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mercoledì, giugno 05, 2013

Orlando: Abbiamo già dato. Istat, più di un pensionato su otto con meno di 500 euro al mese




Sono settimane decisive per il futuro dell’economia e del welfare italiano. Con l’Italia appena uscita dalla procedura di infrazione della Commissione europea a causa del deficit eccessivo, si aprono davvero spiragli per intervenire con più ricorse e decisione sul comparto più martoriato dalla terapia shock del governo Monti e del rigore economico di ispirazione comunitaria? 
 I pensionati hanno già dato e attendono la restituzione del maltolto tra mancate rivalutazioni e diminuzioni di fatto - afferma Pasquale Orlando, segretario nazionale della FAP ACLI - il governo non si inventasse nuove penalizzazioni con l'idea della staffetta generazionale che si può fare con incentivi e non con ulteriori tagli. 
 Diminuisce il numero dei pensionati. Ma più di un pensionato su otto percepisce meno di 500 euro al mese. Il dato arriva dall'Istat che rende noto come nel 2011 i pensionati siano 16,7 milioni, circa 38 mila in meno rispetto al 2010. In media ognuno di essi percepisce (tenuto conto che, in alcuni casi, uno stesso pensionato può contare anche su più di una pensione) 15.957 euro all'anno, 486 euro in più del 2010. Il dato che però risalta è come nel 2011 quasi la metà dei pensionati, circa 7,4 milioni, il 44,1% del totale, abbia ricevuto redditi da pensione per un importo mensile inferiore a 1.000 euro. Per 2,2 milioni (il 13,3%) le prestazioni non superano i 500 euro. Per quanto riguarda l'età, il 27,8% dei pensionati nel 2011 aveva meno di 65 anni, il 49,2% aveva un'età compresa tra 65 e 79 anni, il 23% ne aveva più di 80. Le donne rappresentavano nel 2011 il 52,9% dei pensionati e percepivano assegni di importo medio pari a 13.228 euro, contro i 19.022 euro degli uomini. Non solo. Oltre la metà delle donne (53,4%) riceveva meno di mille euro al mese, a fronte di circa un terzo (33,6%) degli uomini. Nel 2011 la spesa pensionistica totale è cresciuta su base annua del 2,9% a 265,963 miliardi di euro. Un incremento dovuto all'aumento dell'importo medio delle prestazioni erogate, pari al 3,2%. Le pensioni di vecchiaia assorbono il 71,6% della spesa pensionistica totale, quelle ai superstiti il 14,7%, quelle di invalidità il 4,2%.

martedì, luglio 10, 2012

Affrontare la crisi con la forza della solidarietà attiva.

Il Comitato nazionale della FAP ACLI a Torre dell’Orso.

 Pasquale Orlando: Affrontare la crisi con la forza della solidarietà attiva.

 Il Comitato Nazionale della FAP ACLI riunito a Torre dell’Orso (LE) in concomitanza della Festa mare “generazioni Insieme” ha affrontato il tema della crisi economica e le ricadute sulla condizione di vita dei pensionati e delle loro famiglie. La relazione introduttiva del Segretario nazionale Pasquale Orlando ha riassunto i termini di una fase economica difficile, in particolare per i pensionati che stanno pagando il prezzo maggiore delle politiche di risanamento ed analizzato i provvedimenti all’attenzione del Parlamento, con particolare riguardo ai tagli alla sanità, alle regioni ed agli enti locali. “Ci sarà una forte difficoltà ad accedere ai servizi sanitari mentre rischiano di essere eliminate alcune opportunità soprattutto nei trasporti a causa dei tagli enti locali - ha detto Pasquale Orlando - la spending review richiede quindi una attenta iniziativa da parte del movimento dei pensionati italiani”. Da un lato la FAP ACLI ha aderito alla mobilitazione nazionale dei sindacati confederali per sollecitare il governo, il Parlamento, le forze politiche e le istituzioni locali ad ''intervenire con urgenza'' per sostenere il potere d'acquisto delle pensioni, per una nuova politica fiscale e per un welfare pubblico che sia in grado di rispondere alle esigenze degli anziani, con una particolare attenzione verso quelli non autosufficienti. Dall’altro ha deciso di avviare azioni concrete di mutualità ed autoorganizzazione per alleviare il peso della crisi e garantire migliori servizi a minor costo ai propri associati. In questo senso si colloca proprio la Festa Mare organizzata insieme al CTA per garantire il diritto alla vacanza dei pensionati che quest’anno, per oltre la metà, passeranno l’estate nel caldo delle città. I nodi strutturali restano però quello della sanità verso cui la FAP ha deciso di sostenere d’intesa con le ACLI, l’iniziativa di sanità low cost proposto dal movimento cooperativo attraverso il progetto Welfare Italia e quello del credito e dei servizi bancari che abbiamo affrontato offrendo un autentico conto corrente a costo zero grazie alla convenzione con il Banco Popolare.

