno di questa cifra, le studentesse sono il doppio dei colleghi maschi: 4477 contro 2879. I posti, però, sono 282 e, quindi, verrà ammesso solo uno studente su ventisei. Che chi sa se e quando smaltiranno la delusione. Alla Federico II un calcolo dettagliato non è ancora possibile perché le domande non sono state ancora tutte registrate, ma la tensione è già alle stelle. E a Monte Sant’Angelo, che ospiterà gli studenti della Federico II, e alla Mostra d’Oltremare, che accoglierà quelli della Sun, stanno preparando le aule e la tensostruttura per non farsi travolgere.

giovedì, aprile 22, 2010

Cercasi esperto di comunicazione. Giornalista? No, laureato in psicologia. Acli polemiche.


avviso pubblico sul sito della regione
Cercasi esperto di comunicazione
Giornalista? no, laureato in psicologia
Il «paradosso» nel bando della Seconda università (Sun)
Acli polemica: «Tutti gli altri laureati ignorati»

NAPOLI - L’avviso pubblico è per un posto di esperto in comunicazione ed appare sul sito della Regione Campania. L’azienda per il diritto allo studio universitario (Adisu) della Seconda Università degli Studi di Napoli ha indetto una procedura di valutazione per il conferimento di un incarico di consulenza professionale per il profilo di esperto in comunicazione a supporto dell’Ufficio relazioni con il pubblico dell’Adisu-Sun. La collaborazione avrà la durata di 24 mesi ed è congruamente retribuita. La domanda di partecipazione deve essere consegnata entro e non oltre le 12 del decimo giorno successivo alla pubblicazione del bando sul bollettino della Regione Campania. E in questo, tra i requisiti per l’ammissione al bando, si legge al punto 5: “essere in possesso della laurea triennale di uno dei corsi della facoltà di Psicologia da almeno 2 anni”.

POLEMICA - Da qui scaturisce una polemica sorta quasi per scherzo su Facebook, ma ad opera del presidente nazionale dei giovani delle Acli, Michele Ippolito, che scatena un vivace dibattito polemico. Dapprima in privato, Ippolito esordisce commentando: «Leggo di un bando scritto in maniera veramente straordinaria: la Sun cerca un consulente in comunicazione e lo vuol laureato in uno dei corsi della facoltà di psicologia da almeno due anni. Cioè, io ho un master in comunicazione ma sono laureato in scienze politiche e quindi non potrei partecipare (lungi da me...). E poi: bando aperto per ben dieci giorni». Si scatenano gli interventi sul social network e tra i vari prevedibili commenti, spicca il dirimersi di una questione di umidità. «Il mio master invece è stato utilissimo – commenta una amica di Ippolito – era in mediazione e gestione dei conflitti e mi hanno rilasciato una pergamena così grande che sono riuscita a nasconderci dietro un’enorme macchia di umido nello studio, senza quel master come lo risolvevo il problema?». Fin qui lo scherzo. Poi Ippolito dirama una nota ufficiale dalle Acli. «Il bando della Seconda Università degli Studi di Napoli è un schiaffo in faccia alle migliaia di giovani disoccupati, giornalisti e non, laureati ed in possesso di master in comunicazione. Già il fatto che resti aperto appena dieci giorni dovrebbe rappresentare un campanello d’allarme. Se poi pensiamo che 50mila euro lordi saranno assegnati ad un esperto in comunicazione che come requisito minimo abbia una laurea triennale in psicologia i dubbi che il bando sia stato confezionato come una giacca sono legittimi. Quando ho letto il testo sul bollettino ufficiale della Regione Campania sono sobbalzato ed ho deciso di condividere con quanta più gente possibile la notizia su Facebook e grazie al social network la voce ha iniziato a circolare. I giovani delle Acli ora si aspettano che la Sun torni sui suoi passi ed annulli il bando».

