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sabato, settembre 03, 2011

Enrico Fiori Acli Arezzo incontra il Ministro Tremonti

Le Acli di Arezzo, presenti al 44esimo convegno di studi delle Acli dal titolo "Il lavoro scomposto", hanno fatto sentire la loro voce. Il Presidente Enrico Fiori, insieme agli altri aretini Matteo Bracciali, Damiano Bettoni, Leonardo Nepi e Stefano Salvi, hanno consegnato nelle mani del Ministro dell'Economia Giulio Tremonti un manifesto con le proposte delle Acli aretine per la manovra economica. "Il Ministro - dichiara Enrico Fiori - ha notato il cartellone che ho alzato davanti lui dal titolo eloquente anche i ricchi paghino e si e' avvicinato incuriosito. Alla fine del suo intervento ha voluto una copia del documento, dove si proponeva un imposta sui grandi patrimoni, la lotta all'evasione e la tutela dei diritti dei lavoratori. Nel veloce scambio di battute mi ha confermato l'impegno per almeno una delle tre cose, il recupero del sommerso, e se n'è andato con il manifesto arrotolato sotto il braccio." La divertente sequenza, consumata sotto gli occhi delle telecamere nazionali e di un divertito Andrea Olivero, Presidente Nazionale delle ACLI, ha suscitato un grande entusiasmo dei presenti che si aspettavamo qualcosa di più dall'intervento del Ministro, chiaramente imbarazzato dalle divisioni e la pressappochezza con cui la maggioranza sta affrontando questo delicato momento per il paese.

venerdì, luglio 15, 2011

Manovra, tagli a tutti i bonus fiscali: figli a carico, sanità, studenti e asili

Giulio Tremonti (foto Samantha Zucchi - Epa)

ROMA - Via libera del Senato alla fiducia
sulla manovra. I sì sono stati 161, i no 135, 3 gli astenuti. Il provvedimento passa ora alla Camera che dovrebbe licenziarlo, con nuovo voto di fiducia, domani in serata.

La commissione Bilancio della Camera ha approvato poco prima delle 11 di questa sera la manovra che approderà domani mattina alle 10.00 nell'Aula di Montecitorio. Come è accaduto in Senato le opposizioni pur criticando i contenuti del decreto ne hanno facilitato il passaggio non presentando emendamenti. Domani l'Aula trasformerà definitivamente in legge il decreto con il voto finale che dovrebbe svolgersi tra le 18 e le 19.Napolitano: un miracolo. Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, fa sentire la sua voce da Zagabria ed è un plauso all’accordo tra maggioranza e opposizione sulla manovra: «E’ stata approvata? Un miracolo. Ha rappresentato una comune assunzione di responsabilità». Poi avverte: «Anche per il futuro prossimo occorreranno in altri momenti prove di coesione».Inizierà domani mattina il rush finale in Parlamento della manovra che, dopo il maxi-emendamento presentato dal governo in Senato ha raggiunto la cifra di 70 miliardi. Proprio l’aula di Palazzo Madama ha approvato il nuovo testo del decreto che ora a Montecitorio è blindato; le opposizioni, infatti, hanno evitato già in serata alla commissione Bilancio della Camera l’ostruzionismo.L'impatto della manovra, dopo le correzioni in Senato, sale oltre i 70 miliardi al 2014. Lo afferma il relatore Gilberto Pichetto Fratin. Ecco il calcolo: nel 2013 era previsto un impatto di 17,8 miliardi che con le correzioni (più 6 miliardi) sale a 23,8. Nel 2014 invece prima erano previsti 25,3 miliardi ai quali vanno aggiunti i 22 miliardi del Senato per un totale di 47,3 miliardi. L'impatto complessivo sei due anni sale così a oltre 70 miliardi.«Senza il pareggio il mostro del debito che viene dal passato divorerebbe il nostro futuro», ha affermato il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. «La manovra contiene 16 nuove azioni per la crescita: dal credito per la ricerca ai contratti per la produttività, da processo civile, al turismo», ha poi aggiunto sottolineando che «non è corretto dire che non è stato fatto sviluppo». «Oggi in Europa c'è l'appuntamento con il destino: la salvezza non arriva dalla finanza ma dalla politica. Ma la politica non può fare errori». Anche perché «è come sul Titanic: non si salvano neanche i passeggeri in prima classe», ha affermato ancora Tremonti. «Più che di speculazione di tratta di un problema di credibilità e fiducia nella politica», ha continuato il ministro dell'Economia commentando le violente oscillazioni dei mercati.«Siamo dentro un paradosso: l'Area dell'euro è l'area più ricca e meno indebitata del mondo e tuttavia la percezione che oggi ne hanno i mercati finanziari non riflette questa forza», haosservato poi il ministro, spiegando che, «a giudicare dal valore dei Cds, nella classifica dei paesi valutati come i più rischiosi al mondo ai primi tre posti ci sono dei Paesi dell'area euro. Grecia, Irlanda e Portogallo hanno ovviamente importanti problemi da risolvere - ha detto - ma la scala relativa è assolutamente fuori da ogni logica».«Il paese ci guarda: siamo diversi certo ma non troppo divisi. Per questo sono orgoglioso di essere con tutti voi». Così il ministro ha concluso il suo intervento sul decreto della manovra in aula a Palazzo Madama, rivolto a maggioranza ed opposizione.Tagli ai bonus fiscali. Il taglio alle agevolazioni fiscali sarà indistinto. Cioè riguarderà tutte le 483 voci di agevolazione attualmente previste. Il taglio sarà lineare e sarà del 5% nel 2013 e del 20% a partire dal 2014. Riguarderà, tra l'altro, i figli a carico, le spese per la sanità, i redditi da lavoro dipendente, gli asili, gli studenti universitari. Questo anche se - spiega il relatore Gilberto Pichetto Fratin - «il governo con successivi decreti potrà decidere di escludere alcune categorie». Torna subito il ticket, contributo dalle pensioni d'oro. Nel provvedimento tornano i ticket (10 euro per le visite specialistiche ambulatoriali e 25 euro per i codici bianchi al pronto soccorso) e un giro di vite sulle pensioni più ricche: si tratta di un contributo di solidarietà del 5-10 per cento per le pensioni superiori a 90 mila euro l’anno. Le privatizzazioni partiranno nel 2013. Trovata l'intesa nella maggioranza sul patto di stabilità interno e la norma sugli enti locali virtuosi. «L'introduzione da subito dei ticket riguarda quelli emessi nel 2007, per cui ci sono delle categorie esenti. Non sono spalmati su tutta la popolazione, quindi le categorie deboli sono esenti», ha precisato oggi il ministro della Salute Ferruccio Fazio. Il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, rientrato stamattina a Roma dopo la missione in Medio Oriente, ha incontrato, a quanto si apprende, il governatore di Bankitalia Mario Draghi. Dal Pd non spiegano i motivi dell'incontro ma è probabile che al centro del faccia faccia ci sia stata la manovra e la situazione economica italiana. Avvocati Pdl in rivolta, stop a norma sugli ordini. Gli attacchi speculativi ai titoli di Stato non intimoriscono avvocati e notai del Pdl che, di fronte a un emendamento del governo che avrebbe liberalizzato le loro professioni, hanno minacciato di non votare la manovra, su cui tutto il resto del Parlamento si era impegnato a vararla entro sabato. L'eliminazione dell'emendamento ha riportato la calma nella maggioranza ma ha suscitato feroci critiche tra le opposizioni, deluse dagli altri emendamenti di governo e relatore che a loro giudizio rendono più iniquo il decreto. C'è stata anche una raccolta di firme tra i potentissimi parlamentari-avvocati del Pdl (in tutto 44 tra Camera e Senato) che ha fatto comprendere che la faccenda era seria. Se passava l'emendamento che liberalizzava le professioni loro, la manovra, non la votavano. Poi il capogruppo Pdl Maurizio Gasparri ha sancito che il tema «non è all'ordine del giorno». Pesanti le critiche delle opposizioni con Felice Belisario, capogruppo Idv al Senato, che ha parlato di «gioco delle tre carte» del governo. La tempesta, poi rientrata, sulla liberalizzazione del'ordine degli avvocati ha oscurato gli altri emendamenti, nel frattempo depositati dal relatore, che inaspriscono la manovra con misure impopolari, a partire dal ticket sulle ricette e le visite specialistiche che scatterà da lunedì. Per non parlare dei tagli alle detrazioni fiscali che scatteranno da settembre se non si approva la delega fiscale. L'opposizione, come ha spiegato il capogruppo Pd al Senato Anna Finocchiaro, è rimasta «delusa» dopo le aperture fatte da Tremonti martedì. Insomma, ha detto anche il relatore di minoranza Giovanni Legnini (Pd), la manovra è addirittura «peggiorata» il che non farà però cambiare atteggiamento a Pd, Idv e Udc. Voteranno "no", ma non faranno ostruzionismo, in modo che il decreto sia approvato a Palazzo Madama domani alle 14. In particolare, il Pd, a partire dal segretario Pier Luigi Bersani, ha ribadito la richiesta a Berlusconi di dimettersi una volta approvata la manovra. E anche il segretario Udc Lorenzo Cesa ha chiesto che sia formato un nuovo governo.

