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sabato, ottobre 11, 2008

Consumatori: Le Regioni applicano le norme in materia di liberalizzazioni?


Le Regioni applicano le norme in materia di liberalizzazioni? A questa domanda ha cercato di rispondere l'indagine curata dal Tavolo di lavoro congiunto Mse-Regioni-Associazioni dei Consumatori del Cncu, presentata oggi in occasione della IX Sessione Programmatica del CNCU,"Dieci anni di attività del CNCU. L'incidenza del consumerismo sul territorio", attualmente in corso a Saint Vincent, in valle D'Aosta. Servizi turistici, trasporti, artigianato e prezzi e tariffe. Questi i temi presi in considerazione dall'indagine, eseguita mediante l'invio di apposite schede, alle singole Regioni, con richiesta di compilazione. Quattro le Regioni, insieme anche alla Provincia autonoma di Bolzano, che non hanno voluto partecipare: Abruzzo, Basilicata, Sardegna e Sicilia.
Dall'indagine emerge che sul fronte del trasporto pubblico locale, i servizi sono affidati a mezzo gara nel 43% dei casi, mentre l'affidamento diretto è riscontrato nel 25% . Tra le Regioni che si affidano alla gara troviamo: Marche, Puglia, Umbria, Valle d'Aosta, Veneto, Lombardia, Campania, Friuli Venezia Giulia ed Emilia Romagna. L'affidamento diretto preavale invece in Calabria, in attesa di un progetto di legge regionale in materia, nella provincia di Trento, che dal 1 gennaio 2009 passerà all'affidamento diretto a società in Hause, in Piemonte con contratto di servizio, in Liguria e in Molise con concessioni.
Bilancio negativo per i taxi. Il 57% delle 14 Regioni, infatti, non ha ancora adottato le misure della L.248/06. Più incoraggiante il settore dei servizi turistici dove nel 60% dei casi è stata già recepita la L.40/2007 e nel 33% è in corso il recepimento. C'è invece ancora molto lavoro da fare sul fronte dell'artigianato: il 36% delle Regioni non ha adottato alcuna misura e il 14% lo sta facendo.
Infine, dalla rilevazione sembra essere ancora lunga la strada per quel che riguarda prezzi e tariffe. Nove Regioni non hanno neanche fornito i dati necessari al monitoraggio e solo nel 36% dei casi sono state intraprese iniziative di contenimento dei prezzi. In particolare, non risultano azioni di intrevento da parte di Molise, Piemonte e Valle D'Aosta. Lazio, Liguria, Provincia autonoma di Trento, Puglia, Marche, Calabria e Campania si sono rese protagoniste di una sola iniziativa. Mentre il titolo di più virtuosa spetta all'Emilia Romagna con cinque iniziative, seguita dal Veneto con due.
"I servizi pubblici locali - ha detto il responsabile delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva, Giustino Trincia - sono fuori controllo per quanto riguarda l'inflazione. Regioni e comuni possono e devono intervenire. Sul lato delle associazioni dei consumatori poi, l'impegno è quello di attuare il comma 461 della legge finanziaria che prevede strumenti nuovi proprio di tutela dei diritti e di partecipazione civica. Questo consentirebbe alle nostre associazioni, appositamente addestrate, di intervenire sui piani industriali, sulle politiche tariffarie e sulle caratteristiche di qualità dei servizi".
"Definire accordi sulla filiera". Questa la strada indicata dal Presidente Legaconsumatori-Acli, Pietro Praderi per ampliare l'intervento delle Regioni su prezzi e tariffe al fine di ridurli.Praderi ha anche auspicato l'inizio di una stagione in cui le associazioni possano essere "protagoniste" nella definizione "dell'andamento del costo della vita" con un ruolo di "pari dignità" rispetto altri soggetti.
A cura di Laura Muzzi

giovedì, ottobre 02, 2008

NAPOLI/RC AUTO: COZZOLINO A SCAJOLA, CONTENERE TARIFFE

(ASCA) - Napoli, 26 set - L'assessore campano all'Agricoltura e alle Attivita' Produttive Andrea Cozzolino ha inviato una lettera al ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola sollecitando ''la convocazione di un tavolo nazionale con i rappresentanti delle compagnie assicurative per armonizzare le tariffe delle polizze auto che in Campania, e in particolare a Napoli e provincia, sono di gran lunga piu' elevate che nel resto d'Italia''. La costituzione del tavolo nazionale sulle RC Auto rientra nel 'Decalogo della Regione Campania contro il caro-prezzi' presentato lo scorso 18 settembre e in approvazione il prossimo 2 ottobre. Quello delle elevate tariffe RC Auto e' ''un tema particolarmente sentito - scrive Cozzolino - gli abitanti della Campania avvertono come una vera e propria ingiustizia il meccanismo attualmente vigente, che colpisce gli automobilisti onesti e non penalizza i disonesti''. ''La questione delle tariffe assicurative e, piu' in generale, il caro-prezzi dei generi di prima necessita', quali pasta, pane, olio, e cosi' via, e' diventata una vera e propria emergenza sociale, che colpisce una fascia di cittadini sempre piu' ampia, in particolare i giovani, le famiglie monoreddito e i redditi da lavoro dipendente'', spiega Cozzolino. Per questo, bisogna ''mettere in campo politiche che abbiano efficacia sul piano del contenimento dei prezzi. E cio' puo' avvenire solo se tutti gli attori della filiera istituzionale, le organizzazioni dei produttori, i commercianti, i sindacati individuano percorsi e obiettivi comuni''.

