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giovedì, giugno 02, 2011

2 giugno e referendum

«La ricorrenza del 2 giugno è un valore per tutti i cittadini e allo stesso tempo un richiamo alla responsabilità personale e collettiva, all’impegno civile, alla partecipazione attiva alla vita democratica.
L’auspicio è che i cittadini possano dimostrare la loro passione per il bene comune e le istituzioni democratiche a partire dai prossimi referendum del 12 e 13 giugno».

mercoledì, maggio 25, 2011

Falciano del Massico: comitato per referendum

Referendum, c’è un comitato del Sì che si muove. Succede a Falciano del Massico, dove è stata organizzata una manifestazione per il sì in piazza Municipio per domenica prossima dalle ore 18 e 30. La manifestazione, aperta al contributo di tutte le forze che si riconoscono nell’iniziativa referendaria è stata indetta per dialogare con la cittadinanza su temi vitali per il futuro del territorio campano. Introduce e coordina l’iniziativa Carlo Broccoli del comitato per il sì. Sono previsti contributi di altri esponenti del comitato come Domenico Marino e Aldo Gallo nonché del vicesindaco di Falciano del Massico Corrado Freddino e del presidente nazionale Acli Terra Michele Zannini. A conclusione della manifestazione il concerto del gruppo «The orange beach»

sabato, gennaio 15, 2011

Ecco i dati ufficiali del Referendum Mirafiori Seggio per seggio e settore per settore

clicca sul titolo e vedi largo e chiaro..













http://www.fim.cisl.it/public/Copia%20di%20Risultati%20Referendum%20Mirafiori%20-13-14.1.2011(1).pdf
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lunedì, maggio 03, 2010

L’acqua non è una merce

Le Acli aderiscono alla campagna referendaria per l’acqua pubblica

(da Aesse 5 2010)

Centomila firme nel primo weekend della campagna referendaria per l’acqua pubblica. È un autentico risveglio civile che trova il suo motore nella più grande coalizione, alla quale aderiscono le Acli, mai messa in campo in Italia.

Fermare la privatizzazione dell’acqua, riaprire la strada della sua pubblicizzazione, eliminare i profitti. Lo chiedono i tre quesiti referendari volti ad abrogare la legge dell’attuale Governo e le norme passate che considerano l’acqua e la sua gestione una merce. L’acqua è un bene essenziale e un fondamentale diritto umano che non può essere assoggettato alle “leggi” dell’economia e agli interessi privati.

Al di là delle assicurazioni del Governo sulla proprietà pubblica dell’acqua e sull’istituzione di un’Authority di vigilanza, è evidente che chi raccoglie, distribuisce e vende un bene ne è il proprietario mentre è necessario mantenere i livelli di responsabilità del pubblico su tale risorsa. Senza acqua non c’è vita: ciò basta per escludere le risorse idriche dalla sfera di un commercio senza regole. L’Italia deve riconoscere l’acqua fonte della vita e diritto umano fondamentale e universale, irrinunciabile e inalienabile, come già detto da Benedetto XVI nella Caritas in Veritate. Bisogna lottare contro l’idea che tutto, per assumere valore, debba passare attraverso scambi monetari. Tanto più questo vale per l’acqua. Una società che confonde ad arte i beni con le merci, è una società che fa prevalere l’egoismo a scapito dei legami sociali, della solidarietà e della responsabilità collettiva.

Vogliamo difendere la dimensione sociale dell’acqua a partire dai territori, dove le amministrazioni locali, abbagliate da ingannevoli prospettive di risparmio e innovazione, sembrano non avere gli strumenti per una corretta riflessione e si consegnano al mercato. Eppure, basterebbe guardarsi intorno. Ad Arezzo, prima città italiana a privatizzare l’acqua nel 1999, gli esiti sono stati disastrosi: scarsi investimenti, tariffe altissime, bollette illegittime a discapito delle fasce più deboli della popolazione. Inoltre, la conversione in legge del decreto Ronchi lede le autonomie locali e la sovranità di Regioni e Comuni, in spregio alle dichiarazioni sui territori, sul federalismo, la sussidiarietà.

In tempo di crisi, poi, preoccupano le ripercussioni che la privatizzazione dell’acqua comporterebbe sui bilanci familiari.

