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mercoledì, settembre 09, 2009

I lavoratori disabili possono essere assunti anche con contratti a tempo determinato

Il Ministero del Lavoro ha ritenuto legittima l’assunzione di un lavoratore disabile con un contratto di lavoro a tempo determinato.

Il principio viene affermato nell’Interpello n.66, del 31 luglio 2009, nel quale il Ministero del Lavoro ribadisce che non esistono divieti o prescrizioni per l’utilizzo di particolari fattispecie contrattuali, di modo che il contratto a temine, come pure il contratto a tempo parziale e il contratto di formazione e lavoro, sono compatibili con il sistema di collocamento obbligatorio, purchè i contratti siano sottoscritti nel rispetto delle prescrizioni normative e della libera volontà delle parti.

sabato, marzo 07, 2009

La reversibilità per i figli disabili

Una recente norma del "Decreto Milleproroghe" tutela chi svolge un lavoro a fini terapeutici.

L'Inps con la circolare n. 15 del 6 febbraio 2009 chiarisce una norma introdotta dal DL 31.12.2007 n. 248.

Gli inabili aventi diritto alla pensione ai superstiti (reversibilità), i quali svolgono attività lavorativa al compimento del 18° anno di età, ovvero la intraprendono dopo il compimento della maggiore età, mantengono il diritto alla pensione ai superstiti purché siano rispettati i seguenti requisiti:

  • l’attività lavorativa abbia finalità terapeutica;
  • l’attività lavorativa sia svolta presso i laboratori protetti, ovvero le cooperative sociali disciplinate dalla legge 8 novembre 1991, n. 381, nonché presso datori di lavoro che abbiano stipulato le convenzioni di cui all’art. 11 della legge n. 68 del 1999, che assumono i predetti soggetti con convenzioni di integrazione lavorativa, di cui all'articolo 11 della legge 12 marzo 1999, n. 68, con contratti di formazione e lavoro, con contratti di apprendistato o con le agevolazioni previste per le assunzioni di disoccupati di lunga durata;
  • la durata dell’attività lavorativa non sia superiore alle 25 ore settimanali.
Sulla base della normativa vigente fino al 31 dicembre 2007 lo svolgimento di attività lavorativa da parte del figlio maggiorenne inabile comportava al contrario, in via generale, la perdita del diritto alla pensione ai superstiti.

sabato, dicembre 06, 2008

Mentre si critica il Vaticano che non firma la risoluzione onu sui disabili l'Italia (che ha firmato) li esclude dal lavoro in banca.

E' sembrato politicamente scorretto il vaticano che non ha firmato la risoluzione Onu sui disabili (non ne giustifica l'aborto). L'Italia che invece ha firmato cede alle banche.......... Qual'è il politicamente corretto?


Via libera del ministero del Lavoro a un parere richiesto dall'Abi
collocamento in forse negli istituti che hanno fatto ricorso al "fondo di solidarietà"

Banche esonerate dall'obbligo
di assumere portatori di handicap

di MARCO PASQUA


Banche esonerate dall'obbligo di assumere portatori di handicap

Uno sportello bancario

TROVARE lavoro in una banca potrebbe presto diventare più difficile per le persone disabili. Il tutto per via di un parere ufficiale richiesto dall'Abi, l'Associazione bancaria italiana, al ministero del Lavoro, della salute e delle politiche sociali, circa la possibilità, per le banche stesse, di essere esonerate dal collocamento obbligatorio dei disabili. Richiesta alla quale il ministero ha risposto con un sostanziale via libera. Una vicenda denunciata dalla Falcri, la Federazione autonoma dei lavoratori del credito e del risparmio, che critica sia l'Abi, per aver anche solo avanzato tale ipotesi, che il dicastero del Welfare, per il suo parere favorevole.

Nei mesi scorsi, l'Abi aveva scritto al ministero, chiedendo di sapere se "la sospensione degli obblighi occupazionali" previsti dalla legge 68/1999 (che tutela appunto il collocamento dei disabili), potesse essere concessa a quelle banche che avevano fatto ricorso al cosiddetto "fondo di solidarietà" del settore, che si attiva negli stati di crisi. Richiesta facilmente spiegabile: l'articolo 3 della legge sul collocamento dei disabili prevede l'esonero da questo obbligo esclusivamente nel caso di aziende che, a fronte di una crisi, ricorrano a procedure di mobilità, a contratti di solidarietà, o alla cassa guadagni strordinaria. Le banche italiane - che, come rileva il ministero, "sono sprovviste di ammortizzatori sociali" - hanno appunto istituito un apposito fondo di solidarietà.