mercoledì, dicembre 07, 2011

Come cambiano le pensioni La rivoluzione età per età

LA RIFORMA DELLA PREVIDENZA


Ritiro a 66 anni dal 2018, nel 2050 ci vorranno 46 anni di contributi. Niente aumento per il 76%

Pensione di anzianità dopo 42 anni, con l'abolizione delle cosiddette quote e pensione di vecchiaia a 66 anni per gli uomini e a 62 per le donne, già a partire dal 2012. Per il resto, sì al contributivo «pro rata» per tutti dall'anno prossimo, abolizione delle finestre di uscita (i 12 mesi di attesa), e blocco per due anni dell'adeguamento all'inflazione, ad eccezione dei trattamenti più modesti (sino a 936 euro al mese). Queste, in estrema sintesi, le misure più significative del pacchetto previdenziale nella manovra.


Età di vecchiaia
La lenta equiparazione dell'età pensionabile delle donne con quella degli uomini e poi con i 67 anni per tutti è stata accelerata, e in maniera per niente soft. Dal primo gennaio 2012 l'età sale a 62 anni (uno scalone simile a quello messo in atto dalla riforma Maroni, che però non ha mai visto la luce) e sarà ulteriormente elevata a 63 anni e 6 mesi nel 2014, a 65 anni nel 2016 e a 66 a partire dal 2018. Per le lavoratrici autonome (commercianti, artigiane e coltivatrici dirette), invece, lo scalone del 2012 è di 3 anni e 6 mesi (l'età sale da 60 a 63 anni e mezzo). Soglia che sale ulteriormente a 64 e 6 mesi nel 2014, a 65 e 6 mesi nel 2016, sino a raggiungere i 66 anni dal gennaio del 2018. L'elevazione dell'età ci sarà anche per gli uomini, i quali a partire dal 2012 potranno ottenere la pensione di vecchiaia dopo aver compiuto 66 anni. Per loro in sostanza non cambia nulla, in quanto sino a oggi potevano averla sì a 65 anni, ma comunque dovevano aspettare un ulteriore anno (in pratica i 66) per poterla riscuotere.


Addio anzianità
Da circa 20 anni nell'occhio del ciclone, il pensionamento anticipato con 40 anni, a prescindere dall'età anagrafica, stavolta non è rimasto in piedi. A partire dal 2012 per ottenere la pensione prima dell'età della vecchiaia occorrono 42 anni ed un mese per gli uomini e 41 anni ed 1 mese per le donne, requisiti, anche qui, parametrati alle speranze di vita a partire dal 2013. Tali requisiti sono comunque aumentati di un ulteriore mese per il 2013 e di un ulteriore mese a decorrere dal 2014. Questo, in sostanza, significa che nel 2013, ad esempio, anno in cui si comincia ad elevare tutti i parametri anagrafici sulla base delle cosiddette speranze di vita, il minimo di contributi richiesto per il pensionamento anticipato sarà di 42 anni e 5 mesi per gli uomini e 41 anni e 5 mesi per le donne (42 o 41 anni e due mesi più i tre mesi di aumento per via delle speranze di vita). Ma non è finita qui. Al fine di disincentivare il pensionamento anticipato rispetto a quello di vecchiaia, è stata introdotta una misura di riduzione. Qualora, infatti, si chieda la pensione di anzianità prima dei 62 anni di età, l'assegno verrà corrisposto, per la quota retributiva, con una riduzione pari al 2% per ogni anno di anticipo. Se, ad esempio, si richiede la pensione, dopo aver raggiunto i 42 anni (e rotti), all'età di 60 anni, si riscuoterà, per la quota di pensione calcolata con il sistema retributivo, un assegno decurtato del 4%. Il pensionamento anticipato sarà possibile anche per i giovani, coloro cioè che hanno cominciato a lavorare dopo il 31 dicembre 1995. Per ottenerlo, dovranno aver compiuto 63 anni di età e poter far valere un minimo di 20 anni di contribuzione effettiva. Vi sono inoltre due altre condizioni: bisogna cessare l'attività lavorativa e l'importo del trattamento deve almeno raggiungere un minimo pari a 2,8 volte l'assegno sociale (1.200 euro di oggi). Addio anche alle finestre.


La vita si allunga
La manovra di luglio ha anticipato al 2013 (doveva partire dal 2015) l'adeguamento, che dal 2019 avverrà con cadenza biennale (e non più triennale, come era in origine) in base ai dati forniti dall'Istat. La riforma Monti stabilisce che in assenza dell'incremento dato dalle variazioni demografiche, a partire dal 2021 l'età del pensionamento non può avvenire comunque prima di 67 anni di età.


