lunedì, marzo 01, 2010

Il Cardinale Sepe: la corruzione come la mafia


A Radio vaticana l'arcivescovo di Napoli tuona contro
il cancro che infetta l'amministrazione pubblica

Il cardinale Crescenzio Sepe

Il cardinale Crescenzio Sepe

NAPOLI - L’illegalità degli amministratori pubblici penalizza il meridione così come la criminalità organizzata: è quanto ha affermato l’arcivescovo di Napoli, cardinale Crescenzio Sepe, in un’intervista alla Radio Vaticana. «La criminalità organizzata e chi invece usa sistemi criminosi dovuti al proprio tornaconto, al proprio egoismo: tutto - ha osservato il porporato - incide negativamente sulla società e quindi sul modo di essere anche civile delle popolazioni».

«LA CRIMINALITA' HA UN PESO ENORME» - Nel sud d’Italia, ha commentato il presule a proposito del recente documento «Chiesa e Mezzogiorno» della Conferenza episcopale italiana, i problemi «si sono incrostati, si sono induriti». In primo piano, ha detto, c’è la questione della «sicurezza» che blocca «qualsiasi progetto reale di investimento, come ad esempio il turismo». «La mancanza di sicurezza - ha sottolineato il porporato - condiziona di fatto tutto lo sviluppo». «Le organizzazioni malavitose, tutta la criminalità, ancora - ha puntato il dito l’arcivescovo di Napoli - continuano ad avere un peso enorme sullo sviluppo civile e quindi anche sociale ed economico dei nostri territori». Il porporato si è dunque unito alla richiesta dei suoi confratelli: per dare nuova speranza all’Italia - ha detto in sintesi - bisogna partire da un rilancio autentico del Mezzogiorno e per fare ciò vi è bisogno di politici al servizio del bene comune

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