venerdì, aprile 17, 2009

5xMille: Rassicurazioni di Tremonti non ci rassicurano


'Sbagliato il principio di fondo: non si può mettere in concorrenza l’associazionismo, il volontariato e l’Abruzzo

Roma, 16 aprile 2009 – ‘Le rassicurazioni fornite ieri dal ministro Tremonti sul 5 per mille non ci rassicurano affatto’. Così il presidente nazionale delle Acli Andrea Olivero sulle dichiarazioni rilasciate nella giornata di ieri dal ministro dell’economia Giulio Tremonti circa l’ipotesi di destinare al terremoto il 5 per mille dell’Irpef.

‘È sbagliato il principio di fondo – spiega Olivero – Non si può mettere in concorrenza l’associazionismo, il volontariato e l’Abruzzo, quasi fossero cose opposte o alternative. Quando invece tutti sanno, l’hanno visto in queste settimane, che è proprio il volto dell’associazionismo e del volontariato il primo che hanno potuto vedere i terremotati colpiti da questa sciagura’.

Il 5 per mille non è una tassa di scopo ad uso dello Stato – insiste il presidente delle Acli – e ci dispiace che il ministro voglia farla diventare tale. Il cittadino non sceglie semplicemente tra causali diverse, ma esprime un rapporto di fiducia con l’associazione cui decide di donare il proprio contributo, in una logica virtuosa di sussidiarietà, che era stata accolta favorevolmente da noi quando il 5 per mille fu inventato proprio da Tremonti’.

Le Acli, nella prospettiva di un ripensamento da parte del ministro dell’Economia, aderiscono petizione del settimanale del non profit Vita, ‘Caro Tremonti, così distruggi il 5 per mille’.

Per aderire alla petizione di Vita: clicca qui

martedì, aprile 14, 2009

Caro Tremonti, così distruggi il 5 per mille

La proposta del ministro di aggiungere al 5 per mille una casella per i terremotati dell'Abruzzo rischia di vanificare la novità di sussidiarietà fiscale

Questo è il testo della petizione per bloccare la proposta di Tremonti. Firmatela!

Sopravvissuto ad ogni sorta di intemperie, il 5 per mille rischia oggi di cadere sotto i colpi del suo stesso “creatore”. Giulio Tremonti, il ministro a cui si deve l’idea della prima misura di sussidiarietà fiscale in Italia, il 5 per mille, ha in questi giorni, infatti, smentito se stesso e una sua buona idea. Se davvero, come annunciato dal ministro, sono state avviate le procedure per destinare il 5 per mille ai terremotati dell’Abruzzo ricavando un’apposita casella (aggiuntiva rispetto a quelle destinate agli Enti di volontariato, alla Ricerca scientifica, alla Ricerca sanitaria e ai Servizi sociali dei Comuni) nei moduli per la dichiarazione dei redditi, il Governo italiano otterrà con una sola mossa un record di risultati negativi:

a) Sottrarrà risorse a quel mondo del volontariato che proprio in questi giorni ha giustamente ringraziato anche per il suo pronto e organizzato intervento in Abruzzo. Infatti, se si amplia la platea dei destinatari senza innalzare il tetto di copertura finanziaria (fisso a quota 380 milioni) a pagare la sinistra alzata di ingegno del ministro saranno proprio gli Enti di volontariato e perciò anche quelle organizzazioni che attualmente sono impegnate (e lo saranno ancora per molto tempo) nell’attività di assistenza ai terremotati;

b) Smentirà se stesso. Aprendo una casella destinata allo Stato (sia pure sotto mentite spoglie “i terremotati”) nelle possibilità date ai contribuenti di indirizzare il 5 per mille delle loro imposte, si smentisce la logica tutta sussidiaria della norma che prevedeva un passo indietro dello Stato liberando un rapporto diretto tra cittadini e organizzazioni di cittadini;

c) Lo Stato raddoppia? Non solo, se venisse realizzata la proposta di Tremonti, lo Stato di troverebbe a beneficiare di due flussi di risorse falsamente rimesse nelle mani dei contribuenti, infatti lo Stato già dispone di una consistente quota (circa 100 milioni di euro l’anno) dell’8 per mille che secondo l’art. 2, comma 1, del d.P.R. 10/03/1998 n. 76, deve essere impiegato, guarda un po’, in caso di calamità naturali.

Per queste ragioni i promotori di questa petizione chiedono a Tremonti di non smentire se stesso e al Governo italiano di dimostrate concretamente, e senza fare passi indietro, la sua gratitudine al volontariato necessario sia per i piccoli interventi sui territori sia per le emergenze come il terremoto.



Fonte dell'articolo: VITA Petizioni

Indirizzo web dell'articolo: http://beta.vita.it/news/view/91020

La guerra tra poveri. Il 5 per mille?


Mi spiace ricominciare con una polemica, soprattutto se di mezzo c’è il terremoto. Cercherò, allora, di andarci delicato: l’idea del 5 per mille all’Abruzzo è una cagata pazzesca. Otto righe di riassunto: dal 2006 si può destinare mezzo centesimo dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, indipendentemente da quello che si decide di fare con il proprio 8 per mille. I fondi raccolti (per un tetto massimo di 380 milioni di euro) possono servire: al sostegno del volontariato, delle onlus, delle associazioni di promozione sociale, delle fondazioni, di altre associazioni riconosciute; al finanziamento della ricerca scientifica e delle università; al finanziamento della ricerca sanitaria; dal 2008, anche ai Comuni di residenza, per sostenerne le attività sociali, ed alle associazioni sportive dilettantistiche riconosciute dal Coni. In una parola, attraverso questi soldi scorre il sangue del terzo settore, che senza quei fondi sarebbe ancora di più nei guai: io stesso, per dire, destino il mio ad una onlus, il Vides, che senza il 5 per mille non potrebbe realizzare parecchi progetti di solidarietà. L’idea geniale di Tremonti è quella di canalizzare il 5 per mille verso l’Abruzzo, per aiutare i terremotati. Che hanno bisogno di aiuto, ci mancherebbe, e che certamente sull’onda emotiva della tragedia riceverebbero (fra tre anni, visti i tempi tecnici di questo meccanismo) parecchie donazioni: tutte quelle che verrebbero tolte alla ricerca sul cancro, alle associazioni di famiglie con disabili, alle strutture di accoglienza di minori in difficoltà eccetera eccetera. È un concetto di solidarietà un po’ strano, quello di Tremonti: come se, per sfamare il mendicante che chiede i soldi sotto alla Rinascente, andassi a rapinare il venditore di fiori al semaforo. Se fate un giro sulla rete, trovate le comprensibili reazioni del terzo settore, che parla di “guerra tra poveri” e che giudica l’iniziativa del governo “inquietante e demagogica”. Anche perché un canale privilegiato per i terremotati esiste già, ed è proprio l’8 per mille: la quota destinata allo Stato, spiega il decreto del 1998 che lo istituì, deve essere ripartita tra “gli interventi straordinari per fame nel mondo, calamità naturali, assistenza ai rifugiati, conservazione di beni culturali”. In particolare, ”gli interventi per calamità naturali sono diretti all’attività di realizzazione di opere, di lavori o di interventi concernenti la pubblica incolumità o al ripristino di quelli danneggiati o distrutti a seguito di avversità della natura, di incendi o di movimenti del suolo. Tra detti interventi rientrano quelli di ricerca finalizzata, monitoraggio, ricognizione, sistemazione e consolidamento del territorio”. Possibile che Tremonti non lo sappia? Lo sa, lo sa. Ma il problema è che, in questi anni, l’8 per mille è diventato un bancomat milleusi: dalle falle di bilancio alle missioni militari in Afghanistan, quando serve è lì che si pesca. Con buona pace del terzo settore, che pure qualche credito lo vanterebbe: progetti non finanziati per 20-25 miliardi di euro, sostiene un’inchiesta del settimanale Vita, confermata dai calcoli del Sole 24 ore. No profit? No party.
dal blog di Andrea Sarubbi
http://andreasarubbi.wordpress.com/2009/04/14/5-per-mille-terremoto-abruzzo-tremonti/