giovedì, settembre 18, 2008

decalogo contro il caro-prezzi della Regione Campania


In Campania qualcosa di buono si muove. L'Assessore Cozzolino ha chiesto a tutte le parti sociali (consumatori e commercianti compresi) di lavorare insieme per tentare di contenere l'inflazione e abbattere i prezzi in regione.
Non è sembrato velleitario ma concreto e pragmatico. Proviamo tutti a dare una mano...
Nel frattempo pubblico il comunicato ufficiale. Le proposte hanno ottenuto consnsi anche se sui punti critici ( accorciamento della filiera commerciale) problemi permangono. Ci sarà da lavorare..
E' venuto pure Mister Prezzi!!!


Questa mattina, nel corso della riunione del Tavolo di Concertazione istituzionale della Regione Campania, alla presenza delle parti sociali, dei produttori, dei distributori commerciali e del Garante nazionale dei prezzi Antonio Lirosi, l'assessore regionale all'Agricoltura e alle Attività Produttive Andrea Cozzolino ha presentato il decalogo di propostecontro il caro-prezzi.
Il decalogo prevede:
  • Moratoria dei prezzi e delle tariffe. La Regione Campania e l'ANCI si impegnano a porre in essere tutte le iniziative utili al blocco delle tariffe dei servizi pubblici locali, da realizzarsi per un periodo minimo di un anno dalla stipula dell'accordo operativo conseguente alla presente manifestazione di intenti;
  • Paniere beni a prezzi bloccati. Tra la Regione Campania e le Associazioni rappresentanti la piccola, media e grande distribuzione, i commercianti e gli artigiani, si conviene di adottare, mediante successivo protocollo d'intesa che definisca le modalità operative, uno o più panieri di beni di largo consumo e generi di prima necessità a prezzi bloccati per un periodo minimo di sei mesi;
  • Paniere beni a prezzi scontati. Tra la Regione Campania e le Associazioni rappresentanti, in particolare, la piccola e media distribuzione, i commercianti e gli artigiani, ma non escludendo gli altri soggetti potenzialmente interessati, si conviene di adottare, mediante successivo protocollo d'intesa che definisca le modalità operative, uno o più panieri di beni di largo consumo e generi di prima necessità a prezzi scontati per favorire le categorie di consumatori particolarmente svantaggiate e quelle interessate dal c.d. fenomeno della "quarta settimana";
  • Aperture serali straordinarie. Tra la Regione Campania e le Associazioni rappresentanti la piccola, media e grande distribuzione, i commercianti e gli artigiani, si conviene di adottare, mediante successivo protocollo d'intesa che definisca le modalità operative, un calendario di aperture serali straordinarie finalizzate alle vendite a saldo. La Regione si impegna a sostenere tale iniziativa mediante l'istituzione ed il finanziamento, in coerenza con il Piano d'Azione per lo Sviluppo Economico Regionale (PASER), di borse lavoro per l'incremento occupazionale conseguente all’ampliamento dell’orario di vendita;
  • Accordi di filiera e "farmer's market". Tra la Regione Campania, le Associazioni dei produttori e di categoria agricole, le Associazioni rappresentanti la piccola, media e grande distribuzione, i commercianti e gli artigiani e l'ANCI, si conviene di porre in essere, mediante successivo protocollo d'intesa che definisca le modalità operative, tutte le iniziative utili ad incentivare le politiche di filiera ed i cosiddetti "farmer's market". La Regione si impegna a sostenere tali iniziative mediante incentivi ad hoc da erogare ai soggetti firmatari dell'accordo in relazione ai progetti presentati;
  • Vendita "alla spina". Tra la Regione Campania e le Associazioni rappresentanti la piccola, media e grande distribuzione, i commercianti e gli artigiani, si conviene di adottare, mediante successivo protocollo d'intesa che definisca le modalità operative, un accordo che preveda l'adozione di sistemi di vendita "alla spina". La Regione si impegna a sostenere l'adozione di tali sistemi mediante incentivi a fondo perduto finalizzati all'acquisto di erogatori di prodotti;
  • Incentivazione "pompe bianche". Tra la Regione Campania, i distributori indipendenti di carburante e le Associazioni dei consumatori si conviene di adottare, mediante successivo protocollo d'intesa che definisca le modalità operative, un accordo che preveda l'incentivazione e la pubblicizzazione delle cosiddette "pompe bianche", ossia i distributori indipendenti di carburante a prezzi scontati;
  • Marchio regionale per la tutela delle produzioni campane. Tra la Regione Campania, le Associazioni dei produttori e di categoria agricole, le Associazioni rappresentanti la piccola, media e grande distribuzione, i commercianti e gli artigiani, si conviene di porre in essere, mediante successivo protocollo d'intesa che definisca le modalità operative, tutte le iniziative finalizzate all’adozione e alla promozione di un marchio regionale per la tutela delle produzioni campane, allo scopo di tutelare i produttori campani da fenomeni di contraffazione, di sostenere la commercializzazione del "Made in Campania" e di garantire il consumatore campano nell’acquisto di prodotti caratterizzati da un eccellente rapporto prezzo/qualità;
  • Nucleo regionale anti-frode. La Regione Campania si impegna, con la presente manifestazione di intenti, a stipulare accordi con gli organismi di controllo interessati (Guardia di Finanza, Ispettorato Centrale per la Qualità, NAS, ecc.), finalizzati alla costituzione di un "Nucleo regionale anti-frode" per il contrasto dei fenomeni commerciali fraudolenti e per la tutela dei produttori e del cittadino-consumatore campano;
  • Tavolo Nazionale RC Auto. La Regione Campania si impegna, con la presente manifestazione di intenti, a porre in essere tutte le iniziative utili alla costituzione di un tavolo nazionale per le tariffe delle Assicurazioni RC Auto, finalizzato ad armonizzare le tariffe sul territorio nazionale e tutelare gli assicurati campani, sempre più penalizzati dal sistema tariffario distorto attuato in materia di RC Auto dalle compagnie assicurative.

