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venerdì, maggio 13, 2011

Sentenza Consiglio di Stato - sanatoria 2009 buone nuove per le regolarizzazioni

Il Consiglio di Stato (massimo organo della giustizia amministrativa), in data 10.5.2011, ha pronunciato la Sentenza che la “doppia espulsione” non è ostativa alla regolarizzazione prevista dalla sanatoria delle colf e badanti del settembre 2009.

Cosi viene messa la parola fine alla circolare del Capo della polizia – Manganelli – che supponeva la non ammissibilità alla regolarizzazione dello straniero che non aveva eseguito l'espulsione.


sentenza.consiglio.di.stato.adunanza.plenaria.n.7.del.10.maggio.2011.pdfsentenza.consiglio.di.stato.adunanza.plenaria.n.7.del.10.maggio.2011.pdf
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sabato, settembre 12, 2009

Regolarizzazioni: «Troppi vincoli per le famiglie»

Le Acli: «Troppi vincoli per le famiglie»
Fatta la legge, trovato l’inganno. Chi si muove in prima linea e ascolta le storie di famiglie e datori di lavoro che vogliono regolarizzare colf e badanti, si è accorto in queste settimane che molte cose non funzionano. «Alcuni vincoli legati al reddito e all’orario di lavoro hanno escluso dalle procedure molti soggetti che avrebbero volentieri messo in regola il proprio personale domestico – spiega Pino Gulia, responsabile immigrazione del patronato Acli –. Non solo: le forti sanzioni minacciate per chi dichiara il falso non stanno fermando le domande di imprenditori che fanno regolarizzare i propri operai magari dalla moglie come colf. È il segnale che gli illeciti, nonostante tutto, continuano».

Andiamo con ordine. Quali sono i problemi che state riscontrando?
La soglia dei 20mila euro l’anno, che sale a 25mila con più di uno stipendio, è lo scoglio contro cui si infrangono molte speranze di regolarizzazione. Ci sono infatti anziani che non raggiungono, con la loro pensione, questi livelli di reddito. Chi li raggiunge, poi, rischia di non rispondere a un altro requisito: quello delle 20 ore di lavoro settimanale. In diversi casi, i nostri nonni hanno persone di compagnia che vanno a trovarli o magari fanno la spesa, ma l’impegno è giornaliero e non raggiunge quasi mai le 4 ore al giorno richieste. Esistono poi altri aspetti critici.

Quali?
Le faccio un esempio: quando il figlio che è uscito di casa chiede la regolarizzazione di una persona per conto dei propri genitori, che hanno i requisiti giusti, il provvedimento si blocca, perché manca il principio della cosiddetta co-residenzialità: il figlio cioé non abita più nella casa di mamma e papà e in questo caso la procedura si ferma.

Quali sono le domande che vi rivolgono le famiglie in sede di compilazione dei moduli?
Abbiamo notato in questi giorni che le richieste da parte dei privati arrivano ai nostri sportelli dopo l’invio delle domande. È come se quanti hanno deciso all’inizio di muoversi da soli, non si rendessero conto che avanzando la domanda di regolarizzazione diventano automaticamente datori di lavoro. L’impressione è che questo passaggio non sia chiaro, che molte persone non siano preparate ad assumersi oneri e doveri che derivano dalla messa a norma di colf e badanti. Per chi è sempre stato abituato a pagare in nero, dover fare i conti con l’emersione del sommerso, con stipendi e contributi non è affatto semplice.

Qual è la previsione per le prossime settimane?
Abbiamo appuntamenti fissati fino a fine mese e ci aspettiamo forti richieste soprattutto negli ultimi dieci giorni. Certamente oggi siamo largamente al di sotto delle aspettative. Si va a rilento e sembra lontanissimo l’obiettivo di regolarizzare 500mila persone come annunciato qualche settimana fa.