Chi si salva
Le nuove regole sulle pensioni non si applicano a tutti coloro che hanno raggiunto o raggiungono i requisiti (età e contributi) entro questo mese. Peraltro ben il 76% delle pensioni esistenti saranno interessate dal provvedimento che congela l'indicizzazione per due anni. E le nuove regole sul ritiro si applicano anche alle donne, fino però al 2015, che opteranno per il calcolo interamente contributivo, anche per l'anzianità maturata prima del gennaio 1996, che possono ottenere la pensione di anzianità sulla base di 35 anni di contributi e 57 anni di età (58 anni le lavoratrici autonome); ai lavoratori collocati in mobilità, sulla base di accordi sindacali stipulati prima del 31 ottobre 2011 e che maturano i requisiti per il pensionamento entro il periodo di fruizione della mobilità; ai lavoratori collocati in mobilità lunga; ai lavoratori che al 31 ottobre 2011 sono titolari di prestazione straordinaria a carico dei fondi di solidarietà di settore (esuberi bancari, assicurativi, ecc.); lavoratori che, antecedentemente alla data del 31 ottobre 2011, siano stati autorizzati alla prosecuzione volontaria.
Contributivo per tutti
Il passaggio al contributivo per tutti sarà pro-rata. E cioè riguarderà la sola contribuzione versata dopo il 31 dicembre 2011. Nel decreto una clausola di salvaguardia precisa che l'importo del trattamento calcolato con il pro-rata non può comunque superare quello che sarebbe scaturito dal calcolo tutto retributivo.

Domenico Comegna

sabato, novembre 05, 2011

Diritti e doveri delle colf a fumetti


Anamaria è ecuadoregna, ha cinque figli che non vede mai perché lavora in Italia. Katja: viene dall’est Europa, meno figli ma stesso destino di Anamaria. Joselyn, straniera, lavora comecameriera, colf e infermiera per la stessa persona.

Sono alcune delle “Storie di lavoratrici domestiche migranti”, un opuscolo delle Acli Liguria sulla condizione dei lavoratori presenti nelle case come colf, camerieri e badanti.

Il volume, che sarà presentato a Genova l’8 novembre, è stato prodotto dalle Acli Liguria, insieme alle Acli colf, alla Fap – la Federazione anziani pensionati delle Acli – e in collaborazione con il dipartimento welfare delle Acli nazionali e sarà distribuito in tutte le sedi del Patronato Acli in Liguria.

La rappresentazione a fumetti offre una lettura chiara e suggestiva dei vissuti di donne lavoratrici, spesso mamme, che hanno lasciato nei Paesi d’origine la famiglia per venire a lavorare nelle case italiane con anziani, bambini e disabili.

Scopo della pubblicazione è di dare dignità al lavoro domestico e di cura, far conoscere i diritti e doveri dei lavoratori e delle famiglie che li assumono e promuovere il rispetto e la cooperazione reciproca tra le parti.

Il volumetto, stampato in 1000 copie, si conclude con un vademecum, purtroppo solo in italiano, con le “13 regole d’oro per il lavoro domestico”: è un elenco di diritti e doveri dei lavoratori impiegati nelle case.

All’interno vi sono temi che vanno dal periodo di prova alla durata del lavoro giornaliero, dal riposo settimanale ai contributi Inps, alle assenze sul lavoro fino al dovere, per i lavoratori, di pagare le tasse.

La presentazione si svolgerà l’8 novembre a Genova, ore 16.00, presso la Comunità latino-americana della parrocchia di S. Caterina in viale 4 novembre 5.

Intervengono: Chiara Volpato, coordinatrice Welfare Acli Liguria, Vittoria Boi, responsabile nazionale Acli dipartimento Welfare, David Recchia, coordinatore nazionale Acli dipartimento Welfare, Raffaella Maioni, segretaria nazionale Acli colf, Pasquale Orlando, segretario nazionale Fap Acli, Raffaele Gazzai, presidente regionale Acli Liguria, Davide Caviglia, referente regionale welfare Acli Liguria.

Per informazioni: Acli Liguria tel. 01025332270, email liguria@acli.it.

sabato, ottobre 22, 2011

ci vogliono far litigare ma dalla crisi si esce insieme. dialogo tra generazioni


L’Europa dedica l’anno 2012 all’”invecchiamento attivo e solidarietà tra le generazioni”.
Si tratta di una importante occasione per affrontare un problema complesso che occorre analizzare correttamente, senza mistificazioni e pregiudizi, per formulare risposte adeguate e risolutorie. Sarebbe tempo drammaticamente perso se servisse solo a fare celebrazioni, appelli, auspici, buoni propositi.