"E' giunto il momento di mettere in campo una strategia complessiva, non iniziative spot, contro il caro-prezzi. Si tratta della più grave emergenza economica e sociale del nostro paese perché colpisce soprattutto i ceti più deboli, le famiglie monoreddito, i pensionati e i giovani, in particolare nel Mezzogiorno e in Campania, dove queste categorie vanno a costituire la spina dorsale del nostro tessuto sociale", ha dichiarato l'assessore regionale all'Agricoltura e alle Attività Produttive Andrea Cozzolino.

"Il decalogo che abbiamo presentato oggi punta ad intervenire su più aspetti del problema, dalla filiera corta all'orario di apertura degli esercizi commerciali, dalle tariffe dei servizi pubblici locali e delle assicurazioni all'istituzione di un nucleo regionale antifrode. Combattendo il caro-prezzi, incentiviamo i consumi, la domanda interna e favoriamo la crescita", spiega Cozzolino.

"Adesso è necessario il contributo di tutti, produttori, distributori, commercianti, istituzioni locali, associazioni dei consumatori per arrivare, anche attraverso un confronto serrato, alla stipula degli accordi entro i 30 giorni previsti dal protocollo e partire subito con le iniziative", conclude Cozzolino.

Tutti in piazza per la pagnotta

Tutti in piazza per la pagnotta
"Bloccate i prezzi fino al 2009"

Vertice in Regione con gli assessori
di Roberta Capua
Il sit in di protesta in piazza Trieste e Trento è pronto per le 10 e il tavolo di concertazione alla Regione anche. Lo sciopero nazionale della pagnotta, proclamato dalle associazioni dei consumatori, s´intreccia oggi con la mobilitazione promossa dall´assessore alle Attività produttive Andrea Cozzolino. Che, alla vigilia della giornata di lotta di Napoli e Campania contro il caro-prezzi, garantisce: «La consideriamo una straordinaria priorità. Non ci interessa un´iniziativa spot di un giorno, ma sarà uno dei filoni della politica sociale che intendiamo seguire nei prossimi mesi».

Carissima Campania, a tavola e non solo. L´inflazione cresce in città e morde i salari, i consumatori chiedono sconti sul pane, il latte, la pasta, la carne e la verdura, invocato lo stop all´aumento dei prezzi per almeno nove mesi. Al tavolo con Cozzolino e l´assessore al Bilancio e alla Programmazione economica Mariano D´Antonio, ci sarà il Garante nazionale dei prezzi, Antonio Lirosi. "Mister prezzi", come è stato ribattezzato Lirosi, acquisirà informazioni e l´analisi che D´Antonio assieme ai suoi collaboratori ha preparato per sostenere la richiesta di provvedimenti da parte del governo. «Speculazione finanziaria e caro-petrolio, unitamente a comportamenti irresponsabili di numerosi operatori - afferma la Federconsumatori - hanno causato un forte indebolimento del potere d´acquisto di salari e pensioni che colpisce in modo pesante le famiglie. Una mensilità è stata bruciata dagli aumenti, quelli già avvenuti, un´altra mezza mensilità sarà bruciata dall´inflazione. Per questi motivi si chiede al governo un provvedimento straordinario di moratoria di prezzi e tariffe fino al 30 giugno 2009».