I NUMERI DELLA FACOLTA' - E sì che la facoltà di psicologia della Sun brilla per eccellenza. Con 3.780 iscritti l’anno scorso conquista il 5° posto sulle 12 facoltà di Italia nella classifica stilata dal quotidiano La Repubblica. Classifica che riconosce alla facoltà “un’alta qualità di ricerca e di produzione scientifica ed una platea studentesca soddisfatta” e “fulcro della consistente attività clinica e di ricerca è il Dipartimento di Psicologia, che collabora con istituti di ricerca regionali, nazionali e internazionali”. L’offerta didattica della facoltà: un corso di laurea triennale in Scienze e tecniche psicologiche e 3 corsi di lauree magistrale in "Psicologia clinica", "Psicologia dei processi cognitivi" e "Psicologia applicata ai contesti istituzionali" abbinati a progetti di formazione permanente, tirocini professionalizzanti e Master. Ma tant’è, per le Acli l’incongruenza ci starebbe tutta.

Luca Marconi
22 aprile 2010

giovedì, novembre 13, 2008

I ricercatori: gioco dell’oca contro la riforma

ENRICA PROCACCINI La protesta stavolta sceglie metafora il gioco dell’oca. I lavoratori napoletani degli enti di ricerca e delle università hanno organizzato, ieri pomeriggio, un singolare gioco dell’oca a piazza San Domenico Maggiore. Tiri il dado e vai su un borsista, ritiri e avanzi su un dottorando o un assegnista. Le 150 caselle sono le fotografie dei ricercatori che hanno messo a disposizione la propria immagine, tutta da calpestare, ma solo per un giorno. La metafora rimanda alla riduzione dei fondi ordinari per la ricerca e al blocco del processo di stabilizzazione dei precari, misure «che calpestano la ricerca» e contro cui il coordinamento dei precari, insieme con la Flc-Cgil (Federazione dei lavoratori della conoscenza), è scesa in piazza ieri pomeriggio e parteciperà alla manifestazione nazionale, a Roma, venerdì prossimo. Tra le 150 «facce» disposte sul lastricato della piazza, volti noti come quello del preside della facoltà di Biotecnologie, Gennaro Marino, o quello di Rosario Palumbo, che insegna Chimica alla Federico II. Ma anche tanti precari, tecnici, amministrativi, tempi determinati e «cococo». «Sono la numero 142 nella lista dei tecnologi e ricercatori del Cnr - dice Katia D’Ambrosio, ricercatrice a tempo determinato, dal 2003, all’Istituto di Biostrutture e Bioimmagini (Ibb) - dopo la stabilizzazione ad aprile scorso di circa 250 persone, a settembre sarebbe dovuto toccare a me. E invece è arrivato Brunetta, ha bloccato tutto e oggi, nonostante la sua parziale retromarcia, non so che cosa sarà di me». Stessa incognita per Germano Delfino, tecnico dell’Ibb-Cnr. «Dopo la laurea ho lavorato prima con un privato, poi sono entrato con un concorso al Cnr a Roma, dopo 5 anni non mi hanno rinnovato il contratto e sono tornato a Napoli dove ho ottenuto un cococo all’Ibb-Cnr che scade ad aprile: dopo 36 mesi di collaborazione, o mi stabilizzano o vado a casa». In Piazza San Domenico, un videoproiettore manda le immagini di ricercatori dell’Istituto di Ottica applicata del Cnr. E ancora informazioni sulle nuove normative che investono direttamente o indirettamente il campo della ricerca, dal decreto 133, ribattezzato «l’ammazza-precari», al 155, il decreto «salva-banche», che storna risorse per la stabilità del sistema creditizio. A Napoli, per il presidio, arriva anche Marco Broccati, segretario nazionale della Flc. «Questa volta - dice - non è come le altre: non si tratta di una Finanziaria che chiude un po’ i rubinetti. Con la riduzione dei finanziamenti alle università, il blocco delle assunzioni e la facoltà degli atenei di diventare fondazioni, rischiamo di vedere la fine dell’università nel giro di due anni». A un anno dalla pensione, scende in piazza anche Goffredo Zehender, ricercatore Cnr: «In un Paese che calpesta la ricerca pubblica, non ho potuto creare intorno a me e ai miei progetti un gruppo di giovani ricercatori. E ora non so a chi passare il testimone. Con il ministro Mussi avevamo avviato un processo di partecipazione per la riforma dell’università e della ricerca, oggi tutto questo è sfumato». Intanto dalla piazza si leva anche un appello all’ex ministro Luigi Nicolais, che pur viene dal mondo accademico: «Se ci sei, batti un colpo».