L'Abi, di fatto, chiedeva di sapere se l'adesione a questo fondo, che potrebbe essere assimilato alla cassa guadagni straordinari, potesse esonerare le banche dall'obbligo di assumere disabili. La risposta del ministero, firmata dal direttore generale per l'attività ispettiva, Paolo Pennesi, è positiva: il fondo interviene nel caso di crisi e, dunque, cancella l'assunzione obbligatoria per i portatori di handicap. "Non si ravvede quindi una valida motivazione - conclude il documento del ministero - che possa giustificare la non operatività della sospensione degli obblighi assuntivi, anche per le aziende di credito che hanno fatto ricorso al fondo in questione".

Nelle settimane successive, l'Abi ha così inviato una circolare agli istituti di credito, informandoli di questa valutazione ministeriale. Naturalmente, l'adeguarsi alle indicazioni fornite dal dicastero nella risposta al quesito esclude l'applicazione delle relative sanzioni penali, amministrative e civili. A oggi non è ancora possibile sapere quante e quali banche abbiano deciso di seguire questo parere ministeriale.

Il sindacato dei lavoratori del comparto bancario, parlando di una "brutta figuraccia dell'Abi", promette battaglia: "Crediamo sia inaccettabile che cittadini già duramente colpiti trovino ancora più difficoltà a integrarsi nel mondo del lavoro, perché anche le porte delle ricche banche potrebbero chiudersi a causa di un'interpretazione distorta".

Roberto Ferrari, segretario nazionale della Falcri, fa notare che "le banche non hanno adottato il fondo di solidarietà per effettive crisi aziendali, ma per scelte strategiche che possono portare a una diminuzione del personale in età avanzata. E' impensabile accomunare le aziende in crisi con banche che, negli ultimi anni, hanno registrato utili stratosferici. Il ministero, nel formulare il suo parere, non ha tenuto conto di questa sostanziale differenza". "A oggi - spiega - tutte le banche hanno aderito al fondo in questione e, quindi, il numero degli istituti che potrebbero ritenersi esonerati dall'assunzione dei disabili è altissimo". Il sindacato ha anche scritto una lettera preoccupata al ministero delle Pari Opportunità: "Ma dopo questa missiva, l'Abi ci ha minacciato, per iscritto, di interrompere le relazioni sindacali".

La Falcri, però, non chiude al dialogo: "Se l'Abi dovesse dichiarare che non ha alcuna intenzione di dare seguito al parere del ministero, e che continuerà ad assumere regolarmente disabili, noi ne saremmo lieti, e riconosceremmo il valore di questa decisione. Peccato che, ad oggi, non ci siano segnali in tal senso". "Indignazione" viene anche dal Forum Italiano sulla disabilità, l'organismo unitario, fondato lo scorso mese di luglio, che riunisce e rappresenta le organizzazioni italiane impegnate per la tutela dei diritti delle persone con disabilità in ambito di politiche dell'Unione Europea.

domenica, gennaio 13, 2008

Dopo di noi. Disabili al lavoro, ora non si perde più la reversibilità


HANDICAP: una norma permette di mantenere la pensione del genitore pure se occupati

Un classico gol in "zona Cesarini". Dopo una lunga melina in Parlamento e uno stop nella Finanziaria, l’ultimo giorno dell’anno è passato finalmente un provvedimento che dovrebbe garantire maggiori disponibilità ai disabili adulti che perdono i genitori. Nel decreto cosidetto "Milleproroghe" (n. 248 del 31/12/2007) il governo ha infatti inserito all’articolo 46 alcune «disposizioni a favore di inabili». Si tratta della possibilità di mantenere la pensione di reversibilità (o indiretta) del genitore, anche quando lo stesso disabile abbia un’occupazione e un reddito proprio. e condizioni previste per usufruire del beneficio sono però che «l’attività (lavorativa) abbia finalità terapeutica» e che l’orario di lavoro non superi «le 25 ore settimanali». Deve essere svolta o presso le cooperative sociali (individuate dalla legge 381 del 1991) o presso datori di lavoro che abbiano assunto il disabile «con convenzioni di integrazione lavorativa» in base alla legge 68 del 1999 (art. 11). Ultimo requisito – per evitare rapporti fittizi – è che il trattamento economico corrisposto al disabile dal datore di lavoro «non può essere inferiore al trattamento minimo delle pensioni a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti incrementato del 30%» (7.488,72 euro per il 2008).

