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sabato, settembre 03, 2011

Redditi, ecco i 730 del 2011 solo il 2% sopra i 74mila euro


I dati messi a disposizione dalle Acli. Un italiano su tre dichiara meno di 15mila euro all'anno. Crescono i redditi complessivi degli italiani ma cala il potere di acquisto. E l'inflazione è una "tassa" da 235 euro
di VLADIMIRO POLCHI


ROMA - Un italiano su tre dichiara al fisco meno di 15mila euro l'anno. Sopra i 75mila euro solo il 2% dei contribuenti. E la media nazionale? Non supera i 22mila euro (21.933 euro) di reddito. E ancora: il 78% degli italiani guadagna meno di 28mila euro all'anno. Non solo. L'inflazione pesa su ciascun cittadino come una "tassa" da 235 euro. Nella terza giornata dell'incontro nazionale di studi, le Acli (Associazioni cristiane dei lavoratori italiani) mettono a disposizione i dati inediti dei 730 del 2011.

Cala il potere d'acquisto. I redditi complessivi degli italiani crescono dello 0,43% rispetto alle dichiarazioni del 2010, ma perdono l'1.07% a parità di potere d'acquisto. E' la Lombardia la regione con il reddito medio più alto (23.930 euro) ma con una perdita dell'1,48% rispetto all'inflazione. Segni di ripresa in Abruzzo, che vede crescere del 2.15% il reddito dei propri cittadini. Bene il Trentino (+ 2,48%). Crisi in Molise (-2,72%), Sicilia (-2,50%), Campania (-1,83%), Valle d'Aosta (-1,23%), Umbria (-0,76%), Marche (-0,70%), Sardegna (-0,51%), e in Emilia-Romagna (-0,19%), che vedono diminuire in termini assoluti i propri redditi rispetto all'anno precedente. "La diminuzione del reddito reale delle persone è stata pesante, a cominciare anche dalle regioni del Nord - scrivono le Acli - in Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli, Emilia-Romagna, abbiamo mediamente oltre 400 euro all'anno in meno nelle tasche di ogni lavoratore".

Solo il 2% sopra i 74mila euro. Il "reddito complessivo" degli italiani (da non confondere col "netto in busta", che è più basso) passa dunque in media dai 21.841 euro del 2009 (730 del 2010) agli attuali 21.933 euro. Un incremento dello 0,43% che viene vanificato dal parallelo incremento dell'indice nazionale dei prezzi al consumo, salito nell'ultimo anno dell'1,5%. A parità di potere di acquisto il reddito degli italiani cala dunque dell'1,07%. Una "tassa" su ciascun contribuente pari a 235 euro, che diventano 373 euro per i lavoratori dipendenti, che rispetto ai pensionati non hanno il paracadute dell'adeguamento automatico all'inflazione. "Cassa integrazione, contratti di solidarietà, rinnovi contrattuali senza aumenti - denunciano le Acli - incidono sul reddito dei lavoratori dipendenti, cresciuto in media di appena 9 euro nell'ultimo anno (+0.03%), con un rapporto negativo rispetto all'aumento dell'inflazione dell'1,47%". In generale, tre italiani su quattro (78%) dichiarano meno di 28mila euro. Uno su tre (32%) resta sotto i 15mila euro. Sopra i 75mila il 2% dei contribuenti.

Crescono solo Trentino e Abruzzo. La Lombardia registra il reddito medio più alto (23.930 euro), mentre il reddito medio più basso è dei cittadini pugliesi (16.763 euro), seguiti dagli abitanti della Basilicata (16.857 euro). Le uniche due regioni con il reddito "reale" in crescita sono il Trentino Alto Adige e l'Abruzzo. "Gli abruzzesi - sostengono le Acli - cominciano finalmente a risentire dell'effetto-ricostruzione e dei conseguenti benefici goduti sul piano fiscale. Il reddito medio della popolazione è passato dai 20.829 euro del 2009 ai 21.278 euro del 2010: un incremento del 2,15% in termini assolut". Un cittadino di Trento ha invece messo in tasca 208 euro in più rispetto all'anno passato.

Tagli alle detrazioni. Il rapporto del Caf Acli analizza anche i dati delle detrazioni che ogni contribuente inserisce nella sua dichiarazione dei redditi. Dai familiari a carico ai mutui, dalle spese mediche all'università dei figli: "Il governo ha infatti previsto una serie di tagli lineari nei prossimi due anni su tutte le forme di sgravi fiscali che porterebbero ad una riduzione del 5% il primo anno e del 20% nel secondo. Conti alla mano per ogni dipendente o pensionato, nei prossimi due anni, si profila una riduzione delle detrazioni, e dunque un innalzamento delle imposte, di oltre 350 euro a testa".

Acli, il reddito medio degli italiani sotto i 22mila euroPDFStampaE-mail
di Ufficio stampa Acli

tremontiNon supera i 22 mila euro (21.933 euro) il reddito medio degli italiani. Il 78% dei contribuenti guadagna meno di 28.000 euro all’anno. L’inflazione pesa su ciascun cittadino come una “tassa” da 235 euro.
Nella terza giornata del proprio Incontro nazionale di studi, presente il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani mettono a disposizione i dati inediti dei 730 del 2011, sulla base di oltre 1.300.000 dichiarazioni di dipendenti e pensionati elaborate dai Caf Acli in tutto il territorio nazionale.

I redditi complessivi crescono dello 0,43% rispetto alle dichiarazioni del 2010, ma perdono l’1.07% a parità di potere d’acquisto. E’ la Lombardia la regione con il reddito medio più alto, 23.930 euro, ma con una perdita dell’1,48% rispetto all’inflazione. Segni di ripresa in Abruzzo, che vede crescere del 2.15% il reddito dei propri cittadini. Bene il Trentino (+ 2,48%). Crisi nera in Molise (-2,72%), Sicilia (-2,50%), Campania (-1,83%), Valle d’Aosta (-1,23%), Umbria (-0,76%), Marche (-0,70%), Sardegna (-0,51%), e persino Emilio Romagna (-0,19%), che vedono diminuire in termini assoluti i propri redditi rispetto all’anno precedente.

Per il presidente delle Acli Andrea Olivero: «E’ evidente la condizione di difficoltà del Paese. La riforma fiscale da attuare con le legge delega del Governo deve assolutamente sostenere il reddito dei lavoratori e delle famiglie. I tagli annunciati alle detrazioni fiscali sono incomprensibili e inammissibili. I sacrifici vanno chiesti ai redditi più alti».

Un contribuente su tre sotto i 15.000 euro. 2% sopra i 75.000

Il “reddito complessivo” degli italiani (da non confondere col “netto in busta”, che è più basso) passa dunque in media dai 21.841 euro del 2009 (730 del 2010) agli attuali 21.933 euro. Un incremento dello 0,43% che viene vanificato dal parallelo incremento del NIC, l’indice nazionale dei prezzi al consumo, salito nell’ultimo anno dell’1,5%. A parità di potere di acquisto il reddito degli italiani cala dunque dell’1,07%. Una “tassa” su ciascun contribuente pari a 235 euro, che diventano 373 euro per i lavoratori dipendenti, che rispetto ai pensionati non hanno il “paracadute” rappresentato dall’adeguamento automatico all’inflazione. Cassa integrazione, contratti di solidarietà, rinnovi contrattuali senza aumenti, incidono sul reddito dei lavoratori dipendenti - 25.419 euro - cresciuto in media di appena 9 euro nell’ultimo anno (+0.03%), con un rapporto negativo rispetto all’aumento dell’inflazione dell’1,47%. In generale, tre italiani su quattro (78%) dichiarano meno di 28000 euro. Uno su tre (32%) resta sotto i 15000 euro di reddito complessivo annui. Sopra i 75000 euro il 2% dei contribuenti.

Lombardia la regione con i redditi più alti, ma è “stagnazione”

Analizzando la situazione delle regioni, la Lombardia registra il reddito medio più alto, 23.930 euro, ma con appena un +0,2% rispetto all’anno precedente, che si traduce in una perdita dell’1,48% rispetto all’inflazione e rivela una condizione di sostanziale stagnazione economica. Il reddito medio più basso è dei cittadini pugliesi: 16.763 euro; seguiti dagli abitanti della Basilicata: 16.857 euro. Il calo dei redditi rispetto all’anno precedente è più forte in Molise (-2,72%), Sicilia (-2,50%), Campania (-1,83%).