mercoledì, novembre 12, 2008

Fisciano: “ Associazioni No Profit E Territorio: Quale Futuro?”

Si terrà giovedì 13 Novembre 2008 alle ore 18.30 presso l’aula consiliare del Comune di Fisciano la manifestazione di chiusura del "Corso di Formazione all'Associazionismo 2008" organizzato dal Forum dei Giovani del Comune di Fisciano attraverso i consiglieri Davide Califano e Salvatore Scafuri.
La manifestazione che avrà luogo presso il consesso fiscianese alle ore 18:30 sarà anche un convegno sul tema: “ Associazioni No Profit E Territorio: Quale Futuro?”

Saluteranno i partecipanti: Davide Califano e Salvatore Scafuri (organizzatori del Corso).

Relazioneranno ed interverranno:
Avv. Tommaso Amabile, sindaco del Comune di Fisciano;
Dott. Gianluca Mastrovito, responsabile provinciale ACLI,
Prof. Avv. Salvatore Sica, prof.re ordinario di diritto privato dell’Università degli Studi di Salerno e noto esperto in materia di onlus;
Dott. Salvatore De Simone, assessore anche al terzo settore del Comune di Castel San Giorgio,
Dott. Gianni Iuliano, vice-presidente della Provincia di Salerno.

Modera Donata Landi (presidente del Forum dei Giovani di Fisciano).


Parteciperanno al convegno i corsisti del corso di formazione i quali riceveranno gli attestati di formazione.
Sono stati chiamati a partecipare anche gli studenti della Facoltà di Giurisprudenza i quali partecipando al convegno potranno conseguire 2 crediti formativi universitari utili al profitto di laurea.

La cittadinanza è ovviamente invitata a partecipare.

giovedì, agosto 28, 2008

Università: Ingegneria batte giurisprudenza

UNIVERSITÀ LA SCELTA
I primi dati confermano l’andamento di questi anni Salerno si allinea al trend ma alla Sun resiste Legge



MARISA LA PENNA Giampiero Martuscelli, ingegnere edile, 48 anni, è un esperto nel settore progettazione. Dopo un master di specializzazione alla Columbia University di New York, ha lavorato a lungo negli Stati Uniti presso una delle più note società di ingegneria americana - la «Weidlinger Associates Consulting Engineers» - nel campo della progettazione di grandi opere (tra le altre, la realizzazione di ambasciate americane all’estero in grado di resistere alle esplosioni causate da eventuali attentati terroristici). Dal 1987 svolge la propria attività tra Napoli, Roma e Milano nell'ambito della progettazione, nonché della direzione dei lavori e dei collaudi, di opere sia pubbliche che private (Tav, Centro Direzionale, Autostrade). Da tre anni il numero di studenti di Ingegneria supera quello degli studenti di Giurisprudenza. Perché, secondo lei? «Ingegneria ha sempre rappresentato una laurea con buone possibilità di occupazione. Si tratta di una strada estremamente difficoltosa che alla fine, però, ripaga degli sforzi fatti. Un laureato in ingegneria trova sempre sbocchi sul mercato». Il lavoro, insomma, è una certezza? «Sì. E parlo per esperienza diretta. Al mio studio arrivano di continuo curriculum di giovani laureati. Molto spesso, nel giro di qualche settimana, proviamo a chiamarli per offrire loro un’opportunità di lavoro. Bene, la maggior parte delle volte hanno già trovato una collocazione. In altri studi, in grandi imprese. Questo vuol dire che l'attesa per un lavoro è minima rispetto a un laureato in altre discipline». È l’unica motivazione nella scelta? «C'è anche un secondo aspetto, a mio parere negativo, che induce gli studenti a orientarsi verso la facoltà di Ingegneria». Quale? «Il nuovo ordinamento ha spezzato il corso di laurea tradizionale nel cosiddetto tre più due. Un programma di studi meno difficile di un tempo e, dunque, molto più abbordabile. Sono scomparsi alcuni ”mostri sacri” come scienza delle costruzioni, oggi ridotta a un corso semestrale di cinquanta ore, certamente meno approfondito di un corso annuale». Si dovrebbe fare marcia indietro? «Il mio auspicio è senza dubbio un ritorno al vecchio ordinamento, oppure una nuova formula che possa essere più vicina a quella originaria».