In una dimensione globale, infine, dobbiamo pretendere che l’acqua sia considerata in relazione ai cambiamenti climatici che riducono le fonti idriche della Terra spingendo milioni di persone a emigrare. È dunque in discussione il diritto alla vita per gli “ultimi”, soprattutto dei poveri dei Sud del mondo. L’Italia prima di pensare a una privatizzazione di un bene vitale dovrebbe impegnarsi a livello internazionale a difendere l’acqua e l’accesso a essa da parte di tutti gli esseri umani, evitando di ricorrere ai privati per la distribuzione.

Ma ha senso chiederlo a un Governo che riduce i fondi per la cooperazione internazionale e che ha introdotto i “respingimenti”?

Alfredo Cucciniello

mercoledì, ottobre 10, 2007

Welfare, troupe di Annozero simula brogli: scoperta da sindacati


Tentativo di dimostrare l'esistenza di brogli nel referendum sul Welfare smascherato dai sindacati a Milano. Cgil, Cisl e Uil denunciano che una persona, seguita da una troupe televisiva, ha votato in due seggi del capoluogo lombardo ma è stata scoperta dai sindacati. Da quanto si è appreso la troupe è di Annozero, il programma di Michele Santoro in onda su Rai2.

"Cgil, Cisl e Uil di Milano e Lombardia - si legge in una nota congiunta - sono costretti a denunciare che evidentemente c'è chi vuole ad ogni costo gettare fango sul referendum indetto dalle organizzazioni sindacali sull'accordo con il governo del 23 luglio".

"Infatti - viene spiegato - nella giornata di oggi una signora, casualmente seguita in entrambi i casi da una troupe televisiva, si è presentata prima al seggio situato in piazza San Carlo a Milano e successivamente al seggio di Sesto Marelli. L'intenzione era chiaramente quella di replicare le accuse di broglio nel voto, lanciate ieri dall'onorevole Rizzo, supportandole con riprese televisive".

"Cgil, Cisl e Uil, che sono in possesso della duplice 'dichiarazione personale di responsabilita' (ovvero la sottoscrizione di non aver già espresso il voto in altro luogo) della signora, si riservano, evidentemente, ulteriori azioni a tutela del sindacato", concludono le organizzazioni sindacali, che sottolineano "la profonda amarezza e la preoccupazione per i comportamenti e le scelte di chi sta deliberatamente tentando di inquinare una straordinaria prova di democrazia sindacale e di attaccare l'autonomia ed il potere contrattuale del sindacato".

domenica, luglio 22, 2007

Enrico Letta scende in campo per il Pd: «Firmo per il referendum, il voto va cambiato»

ROMA — Enrico Letta ha vissuto un mese intenso. Durante la settimana, la trattativa sulle pensioni. Nei weekend, l’ascolto in giro per il Paese. Oggi firmerà il referendum: «Penso sia lo stimolo giusto perché il Parlamento approvi una legge elettorale sul modello tedesco, quello vero, con una soglia di sbarramento non fittizia». Dopodomani annuncerà la sua decisione sulla candidatura alla guida del partito democratico. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio ha davanti a sé le ultime 48 ore di riflessione, ma è evidente che ormai non potrà sottrarsi.

«È stato davvero un mese importante, decisivo — racconta dalla sua Pisa, di ritorno da Torino e Genova e in partenza per l’Abruzzo —. Non ho viaggiato solo nel Nord-Est, in Veneto e nel Trentino di Lorenzo Dellai, una delle persone con cui mi trovo più in sintonia; sono stato anche nel Mezzogiorno, a Bari e a Napoli. E poi in Lombardia, Emilia Romagna, Toscana. Devo dire che dappertutto, sia dagli imprenditori, sia dagli amministratori, e anche dai presidenti della Sardegna Soru, delle Marche Spacca e della Basilicata De Filippo, sia dai giovani è arrivata un’indicazione univoca: la richiesta di primarie vere. Dai miei interlocutori è venuta una spinta molto forte a decidere per il sì. Le primarie sono belle quando non c’è un leader designato, ma tante candidature. Certo: sarebbe faticoso. Si tratterebbe di trovare 2500 candidati in tutta Italia; se ho atteso a lungo, è anche perché ci sono grandi difficoltà organizzative da superare». Ma non è soltanto questo. «L’incertezza, il dubbio, sono una delle categorie umane più importanti e positive. Questo mese mi è servito anche a riflettere sulle attuali difficoltà del centrosinistra e su come dovrà essere il partito che nascerà il 14 ottobre». A chiedergli cosa lo divida da Veltroni, dalla Bindi, da Colombo, Letta risponde in due modi. Evitando la contrapposizione diretta. Ma distinguendosi, con un’idea del partito democratico legata alla propria formazione e anche alla propria generazione.