L’onere dal provvedimento viene calcolato in 1,2 milioni di euro l’anno. Soddisfatti i senatori teodem Binetti, Baio Dossi e Bobba, che assieme ad altri colleghi avevano sostenuto la battaglia delle associazioni, raccolta infine dal ministero del Tesoro nel decreto di fine anno.

Al di là dei tecnicismi, il provvedimento ha un significato di grande portata, perché spalanca a «decine di migliaia» di ragazzi disabili al 100 per cento le porte del mondo del lavoro. Così commenta, soddisfatto, Roberto Speziale, presidente dell’Anffas, l’Associazione delle famiglie delle persone con disabilità intellettiva e relazionale, che «da tre Finanziarie» si batteva «per togliere questo vincolo». Il motivo di tanta speranza in un futuro lavorativo per un numero così consistente di ragazzi disabili ha due ragioni. La prima è che «molti genitori prima non attivavano percorsi lavorativi proprio perché sapevano che i figli avrebbero perso il diritto alla reversibilità della loro pensione. Ora sono finalmente liberi dall’angoscia rispetto al futuro dei figli». Speziale ha in mente in particolare gli adulti affetti da sindrome di Down, in nome dei quali è stata in gran parte combattuta questa battaglia. Il secondo motivo è che «la platea di possibilità di inserimento lavorativo, prima confinata alle cooperative sociali, si allarga a tutti i datori di lavoro». Un’altra ricaduta positiva, secondo il presidente dell’Anffas è che «grazie all’innalzamento del "salario minimo", il governo ha dato dignità al lavoratore con disabilità. I lavori che prima venivano retribuiti con una sorta di "paghetta" oggi daranno diritto a un vero e proprio stipendio». E il lavoro diventa così veramente "terapeutico", cioè «fonte di soddisfazione, di sicurezza e fiducia delle proprie capacità».

Ugualmente contenta è Anna Contardi, coordinatrice nazionale dell’Associazione italiana persone Down. In Italia gli adulti Down sono 25 mila, di cui il mediamente il 10 per cento lavora, con punte del 20 per cento a Roma. L’80 per cento dei ragazzi Down impiegati in un lavoro (soprattutto portatini o addetti alla ristorazione, assunti con contratti part-time e con stipendi irrisori) ha meno di 25 anni ed è prevedibile che i loro genitori, prima o poi, li lasceranno. «Oggi non hanno più l’assillo di perdere la pensione di reversibilità del padre o della madre. Per loro il lavoro è importante, come per ciascuno di noi è insieme identità sociale e gratificazione personale. Però in questi anni ho visto tante famiglie rinunciare a inserire i figli nel mondo del lavoro proprio perché terrorizzate dalla prospettiva che in questo modo avrebbero perso il diritto alla reversibilità. Una cosa penosa sul piano personale e una grande sconfitta su quello sociale».

Una voce fuori dal corso è quella di Guido Trinchieri, presidente dell’Unione famiglie handicappati (Ufha), che rappresenta disabili gravi e gravissimi. «Al di là della soddisfazione per un decreto giusto e necessario – precisa Trinchieri – di questi provvedimenti mi indispone l’improvvisazione, il fatto che non siano inseriti in un quadro organico sull’handicap, che non si tenga conto delle priorità». E poi, che dire di un disabile che non ha alcuna possibilità di lavorare e che però perde la propria pensione di invalidità (246,73 euro mensili) se il suo reddito supera la quota di 14.466 euro l’anno? «Il disabile grave e gravissimo ha bisogno di assistenza continua. Se un genitore cerca di garantire un futuro al figlio, creandogli un reddito appena sufficiente, be’, questi perderà la pensione di invalidità. La legge anziché incoraggiarci a preoccuparci del futuro dei nostri figli, ci spinge a diseredarli».