Individuare le vere cause del conflitto tra le generazioni.
Auspicare l’ “invecchiamento attivo” senza porsi anche i problemi che riguardano le nuove generazioni sarebbe limitativo, parziale, inadeguato con il rischio di lasciar crescere un conflitto intergenerazionale dagli esiti imprevedibili.
Perciò occorre innanzitutto rimuovere le infondate accuse, palesi o subdole, verso le persone anziane le cui colpe sarebbero l’allungamento della vita media e con essa del periodo di pensionamento con la conseguente crescita dei costi di welfare (pensioni, servizi sanitari, assistenza, ecc.): l’allungamento della vita è invece un successo, il sistema previdenziale e pensionistico italiano è in perfetto equilibrio e le pensioni sono per il 80% al disotto dei 1.000,00 euro al mese e sono in continua perdita del potere d’acquisto (-30% negli ultimi 5 anni); sanità ed assistenza sono state innanzitutto vessate dalla cattiva gestione, dagli sprechi e dagli abusi clientelari della bassa politica e solo in seconda istanza dalla crescita della domanda di servizi da parte degli anziani.
Tutti gli studi compresa l'ultima rilevazione Istat parlano di Pensionati in bolletta. Uno su due vive in condizioni economiche disagiate. Rispetto a dieci anni fa, un crollo. Anche delle aspettative. Se nel 2000 buona parte dei pensionati pensava di poter progettare con tranquillità gli anni della propria vita, nel 2010 un over 60 su tre guarda al futuro con estremo timore. Per il 32% dei pensionati italiani l'assegno dell'Inps non basta per arrivare a fine mese e per condurre una vecchiaia dignitosa.I dati - emersi da una ricerca della Cna sulle condizioni di vita degli anziani, realizzata da Swg - sono ancora più impietosi per alcune categorie. Come per gli artigiani, il 70% dei quali vive in condizioni di povertà.

La pensione, insomma, da rifugio della vecchiaia rischia di diventare il ricettacolo di tutte le insicurezze. A dirlo, gli stessi over60, che si sentono sempre più abbandonati dallo Stato, sebbene dai dati emerga la diminuzione della tendenza a rifugiarsi nel sistema previdenziale privato.
Altrettanto infondate sono le accuse verso le nuove generazioni di essere “bamboccioni” e di non voler accedere alle occupazioni più umili lasciandole agli immigrati, quando invece sono stati sottoposti ad umilianti ed infiniti percorsi formativi senza esito professionale, alla precarietà in un numero spropositato (quasi 4 milioni) e senza fine con il pretesto della mobilità, accusando padri e nonni di essersi accaparrato una quantità ingente di risorse.

Le cause vere e strutturali del conflitto tra le generazioni risiedono invece
nei macroscopici mutamenti demografici nei quali è evidente l’invecchiamento della popolazione, la diminuzione delle nuove generazioni dovuta ai profondi mutamenti dell’assetto economico delle famiglie ed alla assenza di qualsiasi politica di sostegno;
nella crisi economica, la decrescita, la iniqua distribuzione della ricchezza e dei redditi, la iniquità fiscale e la macroscopica evasione fiscale;
negli sprechi di denaro pubblico, per assenza di una adeguata ristrutturazione della pubblica amministrazione e dei servizi;
nella totale assenza di politiche di sviluppo e di una grande riconversione economica e produttiva e risistemazione del sistema finanziario
nella disoccupazione giovanile crescente e nella precarizzazione della occupazione dei giovani e degli over 40;
nella disoccupazione ed inoccupazione femminile;
nella marginalizzazione del lavoro di cura, con particolare riferimento a quello non formale della famiglia;


Sarebbe perciò limitativo porsi unicamente il problema della lievitazione dei costi del welfare (sanità) e delle pensioni e del sistema previdenziale per indicare la via breve del “togliere ai vecchi per dare ai giovani”. E cioè: innalzare l’età pensionabile ed abbattere il coefficiente di trasformazione, ridurre i servizi sociali e sanitari, ecc. . Questo tipo di interventi possono solo apparentemente tentare di mettere in equilibrio i conti pubblici, ma non avrebbero altro esito che quello di accrescere la povertà degli anziani e delle famiglie.
Mentre, al fine di risolvere il conflitto tra generazioni, in una diffusa e crescente condizione di precarietà, di bassi salari e compensi per i giovani, occorre porsi immediatamente il drammatico problema della tenuta del sistema di solidarietà (le pensioni di oggi pagate anche con i bassi contributi di oggi), ma anche della assoluta inconsistenza delle pensioni che verranno per i giovani di oggi, mentre appare inconsistente ogni ipotesi di compensazione attraverso la costituzione di pensioni complementari.



lunedì, ottobre 17, 2011

Incremento della speranza di vita e innalzamento dell’età pensionabile: la legge non fa sconti

Con riferimento all’applicabilità ai lavoratori destinatari di procedure di mobilità, già sottoscritte in sede ministeriale prima dell’entrata in vigore dell’art.12, comma 12 ter, lett.a) del D.L. 78/2010, convertito in Legge 122/2010, che dispone l’innalzamento dell’età pensionabile in base all’aumento della speranza di vita accertato dall’Istat, il Ministero del Lavoro, con Interpello n.35, del 9 agosto 2011, ha affermato che tale norma non prevede eccezioni, pertanto si verificherà che alcune categorie di lavoratori, tra cui i lavoratori in mobilità, resteranno privi di reddito per il periodo intercorrente tra la maturazione dei requisiti e la decorrenza del trattamento pensionistico.