«Walter, Rosy, Furio hanno fatto benissimo. Sono loro grato. Decidendo di candidarsi hanno deciso di rischiare, e quindi ci hanno dato una lezione perché il rischio è il seme della politica. Sono tre personalità che stimo, pur avendo con loro rapporti e consuetudini diverse. Ma la logica delle primarie impone a chi pensa di aver qualcosa da dire in più, di avere qualcosa di positivo da portare, di farlo con la candidatura». Una lista con il proprio nome in appoggio a un altro può non essere sufficiente: «La via maestra è metterci la propria faccia. Prendiamo le primarie negli Stati Uniti. Se due anni fa i dirigenti del partito democratico americano si fossero riuniti e avessero designato, ad esempio, Hillary Clinton, convincendo gli altri candidati a ritirarsi, le primarie sarebbero state molto meno coinvolgenti di quanto non siano con Obama ed Edwards in campo».

Senza considerare che in Italia esiste una questione specifica, quella generazionale. «C’è una generazione tra i trenta e i quarant’anni che nella politica è poco rappresentata, come denuncia Adinolfi. Certo non mi rivolgo soltanto ai miei coetanei. Ma non mi chiamo fuori: di quella generazione faccio parte; e credo che abbia molto da dare, soprattutto al partito democratico. Perché il Pd è il primo partito postideologico. E noi siamo la prima generazione postideologica. Ci siamo formati negli anni Ottanta; anni bistrattati, che in realtà sono stati straordinari. E non soltanto per la musica, la tv, il cinema, il design. Non è vero che siano stati soltanto gli anni del riflusso; la formazione di chi era ragazzo allora è stata forse più equilibrata di quella della generazione precedente. Questo ci rende per certi aspetti più liberi». Gli esempi che si potrebbero fare sono molti. «Aver cominciato a seguire la vita pubblica dopo la crisi delle ideologie ci ha avvantaggiati. Non essendoci mai illusi, non abbiamo vissuto la fase della disillusione». Da qui un atteggiamento più equilibrato, anche nei confronti dell’America: «Prima di noi è cresciuta una generazione critica, e anche giustamente: erano gli anni del Vietnam. Qualcosa di simile sta accadendo ora con l’America di Bush che scatena la guerra in Iraq. Per noi l’America era il grande avversario dell’Unione sovietica, un Paese che davvero non esercitava su di noi alcuna attrattiva, così come la Cina postmaoista. Abbiamo amato gli Stati Uniti, fin da subito; e questo ci rende liberi, quando occorre, di criticarli». Letta si guarda dall’impostare il suo progetto sulla contrapposizione generazionale, tanto meno di ergersi a portabandiera di trentenni e quarantenni.