Che il "dopo di noi" sia uno dei problemi più scottanti nell’arcipelago dell’handicap lo sottolinea anche monsignor Fernando Pavanello, presidente della Fondazioni trevigiana "Il nostro domani". E però è scettico sul fatto che il provvedimento del Governo sia il grimaldello attraverso il quale passeranno «decine di migliaia» di assunzioni. Piuttosto, si chiede, come mai le persone Down ospitate nelle comunità alloggio sono sottoposte a trattamenti differenti a seconda della Asl di appartenenza, per cui in una Asl non devono pagare nulla e nella Asl confinante devono contribuire alla retta con 45 euro al giorno? Ma questa è un’altra storia.
di Antonella Mariani e Francesco Riccardi

venerdì, dicembre 22, 2006

Cosa cambia con la Finanziaria

Cosa cambia con la Finanziaria
(a cura di Carlo Giacobini*)
Detrazioni per carichi di famiglia, agevolazioni sui veicoli o lavorative, flessibilità dell'orario di lavoro, Fondo sociale per i non autosufficienti e ripristino del cinque per mille al volontariato: a poche ore dall'approvazione definitiva della Manovra Finanziaria per il 2007 siamo già in grado di offrire un quadro sintetico su ciò che interessa le persone con disabilità e le loro famiglie
Il 21 dicembre è stata approvata in via definitiva alla Camera la Manovra Finanziaria per il 2007. Vi sono contenute alcune disposizioni che interessano direttamente le persone con disabilità e i loro familiari ed è a loro che ci riferiamo in questo articolo.
Detrazioni per carichi di famiglia
All’interno delle diverse misure che hanno rimodulato l’imposizione sui redditi (IRPEF) e le relative detrazioni e deduzioni, è prevista una norma che riguarda le persone con disabilità a carico del contribuente.
Attualmente è in vigore il regime della deduzione per carichi di famiglia: è possibile cioè dedurre dal reddito lordo un importo variabile, a seconda del proprio reddito, per i figli e i familiari a carico. La nuova Finanziaria reintroduce il precedente sistema della detrazione: si detraggono cioè importi variabili a seconda del reddito per i figli e i familiari a carico.
In sintesi: è prevista una detrazione di 800 euro (a scalare a partire da un reddito di 95.000 euro). La detrazione è aumentata a 900 euro per ciascun figlio di età inferiore a tre anni. Le predette detrazioni sono aumentate di un importo pari a 220 euro per ogni figlio portatore di handicap ai sensi dell’articolo 3 della Legge 5 febbraio 1992, n. 104.
Per i contribuenti con più di tre figli a carico la detrazione è aumentata di 200 euro per ciascun figlio a partire dal primo.
Agevolazioni sui veicoli
La Finanziaria interviene anche a proposito delle note agevolazioni di cui possono fruire le persone disabili nell’acquisto di un veicolo destinato alla loro mobilità. L’intento - a nostro avviso del tutto inefficace oltre che sperequativo - è quello di evitare elusioni.
La Legge Finanziaria precisa che «le agevolazioni tributarie e di altra natura relative agli autoveicoli utilizzati per la locomozione dei soggetti di cui all’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, con ridotte o impedite capacità motorie, sono riconosciute a condizione che gli autoveicoli siano utilizzati in via esclusiva o prevalente a beneficio dei predetti soggetti [corsivo nostro, N.d.R.]».
È quasi superfluo sottolineare l’inapplicabilità di questa enunciazione. Come si accerterà l’uso esclusivo o prevalente?
Più perentorio e operativo appare invece il comma successivo, che recita: «In caso di trasferimento a titolo oneroso o gratuito delle autovetture per le quali l’acquirente ha usufruito dei benefici fiscali, prima del decorso del termine di due anni dall’acquisto, è dovuta la differenza fra l’imposta dovuta in assenza di agevolazioni e quella risultante dall’applicazione delle agevolazioni stesse. La disposizione non si applica per i disabili che, in seguito a mutate necessità dovute al proprio handicap, cedano il proprio veicolo per acquistarne un altro su cui realizzare nuovi e diversi adattamenti».
La norma contenuta nella Finanziaria impedisce in sostanza al disabile, o al suo familiare, che abbiano acquistato un veicolo “agevolato”, di rivenderlo nell’immediato, a meno che non abbiano necessità di altri adattamenti, pena la restituzione dei benefici ottenuti.