venerdì, gennaio 16, 2009

Il mistero della Social Card

Prima i numeri, quelli che per il governo fanno parlare di un veroe proprio successo. Nel giro di un paoio di mesi sarebbero già circolanti qualcosa come 423mila "social card", le tesserine messe a punto dal ministero del Tesoro per distribuire ai meno abbienti un aiuto da 40 euro al mese.

Secondo il Tesoro le richieste arrivate sono state oltre 500mila, di queste 157mila sono state quelle non accettate per cause che spaziano dalle anomalie nella richiesta fino alla mancanza dei requisiti richiesti in termini di reddito.

Secondo quanto riferito sarebbero invece 423mila le Social Card già caricate per un totale di 680mila transazioni effettuate per un importo medio di 33 euro, mentre l'Inps spiega che in Campania e Sicilia è concentrata quasi la metà delle ricariche effettuate.

Tutto bene? Mica tanto. Le associazioni dei consumatori prima, una serie di servizi giornalistici poi, hanno dimostrato che in parecchi casi le tesserine, una volta arrivate in mano a chi ne aveva diritto, hanno rivelato nel momento del loro uso di non essere state caricate.

Tradotto, il poveraccio di turno ha dovuto mollare alla cassa la parte di spesa fatta con la social card, con buona pace di dignità e privacy. "Si può polemizzare su tutto ma, per favore, non sulla povertà", ribatte il ministro Tremonti, che dimentica che la polemica non è sulla povertà ma su di lui e sul governo.

Secondo l'associazione Altroconsumo all'origine delle Social Card vuote a sorpresa c'è un meccanismo per cui, anche se la Social Card viene concessa, in seguito l’Amministrazione fa dei controlli sulle dichiarazioni rilasciate da chi fa richiesta. "Procedura che non fa che aumentare la confusione, il disagio e lo smarrimento dei cittadini. I controlli sull’esistenza dei requisiti per il rilascio della carta andrebbero fatti prima di consegnarla al richiedente", sottolinea Altroconsumo.

E Federconsumatori con Adusbef aggiungono: "Da più parti ci pervengono segnalazioni di disagi e difficoltà nell’uso della Social Card. Carte che non sono mai state ricaricate, mancata chiarezza riguardo ai prodotti sui quali è applicabile lo sconto, estrema difficoltà nel reperire i negozi abilitati, sono molti i cittadini che si pongono seri dubbi sulla reale fruibilità di questo strumento". Secondo le due associazioni "ben altre sarebbero le operazioni da adottare per aiutare veramente le famiglie in maggiore difficoltà, ad esempio attraverso l’aumento diretto delle pensioni sociali".

martedì, gennaio 13, 2009

Bonus famiglia, con la fiducia conferma delle fasce di reddito e della scadenza al 28 febbraio

La Camera, votando il maxi-emendamento del governo, impedirà la modifica dello sconto fiscale, ristretto a poche famiglie. E la proroga è sospetta.

Martina Aureli Il salvagente
Rimarrà tutto come aveva deciso Tremonti, col maxi-emendamento del governo, sottoposto alla fiducia della Camera, le fasce di reddito per il Bonus famiglia restano le stesse, troppo strette per la gran parte delle famiglie e favorevoli ai single o ai pensionati soli, ma non alle coppie che hanno dei figli. Altro che Bonus famiglia, insomma. L'unica novità, al momento, sembra negativa: sposta, infatti, dal 31 gennaio ai 28 febbraio il termine per la presentazione delle domande al datore di lavoro o all'Inps, per quanto riguarda i pensionati. Ma è convinzione diffusa, anche se non ancora accertata, che così facendo slitterà anche l'arrivo del Bonus in busta paga o sul libretto della pensione.
A questo punto, le possibilità di ripensamento da parte del governo sono minime, perché - una volta approvato in fretta e furia alla Camera - il decreto anticrisi arriverà blindato al Senato. E questa sarà una nuova ragione di malessere per i senatori, ma anche per chi si attendeva - dopo le promesse degli stessi parlamentari del Pdl - qualche significativa novità per le famiglie.

Il colpo di scena è una doppia beffa

Il colpo di scena sul bonus famiglia c'è, ma si traduce in una doppia beffa. Da un lato, infatti, i termini per la presentazione delle domande "scivolano" al 28 febbraio e questo vuol dire che nessuno vedrà il bonus fiscale né nella busta paga di gennaio, né in quella di febbraio. Forse farà la sua apparizione a marzo, ma il grosso si sposterà verso la primavera inoltrata. Altro che intervento per le famiglie in difficoltà a fine 2008.
Dall'altro, le fasce restano quelle fissate dal decreto anti-crisi, ampiamente criticate nelle settimane scorse, perché i fatti dimostreranno (com'è già accaduto per la Social card) che coprono una platea ben più ristretta di quella che è stata tanto pubblicizzata al momento del varo della misura.
Le famiglie anche con due soli figli faticheranno a entrare nei paletti di uno slalom pressocché impossibile se si cumulano i redditi familiari.

350 milioni di euro per gli assegnai familiari

Alessandro Pagano, il parlamentare siciliano del Pdl che aveva presentato un efficace emendamento per correggere le fasce di reddito del Bonus famiglia, cerca ora di mischiare le carte in tavola e dice che, comunque, in commissione è stato varato un aumento degli assegni familiari per 350 milioni di euro. Ma gli assegni sono stati estesi anche ai lavoratori autonomi, riducendone così drasticamente l'impatto, mentre il Forum delle associazioni familiari fa notare - giustamente - che non c'è paragone fra le cifre degli stanziamenti per il Bonus e per gli assegnai messe a confronto: da un lato oltre 2 milioni di euro (che, Social Card insegna) bisognerà vedere se verranno effettivamente spesi e dall'altra parte i 350 milioni appena messi in billancio.
Oltretutto le risorse verranno dai risparmi su un'altra inutile misure molto pubblicizzata al momento dell'inserimento del decreto anticrisi e rivelatasi del tutto inutile: quella sulla norma per gli aiuti ai mutuatari a tasso variabile, oltre il 4%, risibile nel momento in cui l'Euribor è calato (dati di ieri) 2,69%.
Per i mutui, è stata, invece, approvata la proposta di revisione sulle regole per la portabilità, con le tariffe dei notai che, rispetto al dimezzamento previsto nella stesura originaria, per le surroghe sono state azzerate. Spetterà loro solo il rimborso spese. Banche e intermediari finanziari non potranno applicare costi di alcun genere, anche in forma indiretta.

I pannolini per chi ha la Social Card

E' stato inserito, tra gli emendamenti approvati, anche un contributo per l'acquisto di pannolini e latte artificiale per i figli da 0 a 3 mesi. L'aiuto è riservato alla platea che ha già diritto alla social card.

Il testo lunedì va in aula, forse con la fiducia


Intanto, nel pomeriggio di sabato, le commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno dato via libera al decreto legge anticrisi che lunedì approderà all'esame dell'Aula. I deputati della maggioranza hanno espresso parere favorevole, con un'unica votazione, a un ultimo pacchetto di emendamenti. Pd, Idv e Udc non hanno votato a favore del mandato al relatore e non hanno approvato l'ultimo pacchetto di novità introdotte.
Il deputato dell'Udc, Gian Luca Galletti, ha però spiegato di non condividere il metodo (una sola votazione su una serie di proposte): "Avrei preferito voti distinti", ha infatti detto in commissione, esprimendo poco dopo alcuni pareri favorevoli sui singoli emendamenti.