Crescono solo Trentino e Abruzzo

Le uniche due regioni con il reddito “reale” in crescita sono il Trentino Alto Adige e l’Abruzzo. Gli abruzzesi cominciano finalmente a risentire dell’effetto-ricostruzione e dei conseguenti benefici goduti sul piano fiscale. Il reddito medio della popolazione è passato dai 20.829 euro del 2009 ai 21.278 euro del 2010: un incremento del 2,15% in termini assoluti, che mantiene il segno positivo (+0,65%) anche a parità di potere d’acquisto con l’anno precedente. In Trentino, l’aumento è del 2,48%, che diventa +0,98% al netto dell’inflazione. Un cittadino di Trento ha dunque messo in tasca 208 euro in più rispetto all’anno passato.

“Tiene” anche, ed è un’eccezione, il reddito dei dipendenti nel Lazio. In tutte le altre regioni (Trentino e Abruzzo a parte) la diminuzione del reddito reale delle persone è stata pesante, a cominciare anche dalle “ricche” regioni del Nord. In Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli, Emilia Romagna, abbiamo mediamente oltre 400 Euro all’anno in meno nelle tasche di ogni lavoratore.

Tagli alle detrazioni: un conto da 350 euro in media per ogni singolo contribuente

«Ma è dalle stesse tasche – affermano le Acli – che si rischia, nei prossimi due anni, di tirare fuori ancora qualcosa». Il rapporto del Caf Acli ha infatti analizzato anche i dati delle detrazioni che ogni contribuente inserisce nella sua dichiarazione dei redditi. Dai familiari a carico ai mutui, dalle spese mediche all’università dei figli, Il governo ha infatti previsto una serie di tagli lineari nei prossimi due anni su tutte le forme di sgravi fiscali che porterebbero ad una riduzione del 5% il primo anno e del 20% nel secondo. Conti alla mano – hanno calcolato le Acli - ad ogni dipendente o pensionato, nei prossimi due anni si profila una riduzione delle detrazioni, e dunque un innalzamento delle imposte, di oltre 350 euro a testa.

giovedì, settembre 01, 2011

Retromarcia sulla stretta che vanificava gli anni di università e militare. Si valuta pubblicazione dichiarazioni dei redditi

Manovra, salta la norma sulle pensioni
spunta il carcere per gli evasori



ROMA - Indietro tutta. Convinto dall’ondata di proteste delle categorie interessate e dal no della Lega Nord, il governo ha deciso di abbandonare completamente l’indigesta norma che andava a toccare i contributi figurativi per il servizio militare e quelli da riscatto relativi al periodo universitario.

Salta così una delle correzioni alla manovra integrativa concordate nel vertice di Arcore di lunedì. Si dovrebbe rafforzare invece la stretta contro l’evasione fiscale che - secondo fonti di maggioranza - arriverebbe a comprendere più dure sanzioni penali per i contribuenti infedeli, incluso il carcere, sul modello della legislazione in vigore fino ad alcuni anni fa.

La decisione di fare marcia indietro sulle pensioni è stata presa in un incontro mattutino al ministero dell’Economia, a cui hanno preso parte il titolare del Lavoro Maurizio Sacconi e il ministro della Semplificazione Roberto Calderoli. E così con tutta probabilità l’intero capitolo previdenza esce dal menu delle possibili novità immediate, a meno che - eventualità assai improbabile - lo stesso Carroccio non si decida a dare il via libera ad una nuova accelerazione sulla pensione di vecchiaia delle lavoratrici private, che nei giorni scorsi aveva sempre bloccato. Per assicurare un qualche effetto finanziario nell’arco temporale della manovra il percorso verso la parificazione con gli uomini dovrebbe partire dal 2012, con il passaggio da 60 a 61 anni.

Più probabile che l’esecutivo segua un’altra strada: riaprire il discorso sulle pensioni in autunno, in un contesto diverso e magari più tranquillo rispetto a quello di una manovra di emergenza. In tal caso l’analisi potrebbe avere un respiro più ampio, andando a toccare anche il tema dell’anzianità ed eventualmente ipotizzando una revisione complessiva del sistema, ad esempio con l’adozione generalizzata del sistema di calcolo contributivo.

Lo strumento tecnico che si sta valutando a questo scopo è l’allargamento del disegno di legge delega in materia fiscale, che già contiene una parte dedicata all’assistenza. Su questo provvedimento, inizialmente pensato per abbassare la pressione tributaria, il governo fa affidamento per ricavare una parte consistente delle risorse necessarie al pareggio di bilancio. Una volta superata la fase di emergenza, anche la previdenza entrerebbe tra le voci a cui attingere.

Quanto al decreto, la nuova versione del testo arriverà oggi con gli emendamenti a firma del relatore, la cui presentazione inizialmente prevista per ieri pomeriggio è stata rinviata, proprio per tenere conto dei cambiamenti di rotta in materia di previdenza. Sarà incisivo il capitolo relativo alla lotta all’evasione fiscale, voce alla quale, secondo fonti di maggioranza, si fa affidamento anche per trovare le risorse venute a mancare dopo la marcia indietro su contributi figurativi e da riscatto. Due le principali linee di intervento: la stretta sulle società di comodo e la partecipazione dei Comuni al recupero delle somme sottratte al fisco. In questo ambito, i sindaci potrebbero essere obbligati a pubblicare le dichiarazioni dei redditi de propri contribuenti.

Nella giornata di ieri, in assenza del ministro Tremonti, sono fiorite le ipotesi più disparate sulle possibili fonti di copertura, dal parziale ripristino del contributo di solidarietà, ad un nuovo inasprimento per gli enti locali. Fino ai soliti condoni, nella versione fiscale e in quella edilizia: emendamenti in questo senso sono stati presentati da deputati della maggioranza. Ma anche l’esecutivo avrebbe allo studio forme più soft di concordato.

mercoledì, agosto 31, 2011

Pensioni: saltano i riscatti, torna l'Iva al 21%?


La Lega si impone. La Padania è uscita in prima pagina col titolo: "Manovra in discussione". La svolta da un incontro Calderoli-Sacconi. Assente Tremonti.

Giulia Nitti
Tutto da rifare, ancora una volta. È saltata, a poche ore dal voto in Senato, la tanto contestata norma sulle pensioni.
L'ha spuntata la Lega Nord, che fin dal numero della Padania in edicola questa mattina aveva mostrato tutte le sue perplessità.
E i risultati del sondaggio on line tra i lettori del nostro quotidiano confermano una contrarietà assoluta e pressocché totale.
Quando tutto sembrava chiuso con le 7 ore del vertice di Arcore, le proteste dei cittadini sulle norme sulle pensioni hanno persuaso al maggioranza a rimettere mano, per l'ennesima volta, alla manovra finanziaria per il pareggio di bilancio.Tra le tante ipotesi di queste ore torna a farsi strada quella dell'Iva al 21%, sulla quale però c'è da scontare l'opposizione dei consumatori e del ministro Tremonti.

La protesta spinge il governo alla marcia indietro

Ieri dal Pdl ci si affrettava a dichiarare che avrebbero modificato la misura, "perché iniqua e incostituzionale".
La protesta di chi ha pagato salato il riscatto degli anni di studi e di servizio militare ha investito anche la Lega Nord. Ieri persino il giornale di partito, la Padania è stata inondata di mail e messaggi di militanti infuriati, come riferisce lo stesso giornale. Piccati soprattutto, perché la norma sulle pensioni colpisce anche chi ha fatto il servizio militare di leva, "regalando" un anno allo Stato.
Il risultato immediato è stata un'insurrezione dei senatori del Carroccio, che ieri hanno minacciato di non votare la manovra se non si fosse intervenuti subito sulla norma che riguarda la previdenza.

La Padania accusa

Così l'accordo di Arcore è finito sotto attacco da parte del giornale leghista, che in un articolo in uscita oggi spiega che "la manovra partorita dal vertice di Arcore avrà bisogno di un'ulteriore riflessione".
"Il ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli incontrerà il ministro Maurizio Sacconi, con i tecnici del ministero dell'Economia e del ministero del Lavoro, per approfondirne l'impatto sociale e finanziario" delle pensioni.