Ministero del Lavoro, Interpello n. 35, 09/08/2011

martedì, luglio 05, 2011

Manovra, Age Platform: "Pensionati penalizzati e l'Europa dice che va bene così"


D'Orazio, coordinatore della rete che in Italia coinvolge 6 milioni di anziani, denuncia il blocco delle rivalutazioni delle pensioni, l'innalzamento dell'età pensionabile per le donne, i ticket (pronto soccorso, specialistica, farmaci)

lunedì, luglio 04, 2011

MANOVRA: PENSIONATI ACLI DELUSI, PRONTI ALLA MOBILITAZIONE

sabato, giugno 18, 2011

il tuo talento per il nuovo lavoro. La Fai e la Fap acli unite per il dialogo tra le generazioni.


L'invecchiamento attivo e il dialogo tra le generazioni sarà il tema conduttore delle attività europee per il 2012. Su questo tema è intervenuto Pasquale Orlando, segretario nazionale della Fap (federazione Anziani e Pensionati ) ACLI all'Assemblea Generale della Fai (federazione ACLI internazionali) in corso a Bologna alla presenza dei delegati provenienti dall'europa, dall'America e dall'Australia e presieduta dal presidente Andrea Olivero.
La Fap - ha spiegato Orlando- ha uno specifico progetto teso a valorizzare il volontariato degli anziani nella direzione dell'inserimento lavorativo dei giovani. "Abbiamo voluto chiamarlo Il tuo talento per il nuovo lavoro- ha dichiarato Pasquale Orlando- proponendo tirocinio, formazione, accompagnamento e dialogo".
Non lo faremo da soli- ha continuato Orlando - ma inseriremo il nostro programma nel disegno comune di AGE Platform l'organizzazione che raggruppa circa 5 milioni di aderenti in Italia e 30 milioni di aderenti in Europa.
Condivisione e solidarietà a questa proposta è venuta dal vice presidente Michele Consiglio e dal segretario generale Vincenzo Menna oltre che dall'assemblea della Fai che si riunirà a Londra nel prossimo ottobre.

lunedì, marzo 28, 2011

L’Inps invia il “Bustone” ai pensionati

Con Messaggio n.6678, del 16 marzo 2011, l’Inps ha comunicato l’invio ai pensionati del cosiddetto “Bustone”, contenente il modello “CUD 2011”, con l’indicazione degli importi pensionistici erogati nell’anno 2010, nonché il modello “Red”, con la richiesta delle informazioni reddituali, e il modello “Detr 2011” relativo detrazioni per i familiari a carico.

In particolare, il modello “Detr 2011”, che viene inviato se lo scorso anno risultavano memorizzati detrazioni per familiari a carico, presenta caratteristiche specifiche a seconda che il pensionato risieda in Italia (Modello “DETR italiano”), in uno dei Paesi dell’Unione europea (Modello “DETR UE”), o in un Paese diverso dall’Unione europea (Modello “DETR Extra UE”).

Anche per i modelli “Red” vi è distinzione, ma solo tra residenti in Italia (Modello “RED ITA”) e residenti all’estero (Modello “RED EST”).



INPS, Messaggio n. 6678 del 16/03/2011

venerdì, febbraio 18, 2011

Social Card: Un sistema paternalistico e datato non aiuta chi ha davvero bisogno


di CHIARA SARACENO


Nel decreto Milleproroghe ha trovato posto anche la conferma della social card, ovvero di una carta acquisti per un importo di 40 euro mensili, destinata a anziani ultrasessantacinquenni e bambini sotto i tre anni che si trovano al di sotto di una determinata soglia di reddito famigliare e sono cittadini italiani. Molti osservatori avevano a suo tempo segnalato che il doppio vincolo della età e della cittadinanza avrebbe escluso dal beneficio, per altro di importo troppo basso per fare davvero differenza, la grande maggioranza dei poveri, oltre ad esporre l'Italia (per l'esclusione degli stranieri legalmente residenti) al rischio di una procedura di infrazione da parte dell'Unione Europea. La povertà, in Italia, è infatti concentrata, oltre che tra gli anziani, nelle famiglie con tre o più figli minori, a prescindere dalla età di questi ultimi. Senza contare che un bambino non diventa meno povero per il fatto di compiere tre anni. Uno strumento, quindi, doppiamente limitato: nell'importo e nella platea dei potenziali beneficiari. Il risultato paradossale della seconda limitazione è che il fondo destinato alla social card è rimasto largamente non speso, nonostante l'incidenza della povertà continui ad essere consistente: 5% circa delle famiglie italiane se si parla di povertà assoluta, l'11% se si parla di povertà relativa.Nel riconfermare la social card ed il suo importo, utilizzando i fondi non spesi, il decreto milleproroghe introduce tuttavia due novità "sperimentali". La prima, più importante, è l'affidamento, nei comuni sopra i 250.000 abitanti, della sua erogazione agli "enti caritativi" (sic). E' escluso l'Inps. E i comuni sono solo chiamati ad individuare gli enti caritativi e ad integrarne le prestazioni, con un paradossale rovesciamento del rapporto tra pubblico e terzo settore. Una scelta sorprendente da parte di un governo che si dichiara federalista. Non solo, la definizione ottocentesca di "enti caritativi" chiaramente individua una fattispecie ristretta di soggetti, per lo più esclusivamente di matrice religiosa (cattolica). Il risultato è che viene così negata, anche nel linguaggio, ogni idea che dare sostegno ai poveri sia un obbligo civico di solidarietà e riceverlo un diritto. Diviene un atto discrezionale e paternalistico, che legittima l'ente erogatore (privato) mentre squalifica il beneficiario. La seconda novità, in astratto positiva, è che viene rimandata ad un futuro decreto l'individuazione delle caratteristiche, auspicabilmente meno restrittive in termini di età e cittadinanza, che devono avere i potenziali beneficiari. Non è chiaro tuttavia perché un eventuale allargamento della platea debba riguardare solo i comuni sopra i 250.000 abitanti e i beneficiari della social card erogata dagli "enti caritativi".