Critico il Pd: il governo lascia solo il paese

"Il governo lascia solo il paese. Le misure sono assolutamente inadeguate. Le famiglie, le imprese, i lavoratori sono abbandonati in uno dei momenti più difficili della storia italiana": lo afferma il capogruppo del Pd in commissione Bilancio Pier Paolo Baretta, al termine dei lavori delle Commissioni parlamentari sul decreto legge anticrisi.
"Non vogliamo fare allarmismi - dice ancora Pier Paolo Baretta - ma il testo che esce dalle commissioni ricalca quello approvato dal governo ed è del tutto insufficiente a rispondere alle necessità del paese".
Fra i capitoli che lasciano più dubbi al Pd, "quello relativo alle norme sul trasferimento dei rami d'impresa. Si tratta - spiega Baretta - di una misura pensata per Alitalia e che viene generalizzata dal decreto. Noi avevamo presentato un emendamento soppressivo, ma non è stato accolto e così resta la norma varata dal governo, che apre un vulnus gravissimo perché tutte le imprese potranno scomporre gli assetti societari senza tutele per i lavoratori".
Perplessità poi dal Pd anche sul capitolo del massimo scoperto: la stretta introdotta infatti "é ancora troppo morbida", spiega Baretta.
Resta, infine, il dubbio se il governo porrà la fiducia:
Il ministro per i rapporti con il Parlamento, Vito, dice che è prematuro pronunciarsi sulla fiducia, ma aggiunge che sicuramente il governo rispetterà "il lavoro svolto nelle commissioni così come è stato rispettato l'impianto originario del provvedimento".

Il Forum delle associazioni familiari: "Una doppia beffa"

“Il Bonus resta così com’è” - commenta Paola Soave, vicepresidente del Forum delle Associazioni familiari -
“Un provvedimento nato per aiutare le famiglie e che invece aiuta più i single e le coppie senza figli che le famiglie con figli. Chiedavamo soltanto una rimodulazione dei tetti di reddito per superare questa evidente stortura, senza alcuna maggiore spesa per lo Stato rispetto ai due miliardi e mezzo di euro già stanziati. E questo è sembrato ragionevole ai più, dentro e fuori la maggioranza di governo.Ma ancora più grave è che non si riesce ad aggiustare le cose non per una scelta politica precisa ma per l’insipienza di una burocrazia che ha predisposto e distribuito i moduli della richiesta prima che il decreto fosse convertito in legge.
In cambio solo l’ennesima, vaga promessa di aumentare gli assegni familiari utilizzando il fondo di garanzia per i mutui che probabilmente non sarà utilizzato. Un po’ poco, visto che se anche quei soldi saranno effettivamente risparmiati e non dirottati su altre emergenze, saranno solo 250 milioni, un decimo di quelli destinati al Bonus".
“Insomma” - conclude la Soave “una doppia beffa che ancora una volta richiede alle famiglie italiane un esercizio di pazienza”.

Il Bonus famiglia resta questo


A questo punto, il Bonus famiglia resta quella ipotizzato dal decreto anticrisi, con tutti i difetti già denunciati un mese fa. Infatti, se immaginiamo la classica coppia con uno o due figli, sarà proprio quella che meno potrà accedere allo sconto fiscale previsto dal governo per aiutarli a sopportare la crisi in corso. Lo dice la proiezione del Caf Acli, realizzata su un campione di circa 169 mila famiglie. I favoriti saranno, invece, i pensionati soli, e in seconda battuta le coppie senza prole. Una vera contraddizione, insomma.

Penalizzate le famiglie con uno o due figli

Famiglia con 2 persone: limite reddito 17.000 euro. Bonus erogato 300 euro
Famiglia con 3 persone: limite reddito 17.000 euro. Bonus erogato 450 euro
Famiglia con 4 persone: limite reddito 20.000 euro. Bonus erogato 500 euro
Famiglia con 5 persone: limite reddito 20.000 euro. Bonus erogato 600 euro
Famiglia con più di 5 persone: limite reddito 22.000 euro. Bonus erogato 1.000 euro
Famiglia con a carico un disabile: limite 35.000 euro. Bonus: 1.000 euro

A spiegarci il perché della penalizzazione è Paolo Conti, direttore nazionale dei Caf delle Acli, i centri di assistenza fiscale per lavoratori dipendenti e pensionati.
“Se si pensa che il limite di reddito di 17.000 euro, con cui appena si sopravvive, vale tanto per le coppie sole quanto quelle con un figlio, si ha già il sentore che qualcosa non vada. E ancora, se consideriamo che con 3.000 euro in più si dovrebbe mantenere un secondo bambino, evidentemente lo sbarramento di reddito che ci troviamo di fronte è un parametro troppo limitativo”.
Secondo l'indagine dell'Acli, infatti, se nei nuclei familiari di due persone ha diritto al bonus il 55,36% del campione, nelle famiglie a 3 o a 4 la percentuale scende a circa il 31%. In altre parole, solo 3 famiglie su 10 avranno accesso ai 450 o ai 500 euro previsti.

17.000 euro in due? Rientra a malapena un bidello

Ma vediamo qualche esempioconcreto. Il direttore Caf Acli ci spiega che sui 15.000 euro annui si aggira il reddito di un bidello neo-assunto, o lo stipendio di un metalmettanico, sempre alle prime armi. “Basterebbe che la moglie avesse un reddito minimo, magari i 7.000 euro di un'infermiera part-time, per non rientrare più nella fascia prevista dal bonus”.


I pensionati soli sono i più avvantaggiati

Diverso il discorso per i pensionati soli, che - secondo le Acli - saranno la categoria più favorita, con il 74% del campione che rientra nei parametri del bonus. “Se si pensa che in Italia la pensione media dei lavoratori dipendenti è di 9.000 euro, è chiaro come questa categoria sarà la più soddisfatta; mentre se i pensionati si considerano in coppia, la percentuale scende”.

Chi ha diritto: come calcolare il reddito familiare complessivo

Se pensate, nonostante il quadro non proprio ottimista, di poter rientrare tra gli 8 milioni di italiani a cui il governo ha calcolato verrà erogato il bonus, vi ricordiamo che potranno averne diritto i lavoratori dipendenti con famiglia (minimo due persone), i pensionati (anche soli) e i non autosufficienti; e anche una quarta categoria di colf, badanti e disoccupati. Mentre ne rimarranno esclusi i lavoratori autonomi, piccoli imprenditori e professionisti, in pratica tutti coloro che sono in possesso di partita Iva.
Se poi vi state chiedendo come fare a capire se il vostro reddito rientra nel limite per poter fare domanda, sappiate che il reddito familiare complessivo si calcola con la somma dei redditi complessivi di tutto il nucleo, sensibilmente superiore all'imponibile Irpef a cui si sottraggono gli oneri deducibili.
“Prendendo come esempio una coppia di lavoratori dipendenti, il loro reddito complessivo sarà la somma dei due moduli Cud (i redditi da lavoro lordo), a cui vanno aggiunte eventuali rendite catastali e immobiliari. Mentre se prendiamo in esame una famiglia composta da una madre divorziata, al reddito da lavoro va aggiunto l'eventuale assegno di mantenimento (escluso quello per il figlio), che invece si sottrae nell'imponibile irpef dal reddito complessivo”, ci dice Paolo Conti.



A chi presentare la domanda

Una volta accertato che si rientra nelle fasce per il bonus famiglia, il passo successivo è presentare la domanda. Che per tutti i lavoratori dipendenti va consegnata al proprio datore di lavoro, per i pensionati all'Inps o all'Ente erogatore della pensione, mentre colf, badanti e disoccupati dovranno farne richiesta all'Agenzia delle Entrate.

Per i disoccupati più di una possibilità

Per i disoccupati, specifichiamo che nel caso si percepisca un assegno dalla cassa integrazione (Inps per i dipendenti), è all'istituto di previdenza che andrà presentata la domanda; mentre se il reddito non supera i 2.840 euro lordi, si può rientrare ancora nella famiglia d'origine, e se il reddito complessivo della famiglia rientra nei limiti, avere diritto al bonus.