L’obiettivo è prendere il meglio di un’esperienza e di una formazione, e portarlo nel Pd. «Vorrei fare in modo che il nuovo partito sia costruito un po’ come l’enciclopedia Wikipedia, un po’ come un quadro di Van Gogh. Come accade con Wikipedia, anche nel Pd ognuno delle centinaia di migliaia di partecipanti deve portare il proprio contributo, le proprie competenze, che in certi campi sono di sicuro maggiori delle mie e di quelle dei leader del centrosinistra. E, come i quadri di Van Gogh, il nuovo partito deve avere tinte forti: un giallo che sia giallo, un blu che sia blu. Non deve porsi per prima la questione della mediazione, che è importante, ma dovrà seguire; il Pd deve innanzitutto dire la sua». Letta dirà la sua già oggi sul referendum. «Firmo». A ricordargli che in molti nel Pd hanno esitato a sostenere il referendum nel timore di destabilizzare il governo, risponde che «l’unico modo per indurre il Parlamento ad approvare una nuova legge elettorale è creare un vincolo esterno. Come accadde all’inizio del decennio scorso, quando il referendum costrinse le Camere a varare la legge Mattarella, di cui solo ora si comprende il valore. Magari la si potesse ripristinare. Purtroppo la legge Calderoli ha creato un sistema, con il Parlamento nominato dai capi partito anziché eletto dal popolo, che va assolutamente smantellato». E siccome la nuova legge avrà bisogno di un vasto consenso, «l’unico modello che può avere una larga maggioranza e nello stesso tempo combattere la frammentazione e difendere la governabilità è il sistema tedesco. Credo anche sia il modello che meglio si adatta alle esigenze del partito democratico». A chiedergli se la nuova leadership del Pd non indebolirà il governo in carica, Letta ha uno scatto: «L’accordo sulle pensioni dimostra che il governo Prodi c’è, eccome».

Letta ne è molto soddisfatto, anche pensando alla propria generazione: «È stata una prova di riformismo dei fatti, non delle parole. Certo, tutto è perfettibile. Ma abbiamo raggiunto tre obiettivi. Tutelare i giovani e i precari, con il riscatto della laurea, la totalizzazione dei contributi per evitare che un solo euro versato vada sprecato, e i contributi figurativi per garantire i collaboratori a progetto. Aumentare le pensioni più basse. E assicurare la tenuta del sistema previdenziale nel modo imposto dalla demografia, innalzando l’età pensionabile». Letta però non intende intestarsi il merito, pur rivendicando di non «aver mai mollato, non essermi mai alzato dal tavolo e aver sempre invitato gli altri a restarci».

È stato un lavoro di squadra, con i ministri Padoa Schioppa e Damiano. Ma il protagonista è stato il vituperatissimo Romano Prodi. «Parliamoci chiaro: la palla l’ha messa in porta lui. Anche nella notte finale, il ruolo decisivo è stato suo. Spero che la cosa sia chiara, e che se ne rendano conto tutti».
Aldo Cazzullo

martedì, aprile 24, 2007

Referendum elettorale: partita la raccolta delle firme. Un articolo di Amedeo Lepore del Comitato promotore napoletano.