Fronte comune per contrastare l´aggressione dei prezzi. Boicottaggio per un giorno degli acquisti di generi di prima necessità. Al centro direzionale, nella sala auditorium della Regione, sono stati invitati anche le associazioni dei produttori e dei distributori, i sindacati, le associazioni dei consumatori, i rappresentanti del sistema camerale regionale, le principali sigle del volontariato. I consumatori sono invitati a boicottare i prodotti che hanno registrato maggiori aumenti e a non comprare per un giorno l´abituale "pagnotta".


E intanto i commercianti contestano duramente le posizioni dei rappresentanti dei consumatori. «Sono enunciazioni ad effetto. Anch´io potrei urlare: riduciamo i prezzi, e tutti sarebbero pronti a dirmi bravo», contesta Antonio Pace, presidente dell´Ascom napoletana. Secondo Pace, il problema va affrontato in modo diverso. «I dati vanno letti con attenzione. A Napoli partiamo da prezzi più bassi. Vorrei sapere perché un negozio di Napoli dovrebbe vendere merce a un prezzo più basso che nel resto d´Italia. Baggianate, frasi ad effetto», ribadisce Pace. E la benzina, allora? A Napoli è davvero la più cara d´Italia. «Ecco, forse la benzina è l´unico prodotto più alto in assoluto, ma anche qui c´è un motivo: il giro d´affari è inferiore».

Mentre i bilanci delle famiglie segnano rosso e settimana per settimana si combatte per far quadrare i conti, i commercianti restano sulle loro posizioni. «Alle famiglie napoletane», continua Pace con la sua analisi, «manca il reddito residuale. Questa è la prima grande differenza con altre città d´Italia. Significa che dopo aver pagato tutto quanto necessario, resta molto poco. Il problema è che qui non abbiamo niente, non c´è lavoro, non c´è turismo. Pur avendo a disposizione un patrimonio incredibile, siamo gli ultimi della classe. La quota di salari destinata al commercio e alle spese è a dir poco residuale. E se si contraggono i consumi, aumentano i costi della catena distributiva e quindi i prezzi. I commercianti, se non vendono, devono alzare le tariffe, per fare fronte ai costi». L´Ascom sollecita quindi la Regione ad attuare una politica di cambiamento: «Se abbiamo sbagliato per anni, dobbiamo avere il coraggio di imboccare un´altra strada».

I consumatori scontano le anomalie del mercato. La Federazione autonoma commercio e unico mercati, per bocca di Nunzio Vitolo, avverte: «Bisogna rideterminare il rapporto produzione-commerciante come salvaguardia per i consumatori, e non lasciare tutto in mano a gruppi economici finanziari che dettano le regole».

mercoledì, giugno 11, 2008

Pesce, ancora proteste per caro gasolio: prezzi impazziti. Sulle tavole è diventato introvabile


Pescatori fermi mentre una cassa di alici costa già sei euro in più. Ristoratori napoletani in difficoltà: piatti troppo cari
Pescatori in protesta