I tempi della richiesta e la ricezione del bonus

Per la domanda si può fare riferimento tanto al reddito del 2007 quanto quello del 2008, eventualmente peggiorato con l'avanzare della crisi, ma - a seconda della scelta e della categoria in cui si rientra - cambieranno i tempi di presentazione della richiesta.
Nel primo caso (reddito 2007), se si è pensionati o dipendenti, la domanda va fatta, se sono confernate le modifiche introdotte alla Camera, entro il 28 febbraio 2009; mentre se il soggetto di riferimento è l'Agenzia delle Entrate, si avrà la possibilità di procedere per via telematica entro il 31 marzo 2009.
Reddito 2008? Altri tempi. E ancora, se ad erogare il bonus sarà l'Agenzia delle Entrate, si avrà tempo fino al 30 giugno 2009, mentre negli altri casi lo scadenza è fissata per il 31 marzo 2009.

A quando i soldi? I rischi di aspettare 3 mesi o prendere solo una parte dei soldi

Ci siamo. Siamo arrivati all'ultimo passaggio. Ora non ci resta che aspettare il bonus, che arriverà a distanza di un mese dalla presentazione della richiesta, se si tratta di dipendenti; due nel caso di pensionati.
Ma una domanda a questo punto ce la siamo posti. Per i lavoratori - come si sa - i soldi saranno erogati dal datore di lavoro (e poi rimborsati dallo Stato), in base ai contributi e il monte delle ritenute disponibili. In altre parole, c'è il rischio che l'azienda non abbia la liquidità necessaria per il bonus.
Che succede in questi casi? Paolo Conti, direttore nazionale Caf Acli, ci risponde che il rischio è da escludere per l'Inps, ma possono esserci casi, anche se non frequenti, per chi lavora in piccole aziende, con due o tre dipendenti. “In questo caso il bonus verrà erogato in base alla presentazione della domanda nell'azienda, e se non ci fosse una cifra sufficiente, il lavoratore potrà ricevere un bonus parziale, o aspettare fino al mese successivo. I soldi arriveranno comunque, bisognerà solo aspettare un po' di più”.

mercoledì, novembre 26, 2008

Il governo invia la lettera per la social card.

Il ministro dell'Economia: «Non vogliamo identificare una parte sociale». A regime costerà allo Stato circa 450 milioni di euro
ROMA
La social card, la carta sociale per i più poveri, servirà anche per accedere automaticamente alle tariffe sociali dell’Enel, oltre che per gli acquisti di prima necessità. Lo ha chiarito il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi di presentazione della carta. «Serve - ha spiegato Tremonti - per accedere alle tariffe sociali dell’Enel, le tariffe sociali già c’erano, ma diventa automatico: si può usare questo supporto per avere in modo automatico le tariffe sociali».

La social card sarà come un anomimo bancomat di color azzurro e quindi «non segnerà socialmente i portatori: non vogliamo identificare una parte sociale. È una polemica nella quale non vogliamo entrare - sottolinea - noi pensiamo che a questi soggetti 40 euro servono, fanno la spesa di beni di consumo di base. È una carta anonima quindi nessuno può dire che segna socialmente i portatori. Abbiamo immaginato un supporto anonimo, una normale carta di pagamento elettronico azzurra. Un supporto assolutamente anonimo in alternativa rispetto alla distribuzione fisica di denaro perchè - spiega - su questo supporto si possono aggiungere anche altre voci».

«A regime la "social card" varrà 40 euro al mese, più altri sconti con le catene convenzionate. Pensiamo che su questo strumento - aggiunge il ministro - possano essere applicate altre voci addizionali di beneficio e di sconto. L'iniziativa peserà sulle casse dello Stato per 450 milioni di euro. La prima fase di applicazione, da ottobre a dicembre di quest’anno, verrà finanziata con un minima quota della Robin Hood tax. A regime costerà 450 milioni di euro», ha detto Tremonti.

«Tra ieri e oggi sono partite già 300mila lettere e ne saranno inviate altre 150mila al giorno sino a raggiungere tutti i beneficiari. Trecentomila lettere, che sono l’estratto dei nostri archivi, sono state recapitate da Poste tra ieri e oggi - ha spiegato Tremonti - 150mila lettere al giorno partiranno nei prossimi giorni. Il nostro obiettivo è terminare il prima possibile. Il gran totale dovrebbe essere 1 milione e 300mila persone più o meno». Tremonti ha infatti chiarito che forse non tutti i beneficiari saranno raggiunti perchè magari non risultano negli archivi, ma il ministro ha assicurato che chi ritiene di rientrare nei parametri stabiliti potrà andare alle Poste e chiarire la propria posizione.

Via alla Social Card da 40 euro: è la Carta dei poveri, Eni e Enel si accollano 250 milioni su 450 Bonus famiglia: venerdì in Consiglio dei ministri


Tremonti e Sacconi presentano l'iniziativa: subito 120 euro. Poi 40 al mese. La tesserina è anonima e potrà essere affidata a parenti.

A chi spetta.
La chiamano Carta degli acquisti, ma è la "vecchia" Social card, quella di cui si parlava gia all'epoca della Robin Tax, a giugno, ma che è stata presentata soltanto stamattina a Palazzo Chigi dai ministri Tremonti e Sacconi e dal sottosegretario Bonaiuti.
Sarà riservata a quelli che il ministro Sacconi ha chiamato "gli ultimi degli ultimi", quelli che non sono rappresentati ai tavoli di concertazione. E la distribuzione della tesserina, in tutto e per tutto simile a un bancomat, ma rigorosamente anonima, avverrà attraverso le Poste, ma anche altri soggetii (i Caf, i patronati sindacali, la Caritas, la Comunità di Sant'Egidio e così via).
L'avvio non sarà semplicissimo. Infatti lo stesso ministro Tremonti ha parlato di un esordio "in progress", anche perché sulla carta potrebbero essere cumulati anche sconti offerti da varie catene commerciali e distributive o, in futuro, somme derivanti da offerte "caritatevoli".
Tremonti ha rigettato il sospetto che si tratti di "capitalismo compassionevole" e ha rivendicato l'utilità dell'intervento per un milione e 300.000 cittadini, che costerà in tutto 450 milioni di euro.

Finora il grosso lo pagano Eni ed Enel
Di questi 450 milioni, da quanto si è capito, soli 170 milioni escono dirttamente dalle Casse dello Stato. Eni ed Enel contribuiscono, con 250 milioni di euro, con l'Eni che si addossa il grosso della cifra (200 milioni). Al momento non c'è un finanziamento per tutto il 2009, ma Tremonti ha assicurato che sarà "progressivamente" finanziata. Anche in Francia, ha sottolineato il ministro dell'Economia, la Card è stata finanziata con il contributo delle società energetiche. Il ministro dell'Economia pensa in futuro di attingere anche dai "conti dormienti", che ognuno tira in ballo a piacimento, sperando di trarne dei soldi.

5% di sconto dalla grande distribuzione
Da quanto si è capito - ma su questo Tremonti è stato piuttosto evasivo - la distribuzione, sia grande che piccola, darà il suo contributo con sconti del 5%.

Anonima, ma affidabile a parenti

Come detto dal ministro Tremonti, la Card è anonima, ma lo stesso ministro ha chiarito che - proprio perché non nominativa - potrà anche essere affidata a un amico o a un parente per fargli fare la spesa o pagare le bollette di luce e gas. Il ministro Sacconi ha poi spiegato che il governo considera la Card una "infrastruttura", sulla quale poter appoggiare in futuro anche altre attività "solidali".

300.000 lettere già spedite
Trecentomila lettere, estratte dagli archivi, sono state recapitate dalle Poste italiane tra ieri e oggi. Altre 150.000 lettere al giorno saranno consegnat nei prossimi giorni, per arrivare al milione e 300mila previsto.
Quanto a quanti?
Il “target” sembra già definito. Si tratta di un “bancomat” che inizialmente sarà caricato con 120 euro e potrà essere ritirato dagli aventi diritto entro dicembre. Ma nessuno degli interessati s'illuda di poter usufruire tutti i mesi di 120 euro. La cifra, infatti, si raggiunge sommando tre rate da 40 euro (quelle di ottobre, novembre e dicembre 2008). Da gennaio 2009 la “ricarica” scenderà immediatamente: sulla tesserina si riceveranno, secondo i più informati, 80 euro ogni 2 mesi.
Il “bancomat” si potrà usare per gli acquisti alimentari e per pagare le bollette. E sugli alimentari è già scattato l'allarme delle grandi catene di distribuzione. La “tesserina”, infatti, non è ancora in circolazione, ma dovrà essere compatible col software delle casse dei supermercati, altrimenti “non passerà” e non riuscirà ad effetturare i pagamenti.