sabato, febbraio 09, 2008

Non sottovalutiamo la feccia antisemita; va scovata e colpita! (dal blog di Gennaro Carotenuto)

Quando l’altro ieri mattina ho ricevuto la lista nera degli “sporchi ebrei” che infiltrerebbero l’università italiana sono sobbalzato. I baroni, le lobby manovrate dal sionismo, gli agenti al servizio di uno stato straniero e via farneticando con un linguaggio solo apparentemente vetero. La lista nera (black list in italiano corrente), oggi oscurata, era a questo link, ma sulla cache di google si leggono ancora delle delizie tratte dal blog ospitato da Il Cannocchiale.

Nulla di nuovo sotto il sole che sorge libero e giocondo. Vi si legge l’invito a “leggere libri italiani” e non “ebrei” (sic!) o l’apologia del negazionista Faurisson, fatto ovviamente passare come vittima del complotto sionista mondiale.

Oppure c’è la denuncia del Partito Democratico in quanto partito sionista (doppio sic!) perché (triplo sic!) colpevoli di avere tra i propri coordinatori un ragazzo di 24 anni reo di chiamarsi Tobia Zevi.

Ovviamente il sito difende la “razza italiana”. “Prima gli italiani” è lo slogan. E’ lo stesso slogan di Gianfranco Fini di poche campagne elettorali fa, non c’è bisogno di rimembrare il ventennio. Ti assale una pigrizia terribile a dover ricordare a qualcuno che fa solo finta di non saperlo che anche gli “ebbbrei” siano italiani. Poi gli antisemiti sposano (e come ti sbagli) il boicottaggio della fiera del libro di Torino. Ovviamente i palestinesi sono solo un pretesto. Lo si capisce quando si fa l’apologia degli attentati kamikaze contro “gli zingari assas-sionisti”, pure spiritoso nel mettere zingari ed ebrei insieme; come ad Auschwitz.

Si prosegue, se non si vomita prima, con un’apologia del razzismo presa pari pari da Telesio Interlenghi e poi con la più banale delle apologie dell’antigiudaismo storico: “possibile che tutti quelli che ce l’hanno avuta con gli ebrei fossero pazzi?”. Per giustificarlo -apologia di genocidio- c’è una lunga lista di massacri e stragi di ebrei nella storia. Se ci sono stati tanti pogrom -è la raffinata argomentazione- qualche motivo doveva pur esserci. Ed ecco che il carnefice diventa vittima e la vittima carnefice.

Segue l’immancabile lista degli “affaristi ebraici” suddivisi paese per paese (se è necessario viene specificato se da parte di padre o madre). La lobby ebraica nel cinema, nelle banche, nelle università.

Quindi si legge un appello -questo nuovo mi sembra, a meno di non rifarsi al ‘38- ad escludere i candidati con cognomi ebraici dalle prossime elezioni del 13 aprile, ed altre amenità sullo stesso stile.