A fronte di questa scelta politica fortemente problematica, appare invece di grande interesse la proposta - idealmente "bipartisan" - delle ACLI, presentata in questi giorni, di sperimentazione di una "Carta acquisti" che copra, almeno in parte, la differenza tra soglia di povertà assoluta e reddito disponibile, tenendo conto del costo della vita nelle varie aree del paese. Titolare dell'erogazione sarebbe l'INPS. Come avvenne nella sperimentazione del RMI, questa misura dovrebbe essere accompagnata da servizi di accompagnamento e integrazione sociale, sotto la responsabilità dei comuni singoli o associati e con la collaborazione sia dei Centri per l'impiego che delle varie associazioni di terzo settore che operano nel capo della inclusione sociale. Si può discutere dell'immagine paternalistica sottostante lo strumento carta acquisti al posto dell'erogazione diretta di denaro. I poveri sono sempre soggetti al sospetto di essere incapaci di spendere bene il poco denaro che hanno. Tuttavia è apprezzabile un modello di politica di sostegno al reddito dei poveri a responsabilità pubblica, con criteri universalistici e non categoriali o discrezionali, che coinvolga tutti gli attori locali rilevanti, e che miri non ad erogare carità, ma a sviluppare competenze e diritti insieme a responsabilità.

giovedì, febbraio 10, 2011

2011 Anno europeo del volontariato. Una proposta concreta: prima il lavoro ai giovani




Un anno per rendere omaggio all'opera dei volontari, facilitare il loro lavoro e incoraggiare altri ad impegnarsi al loro fianco. Il volontariato va a vantaggio di tutti e rinsalda i legami sociali. Per i volontari, è un modo per dare un contributo alla società, acquisendo al tempo stesso nuove competenze. Il volontariato può assumere molte forme: si può lavorare per un circolo sportivo, una scuola, un ospedale o un'associazione caritativa. Oggi, il 20% circa degli europei dedica una parte del proprio tempo a un'attività di volontariato. L'anno europeo del volontariato vuole incoraggiare un maggior numero di persone a dare il proprio contributo facilitando le attività di volontariato, ricompensando i volontari, tramite un riconoscimento formale delle competenze acquisite nel prestare la loro opera. Ciò migliorando la qualità del volontariato con un'apposita formazione e assegnando ad ogni lavoro la persona più qualificata disponibile, facendo opera di sensibilizzazione al valore del volontariato. Le ultime rilevazioni sottolineano che gli italiani sono un popolo di altruisti, soprattutto i pensionati. Il tempo “liberato” dagli impegni di lavoro e di famiglia è un elemento decisivo rispetto alla scelta di impegnarsi in attività di volontariato. Dai dati Istat risulta che oltre il 4% delle persone ultra sessantacinquenni (ed il 6% di quelle tra 60 e 65 anni) partecipa assiduamente ad associazioni e gruppi di volontariato; una quota certa non altissima, ma in lenta, costante crescita. Gli anziani volontari si impegnano soprattutto per aiutare anziani in difficoltà nel 38,7% dei casi e malati nel 20,4%. L'impegno risulta quindi marcatamente concentrato su queste due categorie di destinatari. Per i volontari anziani l'attività di volontariato mostra, quindi, una forte valenza di tipo relazionale e consente di assumere un ruolo sociale apprezzato e riconosciuto che viene esercitato in particolare contribuendo alla vita organizzativa delle associazioni in cui si opera. Un importante concetto che sta dietro il lavoro volontario è la sua reciprocità: offri qualcosa e ricevi qualcosa in cambio. Cosa ne ricavano gli anziani? Anni di vita più sani. Le persone più vecchie che rimangono attivamente impegnate, infatti, vivono più a lungo e vivono meglio; le loro esistenze sono più sane, "da quando faccio volontariato il mio tempo libero ha acquistato valore, ho smesso di sentirmi inutile e mi voglio più bene. Non sono più in attesa di fare qualcosa, la mia giornata ha dei nuovi ritmi finalizzati ad aiutare gli anziani meno fortunati di me che hanno bisogno di aiuto". Così dichiarano la maggior parte degli anziani interpellati sulle ricadute positive del fare volontariato, ma non tutti vogliono fare lo stesso volontariato. La stima dei volontari presenti nelle organizzazioni solidaristiche è oggi di circa 1.100.000 unità e la maggioranza dei membri vi opera fornendo il proprio apporto con continuità. Ad essi si aggiungono i quattro milioni di volontari che operano individualmente o in qualsiasi tipo di organizzazione e istituzione, in modo non continuativo. Le associazioni del Terzo Settore sono quelle che nel corso del tempo hanno mantenuto invariata la loro rilevanza nel panorama delle istituzioni all’interno delle quali gli italiani dichiarano di svolgere attività di volontariato (45% circa dal 1997 al 2006). Credo davvero che per favorire l’integrazione sociale degli anziani e dei pensionati sia importante valorizzarne professionalita', e competenze. Per questo è interessante la proposta della FAP ACLI di creare una vera e propria banca dati sperimentale per conoscere e contribuire a valorizzare meglio le storie lavorative di tanti anziani pronti all'impegno volontario. Si tratta di creare una “banca dei mestieri” per conoscere le precedenti attività lavorative degli anziani e pensionati e indirizzarle alla costruzione di nuovo lavoro, tentando di avviare la costituzione di nuove imprese sociale o cooperative per l’inserimento dei giovani al lavoro. L’idea va oltre la suggestione di rivalutare e scoprire i vecchi mestieri ed i lavori antichi che man mano stanno sparendo ed organizzare corsi di formazione con il volontariato dei pensionati pronto a dare assistenza “formativa” ai giovani. L’idea è di mettere il dito nella piaga dell’incomunicabilità tra le generazioni. L’idea è quella di rispondere con i fatti a chi vuole togliere agli uni per non dare a nessuno. L’idea è quella di immettere un link generazionale in una società che ne ha sempre più bisogno per tornare a crescere e questo vale soprattutto al sud.Infine aggiungo che il 2012 sarà l'anno europeo dell'invecchiamento attivo....quindi..