Il Pd: "Ormai è una farsa"

L'opposizione - ovviamente - parla di caos (come, peraltro, fanno in queste ore i normali cittadini, "bombardati" dalle proposte più diverse.
"Quello che sta avvenendo sulla manovra sfiora la farsa ma rimane comunque scandaloso - dice la capogruppo al Senato del Pd, Anna Finocchiaro - c'è da gioire per la cancellazione di una norma ingiusta e incostituzionale come quella sulle pensioni, ma ora ci troviamo di fronte a una manovra che non esiste".
E ancora: "Come faranno ora, di buco in buco, a far quadrare i conti?".
Anche il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina, infierisce: "La retromarcia sulle pensioni è l'ennesima conferma che siamo nelle mani di un presidente del Consiglio e di una leadership leghista completamente allo sbando. L'esecutivo punta soltanto a sopravvivere e scarica sugli italiani il costo della sua incapacità di fare".
Per il capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera, Massimo Donadi, "Sulle pensioni il governo è passato dalla truffa alle comiche".

I dubbi del Colle

Che la norma vada modificata, d'altronde, è una considerazione che nelle ore passate hanno fatto anche i tecnici del Quirinale. Dall'ufficio legislativo del Coille hanno fatto trapelare che la norma sul riscatto potrebbe violare l'articolo 3 della Costituzione.

Il problema dei saldi

Ma quella sulle pensioni non sarà il solo punto da rivedere. Nonostante Tremonti, a quanto pare , avesse assicurato a Baerlusconi che i provvedimenti elaborati durante il vertice fossero in grado di manrtere il saldo della manovra, ieri la Ragioneria dello Stato si è detta dubbiosa su questo punto. Le misure di lotta all'evasione non sarebbero in grado di garantire il gettito mancante dall'eliminazione del contributo di solidarietà per i lavoratori privati. All'appello mancherebbero 5 o addirittura 6 miliardi, a seconda delle versioni.

Rispunta l'Iva

Partita riaperta, insomma. Con l'ipotesi dell'Iva che torna a fare capolino. Tremonti non la vorrebbe, preferirebbe utilizzare la misura in futuro nella legge delega sulla riforma fiscale, ma ormai Berlusconi è stanco, e dopo essersi reso conto dell'autogol sulle pensioni è sempre più convinto a tirare dritto senza ulteriori mediazioni.

Il tempo stringe

Il tempo a disposizione è pochissimo, ormai. C'è tempo solo fino a stasera per presentare gli ultimi emendamenti. Qualcos'altro potrà essere fatto entro domani, quando il consiglio dei ministri si riunirà e potrebbe partorire un ultimo maxiemendamento sul quale, a questo punto, verrà posta la fiducia. E allora i giochi saranno davvero chiusi.

martedì, agosto 30, 2011

le novità emerse dal vertice di Arcore: si interviene sulle pensioni No supertassa e iva, salvi i piccoli comuni

Manovra, si interviene sulle pensioni
No supertassa e iva, salvi i piccoli comuni

Ok abolizione province e dimezzamento parlamentari. Contributo di solidarietà solo per membri Parlamento. Enti locali, più poteri contro evasione. Pd: accanimento sulle pensioni, Lega sbugiardata



ROMA - Concluso dopo sette ore ad Arcore il vertice tra Pdl e Lega per studiare le modifiche alla manovra. Le novità principali riguardano le pensioni, che saranno toccate, l'aumento dell'iva, che non ci sarà, la supertassa, che salterà, la salvezza dei piccoli comuni e due miliardi di tagli in meno agli enti locali. Il contributo di solidarietà rimarrà solo a carico dei membri del Parlamento. Nella residenza di Berlusconi erano presenti gli stati maggiori del Pdl e della Lega. «Molto bene» ha detto il ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, commentando i risultati dell'incontro. Giudizio condiviso dal capogruppo Pdl, Fabrizio Cicchitto, che parla di «risultato davvero molto positivo», e dal ministro della Semplificazione, Roberto Calderli, secondo il quale «il testo è stato migliorato e per la prima volta qualcuno dimostra di fare sul serio contro l'evasione colpendo le società di comodo».

Provvedimenti aggiuntivi, ma per via costituzionale, riguardano il dimezzamento del numero dei parlamentari e la soppressione di tutte le province.Calcolo delle pensioni soltanto in base agli «effettivi anni di lavoro», è stato stabilito. Il calcolo per il raggiungimento degli anni di anzianità non dovrebbe più tener conto degli anni di servizi militare prestato e degli anni universitari. «Verranno scorporati», mantenendo immutato l'attuale regime previdenziale. Gli anni in questione, però, verranno computati per il calcolo della pensione.Salvi i piccoli comuni. «Sostituzione dell'articolo della manovra relativo ai piccoli comuni con un nuovo testo che preveda l'obbligo dello svolgimento in forma di unione di tutte le funzioni fondamentali a partire dall'anno 2013 nonchè il mantenimento dei consigli comunali con riduzione dei loro componenti senza indennità o gettone alcuno per i loro membri» si legge nel documento finale del vertice di maggioranza ad Arcore.Le risorse recuperate per «diminuire le sofferenze per gli enti locali», dicono fonti della maggioranza, sarebbero reperite da una rimodulazione dei vantaggi fiscali e dall'intervento sulle pensioni.Più poteri agli enti locali per lotta all'evasione. «Attribuzione agli enti territoriali di maggiori poteri e responsabilità nel contrasto all'evasione fiscale con vincolo di destinazione agli stessi del ricavato delle conseguenti maggiori entrate». Ridotti i vantaggi fiscali per le società cooperative. «Sostituzione del contributo di solidarietà con nuove misure fiscali finalizzate a eliminare l'abuso di intestazioni e interposizioni patrimoniali elusive nonché riduzione delle misure di vantaggio fiscale alle società cooperative».La conferenza dei capigruppo di Palazzo Madama è stata fissata per mercoledì 31 agosto in tarda mattinata, probabilmente alle 13. I presidenti dei gruppi dovranno decidere il calendario dei lavori del Senato che la settimana prossima sarà chiamato a votare in Aula la manovra.Calderoli: testo migliorato, c'è la lotta all'evasione. «Ai mercati inviamo un messaggio chiaro - dice Roberto Calderoli, ministro della Semplificazione - In primis i saldi restano invariati e i termini saranno rispettati. Inoltre, sono stato un buon profeta: i miglioramenti sono stati raggiunti all'unanimità tra le tre forze di governo e alla presenza del ministro dell'Economia. Il testo è stato migliorato e per la prima volta qualcuno dimostra di fare sul serio contro l'evasione colpendo le società di comodo».Frondisti del Pdl: a qualcosa siamo serviti. «Evidentemente i frondisti sono serviti a qualcosa ed è con grande soddisfazione che apprendo gli esiti del vertice di Arcore - dice Giuseppe Moles, deputato frondista del Pdl - Appare evidente che nelle riforme di questa manovra ci sono molte delle nostre argomentazioni. Sono state accolte ma soprattutto il richiamo alla nostra ispirazione originaria delle nostre idee è tornato preponderante: è passato il principio che non bisogna mettere la mani nelle tasche degli italiani. È una grande vittoria di noi frondisti anche la cancellazione così come anche il non aver aumentato l'Iva». Udc: i conti non tornano. «Saremo costruttivi come sempre in Parlamento perché questo è un nostro preciso dovere - dicono i capigruppo Udc di Camera e Senato Gian Luca Galletti e Gianpiero D'Alia - Ma da un primo esame delle modifiche della manovra approvate nella maggioranza traiamo un'opinione netta: i conti non tornano. Temiamo che la stessa sensazione venga percepita dai mercati, poiché è fin troppo chiaro che non si gioca con le cose serie: l'abolizione delle province ad esempio, preannunciata dai telegiornali, è in realtà stata cancellata con un rinvio ad improbabili costituzionalizzazioni. Che bisogno c'era di questa gigantesca finzione?».Bersani: non vedo come questi conti possano quadrare. «Dalle cose che si capiscono fino a qui siamo alla confusione, ad una quadra che non c'è, non vedo come possano quadrare questi conti - sostiene il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani - Nell'insieme mi sembra una soluzione debole, spero non venga valutata troppo pesantemente da chi ci osserva nel mondo». In merito all'apertura al confronto con l'opposizione, Bersani dice: «Invece di discutere ad Arcore di cose che non si capiscono, vengano a discutere le cose che abbiamo scritto noi, questo è un consiglio che mi sento di dare loro».Enrico Letta: compromesso al ribasso, il governo alza bandiera bianca. «A un primo esame le anticipazioni sulle modifiche alla manovra disegnano un quadro sconfortante - commenta il vice segretario del Pd, Enrico Letta - È bandiera bianca sui tagli ai costi della politica e indefinitezza sulle altre principali questioni. C'è da chiedersi come le autorità e i mercati europei possano prendere per buono un simile compromesso al ribasso».Fassina: accanimento sulle pensioni, Lega sbugiardata. «Le unanimi determinazioni del vertice di Arcore non modificano le pesantissime iniquità della manovra ma ne indeboliscono ulteriormente la già scarsa credibilità - dice Stefano Fassina, responsabile Economia e lavoro del Pd - Il modesto reintegro dei tagli ai trasferimenti a Regioni, Province e Comuni non eviterà i tagli agli asili nido, alle mense scolastiche, all'assistenza alle famiglie ed agli anziani, al trasporto pubblico locale e non eviterà neppure regressivi aumenti di tasse e tariffe. L'ennesima attribuzione di super poteri agli enti territoriali per contrastare l'evasione è pura propaganda: già a legislazione vigente i Comuni trattengono oltre la metà delle risorse che dovrebbero recuperare. L'intervento sulle pensioni, oltre a contraddire i diktat della Lega, è un colpo a tanti impiegati e operai del Nord e del resto d'Italia che, a causa della neutralizzazione del riscatto del servizio militare o della laurea, dovranno posticipare il pensionamento. Ancora una volta, le pensioni vengono utilizzate per fare cassa e non per una riforma del welfare. Infine rimane completamente vuoto il capitolo delle riforme per il sostegno allo sviluppo ed è molto preoccupante l'assenza di riferimenti alle modifiche all'art 8 sui contratti e le relazioni industriali. Per correggere le iniquità e dare credibilità alla manovra il Pd ha presentato pochi rilevanti emendamenti. Nell'interesse dell'Italia, Pdl e Lega siano disponibili al confronto in Parlamento».Idv: una vergogna l'accordo di Arcore. «E' una vergogna il metodo del confronto fatto ad Arcore, nella casa privata del presidente del Consiglio, invece che in Parlamento» dice il presidente dei senatori Idv, Felice Belisario, secondo il quale il comportamento della maggioranza è «offensivo» anche perché, in sostanza, «hanno scritto un'altra manovra». Anche per questo, prosegue Belisario, il governo non potrà evitare «di mettere la fiducia già al Senato». In ogni caso l'Idv «non si sottrae al confronto» se sarà portato nella sede adeguata, e cioè «in commissione Bilancio». L'Idv presenterà comunque un'ottantina di emendamenti che traducono la "contro-manovra" messa a punto nei giorni scorsi, tra i quali ci sarà la "tassa sui capitali scudati" al 20%, la richiesta di soppressione delle province sotto il milione di abitanti, la riduzione del 20% delle indennità dei parlamentari, una stretta su auto e voli blu, la dismissione dei beni pubblici, fatti salvi i beni artistici, l'asta delle frequenze, l'unificazione degli enti previdenziali e la "soppressione", cambiandone la destinazione, dei fondi per il Ponte sullo stretto di Messina. Cisl: bene rinuncia all'Iva, ora delega fiscale e calo Irpef. «È certamente un fatto positivo che il governo abbia rinunciato ad un intervento sull'Iva, che invece andrà rimodulata nel quadro della delega fiscale, insieme ad una riduzione dell'Irpef, come più volte hanno sostenuto Cisl e Uil - dice il segretario della Cisl, Raffaele Bonanni - Il governo saggiamente ha ascoltato le nostre rivendicazioni. L'aumento dell'Iva deve servire a spostare la tassazione dalle persone alle cose, riducendo l'Irpef ai lavoratori, alle famiglie numerose e alle imprese, gravando su chi ha di più e facendo pagare gli evasori che come tutti sanno spendono e spandono».