Chi ne avrà diritto
La platea degli italiani interessati non supera il milione e duecentomila. Avranno diritto alla carta degli acquisti, infatti, i cittadini “over 65” anni e le famiglie con bambini da zero a 3 anni, che hanno in proprietà una sola casa, ma hanno un Isee (è l'indice cumulativo del reddito familiare, diverso - comunque - da quello della dichiarazione dei redditi) non superiore a 6.000 euro. L'indice può salire a 8.000 per i pensionati che hanno superato i 70 anni. Lo Stato già conosce i nome degli aventi diritto, che riceveranno una lettera con tutte le istruzioni necessarie a ritirare il bancomat.

Il bonus famiglia
Diversa, invece, è la questione del “bonus famiglia” che dovrebbe essere varato dal Consiglio dei ministri di venerdì prossimo. Il “bonus” è tra i 150 e gli 800 euro e dovrebbe arrivare “in contanti” a chi ne ha diritto prima di Natale, in modo da far lievitare gli acquisti e dare un po' di respiro sia alle famiglie che alle imprese. Il bonus dovrebbe essere spedito, sotto forma di assegno postale, alle famiglie e ai pensionati che hanno un reddito sotto i 20.000 euro. Per stabilire il “quantum”, cioè la cifra a cui ogni nucleo ha diritto, sono previste tre fasce di reddito che si intersecano con il “quoziente familiare”, cioè con il numero dei figli e dei familiari a carico.

I dubbi di Angeletti
Ma qui, prima del Consiglio dei ministri, dovra avvenire un ulteriore “dosaggio”, perché c'è chi - come il segretario dell'Uil, Luigi Angeletti - nel corso dell'ultimo incontro a Palazzo Chigi ha contestato che l'accesso a queso fondo sia possibile solo sulla base delle dichiarazioni dei redditi. In pratica Angeletti lo vorrebbe esclusivamente per i lavoratori dipendenti, “dubitando” dei redditi dichiarati dai lavoratori autonomi e dai professionisti. Ma è difficile che il governo, in così poco tempo, possa effettuare questo screening. È probabile, quindi, che il bonus sarà esteso a tutti coloro che rientrano nei parametri che verranno stabiliti.

mercoledì, settembre 17, 2008

FAM.CRISTIANA: NUOVE CRITICHE AL GOVERNO. CHI HA VISTO IL BONUS BEBE'?



ACLI Mezzogiorno. Vita sociale.: FAM.CRISTIANA: NUOVE CRITICHE AL GOVERNO. CHI HA VISTO IL BONUS BEBE'?

giovedì, luglio 24, 2008

Anticipo della Finanziaria: tutti i dettagli.