Oggi inizia la raccolta delle firme per il referendum sulla legge elettorale, che si protrarrà fino alla fine di luglio. L’iniziativa referendaria ha avuto origine per debellare il cosiddetto “porcellum”, secondo la definizione dei suoi stessi estensori, un provvedimento scellerato e rovinoso, che ha aggravato le condizioni del nostro sistema democratico, rendendo ancor più precaria la stabilità e l’efficienza delle istituzioni. L’affermazione di una logica proporzionale, con la scomparsa dell’indicazione della coalizione e del candidato premier dalle schede, con il superamento dei collegi uninominali, si è sommata all’esaltazione del centralismo e di ristrette oligarchie, impedendo agli elettori perfino di scegliere i propri eletti. Al cittadino è rimasta, in pratica, solo la possibilità di votare una lista, con un lungo elenco di nomi. Gli effetti di questa legge, che ha consentito di far entrare in Parlamento anche chi ha ricevuto meno dell’uno per cento dei consensi e di eleggere ben un terzo dei parlamentari solo grazie all’opzione di chi si è candidato in più circoscrizioni, sono sotto gli occhi di tutti. In questo modo, si è pericolosamente accelerata la crisi della democrazia italiana, si è prodotto un vero e proprio sbriciolamento della rappresentanza, allungando sempre più le distanze tra elettori ed eletti. In un paese che negli ultimi anni si è progressivamente allontanato dai centri avanzati dello sviluppo mondiale, questa scelta ha colpito profondamente anche la possibilità di un più rapido riallineamento economico. Il referendum, quindi, vuole restituire sovranità ai cittadini, sollevando una questione generale di credibilità e di riforma del sistema politico. I primi due quesiti referendari si concentrano sulla possibilità di assicurare un premio di maggioranza alla lista più votata, anziché alla coalizione, e sull’innalzamento della soglia di sbarramento, che verrebbe portata al 4% alla Camera e all’8% al Senato. Il terzo quesito referendario si pone l’obiettivo dell’abrogazione delle candidature multiple, contrastando le attuali forme di cooptazione dall’alto dei rappresentanti politici. Si tratta, naturalmente, delle modifiche realizzabili con lo strumento del referendum, non di una nuova legge. Tuttavia, va considerato che se non si fosse avviato concretamente il percorso referendario nei mesi scorsi, il tema della modifica delle norme elettorali difficilmente sarebbe entrato tra le priorità dell’azione legislativa. Infatti, dopo il lavoro istruttorio del ministro Chiti, le aule parlamentari si apprestano – proprio nei giorni di avvio della raccolta delle firme – ad un confronto di merito sulla possibilità di riscrivere le disposizioni di legge attuali. Se il Parlamento riuscisse ad approvare una buona normativa, entro il termine di un anno, il referendum non avrebbe ragione di svolgersi; ma l’esistenza delle firme avrebbe rappresentato una potente sollecitazione ad un’attività di riforma elettorale senza inganni. Nel caso contrario, il referendum sarebbe il mezzo concreto per ridare la parola agli elettori e non essere costretti a conservare la legge in vigore. Naturalmente, in ambedue i casi, tornerebbe il tema della libera scelta degli eletti da parte dei cittadini, magari attraverso la reintroduzione del sistema dei collegi, migliorato dalla normale adozione delle primarie per la scelta dei candidati. L’iniziativa referendaria non è contro i partiti, come strumento di regolazione della democrazia, ma può rappresentare, al tempo stesso, una scossa salutare per la riforma della politica e una spinta per la semplificazione del sistema dei partiti. A Napoli e in Campania, questa esigenza è profondamente avvertita, perciò è molto probabile che saranno in tanti, cittadini, associazioni, personalità e forze sociali, a fornire un sostanziale apporto al successo della raccolta delle firme. E a un disegno più complessivo di modernizzazione del paese.

Amedeo Lepore

lunedì, aprile 23, 2007

Parte la raccolta delle firme per il referendum sulla legge elettorale


Il Comitato promotore dei referendum elettorali prende atto positivamente della volonta' del Presidente del Consiglio Romano Prodi di promuovere una riforma che ''accoglie i quesiti del referendum''. Quanto all'appello del Presidente del Consiglio a rinviare la raccolta delle firme il Comitato rimane fermo alle dichiarazioni dello stesso Presidente del Consiglio del 4 marzo scorso secondo le quali ''non e' la trattativa che sospende il referendum, ma l'accordo''. Da allora siamo in attesa di conoscere i contenuti di tale accordo per poterlo valutare senza pregiudizi''. E' quanto si legge in una nota del Comitato promotore del referendum.

A questo proposito il Presidente del Comitato Giovanni Guzzetta, in data 6 aprile scorso, si e' rivolto con una lettera aperta al Presidente del Consiglio e all'On. Berlusconi, capo dell'opposizione, perche' i contenuti di tale accordo fossero resi noti al Paese. A tutt'oggi non e' pervenuta alcuna risposta. Il Comitato ribadisce che il referendum non e' un fine, ma e' l'unico mezzo costituzionale nelle mani dei cittadini. Il fine e' la salvezza del Paese di fronte al processo regressivo prodottosi a seguito dell'approvazione dell'attuale legge elettorale. Abbiamo tenuto sempre una condotta responsabile, lineare e trasparente.

Se il Parlamento varera' una nuova legge elettorale nel senso auspicato anche dal Presidente del Consiglio nelle dichiarazioni di oggi saremo i primi a rallegrarcene e il processo referendario si fermera' un minuto dopo la firma del Capo dello Stato. Raccogliendo le firme noi raccoglieremo e sosterremo la domanda di cambiamento e insieme ai cittadini attendiamo che i partiti facciano la loro parte con altrettanta responsabilita’.
Giovanni Guzzetta Presidente del Comitato Promotore per il Referendum
Mario Segni Coordinatore del Comitato Promotore per il Referendum
Natale D’Amico Tesoriere del Comitato Promotore per il Referendum

SEDE DEL COMITATO REFERENDARIO:
Via di Torre Argentina 18
00186 Roma
Per informazioni o per aderire chiamare dalle 09.30 alle 18.30 i seguenti numeri:
06/68809124 fax 06/68808926
Oppure inviare una mail a:
info@referendumelettorale.org

martedì, gennaio 30, 2007

Dopo il porcellum: Riforma elettorale e amministrative di primavera.