Come Acli avete chiesto da subito di estendere le procedure di regolarizzazione ad altre categorie.
Non abbiamo cambiato idea. Il provvedimento andrebbe allargato per recepire il bisogno espresso da molte famiglie e da molte imprese di regolarizzare le posizioni dei lavoratori immigrati. Non solo: così facendo, anche il rischio di dichiarazioni false su badanti e colf verrebbe azzerato.
Diego Motta

mercoledì, settembre 02, 2009

Stranieri, Acli: "Cittadinanza a chi sa l'italiano"


Parlare la lingua, conoscere le norme, avere un reddito e una residenza. Ecco le regole che le Acli propongono al governo per dare la cittadinanza agli immigrati. Chiesti anche la riduzione delle tasse per famiglie con figli e più finanziamenti per il welfare

Mercoledí 02.09.2009 17:20

Sarà l'occasione per proporre al governo e al Parlamento le linee guida per l'attribuzione della cittadinanza. E non solo. Un manifesto ampio che non circoscrive il concetto di cittadinanza al riconoscimento agli stranieri dell'essere italiani ma che riguarda anche le famiglie con figli, i giovani precari, il welfare. Il 42° incontro nazionale di studi delle Acli "Cittadini in-compiuti. Quale polis globale per il XXI secolo" si svolgerà a Perugia, da domani a sabato.
Andrea Olivero
Andrea Olivero

"Constatiamo che oggi alcuni soggetti, come i migranti, le donne e i giovani, anche se non formalmente esclusi dalla cittadinanza, sono in grave difficoltà - spiega il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero - e non riescono a vivere pienamente i propri diritti. Crediamo che si debba introdurre lo ius soli accanto allo ius sanguinis: quanti nascono sul nostro territorio devono essere italiani, anche se i genitori non lo sono e sono magari appena arrivati in Italia. Proponiamo poi che siano dimezzati i tempi di concessione della cittadinanza da 10 a 5 anni e che i minori che non sono nati nel nostro paese ma hanno compiuto un ciclo completo di studi possano accedere al termine della scuola alla cittadinanza".

Le Acli propongono poi di introdurre delle regole precise per poter accedere alla cittadinanza: parlare la lingua italiana, concoscere la cultura e le norme del nostro paese, avere un reddito da lavoro e una residenza. Secondo l'associazinoe dovranno essere poi le organizzazioni sociali stesse, attraverso investimenti pubblici, o le pubbliche amministrazioni, a promuovere corsi per acquisire la conoscenza della lingua italiana e degli elementi culturali. E al termine dei corsi ci dovrà essere una certificazione pubblica, cioè una prova che accerti il raggiungimento di queste conoscenze.

"Quando parliamo di allargamento della cittadinanza - aggiunge Olivero - non parliamo mai di svendita: si possono trovare criteri di buon senso che non siano vessatori. Tutti gli stranieri devono essere in grado di avere un minimo di conoscenze per comunicare con gli altri. Non chiediamo di sapere la Costituzione a memoria ma di conoscere quali sono alcuni elementi fondanti della nostra legge. E' un modo per essere titolari di diritti e non solo di doveri e per mettere le persone nella condizione di essere pienamente cittadini". "E l'impegno sociale può essere un criterio aggiuntivo - continua -. In molti casi c'è una forte propensione negli stranieri a essere cittadini attivi, cioè a far parte di associazioni del loro paese ma anche del nostro. Questo però è interpretato dalla pubblica sicurezza come un elemento di pericolo potenziale e quindi motivo di respingimento della richiesta della cittadinanza. Abbiamo intuito che a volte le persone impegnate in associazioni sociali, politiche o religiose sono state discriminate, dovrebbe essere invece il contrario, cioè considerare l'impegno come un motivo in più per valutare che una persona è attiva anche in un'ottica sociale".

Per le Acli è importante poi anche avere un reddito da lavoro e un luogo di residenza, ma non è indispensabile né avere una casa di proprietà né abitare in edifici perfettamente a norma di legge perché questo "sarebbe vessatorio". E per chi commette reati penali "si deve escludere la possibilità di ottenere la cittadinanza, mentre per i reati amministrativi non ci deve essere questa conseguenza".