Banca del Mezzogiorno e fondi Fas: dalla Camera si alla manovra

Via libera dalla Camera dei deputati al decreto che anticipa la legge finanziaria. Tra le misure previste per il Sud, la creazione della Banca del Mezzogiorno e la destinazione dell’85 per cento delle risorse del Fondo aree sottoutilizzate.
Guarda tutte le misure
Robin Tax Inasprimento del prelievo fiscale per petrolieri, banche e assicurazioni. Per le società energetiche viene innalzata dal 27,5% al 33% l'aliquota Ires. Per banche e assicurazioni il maggior prelievo sarà ottenuto con un allargamento della base imponibile. L'Autorità per l'Energia dovrà vigilare per impedire che il maggior prelievo pesi sui clienti.
Iva alberghi Piena detraibilità dell'Iva su alberghi e ristoranti in cambio di una limitazione della deduzione di queste componenti di costo ai fini delle imposte dirette.
5 Per mille La dotazione finanziaria 2008 a beneficio di ricerca e volontariato aumenta di 20 milioni e viene estesa al 2009. Tax credit cinemaRipristinato il credito d'imposta per favorire gli investimenti nel settore cinematografico.
Tassa sugli assegni E’ abolita la tassa di 1,5 euro per gli assegni non contenenti la clausola 'non trasferibile'. Inoltre, viene elevato da 12.500 euro (dagli attuali 5.000 euro) il tetto per poter effettuare pagamenti contanti o con assegni.
Redditi on line Sanatoria per l'Agenzia delle Entrate sulla vicenda dei redditi ondine. Si prevede la possibilità di consultare anche su internet gli elenchi dal 2005 a oggi. Studi settoreIn funzione dell'attuazione del federalismo fiscale dal primo gennaio 2009 gli studi di settore verranno elaborati anche su base regionale o comunale, sentite le associazioni professionali e di categoria.
Professionisti E’ stato soppresso l'obbligo per i lavoratori autonomi e i professionisti di tenere un conto corrente bancario o postale per l'esercizio dell'attività. AssicurazioniIl prelievo applicabile alle riserve matematiche dei rami vita salirà dallo 0,3 allo 0,35% (+0,050). Per il solo 2008 l'aliquota salirà allo 0,39%.
Stock Options Accanto al nuovo regime fiscale viene introdotta l'esclusione dei redditi derivanti da stock options dalla base imponibile per il calcolo dei contributi previdenziali e assistenziali.
Fondi comuni Aumenta dal 12,5% al 20% l'imposta sostitutiva per i redditi derivanti da cessione o rimborso di quote di fondi immobiliari familiari chiusi.
Agenzie fiscali Sono previsti una serie di tagli alle risorse per le agenzie fiscali. RiscossioneSi estende agli enti locali che svolgono attività di riscossione delle imposte la possibilità di accesso alla banca dati dell'Agenzia delle entrate. Si estende agli associati in partecipazione lo scambio di dati tra Agenzia delle entrate e Inps in funzione antievasione. Il pagamento di somme dovute all'Erario con assegni scoperti o non pagabili sarà considerato omesso. Identica sorte per i pagamenti con carta di credito se il gestore della carta non garantirà sulla relativa provvista finanziaria.
Famiglie social card Nasce la carta sociale per i meno abbienti. Verrà alimentata da un Fondo in cui confluiranno le maggiori imposte che pagheranno le banche. La social card interesserà circa 1,2 milioni di italiani e varrà 400 euro. Servirà per ottenere un sconto del 10% sui prodotti alimentari e sulle bollette.
Piano casa Arriva un piano per affrontare l'emergenza abitativa per i più poveri. Il progetto prevede nuove case per famiglie a basso reddito, giovani coppie, anziani in condizioni svantaggiate, studenti fuori sede e persone sottoposte a procedure esecutive di rilascio. Gli aiuti saranno estesi anche agli immigrati regolari a basso reddito. Saltano i 550 milioni per l'edilizia pubblica previsti da un decreto del 2007.
Sanità E’ prevista la razionalizzazione dei posti letto negli ospedali e lo spostamento delle prestazioni in ambulatorio, il taglio del 20% sugli stipendi dei dirigenti sanitari, più verifiche sulle esenzioni sanitarie e maggiori controlli sulle prestazioni liberamente rese da erogatori privati. Ticket Via libera alla cancellazione nel periodo 2009-2011 del ticket sanitario da 10 euro su diagnostica e specialistica. Per l'abolizione il governo mette sul piatto 400 milioni, mentre i restanti 434 milioni dovranno metterli le Regioni attraverso tagli, risparmi ed efficienze. Sicurezza Per la sicurezza il governo stanzia 300 milioni nel 2009. Del totale, 100 milioni verranno destinati al potenziamento della sicurezza urbana e la tutela dell'ordine pubblico.
Enti locali I tagli complessivi per Regioni, Comuni e Province al 2011 sono di oltre 9 miliardi, di cui circa 4 a carico delle Regioni.
Regioni Scatta una riduzione degli oneri degli organismi politici e degli apparati amministrativi regionali (soprattutto tagli a compensi, indennità e al numero dei componenti degli organi rappresentativi), e la soppressione di enti inutili, la fusione delle società partecipate, il ridimensionamento delle strutture organizzative.
Patto di stabilità Sanzioni per chi sfora e meccanismi premiali per gli enti virtuosi. Stretta sull'uso dei derivati da parte degli enti locali e stop ai prestiti senza rimborso contestuale di interessi e capitale.
Assunzioni In attesa di un Dpcm che stabilisca i criteri di virtuosità di Regioni ed enti locali, sono sospese le assunzioni da parte degli enti locali non sottoposti al patto di stabilità interno. Fanno eccezione i comuni con meno di 10 dipendenti a tempo pieno.
Sindaci Arriva un taglio del 30% agli stipendi dei sindaci dei comuni non virtuosi. Comunità montaneTaglio di 90 milioni di euro per il triennio 2009-2011 (30 milioni per ciascun anno) per le comunità montane.
Fondo unico regionale Viene istituito il Fondo unico regionale, in cui saranno raccolti tutti i trasferimenti dello Stato alle Regioni, per agevolare la successiva trasformazione dei trasferimenti in compartecipazioni o quote di tributi erariali in vista del federalismo fiscale. Il Fondo sarà istituito al ministero dell'Economia e sarà operativo dal 2010.
Roma Capitale Misure urgenti per il comune di Roma, tra cui un prestito straordinario di 500 milioni per sostenere il risanamento dei conti comunali. Corte dei contiSalta l'articolo 61 che estendeva le possibilità di controllo della Corte nei confronti delle amministrazioni regionali.
Statali Saltano 400 milioni di euro da un Fondo del Tesoro dedicato a vari capitoli fra cui il rinnovo dei contratti degli statali. Il governo assicura che queste risorse non erano destinate ai contratti.
Consulenze Per la pubblica amministrazione arriva un taglio del 50% sulle spese per convegni, consulenze, pubblicità e spese di rappresentanza.
Ministeri Dai ministeri arriva il contributo più rilevante ai tagli di bilancio. Dai vari dicasteri il governo prevede di ottenere nel 2011 quasi 15 miliardi di risparmi.
Carta Dal primo gennaio 2009 per ridurre l'utilizzo della carta la PaImpronta digitale Dal 2010 raddoppia la durata della carta d'identità (da 5 a 10 anni) e diventa obbligatoria per tutti l'impronta digitale. Riforma Arriva una riforma sperimentale per un anno della manovra. Nel 2009 la Finanziaria dovrà contenere esclusivamente disposizioni attinenti al suo contenuto tipico, senza norme a sostegno dell'economia o di carattere ordinamentale, microsettoriale e localistico.
Taglia leggi L'abrogazione di circa 3.500 leggi scatterà dopo 180 giorni dall'entrata in vigore del decreto. Più tempo, da 60 a 90 giorni, per sopprimere gli enti pubblici non economici con meno di 50 dipendenti. Trasporto Vengono stanziati 116 milioni per il 2008 e il 2009 per finanziare le misure dell'accordo tra le categorie e il governo. Inoltre, l'Osservatorio sulle attività di autotrasporto dovrà determinare mensilmente il costo medio del carburante per chilometro di percorrenza.
Lavoro Torna per le imprese l'obbligo della comunicazione preventiva di assunzione. ContrattiVengono introdotte ragioni oggettive per la stipula del contratto a termine. Novità anche sul fronte delle sanzioni: in caso di violazione delle disposizioni sul termine e sulla proroga, non scatterà il passaggio al contratto a tempo indeterminato, ma ci sarà un indennizzo di importo compreso tra un minimo di 2,5 a un massimo di sei mensilità dell'ultima retribuzione globale di fatto.
Cumulo Dal primo gennaio 2009 vengono aboliti i limiti al cumulo tra pensione e redditi di lavoro. Finmeccanica In caso di aumenti di capitale da parte di Finmeccanica la quota percentuale detenuta dalla Stato non potrà andare sotto il 30%. Cassa depositi e prestiti La gestione separata della Cdp potrà essere autorizzata a istituire un Fondo ad hoc con il quale partecipare a fondi per lo sviluppo. Servizi locali Arriva l'attesa riforma del settore. La gestione dei servizi locali dovrà essere conferita in via ordinaria a imprenditori o società individuati attraverso gare pubbliche. Previsto il ricorso a società miste pubblico-private. Benzinai Sì alla liberalizzazione della rete di distribuzione dei carburanti, che prevede meno vincoli per installare una nuova stazione di servizio. Scuola Si prevede una riduzione dei docenti da 868.542 dell'anno 2008-2009 a 781.201 nel 2011-2012 (taglio del 234,7% delle cattedre della scuola primaria e il 29,5% delle superiori). Obbligo L'obbligo scolastico si assolve anche nei percorsi di istruzione e formazione professionale. E-book Dal prossimo anno sarà possibile scaricare i libri di testo scolastici da internet. Università Le università pubbliche possono trasformarsi in Fondazioni di diritto privato. Fondo infrastrutture Nasce un Fondo per il finanziamento di interventi di potenziamento della rete infrastrutturale nazionale, comprese le reti di tlc ed energetiche. Tav Viene abrogata la revoca delle concessioni per l'Alta velocità ferroviaria con i general contractor. Inail Soppressa l'autorizzazione all'Inail di procedere, in forma diretta, alla realizzazione di investimenti per infrastrutture di interesse regionale. Imprese in un giorno Attraverso una semplificazione delle procedure burocratiche sarà possibile avviare un'impresa in un giorno. Class Action L'entrata in vigore è stata prorogata al primo gennaio 2009. Mister prezzi Vengono ridefiniti i poteri del Garante sui Prezzi. Inoltre, il ministero dello Sviluppo economico pubblicherà quadri di confronto dei prezzi dei principali beni di consumo durevoli, soprattutto prodotti alimentari ed energetici. Banca larga Arrivano 800 milioni per il periodo 2007-2013. FasViene fissata la percentuale, almeno l'85%, delle risorse del Fas (Fondo aree sottoutilizzate) e del Pon (Piano operativo naizonale) che dovranno andare alle regioni del Mezzogiorno. Banca del Mezzogiorno Viene istituita la Banca del Mezzogiorno. Per far ripartire il progetto vengono stanziati 5 milioni nel 2008. Nucleare L'Autorità per l'energia svolgerà l'attività consultiva di segnalazione al governo sulla realizzazione di impianti di produzione di energia nucleare. La promozione della ricerca sul nucleare di quarta generazione rientrerà tra gli obiettivi della Strategia energetica nazionale che il governo metterà a punto entro sei mesi. Immobili Prorogato fino a fine 2008 il termine entro cui individuare gli immobili da dismettere che dovranno essere consegnati all'Agenzia del Demanio. Parte dei proventi delle dismissioni andranno alla Difesa. Festa del 4 novembre Stanziati 3 milioni di euro alla Difesa per la festa del 4 novembre. Bambin Gesù Modificata la procedura per l'assegnazione di risorse all'ospedale 'Bambino Gesù'. Non si prevede più il coinvolgimento della Regione Lazio. Comitato Paralimpico Aumenta il contributo di 3 milioni per ciascuno degli anni 2008, 2009 e 2010. Radio Radicale Ripristinati i fondi previsti per legge per le radio che abbiano svolto attività di interesse generale. Api Torna il contributo per le api. Saranno stanziati 40 milioni nel biennio 2008-2009 (20 milioni per ciascun anno).

sabato, giugno 28, 2008

Interna corporis del governo Berlusconi. Tremonti leader o fusibile da sostituire? La lettura del Foglio.

Il sistema duale al governo

Una sottile linea separa la diffidenza e il gioco di coppia tra il Cav. e Giulio

Berlusconi fa il presidente del Consiglio (di sorveglianza), Tremonti il capo operativo. Prospettive e incognite

Roma. “Siete tutti ministri senza portafoglio” è una frase ganzissima e perfetta per il Silvio Berlusconi che collezionava interim e si occupava di tutto, dalla macroeconomia alla Nato passando per l’arredo urbano del G8 di Genova. Invece l’ha detta Giulio Tremonti prima della presentazione (con al fianco una squadra di ministri i cui portafogli sono nelle sue mani) delle tre finanziarie in una, con tagli alla spesa, qualche tassa sugli extraprofitti – concetto curioso se coltivato in ambito liberal-liberista – e poche concessioni ai mercatisti. Meno tasse? Per qualche anno no. Bonus bebé, via il bollo auto, grandi opere? Boh. La cordata Ermolli per Alitalia? Il dottor Ermolli non ha avuto incarichi dal governo. Insomma, quel che diceva il Cav. non dice Giulio, e viceversa.