La valenza discriminatoria di questa indicazione si accompagna con la non considerazione della normativa già vigente. Come si ricorderà, infatti, già oggi non è possibile ottenere nuovamente i benefici prima che siano trascorsi quattro anni dal precedente acquisto agevolato.
Inoltre, la norma crea disparità tra le stesse persone con disabilità: il testo si riferisce infatti, in chiusura del comma citato, a «nuovi e diversi adattamenti». A tal proposito va ricordato che non tutte le persone con disabilità necessitano di adattamenti sui veicoli e che lo stesso Legislatore non impone a tutti l’obbligo di adattare il veicolo quale condizione per accedere ai benefici fiscali.
Per l’applicazione operativa della norma, e per le quantomai opportune chiarificazioni, è ora necessario attendere le circolari dell’Agenzia delle Entrate.
Agevolazioni lavorative
La Finanziaria per il 2007 introduce anche una modificazione alle disposizioni relative ai congedi retribuiti di due anni riservati ai genitori di persone con handicap (o ai fratelli o sorelle conviventi, nel caso che i genitori siano deceduti o totalmente inabili).
Si tratta, in questo caso, di una misura piuttosto oscura. Infatti, il comma in questione prevede che se un lavoratore fruisce dei congedi retribuiti per un periodo inferiore ai sei mesi, potrà fruire di giorni di ferie (attenzione: non retribuiti, né coperti da contribuzione figurativa) in numero pari a quelli che avrebbe maturato in identico periodo se avesse effettivamente lavorato. Come si potrà notare, è una misura per lo più irrilevante sotto l’aspetto pratico.
Flessibilità dell’orario di lavoro
La Manovra corregge parzialmente anche l’articolo 9 della Legge 53/2000 (Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città), nella parte relativa alla flessibilità degli orari di lavoro.
Come forse si ricorderà, quell’articolo prevede la possibilità di sostenere economicamente quelle imprese che attuino, attraverso accordi specifici, progetti di flessibilità dell’orario di lavoro, part-time, telelavoro per quei dipendenti che abbiamo maggiore necessità di sostegno familiare (ad esempio minori nel nucleo).
Nel nuovo testo, fra le azioni positive, sono previsti anche «interventi ed azioni comunque volti a favorire la sostituzione, il reinserimento, l’articolazione della prestazione lavorativa e la formazione dei lavoratori con figli minori o disabili a carico ovvero con anziani non autosufficienti a carico».
Nella sostanza non cambia molto: il telelavoro, il part-time, la flessibilità in generale non sono comunque un diritto, ma un'opportunità che lo Stato sostiene nel caso in cui le aziende intendano adottare accordi specifici.
Fondo sociale per i non autosufficienti
Con la finalità di garantire l’attuazione dei livelli essenziali delle prestazioni assistenziali su tutto il territorio nazionale, nei confronti delle persone non autosufficienti, la Manovra Finanziaria ha istituito presso il Ministero della Solidarietà Sociale un fondo denominato Fondo per le non autosufficienze (100 milioni di euro per il 2007 e 200 milioni di euro per ciascuno degli anni 2008 e 2009).
La cifra prevista, come si può immaginare, non è certo proporzionata ai bisogni assistenziali delle persone non autosufficienti.
Gli atti e i provvedimenti relativi all’utilizzazione del Fondo saranno adottati dal Ministro della Solidarietà Sociale, di concerto con quelli della Salute, delle Politiche per la Famiglia e dell’Economia e delle Finanze, previa intesa in sede di Conferenza Unificata (come da Decreto Legislativo 281/1997).
Cinque per mille per il volontariato
La Finanziaria, infine, ha confermato la possibilità per i contribuenti di destinare il cinque per mille dell’imposta sui redditi alle ONLUS, alle associazioni di promozione sociale o di volontariato, oltre che alle attività sociali svolte dal proprio comune di residenza.

*Responsabile del Centro per la Documentazione Legislativa UILDM (Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare) - Direzione Nazionale.
Testo pubblicato per gentile concessione del sito HandyLex.
L'indirizzo del sito HandyLex è www.handylex.org.