Infine il manifesto delle Acli sulle nuove cittadinanze si allarga anche ad altri diritti. "Riguardo alla famiglia - sottolinea Olivero - proporremo l'introduzione del quoziente familiare per quanto riguarda l'imposizione fiscale, per far pagare meno tasse alle famiglie con più figli, per i giovani precari chiederemo di mantenere determinati diritti anche quando si cambia lavoro frequentemente e sul welfare l'istituzione di un vero fondo per la non autosufficienza in modo da fornire più risorse per l'assistenza domiciliare". "Presenteremo il manifesto al governo a anche ai parlamentari di maggioranza e opposizione - conclude -. Speriamo che sia approvata una legge bipartisan sulla cittadinanza e che la Lega faccia una profonda riflessione sul rifiuto dello ius soli perché così si rischia di avere dei cittadini senza diritti".

martedì, agosto 18, 2009

Colf e badanti, dall'Inps le istruzioni su come versare i contributi

Stipendio non inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale e un orario di lavoro non inferiore alle 20 ore settimanali con relativi oneri previdenziali. Una circolare dell'Inps indica quanto si dovrà fare per la regolarizzazione di una colf o di una badante extracomunitaria, e per il versamento dei contributi.

Una volta ricevuto il via per «l'emersione» della colf o della badante, infatti, sarà la volta delle pratiche relative all'Inps. Prima di tutto, il datore di lavoro entro 24 ore dalla data di stipulazione del «contratto di soggiorno» deve effettuare la comunicazione obbligatoria di assunzione all'Inps attraverso un modello che sarà disponibile dal primo ottobre sul sito internet dell'Istituto. A quel punto sarà aperta una posizione previdenziale.

Per quanto riguarda i contributi, una parte della prevista cifra forfetaria di 500 euro andrà a coprire gli oneri a fini previdenziali e assistenziali per il secondo trimestre 2009 (dal primo aprile al 30 giugno), periodo minimo previsto per l'autodenuncia del datore di lavoro. Ma è possibile certificare anche un periodo di lavoro più lungo, e relativamente a questo devono essere versati ulteriori contributi. Per questi oneri, la procedura è quella normalmente prevista dall'Inps: possono essere sanati fino a cinque anni precedenti (cioè fino il limite per la prescrizione).

Così i datori di lavoro che hanno indicato nella denuncia di emersione una data di inizio del rapporto di lavoro precedente al primo aprile 2009 devono compilare un apposito modello dell'Istituto di previdenza.

Aperta la posizione previdenziale, l'Inps invierà al datore di lavoro i bollettini di conto corrente già compilati in base alla retribuzione dichiarata al momento della domanda di emersione, stabilita in una misura non inferiore a quella prevista dal contratto di categoria e per un minimo di 20 ore alla settimana. Valgono, infatti, le regole generali per la sottoscrizione del contratto di soggiorno: il lavoratore extracomunitario dovrà essere in grado di mantenersi economicamente.

La circolare fornisce anche una precisazione ulteriore rispetto a chi può presentare la domanda. Oltre alle famiglie, possono avvalersi della moratoria anche comunità religiose (conventi e seminari), convivenze militari (caserme, comandi, stazioni) e comunità senza fini di lucro come orfanotrofi e ricoveri per anziani, il cui fine è prevalentemente assistenziale.

martedì, aprile 21, 2009

Flussi d’ingresso stagionali per il 2009: pubblicato il Decreto sulla programmazione transitoria

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 84 del 10 aprile 2009 è stato pubblicato il DPCM (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) del 20 marzo 2009 relativo alla programmazione transitoria dei flussi di ingresso dei lavoratori extracomunitari stagionali nel territorio dello Stato italiano per l’anno 2009.

Il DPCM consente l'ingresso nel nostro Paese, per motivi di lavoro subordinato stagionale, di 80 mila cittadini stranieri non comunitari, che verranno suddivisi tra le Regioni con provvedimento specifico adottato dal Ministero del Lavoro.