Il caso del blog del Cannocchiale non è banale e non è lecito nascondersi dietro la tesi del gesto isolato o peggio della ragazzata in una capitale, Roma, la nostra, tappezzata in questi giorni dalle croci celtiche e dai manifesti di Forza Nuova. Si configurano una serie di reati gravissimi a partire dall’apologia del fascismo e del nazismo e l’istigazione all’odio razziale. Soprattutto la minacciosa creazione di liste nere ha un sapore antico ma è anche sinistramente nuova nella sua gravità e pericolosità sociale.

Non semplicemente la polizia postale oscurando il sito, ma la magistratura deve scovare e colpire durissimamente le canaglie razziste nascoste dietro l’anonimato di un blog. Non si può giocare con le liste nere, con chi indica gli obbiettivi da colpire, ne fa il nome e i luoghi di lavoro e li rende oggettivamente un bersaglio in un paese dove a destra (ma anche in frammenti dell’estrema sinistra) l’antisemitismo sta tornando rampante e dove di manovalanza neonazi pronta a farsi “onore” ce n’è fin troppa.

Vorrei essere anche io iscritto d’ufficio in quella lista nera, dovremmo volerci essere in milioni in quella lista e trasformarla nell’elenco telefonico. Noi siamo “razza umana”, i razzisti no.
(non c'è altro da aggiungere. p.o. )

mercoledì, settembre 12, 2007

Test medicina: Web scatenato, tra "Mussi santo subito" e appelli per proteste e ricorsi collettivi

C’è chi vorrebbe "Mussi Santo subito" e grida "giustizia è stata fatta!". Chi ha fatto un voto, ha saputo che non dovrà ripetere il test ed ora dovrà andare a fare "un pellegrinaggio a Santiago de Compostela". Chi, invece, non si accontenta della decisione del ministro di far ripetere il test solo a Catanzaro. Tutti, comunque, si incontrano sui blog e sui forum, per chiedere più lealtà nelle università e soprattutto che non si ripeta più quella che ormai nel gergo del web viene definita "testopoli".

Si erano raccolti in un sito (www.test-medicina.135.it) i ragazzi che non volevano l’annullamento a livello nazionale dei test. Hanno organizzato una petizione, chiesto agli studenti di fotografare e mettere online la mole di libri che li hanno accompagnati durante i mesi di studio e oggi festeggiano e ringraziano il ministro. Sta già facendo il giro del web l’immagine del ministro con la scritta "Santo Subito".

Sono soddisfatti anche i ragazzi che popolano il forum di www.futurimedici.com. Quasi tutti d’accordo sulla decisione di far ripetere il test solo a Catanzaro. «Giustizia è stata fatta – si legge - ai non ammessi: in bocca al lupo per l'anno prossimo e non aspettate di vedere le graduatorie per denunciare stranezze durante il test». In pochi protestano e dicono che si tratta di una "pezza" messa da Mussi. «Scusate ma Ancona e Chieti che fine hanno fatto? – si legge ancora - in tutte le altre città nemmeno un controllino?».

Ma c’è l’altra parte del web che è ancora in subbuglio. Il sito dell’Unione degli universitari (www.udu.it) continua a battersi per l’annullamento dei test a livello nazionale. Hanno scritto una lettera al presidente della Repubblica contro il numero chiuso, rilanciano la campagna per il libero accesso all’università. Convocano una manifestazione davanti al Ministero dell’Università per martedì 18 settembre alle ore 14. Reputano insufficiente la risposta di oggi di Mussi e continuano a promuovere il ricorso collettivo nazionale, «rivolto a tutti i ragazzi che hanno partecipato al test di ammissione nelle varie facoltà di Medicina e Chirurgia». Sul sito si può scaricare il modulo per aderire alla campagna. Anche il sito del Coordinamento per il diritto allo studio, Sindacato studentesco universitario
(www.coordinamento.org) raccoglie l’iniziativa dell’Udu e offre istruzioni su come fare il ricorso collettivo.