Manovra, pensioni: stangata per medici e militari Persi gli anni riscattati e i soldi versati. rassegna stampa sulle ultime news sulla manovra

Naia e università inutili alla pensione
E su internet esplode la protesta
Su blog e social network l'indignazione dopo la notizia che gli anni del servizio militare e quelli universitari non potranno più essere conteggiati per calcolare l'età pensionabile. Rabbia diffusa. Fra chi accusa il governo di "scaricare il costo della manovra sui più deboli" e chi si domanda: "Che fine faranno quei diciotto milioni spesi per riscattare la mia laurea?"
di CARMINE SAVIANO

ROMA - Un anno di vita militare "buttato al vento". Abbiamo servito la patria e "adesso ci ripagano così". Per il nostro governo "lo studio e l'università sono solo tempo sprecato". E' un gioco di specchi. Non appena si diffonde la notizia che gli anni dell'università e del servizio militare non potranno più essere conteggiati 1per calcolare l'età pensionabile, in rete scatta l'indignazione dei cittadini. In migliaia criticano con durezza l'ultima scelta dell'esecutivo 2guidato da Silvio Berlusconi. "Mi state rubando quattro anni di riscatto di studi universitari e un anno di servizio militare mentre i vostri privilegi restano gli stessi".

"La giustizia di Arcore e di via Bellerio è dunque la seguente - commenta il segretario del Pd, Pierluigi Bersani - non si può rompere il patto con gli evasori fiscali e gli esportatori illeciti di capitali, ma lo si può rompere con chi è stato tanto fesso da servire il Paese facendo il militare o da studiare e poi riscattare di tasca propria la laurea. Dopo il patto di Arcore, i conti della manovra del governo tornano ancora di meno e le ingiustizie pesano ancora di più".

La rabbia è diffusa. Per un governo "che protegge sempre e comunque gli interessi dei più ricchi". Che scarica il "costo della manovra finanziaria sui più deboli, su chi ha fatto enormi sacrifici per studiare e assolvere ai doveri nei confronti del Paese". Facebook e i social network diventano veicolo di una protesta che mette insieme migliaia di cittadini. Nel mirino, finiscono tutti i privilegi non scalfiti dalle misure della manovra di Ferragosto. L'amarezza emerge da numerosi commenti. Tra gli altri: "Vivevo in Inghilterra, dovetti abbandonare tutto per fare il militare e adesso non me lo conteranno nemmeno". E ancora: "Che fine faranno quei diciotto milioni spesi per riscattare la mia laurea?".

Sotto accusa la scarsa lungimiranza del governo, che "compie scelte incredibili solo perché ha negato per tre anni l'esistenza della crisi". C'è chi scrive: "Attaccarsi al riscatto della laurea e del servizio militare, non mi sembrano proprio grandi pensieri... Ma perché non intervenire sui grandi patrimoni?". Non manca chi scatena la polemica politica, puntando il dito contro gli elettori del centrodestra: "Chi devo ringraziare per aver dato il voto a chi oggi vuole togliermi l'anno di servizio militare - oltretutto obbligatorio - ai fini pensionistici?".

E la classe politica diventa destinataria della maggior parte delle critiche. "Perché io devo aspettare sempre di più per andare in pensione e a un parlamentare bastano cinque anni, e anche meno, per poter percepire un vitalizio d'oro?". E poi: "Come al solito loro non pagano: non hanno nemmeno la forza di fare quello che avevano promesso: le province non saranno più abolite". C'è chi entra nel merito della questione, portando alla luce iniquità e ingiustizie: "Faccio presente che il servizio militare fino agli anni 80, durava 18 mesi. Io andrò in pensione un anno e mezzo più tardi dei miei colleghi che non hanno fatto il militare".

C'è chi approfitta per sottolineare l'importanza dello sciopero generale dichiarato dalla Cgil per il 6 settembre. "Tra una settimana tutti in piazza, per difendere tutto quello che ci stanno rubando, giorno dopo giorno". E un duro attacco arriva da Cgil-Medici, che denuncia come l'esclusione degli anni di università dal conteggio dell'anzianità per la pensione "determinerà proprio nei confronti dei medici il maggior taglio che oscilla tra i dieci e i dodici anni, considerando che ai sei anni per la laurea vanno aggiunti dai quattro ai sei anni per la specializzazione". E si annunciano pesanti ripercussioni anche sugli insegnanti: la riforma, infatti, costringerà 350 mila docenti di scuola media e superiore ad andare in pensione a 65 anni, anziché prima.