Sono interessati sia i cittadini non comunitari, titolari di permesso di soggiorno per lavoro subordinato stagionale negli anni 2006, 2007 o 2008, sia i cittadini provenienti dai seguenti Paesi: Serbia, Montenegro, Bosnia- Herzegovina, Macedonia, Croazia, India, Pakistan, Bangladesh, Sri Lanka, Ucraina, Tunisia, Albania, Marocco, Moldavia, Egitto.

Nell’imminenza della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del DPCM, il Ministero dell’interno ha emanato la circolare numero 1746 del 9 aprile 2009, nella quale si dettano, tra l’altro, le prime istruzioni per quanto concerne le modalità di presentazione delle domande, si conferma la modulistica già in uso per le istanze relative al decreto flussi 2008, e si comunica che le domande potranno essere presentate fino al 31 dicembre 2009.

martedì, maggio 13, 2008

Stranieri: Acli, no al reato di immigrazione clandestina

Le anticipazioni sul Pacchetto Sicurezza allo studio del nuovo governo

Roma, 13 maggio 2008 - Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani esprimono «forti preoccupazioni» per le anticipazioni sui contenuti del Pacchetto Sicurezza che il Governo si preparerebbe a varare. «I reati commessi da cittadini stranieri vanno certamente perseguiti - afferma il presidente delle Acli Andrea Olivero - ma non vanno demonizzati gli stranieri presenti sul territorio, come se fossero gli unici responsabili di una percezione di insicurezza che sembra ormai pervadere i cittadini italiani e gli stessi immigrati».

Non servono, secondo le Acli «proclami e annunci che criminalizzano indistintamente una realtà», come l'ipotesi del ricorso all'esercito, ma «politiche certe ed efficaci di sicurezza, destinate tuttavia ad essere inefficaci se non affiancate da seri interventi di riqualificazione urbana, di mediazione, di accompagnamento». Viene giudicata «buona» la logica dei patti territoriali, ma non limitati alla questione dell'ordine pubblico: «Costruiamo invece dei tavoli locali sulla sicurezza e l'integrazione. Per costruire una società sicura, infatti, servono iniziative che incidano sulla qualità della vita delle persone, italiani e stranieri, che si sviluppa nei vari spazi di socializzazione: la scuola, il quartiere, il lavoro, il tempo libero».

«Assolutamente contrarie» le Acli all'introduzione del reato di immigrazione clandestina, una «misura demagogica - la definisce Olivero - tanto inutile quanto pericolosa per le ricadute sul piano sociale e culturale. Come è possibile mettere insieme senza distinzioni il disagio e spesso la disperazione delle persone che lasciano le proprie case e i propri affetti con le attività illecite e criminali di chi sfrutta il fenomeno migratorio? Perché non introdurre, a questo punto, il reato di povertà?».

Sì, invece, all'emersione dei lavoratori immigrati irregolari. «L'irregolarità di molti stranieri - aggiunge Olivero - è dovuta soprattutto a un sistema legislativo limitato e poco lungimirante, che rende angusto l'accesso regolare e addirittura provoca una fin troppo facile caduta nella illegalità di coloro che sono riusciti ad entrare in Italia nel rispetto delle norme. Si pensi alle migliaia di famiglie che hanno alle proprie dipendenze altrettante donne straniere, spesso in condizione di irregolarità, a cui però affidano i propri anziani, figli e abitazioni. L'irregolarità o clandestinità è spesso dovuta alle lungaggini burocratiche e agli immensi ritardi con cui lo Stato risponde alle esigenze di queste famiglie e delle imprese. Cosa avverrebbe in Italia se anche qui si ripetesse, come avvenuto in Francia, lo sciopero dei 'senza documenti'? Imprese e famiglie sarebbero fortemente penalizzate. Il governo, le amministrazioni locali sarebbero capaci di rispondere alle richieste di welfare che ne deriverebbero? Oggi il welfare di queste famiglie è 'fatto in casa' senza il supporto dello Stato, grazie anche a questi lavoratori e lavoratrici. Sarebbe allora più logico, in ordine alla sicurezza di tutti, permettere l'emersione di questi lavoratori»