Ed è soprattutto sui blog che si raccoglie la rabbia, le lacrime e la protesta di tanti studenti. Su un blog un ragazzo chiede che anche a Messina il test per la facoltà di Medicina e Chirurgia venga ripetuto affermando che «non è stato consentito ad alcuno di assistere alle prove di esame, pare che in alcune aule sia stato consentito di iniziare la prova con ben 30 minuti di anticipo e che si sia proceduto alla composizione delle aule con un sistema computerizzato, dimenticando di inserire alcuni nominativi. Questi successivamente sono stati aggiunti … sul genere della riffa parrocchiale».

Anche Erika è furiosa perché fare il medico era il sogno della sua vita e non è passata, forse per colpa dei raccomandati. In molti si lamentano «e chi ha studiato tutta l'estate ed è rimasto fregato?» (falla-girare.blogspot.com/).

La protesta arriva in tutti gli angoli del web e in tutte le forme. Jacopo, 23 anni, studente di medicina a Firenze fa una semplice domanda: «e tu quanto hai pagato per entrare a medicina?». Mentre Ippocrata (e il nick scelto non è un caso) che si definisce "studentessa di medicina fuori corso e a mezzo servizio" propone ironicamente: «... io mi vendo la mia matricola e libero un posto… poi rifaccio il concorso, entro (io che ho studiato), finisco gli esami e mi laureo. Ecco trovato il modo di capitalizzare la cultura». Qualcuno le avrà risposto?
di Laura Bogliolo su Il Messaggero

domenica, settembre 09, 2007

Fuga di notizie sui test, pm all’università Medicina

Il ministro: errori nei questionari, prove annullabili
Fuga di notizie sui test, pm all’università Medicina, plichi aperti a Catanzaro. Mussi: voti sospetti al Sud


ROMA — Test di ammissione alle facoltà di Medicina e Chirurgia, l’Italia corre a due velocità ma c’è il sospetto che al Sud le procedure per le selezioni siano state meno rigorose. A Messina, tanto per fare un esempio, i primi 44 candidati classificati sono risultati essere più bravi del migliore studente in corsa a Siena. Mentre a Bari ci sono sette «eccellenze» che superano il più preparato tra i concorrenti presentatisi alla «Sapienza» di Roma.A Catanzaro, invece, qualcuno ha esagerato aprendo addirittura i plichi inviati dal ministero: tanto da indurre il rettore dell’università «Magna Grecia», Saverio Costanzo, a chiamare il procuratore della Repubblica e il ministro Fabio Mussi che ha subito congelato la correzione degli elaborati svolti nel capoluogo calabrese.
Tutto questo, col carico da novanta degli errori nel questionario nazionale di 80 quiz sottoposto ai 70 mila esaminati lo scorso 4 settembre, ha dunque messo in allarme il ministro Mussi (Università e Ricerca) che, a questo punto, non esclude l’annullamento di alcune prove di esame. Col passare dei giorni, infatti aumentano le anomalie statistiche: «Voglio una relazione chiara per avere rapidamente gli elementi per poter intervenire. Quali garanzie abbiamo delle segretezza di questo quiz? Ho ricevuto un’informativa in cui mi si segnala che con il massimo dei voti a Medicina in Italia sono usciti sette studenti: ebbene quattro di questi sono dell’Università di una città del Sud con poche decine di migliaia di abitanti. Per ottenere una simile statistica bisognerebbe che questa città avesse 60 milioni di abitanti».
Ecco, la provocazione di Mussi che annuncia per la prossima settimana decisioni «giuridicamente ineccepibili e politicamente forti», non smuove di un millimetro i presidi delle facoltà meridionali potenzialmente sotto accusa. Tra quali, anzi, c’è chi si vanta dei risultati ottenuti dai candidati presentatisi nel Mezzogiorno: «Se queste eccellenze fossero tutte nella mia facoltà non mi meraviglierei», commenta il preside Emanuele Altomare della giovanissima facoltà di Medicina di Foggia. A Messina, il preside Emanuele Scribano ci scherza su: «No, non possiamo essere noi perché Messina ha più di 200 mila abitanti. E’ vero, i nostri candidati sono più preparati anche se poi, purtroppo, una volta laureati se ne vanno a lavorare al Nord».
Nando Dalla Chiesa, sottosegretario all’Università, non è così sereno e segnala che oltre a una valanga di richieste di raccomandazione giunte al ministero («Tutte respinte, perché è un reato») qualcosa di strano è successo a Bologna: qui, tra i candidati, c’erano decine di ultra quarantenni (forse genitori) che sono sospettati di aver dato un «aiutino» ai figli. Per questo, spiega Luigi Frati, preside di Medicina alla «Sapienza», «da anni noi sistemiamo i candidati in aula per ordine di data di nascita in modo che i "vecchietti" stiano tutti da una parte».
Ecco, insistono al ministero, ora bisogna verificare se questa disposizione sia stata rispettata in tutta Italia così come quella procedura che prevedeva, per ordine di Mussi, la distribuzione di questionari sfalsati nella numerazione dei quiz per i candidati seduti allo stesso banco. Ora toccherà al ministro tirare le somme sui risultati più che lusinghieri ottenuti nelle Università del Sud rispetto ai voti più contenuti concessi al Centro Nord. Di certo, conclude Mussi, «questo è l’ultimo anno che si procede con questo sistema troppo affidato all’arbitrio e alla manipolazione».
Dino Martirano
09 settembre 2007