La storia ci dice che il Parlamento non è stato mai in grado di varare da solo una legge elettorale se si eccettua la scorsa legislatura quando, in modo unilaterale, il centrodestra ha approvato il cosiddetto “porcellum”, come l’ha definita, ma non in latino, il suo stesso artefice, l’allora ministro Calderoli. La legge elettorale oggi in vigore infatti è nata essenzialmente per impedire o ridurre al minimo la vittoria del centro-sinistra e di fatto ha reso instabile la maggioranza e ingovernabile il Paese. L’ipotesi referendaria sembra rappresentare una spinta, uno stimolo per cambiare le regole e per aprire processi di riaggregazione politica sia a destra che a sinistra. Prova ne è il fatto che il referendum è un approdo che grandi e piccole forze vogliono evitare. Ma i tempi sono molto stretti. A breve il comitato promotore dei referendum per cambiare la legge Calderoli avvierà la raccolta delle firme.
Ma il referendum non è sicuramente la soluzione ottimale. Il primo quesito così come è congegnato tende ad eliminare il premio di maggioranza alla coalizione per sostituirlo con quello di lista mantenendo lo sbarramento del 4% alla Camera e dell’8% al Senato. Si tratterebbe di un rimedio transitorio, di un palliativo. Il secondo quesito invece punta ad abrogare la norma sulle candidature plurime.
Come si vede i quesiti referendari non modificherebbero i difetti più gravi della legge Calderoli, ossia la scelta dei candidati realizzata solo dai partiti e la mancanza di un rapporto tra eletti e territorio. Nonostante questi limiti, qualora il governo non riuscisse nel tentativo di presentare in Parlamento una nuova legge elettorale, cui sta lavorando il ministro Chiti, le Acli - ha dichiarato il loro presidente nazionale Andrea Olivero- entrerebbero nel comitato referendario, ma solo ad alcune condizioni.
Anzitutto, bisognerebbe riprendere il nucleo essenziale della proposta Amato, l’idea di una “convenzione” largamente rappresentativa delle istanze presenti nella società, che una rappresentanza solamente partitica non può più intercettare od esprimere, come ha dimostrato la stessa bocciatura di questa proposta da parte dei partiti della maggioranza. Non siamo del resto entrati nel comitato elettorale proprio perché abbiamo visto il rischio reale che fosse “ostaggio” dei partiti, come puntualmente abbiamo verificato in queste settimane.
La disponibilità è subordinata dunque alla garanzia che il ruolo della società civile vada ben oltre la mobilitazione per la raccolta delle firme, ma si esplichi anche nel percorso verso una politica di ampio disegno riformatore. Insomma, il referendum non può essere la soluzione di tutti i problemi e l’approdo finale non può coincidere con un bipartitismo che sostituisca il bipolarismo.

Altro importante appuntamento politico è quello delle amministrative che si terranno nella prossima primavera. Si tratta di un banco di prova delicato per il governo che i sondaggi, di cui, in verità, più nessuno di noi ha fiducia, danno in continua perdita di consensi.
Saranno poco meno di 12 milioni, quasi un quarto dell'intero corpo elettorale, i cittadini chiamati alle urne. Alle provinciali voteranno oltre 3 milioni e mezzo di elettori (3.647.803 elettori) mentre alle comunali si recheranno alle urne più di 9 milioni di elettori (9.379.654 elettori).
Si vota in otto province (Vercelli, Como, Varese, Vicenza, Genova, La Spezia, Ancona, Ragusa) e in 934 comuni, 163 dei quali con popolazione superiore a 15 mila abitanti. Tra i 27 capoluoghi di provincia interessati alla consultazione ci sono città importanti del Sud (Reggio Calabria, Lecce, Taranto, Trapani, Agrigento, Oristano) del Nord (Verona, Asti, Cuneo, Alessandria, Parma, Gorizia) e del centro (L’Aquila, Latina, Lucca, Pistoia). Ma i luoghi dove è maggiormente concentrata l’attesa sono Genova al Nord e Palermo al Sud.
Per le prossime amministrative, l’Unione ha scelto la formula dell’“election day”, che si svolgerà domenica 4 febbraio, ossia di realizzare le Primarie di coalizione in quelle località dove si deve individuare il nuovo Sindaco o il nuovo Presidente della Provincia. E’ una strategia che condividiamo-dicono alle ACLI - perché è un metodo per la scelta delle candidature che punta a coinvolgere i cittadini, a renderli più partecipi della vita politica.