Stranieri: Acli, no al reato di immigrazione clandestina

Le anticipazioni sul Pacchetto Sicurezza allo studio del nuovo governo

Roma, 13 maggio 2008 - Le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani esprimono «forti preoccupazioni» per le anticipazioni sui contenuti del Pacchetto Sicurezza che il Governo si preparerebbe a varare. «I reati commessi da cittadini stranieri vanno certamente perseguiti - afferma il presidente delle Acli Andrea Olivero - ma non vanno demonizzati gli stranieri presenti sul territorio, come se fossero gli unici responsabili di una percezione di insicurezza che sembra ormai pervadere i cittadini italiani e gli stessi immigrati».

Non servono, secondo le Acli «proclami e annunci che criminalizzano indistintamente una realtà», come l'ipotesi del ricorso all'esercito, ma «politiche certe ed efficaci di sicurezza, destinate tuttavia ad essere inefficaci se non affiancate da seri interventi di riqualificazione urbana, di mediazione, di accompagnamento». Viene giudicata «buona» la logica dei patti territoriali, ma non limitati alla questione dell'ordine pubblico: «Costruiamo invece dei tavoli locali sulla sicurezza e l'integrazione. Per costruire una società sicura, infatti, servono iniziative che incidano sulla qualità della vita delle persone, italiani e stranieri, che si sviluppa nei vari spazi di socializzazione: la scuola, il quartiere, il lavoro, il tempo libero».

«Assolutamente contrarie» le Acli all'introduzione del reato di immigrazione clandestina, una «misura demagogica - la definisce Olivero - tanto inutile quanto pericolosa per le ricadute sul piano sociale e culturale. Come è possibile mettere insieme senza distinzioni il disagio e spesso la disperazione delle persone che lasciano le proprie case e i propri affetti con le attività illecite e criminali di chi sfrutta il fenomeno migratorio? Perché non introdurre, a questo punto, il reato di povertà?».

Sì, invece, all'emersione dei lavoratori immigrati irregolari. «L'irregolarità di molti stranieri - aggiunge Olivero - è dovuta soprattutto a un sistema legislativo limitato e poco lungimirante, che rende angusto l'accesso regolare e addirittura provoca una fin troppo facile caduta nella illegalità di coloro che sono riusciti ad entrare in Italia nel rispetto delle norme. Si pensi alle migliaia di famiglie che hanno alle proprie dipendenze altrettante donne straniere, spesso in condizione di irregolarità, a cui però affidano i propri anziani, figli e abitazioni. L'irregolarità o clandestinità è spesso dovuta alle lungaggini burocratiche e agli immensi ritardi con cui lo Stato risponde alle esigenze di queste famiglie e delle imprese. Cosa avverrebbe in Italia se anche qui si ripetesse, come avvenuto in Francia, lo sciopero dei 'senza documenti'? Imprese e famiglie sarebbero fortemente penalizzate. Il governo, le amministrazioni locali sarebbero capaci di rispondere alle richieste di welfare che ne deriverebbero? Oggi il welfare di queste famiglie è 'fatto in casa' senza il supporto dello Stato, grazie anche a questi lavoratori e lavoratrici. Sarebbe allora più logico, in ordine alla sicurezza di tutti, permettere l'emersione di questi lavoratori»

venerdì, dicembre 14, 2007

Decreto flussi e transito degli stranieri: chiarimenti e news


Decreto flussi. Sull’invio telematico delle domande non ci sono corsie preferenziali

13/12/2007
“Non esistono priorità di accesso assegnate dal Ministero dell’Interno ai singoli datori di lavoro che effettuano la procedura per conto proprio”.
Il vicepresidente delegato del Patronato ACLI Michele Consiglio smentisce le voci di una sorta di “privilegio” accordato ai datori di lavoro che inoltrano le domande con connessioni singole.
L’equivoco generato dalle risposte fornite da un funzionario del Ministero dell’Interno nel corso della trasmissione “Permesso di soggiorno” trasmessa da Radio1 RAI.