mercoledì, marzo 07, 2007

internettopoli: un blog scopre la gaffe dell'Adisu: tutti i dati personali degli studenti visibili in rete.

Su La Repubblica ed. napoli di stamattina, ho letto un mega articolo sulla scoperta di un vero e proprio scandalo avvenuto all'azienda per il diritto allo studio universitario. Tutto è stato scoperto da un blogger: internettopoli che ha pubblicato sul sito questa strana storia. Invece di riscriverla e interpetrarla l'ho ricopiata e pubblicata. E' un blog che va seguito a testimonianza che i sociologi anche se ancora studenti con il blog fanno cos' 'e pazz'!!! Complimenti!


Volete un buon metodo per controllare i dati personali di oltre 10.000 studenti? Il sito dell'A.di.s.u. Federico II, l'Azienda pubblica per il diritto allo studio universitario, li fornisce gratuitamente e a tutti. In questo sito si è iscritta la maggior parte degli studenti napoletani, per la speranza di ottenere la borsa di studio (quando ci sono i fondi) o agevolazioni sul servizio ristorazione (agevolazioni che per la mia facoltà non esistono, ma ne parlerò più avanti). Quali sono i dati sensibili che potrete trovare sul sito? Cognome, nome, matricola, ISE, ISEE, crediti raggiunti, media universitaria e l'importo dell'eventuale borsa di studio. Alla faccia della privacy! E l'accesso è libero a tutti, basta cliccare su "Sportello Online" dalla home page, poi su "Visualizza esiti della graduatoria definitiva", quindi digitare un cognome a casaccio (o il cognome della persona desiderata, se siamo spioni). Possiamo vedere anche i dati delle persone escluse dal concorso, e il motivo (reddito alto, media bassa, crediti insufficienti). Tutto questo, ripeto, ad accesso LIBERO. Chiunque può leggere queste informazioni, mentre l'anno scorso l'accesso era limitato agli utenti che si erano iscritti al concorso, mediante l'utilizzo di username e password. La cosa è scioccante...
Punto 2. Ho un'altra critica da fare a chi ha gestito il concorso della borsa di studio: in pratica i primi a ricevere i soldi sono le persone che la borsa di studio l'hanno ricevuta l'anno precedente. Se un povero cristo si è iscritto soltanto quest'anno, ha una buona media e un sufficiente numero di crediti, in graduatoria viene messo più giù di quelli che la borsa di studio la confermano (anche se hanno un indice di merito minore). Vi sembra giusto? A me no... e ricorrere al TAR per questa cosa è purtroppo impossibile, in quanto questa inutile regola era scritta chiaramente nel bando.
Punto 3: Le anomalie del servizio ristorazione. L'Adisu dà diritto, a chi è risultato idoneo assegnatario o soltanto idoneo (cioè che non ha potuto ricevere la borsa di studio per mancanza di fondi, gli sfigati come me insomma), di poter accedere al servizio ristorazione nei locali convenzionati, cioè di poter avere gratis un pasto al giorno (primo, secondo, contorno, acqua). Chi frequenta la Facoltà di Sociologia è ancora più sfigato: nelle vicinanze l'intelligente Adisu non ha convenzionato NESSUN locale. Chi ha diritto a un pasto gratis dovrebbe farsi chilometri a piedi, correndo per poter mangiare nello spacco tra un corso e l'altro. E' ovvio che, putroppo, la totalità degli studenti (me compreso) si deve accontentare di andare a COMPRARE a prezzi esorbitanti qualcosa da mangiare (tralaltro i commercianti della zona hanno prezzi più alti del normale, proprio per guadagnarci di più). Insomma, per l'Adisu gli studenti della facoltà di Sociologia non esistono.