Manovra, sulle pensioni giro di vite: esclusi dal calcolo riscatto laurea e naja
di Luca Cifoni
ROMA - Alla fine, il capitolo previdenza sarà toccato. Ma non per via diretta, ossia attraverso un cambiamento dei requisiti di età o delle quote che regolano l’accesso ai trattamenti di anzianità. La soluzione uscita dal vertice di Arcore prevede una stretta su una particolare categoria di pensionandi, quelli che intendono lasciare il lavoro con quarant’anni di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica. O meglio, all’interno di questa platea saranno penalizzati coloro che pensavano di sfruttare anche il periodo di servizio militare o gli anni di università a questo scopo riscattati. I relativi contributi infatti non saranno più validi per conseguire il diritto alla pensione.

Il reale impatto di questa decisione, voluta dal ministro Sacconi con l’appoggio sul fronte della Lega di Roberto Maroni, dipenderà naturalmente dalla sua esatta traduzione in norme di legge, che avverrà nelle prossime ore. La platea coinvolta è comunque abbastanza significativa, soprattutto per quanto riguarda la casistica del servizio militare: alcune decine di migliaia di persone l’anno che verrebbero bloccate. Mentre i contributi da riscatto della laurea riguarderebbero circa 10 mila persone. Il risparmio stimato è di 500 milioni per il 2013 e 1 miliardo per l’anno successivo; la stretta dovrebbe comunque entrare in vigore già dal 2012.

Resta però da vedere se le novità si limiteranno, così come si desume dalla lettura del comunicato del governo, alla tipologia dei 40 anni di contributi. In questo caso si realizzerebbe infatti la situazione per cui il periodo di servizio militare o quello universitario avrebbero valore per conseguire la pensione di anzianità (o quella di vecchiaia) ma non per il diritto all’uscita indipendentemente dall’età. Il risultato pratico sarebbe allora di spingere chi andrebbe in pensione prima dei 60 anni, avendo iniziato a lavorare da giovane, ad attendere almeno i 61 attualmente richiesti dal meccanismo delle quote.

Inoltre la garanzia che i periodi in questione rimarranno «comunque utili ai fini del calcolo della pensione» rischia di essere solo teorica, nel caso di un lavoratore che - ricadendo nel sistema di calcolo contributivo - continui a lavorare raggiungendo i 40 anni effettivi e quindi il massimo della pensione: a quel punto ad esempio l’anno di militare non incrementerebbe più il suo assegno.

È poi prevedibile che il mancato utilizzo del periodo universitario risulti indigesto per coloro che hanno già fatto la scelta di riscattarlo, spinti dagli incentivi fiscali, e che facevano affidamento proprio su quegli anni in più per lasciare il lavoro: la novità riguarderà - in qualche modo retroattivamente - anche loro. Si tratta di una tipologia piuttosto diversa da quella militare, se non altro per il fatto che in quest’ultimo caso i contributi figurativi sono versati dallo Stato, mentre il riscatto della laurea è a carico dell’interessato, con importi proporzionali alla retribuzione. Non è un caso che le prime reazioni critiche siano giunte dalla categoria dei medici.

La scelta fatta ieri va nella stessa linea della novità già inserita, tramite il maxi-emendamento, nella precedente manovra di luglio. Nel mirino c’erano infatti sempre i pensionandi con 40 anni di contributi, ai quali è stato imposto di aspettare un po’ di più rispetto alla scadenza della cosiddetta finestra mobile (un anno per i dipendenti, un anno mezzo per gli autonomi): precisamente la loro attesa si allungherà di un mese nel 2012, due nel 2013 e 3 a partire dal 2014. L’idea insomma è impedire o comunque limitare l’accesso alla pensione prima dei 60 anni di età, anche a chi può vantare carriere lavorative molto lunghe.

Non entreranno invece nelle correzioni al decreto né la revisione delle quote per l’anzianità, né una nuova accelerazione sull’età delle vecchiaia delle donne. E nemmeno la riedizione del cosiddetto bonus Maroni (esenzione dal versamento dei contributi in cambio della permanenza al lavoro) già sperimentato dal 2004 al 2007.
Pensioni, enti locali e fisco:

ecco le novità della manovra

http://www3.lastampa.it/economia/sezioni/articolo/lstp/417392/

Via la supertassa, Iva bloccata

STRETTA SULLE PENSIONI Non potranno più essere riscattati gli anni di università e del servizio militareTONIA MASTROBUONIDall’interminabile vertice di Arcore è emersa ieri una piccola rivoluzione sul fronte delle pensioni che, di fatto, manda quasi in soffitta quelle di anzianità. Quelle, cioè, cui si ha diritto indipendentemente dall’età anagrafica dopo un tot di anni di lavoro. E che consentono a chi ha cominciato a lavorare molto presto di ritirarsi dal lavoro altrettanto precocemente.


Il comunicato diffuso al termine del vertice spiega che il decreto di correzione dei conti che continua oggi il suo iter al Senato introdurrà una norma, suggerita dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, che cancellerà la possibilità di allungare gli anni di lavoro riscattando quelli passati all’università o a fare il servizio militare o civile, ai fini del calcolo della pensione. Se, per esempio, una persona ha lavorato per 37 anni e ha riscattato i 3 anni passati a studiare, finora può andare in pensione perché totalizza 40 anni. Con la norma messa a punto ieri dalla maggioranza non sarà più possibile: dovrà aspettare fino al raggiungimento di 40 anni effettivi passati a lavorare, altri tre anni.


Naturalmente, i tre anni riscattati vengono calcolati comunque, ai fini della pensione. Dunque non spariscono dal computo dell’assegno previdenziale. Ed è facile, allora, dedurre sin d’ora che la norma colpirà molto più chi andrà in pensione con il vecchio sistema pensionistico retributivo - quello in vigore dagli anni '70 alla riforma Dini del 1995. Il motivo è semplice: con quel sistema si va in pensione con un assegno calcolato solo sugli ultimi stipendi. Due, quattro o sei anni in più di contributi riscattati dall’università non cambiano nulla, ai fini del cosiddetto “tasso di sostituzione”. Per quella platea il vantaggio di raggiungere la soglia dei 40 anni è solo anagrafica, non economica, è il privilegio di andare in pensione prima dei 60, in moltissimi casi. D’ora in poi sarà molto più difficile.


Invece, per chi è andato e andrà in pensione con il nuovo sistema post-Dini, il sistema contributivo, la pensione viene calcolata in base ai contributi di tutta la carriera lavorativa. Quegli anni in più riscattati dagli studi contano, eccome, per calcolare l’assegno previdenziale. Giuliano Cazzola, parlamentare Pdl e esperto di previdenza, precisa che «con questa correzione non si pregiudicano i diritti dei lavoratori che hanno riscattato la laurea o fatto il servizio militare in quanto questi periodi restano validi anche ai fini del requisito contributivo per il pensionamento di anzianità ordinario (35 anni di contributi oltre al requisito anagrafico) e per la pensione di vecchiaia».


In sostanza, il provvedimento garantirà, come recita il comunicato diffuso al termine del vertice di Arcore, il «mantenimento dell’attuale regime previdenziale già previsto per coloro che abbiano già maturato quarant’anni di contributi con esclusione dei periodi relativi al percorso di laurea e al servizio militare che rimangono comunque utili ai fini del calcolo della pensione».


La novità, secondo un’autorevole fonte governativa porterà un beneficio alle casse dello Stato «nullo nel primo anno, per poi salire a mezzo miliardo nel 2013 e un miliardo nel 2014 e aumentare anche successivamente». E il senso è proprio quello «di evitare che troppi italiani vadano in pensione troppo presto». Sono 80mila i pensionandi ogni anno che hanno riscattato i contributi militari mentre circa 10-11 mila sono i lavoratori che hanno recuperato gli anni per ottenere la laurea. Tra i circa 134mila lavoratori Inps che nel 2010 sono andati in pensione grazie all’anzianità, l’età media era ancora di 58,3 anni. La maggior parte è uscita dunque con 40 anni di contributi e presumibilmente ha cominciato a lavorare molto presto riscattando anche gli anni del militare e dell’università.