sabato, ottobre 28, 2006

Un referendum sulla legge elettorale per un paese delle opportunità


Depositati i quesiti. Parte la campagna.
La legge elettorale con cui abbiamo votato alle ultime elezioni fu definita "una porcata" dagli stessi proponenti. E' ora di cambiarla! Sono stati depositati i quesiti per i referendum abrogativi.
Nelle prossime settimane bisognerà formare i comitati locali e dare
avvio alla raccolta delle firme per dare finalmente al nostro paese un
sistema politico moderno. questo è l'obiettivo.

Alcuni di noi hanno espresso dubbi e riserve circa il il contenuto dei
quesiti e l'esito che, se approvati, avrebbero sul sistema
elettorale senza ulteriori interventi legislativi.
Obiezioni legittime e condivisibili. Senza il referendum, però e la
intrinseca minaccia ai poteri consolidati che esso rappresenta, il
parlamento non trovera le energie politiche per modificare
l'orrore che abbiamo sperimentato nelle ultime elezioni.
Per questo serve il nostro impegno.
E' attivo per ogni evenienza il sito
  • www.referendum elettorale.org
  • su cui sono pubblicati dettagliatamente i quesiti e tutte le informazioni.

    questi i riferimenti:
    SEDE DEL COMITATO REFERENDARIO:
    Via Vittorio Veneto 169
    00187 Roma
    Per informazioni o per aderire chiamate i seguenti numeri:
    06/4744916 - 47821834
    Oppure inviate una mail a:
    aderisco@referendumelettorale.org
    info@referendumelettorale.org

    Il comitato promotore:
    Giovanni Guzzetta: Presidente del Comitato Promotore dei Referendum Elettorali
    Giovanni Guzzetta, 40 anni, avvocato, due figli, è Professore Ordinario di Istituzioni di Diritto Pubblico nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Roma Tor Vergata.
    PHD all’European University Institute di Fiesole, si è specializzato a lungo in Germania, Regno Unito e Stati Uniti.
    Già Presidente nazionale della FUCI (federazione universitaria cattolica italiana) dal 1989 al 1991.
    Oltre che aver elebarato gli attuali quesiti referendari, è stato l’ideatore, insieme a Serio Galeotti, del quesito per il referendum sulla legge elettorale del 1991 e 1993.
    E’ stato collaboratore di vari organi parlamentari.
    E’ autore di varie monografie e saggi di diritto costituzionale italiano, comunitario e comparato e (insieme a Francesco Saverio Marini) di un manuale di Diritto pubblico italiano ed europeo.
    Componente della Società europea di diritto pubblico e dell’associazione italiana dei costituzionalisti
    Collabora con varie riviste e giornali.
    Per contatti: presidente@referendumelettorale.org