Emanata dal Ministero dell'Interno la circolare che regola il transito degli stranieri in entrata e in uscita dal nostro paese
Circolare del Ministero dell'Interno del 12 settembre 2007
12/12/2007
La Circolare emanata dal Ministero dell’Interno regola l’uscita dal territorio nazionale degli stranieri già regolarmente presenti che hanno richiesto il rinnovo del titolo di soggiorno ovvero il primo rilascio del permesso di soggiorno per lavoro subordinato, per lavoro autonomo o ricongiungimento familiare.
Nella circolare si sottolinea che la facilitazione temporanea di transito, valida dal 14 dicembre 2007 al 31 marzo 2008, è concessa soltanto agli stranieri che, provenienti dall’Italia o diretti verso l’Italia, siano in possesso all’atto del transito della ricevuta di Poste Italiane S.p.a. attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rinnovo del titolo di soggiorno, del passaporto in corso di validità o del documento di viaggio equipollente e del titolo di soggiorno scaduto. Il transito potrà avvenire attraverso le frontiere terrestri, marittime ed aeree.
Gli stranieri in possesso della ricevuta di Poste Italiane attestante l’avvenuta presentazione della richiesta di rilascio del primo permesso di soggiorno per lavoro subordinato, per lavoro autonomo o per ricongiungimento familiare, invece, potranno far ritorno nei paesi di origine e successivamente rientrare in Italia, a condizione che:

*
l’uscita ed il rientro in Italia avvengano attraverso lo stesso valico di frontiera;
*
il viaggio non preveda il transito attraverso altri paesi Schengen, essendo lo stesso precluso;
*
lo straniero esibisca il passaporto, o il documento di viaggio equipollente, unitamente al visto d’ingresso dal quale desumere i motivi del soggiorno e la ricevuta di Poste Italiane;
*
il personale preposto ai controlli di frontiera dovrà procedere alla timbratura del documento di viaggio e della ricevuta esibiti dal titolare all’atto dell’uscita e del rientro in Italia.

lunedì, novembre 12, 2007

Immigrazione, firmato il decreto: quest'anno 170 mila ingressi. Niente file alle poste ci pensa Internet.

il provvedimento già firmato dal presidente del Consiglio dovrà ora essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale

Le novità: le domande tramite internet e non più alle poste coinvolti patronati, sindacati e associazioni per l'orientamento

ROMA - Quest'anno potranno entrare in Italia 170 mila lavoratori stranieri. E' questo, stando alle anticipazioni, il tetto degli ingressi fissato da un decreto già firmato dal presidente del Consiglio Romano Prodi e che attende di essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

La novità del provvedimento messo a punto dai ministri Paolo Ferrero e Giuliano Amato riguarda le modalità da parte del datore di lavoro di presentare la domanda di assunzione: non si dovrà più ricorrere alle poste, ma ad Internet con la conseguente eliminazione delle file. Il ministero dell'Interno sta predisponendo un sito dove convogliare le domande.

Un'altra novità di quest'anno e il ruolo che patroniati, sindacati e associazioni (ad esempio Acli e Arci) potranno svolgere nelle procedure per l'accesso alle quote: avranno un ruolo di orientamento e informazione sulla base di un protocollo d'intesa che sarà firmato con il governo nei prossimi giorni, probabilmente venerdì.

Anche se le domande saranno presentate attraverso Internet, resta valido il criterio che per l'assegnazione delle quote si terrà conto dell'ordine di presentazione.
Il decreto flussi 2007 si riferisce a lavoratori non stagionali e il numero di 170 mila verrà suddiviso sul territorio nazionale.

Questo decreto segue i due precedenti del 2006 (uno del governo Berlusconi, l'altro del governo Prodi) per complessivi 520 mila ingressi. Il provvedimento ha tardato ad arrivare proprio per permettere lo smaltimento delle domande presentate lo scorso anno (oltre 500 mila). Un lavoro di controllo e verifica che ha richiesto tanto tempo. A Roma e Milano, tuttavia, resta ancora un residuo di domande inevase.