L’economista Elsa Fornero, tra le maggiori esperte di previdenza in Italia, parla di una norma «meschina e estemporanea» che introduce un principio di «penalizzazione nei confronti degli uomini» per il riferimento alla leva militare. «È un’ulteriore occasione mancata per una riforma, quello del contributivo pro rata per tutti, davvero equa», ha concluso.

lunedì, agosto 29, 2011

Manovra iniqua: a Napoli aumento Irpef 1,22 punti, a Milano 0,28

di Marco Esposito* da Facebook)

La manifestazione di protesta dell’Anci si tiene lunedì 29 agosto 2011 a Milano. I più agguerriti sono i sindaci dei piccoli Comuni del Piemonte che temono di essere declassati a frazione. Ma ad avere motivi per arrabbiarsi sono soprattutto i meridionali. E’ al Sud infatti che si concentrano i tagli del governo ai Comuni decisi con la manovra di Ferragosto.
Rinvio i numeri alla fine per non appesantire l’articolo. Per il 2012 a Milano il decreto prevede un colpo di forbici per abitante che è la metà di quello di Napoli. Perché? Non c’entra nulla l’efficienza, il rispetto del patto di stabilità e così via. E nella Costituzione non c’è traccia per giustificare un trattamento diseguale, visto che gli enti locali devono ricevere le risorse per coprire “integralmente” le funzioni loro assegnate. L’unica spiegazione plausibile è che il governo colpisce con mano più pesante chi è debole, perché immagina che la protesta dei deboli sarà flebile.
Ci sono argomenti quindi per aprire l’ennesimo scontro Nord-Sud; tuttavia a Milano i Comuni devono essere compatti e solidali perché unitario è l’interesse a far valere un articolo chiave della Costituzione, il 114, riformato esattamente dieci anni fa con il sì degli italiani al referendum del 7 ottobre 2001: “La Repubblica è costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Regioni e dallo Stato”. E quindi lo Stato non può arrogarsi il diritto di decidere in solitudine.
I conti della manovra di Ferragosto permettono però di raccogliere altre informazioni interessanti. Il governo infatti concede ai Comuni la possibilità di aumentare l’addizionale Irpef in modo da coprire i tagli. Per pareggiare il taglio del 2012 a Milano serve una piccola addizionale sulle diverse aliquote Irpef. A Napoli invece l’aliquota addizionale dovrebbe crescere oltre il massimo di legge e quindi sarà impossibile fronteggiare i tagli senza intaccare i servizi.
La prima battaglia è quindi tutta politica: non è possibile che il governo costringa alcuni Comuni a mozzare i servizi sociali (chi aprirà le scuole?) mentre il federalismo fiscale prevede almeno sulla carta la lotta gli sprechi, non la fine in una sola parte del Paese dei servizi sociali fondamentali.
Ma la battaglia non può essere solo politica. Come mai se a Napoli si introduce una tassa il gettito, e quindi il beneficio collettivo, è così basso? Per due ragioni: a Napoli c’è più evasione e a Napoli c’è meno ricchezza. Per uscire dal pantano occorre affrontare entrambi i temi. Sul fronte del contrasto al nero il progetto annunciato dal Comune di combattere l’evasione è due volte meritevole: per far cassa e per ragioni di equità visto che quando c’è da affrontare un sacrificio tutti devono fare la propria parte. Tuttavia la lotta all’evasione non permette a Napoli di pareggiare Milano, al Sud di raggiungere il Nord. I dati sul Pil comprensivi del sommerso vedono la città lombarda ricca il doppio di quella napoletana per cui con la sola lotta all’evasione e agli sprechi il Comune di Napoli non sarà mai florido come quello di Milano.
La gran parte del divario tra il Sud e il Nord va colmata con azioni che favoriscano lo sviluppo economico e quindi la crescita della base imponibile, cioè della torta. Come? In una fase di crisi l’impulso alla crescita non può essere solo locale. Occorrono iniezioni di risorse dall’esterno. Con un uso pieno e intelligente dei fondi europei, certo. Con un incremento dei flussi turistici, ovviamente. Ma soprattutto contrastando i fattori che frenano la città e mettendo in vetrina le enormi potenzialità di una comunità ricca di intelligenze e di risorse territoriali inutilizzate.
Il 29 agosto quindi Milano e Napoli, i grandi come i piccoli Comuni, faranno fronte compatto per chiedere l’azzeramento dei tagli decisi dal governo. Ma Napoli è tutto il Sud sanno che per loro le sfide sono anche altre. Primo: va tenuta alta la guardia perché il federalismo fiscale sia quello previsto dalla Costituzione del 2001 e non una sua traduzione truffaldina. Secondo: occorre contrastare i nostri mali endemici a partire dalla mediocre fedeltà fiscale. Terzo: va vinta la sfida dello sviluppo ricordando a noi stessi e al mondo che se Napoli è uno splendido posto dove vivere non c’è nessuna ragione per cui non possa essere anche un meraviglioso posto dove lavorare.
Ed ora i numeri. L’addizionale comunale Irpef per legge può salire al massimo a 0,80% e quella di Napoli è già a quota 0,50%. Milano è ferma a zero perché potendo contare su molte risorse non ha mai avuto bisogno di utilizzare questa leva fiscale e quindi potrà compensare integralmente i tagli di Ferragosto portando nel 2012 l’addizionale da zero a 0,28%, con un beneficio in cassa di 79 milioni, cioè 61 euro per abitante. Ma cosa accade a Napoli? Portando la leva fiscale al massimo di legge e cioè da 0,50% a 0,80% la città partenopea ha un beneficio di soli 27 milioni sui 110 milioni del taglio e si ferma a una copertura del 24,6% ovvero meno di un quarto del necessario. Per coprire al 100% i tagli di Ferragosto l’addizionale dovrebbe salire di 1,22 punti dall’attuale 0,50 a 1,72%.
Dove i redditi sono ridotti, anche il gettito fiscale pro capite è modesto: dalle simulazioni dell’Ifel si deduce che a Milano un punto di addizionale Irpef porta nelle casse municipali 280 milioni di euro, traducibili in 220 euro per abitante, mentre a Napoli a parità di aliquota fiscale arrivano appena 90 milioni, cioè poco più di 90 euro per residente. La lotta all’evasione può far crescere quei 90 euro a 110 o forse a 120 euro. Ma il differenziale da 110-120 euro pro capite fino a 220 euro si intacca soltanto se la città diventerà più ricca.

(l’autore è assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli e sarà a Milano il 29 agosto come delegato del sindaco alla manifestazione dell’Anci)

venerdì, agosto 05, 2011

Anziani e disabili: anche la Manovra «discrimina»


Oltre alle spese sanitarie, avranno minori detrazioni per badanti, infermieri a domicilio, veicoli, protesi e ausili

MILANO - Minori detrazioni per spese mediche e farmaci, ma anche per l’infermiere a domicilio, la badante o l’acquisto di protesi e ausili. Tagli che “pesano” soprattutto sulle tasche di anziani non autosufficienti e persone con disabilità. La legge di stabilità finanziaria, entrata in vigore a metà luglio, prevede una riduzione del 5% delle agevolazioni fiscali nel 2013 e del 20% nel 2014. «Ancora una volta sono le persone fragili a pagare il prezzo più caro della manovra», chiosa Vittorio Barbieri, presidente della Federazione Italiana Superamento Handicap.

PENALIZZATI DUE VOLTE - «Oggi il 19% delle spese sostenute per farmaci, cure mediche e assistenza sanitaria può essere detratto, cioè scalato dalle tasse da versare allo Stato – spiega Carlo Giacobini, direttore di Handylex, servizio legislativo della Uildm, l’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare - . Oltre alla riduzione delle più comuni detrazioni di cui i contribuenti si avvalgono al momento della denuncia dei redditi, per le famiglie in cui sono presenti persone con disabilità e anziani non autosufficienti si aggiungono altre spese di assistenza specifica, come per esempio quella domiciliare, non garantita da tutte le Asl. Tocca quindi pagare l’infermiere o il terapista che va a casa, o la badante che assiste una persona non autosufficiente – continua Giacobini - . E ora si potranno dedurre cifre inferiori rispetto al passato. Così anche per l’acquisto di veicoli, protesi e ausili». Quest’ultimi, poi, non sempre sono rimborsati al 100% dalle Asl per cui occorre integrare la differenza di prezzo per ottenere l’ausilio più corrispondente ai propri bisogni, come per esempio un determinato modello di carrozzina.

SPIRAGLI – La Manovra lascia intravedere uno spiraglio: l’articolo 40 stabilisce che le restrizioni non si applicano «qualora entro il 30 settembre 2013 siano adottati provvedimenti legislativi in materia fiscale e assistenziale» che riguardano il riordino della spesa in materia sociale, nonché «l’eliminazione o riduzione dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale che si sovrappongono alle prestazioni assistenziali, tali da determinare effetti positivi, ai fini dell’indebitamento netto, non inferiori a 4.000 milioni di euro per l’anno 2013 ed a 20.000 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2014». «Colpisce l’espressione “si sovrappongono”– commenta Barbieri – . Significa che se oggi un disabile grave può dedurre le spese mediche per un infermiere a domicilio, domani non potrà farlo perché ha già l’indennità di accompagnamento? Oppure se ottiene un assegno di cura o per la vita indipendente non può più detrarre gli oneri relativi a una badante?».