NAPOLI - Metti che salga il prezzo delle alici e Pozzuoli fa la rivoluzione. Metti, in aggiunta, la mazzata del caro gasolio e il risultato è ancora più tragico: i banchi dei pescivendoli sono vuoti - anche se qualcuno pervicacemente espone il «congelato» al posto del «fresco» - i ristoranti battono cassa e i prezzi s'impennano ad altezze irraggiungibili per i comuni mortali. È proprio quello che sta accadendo anche a Napoli in questi giorni con conseguenze drammatiche sul paniere della spesa e perfino sui riti domenicali della gastronomia popolare che impongono un «secondo » di pesce per non appesantire la digestione già compromessa dall'affondo del ragù. Con queste premesse è facile intuire come sia stata vissuta la giornata - ieri, martedì 10 - più pesante dello sciopero dei pescatori. Qualche pescheria non ha aperto per mancanza di merce. Nel porto di Pozzuoli le «paranze» in sciopero, giunte da tutte le marinerie flegree ma anche da Torre Annunziata, Sorrento e Castelvolturno per rinforzare la protesta, hanno «invitato» i grossisti a tenere i banchi vuoti, ma non fidandosi hanno presidiato l'area del mercato per tutta la notte, dalle tre alle sette e mezzo, bloccando tutte le contrattazioni.
I grossisti hanno obbedito salva qualche sortita di sprovveduti che nel mercatino, accanto all'area grande, hanno tentato di smerciare partite di pesce congelato. Sono stati prontamente bloccati e per qualcuno la cura è stata più indigesta perchè sono stati costretti a darsela a gambe abbandonando i camion frigo trasformati in banchi di vendita. Alle otto le cianciole si sono spostate verso il molo Caligoliano e lì è stata tenuta un'assemblea: le partenze dei traghetti non hanno subito ritardi o intralci e tutti i traffici portuali si sono svolti nella più assoluta normalità. La vigilanza spietata si è resa necessaria per il fatto che i pescatori lamentano che, nonostante loro non lavorino, il pesce fresco ancora si trova.
«Non accettiamo che si speculi sulla nostra fame, tuonano, e poi 'sta storia degli armatori che ci rubano il mestiere, è inaccettabile». Ma il fenomeno esiste e più sotto sveleremo anche da dove arriva l'insidia. La cronaca di questa vicenda si arricchisce di altri dettagli molto significativi legati allo sballo dei prezzi. Per rendere uniforme il discorso come unità di misura abbiamo scelto le quotazioni all'orgine, quando, cioè, il pescato «passa dalla cianciola al grossista. Negli anni Sessanta e Settanta in questa fase scattava il balzello illegale, la cosiddetta «croce» che il commandatario pretendeva ad ogni pesata; oggi questa imposizione è scomparsa, almeno ufficialmente, ma i passaggi di mano non si sono ridotti. L'aumento dei prezzi ha subito oscillazioni molto variegate: qualcuno, con un eccesso di disinvoltura, ha parlato di una impennata del 30% ma le cose stanno in maniera diversa perchè le oscillazioni variano da quartiere a quartiere, da menù a menù. Per capirne di più, allora, soffermiamoci su tre voci fondamentali del mercato ittico: una cassetta di alici del peso di 7-9 kg oggi costa 30 euro, mentre fino al 29 maggio - primo giorno del caro gasolio - costava all'incirca cinque-sei euro in meno. Il prezzo del «purpetiello» verace, che non pesa più di settanta grammi ed è il condimento fondamentale di un sugo di straordinaria fragranza si è raddoppiato: un chilo costa 5 euro, prima oscillava sui 2,5-3.
La spigola di mare, infine, ha subito un altro contraccolpo e manca poco che sia quotata in borsa: un chilo di quella «verace » costa circa 45 euro, sette in più rispetto all'inizio della protesta. Come si esce da questo tunnel? Lino Stendardo, uno dei tre proprietari di «Ciro» a Santa Brigida, mette il dito nella piaga: «Qui parlate di prodotto fresco, ma il problema vero è trovarlo un po' di pesce davvero presentabile. Il ristorante che tiene al marchio si danna l'anima e riesce a procurarselo, ma gli altri cosa fanno»? La risposta è scontata: vendono il congelato per fresco, aumentano i prezzi e allontanano la clientela. E questa è storia di tutti i giorni. Resta da soddisfare una curiosità: come fanno i buoni ristoranti a non farsi mancare il gamberetto di Crapolla, le triglie di scoglio e una «spasella» di pesce di taglio? «Ognuno di noi - dice il proprietario di Ciro a Mergellina - dispone di una paranzella che pesca per loro e di fidati cercatori che girano nei vari mercati e riescono a comprare un po' qui un po' lì. Ma c'è un altro fenomeno che si sta imponendo - dice ancora Stendardo - molti figli di papà appassionati della pesca subacquea vi si dedicano professionalmente, vanno a mare di notte e ci riforniscono di spigole, orate, dentice e ora che è stagione di gamberetti che si possono mangiare anche crudi. Se li fanno pagare un occhio della fronte ma noi non obiettiamo, quella è la nostra riserva aurea».
Gli amatori sono figli di professionisti che si dedicano alla pesca durante le vacanze e ogni qualvolta è possibile: sono bravi e rifiutano qualsiasi forma di pubblicità: «Il nostro fornitore è un ragazzo dei Quartieri Spagnoli». Può dirci come si chiama. «Mai, altrimenti ce lo rubano ».
Carlo Franco

domenica, marzo 09, 2008

Prezzi e inflazione: possiamo capirne qualcosa di più?

Prezzi e inflazione: possiamo capirne qualcosa di più ?
Leonardo Becchetti
da www.benecomune.net


Finalmente il dibattito sull’inflazione sembra fare qualche passo in avanti. Nel corso degli ultimi anni non si usciva dal dialogo tra sordi che contrapponeva ISTAT e associazioni dei consumatori. I primi, presentando i nuovi dati sull’indice dei prezzi al consumo, con un approccio simile al “sopire” Manzoniano, tranquillizzavano il paese sul fatto che la dinamica dei prezzi era sotto controllo.


I secondi urlavano il loro dissenso presentando evidenze campionarie sulla cosiddetta “inflazione percepita”, ben più elevata di quella ufficiale.

I recenti dati ISTAT sulla dinamica dei prezzi dei beni a maggior frequenza di consumo (alimentari innanzitutto) cominciano a colmare questo fossato sottolineando come quest’ultima sia a metà tra inflazione dichiarata e inflazione percepita.

Per capire il perché bisogna convincersi che il dato sull’inflazione non è una verità scientifica (queste due parole sono già un ossimoro) inconfutabile perché infinite sono le metodologie con le quali è possibile misurare questa grandezza.