giovedì, agosto 12, 2010

La FAP Acli: “Cinque milioni di anziani soli in casa a Ferragosto: i Comuni mettano in campo la necessaria assistenza.”




Roma, 12 agosto 2010 - “Le nostre stime ci dicono che almeno cinque milioni di anziani resteranno a casa, spesso da soli, a cavallo di Ferragosto. Chiediamo ai Comuni di mettere in campo servizi straordinari di assistenza. – lo afferma il presidente nazionale della FAP – Federazione Anziani e Pensionati delle Acli, Pasquale Orlando - Chi rimane solo nelle settimane più calde dell'anno dovrebbero poter chiedere assistenza domiciliare o di essere accompagnati a fare una visita medica, fare la spesa, un aiuto per prendere delle medicine in farmacia, magari un pò di compagnia a casa: tutte quelle semplici esigenze quotidiane per le quali una persona che rimane sola nei giorni centrali di agosto, con i parenti e gli amici più stretti in vacanza, per le quali un anziano o un’anziana non sanno a chi rivolgersi. Molti Comuni si sono attrezzati per tempo ma altri non l’hanno fatto. Per questo è necessario porre in essere misure straordinarie."

“La FAP – prosegue Orlando - crede che le politiche sociali siano indispensabili alla tenuta della necessaria coesione sociale del Paese e che senza tutela delle fasce deboli l'Italia non potrà garantirsi i presupposti dello sviluppo. In primo luogo è necessario garantire ad anziani e pensionati per garantire i livelli essenziali di assistenza, poiché sono tantissime le persone non autosufficienti che subiscono una drammatica emarginazione. L'anziano è davvero una grande risorsa sociale in una fase in cui le giovani generazioni si vedono chiuse le porte del mercato del lavoro ma la loro difesa è ancora più necessaria quando la risorsa si esaurisce e la società emargina le persone anziane. Questo lavoro non può svolgersi solo a livello centrale ma deve percorrere i territori comunità per comunità.”

giovedì, luglio 29, 2010

La nuova stagione della FAP ACLI






La FAP accentuerà il suo
impegno sindacale a livello centrale nella tutela delle pensioni e del welfare. Vogliamo evitare che le politiche sociali siano il target del tiro a segno degli strali delle ricorrenti finanziarie. Crediamo che le politiche sociali siano indispensabili alla tenuta della necessaria coesione sociale del paese e che senza tutela delle fasce deboli l'Italia non potrà garantirsi i presupposti dello sviluppo possibile. In primo luogo saremo insieme a tutta la complessa rappresentanza degli anziani e dei pensionati per garantire i livelli essenziali di assistenza alle tantissimepersone non autosufficienti che subiscono una drammatica emarginazione. L'anziano è davvero una grande risorsa sociale in una fase in cui le giovani generazioni si vedono chiuse le porte del mercato del lavoro ma la loro difesa è ancora più necessaria quando la risorsa si esaurisce e la società emargina le persone anziane.