Volete un buon metodo per controllare i dati personali di oltre 10.000 studenti? Il sito dell'A.di.s.u. Federico II , l'Azienda pubblica per il diritto allo studio universitario, li fornisce gratuitamente e a tutti. In questo sito si è iscritta la maggior parte degli studenti napoletani, per la speranza di ottenere la borsa di studio (quando ci sono i fondi) o agevolazioni sul servizio ristorazione (agevolazioni che per la mia facoltà non esistono, ma ne parlerò più avanti). Quali sono i dati sensibili che potrete trovare sul sito? Cognome, nome, matricola, ISE, ISEE, crediti raggiunti, media universitaria e l'importo dell'eventuale borsa di studio. Alla faccia della privacy! E l'accesso è libero a tutti, basta cliccare su "Sportello Online" dalla home page, poi su "Visualizza esiti della graduatoria definitiva", quindi digitare un cognome a casaccio (o il cognome della persona desiderata, se siamo spioni). Possiamo vedere anche i dati delle persone escluse dal concorso, e il motivo (reddito alto, media bassa, crediti insufficienti). Tutto questo, ripeto, ad accesso LIBERO. Chiunque può leggere queste informazioni, mentre l'anno scorso l'accesso era limitato agli utenti che si erano iscritti al concorso, mediante l'utilizzo di username e password. La cosa è scioccante...Punto 2. Ho un'altra critica da fare a chi ha gestito il concorso della borsa di studio: in pratica i primi a ricevere i soldi sono le persone che la borsa di studio l'hanno ricevuta l'anno precedente. Se un povero cristo si è iscritto soltanto quest'anno, ha una buona media e un sufficiente numero di crediti, in graduatoria viene messo più giù di quelli che la borsa di studio la confermano (anche se hanno un indice di merito minore). Vi sembra giusto? A me no... e ricorrere al TAR per questa cosa è purtroppo impossibile, in quanto questa inutile regola era scritta chiaramente nel bando.Punto 3: Le anomalie del servizio ristorazione. L'Adisu dà diritto, a chi è risultato idoneo assegnatario o soltanto idoneo (cioè che non ha potuto ricevere la borsa di studio per mancanza di fondi, gli sfigati come me insomma), di poter accedere al servizio ristorazione nei locali convenzionati, cioè di poter avere gratis un pasto al giorno (primo, secondo, contorno, acqua). Chi frequenta la Facoltà di Sociologia è ancora più sfigato: nelle vicinanze l'intelligente Adisu non ha convenzionato NESSUN locale. Chi ha diritto a un pasto gratis dovrebbe farsi chilometri a piedi, correndo per poter mangiare nello spacco tra un corso e l'altro. E' ovvio che, putroppo, la totalità degli studenti (me compreso) si deve accontentare di andare a COMPRARE a prezzi esorbitanti qualcosa da mangiare (tralaltro i commercianti della zona hanno prezzi più alti del normale, proprio per guadagnarci di più). Insomma, per l'Adisu gli studenti della facoltà di Sociologia non esistono.