In un lavoro pubblicato una decina di anni fa con alcuni colleghi (Bagella, M., Becchetti, L., Corrado, G., Gomellini, M. , 1998, Quali spazi per l’introduzione di titoli ad indicizzazione reale?, Economia Italiana, (2), 417-488) abbiamo provato a fare una cosa semplicissima. Confrontare il dato ISTAT dell’indice dei prezzi al consumo nazionale, ed uguale per tutti, con l’inflazione calcolata per ciascuna classe di reddito nella quale utilizzavamo il “paniere effettivo” di ciascuna classe sociale e costruivamo dunque un indice con beni e pesi diversi per ciascun gruppo. Per intenderci, poiché la legge di Engel osserva che, più basso il reddito, maggiore la quota di spesa in beni alimentari (gli studi sui paesi in via di sviluppo utilizzano la quota di reddito consumata in beni alimentari come uno degli indicatori più attendibili di povertà). Alla fine dell’esercizio osservavamo che il tasso d’inflazione dei ceti più poveri era superiore a quello Istat, proprio per il soprappeso dei beni alimentari la cui dinamica dei prezzi era più sostenuta.

Ciò cui stiamo assistendo in questi ultimi mesi corrisponde in maniera amplificata ai risultati di questo studio. Mentre i prezzi di settori esposti alla concorrenza internazionale e soggetti a continue innovazioni scandite dal progresso tecnologico tendono a calare, quelli dei prodotti alimentari aumentano per due motivi principali: potere di mercato dei rivenditori (concorrenza monopolistica) e dei distributori e (è questa l’aggravante recente) aumento della domanda di alcuni prodotti di base che cominciano ad essere utilizzati come input per la produzione di energia (biomasse).

Più in generale, è possibile costruire qualsivoglia indice dei prezzi a seconda di ciò che si inserisce o si toglie dal paniere. Basta aggiungere un prodotto high-tech e togliere un prodotto di un settore soggetto a scarsa concorrenza che le cose cambiano. Il paniere in teoria dovrebbe contenere i beni più importanti per la popolazione. Poiché è impossibile stabilire una classifica unica per tutte le classi sociali ed indiscutibile di tali beni fondamentali i margini di discrezionalità sono notevoli.

Teniamo inoltre conto del fatto i nostri schemi mentali sono ancora tarati sull’economia fordista nella quale esisteva un solo bene con un unico prezzo, e non una pluralità di prodotti caratterizzati da piccole differenze ed innovazioni che li distinguono uno dall’altro, con gamme di prezzi differenziate a seconda che si venda in un hard discount il prodotto standard di qualità medio-bassa o in un negozio tradizionale i prodotto di qualità più elevata.

Considerando la differenziazione di prodotto e l’innovazione tecnologica, il grado di discrezionalità nel costruire l’indice dei prezzi aumenta e la nostra capacità di capire diminuisce. In molti casi può capitare che l’indice sbagli anche per eccesso (ovvero rappresenti la realtà più cara di quella che è) non tenendo conto che prodotti high-tech non solo calano di prezzo ma aumentano anche di qualità. Se prendiamo l’esempio dei personal computer il prezzo aggiustato per la qualità (potenza del processore, risoluzione del video, durata delle batterie, ecc.) è molto più basso di quello di acquisto dei prodotti di ultima generazione.

Se vogliamo complicare ulteriormente il quadro dobbiamo considerare che le nostre convenzioni scricchiolano non solo quando guardiamo alle variazioni ma anche ai livelli. Con un esercizio che possiamo fare tutti basta confrontare il costo di un prodotto il più possibile omogeneo (il prezzo del caffè al bar ad esempio) per osservare che i livelli dei prezzi variano, e di molto, tra grandi città ed altri centri, tra una regione e l’altra e persino tra un bar e l’altro dello stesso quartiere (nel mio ad esempio si va da 90 a 70 centesimi). Il costo della vita nei grandi centri può essere superiore del 30-40 percento rispetto a quello delle altre aree del paese. Tutto questo conta molto perché quando guardiamo ai redditi dovremmo correggerli per il loro potere di acquisto (come si fa tra diversi paesi del mondo ma non ancora tra regioni dello stesso paese).

Rischiando il mal di testa, ma sicuramente facendo un passo avanti nella comprensione della realtà, potremmo capire se le dinamiche inflazionistiche riducono o modificano le differenze di potere d’acquisto tra città e regioni riuscendo a confrontare in maniera corretta il valore di un reddito di 1500 euro a Roma e a Chieti.
Anche se questi doverosi approfondimenti potrebbero finire per confonderci, i principali accorgimenti per combattere l’inflazione non sono poi così complessi.

Gli economisti sanno che esiste la tentazione da parte delle autorità di dichiarare un’inflazione più bassa del previsto per moderare la spirale delle rivendicazioni salariali delle varie categorie e realizzare “sorprese dal lato reale dell’economia” (ovvero offrire alle imprese un quadro favorevole in cui il gap tra ricavi e costi le induce ad aumentare la produzione e ad investire). Pur senza aver approfondito tutti i dettagli le organizzazioni dei consumatori intuiscono il problema danno voce ai moltissimi “fedeli disillusi” che non credono più nel dogma.

Se le istituzioni non vogliono pertanto correre il rischio di non essere più ascoltate devono rinforzare la loro credibilità evitando di diffondere un unico dato (quello dell’indice dei prezzi al consumo) come verità rivelata e cominciando ad offrire indicatori diversi e raffronti attendibili dei livelli dei prezzi tra diverse aree del paese. Allo stesso risultato si può forse convergere nella misura in cui studiosi ed opinione pubblica sono in grado di riflettere maggiormente sull’enorme mole dei dati a disposizione, costruendo qualcosa di più dell’indice d’inflazione percepita.