    Comitato Promotore dei Referendum Elettorali
    Di seguito l'elenco, in ordine alfabetico, dei presentatori dei quesiti referendari in Corte di Cassazione.
    1. Michele AINIS 2. Filippo ANDREATTA 3. Luca ANTONINI 4. Andrea BAIRATI 5. Augusto BARBERA 6. Franco BASSANINI 7. Antonio BASSOLINO 8. Antonio BERNARDI 9. Edmondo BERSELLI 10. Filippo BERSELLI 11. Roberto BIN 12. Marco BOATO 13. Luigi BOBBA 14. SANDRA BONSANTI 15. Michele BORDO 16. Willer BORDON 17. Gianluca BORGHI 18. Mercedes BRESSO 19. Donato BRUNO 20. Giuseppe CALDERISI 21. Daniele CAPEZZONE 22. Paola CAPOROSSI 23. Stefano CECCANTI 24. Enzo CHELI 25. Sergio CHIAMPARINO 26. Anna CHIMENTI 27. Bartolo CICCARDINI 28. Francesco CLEMENTI 29. Michele COSSA 30. Gianni CUPERLO 31. Natale Maria Alfonso D’AMICO 32. Stefano DA EMPOLI 33. Paola DE BIASE GAIOTTI 34. Giancandido DE MARTIN 35. Giuseppe DE VERGOTTINI 36. Gianmario DEMURO 37. Marida DENTAMARO 38. Bruno DETTORI 39. Federica DI LASCIO 40. Silvia DI TOMMASO 41. Luca DIOTALLEVI 42. Sergio FABBRINI 43. Massimo FANTOLA 44. Vittorino FERLA 45. Francesco FERRANTE 46. Marco FILIPPESCHI 47. Tommaso Edoardo FROSINI 48. Antonio FUNICIELLO 49. Carlo FUSARO 50. Roberto GIACCHETTI 51. Oscar GIANNINO 52. Enrico GIORDANO 53. Gregorio GITTI 54. Elisabetta GUALMINI 55. Giovanni GUZZETTA 56. Alberto HERMANIN 57. Riccardo ILLY 58. Ferdinando IMPOSIMATO 59. Pasquale IMPROTA 60. Giovanni KESSLER 61. Antonio LA FORGIA 62. Jasmine LA MORGIA 63. Donata LENZI 64. Gad Eitan LERNER 65. Nicolò LIPARI 66. Claudio LODICI 67. Mimmo LUCA’ 68. Claudia MANCINA 69. Michela MANETTI 70. Pierluigi MANTINI 71. Alessandro MARAN 72. Alessandro MARANNA 73. Luigi MARATTIN 74. Raffaella MARIANI 75. Annibale MARINI 76. Francesco Saverio MARINI 77. Luigi MARIUCCI 78. Antonio MARTINO 79. Pietro MARZOTTO 80. Diego Maria MASI DE VARGAS MACCIUCCA 81. Fabiana MASSA 82. Stefano MERLINI 83. Paolo MESSA 84. Gianfranco MICCICHE’ 85. Franco MONACO 86. Marco MONARI 87. Donatella MORANA 88. Enrico MORANDO 89. Andrea MORRONE 90. Anna MOSCARINI 91. Salvatore NAPPI 92. Ida NICOTRA 93. Maria Grazia PAGANO 94. Marco PALOCCI 95. Angelo PANEBIANCO 96. Alessandro PANSA 97. Arturo PARISI 98. Monica PARRELLA 99. Gianfranco PASQUINO 100. Andrea PASTORE 101. Edoardo PATRIARCA 102. Antonio PERRELLI 103. Teresa PETRANGOLINI 104. Pierluigi PETRILLO 105. Roberto PINARDI 106. Roberta PINOTTI 107. Luca PIROZZI 108. Giovanni PITRUZZELLA 109. Adriana POLI BORTONE 110. Elisa POZZA TASCA 111.Stefania PRESTIGIACOMO 112. Fabio PROTASONI 113. Massimo PROTO 114. Gaetano QUAGLIARIELLO 115. Emanuele RACO 116. Ermete REALACCI 117. Vincenzo RICCIUTO 118. Marco RIZZI 119. Umberto RONGA 120. Nicola ROSSI 121. Riccardo ROSSOTTO 122. Gianenrico RUSCONI 123. Giulio SALERNO 124. Michele SALVATI 125. Piero SANDULLI 126. Riccardo SARFATTI 127. Carlo Luigi SCOGNAMIGLIO PASINI 128. Mariotto Giovanni Battista Luigi SEGNI 129. Serse SEVERINI 130. Francesco SORO 131. Marco TARADASH 132. Alessandro TESINI 133. Giorgio TONINI 134. Roberto TRAVERSA 135. Lanfranco TURCI 136. Giuseppe VALDITARA 137. Salvatore VASSALLO 138. Lorenza VIOLINI 139. Niccolò ZANON 140. Alberto ZITO.