RIFORMA DELL’ASSISTENZA - In sostanza, spiega Giacobini: «O rimangono in vigore le riduzioni delle agevolazioni fiscali o si taglia in generale sulla spesa sociale riducendo le prestazioni assistenziali, se non sarà perfezionata la Legge delega per la riforma dell’assistenza». Pochi giorni prima della Manovra Finanziaria, il Governo aveva approvato lo schema di “Legge delega per la riforma fiscale e assistenziale”, che prevede tra l’altro la riforma dell'ISEE (Indicatore della Situazione Economica Equivalente), cioè quell’indicatore reddituale utilizzato per la concessione di prestazioni assistenziali agevolate, il riordino dei criteri per l'invalidità civile e l’indennità di accompagnamento.

MOBILITAZIONE IN AUTUNNO – «Manca ogni riferimento ai livelli essenziali delle prestazioni - fa notare il presidente della Fish, che preannuncia una mobilitazione insieme ad altre associazioni in autunno - . Con l’aiuto di giuristi, cercheremo di individuare quali sono i diritti esigibili e faremo le nostre proposte. Del resto, se c’è la volontà i soldi si trovano, come è avvenuto nel caso del fondo per lo spettacolo. E l’assistenza non si può ridurre a carità», conclude Barbieri.

Maria Giovanna Faiella CORRIERE.IT

venerdì, luglio 29, 2011

“Manovra economico-finanziaria”: chiarimenti dell’Inps sugli obblighi dei contribuenti e sui destinatari della contribuzione alla Gestione separata



Con Circolare n. 99 del 22 luglio 2011, l’Inps detta disposizioni in merito alle norme prescritte dal D.L.98/2011, convertito nella legge 111/2011 (cosiddetta “Manovra economico-finanziaria”), in merito alle persone tenute a versare contribuzione alla cosiddetta “Gestione separata”, di cui all’art.2, comma 26, della legge 335/ 1995, ed ai soggetti destinatari della contribuzione.

La norme introdotte hanno chiarito che i pensionati percettori di redditi derivanti dallo svolgimento di attività professionali, il cui esercizio sia subordinato all’iscrizione ad appositi albi professionali, sono tenuti a versare la contribuzione alle corrispondenti Casse di previdenza dei liberi professionisti. Tali Casse sono tenute ad adeguare, entro sei mesi, i loro statuti per definire modalità e misura della contribuzione, che non potrà comunque essere inferiore al 50% della contribuzione prevista in via ordinaria.

Per disposizione di legge, la contribuzione eventualmente già versata all’Inps non sarà restituita ai pensionati, e potrà dare luogo ad una pensione o ad un supplemento di pensione, a meno che la contribuzione sia stata versata all’Inps con espressa riserva di restituzione.

La circolare dell’Inps sottolinea inoltre che la “Manovra” detta una norma di interpretazione autentica del citato art.2, comma 26, che conferma l’obbligo di versare la contribuzione all’Inps per le persone che esercitano per professione abituale, anche se non esclusiva, attività di lavoro autonomo, il cui esercizio non sia subordinato all’iscrizione ad appositi albi professionali.



INPS, Circolare n. 99 22/07/2011

venerdì, luglio 22, 2011

MANOVRA: AGE PLATFORM ITALIA, 6 MLN CITTADINI ANZIANI LA BOCCIANO



(ASCA) - Roma, 21 lug - Una valutazione ''negativa, gia' espressa al momento della presentazione della prima versione della manovra da parte del ministro Tremonti, pur essendo intervenuti alcuni aggiustamenti che vanno nella direzione auspicata''. Lo pensano sei milioni di cittadini anziani rappresentati da Age Platform Italia. La sezione italiana di Age Platform Europe si e' riunita a Roma per esaminare la manovra del Governo.

''La manovra - dichiara Elio D'Orazio, coordinatore di Age Platform Italia - e' drammaticamente iniqua e clamorosamente sbilanciata a danno delle categorie sociali piu' deboli.

Permangono i tagli di risorse alle Regioni e agli enti locali che si tradurranno in ulteriori tagli alla spesa sociale, permane pur se innalzato il blocco del recupero della inflazione programmata sulle pensioni, permangono i tickets sulla diagnostica e sul pronto soccorso, vengono tagliate le 480 detrazioni fiscali a danno delle famiglie. Sono invece insignificanti gli interventi sulle pensioni d'oro.

Tutto questo continuera' a far crescere la condizione di poverta' delle persone anziane e delle famiglie, specie quelle con un solo reddito e mettera' a rischio ulteriore la loro salute''.

Age Platform Italia chiede che ''tali provvedimenti vengano ritirati e che le risorse vadano reperite nelle fasce sociali che accumulano ricchezza spesso frutto di speculazione, evasione fiscale, privilegio e che dispongono di grandi patrimoni e che i tagli alla spesa pubblica riguardino soprattutto gli sprechi, gli enti inutili, i privilegi della politica'' e chiede infine al Governo italiano ed europeo di ''predisporre misure che impediscano ai mercati finanziari di continuare a produrre disastri sui risparmi dei cittadini e di introdurre una significativa tassa sulle transazioni finanziarie speculative''.

domenica, luglio 17, 2011

La manovra ora e' legge, subito ticket e superbollo Pubblicata in Gazzetta. Pd: pagano i più deboli

La manovra economica approvata in tempi ultrarapidi dal Parlamento e' stata pubblica in Gazzetta Ufficiale. Entrano cosi' in vigore da domani (domenica, ndr) le norme modificate non previste dal decreto originario. Da subito scattano i rincari del bollo sul deposito titoli, il superbollo per le auto di lusso sopra i 225 kw, la stretta sulle stock option, l'aumento dell'Irap sulle concessionarie dello Stato e la normativa che potrebbe portare all'applicazione di ticket sanitari.

Per altre norme la concreta attuazione segue un diverso calendario: dal prelievo sulle pensioni d'oro, che parte dal primo agosto, al taglio sulle agevolazioni fiscali che si applichera' dal 2013.

TICKET IN 7 REGIONI,ALCUNE ORA LO 'CONGELANO'
di Manuela Correra
Scattano da domani (domenica, ndr), con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale della manovra economica del governo, i nuovi ticket che i cittadini saranno chiamati a pagare sulle visite specialistiche e la diagnostica (10 euro) ed i codici bianchi al Pronto soccorso (25 euro). Ma le Regioni, sulla questione, si presentano in 'ordine sparso': in sette il ticket entrerà a regime, da lunedì; in varie altre, invece, resterà 'congelato' in attesa di ulteriori valutazioni dei tecnici, mentre un 'no' deciso al pagamento arriva da 4 Regioni. In molte, sono allo studio possibili alternative a quello che è già definito come un 'nuovo balzello' a danno delle fasce più deboli della popolazione. L'Italia dei nuovi ticket si presenta dunque, al momento, 'a macchia di leopardo', anche considerando il fatto che in varie Regioni ticket su specialistica, diagnostica e codici bianchi sono già in vigore, e si tratta quindi ora di studiare eventuali voci 'aggiuntive'. Resta però garantita l'autonomia di scelta, come ha precisato lo stesso ministro della Salute Ferruccio Fazio, ribadendo "la possibilità per le Regioni di non applicare il ticket sulla specialistica di 10 euro purché adottino altre misure di partecipazione al costo delle prestazioni sanitarie equivalenti sotto il profilo del mantenimento dell'equilibrio economico-finanziario e del controllo dell'appropriatezza".