Infine i cittadini dovrebbero imparare a difendersi più che a lamentarsi quando la difesa è possibile . In molti casi la nostra capacità di scegliere e votare col portafoglio non è poi così difficile da esercitare (posso cambiare bar del quartiere in cui bere il caffè). Ad esempio una delle lamentazioni meno credibili è quella sui prezzi dei ristoranti per i residenti in una grande città. Non siamo turisti giapponesi e siamo perfettamente in grado di premiare, in un contesto comunque articolato e competitivo, quei ristoranti che sono all’avanguardia nel rapporto qualità/prezzo.

La questione dell’inflazione, lungi dall’essere una verità scientifica inaccessibile e indiscutibile, è il risultato di un complesso gioco tra autorità, agenti economici ed opinione pubblica nel quale maggiore trasparenza ed ampiezza d’informazione, da un lato, scrupolo conoscitivo e partecipazione civile dall’altro, possono contribuire a creare un quadro più favorevole.

venerdì, febbraio 22, 2008

FREDDO, ALLARME DELLA CIA: "ALLE STELLE I PREZZI DI FRUTTA E VERDURA" ma i consumatori non ci stanno.

Secondo la Confederazione Italiana Agricoltori, l´attuale ondata di freddo determinerà rincari dal 20 al 45% su frutta e verdura. Adoc parla di “presa in giro,” Coldiretti propone una soluzione a partire dalla distribuzione. E´ in arrivo l´effetto-gelo sui prezzi: secondo la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori), l´ondata di freddo che ha investito il paese determinerà rincari dal 20 al 45% su frutta e verdura, già dalla prossima settimana. Secca la risposta dell’Adoc, associazione per la difesa e l´orientamento dei consumatori: “Basta con le prese in giro - ha dichiarato Carlo Pileri, presidente dell´Adoc - non è possibile giustificare simili aumenti dei prezzi al dettaglio solo perché è inverno. In ogni caso il gelo dovrebbe incidere sulla produzione e non sui passaggi intermedi e sulla distribuzione, come invece risulterebbe dalle stime della Cia”. “Dato che le produzioni invernali avvengono quasi tutte in serra - ha spiegato l’Adoc in una nota - aumenti del genere appaiono meramente speculativi”. Adoc calcola che con il rincaro medio del 30% stimato dalla Cia, la spesa mensile delle famiglie aumenterebbe di 22 euro al mese. Secondo Coldiretti, il problema del continuo aumento dei prezzi di frutta e verdura avrebbe già una soluzione, che aspetta solo di essere applicata: l’apertura di mercati di vendita diretta in tutti i centri, anche medio-piccoli. Autorizzare la vendita diretta dei prodotti da parte degli agricoltori locali, senza intermediazioni, combatterebbe la moltiplicazione dei prezzi dal campo alla tavola e il rischio speculazione. Coldiretti che ha già avviato numerose iniziative in tutta Italia per pubblicizzare il fatto che, con l´entrata in vigore del Decreto n.301 del 29 dicembre 2007, si è aperta la possibilità per tutti i comuni italiani di avviare mercati gestiti dagli agricoltori, anche localizzati in zone centrali e con frequenza giornaliera, settimanale o mensile, a seconda delle esigenze locali. Secondo le stime dell´Osservatorio sulle vendite dirette promosso da Coldiretti, sarebbero ben 400 le città dove potrebbero essere aperti mercati degli agricoltori, con la partecipazione di 8mila aziende agricole. Esperienze di questo tipo, dai risultati estremamente positivi, sono già attive a Taranto, a Bari, a Potenza, a Marliana (Pistoia), a Montevarchi (Arezzo), a Monselice (Padova), a Trento e a Torino dove è funzionante il progetto “Oasi dei prodotti tipici della campagna piemontese,” un mercato di prodotti tipici che si tiene ogni prima domenica del mese in piazza Palazzo di Città.

lunedì, agosto 20, 2007

LE FAMIGLIE LA SPESA «A Napoli tariffe altissime anche un piccolo ritocco farà saltare i bilanci»