Ciò che però accomuna il presidente del Consiglio, nella sua ultima versione degasperiana alle prese con la ultradecennale battaglia per affermare il primato della politica sulla toga, e il ministro dell’Economia, in forma nella sua ultima versione craxian-rigorista, lodato da banchieri come Corrado Passera e Alessandro Profumo, riconosciuto come pivot del governo dalla stampa (dall’editoriale di Paolo Mieli, in cui il direttore del Corriere della Sera lo individuava come vincitore delle elezioni, in poi), è la preoccupazione per l’economia, un timore condiviso dalla Confindustria e da manager capaci come Sergio Marchionne.

Dunque, divisione dei compiti, un po’ alla Kohl con Waigel e non come Sarko con Chirac. Berlusconi ha detto poco o nulla sulle manovre finanziarie, solo che è fiero del lavoro di squadra. In effetti – raccontano i bene informati – Tremonti, dando mostra di spavalda convinzione, facendosi vedere a Palazzo Chigi solo per le riunioni dei consigli dei ministri e giocando le sue carte per la leadership del Pdl prossimo venturo riesce a portare tutti i ministri attorno a sé, anche quelli che un tempo potevano essere considerati possibili rivali, come Renato Brunetta. Perfino Claudio Scajola, variabile e contropotere possibile, è in una fase attendista.

Lo stesso Berlusconi in campagna elettorale aveva detto che non si potevano fare miracoli, quindi il Tremonti realista gli va più che bene, e un ultravincitore come il Cav. non ha certo problemi di vanità. C’è poi il naturale evolversi della situazione politica, delle ambizioni personali e dell’anagrafe verso una sorta di coabitazione governativa, anzi, una specie di sistema duale, con il Cav. presidente del Consiglio di sorveglianza e Tremonti capo operativo (un po’ come Giovanni Bazoli e Corrado Passera, che – lui sì – si occuperà di Alitalia). E’ Tremonti che ha bloccato la nomina dei viceministri. E’ Tremonti che ha pesato molto nella composizione del governo, senza vincere sempre: non voleva Brunetta. E’ Tremonti che tratta con l’Ue. E’ Tremonti che raccoglie perfino proposte di collaborazione dalle un tempo odiate Fondazioni. E’ Tremonti che i giornali lusingano, magari per creare attriti col Caimano. E’ Tremonti che ha dato un’anima ideologica alla terza fase del Berlusconismo, con il libro “La paura e la speranza”.

E’ Tremonti che in nove minuti e mezzo ottiene il silenzioso sì dei ministri. E’ Tremonti che ha la gestione non soltanto della politica economica, ma della politica: prima il rigore, poi il federalismo fiscale. Se poi l’economia andrà meglio, sarà merito anche del Cav. Se andrà peggio, c’è chi dice che servirà “un fusibile da sostituire”, ma sono solo cattiverie di malelingue magari invidiose. Del resto Tremonti non voleva tornare a via XX settembre, consapevole dei guai italiani, ma in campagna elettorale fu “precettato” dal Cav.: l’unico ministro certo è quello dell’Economia. Allora – pensa Tremonti – mi gioco il tutto per tutto a modo mio, anche la sfida della futura leadership. Le incognite? L’economia, prima di tutto. Il federalismo, in secondo luogo. Perché uno dei punti di forza di Tremonti è il rapporto con la Lega nord, ma Umberto Bossi non farà certo sconti su questo tavolo e Roberto Maroni, dal Viminale, non si sente sicuramente un ministro senza portafoglio, non avendo problemi di convivenza con il divo Giulio nei futuri assetti del Popolo delle libertà. Poi se le incognite volgono al peggio, nel sistema duale, conta il presidente del Consiglio di sorveglianza: alla fine sul suo tavolo passano le questioni e le decisioni strategiche.

martedì, giugno 10, 2008

Finanziaria/ Quoziente familiare e bonus bebè. Tremonti studia la copertura e attende l'ok di Almunia

Quoziente familiare, rimborsi Iva e bonus bebè.
Mentre è in attesa della visita del Commissario agli Affari Monetari Ue Joaquin Almunia, il ministro dell'Economia Giulio Tremonti lavora alacremente alla sua Finanziaria triennale da affiancare al Dpef. Una misura in cui inserire, accanto ai provvedimenti sullo sviluppo (a costo zero per il bilancio dello Stato: dalla riforma del processo civile a quella della pubblica amministrazione), anche le misure più popolari come, appunto, il bonus bebè (da far partire, a meno di colpi di scena dell'ultima ora, a gennaio 2009) e il quoziente familiare. Secondo quanto risulta ad Affari, i tecnici di Via XX settembre stanno valutando l'impatto sui conti pubblici di questi due provvedimenti mentre altri gruppi di lavoro si stanno concentrando sulla modifica delle norme sui rimborsi Iva. Rimborsi che dovrebbero avvenire in 60-90 giorni con il relativo debito d’imposta che sorgerebbe solo dopo l’incasso della fattura.

Al ministero dell'Economia è iniziato il conto alla rovescia per il 18 giugno, giorno in cui Tremonti presenterà il suo pacchetto di riforme economiche e le riunioni fra i sottosegretari del Tesoro si succedono una dietro l'altra.

Tutti i provvedimenti che il ministro dell'Economia metterà in campo, comunque, dovranno avere l'ok contabile di Bruxelles. Domani, infatti, è in programma un faccia a faccia con Almunia per una valutazione più analitica della situazione dei conti pubblici del nostro Paese e delle misure per raggiungere l'azzeramento del deficit nel 2011. Temi, questi, già in parte affrontati nell'ultimo Ecofin, che ha abrogato la procedura di infrazione, e che richiedono ulteriori approfondimenti.
Tremonti e Almunia entreranno, così, un po' più nel dettaglio della Finanziaria da 35-36 miliardi per il triennio 2009-2011, e sulla mini correzione che si rende necessaria nel 2008, visto che il deficit tocca quota 2,5% del Pil, invece del 2,4% previsto. Una manovrina da 1,5 miliardi a cui si aggiungeranno, probabilmente, ulteriori risorse per coprire gli sgravi ici e liberare così
i fondi per le opere pubbliche in Sicilia e Calabria.

La manovrina 2008 si dovrebbe aggirare nel complesso tra i 2 e i 3 miliardi di euro, reperibili da tagli alla spesa. La manovra triennale sarà un po' più elevata dei 30 miliardi indicati da Tommaso Padoa Schioppa, in parte per gli effetti della correzione per l'anno in corso, in parte perchè la crescita del Pil si profila ridimensionata. Si arrivera' quindi a circa 35 miliardi. Nel menù ancora interventi sulla spesa, con le misure annunciate dal ministro Renato Brunetta sulla pubblica aministrazione, il blocco del turn over, l'eliminazione degli enti inutili. Sul fronte delle entrate, Tremonti sta mettendo a punto la revisione della tassazione su banche e assicurazioni, con modifiche alla base imponibole, e la ormai nota Robin Hood Tax sul petrolio che dovrebbe colpire sia i produttori che i distributori.

Il piano di rilancio verte anche sulle liberalizzazioni che dovrebbero riguardare anche i servizi pubblici locali e l'acqua potabile. Sul fronte previdenziale si profila la totale abolizione del divieto di cumulo tra redditi da lavoro e redditi da pensione. Ancora da definire la struttura dei provvedimenti: alcune misure urgenti saranno varate con un decreto legge, ma le altre rientreranno in un disegno di legge. A settembre, con una finanziaria asciutta che si limiterà a recepire nelle tabelle gli effetti dei provvedimenti di giugno, sarà varato il disegno di legge sul federalimo fiscale, che il governo discuterà prima con le parti sociali, gli enti locali e le forze politiche di opposizione.