Di certo, però, come sottolinea il direttore dell'Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas), Fulvio Moirano, "a meno che le regioni non prendano provvedimenti autonomi per trovare delle coperture alternative al ticket", la nuova tassa dovrà scattare. E per le Regioni sottoposte a Piano di rientro (Piemonte, Lazio, Abruzzo, Molise, Campani, Puglia, Calabria e Sicilia) reperire fondi alternativi per scongiurare i nuovi ticket sarà, ovviamente, ancora più difficile. In assenza di misure alternative, quindi, i ticket saranno inevitabili: dell'iniziale copertura di 486,5 mln di euro prevista fino al 31 dicembre 2011 proprio per evitare la nuova 'tassa', la manovra garantisce solo una quota 'residua' di 105 mln, sufficienti a 'coprire' il mancato pagamento dei ticket presumibilmente non oltre il mese di luglio. Saranno comunque garantite le esenzioni ai ticket per le fasce sociali economicamente più deboli: bambini, disoccupati, pensionati sociali e al minimo, invalidi e malati cronici e portatori di patologie rare. Intanto, la prossima settimana è prevista la consueta riunione tra il ministro Fazio e gli assessori regionali, e potrebbero essere affrontati eventuali problemi. Ma qual è la 'mappa' delle Regioni in relazione ai nuovi ticket? Si inizierà a pagare subito la nuova tassa, da lunedì, in Basilicata, Sicilia, Lazio, Veneto, Calabria, Liguria e Lombardia. I ticket sono invece in qualche modo 'congelati' - in attesa di imminenti riunioni di valutazione - in Piemonte, Umbria, Campania, Marche e Friuli Venezia Giulia. Schierate sul fronte del 'no' ai nuovi ticket, almeno per il momento, sono invece Sardegna, Emilia Romagna, Val D'Aosta, Trentino Alto Adige (dove però verrà introdotto il ticket sui codici bianchi) e Toscana. Proprio in Toscana, ad esempio, ha spiegato il presidente della Regione Enrico Rossi, "cercheremo di intervenire sull'evasione del ticket, che è molto alta", ma introdurlo per le visite specialistiche, ha commentato, "é un errore perché è la specialistica che consente di fare prevenzione e, quindi, di risparmiare".

PD, FORZE SOCIALI SI MOBILITINO PER CORREGGERE -
"Il Governo e la maggioranza PdL-Lega hanno vilmente scaricato sulle spalle dei lavoratori, dei pensionati e delle famiglie a reddito basso e medio una manovra con un impatto regressivo senza precedenti. Hanno vilmente scaricato su Regioni, Province e Comuni il compito di tagliare servizi essenziali ai cittadini o aumentare le tasse". Lo afferma il responsabile economico del Pd Stefano Fassina che fa appello "a tutte le forze sociali ed economiche affinché si mobilitino per correggere il segno regressivo della manovra, un segno che la renderà ancora più deflattiva e meno efficace ai fini della riduzione del debito". "Hanno vilmente scaricato - afferma Fassina - sul prossimo governo l'onere di aumentare l'Irpef ai soliti noti. Il ministro Tremonti è arrivato a programmare anche il taglio della deducibilità dei contributi sociali versati all'Inps. In altri termini, propone di tassare due volte lo stesso reddito. Il Governo Berlusconi-Bossi-Tremonti costa all'Italia ogni giorno di più".

DI PIETRO, GOVERNO SALVA LA CASTA - "Noi l'abbiamo detto e proposto: eliminate le Province, abolite i rimborsi elettorali, togliete le auto blu, dimezzate i parlamentari, levate i vitalizi. Bloccate le consulenze, togliete 25mila cda nelle partecipate dagli enti locali, chiudete le rappresentanze delle Regioni all'estero, fate pagare gli evasori fiscali. Hanno scelto un'altra strada, quella di togliere ai cittadini e salvare la Casta". Lo scrive il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio di Pietro, sulla sua pagina Facebook.

CAMUSSO, SI SCARICHERA' SU LAVORO E FAMIGLIE - "Credo che ci sia una perenne attività dei ministri a scaricare le responsabilità": così il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, che oggi a Coltano (Pisa) ha partecipato ad un incontro con i giovani della Cgil impegnati nella festa nazionale "Ora tocca a noi", riferendosi alla manovra finanziaria. "La verità - ha spiegato - è che il governo ha deciso una manovra di tagli su sanità, lavoro pubblico e pensioni e in generale sulla condizione di lavoro e che fa una consistente operazione di aumento delle tasse e delle imposizioni sotto varie forme: una immediata, quella dei ticket, e l'altra con la clausola di garanzia sulle detrazioni e sulle deduzioni che si scaricherà tutta sul lavoro e sulle famiglie. E' solo questa in realtà la manovra e per questo crediamo necessario continuare la mobilitazione per cambiarla". In occasione dell'incontro una ventina di aderenti al comitato "Uniti contro la crisi", tra cui esponenti dei Cobas e iscritti alla Fiom, hanno manifestato il loro dissenso esponendo, fuori dall'area in cui si svolge l'iniziativa, uno striscione con scritto "No all'accordo che cancella i diritti".

CGIA: PESO SU FAMIGLIE,VENEZIA AL TOP CON 1.204 EURO - Con la manovra economica approvata ieri, secondo gli artigiani della Cgia di Mestre quanto a tasse e benzina sarà Venezia la vittima eccellente con un aggravio di 1.200 euro in più a famiglia. A seguirla a ruota - secondo la Cgia - saranno Firenze e Bari gravate da 1.000 euro a nucleo in più. Secondo la Cgia di Mestre, a preoccupare gli italiani non ci sono solo gli effetti della manovra correttiva, ma anche la raffica di aumenti avvenuti in alcune città con il ritocco all'insù dell'addizionale comunale Irpef, dell'aliquota provinciale sull'Rc auto e del prezzo della benzina. A Firenze, secondo una elaborazione condotta dalla Cgia di Mestre, l'aggravio di imposta in capo ad una famiglia monoreddito con un imponibile Irpef di 40.000 euro percepito da un impiegato di buon livello e con due figli a carico sarà, nel 2014 (anno in cui andranno a regime gli effetti della manovra correttiva), di 1.077 euro in più rispetto al 2010. A Bari, invece, le cose andranno peggio. Per una famiglia con un reddito di 50.000 dove entrambi i coniugi sono impiegati con un figlio a carico, gli effetti della manovra e dell'aumento delle tasse procurerà maggiori imposte, rispetto al 2010, per un importo di 1.184 euro. A Venezia, per i residenti del Comune lagunare le cose andranno proprio male secondo la Cgia. I residenti del capoluogo regionale veneto si ritroveranno con un +0,2% dell'addizionale comunale Irpef e con l'incremento di 3,5 punti sulle Rc auto. Pertanto, una famiglia composta da due coniugi entrambi operai con un figlio a carico e con un reddito di 38.000 , pagherà, nel 2014, 1.204 euro in più rispetto al 2010.

ITALIAFUTURA, COLPITE SOPRATTUTTO LE FAMIGLIE - "Se l'Italia è il Titanic chi ha contribuito metterla sulla rotta degli iceberg della speculazione internazionale si astenga dal fare prediche e incominci ad assumersi delle responsabilità, quanto meno per aver raccontato al paese che eravamo usciti prima e meglio degli altri dalla crisi. Tremonti sa bene poi che i passeggeri di prima classe (i politici) hanno già occupato tutte le scialuppe disponibili". In un editoriale sul blog di 'ItaliaFutura', l'associazione presieduta da Luca Cordero di Montezemolo, si commenta così la manovra approvata ieri dalla Camera. "Avevamo definito la manovra 'minimo sindacale' peccando evidentemente di ottimismo. Strada facendo - si aggiunge - il provvedimento è cresciuto nell'ammontare e peggiorato nella qualità degli interventi". Il provvedimento messo a punto dal governo è insomma "un 'taglia e cuci' che inasprisce la pressione fiscale e fa poco sul lato della riduzione delle spese improduttive, tradendo, nel complesso, una completa mancanza di prospettiva sul futuro del paese". "Purtroppo", si sostiene su 'ItaliaFutura', questo "é il massimo" che l'attuale classe politica "poteva partorire e per questo è almeno positivo che sia stato varato subito. Non c'erano alternative e dobbiamo ingollare l'amaro calice senza fiatare". "Quello che però non possiamo digerire - si osserva - sono alcuni passaggi retorici che hanno accompagnato l'approvazione del provvedimento". L'impatto della manovra, infatti, si legge ancora sul blog, "colpirà famiglie e ceto medio mentre la politica, ancora una volta, rimanda ogni sacrificio a future legislature e improbabili commissioni sui costi della politica (come se in Italia non ci fosse una sufficiente letteratura in merito). Allo stesso modo i richiami alle responsabilità della politica, contenuti nel discorso del Ministro dell'Economia, stridono con le lotte di potere all'interno dell'Esecutivo che, solo pochi giorni fa, in piena tempesta finanziaria, hanno raggiunto l'apice in occasione del varo da parte del Consiglio dei Ministri della prima bozza della finanziaria".