Questo lavoro non può svolgersi solo a livello centrale ma deve percorrere i territori comunità per comunità. A livello locale bisogna garantire l'impegno della FAP ACLI nelle difficili vertenze per la salute rese drammatiche dai tagli alle strutture sanitarie ed ospedaliere mentre in tanta parte del paese non decollano i servizi territoriali di prevenzione e cura, la nuova stagione di crisi finanziaria degli enti locali mette in dubbio le conquiste sul piano dei trasporti mentre la qualità della vita delle persone anziane e delle fasce deboli della società non trova la giusta considerazione nell'elenco delle priorità dei piani sociali di zona costretti a dolorose selezioni. Lo snodo della programmazione regionale reso strategico dall'avvio del federalismo implica una forte accentuazione del nostro carattere di associazione plurale capace di dotarsi regione per regione di livelli autorevoli di rappresentanza e capacità di leggere la realtà partecipando con le altre parti sociali alla necessaria anche se negletta concertazione sociale. In questo senso sarà avviata una intensa stagione formativa per qualificare e socializzare i nuovi responsabili provinciali e regionali eletti dai recenti congressi.

La FAP ACLI per raggiungere gli importanti obiettivi che i suoi soci le assegnano deve accentuare il suo forte carattere associativo garantendo massima partecipazione, trasparenza e democrazia. Gli iscritti possono dare un maggiore contributo nell'ambito di una piena cittadinanza nella federazione. Mai utenti ma soggetti in grado di leggere i bisogni offrendo risposte personali e collettive. Si tratta di garantire
nuovi servizi agli associati a partire dai consumi e dall'accesso ai servizi, costruendo unaorganizzazione di qualità radicata capillarmente sul territorio nazionale valorizzando la forza della mutualità e l'enorme potenziale del lavoro volontario degli anziani e dei pensionati. Tutto ciò nell'ambito del sistema associativo delle ACLI di cui proprio gli anziani possono essere protagonisti di una nuova stagione di autogestione aperta e democratica. Tutti i segmenti della grande associazione dei lavoratori cristiani possono essere strade di risposta ai bisogni e luoghi di protagonismo sociale. Dal turismo allo sport, dall'agricoltura e gli orti sociali, dalle cooperative di consumo alle nuove esperienze di housing sociale, dalla formazione continua al volontariato internazionale fino ai grandi e forti servizi di assistenza previdenziale e fiscale, si tratta di piste consolidate su cui percorrere un cammino nuovo di solidarietà.


Pasquale Orlando - Segretario nazionale FAP ACLI

sabato, luglio 03, 2010

Pasquale Orlando nuovo segretario nazionale della FAP Acli


Pasquale Orlando nuovo segretario nazionale della FAP Acli, che riunisce duecentomila anziani e pensionati

Ostuni, 1 luglio 2010 - Pasquale Orlando è il nuovo segretario nazionale della FAP ACLI (federazione che associa i circa duecentomila anziani e pensionati aderenti alle ACLI), succedendo a Vittorio Villa. Lo ha eletto a scrutinio segreto il comitato nazionale della Federazione espresso dal recente congresso nazionale di Ostuni.

Pasquale Orlando, sposato e con due figli, è attualmente presidente delle ACLI di Napoli e presidente della società del Comune di Napoli che si occupa di assistenza a minori, anziani e disabili Napoli Sociale. E’, inoltre, vicepresidente vicario del Centro Servizi del Volontariato di Napoli. Orlando, beneventano di origine, ha una lunga esperienza associativa a livello nazionale e territoriale.

"La Fap accentuerà il suo impegno sindacale a livello centrale nella tutela delle pensioni e del welfare e soprattutto a livello locale partecipando a vertenze per la salute, i trasporti, la qualità della vita delle persone anziane e delle fasce deboli della società- ha affermato Orlando nel corso dell'insediamento avvenuto nella sede nazionale- garantiremo nuovi servizi agli associati a partire dai consumi e dall'accesso ai servizi costruendo una organizzazione di qualità radicata capillarmente sul territorio nazionale nell'ambito del sistema associativo delle ACLI"

Con Orlando eletta la segreteria nazionale con Claudio Prearo, vice segretario, Rosario Cavallo, Giuseppe Cecere, Ernesto Placidi, Carlo Frigerio e Gaetano Tuffariello.

Apprezzamento per l'elezione di Orlando è stato espresso nel corso del Comitato da Andrea Olivero presidente nazionale delle ACLI che ha definito strategico il ruolo della Fap nell'azione sociale aclista per il bene comune.

Per comunicazioni: Michele M. Ippolito (3939019211- 3403008340)