SALVO SAPIO Autunno caldo dei prezzi, con la spesa dei napoletani che costerà di più. E se pure si tratterà di un «mal comune» a tutta la penisola, per Napoli non ci sarà motivo di trovare «mezzo gaudio». La mancanza di siti produttivi locali, i costi di trasporto e il livello dell’inflazione saranno fattori che penalizzeranno maggiormente i consumatori di casa nostra. Esempio: le prime ad accorgersi dell’arrivo dell’autunno saranno le massaie, le colf straniere che vanno a fare la spesa con i «soldi contati», le vecchierelle che leggono a lungo (e sconsolate) i prezzi dei prodotti. Tutte si fermeranno davanti al banco del latte fresco e scopriranno di dover pagare almeno dieci centesimi in più per ogni busta. In Campania non c’è un marchio locale capace di coprire con la distribuzione tutti i punti vendita, in particolare i megastore. Con l’assurdo di trovare latte campano distribuito da marchi nazionali e con prezzo rincarato. L’aumento del latte sarà il primo, evidente, segnale dell’autunno caldo dei rincari, con stangate in particolare sugli alimentari. Sale il prezzo del latte (gli economisti dicono per colpa della Cina che ne chiede sempre di più), aumenta il costo dei derivati (formaggi, burro e prodotti caseari), cresce anche il prezzo del pane per la diminuzione (a livello mondiale) di produttori di grano e mais. Il battito d’ali di farfalla dall’altra parte del mondo che provoca un uragano tra i nostri scaffali. «Rincari - spiega Giuseppe Ursini del Codacons - che si sommeranno ai prezzi già alti che vengono praticati in città. Non servirà arrivare all’autunno per averne percezione. Basta pensare, ad esempio, che le pesche costano attualmente anche 2 euro e mezzo al chilo. Un prezzo altissimo che rischia, la prossima stagione di salire ancora di più. Il fatto che il costo della vita a Napoli sia basso è un luogo comune che la realtà, purtroppo, smentisce. La Nord fare la spesa costa di meno, A Napoli anche un piccolo ritocco con tariffe tanto alte è davvero pesante». E se gli alimentari incideranno per circa 180 euro in più sul bilancio delle famiglie napoletane, il bollettino dei rincari è scandito anche dalla crescita dei costi per i trasporti. Annunciati (ma non ufficializzati) i rincari per gli abbonamenti della Circumvesuviana, i costi per i trasporti locali e nazionali dovrebbero pesare per circa 45 euro in più sulle tasche dei viaggiatori. Per chi si sposta in auto raddoppierà la preoccupazione per le multe: il divieto di sosta potrà arrivare a 143 euro, circolare in moto senza casco costerà fino a 286 euro, andare contromano può costare fino a 594 euro. «Il tutto a fronte di servizi poco soddisfacenti per utenti del trasporto pubblico e per gli automobilisti - commenta Alfredo Capasso dell’Acusp - Non è ammissibile che le tariffe salgano in maniera incontrollata. Ecco perché riproponiamo l’idea di uno sportello dei consumatori che possa monitorare i prezzi con attenzione a quanto accade nei vari quartieri. Sarebbe utile sapere che in alcune zone si spende di meno, sarebbe giusto vigilare sulla qualità dei prodotti offerti nelle varie zone. Attendiamo risposte dall’assessorato al Commercio». Ma non c’è alcun modo per difendersi dagli aumenti? «Inutile ripetere di stare con gli occhi aperti - rilancia Ursini del Codacons - ma bisogna anche avere la pazienza di segnare i prezzi. Se si notano rincari immotivati, se gli aumenti sono troppo frequenti bisogna segnalare e denunciare».

martedì, aprile 10, 2007

Tutela del consumatore e liberalizzazioni: in vigore le nuove norme

Sono in vigore dal 3 aprile le norme a tutela dei consumatori, per la promozione della concorrenza, lo sviluppo di attività economiche e la nascita di nuove imprese, contenute nella legge di conversione n. 40.E' stato infatti pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 77 del 2 aprile 2007, il testo coordinato del decreto legge 31 gennaio 2007, n. 7 con la legge di conversione 2 aprile 2007, n. 40.
Il provvedimento, approvato definitivamente dal Senato il 30 marzo scorso, contiene regole che riguardano molti e differenti settori della vita economica. Ecco un quadro di sintesi ricavato dai titoli stessi del decreto:
· ricarica nei servizi di telefonia mobile, trasparenza e libertà di recesso dai contratti con operatori telefonici, televisivi e di servizi internet;
· misure per il mercato delle telecomunicazioni;
· informazione sui prezzi dei carburanti e sul traffico lungo la rete autostradale e stradale;
· trasparenza delle tariffe aeree;
· data di scadenza dei prodotti alimentari;
· misure per la concorrenza e per la tutela del consumatore nei servizi assicurativi;
· semplificazione nel procedimento di cancellazione dell'ipoteca nei mutui immobiliari;
· estinzione anticipata dei mutui immobiliari divieto di clausole penali;
· portabilità del mutuo;
· disposizioni a tutela dei cittadini utenti;
· comunicazione unica per la nascita dell'impresa;
· misure urgenti per la liberalizzazione di alcune attività economiche;
· misure per il mercato del gas;
· revoca delle concessioni per la progettazione e costruzione di linee ad alta velocità e nuova disciplina degli affidamenti contrattuali nella revoca di atti amministrativi;
· misure per il mercato del gas;
· disposizioni urgenti in materia di istruzione tecnico-professionale e di valorizzazione dell'autonomia scolastica;
· misure in materia di autoveicoli.

Per saperne di più
Il testo del decreto
Sintesi dei provvedimenti (tratta dal sito del Governo)